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Il fatto non sussiste: la lotta per la vita

Due episodi hanno caratterizzato le discussioni della scorsa settimana, che possono essere riassunte in una mancanza di conoscenza, o meglio non rispetto della legge da parte di chi dovrebbe farle rispettare, che riguardano la vita. Il problema è che quando in questione è la vita si cercano molti escamotages per ucciderla, semplicemente per un vezzo ideologico, anche se i fatti non sussistono.

E’ il caso dei ‘taxi del mare’: nella settimana scorsa il tribunale di Trapani ha chiuso il caso delle ong che furono accusate di essere ‘taxi del mare’, in quanto il ‘fatto non sussiste’. I membri dell’equipaggio della nave della ong ‘Jugend Rettet’ erano stati accusati insieme ad altre persone di Msf e Save the Children di aver favorito l’immigrazione clandestina.

L’inchiesta era durata 4 anni: si basava sul racconto di alcuni addetti alla sicurezza imbarcati sulla nave di Save the Children, che rivelarono ad uomini dei servizi segreti come, in almeno tre occasioni, le Ong si fossero accordate con i trafficanti di esseri umani, simulando inesistenti situazioni di emergenza e arrivando persino a restituire i barconi agli scafisti. Qualche giornale, molto falsamente, arrivò a titolare in prima pagina ‘Patto tra l’ong egli scafisti’.

La formula assolutoria ha affermato che i fatti non sono stati dimostrati, tantoché Raffaela Milano, portavoce di ‘Save The Children’, ha definito storica la sentenza: “Questa sentenza restituisce il senso di un lavoro che è stato colpito da accuse ignobili e segna un passaggio fondamentale perché ci dice che il soccorso in mare non può essere messo al secondo posto. Speriamo solo che apra una fase nuova per tutta Europa”.

Stesso tenore è stata la nota di ‘Medici senza Frontiere’: “Dopo 7 anni di false accuse, slogan infamanti ed una plateale campagna di criminalizzazione delle organizzazioni impegnate nel soccorso in mare, cade la maxi-inchiesta avviata dalla Procura di Trapani nell’autunno 2016, la prima della triste epoca di propaganda che ha trasformato i soccorritori in ‘taxi del mare’ ed ‘amici’ dei trafficanti”.

Il ‘fatto non sussiste’ ugualmente per la polemica dell’aborto e l’applicazione della legge 194/78, anche se le misure sull’aborto non hanno niente a che vedere con il pnrr, in quanto la vita non è mercimonio, ma l’emendamento che affida alle Regioni la possibilità di ‘avvalersi nei consultori di soggetti del terzo settore con qualificata esperienza nel sostegno alla maternità’, non dice nulla di nuovo rispetto alla legge, che riconosce che lo “Stato  garantisce  il  diritto  alla  procreazione  cosciente e responsabile,  riconosce  il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio…

Lo Stato, le regioni e gli enti locali, nell’ambito delle proprie funzioni e competenze, promuovono   e sviluppano i servizi socio-sanitari, nonché altre iniziative necessarie per evitare che l’aborto sia usato ai fini della limitazione delle nascite”.

Per questo la legge prescrive da parte dello Stato il dovere di rimuovere, quando possibile, cause e circostanza che impediscono la maternità alle donne, garantendo un diritto alla vita del nascituro e un dovere dello Stato di aiutare le donne che vogliano proseguire la gravidanza: “Il consultorio e la  struttura  socio-sanitaria,  oltre  a dover garantire i necessari accertamenti medici, hanno il compito in ogni caso, e specialmente quando la richiesta di interruzione della gravidanza sia motivata dall’incidenza delle condizioni economiche, o sociali, o familiari sulla salute della gestante, di esaminare con la donna e con il padre del concepito, ove la donna lo consenta, nel rispetto della  dignità e della  riservatezza della donna e della persona indicata come padre del concepito, le possibili soluzioni dei problemi proposti, di aiutarla a rimuovere le cause che la porterebbero alla interruzione della gravidanza, di metterla in grado di far valere i suoi diritti di lavoratrice e di madre, di promuovere ogni opportuno intervento atto a sostenere la donna, offrendole tutti gli aiuti necessari sia durante la gravidanza sia dopo il parto”.

Inoltre è la legge che disciplina convenzioni con il Terzo Settore: “I  consultori sulla base di appositi  regolamenti o convenzioni possono avvalersi, per i fini previsti dalla  legge, della collaborazione  volontaria  di idonee formazioni sociali di base e di associazioni del volontariato, che possono  anche aiutare la maternità difficile dopo la nascita”.

Tutto il resto sono parole al vento che uccidono la vita e lo Stato non può permettersi di uccidere, andando contro le leggi che emana!   

Paolo Curtaz si racconta attraverso la Parola di Dio

‘La parola mi racconta. Storia di un’anima in cammino’; nella forma del dialogo con Natale Benazzi, Paolo Curtaz, teologo e ‘cercatore di Dio’, racconta la sua storia personale, dalla prospettiva di una costante, sempre presente: la dedizione alla Parola di Dio come filo rosso che ha accompagnato il tempo della sua vocazione sacerdotale, la crisi della stessa, con l’abbandono dell’attività ministeriale, e la seguente opera di evangelizzazione attraverso le proposte di lectio divina, gli incontri personali e i media. La Parola di Dio è sempre rimasta nel percorso di Curtaz l’elemento di continuità, cui negli ultimi anni si è aggiunto anche il tema della sofferenza, offrendo una visione ulteriore in questo suo vero e proprio cammino vocazionale alla ricerca dell’essenziale.

Cosa racconta la Parola di Dio?
“La Parola di Dio racconta d’amore tra Dio ed il popolo di Israele e verso tutta l’umanità. Questo racconto passa attraverso il racconto di migliaia di persone, che sono state scelte per fare arrivare ad ogni uomo ed ad ogni donna la parola che Dio ha su di noi”.

Per quale motivo la Parola di Dio è sempre stata una costante nella sua vita?
“Fin dai primi passi della mia conversione, quando ero poco più che adolescente e credevo di essere ateo (ma non lo ero affatto), ho trovato persone (sacerdoti in particolare) che mi hanno aiutato a fare la ‘lectio divina’, cioè ad accostarmi alla Parola di Dio come qualcosa di vivo, che mi riguardava. Meditando la Parola di Dio e facendo una lettura orante in comunione con la Chiesa, ho veramente scoperto il volto di Dio, Padre di Gesù: questa Parola ispirata dallo Spirito Santo e pregata nello Spirito Santo mi ha aiutato tantissimo nel mio percorso di vita”.

In quale modo la fede è capace di parlare a chi è in ricerca?
“La fede è fiducia; è un affidarsi nei confronti di Dio, che si è manifestato come Qualcuno di affidabile e merita la nostra fiducia. Leggendo le testimonianze di chi ha vissuto questa fede possiamo far emergere in noi la scintilla dello Spirito Santo e metterci alla ricerca del senso della vita, in quanto Dio è ‘accessibile’, ma ‘nascosto’; è un Dio che non si impone, ma si fa trovare”.

Come è possibile raccontare la Parola di Dio nella sofferenza?
“La Bibbia ha un approccio particolarissimo nei confronti della sofferenza. Possiamo trovare le intuizioni e le riflessioni che si facevano in altre culture, cioè la sofferenza come punizione divina; oppure sofferenza come ‘messa alla prova’. Giobbe si rifiuta di ragionare a livello teologico e disprezza i ragionamenti in punta di fioretto chi vuole difendere Dio. Alla fine questa sua esperienza drammatica di sofferenza ed anche di ribellione, addirittura di bestemmia, lo porterà a conoscere Dio faccia a faccia. Quando c’è, Dio da accusato diventa accusatore e mette Giobbe davanti al grande mistero dell’universo, in cui la sofferenza del singolo ha una ragione di cui noi non riusciamo a comprendere”.

Come si diventa ‘cercatori’ di Dio?
“Si diventa cercatori di Dio quando resti affascinato da una testimonianza, da una comunità, da un libro, da un ritiro spirituale o da un pellegrinaggio e senti dentro questo desiderio di cercare. Viviamo in un contesto, tutto sommato, cattolico. Però altro è vivere la fede ‘popolare’; altro è diventare discepolo. Credo che sia una grande sfida in questo momento in Italia fare questo salto, cioè tornare a capire che il percorso cristiano è un percorso di conoscenza di Dio ed è una ricerca che passa attraverso la meditazione della Parola di Dio ed attraverso l’esperienza della comunità l’accoglienza dei sacramenti che Dio ci ha lasciato per raggiugerLo e dura per tutta la vita. Siamo per sempre ricercatori di Dio, perché la nostra ricerca è ‘già e non ancora’”.

Per quale motivo è un evangelizzatore ‘free lance’?
“E’ una definizione che ho usato molti anni fa nel mio percorso di vita un po’ particolare. Ho desiderato mettere a disposizione quello che io sono e la mia esperienza di fede a chi nella Chiesa vuol fare questo percorso. Sono free lance, perché non sono legato in particolare ad una Chiesa locale, ad un movimento o congregazione, ma sono un battezzato all’interno della Chiesa. Oggi, poi, dopo il Sinodo ancora in corso, piace definirmi missionario digitale”.

(Foto: Edizioni San Paolo)

Quarta Domenica di Pasqua: Io sono il buon Pastore

Chi è Gesù? Domanda legittima alla quale un giorno l’apostolo Pietro aveva risposto: ‘Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente’; domanda alla quale oggi Gesù stesso risponde affermando: ‘Io sono il buon Pastore’: immagine suggestiva quella del ‘Pastore buono’ che conosce le sue pecorelle, le chiama per nome, le conduce fuori e le pecore lo seguono perché riconoscono la sua voce. Pastore ‘buono’ non perché paziente e delicato con le sue pecorelle o agnelli, ma pastore vero ed autentico perché difende, conosce, ama le sue pecorelle e si contrappone al mercenario, che segue le pecore solo per la mercede, il salario, lo stipendio.

Gesù conosce le sue pecorelle una per una  e queste riconoscono Lui; per Gesù infatti non siamo una massa, una moltitudine, ma siamo persone ognuna con la propria storia e Gesù ci ama ed è pronto a dare la vita per ciascuno: l’amore per le sue pecore lo porta a morire in croce per loro, il tratto specifico che lo caratterizza come pastore buono è quello di ‘dare la vita per le pecore’. Il mercenario, colui che va dietro le pecore per la mercede pattuita, per il salario se vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge; il lupo le rapisce e le disperde, il vero Pastore dà la vita per le sue pecore, ha interesse di farle crescere sane  e sicure.

Ecco perché Gesù aggiunge: ‘Ho altre pecore che non appartengono a questo recinto: anche quelle io devo guidare; ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge e un solo pastore’. Davanti allo sguardo di Cristo Gesù è presente l’esperienza drammatica di una moltitudine di persone ‘stanche e sfinite come pecore senza pastore’. Da qui l’invito alla preghiera: ‘Pregate, Egli dice, il padrone della messe perché mandi operai nella sua messe’; con la preghiera occorre anche l’azione.

Gesù infatti non solo prega, ma chiama gli Apostoli, li forma alla sua scuola per ben tre anni, li invia poi ad annunciare il Vangelo: ‘Come il Padre ha mandato me, io ora mando voi’. Ieri come oggi Gesù chiama giovani ed adulti all’apostolato attivo; invita ad impegnarsi  a seguirlo in modo totale: ‘Non abbiate paura; non vi lascio soli’. Gesù conosce le difficoltà dell’apostolato e dona ai ‘chiamati’ forza e coraggio per superarle.

Egli è quel pastore buono che vive ed attua il programma a cui fa riferimento papa Francesco  nell’enciclica ‘Fratelli tutti’: vivere e scoprire l’affascinante vocazione ricevuta ciascuno di noi nel Battesimo: la chiamata alla vera libertà che ci rende figli di Dio e fratelli e sorelle tra di noi. Chi è allora Gesù? Egli è il vero buon Pastore che offre la vita per le sue pecore; nessuno, Egli dice, me la toglie, ma la offro io da me stesso.

2.000 anni di cristianesimo ci hanno fatto incontrare capi di popolo che hanno mandato allo sbaraglio, al macello grandi masse di gente; agitatori politici che si sono insanguinati le mani, sotto l’egida di ideali veri o presunti, ma nessuno ha preferito sacrificare se stesso per il bene del popolo; il primo dovere del vero Pastore, sull’esempio di Gesù, è conoscere il proprio gregge, è custodire il gregge nella piena consapevolezza che comandare, guidare un popolo significa ‘servire il popolo’, come ha fatto Gesù, pronto anche a lavare i piedi ai suoi: ‘Mi chiamate Signore e Maestro e dite bene perché lo sono’, ma io vi ho lavato i piedi, vi ha dato l’esempio: ‘Come ho fatto io, fate voi’.

Con Cristo Gesù si viene ad instaurare l’era nuova, l’era dei figli di Dio, l’era della vera libertà. I dominatori oggi spesso concepiscono il rapporto con i sudditi in chiave di dominio e di sfruttamento: spremere dai sudditi tutto il possibile, come si spreme dalle pecore il latte, la carne, la lana lasciando le pecore sempre più deboli, malate, ferite per poterle meglio dominare. Questi sono falsi pastori, ladri e delinquenti; veri mercenari ai quali importa solo il loro tornaconto e non il bene delle pecore, del popolo: questo è quel quadro amaro del dominio dell’uomo sull’uomo radicato sull’orgoglio diabolico.

Il buon Pastore ci insegna: ‘Tra di voi chi comanda sia il servitore di tutti’. La Chiesa è chiamata a svolgere nel mondo le stesse funzioni di Cristo buon pastore. Il Padre celeste per realizzare la nostra felicità ha inviato Gesù, che nel Battesimo ci ha costituiti figli di Dio e lo siamo realmente; viviamo allora da figli di Dio, operiamo la nostra ‘conversione’ perché amore con amore si paga.

Troveremo Gesù con la braccia aperte ad accoglierci, come pecore del grande gregge del Signore. Ascoltiamo la sua voce   ed assicureremo per noi un posto nel regno dei cieli. La Madonna ci aiuti a seguire sempre Gesù, buon pastore., per cooperare alla sua missione di gioia, di pace, di salvezza.        

Papa Francesco: trasmettere la storia è vita

“Sono lieto di potervi accogliere in questa ‘Città’ vaticana che, come quelle che rappresentate, conserva una ricca eredità di cui siamo custodi”: oggi papa Francesco ha ricevuto in udienza i membri del gruppo ‘Ciudades Patrimonio de la Humanidad’, fondato in Spagna nel 1993 mettendo in rete le città dichiarate patrimonio mondiale dell’umanità, ed è riconosciuto anche a livello governativo.

Nell’incontro il papa ha sottolineato la responsabilità e la vocazione delle città culturali:”In questo senso penso che il nostro interesse per il patrimonio non possa rimanere nell’ambito artistico-culturale, ma debba avere una prospettiva più ampia, abbracciando l’integrità della persona che riceve questa eredità e delle persone che ce la hanno trasmessa. Le situazioni storiche (con le loro luci e ombre) ci parlano di uomini e donne veri, di sentimenti autentici, che dovrebbero essere per noi lezioni di vita, più che pezzi da museo”. S

Infatti le città sono state fondate per la trasmissione di cultura e di fede: “Sono le sofferenze e i desideri delle persone che hanno costruito le loro città nel corso del tempo, la mescolanza di culture e civiltà che si sono verificate in esse e, naturalmente, la loro fede in Dio, che fa battere i loro cuori con passione. Chiedo al Signore che, insieme alla bellezza delle loro città, conceda loro la grazia di trasmettere la fede, la speranza e la carità della loro gente”.

Tutto ciò permette di trasmettere la storia: “La contemplazione dei diversi monumenti permetta sia a chi li abita, sia a chi li visita, di riconsiderare la prudenza e la forza che ne hanno reso possibile la realizzazione. Si sentano interpellati dagli insegnamenti di giustizia e di temperanza che ogni situazione storica contiene. Parleremo così di città, di persone, di una storia non contemplata, ma realizzata, con un occhio al passato e un altro al futuro, per avere sempre le mani sul presente che ci interroga ogni giorno”.

Mentre ai membri del Consiglio Nazionale del Movimento Adulti Scout Cattolici Italiani (MASCI), in occasione del 70^ anniversario dalla fondazione, il papa ha sottolineato il titolo dell’incontro, ‘Più vita alla vita’: “Lo avete voluto incarnare in alcuni progetti-simbolo da realizzare: donare una culla termica al Centro di Primo Soccorso e Accoglienza di Lampedusa; costruire una falegnameria nautica in Zambia; e piantare un bosco ad Argenta, in Romagna”.

E la vita è un valore fondamentale, offrendo una riflessione sulla natalità: “Primo: la culla, che ci ricorda l’amore per la vita che nasce. Viviamo in un tempo di drammatica denatalità. L’età media degli italiani è 46 anni, l’età media degli albanesi è 23: questo ci fa capire. Una drammatica denatalità in cui l’uomo sembra aver smarrito il gusto del generare e del prendersi cura dell’altro, e forse anche il gusto di vivere. Una culla simboleggia invece la gioia per un bimbo che viene alla luce, l’impegno perché possa crescere bene, l’attesa e la speranza per ciò che potrà diventare”.

La culla è attenzione per ogni vita: “La culla ci parla della famiglia, nido accogliente e sicuro per i piccoli, comunità fondata sulla gratuità dell’amore; ma anche, di riflesso, ci parla di attenzione per la vita in ogni sua fase, specialmente quando il passare degli anni o le asperità del cammino rendono la persona più vulnerabile e bisognosa. Ed è significativo, in questo senso, il fatto che il vostro dono sia destinato al Centro di Primo Soccorso e Accoglienza di Lampedusa: ciò sottolinea ulteriormente che l’amore per la vita è sempre aperto e universale, desideroso del bene di tutti, al di là della provenienza o di qualsiasi altra condizione”.

La seconda iniziativa messa in campo dal Masci è la falegnameria, che richiama la famiglia di Nazaret: “La falegnameria è un simbolo caro a noi cristiani, perché il Figlio di Dio l’ha scelta come luogo in cui prepararsi alla sua missione di salvezza nel suo villaggio, a Nazaret, lavorando umilmente ‘con mani d’uomo’. In un mondo in cui si parla tanto, forse troppo, di fabbricare armi per fare la guerra… essa ci rimanda alla vocazione fondamentale dell’uomo di trasformare i doni di Dio non in mezzi di morte, ma in strumenti di bene, nell’impegno comune di costruire una società giusta e pacifica, dove a tutti sia data la possibilità di una vita dignitosa. La dignità della vita: lavorare per la dignità della vita”.

Ed infine il bosco: “Esso ci ricorda la nostra responsabilità per la casa comune, che il Creatore ha affidato alle nostre mani. Il rispetto, l’amore e il contatto diretto con la natura sono caratteristiche peculiari dello scoutismo, fin dalle sue origini. E sono valori di cui abbiamo tanto bisogno oggi, mentre ci scopriamo sempre più impotenti di fronte alle conseguenze di uno sfruttamento irresponsabile e miope del pianeta, prigionieri di stili di vita e comportamenti tanto egoisticamente sordi ad ogni appello di buon senso, quanto tragicamente autodistruttivi; insensibili al grido di una terra ferita, come pure alla voce di tanti fratelli e sorelle ingiustamente emarginati ed esclusi da un’equa distribuzione dei beni”.

Tutto ciò è stato realizzato per ricordare don Giovanni Minzoni: “Egli è stato un parroco coraggioso che, in un contesto di violenta e prepotente ostilità, si è battuto, anche attraverso lo scoutismo, per formare i suoi giovani ‘a una solida vita cristiana e a un conseguente impegno per la trasformazione della società’. Anche questo è un richiamo importante a quell’ecologia integrale che, partendo dal farsi carico delle emergenze climatiche e ambientali, amplia la propria riflessione considerando, a monte, il ‘posto specifico che l’essere umano occupa in questo mondo e le sue relazioni con la realtà che lo circonda’”.

La storia di Sophia

Sophia è morta di tumore cerebrale all’età di 8 anni. I genitori non si aspettavano una cosa del genere. Prima pensavano si trattasse di una influenza perché, appena si svegliava e si sedeva sul letto, la bambina vomitava sempre. La sua malattia toglieva i sentimenti dal cuore, a detta della madre, Maria. Dopo aver affrontato diversi ricoveri all’ospedale Bambin Gesù di Roma, i medici avevano prospettato una possibile cefalea infantile.

I vescovi europei: l’aborto non è un diritto

“La promozione delle donne e dei loro diritti non è legata alla promozione dell’aborto. Lavoriamo per un’Europa in cui le donne possano vivere la loro maternità liberamente e come un dono per loro e per la società e in cui l’essere madre non sia in alcun modo una limitazione per la vita personale, sociale e professionale. Promuovere e facilitare l’aborto va nella direzione opposta alla reale promozione delle donne e dei loro diritti”: con questa nota del Comece, che è il coordinamento degli episcopati cattolici dei 27 Paesi membri Ue, arriva un ammonimento al Parlamento europeo per ribadire che l’aborto non è un diritto e non può essere inserito in qualsiasi Costituzione.

Riprendendo la dichiarazione ‘Dignitas infinita’ i vescovi europei hanno ribadito che la vita è un diritto fondamentale da tutelare: “L’aborto non potrà mai essere un diritto fondamentale. Il diritto alla vita è il pilastro fondamentale di tutti gli altri diritti umani, in particolare il diritto alla vita delle persone più vulnerabili, fragili e indifese, come il bambino non ancora nato nel grembo della madre, il migrante, l’anziano, la persona con disabilità e il malato”.

Inoltre i vescovi della Comece ricordano un principio dell’Europa comunitaria, che consiste nella non imposizioni ideologiche sulla persona e sulla famiglia: “L’Unione europea deve rispettare le diverse culture e tradizioni degli Stati membri e le loro competenze nazionali. L’Unione europea non può imporre ad altri, all’interno e all’esterno dei suoi confini, posizioni ideologiche sulla persona umana, sulla sessualità e sul genere, sul matrimonio e sulla famiglia…”.

Quindi la nota si conclude con un monito al rispetto dei diritti scritti nelle Costituzioni dei singoli Stati: “La Carta dei diritti fondamentali dell’UE non può includere diritti che non sono riconosciuti da tutti e che sono divisivi. Non esiste un diritto riconosciuto all’aborto nel diritto europeo o internazionale e il modo in cui questo tema è trattato nelle Costituzioni e nelle leggi degli Stati membri varia notevolmente.

Come afferma il suo preambolo, la Carta deve rispettare la ‘diversità delle culture e delle tradizioni dei popoli d’Europa’, nonché i diritti derivanti in particolare dalle tradizioni costituzionali e dagli obblighi internazionali comuni agli Stati membri”.

Papa Francesco: condividere la gioia della Pasqua

“Oggi, Lunedì dell’Ottava di Pasqua, il Vangelo ci mostra la gioia delle donne per la risurrezione di Gesù: esse, dice il testo, abbandonarono il sepolcro con ‘gioia grande’ e ‘corsero a dare l’annuncio ai suoi discepoli’. Questa gioia, che nasce proprio dall’incontro vivo con il Risorto, è un’emozione prorompente, che le spinge a diffondere e raccontare ciò che hanno visto”: iniziando la recita del ‘Regina Caeli’, che accompagnerà la Chiesa nel periodo pasquale papa Francesco ha invitato ad alimentare la gioia della Pasqua.

La condivisione della gioia è sempre meravigliosa: “Condividere la gioia è un’esperienza meravigliosa, che impariamo fin da piccoli: pensiamo a un ragazzo che prende un bel voto a scuola e non vede l’ora di mostrarlo ai genitori, o a un giovane che raggiunge i primi successi sportivi, o a una famiglia in cui nasce un bambino. Proviamo a ricordare, ciascuno di noi, un momento tanto felice che era persino difficile esprimerlo a parole, ma che abbiamo desiderato raccontare subito a tutti!”

Quindi la gioia delle donne nel giorno di Pasqua è una notizia che ha cambiato la vita: “Ecco, le donne, il mattino di Pasqua, vivono quest’esperienza, ma in un modo molto più grande. Perché? Perché la risurrezione di Gesù non è solo una notizia stupenda o il lieto fine di una storia, ma qualcosa che cambia la nostra vita completamente e la cambia per sempre!”

E’ una nuova visione che dà speranza: “E’ la vittoria della vita sulla morte, questa è la resurrezione di Gesù. E’ la vittoria della speranza sullo sconforto. Gesù ha squarciato il buio del sepolcro e vive per sempre: la sua presenza può riempire di luce qualsiasi cosa. Con Lui ogni giorno diventa la tappa di un cammino eterno, ogni ‘oggi’ può sperare in un ‘domani’, ogni fine in un nuovo inizio, ogni istante è proiettato oltre i limiti del tempo, verso l’eternità”.

E’ un invito a condividere questa gioia della Resurrezione, che si sperimenta quotidianamente: “Fratelli, sorelle, la gioia della Risurrezione non è qualcosa di lontano. E’ vicinissima, è nostra, perché ci è stata donata nel giorno del Battesimo. Da allora anche noi, come le donne, possiamo incontrare il Risorto ed Egli, come a loro, ci dice: ‘Non temete!’.

Fratelli e sorelle, non rinunciamo alla gioia della Pasqua! Ma come alimentare questa gioia? Come hanno fatto le donne: incontrando il Risorto, perché è Lui la fonte di una gioia che non si esaurisce mai. Affrettiamoci a cercarlo nell’Eucaristia, nel suo perdono, nella preghiera e nella carità vissuta! La gioia, quando si condivide, aumenta. Condividiamo la gioia del Risorto”.

Mentre a conclusione della recita del ‘Regina Caeli’ il papa ha pregato per la pace: “Rinnovo a tutti gli auguri pasquali e ringrazio di cuore coloro che, in diversi modi, mi hanno inviato messaggi di vicinanza e di preghiera. A queste persone, famiglie e comunità giunga il dono della pace del Signore Risorto. E vorrei che questo dono della pace arrivasse là dove più ce n’è bisogno: alle popolazioni stremate dalla guerra, dalla fame, da ogni forma di oppressione”.

La resurrezione è un avvenimento che cambia la vita è stato il filo conduttore dell’omelia della veglia pasquale del vescovo di Macerata, mons. Nazzareno Marconi: “Cosa sia stata la resurrezione, lo raccontano i testimoni di cui ci parla il Vangelo. Ed è bene guardarli questi testimoni: Maddalena era una donna salvata da Gesù, che a lui doveva la sua vita nuova e una rinnovata dignità donata dal suo perdono.

Che lei dica in giro che Gesù le è apparso vivo dopo la sua morte in croce, potrebbe essere una allucinazione creata dall’amore e dal dolore, ambedue infiniti, che avevano scavato il cuore. Questo, infatti, è ciò che subito pensano i dodici Apostoli. Che creda nella resurrezione il giovane apostolo Giovanni, poco più che adolescente, grande sognatore come tutti giovani, non è ancora una prova solida del fatto”.

Quindi la resurrezione è la prova che Dio non abbandona il mondo al male: “Questo fatto, che ha dato prova certa dell’inizio del Regno di Dio, è stata la resurrezione di Gesù. C’è un mondo nuovo, una vita nuova, la vita della resurrezione, che ci attende.

Se lo crediamo, la vita da oggi cambia prospettiva: non si pesa più sulla bilancia della ricchezza, del successo, del potere. Queste sono tutte cose che finiranno. La vita si pesa e si giudica invece, su quello che resterà nella vita risorta, e che sarà per sempre: la giustizia, l’amore, la pace”.

Ugualmente dalla diocesi di Arezzo, mons. Andrea Migliavacca, si è soffermato sulle parole dell’Angelo rivolte a Maria Maddalena: “La domanda rivolta alla donna, alla Maddalena però le apre pian piano gli occhi per riconoscere in quel giardiniere il Signore, l’amico risorto, vivo. Allora è chiaro perché quella domanda. La Maddalena ha davanti il risorto, Gesù vivente e allora perché piange? Perché non lo riconoscere? Se c’è Lui, vivo, non si può piangere”.

Le parole dell’Angelo sono invito a non aver paura della vita: “E’ un annuncio che penetra nella nostra vita; noi abbiamo questa notte davanti, in mezzo a noi il Risorto, colui che ha vinto la morte con la sua morte. E allora: perché piangete?

E’ un annuncio di vita, come quello che ha accompagnato tutte le pagine bibliche proclamate, che ora celebriamo in questa veglia, nei segni della luce e del cero pasquale, nell’acqua che salva nel battesimo, nel pane spezzato presenza tra noi del Risorto. E questo annuncio viene a visitarci, si diffonde il tutto il mondo e allora ci chiede: Perché piangi?”

A tale domanda la risposta è un invito alla gioia: “Anche noi, come la Maddalena, apriamo gli occhi e possiamo vedere Lui, il Risorto, i segni della sua presenza e del suo amore, allora ci si può asciugare le lacrime e contemplare il trionfo della vita, il Vivente tra noi, la promessa di vita eterna per tutti. Accadrà a noi come ai discepoli che lo vedranno, lo incontreranno vivo e, dice il vangelo, ‘gioirono al vedere il Signore’. Non più lacrime, ma la gioia”.

Papa Francesco: Cristo è via nuova per il mondo

“Oggi risuona in tutto il mondo l’annuncio partito duemila anni fa da Gerusalemme: Gesù Nazareno, il crocifisso, è risorto!”: nella benedizione ‘Urbi et Orbi’ di Pasqua papa Francesco ha raccontato lo stupore delle donne davanti ad una pietra che non chiude più il sepolcro dove era Gesù. Uno stupore che rivive ancora oggi davanti ai ‘massi’ posti nel mondo, come quello delle guerre:

“La Chiesa rivive lo stupore delle donne che andarono al sepolcro all’alba del primo giorno della settimana. La tomba di Gesù era stata chiusa con una grossa pietra; e così anche oggi massi pesanti, troppo pesanti chiudono le speranze dell’umanità: il masso della guerra, il masso delle crisi umanitarie, il masso delle violazioni dei diritti umani, il masso della tratta di persone umane, e altri ancora. Anche noi, come le donne discepole di Gesù, ci chiediamo l’un l’altro: Chi ci farà rotolare via queste pietre?”

Ma la Pasqua cambia la prospettiva: “Ed ecco la scoperta del mattino di Pasqua: la pietra, quella pietra così grande, è stata già fatta rotolare. Lo stupore delle donne è il nostro stupore: la tomba di Gesù è aperta ed è vuota! Da qui comincia tutto. Attraverso quel sepolcro vuoto passa la via nuova, quella che nessuno di noi ma solo Dio ha potuto aprire: la via della vita in mezzo alla morte, la via della pace in mezzo alla guerra, la via della riconciliazione in mezzo all’odio, la via della fraternità in mezzo all’inimicizia”.

Gesù è vivo ed apre la strada verso il Paradiso: “Fratelli e sorelle, Gesù Cristo è risorto, e solo Lui è capace di far rotolare le pietre che chiudono il cammino verso la vita. Anzi, Lui stesso, il Vivente, è la Via: la Via della vita, della pace, della riconciliazione, della fraternità. Lui ci apre il passaggio umanamente impossibile, perché solo Lui toglie il peccato del mondo e perdona i nostri peccati. E senza il perdono di Dio quella pietra non si toglie. Senza il perdono dei peccati non si esce dalle chiusure, dai pregiudizi, dai sospetti reciproci, dalle presunzioni che sempre assolvono sé stessi e accusano gli altri. Solo Cristo Risorto, donandoci il perdono dei peccati, apre la via per un mondo rinnovato”.

Lui apre la porta della vita, chiusa dai conflitti: “Solo lui ci apre le porte della vita, quelle porte che continuamente chiudiamo con le guerre che dilagano nel mondo. Oggi volgiamo anzitutto lo sguardo verso la Città Santa di Gerusalemme, testimone del mistero della passione, morte e risurrezione di Gesù e a tutte le comunità cristiane della Terra Santa”.

Ed il pensiero corre alle vittime dei conflitti: “Il mio pensiero va soprattutto alle vittime dei tanti conflitti che sono in corso nel mondo, a cominciare da quelli in Israele e Palestina, e in Ucraina. Cristo Risorto apra una via di pace per le martoriate popolazioni di quelle regioni. Mentre invito al rispetto dei principi del diritto internazionale, auspico uno scambio generale di tutti i prigionieri tra Russia e Ucraina: tutti per tutti!”

Un appello in cui ha chiesto pace per la Terra Santa: “Inoltre, faccio nuovamente appello a che sia garantita la possibilità di accesso agli aiuti umanitari a Gaza, esortando nuovamente a un pronto rilascio degli ostaggi rapiti il 7 ottobre scorso e a un immediato cessate-il-fuoco nella Striscia. Non permettiamo che le ostilità in atto continuino ad avere gravi ripercussioni sulla popolazione civile, ormai stremata, e soprattutto sui bambini”.

Ed ha ribadito che la guerra è assurda: “Quanta sofferenza vediamo negli occhi dei bambini: hanno dimenticato di sorridere quei bambini in quelle terre di guerra! Con il loro sguardo ci chiedono: perché? Perché tanta morte? Perché tanta distruzione? La guerra è sempre un’assurdità, la guerra è sempre una sconfitta! Non lasciamo che venti di guerra sempre più forti spirino sull’Europa e sul Mediterraneo. Non si ceda alla logica delle armi e del riarmo. La pace non si costruisce mai con le armi, ma tendendo le mani e aprendo i cuori”.

Quindi ha rivolto un appello di pace per le nazioni in guerra: “E fratelli e sorelle, non dimentichiamoci della Siria, che da tredici anni patisce le conseguenze di una guerra lunga e devastante. Tantissimi morti, persone scomparse, tanta povertà e distruzione aspettano risposte da parte di tutti, anche dalla Comunità internazionale.

Il mio sguardo va oggi in modo speciale al Libano, da tempo interessato da un blocco istituzionale e da una profonda crisi economica e sociale, aggravate ora dalle ostilità alla frontiera con Israele. Il Risorto conforti l’amato popolo libanese e sostenga tutto il Paese nella sua vocazione ad essere una terra di incontro, convivenza e pluralismo”.

Dal Medio Oriente ai Balcani: “Un pensiero particolare rivolgo alla Regione dei Balcani Occidentali, dove si stanno compiendo passi significativi verso l’integrazione nel progetto europeo: le differenze etniche, culturali e confessionali non siano causa di divisione, ma diventino fonte di ricchezza per tutta l’Europa e per il mondo intero”.

Al conflitto tra Armenia ed Azerbaigian: “Parimenti incoraggio i colloqui tra l’Armenia e l’Azerbaigian, perché, con il sostegno della Comunità internazionale, possano proseguire il dialogo, soccorrere gli sfollati, rispettare i luoghi di culto delle diverse confessioni religiose e arrivare al più presto ad un accordo di pace definitivo”.

Ed in altre parti del mondo, anche a causa dei cambiamenti climatici:”Cristo risorto apra una via di speranza alle persone che in altre parti del mondo patiscono violenze, conflitti, insicurezza alimentare, come pure gli effetti dei cambiamenti climatici. Il Signore doni conforto alle vittime di ogni forma di terrorismo. Preghiamo per quanti hanno perso la vita e imploriamo il pentimento e la conversione degli autori di tali crimini.

Il Risorto assista il popolo haitiano, affinché cessino quanto prima le violenze che lacerano e insanguinano il Paese ed esso possa progredire nel cammino della democrazia e della fraternità. Dia conforto ai Rohingya, afflitti da una grave crisi umanitaria, e apra la strada della riconciliazione in Myanmar lacerato da anni di conflitti interni, affinché si abbandoni definitivamente ogni logica di violenza”.

E non ha dimenticato l’Africa: “Il Signore apra vie di pace nel continente africano, specialmente per le popolazioni provate in Sudan e nell’intera regione del Sahel, nel Corno d’Africa, nella Regione del Kivu nella Repubblica Democratica del Congo e nella Provincia di Capo Delgado in Mozambico, e faccia cessare la prolungata situazione di siccità che interessa vaste aree e provoca carestia e fame”.

Inoltre non ha dimenticato i migranti: “Il Risorto faccia risplendere la sua luce sui migranti e su coloro che stanno attraversando un periodo di difficoltà economica, offrendo loro conforto e speranza nel momento del bisogno. Cristo guidi tutte le persone di buona volontà ad unirsi nella solidarietà, per affrontare insieme le molte sfide che incombono sulle famiglie più povere nella loro ricerca di una vita migliore e della felicità”.

E’ stato un invito a non dimenticare l’amore di Dio: “In questo giorno in cui celebriamo la vita che ci è donata nella risurrezione del Figlio, ricordiamoci dell’amore infinito di Dio per ciascuno di noi: un amore che supera ogni limite e ogni debolezza. Eppure come è tanto spesso disprezzato il prezioso dono della vita. Quanti bambini non possono nemmeno vedere la luce? Quanti muoiono di fame o sono privi di cure essenziali o sono vittime di abusi e violenze? Quante vite sono fatte oggetto di mercimonio per il crescente commercio di essere umani?”

Cristo ha liberato l’umanità dalla morte: “Fratelli e sorelle, nel giorno in cui Cristo ci ha resi liberi dalla schiavitù della morte, esorto quanti hanno responsabilità politiche perché non risparmino sforzi nel combattere il flagello della tratta di esseri umani, lavorando instancabilmente per smantellarne le reti di sfruttamento e portare libertà a coloro che ne sono vittime. Il Signore consoli le loro famiglie, soprattutto quelle che attendono con ansia notizie dei loro cari, assicurando loro conforto e speranza”.

(Foto: Santa Sede)

Buona Pasqua!

“Stiamo sperimentando delle tenebre profondissime che avvolgono migliaia di persone, in tanti luoghi nel mondo, in particolare in Ucraina e in Terra Santa. Quanta desolazione! Non possiamo abituarci alla guerra, ai combattimenti che non risparmiano deboli e innocenti, soprattutto i bambini: dovremmo sempre guardare attraverso le loro lacrime, attraverso il pianto dei più piccoli. E’ da lì che capiamo tutto l’orrore e la violenza della guerra, dell’ingiustizia e quanto questo sia inaccettabile”.

Mentre in Europa si levano sempre più massicce parole inneggianti alla guerra dalla presidenza della Conferenza episcopale italiana giungono chiari e precisi gli auguri per la Pasqua con un invito a non abituarsi agli orrori della guerra, definita ‘tempo triste’:

“Dimoriamo in un tempo triste, in cui la morte occupa le pagine dei giornali. Pensiamo alle violenze sulle donne, alla cattiveria frutto di prepotenze che segnano anche gli ambiti più delicati dell’esistenza, come quelli familiari e affettivi. Il rapporto tra uomo e donna sembra quasi avvelenato dall’istinto del possesso e dall’evocazione della morte”.

Ecco la bellezza della Resurrezione, spesso negata anche dai cristiani che credono nella purificazione della guerra: “Ma il Risorto porta nel mondo la bellezza di una vita nuova, la creatività paziente della nuova creatura. Una novità, la più grande. Il mondo, oggi così deturpato, può essere ricostruito e trasformato da uomini e donne che vivono le più grandi ragioni di vita e di speranza”.

Nel nostro mondo, sempre più alle prese con la terza guerra mondiale, i vescovi italiani invitano i cristiani ad impegnarsi a preparare la ‘venuta’ del Signore riecheggiando le parole del profeta Isaia: “Vorremmo che l’annuncio della pace corresse di terra in terra, di popolo in popolo. Vorremmo che arrivasse presto la fine dei conflitti e che si aprisse il tempo della fraternità. Il profeta Isaia ci aiuta a guardare avanti con speranza cristiana e a lavorare ogni giorno per costruire la pace. Per noi cristiani si tratta di impegnarci a preparare la venuta del Regno, a far sì che il Signore sia riconosciuto e amato”.

Tali parole si realizzano nella contemplazione della Pasqua: “Nel mistero pasquale il Signore si è già rivelato nella sua gloria manifestando l’amore infinito del Padre per ogni creatura. Possa il mistero della Pasqua raggiungere tutti noi e insegnarci ad amare senza confini, a porre segni concreti di vita là dove c’è la morte, a trasformare in luoghi di pace le terre oggi segnate dall’inimicizia”.

Dalla Pasqua si irradia una luce capace di sconfiggere le tenebre: “Pasqua è la luce che vince le tenebre: nessuno è spettatore, ma tutti attori. Nella Pasqua non c’è una via di mezzo: o si è con Gesù e si resta con l’amore, con la luce, con una forza che sconfigge quelle terribili tenebre oppure si diventa complici del male… Questa è la Pasqua di Gesù che apre la via del cielo e fa risorgere, oltre il limite della morte”.

Solo la Pasqua è capace di illuminare la vita: “La via che conduce alla vita piena e alla verità completa è una Presenza che viene e cammina al nostro fianco. L’augurio è che tutti possano incontrare questo misterioso Viandante, l’unico capace di dare un senso alla nostra esistenza, di bruciare il cuore e aprire gli occhi. Perché il Risorto illumina gli occhi del cuore”.

La Pasqua allora è un invito ad ‘andare’ in Galilea, (cioè negli ‘incroci’ dei popoli) ha sottolineato il vescovo di Ascoli Piceno, mons. Giampiero Palmieri: “In forza dello Spirito la comunità credente è spinta dal Risorto ad andare ‘sempre oltre’, ad andare in Galilea. Per la sua collocazione lungo l’antica via del Mare, la Galilea era il paese dove si incrociavano ebrei e pagani, persone di ogni popolo, lingua, cultura e religione. Ecco, il Risorto ci aspetta lì, nella Galilea delle Genti, dove lo possiamo scoprire già misteriosamente presente e dove siamo chiamati a portare a tutti l’annuncio della Resurrezione”.

Questa è l’unica speranza per i cristiani, consistente nella vita: “Si, carissimi! Quale è il motivo della speranza dei cristiani, anche in questo tempo così profondamente segnato dalla guerra, dalla violenza, dallo smarrimento? Il segreto di questa speranza è lo Spirito di Gesù risorto, è Lui che spinge i credenti e ogni uomo che si apre alla grazia ad andare avanti, a lottare, a combattere con le armi della persuasione per la giustizia, la fraternità universale, la pace. Questo allora è il nostro augurio di Pasqua: non siamo fatti per la rassegnazione ma per la vita, non siamo fatti per l’odio, ma per la pace!”

Buona Pasqua per un passaggio dalla morte alla vita; dal tempo di tristezza al tempo di speranza!

Pasqua: Cristo è risorto! Alleluia 

Pasqua di risurrezione!  La luce del Signore risorto illumini la nostra vita. La Liturgia oggi presenta alla Chiesa questo messaggio di vita: la luce del Risorto annuncia Vita e Amore. Tre donne, di buon mattino, l’indomani del sabato, si avviano per prendersi cura del corpo di Gesù. Lo amano anche da morto; è il loro Maestro e scoprono che il tempo dell’amore è più lungo del tempo della vita.

Arrivano alla sepoltura ma li attende la più grande sorpresa: ‘Guardando videro che il grande masso era stato spostato’. Da qui  il loro stupore e paura; entrano e si fa loro incontro un giovane (si rivela poi  un Angelo) che annuncia loro la più bella notizia: ‘Gesù, che avete visto crocifisso, è risorto’, non è più qui: Egli, Gesù è il Vivente. Andate e dite ai suoi discepoli che ‘vi precede in Galilea’.

La risurrezione di Gesù è il sigillo divino su quanto Gesù ha detto e fatto. Se Cristo, in realtà,  non fosse risorto, vana sarebbe stata la nostra fede e l’attesa cristiana; ma poiché Cristo è risorto ha valore il nostro Battesimo, che ci inserisce a Lui e la nostra vita si rivela un cammino verso il cielo. La giornata di questa prima Pasqua cristiana era sorta al buio, in chiave di costernazione e dolore.

Il Maestro, nel quale gli apostoli e i discepoli avevano creduto, era stato crocifisso, l’avevano visto morire in croce e una pietra tombale aveva chiuso la sua sepoltura. Picchetti armati di soldati romani ed ebrei  erano stati posti a custodia con l’ordine di custodirne per tre giorni la sepoltura.

La mattina del terzo giorno queste pie donne si recano al sepolcro per ungere con unguenti il corpo del Maestro e, appena arrivate, avvertono confusamente di essere i testimoni di un evento che ha cambiato la storia dell’uomo: la tomba è vuota, il corpo di Gesù crocifisso non c’è, il sudario, ripiegato, è messo da parte.

Le donne, di corsa, ritornano, raccontano agli Apostoli l’esperienza vissuta; Pietro e Giovanni si recano subito al sepolcro. Nessuno ha visto Gesù risorgere; è un evento che non si può testimoniare con una esperienza personale. Oggi la Chiesa ci fa rivivere l’evento e quella sepoltura dove si erano recate le pie donne per ungere il corpo del Maestro; un giovane messaggero annuncia loro la inaspettata  notizia: ‘Gesù, che avete visto crocifisso, è risorto’. Le donne avrebbero dovuto gioire e invece ammutoliscono.

Il giovane le incalza: ‘non è qui’, lui c’è, vive, ma non è qui; Egli è il Vivente e vi precede in Galilea. Dopo l’annuncio la conferma ufficiale:  lo stesso Gesù, in persona, si incontra con Maria, che piange vicino la tomba; Gesù inoltre va a trovare i suoi  apostoli,  chiusi nel Cenacolo per paura dei giudei, e li saluta: pace a voi; lo stesso Gesù incontra  due dei suoi discepoli, che tristi se ne andavano verso Emmaus, si fa loro compagno di viaggio e si fa riconoscere nello spezzare il pane.

Per gli Apostoli la risurrezione di Gesù è stata una totale sorpresa, anche se Egli aveva detto: ‘Il figlio dell’uomo il terzo giorno risusciterà’. Io sono la risurrezione e la vita, aveva chiaramente detto ai Suoi  e ne aveva dato prova risuscitando Lazzaro, seppellito da quattro giorni.

Gesù risorge per non morire più; vincitore della morte, tranquillizza i suoi, preoccupati di vedere un fantasma, dicendo: avvicinatevi, sono proprio io; evidenzia inoltre  la nuova dimensione del Risorto: ‘Esce ed entra a porte chiuse’ e  può vederlo e riconoscerlo  solo la persona a cui egli vuole rivelarsi: gli Apostoli, i Discepoli e quanti sono chiamati a testimoniare davanti ai popoli la verità fondamentale del cristianesimo: Cristo è veramente risorto!

Tutte le obiezioni si infrangono davanti al sepolcro vuoto e alle guardie che facevano la guardia. Avevano alcuni detto: mentre le guardie dormivano, hanno rubato il corpo  stupida osservazione: se dormivate, come avete visto rubare il corpo?, se eravate svegli, perché non l’avete impedito?  Cristo risorto ha consolidato la fede degli Apostoli, ha fatto rinascere  in  essi la speranza vera, basata sulla sua parola rassicurante: ‘E’ arrivato in mezzo a voi il Regno di Dio’.

La Chiesa annuncia oggi il Vangelo della vita con la forza di colui che ha vinto la morte. Morte e Vita si sono affrontate in un prodigioso duello, canta la liturgia, ma il Signore della vita ora trionfa, ora è vivo.  Questa gioia la Chiesa la condivide con Maria, la Madre del Risorto: ‘Regina coeli, laetare, alleluia’. A tutti un augurio vivo di buona e santa Pasqua.

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