Mons. Repole è il nuovo arcivescovo di Torino: al servizio della speranza

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‘Niente affatto quieta; soggetta ai pericoli, esposta agli affanni, sospetta a molti, sicura per nessuno. Tutto ciò continua è lieto al suo inizio, oscuro nel suo svolgersi, triste alla fine’: con questa frase del certosino Guigo I, l’arcivescovo di Torino e Susa, mons. Roberto Repole, sabato scorso ha iniziato il suo ministero centrando sul Signore ogni speranza e ogni significato dell’esistenza, e della Chiesa.

L’ordinazione episcopale di mons. Repole è stata una celebrazione gioiosa, con 33 vescovi, oltre 200 preti di Torino e di Susa, un ‘popolo di amici’: gente delle parrocchie torinesi dove ha servito nei 30 anni di sacerdozio, colleghi teologi, laici delle associazioni in cui era assistente.

Nel saluto finale il nuovo arcivescovo ha ringraziato coloro che lo hanno accompagnato nel cammino della vita: ai suoi genitori e ai familiari, ai preti che lo hanno accompagnato nel cammino di maturazione della sua vocazione; a papa Francesco, al card. Severino Poletto, a mons. Cesare Nosiglia, a mons.   Marco Arnolfo, arcivescovo di Vercelli, ed a mons. Alfonso Badini Confalonieri, emerito di Susa.

Prendendo spunto dalla lettera dei Corinzi di san Paolo mons. Repole ha ringraziato Gesù: “Ho infatti la certezza, nella fede, che nulla di ciò che viviamo in Lui andrà mai perduto; e tutto, anzi, ci verrà riconsegnato, dilatato, dilatato, guarito e trasfigurato, in un modo per noi oggi impensabile ed guarito e trasfigurato”.

Una gratitudine, perché è vissuto in una famiglia ‘semplice’: “Ho avuto la grande grazia di vivere in una famiglia semplice, in cui ho respirato e interiorizzato la certezza dell’amore, che mi ha reso sicuro; ed in cui ho interiorizzato la certezza dell’amore, che mi ha reso sicuro; e in cui ho imparato ad imparato ad apprezzare ed accogliere ogni persona, per il semplice fatto che è una persona umana, qualunque sia il grado di istruzione, il censo, il titolo onorifico o il ruolo che riveste”.

E dopo aver ringraziato tutti ha salutato i fedeli delle diocesi di Torino e di Susa per l’accoglienza: “Iniziando il mio ministero in mezzo a voi, desidero soltanto che siamo e cresciamo sempre di più come comunità cristiane che attendono la venuta ultima del Signore Risorto, insieme a tutti i santi. Abitiamo un mondo ricco, pieno delle stupefacenti possibilità che ci sono offerte da una tecnica sempre più avanzata.

Abitiamo un mondo in cui sembra possibile da una tecnica sempre più avanzata. Abitiamo un mondo in cui sembra possibile soddisfare ogni bisogno. E può crescere, anche tra i cristiani, la tentazione nefasta di soddisfare ogni bisogno. E può crescere, anche tra i cristiani, la tentazione nefasta di chiedere ormai tutto a questo mondo, che rimane tuttavia finito, fragile, ed in alcuni aspetti persino malato”.

Mons. Repole ha designato una Chiesa del servizio: “Non c’è proprio bisogno oggi di una Chiesa che sia il semplice prolungamento di questo nostro mondo. C’è invece ancora un bisogno immenso, dentro questo mondo, del servizio che possono rendere dei cristiani che continuano a rimanere in attesa della venuta ultima del Risorto: è il servizio della speranza, è il servizio di un senso per le nostre esistenze e la nostra umanità”.

Citando san Bruno, che attende il ‘ritorno del Signore Dio’, ha specificato che tutti devono partecipare alla vita ecclesiale: “Ecco, quel posto, quello della sentinella non è solo il posto dei monaci. E’ il mio posto, è il nostro posto, è il posto dei cristiani che, come dice san Pietro, rimangono sempre stranieri e pellegrini dentro questo mondo”.

E’ un cammino che occorre fare insieme: “Sono certo che se, in questo orizzonte, ci rimetteremo tutti, indistintamente, in un cammino di conversione autentica e se ci vorremo bene nel Signore potremo essere ciò che potremo essere ciò che il Signore desidera che siamo, per questa terra di Torino e di Susa e per questo nostro o tempo. E questo è anche ciò che ha diritto di essere ancora chiamato, con serietà, lavoro e impegno pastorale”.

E nel saluto al sindaco ed alle autorità civili mons. Repole ha garantito collaborazione: “Per parte mia posso solo dire che sono certo che, come è avvenuto finora, la Chiesa che è in Torino continuerà ad offrire il suo specifico contributo e la sua collaborazione per la realizzazione di una vita sociale improntata alla giustizia, alla solidarietà, all’accoglienza dignitosa di ogni essere umano.

Lo faremo in modo proporzionale a quello che siamo e, dunque, alle nostre forze reali: nella consapevolezza che una società giusta, solidale ed accogliente può realizzarsi in modo realistico e non retorico, solo con uno sguardo preferenziale ai più deboli e ai più poveri; e nella consapevolezza che specie oggi, in una società per certi aspetti opulenta, la povertà e la debolezza non concernono soltanto l’ambito materiale, ma anche la dimensione psicologica e spirituale”.

(Foto: diocesi di Torino)

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