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Papa Leone XIV ringrazia i carabinieri per il loro servizio
“Sono lieto di accogliere voi che siete al servizio dell’ordine e della sicurezza nell’area metropolitana di Roma e nel territorio provinciale. Mi ha fatto molto piacere sapere che lo scorso Anno giubilare, pur essendo stato particolarmente impegnativo, ha rappresentato per voi un’esperienza arricchente, sia sul piano umano sia su quello professionale. Ringrazio il Signore per questo. In effetti, è stato così per tutti noi che viviamo a Roma: la testimonianza di tanti pellegrini ci ha edificato”: rivolgendosi alle forze dell’ordine della Compagnia Roma-San Pietro, papa Leone XIV afferma che il messaggio di Gesù ha permeato nei secoli strutture e modi di agire attraverso una ‘rivoluzione’ non violenta.
E ritorna agli inizi del Cristianesimo, quando si irradiò anche nei militari: “E penso agli albori del cristianesimo in questa città, quando nei vari ambienti, anche nell’esercito, cominciò a circolare la Buona Notizia di Gesù: un nuovo modo di vivere e di pensare, un Dio che è amore, misericordia, perdono; una fraternità tra tutti gli uomini e le donne che supera ogni differenza sociale ed etnica”.
Quindi il Vangelo ha cambiato la società: “Cari amici, voi siete militari e sapete bene che cosa vuol dire gerarchia, comando, obbedienza. Queste parole le usiamo anche nella Chiesa, trasformate dalla novità del Vangelo. E, analogamente, il Vangelo, lungo i secoli, ha permeato le strutture, i criteri, i modi di agire e di pensare delle civiltà dove è penetrato; lo ha fatto non con una rivoluzione violenta, ma con una trasformazione pacifica, dall’interno, attraverso le coscienze, la conversione dei cuori. Così il Vangelo ha portato ovunque il senso di Dio e dell’uomo: il rispetto assoluto della vita e della persona umana, insieme all’adorazione di Dio e di Lui solo”.
Questa è la novità del Vangelo: “E allora, riflettiamo: non è forse questo che può e deve accadere in ogni epoca, anche nel mondo e nella Roma di oggi? È così, e ne abbiamo conferma al livello più alto del Magistero della Chiesa cattolica: nel Concilio Vaticano II, negli insegnamenti e negli esempi dei Papi. Siamo chiamati a riscoprire l’essenzialità del messaggio cristiano e lo stile della Chiesa nascente, per incarnarli nel nostro mondo così diverso, molto più complesso…
Signori e Signore, vi ringrazio per il servizio che svolgete, in particolare intorno al Vaticano e nella città di Roma. Vi auguro di compierlo sempre con coscienza retta, fedeli ai principi e alle regole dell’Arma dei Carabinieri e, in quanto cristiani, fedeli al Vangelo, che riempie ogni intenzione e ogni azione con la carità di Cristo”.
Ed in un chirografo in riferimento all’organismo istituito nel 2024 per organizzare e coordinare le ‘Gmb’, il papa trasferisce la competenza al Dicastero per i Laici, la Famiglia e la vita, abrogando il chirografo istitutivo e statuto, come pure atti e regolamenti finora adottati per una maggior sinergia: “Condividendo la sollecitudine del mio predecessore, papa Francesco, perché la Chiesa ponga attenzione ai bambini anche mediante l’istituzione di una giornata loro dedicata, in continuità con la decisione già assunta di collocare il Pontificio Comitato per la Giornata Mondiale dei Bambini all’interno del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita e al fine di favorire ulteriormente le sinergie ed un lavoro più efficace per la realizzazione di questa nobile iniziativa, dopo essermi adeguatamente consultato”.
(Foto: Santa Sede)
Un’Indulgenza plenaria per l’Anno Francescano
“Mentre sono ancora attuali ed efficaci i frutti di grazia del Giubileo Ordinario dell’anno 2025 appena conclusosi, nel quale siamo stati tutti spronati a renderci pellegrini di questa speranza che non delude, ecco aggiungersi a esso quale ideale prosecuzione una nuova occasione di giubilo e di santificazione: l’ottavo centenario del felice transito di san Francesco d’Assisi dalla vita terrena alla patria celeste (3 ottobre 1226)”: in occasione dell’ottavo centenario della morte del Santo d’Assisi un Decreto della Penitenzieria Apostolica annuncia che saranno concesse le indulgenze plenarie fino al 10 gennaio 2027.
Nel Decreto si sottolinea l’importanza dei precedenti giubilei francescani, che hanno culmine in quello di quest’anno: “In questi ultimi anni, altri importanti giubilei hanno riguardato la figura e le opere del Santo d’Assisi: l’ottavo centenario della creazione del primo Presepe a Greccio, della composizione del Cantico delle Creature, inno alla bellezza santa del creato e quello della impressione delle Sacre Stimmate, avvenuta sul Monte della Verna, quasi un nuovo Calvario, due anni prima della sua morte. Il 2026 segnerà il culmine e il compimento di tutti i precedenti festeggiamenti: esso sarà infatti Anno di san Francesco e tutti saremo chiamati a farci santi nella contemporaneità sull’esempio del Serafico Patriarca”.
Inoltre si evidenzia che san Francesco è stato un ‘alter Christus’: “Se è mirabilmente vero che ‘non esiste sotto il cielo altro nome dato agli uomini’ all’infuori di Gesù Cristo, Redentore dell’umanità, è altrettanto straordinariamente vero che tra dodicesimo e tredicesimo secolo, in epoca di guerre cosiddette sante, rilassatezza di costumi, malinteso fervore religioso, ‘nacque al mondo un sole’: Francesco, che, da figlio di un ricco mercante, si fece povero e umile, vero alter Christus in terra, fornendo al mondo tangibili esempi di vita evangelica e reale immagine di perfezione cristiana”.
Come in quel periodo il santo di Assisi seppe proporre a modello la carità cristiana anche oggi essa è necessaria: “Il nostro tempo non è molto dissimile da quello in cui visse Francesco, e proprio alla luce di questo il suo insegnamento è forse oggi ancor più valido e comprensibile. Quando la carità cristiana langue, l’ignoranza dilaga come il malcostume e chi esalta la concordia tra i popoli lo fa più per egoismo che per sincero spirito cristiano”.
E’ un invito a non ‘vanificare’ l’Anno santo appena concluso per una carità più ‘attiva’: “…quando il virtuale prende il sopravvento sul reale, dissidi e violenze sociali fanno parte della quotidianità e la pace diventa ogni giorno più insicura e lontana, questo Anno di san Francesco sproni tutti noi, ciascuno secondo le proprie possibilità, ad imitare il poverello d’Assisi, a formarci per quanto possibile sul modello di Cristo, a non vanificare i propositi dell’Anno Santo appena trascorso: la speranza che ci ha visti pellegrini si trasformi ora in zelo e fervore di fattiva carità”.
Con alcune parole di san Francesco ad un ministro (‘E in questo voglio conoscere se tu ami il Signore e ami me servo suo e tuo, se farai questo, e cioè: che non ci sia mai alcun frate al mondo, che abbia peccato quanto poteva peccare, il quale, dopo aver visto i tuoi occhi, se ne torni via senza il tuo perdono misericordioso, se egli lo chiede’) il Decreto sottolinea il valore della misericordia francescana: “Con queste straordinarie parole, riportate nella nota Epistola ad quendam ministrum, san Francesco allo stesso tempo non solo dispensa consolazione e consigli a un anonimo confratello, ma soprattutto delinea e sottolinea il concetto fondamentale di misericordia, cui è indissolubilmente legato quello di perdono e di indulgenza”.
Una misericordia che si apre al perdono: “Ed è proprio un perdono, il noto ‘Perdono d’Assisi’ o ‘Indulgenza della Porziuncola’, che Papa Onorio III per eccezionale privilegio concesse direttamente a Francesco per coloro che, confessati e comunicati, visitassero il 2 agosto un’antica chiesetta presso Assisi, eretta 800 anni prima su una ‘piccola porzione di terra’ (da cui il nome Porziuncola)”.
Ed ecco a chi si applica l’indulgenza plenaria: “ai membri: delle Famiglie Francescane del Primo, del Secondo e del Terz’Ordine Regolare e Secolare; degli Istituti di vita consacrata, delle Società di vita apostolica e delle Associazioni pubbliche o private di fedeli, maschili e femminili, che osservino la Regola di san Francesco o siano ispirati alla sua spiritualità o in qualsiasi forma ne perpetuino il carisma”.
Però l’indulgenza plenaria è concessa a tutti coloro secondo tali condizioni: “a tutti i fedeli indistintamente che, con l’animo distaccato dal peccato, parteciperanno all’Anno di San Francesco visitando in forma di pellegrinaggio qualsiasi chiesa conventuale francescana, o luogo di culto in ogni parte del mondo intitolato a san Francesco o ad esso collegato per qualsivoglia motivo, e lì seguiranno devotamente i riti giubilari o trascorreranno almeno un congruo periodo di tempo in pie meditazioni e innalzeranno a Dio preghiere affinché, sull’esempio di san Francesco, nei cuori scaturiscano sentimenti di carità cristiana verso il prossimo e autentici voti di concordia e pace tra i popoli, concludendo con il Padre Nostro, il Credo ed invocazioni alla Beata Vergine Maria, a San Francesco d’Assisi, a Santa Chiara e a tutti i Santi della Famiglia Francescana”.
Inoltre dall’indulgenza plenaria non sono esclusi gli “anziani, gli infermi e quanti se ne prendono cura e tutti coloro che per grave motivo siano impossibilitati a uscire di casa, potranno ugualmente conseguire l’Indulgenza Plenaria, premesso il distaccamento da qualsiasi peccato e l’intenzione di adempiere appena possibile le tre consuete condizioni, se si uniranno spiritualmente alle celebrazioni giubilari dell’Anno di San Francesco, offrendo a Dio Misericordioso le loro preghiere, i dolori o le sofferenze della propria vita”.
Ad Assisi aperto l’anno giubilare francescano
‘Hic michi viventi lectus fuit et morienti’ (qui fu il mio letto, sia da vivo che da morente): dalle celebrazioni dell’anniversario dell’approvazione della Regola e del Natale di Greccio nel 2023 a quelle per il dono delle Stimmate nel 2024, dagli eventi per ricordare la composizione del Cantico delle creature nel 2025, all’apertura dell’VIII centenario del transito: sabato 10 gennaio dalla basilica papale di Santa Maria degli Angeli in Porziuncola, si è aperto l’ultimo tratto del cammino giubilare francescano che culminerà il 3 ottobre (giorno della morte) e il 4 per la festa del santo. E la scritta sul libro che il Poverello tiene in mano nell’icona del 1255, san Francesco tra due angeli rappresenta uno dei simboli del Transito perché proprio quell’asse lignea dipinta dal pittore Maestro di San Francesco accolse e protesse il corpo del Poverello in vita e poi immediatamente dopo la sua morte, come lui stesso afferma.
L’avvio del Centenario in questo luogo ha segnato l’inizio di un tempo di grazia ecclesiale, che invita la Chiesa intera a tornare alle sorgenti della testimonianza francescana, là dove la vita di Francesco si è compiuta nella piena conformità a Cristo povero e crocifisso e dove Francesco (come ha sottolineato fra Massimo Travascio Custode della Porziuncola nel suo saluto iniziale) ‘ha consegnato alla Chiesa un’eredità di pace, riconciliazione e canto’, auspicando che questo Centenario non sia “memoria innocua, ma profezia viva, capace di insegnare ancora oggi a vivere e a morire secondo il Vangelo”.
Il rito è stato presieduto dal Ministro Provinciale dei Frati Minori di Umbria e Sardegna, fra Francesco Piloni, mentre mons. Domenico Sorrentino, ed il sindaco di Assisi, Valter Stoppini, hanno varcato insieme la soglia della Basilica portando un cero, successivamente acceso nella Cappella del Transito, come ha sottolineato mons. Sorrentino: “Quando quattro anni fa iniziammo proprio qui in Assisi a pensare al 2026, insieme poi ai vescovi e francescani degli altri luoghi dei Centenari, Greccio e La Verna, sapevamo che avremmo vissuto anni di grazia e così è stato. Per arrivare oggi a un’esplosione di gioia vera, quella che viene dal cuore e dall’impegno di ciascuno a recuperare Francesco in tutte le sue dimensioni… L’augurio che faccio a tutti e alla Chiesa intera è di riscoprire questo nostro Santo per riscoprire Gesù, unica fonte di gioia e pace”.
Cuore pulsante del rito è stato il cammino unitario delle sei grandi famiglie francescane, che hanno trovato in questa celebrazione una voce sola e un passo comune. Fra Massimo Fusarelli, Ministro generale dei Frati Minori, fra Carlos Alberto Trovarelli, Ministro generale dei Frati Minori Conventuali, fra Roberto Genuin, Ministro generale dei Frati Minori Cappuccini, Tibor Kauser OFS, Ministro generale dell’Ordine Francescano Secolare, fra Amando Trujillo Cano TOR, Ministro generale del Terzo Ordine Regolare, sr Daisy Kalamparamban CFI-TOR, Presidente della Conferenza Francescana Internazionale dei Fratelli e delle Sorelle del Terz’Ordine Regolare hanno attraversato insieme le navate della Basilica, inaugurando simbolicamente il pellegrinaggio di tutto il mondo francescano. Un momento di rara forza ecclesiale, rimando all’unità di una famiglia che riconosce in Francesco una sorgente comune e ancora feconda.
Il rito si è articolato in sei momenti (Misericordia, Preghiera, Fraternità, Lavoro, Pace e Benedizione) che hanno ripercorso i passaggi essenziali del Testamento di san Francesco, accompagnati da meditazioni, testimonianze e interventi dei Ministri Generali. Al centro, l’invocazione corale della pace, affidata alla responsabilità dei credenti in un tempo segnato da conflitti, divisioni e fragilità globali. Il cammino si è concluso alla Porziuncola, segno del ‘sepolcro vuoto’ e della Pasqua vissuta da Francesco, a indicare che il Transito non è una fine, ma l’inizio di una vita pienamente consegnata a Dio e agli uomini.
Al termine della celebrazione per questo Anno Santo francescano è stata letta la ‘Lettera’che papa Leone XIV ha voluto indirizzare alla Famiglia francescana e alla Chiesa tutta per l’apertura del Centenario del Transito di san Francesco, segno della partecipazione del Santo Padre a questo evento di rilevanza universale e della sua vicinanza spirituale al cammino che da Assisi si apre per l’intera comunità ecclesiale.
Per tale motivo la Penitenzieria Apostolica ha concesso l’Indulgenza plenaria, alle consuete condizioni, da potersi ottenere per tutto il corso dell’anniversario nelle chiese francescane di tutto il mondo, come reso pubblico dal Decreto promulgato nel Bollettino della Santa Sede del 10 gennaio 2026, come ha sottolineato il Custode del Sacro Convento, fra Marco Moroni: “Ricordare la morte di Francesco significa per noi celebrare il miracolo della sua vita e la sua presenza viva in mezzo a noi: una benedizione che da oltre ottocento anni accompagna la Chiesa e l’intera umanità. La vita e il carisma francescani trovano la loro radice più autentica nello stesso Francesco, che continua a portare frutto nella storia, seminando misericordia, fraternità e pace”.
Anche fra Francesco Piloni OFM ha voluto commentare questa importante giornata: “Qui oggi la Chiesa riceve nuovamente un Testamento, che è un dono per tutti. Aprendo questo Centenario nel luogo del suo Transito, riconosciamo che la vita del Poverello continua a parlare a tutti noi, alla Chiesa intera, chiamandola alla conversione e alla fraternità, perché ciò che nacque qui, sulla nuda terra, è destinato ancora a fecondare il mondo”.
La cerimonia è stata aperta dal saluto di fra Massimo Travascio, custode della basilica di Santa Maria degli Angeli in Porziuncola, e proseguita con la processione guidata dal presidente del rito, fra Francesco Piloni, ministro provinciale dei Frati minori di Umbria e Sardegna, assieme ai sei ministri generali ovvero fra Massimo Fusarelli (Frati minori), fra Carlos Alberto Trovarelli (Frati minori conventuali), fra Roberto Genuin (Frati minori cappuccini), Tibor Kauser (Ordine francescano secolare), fra Amando Trujillo Cano (Terzo ordine regolare) e suor Daisy Kalamparamban, presidente della Conferenza francescana internazionale dei Fratelli e delle Sorelle del Terz’ordine regolare.
Per l’occasione la Penitenzieria apostolica ha concesso l’indulgenza plenaria, papa Leone XIV ha salutato l’evento con un messaggio ai ministri generali della Conferenza della Famiglia Francescana, in cui scrive: “La pace è la somma di tutti i beni di Dio, un dono che scende dall’Alto. Che illusione sarebbe pensare di costruirla con le sole forze umane” ed ha assicurato di unirsi a quanti prenderanno parte alle manifestazioni commemorative e poi ha consegnato una preghiera dedicata al Poverello.
E’ stato quindi il momento delle riflessioni con i ministri generali che hanno raggiunto le sei stazioni laterali della basilica, ripercorrendo idealmente i passaggi cruciali del Testamento che san Francesco lasciò ai suoi frati prima di morire, la sua eredità spirituale: misericordia, preghiera, fraternità, lavoro, pace e benedizione sono stati i temi delle meditazioni, accompagnate da un testo delle Fonti francescane o del Vangelo e dall’ascolto di una testimonianza.
Al termine del rito è stato letto il messaggio inviato da papa Leone XIV e mons. Sorrentino ha annunciato il suo successore alla guida della diocesi, mons. Felice Accrocca, comunicando la promulgazione del decreto con il quale il papa istituisce uno speciale Anno giubilare francescano, dal 10 gennaio 2026 al 10 gennaio 2027, durante il quale tutti i fedeli cristiani sono invitati a seguire l’esempio del Santo di Assisi, diventando modelli di santità di vita e testimoni instancabili di pace:
“La visione francescana della pace non si limita alle relazioni tra gli esseri umani, ma abbraccia l’intero creato. Francesco, che chiama il sole ‘fratello’ e la luna ‘sorella’, che riconosce in ogni creatura un riflesso della bellezza divina, ci ricorda che la pace deve estendersi a tutta la famiglia del Creato. Tale intuizione risuona con particolare urgenza nel nostro tempo, quando la casa comune è minacciata e geme sotto lo sfruttamento. La pace con Dio, la pace tra gli uomini e con il Creato sono dimensioni inseparabili di un’unica chiamata alla riconciliazione universale”.
(Foto: San Francesco d’Assisi)
Papa Leone XIV: il battesimo è la porta del cielo
“Il mio pensiero si rivolge a quanto sta accadendo in questi giorni in Medio Oriente, in particolare in Iran e in Siria, dove persistenti tensioni stanno provocando la morte di molte persone. Auspico e prego che si coltivi con pazienza il dialogo e la pace, perseguendo il bene comune dell’intera società. In Ucraina nuovi attacchi, particolarmente gravi, indirizzati soprattutto a infrastrutture energetiche, proprio mentre il freddo si fa più duro, colpiscono pesantemente la popolazione civile. Prego per chi soffre e rinnovo l’appello a cessare le violenze e a intensificare gli sforzi per arrivare alla pace”: al termine della recita dell’Angelus della domenica del battesimo di Gesù papa Leone XIV ha invitato a pregare per la pace in Medio Oriente, soprattutto per Siria ed Iran, e per la popolazione ucraina.
Ed ha riferito che ha battezzato alcuni neonati dei dipendenti della Santa Sede, estendendo la sua benedizione a tutti i bambini: “Ora vorrei estendere la mia benedizione a tutti i bambini che hanno ricevuto o riceveranno il Battesimo in questi giorni, a Roma e nel mondo intero, affidandoli alla materna protezione della Vergine Maria. In modo particolare prego per i bimbi nati in condizioni più difficili, sia di salute sia per i pericoli esterni. La grazia del Battesimo, che li unisce al mistero pasquale di Cristo, agisca efficacemente in loro e nei loro familiari”.
Prima della recita dell’Angelus il papa ha sottolineato il motivo per cui Dio si è fatto uomo: “Carissimi, Dio non guarda il mondo da lontano, senza toccare la nostra vita, i nostri mali e le nostre attese! Egli viene in mezzo a noi con la sapienza del suo Verbo fatto carne, coinvolgendoci in un sorprendente progetto d’amore per l’intera umanità”.
Il battesimo di Gesù mostra la misericordia di Dio: “Sì, nella sua santità il Signore si fa battezzare come tutti i peccatori, per rivelare l’infinita misericordia di Dio. Il Figlio Unigenito, nel quale siamo fratelli e sorelle, viene infatti per servire e non per dominare, per salvare e non per condannare. Egli è il Cristo redentore: prende su di sé quello che è nostro, compreso il peccato, e ci dona quello che è suo, cioè la grazia di una vita nuova ed eterna”.
E’ stato un invito a ricordare il giorno del proprio battesimo: “Il sacramento del Battesimo realizza quest’evento in ogni tempo e in ogni luogo, introducendo ciascuno di noi nella Chiesa, che è il popolo di Dio, formato da uomini e donne di ogni nazione e cultura, rigenerati dal suo Spirito. Dedichiamo allora questo giorno a fare memoria del grande dono ricevuto, impegnandoci a testimoniarlo con gioia e con coerenza…
Il primo dei Sacramenti è un segno sacro, che ci accompagna per sempre. Nelle ore buie, il Battesimo è luce; nei conflitti della vita, il Battesimo è riconciliazione; nell’ora della morte, il Battesimo è porta del cielo”.
Anche nell’omelia per la festa del battesimo di Gesù il papa ha sottolineato che il battesimo trasforma in ‘creature’ nuove: “I figli, che ora tenete in braccio, sono trasformati in creature nuove. Come da voi genitori hanno ricevuto la vita, così ora ricevono il senso per viverla: la fede. Quando sappiamo che un bene è essenziale, subito lo cerchiamo per coloro che amiamo. Chi di noi, infatti, lascerebbe i neonati senza vestiti o senza nutrimento, nell’attesa che scelgano da grandi come vestirsi e che cosa mangiare? Carissimi, se il cibo e il vestito sono necessari per vivere, la fede è più che necessaria, perché con Dio la vita trova salvezza”.
Nella breve omelia il papa ha detto che il battesimo ci fa partecipe della Chiesa: “Il suo amore provvidente si manifesta in terra attraverso di voi, mamme e papà che chiedete la fede per i vostri figli. Certo, verrà il giorno in cui diventeranno pesanti da tenere in braccio; e verrà anche il giorno in cui saranno loro a sostenere voi. Il Battesimo, che ci unisce nell’unica famiglia della Chiesa, santifichi in ogni tempo tutte le vostre famiglie, donando forza e costanza all’affetto che vi unisce”.
Ed i gesti battesimali sono testimonianza della bellezza della vita nella Chiesa: “I gesti che tra poco compiremo ne sono bellissime testimonianze: l’acqua del fonte è il lavacro nello Spirito, che purifica da ogni peccato; la veste bianca è l’abito nuovo, che Dio Padre ci dona per l’eterna festa del suo Regno; la candela accesa al cero pasquale è la luce di Cristo risorto, che illumina il nostro cammino. Vi auguro di continuarlo con gioia lungo l’anno appena iniziato e per tutta la vita, certi che il Signore accompagnerà sempre i vostri passi”.
(Foto: Santa Sede)
Tutto concorre al bene
In ogni parte del mondo ci sono vite provate in tutti i modi, eliminando quel flebile confine che c’è tra il bene e il male. Guerre, frane, trombe d’aria, terremoti, malattie, all’improvviso tutta la tua vita viene stravolta. Ma anche in Italia possono avvenire degli sconvolgimenti totali, tutto scorre in maniera più o meno normale e poi all’improvviso tutto cambia. E’ successo ad Anna Armentano sposa e madre di 51 anni, di Perugia, che ci racconta la sua vita partendo da quando, molto piccola, diventa orfana.
Sei diventata orfana all’età di 5 anni. Quando tuo padre uccise tua madre: “Sì, sono rimasta orfana di madre a soli 5 anni. Mio padre, in un gesto di follia, ha tolto la vita a mia madre. Sono cresciuta con mia nonna paterna, che da bambina mi portava persino a trovare mio padre in carcere. Quando lui uscì, venne ad abitare con noi. In quella casa, io e mia sorella siamo cresciute legate da un amore profondo, facendoci un po’da mamme a vicenda. Mia nonna non giustificava mai il gesto di mio padre, ma non lo abbandonava mai. Mentre per gli altri era “l’assassino”, per lei era un figlio da amare. Ci ha insegnato che l’amore di una madre non smette mai, anche quando un figlio non è per niente amabile. Ha lasciato la porta di casa aperta, mostrando concretamente che l’amore può perdonare senza annullare la verità”.
Tuo cognato, a cui eri molto legata, si ammalò di Parkinson. Tu hai pregato tanto, ma è peggiorato fino a morire: “Quando mia sorella Rosa si è fidanzata, avevo solo 11 anni. Mio cognato Pasquale, con la sua bontà, è stata la prima figura maschile positiva della mia vita. Mi ha mostrato che gli uomini potevano essere affidabili e buoni. Mi ha accompagnata all’altare ed è stato quasi un padre per me. Ma anche quella luce sembrava spegnersi: Pasquale, a soli 34 anni, si ammalò di Parkinson giovanile. Io, che frequentavo la chiesa sin da bambina, pregai tanto per lui, ma la sua salute peggiorava. Ricordo il giorno in cui, delusa e arrabbiata, gridai al cielo: ‘Dio, se ci sei, sei un Dio ingiusto. E se sei ingiusto, non posso credere in te’. Da quel momento chiusi ogni dialogo con Dio. Era il 2000”.
Il 5 agosto tua figlia Sara muore folgorata: “Mi sono sposata il 18 settembre 1999 con Michele. Nell’estate del 2006, con i nostri figli, partimmo per il mare. La sera del 4 agosto, prima di addormentarsi, Sara mi raccontò una storia: ‘Quando ero piccola piccola, ero in un posto lontano lontano, su una nuvoletta, con la mamma Morena… l’altra mia mamma, buonissima! Più buona di mamma Anna… capelli blu… occhi castani’. ‘E tu lasceresti mamma Anna per andare con mamma Morena?’ le domandai. ‘Sììì’ rispose con due occhi pieni di luce e gioia. Fui travolta da un turbamento profondo.
Il giorno dopo, mentre io e mio marito prendevamo un caffè, Sara appoggiò i piedi su una pedana metallica di un gioco e fu colpita da una scarica elettrica. Morì in un istante. Era una giornata di sole, ma per me si fece buio. Avrei voluto morire anch’io, aveva solo 3 anni e 7 mesi. Il 6 Agosto di quell’ìanno, nella camera ardente, vidi il suo volto sereno, sorridente. La luce che emanava attraversò la mia anima e sentii che Sara non era stata spezzata, ma trasformata. Era viva, viva più che mai.
Durante il viaggio verso Gubbio, mio marito suggerì: ‘E se Sara stesse parlando del velo della Madonna?’ Tre giorni dopo scoprimmo che in Bolivia la Madonna è venerata come ‘Virgen Morena’ e la sua festa è il 5 agosto, il giorno in cui nostra figlia è nata in cielo. Da allora, la nostra fede si è riaccesa. Abbiamo compreso che anche dentro il dolore più buio Dio può accendere una luce, e che la morte non ha l’ultima parola. I nostri cari in cielo vivono, camminano con noi e ci precedono nella gioia. Con questa nuova fede pregai per mio padre, recitando la Novena alla Divina Misericordia per la salvezza della sua anima.
Desideravo anche per lui il paradiso. Tre giorni dopo fu investito da un’auto e morì. Io e mia sorella facemmo celebrare 33 Sante Messe. Al termine, entrambe avemmo lo stesso sogno: un prato verde, Teresa e Domenico, i nostri genitori, insieme mano nella mano, luminosi e sorridenti. Dio si è servito del ‘sì’ di una bambina piccola per salvare un uomo. Ho imparato a guardare anche mia nonna paterna con occhi nuovi. L’avevo giudicata per averci portato in carcere da piccole e per aver accolto suo figlio (nostro padre) a casa con noi, dopo aver scontato la pena. Non ha mai giustificato il gesto di mio padre, ma non lo ha mai abbandonato. Come Dio, ha lasciato sempre la porta del cuore aperta: siamo noi a scegliere se entrarvi”.
Ad un certo punto hai conosciuto i volumi del ‘Libro di Cielo’ di Luisa Piccarreta. Cosa è cambiato nella tua vita?
“La Divina Volontà non l’ho cercata io: è Lei che ha cercato me. Tutto è iniziato per caso: una persona sofferente mi parlò di un gruppo dedicato alla Divina Volontà. Per amore verso di lei, iniziai a leggere i volumi del Libro di Cielo. Non riuscivo a smettere. In tre mesi lessi tutti e 36 i volumi, Le Ore della Passione e Maria nel Regno della Divina Volontà.
La Divina Volontà non aggiunge una nuova rivelazione: approfondisce ciò che la Chiesa ci insegna. Mi ha fatto vedere ciò che il mio cuore aveva sempre intuito: la creazione è un ‘Ti amo’ di Dio alla creatura. Da bambina sentivo che il cielo, il mare, il sole mi dicessero ‘Ti amo’. Ora anch’io posso rispondere con il mio ‘ti amo’ e diventare amore che sale.
Un passo per me molto caro, Volume 11°, Libro di Cielo 17.12.1914, vergato dalla Serva di Dio Luisa Piccarreta: ‘Ed ecco come anche tu puoi formare l’ostia… se manterrai puro il tuo corpo e la tua volontà, essi saranno i veli per potermi consacrare e vivere nascosto in te’. Oggi, ricevendo Gesù nell’Eucaristia, il cielo entra in me ed io nel cielo. Sara non è più lontana, ma dentro di me, come quando la portavo in grembo”.
Una storia molto forte quella di Anna che avrebbe steso chiunque, tanti dolori, il padre che uccise la madre, la morte di una figlia e tanti altri. Invece lei è piena di gioia e ha capito che in tutta la sua vita vi è un grande progetto d’amore di Dio, ora accolto pienamente. Vede tutto con occhi diversi, quelli della Divina Volontà.
(Tratto da L’altroparlante)
Papa Leone XIV invita a ringraziare Dio
“Viviamo questo incontro di riflessione nell’ultimo giorno dell’anno civile, vicini al termine del Giubileo e nel cuore del tempo di Natale. L’anno che è passato è stato certamente segnato da eventi importanti: alcuni lieti, come il pellegrinaggio di tanti fedeli in occasione dell’Anno Santo; altri dolorosi, come la dipartita del compianto papa Francesco e gli scenari di guerra che continuano a sconvolgere il pianeta. Alla sua conclusione, la Chiesa ci invita a mettere tutto davanti al Signore, affidandoci alla sua Provvidenza e chiedendogli che si rinnovino, in noi e attorno a noi, nei giorni a venire, i prodigi della sua grazia e della sua misericordia”: nell’ultima udienza generale di quest’anno papa Leone XIV ha offerto una riflessione partendo dal Giubileo della speranza e dal Natale.
Per questo motivo nell’ultimo giorno dell’anno solare la Chiesa eleva a Dio il canto del ‘Te Deum’ dei Primi Vespri della Solennità di Maria Santissima Madre di Dio.: “E’ in questa dinamica che si inserisce la tradizione del solenne canto del Te Deum, con cui stasera ringrazieremo il Signore per i benefici ricevuti. Canteremo: ‘Noi ti lodiamo, Dio’, ‘Tu sei la nostra speranza’, ‘Sia sempre con noi la tua misericordia’…
Ed è con questi atteggiamenti che oggi siamo chiamati a meditare su ciò che il Signore ha fatto per noi nell’anno passato, come pure a fare un onesto esame di coscienza, a valutare la nostra risposta ai suoi doni e chiedere perdono per tutti i momenti in cui non abbiamo saputo far tesoro delle sue ispirazioni e investire al meglio i talenti che ci ha affidato”.
Ed è anche occasione per riflettere sul significato di questo anno giubilare: “Questo ci porta a riflettere su un altro grande segno che ci ha accompagnato nei mesi scorsi: quello del ‘cammino’ e della ‘meta’. Tantissimi pellegrini sono venuti, quest’anno, da ogni parte del mondo, a pregare sulla Tomba di Pietro e a confermare la loro adesione a Cristo. Questo ci ricorda che tutta la nostra vita è un viaggio, la cui meta ultima trascende lo spazio e il tempo, per compiersi nell’incontro con Dio e nella piena ed eterna comunione con Lui”.
Riprendendo la definizione del giubileo come un atto di fede ‘in attesa di futuri destini’ di san Paolo VI il papa ha invitato a vedere in maniera ‘diversa’ il passaggio della Porta Santa: “E in tale luce escatologica di incontro fra finito e infinito si inquadra un terzo segno: il passaggio della Porta Santa, che in tanti abbiamo fatto, pregando e impetrando indulgenza per noi e per i nostri cari. Esso esprime il nostro ‘sì’ a Dio, che col suo perdono ci invita a varcare la soglia di una vita nuova, animata dalla grazia, modellata sul Vangelo… E’ il nostro ‘sì’ a una vita vissuta con impegno nel presente e orientata all’eternità”.
L’udienza è stato un invito a meditare sul significato del Natale con l’aiuto di san Leone Magno: “Carissimi, noi meditiamo su questi segni nella luce del Natale… Il suo invito oggi è rivolto a tutti noi, santi per il Battesimo, perché Dio si è fatto nostro compagno nel cammino verso la Vita vera; a noi peccatori, perché, perdonati, con la sua grazia possiamo rialzarci e rimetterci in marcia; infine a noi, poveri e fragili, perché il Signore, facendo propria la nostra debolezza, l’ha redenta e ce ne ha mostrato la bellezza e la forza nella sua umanità perfetta”.
Ed ha terminato quest’udienza generale con le parole di papa san Paolo VI nella chiusura del Giubileo del 1975: “Per questo vorrei concludere ricordando le parole con cui san Paolo VI, al termine del Giubileo del 1975, ne descriveva il messaggio fondamentale: esso, diceva, è racchiuso in una parola: ‘amore’… Ci accompagnino questi pensieri nel passaggio tra il vecchio e il nuovo anno, e poi sempre, nella nostra vita”.
E come ogni fine d’anno la Prefettura della Casa Pontificia ha diffuso le statistiche relative alla partecipazione di fedeli a udienze e celebrazioni liturgiche in Vaticano: durante il pontificato di papa Francesco hanno partecipato complessivamente agli eventi 262.820 persone, tra udienze generali, giubilari e speciali, celebrazioni liturgiche ed Angelus. Dall’elezione di papa Leone XIV invece hanno preso parte 2.913.800 persone. Il totale complessivo dei fedeli è di 3.176.620. (Foto: Santa Sede)
Don Francesco Cristofaro racconta il modo di scoprire il volto di Gesù
In questo libro, ‘Venite a me. Il volto di Gesù nel vangelo di Matteo’, don Francesco Cristofaro guida il lettore in un percorso spirituale alla scoperta del Volto di Gesù nel Vangelo di Matteo: dalla nascita a Betlemme fino al discorso della Montagna, dalle tentazioni nel deserto agli incontri che hanno segnato la vita dei discepoli e delle persone ferite, ogni pagina ci avvicina al Cuore del Maestro e alla sua misericordia.
L’autore intreccia il racconto evangelico con esperienze personali, episodi di vita quotidiana, incontri pastorali e testimonianze, creando un dialogo vivo tra Parola di Dio e vita di ogni giorno. A impreziosire il percorso offerto al lettore, numerosi riferimenti alla tradizione della Chiesa, in particolare con ampi riferimenti a sant’Agostino, che con la sua sapienza illumina e approfondisce i temi trattati.
Questo testo, nello stile dell’autore, non è solo un commento al Vangelo, ma un invito alla contemplazione per il lettore: è un viaggio da fare insieme, che sollecita a fermarsi, ad alzare lo sguardo e a lasciarsi trasformare dall’incontro con Cristo. Il Volto di Gesù diventa così specchio in cui riconoscere la nostra umanità e scuola di amore, umiltà e speranza. Un libro da leggere con calma, da meditare e da portare nel cuore, come compagno di preghiera e guida nel quotidiano.
In quale modo i Vangeli raccontano il volto di Gesù?
“Il volto di Gesù nei Vangeli è riconoscibile dalle sue parole, dai suoi gesti, dai suoi atteggiamenti. Si dice di una persona che il volto parla, gli occhi parlano. Credo che valga anche per Gesù. Il suo modo di approcciarsi alle persone, il suo linguaggio diverso da tutti gli altri, le caratteristiche del servizio e della misericordia hanno manifestato il suo volto.
Nelle pagine del libro, venite a me (edizioni San Paolo), ho tratteggiato il volto di Gesù nei vari momenti della sua vita terrena, a partire dalla mangiatoia di Betlemme dove viene fuori il volto di un bambino che richiama l’umanità alla semplicità, all’umiltà all’essenzialità e soprattutto alla non artificialità di cui ci hanno abituato i social media e l’intelligenza artificiale. Oggi sappiamo ancora mostrarci così come siamo o abbiamo bisogno di ritoccare ogni cosa?”
Come è il volto di Gesù?
“Dalla mia esperienza, dalle storie incontrate e dalle testimonianze ascoltate e riportate nel libro, sicuramente il volto di Gesù è un volto misericordioso. Misericordioso non perché acconsente tutto ma, perché il suo amore è capace di toccare e trasformare. Il volto di Gesù è ancora paziente. Noi siamo dominati dalla fretta, dalla frenesia. Il signore sa aspettare”.
Sant’Agostino come ‘racconta’ il volto di Gesù?
“Nelle pagine del libro, riporto diversi insegnamenti e commenti di Sant’Agostino. Io credo che Sant’Agostino racconti il volto di Gesù a partire dalla sua esperienza di peccatore perdonato.. solo chi si riconosce peccatore, fragile, povero misero, e sperimenta la misericordia e il perdono, può raccontare agli altri il volto di Gesù”.
In quale modo riconoscere il volto di Gesù nel volto del nostro prossimo?
“Penso che il primo modo è mettere da parte il giudizio e accorciare le distanze. Chi è il prossimo? è chiunque incontro. Quindi, anche io lo posso essere. Per questo Gesù ha detto: beati misericordiosi perché otterranno misericordia”.
E’ possibile lasciarsi trasformare dal volto misericordioso di Gesù?
“Non solo è possibile, ma è doveroso lasciarsi trasformare dal volto di Cristo. voglio ricordare che noi siamo stati creati ad immagine somiglianza di Dio. il peccato ha deturpato quell’immagine ma la grazia che viene a noi dall’incontro con Cristo che perdona risana ci ridona la bellezza di quella immagine sporcata”.
Allora in quale modo contemplare il volto di Gesù ‘natalizio’?
“Nelle pagine del mio ultimo libro mi soffermo sulle opere di misericordia e sul giudizio finale. Gesù lo possiamo riconoscere nel prossimo, nel fratello o nella sorella che incontriamo. Una delle mie esperienze più drammatiche che racconto anche in queste pagine e la mia prima volta, in un carcere di massima sicurezza. Lì in un momento di smarrimento, chiesi a Gesù come posso riconoscerLo nel volto di queste persone che hanno fatto del male. Poi salii sul palco di quel teatro gremito di detenuti e incominciai a parlare.
Alla fine chiesi se qualcuno volesse farmi qualche domanda, dire qualcosa. Prese la parola uno di loro e mi disse: ‘Padre, noi siamo qui a giusta ragione, ma c’è una cosa che ci uccide due volte, lo sguardo della gente che ci giudica’. Queste parole erano per me che fino a quel momento avevo solo saputo giudicare e condannare. Forse non tutti possono entrare in un carcere fisicamente ma tutti possiamo farlo spiritualmente e con la preghiera”.
In quale modo le famiglie possono riscoprire la bellezza del volto di Gesù in un Bambino appena nato?
“Io penso che il demonio voglia distruggere due cose: la famiglia ed il sacerdote. Se distrugge la famiglia, ha distrutto l’armonia, la pace, la bellezza, perché la famiglia poi è tutto. Ed il sacerdote deve curare le famiglie. Se distrugge un sacerdote, distrugge una comunità. Allora voglio dire alle famiglie questo: ci saranno sempre difficoltà, ci saranno sempre problemi, però imparate l’arte della delicatezza, della gentilezza e del dialogo, perché alla fine, quando si è gentili, si disarma. Siate sempre gentili, perché un giorno può andare tutto bene, ma un altro giorno può succedere qualcosa che fa andare storto. Noi non dobbiamo essere quella goccia che fa traboccare il vaso, noi dobbiamo essere la bellezza. Famiglie, siete quello che dovete essere, cioè un capolavoro di Dio”.
(Tratto da Aci Stampa)
Prima domenica dopo il Natale: festa della Sacra Famiglia
La prima domenica dopo il Natale è dedicata alla Sacra Famiglia: essa è veramente qualcosa di sacro: quando Dio creò l’uomo, pensò subito alla famiglia; questa è caratterizzata da tre elementi: Marito, Moglie e Figli. Il Concilio Vaticano II la definisce ‘Chiesa domestica’. La famiglia di Nazaret è sacra non solo perché c’è Gesù (vero Dio e vero uomo), ma perchè Maria e Giuseppe hanno il diritto e il dovere di lasciarsi condurre dalla mano di Dio. La famiglia, creata da Dio, è vita e, nonostante le naturali difficoltà ed avversità che si incontrano, questa va amata e difesa.
Da qui scaturiscono il clima di amore e l’impegno da parte dei componenti di rivestirsi di sentimenti di umiltà, misericordia e bontà. La famiglia diventa così una vera scuola di perfezione per tutti i componenti. La Sacra Famiglia di Nazareth è una famiglia concreta; una famiglia dove si vivono gioie e dolori ma la fiducia e l’abbandono in Dio guidano e sostengono l’amore, l’impegno, il sacrificio e la comunione. Confidare ed affidarsi nelle mani di Dio è il segreto perché in fondo trionfi sempre l’amore.
Da qui la necessità non solo di difendere la vita, dono di Dio, e perciò la lotta contro l’aborto libero e gratuito, vero omicidio di un essere umano voluto anche da Dio, che ha creato l’anima con un progetto di amore. Il Vangelo esorta oggi in modo particolare a difendere la vita del bambino. Così Maria e Giuseppe affrontano i disagi dell’esilio per salvaguardare la vita di Gesù mentre Erode cerca il Bambino Gesù per farlo morire. Giuseppe, avvisato in sogno da un Angelo, fugge in Egitto con Maria e il Bambino. Giuseppe, come un padre, veglia sul Bambino fisicamente impotente e lo salva da una morte sicura.
Allo stesso modo Dio nel libro del Siracide esorta: ‘Tu, figlio soccorri tuo padre nella vecchiaia; non contrastarlo durante la vita. Sii indulgente anche se perde il senno. Compatiscilo e non disprezzarlo mai.’ Come vedi: affidarsi al Signore Dio con fede viva è il segreto per ben navigare tra i marosi della vita, uniti sempre nell’amore.
Da qui l’esortazione dell’Apostolo: ‘Mariti amate le vostre mogli; mogli amate i vostri mariti; genitori non esasperate i vostri figli perché non si scoraggino’. La famiglia sia sempre una vera Chiesa domestica dove si attua la legge dell’amore. La Santissima Vergine, madre di Gesù e nostra, aiuti sempre le famiglia perché vivano e non si scoraggino.
Papa Leone XIV invita a prepararsi al Natale
“Da pochi giorni sono rientrato dal mio primo viaggio apostolico, in Türkiye e in Libano. Con l’amato fratello Bartolomeo, Patriarca Ecumenico di Costantinopoli, e i Rappresentanti di altre confessioni cristiane, ci siamo incontrati per pregare insieme a İznik, l’antica Nicea, dove 1700 anni fa si tenne il primo Concilio ecumenico”: al termine della recita dell’Angelus odierno papa Leone XIV ha raccontato ai fedeli riuniti in piazza san Pietro il suo primo viaggio apostolico in Turchia ed in Libano in occasione dell’anniversario del Concilio di Nicea.
L’occasione di tale racconto è stata la ricorrenza della Dichiarazione comune tra cattolici ed ortodossi: “Proprio oggi ricorre il 60° anniversario della Dichiarazione comune tra Paolo VI e il Patriarca Atenagora, che poneva fine alle reciproche scomuniche. Rendiamo grazie a Dio e rinnoviamo l’impegno nel cammino verso la piena unità visibile di tutti i cristiani. In Türkiye ho avuto la gioia di incontrare la comunità cattolica: attraverso il dialogo paziente e il servizio a chi soffre, essa testimonia il Vangelo dell’amore e la logica di Dio che si manifesta nella piccolezza”.
Eppoi ha raccontato la realtà del Libano: “Il Libano continua a essere un mosaico di convivenza e mi ha confortato ascoltare tante testimonianze in questo senso. Ho incontrato persone che annunciano il Vangelo accogliendo gli sfollati, visitando i carcerati, condividendo il pane con chi si trova nel bisogno. Sono stato confortato dal vedere tanta gente per strada a salutarmi e mi ha commosso l’incontro con i parenti delle vittime dell’esplosione nel porto di Beirut”.
Ecco il valore della presenza papale: “I libanesi attendevano una parola e una presenza di consolazione, ma sono stati loro a confortare me con la loro fede e il loro entusiasmo! Ringrazio tutti coloro che mi hanno accompagnato con la preghiera. Cari fratelli e sorelle, quanto è avvenuto nei giorni scorsi in Türkiye e Libano ci insegna che la pace è possibile e che i cristiani in dialogo con gli uomini e le donne di altre fedi e culture possono contribuire a costruirla. Non lo dimentichiamo: la pace è possibile!”
Mentre prima della recita dell’Angelus ha chiesto di ‘concentrarsi’ sulla venuta di Dio nel mondo: “Il Vangelo di questa seconda domenica di Avvento ci annuncia la venuta del Regno di Dio. Prima di Gesù, compare sulla scena il suo Precursore, Giovanni il Battista. Egli predicava nel deserto della Giudea dicendo: ‘Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!’
Nella preghiera del ‘Padre nostro’, noi chiediamo ogni giorno: ‘Venga il tuo regno’. Gesù stesso ce l’ha insegnato. E con questa invocazione ci orientiamo al Nuovo che Dio ha in serbo per noi, riconosciamo che il corso della storia non è già scritto dai potenti di questo mondo. Mettiamo pensieri ed energie a servizio di un Dio che viene a regnare non per dominarci, ma per liberarci. E’ un ‘vangelo’: una vera buona notizia, che ci motiva e ci coinvolge”.
Prendendo spunto dal ‘tono’ di Giovanni Battista il papa ha invitato ad essere ‘seri’ nella vita: “Certo, il tono del Battista è severo, ma il popolo lo ascolta perché nelle sue parole sente risuonare l’appello di Dio a non scherzare con la vita, ad approfittare del momento presente per prepararsi all’incontro con Colui che giudica in base alle opere e alle intenzioni del cuore, e non secondo le apparenze”.
Comunque il Regno di Dio è una ‘sorpresa’, in quanto dono: “Lo stesso Giovanni sarà sorpreso dal modo in cui il Regno di Dio si manifesterà in Gesù Cristo, nella mitezza e nella misericordia. Il profeta Isaia lo paragona a un germoglio: un’immagine non di potenza o di distruzione, ma di nascita e di novità. Sul germoglio che spunta da un tronco apparentemente morto, inizia a soffiare lo Spirito Santo con i suoi doni. Ognuno di noi può pensare a una sorpresa simile che gli è capitata nella vita”.
La stessa esperienza è stata vissuta da chi partecipò al Concilio Vaticano II: “E’ l’esperienza che la Chiesa ha vissuto con il Concilio Vaticano II, che si concludeva proprio sessant’anni fa: un’esperienza che si rinnova quando camminiamo insieme verso il Regno di Dio, tutti protesi ad accoglierlo e a servirlo. Allora non soltanto germogliano realtà che parevano deboli o marginali, ma si realizza ciò che umanamente si sarebbe detto impossibile”.
Un’esperienza che è necessaria per dare speranza al mondo: “Con le immagini del profeta: ‘Il lupo dimorerà insieme con l’agnello; il leopardo si sdraierà accanto al capretto; il vitello e il leoncello pascoleranno insieme e un piccolo fanciullo li guiderà’. Sorelle e fratelli, come ha bisogno il mondo di questa speranza!”
Questo è l’invito a prepararsi al Regno di Dio: “Nulla è impossibile a Dio. Prepariamoci al suo Regno, facciamogli spazio. Il ‘più piccolo’, Gesù di Nazaret, ci guiderà! Lui che si è messo nelle nostre mani, dalla notte della sua nascita all’ora oscura della morte in croce, risplende sulla nostra storia come Sole che sorge. Un giorno nuovo è iniziato: svegliamoci e camminiamo nella sua luce!”
Questo è l’Avvento e tutto prepara al Natale: “Ecco la spiritualità dell’Avvento, tanto luminosa e concreta. Le luminarie lungo le strade ci ricordino che ognuno di noi può essere una piccola luce, se accoglie Gesù, germoglio di un mondo nuovo. Impariamo a farlo da Maria, nostra Madre, donna dell’attesa fiduciosa e della speranza”.
Mentre ieri il papa ha partecipato alla quarta edizione del Concerto per i poveri: “Questa sera, mentre le melodie toccavano i nostri animi, abbiamo avvertito il valore inestimabile della musica: non un lusso per pochi, ma un dono divino accessibile a tutti, ricchi e poveri. Perciò, nel rivolgere ad ognuno il mio saluto, sento in modo speciale la gioia di accogliere voi, fratelli e sorelle, per i quali oggi abbiamo vissuto questo concerto: grazie a tutti della vostra presenza!”
Per questo ha ricordato il pensiero agostiniano sul valore della musica: “Cari amici, la musica è come un ponte che ci conduce a Dio. Essa è capace di trasmettere sentimenti, emozioni, fino ai moti più profondi dell’animo, portandoli in alto, trasformandoli in una ideale scalinata che collega la terra e il cielo. Sì, la musica può elevare il nostro animo!
Non perché ci distrae dalle nostre miserie, perché ci stordisce o ci fa dimenticare i problemi o le situazioni difficili della vita, ma perché ci ricorda che non siamo solo questo: siamo molto di più dei nostri problemi e dei nostri guai, siamo figli amati da Dio!”
Per questo ha ricordato i canti natalizi, che hanno rallegrato i pastori: “Non è un caso che la festa del Natale sia ricchissima di canti tradizionali, in ogni lingua, in ogni cultura. Come se non si potesse celebrare questo Mistero senza musica, senza inni di lode. Del resto, il Vangelo stesso ci dice che mentre Gesù nasceva nella stalla di Betlemme, in cielo c’era un grande concerto di angeli! E chi ha ascoltato quel concerto? A chi sono apparsi gli angeli? Ai pastori, che vegliavano di notte per fare la guardia al loro gregge”.
E’ stato un invito a prepararsi al Natale: “Carissimi, in questo tempo di Avvento, prepariamoci all’incontro con il Signore che viene! Facciamo in modo che i nostri cuori non si appesantiscano, non siano tutti presi da interessi egoistici e preoccupazioni materiali, ma che siano svegli, attenti agli altri, a chi ha bisogno; siano pronti ad ascoltare il canto d’amore di Dio, che è Gesù Cristo. Sì, Gesù è il canto d’amore di Dio per l’umanità. Ascoltiamo questo canto! Impariamolo bene, per poterlo cantare anche noi, con la nostra vita”.
(Foto: Santa Sede)



























