Papa Francesco ai cardinali: non distogliete lo sguardo da Gesù

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Al termine dell’omelia del Concistoro pubblico ordinario papa Francesco ha salutato il cardinale del  Ghana, e neo Presidente del Secam, il Simposio delle Conferenze episcopali dell’Africa e del Madagascar, assente dalla celebrazione: “E non voglio finire senza un ricordo al cardinale Richard Kuuia Baawobr, vescovo di Wa, che ieri, ha detto Papa Francesco, all’arrivo a Roma, si sentiva male ed è stato ricoverato per un problema al cuore e gli hanno fatto, credo, un intervento, qualcosa del genere. Preghiamo per questo fratello che doveva essere qui ed è ricoverato. Grazie”.

Con questo concistoro papa Francesco ha creato 20 nuovi cardinali, 16 dei quali elettori in un futuro conclave. Entrano a far parte del Sacro Collegio Arthur Roche, Prefetto del Dicastero per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti; Lazzaro You Heung-sik, Prefetto del Dicastero per il Clero; Fernando Vérgez Alzaga, L.C., Presidente della Pontificia Commissione per lo Stato della Città del Vaticano e Presidente del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano; Jean-Marc Aveline, Arcivescovo di Marsiglia (Francia); Peter Ebere Okpaleke, Vescovo di Ekwulobia (Nigeria); Leonardo Ulrich Steiner, O.F.M., Arcivescovo di Manaus (Brasile); Filipe Neri António Sebastião do Rosário Ferrão, Arcivescovo di Goa e Damão (India); Robert Walter McElroy, Vescovo di San Diego (U.S.A.); Virgilio do Carmo da Silva, S.D.B., Arcivescovo di Díli (Timor Orientale); Oscar Cantoni, Vescovo di Como (Italia); Anthony Poola, Arcivescovo di Hyderabad (India); Paulo Cezar Costa, Arcivescovo di Brasília (Brasile);Richard Kuuia Baawobr, M. Afr., Vescovo di Wa (Ghana), assente oggi in San Pietro dopo un malore accusato all’arrivo a Roma; William Seng Chye GOH, Arcivescovo di Singapore (Singapore); Adalberto Martínez Flores, Arcivescovo di Asunción (Paraguay); Giorgio Marengo, I.M.C., Vescovo tit. di Castra Severiana; Prefetto Apostolico di Ulaanbaatar (Mongolia). A loro si aggiungono gli ultraottantenni Jorge Enrique Jiménez Carvajal, C.I.M., Arcivescovo emerito di Cartagena (Colombia); Arrigo Miglio, Arcivescovo emerito di Cagliari (Italia); P. Gianfranco Ghirlanda, S.I., già Rettore della Pontificia Università Gregoriana; Fortunato Frezza, Arcivescovo titolare di Treba.

Nell’omelia papa Francesco ha parlato del ‘fuoco’ del battesimo: “Mentre è in cammino con i discepoli verso Gerusalemme, il Signore fa un annuncio in tipico stile profetico, usando due immagini: il fuoco e il battesimo. Il fuoco deve portarlo nel mondo; il battesimo dovrà riceverlo Lui stesso.

Prendo solo l’immagine del fuoco, che qui è la fiamma potente dello Spirito di Dio, è Dio stesso come ‘fuoco divorante’, Amore appassionato che tutto purifica, rigenera e trasfigura. Questo fuoco, come del resto anche il ‘battesimo’ si rivela pienamente nel mistero pasquale di Cristo, quando Egli, come colonna ardente, apre la via della vita attraverso il mare tenebroso del peccato e della morte”.

Ma  c’è anche un fuoco della ‘brace’, che serve per rendere tenero il cibo: “C’è però un altro fuoco, quello di brace. Lo troviamo in Giovanni, nel racconto della terza e ultima apparizione di Gesù risorto ai discepoli, sul lago di Galilea.

Questo fuocherello lo ha acceso Gesù stesso, vicino alla riva, mentre i discepoli erano sulle barche e tiravano su la rete stracolma di pesci. E Simon Pietro arrivò per primo, a nuoto, pieno di gioia. Il fuoco di brace è mite, nascosto, ma dura a lungo e serve per cucinare. E lì, sulla riva del lago, crea un ambiente familiare dove i discepoli gustano stupiti e commossi l’intimità con il loro Signore”.

Il fuoco di Gesù è quello della fedeltà missionaria: “E a noi, che nella Chiesa siamo stati presi tra il popolo per un ministero di speciale servizio, è come se Gesù consegnasse la fiaccola accesa, dicendo: Prendete, ‘come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi’. Così il Signore vuole comunicarci il suo coraggio apostolico, il suo zelo per la salvezza di ogni essere umano, nessuno escluso.

Vuole comunicarci la sua magnanimità, il suo amore senza limiti, senza riserve, senza condizioni, perché nel suo cuore brucia la misericordia del Padre. E’ quello che brucia nel cuore di Gesù: la misericordia del Padre. E dentro questo fuoco c’è anche la misteriosa tensione, propria della missione di Cristo, tra la fedeltà al suo popolo, alla terra delle promesse, a coloro che il Padre gli ha dato e, nello stesso tempo, l’apertura a tutti i popoli, quella tensione universale, all’orizzonte del mondo, alle periferie ancora ignote”.

E’ un fuoco che suscita missionari di una Chiesa in ‘uscita’: “Il fuoco di brace fa pensare ad esempio a san Charles de Foucauld: al suo rimanere a lungo in un ambiente non cristiano, nella solitudine del deserto, puntando tutto sulla presenza: la presenza di Gesù vivo, nella Parola e nell’Eucaristia, e la sua stessa presenza fraterna, amichevole, caritatevole.

Ma fa pensare anche a quei fratelli e sorelle che vivono la consacrazione secolare, nel mondo, alimentando il fuoco basso e duraturo negli ambienti di lavoro, nelle relazioni interpersonali, negli incontri di piccole fraternità; oppure, come preti, in un ministero perseverante e generoso, senza clamori, in mezzo alla gente della parrocchia”.

E’ il fuoco della famiglia e degli anziani: “Questo è il fuoco mite che porta l’apostolato alla luce di Gesù. E poi, non è fuoco di brace quello che ogni giorno riscalda la vita di tanti sposi cristiani? La santità coniugale! Ravvivato con una preghiera semplice, ‘fatta in casa’, con gesti e sguardi di tenerezza, e con l’amore che pazientemente accompagna i figli nel loro cammino di crescita.

E non dimentichiamo il fuoco di brace custodito dai vecchi, sono un tesoro, tesoro della Chiesa, il focolare della memoria, sia nell’ambito familiare sia in quello sociale e civile. Quant’è importante questo braciere dei vecchi! Attorno ad esso si radunano le famiglie; permette di leggere il presente alla luce delle esperienze passate, e di fare scelte sagge”.

Ricordando un dialogo tra san Giovanni Paolo II ed il card. Casaroli ha invitato a non distogliere lo sguardo da Gesù: “Cari fratelli e sorelle, ritorniamo con lo sguardo a Gesù: solo Lui conosce il segreto di questa magnanimità umile, di questa potenza mite, di questa universalità attenta ai dettagli.

Il segreto del fuoco di Dio, che scende dal cielo rischiarandolo da un estremo all’altro e che cuoce lentamente il cibo delle famiglie povere, delle persone migranti, o senza una casa. Gesù vuole gettare anche oggi questo fuoco sulla terra; vuole accenderlo ancora sulle rive delle nostre storie quotidiane”.

Inoltre al termine di questo concistoro papa Francesco ha accompagnato i nuovi porporati a salutare il papa emerito Benedetto XVI al Monastero Mater Ecclesiae.

(Foto: Santa Sede)

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