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Bologna si prepara alla Missione popolare dei Missionari del Preziosissimo Sangue

Da oggi al 26 aprile 2026 la parrocchia Maria Regina Mundi di Bologna ospiterà una Missione popolare predicata dai Missionari del Preziosissimo Sangue. Il card. Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna e Presidente della CEI, in un messaggio rivolto ai fedeli ha sottolineato: “Sono certo che le celebrazioni e le iniziative previste sapranno coinvolgere la comunità parrocchiale e l’intero quartiere nella riscoperta della bellezza e della novità del Vangelo, in particolare la Missione popolare di aprile, nello spirito e secondo il carisma dei Missionari del Preziosissimo Sangue, e la settimana Eucaristica itinerante di giugno. Desidero far giungere il mio incoraggiamento, la mia preghiera e la mia benedizione per quanto intrapreso e sono felice di presiedere il rito del mandato missionario alle ore 18.

Ci disponiamo, dunque, a intraprendere questo cammino e preghiamo insieme, perché porti frutti spirituali all’intera comunità parrocchiale e alla nostra amata Chiesa di Bologna, sostenuti dalla materna intercessione della Beata Vergine di San Luca e dall’intercessione di san Petronio e di san Gaspare del Bufalo”.

A tali parole don Flavio Calicchia, direttore del Centro per l’Evangelizzazione della Provincia Italiana, nonché direttore della Missione, ha evidenziato il servizio missionario offerto dalla Congregazione: “La Congregazione fondata da san Gaspare del Bufalo il 15 agosto 1815, fedele allo spirito del Fondatore e alla lunga tradizione delle Missioni popolari, continua ancora oggi a offrire un servizio prezioso alla Chiesa attraverso la predicazione e l’impegno missionario…

La Missione al popolo è un’occasione straordinaria in cui la Chiesa sceglie di ‘uscire’, di farsi pellegrina tra le persone, per portare il Vangelo là dove la vita quotidiana si svolge. Non è riservata a pochi, ma aperta a tutti: famiglie, giovani, anziani, malati, realtà associative, scuole, ambienti sportivi e culturali. Nessun ambito dell’esistenza è escluso, perché in ciascuno di essi batte il cuore della vita umana, con le sue speranze e le sue fatiche.

Al centro c’è la vicinanza, riflesso della logica del Vangelo: Gesù si è fatto prossimo, condividendo la storia e donando la sua presenza come sorgente di speranza. La Missione non è un programma organizzativo, ma un dono di grazia: un tempo in cui lo Spirito Santo rinnova le comunità e apre sentieri di incontro tra Chiesa e società, ricordando che la fede costruisce relazioni, promuove la dignità e ridona speranza”.

In un passaggio della lettera ai parrocchiani, firmata dal parroco don Francesco Bonanno e dai viceparroci don Federico Maria Rossi e don Oscar Giacomo Ligato, si legge: “Questo è un tempo di Grazia per noi, per la nostra comunità, per il territorio in cui viviamo. Questo è un tempo per scoprire che il poco che non sapevamo di avere, benedetto da Lui, diventa nutrimento per tanti”.

Tra gli appuntamenti cardine, domenica 19 aprile alle ore 11.00 si terrà l’intronizzazione della Madonna di San Luca e, nella stessa giornata, alle ore 18.00, si svolgerà la Marcia per la Pace lungo le vie del quartiere. La Madonna di San Luca resterà in parrocchia fino a domenica 26 aprile, giorno di chiusura della Missione popolare. Durante le due settimane di predicazione, ci sarà la presenza di diversi Missionari del Preziosissimo Sangue, seminaristi della stessa Congregazione, suore Adoratrici del Sangue di Cristo, famiglie missionarie e numerosi giovani laici.

Papa Leone XIV: nel presepe Dio si fa presenza

“Cari fratelli e sorelle, il Presepio e l’Albero sono segni di fede e di speranza; mentre li contempliamo nelle nostre case, nelle parrocchie e nelle piazze, chiediamo al Signore di rinnovare in noi il dono della pace e della fraternità. Preghiamo per quanti soffrono a causa della guerra e della violenza; in particolare oggi desidero affidare al Signore le vittime della strage terroristica compiuta ieri a Sydney contro la comunità ebraica. Basta con queste forme di violenze antisemitiche! Dobbiamo eliminare l’odio dai nostri cuori”: è stato l’appello accorato di papa Leone XIV nel ricevere questa mattina in udienza i donatori del presepe esposto nell’Aula Paolo VI e dell’albero e del presepe di piazza san Pietro dopo l’attentato di Bondi Beach, in Australia, durante l’Hanukkah.

Nel saluto iniziale il papa ha sottolineato che attraverso il presepe Dio si fa presenza vicina: “Ai pellegrini provenienti da ogni parte del mondo che si recheranno a piazza San Pietro, la scena della natività ricorderà che Dio si fa vicino all’umanità, si fa uno di noi, entrando nella nostra storia con la piccolezza di un bambino. Infatti, nella povertà della stalla di Betlemme, contempliamo un mistero di umiltà e di amore”.

L’Avvenimento che si fa presenza nel presepio permette di rivalutare il valore del silenzio per scoprire la meraviglia dell’adorazione: “Davanti ad ogni presepe, anche quelli realizzati nelle nostre case, noi riviviamo quell’Avvenimento e riscopriamo la necessità di cercare momenti di silenzio e di preghiera nella nostra vita, per ritrovare noi stessi ed entrare in comunione con Dio.

La Vergine Maria è il modello del silenzio adorante. A differenza dei pastori che, tornando da Betlemme, glorificano Dio e raccontano quello che avevano visto e udito, la Madre di Gesù custodisce tutto nel suo cuore. Il suo silenzio non è semplice tacere: è meraviglia e adorazione”.

Ed anche l’albero di Natale, proveniente dalla diocesi di Bolzano-Bressanone, è un richiamo alla speranza della vita che non termina: “L’albero, con le sue fronde sempreverdi, è segno di vita e richiama la speranza che non viene meno neppure nel freddo dell’inverno. Le luci che lo adornano simboleggiano Cristo luce del mondo, venuto a fugare le tenebre del peccato e a illuminare il nostro cammino. Oltre al grande abete, da quelle stesse località dell’Alto Adige provengono gli altri alberi di dimensioni più piccole destinati a uffici, luoghi pubblici e ambienti vari della Città del Vaticano”.

Infine il papa ha evidenziato la caratteristica del presepe che proviene dal Costa Rica: “La rappresentazione della Natività, che rimarrà in quest’Aula per tutto il periodo natalizio, proviene dal Costa Rica e si intitola ‘Nacimiento Gaudium’. Ognuno dei 28.000 nastri colorati che decorano la scena rappresenta una vita preservata dall’aborto grazie alla preghiera e al sostegno fornito da organizzazioni cattoliche a molte madri in difficoltà.

Ringrazio l’artista costaricana che ha voluto, insieme al messaggio di pace del Natale, lanciare anche un appello affinché venga protetta la vita fin dal concepimento… Cari fratelli e sorelle, il Presepio e l’Albero sono segni di fede e di speranza; mentre li contempliamo nelle nostre case, nelle parrocchie e nelle piazze, chiediamo al Signore di rinnovare in noi il dono della pace e della fraternità”.

Le reliquie del beato Giovanni Merlini presso il Santuario della Madonna della Misericordia a Rimini

Il Santuario della Madonna della Misericordia a Rimini si prepara a vivere quattro giornate di spiritualità in occasione del 175° anniversario della sua dedicazione e della peregrinatio delle reliquie del beato Giovanni Merlini, primo beato del Giubileo.

Sabato 15 novembre alle 18.00 è prevista la Messa solenne con l’accoglienza delle reliquie del beato, presieduta da don Benedetto Labate, direttore della Provincia Italiana dei Missionari del Preziosissimo Sangue. Seguirà, alle 19.00, la presentazione del nuovo quadro dedicato al Merlini e dell’opera Il Beato Giovanni Merlini, con l’intervento dell’autore Stefano Lazzari della Bottega Tifernate.

Domenica 16 novembre alle 18.00 si terrà la Messa con il rito dell’Unzione degli infermi e la preghiera di intercessione guidata da don Giovanni Francilia, vice Provinciale. In serata, alle 20.45, si terrà una veglia di preghiera presieduta dal vescovo di Rimini, mons. Nicolò Anselmi, durante la quale la famiglia Cefalo offrirà la propria testimonianza sul miracolo che ha condotto alla beatificazione del Merlini.

Lunedì 17 novembre, nel giorno del 175° anniversario della dedicazione del Santuario, alle 11.00 sarà celebrata la Santa Messa presieduta da don Benedetto Labate, con la Supplica alla Madonna della Misericordia. Nel pomeriggio, alle 18.00, avrà luogo una celebrazione guidata da don Giuseppe Pandolfo, rettore del Santuario, in occasione del 15° anniversario della fondazione del gruppo di preghiera Mater Misericordiae.

Il programma si concluderà martedì 18 novembre alle ore 18.00. Don Giovanni Francilia presiederà la Messa conclusiva, al termine della quale le reliquie ripartiranno alla volta di Cesena.

Il 12 gennaio 2025, nell’Arcibasilica Papale di San Giovanni in Laterano e davanti a circa tremila fedeli, il cardinale Marcello Semeraro, Prefetto del Dicastero delle Cause dei Santi, ha proclamato beato il Servo di Dio Giovanni Merlini, terzo Moderatore Generale dei Missionari del Preziosissimo Sangue e guida spirituale di santa Maria De Mattias, fondatrice delle Suore Adoratrici del Sangue di Cristo.

«L’evento è stato emozionante, significativo e incoraggiante», afferma don Benedetto Labate, Direttore della Provincia Italiana dei Missionari del Preziosissimo Sangue. «Per questo la Postulazione ha proposto alle varie realtà delle Province italiane dei Missionari e delle Suore Adoratrici di accogliere le reliquie del beato, così da promuoverne la venerazione e far conoscere la figura di quest’uomo santo nei luoghi in cui i consacrati servono il popolo di Dio».

La peregrinatio è iniziata il 26 gennaio nella Cattedrale di Benevento, città natale dell’uomo miracolato. È poi proseguita a Spoleto, città natale del beato, e ad Albano Laziale, dove Merlini svolse a lungo il ministero di formatore e consigliere generale dell’Istituto, raggiungendo durante il corso di quest’anno tutte le comunità della Provincia Italiana.

Papa Leone XIV ai giovani: vivete la vita come Pier Giorgio e Carlo

“In questo clima, è bello ricordare che ieri la Chiesa si è arricchita anche di due nuovi Beati. A Tallinn, capitale dell’Estonia, è stato beatificato l’Arcivescovo gesuita Edoardo Profittlich, ucciso nel 1942 durante la persecuzione del regime sovietico contro la Chiesa. E a Verszprém, in Ungheria, è stata beatificata Maria Maddalena Bódi, giovane laica, uccisa nel 1945 perché resistette a dei soldati che volevano farle violenza. Lodiamo il Signore per questi due martiri, testimoni coraggiosi della bellezza del Vangelo!” : al termine della celebrazione eucaristica di canonizzazione di Frassati ed Acutis papa Leone XIV ha ricordato la Messa di canonizzazione di Frassati e Acutis, il Papa ha ricordato le due beatificazioni di ieri in Estonia e in Ungheria del gesuita Profittlich e della giovane Maria Maddalena Bódi.

Inoltre ha rivolto un pensiero alle ‘terre insanguinate’ dalle guerre, chiedendo ai governanti di ascoltare ‘la voce della coscienza’: “All’intercessione dei Santi e della Vergine Maria affidiamo la nostra incessante preghiera per la pace, specialmente in Terra Santa e in Ucraina, e in ogni altra terra insanguinata dalla guerra. Ai governanti ripeto: ascoltate la voce della coscienza! Le apparenti vittorie ottenute con le armi, seminando morte e distruzione, sono in realtà delle sconfitte e non portano mai pace e sicurezza! Dio non vuole la guerra, vuole la pace, e sostiene chi si impegna a uscire dalla spirale dell’odio e a percorrere la via del dialogo”.

Mentre prima di officiare la celebrazione eucaristica di canonizzazione papa Leone XIV ha salutato le 80.000 persone in piazza san Pietro: “Fratelli e sorelle, oggi è una festa bellissima per tutta l’Italia, per tutta la Chiesa, per tutto il mondo! E prima di cominciare la solenne celebrazione della canonizzazione, volevo dire un saluto e una parola a tutti voi, perché, se da una parte la celebrazione è molto solenne, è anche un giorno di molta gioia!

E volevo salutare soprattutto tanti giovani, ragazzi, che sono venuti per questa santa Messa! Veramente una benedizione del Signore: trovarci insieme con tutti voi che siete venuti da diversi Paesi. E’ veramente un dono di fede che vogliamo condividere… Saluto i familiari dei due Beati quasi Santi, le Delegazioni ufficiali, tanti Vescovi e sacerdoti che sono venuti. Un applauso per tutti loro, grazie anche a voi per essere qui! Religiosi e religiose, l’Azione Cattolica!”

Nell’omelia il papa ha ripreso la lettura del libro della Sapienza, attribuita al re Salomone: “L’abbiamo sentita dopo che due giovani Beati, Pier Giorgio Frassati e Carlo Acutis, sono stati proclamati Santi, e ciò è provvidenziale. Questa domanda, infatti, nel Libro della Sapienza, è attribuita proprio a un giovane come loro: il re Salomone. Egli, alla morte di Davide, suo padre, si era reso conto di disporre di tante cose: il potere, la ricchezza, la salute, la giovinezza, la bellezza, il regno.

Ma proprio questa grande abbondanza di mezzi gli aveva fatto sorgere nel cuore una domanda: ‘Cosa devo fare perché nulla vada perduto?’ E aveva capito che l’unica via per trovare una risposta era quella di chiedere a Dio un dono ancora più grande: la sua Sapienza, per conoscere i suoi progetti e aderirvi fedelmente. Si era reso conto, infatti, che solo così ogni cosa avrebbe trovato il suo posto nel grande disegno del Signore. Sì, perché il rischio più grande della vita è quello di sprecarla al di fuori del progetto di Dio”.

E’ stato un progetto di vita ripreso dai due giovani canonizzati: “Ci chiama, cioè, a buttarci senza esitazioni nell’avventura che Lui ci propone, con l’intelligenza e la forza che vengono dal suo Spirito e che possiamo accogliere nella misura in cui ci spogliamo di noi stessi, delle cose e delle idee a cui siamo attaccati, per metterci in ascolto della sua parola”.

Un progetto di vita che ha attratto san Francesco: “Tanti giovani, nel corso dei secoli, hanno dovuto affrontare questo bivio nella vita. Pensiamo a San Francesco d’Assisi: come Salomone, anche lui era giovane e ricco, assetato di gloria e di fama. Per questo era partito per la guerra, sperando di essere investito “cavaliere” e di coprirsi di onori. Ma Gesù gli era apparso lungo il cammino e lo aveva fatto riflettere su ciò che stava facendo.

Rientrato in sé, aveva rivolto a Dio una semplice domanda: ‘Signore, che vuoi che io faccia? E da lì, tornando sui suoi passi, aveva cominciato a scrivere una storia diversa: la meravigliosa storia di santità che tutti conosciamo, spogliandosi di tutto per seguire il Signore , vivendo in povertà e preferendo all’oro, all’argento e alle stoffe preziose di suo padre l’amore per i fratelli, specialmente i più deboli e i più piccoli”.

Questi due nuovi santi sono stati attratti dall’amore per Dio, riversato nella quotidianità: “Entrambi, Pier Giorgio e Carlo, hanno coltivato l’amore per Dio e per i fratelli attraverso mezzi semplici, alla portata di tutti: la santa Messa quotidiana, la preghiera, specialmente l’Adorazione eucaristica. Carlo diceva: ‘Davanti al sole ci si abbronza. Davanti all’Eucaristia si diventa santi!’, ed ancora: ‘La tristezza è lo sguardo rivolto verso sé stessi, la felicità è lo sguardo rivolto verso Dio. La conversione non è altro che spostare lo sguardo dal basso verso l’Alto, basta un semplice movimento degli occhi’.

Un’altra cosa essenziale per loro era la Confessione frequente. Carlo ha scritto: ‘L’unica cosa che dobbiamo temere veramente è il peccato’; e si meravigliava perché (sono sempre parole sue) ‘gli uomini si preoccupano tanto della bellezza del proprio corpo e non si preoccupano della bellezza della propria anima’. Tutti e due, infine, avevano una grande devozione per i Santi e per la Vergine Maria, e praticavano generosamente la carità. Pier Giorgio diceva: ‘Intorno ai poveri e agli ammalati io vedo una luce che noi non abbiamo’. Chiamava la carità ‘il fondamento della nostra religione’ e, come Carlo, la esercitava soprattutto attraverso piccoli gesti concreti, spesso nascosti”.

Questi sono gli inviti  rivolti  ai giovani, chiedendo di ‘viverli’: “Carissimi, i santi Pier Giorgio Frassati e Carlo Acutis sono un invito rivolto a tutti noi, soprattutto ai giovani, a non sciupare la vita, ma a orientarla verso l’alto e a farne un capolavoro. Ci incoraggiano con le loro parole: ‘Non io, ma Dio’, diceva Carlo. E Pier Giorgio: ‘Se avrai Dio per centro di ogni tua azione, allora arriverai fino alla fine’. Questa è la formula semplice, ma vincente, della loro santità. Ed è pure la testimonianza che siamo chiamati a seguire, per gustare la vita fino in fondo e andare incontro al Signore nella festa del Cielo”.

(Foto: Santa Sede)

Kantiere Kairos: cantare l’Adorazione eucaristica

Nella solennità liturgica di Pentecoste è uscito ‘Davanti a Te’, il nuovo disco di ‘Kantiere Kairòs’, che è un concept-album interamente dedicato all’adorazione eucaristica con 13 composizioni che accompagnano dalla preghiera più intima all’invocazione comunitaria. Aperto dal prologo ‘Vertigine dentro (Nel silenzio)’, brano dedicato all’incontro personale nella preghiera con Dio, il disco (il quinto realizzato in studio dopo ‘Il soffio’, ‘Il seme’, ‘Cantate inni’ ed ‘Il sale’) termina con l’epilogo ‘Arde’, effetto e sintesi dell’incontro avuto, che racchiude musicalmente il senso del viaggio compiuto. In mezzo, l’incontro con Gesù, in un crescendo di lode e abbandono, verso un’esplosione di gioia e festa. Nell’album anche quattro brani già editi (‘Il soffio’, ‘Lodeterna’, ‘Tutto va bene’, ‘Non temo niente’), nuovamente arrangiati in una diversa tonalità per renderli più adatti al canto assembleare.

E dopo pochi giorni dall’uscita del nuovo disco il complesso musicale ha ricevuto 7 nomination in 6 categorie diverse ai Catholic Music Awards 2025, iniziativa internazionale per valorizzare la musica cristiana contemporanea, creando uno spazio di visibilità e riconoscimento per artisti, compositori, produttori e tecnici del suono che, con il loro talento, contribuiscono all’evangelizzazione attraverso il linguaggio universale della musica.

Ideati e organizzati dalla Fundación Ramón  Pané (Spagna), col patrocinio del Dicastero per la Comunicazione del Vaticano, i ‘Catholic Music Awards’ nascono per riconoscere e premiare la creatività di musicisti cattolici nel mondo; incoraggiare la produzione di brani e contenuti di qualità, ispirati a temi di fede, spiritualità e valori cristiani; creare una comunità globale di professionisti e appassionati, facilitando scambi e collaborazioni: “Essere tra i finalisti in così tante categorie è per noi un segno di conferma e incoraggiamento nella missione che ci guida da sempre: evangelizzare attraverso la musica e raccontare la fede con parole nuove, autentiche e vive”.

Ecco le nomination: Miglior Canto Liturgico: ‘Benedetto sei Tu’; Migliore Canzone Mariana: ‘Complice a Cana’; Miglior Canzone di Evangelizzazione: ‘Tutto va bene’; Miglior Canzone Italia: ‘Sono speciale’; Miglior Canto di Catechesi: ‘Liberami’; Miglior Video Musicale: ‘Parlami ancora’; Miglior Video Musicale: ‘Fino alla fine’. I vincitori sono stati premiati domenica 27 luglio a Roma in occasione dell’avvio del Giubileo dei Giovani.

La band è formata da Antonello Armieri (voce e chitarra acustica), Davide Capitano (basso), Gabriele Di Nardo (batteria) e Jo Di Nardo (chitarre). Da sottolineare alcune collaborazioni artistiche di pregio: ‘Tutto va bene’ in duetto con Marta Falcone; ‘Tabor’ con The NuVoices Project, ensemble vocale di Udine diretto dal Maestro Rudy Fantin (hammond); ‘Canto il Tuo nome’ con Jeremy Di Sano (PDG Worship) alle tastiere e la collaborazione del coro dell’Unità pastorale di Rogliano (Cosenza) diretto dal Maestro Luigi Vizza.

Perché un album dedicato all’adorazione eucaristica? 

“Perché no? Siamo musicisti che pregano ogni giorno di diventare strumenti nelle mani di Dio. Questo album nasce proprio da quel desiderio: mettere insieme le nostre preghiere, lodi e suppliche e trasformarle in musica, come in ogni altro nostro lavoro. Con una sola differenza: qui lo sguardo è fisso sull’Eucaristia, come suggerisce il titolo: Davanti a Te”.

Com’è nato questo album?

“L’idea è nata probabilmente qualche anno fa, durante una Giornata diocesana della Gioventù in Sila, Calabria. C’era l’adorazione notturna in tenda e molti giovani si alternavano davanti al Santissimo. Alcuni indossavano le cuffie: non sappiamo cosa stessero ascoltando, ma ci piace pensare fosse musica capace di accompagnare e valorizzare quel momento sacro. Da lì è scattata l’intuizione: creare brani che potessero essere compagni di adorazione. Successivamente, la nostra etichetta discografica ‘La Gloria’ ha creduto profondamente in questo progetto, nonostante fosse un po’ fuori dagli schemi rispetto al nostro repertorio abituale.

Proprio per questo ha deciso di sostenerlo e valorizzarlo ancora di più, coinvolgendo anche altri artisti in alcune collaborazioni preziose: Marta Falcone nel brano ‘Tutto va bene’; The NuVoices Project, ensemble vocale di Udine diretto dal Maestro Rudy Fantin, che ha contribuito a ‘Tabor’; Jeremy Di Sano (PDG Worship) alle tastiere in ‘Canto il Tuo nome’, con il Coro dell’Unità Pastorale di Rogliano (Cosenza), diretto dal Maestro Luigi Vizza”.

A fine giugno è avvenuta anche una presentazione suggestiva nel convento di san Francesco di Paola a Pedace in Casali del Manco, in provincia di Cosenza: per quale motivo avete scelto questo luogo?

“Quel convento oggi è casa della Fraternità Amici di Gesù Buon Pastore. Tra loro c’è fra Domenico Greco, originario di Rogliano (in provincia di Cosenza) come Jo e Gabriele Di Nardo. Fra Domenico è parte della nostra storia: è stato lui nel 2007 a darci il nome ‘Kairòs’ quando ancora la band muoveva i primi passi. Ritrovarlo oggi, consacrato ed in cammino come frate, ed adorare il Signore insieme in quel luogo ricco di spiritualità, è stato naturale e profondamente significativo”.

Cosa intendete per ‘esperienza immersiva’?

“E’ il desiderio di lasciarsi avvolgere completamente dalla preghiera. Essere davvero davanti a Lui, con cuore e occhi spalancati, centrando tutta l’attenzione su questo incontro. La musica e le parole vogliono solo aiutare a tradurre ciò che spesso il cuore non riesce a dire. E’ un modo per sentirsi amati, ascoltati, perdonati. Sempre”.

Allora in quale modo è possibile coniugare sonorità e adorazione?

“Come dicevamo, è un’alternativa, non un sostituto del silenzio. La musica può diventare una chiave che apre profondità interiori. E’ uno strumento che Dio stesso può usare per toccare i cuori. Se la musica accompagna ogni momento della vita, perché non usarla anche per lodare il Creatore della musica stessa? A volte diventa carezza, a volte grido, ma sempre una lingua che l’anima sa riconoscere”.

(Tratto da Aci Stampa)

Papa Leone XIV ai sacerdoti: siate costruttori di unità e pace

“Oggi, Solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù, Giornata per la santificazione sacerdotale, celebriamo con gioia questa Eucaristia nel Giubileo dei Sacerdoti. Mi rivolgo, perciò, prima di tutto a voi, cari fratelli presbiteri, venuti presso la tomba dell’apostolo Pietro a varcare la Porta santa, per tornare ad immergere nel Cuore del Salvatore le vostre vesti battesimali e sacerdotali. Per alcuni dei presenti, poi, tale gesto è compiuto in un giorno unico della loro vita: quello dell’Ordinazione”: nella solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù, papa Leone XIV ha presieduto nella basilica di san Pietro la celebrazione eucaristica con 32 ordinazioni che conclude il Giubileo dedicato ai presbiteri.

Ai sacerdoti ha rivolto l’invito a mettere al centro l’Eucaristia ed a esercitare la carità, prendendosi cura del popolo di Dio: “Parlare del Cuore di Cristo in questa cornice è parlare dell’intero mistero dell’incarnazione, morte e risurrezione del Signore, affidato in modo particolare a noi affinché lo rendiamo presente nel mondo. Per questo, alla luce delle Letture che abbiamo ascoltato, riflettiamo insieme su come possiamo contribuire a quest’opera di salvezza”.

Quindi ha ripreso alcune riflessioni delle letture odierne: “Nella prima, il profeta Ezechiele ci parla di Dio come di un pastore che passa in rassegna il suo gregge, contando le sue pecore una per una: va in cerca di quelle perdute, cura quelle ferite, sostiene quelle deboli e malate. Ci ricorda, così, in un tempo di grandi e terribili conflitti, che l’amore del Signore, da cui siamo chiamati a lasciarci abbracciare e plasmare, è universale, e che ai suoi occhi (e di conseguenza anche ai nostri) non c’è posto per divisioni e odi di alcun tipo.

Nella seconda Lettura poi, san Paolo, ricordandoci che Dio ci ha riconciliati ‘quando eravamo ancora deboli’ e ‘peccatori’, ci invita ad abbandonarci all’azione trasformante del suo Spirito che abita in noi, in un quotidiano cammino di conversione. La nostra speranza si fonda sulla consapevolezza che il Signore non ci abbandona: ci accompagna sempre.

Noi però siamo chiamati a cooperare con Lui, prima di tutto mettendo al centro della nostra esistenza l’Eucaristia, ‘fonte e apice di tutta la vita cristiana’; poi ‘attraverso la fruttuosa recezione dei sacramenti, soprattutto con la confessione sacramentale frequente’; e infine con la preghiera, la meditazione della Parola e l’esercizio della carità, conformando sempre più il nostro cuore a quello del Padre delle misericordie”, come afferma il Decreto ‘Presbyterorum ordinis’.

Tali letture introducono alla gioia di Dio, narrata nel Vangelo: “E questo ci porta al Vangelo che abbiamo ascoltato, in cui si parla della gioia di Dio (e di ogni pastore che ami secondo il suo Cuore) per il ritorno all’ovile di una sola delle sue pecore. E’ un invito a vivere la carità pastorale con lo stesso animo grande del Padre, coltivando in noi il suo desiderio: che nessuno vada perduto, ma che tutti, anche attraverso di noi, conoscano Cristo e abbiano in Lui la vita eterna.

E’ un invito a farci intimamente uniti a Gesù, seme di concordia in mezzo ai fratelli, caricandoci sulle spalle chi si è perduto, donando il perdono a chi ha sbagliato, andando a cercare chi si è allontanato o è rimasto escluso, curando chi soffre nel corpo e nello spirito, in un grande scambio d’amore che, nascendo dal fianco trafitto del Crocifisso, avvolge tutti gli uomini e riempie il mondo”.

Ecco il motivo del richiamo all’enciclica ‘Dilexit Nos’ di papa Francesco: “Il ministero sacerdotale è un ministero di santificazione e di riconciliazione per l’unità del Corpo di Cristo. Per questo il Concilio Vaticano II chiede ai presbiteri di fare ogni sforzo per ‘condurre tutti all’unità nella carità’, armonizzando le differenze perché ‘nessuno… possa sentirsi estraneo’. E raccomanda loro di essere uniti al vescovo e nel presbiterio. Quanto più infatti ci sarà unità tra di noi, tanto più sapremo condurre anche gli altri all’ovile del Buon Pastore, per vivere come fratelli nell’unica casa del Padre”.

Infine ha rivolto alcune ‘raccomandazioni’ ai nuovi sacerdoti: “Amate Dio e i fratelli, siate generosi, ferventi nella celebrazione dei Sacramenti, nella preghiera, specialmente nell’Adorazione, e nel ministero; siate vicini al vostro gregge, donate il vostro tempo e le vostre energie per tutti, senza risparmiarvi, senza fare differenze, come ci insegnano il fianco squarciato del Crocifisso e l’esempio dei santi”.

A proposito di santità il papa li ha invitati ad imitare i sacerdoti santi: “E a questo proposito, ricordate che la Chiesa, nella sua storia millenaria, ha avuto (ed ha ancora oggi) figure meravigliose di santità sacerdotale: a partire dalle comunità delle origini, essa ha generato e conosciuto, tra i suoi preti, martiri, apostoli infaticabili, missionari e campioni della carità. Fate tesoro di tanta ricchezza: interessatevi alle loro storie, studiate le loro vite e le loro opere, imitate le loro virtù, lasciatevi accendere dal loro zelo, invocate spesso, con insistenza, la loro intercessione!

Il nostro mondo propone troppo spesso modelli di successo e di prestigio discutibili e inconsistenti. Non lasciatevene affascinare! Guardate piuttosto al solido esempio e ai frutti dell’apostolato, molte volte nascosto e umile, di chi nella vita ha servito il Signore e i fratelli con fede e dedizione, e continuatene la memoria con la vostra fedeltà”.

Mentre nel messaggio per questa giornata papa Leone XIV l’importanza dii fare memoria di questa solennità: “Solo facendo memoria viviamo e facciamo rivivere quanto il Signore ci ha consegnato, chiedendo di tramandarlo a nostra volta nel suo nome. La memoria unifica i nostri cuori nel Cuore di Cristo e la nostra vita nella vita di Cristo, sicché diventiamo capaci di portare al popolo santo di Dio la Parola e i Sacramenti della salvezza, per un mondo riconciliato nell’amore. Solo nel cuore di Gesù troviamo la nostra vera umanità di figli di Dio e di fratelli tra noi. Per queste ragioni, vorrei oggi rivolgervi un invito impellente: siate costruttori di unità e di pace!”

Ed essere costruttori di unità e pace significa “essere pastori capaci di discernimento, abili nell’arte di comporre i frammenti di vita che ci vengono affidati, per aiutare le persone a trovare la luce del Vangelo dentro i travagli dell’esistenza; significa essere saggi lettori della realtà, andando oltre le emozioni del momento, le paure e le mode; significa offrire proposte pastorali che generano e rigenerano alla fede costruendo relazioni buone, legami solidali, comunità in cui brilla lo stile della fraternità. Essere costruttori di unità e di pace significa non imporsi, ma servire. In particolare, la fraternità sacerdotale diventa segno credibile della presenza del Risorto tra di noi quando caratterizza il cammino comune dei nostri presbiteri”.

(Foto: Santa Sede)

A Lecco il festival della speranza della diocesi ambrosiana

Un pomeriggio e una serata dedicati alla speranza. Sabato 21 giugno a Lecco, dalle ore 17 alle ore 23, si svolgerà il ‘Festival della Speranza’, una rassegna dal titolo ‘Chiamati a guardare in alto’, ricca di iniziative, pensata da e per i giovani ambrosiani.

Momento culminante sarà la consegna del ‘mandato’ ai giovani che si recheranno al Giubileo dei giovani a Roma (28 luglio – 3 agosto) o partiranno per esperienze di volontariato e missione, in Italia e all’estero, promosse da Caritas Ambrosiana, PIME, CSI e altre associazioni. A consegnare il mandato sarà l’Arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini, accompagnato da alcuni vicari episcopali della Diocesi.

Testimonianze, momenti di preghiera, animazioni musicali, workshop, mostre e street sport animeranno il centro della città e il suo lungolago, come due anni fa quando nella ‘città dei Promessi Sposi’ si erano radunati i giovani che da lì a qualche settimana avrebbero partecipato alla Giornata Mondiale della Gioventù a Lisbona.

Sul palco di piazza Garibaldi, a portare la loro testimonianza saranno, alle ore 18.00, don Claudio Burgio e i ragazzi di Kayros, l’associazione che accoglie adolescenti e giovani in difficoltà, verso le 19 don Mattia Ferrari, cappellano di Mediterranea Saving Humans, ONG che si occupa del salvataggio dei migranti in mare, e i giovani delle ACLI, di Sant’Egidio e di Libera.

Per tutta la durata del Festival, organizzato da due uffici diocesani (Servizio per i Giovani e l’Università e Pastorale Missionaria), dalla Caritas Ambrosiana, dal PIME, dal CSI di Milano con la collaborazione del Comune di Lecco, la piazza si trasformerà in un “quartiere di speranza”, animato dagli stand: spazi di incontro con le storie di chi opera ogni giorno per rendere il mondo più giusto e accogliente. Sarà anche suonato il ‘Violoncello del mare’ costruito dalle persone detenute nel carcere di Opera con il legno delle barche dei migranti nell’ambito del progetto ‘Metamorfosi’.

Il programma prevede poi diverse iniziative diffuse in altri luoghi della città. In piazza Cermenati, il CSI curerà uno spazio dedicato allo sport, con stand e attività di street sport; alla Casa della Carità (via San Nicolò) sarà possibile incontrare realtà caritative e ascoltare alcune testimonianze. Al Palazzo delle Paure (piazza XX Settembre), invece, saranno proposti workshop e due mostre a tema missionario: una per ricordare la figura di suor Luisa dell’Orto, suora missionaria uccisa nel 2022 nella capitale di Haiti, e una dal titolo “Oltre i muri” per aiutare a riflettere sui muri materiali e relazionali nel mondo.

Per chi desidera vivere un momento di raccoglimento e di preghiera, il Santuario della Vittoria – Chiesa giubilare della Diocesi – ospiterà l’adorazione eucaristica e offrirà la possibilità di confessarsi. Sarà inoltre possibile salire sul campanile di San Nicolò, uno dei simboli della città.

Alle ore 21.00 da una ‘lucia’, la tipica imbarcazione lecchese il cui nome evoca il celebre romanzo manzoniano, l’Arcivescovo presiederà di fronte al lungolago di Lecco (zona Monumento dei caduti) la preghiera per il conferimento del mandato ai giovani in partenza per il Giubileo che avrà inizio a Roma il 28 luglio e ai loro coetanei che vivranno questa estate esperienze di volontariato e missione. La barca di mons. Delpini sarà accompagnata da altre “lucie” con a bordo i vicari episcopali e alcuni dei giovani partenti. La serata si concluderà in piazza Garibaldi con un momento di festa e musica con i cori Shekinah ed Elikya.

Conclusi i Novendiali: san Pietro rinnova la fede in Gesù Cristo

Mentre il presbiteriano Donald Trump ha il desiderio di diventare papa (il presbiterianesimo nasce soprattutto dalla riforma calvinista), ieri pomeriggio nella basilica di san Pietro, si sono concluse le celebrazioni eucaristiche dei Novendiali in suffragio di papa Francesco, presieduta dal protodiacono del Collegio cardinalizio, card. Dominique Mamberti, nella terza domenica dopo Pasqua, in cui Gesù invita gli apostoli alla sequela:

“L’episodio rammenta quello della prima pesca miracolosa, narrato da Luca, quando Gesù aveva chiamato Simone, Giacomo e Giovanni, annunciando a Simone che sarebbe diventato pescatore di uomini. Da quel momento, Pietro l’aveva seguito, a volte nell’incomprensione e perfino nel tradimento, ma nell’incontro di oggi, ultimo prima del ritorno di Cristo presso il Padre, Pietro riceve da lui il compito di pascere il suo gregge”.

In questa pagina evangelica la parola che emerge è quella del riconoscimento attraverso l’amore: “L’amore è la parola chiave di questa pagina evangelica. Il primo a riconoscere Gesù è ‘il discepolo che Gesù amava’, Giovanni, che esclama ‘è il Signore!’, e Pietro subito si getta in mare per raggiungere il Maestro. Dopo che avessero condiviso il cibo, ciò che avrà acceso nel cuore degli Apostoli il ricordo dell’ultima cena, inizia il dialogo tra Gesù e Pietro, la triplice domanda del Signore e la triplice risposta di Pietro”.

Riprendendo gli insegnamenti di papa san Giovanni Paolo II e di papa Benedetto XVI il protodiacono ha sottolineato che l’amore è la missione della Chiesa: “Questa missione è l’amore stesso, che si fa servizio alla Chiesa e a tutta l’umanità… Abbiamo tutti ammirato quanto papa Francesco, animato dall’amore del Signore e portato dalla Sua grazia, sia stato fedele alla sua Missione fino all’estremo consumo delle sue forze. Ha ammonito i potenti che bisogna ubbidire a Dio piuttosto che agli uomini e ha proclamato all’umanità intera la gioia del Vangelo, il Padre Misericordioso, Cristo Salvatore.

L’ha fatto nel suo Magistero, nei suoi viaggi, nei suoi gesti, nel suo stile di vita. Ero vicino a lui il giorno di Pasqua, alla loggia delle benedizioni di questa Basilica, testimone della sua sofferenza, ma soprattutto del suo coraggio e della sua determinazione di servire il Popolo di Dio fino alla fine”.

E la missione della Chiesa si rivela nella sua capacità di adorazione: “L’adorazione è una dimensione essenziale della missione della Chiesa e della vita dei fedeli… Questa capacità che dà l’adorazione non era difficile da riconoscere in papa Francesco. La sua intensa vita pastorale, i suoi innumerevoli incontri, erano fondati sui lunghi momenti di preghiera che la disciplina ignaziana aveva improntato in lui…

E tutto quanto egli faceva, lo faceva sotto lo sguardo di Maria. Ci rimarranno nella memoria e nel cuore le sue centoventisei soste davanti alla Salus Populi Romani. E ora che riposa vicino all’amata Immagine, lo affidiamo con gratitudine e fiducia all’intercessione della Madre del Signore e Madre nostra”.

Mentre nel penultimo giorno dei Novendiali il card. Ángel Fernández Artime, già pro-prefetto del dicastero per gli Istituti di Vita consacrata e le Società di Vita apostolica, ha incentrato l’omelia sul valore della preghiera per i morti: “Sant’Alfonso Maria de’ Liguori insegna che pregare per i morti è la più grande opera di carità. Quando aiutiamo materialmente i nostri vicini, condividiamo beni effimeri, ma quando preghiamo per loro lo facciamo con beni eterni. In modo simile è vissuto il Santo Curato d’Ars, patrono universale dei sacerdoti”.

Ed ha spiegato il significato di questa particolare preghiera: “Pregare per i morti significa, quindi, amare coloro che sono morti ed è ciò che facciamo ora per papa Francesco, radunati come Popolo di Dio, insieme ai pastori e in modo particolare questa sera con una presenza molto significativa di consacrate e consacrati. Il Santo Padre Francesco si è sentito molto ben voluto dal Popolo di Dio e sapeva che anche gli appartenenti alle diverse espressioni della vita consacrata lo amavano; pregavano per il suo ministero, per la persona del papa, per la Chiesa, per il mondo”.

La preghiera è molto importante per ‘testimoniare’ Gesù: “Fratelli e sorelle, è vero che tutti noi, tutta questa assemblea in quanto battezzati, siamo chiamati ad essere testimoni del Signore Gesù, morto e risorto. Ma è altrettanto vero che noi, consacrati e consacrate, abbiamo ricevuto questa vocazione, questa chiamata al discepolato che ci chiede di testimoniare il primato di Dio con tutta la nostra vita”.

La preghiera è una ‘missione’ affidata in modo particolare alle persone consacrate: Questa missione è particolarmente importante quando (come oggi in molte parti del mondo) si sperimenta l’assenza di Dio o si dimentica troppo facilmente la sua centralità. Allora possiamo assumere e fare nostro il programma di San Benedetto Abate, sintetizzato nella massima ‘nulla anteporre all’amore di Cristo’.

E’ stato il Santo Padre Benedetto XVI a sfidarci in questo modo: all’interno del Popolo di Dio le persone consacrate sono come sentinelle che scorgono e annunciano la vita nuova già presente nella nostra storia… Siamo, dunque, chiamati ad essere nel mondo segno credibile e luminoso del Vangelo e dei suoi paradossi. Senza conformarci alla mentalità di questo secolo, ma trasformandoci e rinnovando continuamente il nostro impegno”.

Nel riconoscimento di Gesù si coglie la gioia della Pasqua: “E’ solo la presenza di Gesù Risorto che trasforma ogni cosa: il buio è vinto dalla luce; il lavoro inutile diventa nuovamente fecondo e promettente; il senso di stanchezza e di abbandono lascia il posto a un nuovo slancio e alla certezza che Lui è con noi. Quanto accaduto per i primi e privilegiati testimoni del Signore può e deve diventare programma di vita per tutti noi”.

Nel frattempo oggi i cardinali si riuniscono per le Congregazione generali sia la mattina che nel pomeriggio; mentre per martedì 6 maggio è prevista soltanto una sessione la mattina, ma potrebbero eventualmente aggiungerne un’altra il pomeriggio se necessario.

(Foto: Santa Sede)

Papa Francesco: impariamo ad adorare Dio nella ‘piccolezza’

“…nei Vangeli dell’infanzia di Gesù c’è un episodio che è proprio della narrazione di Matteo: la visita dei Magi. Attratti dalla comparsa di una stella, che in molte culture è presagio della nascita di persone eccezionali, alcuni sapienti si mettono in viaggio dall’oriente, senza conoscere esattamente la meta del loro andare. Si tratta dei Magi, persone che non appartengono al popolo dell’alleanza. La volta scorsa abbiamo parlato dei pastori di Betlemme, emarginati nella società ebraica perché ritenuti ‘impuri’; oggi incontriamo un’altra categoria, gli stranieri, che arrivano subito a rendere omaggio al Figlio di Dio entrato nella storia con una regalità del tutto inedita. I Vangeli ci dicono dunque chiaramente che i poveri e gli stranieri sono invitati tra i primi a incontrare il Dio fatto bambino, il Salvatore del mondo”.

Questo è l’inizio della catechesi dell’udienza generale sul tema giubilare ‘Gesù Cristo nostra speranza… La visita dei Magi al Re neonato’, che papa Francesco avrebbe dovuto tenere oggi ed annullata a causa del ricovero al Policlinico Gemelli. Nel testo il papa ha sviluppato la riflessione sui Magi: “I Magi sono stati considerati come rappresentanti sia delle razze primigenie, generate dai tre figli di Noè, sia dei tre continenti noti nell’antichità: Asia, Africa ed Europa, sia delle tre fasi della vita umana: giovinezza, maturità e vecchiaia. Al di là di ogni possibile interpretazione, essi sono uomini che non restano fermi ma, come i grandi chiamati della storia biblica, sentono l’invito a muoversi, a mettersi in cammino. Sono uomini che sanno guardare oltre sé stessi, sanno guardare in alto”.

Però questa attrazione verso l’alto si scontra con la ‘scaltrezza’ terrena: “L’attrazione per la stella sorta nel cielo li mette in marcia verso la terra di Giuda, fino a Gerusalemme, dove incontrano il re Erode. La loro ingenuità e la loro fiducia nel chiedere informazioni circa il neonato re dei Giudei si scontra con la scaltrezza di Erode, il quale, agitato dalla paura di perdere il trono, subito cerca di vederci chiaro, contattando gli scribi e chiedendo a loro di investigare”.

Però il potere mostra la debolezza nella visione della realtà: “Il potere del regnante terreno mostra in tal modo tutta la sua debolezza. Gli esperti conoscono le Scritture e riferiscono al re il luogo dove, secondo la profezia di Michea, sarebbe nato il capo e pastore del popolo d’Israele: la piccola Betlemme e non la grande Gerusalemme!”

L’azione dei Magi è un invito alla ricerca di Dio: “Tuttavia gli scribi, che sanno individuare esattamente il luogo di nascita del Messia, indicano la strada agli altri ma loro stessi non si muovono! Non basta, infatti, conoscere i testi profetici per sintonizzarsi con le frequenze divine, bisogna lasciarsi scavare dentro e permettere che la Parola di Dio ravvivi l’anelito alla ricerca, accenda il desiderio di vedere Dio”.

In tutto ciò il pensiero di Erode diventa ‘diabolico’: “A questo punto Erode, di nascosto, come agiscono gli ingannatori e i violenti, chiede ai Magi il momento preciso della comparsa della stella e li incita a proseguire il viaggio e a tornare poi a dargli notizie, perché anche lui possa andare ad adorare il neonato. Per chi è attaccato al potere, Gesù non è la speranza da accogliere, ma una minaccia da eliminare!”

Inoltre il racconto evangelico è anche un invito a porre attenzione ai segni del creato: “Quando i Magi ripartono, la stella riappare e li conduce fino a Gesù, segno che il creato e la parola profetica rappresentano l’alfabeto con cui Dio parla e si lascia trovare. La vista della stella suscita in quegli uomini una gioia incontenibile, perché lo Spirito Santo, che muove il cuore di chiunque cerca Dio con sincerità, lo colma pure di gioia”.

Attenzione che si trasforma in adorazione: “Entrati in casa, i Magi si prostrano, adorano Gesù e gli offrono doni preziosi, degni di un re, degni di Dio… Perché? Cosa vedono? I Magi diventano così i primi credenti tra tutti i pagani, immagine della Chiesa adunata da ogni lingua e nazione”.

In conclusione il papa ha invitato ad adorare Dio nella ‘piccolezza’: “Cari fratelli e sorelle, mettiamoci anche noi alla scuola dei Magi, di questi ‘pellegrini di speranza’ che, con grande coraggio, hanno rivolto i loro passi, i loro cuori e i loro beni verso Colui che è la speranza non solo d’Israele ma di tutte le genti. Impariamo ad adorare Dio nella sua piccolezza, nella sua regalità che non schiaccia ma rende liberi e capaci di servire con dignità. E offriamogli i doni più belli, per esprimergli la nostra fede e il nostro amore”.

Mentre dalla Sala Stampa vaticana si è precisato che anche questa notte è stata tranquilla per il papa: “Nei prossimi giorni potrebbe essere organizzata una conferenza stampa sulle condizioni di salute del Pontefice”, nonostante una situazione complessa.

(Foto: immagine di repertorio)

Papa Francesco: fare la volontà di Dio

“Con queste parole l’autore della Lettera agli Ebrei manifesta la piena adesione di Gesù al progetto del Padre. Oggi le leggiamo nella festa della Presentazione del Signore, Giornata mondiale della Vita Consacrata, durante il Giubileo della speranza, in un contesto liturgico caratterizzato dal simbolo della luce. E tutti voi, sorelle e fratelli che avete scelto la via dei consigli evangelici, vi siete consacrati, come ‘Sposa davanti allo Sposo… avvolta dalla sua luce’; vi siete consacrati a quello stesso disegno luminoso del Padre che risale alle origini del mondo… Riflettiamo allora su come, per mezzo dei voti di povertà, castità e obbedienza, che avete professato, anche voi potete essere portatori di luce per le donne e gli uomini del nostro tempo”.

Prendendo spunto dalla lettera agli Ebrei di san Paolo (‘Ecco io vengo… per fare, o Dio, la tua volontà’) papa Francesco nel pomeriggio ha celebrato la XXIX Giornata Mondiale della Vita Consacrata, che ricorre ogni anno nella festa della Presentazione di Gesù al tempio, in cui ha invitato sui tre voti, di cui il primo è la povertà: “Essa ha le sue radici nella vita stessa di Dio, eterno e totale dono reciproco del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

Esercitando così la povertà, la persona consacrata, con un uso libero e generoso di tutte le cose, si fa per esse portatrice di benedizione: manifesta la loro bontà nell’ordine dell’amore, respinge tutto ciò che può offuscarne la bellezza (egoismo, cupidigia, dipendenza, l’uso violento e a scopi di morte) ed abbraccia invece tutto ciò che la può esaltare: sobrietà, la generosità, la condivisione, la solidarietà. E Paolo lo dice: ‘Tutto è vostro! Ma voi siete di Cristo e Cristo è di Dio’. Questo è la povertà”.

La seconda ‘luce’ riguarda la castità, che ha origine anche essa nella Trinità: “La sua professione, nella rinuncia all’amore coniugale e nella via della continenza, ribadisce il primato assoluto, per l’essere umano, dell’amore di Dio, accolto con cuore indiviso e sponsale, e lo indica come fonte e modello di ogni altro amore. Lo sappiamo, noi stiamo vivendo in un mondo spesso segnato da forme distorte di affettività, in cui il principio del ‘ciò che piace a me’ spinge a cercare nell’altro più la soddisfazione dei propri bisogni che la gioia di un incontro fecondo”.

La ‘castità’ consacrata è una ‘medicina’ che libera dal male: “Che medicina per l’anima è incontrare religiose e religiosi capaci di una relazionalità matura e gioiosa di questo tipo! Sono un riflesso dell’amore divino. A tal fine, però, è importante, nelle nostre comunità, prendersi cura della crescita spirituale e affettiva delle persone, già dalla formazione iniziale, anche in quella permanente, perché la castità mostri davvero la bellezza dell’amore che si dona, e non prendano piede fenomeni deleteri come l’inacidimento del cuore o l’ambiguità delle scelte, fonte di tristezza, insoddisfazione e causa, a volte, in soggetti più fragili, dello svilupparsi di vere e proprie ‘doppie vite’. La lotta contro la tentazione della doppia vita è quotidiana”.

Infine il papa ha offerto la ‘luce’ dell’obbedienza: “E’ proprio la luce della Parola che si fa dono e risposta d’amore, segno per la nostra società, in cui si tende a parlare tanto ma ascoltare poco: in famiglia, al lavoro e specialmente sui social, dove ci si possono scambiare fiumi di parole e di immagini senza mai incontrarsi davvero, perché non ci si mette veramente in gioco l’uno per l’altro”.

E’ stato un invito al dialogo: “Tante volte, nel dialogo quotidiano, prima che uno finisca di parlare, già esce la risposta. Non si ascolta. Ascoltarci prima di rispondere. Accogliere la parola dell’altro come un messaggio, come un tesoro, anche come un aiuto per me. L’obbedienza consacrata è un antidoto a tale individualismo solitario, promuovendo in alternativa un modello di relazione improntato all’ascolto fattivo… Solo così la persona può sperimentare fino in fondo la gioia del dono, sconfiggendo la solitudine e scoprendo il senso della propria esistenza nel grande progetto di Dio”.

E’ stato anche un invito a ritornare alle origini, cioè all’adorazione: “Ritorno proprio all’origine della nostra vita. In proposito, la Parola di Dio che abbiamo ascoltato ci ricorda che il primo e più importante ‘ritorno alle origini’ di ogni consacrazione è, per tutti noi, quello a Cristo ed al suo ‘sì’ al Padre. Ci ricorda che il rinnovamento, prima che con le riunioni e le ‘tavole rotonde’ (si devono fare, sono utili) si fa davanti al Tabernacolo, in adorazione. Sorelle, fratelli, noi abbiamo perso un po’ il senso dell’adorazione. Siamo troppo pratici, vogliamo fare le cose, ma … Adorare. Adorare. La capacità di adorazione nel silenzio”.

Sempre nel pomeriggio il papa ha avuto un incontro online con alcuni giovani ucraini a Kyiv e in altre città dell’Europa e dell’America, secondo un comunicato della Sala Stampa della Santa Sede, in cui il papa ha ricordato la vita di Oleksandr, giovane combattente di cui conserva il libretto del Vangelo e dei Salmi e il rosario ‘come reliquie’ sulla scrivania, ma ha anche domandato loro di avere sogni, esprimendo il suo desiderio di pace per l’Ucraina: ‘la pace si costruisce col dialogo, non stancatevi di dialogare’ ed anche se a volte è difficile, fare sempre lo sforzo di cercare il dialogo.

(Santa Sede)

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