Per i nuovi Santi la cura della persona al centro dell’azione della Chiesa

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Papa Francesco presiederà domenica 9 ottobre la celebrazione eucaristica e il rito della canonizzazione del vescovo mons. Giovanni Battista Scalabrini e del laico salesiano Artemide Zatti. Mons. Scalabrini, nato del 1839 e vescovo di Piacenza dal 1876 alla morte nel 1905, colpito dal numero crescente di italiani che lasciavano il territorio per emigrare oltreoceano, fondò due congregazioni religiose, una maschile e una femminile, per l’assistenza spirituale agli emigrati italiani, aiutandoli ad integrarsi nelle società che venivano a crearsi anche con il loro contributo, soprattutto nelle Americhe.

Egli stesso compì due visite pastorali tra gli italiani nel Nord America e in Brasile e propose alla Santa Sede la creazione di quello che diventerà il Dicastero che avrà una attenzione speciale alla pastorale dei migranti e degli itineranti.

La storia di Artemide Zatti è quella di un giovane, costretto dalla necessità a lasciare a 17 anni il suo paese di Boretto (Re), sulle rive del Po, e a emigrare in Argentina. Frequentando gli ambienti salesiani di Bahìa Blanca, decise di seguire le orme di don Bosco, ma contrasse la Tbc prendendosi cura di un prete malato. Ottenuta la guarigione, decise di dedicare tutto se stesso alla cura degli infermi, giungendo ad amministrare da solo un intero ospedale, nel quale egli stesso operava come infermiere, prendendosi cura giorno e notte dei più bisognosi. Morì il 15 marzo 1951 a Viedma, in Argentina.

Nel frattempo giovedì 6 ottobre si è svolta a Roma a conferenza stampa organizzata dalla Congregazione dei Missionari di San Carlo Borromeo, la Congregazione delle Suore Missionarie di San Carlo Borromeo Scalabriniane e l’Istituto delle Missionarie Secolari Scalabriniane, in vista dell’imminente canonizzazione del Giovanni Battista Scalabrini, introdotta dalle parole di p. Leonir Chiarello, superiore generale dei ‘Missionari di San Carlo Borromeo Scalabriniani’:

“La proclamazione a Santo di Scalabrini è un invito alla Chiesa, alla società e alla comunità internazionale a ricordare la corresponsabilità che abbiamo nell’accoglienza e nella protezione delle persone migranti e rifugiate, oltre all’impegno di promuovere il diritto allo sviluppo e alla pace per evitare le migrazioni forzate. Con questa canonizzazione, papa Francesco ci invita a seguire l’esempio del Vescovo Scalabrini e delle istituzioni che lui ha fondato e ispirato.

Noi missionari abbiamo questa visione olistica dell’immigrazione che contempla la dimensione economica, sociale, politica, culturale e religiosa. Ha riconosciuto in questo fenomeno il modo in cui Dio si rivela nella storia umana e crea un’unica famiglia universale.

Seguendo le sue orme, la Congregazione ha aperto parrocchie, ospedali, ambulatori, centri studi e di formazione, case e centri per migranti, centri Stella Maris per i lavoratori del mare e si è messa a servizio degli organismi della Chiesa locale che lavora con i migranti”.

Per mons. Pierpaolo Felicolo, direttore generale della Fondazione Migrantes, la canonizzazione è “un motivo di gioia per la Chiesa e lo è particolarmente anche per la Fondazione Migrantes che segue la mobilità umana. Scalabrini è stato un profeta antesignano: non voleva far mancare ai migranti la vicinanza spirituale e materiale e non voleva abbandonarli nella fede.

Credeva che dove vi è il popolo, lì deve esserci anche la Chiesa. Questo impegno verso le persone in mobilità continua con le sue missionarie e missionari, con tutta la Chiesa Cattolica e con la Fondazione Migrantes che cammina insieme ai migranti”.

Mentre suor Neusa de Fatima Mariano, superiora delle ‘Suore Missionarie di San Carlo Borromeo Scalabriniane’, ha spiegato il valore dato da mons. Scalabrini alle donne, fondando la Congregazione femminile nel 1895: “Oggi noi siamo l’espressione del volto femminile del carisma scalabriniano rivolto ai migranti. Abbiamo oltre 100 missioni animate dalla spiritualità di Scalabrini, che è vivere la comunione nella diversità.

La nostra scelta è quella di rivolgerci in modo particolare alle donne e ai bambini rifugiati, essere migranti con i migranti, compagne nel loro cammino. In questi ultimi anni abbiamo creato un progetto specifico della Congregazione: il ‘Servizio Itinerante’, presente nei luoghi di frontiera, dove c’è più sofferenza.

Con questa specifica azione, la Congregazione offre il suo contributo, affinché ai migranti e ai rifugiati in situazioni di emergenza e in condizioni di vulnerabilità, sia garantito il rispetto della loro dignità, l’attenzione ai loro bisogni primari e l’accesso alle opportunità di promozione umana”.

E nel 1961 è iniziato il cammino dell’Istituto delle Missionarie Secolari Scalabriniane, terzo Istituto ispirato a Scalabrini, le cui aderenti lavorano e svolgono professioni nei più diversi ambienti e contesti della società per trasformare ogni realtà, in particolare quella migratoria, in un’esperienza d’accoglienza e di comunione tra le diversità, come ha sottolineato Giulia Civitelli, missionaria secolare scalabriniana e direttore sanitario del Poliambulatorio della Caritas alla Stazione Termini, presentando Adelia Firetti:

“Lo spirito di Scalabrini non si è esaurito alla sua morte e ha segnato la vita di tante persone. Una di queste è stata Adelia Firetti, la nostra fondatrice. Adelia era una giovane insegnante di Piacenza, arrivata in Svizzera negli anni ’60 su invito degli Scalabriniani per avviare una scuola per i figli degli emigrati italiani…

Noi missionarie secolari scalabriniane cerchiamo di educare le persone al dialogo interculturale e all’incontro con i migranti. Viviamo in piccole comunità: le nostre case sono i Centri Internazionali Scalabriniani, dei veri e propri laboratori di relazione, dove i giovani scoprono la ricchezza dell’altro. Questo è il messaggio che vogliamo condividere con tutti: è possibile vivere la diversità nella comunione. Insieme possiamo scoprirci tutti appartenenti ad un’unica famiglia umana”.

(Foto: Scalabrini.net)

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