Papa Francesco: la missione nel popolo sia alimentata dalla preghiera

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Giornate intense di incontri per papa Francesco con gli Istituti religiosi, che a Roma stanno svolgendo i propri capitoli, con l’invito ad intensificare la preghiera, senza dimenticare la loro presenza nel mondo secondo la propria vocazione, come ha riferito ai delegati dell’Assemblea Generale della Conferenza Mondiale degli Istituti Secolari (CMIS):

“Il termine secolarità, che non equivale pienamente a quello di laicità, è il cuore della vostra vocazione che manifesta la natura secolare della Chiesa, popolo di Dio, in cammino tra i popoli e con i popoli. E’ la Chiesa in uscita, non lontana, non separata dal mondo, ma immersa nel mondo e nella storia per esserne sale e luce, germe di unità, di speranza e di salvezza.

La vostra peculiare missione vi porta ad essere in mezzo alla gente, per conoscere e comprendere quello che passa nel cuore degli uomini e donne di oggi, per gioire insieme e per patire insieme, con lo stile della vicinanza, che è lo stile di Dio: la vicinanza”.

Lo stile di Dio si realizza nell’Incarnazione: “Il carisma che avete ricevuto vi impegna, singolarmente e come comunità, a coniugare la contemplazione con quella partecipazione che vi consente di condividere le ansie e le attese dell’umanità, cogliendone le domande per illuminarle con la luce del Vangelo.

Siete chiamati a vivere tutta la precarietà del provvisorio e tutta la bellezza dell’assoluto nella vita ordinaria, per le strade dove camminano gli uomini, dove più forte è la fatica e il dolore, dove i diritti sono disattesi, dove la guerra divide i popoli, dove viene negata la dignità.

E’ lì, come Gesù ci ha mostrato, che Dio continua a farci dono della sua salvezza. E voi siete lì, siete chiamati a essere lì, per testimoniare la bontà e la tenerezza di Dio con quotidiani gesti d’amore”.

La vocazione degli Istituti Secolari è quello di stare con le persone: “La vostra è una vocazione di frontiera, a volte custodita nella discrezione del riserbo.

In più occasioni avete rimarcato che non sempre siete conosciuti e riconosciuti dai pastori e questa mancanza di stima vi ha portato forse a ritirarvi, a sottrarvi al dialogo, e questo non va bene. Eppure la vostra è una vocazione che apre strade, di frontiera, per non rimanere fermi: apre strade”.

E’ un invito a superare il ‘clericalismo’, come ha fatto la beata Barelli: “Penso ai contesti ecclesiali bloccati dal clericalismo, che è una perversione, dove la vostra vocazione dice la bellezza di una secolarità benedetta aprendo la Chiesa alla vicinanza ad ogni uomo e donna.

Penso alle società dove i diritti della donna vengono negati e dove voi, come è successo anche in Italia con la beata Armida Barelli, avete la forza per cambiare le cose promuovendone la dignità. Penso a quei luoghi, che sono tanti, nella politica, nella società, nella cultura, in cui si rinuncia a pensare, ci si uniforma alla corrente dominante o al proprio comodo, mentre voi siete chiamati a ricordare che il destino di ogni uomo è legato a quello degli altri”.

Infatti la Chiesa è una missione: “Solo insieme possiamo camminare come popolo di Dio, come cercatori di senso con tutti gli uomini e le donne di questo tempo, custodi della gioia di una misericordia fatta carne nella nostra vita.

Questo percorso richiede di scardinare consuetudini che non parlano più a nessuno, di rompere schemi che imbrigliano l’annuncio, suggerendo parole incarnate, capaci di raggiungere la vita delle persone perché nutrite della loro vita e non di idee astratte. Nessuno dà testimonianza con idee astratte. No. O tu evangelizzi con la tua vita, e questa è la testimonianza, o sei incapace di evangelizzare”.

Anche alle Figlie della Carità Canossiane, a Roma per un capitolo generale fino al 30 agosto, papa Francesco ha ricordato la preghiera di adorazione, essendo ‘donne della Parola’: “Come Maria. Perché le donne parlano sempre, ma bisogna parlare come Maria, che è un’altra cosa. Lei è la donna della Parola, è la discepola.

Guardando a lei, e anche dialogando con lei nella preghiera, potete imparare sempre nuovamente che cosa significa essere ‘donne della Parola’. Che non ha niente a che vedere con ‘donne del chiacchiericcio’! per favore, questo non lo confondete, non ci sia il chiacchiericcio tra voi!”

E’ un invito ad una vita di santità, come Maddalena di Canossa: “Lei si sentiva chiamata a donarsi interamente a Dio, ma nello stesso tempo sentiva anche di dover stare vicino ai poveri. Nel suo cuore di giovane donna c’era questa duplice esigenza, questa duplice appartenenza: a Dio e ai poveri, che nel suo caso erano la gente delle zone periferiche di Verona.

Attenzione: è lo Spirito che la guida, attraverso situazioni concrete, e lei si lascia guidare; cerca la sua strada ma sempre rimanendo docile. Docilità: niente a che vedere con il capriccio, o con la testardaggine: voglio fare questo… No, docilità allo Spirito. Questo è il segreto!”

Il papa quindi ha chiesto loro la riscoperta di una preghiera di adorazione: “Noi abbiamo dimenticato la preghiera di adorazione: sappiamo cosa sia, ma non la pratichiamo tanto. Adorare. Adorare. In silenzio, davanti al Signore, davanti al Santissimo Sacramento, adorare.

Preghiera di adorazione. E qui di nuovo voi potete fare riferimento alla testimonianza della vostra Fondatrice, che, come altre Sante e altri Santi della carità, attingeva lo slancio apostolico specialmente dal rimanere in adorazione alla presenza del Signore. Non abbiate paura di adorare: andate lì”.

(Foto: Santa Sede)

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