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Papa Leone XIV a Napoli invita a fare rete

“Ciao Napoli! Buongiorno! Sono venuto a Napoli per trovare questo calore che solo Napoli sa offrire! Grazie per questa accoglienza! Grazie! E’ una benedizione di Dio trovarci insieme, sono molto contento di poter essere qui questo pomeriggio: un tempo molto breve ma molto significativo. E questa prima fermata proprio qui al Duomo, la cattedrale di Napoli, dove voglio anche fare quest’omaggio a San Gennaro, tanto importante per la vostra devozione, la vostra fede!”: dopo Pompei papa Leone XIV è arrivato a Napoli e nell’incontro con il clero ha incoraggiato a promuovere ‘la religiosità popolare spontanea ed effervescente’ per fare fronte alle piaghe della violenza, della disoccupazione giovanile e della dispersione scolastica.

E partendo dall’episodio di Emmaus ha incentrato il discorso sulla cura: “C’è una parola che risuona nel mio cuore ascoltando il racconto evangelico dei due discepoli di Emmaus: la parola cura. Come quei due discepoli, anche noi spesso portiamo avanti il nostro cammino senza riuscire a interpretare i segni della storia e, a volte, scoraggiati e delusi da tanti problemi o per le speranze personali e pastorali che sembrano non realizzarsi, abbiamo il volto triste e l’amarezza nel cuore. Gesù, però, si affianca e cammina con noi, ci accompagna per aprirci a una nuova luce: il suo è l’atteggiamento di chi si prende cura”.

La cura della città per ‘vincere’ la trascuratezza: “Il contrario della cura è la trascuratezza. E subito vengono in mente alcuni esempi: la trascuratezza delle strade e degli angoli della città, quella delle aree comuni, quella delle periferie e, ancor più, tutte quelle situazioni in cui è la vita stessa a essere trascurata, quando si fa fatica a custodirne la bellezza e la dignità. Vorrei però che ci fermassimo, prima di tutto, sull’importanza della cura interiore, che è cura del nostro cuore, della nostra umanità e delle nostre relazioni”.

Cura che richiama alla responsabilità: “Lo dico anzitutto a coloro che, nella Chiesa, sono chiamati a un ruolo di responsabilità, a un servizio di governo, a una speciale consacrazione. Penso anzitutto ai preti, alle religiose e ai religiosi, perché il peso del ministero e la fatica interiore che ne consegue, oggi sono diventati, per certi versi, ancora più gravosi rispetto al passato”.

Cura della spiritualità: “Anzitutto la cura della vita interiore e spirituale, alimentando costantemente la nostra relazione personale con il Signore nella preghiera e coltivando la capacità di ascoltare ciò che si agita dentro di noi, per fare discernimento e lasciarci illuminare dallo Spirito. Ciò richiede anche il coraggio di saperci fermare, di non aver paura di interrogare il Vangelo sulle situazioni personali e pastorali che viviamo, per non ridurre il ministero a una funzione da svolgere”.

Cura come ascolto per progettare una nuova dimensione della città: “E’ una missione che richiede l’apporto di tutti. In una città segnata da disuguaglianze, disoccupazione giovanile, dispersione scolastica e fragilità familiari, l’annuncio del Vangelo non può prescindere da una presenza concreta e solidale, che coinvolge tutti e ciascuno, preti, religiosi, laici.

Tutti sono soggetti attivi della pastorale e della vita della Chiesa e non solo collaboratori, perché l’impegno e la testimonianza di ciascuno possano generare una comunità presente e attenta, capace di essere lievito nella pasta. Una comunità che sa progettare e proporre percorsi che aiutano le persone a vivere l’esperienza del Vangelo e a riceverne impulsi per rinnovare la città di Napoli”.

La visita papale si è conclusa in piazza del Plebiscito, dove ha parlato della vita cittadina: “La città rimane ancora segnata da un divario sociale che non separa più il centro dalle periferie, ma è addirittura marcato all’interno di ogni area, con periferie esistenziali annidate anche nel cuore del centro storico. In molte zone si scorge una vera e propria geografia della disuguaglianza e della povertà, alimentata da problemi irrisolti da tempo: la disparità di reddito, le scarse prospettive di lavoro, la carenza di strutture adeguate e di servizi, l’azione pervasiva della criminalità, il dramma della disoccupazione, la dispersione scolastica e altre situazioni che appesantiscono la vita di molte persone”.

E’ stato un invito alla collaborazione: “Sono felice di poter dire che la Chiesa a Napoli è un “collante” che contribuisce notevolmente a questo lavoro di rete, per tenere insieme gli sforzi dei singoli e connettere le energie, i talenti e le aspirazioni di molti. Lo ha fatto promuovendo un Patto Educativo, che ha trovato una risposta generosa nelle Istituzioni (il Comune, la Regione, il Governo) ed anche in tante realtà ecclesiali e del Terzo settore”.

Ed ecco l’appello all’unità: “Vorrei perciò lanciare un appello a tutti voi: non si spezzi questa rete che vi unisce, non si spenga questa luce che avete iniziato ad accendere nel buio, non perda il suo colore questo sogno che state realizzando per una Napoli migliore e più bella! Continuate a portare avanti questo Patto, radunate le forze, lavorate insieme, camminate uniti (Istituzioni, Chiesa e società civile) per sollevare la città, preservare i vostri figli dalle insidie del disagio e del male, per restituire a Napoli la sua chiamata ad essere capitale di umanità e di speranza”.

E’ stato un invito ad essere ‘ponte’: “La pace parte dal cuore dell’uomo, attraversa le relazioni, si radica nei quartieri e nelle periferie, e si allarga fino ad abbracciare la città intera e il mondo. Per questo sentiamo urgente lavorare anzitutto dentro la città stessa. Qui la pace si costruisce promuovendo una cultura alternativa alla violenza, attraverso gesti quotidiani, percorsi educativi e scelte pratiche di giustizia”.

Una pace che è giustizia: “Sappiamo, infatti, che non esiste pace senza giustizia, e che la giustizia, per essere autentica, non può mai essere disgiunta dalla carità. E’ in questa prospettiva che nascono e si sviluppano esperienze come la Casa della Pace, che accoglie bambini e madri in difficoltà, e Casa Bartimeo, luogo di accompagnamento per giovani e adulti in situazioni di fragilità: segni concreti di una pace che si fa ospitalità, cura e possibilità di riscatto”.

Infine ha chiesto di coinvolgere i giovani: “Fatelo specialmente con i giovani, che non sono soltanto destinatari ma protagonisti del cambiamento. Si tratta non solo di coinvolgerli, ma di riconoscere loro spazio, fiducia e responsabilità, perché possano contribuire in modo creativo alla costruzione del bene. In una realtà spesso segnata da sfiducia e mancanza di opportunità, i giovani rappresentano una risorsa viva e sorprendente.

Lo dimostra l’esperienza del Museo Diocesano Diffuso, dove tanti di loro si impegnano a custodire e raccontare il patrimonio culturale e spirituale della città con linguaggi nuovi e accessibili. Lo dimostrano i giovani che, negli oratori, si dedicano con passione all’educazione dei più piccoli, diventando punti di riferimento credibili e testimoni di relazioni sane. Lo dimostrano, ancora, i numerosi volontari che si spendono nei servizi di carità, nelle iniziative sociali e nei percorsi di accompagnamento delle fragilità”.

(Foto: Santa Sede)

Il viaggio in Africa raccontato da papa Leone XIV

“Oggi desidero parlare del Viaggio apostolico che ho compiuto dal 13 al 23 aprile, visitando quattro Paesi africani: Algeria, Camerun, Angola e Guinea Equatoriale. Fin dall’inizio del pontificato ho pensato a un viaggio in Africa. Ringrazio il Signore che mi ha concesso di compierlo, come Pastore, per incontrare e incoraggiare il popolo di Dio; e anche di viverlo come messaggio di pace in un momento storico marcato da guerre e da gravi e frequenti violazioni del diritto internazionale. Ed esprimo il mio “grazie” più sentito ai Vescovi e alle Autorità civili che mi hanno accolto e a tutti coloro che hanno collaborato all’organizzazione”: nell’udienza generale di oggi papa Leone XIV ha ripercorso le tappe del viaggio compiuto, raccontando le sue impressioni.

Innanzitutto ha accontato la propria emozione visitando i luoghi di sant’Agostino: “La Provvidenza ha voluto che la prima tappa fosse proprio il Paese dove si trovano i luoghi di sant’Agostino, cioè l’Algeria. Così mi sono trovato, da una parte, a ripartire dalle radici della mia identità spirituale e, dall’altra, ad attraversare e consolidare ponti molto importanti per il mondo e la Chiesa di oggi: il ponte con l’epoca fecondissima dei Padri della Chiesa; il ponte con il mondo islamico; il ponte con il continente africano”.

Quindi ha sottolineato che la convivenza tra fedi è possibile: “In Algeria ho ricevuto un’accoglienza non solo rispettosa ma cordiale, e abbiamo potuto toccare con mano e mostrare al mondo che è possibile vivere insieme come fratelli e sorelle, anche di religioni diverse, quando ci si riconosce figli dello stesso Padre misericordioso. Inoltre, è stata l’occasione propizia per mettersi alla scuola di sant’Agostino: con la sua esperienza di vita, i suoi scritti e la sua spiritualità egli è maestro nella ricerca di Dio e della verità. Una testimonianza oggi quanto mai importante per i cristiani e per ogni persona”.

Poi ha raccontato la visita negli altri tre Stati a maggioranza cristiana: “Nei successivi tre Paesi che ho visitato, la popolazione è invece a larga maggioranza cristiana, e dunque mi sono immerso in un clima di festa della fede, di accoglienza calorosa, favorito anche dai tipici tratti della gente africana. Ho sperimentato anch’io, come i miei Predecessori, un po’ di quello che accadeva a Gesù con le folle della Galilea”.

E dal Camerun ha lanciato l’appello alla pace: “La visita in Camerun mi ha permesso di rafforzare l’appello a impegnarci insieme per la riconciliazione e la pace, perché anche quel Paese purtroppo è segnato da tensioni e violenze. Sono contento di essermi recato a Bamenda, nella zona anglofona, dove ho incoraggiato a lavorare insieme per la pace. Il Camerun è detto ‘Africa in miniatura’, in riferimento alla varietà e alla ricchezza della sua natura e delle sue risorse, ma possiamo intendere questa espressione anche nel senso che i grandi bisogni dell’intero continente li ritroviamo in Camerun: quello di un’equa distribuzione delle ricchezze; quello di dare spazio ai giovani, superando la corruzione endemica; quello di promuovere lo sviluppo integrale e sostenibile, opponendo alle varie forme di neo-colonialismo una lungimirante cooperazione internazionale”.

L’altro Stato visitato è stato l’Angola: “Come molti Paesi africani, dopo aver raggiunto l’indipendenza, l’Angola ha attraversato un periodo travagliato, che nel suo caso è stato insanguinato da una lunga guerra interna. Nel crogiolo di questa storia Dio ha guidato e purificato la Chiesa convertendola sempre più al servizio del Vangelo, della promozione umana, della riconciliazione e della pace. Chiesa libera per un popolo libero! Al Santuario mariano di Mamã Muxima, che significa ‘Madre del cuore’, ho sentito pulsare il cuore del popolo angolano”.

E’ stato felice nel constatare la passione nell’annuncio della Parola di Dio: “E nei diversi incontri ho visto con gioia tante religiose e tanti religiosi di ogni età, profezia del Regno dei cieli in mezzo alla loro gente; ho visto catechisti che si dedicano interamente al bene delle comunità; ho visto volti di anziani scolpiti da fatiche e sofferenze e trasparenti alla gioia del Vangelo; ho visto donne e uomini danzare al ritmo di canti di lode al Signore risorto, fondamento di una speranza che resiste alle delusioni causate dalle ideologie e dalle vane promesse dei potenti”.

Ed anche nella Guinea Equatoriale ha raccontato la gioia evangelizzatrice: “L’ultimo Paese che ho visitato è la Guinea Equatoriale, a 170 anni dalla prima evangelizzazione. Con la sapienza della tradizione e la luce di Cristo, il popolo guineano ha attraversato le vicende della sua storia e nei giorni scorsi, alla presenza del papa, ha rinnovato con grande entusiasmo la sua volontà di camminare unito verso un futuro di speranza”.

In ultimo ha raccontato il momento di preghiera tra i carcerati e l’incontro con i giovani: “Non posso dimenticare ciò che è accaduto nel carcere di Bata, in Guinea Equatoriale: i detenuti hanno cantato a gola spiegata un canto di ringraziamento a Dio e al Papa, chiedendo di pregare “per i loro peccati e la loro libertà”. Non avevo mai visto nulla di simile. E poi hanno pregato con me il ‘Padre nostro’ sotto una pioggia battente. Un segno genuino del Regno di Dio!

E sempre sotto la pioggia è iniziato il grande incontro con la gioventù nello stadio di Bata. Una festa di gioia cristiana, con testimonianze toccanti di giovani che hanno trovato nel Vangelo la via di una crescita libera e responsabile. Questa festa è culminata nella celebrazione eucaristica del giorno dopo, che ha coronato degnamente la visita in Guinea Equatoriale e anche l’intero Viaggio apostolico”.

(Foto: Santa Sede)

Dal 13 al 19 aprile ‘Ambrosius. Il Tesoro della Basilica’ apre la Cappella dei Santi Bartolomeo e Satiro e svela due affreschi di Tiepolo nella Basilica di Sant’Ambrogio

 In occasione della Milano Art Week, dal 13 al 19 aprile il percorso museale Ambrosius. Il Tesoro della Basilica si arricchisce con l’apertura straordinaria della Cappella dei Santi Bartolomeo e Satiro, solitamente chiusa al pubblico. Per l’occasione il pubblico potrà ammirare due importanti affreschi di Giambattista Tiepolo, ‘Il Naufragio di San Satiro’ ed ‘Il Martirio di San Vittore’, in un’esperienza di visita inedita della Basilica di Sant’Ambrogio e della sua straordinaria collezione.

Le due opere fanno parte di un ciclo realizzato da Tiepolo (Venezia, 1696 – Madrid, 1770) nel 1737 su commissione dei monaci cistercensi. Originariamente destinati a decorare ambienti del complesso monastico come la Cappella di San Vittore in Ciel d’oro o la Sacrestia dei Monaci, gli affreschi raccontano episodi delle vite dei santi a cui il sacello è dedicato: il ‘Martirio di San Vittore’ raffigura il sacrificio del santo milanese, mentre il Naufragio di San Satiro narra la vicenda del fratello di Ambrogio, miracolosamente salvato durante il viaggio di ritorno dal Nord Africa grazie all’ostia consacrata che portava con sé in un fazzoletto legato al collo.

Dal punto di vista stilistico, rispetto ad altre opere realizzate dall’artista a Milano e Bergamo, questi affreschi si distinguono per la luminosità e la profondità della costruzione spaziale. Particolarmente significativa è la composizione del Naufragio, caratterizzata dal forte contrasto tra l’oscurità della tempesta e il chiarore del cielo, dominato dagli angeli che intervengono per salvare Satiro.

Staccati nel corso dell’Ottocento e a lungo conservati in ambienti non accessibili al pubblico, i due affreschi sono stati trasferiti nel dopoguerra nella Cappella dei Santi Bartolomeo e Satiro, oggi eccezionalmente aperta ai visitatori in occasione di Milano Art Week. Entrambe le opere sono state oggetto di un importante intervento di restauro nel 2020 in occasione della mostra dedicata a Tiepolo alle Gallerie d’Italia–Milano, nell’ambito delle celebrazioni per il 250^ anniversario della morte.

‘Ambrosius. Il Tesoro della Basilica’ è il nuovo percorso museale della Basilica di Sant’Ambrogio inaugurato il 5 dicembre 2025 dopo un articolato intervento di ristrutturazione – con la realizzazione di uno spazio dedicato all’accoglienza e al bookshop, insieme a un’area didattica e una sala multimediale – e una rinnovata scelta museografica incentrata sulla figura di Sant’Ambrogio e la storia millenaria della Basilica. Coniugando arte, storia e spiritualità, Ambrosius si inserisce in un più ampio progetto di valorizzazione culturale e spirituale del complesso monumentale e del suo straordinario Tesoro, materiale e immateriale.

Il percorso di visita si apre nella sala multimediale con un video dedicato alla vita di Sant’Ambrogio: uno spazio pensato come luogo di racconto e di riflessione, capace di rendere attuale e accessibile a tutti il messaggio ambrosiano. L’itinerario prosegue all’interno della Basilica attraverso luoghi di straordinario significato storico e spirituale: l’Aula Ambrosii, antica sacrestia dei monaci aperta per la prima volta al pubblico, dove trovano collocazione il letto di Ambrogio e la scodella attribuita al Santo; il sacello di San Vittore in Ciel d’oro, che custodisce il celebre ritratto musivo di Ambrogio che indossa una dalmatica, la sua più antica raffigurazione; e il Capitolino, la precedente sede espositiva, dove è possibile ammirare l’Urna degli Innocenti e altri preziosi oggetti di oreficeria sacra, i cinque Pleurantes, rarissimi frammenti di seta, arredi lignei e molto altro.

ìAmbrosius. Il Tesoro della Basilica’ è un progetto promosso da monsignor Carlo Faccendini, abate-parroco della Basilica di Sant’Ambrogio, con l’Ufficio Beni culturali della Diocesi di Milano e la Soprintendenza, il patrocinio del Ministero della Cultura, di Regione Lombardia e del Comune di Milano, e il contributo di Fondazione Cariplo.

Fondamentale per la realizzazione del percorso museale è stato l’apporto del Comitato Scientifico, composto da autorevoli esperti e professionisti, che ha operato in sinergia con l’architetto Carlo Capponi, Conservatore della Basilica, e con il coordinamento della dott.ssa Miriam Rita Tessera, responsabile dell’Archivio e della Biblioteca Capitolare della Basilica. L’iniziativa fa parte del palinsesto ufficiale di Milano Art Week 2026.

(Foto: Ambrosius)

Musica e spiritualità a Specchia: il coro ‘Ala di Riserva’ presenta ‘E’ giunta l’ora’

La Parrocchia ‘Presentazione Vergine Maria’ di Specchia e l’Associazione Ala di Riserva di Alessano comunicano che sabato 21 marzo alle ore 19.30, presso la Chiesa Madre, in Via Umberto I, sarà possibile assistere a ‘E’ giunta l’ora’, una serata di meditazioni e canti sulla Passione di Gesù Cristo, per un momento di raccoglimento e riflessione attraverso musica e parole, che permetterà di vivere un momento di alta intensità culturale e religiosa, a cura del Coro ‘Ala di Riserva’, diretto dal Maestro Sergio Filippo.

Il programma proposto dal gruppo corale, curato dal Maestro Sergio Filippo, accompagnerà il pubblico in un percorso spirituale dedicato ai momenti più significativi del mistero pasquale. L’obiettivo dell’iniziativa è trasformare il linguaggio artistico in uno strumento di preghiera e contemplazione, creando un’esperienza di ascolto profondo e interiorità nel cuore della comunità di Specchia.

Il coro ‘Ala di Riserva (dal titolo della preghiera di mons. Tonino Bello), composto da circa cinquanta elementi è nato nel 2013 ad Alessano, terra natale del vescovo di Molfetta, rappresenta oggi una realtà d’eccellenza. Il gruppo corale riflette un autentico spaccato della società civile, unendo voci di artigiani, professionisti, casalinghe e pensionati in un unico, armonioso strumento musicale. Con un repertorio che spazia dalla musica sacra alla profana dal XVI al XX secolo, il complesso di voci vanta una storia ricca di prestigiosi traguardi nazionali e internazionali.

Nella memoria dei componenti del coro, restano impressi i momenti vissuti nel 2018, anno in cui la formazione ha accompagnato il 20 aprile la visita apostolica di papa Francesco ad Alessano sulla tomba di mons. Tonino Bello e il 1° dicembre ha partecipato all’udienza speciale in Aula Paolo VI di ringraziamento, trasmessa in diretta su TV2000, dove il coro ha ricevuto il plauso personale del pontefice.

Il 3 gennaio 2024, rendendo omaggio al frate poverello e al venerabile mons. Tonino Bello, cantando la speranza e la pace, la formazione corale si è esibita nella Basilica Superiore di San Francesco ad Assisi, confermando il proprio impegno nel coniugare l’arte canora con la testimonianza dei valori civili e spirituali.

Oltre alle solenni celebrazioni liturgiche, il Coro ‘Ala di Riserva’ ha saputo conquistare il grande pubblico televisivo, come avvenuto durante la partecipazione al programma ‘Linea Verde’ su RAI 1, esibendosi insieme a Lorella Cuccarini presso la cascata monumentale di Leuca.

Soul, il Mistero come canto del Mondo, a Milano l’arte e la spiritualità

Dal 18 al 22 marzo torna per la sua terza edizione SOUL Festival di Spiritualità Milano, l’appuntamento promosso da Università Cattolica del Sacro Cuore e Arcidiocesi di Milano, con il patrocinio del Comune di Milano, che per cinque giorni coinvolge la città con un palinsesto diffuso di lecture, dialoghi, reading, spettacoli, performance e laboratori sul tema ‘Mistero, il canto del mondo’, declinato attraverso lo sguardo di circa 100 protagonisti d’eccezione (scrittori, filosofi, teologi, artisti, giornalisti e scienziati) e molteplici prospettive d’analisi, dalla letteratura alla scienza, dalla psicoanalisi alla filosofia, dalla teologia alla musica, alla poesia e alla danza. Il programma completo è disponibile sul sito www.soulfestival.it e per partecipare agli eventi è necessario registrarsi.

Ideato dal comitato curatoriale composto da mons. Luca Bressan, Armando Buonaiuto, Valeria Cantoni Mamiani e Aurelio Mottola, il programma culturale del festival è articolato in 70 appuntamenti diffusi in città. Molte le novità di questa edizione fra cui l’incontro nel Duomo di Milano con l’arcivescovo di Algeri, card. Jean-Paul Vesco, accompagnato dagli strumenti dell’Orchestra del Mare, il progetto inedito realizzato in collaborazione con Fondazione Amplifon che trasforma ricordi e pensieri di alcuni ospiti di RSA italiane in un’esperienza teatrale, al buio, sul mistero della vita e della morte, introdotta da Vittorio Lingiardi, un incontro notturno in Santa Maria presso San Satiro ispirato alla magia prospettica dell’abside del Bramante, i cicli di incontri dedicati ai Maestri dell’oltre (Rainer Maria Rilke, Emily Dickinson, Dino Campana e Wisława Szymborska) ed ai Maestri di mistero (Meister Eckhart e Carl Gustav Jung), le proiezioni di film all’Anteo Palazzo del Cinema, il concerto del trio ‘L’Antidote’ nell’Auditorium San Fedele e una speciale collaborazione con il Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa, che intreccia la propria programmazione a quella del festival.

SOUL Festival di Spiritualità Milano è reso possibile grazie ai Main Partner Intesa Sanpaolo, Humanitas University, Edison, al Partner CFMT – Centro di Formazione Management del Terziario, al contributo di Fondazione Cariplo e Fondazione Rocca, ai Media Partner Avvenire, Rai e al Content Partner Rai Radio 3, con un  ringraziamento a Comieco, Fondazione Amplifon, Aboca.

Ad inaugurare la terza edizione di SOUL Festival, mercoledì 18 marzo alle 18.00 è l’incontro ‘Senza alcun dubbio’ con Javier Cercas all’Aula Magna dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, che prendendo le mosse dalle pagine de ‘Il folle di Dio alla fine del mondo’, dialoga con Aurelio Mottola sul potere della letteratura di cogliere il mistero della vita con l’accompagnamento musicale del violoncellista Issei Watanabe.

E’ inoltre confermato l’appuntamento con ‘SOUL Young’, la rassegna ideata da giovani under 30 con il coordinamento di Francesca Fimeroni e Francesca Monti, curatrici del progetto, che si svolgerà all’ADI Design Museum. Tra design, arti performative, cinema, musica e momenti di partecipazione attiva, per dare voce a chi oggi è chiamato a immaginare il mondo di domani, SOUL Young esplora l’immaginazione come forza di trasformazione e come strumento concreto per ripensare il futuro.

Per comprendere meglio questa terza edizione abbiamo chiesto al curatore di ‘Soul Festival di Spiritualità’, Armando Buonaiuto,di spiegarci il motivo per cui Soul interroga il mistero: “Abitiamo tempi che preferiscono la superficie alla profondità, la luce meridiana al fremito della penombra, come se interrogare il mistero significasse celebrare l’oscurità o rinunciare alla ragione. Ma questa edizione di Soul nasce da un’intuizione diversa: il mistero non è una lacuna nella conoscenza, non è un difetto del sapere o un residuo di tenebra da allontanare. Piuttosto, è ciò che trascende ogni ambizione di possesso e di calcolo. E che, nel far questo, restituisce alla ragione umana il senso del suo limite. Se, pur vivendo immersi in definizioni e libretti d’istruzioni, quel che davvero occupa il centro delle nostre vite (l’amore, il dolore, la nascita, la morte, il desiderio…) continua a eccedere ogni spiegazione, allora vale la pena volgerci ai nostri non so”.

In quale modo il mistero è il ‘canto del mondo’?

“Accostarsi al mistero è il miglior modo per sentire il canto della realtà. Rainer Maria Rilke, in una poesia che per noi è stata di ispirazione, scrive ‘io temo tanto la parola degli uomini’. Perché? Perché la parola umana rende le cose ‘rigide e mute’. Cioè, con la pretesa di catalogare e spiegare tutto, fa sì che il mondo non ci parli più. Invece, pensare al mondo come alla fonte di un canto, significa riconoscere che ciò che esiste non è affatto sostanza inerte.

Ogni cosa custodisce un’intensità segreta che non si lascia esaurire nella sua funzione. Proprio come fa il canto, che non si spiega ma si ascolta; non si possiede ma si accoglie. Ecco allora che il mistero diventa una vibrazione a cui accordarsi. Risuonare con ciò che ci circonda, invece di ridurlo a schema o a risorsa da sfruttare, è un esercizio di consapevolezza: accettare che il reale non si esaurisca in ciò che di lui possiamo dire, ma continui a cantare oltre le nostre definizioni.

Cosa è il mistero?

“Il mistero non è ciò che ancora non sappiamo, ma ciò che non potremo mai catturare in una formula. E’ la profondità del reale che resiste alla semplificazione perché, ogni volta che crediamo di averla colta, si ritrae un poco oltre. E da lì ci interpella con la stessa voce limpida della campanella che, a teatro, annuncia l’apertura del sipario. Un richiamo ai sensi e allo spirito”.

Mistero come trascendenza: in quale modo la fede può aiutare nella prova del dubbio?

“La fede non elimina il dubbio, non offre una visione totalizzante e rassicurante. Anzi, spesso è più scossa tellurica che ansiolitico. Anche quando si presenta come luce, la via dello spirito conserva una qualità notturna poiché, per sua stessa natura, è interrogazione, turbolenza, rimodulazione di sé. ‘Mistico è chi non può smettere di camminare’, diceva Michel De Certeau, e per camminare bisogna sfidare lo squilibrio. In questo senso, ciò che la fede può fare è aiutarci a rimodulare il nostro approccio al ‘dubbio’: non spegnere le inquietudini, ma imparare a camminare dentro il non-sapere senza che, a spegnersi, sia il nostro cuore.

In quale modo le arti raccontano il mistero?

“Da Michelangelo a Rodin, tanti grandi artisti hanno spiegato che il cuore del loro processo creativo consisteva non tanto nell’inventare, quanto nel ‘liberare’: arrivare al compimento di una forma che era già lì, ma soffocata da troppa pesantezza. Credo che la spiritualità lavori sullo stesso piano, liberando in noi la preziosità di una forma nascosta. Arte e spiritualità, insomma, si misurano entrambe con le frontiere del visibile e al contempo si sporgono, pazienti e appassionate, verso qualcosa che pulsa più in là. Sono aperture di potenza immaginativa, visioni intensive della realtà che possono assistersi reciprocamente”.

Come si rapportano con il mistero i giovani?

“La parola ‘giovani’ va usata con cautela. Chi comprende? Un diciottenne ed un trentenne, entrambi ‘giovani’, abitano traiettorie lontanissime. Però, forzando una diversità che resta decisiva, si può intravedere qualche linea comune, come il vivere in un tempo segnato dalla trasparenza lucida del digitale, dove tutto è esposto e dichiarato: la vita come qualcosa da mostrare. Ma accanto al profilo visibile, resta una zona che non si lascia tradurre in contenuto, una parte di sé che non trova linguaggio nei canali mediatici.

Credo che lì il mistero continui a operare, di volta in volta come domanda aperta, disagio senza nome, possibilità di trasformazione… Non un enigma astratto, ma una tensione viva in cui si decide chi si diventa. Tensione che il festival esplora nella sezione ‘Soul Young’, laboratorio di pensiero progettato da under 30 per esplorare, con linguaggi diversi, il doppio fondo del mondo”.

(Tratto da Aci Stampa)

Sanremo Cristian Music 2026: un’edizione innovativa

Nel solco del pensiero di Sant’Agostino – ‘Chi canta prega due volte’, espressione divenuta motto ufficiale della manifestazione –si è svolta, nella cappella di Villa Garnier a Bordighera, intimo luogo di preghiera affrescato nel XIX secolo e situato al pianterreno della dimora storica dell’architetto Charles Garnier, oggi gestita dalle Suore di San Giuseppe di Aosta per la meditazione e il raccoglimento, la conferenza stampa di presentazione della quinta edizione del Sanremo Cristian Music Festival – Festival della Canzone Cristiana Sanremo 2026 www.sanremofestivaldellacanzonecristiana.it

La conferenza è stata preceduta da un momento di preghiera, intenso e partecipato, vissuto in un clima di raccoglimento e profonda spiritualità. I presenti si sono uniti in silenzio e meditazione, affidando al Signore il cammino del Festival, i suoi artisti, gli organizzatori e quanti, a vario titolo, saranno coinvolti nell’iniziativa, invocando luce, ispirazione e benedizione per un evento che si propone come occasione di evangelizzazione, testimonianza e speranza.

L’evento, ormai punto di riferimento nel panorama della Christian music italiana, è patrocinato dal Senato della Repubblica, dalla Camera dei Deputati, dalla Regione Liguria e dalla Provincia di Imperia.

La quinta edizione è dedicata agli operatori di pace e alle Forze dell’Ordine che operano quotidianamente nelle aree di conflitto per garantire protezione, così come a coloro che, con responsabilità e dedizione, assicurano la sicurezza dei cittadini nelle nostre città, riaffermando la vocazione etica e civile che caratterizza il Festival sin dalla sua fondazione.

Il Sanremo Cristian Music si svolge ogni anno in concomitanza con il Festival della Canzone Italiana, divenendo per la città di Sanremo un duplice appuntamento musicale e culturale di rilevanza nazionale.  Questa concomitanza temporale rafforza il dialogo tra tradizione e innovazione, tra musica mainstream e produzione valoriale, contribuendo a generare un indotto culturale, mediatico e turistico di significativo impatto.

L’incontro con la stampa, moderato dal giornalista Biagio Maimone, si è svolto alla presenza di giornalisti, operatori del settore musicale e addetti ai lavori. Protagonista dell’incontro il cantautore Fabrizio Venturi, ideatore e direttore artistico, nonché conduttore della manifestazione, che ha illustrato visione, obiettivi e linee programmatiche dell’edizione 2026.

La finale del Festival si terrà in una nuova location e sarà trasmessa da Sanremo oggi: in televisione su Bom Channel (digitale terrestre) e su SKY canale 5068, in streaming sulla pagina Facebook di La Luce di Maria, che conta oltre 1.300.000 follower, oltre che su tutti i canali social ufficiali e sul canale YouTube del Festival, assicurando così una diffusione capillare e trasversale su più piattaforme.

Nel corso della conferenza stampa sono stati presentati anche i premi della quinta edizione, realizzati dal Maestro orafo Michele Affidato, già autore dei prestigiosi riconoscimenti del Festival della Canzone Italiana. Opere di elevato valore artistico e simbolico che, fin dalla prima edizione, rappresentano l’identità estetica e culturale del Festival e che saranno conferite ai vincitori dell’edizione 2026.

«Si tratta di autentiche opere d’arte – ha dichiarato Fabrizio Venturi – che impreziosiscono il percorso del nostro Festival fin dal suo esordio. Con questa quinta edizione intendiamo segnare un’evoluzione significativa: il nostro obiettivo è valorizzare interpreti che abbiano scelto la musica come professione, coinvolgendo editori e produttori discografici e favorendo un dialogo strutturato con il mercato musicale nazionale.

Sarà una finalissima innovativa, con dieci artisti rimasti in gara provenienti dal DDT Music Festival, preselezione ufficiale del Sanremo Cristian Music Festival svoltasi nel novembre 2025 a Firenze. Ho voluto artisti preparati, consapevoli e determinati, pronti a investire sul proprio percorso artistico e a fare della musica una autentica ragione di vita, come accade nei generi pop, rock e rap. Finché la Christian music italiana non potrà contare su grandi voci e su un repertorio di alto profilo, le major non avranno molto interesse ad occuparsi di questo settore».

La visione espressa dal direttore artistico delinea un progetto orientato alla crescita qualitativa e alla piena professionalizzazione del comparto. Tra i finalisti figurano anche due artisti segnalati dal produttore discografico Massimo Galfano, noto talent scout e giurato di Area Sanremo, Sanremo Giovani e The Voice Senior, ulteriore elemento che testimonia l’attenzione verso percorsi artistici di comprovata qualità.

Il Sanremo Cristian Music Festival – Festival della Canzone Cristiana – si rivela un importante trampolino di lancio per i nuovi artisti.

Esercizi spirituali: attenzione all’orgoglio

“Le cadute possono renderci umili quando siamo gonfi d’orgoglio. Possono mostrare il potere salvifico di Dio. Possono diventare pietre miliari di un personale cammino di salvezza, da ricordare con gratitudine”: con queste parole nella sesta meditazione di Quaresima, questa mattina, mons. Erik Varden si è soffermato sulle cadute che possono diventare necessarie nel ‘cammino di salvezza’ o trascinare in una scia di distruzione e rovina.

Riprendendo l’inizio del salmo 90 (‘Mille cadranno al tuo fianco, diecimila alla tua destra’) il vescovo di Trondheim ha evidenziato anche che le cadute possono avere conseguenze pesanti: “Eppure non possiamo essere ingenui. Non tutte le cadute finiscono in esultanza. Ci sono cadute che odorano di inferno, e trascinano il colpevole in una scia di distruzione e rovina. Questa scia è spesso ampia e lunga, e travolge molti innocenti”.

Per questo ha sottolineato che le ferite più dolorose sono quelle nate all’interno della Chiesa: “Nulla ha danneggiato più tragicamente la Chiesa, nulla ha compromesso di più la nostra testimonianza che la corruzione cresciuta all’interno della nostra stessa casa. La crisi più terribile della Chiesa è stata provocata non dall’opposizione del mondo, ma dalla corruzione ecclesiastica. Le ferite inflitte richiederanno tempo per guarire. Chiedono giustizia e lacrime”.

Però è difficile trovare gli errori: “Di fronte alla corruzione, soprattutto quando si tratta di abusi, si è tentati di cercare una radice malata. Ci aspettiamo di trovare campanelli d’allarme precoci che sono stati ignorati: qualche errore di discernimento, un modello originario di devianza. Talvolta queste tracce esistono e abbiamo ragione di rimproverarci per non averle riconosciute in tempo. Non sempre però le troviamo”.

Insomma il bene si confonde spesso con il male: “Possiamo riconoscere il bene grande e gioioso che spesso si manifestava agli inizi di comunità oggi associate allo scandalo. Non possiamo presumere che ci sia stata fin dall’inizio un’ipocrisia strutturale, e che i fondatori si siano presentati cinicamente come sepolcri imbiancati. A volte troviamo segni di vera ispirazione, persino tracce di santità. Come possiamo spiegare la compresenza di sviluppi buoni e sviluppi deformati? Una mentalità secolare per lo più si arrenderà: di fronte a una calamità, designa mostri e vittime”.

Per questo il predicatore ha riconosciuto che ci sono strumenti efficaci, ritornando al verso del Salmo 90: “Fortunatamente la Chiesa possiede, quando si ricorda di usarli, strumenti più raffinati e più efficaci. Dove gli uomini perseguono sforzi nobili, ci ricorda Bernardo, gli attacchi nemici saranno feroci. Osserva: ‘i membri spirituali della stessa Chiesa sono attaccati con molto maggiore asprezza rispetto a quelli carnali’.

Pensa che sia proprio questo che il Salmo ‘Qui habitat’ intende con il suo linguaggio di ‘sinistra’ e ‘destra’: la sinistra sta per la nostra natura carnale, la destra per la nostra natura spirituale. Le vittime sono più numerose a destra perché è lì che, sul campo di battaglia spirituale, vengono usate le armi più letali”.

Però la responsabilità è anche di uomini e donne: “Pur prendendo sul serio il regno demoniaco, Bernardo non attribuisce tutte le malattie spirituali a dei cattivi con corna e forconi. Ritiene gli uomini e le donne responsabili dell’uso che fanno della loro libertà sovrana. Il suo punto è che la natura umana è una sola. Se iniziamo ad andare in profondità nella nostra natura spirituale, anche altre profondità sono messe a nudo. Dovremo affrontare la fame esistenziale, la vulnerabilità, il desiderio di conforto: esperienze che possono assumere la forma di un assalto”.

Per questo lo sviluppo fisico deve essere accompagnato dallo sviluppo spirituale: “Il progresso nella vita spirituale richiede una configurazione del nostro ‘io’ fisico ed affettivo in sintonia con la maturazione contemplativa, altrimenti c’è il rischio che l’esposizione spirituale cerchi degli sfoghi fisici o affettivi; e che tali sfoghi siano razionalizzati come se fossero, in qualche modo, essi stessi ‘spirituali’, di un ordine superiore rispetto ai misfatti dei comuni mortali”.

Quindi un maestro spirituale dovrà essere riconosciuto in tutti gli aspetti di vita: “L’integrità di un maestro spirituale si manifesterà nella sua conversazione e nel suo insegnamento, ma non solo; sarà evidenziata anche nelle sue abitudini online, nel suo comportamento a tavola e al bar, nella sua libertà dall’adulazione altrui”.

Ecco il motivo per cui la vita spirituale completa l’esistenza: “La vita spirituale non è un’aggiunta al resto dell’esistenza. E’ la sua anima. Dobbiamo guardarci da ogni dualismo, ricordando sempre che il Verbo si è fatto carne affinché la nostra carne fosse intrisa di Logos. Occorre vigilare tanto sulla sinistra quanto sulla destra, e fare attenzione (insiste Bernardo su questo punto) a non confondere l’una con l’altra. Dobbiamo imparare a essere ugualmente a nostro agio nella nostra natura carnale e spirituale, in modo che Cristo, il nostro Maestro, possa regnare pacificamente in entrambe”.

Mentre nella meditazione di ieri pomeriggio il vescovo norvegese aveva sottolineato il bisogno dell’equilibrio: “Dobbiamo coltivare il giusto equilibrio tra la fiducia nell’aiuto di Dio e la diffidenza verso la nostra fragilità, temendo le tentazioni e accettandone l’inevitabilità, ricordando che Dio ci sottopone ad esse perché sono utili”.

Sono utili in quanto permettono un impegno nella testimonianza della verità: “Resistendo alle frecce scagliate dal Padre della Menzogna, il nostro impegno verso la verità si rafforzerà, così come la nostra fiducia in essa. Allontanati dalla falsità che ci indebolisce, saremo in grado di convertirci per confermare i nostri fratelli”.

In questo senso l’ambizione è in contrasto con la verità: “Bernardo vede l’ambizione come negazione della verità. L’ambizione è una forma non molto sottile di cupidigia. Nel descrivere questo vizio, Bernardo, sempre eloquente, supera sé stesso… L’ambizione, dice, nasce da una ‘alienazione della mente’. E’ una follia che si manifesta quando si dimentica la verità. Il fatto che l’ambizione sia una forma di squilibrio mentale la rende ridicola in qualsiasi sua manifestazione, ma soprattutto quando si evidenzia in persone dedite per vocazione al servizio per gli altri”.

L’ostensione delle spoglie di san Francesco come evento teologico. Maimone (RMTR): Una svolta nel risveglio della spiritualità francescana

Nel quadro delle celebrazioni per l’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi, l’ostensione delle sue spoglie presso la Basilica papale di San Francesco in Assisi si configura come evento di alta densità teologica. Non semplice memoria storica, ma gesto ecclesiale che rende visibile la radicalità della sequela Christi vissuta dal Poverello: spogliazione, minorità, fraternità universale.

In questa prospettiva si colloca la riflessione di Biagio Maimone, corrispondente per l’Italia della Rete Mondiale del Turismo Religioso (RMTR), la cui formazione negli studi francescani ha inciso profondamente sulla sua visione culturale e spirituale. Il suo percorso accademico e formativo nell’ambito della spiritualità francescana ha radicato in lui una concezione della povertà non come privazione, ma come categoria teologica di libertà e solidarietà.

Per Maimone, l’ostensione rappresenta un passaggio decisivo: ‘una svolta nel risveglio della spiritualità francescana’, poiché richiama la coscienza contemporanea alla necessità di una conversione interiore. La corporeità del Santo esposta alla venerazione diviene segno eloquente di un itinerario esistenziale: spogliarsi dell’effimero per rivestirsi dell’essenziale, secondo la logica evangelica della kenosi.

Sotto la sua guida in Italia, la Rete Mondiale del Turismo Religioso si ispira a quella che egli definisce un ‘turismo dell’anima’: non mero spostamento geografico, ma percorso interiore. Un turismo sostenibile nel senso più profondo, radicato nella visione francescana della custodia del creato e della dignità umana. La sostenibilità, in questa chiave, non è solo ambientale, ma spirituale: implica la trasformazione della persona, chiamata a intraprendere un cammino di spogliazione e rivestimento, di conversione e responsabilità.

Proprio a questo principio si collega l’enciclica ‘Laudato sì’, che rinnova la prospettiva francescana della cura del creato come vocazione universale, intrecciando la tutela ambientale con la giustizia sociale e la fraternità. L’esperienza del pellegrinaggio e del turismo spirituale si colloca così all’interno di una visione integrale della sostenibilità, che abbraccia la dimensione ecologica, culturale e interiore della vita umana.

Assisi diviene così paradigma di una esperienza che unisce contemplazione e impegno. Il pellegrinaggio si trasforma in itinerarium vitae, attraversamento della propria interiorità alla luce del Vangelo. La povertà francescana diventa criterio di giustizia sociale e solidarietà verso i più deboli, dimensione che segna profondamente l’azione culturale e comunicativa di Maimone.

In tale orizzonte si inserisce anche il suo impegno come direttore della comunicazione della Fondazione Bambino Gesù del Cairo, voluta da papa Francesco per tradurre la carità in azioni concrete a favore dei bambini e delle famiglie più fragili. La Fondazione, presieduta da mons. Yoannis Lazhi Gaid, rappresenta un esempio tangibile di quella ‘Chiesa del dialogo’ che si fa prossimità operosa e costruzione di ponti tra culture e popoli.

L’ostensione delle spoglie del Santo, dunque, non resta confinata alla dimensione liturgica, ma si apre a un significato più ampio: richiama la necessità di un umanesimo rinnovato, fondato sulla povertà evangelica, sulla sostenibilità integrale secondo lo spirito di Laudato sì e sulla solidarietà concreta. A ottocento anni dalla morte del Poverello, la sua testimonianza continua a indicare un cammino che attraversa la storia e interpella la coscienza dell’uomo contemporaneo, invitandolo a spogliarsi del superfluo per rivestirsi di fraternità.

SOUL Festival di Spiritualità Milano: dal 18 al 22 marzo la terza edizione 

Cinque giorni e oltre 60 appuntamenti diffusi in città (tra lecture e dialoghi, reading e performance, cene monastiche, esercizi spirituali, laboratori e altro ancora) per esplorare le molteplici dimensioni del mistero, dalla letteratura alla scienza, dalla psicoanalisi alla filosofia, dalla teologia alle arti, attraverso lo sguardo di 80 protagonisti d’eccezione. Apre il Festival lo scrittore Javier Cercas mercoledì 18 marzo alle ore 18.00 nell’Aula Magna dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.

Fra gli ospiti: Antonio Ballista, Teresa Bartolomei, Anna Bonaiuto, Roberto Casati, Adolfo Ceretti, Pablo d’Ors, Mariangela Di Santo, mons. Mario Delpini arcivescovo di Milano, Anais Drago, Josep Maria Esquirol, Stefano Faravelli, Elio Franzini, Antoine Garapon, Dario Doshin Girolami, Gilles Gressani, Mariangela Gualtieri, Lino Guanciale, Isabella Guanzini, François Jullien, L’Antidote, Nicola Lagioia, Simona Lo Iacono, Mauro Magatti, don Luca Peyron, Silvano Petrosino, Edwige Pezzulli, Yarona Pinhas, Amir Ra, Massimo Recalcati, Pierangelo Sequeri, card. José Tolentino de Mendonça, card. Jean-Paul Vesco arcivescovo di Algeri, e molti altri.

Dal 18 al 22 marzo si svolge la terza edizione di SOUL Festival di Spiritualità Milano, l’appuntamento promosso da Università Cattolica del Sacro Cuore e Arcidiocesi di Milano, con il patrocinio del Comune di Milano, che per cinque giorni coinvolge la città con un palinsesto diffuso di lecture, dialoghi, reading, spettacoli, performance e laboratori sul tema ‘Mistero, il canto del mondo’, declinato attraverso lo sguardo di oltre 80 protagonisti d’eccezione (scrittori, filosofi, teologi, artisti, giornalisti e scienziati) e molteplici prospettive d’analisi, dalla letteratura alla scienza, dalla psicoanalisi alla filosofia, dalla teologia alla musica, alla poesia e alla danza.

“Io temo tanto la parola degli uomini, dicono sempre tutto così chiaro… mentre a me piace sentire le cose cantare”. Con questi versi di Rainer Maria Rilke, SOUL Festival invita ad aprirsi al mistero del mondo in un tempo in cui la sensibilità umana fatica a spingersi oltre il tangibile, satura com’è di iperconsumo, immersione nel digitale e fiducia nell’onnipotenza della tecnica. Il festival esplora il lato della realtà invisibile e indisponibile che continuamente chiama il nostro sguardo, invitandoci a sostare davanti all’inaccessibile, ascoltarne il canto e risuonare della sua bellezza.

Ideato dal comitato curatoriale composto da mons. Luca Bressan, Armando Buonaiuto, Valeria Cantoni Mamiani e Aurelio Mottola, il programma culturale si articola in oltre 60 appuntamenti diffusi in città, fra momenti consolidati come le cene monastiche al Refettorio Ambrosiano, la meditazione all’alba sulle Terrazze del Duomo, la rassegna SOUL Young quest’anno ospitata da ADI Design Museum, e novità quali un ciclo di approfondimento dedicato ai poeti che affianca quello dei maestri di mistero, le proiezioni di film al Cinema Anteo e una speciale collaborazione con il Piccolo Teatro di Milano che intreccia la propria programmazione a quella del festival.

Ad inaugurare la terza edizione di SOUL Festival, mercoledì 18 marzo alle ore 18.00 presso l’Aula Magna dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, sarà lo scrittore spagnolo Javier Cercas in dialogo con il curatore Aurelio Mottola sul potere della letteratura di cogliere il mistero della vita, a partire dal suo libro ‘Il folle di Dio alla fine del mondo’. Ad accompagnarli il violoncellista Issei Watanabe che eseguirà due preludi delle suite di Bach.

Nei giorni a seguire il festival vedrà la partecipazione di ospiti italiani e internazionali fra cui Antonio Ballista, Teresa Bartolomei, Anna Bonaiuto, Roberto Casati, Adolfo Ceretti, Pablo d’Ors, Mariangela Di Santo, mons. Mario Delpini arcivescovo di Milano, Anais Drago, Josep Maria Esquirol, Stefano Faravelli, Elio Franzini, Antoine Garapon, Dario Doshin Girolami, Gilles Gressani, Mariangela Gualtieri, Lino Guanciale, Isabella Guanzini, François Jullien, Nicola Lagioia, L’Antidote, Simona Lo Iacono, Mauro Magatti, don Luca Peyron, Silvano Petrosino, Edwige Pezzulli, Yarona Pinhas, Amir Ra, Massimo Recalcati, Pierangelo Sequeri, card. José Tolentino de Mendonça, card. Jean-Paul Vesco arcivescovo di Algeri, e molti altri.

SOUL Festival di Spiritualità Milano è reso possibile grazie ai Main Partner Intesa Sanpaolo, Humanitas University, Edison, al Partner CFMT – Centro di Formazione Management del Terziario, al contributo di Fondazione Cariplo, Fondazione Rocca, ai Media Partner Avvenire, Rai e al Content Partner Rai Radio 3. Si ringraziano Comieco, Fondazione Amplifon, Aboca.

Durante il festival, il mistero sarà oggetto di diverse letture e interpretazioni attraverso molteplici dimensioni: dal rapporto tra visibile e invisibile del mondo ai segni della trascendenza; dalle domande sull’universo poste da fisica e astrofisica alla forza dell’arte come chiave per vedere con altri occhi la realtà; dal mistero dell’inconscio a quello dell’altro, declinato sia nella coppia sia nella fratellanza, fino al mistero del male e della morte. Saranno poi approfondite tematiche quali la relazione con il mistero della fine, il silenzio, il vino come simbolo sacro e processo alchemico, l’imponderabilità del futuro e il bisogno umano di prevederlo. Ampio spazio sarà dato alla scienza e alla medicina come pratiche umane che indagano il mistero del corpo e della natura e un approfondimento sarà dedicato al transumanesimo e all’intelligenza artificiale, in dialogo con le grandi questioni spirituali e filosofiche.

Anche per questa edizione SOUL Festival vedrà la collaborazione di importanti luoghi e istituzioni culturali, artistiche, educative, sociali, laiche e religiose della città che ne ospiteranno il palinsesto, a partire da Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, Memoriale della Shoah di Milano, Piccolo Teatro di Milano, Castello Sforzesco, Duomo di Milano, Museo Diocesano di Milano, Refettorio Ambrosiano, Basilica di San Simpliciano. Partecipano per la prima volta Chiesa di Santa Maria presso San Satiro, Pinacoteca di Brera, Cinema Anteo, Teatro alla Scala, ADI Design Museum, Santa Maria Annunciata in Chiesa Rossa, Auditorium San Fedele, e altri ancora.

Dopo l’ampia e attenta adesione nei primi due anni, SOUL Festival si pone nuovamente come progetto aperto e interrogante nell’ambito del palinsesto culturale milanese, per rispondere a un bisogno condiviso di interiorità, consapevolezza e dialogo. Mettendo al centro la ricerca di significato che anima ogni essere umano, SOUL mira a offrire occasioni di riflessione attorno all’“umano che è comune” colto nelle sue molteplici manifestazioni, in costante dialogo con diverse sensibilità culturali e tradizioni religiose.

Papa Leone XIV alle Misericordie d’Italia: siate messaggeri di speranza

“Sono contento di incontrare tutti voi, così numerosi, provenienti da varie parti d’Italia. Saluto Sua Eccellenza Mons. Franco Agostinelli, Correttore generale, gli altri Vescovi presenti, il Dottor Domenico Giani, Presidente nazionale della Confederazione, i Correttori e i rappresentanti delle varie sedi in Italia e all’estero”:  con queste parole oggi papa Francesco ha accolto in udienza 200 volontari delle Misericordie d’Italia, la cui storia ‘affonda le sue radici nell’età medievale’ attraverso la spiritualità, la carità e l’attenzione ai bisogni di oggi.

Infatti per concretizzare la carità attenta ai bisogni occorre essere permeati dalla spiritualità: “Fin dai suoi primordi, la vostra realtà associativa ha attinto forza e ispirazione primariamente dalla vita di fede e dalla pratica sacramentale dei suoi membri. Così è stato quando, nella Firenze del XIII secolo, in un clima di guerre e di lotte intestine alle stesse comunità civili ed ecclesiali, grazie all’opera di figure luminose come san Pietro Martire e Piero di Luca Borsi, alcuni fedeli laici decisero di intraprendere un cammino diverso, di devozione e di servizio. Il loro esempio, forse proprio per la sua genuina semplicità, rapidamente contagiò molti, nella Penisola prima e poi anche in altri Paesi, fino a giungere in Portogallo e di là nelle Americhe”.

Ciò comporta un impegno alla formazione cristiana: “Il seme da cui è germogliato e cresciuto il grande albero di cui fate parte è dunque di natura sacramentale, si fonda sul Battesimo, e quindi morale e ascetica. Questo implica per voi il compito, affinché la pianta continui a crescere, di coltivare prima di tutto con grande impegno la formazione cristiana degli associati, attraverso la preghiera, la catechesi, la fedeltà ai Sacramenti (specialmente alla Messa domenicale, alla Confessione), la coerenza morale delle scelte e degli stili di vita, secondo i valori del Vangelo e della tradizione associativa testimoniata dai vostri Statuti”.

Ed ha ripreso un discorso di papa san Giovanni Paolo II, fatto alla loro confederazione nel 1986, sulla misericordia di Dio: “In quest’ottica è significativa l’introduzione tra voi della figura dei Custodi di Misericordia, laici che animano i laici; come pure il nome di ‘correttori’, con cui designate gli Assistenti spirituali, visti non come guide esterne alla comunità, ma come ‘con-rettori’, aiutanti, facilitatori e compagni di viaggio, il cui ministero è esercitato e accolto in un clima di corresponsabilità, di appartenenza affettiva, di comunione, nel quale tutti sono protagonisti di un comune sforzo di crescita nella perfezione cristiana”.

Quindi essere ‘correttori’ significa esercitare la carità: “La vostra storia testimonia che un’autentica vita di fede non può ridursi a uno spiritualismo disincarnato, ma sfocia necessariamente nella sensibilità ai bisogni degli altri e nel servizio generoso, senza risparmio. Penso a tanti vostri confratelli e consorelle, che hanno pagato di persona, anche a caro prezzo, la fedeltà al compito loro assegnato: ad essi vanno il nostro grande grazie e la nostra preghiera”.

La carità è un esercizio di un cammino insieme a qualcuno che non si conclude con una semplice azione; “Dove c’è bisogno, le Misericordie sono presenti, nelle situazioni straordinarie di emergenza, nei territori di guerra, come nei mille servizi nascosti di solidarietà quotidiana, ‘a testimoniare (lo disse papa Francesco) il Vangelo della carità tra i malati, gli anziani, i disabili, i minori, gli immigrati e i poveri’”.

E lo attuano in molti modi: “Attraverso le Case del Noi, gli Empori solidali, i Banchi alimentari, l’assistenza domiciliare, i servizi di ascolto e accompagnamento, voi stabilite con le persone relazioni di fiducia e percorsi di reintegrazione sociale, che si collocano ben oltre la semplice erogazione di servizi, pur qualificati. Non vi limitate a ‘fare per’, ma vi impegnate a ‘camminare con’, riconoscendo negli altri dei fratelli e delle sorelle, ciascuno con la sua dignità e la sua storia, da incontrare nella gratitudine per il dono reciproco e con cui andare insieme sulla via della santità”.

Tali caratteristiche si concretizzano nell’attenzione ai bisogni quotidiani delle persone: “Infatti, grazie a una solida base spirituale e comunitaria e allo zelo per il bene del prossimo, le Misericordie sono da secoli testimoni di capacità di adattamento e di aggiornamento, mostrando che fare ‘insieme’ e fare ‘per amore’ aiuta anche ad agire in modo libero e creativo.

Ne sono segno le tante e diversificate attività da voi abbracciate in centinaia di anni, a seconda dei bisogni del prossimo; come pure la presenza, in questa sala, oltre ai confratelli e alle consorelle, anche dei fratres, nati in tempi recenti per promuovere la cultura del dono attraverso la donazione del sangue, degli organi e dei tessuti; e anche della ‘Piccola misericordia’, in cui si impara a vivere la carità subito, da bambini”.

Congedandoli un ringraziamento ed un incoraggiamento ad essere messaggeri di speranza: “Carissimi, carissime, vi incoraggio a continuare nel vostro impegno, come comunità nella quale si vive intensamente la fede e si pratica la carità. Mirate a crescere nello spirito e a servire con gioia e semplicità, estranei ad ogni logica di potere, votati alla lode di Dio e al bene di quanti il Signore pone sul vostro cammino. Siate sempre messaggeri di speranza, di carità e di pace, come simboleggia l’Icona Giubilare che, con un lungo cammino, ha visitato tante comunità e che ora è consegnata ai fratelli e alle sorelle dell’Ucraina”.

(Foto: Santa Sede)

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