L’attualità del Concilio Vaticano II nel rinnovamento della Chiesa

“La Madre Chiesa si rallegra perché, per un dono speciale della Divina Provvidenza, è ormai sorto il giorno tanto desiderato nel quale qui, presso il sepolcro di san Pietro, auspice la Vergine Madre di Dio, di cui oggi si celebra con gioia la dignità materna, inizia solennemente il Concilio Ecumenico Vaticano II”.

Con tali parole san Giovanni XXIII aprì, 60 anni fa (11 ottobre 1962), il Concilio Vaticano II, che ha consegnato un nuovo volto alla Chiesa, come ha detto san Paolo VI concludendolo il 7 dicembre 1965: “Questo Concilio consegna alla storia l’immagine della Chiesa cattolica raffigurata da quest’aula, piena di Pastori professanti la medesima fede, spiranti la medesima carità, associati nella medesima comunione di preghiera, di disciplina, di attività, e (ciò ch’è meraviglioso) tutti desiderosi d’una cosa sola, di offrire se stessi, come Cristo nostro Maestro e Signore, per la vita della Chiesa e per la salvezza del mondo.

E non solo l’immagine della Chiesa manda ai posteri questo Concilio, ma il patrimonio altresì della sua dottrina e dei suoi comandamenti, il ‘deposito’ ricevuto da Cristo e nei secoli meditato, vissuto ed espresso, ed ora in tante sue parti chiarito, stabilito e ordinato nella sua integrità; deposito vivo per la divina virtù di verità e di grazia, che lo costituisce, e perciò idoneo a vivificare chiunque piamente lo accolga e ne alimenti la propria umana esistenza”.

Per ricordare tale avvenimento oggi (memoria di san Giovanni XXIII) alle ore 17.00 papa Francesco presiede la celebrazione eucaristica nella basilica di san Pietro, arricchita da alcuni segni particolari: anzitutto, dalle ore 16.15, saranno letti alcuni passaggi del significativo discorso che san Giovanni XXIII pronunciò all’apertura del Concilio, ‘Gaudet Mater Ecclesia’. Inoltre, saranno proclamati da Emanuele Ruzza e Stefania Squarcia alcuni testi delle quattro costituzioni Conciliari: ‘Dei Verbum’, ‘Sacrosanctum Concilium’, ‘Lumen gentium’, ‘Gaudium et spes’.

Per l’occasione la Segreteria generale del Sinodo ha sottolineato che esso fu istituito nel periodo conclusivo del Concilio Vaticano II: “Il Synodus Episcoporum, infatti, è stato istituito da san Paolo VI all’inizio del quarto e ultimo periodo del Concilio (15 settembre 1965), venendo incontro alle richieste avanzate da numerosi padri conciliari.

Scopo del Sinodo era e rimane quello di prolungare, nella vita e nella missione della Chiesa, lo stile del Concilio Vaticano II, nonché di favorire nel Popolo di Dio la viva appropriazione del suo insegnamento, nella consapevolezza che quel Concilio ha rappresentato ‘la grande grazia di cui la Chiesa ha beneficiato nel secolo XX’. Un compito lungi dall’essere esaurito, visto che la recezione del magistero conciliare è un processo in atto, addirittura per certi aspetti ancora agli inizi”.

Ed i cammini sinodali, finora, hanno contribuito a rinnovare la Chiesa: “Nel corso di questi decenni, il Sinodo si è posto costantemente al servizio del Concilio, contribuendo per la sua parte a rinnovare il volto della Chiesa, in una sempre più profonda fedeltà alla Sacra Scrittura e alla vivente Tradizione e in attento ascolto dei segni dei tempi.

Le sue Assemblee (Generali Ordinarie, Generali Straordinarie e Speciali) sono state tutte, ciascuna a suo modo, permeate dalla linfa vitale del Concilio, del quale hanno di volta in volta approfondito gli insegnamenti, dischiuso le potenzialità di fronte a nuovi scenari, favorito l’inculturazione tra i diversi popoli”.

Anche l’attuale Sinodo, che ha per tema ‘La sinodalità nella vita e nella missione della Chiesa’, sta nel solco del Concilio Vaticano II: “La sinodalità è in tutto un tema conciliare, ancorché tale termine, di conio recente, non si trovi espressamente nei documenti dell’assise ecumenica. La ‘magna charta’ del Sinodo 2021-2023 è la dottrina del Concilio sulla Chiesa, in particolare la sua teologia del Popolo di Dio, un Popolo che ‘ha per condizione la dignità e la libertà dei figli di Dio, nel cuore dei quali lo Spirito Santo dimora come in un tempio’…

 La Chiesa che siamo chiamati a sognare e a edificare è una comunità di donne e uomini stretti in comunione dall’unica fede, dal comune battesimo e dalla medesima eucaristia, a immagine di Dio Trinità: donne e uomini che insieme, nella diversità dei ministeri e dei carismi ricevuti, partecipano attivamente all’instaurazione del Regno di Dio, con l’ansia missionaria di portare a tutte e a tutti la gioiosa testimonianza di Cristo, unico Salvatore del mondo”.

Mentre nei primi giorni di ottobre circa 50 partecipanti provenienti da ogni parte del mondo si sono incontrati a Frascati presso il Centro Giovanni XXIII per ascoltare, dialogare e discernere a partire dalle Sintesi sinodali realizzate a partire dalla consultazione del popolo di Dio.

Adottando il metodo della conversazione spirituale, nei dodici giorni di lavoro, gli ‘esperti’ hanno scritto il documento per la Tappa Continentale, come ha affermato il card. Mario Grech, segretario generale del Sinodo, salutando papa Francesco in occasione dell’udienza privata concessa domenica 2 ottobre:

“Veniamo da Lei, al termine di una esperienza ecclesiale unica e straordinaria che ci ha fatto conoscere la ricchezza dei frutti che lo Spirito sta suscitando nel Popolo santo di Dio. Proviamo davvero un senso di stupore per le meraviglie che Dio compie nella sua Chiesa! …

Dopo essere stati per tanti giorni seduti, per realizzare al meglio un ascolto prolungato e paziente delle voci del Popolo di Dio, tornare a camminare insieme ai fratelli è una gioia moltiplicata.

Saremo, ciascuno nella porzione di Popolo di Dio con la quale camminiamo, testimoni delle meraviglie che il Signore sta compiendo. Potremo dire che la Chiesa si offre come casa per tutti, perché l’esperienza di sinodalità che stiamo vivendo ci porta ad ‘allargare lo spazio della tenda’ per accogliere davvero tutti”.

Al centro dei lavori, le 112 sintesi delle Conferenze episcopali (su 114), ma anche quelle delle Chiese Orientali Cattoliche, delle Congregazioni Religiose, delle Associazioni e Movimenti ecclesiali, dei Dicasteri Vaticani e singoli contributi giunti alla Segreteria Generale del Sinodo.

Quindi a Frascati, i partecipanti hanno provato a realizzare un discernimento comunitario attraverso il metodo della conversazione spirituale come sperimentato da numerosi gruppi nella prima tappa del processo sinodale.

Attraverso tempi di ascolto e di dialogo, incontri plenari o in gruppi di lavoro secondo l’appartenenza geografica, lo status ecclesiale o il genere, i partecipanti hanno dapprima individuato quelle tensioni generative, come emerse nelle Sintesi, per poi giungere all’elaborazione vera e propria del Documento, con una prima e poi una seconda bozza, letture incrociate, discussioni e correzioni.

(Foto: Synod.va)