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Papa Leone XIV non è a favore della guerra

Papa Leone XIV è ritornato a Roma a conclusione del viaggio apostolico in Africa e nel colloquio con i giornalisti ha ribadito che la sua prima missione è l’annuncio del Vangelo, e con una battuta ‘scherzosa’ li ha invitati ad essere preparati per un prossimo viaggio: “Buongiorno a tutti, spero che stiate bene, che siete pronti per un altro viaggio. Già con le batterie cariche!”.

Però prima di rispondere alle domande dei giornalisti ha chiarito che il suo punto di vista è quello da papa, che annuncia il Vangelo: “Quando faccio un viaggio, parlo per me stesso, però oggi come papa, vescovo di Roma, è soprattutto un viaggio apostolico pastorale per trovare, accompagnare e conoscere il popolo di Dio. Molte volte l’interesse è piuttosto politico: ‘Cosa dice il Papa sul tema o su un altro tema? Perché non giudica il governo in un Paese o in un altro?’.

E ci sono tante cose da dire certamente. Ho parlato di giustizia e ci sono temi lì. Ma quella non è la prima parola: il viaggio è da interpretare soprattutto come l’espressione di voler annunciare il Vangelo, di proclamare il messaggio di Gesù Cristo, che allora è un modo per avvicinarsi al popolo nella sua felicità, nella profondità della sua fede, ma anche nella sua sofferenza. Lì, certo, molte volte è necessario fare dei commenti o cercare come incoraggiare lo stesso popolo ad assumere responsabilità nella sua vita”.

Inoltre ha sottolineato il suo ‘dovere’ di parlare con tutti: “E’ importante parlare anche con i capi di Stato, per incoraggiare un cambiamento di mentalità o un’apertura maggiore a pensare il bene del popolo, una possibilità di vedere questioni come la distribuzione dei beni di un Paese. Nei colloqui che abbiamo avuto abbiamo fatto un po’ di tutto, però soprattutto vedere, incontrare il popolo con questo entusiasmo.

Sono molto contento di tutto il viaggio, ma vivere, accompagnare, camminare con il popolo della Guinea Equatoriale è stata veramente una benedizione con l’acqua… Loro contenti con le piogge l’altro giorno, ma soprattutto questo segno di condividere con una Chiesa universale quello che celebriamo nella nostra fede”.

La prima domanda al papa è stata rivolta dal vaticanista del Tg1 sulla pace in un mondo in guerra: “Vorrei cominciare a dire che bisogna promuovere un nuovo atteggiamento e una cultura per la pace. Tante volte, quando valutiamo certe situazioni, subito la risposta è che bisogna entrare con la violenza, con la guerra, attaccando. Quello che abbiamo visto è che tanti innocenti sono morti.

Ho appena visto la lettera di alcune famiglie dei bambini che sono morti nel primo giorno dell’attacco. E loro parlano del fatto che ormai hanno perso i loro figli, le figlie, i bambini che sono morti in quello (attacco). La questione non è se cambia il regime, non cambia il regime, la questione è come promuovere i valori in cui crediamo senza la morte di tanti innocenti”.

Ha ribadito la complessità della guerra in Medio Oriente: “La questione dell’Iran è evidentemente molto complessa. Le stesse trattative che stanno facendo, un giorno l’Iran dice sì e gli Stati Uniti dicono di no e viceversa, e non sappiamo dove si va. Si è creata questa situazione caotica, critica per l’economia mondiale, ma poi anche c’è tutta una popolazione in Iran di persone innocenti che stanno soffrendo per questa guerra.

Quindi sul cambio di regime sì o no: non è chiaro quale regime ci sia in questo momento, dopo i primi giorni degli attacchi di Israele e Stati Uniti all’Iran. Piuttosto vorrei incoraggiare la continuazione del dialogo per la pace, che le parti cerchino di mettere tutti gli sforzi per promuovere la pace, allontanare la minaccia della guerra e che si rispetti il diritto internazionale”.

Ritornando con il pensiero al viaggio in Libano il papa ha sottolineato l’importanza di ‘proteggere’ gli innocenti, incoraggiando i governanti alla pace: “E’ molto importante che gli innocenti siano protetti, come non è avvenuto in diversi luoghi. Io porto con me una foto di un bambino musulmano che nella visita in Libano stava lì aspettando con un cartello dicendo ‘Benvenuto Papa Leone’, poi in questa ultima parte della guerra è stato ucciso.

Sono tante le situazioni umane e penso che dobbiamo avere la capacità di pensare in questa forma. Come Chiesa,(lo dico di nuovo) come pastore, non posso essere a favore della guerra. E vorrei incoraggiare tutti a fare gli sforzi per cercare risposte che vengono da una cultura di pace e non di odio e divisione”.

In vista del prossimo viaggio apostolico in Spagna ancora una domanda sull’immigrazione: “Il tema dell’immigrazione è molto complesso e colpisce molti Paesi, non solo Spagna, non solo Europa, Stati Uniti, è un fenomeno mondiale! Quindi una risposta mia inizia con una domanda: cosa fa il Nord del mondo per aiutare il Sud del mondo o quei Paesi dove i giovani oggi non trovano un futuro e quindi vivono questo sogno di voler andare verso il Nord? Tutti vogliono andare verso il Nord, ma tante volte il Nord non ha risposte su come offrire loro delle possibilità. Molti soffrono… Il tema del traffico di esseri umani, il ‘trafficking’, fa parte anche della migrazione. Personalmente credo che uno Stato ha il diritto di porre regole alle sue frontiere”.

Anche se è consapevole che anche nel flusso migratorio c’è bisogno di ‘ordine’ il papa ha chiamato i Paesi più ricchi alla responsabilità: “Non dico che tutti debbano entrare senza un ordine, creando a volte nei luoghi dove vanno situazioni più ingiuste rispetto a quelle che hanno lasciato. Però, detto questo, mi chiedo: cosa facciamo nei Paesi più ricchi per cambiare la situazione nei Paesi più poveri? Perché non possiamo cercare, sia con aiuti di Stato sia con gli investimenti delle grandi imprese ricche, delle multinazionali, di cambiare la situazione nei Paesi come quelli che abbiamo visitato in questo viaggio?”

Ed uno dei modi per diminuire l’emigrazione è garantire i diritti: “L’Africa per molte persone è considerata un luogo dove si può andare a prendere i minerali, prendere le sue ricchezze per la ricchezza di altri, in altri Paesi. Forse a livello mondiale dovremmo lavorare di più per promuovere maggiore giustizia, uguaglianza e lo sviluppo di questi Paesi dell’Africa perché non abbiano la necessità di emigrare in altri Paesi, in Spagna…

E l’altro punto che vorrei affrontare è che, in ogni caso, sono esseri umani e dobbiamo trattare gli esseri umani in modo umano, non trattarli molte volte peggio degli animali. C’è una sfida molto grande: un Paese può dire di non poter ricevere più di questo, però quando arrivano le persone, sono esseri umani e meritano il rispetto che spetta a ogni essere umano per la sua dignità”.

Infine l’ultima domanda è ritornata sul regime iraniano: “Io condanno tutte le azioni ingiuste. Condanno l’uccisione di persone. Condanno la pena di morte. Credo che la vita umana debba essere rispettata e che la vita di tutte le persone (dal concepimento alla morte naturale) debba essere rispettata e protetta. Quindi quando un regime, quando un Paese prende decisioni che tolgono ingiustamente la vita ad altre persone, è evidentemente qualcosa che va condannato”.

(Foto: Vatican Media)

Papa Leone XIV: Gesù è il pane che rinnova

“Vi ringrazio tanto per la vostra accoglienza, così piena di fede che mi tocca il cuore, ed è di grande conforto per la mia missione. Grazie! Mi ha colpito sentire che voi chiamate questo luogo ‘lar’, che parla di famiglia. Ringrazio Dio per questo, e spero che tutti voi possiate davvero vivere qui in un ambiente familiare, per quanto possibile”: questa mattina papa Leone XIV si è recato nel Lar de Assistência a pessoa idosa, struttura finanziata dal governo che accoglie circa 60 uomini e donne malati o abbandonati e maltrattati dalle famiglie con l’accusa di stregoneria.

Raccontando la convivialità di Gesù il papa ha sottolineato l’amicizia con Lazzaro: “Gesù amava stare a casa dei suoi amici. Il Vangelo ci dice che andava nella casa di Pietro, a Cafarnao, dove un giorno guarì la sua suocera. Ci ricorda la sua amicizia con Maria, Marta e Lazzaro: nella loro casa, a Betania, era accolto come Maestro e Signore e nello stesso tempo con familiarità”.

Ma la dimora di Gesù è in ogni casa che lo accoglie: “Allora, carissimi, mi piace pensare che Gesù abita anche qui, in questa casa. Sì, Lui dimora in mezzo a voi ogni volta che cercate di volervi bene e di aiutarvi a vicenda come fratelli e sorelle. Ogni volta che, dopo un’incomprensione o una piccola offesa, sapete perdonarvi e riconciliarvi. Ogni volta che, alcuni di voi o tutti insieme, pregate con semplicità e umiltà”.

La visita si è conclusa con la sottolineatura che la cura dei fragili è segno della qualità della vita: “Esprimo il mio apprezzamento alle Autorità angolane per le iniziative in favore degli anziani più bisognosi, come pure a tutti i collaboratori e ai volontari. La cura delle persone fragili è un segno molto importante della qualità della vita sociale di un Paese.

E non dimentichiamo: le persone anziane non vanno solo assistite, vanno prima di tutto ascoltate, perché custodiscono la saggezza di un popolo. E dobbiamo loro riconoscenza, perché hanno affrontato grandi difficoltà per il bene della comunità”.

Al termine della visita il papa ha celebrato messa nella spianata di Saurimo con 30.000 fedeli, sottolineando che la Chiesa è popolo in cammino: “Questa è la Buona Notizia, il Vangelo che scorre come sangue nelle vene, sostenendoci lungo la strada. Una strada che oggi mi ha portato qui, con voi! Nella gioia e nella bellezza della nostra assemblea, riunita nel nome di Gesù, ascoltiamo con cuore aperto la sua Parola di salvezza, perché ci fa riflettere sul motivo e sul fine per i quali seguiamo il Signore”.

Gesù è diventato uomo per manifestare la volontà di Dio: “Quando il Figlio di Dio si fa uomo, infatti, compie gesti eloquenti per manifestare la volontà del Padre: fa luce nelle tenebre donando la vista ai ciechi, dà voce agli oppressi sciogliendo la lingua dei muti, sazia la nostra fame di giustizia moltiplicando il pane per i poveri e i deboli. Chi sente parlare di queste opere, si mette alla ricerca di Gesù. Al contempo, il Signore vede nel nostro cuore e ci chiede se lo cerchiamo per gratitudine o per interesse, per calcolo o per amore”.

Però Gesù avverte che chi lo segue è per un incontro con una persona: “Le sue parole rivelano i progetti di chi non desidera l’incontro con una persona, ma il consumo di oggetti. La folla vede Gesù come uno strumento per altro, un erogatore di servizi. Se Egli non desse loro qualcosa da mangiare, i suoi gesti e i suoi insegnamenti non interesserebbero”.

E’ un avvertimento contro la superstizione: “Questo accade quando alla fede autentica si sostituisce un commercio superstizioso, nel quale Dio diventa un idolo che si cerca solo quando ci serve, finché ci serve. Persino i più bei doni del Signore, che sempre si prende cura del suo popolo, diventano allora una pretesa, un premio o un ricatto, e vengono fraintesi proprio da chi li riceve”.

Ed ha ripetuto che Gesù non è un ‘santone’: “Il racconto evangelico ci fa dunque capire che esistono motivi sbagliati per cercare Cristo, anzitutto quando viene considerato un santone [gurù] o un portafortuna. Anche il fine che quella folla si propone è inadeguato: non cercano infatti un maestro cui volere bene, ma un leader da riverire per tornaconto”.

Però Gesù non respinge nessuno con l’invito alla conversione: “Ben diverso è l’atteggiamento di Gesù verso di noi: Egli, infatti, non respinge questa ricerca insincera, ma la sprona a convertirsi. Non caccia via la folla, ma invita tutti a esaminare cosa palpita nel nostro cuore. Cristo ci chiama a libertà: non vuole servi o clienti, ma cerca fratelli e sorelle cui dedicarsi con tutto sé stesso”.

E’ un invito a seguire ciò che dice: “Per corrispondere con fede a questo amore, non basta sentir parlare di Gesù: occorre accogliere il senso delle sue parole. Non basta nemmeno vedere quello che Gesù fa: occorre seguire e imitare la sua iniziativa. Quando nel segno del pane condiviso vediamo la volontà del Salvatore, che dà sé stesso per noi, allora ci avviciniamo all’incontro vero con Gesù, che diventa sequela, missione e vita”.

E’ un invito a mangiare il cibo per la vita eterna: “Con queste parole, Cristo indica il suo vero dono per noi: non ci chiama al disinteresse per il pane quotidiano, che anzi moltiplica in abbondanza e insegna a chiedere nella preghiera. Ci educa al modo giusto di cercare il pane della vita, cibo che ci sostiene per sempre. Il desiderio della folla trova così una risposta ancor più grande e sorprendente: Gesù non ci dà un cibo che finisce, ma un pane che non ci fa finire, perché è cibo di vita eterna”.

Attraverso l’Eucarestia Gesù diventa ‘pane vivo’: “Il suo dono fa luce sul nostro presente: oggi vediamo, infatti, che molti desideri della gente sono frustrati dai violenti, sfruttati dai prepotenti e ingannati dalla ricchezza. Quando l’ingiustizia corrompe i cuori, il pane di tutti diventa possesso di pochi. Davanti a questi mali, Cristo ascolta il grido dei popoli e rinnova la nostra storia: da ogni caduta ci rialza, in ogni sofferenza ci conforta, nella missione ci incoraggia.

Come il pane vivo che sempre ci dà, l’Eucaristia, così la sua storia non conosce fine, e perciò toglie la fine, cioè la morte, dalla nostra storia, che il Risorto apre con la forza del suo Spirito. Cristo vive! Egli è il nostro Redentore. Questo è il Vangelo che condividiamo, rendendo fratelli tutti i popoli della terra. Questo è l’annuncio che trasforma il peccato in perdono. Questa è la fede che salva la vita!”

Ecco il motivo per cui la Pasqua è per ciascuno: “Noi non siamo venuti al mondo per morire. Noi non siamo nati per diventare schiavi né della corruzione della carne, né di quella dell’anima: ogni forma di oppressione, violenza, sfruttamento e menzogna nega la risurrezione di Cristo, dono supremo della nostra libertà”.

La Pasqua è liberazione: “Questa liberazione dal male e dalla morte, infatti, non accade soltanto alla fine dei giorni, ma nella storia di tutti i giorni. Cosa dobbiamo fare per accogliere tale dono? Il Vangelo stesso ce lo insegna: ‘Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato’. Sì, crediamo! Oggi, insieme lo diciamo con forza e con gratitudine verso di Te, Signore Gesù. Vogliamo seguirti e servirti nel nostro prossimo: la tua parola è per noi regola di vita, criterio di verità”.

Ed  ha concluso con l’invito a seguire la testimonianza dei martiri: “Carissimi, la testimonianza dei martiri e dei santi ci incoraggia e ci sprona a un cammino di speranza, di riconciliazione e di pace, lungo il quale il dono di Dio diventa l’impegno dell’uomo nella famiglia, nella comunità cristiana, nella società civile.

Percorrendolo insieme, alla luce del Vangelo, la Chiesa in Angola cresce secondo quella fecondità spirituale che inizia dall’Eucaristia e prosegue nella cura integrale di ciascuna persona e di tutto il popolo. In particolare, la vitalità delle vocazioni che sperimentate è segno della corrispondenza al dono del Signore, sempre abbondante per chi lo accoglie con cuore puro. Grazie al Pane di vita nuova, che oggi condividiamo, possiamo proseguire nel cammino di tutta la Chiesa, che ha per meta il Regno di Dio, per luce la fede e per anima la carità”.

(Foto: Santa Sede)

Ospitalità Religiosa e non-profit: nel Rapporto 2026 3.000 posti letto in più

Meno strutture, ma più posti letto per i soggiorni con motivi spirituali, turistici, studenteschi e lavorativi. È questa la fotografia che emerge dal Rapporto 2026 sullo stato dell’ospitalità religiosa e non-profit in Italia, realizzato dall’Associazione Ospitalità Religiosa Italiana. Secondo i dati, nel 2026 le strutture ricettive operative del settore sono 2.911, in calo dell’1% rispetto all’anno precedente, mentre la capacità complessiva di accoglienza sale a 193.945 posti letto, con una crescita del 2% sul 2025 (erano 190.947).

Un settore, quindi, in fase di riorganizzazione: il risultato è un sistema più selettivo nei numeri, ma più forte sul piano della capacità ricettiva, promosso tramite il portale ospitalitareligiosa.it e che continua a rappresentare una risorsa concreta per il Paese.

Tra i tanti dati che emergono dal Rapporto, il Lazio continua a proporre la maggiore disponibilità con più di 31.000 posti letto, seguito a distanza da Veneto, Emilia Romagna e Lombardia. E’ costante la risalita della capacità ricettiva, che era scesa fino a 180.000 con la crisi pandemica. La Valle d’Aosta resta la regione con la maggiore “densità” di strutture tra la popolazione. Il WiFi è ormai disponibile nel 70% delle accoglienze (le altre lo evitano per scelta). Una struttura su 4 si trova in montagna e il 44% permette l’autogestione.

“L’ospitalità religiosa e non-profit continua a essere una presenza significativa nel panorama italiano dell’accoglienza”, dichiara Fabio Rocchi, presidente dell’Associazione Ospitalità Religiosa Italiana. “I numeri mostrano che il settore non arretra, ma si trasforma, segno che il comparto sta ritrovando slancio, solidità e prospettiva. È una rete che unisce accoglienza, funzione sociale e presidio dei territori. E si conferma non solo come segmento unico e specifico del sistema ricettivo italiano, ma soprattutto come modello di ospitalità capace di coniugare sostenibilità, accessibilità e attenzione alla persona”.

Anche per questo l’Associazione ha aderito allo slogan ‘World Tourism for Peace’, lanciato dal World Religious Tourism Network tramite il responsabile per l’Italia, Biagio Maimone. Un messaggio che richiama il valore del viaggio come occasione di dialogo, incontro tra culture e costruzione di relazioni pacifiche, e che ben si accorda con la vocazione dell’ospitalità religiosa e non-profit, da sempre orientata non solo all’accoglienza materiale, ma anche alla promozione di una convivenza più umana, rispettosa e solidale.

Papa Leone XIV visita Ippona sui passi di sant’Agostino

Sotto una pioggia insistente questa mattina papa Leone XIV ha visitato la città di sant’Agostino: Annaba (Ippona), che nei secoli successivi ad Agostino fu conquistata prima dai bizantini ed infine distrutta dagli arabi nel VII secolo, che poi la ricostruirono con il nome di Annaba. Delle vestigia di epoca romana sono rimasti visibili il foro pavimentato e circondato da portici colonnati; il teatro; il mercato; terme severiane; cisterne; mosaici figurati. Non mancano nemmeno elementi di epoca cristiana, tra cui figurano la Basilica Pacis, nella quale sant’Agostino svolse il suo ministero episcopale, e annesso battistero.

Al termine della breve visita il papa ha raggiunto la Casa di accoglienza ‘Ma Maison’ gestita dalle Piccole Sorelle dei Poveri, dedite da anni alla cura dei più fragili, inclusi i musulmani, ringraziando per l’accoglienza: “Vi ringrazio di accogliermi in questa casa! Sono contento perché qui abita Dio, perché dove c’è amore e servizio, lì c’è Dio. Ringrazio le Piccole Sorelle dei Poveri insieme al Personale della Casa. Grazie, Madre Filomena, per il benvenuto che mi ha rivolto.

Grazie, caro monsignor Desfarges, per le Sue parole, le sue toccanti parole! AscoltandoLa e vedendo la Sua presenza qui in mezzo ai fratelli e alle sorelle anziani, viene spontaneo lodare Dio e ringraziarlo”.

Ha concluso la breve visita con un ringraziamento in quanto nella fraternità si realizza la speranza: “Ringrazio il Signor Salah Bouchemel per la sua testimonianza, così bella e consolante. Penso che il Signore, dal Cielo, vedendo una casa come questa, dove si cerca di vivere insieme nella fraternità, possa pensare: allora c’è speranza! Sì perché il cuore di Dio è straziato dalle guerre, dalle violenze, dalle ingiustizie e dalle menzogne.

Ma il cuore del nostro Padre non è con i malvagi, con i prepotenti, con i superbi: il cuore di Dio è con i piccoli, con gli umili, e con loro porta avanti il suo Regno d’amore e di pace, giorno per giorno. Come cercate di fare qui nel vostro servizio quotidiano, nella vostra amicizia, nel vivere insieme”.

(Foto: Santa Sede)

Il New York Times accende i riflettori sull’ospitalità religiosa in Italia

Dopo l’attenzione ricevuta dal Times di Londra nello scorso gennaio, è ora il New York Times ad approfondire l’ospitalità religiosa in Italia, e in particolare su quella romana, confermando l’interesse internazionale verso una forma di accoglienza che rappresenta un tratto originale e distintivo del nostro Paese.

Nel reportage il quotidiano americano racconta le diverse opportunità offerte dalle comunità religiose a chi arriva a Roma per motivi spirituali, turistici, di studio o di lavoro, mettendo in luce anche l’impegno dell’Associazione Ospitalità Religiosa Italiana nella catalogazione e nella promozione di queste strutture.

L’articolo si sofferma su cinque realtà concrete, descrivendone caratteristiche, servizi, costi e stile di accoglienza. Ne emerge un modello apprezzato per la convenienza, la sobrietà degli ambienti e il valore umano dell’esperienza, capace di andare oltre il semplice pernottamento e di intercettare l’interesse di chi cerca un soggiorno più autentico e significativo.

“Essere presenti su media internazionali così autorevoli è molto importante” dichiara il presidente dell’Associazione Ospitalità Religiosa Italiana, Fabio Rocchi. “Significa poter far conoscere nel mondo un aspetto dell’ospitalità italiana davvero unico, che non si limita a offrire un posto dove dormire, ma propone uno stile di accoglienza fondato sulla relazione umana, sulla semplicità e su valori profondi. E’ una ricchezza originale del nostro Paese, difficilmente replicabile altrove”.

“Che grandi testate straniere scelgano di raccontare questa realtà,” aggiunge Rocchi, “aiuta a darle la giusta visibilità e a far comprendere come anche attraverso l’ospitalità religiosa l’Italia sappia esprimere un modello distintivo, in cui il soggiorno può trasformarsi in un’esperienza di incontro, attenzione e umanità”.

Nell’articolo inoltre si evidenzia il prezzo ‘contenuto’: “Uno degli elementi che rende particolari queste strutture è il prezzo contenuto. L’associazione di Rocchi stima il costo medio per notte di una camera doppia in una casa religiosa intorno ai 90 euro; una doppia in un hotel di Roma costa in media 190 euro. I visitatori devono aspettarsi camere essenziali. L’attenzione, ha detto Rocchi, è rivolta alla ‘semplicità, per farvi sentire a casa’, non ad un’esperienza da cinque stelle.

Trovare queste strutture può essere complicato: una legge italiana le definisce come realtà ‘gestite al di fuori dei normali canali commerciali’. Le prenotazioni vengono generalmente gestite via email o telefono, oltre che tramite banche dati come quella di Rocchi e del sito di prenotazione Monastery Stays. Per il viaggiatore che desidera uno sguardo più intimo su Roma, una casa religiosa per ospiti offre un ambiente sicuro e spesso centrale”.

A Palermo inaugurata la sede dell’associazione Viviballarò

“Oggi con il taglio del nastro inizia in maniera ufficiale la nostra attività nel quartiere Albergheria, nel centro storico di Palermo, che mi vede impegnata già da sette anni – spiega Sabrina Ciaramitaro Presidente dell’associazione Viviballarò-. Sono finora una decina i bimbi che vengono nella sede a fare doposcuola dal lunedì al venerdì.

Abbiamo individuato, in questi vari anni di attività sul territorio, come fondamentale, l’aiuto scolastico gratuito, perché tante famiglie, essendo povere, non potevano affrontare questa spesa per i propri figli. Grazie al contributo del progetto TumìAmì abbiamo potuto attrezzare la sede di tutto il necessario per aiutare questi bimbi nello studio. Sono tanti i bisogni in questa area e noi a poco a poco, oltre alla sede, stiamo recuperando gli spazi intorno a noi”.

“Grazie al contributo economico del progetto TumìAmì, – spiega il coordinatore del progetto Pierluca Orifici- ideato dall’associazione Life and Life e finanziato dalla Regione Siciliana Assessorato della Famiglia delle Politiche Sociali e del Lavoro- è stato possibile acquistare i computer, la stampante, tutti gli arredi, l’impianto elettrico e di internet, per la sede dell’associazione Viviballarò a Palermo.

Inoltre il progetto prevede la retribuzione di due insegnanti, per 300 ore, che si affiancano ai volontari dell’associazione Viviballarò per fare doposcuola gratuito ai bimbi (8-13 anni) poveri della zona Albergheria. La sede serve non solo per lo studio, ma anche come centro aggregativo e luogo sicuro per i ragazzi, dove potersi incontrare, giocare, condividere esperienze”.

“L’associazione LIFE and LIFE, capofila del progetto TumìAmì – conclude la Vice Presidente Valentina Cicirello – opera da più di 10 anni nella zona della stazione centrale come luogo aggregativo per i ragazzi di varie età in difficoltà di diverse etnie. Abbiamo individuato nella zona dell’Albergheria nell’associazione Viviballarò una realtà per realizzare la stessa esperienza di accoglienza e aiuto dei giovani a rischio”.

I vescovi chiedono impegno per maggiore formazione cristiana

‘Astenersi da investimenti su imprese che trafficano armi o persone’: è stato uno dei consigli contenuti nell’aggiornamento delle ‘Linee guida’ della Cei in materia di investimenti etici e sostenibili, approvato dai vescovi italiani e di prossima pubblicazione, che ha spiegato mons. Giuseppe Baturi, segretario generale della Cei, nella conferenza stampa di chiusura del Consiglio permanente.

Tra i criteri in negativo figurano la raccomandazione di non investire su ‘tutte quelle realtà che non sono particolarmente sensibili al tema della giustizia, o che trattano male gli operai’. Tra i criteri in positivo del documento figurano quelli di favorire aziende che ‘privilegiano un corretto rapporto con la natura, la giustizia lavorativa e ambientale, il rispetto della vita umana dall’embrione fino alla fine naturale, le migrazioni, il rifiuto della guerra’.

Altro testo approvato in questi giorni dai vescovi in materia economica, un documento sulla gestione dei fondi dell’8xmille, ‘che continua il lavoro intrapreso sulla trasparenza della rendicontazione e sulla serietà dell’informazione. il modo di gestire i beni temporali fa parte del discepolato, e anche il Sinodo della Chiesa universale aveva chiesto uno sforzo maggiore in questo senso’.

Inoltre ha espresso soddisfazione per l’afflusso al referendum: “La vivacità del dibattito, depurato dalle polarizzazioni eccessive, ha messo in evidenza un elemento importante… Il fatto, cioè, che su alcuni punti nodali si può accendere un dibattito vero e che la questione della giustizia è sentita con vivacità e alcuni punti di essa possono essere affrontati con un dialogo costruttivo… E’ giusto che su temi che riguardano il bene comune, rispetto ai quali ci può essere una diversità di posizioni, si possa discutere, per costruire una casa comune pur partendo da posizioni culturali diverse”.

Nel testo conclusivo i vescovi sottolineano l’urgenza di una Chiesa accogliente e missionaria: i vescovi hanno rinnovato la loro vicinanza alle Chiese del Medio Oriente, segnate dalla violenza, dall’insicurezza e dalla paura. Hanno condiviso la preoccupazione per uno scenario internazionale in cui la guerra continua a presentarsi come strumento ordinario di risoluzione delle controversie, con conseguenze drammatiche per intere popolazioni e con ricadute a livello globale, tra cui la crisi energetica che rischia di pesare sulle famiglie e sulle persone più vulnerabili.

E’ stato ribadito con forza che non ci si può assuefare alla guerra né al linguaggio che la giustifica o la banalizza. E’ emersa, al contrario, la necessità di educare alla pace, di sostenere ogni sforzo diplomatico, di custodire il valore del diritto internazionale e di incentivare il ruolo dell’Europa perché faccia risuonare con maggiore decisione la propria vocazione alla pace, alla libertà, alla giustizia e alla tutela dei diritti. Nel ricordare il compito che le religioni devono avere nel promuovere la fraternità e la riconciliazione tra i popoli, i vescovi hanno rilanciato il messaggio della nota ‘Educare a una pace disarmata e disarmante’, incoraggiando il dialogo oltre che una presa di coscienza sullo scandalo degli armamenti e del riarmo.

Quindi una comunità orientata alla missione: “E’ fondamentale creare comunità vere, capaci di accogliere chi cerca, accompagnare chi si riavvicina alla fede, sostenere i catecumeni, animare la celebrazione liturgica e rendere visibile una carità che non sia ridotta a semplice assistenza. A fronte di una sempre più evidente e diffusa fame di comunità, si registra tuttavia la fatica di trasformare i bisogni individuali in esperienza condivisa di fede, speranza e carità”.

Per questo hanno rilevato l’importanza di una creatività pastorale che rafforzi il tessuto comunitario, valorizzi la corresponsabilità battesimale e sostenga con maggiore cura il ministero ordinato. In tal senso hanno manifestato vicinanza e gratitudine ai sacerdoti chiamati a un carico pastorale notevole a causa delle odierne trasformazioni che coinvolgono anche il vissuto ecclesiale.

Uno sguardo particolare è stato rivolto alle giovani generazioni, spesso caratterizzate da inquietudine, precarietà e difficoltà a immaginare il futuro, ma bisognose e desiderose di parole credibili, di adulti autorevoli e di una presenza ecclesiale capace di accompagnare, orientare e offrire ragioni di speranza davanti alle prove del presente.

Infine ampio spazio è stato dedicato all’esame delle Linee di orientamento per il cammino delle Chiese in Italia e ad alcune determinazioni per la ricezione del Cammino sinodale, in vista della prossima Assemblea Generale. Nel confronto è emerso l’apprezzamento per un testo che si colloca in continuità con il Documento di sintesi del Cammino sinodale, senza sostituirlo né sovrapporsi al discernimento delle Chiese locali, ma offrendo alcune priorità condivise per il prossimo tratto di cammino.

A fare da filo conduttore al testo sono la consapevolezza che la fede non può essere più data per scontata e la conseguente percezione che la società non fa più normalmente riferimento al Vangelo. Per rispondere a tali sfide, tra le linee di azione vengono individuate un annuncio che faciliti il rapporto personale con la fede, la riconnessione dell’impegno caritativo-sociale con la fede professata, la ricerca di modelli di presenza della Chiesa sul territorio volta a rendere le comunità cristiane sempre più luoghi di autentica esperienza ecclesiale, la formazione permanente e l’iniziazione cristiana, la revisione di alcuni aspetti strutturali in ordine a una maggiore collegialità e a una missionarietà più concreta.

Per papa Leone XIV gli aerei devono essere vettori di pace

“La storia dei viaggi apostolici dei papi in aereo, a partire da san Paolo VI, è legata in modo speciale alla compagnia di bandiera italiana, prima Alitalia e ora ITA Airways. E anch’io, a Dio piacendo, avrò modo di avvalermi ancora del vostro servizio, tra venti giorni, per il viaggio in Africa”: questa mattina papa Leone XIV ha ricevuto in udienza i dirigenti ed il personale di ITA Airways, compagnia di bandiera italiana che accompagna i papi nei viaggi internazionali e di cui si avvarrà per la trasferta in Africa.

Nel discorso il papa ha elogiato il personale: “I miei Predecessori e i Collaboratori che li accompagnavano nei viaggi internazionali hanno trovato nel Personale di Alitalia e di ITA, oltre che dei professionisti qualificati ed esperti, anche delle persone capaci di creare un ambiente sereno, direi quasi familiare, dove il rispetto si sposa con la devozione. Incontrarvi mi dà modo di esprimere l’apprezzamento e la gratitudine miei personali e della Santa Sede per questo prezioso servizio”.

Ma anche una richiesta di ‘benevolenza’: “Confido altresì che, nello spirito di questa consolidata e cordiale collaborazione, l’accoglienza prestata al Santo Padre, al suo Seguito e ai giornalisti che volano con lui continui a riflettere quella particolare attenzione e benevolenza che i tempi in cui viviamo rendono sempre più necessaria”.

Ed ha richiamato alle missioni di pace dei papi: “I voli papali sono uno dei simboli più eloquenti della missione dei Successori di Pietro nell’epoca contemporanea. In modo particolare, nei suoi viaggi apostolici, il Papa appare a tutti come messaggero di pace: le sue rotte sono ciò che sempre dovrebbero essere, cioè ponti di dialogo, di incontro, di fraternità”.

Di conseguenza gli aerei non dovrebbero essere mai portatori di guerra: “Gli aerei dovrebbero essere sempre vettori di pace, mai di guerra! Nessuno dovrebbe aver paura che dal cielo arrivino minacce di morte e di distruzione. Dopo le tragiche esperienze del XX secolo, i bombardamenti aerei avrebbero dovuto essere banditi per sempre!”

Quindi ha esortato a mettere il progresso tecnologico a servizio della pace: “Invece, come sappiamo, ci sono ancora, e lo sviluppo tecnologico, in sé positivo, è messo al servizio della guerra. Questo non è progresso, è regresso! Cari amici, in questo scenario, diventa ancora più importante tracciare nei cieli rotte di pace, e vi ringrazio perché, nella missione che il Signore mi ha affidato, so di poter contare su di voi”.

Macellai Confcommercio e Caritas Arezzo: un’amicizia solidale lunga 12 anni

Ogni settimana trenta chili di carne donata alle Mense e alle Accoglienze Caritas dall’Associazione Macellai di Confcommercio; fondamentale anche il loro contributo per l’iniziativa del 6 gennaio scorso promossa dagli scout dell’Arezzo 14 che ha permesso di donare € 1.300 alla Caritas diocesana, perché la solidarietà è un gesto concreto che passa dalla tavola.

Accade ad Arezzo, dove l’Associazione Macellai di Confcommercio, guidata dal presidente Alberto Rossi, continua a sostenere la Mensa della Caritas Diocesana offrendo ogni settimana 30 chili di carne selezionata, ormai dal 2014. Compie 12 anni infatti la collaborazione tra l’Associazione Macellai di Confcommercio e la Caritas diocesana. Una sinergia che ha permesso di raccogliere e donare carne fresca e di alta qualità per i servizi della rete Caritas, in primis le Mense diurne e serali che nel solo 2025 ha erogato circa 25mila pasti. Così, direttamente dai banchi delle macellerie, arrivano specialità e tagli diversi per arricchire la tavola delle tante persone che ogni giorno consumano i pasti nelle Mense, allestita oggi nelle sale della parrocchia di San Domenico, come ha sottolineato il presidente dell’Associazione Macellai di Confcommercio Alberto Rossi:

“Le nostre macellerie sono eredi della grande tradizione alimentare del nostro territorio, che intendiamo onorare e contraccambiare con la semplicità di questo gesto, che ci permette di sostenere la Caritas diocesana, sempre vicina a chi ha bisogno, “sono stati anni molto intensi, ma non abbiamo mai abbandonato la Caritas, con uno sforzo importante di tutta la categoria. Ringraziamo tutti i grossisti e i produttori che ci hanno confermato la stima di sempre aiutandoci a portare avanti il nostro impegno”. 

Per questo Catiuscia Fei, direttore aggiunto della Confcommercio, ha affermato: “Attraverso una categoria importante come i Macellai la nostra associazione conferma la sua vocazione alla solidarietà e all’impegno sociale grazie all’impegno dei nostri macellai possiamo recuperare quella cultura della prossimità che fa parte della nostra storia. Quell’impegno e quella stessa vocazione che nel 1978, grazie all’intuizione di alcuni imprenditori, ha fatto nascere il Calcit (Comitato Autonomo Lotta contro I Tumori), che ancora oggi svolge un ruolo fondamentale per la nostra comunità”.

Mons. Fabrizio Vantini, direttore della Caritas diocesana, ha ribadito che è una bella iniziativa: “Per noi è un’occasione bellissima per dire grazie ai macellai di Confcommercio per quello che hanno fatto in tutti questi lunghi anni e per quello che continueranno a fare. La loro presenza è un segno grande per tutta la diocesi ed è per noi un sostegno fondamentale che ci permette di aiutare un gran numero di persone. Vogliamo vivere questo momento come un’occasione di gratitudine a Dio per averci donato queste persone e una gratitudine a queste persone per tutto quello che fanno”.

Oltre che nelle Mense, la carne viene utilizzata anche nelle Case di Accoglienza per persone in difficoltà, come nella Casa di prima accoglienza ‘San Vincenzo’, che ha una capienza di 26 persone e nella Casa Santa Luisa, che ospita nuclei familiari bisognosi (attualmente 4, per un totale di 16 persone). Un servizio portato avanti con costanza, grazie all’impegno di operatori e volontari della Caritas diocesana e grazie alla generosità e professionalità dei macellai aderenti alla Confcommercio che ha permesso di raccogliere e redistribuire, oltre che ai 30 chili di carne fresca ogni settimana, a necessità impreviste o eventi straordinari.

Va in questa direzione l’iniziativa svoltasi il 6 gennaio scorso, quando grazie all’impegno dei ragazzi del clan e noviziato (i ragazzi tra i 16 e 20 anni) del Gruppo scout Arezzo 14 dell’Agesci è stato organizzato all’interno della basilica di San Domenico, insieme alla parrocchia e alla Caritas diocesana, un pranzo speciale per festeggiare in parrocchia l’Epifania. Un momento di fraternità che ha visto partecipare le persone che solitamente frequentano la Mensa, le famiglie degli scout, parrocchiani, anziani soli, le realtà caritative del territorio parrocchiale con in prima linea l’associazione Federico Bindi e Thevenin e tante persone che hanno voluto condividere un momento comunitario all’insegna della solidarietà.

Nell’occasione sono state messe a tavola quasi 200 persone e sono stati consegnati circa 100 regali ai partecipanti (piccoli giochi, pennarelli, cioccolatini, creme e profumi, magliette, vestiti pesanti, buoni colazione…) offerti dagli esercenti del territorio. Anche in questa occasione i macellai di Confcommercio hanno aggiunto, oltre alle consuete donazioni settimanali, circa 25 chili di fesa di tacchino per questo evento. Un’iniziativa che, tolte le spese, ha permesso di raccogliere 1.300 euro che i ragazzi del clan del Gruppo scout Agesci Arezzo 14, hanno donato alla Caritas diocesana.

In conclusione è stata una festa, ha detto Enrico Neri, maestro dei novizi de del Gruppo Arezzo 14:

“I ragazzi e le ragazze del Clan ‘Sangue Pazzo’ hanno deciso di impegnarsi nell’organizzazione di questo pranzo dove non sentirsi ospiti, ma in famiglia, soprattutto durante il periodo delle festività natalizie, per avere l’opportunità di celebrarle insieme, parlare e scartare regali. Il nostro grazie va alla cittadinanza e alle imprese che si sono mosse con generosità, mettendo a disposizione i prodotti da regalare.

Questa idea nata dai nostri Rover e Scolte (i ragazzi tra i 16 e 20 anni) è la conferma che i giovani hanno a cuore il territorio e le realtà che lo abitano. Il primo contatto è stato con la parrocchia e con la Mensa, in cui i ragazzi svolgono servizio durante la settimana e si è poi allargato alle altre realtà. L’iniziativa, che è stata davvero una festa per tutti, vorrebbe essere l’inizio di una tradizione di convivialità che vorremmo portare avanti, coinvolgendo la parrocchia e le associazioni perché possa diventare un momento atteso, di gioia e condivisione”.

(Diocesi di Arezzo)

Papa Leone XIV: il Vangelo invita a farsi aprire gli occhi

“Voi rappresentate la parrocchia che ha come patrono il Sacro Cuore di Gesù. Il cuore, che cosa rappresenta? L’amore, la carità, l’espressione così grande di Dio infinito; e di Dio, quello che è infinito è il suo amore, la sua grazia, la sua misericordia. E questa è una cosa che in questa parrocchia, in una maniera molto speciale, si fa presente a tante persone. E voglio ringraziare tutti voi, tutti coloro che fanno parte di questa parrocchia: la Caritas, nell’espressione di aiuto per gli immigrati; quelli che accompagnano gli ammalati; quelli che tante volte soffrono perché non trovano lavoro, non hanno casa, non sanno dove andare. E voi, come parrocchia, avete creato una comunità che veramente sa accogliere”: oggi pomeriggio papa Leone XIV ha ultimato le visite pastorali in avvicinamento alla Pasqua nella parrocchia del Sacro Cuore di Gesù a Ponte Mammolo, in cui ha sottolineato il valore dell’inclusione che questa comunità promuove da tanti anni.

Inoltre ha ringraziato gli anziani per l’accoglienza: “E allora vi ringrazio per questo bellissimo servizio. Vorrei incoraggiare quelli che vengono, che sicuramente trovano delle difficoltà, ci sono persone che non hanno casa, che grazie a Dio possono trovare qui un posto anche per (non so) la doccia, per qualcosa da mangiare, per un po’ di comunità, persone che ricevono qualcosa. Oggi c’è anche questo, tante volte: la solitudine. Molte persone soffrono, si trovano sole, non trovano con chi parlare, chi può aiutare, chi può accompagnare nel cammino della vita”.

Per questo ha sottolineato il significato del nome della parrocchia: “Ed allora una parrocchia che si chiama Sacro Cuore, è una parrocchia che rappresenta questo cuore di Gesù, è veramente un luogo benedetto da Dio, che è chiamata ad essere questa casa di accoglienza, questa casa di fraternità, di carità, di amore, dove le persone che hanno bisogno possono trovare veramente una famiglia. Una famiglia che prega, una famiglia che vive la fede, una famiglia che vive l’autentico amore nella carità fraterna”.

Nell’omelia della celebrazione eucaristica il papa ha preso spunto dall’invito evangelico di questa domenica ‘in laetare’: “Attualmente nel mondo molti nostri fratelli e sorelle soffrono a causa di conflitti violenti, provocati dall’assurda pretesa di risolvere i problemi e le divergenze con la guerra, mentre bisogna dialogare senza tregua per la pace. Qualcuno, poi, pretende addirittura di coinvolgere il nome di Dio in queste scelte di morte, ma Dio non può essere arruolato dalle tenebre. Egli viene piuttosto, sempre, a donare luce, speranza e pace all’umanità, ed è la pace che devono cercare quelli che lo invocano”.

E’ una domenica ‘in laetare’ in quanto il vangelo racconta un gioco di sguardi: “Secondo quanto racconta l’evangelista Giovanni, significa prima di tutto superare i pregiudizi di chi, di fronte a un uomo che soffre, vede solo un reietto da disprezzare, oppure un problema da evitare, richiudendosi nella torre blindata di un individualismo egoista… Gesù non fa così: guarda il cieco con amore, non come un essere inferiore o una presenza fastidiosa, ma come una persona cara e bisognosa di aiuto. Così il loro incontro diventa un’occasione perché in tutti si manifesti l’opera di Dio””.

Ecco il gesto di Gesù che ricorda la creazione: “Nel ‘segno’, nel miracolo, Gesù rivela la sua potenza divina e l’uomo, quasi ripercorrendo i gesti della creazione (il fango, la saliva) torna a mostrare pienamente la sua bellezza e dignità di creatura fatta a immagine e somiglianza di Dio. Così, recuperando la vista, diventa testimone di luce”.

Ma molti scelgono di non vedere e di ‘chiudersi’nella legge: “Si rivela, così, negli astanti, un’altra cecità, diversa e ancora più grave: quella di non vedere, proprio davanti a sé, il volto Dio, per cui barattano la possibilità di un incontro salvifico con la sterile sicurezza che dà loro l’osservanza legalistica di una disciplina formale.

 Di fronte a tale ottusità Gesù non si ferma, mostrando che non c’è ‘sabato’ che possa ostacolare un atto d’amore. Del resto il senso del riposo sabbatico, per il popolo d’Israele (e per noi della domenica, giorno del Signore) è proprio quello di celebrare il mistero della vita come un dono, di fronte al quale nessuno può ignorare il grido di aiuto del fratello e della sorella che soffrono”.

Al termine della celebrazione eucaristica il papa ha incontrato il consiglio pastorale, sottolineando l’importanza del fonte battesimale: “Durante la celebrazione stavo pensando che in un certo senso le letture che abbiamo ascoltato erano proprio per questo giorno e questa parrocchia. E’ la vostra esperienza e quanto era bello! Cominciando dall’idea dell’acqua che purifica e che lava: voi avete anche qui nella parrocchia le docce!

Le persone che vengono precisamente a trovare vita: quanto è importante l’acqua, in più sensi. E poi davanti all’altare (non so quando è stato fatto, diciamo, un po’ per rinnovare la chiesa) però c’è il fonte battesimale proprio davanti. E’ un bel segno, specialmente durante la Quaresima, perché, voi sapete, che il tempo di Quaresima, nella lunga tradizione della Chiesa, è stato sempre la preparazione per il Battesimo”.

(Foto: Santa Sede)

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