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Papa Leone XIV: le polarizzazioni si sconfiggono con l’educazione
“Cari fratelli e sorelle d’Algeria, la pace sia con tutti voi! As-salamu alaykom! Rendo grazie a Dio che mi dà la possibilità di visitare il vostro Paese come successore dell’apostolo Pietro, dopo averlo fatto già due volte in passato, come religioso agostiniano. E’ però soprattutto un fratello che si presenta davanti a voi, lieto di poter rinnovare, in questo incontro, i legami di affetto che avvicinano i nostri cuori. Guardando a tutti voi, vedo il volto di un popolo forte e giovane, di cui già ho avuto modo di sperimentare ripetutamente l’ospitalità e la fraternità.
Nel cuore algerino l’amicizia, la fiducia, la solidarietà non sono semplicemente parole, ma valori che contano e danno calore e solidità al vivere insieme”: appena atterrato nel territorio algerino papa Leone XIV si è recato Maqam Echahid, il Memoriale dei martiri algerini contro il colonialismo francese, lanciando un messaggio di speranza per un mondo lacerato dai conflitti, chiuso con il brano evangelico delle Beatitudini.
Nel primo discorso al popolo algerino il papa ha spiegato questa scelta: “Sostare presso questo Monumento è un omaggio a questa storia, e all’anima di un popolo che ha lottato per l’indipendenza, la dignità e la sovranità di questa Nazione. In questo luogo ricordiamo che Dio desidera per ogni Nazione la pace: una pace che non è solo assenza di conflitto, ma espressione di giustizia e di dignità”.
Quindi una chiara scelta di pace: “E questa pace, che permette di andare incontro al futuro con animo riconciliato, è possibile solo nel perdono. La vera lotta di liberazione sarà definitivamente vinta solo quando si sarà finalmente conquistata la pace dei cuori. So quanto sia difficile perdonare, tuttavia, mentre i conflitti continuano a moltiplicarsi in tutto il mondo, non si può aggiungere risentimento a risentimento, di generazione in generazione. Il futuro appartiene agli uomini e alle donne di pace. Alla fine la giustizia trionferà sempre sull’ingiustizia, così come la violenza, al di là di ogni apparenza, non avrà mai l’ultima parola”.
Da qui l’augurio alla nazione per essere terra di pace: “In questa terra, crocevia di culture e religioni, il rispetto reciproco rappresenta la via perché i popoli possano camminare insieme. Possa l’Algeria, forte delle sue radici e della speranza dei suoi giovani, continuare a offrire un contributo di stabilità e di dialogo nella comunità delle nazioni e sulle sponde del Mediterraneo”.
La vera ricchezza è Dio: “Un popolo che ama Dio possiede la ricchezza più vera, e il popolo algerino custodisce questa gemma nel suo tesoro. Il nostro mondo ha bisogno di credenti così, di uomini e donne di fede, assetati di giustizia e di unità. Per questo, di fronte a una umanità desiderosa di fratellanza e di riconciliazione, è un grande dono e un impegno benedetto il nostro dichiararci con forza ed essere sempre, insieme, fratelli tra noi e figli di Dio!”
Terminato questo momento il papa ha incontrato le autorità civili ed il Corpo diplomatico, ricordando di essere ‘figlio’ di sant’Agostino: “Cari fratelli e sorelle, vengo a voi come testimone della pace e della speranza che il mondo desidera ardentemente e che il vostro popolo ha sempre cercato: un popolo mai sconfitto dalle sue prove, perché radicato in quel senso di solidarietà, di accoglienza e di comunità di cui è intessuta la vita quotidiana di milioni di persone umili e giuste”.
Ed ha fornito una precisa risposta sugli operatori di pace: “Sono loro i forti, sono loro il futuro: chi non si lascia accecare dal potere e dalla ricchezza, chi non sacrifica la dignità dei concittadini alla propria fortuna personale o di gruppo. In particolare, da molte parti ho testimonianza di come il popolo algerino dimostri grande generosità nei confronti sia dei connazionali, sia degli stranieri.
Questo atteggiamento riflette un’ospitalità profondamente radicata nelle comunità arabe e berbere, quel dovere sacro che ovunque vorremmo trovare come valore sociale fondamentale. Ugualmente, l’elemosina (sadaka) è una pratica comune e naturale fra voi, anche per chi ha mezzi limitati… Una religione senza pietà e una vita sociale senza solidarietà sono uno scandalo agli occhi di Dio.
Eppure, molte società che si credono avanzate precipitano sempre più nella diseguaglianza e nell’esclusione. Le persone e le organizzazioni che dominano sugli altri (questo l’Africa lo sa bene) distruggono il mondo che l’Altissimo ha creato perché vivessimo insieme”.
Per questo l’Algeria è ponte: “Il Mediterraneo, da una parte, e il Sahara, dall’altra, rappresentano infatti crocevia geografici e spirituali di enorme portata. Se ne approfondiamo la storia, senza semplificazioni e ideologie, vi troveremo nascosti immensi tesori di umanità, perché il mare e il deserto sono da millenni luoghi di reciproco arricchimento fra i popoli e le culture. Guai, se ne facciamo cimiteri dove muore anche la speranza! Liberiamo dal male questi immensi bacini di storia e di futuro!”
E’ stato un invito ad alimentare le ‘oasi’ di pace: “Moltiplichiamo le oasi di pace, denunciamo e rimuoviamo le cause della disperazione, combattiamo chi lucra sulla sventura altrui! Sono illeciti guadagni, infatti, quelli di chi specula sulla vita umana, la cui dignità è inviolabile. Uniamo, allora, le nostre forze, le nostre energie spirituali, ogni intelligenza e risorsa che renda la terra e il mare luoghi di vita, di incontro, di meraviglia. La loro maestosa bellezza ci tocchi il cuore; il loro aspetto sconfinato ci interroghi sulla trascendenza. Il Mediterraneo, il Sahara e il cielo immenso che li sovrasta ci sussurrano che la realtà ci supera da tutte le parti, che Dio è veramente grande e che tutto viviamo alla sua misteriosa presenza”.
E’ stato un invito a non lasciarsi spaventare dalle dinamiche del mondo: “Qui, come in tutto il mondo, tendono così a manifestarsi dinamiche opposte, di fondamentalismo o di secolarizzazione, per le quali molti perdono il senso autentico di Dio e della dignità di tutte le sue creature. Allora i simboli e le parole religiose possono diventare, da una parte, linguaggi blasfemi di violenza e sopraffazione, dall’altra, segni senza più significato, nel grande mercato di consumi che non saziano”.
Quindi le polarizzazioni possono essere sconfitte attraverso l’uso dell’intelligenza: “Queste assurde polarizzazioni, però, non devono spaventarci. Vanno affrontate con intelligenza. Sono il segno che viviamo un tempo straordinario, di grande rinnovamento, nel quale chi tiene libero il cuore e desta la coscienza può attingere dalle grandi tradizioni spirituali e religiose nuove visioni della realtà e motivazioni incrollabili di impegno”.
Ciò si ottiene grazie all’educazione: “Occorre educare al senso critico e alla libertà, all’ascolto e al dialogo, alla fiducia che ci fa riconoscere nel diverso un compagno di viaggio, non una minaccia. Dobbiamo lavorare alla guarigione della memoria e alla riconciliazione fra antichi avversari. È il dono che chiedo per voi, per l’Algeria e per l’intero suo popolo, sul quale invoco abbondanti le benedizioni dell’Altissimo”.
(Foto: Santa Sede)
Papa Leone XIV sottolinea l’importanza del dono degli organi
“Sono contento di accogliervi in occasione degli Stati generali della Rete trapiantologica nazionale, e ringrazio la Pontificia Accademia per la Vita che segue questo importante settore. La vostra presenza testimonia l’impegno di tanti operatori sanitari, professionisti e volontari, che, con competenza e dedizione, sono al servizio della vita umana nei momenti di maggiore fragilità”: incontrando i partecipanti dell’incontro promosso dal Centro nazionale per i trapianti, papa Leone XIV ha incoraggiato la ricerca scientifica del settore nel rispetto della dignità della persona.
L’udienza avviene nella ricorrenza della prima donazione italiana: “Voi ricordate una ricorrenza importante: infatti settant’anni fa avvenne la prima donazione italiana, quando il beato don Carlo Gnocchi chiese che le sue cornee fossero prelevate dopo la sua morte e trapiantate a due giovanissimi assistiti della sua Opera, i quali poterono tornare a vedere. Quel gesto, compiuto in un contesto ancora privo di una normativa organica, suscitò un’ampia riflessione nella società italiana e contribuì ad avviare un percorso di definizione legislativa”.
E’ stato un gesto molto importante anche per la Chiesa: “Proprio poche settimane dopo quel gesto di don Gnocchi, papa Pio XII offrì un primo orientamento morale su questi temi, riconoscendo la liceità del prelievo a fini terapeutici, nel rispetto della dignità del corpo umano e dei diritti delle persone coinvolte. Fin dall’inizio, dunque, la riflessione della Chiesa ha accompagnato lo sviluppo della medicina dei trapianti, riconoscendone il valore e indicando, insieme, i criteri etici necessari”.
Quindi la donazione degli organi riveste un momento importante per la Chiesa: “San Giovanni Paolo II, nell’enciclica ‘Evangelium vitae’, ha ricordato che tra i gesti che alimentano la cultura della vita ‘merita particolare apprezzamento la donazione di organi compiuta in forme eticamente accettabili’. Si tratta infatti di un’azione che unisce la generosità del dono alla responsabilità morale che lo accompagna.
Il Catechismo della Chiesa Cattolica afferma, a sua volta, che ‘la donazione di organi dopo la morte è un atto nobile e meritorio ed è da incoraggiare come manifestazione di generosa solidarietà richiamando al tempo stesso la necessità del consenso e il rispetto della dignità della persona. Occorre sempre vigilare per evitare ogni forma di mercificazione del corpo umano e garantire ai trapianti criteri giusti e trasparenti”.
Inoltre il trapianto richiama l’importanza della relazione: “La medicina dei trapianti ci ricorda che la relazione di cura, di fiducia e di responsabilità reciproca costituisce una condizione imprescindibile perché il trapianto possa realizzarsi. La possibilità stessa di salvare vite attraverso i trapianti dipende infatti dalla generosità dei donatori”.
Quindi il papa ha richiamato l’importanza della fraternità: “Papa Francesco ha sottolineato che la donazione non si esaurisce nella sua utilità sociale, pur così importante, ma si configura come espressione della fraternità universale. Ha ribadito inoltre che essa deve rimanere un atto gratuito, capace di testimoniare una cultura dell’aiuto, del dono, della speranza e della vita. E’ un richiamo quanto mai prezioso in un tempo in cui tutto rischia di essere valutato secondo la logica del prezzo, dell’efficienza o dell’interesse”.
E’ stato un incoraggiamento a proseguire nella ricerca: “Colgo a mia volta questa occasione per incoraggiare la ricerca scientifica, che continua ad aprire prospettive importanti per la medicina dei trapianti. Essa è chiamata a sviluppare soluzioni sempre più efficaci per rispondere al fabbisogno di organi e alle necessità dei pazienti, in un contesto in cui la domanda supera ancora di molto la disponibilità. E’ necessario che tale impegno proceda sempre insieme a una riflessione responsabile, affinché il progresso scientifico rimanga orientato al bene integrale della persona e al rispetto della sua dignità”.
E’ stato anche un incoraggiamento a sensibilizzare su tale tema: “Incoraggio infine le istituzioni e il mondo del volontariato a proseguire nell’opera di informazione e sensibilizzazione, perché possa crescere una cultura della donazione sempre più consapevole, libera e condivisa, capace di riconoscere in questo gesto un segno di solidarietà, di fraternità e di speranza”.
Mentre nei giorni precedenti era stato presentato dalla Pontificia Accademia per la Vita la versione aggiornata del documento ‘La prospettiva degli Xenotrapianti – Aspetti scientifici e considerazioni etiche’, che apre con cautela ma convinzione al trapianto di organi, tessuti o cellule tra specie diverse (principalmente da maiali geneticamente modificati a esseri umani) per rispondere alla cronica carenza di organi.
Infatti secondo il prof. Emanuele Cozzi, docente all’Università di Padova, nonostante i 170.000 trapianti effettuati nel mondo, si copre meno del 10% del fabbisogno reale: “Circa otto persone muoiono ogni giorno in attesa di un trapianto”, evidenziando come l’ingegneria genetica abbia compiuto passi ‘straordinari’ nel rendere gli organi suini compatibili con il sistema immunitario umano, superando anche i rischi di biosicurezza e trasmissione di infezioni. Mentre Daniel Hurst, esperto di xenotrapiantologia, ha ricordato come negli USA l’attesa media per un rene sia di 5 anni: “Siamo in una fase avanzata; dal 2022 sono partiti studi su pazienti per uso compassionevole che hanno dato risultati incoraggianti su cuore, rene e fegato”.
Mons. Renzo Pegoraro, Presidente della Pontificia Accademia per la Vita, ha spiegato il senso del contributo ecclesiale: “E’ una bella esperienza di dialogo interdisciplinare tra biologia, filosofia, etica e teologia. La Chiesa vuole offrire un contributo ai credenti e alla comunità scientifica su come continuare la ricerca in sicurezza, garantendo il benessere animale e la tutela del paziente… Occorre definire meglio le regole sui brevetti. Parliamo di organi per la cura: l’accesso deve essere garantito a chiunque ne abbia bisogno, evitando discriminazioni”.
(Foto: Santa Sede)
Un ‘Frigorifero solidale’ all’Arsenale della Pace di Torino
E’ un frigorifero da negozio con più comparti e contiene alimenti cucinati freschi e ben conservati nelle vaschette giuste; si chiama ‘Frigorifero solidale’, che è un aiuto per chi non riesce a mettere insieme il pranzo con la cena; si trova a Torino, al Sermig Arsenale della pace. L’iniziativa è frutto del lavoro comune tra pubblico, privato e Terzo Settore, reso possibile dalla collaborazione tra ‘Cuki Save the Food’, il progetto di responsabilità sociale di Cuki, nato nel 2011 con Banco Alimentare, Re-PoPP, il programma torinese dedicato al recupero delle eccedenze alimentari ed il Sermig che ospita il frigorifero nel proprio Emporio Solidale, struttura che offre aiuto alle famiglie in difficoltà.
Infatti Re-PoPP raccoglie la materia prima, recuperandola dal mercato di Porta Palazzo, e si occupa della preparazione di piatti pronti nel pieno rispetto delle norme igienico-sanitarie e del piano Haccp (insieme di procedure, mirate a garantire la salubrità degli alimenti). Cuki offre i contenitori per la sua conservazione nel ‘Frigorifero Solidale’, mentre il Sermig coordina l’accesso e la distribuzione, consentendo di donare 240 piatti pronti, 60 al giorno.
Durante la presentazione Elena Canalis che ha seguito il progetto per il Sermig, ha sottolineato: “Siamo uno degli interlocutori in campo. Il nostro ruolo è stato quello di aprire le porte dell’Emporio Speranza a questa iniziativa che amplia le possibilità di venire incontri ai bisogni delle famiglie”. E Carlo Bertolino, direttore del marketing di ‘Cuki’, ha ricordato che l’iniziativa dura da 14 anni: “Il Frigorifero Solidale posizionato all’interno dell’Emporio della Speranza del Sermig vuole essere il primo passo della diffusione di un nuovo modello che parte dalle eccedenze per dare un piatto pronto a chi ne ha bisogno. L’obiettivo è diffonderlo in altre città italiane, coinvolgendo altri attori locali, offrendo gratuitamente le nostre conoscenze”.
Da Cristiana Capitani, responsabile dell’Emporio della Speranza del Sermig, ci facciamo raccontare il progetto del ‘frigorifero solidale’: “Il progetto del ‘Frigorifero Solidale’ nasce dalla sinergia di tre enti che da tempo si impegnano a fianco dei più poveri: la società ‘Cuki save the food’, il progetto RePoPP ed il Sermig con il suo ‘Emporio Speranza’. L’obiettivo di questa iniziativa è quello di promuovere una cultura del cibo basata sulla responsabilità condivisa capace di diventare un bene comune a vantaggio delle famiglie a rischio di esclusione sociale”.
Come funziona?
“Cuki è l’ideatore e coordinatore del progetto. RePoPP, che dal 2016 a Torino ha messo in atto un sistema di raccolta di prodotti ortofrutticoli ancora valorizzabili e in questo caso li trasforma in cibi cucinati nel rispetto delle regole di igiene Haccp, inscatolati nei contenitori Cuki e mantenuti nel frigo. Il Sermig ha messo a disposizione il proprio ‘Emporio Speranza’, un ‘negozio’ solidale dove accedono circa 700 famiglie in difficoltà dei quartieri di Aurora e Barriera di Milano a Torino”.
Per quale motivo è stato posto all’interno dell’Emporio della Speranza?
“Qui è stato posizionato il frigorifero solidale che dal martedì al venerdì è riempito dagli operatori di RePoPP con le vaschette, circa 240 pasti a settimana che sono distribuiti alle famiglie che normalmente accedono, arricchendo il valore del servizio. Ogni giorno c’è una cucina diversa che cerca di andare incontro alle diverse culture e tradizioni alimentari della comunità multietnica che vive in questi quartieri di Torino”.
In quale modo il frigorifero solidale può condurre ad una pace ‘disarmante’?
“Il frigorifero è un progetto molto importante e contribuisce a disarmare le difficoltà della vita quotidiana, perché mette insieme diversi aspetti nell’ambito di una economia circolare: la riduzione degli sprechi alimentari, dare un valore e dignità a tutte le cose, contribuire a diminuire la povertà di un quartiere in cui il lavoro è una chimera, la casa è difficile da mantenere, il rischio sfratto è sempre alle porte e le famiglie non riescono a far fronte alle spese quotidiane a scapito soprattutto della salute e della formazione dei minori. Questo progetto inoltre dà speranza anche ai tanti anziani soli perché possono avere pasti freschi pronti senza dover cucinare”.
Quindi il cibo diventa uno ‘strumento’ di conoscenza?
“Il cibo, necessario per supportare situazioni critiche, diventa uno strumento per conoscere la famiglia e costruire un progetto individualizzato più efficace. Negli ultimi mesi, sono stati offerti corsi di orientamento, per la sicurezza sul lavoro, corsi di pasticceria e sartoria, ‘estate ragazzi’ per i bambini, scuola di musica, sport, baby parking per dare la possibilità alle mamme di frequentare i corsi, visite mediche e percorsi di supporto psicologico, sportello CAF. In collaborazioni con alcune fondazioni benefiche,alcune famiglie sono state inserite in corsi di digitalizzazione ed alcune mamme in un progetto di formazione per mamme e neonati.
Insomma il cibo, così importante in questi anni in cui si passa da una crisi economica all’altra, dalla pandemia alla guerra in Ucraina, oltre che sfamare le pance, si arricchisce di valore, sfamando i cuori, le menti e diventando un punto di riferimento, sempre aperto, pronto ad accogliere, ascoltare, incoraggiare, a volte spronare per il bene di tutti, perché se tutti stiamo meglio la società migliora”.
(Tratto da Aci Stampa)
Colletta per la Terra Santa: aiutare per dare speranza
“Quanto abbiamo sperato che la pace finalmente potesse riportare vita e speranza in Terra Santa! I cosiddetti dialoghi e gli accordi si sono moltiplicati, ma contemporaneamente le armi non tacevano. Si è detto di aver raggiunto la pace ma, pur parlandone i media molto meno di prima, le armi continuano a sparare, la gente a morire, le terre a essere contese, i cristiani a emigrare per salvarsi la vita. Perfino le scuole non ricevono spesso gli insegnanti perché non vengono fatti transitare”: il prefetto del Dicastero per le Chiese Orientali, card. Claudio Gugerotti ha scrive una lettera per la raccolta di offerte destinate ai luoghi ‘del Redentore’ nel Venerdì Santo.
Nella lettera il prefetto rivolge un appello per contribuire alla tradizionale Collecta pro Terra Sancta, la raccolta di offerte destinate ai luoghi del ‘Redentore’ che si tiene ogni anno il Venerdì Santo: “So che rivolgermi a te e alla famiglia cristiana di cui sei responsabile è sempre più difficile e sempre più ripetitive sono le parole che di anno in anno ti rivolgo. So che diventa sempre più arduo pensare a tamponare e disinfettare, finché si può, le ferite di questo mondo così atrocemente dilaniato”.
Nonostante questa situazione la lettera è un invito a non disperare: “Ma noi cristiani non possiamo che sperare, perché Dio è la nostra speranza, e Dio non tradisce. Quel Crocifisso appeso nelle nostre stanze, come nei nostri luoghi sacri, è il segno di una vita più forte della morte ma passata attraverso la morte. Dobbiamo cambiare molto: mentalità, sensibilità, priorità nell’esistenza quotidiana, perché questo mondo ci disumanizza progressivamente e non ce ne accorgiamo”.
Oltre ad essere un invito alla preghiera, è anche un invito al sostegno dei cristiani, che abitano quei luoghi santi: “Non dimentichiamoci mai di pregare, perché Dio è la nostra speranza. Ma ora ecco che vengo a proporti un gesto piccolo, che però va proprio nel senso di questa conversione, di questo cambiamento: dare un po’ del nostro denaro per aiutare i fratelli e le sorelle in estremo pericolo a vivere un giorno di più, a trovare la possibilità di sperare e di ricominciare.
Un gesto importante per loro, fondamentale per la Custodia di Terra Santa che da tanto tempo veglia sui luoghi che hanno segnato la vita del Signore Gesù. Si tratta di un gesto importante anche per noi, perché ci aiuta a pensare che senza un sacrificio, senza un mutamento nella nostra esistenza restiamo inerti in questo mondo in fiamme e quindi complici di chi gli dà fuoco”.
Un gesto per dare speranza ai cristiani di quei luoghi: “Un gesto che si concretizzerà nel mondo quasi dovunque (perché qualche comunità ha scelto un’altra data) proprio nel Venerdì santo, giorno in cui si ricorda Colui che ha dato non un’elemosina, ma la sua stessa vita, il suo ultimo sospiro che è lo Spirito Santo, perché questo mondo guarisse e ricominciasse a sperare nell’insperato.
I Papi hanno voluto questo gesto e continuano a volerlo, perché sono convinti che soltanto nella paternità, nella condivisione e nell’amicizia solidale si può ricostruire una realtà che torni ad avere parvenze umane e a riprodurre il progetto di umanità voluto da Dio all’atto della creazione”.
E’ un appello accorato a favore dei cristiani che odono solo bombe: “Per vivere c’è bisogno anche del vostro contributo. Moltissimi cristiani di Terra Santa hanno perso tutto, compreso quel lavoro che veniva dal servizio ai pellegrini. Ora la quasi totalità di questi tende, impaurita, a non avventurarsi più in quelle terre. I nostri fratelli e sorelle nella fede che abitano i Luoghi Santi sanno che con il vostro contributo, e forse solo con esso, se la loro incolumità non potrà essere garantita tuttavia almeno le loro scuole potranno riprendere a funzionare, qualche nuova casa potrà essere costruita e, laddove la distruzione è totale, qualche cura sarà garantita. Bombe prima, catastrofi naturali poi, hanno deturpato la loro terra, rendendola inabitabile, per non parlare di quei lutti sempre più numerosi, senza che vi sia un giorno in cui si possa respirare sereni”.
E’ un appello diretto ai vescovi per sensibilizzare i fedeli: “Ti prego di far risuonare, con le parole che più si adattano alla sensibilità della tua gente, il nostro dovere di prenderci cura della Terra Santa, così come di tanti altri luoghi devastati. Mostra immagini, sensibilizza attraverso le mille fonti che rendono accessibile la fatica quotidiana dei pochi cristiani che riescono a mantenere la possibilità di rimanere nella loro terra. Ci sono tanti strumenti in giro, a partire dall’appello dei Papi e dei dediti pastori del luogo”.
E’ un appello per ‘risvegliare’ le coscienze sul dramma mediorientale: “Cerchiamo di fare in modo che la nostra gente arrivi alla Colletta cosciente che dare è un forte segno di fede, che una Terra Santa senza credenti è una terra perduta, perché si smarrisce la memoria viva, che è la continuità con la fonte della salvezza che ci ha rigenerati in Cristo.
Esorta, convinci, risveglia le coscienze, richiamale alla solidarietà di quest’unico Corpo di Cristo che è la Chiesa, estesa su tutte le terre del mondo. Sacrilegio non è solo un atto compiuto contro l’Eucarestia; sacrilegio è anche l’atto compiuto contro il Corpo di Cristo che è la Chiesa. Sant’Agostino, quanto insiste su questo concetto: quando ricevi il corpo di Cristo all’altare sappi che tu ricevi quello che sei! “Diventate ciò che vedete e ricevete ciò che siete”.
Richiamando un invito di papa Leone XIV il prefetto del dicastero si appella alla sensibilità cristiana: “Io sono convinto che la nostra gente, la tua gente, non sarà insensibile a questo richiamo, perché le fibre più vibranti, quelle che il Battesimo ha reso parte integrante della voglia universale di bene che ci prepara all’incontro con Dio, aspettano solo di essere rinforzate o anche semplicemente allenate”.
E’ una chiara richiesta di aiuto per non far scomparire i cristiani dalla Terra Santa: “Quante volte ho personalmente visitato quelle minoranze cristiane che ogni giorno si svegliano col pericolo di non trovare più spazio per esistere!
Aiutateci a dare loro una speranza concreta e non soltanto parole di consolazione, perché noi che li visitiamo sappiamo che di lì ce ne andremo, mentre essi rimangono con le loro paure, perfino con il terrore che, proprio perché sono cristiani, possono essere eliminati. La Colletta per la Terra Santa, con l’inestimabile aiuto quotidiano dei nostri francescani e di quanti animano e lavorano nelle comunità sul posto, sarà una goccia nell’oceano, ma l’oceano, a forza di perdere gocce, sta diventando un deserto”.
Mentre qualche settimana prima il nuovo Custode di Terra Santa, fr. Francesco Ielpo, aveva raccontato la situazione in Terra Santa: “Gli ultimi anni sono stati particolarmente gravosi per le comunità cristiane del Medio Oriente. La guerra ha portato morte, distruzione e paura, non solo a Gaza, ma anche in Cisgiordania, in Israele, in Libano e in Siria. Alla sofferenza provocata dal conflitto si è aggiunta la lunga assenza dei pellegrini, che ha aggravato una già profonda crisi economica e occupazionale”.
Queste assenze stanno causando difficoltà alle famiglie: “Molte famiglie cristiane, che traevano sostentamento dai Luoghi Santi e dalle attività connesse ai pellegrinaggi, si trovano oggi in grande difficoltà. Abbiamo appena concluso l’Anno Giubilare della Speranza e la speranza stessa appare ferita: a Betlemme, a Gerusalemme, nel Nord di Israele, così come nelle comunità cristiane del Libano e della Siria. La mancanza di sicurezza e di lavoro rende sempre più difficile sostenere le famiglie e, ancor più, immaginare un futuro per i giovani e per le nuove generazioni”.
Infine il nuovo Custode di Terra Santa invita a sostenere in modo particolare le scuole: “Oggi più che mai è urgente ricostruire, non solo edifici e infrastrutture, ma anche relazioni, fiducia e speranza. Questo cammino passa necessariamente dall’educazione: dalle scuole, dai giovani, dalle famiglie, dai luoghi in cui può germogliare una cultura dell’incontro, del dialogo e della pace. Sostenere l’educazione significa investire nel futuro della Terra Santa e nel ruolo delle comunità cristiane come fermento di riconciliazione in una società segnata da divisioni e ferite profonde”.
Sostenere vuol dire non dimenticare: “Nel Venerdì Santo, mentre contempliamo il Crocifisso, vi chiediamo di non dimenticare la Terra Santa, di ricordare nella preghiera e nella carità concreta coloro che continuano a vivere e a testimoniare il Vangelo nei Luoghi della Redenzione. La vostra vicinanza è un segno prezioso di speranza e di fraternità: aiutaci a donare speranza e seminare la pace!”
Macellai Confcommercio e Caritas Arezzo: un’amicizia solidale lunga 12 anni
Ogni settimana trenta chili di carne donata alle Mense e alle Accoglienze Caritas dall’Associazione Macellai di Confcommercio; fondamentale anche il loro contributo per l’iniziativa del 6 gennaio scorso promossa dagli scout dell’Arezzo 14 che ha permesso di donare € 1.300 alla Caritas diocesana, perché la solidarietà è un gesto concreto che passa dalla tavola.
Accade ad Arezzo, dove l’Associazione Macellai di Confcommercio, guidata dal presidente Alberto Rossi, continua a sostenere la Mensa della Caritas Diocesana offrendo ogni settimana 30 chili di carne selezionata, ormai dal 2014. Compie 12 anni infatti la collaborazione tra l’Associazione Macellai di Confcommercio e la Caritas diocesana. Una sinergia che ha permesso di raccogliere e donare carne fresca e di alta qualità per i servizi della rete Caritas, in primis le Mense diurne e serali che nel solo 2025 ha erogato circa 25mila pasti. Così, direttamente dai banchi delle macellerie, arrivano specialità e tagli diversi per arricchire la tavola delle tante persone che ogni giorno consumano i pasti nelle Mense, allestita oggi nelle sale della parrocchia di San Domenico, come ha sottolineato il presidente dell’Associazione Macellai di Confcommercio Alberto Rossi:
“Le nostre macellerie sono eredi della grande tradizione alimentare del nostro territorio, che intendiamo onorare e contraccambiare con la semplicità di questo gesto, che ci permette di sostenere la Caritas diocesana, sempre vicina a chi ha bisogno, “sono stati anni molto intensi, ma non abbiamo mai abbandonato la Caritas, con uno sforzo importante di tutta la categoria. Ringraziamo tutti i grossisti e i produttori che ci hanno confermato la stima di sempre aiutandoci a portare avanti il nostro impegno”.
Per questo Catiuscia Fei, direttore aggiunto della Confcommercio, ha affermato: “Attraverso una categoria importante come i Macellai la nostra associazione conferma la sua vocazione alla solidarietà e all’impegno sociale grazie all’impegno dei nostri macellai possiamo recuperare quella cultura della prossimità che fa parte della nostra storia. Quell’impegno e quella stessa vocazione che nel 1978, grazie all’intuizione di alcuni imprenditori, ha fatto nascere il Calcit (Comitato Autonomo Lotta contro I Tumori), che ancora oggi svolge un ruolo fondamentale per la nostra comunità”.
Mons. Fabrizio Vantini, direttore della Caritas diocesana, ha ribadito che è una bella iniziativa: “Per noi è un’occasione bellissima per dire grazie ai macellai di Confcommercio per quello che hanno fatto in tutti questi lunghi anni e per quello che continueranno a fare. La loro presenza è un segno grande per tutta la diocesi ed è per noi un sostegno fondamentale che ci permette di aiutare un gran numero di persone. Vogliamo vivere questo momento come un’occasione di gratitudine a Dio per averci donato queste persone e una gratitudine a queste persone per tutto quello che fanno”.
Oltre che nelle Mense, la carne viene utilizzata anche nelle Case di Accoglienza per persone in difficoltà, come nella Casa di prima accoglienza ‘San Vincenzo’, che ha una capienza di 26 persone e nella Casa Santa Luisa, che ospita nuclei familiari bisognosi (attualmente 4, per un totale di 16 persone). Un servizio portato avanti con costanza, grazie all’impegno di operatori e volontari della Caritas diocesana e grazie alla generosità e professionalità dei macellai aderenti alla Confcommercio che ha permesso di raccogliere e redistribuire, oltre che ai 30 chili di carne fresca ogni settimana, a necessità impreviste o eventi straordinari.
Va in questa direzione l’iniziativa svoltasi il 6 gennaio scorso, quando grazie all’impegno dei ragazzi del clan e noviziato (i ragazzi tra i 16 e 20 anni) del Gruppo scout Arezzo 14 dell’Agesci è stato organizzato all’interno della basilica di San Domenico, insieme alla parrocchia e alla Caritas diocesana, un pranzo speciale per festeggiare in parrocchia l’Epifania. Un momento di fraternità che ha visto partecipare le persone che solitamente frequentano la Mensa, le famiglie degli scout, parrocchiani, anziani soli, le realtà caritative del territorio parrocchiale con in prima linea l’associazione Federico Bindi e Thevenin e tante persone che hanno voluto condividere un momento comunitario all’insegna della solidarietà.
Nell’occasione sono state messe a tavola quasi 200 persone e sono stati consegnati circa 100 regali ai partecipanti (piccoli giochi, pennarelli, cioccolatini, creme e profumi, magliette, vestiti pesanti, buoni colazione…) offerti dagli esercenti del territorio. Anche in questa occasione i macellai di Confcommercio hanno aggiunto, oltre alle consuete donazioni settimanali, circa 25 chili di fesa di tacchino per questo evento. Un’iniziativa che, tolte le spese, ha permesso di raccogliere 1.300 euro che i ragazzi del clan del Gruppo scout Agesci Arezzo 14, hanno donato alla Caritas diocesana.
In conclusione è stata una festa, ha detto Enrico Neri, maestro dei novizi de del Gruppo Arezzo 14:
“I ragazzi e le ragazze del Clan ‘Sangue Pazzo’ hanno deciso di impegnarsi nell’organizzazione di questo pranzo dove non sentirsi ospiti, ma in famiglia, soprattutto durante il periodo delle festività natalizie, per avere l’opportunità di celebrarle insieme, parlare e scartare regali. Il nostro grazie va alla cittadinanza e alle imprese che si sono mosse con generosità, mettendo a disposizione i prodotti da regalare.
Questa idea nata dai nostri Rover e Scolte (i ragazzi tra i 16 e 20 anni) è la conferma che i giovani hanno a cuore il territorio e le realtà che lo abitano. Il primo contatto è stato con la parrocchia e con la Mensa, in cui i ragazzi svolgono servizio durante la settimana e si è poi allargato alle altre realtà. L’iniziativa, che è stata davvero una festa per tutti, vorrebbe essere l’inizio di una tradizione di convivialità che vorremmo portare avanti, coinvolgendo la parrocchia e le associazioni perché possa diventare un momento atteso, di gioia e condivisione”.
(Diocesi di Arezzo)
Pubblicato il bando per la selezione del Servizio Civile Universale
La Caritas diocesana di Ugento – S. Maria di Leuca comunica che entro e non oltre le ore 14.00 del 8 Aprile prossimo è possibile inoltrare on-line la domanda di partecipazione per la selezione di giovani da impiegare nell’ambito del Bando volontari in due progetti di Servizio Civile Universale per un totale di 25 posti: 1) ‘Generare la speranza-Caritas Ugento’ 2) ‘Generare processi educativi-Caritas Ugento’.
Il servizio civile presso la Caritas diocesana di Ugento-S. Maria di Leuca ha durata di 12 mesi con 25 ore di impegno settimanali. Ciascun operatore volontario selezionato sarà chiamato a sottoscrivere con il Dipartimento un contratto che fissa l’importo dell’assegno mensile per lo svolgimento del servizio in € 519,47. Per i volontari ammessi, oltre a fare un’esperienza formativa e umana, e che concluderanno il Servizio Civile Universale senza demerito, sarà riservato il 15% dei posti in caso di partecipazione ai concorsi pubblici.
Per il progetto ‘Generare la speranza-Caritas Ugento’ rivolto agli adulti in difficoltà, è possibile candidarsi per quattro sedi e per n. 9 posti: n. 2 giovani presso il Consultorio Familiare della Parrocchia ‘Maria SS Immacolata’ a Montesano Salentino in via Martiri d’Ungheria, 11; n. 2 giovani di cui 1 con difficoltà economica a Tricase, presso la Parrocchia S. Antonio da Padova; n. 3 giovani di cui 1 con difficoltà economica presso il Centro Caritas in Piazza Cappuccini a Tricase, 15; n. 2 giovani di cui 1 con difficoltà economica sempre a Tricase presso la Maior Charitas in Via Galvani, 44.
Per il progetto ‘Generare processi educativi-Caritas Ugento’ rivolto ai minori, è possibile candidarsi per sette sedi e 16 posti: n. 2 giovani di cui 1 con difficoltà economica a Corsano presso la Parrocchia Santa Sofia; n. 2 giovani di cui 1 con difficoltà economica a Presicce – Acquarica presso l’Oratorio della Parrocchia S. Andrea Apostolo; n. 3 giovani di cui 1 con difficoltà economica; a Taurisano presso l’Oratorio della Parrocchia Trasfigurazione di Nostro Signore Gesù Cristo in Via Casarano, 54; n. 2 giovani a Tutino di Tricase presso la Parrocchia Madonna delle Grazie; n. 3 giovani di cui 1 con difficoltà economica a Tricase presso il Centro Caritas in Piazza Cappuccini, 15; n. 2 giovani di cui 1 con difficoltà economica a Specchia presso l’Oratorio della Parrocchia Presentazione Vergine Maria; n. 2 giovani a Gemini frazione di Ugento presso l’ Oratorio della Parrocchia S. Francesco.
Il Servizio Civile è un’opportunità per i giovani di svolgere un anno di volontariato presso le undici sedi accreditate della Caritas diocesana di Ugento-S. Maria di Leuca, contribuendo a progetti sociali; una possibilità per i giovani che desiderano mettersi al servizio degli altri, per acquisire nuove competenze e contribuire alla costruzione di una società più giusta e solidale.
Per l’ammissione alla selezione è richiesto al giovane il possesso dei seguenti requisiti: a)cittadinanza italiana o di uno degli altri Stati membri dell’Unione Europea o immigrato regolarmente soggiornante in Italia;
b) aver compiuto il diciottesimo anno di età e non aver compiuto i ventinove anni (28 anni e 364 giorni)
alla data di presentazione della domanda;
c) Assenza di condanne penali
d) Giovani con minori opportunità economiche – ISEE entro i € 15.000,00.
La domanda di partecipazione alle selezioni deve essere presentata esclusivamente online attraverso la piattaforma DOL all’indirizzo domandaonline.serviziocivile.it. Per una visione completa, si consiglia di verificare sempre le fonti ufficiali- www.diocesiugento.org, www.caritasugentoleuca.it, www.scelgoilserviziocivile.gov.it, www.caritas.it -, in quanto le informazioni potrebbero subire variazioni o rivolgersi al Centro Caritas Ugento-S. Maria di Leuca – Piazza Cappuccini, 15 – Tricase nei seguenti giorni: lunedì e venerdì dalle ore 10,00 alle 12,00 – martedì e giovedì dalle ore 16,00 alle 18,00. Tel. 0833/219865 email: segreteria@cariatsugentoleuca.it.
L’ostensione delle spoglie di san Francesco come evento teologico. Maimone (RMTR): Una svolta nel risveglio della spiritualità francescana
Nel quadro delle celebrazioni per l’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi, l’ostensione delle sue spoglie presso la Basilica papale di San Francesco in Assisi si configura come evento di alta densità teologica. Non semplice memoria storica, ma gesto ecclesiale che rende visibile la radicalità della sequela Christi vissuta dal Poverello: spogliazione, minorità, fraternità universale.
In questa prospettiva si colloca la riflessione di Biagio Maimone, corrispondente per l’Italia della Rete Mondiale del Turismo Religioso (RMTR), la cui formazione negli studi francescani ha inciso profondamente sulla sua visione culturale e spirituale. Il suo percorso accademico e formativo nell’ambito della spiritualità francescana ha radicato in lui una concezione della povertà non come privazione, ma come categoria teologica di libertà e solidarietà.
Per Maimone, l’ostensione rappresenta un passaggio decisivo: ‘una svolta nel risveglio della spiritualità francescana’, poiché richiama la coscienza contemporanea alla necessità di una conversione interiore. La corporeità del Santo esposta alla venerazione diviene segno eloquente di un itinerario esistenziale: spogliarsi dell’effimero per rivestirsi dell’essenziale, secondo la logica evangelica della kenosi.
Sotto la sua guida in Italia, la Rete Mondiale del Turismo Religioso si ispira a quella che egli definisce un ‘turismo dell’anima’: non mero spostamento geografico, ma percorso interiore. Un turismo sostenibile nel senso più profondo, radicato nella visione francescana della custodia del creato e della dignità umana. La sostenibilità, in questa chiave, non è solo ambientale, ma spirituale: implica la trasformazione della persona, chiamata a intraprendere un cammino di spogliazione e rivestimento, di conversione e responsabilità.
Proprio a questo principio si collega l’enciclica ‘Laudato sì’, che rinnova la prospettiva francescana della cura del creato come vocazione universale, intrecciando la tutela ambientale con la giustizia sociale e la fraternità. L’esperienza del pellegrinaggio e del turismo spirituale si colloca così all’interno di una visione integrale della sostenibilità, che abbraccia la dimensione ecologica, culturale e interiore della vita umana.
Assisi diviene così paradigma di una esperienza che unisce contemplazione e impegno. Il pellegrinaggio si trasforma in itinerarium vitae, attraversamento della propria interiorità alla luce del Vangelo. La povertà francescana diventa criterio di giustizia sociale e solidarietà verso i più deboli, dimensione che segna profondamente l’azione culturale e comunicativa di Maimone.
In tale orizzonte si inserisce anche il suo impegno come direttore della comunicazione della Fondazione Bambino Gesù del Cairo, voluta da papa Francesco per tradurre la carità in azioni concrete a favore dei bambini e delle famiglie più fragili. La Fondazione, presieduta da mons. Yoannis Lazhi Gaid, rappresenta un esempio tangibile di quella ‘Chiesa del dialogo’ che si fa prossimità operosa e costruzione di ponti tra culture e popoli.
L’ostensione delle spoglie del Santo, dunque, non resta confinata alla dimensione liturgica, ma si apre a un significato più ampio: richiama la necessità di un umanesimo rinnovato, fondato sulla povertà evangelica, sulla sostenibilità integrale secondo lo spirito di Laudato sì e sulla solidarietà concreta. A ottocento anni dalla morte del Poverello, la sua testimonianza continua a indicare un cammino che attraversa la storia e interpella la coscienza dell’uomo contemporaneo, invitandolo a spogliarsi del superfluo per rivestirsi di fraternità.
Risparmio casa per un Natale di Solidarietà: raccolti € 60.000 per i bambini dell’ospedale Bambin Gesù
In occasione delle festività natalizie, Risparmio Casa ha scelto di sostenere il progetto promosso dalla Fondazione Bambino Gesù ETS dell’Ospedale Bambino Gesù, dedicato all’accoglienza delle famiglie dei piccoli pazienti con maggiori difficoltà economiche. L’iniziativa solidale, attiva per tutto il periodo natalizio dall’8 dicembre 2025 all’11 gennaio 2026, ha permesso di raccogliere oltre 60.000 mila euro grazie alla generosità dei clienti che hanno scelto di donare nei punti vendita di Risparmio Casa.
Il ricavato è stato destinato alle attività di supporto alle difficoltà quotidiane delle famiglie dei bambini in lunga degenza, garantendo un alloggio che permetta loro di rimanere accanto ai propri figli per tutta la durata del percorso di cura.
Il contributo si inserisce nel percorso di Responsabilità Sociale “Doniamo Solidarietà” di Risparmio Casa, che dal 2023 rinnova il proprio impegno accanto alle persone più fragili, dando continuità a progetti dedicati al sostegno delle realtà più vulnerabili. In questo contesto, Risparmio Casa ha scelto di sostenere il programma di accoglienza della Fondazione Bambino Gesù ETS, che supporta ogni anno oltre 4.000 famiglie, offrendo alloggio gratuito in strutture dedicate o convenzionate, pasti, mediazione linguistica e culturale, supporto amministrativo, trasporti e attività scolastiche e ludico-educative per i piccoli pazienti.
Un aiuto concreto che contribuisce ad alleviare le difficoltà organizzative ed economiche legate alle lunghe degenze e permette alle famiglie di concentrarsi esclusivamente sulle cure dei propri cari: “Siamo orgogliosi di aver concluso l’anno con un gesto di solidarietà che racconta la generosità dei nostri clienti e la forza del nostro legame con il territorio – afferma Riccardo Battistelli Brand & Digital Transformation/Innovation Coordinator di Risparmio Casa.
Il sostegno alla Fondazione Bambino Gesù rappresenta una scelta di responsabilità: essere vicini alle famiglie nei momenti più delicati significa contribuire a rendere il loro percorso un po’ meno difficile. E’ stato un anno importante sotto questo profilo: abbiamo affiancato realtà che si occupano di fragilità profonde e che lavorano ogni giorno per offrire nuove possibilità a chi vive momenti complessi. Con questa iniziativa abbiamo voluto dare continuità a un cammino condiviso, che mette al centro le persone e il valore di gesti capaci di generare un impatto reale e concreto”.
“Iniziative come questa rappresentano un sostegno fondamentale per le famiglie che affrontano il difficile percorso della malattia di un figlio lontano da casa – dichiara Tiziano Onesti, Presidente dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù – Poter contare su una rete di accoglienza solida significa alleviare un peso concreto, permettendo ai genitori di concentrarsi esclusivamente sulle cure e sul benessere dei propri bambini. Ringraziamo Risparmio Casa e tutti i clienti che hanno contribuito con generosità a questo progetto, dimostrando grande attenzione e sensibilità verso i più piccoli e le loro famiglie.”
La campagna a sostegno della Fondazione Bambino Gesù ETS rappresenta l’ultima tappa di un anno particolarmente significativo per il programma di responsabilità sociale “Doniamo Solidarietà” di Risparmio Casa. Nel corso del 2025, grazie all’attiva partecipazione dei clienti, Risparmio Casa ha sostenuto diversi progetti a favore di bambini, famiglie e persone in situazioni di vulnerabilità, dando continuità a un impegno costruito nel tempo.
Tra le iniziative promosse il supporto alla Fondazione Le Stelle di Marisa ETS, a sostegno degli “orfani speciali” attraverso interventi psicologici, educativi, economici e legali, e la partecipazione alla campagna “Aiutaci a scrivere il loro futuro”, promossa dal Consorzio Drug Italia, a favore della Fondazione Giovanni Celeghin, impegnata nella ricerca sui tumori cerebrali e nel supporto alle famiglie dei pazienti.
Grazie alle campagne solidali realizzate nel corso dell’anno, inclusa l’iniziativa natalizia a favore del progetto di accoglienza della Fondazione Bambino Gesù ETS, è stato possibile raggiungere una raccolta complessiva pari a 182.000 mila euro. Un risultato che racconta la capacità dell’azienda e della sua comunità di mobilitarsi per il bene comune e conferma un impegno che non si esaurisce con la conclusione delle singole iniziative, ma che continua a crescere e a evolvere in progetti di solidarietà sempre più concreti.
Per maggiori informazioni su ‘Doniamo Solidarietà’ e sui progetti sostenuti da Risparmio Casa, è possibile visitare la sezione dedicata sul sito ufficiale dell’azienda: https://www.risparmiocasa.com/doniamo-solidarieta/
Educare alla pace. Alla Sapienza la prima Conferenza nazionale delle Scuole di Pace
In un mondo sconvolto da guerre e tensioni crescenti, l’educazione alla pace diventa una necessità per la sopravvivenza. Con questo presupposto, si svolge venerdì 16 e sabato 17 gennaio alla Sapienza Università di Roma, la Conferenza Nazionale delle Scuole di Pace, la prima a riunire in un unico appuntamento tutte le principali reti italiane impegnate nell’educazione alla pace, dall’infanzia all’università.
La Conferenza, dall’originale titolo ‘Sbellichiamoci’, vedrà la partecipazione di 300 dirigenti scolastici, docenti, professori universitari, dottorandi ed esperti, provenienti da 156 scuole di 116 città e 18 regioni italiane, presenti a proprie spese. Ad aprire i lavori sarà una delegazione di alunni e studenti insieme alla Rettrice della Sapienza, Antonella Polimeni:
“Accogliendo la conferenza Nazionale delle Scuole di Pace Sapienza rinnova un impegno quotidiano per la pace intesa come oggetto di studio, di ricerca e di responsabilità civile. Una pace positiva, fondata sul sapere scientifico e sull’educazione, capace di incidere concretamente sulla vita delle persone, sulle relazioni sociali e sulle istituzioni. Questa due giorni rappresenta un punto di arrivo e insieme di ripartenza: un’alleanza tra scuola, università ed enti locali per affermare che solo costruendo una cultura condivisa della pace è possibile contrastare la cultura della violenza e della guerra e progettare un futuro più giusto, solidale e pacifico”.
‘Sbellichiamoci!’ nasce da un’idea di Alessandro Bergonzoni che interverrà alla Conferenza: “Sbellichiamoci, cioè ridiamo a crepapelle e smettiamo a fare le guerre! E poi alla fine dell’anno facciamo l’esame… di coscienza”.
Nell’ottavo centenario di san Francesco d’Assisi, la Conferenza lancerà il programma nazionale ‘Sui passi di Francesco’, dedicato alla riscoperta, oltre gli stereotipi, dell’attualità del messaggio del Santo Patrono d’Italia come autentico costruttore di pace e fraternità. Durante l’evento sarà anche consegnata alla Rettrice dell’Università La Sapienza la ‘Lampada della Pace di Assisi’, gesto simbolico che darà avvio al Giro d’Italia per la Pace, un progetto realizzato in collaborazione con l’ANCI per fare di ogni città un cantiere e una scuola di pace.
Per la prima volta siedono allo stesso tavolo quattro grandi reti nazionali: la Rete Nazionale delle Scuole per la Pace, la Rete delle Università per la Pace (RUniPace), il Dottorato di interesse nazionale in Peace Studies e il Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani. Un’alleanza inedita che mira a costruire una strategia comune e continuativa di educazione alla pace nel sistema formativo italiano, come hanno sottolineato Alessandro Saggioro e Flavio Lotti, coordinatori della conferenza: “La scommessa è creare un dialogo stabile tra istituzioni, reti e organismi diversi e far crescere una comunità di professionisti ‘esperti’, immersi nella storia e nel tempo presente”.
(Foto: Fondazione PerugiAssisi)
Papa Leone XIV prega per le vittime a Crans-Montana
Appresa la notizia del tragico incendio avvenuto nella notte di giovedì 1 gennaio, a Crans-Montana, in Svizzera, che ha provocato più di 40 morti e numerosi feriti, papa Leone XIV si è unito ‘al dolore delle famiglie e dell’intera Confederazione Elvetica’ con un telegramma, a firma del segretario di Stato, card. Pietro Parolin, al vescovo della diocesi di Sion, mons. Jean-Marie Lovey: “La Madre di Dio, nella sua tenerezza, porti il conforto della fede a tutte le persone toccate da questo dramma e le custodisca nella speranza”.
Al pensiero del papa si è unito quello dei vescovi svizzeri, con un messaggio firmato insieme alla diocesi di Sion: “Quella che doveva essere una notte di festa si è trasformata in una terribile catastrofe per centinaia di persone. E’ a loro che vanno i nostri pensieri e le nostre preghiere”. La Diocesi di Sion esprime in particolare “il suo sostegno e la sua gratitudine a tutte le persone impegnate in vari modi a favore delle vittime, sul posto o nei vari ospedali mobilitati, al personale sanitario, alla polizia, alle autorità civili e giudiziarie… Preghiamo affinché le famiglie straziate possano essere accompagnate e sostenute. Affinché la luce della solidarietà possa dissipare il fumo nero e denso di questo dramma, affidiamo in modo particolare tutte le vittime e i loro cari alla tenerezza della Vergine Maria”.
Ulteriori messaggi di cordoglio giungono poi dalle singole Diocesi. Oltre a mons. de Raemy, amministratore apostolico della diocesi di Lugano, si è anche espresso in un messaggio mons. Bonnemain, vescovo di Coira: “Questa mattina, durante la celebrazione eucaristica, ho pregato per tutte le persone che sono state colpite direttamente o indirettamente dal terribile incendio di Crans-Montana: le vittime, i feriti, i familiari, i medici, gli infermieri, i servizi di soccorso, le forze di sicurezza, le autorità, i soccorritori, per tutto il Vallese. Vorrei solo pregare in silenzio e sperare che la solidarietà dimostrata possa alleviare in qualche modo l’immensa sofferenza”.
In un ulteriore messaggio diffuso oggi mons. Pierre-Yves Maillard, vicario generale della diocesi di Sion, ha inoltre annunciato che mons. Jean-Marie Lovey celebrerà un’ulteriore messa domenica 4 gennaio nella chiesa di Crans, insieme al pastore di Montana, al presidente del Consiglio sinodale Stephan Kronbichler ed al presidente del Sinodo svizzero Gilles Cavin. Inoltre oggi vi sarà un’adorazione eucaristica nella chiesa di Montana.
Ed ieri è stata celebrata una messa in suffragio delle vittime dal vescovo della diocesi di Sion, mons. Jean-Marie Lovey, nella chiesa di Crans-Montana: “Il raduno spontaneo di ieri sera sul luogo della tragedia è stato commovente: centinaia di giovani si abbracciavano in silenzio portando fiori e candele”.
Infine, anche il Consiglio mondiale delle Chiese (Wcc), che ha la sua sede a Ginevra, ha espresso in queste ore ‘profondo dolore e solidarietà’ con una lettera indirizzata alle Chiese del segretario generale dell’organismo ecumenico, rev. Jerry Pillay: “Non siete soli. Persone in tutto il mondo pregano per voi, piangono con voi e vi sono vicine in solidarietà. Che possiate trovare forza e conforto gli uni negli altri e che il ricordo dei vostri cari diventi fonte di luce e pace nei difficili giorni che ci attendono”.
Intanto, le autorità svizzere parlano di 80-100 persone in condizioni critiche, tra i 115 feriti nell’incendio di Crans-Montana. Le vittime sono cittadini svizzeri, italiani e francesi, come ha spiegato il capo del dipartimento della sicurezza del Canton Vallese, Stéphane Ganzer, alla radio francese Rtl: “Delle centinaia di persone ricoverate negli ospedali molte non sono state ancora identificate”.
Mentre nel videomessaggio inviato ai partecipanti alle Conferenze SEEK26 che si svolgono nelle città di Columbus, Fort Worth e Denver, negli Stati Uniti, il papa ha evidenziato la chiamata dei primi discepoli: “Gesù pone questa domanda ai discepoli perché conosce i loro cuori. Erano inquieti, in senso buono. Non volevano accontentarsi della normale routine della vita.
Erano aperti a Dio e desideravano un significato. Oggi, Gesù rivolge la stessa domanda a ciascuno di voi. Cari giovani, cosa cercate? Perché siete qui a questa conferenza? Forse anche i vostri cuori sono inquieti, alla ricerca di significato, realizzazione e direzione nella vostra vita. La risposta si trova in una persona. Solo il Signore Gesù ci porta vera pace e gioia e soddisfa ogni nostro desiderio più profondo”.
Quindi la conoscenza personale permette la ‘nascita’ del cristianesimo: “Questo brano ci parla quindi anche di cosa significhi essere missionari. Dopo aver incontrato Gesù, Andrea non poté fare a meno di condividere con suo fratello ciò che aveva trovato. Infatti, lo zelo missionario nasce dall’incontro con Cristo.
Desideriamo condividere con gli altri ciò che abbiamo ricevuto affinché anche loro possano giungere a conoscere la pienezza dell’amore e della verità che si trovano solo in Lui. Prego che, al termine di questa conferenza, tutti voi siate mossi da questo stesso zelo missionario per condividere con chi vi circonda la gioia che avete ricevuto da un autentico incontro con il Signore”.
(Foto: Avvenire)




























