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Marco Rasconi è il nuovo presidente dell’Istituto Italiano della Donazione
E’ il nuovo presidente dell’Istituto Italiano della Donazione (IID) eletto dai soci nel corso dell’ultima assemblea, che succede a Ivan Nissoli che ha presieduto l’ente dal 2024 ad oggi, concludendo il suo mandato. Laureato in Economia, Marco Rasconi è una figura di riferimento del Terzo Settore italiano, con una lunga esperienza nella governance delle organizzazioni non profit e nella promozione dei diritti delle persone con disabilità, dell’inclusione e della partecipazione civica, come ha affermato appena eletto:
“Ho accolto con convinzione la proposta di assumere questo nuovo incarico e lo affronterò facendo tesoro delle esperienze maturate in tanti anni di impegno nel Terzo Settore. Stiamo vivendo una fase cruciale per il non profit: si aprono nuove opportunità, anche grazie all’evoluzione del quadro normativo, ma al tempo stesso siamo chiamati a rispondere a sfide importanti, soprattutto sul piano della comunicazione, della credibilità e della reputazione. In questo contesto, l’Istituto Italiano della Donazione vuole a rinnovare e rafforzare il proprio ruolo storico, continuando a promuovere la cultura e la pratica del dono, della trasparenza e della fiducia. Sono valori irrinunciabili per il Terzo Settore e rappresentano la base su cui costruire il rapporto con cittadini, donatori, istituzioni e comunità”.
Rasconi ha ricoperto per nove anni la carica di presidente nazionale di UILDM (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare) dopo aver guidato la sezione di Milano, promuovendo iniziative dedicate alla vita indipendente, all’inclusione sociale e lavorativa e al rafforzamento del ruolo delle associazioni. E’ inoltre responsabile del progetto sui percorsi di vita indipendente di LEDHA Milano e componente della Commissione Centrale di Beneficenza di Fondazione Cariplo.
Con la sua elezione alla presidenza dell’Istituto Italiano della Donazione, Rasconi mette a disposizione un’esperienza consolidata nella guida di organizzazioni del Terzo Settore, nella costruzione di reti e nella promozione dei valori della trasparenza, della responsabilità e della fiducia, elementi fondanti della missione di IID. Al suo fianco Alberto Fontana, in qualità di vicepresidente, e il nuovo consiglio direttivo dell’Istituto Italiano della Donazione composto, oltre al presidente e al suo vice, da Gianfranco Arnoletti, Francesco Falini, Alessandro Guido e Adelaide Gallo.
Istituto Italiano della Donazione è un’associazione che promuove la cultura del dono in tutte le sue forme e si rivolge sia al mondo associativo che al privato cittadino. L’Istituto, fondato nel 2004 da Fondazione Sodalitas e Forum Nazionale del Terzo Settore, basa la propria attività sulla Carta della Donazione, primo codice italiano di autoregolamentazione per la raccolta e l’utilizzo dei fondi nel Non Profit, per questo è da oltre 20 anni un punto di riferimento per il Terzo settore.
Grazie ai suoi strumenti e alle verifiche annuali, IID assicura che l’operato delle Organizzazioni Non Profit (ONP) sia in linea con standard riconosciuti a livello internazionale e risponda a criteri di trasparenza, credibilità ed onestà. I marchi di qualità IID, concessi alle ONP inserite in ‘Io dono sicuro’, confermano che l’ONP mette al centro del proprio agire questi valori. Inoltre, in modo dedicato a partire dal 2015, IID si rivolge anche al privato cittadino, donatore e non solo, grazie all’istituzione per legge del Giorno del Dono, un progetto culturale nazionale fiore all’occhiello dell’attività dell’Istituto.
Istituto Italiano della Donazione (IID) è un’associazione che promuove la cultura del dono in tutte le sue forme, rivolgendosi sia al mondo associativo che al privato cittadino. Grazie ai suoi strumenti e alle verifiche annuali, IID assicura che l’operato delle Organizzazioni Non Profit (ONP) sia in linea con standard riconosciuti a livello internazionale e risponda a criteri di trasparenza, credibilità ed onestà. I marchi di qualità IID, concessi alle ONP inserite in ‘Io dono sicuro’, confermano che l’ONP mette al centro del proprio agire questi valori. Inoltre, in modo dedicato a partire dal 2015, IID si rivolge anche al privato cittadino, donatore e non solo, grazie all’istituzione per legge del Giorno del Dono, un progetto culturale nazionale fiore all’occhiello dell’attività dell’Istituto.
Per info: www.istitutoitalianodonazione.it.
A Rimini arriva l’edizione del Meeting con la visita di papa Leone XIV
Il Meeting dell’Amicizia tra i popoli in svolgimento a Rimini dal 21 al 26 agosto, giunto alla 47^ edizione con il tema ‘L’amor che move il sole e l’altre stelle’, è stato presentato mercoledì 8 luglio all’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede, con i saluti dell’ambasciatore Francesco Di Nitto e le parole del presidente del Meeting Bernhard Scholz, che ha sottolineato la vista di papa Leone XIV, a distanza di 44 anni da quella compiuto da papa san Giovanni Paolo II: “Al centro del Meeting 2026 ci sarà la visita del Santo Padre, Papa Leone XIV. La sua partecipazione è fonte di grande gioia. Sarà un incontro con tutti i partecipanti al Meeting: con i bambini, i ragazzi, gli studenti, le famiglie giovani e meno giovani. Tutti avranno la possibilità di salutarlo lungo il percorso tra i padiglioni della Fiera”.
La visita del papa si inserisce bene nel titolo della kermesse riminese: “L’intenzione espressa nel titolo di questo Meeting, L’amor che move il sole e l’altre stelle, ha trovato nell’enciclica ‘Magnifica Humanitas’ del Santo Padre un grande conforto, un sorprendente approfondimento e un importante allargamento dell’orizzonte. Alcuni temi che papa Leone XIV ha sottolineato nell’enciclica riguarderanno diversi appuntamenti del Meeting: l’affermazione della grandezza dell’uomo e della sua dignità, la consapevolezza che i suoi limiti non lo soffocano ma lo proiettano a un dialogo con l’infinito, le riflessioni sul senso del lavoro e della ricerca, l’urgenza di una comunicazione che favorisca la dimensione relazionale della persona”.
Mentre il custode di Terra Santa, fra Francesco Ielpo, ha incentrato l’intervento sulla Terra Santa, a cui il Meeting dedicherà molti incontri: “Il conflitto che lacera il Medio Oriente segna ogni aspetto della vita: famiglie divise e in lutto, economia in ginocchio, relazioni sempre più difficili tra i popoli, incertezza sul futuro… Credo tuttavia che la domanda più profonda oggi sia un’altra: che cosa significa essere cristiani quando la guerra sembra non finire mai? In un contesto così drammatico, la tentazione è quella di dividere il mondo tra buoni e cattivi, tra amici e nemici. Prima ancora di chiederti chi sei, molti vogliono sapere da che parte stai. Non schierarsi secondo le logiche della contrapposizione, come da sempre avviene negli incontri del Meeting di Rimini, non significa essere neutrali”.
Ed ha raccontato la vita dei cristiani in Terra Santa: “Vivere il Vangelo significa implicarsi fino in fondo con il destino di ogni uomo e di ogni donna. Significa denunciare con chiarezza ogni ingiustizia, senza rinunciare alla verità e senza permettere all’odio di abitare il nostro cuore… Rimanere oggi in Terra Santa significa condividere il destino delle persone che ci sono affidate e custodire una speranza che non si nutre di risultati immediati, ma si fonda sulla Risurrezione di Cristo. Il Santo Sepolcro ci ricorda che l’ultima parola non appartiene alla morte. Per questo la comunità cristiana continua ad aprire scuole, a sostenere famiglie, anziani, bambini e poveri, a pregare ogni giorno. Siamo chiamati a custodire una speranza certa e una fraternità possibile, a custodire quei piccoli germogli di dialogo che ancora resistono, che raramente fanno notizia ma che tengono aperta la possibilità della pace”.
Dopo l’intervento della ministro Lucia Albano, sottosegretario al Ministero dell’Economia e delle Finanze, è intervenuta la prof.ssa Benedetta Giovanola, docente di Filosofia morale all’Università di Macerata, già titolare della Cattedra ‘Jean Monnet Ethics for Inclusive Digital Europe’ e co-titolare della Cattedra Unesco ‘Ethics of AI and Practical Wisdom’, ha evidenziato i rischi ed i benefici dell’Intelligenza Artificiale: “Nessuna tecnologia è neutrale, poiché ridefinisce i modi in cui pensiamo, agiamo, ci relazioniamo gli uni agli altri e, più in generale, ci fa interrogare su cosa significhi essere umani… L’intelligenza artificiale lo fa con una potenza e una pervasività senza precedenti. I benefici non vanno sottovalutati; ma altrettanto reali sono i rischi, quando affidiamo ai sistemi di IA scelte rilevanti, a livello sia individuale sia collettivo. E quanto più i sistemi di IA diventano autonomi e agentici, ovvero capaci di decidere e agire, tanto più la questione etica diventa decisiva. La sfida non solo o soprattutto tecnologica, è etica: fare in modo che l’IA sia al servizio delle persone e delle relazioni che danno senso alla nostra vita, e non il contrario”.
Comunque ogni giornata del Meeting sarà arricchita dal contributo di personalità di primo piano dal mondo istituzionale, culturale, accademico e imprenditoriale, nonché esponenti della Chiesa e di fedi e culture diverse. Il primo incontro, venerdì 21 agosto alle ore 12, sarà una testimonianza di due donne che, pur segnate da un dolore vissuto su fronti opposti, hanno scelto di incontrarsi, trasformando la sofferenza in un cammino di fraternità e speranza: Roseline Hamel che ha perso il fratello sacerdote Jacques nell’attentato di Saint-Étienne-du-Rouvray del 2016, e Nassera Kermiche, madre di uno degli attentatori; mentre nell’ultimo incontro, mercoledì 26 agosto alle ore 19.00, sarà ospite il patriarca latino di Gerusalemme, card. Pierbattista Pizzaballa.
Per quest’anno nella Fiera sarà allestita una superficie di oltre 130.000 metri quadrati, +16% rispetto al 2025 con oltre 150 convegni e circa 500 relatori italiani e internazionali; 13 saranno le mostre e 13 gli spettacoli, 4 dei quali si terranno nel cittadino Teatro Galli (i biglietti sono disponibili sulla piattaforma Vivaticket), mentre la Corte degli Agostiniani, nel cuore del centro storico, ospiterà due proiezioni. Il Villaggio Ragazzi Yoga, che si estenderà su una superficie di circa 9.000 mq, ha un programma molto ricco che comprende mostre, incontri, spettacoli e laboratori con oltre duecento eventi dedicati a bambini, ragazzi e alle loro famiglie. Amplissimo lo spazio riservato all’Enel Sport Village, che supera i 13.000 mq, con le collaborazioni di Centro Sportivo Italiano, Cdo Sport e RBR Rinascita Basket Rimini. Si conferma infine il determinante apporto dei volontari giunti dall’Italia e dal mondo, oltre 3.000, il 58% dei quali di età inferiore ai 30 anni.
(Foto: Meeting dell’Amicizia tra i Popoli)
L’orchestra OIDA compie 10 anni: domenica 12 luglio una grande festa ad Arezzo
L’Orchestra Instabile di Arezzo invita tutta la città a festeggiare i suoi primi dieci anni: OIDA suonerà sul palco con tanti amici, musica, ospiti e il concerto dei giovani musicisti di OIDA Campus. Aperte le prenotazioni per il mercatino degli strumenti in collaborazione con il Calcit.
Dieci anni di musica, incontri, progetti, collaborazioni e crescita condivisa con la città. Domenica 12 luglio 2026, dalle ore 18.30, Piazza Grande ad Arezzo ospiterà la festa per i dieci anni di OIDA Orchestra Instabile di Arezzo: un momento pubblico, aperto a tutti e a ingresso libero, pensato per festeggiare un percorso nato come una scommessa e diventato oggi una realtà riconosciuta e profondamente radicata nel territorio.
Il programma prevede un concerto di OIDA con un repertorio insolito e festoso, ospiti, racconti, testimonianze, un mercatino degli strumenti musicali in collaborazione con il Calcit e il concerto dei giovani musicisti di OIDA Campus, giunto alla sua sesta edizione, quest’anno in programma a Sant’Egidio di Cortona fino al 10 luglio.
OIDA è un progetto orchestrale nato ad Arezzo dalla collaborazione tra musicisti del territorio e realtà associative, con l’obiettivo di creare un’orchestra al servizio della città e dei giovani musicisti. Fin dall’inizio l’orchestra si è distinta per la sua identità “instabile”: aperta alla sperimentazione, capace di mescolare più arti espressive e di proporre un punto di vista insolito sull’ascolto, sui luoghi in cui si fa musica e sulle modalità della formazione musicale.
In questi dieci anni l’Orchestra ha suonato in 10 Paesi, dal Canada alla Cina, si è esibita nella sede ONU di New York e al Parlamento Europeo di Bruxelles, oltre che in diverse città italiane ed europee, e ha portato la propria musica anche in contesti internazionali di grande prestigio, come il Festival di El Jem in Tunisia. Ha realizzato circa 200 concerti, seguiti complessivamente da un pubblico di circa 70.000 persone, partecipando anche a eventi di rilievo come la sfilata internazionale di Dior a Firenze.
Numerose anche le collaborazioni artistiche: da quella recente con Jovanotti, Amara, Giovanni Caccamo e il Maestro Valter Sivilotti, a quelle con Mogol, Simone Cristicchi, Zen Circus, Michele Campanella, Cesare Chiacchiaretta, Giuseppe Bruno, Romolo Gessi, Andrea Fornaciari e Andrea Turini; dagli ospiti internazionali come Nil Venditti, Linus Lerner, Hae Joo Hahn e Anna Tifu, fino a personalità del teatro, della cultura e dell’impegno civile come Francesco Pannofino, Liliana Segre e molti altri.
Tra le attività più significative del percorso di OIDA c’è OIDA Campus, la residenza musicale rivolta a ragazzi e ragazze tra i 10 e i 16 anni. In cinque edizioni il progetto ha coinvolto circa 400 giovani musicisti, offrendo loro un’esperienza formativa, orchestrale e umana che rappresenta uno dei cuori più vivi dell’attività dell’orchestra e siamo alle soglie della sesta edizione con più di 80 partecipanti.
La festa del 12 luglio sarà dunque un traguardo da condividere con la città e un momento di racconto e momenti musicali legati alla storia dell’orchestra e ai tanti progetti che ne hanno accompagnato il percorso. Al centro della serata l’Orchestra e i giovani musicisti di OIDA Campus, che porterà in Piazza Grande il concerto conclusivo della settimana residenziale. Accanto a loro ospiti, testimonianze, improvvisazioni musicali e i cantanti di Opera Seme Festival.
‘Abbiamo suonato i primi dieci anni. I prossimi vogliamo costruirli insieme’: è il messaggio di Paolo Vaccari e Lorenzo Rossi, co-direttori artistici e fondatori di questa realtà insieme a molti altri amici, che saranno sul palco domenica per raccontare successi, difficoltà e prospettive di un progetto che ha saputo crescere e guardare al futuro. Durante la festa sarà possibile partecipare anche al mercatino degli strumenti musicali, realizzato in collaborazione con il Calcit, uno spazio aperto dove strumenti usati potranno essere provati, scambiati e acquistati da studenti, musicisti, famiglie e appassionati. A breve i contatti per iscriversi saranno sul sito.
Appuntamento a domenica 12 luglio alle 18,30, sarà un’occasione informale e festosa per incontrare l’orchestra, conoscere più da vicino il suo percorso e celebrare un traguardo che appartiene non solo a OIDA, ma a tutta la città. Tutte le info su www.oidarezzo.it.
(Foto: OIDA)
A Milano presentata la quarta edizione del bilancio di missione dell’arcidiocesi
Nei giorni scorsi è stato presentato il Bilancio di Missione della Diocesi di Milano; giunta alla quarta edizione, la pubblicazione offre una rendicontazione trasparente delle attività realizzate di anno in anno dalla Chiesa ambrosiana, nelle sue diverse articolazioni, evidenziandone gli effetti in ambito pastorale e sociale e le principali implicazioni economiche.
Alla conferenza stampa sono intervenuti mons. Bruno Marinoni, Vicario episcopale per gli Affari economici, Antonio Antidormi, Economo della Diocesi, don Massimo Pavanello, responsabile del Servizio per la pastorale del turismo e dei pellegrinaggi, mons. Mario Delpini, Arcivescovo di Milano, che ha firmato anche la prefazione al Bilancio.
Il volume, oltre a presentare i dati relativi alla Curia, agli enti centrali ed alle 1.105 parrocchie della Diocesi, dedica quest’anno un focus a un particolare ambito dell’attività pastorale: i pellegrinaggi e il turismo religioso, attività affidata a Duomo Viaggi & Turismo, l’agenzia viaggi della diocesi.
Nel suo intervento mons. Delpini ha sottolineato che “il Bilancio di missione non è soltanto un rendiconto e una documentazione di come le risorse sono state ben impegnate per le finalità della Diocesi, ma vorrebbe essere anche uno strumento educativo, per far evolvere l’atteggiamento di chi si accosta alla comunità cristiana da quello di chi si considera un ‘utente’ a chi vuole essere un collaboratore, una persona corresponsabile. La comunità è composta da tutti noi: non c’è un erogatore di servizi e un fruitore; esiste una comunità in cui è necessaria la condivisione dei beni”.
In leggera crescita, rispetto al 2024, gli abitanti della Diocesi, che passano da 5.566.667 a 5.584.702, mentre sono 1.105 le parrocchie (una in meno rispetto all’anno scorso), il che dice che ogni parrocchia della Diocesi ha in media 5.054 abitanti (5.037 nel 2024). I presbiteri diocesani sono 1.568, con una riduzione di 31 unità rispetto al 2024 e un invecchiamento complessivo che è in atto da tempo: i sacerdoti tra i 26 e i 35 anni sono 90, quelli con oltre 75 anni sono 482.
Per rappresentare in modo chiaro il flusso delle risorse economiche, è stata effettuata un’analisi congiunta dei bilanci della Curia arcivescovile, degli enti centrali e delle società di servizi diocesane (un ‘perimetro’ che coinvolge 204 lavoratori dipendenti laici, oltre a diversi sacerdoti e religiosi/e). I dati sono stati successivamente riclassificati in base alle finalità di impiego delle risorse, così da evidenziare il contributo alle tre principali aree di intervento della Diocesi: la ‘cura pastorale’ (indirizzo, coordinamento, formazione), la ‘cura amministrativa’ (vigilanza canonica, consulenza amministrativa, servizi), il sostegno di attività e progetti sul territorio (la gestione diretta di opere e l’erogazione di contributi per finalità specifiche, fondi diocesani e 8xmille).
Queste risorse sono state pari, nel periodo esaminato, ad € 69.603.953 (l’anno scorso erano € 66.532.848), destinate per il 38,6% ad attività di vigilanza canonica, consulenza amministrativa e servizi, per il 38,2% al sostegno di attività e progetti sul territorio tramite la gestione diretta di opere e l’erogazione di contributi per finalità specifiche, per il 17,5% ad attività di indirizzo pastorale, coordinamento e formazione.
Per quanto riguarda in particolare il sostegno ad attività e progetti sul territorio, si confermano prevalenti gli ambiti di spesa legati alla carità ed assistenza (oltre € 16.800.000 il 63,4% del totale dei contributi al territorio), il sostegno delle parrocchie (quasi € 4.000.000) ed i contributi per le missioni (oltre € 2.000.000).
Tra gli esempi di questo tipo di attività si possono citare: € 600.000 erogati a parrocchie in particolari difficoltà economiche, oltre € 1.300.000 stanziati per restauri, interventi straordinari, costruzione di nuovi oratori…, € 500.000 destinati al Fondo Schuster – Case per la gente, nonché i quasi € 13.000.000 spesi da Caritas Ambrosiana attraverso le 18 Aree di bisogno in cui è strutturata.
Le somme destinate dal nucleo centrale al territorio non sono la totalità di quelle messe in campo dalla Diocesi, ma si aggiungono alle risorse destinate anzitutto dalle parrocchie (tema del capitolo successivo) e da altri soggetti (ad esempio la Fondazione San Carlo); in questo senso rappresentano una sorta di ‘leva’ che permette di moltiplicare le risorse che vengono complessivamente riversate sul territorio a beneficio della collettività.
Analizzando i dati dal punto di vista della provenienza delle risorse, i contributi dell’8×1000 (ovvero i fondi complessivamente giunti dalla CEI per culto e pastorale, interventi caritativi e bandi per finalità specifiche) ammontano a quasi € 18.000.000, pari al 25,5% del totale delle entrate. Più consistenti – circa € 28.000.000, il 40% del totale – sono i proventi che arrivano da attività e servizi, mentre sono oltre € 18.000.000 (26% del totale) i contributi da parrocchie, enti e privati.
Le analisi sui dati delle parrocchie sono il frutto dell’elaborazione di 1.082 rendiconti di gestione per l’anno 2024, ovvero la quasi totalità delle 1.105 parrocchie presenti in Diocesi. Le entrate complessive sono state pari ad € 267.760.675 (erano state € 270.277.626 nel 2023), destinate per il 68,9% (oltre 184 milioni) ad attività pastorali ordinarie, ovvero l’ambito tipico della vita delle parrocchie e della loro missione: in particolare l’ambito educativo-formativo e quello celebrativo sacramentale. Il 20,9% delle risorse è stato invece destinato a manutenzioni straordinarie e ristrutturazioni (quasi € 56.000.000), il 5,5% ad altri oneri straordinari, l’1,2% a manutenzioni ordinarie su immobili non istituzionali e lo 0,8 % ad oneri finanziari.
Le risorse provengono in massima parte (70,3%) da offerte e collette per attività pastorali ordinarie: oltre € 188.000.000 (in aumento di oltre € 6.000.000 rispetto al 2023), il che significa che in media ogni abitante della Diocesi offre in un anno € 33,7 (in crescita rispetto ai due anni precedenti in cui si registravano offerte per € 32,6 ed € 28,9). La Zona pastorale III di Lecco si conferma quella con l’offerta media per abitante più alta – pari ad € 53,30 – mentre è la Zona I di Milano quella con l’offerta media più bassa (€ 25,32).
Le uscite delle parrocchie sono aumentate: da € 245.899.575 del 2023 ad € 260.433.378 del 2024. Un aumento che è da attribuirsi all’incremento delle spese per le attività tipiche delle parrocchie in tutti gli ambiti della pastorale (oltre € 184.000.000, una voce di spesa in crescita di oltre quasi € 7.000.000 rispetto all’anno precedente e di € 18.000.000 rispetto al 2022); la parte restante è riferibile principalmente a maggiori manutenzioni straordinarie e ristrutturazioni (in crescita di oltre € 6.000.000). Resta comunque positivo il saldo tra entrate e uscite delle parrocchie della Diocesi, pari ad € 7.327.297 (l’anno scorso il saldo era stato di € 24.378.051).
I debiti contratti dalle parrocchie hanno origini e motivazioni diverse: perlopiù si tratta della quota residua di indebitamenti resosi necessari, anni prima, per la costruzione delle chiese o di debiti contratti per interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria.
Come nelle precedenti edizioni del Bilancio di missione, sono stati raccolti i dati delle iniziative formative e pastorali promosse dagli Uffici e Servizi di Curia, divisi per Vicariato, nell’anno pastorale preso in esame. Escludendo Fom (Fondazione oratori milanesi) e Caritas Ambrosiana (che hanno dimensioni non paragonabili agli altri uffici diocesani), sono 161 i convegni organizzati nell’anno 2024-2025, con la presenza di oltre 19.000 persone, mentre i corsi e i seminari di formazione sono stati 141, con oltre 22.000 persone coinvolte. Quasi 1.000 i relatori scelti per questi incontri formativi e pastorali. I sussidi realizzati sono stati 124 con una tiratura di oltre 126.000 copie.
A Pomezia la IX Koinè del Preziosissimo Sangue
Dal 3 al 5 luglio a Pomezia si terrà la IX Koinè del Preziosissimo Sangue, il tradizionale appuntamento annuale dedicato alla spiritualità del Preziosissimo Sangue. La tre giorni riunirà i membri della Unione Sanguis Christi (USC), insieme a tutti coloro che desiderano approfondire e condividere questa spiritualità, alla quale la Chiesa dedica tradizionalmente il mese di luglio.
Il programma prevede momenti di catechesi, preghiera e condivisione. Tra gli appuntamenti più attesi troviamo la catechesi di don Luigi Maria Epicoco, l’intervento di don Valerio Volpi, Missionario del Preziosissimo Sangue e direttore dell’Ufficio di pastorale giovanile e vocazionale, e la veglia di preghiera, come ha spiegato don Giacomo Manzo, direttore di Primavera Missionaria e dell’Unione Sanguis Christi.:
“In occasione della prima domenica di luglio torna il tradizionale appuntamento della Koinè, l’incontro annuale della famiglia del Preziosissimo Sangue. Il nome stesso dell’evento richiama il termine greco Koinonia, che significa ‘comunione’, ed esprime il senso più profondo di questo incontro: l’unità che accomuna tutti i partecipanti nel Sangue di Cristo. A rappresentare questo significato è anche il melograno, simbolo biblico della molteplicità che trova unità nella comunione nel Sangue di Cristo.
L’edizione 2026 riveste un’importanza particolare e rappresenta una tappa storica per la famiglia del Preziosissimo Sangue e per l’Unione Sanguis Christi. Per la prima volta, infatti, si procederà all’elezione del Consiglio Nazionale dell’USC per l’Italia, organismo composto da laici che rappresenterà ufficialmente l’associazione a livello nazionale. La costituzione del Consiglio segna un passo significativo nel percorso di corresponsabilità e partecipazione dei laici, rafforzandone il ruolo ed il contributo nella vita dell’associazione.
Il nuovo organismo sarà chiamato a collaborare con i Missionari del Preziosissimo Sangue nella diffusione della spiritualità del Sangue di Cristo e nella promozione del carisma di san Gaspare del Bufalo, del beato Giovanni Merlini e di santa Maria De Mattias. La IX Koinè del Preziosissimo Sangue si presenta, quindi, come un appuntamento di straordinario rilievo, destinato a segnare una nuova fase nel cammino dell’Unione Sanguis Christi”.
Sondaggio estate 2026: tariffe low-cost per vacanze etiche e di qualità
Low-cost significa sempre disagio? No. A confermarlo è il sondaggio sulle tariffe estive 2026 proposto dall’Associazione Ospitalità Religiosa Italiana tra le circa 3000 strutture ricettive religiose e non-profit. Ne emerge un quadro incoraggiante per famiglie e viaggiatori attenti al budget: il 49% dei gestori ha mantenuto invariati i prezzi rispetto allo scorso anno, nonostante l’aumento dei costi di gestione. L’incremento medio resta sotto il 3%.
A parità di servizi offerti, le tariffe risultano più economiche rispetto alle strutture commerciali. Secondo il sondaggio, l’estate 2026 propone per due persone in camera doppia il pernottamento con colazione mediamente a 86 euro al giorno, mentre la pensione completa è offerta mediamente a 133 euro. Con meno di 1.000 euro, dunque, una coppia può vivere una settimana di vacanza con vitto e alloggio completi. Le destinazioni determinano alcuni distinguo.
Per due persone, al mare i costi giornalieri medi si attestano tra 106 euro con colazione e 138 euro in pensione completa. In montagna si scende rispettivamente a 83 e 131 euro, mentre nella natura le tariffe medie sono pari a 77 e 141 euro. Nelle città d’arte e nei luoghi di spiritualità in due il costo medio giornaliero è di 82 euro con colazione e 124 euro in pensione completa.
Si tratta di soluzioni accessibili per chi cerca riposo, accoglienza e semplicità, senza rinunciare a standard adeguati, in contesti caratterizzati da tranquillità, cura degli ambienti e attenzione alla persona: “Queste ospitalità sono una risposta concreta per chi cerca una vacanza senza costi proibitivi”, dichiara Fabio Rocchi, presidente dell’Associazione. “Non è un turismo di ripiego, ma un modello sobrio ed etico, capace di unire qualità, risparmio e valore sociale”.
Scegliere queste strutture significa infatti (e senza fare null’altro) sostenere anche le attività caritative, assistenziali, educative e missionarie promosse da enti religiosi, associazioni, onlus e fondazioni. Un motivo in più per dare alla meritata vacanza un significato etico e responsabile.
Le strutture sono contattabili direttamente e senza commissioni, attraverso il portale ospitalitareligiosa.it che da oltre un decennio promuove l’ospitalità religiosa e non-profit presso il grande pubblico.
A Roma la firma del Patto tra le religioni contro gli estremismi
“Non soltanto è un vero piacere accogliervi al Quirinale, ma questo incontro mi consente di esprimere un ringraziamento convinto per la vostra iniziativa che porta e trasmette un messaggio di grande significato, di altissimo significato in un tempo difficile. Il dialogo non soltanto è possibile, ma perseguito con sincerità, nel rispetto reciproco, produce comprensione e collaborazione vicendevole. Dà vita a formule di convivenza essenziali per rimuovere e bandire ogni forma di intolleranza”: alla presenza del presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, giovedì 25 giugno, i responsabili delle religioni in Italia hanno sottoscritto un Patto delle religioni “per dare continuità e prospettiva al lavoro compiuto, rendendo al contempo ufficiale l’esperienza chiamata ‘La via italiana del dialogo’. Le religioni nello spazio pubblico e per la coesione sociale”.
Quindi ha ricordato che la Costituzione Italiana riconosce la libertà religiosa come elemento ‘fondamentale’ della libertà personale: “L’articolo 3 della Costituzione indica il rapporto con la fede religiosa come elemento di uguaglianza, proibendo ogni discriminazione. L’articolo 8 afferma la laicità dello Stato nel rapporto con le diverse confessioni religiose, riconoscendo il valore del loro pluralismo. L’articolo 19 ribadisce il diritto di ogni cittadino di professare liberamente la fede che fa propria.
L’obiettivo di garantire il pluralismo confessionale e l’uguaglianza dei culti è stato perseguito allora ed è nei valori principali della nostra convivenza, come un elemento fondante dei diritti inalienabili della persona umana, e come tale adottato nella prima parte della Costituzione”.
Quindi la fede non è solo personale, ma anche plurale: “La professione di fede, accanto a una dimensione personale intima, ripeto intima, propria a ogni essere umano – che personalmente avverto come credente e praticante nella mia religione – esprime anche il carattere plurale, collettivo, capace di produrre, generare convivenze pacifiche, tolleranza e rispetto per gli altri.
Un’esperienza che accomuna, che costruisce ogni giorno relazioni e rapporti di pace che sono avversi a satrapie che allestiscono invece narrazioni crudeli, moralmente distorte, nutrite di guerra e di morte. L’uso strumentale delle fedi, più volte denunciato dai leader religiosi, è un’impostura che avvelena e uccide l’anima”.
Le religioni sono un richiamo alla pietas contro gli estremismi: “Il nostro tempo, questo che attraversiamo e nel quale siamo chiamati a operare, sembra negare talvolta le ragioni fondanti della religiosità, alterando nel senso in chiave addirittura opposta rispetto alla sua naturale pietas, brandendolo come strumento di odio e non di pace, di divisione e non di coesione, di offese e non di solidarietà, cioè tradendolo.
Gli estremismi e i fondamentalismi sono una semplificazione mistificante di fronte alla complessità del presente, che richiede invece capacità di riflettere, di prospettiva, di ampiezza di visione di pensiero che le confessioni religiose possono assicurare, sollecitare e determinare in tutti noi. Per questo riconoscere l’altro è una condizione che già alimenta la pace. Incontrarsi, dialogare, riflettere insieme la moltiplica”.
A firmare il documento sono stati l’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai; l’Assemblea Spirituale Nazionale dei bahá’í d’Italia; Sikhi Sewa Society; Istituto Tevere; Confederazione Islamica Italiana; Comunità Religiosa Islamica Italiana; Assemblea dei Rabbini d’Italia; Sacra Arcidiocesi Ortodossa d’Italia; Centro Islamico culturale d’Italia; Unione delle Comunità Islamiche d’Italia; Unione Induista Italiana; Unione delle Comunità Ebraiche Italiane; Conferenza Episcopale Italiana; Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia; Unione Buddhista Italiana.
Nel preambolo il documento propone nove impegni e nove azioni, tra cui il compito di “promuovere la pari dignità di ogni religione di fronte allo Stato attraverso un dialogo critico e costruttivo sul rapporto tra religione, laicità e politica nel contesto italiano, nella consapevolezza del contributo che le religioni possono offrire al progresso materiale e spirituale della società e quello di promuovere una cultura della pace fondata sulla giustizia, sulla compassione e sull’interdipendenza tra i popoli, riconoscendo che la famiglia umana è una sola”.
Per il card. Matteo Zuppi, presidente dei vescovi italiani, fondamentale è stata la presenza del presidente della Repubblica Italiana: “Consegnare questo Patto nelle mani del Presidente Mattarella ha, per le nostre Comunità e per l’intera Nazione, un valore inestimabile nel complesso contesto geopolitico che stiamo attraversando. La ‘Via italiana del dialogo’ vuole essere un contributo serio e sperimentato, offerto a una società troppo spesso esposta a polarizzazioni ed estremismi che spingono a vedere nell’altro (diverso per fede o cultura) un nemico. Al contrario, desideriamo riflettere con apertura sui valori comuni per edificare una comunità civile che riconosca, pur nelle sue diversità, il senso di un impegno corale per una società più giusta, accogliente e inclusiva”,
Anche Giuseppe Momigliano, vice presidente dell’Assemblea dei Rabbini d’Italia, ha evidenziato che le fedi annunciano la pace: “Riteniamo inoltre che, nella situazione particolarmente difficile di cruenti conflitti in tante parti del mondo, sia importante che le comunità religiose forniscano un positivo esempio di capacità di dialogo e, laddove possibile, di collaborazione, auspicando che questo clima costruttivo possa, dalla firma di questo Patto, estendersi a tutti coloro che in questo momento siamo qui a rappresentare”.
Questo patto sottoscritto rappresenta per Daniele Garrone, presidente della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, un impegno: “La sottoscrizione del Patto è al tempo stesso l’approdo di un cammino a cui guardare con gratitudine e l’assunzione responsabile di un impegno al dialogo, alla ricerca della pace e della giustizia, alla preservazione del pianeta, alla tutela delle libertà di tutti gli umani, al perseguimento del bene comune. Questo impegno è tanto più urgente e prezioso nel nostro tempo che vede anche l’utilizzo di riferimenti religiosi a sostegno di conflitti e discorsi di odio. Le religioni che sono in Italia hanno intrapreso un’altra strada e intendono continuare a percorrerla con decisione e fiducia”.
Amina Croce, responsabile Giovani della COREIS.ha sottolineato la sacralità della vita religiosa: “Questo è il valore della nostra società italiana e il Capo dello Stato lo ha sempre riconosciuto condannando ogni discriminazione. L’unica incompatibilità denunciata anche nel testo del Patto è la strumentalizzazione dell’odio contro i credenti per negare la nostra cittadinanza!”
(Foto: Quirinale)
Da Assisi una speranza per le parrocchie
“Dalle mie parti si dice così quando è inutile sperare e perché: morto un papa ne fanno subito un altro e quindi ci sarà anche un prete nuovo; ma noi vogliamo tanto bene a papa Leone XIV, che sicuramente camperà moltissimi anni ancora. Il problema è però che da più di 10 anni stiamo vivendo una scarsità di preti mai vista in questi ultimi cent’anni e le prospettive prossime lo confermano. Unità pastorali sono due belle parole, ma fanno la fotografia che si stanno mettendo assieme molte parrocchie con un parroco solo; ha preti che lo aiutano pure, anche se molti abbiamo più di ottanta anni o lì vicino”: questo è l’inizio della lettera, che idealmente”: con la lettera alle parrocchie di mons. Domenico Sigalini si è concluso ad Assisi la 75^ Settimana nazionale di aggiornamento pastorale del Centro Orientamento Pastorale sul tema ‘Dopo la cristianità quale cristianesimo? Sulle orme di san Francesco, per un mondo di fraternità e di pace’.
Mons. Sigalini non ‘tradisce’ la realtà parrocchiale: “La cosa è ancora più triste perché l’essere cristiani interessa sempre a meno persone. Possiamo ancora suonare le campane, ma molta gente non sa più che cosa vogliono dire, i battezzati diminuiscono non solo perché nascono meno bambini e bambine, ma perché i genitori (ne basta uno) non vogliono battezzare i figli. Le parrocchie hanno anche oratori e strutture, ma non sono sempre utilizzabili. Soprattutto però cresce continuamente gente che non crede, cui non interessa niente di Dio e della chiesa, del vangelo e della vita cristiana. Un po’ di preti e di laici ci siamo trovati per tre giorni ad Assisi a caricarci di speranza”.
Però, nonostante tutto, la speranza resiste: “Sarà finita la cristianità, cioè tutte le belle abitudini e attività cristiane, c’è un aumento di ignoranza del vangelo, della chiesa, della messa, dei sacramenti, ma non è morto il cristianesimo: il dono bello del vangelo che Dio ci dona continuamente, le capillari opere di carità che tanti cristiani fanno, l’azione preziosa che fanno tanti parrocchiani per spegnere i conflitti, gente che usa cellulari per far compagnia e aiutare i malati nelle tante solitudini, ma soprattutto giovani disponibili a mettersi a disposizione con la loro creatività ad aiutare a superare contrapposizioni; si tratta di fidarsi di loro prima che ‘dimostrino’ qualcosa, di entrare in una relazione reale dove la fiducia precede le garanzie, luoghi in cui sia possibile abitare le grandi domande della loro vita: il senso, il futuro, la fede, la vita; dove il cambiamento non riguarda solo chi cresce, ma anche chi li accompagna”.
Nelle conclusioni mons. Sigalini ha sottolineato che tale Settimana ha ripreso la sollecitazione di papa Leone XIV: “La Settimana si colloca nel solco degli orientamenti del cammino sinodale delle Chiese in Italia e riprende anche le indicazioni emerse nel recente magistero ecclesiale, in particolare il discorso di papa Leone XIV rivolto ai vescovi italiani ad Assisi. ‘Dopo la cristianità’ non è una formula sociologica, ma una soglia teologica: una chiamata a interrogarsi su come il Vangelo possa abitare oggi il mondo, generando una presenza cristiana più essenziale, più fraterna, più evangelica. In questo orizzonte, la figura di san Francesco d’Assisi non è evocata come icona, ma come criterio ecclesiale. Francesco non ha ‘gestito’ la crisi della cristianità del suo tempo; ha scelto il Vangelo. Ed il Vangelo, quando viene preso sul serio, genera vita: la Parola (ricorda l’Evangelii Gaudium) ha in sé una potenzialità che non possiamo prevedere”.
Oggi ci si trova in un ‘cambio d’epoca’: “La fine della cristianità è emersa nel cammino sinodale delle Chiese in Italia, con differenze geografiche: più al nord che al sud. La saldatura tra i principi portati avanti dalla Chiesa e quelli della società è venuta meno. Tutti gli indicatori (ricerche sociologiche) parlano di crisi della Chiesa. La pandemia, certamente, ha accelerato processi già in atto, con evidenti cali. Ma ci sono crisi più ampie, a livello planetario: crisi economiche, ambientali, demografiche, sanitarie e geopolitiche. Esistono anche crisi alimentate da strumentalizzazioni religiose, che rafforzano ‘ragioni’. Viviamo quindi in una realtà ‘inquinata’, a cui anche noi contribuiamo”.
Importante è guardare la concretezza della realtà: “Oltre alle crisi da peccato, che vanno combattute con la conversione del cuore, occorre interrogarsi: ‘Se la Chiesa italiana non fosse in crisi, sarebbe davvero la Chiesa di Gesù?’ Probabilmente no. Perché la Chiesa di Gesù è fatta da discepoli e discepole non chiusi in una bolla, ma aperti a cammini di incontro con persone ed eventi nelle pieghe della storia, mettendo testa, cuore e piedi. E’ bene ricordare l’incipit della ‘Gaudium et Spes’: la Chiesa è la gente concreta che guarda con fede a Gesù Salvatore; è un innesto vivo dei cristiani nella società”.
Occorre mettere in campo ‘soluzioni’ per ‘uscire dalla crisi migliorati’: “E’ necessario guardare ai gesti quotidiani, spesso nascosti, che hanno a che fare con la relazione più che con l’organizzazione di eventi. Gesti di solidarietà, frutti dello Spirito: gioia, pace, pazienza, dominio di sé. E’ importante osservare ciò che è buono: questo è il criterio d’incontro con i ‘santi della porta accanto’.
Occorre andare oltre le statistiche, che descrivono bene ma non ci dicono nulla dell’opera dello Spirito; questa, infatti, va oltre le finalità descrittive. Bisogna superare il lamento, spesso amplificato da ultrà cattolici sui social: sono più rumorosi che numerosi, e spesso cercano di riportare indietro le lancette del passato. La preghiera rimane la migliore risposta e il fondamento della comunione”.
Ed ecco la ‘sfida’ di san Francesco: “Francesco rappresenta una forza umile di contraddizione alla mentalità del mondo, all’agitazione inoperosa e alla stanca inquietudine. L’inquietudine è nostalgia di Dio. Francesco propone di vivere secondo la forma del Vangelo: questa sarebbe oggi la sua sfida. Vivere il Vangelo, sine glossa.
Guardando oltre le strumentalizzazioni operate nel tempo su Francesco, egli si presenta come ‘figura di frontiera’: un ponte tra medioevo e modernità, tra Chiesa e mondo, tra istituzione e l’inedito della profezia, una cerniera (‘il conciatore’) che cuce insieme. Le figure di profezia non si lasciano mai possedere; Francesco è un grande disturbatore della quiete pubblica”.
Da qui parte il rinnovamento operato dal Concilio Vaticano II: “L’apertura richiesta è in funzione del radicamento nell’essenziale. Rinnovamento e fedeltà vanno di pari passo. Per Francesco, l’essenziale è desiderare lo Spirito Santo e la santa operazione dello Spirito: l’agire è il luogo dello Spirito; si trova facendo, non solo pensando. È la prassi che modifica pensiero e azione. Oggi siamo in un tempo di esploratori (Libro dei Numeri). Il nuovo è ancora da scoprire. Per Francesco, l’essenziale è piacere al Signore e seguire le sue orme: questo è il discepolato ordinario, non straordinario. Piacere al Signore, al di là di ogni risultato. Rendere la propria vita una dimora di Dio”.
Da qui cinque ‘sfide’ a cui è chiamata la parrocchia per essere nella quotidianità: sfida di significato; sfida d’identità; sfida di autorevolezza; sfida missionaria; sfida generativa: “L’emergenza oggi è conservare l’esistente, salvare quello che è rimasto, rifugiandosi in prassi consolidate e stili tradizionali. Il Regno è già presente, è già all’opera nelle pieghe della storia umana. Va valorizzato il bene che c’è, comunità rabdomanti, ricercatrici del bene, ponendo attenzione ai luoghi ecclesiali tradizionali, integrandoli con altri luoghi simbolici (eteropici), come ‘luogo altro’ del Regno. Le strutture ecclesiali non sono mai state pensate solamente come ‘spazi’ funzionali ma come ‘luoghi’ che ispirano, che si configurano come spazio di ospitalità evangelica per ‘chiunque’. Obiettivo: mantenere la presenza di un cattolicesimo popolare: ‘per tutti’ anche se non ‘di tutti’. Mantenere l’autorevolezza dentro la cultura italiana per contrastare l’esculturazione”.
(Foto: COP)
Da domani il Concistoro straordinario
In quale mondo siamo chiamati ad annunciare il Vangelo?, In che modo le tensioni, le divisioni e i conflitti che attraversano il mondo toccano oggi la vita delle nostre Chiese e dei nostri popoli? Quali linguaggi, atteggiamenti e pratiche possono aiutare a costruire riconciliazione, convivenza e pace? Quali sono oggi, nei vostri contesti, le fratture che rendono più difficile costruire il bene comune? Quali attese e quali domande emergono dalle persone e dai popoli che la Chiesa è chiamata ad ascoltare e che forse non ascoltiamo abbastanza? Quali sostegni, orientamenti o iniziative delle Chiese locali e della Chiesa universale potrebbero aiutare più efficacemente l’impegno nella costruzione del bene comune?
Sono solo alcune delle questioni di cui sono chiamati a discutere i cardinali in due giornate di lavoro con il Papa. 9 gruppi di Cardinali Elettori Ordinari (inclusi Nunzi e Cardinali Elettori che hanno concluso il servizio come Ordinari) e 11 gruppi di Cardinali Elettori della Curia Romana e Cardinali Non Elettori.
Relazioni introduttive e poi i lavori di gruppo che si svolgeranno secondo una metodologia articolata in tre fasi, dagli Interventi personali, all’ascolto condiviso fino alla elaborazione della relazione. Il calendario dei lavori è dettagliato e pubblico.
Si comincia venerdì 26 giugno con la messa alle 7.30 nella basilica di San Pietro. La giornata finisce alle 19.30. Il 27 giugno stesso programma ma la messa la celebra il Decano del Sacro Collegio, il cardinale Re. Alla fine dei lavori cena del Papa con i partecipanti al Concistoro sempre in Aula Paolo VI. Poi lunedì 29 giugno la messa nella Solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo Basilica di San Pietro.
La parola ‘disabilità’ entra nella Costituzione: soddisfazione della FISH
La FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie) esprime soddisfazione per l’approvazione odierna, presso la Commissione Affari Costituzionali del Senato, del disegno di legge costituzionale che vuole modificare gli articoli 3 e 38 della Costituzione sui diritti delle persone con disabilità.
Questo importante traguardo concretizza la proposta e anche le sollecitazioni rivolte dalla Federazione alle istituzioni, in occasione delle celebrazioni per i 30 anni dalla sua fondazione, avvenute a fine 2024.
Le modifiche al testo costituzionale approvate in Commissione prevedono due interventi. Nell’ articolo 3, primo comma, dopo le parole ‘condizioni personali e sociali’ vengono aggiunte le parole ‘e disabilità’; nell’articolo 38, terzo comma, la parola ‘minorati’ viene definitivamente sostituita con l’espressione ‘le persone con disabilità’, adeguando il linguaggio della Carta fondamentale ai principi della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità; come commenta FISH:
“Questo voto rappresenta un passo importante verso il pieno riconoscimento dei diritti e della dignità delle persone con disabilità nella nostra Costituzione. Un risultato che premia la nostra costante opera di sensibilizzazione e che ci auguriamo trovi presto una definitiva e rapida approvazione in Aula”.
Il testo passa ora all’esame dell’Aula del Senato per il primo via libera, per poi essere trasmesso alla Camera dei Deputati.


























