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Banca Etica sostiene il cinema indipendente italiano

Banca Etica, prima e tuttora unica banca italiana interamente dedita alla finanza etica, rinnova il suo impegno a favore del cinema italiano indipendente. L’istituto annuncia il rinnovo della collaborazione con CNA Cinema e Audiovisivo (Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa), nell’ambito dell’accordo quadro con la CNA, stanziando per il 2026 un plafond di € 3.000.000 destinati a sostenere le piccole e medie imprese cinematografiche attraverso lo strumento del tax credit.

L’accordo prosegue nel solco di un percorso virtuoso iniziato nel 2022, che ha già permesso di immettere nel sistema € 5.500.000 di finanziamenti ordinari cui si sono aggiunti € 2.500.000 tramite il tax credit. L’obiettivo è duplice: contrastare la cronica carenza di fondi che affligge le produzioni indipendenti e valorizzare un comparto che impiega migliaia di professionisti e artigiani di eccellenza. Oltre al meccanismo del credito d’imposta, la convenzione prevede l’accesso a linee di credito dedicate a condizioni agevolate per la gestione finanziaria delle opere, come ha commentato Nazzareno Gabrielli, direttore generale di Banca Etica:

“Banca Etica indirizza il credito verso settori capaci di generare benessere per la collettività. Siamo convinti che il cinema indipendente abbia un ruolo fondamentale per stimolare consapevolezza e valori condivisi. Per questo, accanto alla social economy, continuiamo a investire nella cultura come motore di crescita civile”.

D’altra parte Gianluca Curti, presidente di CNA Cinema e Audiovisivo, ha sottolineato che tale partnership ha garantito la sostenibilità per il cinema indipendente: “Mai come in questa fase, segnata da una forte tensione finanziaria per l’industria cinematografica italiana e in particolare per le micro e piccole imprese indipendenti, strumenti strutturati di accesso al credito rappresentano un fattore decisivo.

Il rinnovo della convenzione con Banca Etica è la prosecuzione di una partnership consolidata che negli ultimi quattro anni ha garantito liquidità immediata e sostenibilità finanziaria alle imprese del settore, trasformando il tax credit in una leva concreta per la gestione dei flussi di cassa e la pianificazione delle produzioni. Lo stanziamento di € 3.000.000 per il 2026 rappresenta un segnale concreto per sostenere l’eccellenza artigiana del cinema indipendente italiano e un comparto che genera occupazione qualificata e valore culturale diffuso sui territori. Accordi come questo dimostrano come strumenti di finanza responsabile possano accompagnare le imprese lungo tutto il ciclo produttivo, rafforzando la solidità della filiera e la sua capacità di sviluppo”.

Per approfondire ulteriormente: https://www.bancaetica.it/prodotti/tax-credit-cinema/   

Papa Leone XIV: prendersi cura delle differenze

“Mentre vi riunite per portare avanti gli impegni che sono stati il ​​frutto del Vertice Internazionale sui Diritti dell’Infanzia, convocato dal mio predecessore, papa Francesco, nello stesso periodo dell’anno scorso, vi do il mio caloroso benvenuto. Vi assicuro le mie preghiere mentre cercate di discernere la volontà del Signore e di leggere i ‘segni dei tempi’ relativi all’impatto delle crisi mondiali sui ‘piccoli’ di Dio”: ricevendo in udienza il Comitato organizzatore dell’iniziativa ‘From Crisis to Care: Catholic Action for Children’ papa Leone XIV ha ricordato l’importanza di leggere i ‘segni dei tempi’.

Durante l’udienza il papa ha sottolineato che non è migliorata la situazione di vita dei bambini: “E’ davvero una tragedia che i bambini e i giovani del nostro mondo, coloro che Gesù voleva che andassero a Lui, siano così spesso privati ​​delle cure e dell’accesso ai beni di prima necessità. Allo stesso modo, hanno spesso poche opportunità di realizzare il potenziale che Dio ha donato loro. Purtroppo, vedo che la situazione dei bambini oggi non è migliorata nell’ultimo anno, ed è anche motivo di profonda preoccupazione apprendere della mancanza di progressi nella protezione dei bambini dai pericoli”.

Per questo ha detto delle difficoltà degli impegni presi per migliorare lo sviluppo: “Dobbiamo chiederci se gli impegni globali per lo sviluppo sostenibile siano stati messi da parte quando vediamo nella nostra famiglia umana globale che così tanti bambini vivono ancora in estrema povertà, subiscono abusi e sono costretti a sfollare, per non parlare del fatto che non hanno un’istruzione adeguata e sono isolati o separati dalle loro famiglie”.

Riprendendo un discorso al Corpo diplomatico di papa Francesco il papa ha evidenziato il loro impegno per l’infanzia: “A questo proposito, accolgo con favore il vostro impegno a sviluppare modi efficaci per affrontare le preoccupazioni sollevate al Vertice sui Diritti dell’Infanzia. Mentre svolgete questo compito, vorrei sottolineare due punti importanti. In primo luogo, state parlando a nome di coloro che non hanno voce. Questo è un compito davvero nobile. Tenetelo a mente quando sorge la tentazione di scoraggiarvi a causa di iniziative fallite, di un’apparente mancanza di interesse da parte degli altri o della sensazione che la situazione non stia migliorando. Lasciate che il bene che sapete di fare vi spinga avanti”.

E’ stato un invito a non trascurare i bisogni ‘trasversali’ dei bambini: “Il secondo punto riguarda la necessità di concentrarsi sui bisogni trasversali dei bambini, che possono facilmente passare inosservati quando l’assistenza si concentra su una sola area di bisogno. In questo senso, mi rendo conto che il modo particolare in cui ciascuno di voi affronta i bisogni dei bambini è conforme ai vostri specifici carismi e specializzazioni all’interno delle strutture della Chiesa locale, delle congregazioni religiose e delle organizzazioni di ispirazione cattolica”.

Per raggiungere tali obiettivi è necessario un lavoro comune: “Vi esorto, tuttavia, a trovare il modo di lavorare insieme in maggiore armonia affinché i bambini ricevano un’assistenza equilibrata, tenendo conto del loro benessere fisico, psicologico e spirituale. Il Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, così come la Pontificia Accademia per la Vita, l’Unione dei Superiori Generali e l’Unione Internazionale dei Superiori Generali vi accompagnano in questo sforzo e incoraggio tutti voi a sviluppare misure concrete e piani d’azione per rispondere ai bisogni trasversali dei bambini”.

Per fare bene tale ‘lavoro’ è fondamentale ascoltare i bambini: “Papa Francesco ci ha spesso ricordato la necessità di ascoltare i bambini e si è dimostrato un maestro esemplare in questo senso”.

Mentre con una citazione del patriarca Atenagora il papa ha salutato i partecipanti ad un’iniziativa del Dicastero per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, destinata ai giovani sacerdoti e monaci delle Chiese ortodosse orientali, ricevuti in udienza: “Come sappiamo, san Paolo viaggiò molto in Israele, in Asia Minore, in Siria, in Arabia e persino in Europa. Fondando e visitando numerose comunità cristiane, divenne consapevole delle peculiarità di ogni chiesa: la sua etnia, i suoi costumi, così come le sue difficoltà e preoccupazioni. L’apostolo comprese che le comunità potevano diventare troppo isolate, concentrandosi sui propri problemi specifici.

Pertanto, in tutte le sue lettere, San Paolo fu fermo nel ricordare loro che facevano parte dell’unico Corpo Mistico di Cristo. In questo modo, li incoraggiava a sostenersi a vicenda e a mantenere l’unità di fede e di insegnamento che riflette la natura trascendente e l’unità di Dio”.

Infine ha sottolineato il valore delle ‘differenze’: “Cari amici, le differenze storiche e culturali delle nostre Chiese costituiscono uno splendido mosaico della nostra comune eredità cristiana, qualcosa che tutti possiamo apprezzare. Allo stesso tempo, dobbiamo continuare a sostenerci a vicenda affinché possiamo crescere nella nostra fede condivisa in Cristo, che è la fonte ultima della nostra pace. Ciò richiede che impariamo a disarmarci”.

(Foto: Santa Sede)

Banca Etica e Cei per una ‘pace disarmante’

“Il presente documento, Educare a una pace disarmata e disarmante, invita a riscoprire la centralità di Cristo ‘nostra pace’ in ogni annuncio e impegno per promuovere la riconciliazione e la concordia, e si inserisce nel solco della Dottrina sociale della Chiesa, con un’analisi attenta della situazione attuale segnata da numerosi conflitti; dall’ ‘inutile strage’ di persone, per lo più civili e bambini; da una mentalità che rincorre la strategia della deterrenza degli armamenti, che può cambiare l’economia e la cultura dei nostri Paesi; da una violenza diffusa che rischia di diventare una cultura che affascina soprattutto i più giovani”: nello scorso novembre l’Assemblea Generale della CEI aveva approvato la nota pastorale ‘Educare a una pace disarmata e disarmante’, pubblicata il 5 dicembre.

Nella nota i vescovi sottolineavano la centralità di Cristo ‘nostra pace’ in ogni annuncio e impegno per promuovere la riconciliazione e la concordia, e si inserisce nel solco della Dottrina sociale della Chiesa, con un’analisi attenta della situazione attuale segnata da numerosi conflitti. Inoltre c’è un costante riferimento agli ‘artigiani ed architetti della pace’, che in ogni epoca sono stati l’esempio più vero che ‘la pace non è un’utopia spirituale: è una via umile, fatta di gesti quotidiani, che intreccia pazienza e coraggio, ascolto e azione’. Alla loro testimonianza le comunità cristiane sono sempre chiamate ad attingere esempi e parole efficaci anche nel nostro tempo.

Per questo il Gruppo Banca Etica accoglie con piena condivisione la nota Pastorale della CEI, come ha sottolineato il presidente di Banca Etica: “In un’epoca segnata da conflitti e dalla corsa al riarmo, l’intervento dei vescovi italiani non è solo un richiamo etico, ma una bussola politica ed economica necessaria per allontanare l’umanità dalla pericolosissima china bellicista intrapresa e riportarla verso la costruzione di un benessere condiviso.

Per il movimento della finanza etica, che opera quotidianamente affinché il denaro sia uno strumento al servizio della giustizia sociale e non della distruzione, il documento della CEI rappresenta un’autorevole incoraggiamento per tutte le persone e le organizzazioni convinte che la pace non è un’astrazione, ma il risultato di scelte concrete, a partire da quella su dove orientare i flussi finanziari e il nostro risparmio.

In particolare, il Gruppo Banca Etica sottolinea tre passaggi cruciali della Nota: “Il contrasto alla corsa globale agli armamenti e all’attivismo bellicista europeo: Banca Etica, come la CEI, ha espresso forte preoccupazione per la strategia di riarmo che sta investendo l’Unione Europea. La spinta verso la produzione e il commercio di armi, incluse quelle nucleari, segna un pericoloso arretramento rispetto ai trattati di non proliferazione siglati nei decenni recenti. Trasformare l’Europa in un hub militare non significa solo tradire la sua vocazione di progetto di pace ma sottrarre risorse vitali alla transizione ecologica e al benessere delle comunità. Indirizzare i risparmi privati dei cittadini e delle cittadine verso questa folle corsa al riarmo è scellerato”.

Il presidente Aldo Soldi ha sottolineato che ‘le armi non sono mai neutrali: concordiamo con forza con tutti coloro che denunciano la fragilità della posizione che considera le armi strumenti moralmente neutri. Ogni arma è intrinsecamente ‘orientata all’uccisione e al ferimento’, la sua stessa esistenza non è un atto neutrale”.

Da qui la sottoscrizione ad una responsabilità di investitori e risparmiatori: “Chi sostiene finanziariamente queste imprese contribuisce, anche inconsapevolmente, a un’economia di guerra che condiziona le agende dei governi. La presa di distanza dall’industria bellica è oggi un dovere civile e una forma di obiezione di coscienza finanziaria”.

Il Gruppo Banca Etica, oltre a non dare credito e a non investire nel settore della produzione e commercio di armi, promuove la pace e le organizzazioni che operano per consolidarla, favorendo il contrasto alle disuguaglianze e l’inclusione sociale: “Esercitare il ‘disarmo’ significa anche scegliere dove orientare il risparmio. Solo togliendo ossigeno finanziario all’industria bellica potremo educare a una pace che sia, finalmente, disarmante”.

Per questo il Servizio della CEI per gli interventi caritativi per lo sviluppo dei popoli, grazie ai fondi 8xmille, ha finanziato dal 1991 più di 18.000 progetti in 111 Paesi per € 2.600.000.000, di cui oltre la metà (58,2%) ha riguardato Paesi in guerra (57,6% dei fondi messi a disposizione).

Rwanda: per Natale dona i primi 1.000 giorni di vita

Nel nord del Rwanda, nel distretto rurale di Gakenke, prende il via il progetto ‘1.000 giorni di vita’, promosso dalla Federazione Nazionale Italiana della Società di San Vincenzo De Paoli ODV – Settore Solidarietà e Gemellaggi nel Mondo, in collaborazione con il Centro Sanitario di Nemba, una struttura che nonostante il personale limitato, offre cure mediche di base, servizi materno-infantili, vaccinazioni, monitoraggio della crescita e attività di prevenzione e sensibilizzazione. In un territorio con servizi sanitari carenti, rappresenta un punto di riferimento per oltre 17.000 abitanti. Solo nel solo 2024, ha assistito 481 parti.

In Rwanda la malnutrizione cronica colpisce il 38% dei bambini sotto i cinque anni, spesso a causa della povertà e della scarsa conoscenza delle corrette pratiche nutrizionali. Una condizione che può compromettere in modo irreversibile lo sviluppo fisico e cognitivo, il sistema immunitario e l’equilibrio emotivo dei più piccoli.

Il progetto ‘1.000 giorni di vita’ interviene proprio nel periodo più delicato della crescita (dal concepimento ai due anni di vita del bambino) attraverso un programma integrato che si articola in tre aree fondamentali: nutrizione con la distribuzione di kit alimentari completi per donne in gravidanza, mamme che allattano e neonati; creazione di orti familiari per garantire una fonte di cibo sostenibile e contrastare in modo duraturo la malnutrizione; formazione attraverso incontri dedicati a nutrizione materno-infantile, igiene, cura del neonato, monitoraggio della crescita e importanza del legame affettivo nei primi anni di vita; cure mediche con visite prenatali e postnatali costanti per prevenire anemia, complicazioni in gravidanza e mortalità infantile.

La popolazione dell’area vive prevalentemente di agricoltura di sussistenza e in condizioni di povertà diffusa, con un accesso limitato alle cure mediche e una situazione nutrizionale particolarmente fragile per donne incinte, mamme che allattano e bambini nei primi anni di vita.

‘1000 giorni di vita’, realizzato in collaborazione con la responsabile del Centro Sanitario, sœur Anne Marie Mujawayezu, mira a garantire alle mamme competenze, sicurezza, cure regolari e un ambiente di accoglienza e dignità per favorire uno sviluppo sano e armonioso dei bambini.

In occasione delle festività natalizie, il Settore Solidarietà e Gemellaggi ha lanciato questa speciale campagna di raccolta fondi per sostenere il progetto e permettere ogni anno a 500 donne incinte e bambini di ricevere nutrimento, cure e formazione nei primi 1.000 giorni di vita.

Ogni mamma spera il meglio per il proprio bambino ancor prima di stringerlo tra le braccia. Desidera per lui una vita dignitosa, la salute, la possibilità di crescere. Il suo sogno è proteggerlo, nutrirlo, vederlo diventare adulto.Garantire cibo, cure e sostegno nei primi 1.000 giorni significa cambiare per sempre la vita di un bambino e della sua comunità.

Per ulteriori informazioni: Rwanda, per Natale dona i primi 1.000 giorni di vita – Società di San Vincenzo De Paoli

Papa Leone XIV saluta i libanesi chiedendo pace nel Medio Oriente

E’ terminato il primo viaggio apostolico in Turchia ed in Libano di papa Leone XIV, che nella cerimonia di congedo ha ripercorso alcune tappe dei giorni trascorsi ed ha auspicato la pace lanciando un appello perché cessino le ostilità in Medio Oriente, frammisto da un sentimento di nostalgia:

“Partire è più difficile che arrivare. Siamo stati insieme, ed in Libano stare insieme è contagioso: ho trovato qui un popolo che non ama l’isolamento, ma l’incontro. Così, se arrivare significava entrare con delicatezza nella vostra cultura, lasciare questa terra è portarvi nel cuore. Noi non ci lasciamo, dunque, ma essendoci incontrati andremo avanti insieme. E speriamo di coinvolgere in questo spirito di fraternità e di impegno per la pace tutto il Medio Oriente, anche chi oggi si considera nemico”.

Il pensiero è andato a papa Francesco, che aveva desiderato tanto questo viaggio: “Sono grato, dunque, dei giorni trascorsi con voi e mi rallegro aver potuto realizzare il desiderio del mio amato predecessore, papa Francesco, che tanto avrebbe voluto essere qui. Lui, in realtà, è con noi, cammina con noi insieme ad altri testimoni del Vangelo che ci attendono nell’abbraccio eterno di Dio: siamo eredi di ciò che hanno creduto, della fede, della speranza e dell’amore che li hanno animati”.

Inoltre un pensiero particolare è stato rivolto per la religiosità del popolo libanese: “Ho visto di quanta venerazione il vostro popolo circonda la Beata Vergine Maria, tanto cara sia ai cristiani sia ai mussulmani. Ho pregato alla tomba di San Charbel, percependo le profonde radici spirituali di questo Paese: quanta linfa dalla vostra storia può sostenere il difficile cammino verso il futuro!

Mi ha toccato il cuore la breve visita al porto di Beirut, dove l’esplosione ha devastato non soltanto un luogo, ma tante vite. Ho pregato per tutte le vittime e porto con me il dolore e la sete di verità e di giustizia di tante famiglie, di un intero Paese”.

Quindi ha ringraziato tutti per l’accoglienza: “Ho incontrato, in questi pochi giorni, molti volti e stretto tante mani, ricevendo da questo contatto fisico e interiore un’energia di speranza. Siete forti come i cedri, gli alberi delle vostre belle montagne, e pieni di frutti come gli ulivi che crescono in pianura, nel sud e vicino al mare. Saluto, a questo proposito, tutte le regioni del Libano che non è stato possibile visitare: Tripoli e il nord, la Beqa’ e il sud del Paese, Tiro, Sidone (luoghi biblici), tutte quelle aree, specialmente nel sud, che sperimentano una continua situazione di conflitto e di incertezza. A tutti il mio abbraccio e il mio augurio di pace”.

Ed ecco il suo appello alla pace, riprendendo le parole di papa san Giovanni Paolo II: “Ed anche un accorato appello: cessino gli attacchi e le ostilità. Nessuno creda più che la lotta armata porti qualche beneficio. Le armi uccidono, la trattativa, la mediazione e il dialogo edificano. Scegliamo tutti la pace come via, non soltanto come meta! Ricordiamo quanto vi disse san Giovanni Paolo II: il Libano, più che un Paese, è un messaggio! Impariamo a lavorare insieme e a sperare insieme, perché sia realmente così”.

Però prima della partenza il papa ha celebrato la messa nel Beirut Waterfront con un forte appello conclusivo alla pace: “Cari cristiani del Levante, quando i risultati dei vostri sforzi di pace tardano ad arrivare, vi invito ad alzare lo sguardo al Signore che viene! Guardiamo a Lui con speranza e coraggio, invitando tutti a incamminarsi sulla via della convivenza, della fraternità e della pace. Siate costruttori di pace, annunciatori di pace, testimoni di pace!”

Per questo ha chiesto di percorrere una strada nuova: “Il Medio Oriente ha bisogno di atteggiamenti nuovi, per rifiutare la logica della vendetta e della violenza, per superare le divisioni politiche, sociali e religiose, per aprire capitoli nuovi all’insegna della riconciliazione e della pace. La via dell’ostilità reciproca e della distruzione nell’orrore della guerra è stata percorsa troppo a lungo, con i risultati deplorevoli che sono sotto gli occhi di tutti. Occorre cambiare strada, occorre educare il cuore alla pace”.

L’appello è un invito anche alla comunità internazionale: “Da questa piazza, prego per il Medio Oriente e per tutti i popoli che soffrono a causa della guerra. Offro anche preghiere auspicando una pacifica soluzione delle attuali controversie politiche in Guinea Bissau. E non dimentico le vittime dell’incendio a Hong Kong e le loro famiglie.

Prego in modo speciale per l’amato Libano! Chiedo nuovamente alla comunità internazionale di non risparmiare alcuno sforzo nel promuovere processi di dialogo e riconciliazione. Rivolgo un accorato appello a quanti sono investiti di autorità politica e sociale, qui e in tutti i Paesi segnati da guerre e violenze: ascoltate il grido dei vostri popoli che invocano pace!

Mettiamoci tutti al servizio della vita, del bene comune, dello sviluppo integrale delle persone. Ed a voi, cristiani del Levante, cittadini a pieno titolo di queste terre, ripeto: coraggio! Tutta la Chiesa guarda a voi con affetto e ammirazione. La Vergine Maria, Nostra Signora di Harissa, vi protegga sempre!”

Mentre nell’omelia ha invitato a dare lode a Dio: “La dimensione della lode, però, non sempre trova spazio dentro di noi. A volte, appesantiti dalle fatiche della vita, preoccupati per i numerosi problemi che ci circondano, paralizzati dall’impotenza dinanzi al male e oppressi da tante situazioni difficili, siamo più portati alla rassegnazione e al lamento, che allo stupore del cuore e al ringraziamento”.

E’ stato un particolare invito alla popolazione libanese: “L’invito a coltivare sempre atteggiamenti di lode e di gratitudine, lo rivolgo proprio a voi, caro popolo libanese. A voi che siete destinatari di una bellezza rara con la quale il Signore ha impreziosito la vostra terra e che, al contempo, siete spettatori e vittime di come il male, in molteplici forme, possa offuscare questa magnificenza”.

Quindi anche se la disillusione può prendere il sopravvento il papa ha invitato a non ‘abbandonare’ la Parola di Dio: “In uno scenario di questo tipo, la gratitudine cede facilmente il posto al disincanto, il canto della lode non trova spazio nella desolazione del cuore, la sorgente della speranza viene disseccata dall’incertezza e dal disorientamento. La Parola del Signore, però, ci invita a trovare le piccole luci splendenti nel cuore della notte, sia per aprirci alla gratitudine che per spronarci all’impegno comune a favore di questa terra”.

Ed ha ricordato che il Regno di Dio nasce da un ‘germoglio’: “Come abbiamo ascoltato, il motivo del ringraziamento di Gesù al Padre non è per opere straordinarie, ma perché rivela la sua grandezza proprio ai piccoli e agli umili, a coloro che non attirano l’attenzione, che sembrano contare poco o niente, che non hanno voce.

Il Regno che Gesù viene a inaugurare, infatti, ha proprio questa caratteristica di cui ci ha parlato il profeta Isaia: è un germoglio, un piccolo virgulto che spunta su un tronco, una piccola speranza che promette la rinascita quando tutto sembra morire. Così viene annunciato il Messia e, venendo nella piccolezza di un germoglio, può essere riconosciuto solo dai piccoli, da coloro che senza grandi pretese sanno riconoscere i dettagli nascosti, le tracce di Dio in una storia apparentemente perduta”.

Questo avviene anche nella popolazione libanese: “Piccole luci che risplendono nella notte, piccoli virgulti che spuntano, piccoli semi piantati nell’arido giardino di questo tempo storico possiamo vederli anche noi, anche qui, anche oggi.

Penso alla vostra fede semplice e genuina, radicata nelle vostre famiglie e alimentata dalle scuole cristiane; penso al lavoro costante delle parrocchie, delle congregazioni e dei movimenti per andare incontro alle domande e alle necessità della gente; penso ai tanti sacerdoti e religiosi che si spendono nella loro missione in mezzo a molteplici difficoltà; penso ai laici come voi impegnati nel campo della carità e nella promozione del Vangelo nella società.

Per queste luci che faticosamente cercano di illuminare il buio della notte, per questi germogli piccoli e invisibili che aprono però la speranza nel futuro, oggi dobbiamo dire come Gesù: ‘ti rendiamo lode, o Padre!’ Ti ringraziamo perché sei con noi e non ci lasci vacillare”.

E’ stato un invito a cooperare affinché il Libano possa ritrovare la pace: “Ciascuno deve fare la sua parte e tutti dobbiamo unire gli sforzi perché questa terra possa ritornare al suo splendore. E abbiamo un solo modo per farlo: disarmiamo i nostri cuori, facciamo cadere le corazze delle nostre chiusure etniche e politiche, apriamo le nostre confessioni religiose all’incontro reciproco, risvegliamo nel nostro intimo il sogno di un Libano unito, dove trionfino la pace e la giustizia, dove tutti possano riconoscersi fratelli e sorelle e dove, finalmente, possa realizzarsi quanto ci descrive il profeta Isaia: ‘Il lupo dimorerà con l’agnello, il leopardo si sdraierà accanto al capretto, il vitello e il leoncello pascoleranno insieme’.

Questo è il sogno a voi affidato, è ciò che il Dio della pace mette nelle vostre mani. Libano, rialzati! Sii casa di giustizia e di fraternità! Sii profezia di pace per tutto il Levante!”

La mattina si era aperta con la visita all’Ospedale de la Croix, gestito dalla congregazione delle Suore Francescane della Croce, dove ha salutato i malati: “Quanto si vive in questo luogo è un monito per tutti, per la vostra terra ma anche per l’intera umanità: non possiamo dimenticarci dei più fragili, non possiamo immaginare una società che corre a tutta velocità aggrappandosi ai falsi miti del benessere, ignorando tante situazioni di povertà e di fragilità”.

Ed ha concluso con un invito alla cura dei poveri e dei deboli: “In particolare noi cristiani, che siamo la Chiesa del Signore Gesù, siamo chiamati a prenderci cura dei poveri: il Vangelo stesso ce lo chiede e (non dimentichiamolo) il grido dei poveri che attraversa anche la Scrittura ci interpella…

A voi, cari fratelli e sorelle segnati dalla malattia, vorrei solo ricordare che siete nel cuore di Dio nostro Padre. Egli vi porta sul palmo delle sue mani, vi accompagna con amore, vi offre la sua tenerezza attraverso le mani e i sorrisi di chi si prende cura della vostra vita. A ciascuno di voi oggi il Signore ripete: ti amo, ti voglio bene, sei mio figlio! Non dimenticatelo mai!”

Subito dopo ha visitato il porto di Beirut per raccogliersi in preghiera nel luogo della devastante duplice esplosione che il 4 agosto 2020 ha provocato la morte di oltre 200 persone, 7000 feriti e circa 300000 gli sfollati, deponendo una corona di fiori davanti al monumento, che ricorda le vittime.

(Foto: Santa Sede)

Papa Leone XIV in Turchia richiama alla responsabilità della pace

“Grazie di cuore per la cortese accoglienza! Sono lieto di iniziare dal vostro Paese i viaggi apostolici del mio pontificato, dal momento che questa terra è legata inscindibilmente alle origini del cristianesimo e oggi richiama i figli di Abramo e l’umanità intera a una fraternità che riconosca e apprezzi le differenze”: nel primo discorso alle autorità della Turchia papa Leone XIV ha esortato a valorizzare le diversità, sottolineando il desiderio da parte dei cristiani di contribuire all’unità del Paese.

Nel discorso alle autorità il papa ha evidenziato la responsabilità a realizzare la pace: “E’ vero, il nostro mondo ha alle spalle secoli di conflitti e attorno a noi esso è ancora destabilizzato da ambizioni e decisioni che calpestano la giustizia e la pace. Tuttavia, davanti alle sfide che ci interpellano, essere un popolo dal grande passato rappresenta un dono e una responsabilità”.

Riprendendo l’immagine del ponte sullo stretto dei Dardanelli, scelta come logo del viaggio papale, il papa ha sottolineato il ‘posto’ che ha questo Paese: “Voi avete un posto importante nel presente e nel futuro del Mediterraneo e del mondo intero, anzitutto valorizzando le vostre interne diversità. Prima di collegare Asia ed Europa, Oriente e Occidente, infatti, quel ponte lega la Türkiye a sé stessa, ne compone le parti e così ne fa, per così dire, dall’interno un crocevia di sensibilità, che omologare rappresenterebbe un impoverimento. Una società, infatti, è viva se è plurale: sono i ponti fra le sue diverse anime a renderla una società civile. Oggi le comunità umane sono sempre più polarizzate e lacerate da posizioni estreme, che le frantumano”.

Tale ponte può essere un presidio contro la ‘globalizzazione dell’indifferenza’: “L’immagine del grande ponte è di aiuto anche in questo senso. Dio, rivelandosi, ha stabilito un ponte fra cielo e terra: lo ha fatto perché il nostro cuore cambiasse, diventando simile al suo. E’ un ponte sospeso, grandioso, che quasi sfida le leggi della fisica: così è l’amore, che, oltre alla dimensione intima e privata, ha anche quella visibile e pubblica”.

Per questo è importante la religione: “Giustizia e misericordia sfidano la legge della forza e osano chiedere che la compassione e la solidarietà siano considerate criteri di sviluppo. Per questo, in una società come quella turca, dove la religione ha un ruolo visibile, è fondamentale onorare la dignità e la libertà di tutti i figli di Dio: uomini e donne, connazionali e stranieri, poveri e ricchi. Tutti siamo figli di Dio e questo ha conseguenze personali, sociali e politiche. Chi ha un cuore docile al volere di Dio promuoverà sempre il bene comune e il rispetto per tutti”.

Ed ha sottolineato che lo sviluppo è una grande sfida: “Oggi questa è una grande sfida, che deve rimodellare le politiche locali e le relazioni internazionali, specialmente davanti a un’evoluzione tecnologica che potrebbe altrimenti accentuare le ingiustizie, invece di contribuire a dissolverle. Persino le intelligenze artificiali, infatti, riproducono le nostre preferenze e accelerano i processi che, a ben vedere, non sono le macchine, ma è l’umanità ad avere intrapreso. Lavoriamo dunque insieme, per modificare la traiettoria dello sviluppo e per riparare i danni già inferti all’unità della famiglia umana”.

Infatti contro il consumismo il papa ha ‘opposto’ la cultura dei legami: “A questo inganno delle economie consumistiche, in cui le solitudini diventano business, è bene rispondere con una cultura che apprezza gli affetti e i legami. Solo insieme diventiamo autenticamente noi stessi. Solo nell’amore diventa profonda la nostra interiorità e forte la nostra identità. Chi disprezza i legami fondamentali e non impara a sostenerne persino i limiti e le fragilità, più facilmente diventa intollerante e incapace di interagire con un mondo complesso”.

In tali legami è fondamentale il ruolo della donna: “Nella vita familiare infatti emergono in modo del tutto specifico il valore dell’amore coniugale e l’apporto femminile. Le donne, in particolare, anche attraverso lo studio e la partecipazione attiva alla vita professionale, culturale e politica, sempre più si mettono a servizio del Paese e della sua positiva influenza nel panorama internazionale. Dunque, sono molto da apprezzare le importanti iniziative in tal senso, a sostegno della famiglia e del contributo femminile alla piena fioritura della vita sociale”.

In conclusione ha ricordato l’importanza del dialogo: “Oggi più che mai c’è bisogno di personalità che favoriscano il dialogo e lo pratichino con ferma volontà e paziente tenacia. Dopo la stagione della costruzione delle grandi organizzazioni internazionali, seguita alle tragedie delle due guerre mondiali, stiamo attraversando una fase fortemente conflittuale a livello globale, in cui prevalgono strategie di potere economico e militare, alimentando quella che papa Francesco chiamava ‘terza guerra mondiale a pezzi’. Non bisogna cedere in alcun modo a questa deriva!”

Ed è consapevole del rischio che si sta correndo, offrendo l’aiuto della Chiesa: “Ne va del futuro dell’umanità. Perché le energie e le risorse assorbite da questa dinamica distruttiva sono sottratte alle vere sfide che la famiglia umana oggi dovrebbe affrontare invece unita, cioè la pace, la lotta contro la fame e la miseria, per la salute e l’educazione e per la salvaguardia del creato.

La Santa Sede, con la sua sola forza, che è quella spirituale e morale, desidera cooperare con tutte le Nazioni che hanno a cuore lo sviluppo integrale di ogni uomo e di tutti gli uomini e le donne. Camminiamo insieme, allora, nella verità e nell’amicizia, confidando umilmente nell’aiuto di Dio”.

(Foto: Santa Sede)

Azione contro la fame presenta la mappa delle 10 (+3) principali emergenze alimentari globali

Azione Contro la Fame presenta le Giornate Contro la Fame, una grande mobilitazione annuale che coinvolgerà famiglie, aziende, istituzioni, media, testimonial, content creator, scuole e ristoranti con un obiettivo comune: garantire a tutte le persone il diritto al cibo e a un’alimentazione sana, in Italia e nel mondo.

“Oggi più che mai serve un approccio integrato, capace di rispondere alle emergenze ma anche di costruire autonomia nel lungo periodo: questo è l’unico modo per spezzare davvero il ciclo della fame e della malnutrizione. E questo vale ovunque — non solo nelle geografie lontane, ma anche nelle fasce più vulnerabili delle nostre città. Con Giornate Contro la Fame vogliamo attivare quante più persone possibili perché fermare la fame è possibile.”- dichiara Simone Garroni, direttore di ‘Azione Contro la Fame’ Italia.

Nei giorni scorsi presso la Triennale di Milano si è tenuto il primo appuntamento legato all’iniziativa: la presentazione della “Mappa delle 10 (+3) principali emergenze alimentari globali”. Il report, integrando i dati dello State of Food Security and Nutrition in the World 2025 (SOFI) e del Global Report on Food Crises 2025 (GRFC), fornisce un quadro completo delle crisi più significative nel mondo. Il documento non si limita ai numeri: raccoglie testimonianze dirette, propone una lettura dai Paesi oggetto di analisi, basata sui progetti di aiuto di Azione Contro la Fame e indica possibili interventi concreti per migliorare le situazioni di crisi.

La mappa analizza i 10 Paesi con il maggior numero di persone in insicurezza alimentare acuta (IPC Fase 3 o superiore): Nigeria, Sudan, Repubblica Democratica del Congo, Bangladesh, Etiopia, Yemen, Afghanistan, Pakistan, Myanmar e Siria. Qui si concentrano oltre 196.000.000 persone che soffrono la fame acuta, due terzi del totale mondiale. A questa analisi si aggiungono tre contesti particolarmente critici perché combinano un’elevata incidenza della fame e un rischio concreto di carestia (IPC Fase 5): la Striscia di Gaza, il Sud Sudan e Haiti.

“In tutti questi contesti noi di Azione Contro la Fame lavoriamo da anni. I tagli ai finanziamenti, le barriere all’intervento umanitario e la mancanza di sicurezza interrompono le catene di approvvigionamento e rallentano le operazioni umanitarie, compromettendo la distribuzione di aiuti salvavita.” – commenta Garroni – “Non è il momento di effettuare tagli. E’ il momento di garantire finanziamenti adeguati e accesso umanitario”.

“Mi chiamo Zuwaira Shehu e vivo in un piccolo villaggio nello Stato di Sokoto, in Nigeria. La vita qui è dura: il cibo non basta e l’acqua non è pulita, così i bambini si ammalano spesso. Ho perso cinque figli nello stesso mese. Anni dopo sono diventata di nuovo madre, ma anche la mia bambina si è ammalata. Era debole e temevo la stessa sorte. Gli operatori l’hanno accolta e curata gratuitamente. Dopo due giorni, ha riaperto gli occhi e pochi giorni dopo siamo potute tornare a casa. E’ stata la prima paziente guarita in questa clinica” racconta Zuwaira, assistita nella clinica locale nello Stato di Sokoto.

“Cerco altre parole, ma non credo possano davvero esprimere ciò che abbiamo vissuto. Abbiamo perso familiari, cugini, amici e i luoghi che amavamo esistono ormai solo nei nostri ricordi. Le nostre vite di prima della guerra sembrano dimenticate per sempre” narra un residente sfollato nel nord di Gaza.

Nel mese di novembre 2025 presso la Camera dei Deputati sarà presentato l’ ‘Atlante della Fame in Italia’, un report sull’insicurezza alimentare, l’accesso al cibo e le politiche di welfare nel nostro Paese realizzato in collaborazione con Percorsi di Secondo Welfare (Laboratorio di ricerca e informazione dell’Università degli Studi di Milano) e ISTAT. Anche nel nostro Paese, infatti, oltre 1.500.000 persone nell’ultimo anno hanno vissuto momenti o periodi in cui non avevano risorse economiche sufficienti per acquistare il cibo necessario e quasi 5 milioni non hanno accesso a una alimentazione adeguata.

Dal 16 ottobre al 31 dicembre 2025 andrà in onda una campagna nazionale con la partecipazione di Miriam Candurro, Germano Lanzoni e Giorgio Pasotti, diffusa sui principali media offline e online, con spot TV, iniziative di comunicazione e contenuti sviluppati insieme a divulgatori e content creator. Tutti gli appuntamenti è possibile andare su: azionecontrolafame.it/giornate-contro-la-fame.

Le Giornate Contro la Fame sono sostenute da una vasta rete di partner, tra cui Capgemini, Cielo e Terra, Radio Deejay e Radio Capital, EDUCatt, Ferrari Trento, FIPE, Fondazione Conad, Fondazione De Agostini, Fondazione SNAM, Gastronomika, Gruppo Enercom, Metro Italia, Michelin Italiana, Reporter Gourmet, Sole365, Surgiva, The Fork e Ticketmaster Italia. Una collaborazione che dimostra come la lotta contro la fame richieda l’impegno condiviso di imprese, istituzioni e cittadini, in un’ottica di corresponsabilità e impegno globale.

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