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Rilevanza delle virtù teologali nell’ermeneutica del Magistero e della Magistratura:
In questa seconda parte condivido anche l’esegesi sociologica della prof.ssa Serena Noceti, con cui sono pure in contatto tramite facebook (Teologa, docente di teologia sistematica presso l’Istituto superiore di Scienze religiose della Toscana ‘Santa Caterina’, è membro del Comitato nazionale del Cammino sinodale italiano come rappresentante del Coordinamento delle Associazioni Teologiche Italiane. Ha preso parte alla terza assemblea sinodale delle Chiese che sono in Italia. 25 ottobre 2025:
“Prima di tutto, il piano della formazione alla corresponsabilità e conversione sinodale: la parola di tutti e tutte è necessaria per il discernimento, la maturazione nella fede e la missione di una Chiesa in uscita, senza preclusioni o esclusioni indebite di alcune persone, iniziando da coloro che sono ai margini, critici o sopravvissuti ad abusi nella Chiesa, compresi quelli di potere. Si tratta poi di saper pronunciare una parola significativa, perché espressa con linguaggi adeguati alle culture di oggi e rispondenti alle sfide della realtà di oggi, che le persone sentono vicine, penso, ad esempio, al lavoro, alla giustizia e alla precarietà della vita.
Un secondo piano è quello del rinnovamento di alcune strutture: quelle che garantiscono effettivamente questo cammino di popolo e di riforma.. Si tratta di rendere tutti realmente partecipi e corresponsabili. Questa è una profezia reale per una società fortemente individualista come la nostra, segnata da rigurgiti di nazionalismo e indifferenza nei confronti di chi vive situazioni di precarietà. Lo è per una società che vive la crisi della democrazia rappresentativa e la sfiducia nelle istituzioni. Facciamo sinodo e viviamo come Chiesa sinodale, perché anche così assumiamo una responsabilità sociale. Vorrei vedere una Chiesa povera e dei poveri, a servizio della fraternità tra i popoli e capace di scelte chiare di pace e giustizia…. cfr. https://l.facebook.com/l.php?u=https%3A%2F%2Fsearch.app%2FHDvPH%3Ffbclid%3DIwZXh0bgNhZW0CMTEAAR6olILp_ZIr-2sYUlM4CshFnZKi2f1FL1RVJ0uedomN0gLBMXwPcW7OzhazRw_aem_3k1E0cNyU-SvfdNvGNcw8A&h=AT2MaGxvAtz92pBNhZOCxdatB9bbFkVLRtxxr0SbPZldgItdciSjU3HVBXP0QVs7Qi28sEk14A7F_9nAjTO5ZYlBsdqCRTQbtcyLV9v109ZAC73V2Jv5IShuBfjpa3lMAppU&__tn__=%2CmH-R&c[0]=AT1LW7aM3LsesjxeUKLpw9NrITh252wfkrkqtDCmAcMd8GjYtKXFSjLc78lpPf9OKFbGVdESa0D29jcUGr9GmEf9MxgPZBP76T5i7eWiXA-__Y9olm_znpUqtlmgimDEqoUraHNWYE-1HqisuEB0HnVoWKlQ1FZHSkWXJ9X2Q6hJb9S4KUI88ATXyG1GbZtM7I_LsXh211YMtmkJXHe23h41fB47bjn4ipw ).
Evidenzio a tal proposito che sono stati pubblicati il 24 novembre 2025, il Regolamento della Curia romana e il Regolamento del personale della stessa istituzione, firmati da Papa Leone ieri domenica 23 novembre, solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo. Il primo si applica alle Istituzioni e agli Uffici che compongono la Curia Romana, ovvero la Segreteria di Stato, i Dicasteri, gli Organismi di Giustizia e gli Organismi Economici. Il secondo riguarda le norme di carattere organizzativo, disciplinare ed economico inerenti il rapporto di lavoro del personale in servizio presso la Segreteria di Stato, i Dicasteri, gli Organismi e gli Uffici che compongono la Curia Romana, nonché le Istituzioni collegate con la Santa Sede, cfr. https://www.vaticannews.va/it/papa/news/2025-11/papa-leone-xiv-nuovo-regolamento-curia-romana-e-personale.html ).
Sottolineo sul piano comparativo che, diversamente dal citato sistema ecclesiastico, negli ordinamenti statuali il potere viene sancito dalle Costituzioni, che in Italia può essere modificata seguendo un procedimento speciale previsto dallo stesso Testo, di cui uno attualmente in corso, ma non approvato dall’ONU ( cfr. https://www.facebook.com/photo/?fbid=1242600457911941&set=a.646817194156940&__cft__[0]=AZWoscxhCDljaF-nnsAWI19IMm72FCT5MgKoFrx_bE4nXqmGcmN5sqym7SQSZshqhxPI2xR87sPdgGx5e8eDcArMDT1ryLE5cPrzD-UzxzTqqhLbFpifMEueF_i13UGLb11v8-DBdCc_QHQx5GLVxdMHWPaYIa9OkLavls_7QZzTcGpV-xs-aoi1zWmAfX8bjrBBtK2xj2UxOZTURZlgSo5EmJTcd7LYgAT3m0qtxk36CA&__tn__=EH-y-R ), dalle massime cariche di tutti gli organi delle Magistrature, da noti giuristi italiani, da docenti di Diritto costituzionale apprezzati in tutto il mondo ( cfr. https://www.google.com/url?sa=t&source=web&rct=j&opi=89978449&url=https://www.dirittobancario.it/art/riforma-della-giustizia-il-testo-della-legge-che-modifica-la-costituzione/&ved=2ahUKEwjfiJWYq86QAxUi9bsIHZ8TDxcQFnoECBkQAQ&usg=AOvVaw0KzFFvwD1YIvRO5Px10OEB “Pubblicato in Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana, Serie Generale, n. 253 del 30 ottobre 2025 il testo di legge costituzionale, approvato ieri dal Senato, recante le norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare, c.d. riforma della giustizia, che modifica il titolo II e IV della Parte II della Costituzione…..La giurisdizione disciplinare nei riguardi dei magistrati ordinari, giudicanti e requirenti, è attribuita all’Alta Corte disciplinare. Contro le sentenze emesse dall’Alta Corte in prima istanza è ammessa impugnazione, anche per motivi di merito, soltanto dinanzi alla stessa Alta Corte….. ” Garanzie???? Vigente se sarà approvato dai cittadini al referendum costituzionale ad Aprile 2026).
Alle Costituzioni dovrebbero conformarsi i membri della società civile e l’ordinamento, il Diritto pubblico, penale, civile, erariale, amministrativo, tributario ( partizioni giuridiche attribuite funzionalmente agli organi di Magistratura) ecc., coordinati/subordinati nel contesto dei principi del Diritto internazionale e dell’Unione europea ( cfr. la mia pubblicazione sul tema: https://gloria.tv/post/sKdn44gy7cRH1F981TSQQWxgA ), ribadisco materie assegnate nell’esercizio dell’ermeneutica giurisprudenziale, all’Ordine giurisdizionale (cfr. la mia pubblicazione in merito: https://gloria.tv/post/oDekWdndo6Rt3TxVahp8bbpbe ) che le applica previa interpretazione delle relative norme, prescindendo di regola dalla valutazione di natura etica, sociologica, antropologica e religiosa (cfr. l’esecrabile recentissimo episodio della studentessa che entra in classe ostentando una collana con una croce capovolta appesa al collo e al docente che le chiede cosa rappresenti, risponde di essere una satanista e l’insegnante la invita a mettere la collana sotto al maglione. «Proprio come faccio io col mio crocifisso per non turbare la sensibilità degli studenti di altre religioni», le dice. Lei risponde rivendicando le proprie convinzioni, chiedendo una lezione sull’argomento e di togliere dalla classe il crocifisso.
Il prof viene sospeso. Il docente però non si arrende e impugna la decisione della dirigente, con cui già in passato aveva avuto contrasti tanto da aver chiesto il trasferimento, davanti al giudice del lavoro che, però, in questi giorni, gli ha dato torto. Per i magistrati le cose non sarebbero andate come raccontato dal ricorrente e, più che un dibattito educativo, tra il professore e l’alunna sarebbe scoppiata una lite durante la quale il professore avrebbe negato qualsiasi dignità filosofica o religiosa al credo della studentessa: https://l.facebook.com/l.php?u=https%3A%2F%2Fwww.corriere.it%2Fcronache%2F25_settembre_09%2Fpalermo-studentessa-satanista-prof-sospeso-6b65c546-06e9-4fdd-ac28-568f4f89dxlk.shtml%3Ffbclid%3DIwZXh0bgNhZW0CMTEAAR73YhZGw3zfr8zwkNa7N5Vv2j93P854RE0qYGRdj_KxFWvl18x8WxhdmkZt6g_aem_6RMXszq2WFOfApZsTBkEng&h=AT2K9fCfJ3g5eQ6_R3mGQ4UD1G77S4kAHUyc2wqlwQcIw7_YfCHhqaRJEhS-IPXywjFEF_GWmiEMs7dC9v8erC2Mm7ELfXL9pXsCbfrHdTNEFCZLCDoK2YB-2uXb3WlVZgmU&__tn__=H-R&c[0]=AT3ip8aon-0ttqvWwzGqTJgr8QdJu0d0578Ix0RRda929i-xa7xPwqUlICXCYB76F5Bkdeo2HyNOsk5cw2Jpk7QRhja0l3l1QXUyVOYIRmN4fQCN7XS3TeMz6_IyqUapKDZYa-4qNMgQoKbOhUDvpxKYDirV5uDPRH-7S1mASNZb4bcyT8w ).
Papa Leone XIV ai missionari consacrati: la relazione con Dio è importante
“Cari fratelli, sono contento di incontrarvi in occasione della vostra centoquattresima Assemblea Generale. Come sapete, anch’io ho svolto il ministero che vi è affidato e conosco l’importanza di ritrovarsi insieme per ascoltare e discernere, alla luce dello Spirito Santo, ciò che il Signore chiede a voi e ai vostri Ordini e Congregazioni per il bene della Chiesa. Per questa assemblea avete scelto il tema ‘Fede connessa: vivere la preghiera nell’era digitale’. Esso tocca tre aree oggigiorno molto importanti per la vita religiosa: la relazione con Dio, l’incontro coi fratelli e il confronto con il mondo digitale”: salutando p. Arturo Sosa, presidente dell’Unione Superiori Generali, papa Leone XIV, nel pomeriggio, ha incontrato 160 consacrati, che fino al 28 novembre parteciperanno alla 104^ Assemblea dell’Unione Superiori Generali a Sacrofano.
Quindi ha analizzato la prima parte del titolo, incentrando la riflessione sulla relazione con Dio: “La nostra speranza si fonda sulla consapevolezza di camminare verso l’incontro e la piena comunione con Dio, che per primo ci ha offerto la sua amicizia. Per questo, fondamentale nell’esistenza di ogni consacrato è la preghiera: spazio relazionale entro il quale il cuore si apre al Signore, imparando a chiedere e a ricevere con fiducia e gratitudine il suo amore che guarisce, trasforma e infiamma alla missione. Così testimoniamo ciò che realmente siamo: creature bisognose di tutto, abbandonate nelle mani provvidenti e buone del Creatore”.
E’ stata un’esortazione a coltivare “questa fede perché non si affievolisca, magari a causa di fughe o difese, oppure soffocata dall’ansia o dalla presunzione di sentirci ‘gestori di molti servizi’. Allora, abbagliati dai riflettori dell’efficientismo, intorpiditi dai fumi del compromesso o bloccati dalla paralisi della paura, rischiamo di fermarci, oppure di trasformare il nostro cammino di pellegrini in una corsa disordinata e logorante, dimentica dalla sua fonte e della sua meta.
A tale scopo il Giubileo ci offre un’occasione preziosa per tornare a ciò che conta, stringendoci al cuore infuocato di Dio, perché siano la sua luce e il suo calore a guidare e alimentare il nostro procedere personale e i nostri percorsi comunitari!”
Il secondo valore è l’incontro con i fratelli: “In tale dinamica gli Istituti, gli Ordini e le Congregazioni che rappresentate sono, per così dire, corpi carismatici, in cui tutti sono profondamente connessi per la stessa umanità, per la medesima fede, per l’appartenenza a Cristo e per la chiamata che unisce nella fraternità. Così nella Chiesa, ‘soggetto comunitario e storico della sinodalità e della missione’, i legami sono trasfigurati in vincoli sacri, in canali di grazia, in vene e arterie vive che irrorano un unico corpo con lo stesso sangue”.
Quindi c’è bisogno del confronto con il ‘mondo’ digitale: “La tecnologia informatica rappresenta infatti una sfida anche per i consacrati. Da un lato offre possibilità immense di bene, sia per la vita comune che per l’apostolato. Sarebbe miope ignorare le straordinarie opportunità che fornisce alla comunione e alla missione, permettendoci di raggiungere persone lontane, di condividere la fede attraverso nuovi linguaggi, di arrivare anche a chi, per vie ordinarie, fatica ad avvicinarsi alle nostre comunità.
Al tempo stesso, però, queste risorse possono influenzare fortemente, e non sempre per il meglio, il nostro modo di costruire e mantenere relazioni. E’ facile, ad esempio, lasciarsi tentare dall’idea di sostituire la mera connessione virtuale ai rapporti reali tra le persone, dove sono indispensabili presenza, ascolto prolungato e paziente e condivisione profonda di idee e sentimenti”.
Concludendo l’incontro il papa ha richiamato alla custodia delle relazioni: “Come Superiori, voi avete la responsabilità di custodire anche in questo ambito la fraternità e la comunione, vigilando affinché i mezzi tecnici non compromettano l’autenticità delle relazioni, né riducano gli spazi necessari a coltivarle. In particolare vorrei sottolineare che strumenti tradizionali di comunione come i Capitoli, i Consigli, le Visite canoniche e i momenti formativi non possono essere relegati all’ambito dei collegamenti ‘a distanza’.
La fatica del trovarsi insieme per dialogare e confrontarsi è parte integrante della nostra identità evangelica. In questo paesaggio di luci e di ombre ci attende una sfida: quella di integrare con equilibrio nova et vetera, custodendo e coltivando la relazione con Dio e con i fratelli, senza trascurare o seppellire, per pigrizia o per timore, i nuovi talenti che il Signore mette nelle nostre mani”.
(Foto: Santa Sede)
Un missionario in Turchia racconta l’attualità del Concilio di Nicea
La Turchia, terra del Concilio di Nicea del quale si celebrano i 1700 anni: papa Leone XIV raccoglie l’eredità di papa Francesco e sceglie per il suo primo viaggio apostolico in Turchia e Libano dal 27 novembre al 2 dicembre per celebrare l’importante anniversario del primo Concilio della storia, convocato dall’imperatore romano Costantino I, insieme a vescovi e patriarchi a Nicea, oggi İznik, a 130 km da Istanbul, con il motto ‘Un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo’. L’annuncio del viaggio è stato reso noto nello scorso ottobre, dalla Sala Stampa della Santa Sede:
“Accogliendo l’invito del Capo di Stato e delle Autorità ecclesiastiche del Paese, il Santo Padre Leone XIV compirà un Viaggio Apostolico in Türkiye dal 27 al 30 novembre prossimo, recandosi in pellegrinaggio a İznik in occasione del 1700° anniversario del Primo Concilio di Nicea. Successivamente, rispondendo all’invito del Capo di Stato e delle Autorità ecclesiastiche del Libano, il Santo Padre si recherà in Viaggio Apostolico nel Paese dal 30 novembre al 2 dicembre”.
A p. Claudio Monge, missionario domenicano ad Istanbul, direttore del Centro Studi DoSt-I (Dominican Study Institute), professore associato alla Facoltà Teologica dell’Emilia-Romagna (Fter) e all’Istituto di Studi Ecumenici ‘S. Bernardino’ (ISE) di Venezia: il motto del viaggio in Turchia del papa. Un messaggio per riprendere un cammino insieme?
“Il motto correda il logo del Viaggio Apostolico di papa Leone XIV in Turchia, al centro del quale campeggia il ponte, gettato tra due continenti, che attraversa lo Stretto dei Dardanelli. E’ un simbolo potente, perché un ponte avvicina e unisce, senza eliminare la distinzione tra sponde, ma facilitando il passaggio da una all’altra. Incarna un’unità che non è uniformità, un paradigma alternativo alla logica emersa con il primo concilio ecumenico. Nel IV secolo era difficile distinguere tra l’espressione della fede e il suo contenuto essenziale.
Ma una formulazione conforme alla verità, non esclude automaticamente tutte le altre. Tuttavia, per l’imperatore Costantino, l’unità dell’Impero doveva coincidere con un’uniformità della fede. Papa Leone XIV si reca in Turchia per affermare una comunione di tipo sinodale, intesa, non come una struttura, ma come uno stile che ci aiuta a essere Chiesa, promuovendo partecipazione e comunione. Lo ribadirà in paesi come Turchia e Libano, che hanno una lunga tradizione di dialogo inter-rituale e interconfessionale e di prassi sinodale di matrice ortodossa”.
Quanto è importante questo viaggio per i credenti?
“Guardando alla partecipazione sincera e agli auspici che riscontriamo tra i nostri amici turchi musulmani e credenti, vorrei rispondere ‘moltissimo!’ A volte ho l’impressione che loro colgano meglio di molti cristiani l’importanza di questo momento: ritrovarci, nelle terre del primo annuncio evangelico, con colui che ha ereditato il compito petrino di confermare i suoi fratelli. Tuttavia, nella realtà dei fatti, le comunità cristiane sembra, talvolta, più concentrate sul riaffermare in modo un po’ identitario la specificità o l’eccezionalità del proprio gruppo rituale-liturgico, piuttosto che ricercare un autentico rinnovamento del legame con l’unico mistero pasquale, centro e il cuore della fede”.
Concilio di Nicea dopo 1700 anni potrebbe essere ancora un ponte che unisce?
“Papa Leone ha ricordato ai partecipanti al Convegno ecumenico dedicato al 1.700^ anniversario del Concilio di Nicea che celebrare Nicea è: ‘un’occasione inestimabile per sottolineare che ciò che abbiamo in comune è molto più forte, quantitativamente e qualitativamente, di ciò che ci divide’. All’epoca come oggi, il senso che diamo alle parole è cruciale. Là dove si considera l’unità più perfetta della diversità e la diversità come una corruzione dell’unità, inevitabilmente si finirà per esprimere anche la propria fede in questi termini. Noi spesso temiamo la diversità, la viviamo come un rischio per l’unità; invece, nella prospettiva trinitaria, affermata fin da Nicea, la diversità è una ricchezza, non una minaccia. Nicea ci ricorda che Dio non ‘fa’ il Padre: è Padre, perché il Figlio esiste da sempre. Ed il Figlio è Dio perché riceve tutto dal Padre. Questo significa che anche il ricevere è divino! Vivere questa verità trasformerebbe completamente i rapporti ecumenici”.
Però sarà anche un incontro ecumenico: quanto sono importanti le fedi per la pace in Medio Oriente?
“Le fedi semplicemente proclamate, non bastano per la costruzione della pace: la pace è costruzione quotidiana di credenti che iniziano col ‘disarmare i loro cuori’, ci ricorda papa Leone XIV. Il dialogo al quotidiano è di credenti concreti: uomini e donne di buona volontà, che ispirati dalle loro fedi, indipendentemente dalle loro appartenenze costruiscono il Regno che inizia qui, su questa terra e non può essere solo rimandato al futuro escatologico”.
(Tratto da Aci Stampa)
Dalla Cei una Chiesa che cammina con il popolo
Durante l’Udienza al card. Marcello Semeraro, prefetto del dicastero delle Cause dei Santi, papa Leone XIV ha autorizzato a promulgare i Decreti per riconoscere il martirio e le virtù eroiche di diversi Servi di Dio: il martirio del Servo di Dio Ubaldo Marchioni, sacerdote diocesano, nato il 19 maggio 1918 a Vimignano di Grizzana Morandi (Italia) e ucciso in odio alla fede il 29 settembre 1944 a Casaglia/Marzabotto (Italia).
Poi riconosciuto il martirio del Servo di Dio Martino Capelli (al secolo: Nicola), sacerdote professo della Congregazione dei Sacerdoti del Sacro Cuore di Gesù, nato il 20 settembre 1912 a Nembro (Italia) e ucciso in odio alla fede il 1° ottobre 1944 a Pioppe di Salvaro (Italia). Ed ancora riconosciute le virtù eroiche del Servo di Dio Enrico Bartoletti, Arcivescovo di Lucca, nato il 7 ottobre 1916 a Calenzano (Italia) e morto il 5 marzo 1976 a Roma (Italia). Riconosciute le virtù eroiche del Servo di Dio Gaspare Goggi, sacerdote professo della Congregazione della Divina Provvidenza, nato il 6 gennaio 1877 a Pozzolo Formigaro (Italia) e morto il 4 agosto 1908 ad Alessandria (Italia);
Infine le virtù eroiche della Serva di Dio Maria del Sacro Cuore (al secolo: Maria Glowrey), religiosa professa della Società di Gesù, Maria, Giuseppe, nata il 23 giugno 1887 a Birregurra (Australia) e morta il 5 maggio 1957 a Bangalore (India). Infine le virtù eroiche della Serva di Dio Maria de Lourdes Guarda, fedele laica, nata il 22 novembre 1926 a Salto (Brasile) e morta il 5 maggio 1996 a San Paolo (Brasile).
Per quanto riguarda il riconoscimento delle virtù eroiche di mons. Bartoletti il presidente della CEI, card. Matteo Zuppi, ha sottolineato la gratitudine della Chiesa italiana: “Nel suo servizio alle Chiese in Italia ha concretizzato lo spirito conciliare, dandone attuazione e permeando tutte le scelte pastorali dalla Parola di Dio. E’ stato questo il primo vero piano pastorale a livello nazionale. Di lui che, nel corso del suo ministero ha attraversato una fase delicata della vita sociale e politica del Paese e ha accompagnato il cammino di rinnovamento ecclesiale, ci restano l’amore per la Chiesa e la capacità di vivere la speranza incarnata”.
Inoltre la mozione La mozione approvata dall’81ª Assemblea generale della Cei ad Assisi ha preso avvio da un ringraziamento ‘per l’abbondanza dello Spirito che ha accompagnato il Cammino sinodale in questi anni’, affermando che il documento di sintesi ‘Lievito di pace e di speranza’ rappresenta una testimonianza del metodo vissuto e offre orientamenti utili al discernimento ecclesiale ‘per dare concretezza a una Chiesa missionaria, prossima e sinodale’, affidando al Consiglio permanente ed al gruppo di lavoro dei vescovi il compito di indicare ‘percorsi di studio e approfondimento per il discernimento degli orientamenti e delle proposte del Documento di sintesi’, secondo quanto affermato durante l’incontro con papa Leone XIV:
“Tenendo conto anche del Documento finale della XVI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, ‘Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione, missione’, ci impegniamo a vivere lo spirito e lo stile sinodale promuovendo i necessari strumenti, anche a livello nazionale, per essere ‘una Chiesa unita, segno di unità e di comunione, che diventi fermento per un mondo riconciliato’. Guardiamo a Cristo, nostra speranza, fonte del nostro agire, tutto affidando a Maria, Madre della Chiesa, perché accompagni il cammino della Chiesa italiana”.
Inoltre nel documento finale i vescovi hanno richiamato l’esigenza ad essere una ‘casa della pace’:
“Accogliendo l’invito di papa Leone che, nell’udienza concessa ai Vescovi della CEI lo scorso 17 giugno, aveva incoraggiato ogni comunità a diventare “una ‘casa della pace’, dove si impara a disinnescare l’ostilità attraverso il dialogo, dove si pratica la giustizia e si custodisce il perdono”, approvando il documento ‘Educare ad una pace disarmata e disarmante’, che sarà diffuso nei prossimi giorni ed articolato in tre parti secondo il metodo del ‘vedere-giudicare-agire’:
“Nella prima viene proposta un’analisi della situazione mondiale, europea e italiana, certamente non esaustiva, ma capace di delineare le problematiche più rilevanti. Nella seconda si aggiunge una riflessione alla luce della Sacra Scrittura, della Tradizione e delle Magistero. Nella terza parte si indicano i sentieri dell’educazione delle coscienze, che permettono di affrontare i temi della guerra, del disarmo, della testimonianza cristiana in un mondo sempre più conflittuale, della democrazia come garanzia di pace”.
Inoltre in occasione del 40^ anniversario dell’Intesa fra la CEI e il Ministero della Pubblica Istruzione circa l’insegnamento della religione cattolica nella scuola (Irc), firmata il 14 dicembre 1985, i vescovi hanno approvato il documento ‘L’insegnamento della religione cattolica: laboratorio di cultura e dialogo’: “Il testo evidenzia e rilancia tale disciplina come contributo prezioso della Chiesa alla comunità scolastica e alla crescita di una sempre più ampia alleanza educativa.
Vengono infatti richiamate due dimensioni fondamentali dell’insegnamento della religione cattolica: la sua piena appartenenza alle finalità della scuola e il suo essere luogo accogliente, aperto a tutti, a prescindere dalle personali scelte di fede, e dunque palestra di conoscenza e comprensione reciproca, per una convivenza fraterna e costruttiva”.
Oltre all’introduzione, il Documento si compone di quattro capitoli: il primo offre alcuni elementi per leggere le trasformazioni in atto e cogliere il loro impatto sull’educazione e il contributo dell’Insegnamento della Religione Cattolica; il secondo richiama le ragioni e le caratteristiche che disciplinano l’Irc nella scuola; il terzo è dedicato al profilo professionale e all’impegno educativo degli insegnanti di religione; il quarto evidenzia la responsabilità che l’intera comunità cristiana ha verso l’Irc e l’importanza di promuovere progettualità e collaborazioni educative nei luoghi ordinari.
Infine i vescovi hanno ribadito che la carità è il nucleo della missione della Chiesa: “Soprattutto di fronte a disuguaglianze crescenti, fragilità multidimensionali, povertà energetica, nuove solitudini che domandano ascolto e visioni capaci di futuro. Non si può infatti ridurre la carità a mera filantropia: la gratuità, la preghiera e la vita sacramentale restano la sorgente da cui scaturisce l’impegno verso i più fragili, in una dinamica che unisce la parola, l’Eucaristia e l’incontro con i poveri”.
Ecco il motivo per cui è stato fatto un appello, affinchè sia valorizzato il servizio civile: “ In quest’ottica, l’iniziazione cristiana alla carità, la formazione degli operatori, la qualità degli ambienti di accoglienza e la cura del vissuto ecclesiale che accompagna ogni gesto di prossimità diventano elementi decisivi. All’azione educativa si affianca poi la dimensione culturale e sociale: l’opera caritativa ha infatti una ricaduta politica, stimolando percorsi legislativi e amministrativi in grado di rispondere alle trasformazioni sociali. Si colloca in questo orizzonte l’appello a valorizzare il servizio civile nella sua originaria vocazione alla pace e alla nonviolenza e quello a far sì che la Caritas sia custodita nella sua specificità, evitando la parcellizzazione pastorale, affinché resti ponte, luogo di comunione, strumento di collaborazione concreta e sinodale”.
Porziuncola, cuore della sinodalità: l’incontro del Papa con i Vescovi italiani
Sarà la Porziuncola ad accogliere il Santo Padre Leone XIV per l’incontro conclusivo con i Vescovi italiani al termine della 81ª Assemblea Generale della Conferenza Episcopale Italiana, in programma ad Assisi. L’appuntamento è fissato per giovedì 20 novembre, alle ore 9.30, nella Basilica di Santa Maria degli Angeli, il luogo più caro a san Francesco. Con Leone XIV la Porziuncola torna a essere crocevia di Chiesa, luogo di comunione tra il Papa e i suoi fratelli nell’episcopato.
Alla vigilia di questo importante momento abbiamo incontrato p. Fabio Nardelli (docente di Ecclesiologia alla Pontificia Università Lateranense, alla Pontificia Università Antonianum e all’Istituto Teologico di Assisi) che ci ha aiutato a capire il valore sinodale e missionario dell’incontro tra papa Leone XIV ed i vescovi.
Padre Fabio, l’Assemblea generale della CEI si chiude proprio ad Assisi, con l’incontro del Papa alla Porziuncola: che significato assume questo momento per la Chiesa italiana? Possiamo dire che segna un nuovo punto di ripartenza dopo il lungo cammino sinodale?
“E’ certamente un momento di rilancio. L’81ª Assemblea generale della CEI, che si conclude alla Porziuncola, ha il compito di tradurre in orientamenti pastorali il documento finale dell’assemblea sinodale, votato lo scorso 25 ottobre. Non si tratta di un punto di arrivo, ma di una nuova tappa del cammino. I vescovi italiani si ritrovano in ascolto di quel testo per declinarlo in obiettivi concreti e continuare a camminare insieme nelle diverse Chiese del Paese.
Il lavoro non è teorico, ma pratico: si tratta di capire come essere Chiesa sinodale e missionaria. E’ un interrogativo caro sia a papa Francesco che a papa Leone XIV, che sin dall’inizio del suo ministero ha insistito su questo “come” ecclesiale. E che tutto ciò avvenga proprio alla Porziuncola, luogo dove Francesco d’Assisi radunava i suoi frati per discernere insieme come vivere la Regola, è molto significativo: anche oggi la Chiesa si riunisce per cercare vie concrete di fedeltà al Vangelo”.
In questa Assemblea generale i vescovi sono chiamati a confrontarsi sulle priorità pastorali dopo il Cammino sinodale. Quali orientamenti nuovi potranno nascere per la vita della Chiesa italiana nei prossimi anni?
“Il documento finale individua tre grandi direzioni di lavoro. La prima è la conversione della mentalità: non conformarsi alla mentalità del mondo, come ricorda san Paolo (Rm 12,2), ma lasciarsi trasformare dallo Spirito. Questo è il primo passo di ogni rinnovamento ecclesiale.
La seconda direzione è quella di una formazione sinodale e missionaria per tutti i battezzati. Papa Leone XIV ha molto a cuore la formazione intesa come cammino di maturazione spirituale e comunitaria, accessibile a ogni cristiano. Credo che sia un punto cruciale per l’Assemblea: chiedersi come poter tradurre questo cammino di formazione per tutti i discepoli missionari.
La terza direzione è la corresponsabilità nella missione e nella guida delle comunità. Si tratta di comprendere come pastori e laici possano camminare insieme nell’evangelizzazione e nella vita della Chiesa. EE’ importante a questo riguardo sottolineare come la sinodalità non annulli la dimensione dell’autorità, ma la trasfiguri: pastori e popolo, uniti nello Spirito, condividono la responsabilità del Vangelo.
Ed, inoltre, c’è un altro tassello importante: l’attenzione della Chiesa al tema delle relazioni, al tessere relazioni autentiche e mature, anche nell’ottica di un rinnovamento pastorale del percorso di iniziazione cristiana. Sono questi i temi sui quali i Vescovi dovranno interrogarsi in questi giorni: soprattutto, domandandosi il ‘come’ attuarli”.
Alla vigilia dell’anno centenario del Transito di san Francesco, quali prospettive si aprono per la Chiesa italiana e universale nel coniugare la sinodalità con lo spirito di fraternità e di umiltà che scaturisce proprio dalla Porziuncola?
“Ho provato a confrontare il testo dell’omelia di papa Leone, in occasione dell’inizio del Ministero petrino il 18 maggio 2025, ed il messaggio essenziale della Porziuncola. Papa Leone XIV propone l’immagine di una Chiesa quale ‘segno di unità’ con alcune caratteristiche puntuali: che apre le braccia al mondo, che annuncia la Parola e che si lascia inquietare dalla storia.
Questa visione si sposa perfettamente con il messaggio della Porziuncola: questa piccola porzione di terra è inserita all’interno della basilica che accoglie tutto il mondo, rimandando proprio alla dimensione dell’universalità della Chiesa. In secondo luogo, una Chiesa che annuncia la parola, e sappiamo bene come Francesco riceva la parola alla Porziuncola, e dalla Porziuncola mandi i suoi frati ad annunciarla.
Eppoi una Chiesa che si lascia inquietare dalla storia. Su questo verbo mi soffermerei in particolare, perché è un’espressione particolarmente cara al Papa. ‘Inquietare’ nel senso propositivo e bello del termine: potremmo dire lasciarsi inquietare di fronte ai segni dei tempi che ci interrogano, ci provocano e ci mettono in discussione: come, ad esempio, l’ascolto dei poveri, l’ascolto delle diversità, l’ascolto dell’interculturalità. E’ un’inquietudine buona, evangelica, che ci spinge a camminare”.
La Chiesa è chiamata, perciò, a essere lievito di unità e di concordia: piccola come il lievito del Vangelo, ma capace di far fermentare tutta la pasta. Si può vedere in questo incontro tra papa Leone XIV e i vescovi alla Porziuncola un parallelismo spirituale con Francesco che raduna i suoi frati nello stesso luogo?
“La somiglianza è suggestiva, pur con le dovute differenze. Francesco convocava i suoi frati per vivere la comunione nell’unità e nella diversità, per discernere insieme come portare il Vangelo nel mondo. Così anche il Papa, come Vescovo di Roma e primate d’Italia, incontrerà i vescovi per condividere un’esperienza di comunione e missione. Un incontro che è segno concreto della comunione nella Chiesa, orientata alla missione, all’evangelizzazione. E’ questo, in fondo, il cuore della Porziuncola: un luogo dove la fraternità diventa missione”.
Di recente uscita è la pubblicazione di Padre Fabio Nardelli: ‘Riforma nella Chiesa. Un percorso storico-teologico’ con prefazione del card. Marcello Semeraro, in cui si considera la tematica della ‘riforma’ nella Chiesa usando il metodo storico-teologico, in quanto gli eventi esaminati riguardano la stessa Chiesa che, per sua natura, è una realtà teologica inserita nella storia umana. In occasione del Centenario francescano (1226-2026), il testo vuole essere un invito alla riflessione anche riferendosi alla figura di Francesco di Assisi quale riformatore della Chiesa nella Chiesa.
(Tratto dal sito assisiofm.it)
Card. Zuppi ai vescovi italiani: non temere questo tempo
“Rivolgiamo un pensiero di gratitudine a papa Leone XIV per aver accettato l’invito a essere con noi, giovedì 20 novembre, per la chiusura di questa nostra Assemblea. Ci predisponiamo ad accogliere la sua parola, occasione preziosa per confermarci nel suo magistero di unità e di pace. In questi sei mesi di Pontificato, fin dal suo primo discorso, quello rivolto ai Cardinali, abbiamo colto alcuni assi portanti: la centralità dell’annuncio del Vangelo, l’unità della Chiesa, l’esercizio della collegialità nella sinodalità, la promozione di una pace ‘disarmata e disarmante’ in un mondo che al contrario si esercita nella forza, riempie gli arsenali e svuota di conseguenza le scuole, gli ospedali, i granai; l’attenzione alla dignità della persona umana, dal suo inizio alla fine, tutta da amare, curare e custodire, sempre e per tutti”: con queste parole il presidente della Cei, card. Matteo Zuppi, ha aperto ad Assisi l’Assemblea generale dei vescovi italiani con l’invito ad essere ‘costruttori di comunità’, in quanto la Chiesa ‘non cerca il potere ma il bene dell’Italia’.
Riprendendo le parole che papa Leone XIV ha detto loro nello scorso giugno il presidente dei vescovi ha invitato a sentirsi mandati: “Come Chiese in Italia, sentiamo oggi più fortemente l’appassionante chiamata ad andare nella grande messe di questo mondo, per rispondere a tanti che desiderano conoscere il nome del Dio ignoto, per condividere il Pane che sazia, per annunciare il Vangelo della vita eterna a chi, a tentoni, cerca speranza, per curare le sofferenze di una folla stanca e sfinita perché senza pastore. Non giudicare e, quindi, inevitabilmente condannare, ma guardare con gli occhi di Gesù, quelli della compassione, per essere lievito di fraternità”.
E’ stato un invito esplicito ad annunciare il Vangelo: “Pensiamo alla società di Antiochia, al tempo della Chiesa nascente: i credenti si sono impegnati di persona a portare e comunicare la loro esperienza di fede. Se quindi la cristianità è finita, non lo è affatto il cristianesimo: ciò che tramonta è un ordine di potere e di cultura, non la forza viva del Vangelo. Per questo, non dobbiamo avere paura ma rinnovare il nostro impegno a essere testimoni gioiosi del Risorto. Non dobbiamo diventare mediocri, spaventati, paurosi nella paternità e nell’assumerci responsabilità, ma più evangelici e cristiani!”
Ricordando l’allocuzione di papa san Paolo VI nell’ultima sessione pubblica del Concilio Ecumenico Vaticano II, ha invitato a non avere paura dell tempo attuale: “Non temiamo, dunque, questo tempo, che sembra sottrarre spazio alla fede: forse è il contrario. E’ questo il momento in cui l’annuncio del Vangelo deve essere più luminoso, come la lampada che arde nella notte. Il credente di oggi non è più il custode di un mondo cristiano, ma il pellegrino di una speranza che continua a farsi strada nei cuori. In questo orizzonte, la fine della cristianità non è una sconfitta, ma un kairos: l’occasione di tornare all’essenziale, alla libertà degli inizi, a quel ‘sì’ pronunciato per amore, senza paura e senza garanzie”.
Il Vangelo non va protetto: “Il Vangelo non ha bisogno di un mondo che lo protegga, ma di cuori che lo incarnino. E’ in questa situazione di ‘vulnerabilità’ che la Chiesa riscopre la sua forza: non quella del potere, peraltro spesso presunto come le ricostruzioni sulla rilevanza della Chiesa, ma quella dell’amore che si dona senza paura”.
Il Vangelo va annunciato: “La priorità è certamente trasmettere la fede, renderla viva, attraente, farla scoprire nascosta nelle attese e nei desideri del cuore, aiutando a ritrovarne le parole e la prassi. Ecco il nostro orizzonte e la nostra passione. Guardando tanti ‘senza tetto spirituali’ sentiamo la loro condizione, spesso piena di sofferenza, una domanda per costruire case di preghiera, di fraternità con Dio e con il prossimo, dove sperimentare la maternità della Chiesa e vivere l’ascolto della parola che diventa vita”.
Ed ha fatto il punto sul Sinodo, ringraziando chi ha collaborato: “Si è chiusa così una fase importante, avviata quattro anni fa accogliendo l’invito di papa Francesco, che ha visto una partecipazione a vario titolo di almeno 500.000 persone… Con il Cammino sinodale abbiamo imparato ad affinare aspetti che erano probabilmente già presenti, ma che avevano bisogno di essere rinnovati: l’ascolto, il discernimento, la profezia. Abbiamo cercato soprattutto di interiorizzare questo processo come stile ecclesiale permanente. Ora si apre una fase nuova che interpella in particolare noi Pastori nell’esercizio della collegialità e in quel presiedere la comunione così decisivo perché la sinodalità diventi forma, stile, prassi per una missione più efficace nel mondo”.
Quindi ha ricordato che il ministero è sinodale: “La collegialità che esprimiamo nella forma della nostra Conferenza Episcopale ci chiede anzitutto di esercitare il nostro prezioso ministero in una Chiesa che è sinodale, costituita da un popolo nel quale si cammina insieme, tutti insieme. Del resto, immaginare il nostro ministero episcopale in senso collegiale come altra cosa o separato dalla sinodalità di tutta la Chiesa equivarrebbe a privare la comunione nelle nostre Chiese e tra le nostre Chiese di quella garanzia rappresentata dalla comunione episcopale”.
E’ un invito a non dimenticare il Concilio Vaticano II: “La lezione del Vaticano II, anche da questa prospettiva, resta per noi una strada sicura da non smarrire. Siamo chiamati ad assumere tutto il cammino che in questi anni le Chiese in Italia hanno compiuto per orientarne i passi futuri attraverso il nostro discernimento e le risoluzioni che riconosceremo come necessarie. E’ un compito impegnativo quello che ci è chiesto: dobbiamo onorarlo nel migliore dei modi possibili perché nelle nostre Chiese prenda forma la profezia di una Chiesa che continua a lasciarsi plasmare dal soffio dello Spirito”.
Da qui l’invito ad essere ‘costruttori di comunità’, iniziando dalla parrocchia: “Siamo chiamati a impegnarci a costruire la comunità cristiana laddove siamo. Solo questa darà la carne alla nostra fede e un tetto ai nostri fratelli. La Chiesa è sempre Familia Dei. Certo, non è questo il momento storico del ‘noi’, della vita assieme, come si vede anche dalla fragilità della famiglia e di tante realtà associate!.. Pensiamo alle nostre parrocchie, anche se esse devono sempre restare aperte a qualunque tipo di fedeli e a qualunque ricerca di Dio: sono come la piazza della Chiesa, dove non ci devono essere accessi limitati o condizionati, perché spesso qui approdano tante persone da storie diverse particolari. E alla fontana vanno gli assetati, anche se non li conosciamo! Tutte le forme comunitarie, come quelle dei movimenti, vanno incoraggiate nel dinamismo della comunione e della paternità, come le associazioni di ogni tipo che il genio della fede e dell’amicizia cristiana semina nel nostro tessuto ecclesiale”.
Una comunità è composta da tante diversità: “Va riaccesa e accompagnata questa passione comunitaria che è evangelica e scritta nel profondo dell’animo umano. In una società che si atomizza la Chiesa non cessi mai di essere popolo! Anche in una piccola comunità – lo sappiamo dal Vangelo – c’è una grande forza: attrattiva e missionaria, consolatrice, liberatrice del male… Penso al significato di queste parole nella vita delle città, nelle periferie, nei paesi, nelle cosiddette aree interne: la vita si ravviva con la fede e la fraternità, il male arretra e viene sfidato dal bene. Possa la Chiesa aiutare gli italiani a sentirsi meno polarizzati (il rischio della polarizzazione in tanti campi è stato più volte additato da papa Leone), meno isolati e soli, insomma più popolo!”
(Foto: CEI)
Pubblicati i Rapporti Intermedi dei Gruppi di Studio del Sinodo
La Segreteria Generale del Sinodo ha pubblicato oggi i Rapporti Intermedi dei dieci Gruppi di Studio, insieme a quelli della Commissione canonistica e della Commissione SECAM sulla Poligamia. Tanti i temi trattati: i poveri, la missione digitale, il ruolo delle donne, la poligamia, il ministero dei nunzi…tutto in chiave missionaria e sinodale.
Una nota ufficiale ha accompagnato la stesura di questi rapporti e ha specificato insieme al Cardinale Grech, Segretario Generale, che “i documenti presentati — redatti tra l’estate e l’autunno di quest’anno — restituiscono lo stato di avanzamento dei lavori, mettendo in luce sia il metodo sinodale che li anima, sia i passi concreti per attuarlo: ascolto reciproco, analisi dei numerosi contributi pervenuti, dialogo con gli Episcopati locali, confronto tra competenze diverse e ricerca condivisa dei passi da compiere nella docilità allo Spirito Santo. La loro diffusione intende favorire una più ampia conoscenza di questa parte del processo di attuazione del Sinodo”.
Il rapporto del Gruppo 1 è stato presentato da Sua Em. Card. Claudio Gugerotti e riguarda alcuni aspetti delle relazioni tra Chiese orientali cattoliche e Chiesa latina. Il Gruppo di Studio 2 è composto da quattro donne e tre uomini, includendo religiosi, laici e membri del clero provenienti da cinque continenti e operanti in sei e il titolo è ‘L’ascolto del grido dei poveri e della terra’, che da luglio 2024 si sono riuniti 19 volte tramite la piattaforma Zoom’, si legge nel rapporto.
I membri del Gruppo continuano a cogliere ogni opportunità per ascoltare le esperienze di vita di persone povere o emarginate: “Ciascun membro del Gruppo si impegnerà a entrare in contatto con persone o comunità povere o emarginate nel proprio continente di origine o di residenza, direttamente o attraverso intermediari che abbiano relazioni autentiche e continuative di fiducia con tali realtà. Allo stesso modo, ci si sforzerà di avere un confronto con alcune parrocchie, seminari, teologi, enti di formazione, reti ecclesiali, movimenti sociali e realtà impegnate nella cura della casa comune. Tutti i vescovi con incarichi di responsabilità sui temi della giustizia, la pace e l’ecologia nelle rispettive Conferenze Episcopali saranno invitati a fornire un loro parere”, si legge nello stesso Rapporto.
Il gruppo 3 si occupa di ‘La missione nell’ambiente digitale”. “La cultura digitale è un ambiente vissuto e in continua trasformazione, che, a seconda delle forme che assume, modella a sua volta il modo in cui le persone instaurano e vivono relazioni, esprimono le proprie convinzioni e ricercano la verità. Spetta a noi contribuire a plasmarla. In risposta all’appello el Sinodo sulla sinodalità e al mandato affidatoci dalla Segreteria Generale del Sinodo, il Gruppo di Studio 3 ha approfondito la questione della missione della Chiesa nell’ambiente digitale attraverso un processo sinodale di ascolto, discernimento e dialogo, vissuto in spirito di preghiera”, si legge nel Rapporto.
Il Gruppo 4 si è riunito per ‘La revisione della Ratio Fundamentalis Institutionis Sacerdotalis in prospettiva sinodale missionaria’. Completando il proprio compito, il Gruppo elaborerà la bozza di un sintetico documento (non più di 10-12 pagine) per l’implementazione della Ratio Fundamentalis / delle Ratio Nationalis in chiave sinodale e missionaria.
“In ottemperanza alle indicazioni ricevute dalla Segreteria Generale del Sinodo ed in linea con il lavoro preparatorio già svolto lo scorso anno, il Dicastero per la Dottrina della Fede (che con tutte le sue istanze coincide con il Gruppo 5, previsto dal Processo sinodale sulla sinodalità) sta procedendo alla stesura del resoconto finale sullo specifico argomento della partecipazione delle donne alla vita e alla guida della Chiesa. Questa fase di lavoro succede ad un tempo di raccolta e valutazione dell’enorme materiale giunto al Dicastero sul tema sopradetto. Inoltre, il Dicastero ha sollecitato l’intervento sull’argomento di numerose donne già particolarmente coinvolte nella missione e nella guida della Chiesa”, questo riguarda il Gruppo 5.
Il suddetto resoconto finale sarà composto da tre parti: – una breve ricostruzione della storia del Gruppo 5, del suo metodo di lavoro e delle intuizioni avute durante il lavoro stesso; – una sintesi argomentata delle principali risultanze e convergenze circa il tema in oggetto derivanti dall’ascolto delle diverse componenti del Dicastero (Consultori, Ufficio Dottrinale, Congresso, Feria IV), dalla lettura dei testi ricevuti e dalle testimonianze sollecitate dallo stesso Dicastero. – un’ampia appendice di catalogazione dell’ingente materiale che il Dicastero ha ricevuto e raccolto nei mesi scorsi, che si prevede al momento di organizzare in sette parti:
- Figure femminili rilevanti nella storia della Chiesa; 2) Testimonianze attuali di donne che partecipano alla guida della Chiesa; 3) Testimonianze di donne che lavorano nella Curia Romana; 4) Principio Mariano e Principio Petrino. Attualità e limiti; 5) La potestas ecclesiale. Natura ed esercizio; 6) Tensioni critiche nei confronti del clericalismo e del maschilismo; 7) Il contributo di papa Francesco e di papa Leone XIV circa il ruolo delle donne nella Chiesa.
Al Gruppo di Studio 8 è stato affidato il compito di esaminare come il ministero dei Rappresentanti Pontifici, esercitato in varie parti del mondo, possa svilupparsi in una prospettiva più missionaria e sinodale. Erano previsti un approfondimento sull’esercizio di tale ministero e la formulazione di opportune raccomandazioni. Lo studio principale e la raccolta del materiale sono ormai completati; si entra ora nella fase di elaborazione, analisi e condivisione dei contenuti con i membri del Gruppo di Studio. Considerando le distanze geografiche, sarà necessario del tempo, ma si prevede di poter giungere a una sintesi conclusiva entro la fine del 2025.
Il 10, ha trattato “La recezione dei frutti del cammino ecumenico nelle prassi ecclesiali”. L’ecumenismo dunque è al centro del gruppo. “Al Gruppo di Studio 10 è stato affidato il compito di approfondire la recezione dei frutti del cammino ecumenico nelle pratiche ecclesiali, in riferimento a tre questioni specifiche. A seguito dell’incoraggiamento di papa Leone XIV a proseguire il lavoro dei Gruppi di Studio con rinnovato entusiasmo, accogliamo con gratitudine la nuova scadenza di dicembre 2025 come un’opportunità per approfondire la riflessione all’inizio di questo nuovo Pontificato. La nostra metodologia privilegia l’ascolto sinodale, l’attenzione al sensus fidei e l’impegno per un’attuazione pastorale fedele alla Tradizione cattolica”, riporta il Rapporto.
L’undicesimo gruppo è stato aggiunto da Papa Leone. Coordinato dal Dicastero per il Culto divino, in collaborazione con la Segreteria Generale del Sinodo, il gruppo espleterà il proprio mandato a partire dalla riflessione sul legame tra celebrazione eucaristica e vita sinodale missionaria della Chiesa.
Poi c’è nel Rapporto la ‘Commissione Canonistica’. La Commissione Canonistica è stata istituita in occasione della Prima Sessione della XVI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi nell’ottobre del 2023, con l’intento iniziale di ascoltare ‘lo spirito del Sinodo’, verificare il modo di procedere, comprendere quello che i membri dell’Assemblea sinodale proponevano e ponevano alla riflessione di tutta la Chiesa. Da quel momento la Commissione si è riunita sia in presenza che online otto volte, cercando di mettere a frutto il cammino sinodale e di lavorare sulle tematiche emerse nel corso delle Sessioni di ottobre 2023 e ottobre 2024”, si legge ancora nel Rapporto. I temi sono laicato/ donna; Conferenze Episcopali/ Concili particolari; organismi di partecipazione.
60 anni di Sinodo. Ne parliamo con padre Fabio Nardelli
Lo scorso 25 ottobre a Roma è stato votato dalla terza assemblea sinodale il documento di sintesi del Cammino sinodale, preparato sulla base degli emendamenti emersi durante la seconda Assemblea sinodale, svoltosi tra lo scorso fine marzo ed inizio aprile, attraverso un lavoro della Presidenza CEI, del Comitato del Cammino sinodale, del Consiglio Permanente, degli Organismi della CEI (Commissioni Episcopali, Uffici e Servizi della Segreteria Generale) e delle Regioni ecclesiastiche, come ha sottolineato il presidente del Comitato Nazionale del Cammino sinodale, monsignor Erio Castellucci:
“Pur tra tante fatiche, riporta la realtà di oltre 200 Chiese locali, con tutte le loro articolazioni, impegnate a vivere e trasmettere speranza e pace: spesso senza farsi notare, senza ‘fare notizia’, ma sempre con tenacia e cura evangelica. Le nostre comunità cristiane non sono allo sbando: benché provate da tante situazioni faticose e tentate a volte dallo sviluppo, vivono come ‘piccolo lievito’ di fraternità, attenta soprattutto alle persone rimaste o lasciate ai margini”.
Inoltre lo scorso settembre il Sinodo ha compiuto 60 anni, come ha ricordato papa Leone XIV al termine della recita dell’Angelus di domenica 14 settembre: “Domani ricorre il 60° anniversario dell’istituzione del Sinodo dei Vescovi, un’intuizione profetica di san Paolo VI, affinché i Vescovi possano ancora di più e meglio esercitare la comunione con il successore di Pietro. Auspico che questa ricorrenza susciti un rinnovato impegno per l’unità, per la sinodalità e per la missione della Chiesa”.
Prendendo spunto da queste sollecitazioni, in questo sessantesimo anniversario dell’istituzione del Sinodo dei Vescovi, ricordiamo le origini, le motivazioni, le finalità di questo organismo ecclesiastico per coglierne le evoluzioni e, soprattutto, la chiamata per la Chiesa, ad uno stile sempre più sinodale e missionario, con l’aiuto di padre Fabio Nardelli , docente di Ecclesiologia alla Pontificia Università Lateranense, alla Pontificia Università Antonianum ed all’Istituto Teologico di Assisi: quale è stata l’intuizione di papa san Paolo VI per dare vita al Sinodo dei vescovi?
“Il Sinodo dei vescovi viene istituito da papa Paolo VI il 15 settembre 1965, con il Motu proprio ‘Apostolica Sollicitudo’, per dare una risposta in merito all’esigenza della ‘collegialità episcopale’, tanto dibattuta al Concilio Vaticano II. Esso nasce, principalmente, per rafforzare la comunione tra i vescovi e il Romano Pontefice per una più efficace collaborazione nel governo della Chiesa universale. L’importante organismo sinodale può essere, chiaramente, considerato come uno dei frutti dell’ecclesiologia di comunione”.
Quindi il Sinodo dei vescovi è stato un ‘segno dei tempi’?
“Nel contesto del grande rinnovamento conciliare, il Sinodo dei vescovi intendeva promuovere lo scambio di idee ed esperienze all’interno della Chiesa; e, tuttora, permette alla Chiesa intera di camminare insieme nell’ascolto, nella reciproca comprensione e soprattutto nella decisione coraggiosa ed evangelica. Tale forma può essere considerata particolarmente fruttuosa e può rappresentare, davvero, un punto di convergenza di questo dinamismo di ascolto condotto a tutti i livelli della vita ecclesiale”.
Quale apporto possono offrire i laici?
“Nella Chiesa la sinodalità richiama la necessità della comunità cristiana di ascoltare lo Spirito e di farlo con l’apporto di tutti. L’ascolto dello Spirito non è una qualità che appartiene ad alcuni cristiani, ma è una qualità propria di tutti i battezzati. Il dono divino del sensus fidei (cfr. LG 12) investe la ‘totalità dei fedeli’ ed attribuisce al gregge un ‘fiuto’ per discernere le nuove vie che il Signore dischiude alla Chiesa. La sinodalità, pertanto, diviene l’unico modo possibile per valorizzare il ‘senso di fede’ di tutti i battezzati: tutti soggetti, infatti, ognuno con il suo dono”.
Quindi come si è ‘evoluto’ in questi anni il Sinodo?
“La Costituzione ‘Episcopalis communio’, promulgata il 15 settembre 2018 da papa Francesco, non intende mettere in luce solo un cambiamento ‘procedurale’ ma vuole considerare il Sinodo come un vero e proprio ‘cammino’, costituito da diverse tappe di attuazione. L’evoluzione ed i differenti cambiamenti di natura metodologica mirano a un maggiore coinvolgimento della base ed ad un movimento sinodale effettivo che permetta a tutti di parlare con parresia e di ascoltare con umiltà”.
Ma oggi il Sinodo è capace di mantenere vivo lo spirito del Concilio Vaticano II?
“La riflessione sulla sinodalità non può essere considerata solo come un dibattito temporaneo per ‘democratizzare’ la Chiesa, oppure esaurirsi nella celebrazione di assemblee o eventi occasionali, ma è una vera sfida nel ‘camminare insieme’. Certamente il cammino sinodale, in continuità con la riflessione conciliare, ha evidenziato come l’unità e la differenza nella Chiesa sono due elementi preziosi, che vanno tenuti insieme anche attraverso la lettura carismatica della comunità, dove vi sono diversi ministeri e carismi, ma unità di missione”.
Un cammino sinodale che nel frattempo è diventato anche ‘lievito di unità’?
“Nell’omelia per l’inizio del suo ministero petrino, papa Leone XIV ha invitato a costruire ‘una Chiesa fondata sull’amore di Dio e che sia segno di unità; una Chiesa missionaria, che apra le braccia al mondo, che annuncia la Parola, che si lasci inquietare dalla storia, e che diventi lievito di concordia per l’umanità’. L’immagine evangelica del lievito viene utilizzata come icona della Chiesa sinodale-missionaria che, rimanendo nel mondo, annuncia la presenza del Risorto nella storia e diviene segno di novità e testimonianza credibile del Vangelo vissuto La sfida del ‘cammino sinodale’ oggi è quella di una crescita nelle ‘relazioni’ perché divengano sempre più opportunità di incontro e, al contemporaneo, di una particolare attenzione alla formazione in chiave sinodale di tutti i battezzati, in quanto discepoli-missionari”.
(Tratto da Aci Stampa)
Papa Leone XIV invita ad accogliere le nuove culture in Europa
“Vi do il benvenuto, membri del Comitato misto del Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee (CECC) e della Conferenza delle Chiese Europee (CEC), con queste parole dell’Apostolo delle Nazioni, il cui luogo di martirio avete scelto di firmare la vostra nuova Charta Oecumenica. Certamente, le sfide che i cristiani devono affrontare sul percorso ecumenico sono in continua evoluzione. Così, venticinque anni dopo la prima firma della Charta, è stato necessario rivedere il contesto del documento, per considerare nuovamente la situazione in Europa, così come le attuali preoccupazioni comuni per la missione di annunciare il Vangelo”: nel saluto ai membri del CCEE, del CEC e ai rappresentanti delle Chiese cristiane d’Europa, firmatari della Charta Oecumenica, papa Leone XIV ha sottolineato ‘segni positivi e incoraggianti’ in alcune parti del continente, pur rilevando che diverse comunità ecclesiali percepiscono ‘di essere sempre più una minoranza’.
Inoltre il papa ha sottolineato che in Europa ci sono nuovi popoli con cui instaurare relazioni: “Inoltre, la situazione attuale comprende le nuove generazioni e i popoli arrivati di recente con storie ed espressioni culturali estremamente varie. Ci sono quindi molte nuove voci da ascoltare e storie da accogliere attraverso incontri quotidiani e relazioni più strette, per non parlare dell’urgenza di promuovere il dialogo, l’armonia e la fratellanza nel mezzo dello schianto di violenza e guerra, i cui echi risuonano in tutto il continente. In tutte queste situazioni, la grazia, la misericordia e la pace del Signore sono veramente vitali, perché solo l’aiuto divino ci indicherà il modo più convincente per annunciare Cristo in questi contesti molto difficili”.
Davanti a queste sfide la Charta Oecumenica è un’opportunità di annunciare il Vangelo: “Crediamo che Dio Onnipotente parli attraverso e attraverso il Suo popolo santo. Lo ama e lo arricchisce con i suoi doni divini perché possa crescere ed entrare nella pienezza di Dio. Da parte sua, la nuova Charta Ecumenica è una testimonianza della volontà delle Chiese in Europa di guardare alla nostra storia attraverso gli occhi di Cristo.
Inoltre, con l’aiuto dello Spirito Santo, potremo capire dove ci siamo riusciti, dove abbiamo fallito e dove dobbiamo andare per annunciare di nuovo il Vangelo. La Charta Oecumenica non solo suggerisce metodi, ma sottolinea anche la necessità di avere compagni di viaggio e offre possibili strade da percorrere. Così facendo, restiamo sempre aperti ai suggerimenti e alle sorprese dello Spirito Santo!”
Per questo il cammino sinodale è ecumenico: “Nella Chiesa cattolica, il cammino sinodale è ecumenico, così come il cammino ecumenico è sinodale. A questo proposito, la nuova Charta Oecumenica sottolinea il percorso comune intrapreso dai cristiani di diverse tradizioni in Europa, in grado di ascoltarsi e di discernere insieme per predicare il Vangelo in modo più efficace.
Uno dei risultati più significativi del processo di revisione della Charta Oecumenica è stata la capacità di adottare una visione comune delle sfide attuali e di stabilire priorità per il futuro del continente, pur mantenendo una forte fiducia nell’importanza infinita del Vangelo. In un certo senso, questo può essere descritto come uno sforzo “sinodale” per camminare insieme”.
A tal proposito ha ricordato il prossimo primo viaggio a Nicea, dove si svolse il Concilio: “Come sapete, sto per andare nel luogo in cui si è svolto il Concilio di Nicea, per incontrare i leader delle Chiese e i leader delle comunità cristiane e pregare con loro, celebrando Gesù Cristo insieme come nostro Signore e Salvatore. In questo Anno Giubilare, desidero anche annunciare a tutti i popoli d’Europa che ‘Gesù Cristo è la nostra speranza’, perché è sia il cammino che dobbiamo seguire, sia la destinazione ultima del nostro pellegrinaggio spirituale”.
Per questo il giorno prima è stato firmato a Roma, presso l’Abbazia delle Tre Fontane, la versione aggiornata della Charta Œcumenica, pietra miliare della cooperazione ecumenica europea da oltre due decenni. La Charta riveduta cerca di affrontare le sfide contemporanee e di riflettere le realtà in evoluzione della società e del cristianesimo europeo. Il processo di revisione, iniziato nel 2022, è stato guidato da un gruppo di lavoro congiunto CEC-CCEE. I contributi delle Chiese e delle organizzazioni ecumeniche di tutta Europa sono stati presi in considerazione con attenzione, per garantire che il testo aggiornato sia in linea con le attuali esigenze ecumeniche. Questo sforzo di collaborazione mira a produrre un documento che promuova l’unità, la pace e l’azione congiunta tra le Chiese europee.
(Foto: Santa Sede)
Card. Zuppi: il cammino sinodale è rinnovamento in Cristo
“Senza alcuna presunzione e supponenza, anzi, umili ma forti di un cammino che ha coinvolto migliaia di persone e raccoglie il lavoro di tanti, oggi, a conclusione di questo tratto del Cammino sinodale, dopo quattro anni di strada insieme, finalmente ci sentiamo in diritto di ripetere quello che all’unisono i diversi componenti della Chiesa madre di Gerusalemme hanno detto duemila anni fa, mentre congedavano quel testo: ‘Questo è parso bene allo Spirito Santo e a noi’. Possiamo tornare anche noi a ripetere questa espressione perché il cammino di questi anni non è stato un mero sintonizzarsi di credenti (uomini e donne) dalle differenti opinioni. Le conclusioni non erano scritte prima di cominciare!”:
con queste parole iniziali il presidente della Cei, card. Matteo Zuppi ha concluso la Terza assemblea sinodale, che ha approvato il documento di sintesi del Cammino sinodale delle Chiese che sono in Italia, dal titolo ‘Lievito di pace e di speranza’, con 781 voti favorevoli e 28 contrari su 809 votanti; ora la Presidenza della CEI nominerà un gruppo di vescovi che, coadiuvato dagli Organi statutari, elaborerà, sulla base del Documento, priorità, delibere e note che saranno al centro dei lavori dell’Assemblea Generale del prossimo novembre.
Quindi ha ricordato il cammino percorso: “Solo la nostra fede nel Cristo Gesù, morto e risorto per noi e la missione per una messe che è abbondante, la spinta che nasce dalla commozione evangelica di Gesù per la folla stanca e sfinita, ci ha ispirato e orientato sin dai primi passi, nel 2021. Se dimentichiamo questo facilmente ci riduciamo alle polarizzazioni di sempre, a volte stupefacenti per la presunzione e la supponenza delle proprie convinzioni. Il dialogo non è stato complicare le cose semplici e l’ascolto non è stato omologarci al pensiero mondano, ma vivere quello che con tanta profondità ci ha indicato papa Leone”.
E’ stato un richiamo a vivere accanto al popolo: “Credibili e più credenti. Certo: se pensiamo che il dialogo sia cedevolezza o compromesso finiamo per essere come gli abitanti di Nazareth o come il fratello maggiore della parabola che non ha nessun interesse ad accogliere qualcuno che sente ormai come estraneo (dimenticando che è suo fratello) e che rimprovera il padre di poca responsabilità e verità. Ci siamo mossi, smettendo di ignorare i problemi e smettendo di credere possibile continuare a rimandare le scelte, seguendo solo il Signore Gesù che ci ha insegnato a non scappare e non avere paura, anzi, ad amare percorrendo le strade della sua terra, attraversando i luoghi in cui vivevano i suoi contemporanei, facendosi maestro itinerante e compagno di viaggio con i suoi discepoli”.
E’ stato un richiamo a ‘vivere’ il Concilio di Gerusalemme: “E’ proprio il cosiddetto Concilio di Gerusalemme (richiamato da padre Chialà nella sua meditazione introduttiva) l’immagine che corrisponde meglio al nostro Cammino sinodale. Allora i credenti in Cristo sono stati presto sfidati a incarnare in modo sapienziale la loro fede nel qui ed ora. Da una parte la fede nel Crocifisso Risorto e dall’altra la realtà, le domande che sorgono dalla vita. Hanno saputo tenerli insieme. E ora spetta a noi fare altrettanto. Ma come fare?”
Ed ecco l’aiuto dello Spirito Santo: “Insieme con lo Spirito abbiamo scoperto un altro soggetto del Cammino sinodale: è il ‘noi’ ecclesiale. La seconda fase, quella del discernimento, ci ha visti tutti coinvolti. Anche la Chiesa di Gerusalemme di cui parlano gli Atti ha scoperto e ha dato voce al suo interno a vari carismi e ruoli istituzionali: tutti sono stati liberi e capaci di intervenire secondo la propria sensibilità e competenza”.
Per questo il cammino sinodale ha richiamato alla responsabilità: “Il Cammino sinodale è stato come un grande cantiere di ‘corresponsabilità differenziata’, nel quale abbiamo investito sulla ricchezza dei carismi di ciascuno, assumendoci il compito faticoso ma necessario di armonizzarli nelle loro differenze e nella loro necessaria complementarità. Proprio questa parola (corresponsabilità) è tornata spesso nel cuore, nella mente e sulla bocca di tanti di noi: l’abbiamo considerata come una forma concreta di quella comunione, che è anzitutto trinitaria e poi sempre più cifra della Chiesa di oggi. E’ la comunione, essenza della Chiesa”.
Corresponsabilità come comunione: “Siamo soggetti ecclesiali diversi, con compiti diversi, non impegnati a difendere le posizioni singole e di parte, ma piuttosto impegnati a dialogare, a confrontarci, a cercare una sintesi che tenga conto delle sensibilità anche altrui, soprattutto in difesa dei più piccoli. Il Cammino sinodale è stato come un grande cantiere di ‘corresponsabilità differenziata’, nel quale abbiamo investito sulla ricchezza dei carismi di ciascuno, assumendoci il compito faticoso ma necessario di armonizzarli nelle loro differenze e nella loro necessaria complementarità. Proprio questa parola (corresponsabilità) è tornata spesso nel cuore, nella mente e sulla bocca di tanti di noi: l’abbiamo considerata come una forma concreta di quella comunione, che è anzitutto trinitaria e poi sempre più cifra della Chiesa di oggi. E’ la comunione, essenza della Chiesa”.
E’ stata questa la scelta della Chiesa di Gerusalemme, al termine di una lunga discussione, optando per la realtà: “La scelta finale della Chiesa di Gerusalemme è stata una scelta che ha distinto bene le priorità dalle cose accessorie, ciò su cui convergere subito tutti da ciò su cui consentire a ciascuno di esprimere la propria creatività. La profezia non è massimalista né minimalista: è evangelicamente realista. Sa, cioè, camminare nella storia, tenendo lo sguardo alto, allargando sempre gli orizzonti, tenendo le finestre aperte e le vele spiegate”.
Nello stesso modo la Chiesa italiana ha intrapreso questo cammino sinodale sulla strada della Chiesa di Gerusalemme, anche se non tutti accettano questo cammino di comunione: “E così abbiamo trasformato una sosta inattesa nel cammino in un’opportunità per ripartire insieme con nuovo slancio… Se il Cammino sinodale oggi è terminato, ci accompagnerà lo stile sinodale che ci spinge a realizzare nel tempo (consapevoli delle urgenze) quello che abbiamo intuito, discusso, messo per iscritto e infine votato. Questo cammino inedito, nella forma, rappresenta uno sviluppo dei convegni ecclesiali che hanno caratterizzato il cammino della Chiesa in Italia fin dal post Concilio. Sempre camminando insieme alla Chiesa universale, al suo Sinodo Generale, per vivere e trasmettere la fede nella tradizione e nella comunione”.



























