Il cammino del Sinodo verso una Chiesa missionaria

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Nei giorni scorsi è stato presentato il ‘Documento per la Tappa Continentale’ del Sinodo sulla Sinodalità, che ha per tema: ‘Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione e missione’, che è il frutto delle sintesi risultanti dalla consultazione del Popolo di Dio nella prima fase del processo sinodale, a cui hanno preso parte il card. Mario Grech, segretario generale della Segreteria Generale del Sinodo; il card. Jean-Claude Hollerich, arcivescovo di Lussemburgo e relatore generale della XVI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi; la prof.ssa Anna Rowlands, docente associato di ‘Pensiero e pratica sociale cattolica’ dell’Università di Durham; p. Giacomo Costa, consultore della Segreteria Generale del Sinodo; mons. Piero Coda, segretario generale della Commissione Teologica Internazionale.

Complessivamente alla segreteria del Sinodo sono pervenute le sintesi di 112 su 114 Conferenze episcopali e delle 15 Chiese orientali cattoliche, a cui si aggiungono le riflessioni di 17 su 23 dicasteri della Curia Romana, oltre a quelle dei superiori religiosi (USG/UISG), degli istituti di vita consacrata e società di vita apostolica, di associazioni e movimenti di fedeli laici.

Presentando il documento il card. Grech ha evidenziato che esso è la ‘fedele restituzione delle sintesi’: “Il lavoro del gruppo di esperti è stato improntato ad onestà intellettuale: come potrete verificare, non ci sono riflessioni teoriche sulla sinodalità, ma riprese della voce delle Chiese. Per tutti noi è stata una sorpresa ascoltare come, pur nella differenza di sensibilità, il Popolo santo di Dio converga nel chiedere un profondo rinnovamento della Chiesa”.

Ed ha sottolineato come si è svolto il processo sinodale: “La scelta vuole sottolineare la logica del processo sinodale, che avviene per una circolarità continua di profezia e discernimento. Nei due momenti della prima tappa la circolarità era evidente: alla consultazione del Popolo di Dio, che partecipa alla funzione profetica di Cristo, è corrisposto necessariamente il discernimento dei Pastori nelle Conferenze episcopali. Ma questa dinamica vale sempre, anche per i momenti successivi di discernimento previsti dal processo sinodale”.

Perciò anche le assemblee continentali sono vincolate alla dinamica ‘profezia-discernimento’, che ha caratterizzato la prima parte del cammino sinodale: “Questo può avvenire solo restituendo il Documento al soggetto della profezia, cioè al Popolo di Dio che vive nelle Chiese particolari.

La scelta non risponde a un criterio organizzativo, ma a un principio sinodale: inviando il Documento ai Vescovi nelle Chiese particolari si restituisce al Popolo di Dio i frutti del processo iniziato dalla consultazione nelle Chiese particolari. Se, infatti, possiamo riconoscere ciò che lo Spirito dice alla Chiesa ascoltando il Popolo di Dio, a quel Popolo che vive nelle Chiese dobbiamo restituire questo Documento.

Ai Vescovi verrà chiesto di ascoltare ‘almeno’ le commissioni sinodali e gli organismi di partecipazione. Ma sarebbe bello che ogni Chiesa facesse lettura del Documento con un coinvolgimento ampio del Popolo di Dio”.

In tutto questo consiste il ‘dinamismo’ sinodale: “Dall’ascolto del Popolo di Dio i singoli Vescovi potranno verificare se e quanto la sua Chiesa si riconosce nel Documento; le possibili osservazioni al Documento potranno essere inviate dalle singole Chiese alle Conferenze episcopali, le quali potranno a loro volte produrre per la tappa continentale una sintesi più organica, che contribuirà al discernimento della Assemblea continentale. In questo modo i documenti che perverranno alla Segreteria del Sinodo dalle Assemblee continentali faranno risuonare di nuovo la voce di tutte le Chiese”.

P. Costa si è soffermato ad esaminare il terzo capitolo che riprende l’immagine della tenda come spazio comunionale: “Colpisce l’onestà, la trasparenza di molte Chiese che riconoscono le loro difficoltà rispetto a queste tensioni. I cinque nuclei aiutano così ad articolare, far emergere queste, questioni, intuizioni, e aiutano a focalizzare le connessioni tra di loro, andando oltre la pura elencazione…

Possiamo così dire in conclusione che ‘attraverso questo processo… abbiamo scoperto che la sinodalità è un modo di essere Chiesa; anzi, il modo’. Il Sinodo continua, con le tappe previste, ma al di là di queste continua soprattutto la ricerca dei modi per essere una Chiesa sempre più sinodale”.

Infine mons. Coda ha sottolineato l’obiettivo che si intende perseguire: “La chance per tutta la Chiesa resa così disponibile (e che già possiamo riconoscere come grazia di cui il Popolo di Dio, con stupore ed entusiasmo, sta cominciando a fare esperienza) è che la peculiarità del tema del processo sinodale è anche la sua risorsa: ‘il suo oggetto. la sinodalità, è anche il suo metodo’, ciò su cui si riflette è l’esperienza che si va facendo, non solo per sé, ma come lievito e sale per quanto la famiglia umana è chiamata a vivere in questo sfidante e drammatico tornante della sua storia.

Abbiamo dunque tra le mani una testimonianza di quell’ ‘accensione (nella Chiesa) della sua coscienza profetica’ che Paolo VI auspicava con nitida e fiduciosa chiaroveggenza, nella ‘Ecclesiam suam’, quale frutto del Vaticano II. La convocazione, da parte di papa Francesco, del processo sinodale è un passo in avanti importante, teologicamente provvidenziale e persino irrinunciabile, in questa direzione”.

 Nel dettaglio, il Documento rileva ‘una serie di tensioni’ che il percorso sinodale ha fatto emergere. Di cui la prima è ‘l’ascolto come apertura all’accoglienza a partire da un desiderio di inclusione radicale’. Le sintesi mostrano che molte comunità hanno compreso la sinodalità come ‘invito a mettersi in ascolto di coloro che si sentono esiliati dalla Chiesa. Sono tanti e sono diversi a sentirsi ‘denigrati, trascurati, incompresi’, principalmente ‘donne e giovani che non sentono riconosciuti i propri doni e le proprie capacità’. L’essere ascoltati è stata un’esperienza ‘trasformativa’.

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