Papa Francesco: impegno a cercare la Verità con il discernimento

Sabato scorso papa Francesco, ricevendo le diocesi di Spoleto e di Alessandria per il 450° anniversario della morte di san Pio V, ha detto che il suo Il suo insegnamento porta ad essere ‘cercatori della verità’ grazie al discernimento, cambiando lo stile del governo della Chiesa:

“Papa Pio V, al secolo Antonio Ghislieri, ha affrontato in soli sei anni di pontificato molte sfide pastorali e di governo. Fu un riformatore della Chiesa, che fece scelte coraggiose. Da allora, è cambiato lo stile del governo della Chiesa e sarebbe un errore anacronistico valutare certe opere di San Pio V con la mentalità di oggi.

Così pure dobbiamo fare attenzione a non ridurlo a un ricordo nostalgico, a una memoria imbalsamata, ma coglierne l’insegnamento e la testimonianza. Con questo sguardo, possiamo notare che l’asse portante di tutta la sua vita è stata la fede”.   

Ed ha provato a declinare i suoi insegnamenti per l’uomo contemporaneo: “In primo luogo, ci invitano a essere cercatori della verità. Gesù è la Verità, in senso non solo universale ma anche comunitario e personale; e la sfida è quella di vivere oggi la ricerca della verità nella vita quotidiana della Chiesa, delle comunità cristiane. Questa ricerca non può che attuarsi attraverso un discernimento personale e comunitario a partire dalla Parola di Dio”.

Attraverso il discernimento si cresce nella conoscenza di Gesù: “Questo impegno, attuato nel discernimento, fa crescere una comunità nella conoscenza sempre più intima di Gesù Cristo; e allora Lui, la verità, il Signore, diventa il fondamento della vita comunitaria, intessuta di legami d’amore. L’amore si esplicita in azioni di condivisione, dalla dimensione fisica a quella spirituale, azioni che danno visibilità al segreto che portiamo nei nostri vasi di creta”.

La Parola di Dio si rende vita nella celebrazione eucaristica: “La Parola di Dio prende vita in particolare nella celebrazione eucaristica, sia nella ‘mensa della Parola’, sia nella ‘mensa dell’Eucaristia’, dove in qualche modo tocchiamo la carne di Cristo.

San Pio V si è occupato di riformare la liturgia della Chiesa, e dopo quattro secoli il Concilio Vaticano II ha attuato un’ulteriore riforma per meglio aderire alle esigenze del mondo di oggi. In questi anni si è molto parlato di Liturgia, soprattutto delle sue forme esteriori. Ma l’impegno maggiore va posto affinché la celebrazione eucaristica diventi effettivamente la fonte della vita della comunità”.

Ed ha dato valore all’azione  liturgica, con particolare attenzione alla preghiera: “La liturgia infatti, di fronte ai crocevia del cammino delle comunità, come pure alle croci delle nostre vite personali, ci inserisce nel sacerdozio di Cristo, dandoci una modalità nuova che san Paolo sintetizza così: ‘Sono lieto nelle sofferenze che sopporto per voi e do compimento a ciò che, dei patimenti di Cristo, manca nella mia carne, a favore del suo corpo che è la Chiesa’…

E poi non possiamo dimenticare l’impegno di San Pio V per raccomandare la preghiera, in particolare quella del Rosario. Infatti, ‘i primi passi della Chiesa nel mondo sono stati scanditi dalla preghiera’”.

Ed ecco le indicazioni del papa per una vita cristiana secondo le indicazioni di san Pio V: “In tal modo, cari amici di Alessandria, vi ho richiamato alle quattro coordinate che ci guidano nel cammino ecclesiale, secondo Atti 2,42… Seguire l’insegnamento degli Apostoli, la dottrina della Chiesa; vivere in comunione, non in guerra fra noi; vivere eucaristicamente, spezzare il pane, e pregare: bello, vero? Si può fare”.

Mentre ai ragazzi della diocesi di Spoleto-Norcia, che hanno ricevuto la cresima, il papa ha parlato del battesimo: “Sono molto contento che ci siate anche voi a questa udienza. Ci date un senso di famiglia più completa, perché rappresentate la nuova generazione; siete come tanti fiori che stanno sbocciando. Ma poi, e soprattutto, perché siete giovani discepoli di Gesù: questa è la realtà più grande, che ci riempie di gioia!

Il cammino del Sacramento della Confermazione, o Cresima, è bellissimo, perché fa rivivere l’esperienza dei primi discepoli di Gesù: Simone, Andrea, Giacomo, Giovanni, e poi Maria di Magdala, Marta e Maria di Betania, e gli altri. Anche voi potete aggiungere a questi nomi i vostri nomi, ciascuno il proprio, che avete ricevuto nel Battesimo”.

Quindi ha raccomandato loro di conoscere la data del proprio battesimo: “E’ importante specialmente per voi cresimati o cresimandi, perché la Cresima conferma il Battesimo. Per questo si chiama Confermazione. La vita cristiana è una casa che si costruisce sulle fondamenta del Battesimo.

Sempre. A undici anni, a vent’anni, a quarant’anni, a ottant’anni. Il fondamento è sempre quello: il Battesimo. Per questo è importante ricordare il giorno in cui siamo stati battezzati, e anche festeggiarlo, nel cuore! D’accordo? Ma ricordate bene il giorno! E non dimenticarlo mai: è stato l’inizio della mia vita cristiana, della mia amicizia con Dio”.

Ha paragonato la vita cristiana ad una casa in costruzione: “Ho detto prima che la vita cristiana è una casa da costruire. Voi venite da un territorio dove molti edifici sono stati rovinati o danneggiati dal terremoto. Sapete bene la differenza tra una casa solida, che resiste alle scosse, e una casa fragile, che crolla.

Anche Gesù, come sapete, ha usato questa immagine. Quando voleva far capire che nel Regno di Dio si entra non con belle parole: ‘Signore, Signore!’, ma facendo la volontà di Dio, mettendola in pratica nella nostra vita”.

Al termine ha impartito loro la benedizione: “Ecco ragazzi e ragazze, oggi io benedico ognuno di voi perché diventi una pietra viva per costruire la comunità cristiana: pietra viva nella famiglia, pietra viva nella parrocchia, pietra viva nella compagnia degli amici, pietra viva nell’ambiente dello sport… e così via.

Ma essere vivi, non morti. Vivi! Essere pietre vive: questo è possibile con la forza dello Spirito Santo, che nella Cresima vi conferma come battezzati, figli di Dio e membri della Chiesa”.

(Foto: Santa Sede)