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‘VIRGO FIDELIS’ ovvero l’evento misterioso ed unico dell’apostolato di Maria Santissima accolto da san Paolo e seguito anche dalle coppie cristiane presenti presso Basilica/Santuario Madonna della Milicia 

 Mons. Giosuè Lo Bue ha sottolineato che “Dio usò l’imposizione delle mani per trasmetterci doni spirituali. Questo non è l’unico modo in cui Dio elargisce i propri doni, ma è un modo frequente, che non dovremmo mai trascurare. È bene che gli altri preghino per noi e che Dio ci dia dei doni che possano essere usati per benedire e edificare la famiglia di Dio”.

Ho avuto il desiderio di enunciare in questo articolo (suddiviso in più parti da questa Rivista cattolica sotto l’egida della sala stampa della Santa Sede, di cui fece parte l’editore, giornalista vaticanista) le varie manifestazioni di fede di tutti i presenti, coppie sposate e coppie di fidanzati prossimi al matrimonio canonico, che con carità e spontaneità hanno confermato un principio basilare” Dio non ci ha dato uno spirito di paura”.

Tutti affrontiamo situazioni in cui ci sentiamo intimiditi e impauriti. Per alcuni, parlare davanti agli altri fa paura (pur non di meno tutte le coppie hanno avuto coraggio espressivo e spontaneo formulando pubblicamente le loro preghiere); altri hanno paura del confronto, altri di fare una brutta figura, altri ancora temono il rifiuto. Tutti abbiamo a che fare con la paura. Il primo passo per affrontare tali paure è capire che non sono da Dio. È un passo non indifferente dire: “Non è Dio che mi fa sentire così; non è da parte di Dio”. Forse dipende dalla personalità, forse è una debolezza della carne, forse un attacco demoniaco – ma sicuramente non viene da Dio.

 Il secondo passo per affrontare tali paure è costituito dalla  coniugazione del verbo ‘comprendere’ ciò che Dio ci ha dato: uno spirito di forza, di amore e di disciplina (da esercitare sempre nella nostra famiglia e nei contesti sociali, aziendali ed istituzionali  in cui operiamo quotidianamente, rimanendo nei secoli sempre fedeli, come, comparativamente è specificato dalla ‘Virgo fidelis’, patrona dell’Arma dei Carabinieri, la cui ‘ratio misterica’ abbiamo approfondito con il citato nuovo amico Giuseppe Tortorici, persona di grande fede, che qui tento di illustrare ).

La disciplina, supremo motore operativo dei militari, è esercitata all’insegna di Santa Maria ‘Virgo Fidelis’, Patrona dell’Arma dei Carabinieri, la cui icona rappresenta l’evento misterioso e unico dell’Annunciazione, ovvero il momento dell’accettazione, da parte della Vergine, della volontà di Dio: un sì accogliente, umile, senza riserve, fedele (un principio fondamentale da rispettare soprattutto nei rapporti di coppia, consacrata da Dio col matrimonio).

Non esiste nella liturgia cattolica una vera e propria ricorrenza a Lei dedicata; infatti il merito maggiore della diffusione e dell’affermazione del culto alla “Vergine Fedele” è della “Benemerita e Fedelissima” Arma dei Carabinieri d’Italia.

La scelta della Madonna “Virgo Fidelis”, come celeste Patrona dell’Arma, è indubbiamente ispirata alla fedeltà che, propria di ogni soldato che serve la Patria, è caratteristica dei Carabinieri, che ha inoltre come suo motto: “Nei secoli fedele”.

L’8 dicembre 1949, Papa Pio XII accoglie l’istanza di S.E. Mons. Carlo Alberto di Cavallerleone e il voto unanime dei cappellani militari dell’Arma e dell’Ordinario Militare per l’Italia, proclamando ufficialmente Maria “Virgo Fidelis Patrona dei Carabinieri”, fissando la celebrazione della festa il 21 novembre, in concomitanza della presentazione di Maria Vergine al Tempio e della ricorrenza della battaglia di Culqualber. Tutti noi, coniugati e fidanzati, chiunque e dovunque siamo, dobbiamo aspirare all’apostolato

(cfr. “Che altro è l’apostolato, se non questo? Vivere e spendersi per il Signore, in una irradiazione costante che fa del bene attorno a noi; questo è stato l’apostolato di Maria Santissima, nel grado più sublime e intenso, senza conoscere più tregua nemmeno dal Cielo, ove essa prega incessantemente perché i frutti della Redenzione siano continuamente applicati ed estesi alla Chiesa e all’umanità. E questo sia l’apostolato volonteroso dei suoi figli, che, pur nella sconfinata imparità del confronto, si sforzano di seguire quell’esempio luminoso, si mettono alla sua scuola e vi attingono nella preghiera la forza per non venir mai meno” http://www.vatican.va/content/paul-vi/it/speeches/1966/documents/hf_p-vi_spe_19661126_congregazioni-mariane.html). 

“E’ ciò che il Concilio Ecumenico Vaticano II ha proposto ai laici cattolici del nostro e del tempo venturo, quando a coronamento della trattazione sulla loro vocazione all’apostolato, e sulla specifica spiritualità ad essi richiesta per questo alto e doveroso fine, ha proposto alla loro imitazione la figura della Madonna” principio confermato anche domenica 12 Luglio 2026 da mons.  Salvatore La Spisa, decano dei  sacerdoti,  altavillese, già economo diocesano, che ringrazio con devozione, celebrante presso la chiesa di San  Giovanni Paolo 2^ in cui i fedeli possono serenamente partecipare alla Santa messa concentrati sull’Eucaristia e sull’omelia, senza integrazioni di altre liturgie sacramentali, nel territorio della nostra residenza,  Teologo che conosciamo da molti anni, durante la sua omelia ha citato la conversione di San Paolo ed ha valorizzato la comunione fra Dio ed il fedele che ha il cuore aperto alla Sua ‘Parola’ (cfr.  https://www.worldchallenge.org/it/devotion/dio-vuole-parlare-con-te “Dio desidera parlarti come se fossi seduto a cena con lui. Vuole conversare con te, cuore a cuore, su qualsiasi questione: ‘Ecco, io sto alla porta e busso: se qualcuno ascolta la mia voce e apre la porta, io entrerò da lui e cenerò con lui ed egli con me’, Apocalisse 3,20).

Marco Rasconi è il nuovo presidente dell’Istituto Italiano della Donazione

E’ il nuovo presidente dell’Istituto Italiano della Donazione (IID) eletto dai soci nel corso dell’ultima assemblea, che succede a Ivan Nissoli che ha presieduto l’ente dal 2024 ad oggi, concludendo il suo mandato. Laureato in Economia, Marco Rasconi è una figura di riferimento del Terzo Settore italiano, con una lunga esperienza nella governance delle organizzazioni non profit e nella promozione dei diritti delle persone con disabilità, dell’inclusione e della partecipazione civica, come ha affermato appena eletto:

“Ho accolto con convinzione la proposta di assumere questo nuovo incarico e lo affronterò facendo tesoro delle esperienze maturate in tanti anni di impegno nel Terzo Settore. Stiamo vivendo una fase cruciale per il non profit: si aprono nuove opportunità, anche grazie all’evoluzione del quadro normativo, ma al tempo stesso siamo chiamati a rispondere a sfide importanti, soprattutto sul piano della comunicazione, della credibilità e della reputazione. In questo contesto, l’Istituto Italiano della Donazione vuole a rinnovare e rafforzare il proprio ruolo storico, continuando a promuovere la cultura e la pratica del dono, della trasparenza e della fiducia. Sono valori irrinunciabili per il Terzo Settore e rappresentano la base su cui costruire il rapporto con cittadini, donatori, istituzioni e comunità”.

Rasconi ha ricoperto per nove anni la carica di presidente nazionale di UILDM (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare) dopo aver guidato la sezione di Milano, promuovendo iniziative dedicate alla vita indipendente, all’inclusione sociale e lavorativa e al rafforzamento del ruolo delle associazioni. E’ inoltre responsabile del progetto sui percorsi di vita indipendente di LEDHA Milano e componente della Commissione Centrale di Beneficenza di Fondazione Cariplo.

Con la sua elezione alla presidenza dell’Istituto Italiano della Donazione, Rasconi mette a disposizione un’esperienza consolidata nella guida di organizzazioni del Terzo Settore, nella costruzione di reti e nella promozione dei valori della trasparenza, della responsabilità e della fiducia, elementi fondanti della missione di IID. Al suo fianco Alberto Fontana, in qualità di vicepresidente, e il nuovo consiglio direttivo dell’Istituto Italiano della Donazione composto, oltre al presidente e al suo vice, da Gianfranco Arnoletti, Francesco Falini, Alessandro Guido e Adelaide Gallo.

Istituto Italiano della Donazione è un’associazione che promuove la cultura del dono in tutte le sue forme e si rivolge sia al mondo associativo che al privato cittadino. L’Istituto, fondato nel 2004 da Fondazione Sodalitas e Forum Nazionale del Terzo Settore, basa la propria attività sulla Carta della Donazione, primo codice italiano di autoregolamentazione per la raccolta e l’utilizzo dei fondi nel Non Profit, per questo è da oltre 20 anni un punto di riferimento per il Terzo settore.

Grazie ai suoi strumenti e alle verifiche annuali, IID assicura che l’operato delle Organizzazioni Non Profit (ONP) sia in linea con standard riconosciuti a livello internazionale e risponda a criteri di trasparenza, credibilità ed onestà. I marchi di qualità IID, concessi alle ONP inserite in ‘Io dono sicuro’, confermano che l’ONP mette al centro del proprio agire questi valori. Inoltre, in modo dedicato a partire dal 2015, IID si rivolge anche al privato cittadino, donatore e non solo, grazie all’istituzione per legge del Giorno del Dono, un progetto culturale nazionale fiore all’occhiello dell’attività dell’Istituto.

Istituto Italiano della Donazione (IID) è un’associazione che promuove la cultura del dono in tutte le sue forme, rivolgendosi sia al mondo associativo che al privato cittadino. Grazie ai suoi strumenti e alle verifiche annuali, IID assicura che l’operato delle Organizzazioni Non Profit (ONP) sia in linea con standard riconosciuti a livello internazionale e risponda a criteri di trasparenza, credibilità ed onestà. I marchi di qualità IID, concessi alle ONP inserite in ‘Io dono sicuro’, confermano che l’ONP mette al centro del proprio agire questi valori. Inoltre, in modo dedicato a partire dal 2015, IID si rivolge anche al privato cittadino, donatore e non solo, grazie all’istituzione per legge del Giorno del Dono, un progetto culturale nazionale fiore all’occhiello dell’attività dell’Istituto.

Per info: www.istitutoitalianodonazione.it.

La Fondazione della Comunità Bresciana ha ottenuto il marchio ‘Donare con fiducia’

L’Istituto Italiano della Donazione (IID) è lieto di annunciare che la Fondazione della Comunità Bresciana Ente Filantropico è ora iscritta all’Istituto in qualità di socio aderente. La Fondazione ha infatti ottenuto il marchio di qualità ‘Donare con fiducia’ ed è di diritto inserita in ‘Io dono sicuro’, il primo database nazionale che raccoglie esclusivamente organizzazioni non profit sottoposte a verifica indipendente.

L’ammissione è avvenuta a seguito del superamento della verifica ispettiva proposta da IID e condotta da professionisti esterni con consolidata esperienza in società di certificazione. Il percorso ha attestato che l’operato della Fondazione è conforme a standard riconosciuti a livello internazionale e risponde a criteri stringenti di trasparenza, credibilità e correttezza gestionale.

Tutte le organizzazioni non profit che aderiscono a IID vengono sottoposte annualmente ad audit di qualità gestionale e trasparenza, analizzando il sistema di governance, i processi gestionali e di rendicontazione, il comportamento verso i collaboratori (retribuiti e volontari), le attività di raccolta fondi e le relazioni con i donatori, il rapporto con i destinatari e le eventuali attività erogative a favore di terzi.

Il Consiglio Direttivo IID, nella seduta del 23 febbraio scorso, dopo aver ricevuto il parere positivo del Comitato Tecnico, ha deliberato, dunque, l’adesione della Fondazione quale socio aderente. Ad oggi sono 11 le Fondazioni di Comunità che hanno scelto di intraprendere il percorso di verifica e miglioramento continuo proposto da IID; 8 di queste (6 lombarde e 2 piemontesi) fanno parte della rete di Fondazione Cariplo e sono diventate socie dell’Istituto.

Dal 2024 IID collabora con Fondazione Cariplo nella realizzazione di un progetto dedicato alle Fondazioni di Comunità, nell’ambito del quale l’Istituto svolge il ruolo di ente tecnico a supporto delle esigenze specifiche di questi enti del Terzo Settore. Il progetto prevede servizi mirati, formazione dedicata, iniziative di visibilità, consulenze specialistiche e un percorso di accompagnamento verso standard sempre più elevati di qualità, eccellenza e accountability, valorizzando l’esperienza maturata da IID nella promozione della trasparenza e della cultura del dono.

Nata nel 2001 per iniziativa di Fondazione Cariplo e ispirata ai modelli delle community foundations statunitensi, la Fondazione della Comunità Bresciana si è progressivamente affermata come realtà autonoma e punto di riferimento per il territorio bresciano.

La sua missione è creare un ponte tra chi desidera donare e chi necessita di sostegno per realizzare progetti di utilità sociale. Nel solco dei principi della filantropia contemporanea, la Fondazione opera come motore di sviluppo locale, aggregando risorse, promuovendo nuove iniziative e favorendo la collaborazione tra enti, associazioni e cittadini.

In oltre 25 anni di attività, la Fondazione ha conseguito risultati significativi, valorizzando le liberalità come leva di crescita per la comunità e contribuendo in modo concreto al rafforzamento del tessuto sociale del territorio, come ha dichiarato il presidente della Fondazione Mario Mistretta: “Il marchio Donare con fiducia rappresenta per noi una conferma importante del percorso che abbiamo intrapreso in questi anni. Non è soltanto un riconoscimento formale, ma la testimonianza concreta di un impegno quotidiano verso la trasparenza, la correttezza gestionale e la responsabilità nei confronti dei nostri donatori e della comunità bresciana.

Entrare a far parte di ‘Io dono sicuro’ significa sottoporsi a uno sguardo esterno autorevole, accettare la sfida del miglioramento continuo e ribadire con chiarezza che la fiducia è il patrimonio più prezioso su cui si fonda il nostro operato. Per una Fondazione di comunità, che vive della generosità delle persone e la restituisce al territorio sotto forma di progetti e opportunità, questo traguardo rafforza la credibilità dell’ente e consolida il legame con chi sceglie di affidarci le proprie risorse per il bene comune”.

Inoltre ha sottolineato Giovanni Azzone, presidente di Fondazione Cariplo: “La fiducia e la reputazione sono elementi fondamentali per chi opera in ambiti così delicati come la filantropia. Tutto ciò che facciamo, le risorse che destiniamo ai progetti per il territorio, deve poggiare su prassi e policy ben definite. La nostra fondazione non raccoglie donazioni, ma teniamo molto al fatto che le fondazioni di comunità, nate da un’intuizione di Cariplo oltre 25 anni fa, seguano rigorosi processi e possano restituire, con trasparenza ai donatori e ai beneficiari delle risorse, l’esito e l’effetto che quel gesto importantissimo, quell’atto di fiducia, ha prodotto nei confronti della comunità. Perciò, mi congratulo per il riconoscimento ottenuto. Non sono passaggi formali, ma sostanziali, che accertano e certificano un modo di operare adottato da tempo”.

Tutte le organizzazioni aderenti a IID rispettano 6 standard di qualità: indipendenza e trasparenza dell’organo di governo; sistemi gestionali chiari e formalizzati; sistemi di rendicontazione puntuali e accessibili; corretto comportamento verso collaboratori e volontari; uso trasparente ed efficace dei fondi raccolti; corretto comportamento verso donatori e destinatari. Inoltre soddisfano due requisiti fondamentali: pubblicazione sul sito web di informazioni aggiornate e scaricabili: bilancio d’esercizio, statuto, rendicontazione sociale, descrizione dei progetti e delle attività, composizione dell’organo di governo; presenza della revisione contabile al bilancio e rendicontazione delle raccolte fondi e del 5×1000.

#DonoDay2026: il Ministero dell’Istruzione e del Merito apre la partecipazione

Nei giorni scorsi si è aperto il cantiere #DonoDay2026, il progetto culturale di respiro nazionale previsto per Legge dal 2015 per dare meritata visibilità all’idea e alla pratica del dono e della donazione in tutte le sue forme. Sono ufficialmente aperte le iscrizioni delle scuole al Giorno del Dono, che si celebra ogni anno il 4 ottobre. Anche RAI tra i media partner già confermati per l’edizione 2026 del più grande evento italiano dedicato a dono.

L’Istituto Italiano della Donazione (IID), nell’ambito del protocollo di intesa con il Ministero dell’Istruzione e del Merito, invita anche quest’anno le scuole a partecipare al Giorno del Dono 2026, l’iniziativa che da oltre dieci anni celebra e promuove la cultura del dono in tutta Italia portando nelle aule i valori della solidarietà, della cittadinanza attiva e della partecipazione democratica, per offrire a studenti e docenti un’esperienza educativa concreta e riconosciuta a livello nazionale.

Con queste parole il presidente dell’Istituto Ivan Nissoli apre i lavori che porteranno, il prossimo ottobre, alla più grande festa nazionale del dono e della donazione: “Il Ministero dell’Istruzione e del Merito, con nota del 13 marzo scorso, invita le scuole di ogni ordine e grado a partecipare a #DonoDay2026: saranno ancora una volta gli studenti a dare lezione di dono. Le scuole hanno tempo fino al 15 giugno per presentare il proprio elaborato e partecipare da protagoniste al più grande evento in Italia dedicato alla cultura del dono che mette al centro la solidarietà, la gratuità e la partecipazione democratica alla vita culturale del Paese”.

Cuore dell’iniziativa è il contest #DonareMiDona Scuole, che consente agli studenti di esprimersi attraverso elaborati creativi, integrando educazione civica, impegno sociale e innovazione didattica in un percorso formativo strutturato.

Promosso dall’Istituto Italiano della Donazione, ‘Il Giorno del Dono’ rappresenta un unicum a livello internazionale: l’Italia è infatti il primo e unico Paese ad aver istituito per legge una giornata nazionale dedicata al dono e alla solidarietà. Aggiunge Nissoli:

“Aderire significa entrare a far parte di una rete nazionale di istituti impegnati nella promozione della solidarietà, valorizzare il lavoro di studenti e docenti con visibilità nazionale, rafforzare il PTOF con progettualità coerenti e offrire agli studenti un’opportunità concreta di protagonismo attivo”. Per trovare ispirazione e partecipare al contest nazionale #DonareMiDona gli studenti possono ascoltare la voce delle scuole che hanno partecipato nel 2025.

Tra le principali novità dell’edizione 2026, il coinvolgimento della Fondazione Geronimo Stilton come partner tecnico dell’iniziativa attraverso un video-invito rivolto alle scuole da parte di Elisabetta Dami, ideatrice e autrice del celebre personaggio, che rinnova così il proprio sostegno all’iniziativa. Grazie al supporto dei partner tecnici, le scuole partecipanti potranno accedere a numerose opportunità. I premi del contest #DonareMiDona 2026 sono offerti da partner d’eccezione: Fondazione Geronimo Stilton, Esse Due S.a.s., Associazione Il Tarlo e Jobiri. Grazie alla Fondazione Geronimo Stilton tre scuole si aggiudicheranno un incontro online della durata di un’ora con Elisabetta Dami, ideatrice e scrittrice di Geronimo Stilton: un’occasione speciale di dialogo e ispirazione per studenti e docenti.

Due scuole riceveranno uno strumento tecnologico per la didattica (scanner, visualizzatore wireless, laboratori digitali di scienze e chimica) a scelta tra quelli donati a favore del progetto da Esse Due S.a.s. di Scolè Enrico. Associazione Il Tarlo donerà due laboratori ludici creativi realizzati presso le scuole grazie alla speciale ludoteca mobile dell’associazione stessa, per produrre dal vivo trottole in legno al CicloTornio o utilizzando materiali di riciclo. Due scuole si aggiudicheranno l’accesso gratuito per un anno alla piattaforma per l’orientamento ed il supporto automatizzato alla ricerca lavoro per studenti di Jobiri.

Dalla sua nascita, il Giro dell’Italia che dona ha reso protagonisti oltre 132.600 studenti provenienti da 930 istituti, con la realizzazione di 827 elaborati artistici: numeri che testimoniano la crescita costante di una comunità educante impegnata nella diffusione della cultura del dono.

Le iscrizioni sono già aperte e la partecipazione è gratuita per le scuole di ogni ordine e grado. Le scuole possono consultare il regolamento 2026 e compilare il form di adesione; c’è tempo fino al 15 giugno per inviare i propri elaborati candidati al contest #DonareMiDona Scuole in occasione di #DonoDay2026. Il Giorno del Dono continua a crescere grazie alle scuole che scelgono di investire sul futuro attraverso i valori della solidarietà e della partecipazione. Tutte le informazioni su #DonoDay2026 sono disponibili su www.istitutoitalianodonazione.it.

Ente promotore: Istituto Italiano della Donazione nell’ambito del protocollo di intesa con il Ministero dell’Istruzione e del Merito e del protocollo di intesa con il Dipartimento per la Giustizia Minorile e di Comunità del Ministero della Giustizia. Con il patrocinio di: ANCI. Con il sostegno di:Fondazione CRC, Sogedai. Media Partner: Rai, 1 Caffè Onlus, Avvenire, Docenti Senza Frontiere, Famiglia Cristiana, InBlu2000, TV2000 e Play2000, Korazym, Ma Che Razza Di Umani, Radio Bullets, RMC101. Partner tecnici: Associazione Il Tarlo, Esse Due S.a.s., Fondazione Geronimo Stilton, Insolito Cinema. Partner progetto Osservatorio sul dono:ASSIF, Caritas Italiana, Centro Nazionale Trapianti, CMW, Eumetra, Ipsos Doxa, Istat, Scuola di Fundraising di Roma, Università LIUC, Walden Lab.

Papa Leone XIV invita i monegaschi a tenere lo sguardo fisso su Gesù

Nella tarda mattinata papa Leone XIV aveva incontrato i giovani ed i catecumeni nella chiesa di santa Devota, patrona del Principato di Monaco, e dopo aver ascoltato le testimonianze di alcuni giovani ha parlato di lei, come “giovane coraggiosa, che ha saputo testimoniare la sua fede di fronte alla violenza dei persecutori, fino al martirio. Il suo corpo, dalla Corsica, è provvidenzialmente arrivato fin qui, su quella che oggi è la costa monegasca”.

La sua vita è testimonianza capace di produrre ‘frutti’: “Volevano annientarla, cancellare ogni suo ricordo, e invece il suo sacrificio ha portato il messaggio di pace e d’amore del Vangelo ancora più lontano. Questo ci aiuta a riflettere sul fatto che il bene è più forte del male, anche quando, a volte, sembra nell’immediato avere la peggio. Non solo, ma ci ricorda anche che la testimonianza della fede è un seme che può raggiungere e fecondare cuori e luoghi lontani, ben oltre le nostre stesse aspettative e possibilità”.

Ed accanto a santa Devota ha proposto san Carlo Acutis: “In questa chiesa, recentemente, alla memoria della santa Martire Devota si è unita quella di san Carlo Acutis, altro giovane innamorato di Gesù, fedele all’amicizia con Cristo fino alla fine, pur in tempi e con modalità completamente diversi: nella carità, nell’apostolato sul web, di cui lo veneriamo patrono, e da ultimo nella malattia”.

Da qui l’invito ad imitarli: “Carissimi giovani, questi due santi ci incoraggiano e ci spingono a imitarli. Anche oggi, infatti, come è stato ricordato, la fede incontra sfide e ostacoli, ma nulla può offuscarne la bellezza e la verità. Ne sono prova i tanti uomini e donne di ogni età che, in numero crescente, desiderano conoscere il Signore e chiedono il Battesimo”.

E, citando il card. Martini, ha invitato i giovani a sperimentare l’amore di Dio: “Ma ciò che dà solidità alla vita è l’amore: l’esperienza fondamentale dell’amore di Dio, prima di tutto, e poi, di riflesso, quella illuminante e sacra dell’amore vicendevole. Ed amarsi, se da una parte richiede apertura a crescere e dunque a cambiare, dall’altra esige fedeltà, costanza, disponibilità al sacrificio nella quotidianità”.

Con l’amore di Dio l’inquietudine dei giovani si acquieta: “Solo così l’inquietudine trova pace (anche noi desideriamo la pace!) e si riempie il vuoto interiore di cui parlava Andreia, non con cose materiali e passeggere, nemmeno con i consensi virtuali di migliaia di like, o con appartenenze condizionanti, artificiali, a volte persino violente.

Da queste cose bisogna sgomberare la porta del cuore, perché l’aria sana e ossigenante della grazia possa tornare a rinfrescarne e vitalizzarne le stanze, e perché il vento forte dello Spirito Santo possa riprendere a gonfiare le vele della nostra esistenza, spingendola verso la felicità vera”.

Ecco l’invito a vivere la Settimana Santa, porta della Pasqua: “E se questo conta per la vita spirituale e per la preghiera, allo stesso modo vale per l’esercizio della carità… Le parole e i gesti della testimonianza e della speranza non si improvvisano e non ce li diamo da noi stessi: vengono da un profondo rapporto con Dio, in cui noi per primi troviamo le risposte fondamentali della vita. Se il canale del suo agire in noi è aperto, e se è aperto lo scambio reciproco, con cui facciamo di tale rapporto d’amore un dono comune e condiviso, possiamo avere fiducia che le parole giuste e la forza necessaria ad agire verranno, al momento opportuno”.

Ed ecco l’invito a vivere la frase di sant’Agostino (‘Ama e fa ciò che vuoi’) nella quotidianità: “Cari giovani, non abbiate paura di donare tutto, il vostro tempo, le vostre energie, a Dio e ai fratelli, di spendervi fino in fondo per il Signore e per gli altri. Solo così troverete un gusto sempre nuovo e un senso sempre più profondo nella vita. Il mondo ha bisogno della vostra testimonianza, per superare le derive del nostro tempo e affrontarne le sfide, e soprattutto per riscoprire il sapore buono dell’amore di Dio e del prossimo…

Portate il Vangelo nelle scelte del vostro lavoro, nell’impegno sociale e politico, per dare voce a chi non l’ha, diffondendo la cultura della cura. Fate di tutto un dono a Dio e vivete tutto come una missione, che vi vuole gli uni per gli altri amici in Cristo e fedeli compagni di cammino”.

Mentre nella celebrazione dell’Ora Media con la comunità cattolica il papa aveva evidenziato il dono della comunione: “Gesù Cristo, il giusto, intercedendo per l’umanità presso il Padre, ci riconcilia con Lui e tra di noi… Il suo tratto compassionevole e misericordioso lo rende ‘avvocato’ a difesa dei poveri e dei peccatori, non certo per assecondare il male, ma per liberarli dall’oppressione e dalla schiavitù e renderli figli di Dio e fratelli tra di loro.

Non è un caso che i gesti compiuti da Gesù non si limitano alla guarigione fisica o spirituale della persona, ma comprendono anche una dimensione sociale e politica importante: la persona guarita viene reintegrata, in tutta la sua dignità, nella comunità umana e religiosa dalla quale, spesso proprio per la sua condizione di malattia o di peccato, era stata esclusa”.

Ed ecco la Chiesa a difesa dell’umanità: “Penso allora a una Chiesa chiamata a farsi ‘avvocato’, cioè a difendere l’uomo: tutto l’uomo e tutti gli esseri umani. Si tratta di un cammino di discernimento critico e profetico teso a promuovere ‘uno sviluppo integrale dell’umanità, che ne rispetti la dignità e l’identità autentica, come anche il fine ultimo, che rimanda a un mistero di comunione piena col Dio Trinità e tra noi’.

Questo è il primo servizio che l’annuncio del Vangelo deve rendere: illuminare la persona umana e la società affinché, alla luce di Cristo e della sua Parola, scoprano la propria identità, il significato della vita umana, il valore delle relazioni e della solidarietà sociale, lo scopo ultimo dell’esistenza e il destino della storia”.

Quindi è stato un invito a tenere fisso lo sguardo su Gesù: “Carissimi, tenere lo sguardo fisso su Gesù Cristo, nostro avvocato presso il Padre, genera una fede radicata nel rapporto personale con Lui, una fede che si fa testimonianza, capace di trasformare la vita e rinnovare la società. Questa fede ha bisogno di essere annunciata con strumenti e linguaggi nuovi, anche digitali, e ad essa tutti devono essere introdotti e formati con continuità e creatività. Ciò vale in particolare per coloro che si stanno aprendo all’incontro con Dio, ai catecumeni e ai ricomincianti, verso i quali vi raccomando un’attenzione particolare”.

(Foto: Santa Sede)

Papa Leone XIV sottolinea l’importanza del dono degli organi

“Sono contento di accogliervi in occasione degli Stati generali della Rete trapiantologica nazionale, e ringrazio la Pontificia Accademia per la Vita che segue questo importante settore. La vostra presenza testimonia l’impegno di tanti operatori sanitari, professionisti e volontari, che, con competenza e dedizione, sono al servizio della vita umana nei momenti di maggiore fragilità”: incontrando i partecipanti dell’incontro promosso dal Centro nazionale per i trapianti, papa Leone XIV ha incoraggiato la ricerca scientifica del settore nel rispetto della dignità della persona.

L’udienza avviene nella ricorrenza della prima donazione italiana: “Voi ricordate una ricorrenza importante: infatti settant’anni fa avvenne la prima donazione italiana, quando il beato don Carlo Gnocchi chiese che le sue cornee fossero prelevate dopo la sua morte e trapiantate a due giovanissimi assistiti della sua Opera, i quali poterono tornare a vedere. Quel gesto, compiuto in un contesto ancora privo di una normativa organica, suscitò un’ampia riflessione nella società italiana e contribuì ad avviare un percorso di definizione legislativa”.

E’ stato un gesto molto importante anche per la Chiesa: “Proprio poche settimane dopo quel gesto di don Gnocchi, papa Pio XII offrì un primo orientamento morale su questi temi, riconoscendo la liceità del prelievo a fini terapeutici, nel rispetto della dignità del corpo umano e dei diritti delle persone coinvolte. Fin dall’inizio, dunque, la riflessione della Chiesa ha accompagnato lo sviluppo della medicina dei trapianti, riconoscendone il valore e indicando, insieme, i criteri etici necessari”.

Quindi la donazione degli organi riveste un momento importante per la Chiesa: “San Giovanni Paolo II, nell’enciclica ‘Evangelium vitae’, ha ricordato che tra i gesti che alimentano la cultura della vita ‘merita particolare apprezzamento la donazione di organi compiuta in forme eticamente accettabili’. Si tratta infatti di un’azione che unisce la generosità del dono alla responsabilità morale che lo accompagna.

Il Catechismo della Chiesa Cattolica afferma, a sua volta, che ‘la donazione di organi dopo la morte è un atto nobile e meritorio ed è da incoraggiare come manifestazione di generosa solidarietà richiamando al tempo stesso la necessità del consenso e il rispetto della dignità della persona. Occorre sempre vigilare per evitare ogni forma di mercificazione del corpo umano e garantire ai trapianti criteri giusti e trasparenti”.

Inoltre il trapianto richiama l’importanza della relazione: “La medicina dei trapianti ci ricorda che la relazione di cura, di fiducia e di responsabilità reciproca costituisce una condizione imprescindibile perché il trapianto possa realizzarsi. La possibilità stessa di salvare vite attraverso i trapianti dipende infatti dalla generosità dei donatori”.

Quindi il papa ha richiamato l’importanza della fraternità: “Papa Francesco ha sottolineato che la donazione non si esaurisce nella sua utilità sociale, pur così importante, ma si configura come espressione della fraternità universale. Ha ribadito inoltre che essa deve rimanere un atto gratuito, capace di testimoniare una cultura dell’aiuto, del dono, della speranza e della vita. E’ un richiamo quanto mai prezioso in un tempo in cui tutto rischia di essere valutato secondo la logica del prezzo, dell’efficienza o dell’interesse”.

E’ stato un incoraggiamento a proseguire nella ricerca: “Colgo a mia volta questa occasione per incoraggiare la ricerca scientifica, che continua ad aprire prospettive importanti per la medicina dei trapianti. Essa è chiamata a sviluppare soluzioni sempre più efficaci per rispondere al fabbisogno di organi e alle necessità dei pazienti, in un contesto in cui la domanda supera ancora di molto la disponibilità. E’ necessario che tale impegno proceda sempre insieme a una riflessione responsabile, affinché il progresso scientifico rimanga orientato al bene integrale della persona e al rispetto della sua dignità”.

E’ stato anche un incoraggiamento a sensibilizzare su tale tema: “Incoraggio infine le istituzioni e il mondo del volontariato a proseguire nell’opera di informazione e sensibilizzazione, perché possa crescere una cultura della donazione sempre più consapevole, libera e condivisa, capace di riconoscere in questo gesto un segno di solidarietà, di fraternità e di speranza”.

Mentre nei giorni precedenti era stato presentato dalla Pontificia Accademia per la Vita la versione aggiornata del documento ‘La prospettiva degli Xenotrapianti – Aspetti scientifici e considerazioni etiche’, che apre con cautela ma convinzione al trapianto di organi, tessuti o cellule tra specie diverse (principalmente da maiali geneticamente modificati a esseri umani) per rispondere alla cronica carenza di organi.

Infatti secondo il prof. Emanuele Cozzi, docente all’Università di Padova, nonostante i 170.000 trapianti effettuati nel mondo, si copre meno del 10% del fabbisogno reale: “Circa otto persone muoiono ogni giorno in attesa di un trapianto”, evidenziando come l’ingegneria genetica abbia compiuto passi ‘straordinari’ nel rendere gli organi suini compatibili con il sistema immunitario umano, superando anche i rischi di biosicurezza e trasmissione di infezioni. Mentre Daniel Hurst, esperto di xenotrapiantologia, ha ricordato come negli USA l’attesa media per un rene sia di 5 anni: “Siamo in una fase avanzata; dal 2022 sono partiti studi su pazienti per uso compassionevole che hanno dato risultati incoraggianti su cuore, rene e fegato”.

Mons. Renzo Pegoraro, Presidente della Pontificia Accademia per la Vita, ha spiegato il senso del contributo ecclesiale: “E’ una bella esperienza di dialogo interdisciplinare tra biologia, filosofia, etica e teologia. La Chiesa vuole offrire un contributo ai credenti e alla comunità scientifica su come continuare la ricerca in sicurezza, garantendo il benessere animale e la tutela del paziente… Occorre definire meglio le regole sui brevetti. Parliamo di organi per la cura: l’accesso deve essere garantito a chiunque ne abbia bisogno, evitando discriminazioni”.

(Foto: Santa Sede)

Commissione Teologica: la relazione è il futuro dell’umanità

“La recente accelerazione dello sviluppo tecnologico e i progressi della scienza hanno riattivato lo stupore di fronte alle grandi potenzialità dell’umanità e la percezione della sua grandezza. Eppure, non diminuisce lo sconcerto di fronte alla sua fragilità, soggetta alla morte e alla malattia, come ha dimostrato la pandemia del Covid-19, ma anche tentata dalla rassegnazione al male, che sembra inevitabile, delle guerre e dei conflitti, delle diseguaglianze e dell’indifferenza. Permane, dunque, l’ambivalenza di grandezza e fragilità, che non può essere negata”: così inizia il documento della Commissione Teologica Internazionale, ‘Quo vadis, humanitas?’, che riflette sulla ‘sfida epocale’ dell’antropologia cristiana nell’era dell’Intelligenza Artificiale, approvato da papa Leone XIV..

Il documento è un invito a leggere la complessità della contemporaneità senza ridurre alla semplificazione la realtà: “Occorre evitare ogni tentativo di semplificare questa ambivalenza, scegliendo una delle due parti: non si può censurare la fragilità e il limite naturali, esaltando solo la grandezza e la forza, magari affidandosi ciecamente ai risultati della ricerca tecnologica e delle scoperte scientifiche; ma non ci si deve neppure rassegnare a tutti i limiti e fragilità della vita, dimenticando le potenzialità inscritte nella nostra natura intelligente e spirituale. Proprio il compito, affidato a ciascuno, di plasmare con responsabilità la propria identità esige di non semplificare l’umano”.

Quindi l’essere umano è un dono, che si rinnova: “Essere una persona umana, con una dignità infinita, non è qualcosa che noi abbiamo costruito o acquistato, ma è frutto di un regalo gratuito che ci precede. E non è un dono che semplicemente si è ricevuto in passato, ma qualcosa che sussiste come dono in ogni circostanza della nostra esistenza, per sempre, diventando un compito intrasferibile.poveri,Appropriarsi di questo dono, dando forma alla propria identità, è l’avventura della vita, un compito da assumere in libertà e all’interno delle relazioni nelle quali conosciamo noi stessi, gli altri e la realtà e così possiamo dare il nostro contributo originale ed unnico alla storia umana, corrispondendo alla nostra vocazione. Il dono viene accolto all’interno di un ‘noi’, di una comunità a cui ciascuna persona appartiene e in cui si cresce”.

Questa dignità trova il culmine nella Pasqua: “L’esperienza religiosa e in particolare la fede cristiana propongono di abitare, senza semplificazioni, questa ambivalenza tra grandezza e limite dell’umano, leggendola alla luce della relazione originaria e fondante con Dio… Questo paradosso riceve luce definitiva dal mistero pasquale di Gesù Cristo, ove il limite, la finitezza e la caducità, ma anche il disordine introdotto dal peccato, sono superati dall’opera della grazia col dono della figliolanza divina, che ci rende partecipi della vita del Risorto, secondo il disegno del Padre e grazie al rinnovamento di tutte le cose nello Spirito”.

Il primo dei quattro capitoli del testo è dedicato allo sviluppo, caratterizzato da due poli: il transumanesimo e il postumanesimo. Il primo racchiude la volontà di migliorare concretamente, attraverso la scienza e la tecnologia, le condizioni di vita dei popoli, superando i loro limiti fisici e biologici. Il secondo vive il ‘sogno’ di sostituire addirittura l’umano, enfatizzando il cyborg, ovvero l’ibrido che rende fluido il confine tra l’uomo e la macchina. Tra questi due poli, si pone la fede cristiana che ‘spinge a cercare una sintesi’ delle tensioni umane in Cristo, il Figlio di Dio fattosi uomo, morto e risorto.

Dopo un rapido excursus sul rapporto tra sviluppo e tecnologia nel magistero più recente (da papa san Giovanni XXIII a papa Francesco), il documento si sofferma in particolare sulla tecnologia digitale, alla luce delle riflessioni di papa Leone XIV: “Il discernimento magisteriale riguardo allo sviluppo e alle sue ambivalenze riconosce anzitutto il valore positivo delle innovazioni tecnologiche che, ben usate, costituiscono una grande risorsa per l’umanità in tanti aspetti della civiltà e della cultura. Sembra perciò a molti che basterebbe distinguere tra applicazioni buone e positive e applicazioni nocive e pericolose, sul presupposto che la tecnologia non sia altro che uno strumento nelle nostre mani”.

Quindi la tecnologia coinvolge la vita: “Poiché si tratta di strumenti più connessi alla nostra autocomprensione, che vengono utilizzati per esprimere sé stessi nelle varie forme della comunicazione sociale, per plasmare le identità personali o collettive, per coltivare le relazioni con altri, ne deriva una più intima trasformazione. La tecnologia digitale non è più solo uno strumento, ma costituisce un vero e proprio ambiente di vita, con un suo modo di strutturare le attività umane e le relazioni… L’era digitale inaugura un nuovo orizzonte di senso in cui ci pensiamo e comunichiamo. Cambia pure la nozione di ciò che è universale, che rimanda meno all’idea di una natura comune quanto piuttosto a ciò che è condiviso nella connessione globale”.

Tale ‘rivoluzione’ informatica cambia anche la conoscenza: “La rivoluzione dell’informazione (‘infosfera’) cambia il modo di esercitare la conoscenza: non si tratta più di elaborare teorie per interpretare i dati e trovare soluzioni ai problemi, quanto piuttosto di stabilire correlazioni tra i dati e calcolare la percentuale di successo. Il rischio è che, in questo modo, si tenda a superare il sapere critico, mentre la delega di alcune operazioni come il calcolo, il ragionamento, la traduzione, potrebbe diminuire l’agilità mentale e la creatività del singolo”.

Per questo il documento mette in guardia dal possibile ‘potere’ dell’Intelligenza Artificiale: “Ma il pericolo maggiore è quello di ridurre l’orizzonte della conoscenza umana, delimitandola a quelle forme di sapere che corrispondono a ciò che l’IA può elaborare, con una forte ricaduta sull’ambiente educativo (nelle scuole e nelle università). Possono essere escluse, come non pertinenti, domande di senso e questioni etiche, ma anche questioni filosofiche (ontologiche) e teologiche. Così l’IA potrebbe decidere di fatto ciò che è consentito di sapere, relegando le altre questioni all’ambito soggettivo o a questioni di gusto”.

Ma è anche un’opportunità per la fede: “Le tecnologie digitali offrono molte opportunità alle religioni che mobilitano le risorse della comunicazione digitale a servizio della loro missione. La rete è oggi un ‘luogo’ dove si possono trovare molte proposte positive di vita religiosa e di vita cristiana, che facilitano conoscenza e informazione in modalità inimmaginabili fino a poco fa”.

Però c’è anche il rischio che la fede diventi slegata dalla realtà e molto emotiva: “Si può anche dubitare del carattere autenticamente ecclesiale di certa comunicazione cristiana nei social network, specie quando impiegata per alimentare polemiche, creare divisioni e persino distruggere la buona fama di altre persone. Inoltre, alcune di queste nuove pratiche spirituali online finiscono col produrre una metamorfosi nel modo di credere, poiché la tecnologia digitale ha una presa molto forte sull’immaginario religioso.

Non di rado, il risultato è un nuovo paradigma che ridefinisce le identità religiose: la tecnologia funge essa stessa anche da guida spirituale e mediatrice del sacro. In effetti, i devoti di varie religioni e i ricercatori spirituali spesso ripongono una fiducia indiscriminata nei motori di ricerca online, rendendo superflue le mediazioni umane del sacro, sostituite dal digitale. I casi estremi arrivano alle richieste di benedizioni e di esorcismi virtuali, allo spiritismo digitale e alle ‘false religioni’ tridimensionali”.

Ed ecco, in conclusione l’affidamento alla Madre di Dio: “Infatti, in Maria la Chiesa contempla ciò che tutti speriamo di essere: l’immagine di un essere umano nella sua pienezza. Nelle circostanze della sua vita, Maria realizza una sintesi che unisce la chiamata d’amore e la risposta libera; la vocazione personale e la missione sociale; l’identità filiale e la comunione fraterna; l’annuncio di Dio e il servizio agli altri esseri umani; l’obbedienza responsabile e il servizio generoso; l’accoglienza del dono e il donarsi gratuitamente; la gioia del canto e la serena meditazione sulla vita, l’appartenenza al proprio popolo e l’apertura a tutte le generazioni; l’accettazione dei propri limiti e la felicità della fede; il ‘sì’ affinché si compia la volontà di Dio e la sollecitudine affinché tutti facciano ciò che Gesù dirà loro. Maria ha accolto la sua vita come vocazione e così ha realizzato la propria identità personale nell’adempimento della missione affidatale, affinché si compisse il disegno d’amore di Dio Trinità per l’intera umanità”.

L’altra conclusione riguarda i poveri: “L’inarrestabile sviluppo tecnologico che prendiamo in considerazione in questo testo e che favorisce soprattutto quelli che hanno già molto potere, sfida a dirigere lo sguardo ai più poveri. Se questo sviluppo, come abbiamo visto, insieme alle ideologie che lo accompagnano, implica seri rischi, questi saranno ancora maggiori per i più deboli e indifesi, cioè per quelli che non contano nulla perché non servono agli ingranaggi dei più potenti.

Essi corrono il rischio di diventare materia di scarto, ‘danni collaterali’, spazzati via senza pietà… Da ciò scaturisce il dovere di stare particolarmente attenti (come umili sentinelle) alle conseguenze che possono avere i nuovi sviluppi della società per la vita degli ultimi. Nondimeno, a reagire con una parola profetica e un generoso coinvolgimento. Si gioca così l’autenticità della nostra fede e il valore umano della nostra vita”.

Mariano ha il suo pulmino: il primo passo della Fondazione Bambino Gesù del Cairo per il bambino affetto da patologia rara

Un nuovo capitolo di speranza si apre oggi per Mariano, il giovane calabrese di 12 anni la cui storia ha catturato l’attenzione dell’Italia intera. La Fondazione Bambino Gesù del Cairo Ets, presieduta da mons. Yoannis Lazhi Gaid, già segretario personale di Sua Santità Papa Francesco, ha reso operativo un pulmino attrezzato, pensato per offrire al bambino autonomia, mobilità e dignità quotidiana.

L’annuncio è stato diffuso tramite un videomessaggio, in cui mons. Gaid ha espresso profonda gratitudine verso tutti i sostenitori e i donatori che hanno reso possibile questa iniziativa.

Il pulmino, progettato con criteri di sicurezza, comfort e accessibilità, rappresenta un gesto concreto di solidarietà e inclusione, traducendo i valori umanitari della Fondazione in azioni tangibili. Grazie a questo mezzo, Mariano potrà affrontare le attività quotidiane con maggiore serenità, sperimentando autonomia e libertà di movimento nonostante le complessità della sua condizione, che lo porta a superare i 200 kg.

La Fondazione Bambino Gesù del Cairo ha ufficialmente adottato il caso di Mariano, assicurandogli un supporto continuativo, che include cure mediche, assistenza logistica e accompagnamento umano, confermando l’approccio multidisciplinare e di responsabilità sociale verso i bambini con esigenze speciali. La vicenda di Mariano, ampiamente raccontata dai media nazionali, costituisce un esempio concreto di come interventi mirati possano trasformare la vita dei minori affetti da patologie rare, sensibilizzando al contempo l’opinione pubblica e la comunità scientifica.

Un momento di particolare rilevanza nella storia del giovane calabrese è stato l’incontro con papa Leone XIV, accolto insieme a Monsignor Yoannis Lazhi Gaid. L’udienza ha rappresentato un significativo incoraggiamento per Mariano e la sua famiglia, sottolineando il valore simbolico e morale di gesti di sostegno così concreti.

Con il pulmino finalmente operativo, la Fondazione Bambino Gesù del Cairo conferma la sua missione: tradurre i principi di solidarietà, responsabilità sociale e cura sanitaria in azioni concrete, capaci di incidere profondamente sulla vita dei bambini più vulnerabili e sulle famiglie che li accompagnano.

Mariano potrà così vivere ogni giorno con maggiore autonomia e dignità, mentre l’iniziativa costituisce un modello esemplare di impegno umanitario e sensibilizzazione sociale, capace di coniugare attenzione medica, sostegno logistico e valore etico.

Riccardo Rossi: stare accanto a Biagio Conte grande dono per me

“Stare accanto a Fratel Biagio, quando faceva i digiuni-preghiera, è stato un grande dono per me, si vivevano tanti momenti che ricordavano pagine del Vangelo e talvolta dei veri e propri miracoli”: così all’Adnkronos, Riccardo Rossi, ex portavoce del missionario palermitano morto il 12 gennaio di tre anni fa.

“Quando nel maggio nel 2019 ha fatto il digiuno- preghiera in piazzetta Padre Pino Puglisi, zona Brancaccio, per non fare espellere dall’Italia il ghanese Paul, riceveva tante visite, ma una in particolare mi colpì molto- racconta -Fratel Biagio era disteso a terra, accanto alla statua di Padre Pino Puglisi e si avvicinarono a lui una madre con il figlio di circa 20 anni, tutti e due in lacrime. Il missionario li accolse, parlarono un po’ insieme e dopo si allontanarono confortati e sorridenti.

Fratel Biagio mi chiamò e mi chiese se volessi sapere cosa fosse successo e così mi raccontò: Io come sai vado spesso negli ospedali nei vari reparti per consolare e stare accanto a chi soffre; mentre mi trovavo in una stanza sono passato davanti al letto di un ragazzo in coma, l’ho sfiorato e ho pregato per lui. Questo ragazzo è quello che è venuto oggi con la madre, si era risvegliato dal coma, mi hanno ringraziato ma io ho detto che non avevo fatto niente, era stata solo opera di Gesù Cristo”.

“Questi e altri episodi li ho contemplati nel mio cuore, ora qualcuno lo sto raccontando, -spiega Riccardo Rossi, ora Piccolo Figlio della Divina Volontà-. Sono stato per diverso tempo accanto alla tomba dove sono conservate le spoglie terrestri di Fratel Biagio, nella chiesa ‘Casa di Preghiera per tutti i Popoli’ e qualche volta sono venute delle famiglie a pregare per il figlio in coma, forti di questo e altre grazie avvenute tramite Fratel Biagio quando era in vita, sperando nella guarigione.

A tal proposito Gesù, con i suoi nuovi eccessi d’amore che si trovano nel Libro di Cielo, volume 13, 6 giugno 1921, vergato dalla Serva di Dio Luisa Piccarreta ci dice: Figlia mia, il più grande miracolo che può operare la mia onnipotenza, è che un’anima viva del mio Fiat. Ti par poco che la mia Volontà santa, immensa, eterna, scenda in una creatura, e mettendo insieme la mia Volontà con la sua la sperdo in Me e mi fo Vita di tutto l’operato della creatura, anche delle più piccole cose?

Fratel Biagio – afferma Riccardo Rossi, giornalista- è stato il San Giovanni Battista dei nostri tempi, con la sua testimonianza ci ha presentato Gesù Cristo”.

(Tratto da AdnKronos)

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