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Papa Leone XIV: Dorothy Day ha preso posizione per i poveri

“Per molti di voi essere oggi a Roma è la realizzazione di un grande desiderio. Per chi vive un pellegrinaggio e arriva alla meta è importante ricordare il momento della decisione. Qualcosa, all’inizio, si è mosso dentro di voi, magari grazie alla parola o all’invito di qualcun altro. Così, il Signore stesso vi ha presi per mano: un desiderio e poi una decisione. Senza questo, non sareste qui. E’ importante ricordarlo”: citando Dorothy Day, attivista statunitense che cambiò la sua vita dopo l’incontro con il cattolicesimo, dedicandosi completamente agli scartati del primo Novecento e diventando una promotrice di riconciliazione, nell’udienza giubilare di oggi papa Leone XIV ha sottolineato che la pace è prendere posizione dove la dignità umana è calpestata.

Nell’udienza il papa ha sottolineato che Gesù è venuto a ‘portare il fuoco’: “Gesù è venuto a portare il fuoco: il fuoco dell’amore di Dio sulla terra e il fuoco del desiderio nei nostri cuori. In un certo modo, Gesù ci toglie la pace, se pensiamo la pace come una calma inerte. Questa, però, non è la vera pace”.

La pace di Gesù è il ‘fuoco’ del Vangelo: “A volte vorremmo essere lasciati in pace’: che nessuno ci disturbi, che gli altri non esistano più. Non è la pace di Dio. La pace che Gesù porta è come un fuoco e ci chiede molto. Ci chiede, soprattutto, di prendere posizione. Davanti alle ingiustizie, alle diseguaglianze, dove la dignità umana è calpestata, dove ai fragili è tolta la parola: prendere posizione. Sperare è prendere posizione. Sperare è capire nel cuore e mostrare nei fatti che le cose non devono continuare come prima. Anche questo è il fuoco buono del Vangelo”.

Ed ecco l’esempio di Dorothy Day: “Vorrei ricordare una piccola grande donna americana, Dorothy Day, vissuta nel secolo scorso. Aveva il fuoco dentro. Dorothy Day ha preso posizione. Ha visto che il modello di sviluppo del suo Paese non creava per tutti le stesse opportunità, ha capito che il sogno per troppi era un incubo, che come cristiana doveva coinvolgersi coi lavoratori, coi migranti, con gli scartati da un’economia che uccide”.

L’esempio della scrittrice americana è importante in quanto ha preso posizione a favore dei poveri: “Scriveva e serviva: è importante unire mente, cuore e mani. Questo è prendere posizione. Scriveva come giornalista, cioè pensava e faceva pensare. Scrivere è importante. E anche leggere, oggi più che mai. E poi Dorothy serviva i pasti, dava i vestiti, si vestiva e mangiava come quelli che serviva: univa mente, cuore e mani. In questo modo sperare è prendere posizione”.

Il suo ‘fuoco’ ha accesso in molti la carità: “Dorothy Day ha coinvolto migliaia di persone. Hanno aperto case in tante città, in tanti quartieri: non grandi centri di servizi, ma punti di carità e di giustizia in cui chiamarsi per nome, conoscersi a uno a uno, e trasformare l’indignazione in comunione e in azione. Ecco come sono gli operatori di pace: prendono posizione e ne portano le conseguenze, ma vanno avanti. Sperare è prendere posizione, come Gesù, con Gesù. Il suo fuoco è il nostro fuoco. Che il Giubileo lo ravvivi in noi e in tutta la Chiesa!”

E nel videomessaggio inviato ai partecipanti al convegno ‘Sin identidad no hay educación’, a Madrid il papa ha sottolineato il valore dell’identità educativa cristiana: “L’identità cristiana non è un sigillo decorativo o un ornamento, ma il nucleo stesso che dà significato, metodo e scopo al processo educativo”.

Quindi l’educazione è la stella polare: “Come accade ai marinai, se la stella polare è persa di vista, non è raro che la nave vada alla deriva. Per l’educazione cristiana la bussola è Cristo. Senza la sua luce, la propria missione educativa si svuota del senso e diventa un automatismo senza quella capacità trasformativa offerta dal Vangelo. Pertanto, si tratta di rispondere pienamente a una vocazione e a un progetto totalmente originale, che si incarna nelle pratiche, nel curriculum e nella comunità educativa stessa”.

E l’identità è fondamentale per l’educazione: “Né l’identità è né un accessorio né un trucco che è reso visibile con rituali isolati e nemmeno con meccanismi ripetitivi, privi di vitalità. L’identità è il fondamento che articola la missione educativa, definisce il suo orizzonte di significato e guida le sue pratiche quotidiane, sia nel modo di insegnare che nel modo di valutare e agire. Quando l’identità non informa le decisioni pedagogiche, rischia di diventare un ornamento superficiale che non riesce a sostenere il lavoro educativo di fronte alle tante tensioni culturali, etiche e sociali che caratterizzano i nostri tempi di polarizzazione e violenza”.

Per questo l’educazione è il nesso che collega fede e ragione: “Un’educazione genuina, quindi, promuove l’integrazione tra fede e ragione. Non sono poli opposti, ma percorsi complementari per comprendere la realtà, formare carattere e coltivare l’intelligenza. Di conseguenza, è essenziale che nell’esperienza educativa vengano promossi metodi che coinvolgono la scienza e la storia, così come l’etica e la spiritualità. Questo è pienamente dato in una comunità educativa che è come una casa. Una vera collaborazione tra la famiglia, la parrocchia, la scuola e le realtà territoriali accompagna specificamente ogni studente nel loro cammino di fede e di apprendimento”.

Nel ricordare il documento conciliare ‘Gravissimum Educationis’ il papa ha concluso il messaggio affermando che l’educazione è fondamentale per la Chiesa: “Alla conclusione di questo messaggio, è evidente che l’azione educativa della Chiesa (effettuata attraverso le scuole e le attività formative) non è semplicemente un lavoro filantropico lodevole per soddisfare o sostenere un bisogno sociale, ma è una parte essenziale della sua identità e missione. Pertanto, vi incoraggio a impegnarvi coraggiosamente e a guardare avanti con quella speranza vivente che si rinnova ogni giorno nella vostra passione educativa”.

(Foto: Santa Sede)

Papa Leone XIV invita a portare il fuoco di Gesù nel mondo

“Cari fratelli e sorelle, sono vicino alle popolazioni del Pakistan, dell’India e del Nepal colpite da violente alluvioni. Prego per le vittime e i loro familiari e per quanti soffrono a causa di questa calamità. Preghiamo perché vadano a buon fine gli sforzi per far cessare le guerre e promuovere la pace; affinché, nelle trattative, si ponga sempre al primo posto il bene comune dei popoli”: al termine della recita dell’Angelus a Castel Gandolfo papa Leone XIV ha espresso vicinanza alle popolazioni colpite dalle alluvioni ed ha invitato a pregare per la pace.

Prima della recita dell’Angelus il papa ha offerto una meditazione ‘missionaria’ sul vangelo odierno: “Così dicendo, il Signore anticipa ciò che dovrà affrontare quando a Gerusalemme sarà osteggiato, arrestato, insultato, percosso, crocifisso; quando il suo messaggio, pur parlando d’amore e di giustizia, sarà rifiutato; quando i capi del popolo reagiranno con ferocia alla sua predicazione.

Del resto, tante delle comunità a cui l’evangelista Luca si rivolgeva con i suoi scritti, vivevano la stessa esperienza. Erano, come ci dicono gli Atti degli Apostoli, comunità pacifiche che, pur con i loro limiti, cercavano di vivere al meglio il messaggio di carità del Maestro. Eppure subivano persecuzioni”.

L’invito di Gesù è quello della non omologazione: “Ci invita a non rispondere alla prepotenza con la vendetta, ma a rimanere fedeli alla verità nella carità. I martiri ne danno testimonianza spargendo il sangue per la fede, ma anche noi, in circostanze e con modalità diverse, possiamo imitarli”.

Ciò è ben risaputo dai genitori o dagli insegnanti: “Pensiamo, ad esempio, al prezzo che deve pagare un buon genitore, se vuole educare bene i suoi figli, secondo principi sani: prima o poi dovrà saper dire qualche ‘no’, fare qualche correzione, e questo gli costerà sofferenza.

Lo stesso vale per un insegnante che desideri formare correttamente i suoi alunni, per un professionista, un religioso, un politico, che si propongano di svolgere onestamente la loro missione, e per chiunque si sforzi di esercitare con coerenza, secondo gli insegnamenti del Vangelo, le proprie responsabilità”.

Mentre nel Santuario Santa Maria della Rotonda ad Albano ha celebrato la messa, ricordando che la domenica è una’gioia’ partecipare all’Eucarestia: “Se, infatti, è già un dono essere oggi vicini e vincere la distanza guardandoci negli occhi, come veri fratelli e sorelle, un dono più grande è vincere nel Signore la morte. Gesù ha vinto la morte (la domenica è il suo giorno, il giorno della Risurrezione) e noi iniziamo già a vincerla con Lui.

E’ così: ognuno di noi viene in chiesa con qualche stanchezza e paura (a volte più piccole, a volte più grandi) e subito siamo meno soli, siamo insieme e troviamo la Parola e il Corpo di Cristo. Così il nostro cuore riceve una vita che va oltre la morte. E’ lo Spirito Santo, lo Spirito del Risorto, a fare questo fra di noi e in noi, silenziosamente, domenica dopo domenica, giorno dopo giorno”.

La celebrazione eucaristica è partecipata anche dalle persone assistite  dalla Caritas diocesana, sottolineando l’accoglienza della Chiesa, prendendo a prestito la forma circolare del santuario: “Ci troviamo in un antico Santuario le cui mura ci abbracciano. Si chiama ‘Rotonda’ e la forma circolare, come a piazza San Pietro e come in altre chiese antiche e nuove, ci fa sentire accolti nel grembo di Dio. All’esterno la Chiesa, come ogni realtà umana, può apparirci spigolosa. La sua realtà divina, però, si manifesta quando ne varchiamo la soglia e troviamo accoglienza.

Allora la nostra povertà, la nostra vulnerabilità e soprattutto i fallimenti per cui possiamo venire disprezzati e giudicati (ed a volte noi stessi ci disprezziamo e ci giudichiamo) sono finalmente accolti nella dolce forza di Dio, un amore senza spigoli, un amore incondizionato. Maria, la madre di Gesù, per noi è segno e anticipazione della maternità di Dio. In lei diventiamo una Chiesa madre, che genera e rigenera non in virtù di una potenza mondana, ma con la virtù della carità”.

E commentando il Vangelo papa Leone  XIV ha sottolineato il significato della pace: “Cari amici, il mondo ci abitua a scambiare la pace con la comodità, il bene con la tranquillità. Per questo, affinché in mezzo a noi venga la sua pace, lo shalom di Dio, Gesù deve dirci: ‘Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso!’ Forse i nostri stessi familiari, come preannuncia il Vangelo, e persino gli amici si divideranno su questo”.

Ma la pace di Gesù consiste in un fuoco, quello battesimale: “E qualcuno ci raccomanderà di non rischiare, di risparmiarci, perché importa stare tranquilli e gli altri non meritano di essere amati. Gesù invece si è immerso nella nostra umanità con coraggio. Ecco il ‘battesimo’ di cui parla: è il battesimo della croce, un’immersione totale nei rischi che l’amore comporta. E noi quando, come si dice, ‘facciamo la comunione’, ci alimentiamo di questo suo dono audace”.

Tale fuoco porta a vivere per gli altri: “La Messa nutre questa decisione. E’ la decisione di non vivere più per noi stessi, di portare il fuoco nel mondo. Non il fuoco delle armi, e nemmeno quello delle parole che inceneriscono gli altri. Questo no. Ma il fuoco dell’amore, che si abbassa e serve, che oppone all’indifferenza la cura e alla prepotenza la mitezza; il fuoco della bontà, che non costa come gli armamenti, ma gratuitamente rinnova il mondo. Può costare incomprensione, scherno, persino persecuzione, ma non c’è pace più grande di avere in sé la sua fiamma”.

Ecco il motivo per cui ha ringraziato il vescovo di Albano, mons. Vincenzo Viva, e gli operatori della Caritas diocesana per il ‘fuoco della carità’  ai poveri: “E vi incoraggio a non distinguere tra chi assiste e chi è assistito, tra chi sembra dare e chi sembra ricevere, tra chi appare povero e chi sente di offrire tempo, competenze, aiuto. Siamo la Chiesa del Signore, una Chiesa di poveri, tutti preziosi, tutti soggetti, ognuno portatore di una Parola singolare di Dio.

Ognuno è un dono per gli altri. Abbattiamo i muri. Ringrazio chi opera in ogni comunità cristiana per facilitare l’incontro fra persone diverse per provenienza, per situazione economica, psichica, affettiva: solo insieme, solo diventando un unico Corpo in cui anche il più fragile partecipa in piena dignità, siamo il Corpo di Cristo, la Chiesa di Dio”.

Tale fuoco abbatte i pregiudizi ed ha invitato a fare entrare Gesù nelle case: “Questo avviene quando il fuoco che Gesù è venuto a portare brucia i pregiudizi, le prudenze e le paure che emarginano ancora chi porta scritta la povertà di Cristo nella propria storia. Non lasciamo fuori il Signore dalle nostre chiese, dalle nostre case e dalla nostra vita. Nei poveri, invece, lasciamolo entrare e allora faremo pace anche con la nostra povertà, quella che temiamo e neghiamo quando cerchiamo a ogni costo tranquillità e sicurezza”.

(Foto: Santa Sede)

XX Domenica del Tempo Ordinario: sono venuto a portare il fuoco sulla terra!

Il fuoco che Gesù è venuto a portare sulla terra indica l’amore di Dio che purifica e trasforma. Questo fuoco è lo Spirito Santo, fuoco che Gesù ha promesso ed infiamma il cuore dei discepoli e dona forza e coraggio. La venuta di Gesù nel mondo segna un momento assai decisivo e le parole di Gesù hanno lo scopo di aiutare i suoi discepoli ad abbandonare ogni segno di pigrizia, di apatia, di indifferenza e mettersi subito all’opera perché questo fuoco divampi e si diffonda. Questo fuoco è l’amore vero e Gesù ci chiama a diffonderlo nel mondo e, grazie ad esso, gli uomini debbono prendere coscienza di essere fratelli e Dio è il ‘Padre nostro che è nei cieli’. 

Il cristianesimo è la religione dell’entusiasmo e mira ad un ideale: la conquista della vera felicità, della giustizia, la sapienza e l’immortalità. Tanti hanno perseguitato lungo i secoli il cristianesimo, convinti che era la religione dei deboli, dei vinti, delle donne e degli anziani; hanno invece dovuto constatare che il cristiano è il vero vincitore. Gesù ci insegna a combattere, sicuri di avere in fine la vittoria. Ecco perché afferma: ‘Non sono venuto a portare la pace sulla terra ma la spada’. La nostra natura purtroppo è inferma e il primo avversario é sempre il nostro io superbo, angoloso che ci porta a  scambiare la libertà per libertinaggio.

Il fuoco, di cui parla Gesù, è una immagine simbolica dell’amore: Dio è amore; Gesù è l’amore sceso in mezzo a noi in forma umana; la nostra missione è ‘ascolta Israele: amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore… amerai il prossimo tuo come te stesso’. Il cristiano è chiamato ad essere profeta, missionario per insegnare ad espandere l’amore.

Il cristiano vero trova il suo avversario in chi non ha fede o non è cristiano; quell’uomo in cui prevale l’egoismo, l’arrivismo, l’interesse privato. Il vero cristiano sa bene che l’amore è dare, servire, voglio il tuo bene; l’amore è dare non ricevere. Purtroppo il cristiano o il profeta oggi deve fare i conti con un laicismo imperante, con quanti detengono il potere economico e politico e si arrogano il diritto di definirsi: ‘gli amici del popolo’.

Allo stesso modo allora ‘si levarono contro Gesù e lo misero in croce’. Pilato allora si lavò le mani; gli avversari accusarono Gesù e lo condannarono in croce come avevano fatto con il profeta Geremia o Erode con Giovanni Battista. Missione della Chiesa di Gesù è evangelizzare, predicare, annunciare la parola di Dio  che è come un seme che si getta nel campo per fruttificare. La parola di Dio mira alla realizzazione della comunione universale dove tutti dobbiamo riconoscerci  fratelli, membra dello stesso corpo, figli del Padre, che sta nei cieli. 

Questo annuncio, questa evangelizzazione crea talvolta divisione; davanti al messaggio di Cristo non può esserci compromesso; questo infatti comporta una scelta fondamentale che ci interpella nel profondo della coscienza. Gesù è venuto a separare il bene dal male, il giusto dall’ingiusto. Non è possibile, per esempio. coniugare la vera religiosità con le pratiche superstiziose. E’ l’ora di risvegliarsi dal sonno, dal letargo, prendere coscienza di dovere essere coerente con  la tua scelta: se sei figlio di Dio, è necessario che scuoti la cenere ed aderisci a lui e al suo gesto di amore.

Sei figlio di Dio per il battesimo ricevuto? Vivi da figlio amando Dio e i fratelli. Ti costerà lotta, sacrificio ma, con l’aiuto di Dio, la vittoria è assicurata. Allora, alza gli occhi, amico; guarda i segni dei tempi. La Santissima Vergine, madre di Gesù e nostra, ti sarà accanto in questo cammino e in tutte le scelte quotidiane. Sarai allora veramente felice.

Papa Leone XIV invita i giovani a camminare insieme

“Cari giovani, sono molto lieto di rivolgermi a voi, con un messaggio in occasione del 36° Festival che vi riunisce, come ogni anno, a Medjugorje. Provenite da tanti Paesi del mondo: a tutti rivolgo con affetto il saluto del Signore Risorto: ‘La pace sia con voi!’ In questi giorni meditate sul motto scelto per il Festival: ‘Andremo alla casa del Signore’. Questa frase ci parla di un cammino, di un desiderio che ci muove verso Dio, verso il luogo della sua dimora, dove possiamo essere veramente a casa, perché lì ci attende il suo Amore”.

Nel messaggio rivolto ai partecipanti del 36^ Festival dei Giovani, in programma nel santuario della Bosnia-Erzegovina fino a venerdì 8 agosto, papa Leone XIV invita a non lasciarsi frenare da ostacoli di lingua o cultura: “Come si fa a camminare verso la casa del Signore e non sbagliare la strada? Gesù ci ha detto ‘Io sono la via’: è Lui stesso che ci accompagna, ci guida, ci rafforza lungo il cammino. Il Suo Spirito ci apre gli occhi e ci fa vedere ciò che da soli non riusciremmo a comprendere”.

Richiamando un pensiero di sant’Agostino il papa ha invitato i giovani a camminare in compagnia: “Sulla strada della vita non si cammina mai da soli. Il nostro cammino è sempre intrecciato con quello di qualcun altro: siamo fatti per l’incontro, per camminare insieme e per scoprire insieme una meta comune. Perciò condivido volentieri con voi un pensiero di sant’Agostino che non parla della casa del Signore come di una meta lontana, ma annuncia la gioia di un cammino vissuto insieme, come popolo in pellegrinaggio”.

Per questo il papa ha invitato i giovani a formare ‘un’unica fiamma, nata da chi parlando comunica all’altro il fuoco di cui arde’: “Che immagine meravigliosa! Nessuno cammina da solo: ci si incita a vicenda, ci si accende a vicenda. Le fiamme dei cuori si uniscono, e diventano un unico grande fuoco che illumina il cammino. Anche voi, giovani, non siete pellegrini solitari. Questa strada verso il Signore si percorre insieme. È questa la bellezza della fede vissuta nella Chiesa”.

Comunque anche in questo messaggio il papa ha sottolineato ancora una volta la necessità dell’incontro reale con Gesù: “A questo proposito, carissimi, sapete bene che viviamo in un mondo sempre più digitale, dove l’intelligenza artificiale e la tecnologia ci offrono mille opportunità. Ricordate: nessun algoritmo potrà mai sostituire un abbraccio, uno sguardo, un vero incontro, né con Dio, né con i nostri amici, né con la nostra famiglia. Pensate a Maria.

Anche lei ha intrapreso un viaggio faticoso per incontrare sua cugina Elisabetta. Non era facile, ma lo ha fatto, e quell’incontro ha generato gioia: Giovanni Battista ha esultato nel grembo di sua madre riconoscendo, nel grembo della vergine Maria, la presenza viva del Signore. Sull’esempio di Maria, vi incoraggio perciò a cercare incontri veri”.

Questo incontro tra giovani comporta un coraggio ‘vero’: “Siete arrivati a Medjugorje da molte Nazioni e forse vi sembra che la lingua o la cultura siano un ostacolo all’incontro: abbiate coraggio. C’è un linguaggio più forte di ogni barriera, il linguaggio della fede, alimentato dall’amore di Dio. Siete tutti membra del suo Corpo, che è la Chiesa: incontratevi, conoscetevi, condividete. Solo così, camminando insieme, sostenendoci a vicenda, accendendoci l’un l’altro, arriveremo alla casa del Signore. Che gioia sapere che siamo attesi nella casa del Padre, accolti dal suo amore e che non dobbiamo camminare da soli, ma insieme!”

Il messaggio termina con l’invito a scoprire la propria vocazione: “Lungo la strada, se qualcuno di voi sente in sé la chiamata a una vocazione speciale, alla vita consacrata o al sacerdozio, vi incoraggio a non avere paura di rispondere. Quell’invito, che sentite vibrare dentro, viene da Dio, che parla al nostro cuore. Ascoltatelo con fiducia: la parola del Signore, infatti, non solo ci rende davvero liberi e felici, ma ci realizza autenticamente come uomini e come cristiani”.

A Merate il premio ‘Fuoco dentro – donne ed uomini che cambiano il mondo’

Si svolgerà domenica 23 giugno, alle ore 21, al Teatro del Collegio Villoresi di Merate (LC) la cerimonia di consegna della terza edizione del Premio “Fuoco dentro – Donne e uomini che cambiano il mondo”, istituito dall’Arcidiocesi di Milano e da Elikya, associazione di promozione sociale che dal 2012 opera in diversi ambiti del mondo civile e religioso.

Riconoscere coloro che con il generoso impegno per il bene dell’individuo e della società sono diventati testimoni di speranza, illuminando il cammino di chi hanno incontrato: è il senso del Premio, il cui titolo nasce da un’omelia dell’Arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini, divenuta anche un brano musicale e uno spettacolo drammatizzato da Elikya.

Come già successo nelle due precedenti edizioni, anche per l’edizione 2024 di ‘Fuoco dentro’ una commissione composta da giornalisti, scrittori, docenti universitari, religiosi e rappresentanti del mondo interculturale e interreligioso ha individuato le persone cui assegnare il Premio, quest’anno significativamente realizzato da alcuni artigiani di Betlemme.

I premiati, alla presenza dell’Arcivescovo, saranno: don Claudio Burgio, fondatore e presidente dell’Associazione Kayrós oltre che cappellano del carcere minorile Beccaria di Milano; Carlo Alberto Caiani e la moglie Sara Pedroni, che con i loro tre figli da quasi vent’anni accolgono minori in affido presso la cascina dei padri Somaschi a Vercurago (LC); Blessing Okoedion, donna nigeriana sopravvissuta alla tratta che ha denunciato i suoi aguzzini e ora è impegnata come mediatrice culturale e interprete; suor Nabila Saleh che ha vissuto per tredici anni a Gaza e che a causa della guerra con Israele è stata per sei mesi rifugiata nella parrocchia latina, prendendosi cura dei più fragili sotto i bombardamenti; infine Franco Vaccari, presidente e fondatore di ‘Rondine Cittadella della Pace’, un’organizzazione impegnata per il superamento dei conflitti armati nel mondo.

Un premio alla memoria sarà poi dedicato a suor Luisa Dell’Orto, uccisa nel 2022 nella capitale di Haiti dove era la colonna portante di ‘Casa Carlo’, un centro che raccoglie centinaia di bambini di strada, ricostruito nel 2010 dopo il terremoto che ha devastato l’isola caraibica.

La serata – a ingresso libero – sarà animata dal Coro Elikya, un ensemble composto da 50 coristi di 16 nazionalità differenti, guidati dal direttore Raymond Bahati, che propone un intreccio di diverse forme artistiche. In questa multiformità si rispecchia la composizione del gruppo stesso e si svela la bellezza della diversità. L’iniziativa ha il patrocinio del Comune di Merate ed è sostenuta da Confcommercio Lecco, dalla Fondazione Comunitaria del Lecchese e dal Gruppo Elemaster.

A L’Aquila il fuoco della perdonanza

Nell’ultimo fine settimana di agosto L’Aquila ha celebrato la729^ Perdonanza celestiniana, aperta dal ‘fuoco’ della Perdonanza, acceso dal card. Giuseppe Petrocchi, arcivescovo della città, sottolineando che il fuoco è purificatore:

Solennità di Pentecoste: Vieni, Santo Spirito!

‘Pentecoste’ termine di origine greca, indica un periodo di cinquanta giorni, è una festa assai antica che nel mondo ebraico veniva celebrata il 50° giorno dopo la Pasqua. Era una festa del mondo dell’agricoltura. Per il mondo cristiano è qualcosa di diverso perché tale ricorrenza coincide con l’attuazione della promessa di Gesù: ‘Non vi lascerò orfani, ma vi invierò lo Spirito Consolatore’. Lo Spirito Santo è la Terza persona divina che guida la Chiesa per volontà divina. Il suo arrivo è descritto negli atti degli apostoli.

Da Milano ad Assisi i giovani per ‘incontrare’ Carlo Acutis

Fino al 24 aprile è in programma ad Assisi il pellegrinaggio dei preadolescenti (11- 14 anni) dell’arcidiocesi di Milano, che quest’anno coinvolge circa 1500 ragazzi: sarà un’immersione nella spiritualità di San Francesco e Santa Chiara e nei luoghi della loro vita ma anche l’occasione per rendere omaggio a Carlo Acutis, beatificato nel 2020, che ora riposa nel Santuario della Spogliazione.

‘A luna de santu Vicenzu’: a Ugento la memoria storica della lavorazione dei vigneti

La Fondazione di Partecipazione PCE ‘Terre del Capo di Leuca – De Finibus Terrae’ comunica che domenica 15 Gennaio 2023 a Ugento si  svolgerà ‘A Luna de Santu Vicenzu’, un evento in collaborazione con la Diocesi Ugento – Santa Maria di Leuca e il GAL Capo di Leuca e con il patrocinio del Comune di Ugento, che intende valorizzare la memoria storica del Salento, raccontando quanto fino al secolo scorso la ‘Luna di San Vincenzo’ fosse un indicatore importante per mettersi a lavoro per garantire alla vigna un’annata felice.

Papa Francesco ai cardinali: non distogliete lo sguardo da Gesù

Al termine dell’omelia del Concistoro pubblico ordinario papa Francesco ha salutato il cardinale del  Ghana, e neo Presidente del Secam, il Simposio delle Conferenze episcopali dell’Africa e del Madagascar, assente dalla celebrazione: “E non voglio finire senza un ricordo al cardinale Richard Kuuia Baawobr, vescovo di Wa, che ieri, ha detto Papa Francesco, all’arrivo a Roma, si sentiva male ed è stato ricoverato per un problema al cuore e gli hanno fatto, credo, un intervento, qualcosa del genere. Preghiamo per questo fratello che doveva essere qui ed è ricoverato. Grazie”.

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