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Papa Leone XIV sollecita testimonianza dei laici a favore della pace e della giustizia
“Continuiamo il nostro cammino di riflessione sulla Chiesa come ci viene presentata nella Costituzione conciliare ‘Lumen gentium’. Francesco amava ripetere: ‘I laici sono semplicemente l’immensa maggioranza del popolo di Dio. Al loro servizio c’è una minoranza: i ministri ordinati’. Questa sezione del Documento si preoccupa di spiegare in positivo la natura e la missione dei laici, dopo secoli in cui questi erano stati definiti semplicemente come coloro che non fanno parte dei chierici o dei consacrati”: con una frase dell’esortazione apostolica ‘Evangelii Gaudium’ di papa Francesco papa Leone XIV ha proseguito il ciclo di catechesi sulla Costituzione conciliare ‘Lumen gentium’, soffermandosi sulla natura del ‘popolo messianico’, che non è una ‘massa informe’, ma una comunità ‘organicamente strutturata’, che vive della relazione tra sacerdoti e laici.
Per questo motivo il Concilio Vaticano II ha sancito l’uguaglianza dei battezzati: “Prima di qualsiasi differenza di ministero o di stato di vita, il Concilio afferma l’uguaglianza di tutti i battezzati. La Costituzione non vuole che si dimentichi quanto aveva già affermato nel capitolo sul popolo di Dio, cioè che la condizione del popolo messianico è la dignità e la libertà dei figli di Dio”.
Uguaglianza che apre alla missione dei laici: “Naturalmente, più grande è il dono, più grande è anche l’impegno. Per questo il Concilio, insieme alla dignità, sottolinea anche la missione dei laici nella Chiesa e nel mondo… Il popolo santo di Dio, dunque, non è mai una massa informe, ma il corpo di Cristo o, come diceva sant’Agostino, il Christus totus: è la comunità organicamente strutturata, in forza della relazione feconda tra le due forme di partecipazione al sacerdozio di Cristo: sacerdozio comune dei fedeli e sacerdozio ministeriale. In virtù del Battesimo, i fedeli laici partecipano allo stesso sacerdozio di Cristo”.
Inoltre ha ricordato anche l’esortazione apostolica ‘Christifideles Laici’, scritta da papa san Giovanni Paolo II nel 1988: “In essa egli sottolineava che ‘il Concilio, con il suo ricchissimo patrimonio dottrinale, spirituale e pastorale, ha riservato pagine quanto mai splendide sulla natura, dignità, spiritualità, missione e responsabilità dei fedeli laici. Ed i Padri conciliari, riecheggiando l’appello di Cristo, hanno chiamato tutti i fedeli laici, uomini e donne, a lavorare nella sua vigna’. In questo modo, il mio venerato Predecessore rilanciava l’apostolato dei laici, a cui il Concilio aveva dedicato uno specifico Documento, di cui parleremo più in là”.
E’ un auspicio per aprirsi al mondo: “Il vasto campo dell’apostolato laicale non si restringe allo spazio della Chiesa, ma si allarga al mondo. La Chiesa, infatti, è presente dovunque i suoi figli professano e testimoniano il Vangelo: negli ambienti di lavoro, nella società civile e in tutte le relazioni umane, là dove essi, con le loro scelte, mostrano la bellezza della vita cristiana, che anticipa qui e ora la giustizia e la pace che saranno piene nel Regno di Dio… E questo è possibile soltanto con il contributo, il servizio e la testimonianza dei laici!”
Tale responsabilità prefigura una Chiesa ‘in uscita’: “E’ l’invito ad essere quella Chiesa ‘in uscita’ di cui ci ha parlato papa Francesco: una Chiesa incarnata nella storia, sempre aperta alla missione, in cui tutti siamo chiamati a essere discepoli-missionari, apostoli del Vangelo, testimoni del Regno di Dio, portatori della gioia del Cristo che abbiamo incontrato!”
Inoltre ieri da Castel Gandolfo il papa ha rilanciato l’appello per la pace mondiale, auspicando una tregua per la Pasqua, definito ‘il tempo più santo’: “Mi è stato riferito che il presidente Trump ha recentemente affermato di voler porre fine alla guerra. Speriamo che stia cercando una via d’uscita, speriamo che stia cercando un modo per ridurre la violenza, i bombardamenti, sarebbe un significativo contributo significativo per eliminare l’odio che si sta creando, che sta crescendo costantemente in Medio Oriente e altrove”.
(Foto: Santa Sede)
60 anni di Sinodo. Ne parliamo con padre Fabio Nardelli
Lo scorso 25 ottobre a Roma è stato votato dalla terza assemblea sinodale il documento di sintesi del Cammino sinodale, preparato sulla base degli emendamenti emersi durante la seconda Assemblea sinodale, svoltosi tra lo scorso fine marzo ed inizio aprile, attraverso un lavoro della Presidenza CEI, del Comitato del Cammino sinodale, del Consiglio Permanente, degli Organismi della CEI (Commissioni Episcopali, Uffici e Servizi della Segreteria Generale) e delle Regioni ecclesiastiche, come ha sottolineato il presidente del Comitato Nazionale del Cammino sinodale, monsignor Erio Castellucci:
“Pur tra tante fatiche, riporta la realtà di oltre 200 Chiese locali, con tutte le loro articolazioni, impegnate a vivere e trasmettere speranza e pace: spesso senza farsi notare, senza ‘fare notizia’, ma sempre con tenacia e cura evangelica. Le nostre comunità cristiane non sono allo sbando: benché provate da tante situazioni faticose e tentate a volte dallo sviluppo, vivono come ‘piccolo lievito’ di fraternità, attenta soprattutto alle persone rimaste o lasciate ai margini”.
Inoltre lo scorso settembre il Sinodo ha compiuto 60 anni, come ha ricordato papa Leone XIV al termine della recita dell’Angelus di domenica 14 settembre: “Domani ricorre il 60° anniversario dell’istituzione del Sinodo dei Vescovi, un’intuizione profetica di san Paolo VI, affinché i Vescovi possano ancora di più e meglio esercitare la comunione con il successore di Pietro. Auspico che questa ricorrenza susciti un rinnovato impegno per l’unità, per la sinodalità e per la missione della Chiesa”.
Prendendo spunto da queste sollecitazioni, in questo sessantesimo anniversario dell’istituzione del Sinodo dei Vescovi, ricordiamo le origini, le motivazioni, le finalità di questo organismo ecclesiastico per coglierne le evoluzioni e, soprattutto, la chiamata per la Chiesa, ad uno stile sempre più sinodale e missionario, con l’aiuto di padre Fabio Nardelli , docente di Ecclesiologia alla Pontificia Università Lateranense, alla Pontificia Università Antonianum ed all’Istituto Teologico di Assisi: quale è stata l’intuizione di papa san Paolo VI per dare vita al Sinodo dei vescovi?
“Il Sinodo dei vescovi viene istituito da papa Paolo VI il 15 settembre 1965, con il Motu proprio ‘Apostolica Sollicitudo’, per dare una risposta in merito all’esigenza della ‘collegialità episcopale’, tanto dibattuta al Concilio Vaticano II. Esso nasce, principalmente, per rafforzare la comunione tra i vescovi e il Romano Pontefice per una più efficace collaborazione nel governo della Chiesa universale. L’importante organismo sinodale può essere, chiaramente, considerato come uno dei frutti dell’ecclesiologia di comunione”.
Quindi il Sinodo dei vescovi è stato un ‘segno dei tempi’?
“Nel contesto del grande rinnovamento conciliare, il Sinodo dei vescovi intendeva promuovere lo scambio di idee ed esperienze all’interno della Chiesa; e, tuttora, permette alla Chiesa intera di camminare insieme nell’ascolto, nella reciproca comprensione e soprattutto nella decisione coraggiosa ed evangelica. Tale forma può essere considerata particolarmente fruttuosa e può rappresentare, davvero, un punto di convergenza di questo dinamismo di ascolto condotto a tutti i livelli della vita ecclesiale”.
Quale apporto possono offrire i laici?
“Nella Chiesa la sinodalità richiama la necessità della comunità cristiana di ascoltare lo Spirito e di farlo con l’apporto di tutti. L’ascolto dello Spirito non è una qualità che appartiene ad alcuni cristiani, ma è una qualità propria di tutti i battezzati. Il dono divino del sensus fidei (cfr. LG 12) investe la ‘totalità dei fedeli’ ed attribuisce al gregge un ‘fiuto’ per discernere le nuove vie che il Signore dischiude alla Chiesa. La sinodalità, pertanto, diviene l’unico modo possibile per valorizzare il ‘senso di fede’ di tutti i battezzati: tutti soggetti, infatti, ognuno con il suo dono”.
Quindi come si è ‘evoluto’ in questi anni il Sinodo?
“La Costituzione ‘Episcopalis communio’, promulgata il 15 settembre 2018 da papa Francesco, non intende mettere in luce solo un cambiamento ‘procedurale’ ma vuole considerare il Sinodo come un vero e proprio ‘cammino’, costituito da diverse tappe di attuazione. L’evoluzione ed i differenti cambiamenti di natura metodologica mirano a un maggiore coinvolgimento della base ed ad un movimento sinodale effettivo che permetta a tutti di parlare con parresia e di ascoltare con umiltà”.
Ma oggi il Sinodo è capace di mantenere vivo lo spirito del Concilio Vaticano II?
“La riflessione sulla sinodalità non può essere considerata solo come un dibattito temporaneo per ‘democratizzare’ la Chiesa, oppure esaurirsi nella celebrazione di assemblee o eventi occasionali, ma è una vera sfida nel ‘camminare insieme’. Certamente il cammino sinodale, in continuità con la riflessione conciliare, ha evidenziato come l’unità e la differenza nella Chiesa sono due elementi preziosi, che vanno tenuti insieme anche attraverso la lettura carismatica della comunità, dove vi sono diversi ministeri e carismi, ma unità di missione”.
Un cammino sinodale che nel frattempo è diventato anche ‘lievito di unità’?
“Nell’omelia per l’inizio del suo ministero petrino, papa Leone XIV ha invitato a costruire ‘una Chiesa fondata sull’amore di Dio e che sia segno di unità; una Chiesa missionaria, che apra le braccia al mondo, che annuncia la Parola, che si lasci inquietare dalla storia, e che diventi lievito di concordia per l’umanità’. L’immagine evangelica del lievito viene utilizzata come icona della Chiesa sinodale-missionaria che, rimanendo nel mondo, annuncia la presenza del Risorto nella storia e diviene segno di novità e testimonianza credibile del Vangelo vissuto La sfida del ‘cammino sinodale’ oggi è quella di una crescita nelle ‘relazioni’ perché divengano sempre più opportunità di incontro e, al contemporaneo, di una particolare attenzione alla formazione in chiave sinodale di tutti i battezzati, in quanto discepoli-missionari”.
(Tratto da Aci Stampa)
Giuseppe Lazzati: il compito del laico è costruire la città dell’uomo
Sabato 13 marzo la Fondazione ‘Giuseppe Lazzati’, l’Azione Cattolica Ambrosiana, l’Istituto Secolare ‘Cristo Re’ e l’Associazione ‘La Città dell’uomo Aps’ hanno fatto un incontro di preghiera e di riflessione nel XXXVII anniversario della morte del venerabileien. Giuseppe Lazzati. Con una celebrazione eucaristica, presieduta dal card. Marcello Semeraro, prefetto del Dicastero per le Cause dei santi, seguita da una sua relazione sul tema ‘Testimonianza sulla figura di Giuseppe Lazzati e sul suo contributo alla teologia del laicato’:
La Chiesa alle prese con la diminuzione dei sacerdoti
La ‘Festa dei Fiori’ per celebrare nella Chiesa di Milano la festa del Seminario; infatti i ‘fiori’ sono i seminaristi, cioè i 15 diaconi che il 10 giugno saranno ordinati sacerdoti nel Duomo; ieri al seminario di Venegono si sono trovati per tale festa e la messa dell’arcivescovo, mons. Mario Delpini, ma anche per la presentazione di un dossier sulla situazione della diocesi, preparato dalla rivista ‘La Scuola Cattolica’ dal titolo ‘Un popolo e i suoi presbiteri. La Chiesa di Milano di fronte alla diminuzione dei suoi preti’, come ha spiegato don Paolo Brambilla, docente di Teologia dogmatica in Seminario e curatore del dossier con don Martino Mortola, professore di Dogmatica:
Dalla Cei un invito ad essere ‘minoranza creativa’
Nella conclusione della sessione invernale del Consiglio permanente della Cei i vescovi hanno sottolineato che occorre rispondere alle istanze del tempo presente con creatività e con un impegno rinnovato di presenza nella società, senza paura di esprimersi, ma mostrando unità e favorendo la discussione sui temi cruciali per la vita delle persone, ispirati unicamente dal Vangelo:
Il cammino del Sinodo verso una Chiesa missionaria
Nei giorni scorsi è stato presentato il ‘Documento per la Tappa Continentale’ del Sinodo sulla Sinodalità, che ha per tema: ‘Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione e missione’, che è il frutto delle sintesi risultanti dalla consultazione del Popolo di Dio nella prima fase del processo sinodale, a cui hanno preso parte il card. Mario Grech, segretario generale della Segreteria Generale del Sinodo; il card. Jean-Claude Hollerich, arcivescovo di Lussemburgo e relatore generale della XVI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi; la prof.ssa Anna Rowlands, docente associato di ‘Pensiero e pratica sociale cattolica’ dell’Università di Durham; p. Giacomo Costa, consultore della Segreteria Generale del Sinodo; mons. Piero Coda, segretario generale della Commissione Teologica Internazionale.
Don Luigi Taliani: una vita per l’Azione Cattolica e per l’informazione
Nella scorsa settimana nella diocesi di Macerata è deceduto è deceduto don Luigi Taliani, vicario parrocchiale nella chiesa dell’Immacolata di Macerata e per anni direttore della redazione del settimanale ‘Emmaus’ e di ‘Radio Nuova Macerata’, oltre che responsabile della comunicazioni sociali diocesane ed insegnante di religione cattolica.
Cei: nel cammino sinodale essenziale il coinvolgimento dei laici
Al termine dei lavori del Consiglio permanente della CEI, riunito a Roma, nel Giorno della Memoria mons. Stefano Russo, segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana, ha dato lettura di una dichiarazione del card. Gualtiero Bassetti, affinchè questo giorno sia un giorno di stimolo per la pace e la giustizia:
Ad Assisi nel cammino sinodale con la Pro Civitate Christiana
La toponomastica di Assisi si è arricchita di due nuovi nomi: Concilio Vaticano II e don Giovanni Rossi, fondatore della Pro Civitate Christiana, associazione di apostolato cristiano che, recita il suo statuto, si propone di “portare il Vangelo agli uomini del nostro tempo, dialogando con le varie componenti della cultura e della vita sociale, con particolare riferimento agli ambienti più lontani dalla fede”.
Azione Cattolica Italiana: un invito a vivere la bellezza dell’estate
“L’estate è da sempre un periodo importante per tutta la nostra Associazione: è occasione per fermarci a rendere grazie di quanto di bello abbiamo vissuto, per approfondire la nostra spiritualità e la nostra formazione, ma anche per immaginare nuove strade per essere in cammino con i nostri fratelli, di avere cura di coloro che ci sono affidati”.




























