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Meter: l’abuso digitale travolge l’infanzia
‘L’abuso digitale travolge l’infanzia: oltre 8.000 vittime di deepnude e 2.500.000 contenuti reali tra foto e video’: lo ha affermato il Report Meter 2025, presentato nei giorni scorsi a Roma dall’associazione ‘Meter’, fondata e presieduta da don Fortunato Di Noto, da oltre 30 anni in prima linea contro la pedofilia e pedopornografia.
Nel rapporto si evidenzia “una trasformazione profonda del fenomeno, sempre più caratterizzato dall’uso di tecnologie avanzate e strumenti difficili da intercettare. TikTok, Telegram, Signal insieme ad aree meno accessibili della rete come il Dark Web rappresentano oggi alcuni dei principali canali di diffusione e scambio di materiale pedopornografico, in un contesto ulteriormente aggravato dall’intelligenza artificiale generativa, in grado di creare immagini e video manipolati e di produrre contenuti deepnude”.
Dai dati emerge che nel 2025 sono stati identificati 8.213 minori vittime di deepnude, ovvero immagini generate artificialmente in cui i minori vengono denudati o manipolati digitalmente. Questo dato si aggiunge alle 785.072 immagini e ai 1.733.043 video contenenti abusi reali su minori, segnalati nello stesso periodo, come ha spiegato don Fortunato Di Noto: “Le immagini deepnude rappresentano una forma particolarmente grave di abuso, perché colpiscono sempre una vittima reale: il minore la cui immagine viene manipolata senza alcun consenso. L’Intelligenza Artificiale trasforma materiale innocuo in contenuto sessuale, con una violazione profonda dell’identità, dignità e sicurezza del minore”.
Queste pratiche “alimentano il mercato pedopornografico e le richieste dei circuiti criminali, esponendo le vittime a conseguenze psicologiche serie, tra cui ansia, senso di colpa, isolamento, paura e ricatto. Oltre al danno individuale, queste pratiche hanno un effetto destabilizzante sulla società, perché normalizzano comportamenti criminali e incoraggiano la diffusione di materiale pedopornografico reale, aumentando la pressione sui sistemi di protezione dell’infanzia”.
Infatti, grazie all’attività dell’Osservatorio mondiale contro la pedofilia, l’associazione Meter ha individuato 115 gruppi e bot attivi tra Signal e Telegram, utilizzati per la diffusione di contenuti deepnude, per un totale di 8.213 minori vittime, denudati mediante l’impiego dell’Intelligenza Artificiale, di cui telegram si conferma la piattaforma maggiormente utilizzata. Tra gli strumenti per creare deepnude e deepfake emerge anche Grok, ‘il modello sviluppato da Elon Musk, responsabile della creazione di 1.121 contenuti rilevati, pari al 14% del totale’.
Però l’attività di monitoraggio ha consentito di individuare 505 domini nazionali coinvolti nella diffusione di materiale illecito. Tra i paesi e territori maggiormente interessati figurano la Nuova Zelanda con 177 segnalazioni, il territorio britannico dell’Oceano Indiano con 110, il Montenegro e la Russia con 46 ciascuno e gli Stati Uniti con 44. Tra i domini nazionali monitorati da Meter rientra il dominio italiano .IT con 14 segnalazioni effettuate.
Inoltre l’analisi dei materiali rileva una maggiore concentrazione di contenuti che coinvolgono minori nella fascia d’età compresa tra gli 8 e i 12 anni, con 422.368 foto individuate. Seguono la fascia 3-7 anni, con 360.563 foto, e la fascia 0-2 anni, con 1.972 immagini.
Il medesimo andamento si riscontra anche nei contenuti video, con numeri complessivamente più elevati: sono stati rilevati 1.337.792 video relativi alla fascia 8-12 anni, 394.417 relativi alla fascia 3-7 anni e 834 relativi alla fascia 0-2 anni. L’elevato numero di video conferma “una crescente diffusione di contenuti dinamici, più complessi da individuare e rimuovere e spesso utilizzati per la condivisione e la circolazione in contesti chiusi o criptati”.
Nel Report si sottolineano anche “forme sempre più complesse e diversificate di abuso. Tra queste emerge il fenomeno delle ‘pedomame’, ovvero donne, madri, che producono materiale pedopornografico”. Per questo sono stati documentati 11.240 video e 320 immagini diffusi attraverso piattaforme di messaggistica come Signal, Telegram e Viber. I contenuti analizzati mostrano ‘contesti domestici, elemento che suggerisce la presenza di relazioni dirette tra vittime e autrici degli abusi’. Sono stati individuati anche 24 gruppi attivi su Signal in cui minori, con un’età media di circa 11 anni, risultano ‘essere vittime di abusi commessi mediante l’utilizzo di animali’.
Un ulteriore elemento di crescente preoccupazione riguarda i casi di abuso tra minori: il 32% dei contenuti analizzati riguarda la produzione e diffusione di materiale sessualmente esplicito tra coetanei. Il 23% è riconducibile alla diffusione non consensuale di immagini intime, il 18% a episodi di ricatto sessuale (sextortion), il 15% a forme di adescamento con richieste di nudità o contenuti espliciti, mentre il 12% riguarda abusi sessuali commessi da un minore ai danni di un altro minore.
L’analisi dei dati di monitoraggio relativi alla geolocalizzazione dei server conferma nel 2025 un elemento strutturale del fenomeno: la netta concentrazione delle infrastrutture di hosting nei contesti economicamente più avanzati. La quasi totalità dei server utilizzati per l’erogazione di servizi digitali per la diffusione di CSAM sia localizzata in America (73%) e in Europa (25%), aree che ospitano la maggior parte dei grandi provider globali di servizi cloud, hosting e content delivery:
“Questo dato riflette un modello economico e industriale del web nel quale i Paesi ad alto reddito detengono il controllo delle infrastrutture della rete, fornendo direttamente o indirettamente gli strumenti tecnologici utilizzati anche per finalità pedocriminali. Le piattaforme e i servizi impiegati dai pedopornografi non nascono ai margini della rete, ma si appoggiano a ecosistemi tecnologici legittimi, scalabili e altamente performanti, spesso progettati per garantire anonimizzazione e rapidità di diffusione dei contenuti”.
In conclusione l’associazione Meter ha rinnovato l’appello ad istituzioni, organizzazioni, operatori della comunicazione e dell’informazione affinché contribuiscano “a portare all’attenzione della collettività un fenomeno grave e diffuso: la pedofilia e lo sfruttamento dei minori. Ogni numero rappresenta una vittima, un bambino o adolescente sopravvissuto agli abusi, un minore che cerca voce e protezione.
E’ fondamentale che tutti, a vario titolo, diventino promotori del benessere dei bambini, diffondendo consapevolezza, strumenti di prevenzione e informazione corretta attraverso enti che realmente operano per la tutela dei minori. Solo attraverso un impegno condiviso tra società civile, giornalisti e istituzioni sarà possibile ridurre il silenzio attorno a questi crimini, offrire supporto alle vittime e contrastare efficacemente ogni forma di abuso”.
Intelligenza Artificiale e medicina: il paziente non è un dato numerico
Nei giorni scorsi la Federazione Internazionale delle Associazioni Mediche Cattoliche e la Pontificia Accademia per la Vita hanno organizzato a Roma un meeting point a conclusione del convegno sul tema ‘Intelligenza Artificiale e Medicina’, sottolineando che l’Intelligenza Artificiale non si può sostituire al medico: “L’enorme sviluppo dei sistemi di intelligenza artificiale negli ultimi anni genera sia meraviglia per i loro risultati sia preoccupazione per i numerosi problemi che li affliggono. Sorge anche un grande interrogativo sul futuro che vogliamo costruire attraverso queste tecnologie. Per una riflessione etica sull’Intelligenza Artificiale, come per qualsiasi tecnologia, è importante non limitarsi alla sola considerazione delle prestazioni che consente, per quanto spettacolari; anche l’impatto che ha sulle relazioni personali e sociali deve essere incluso nella valutazione”.
Quindi il presidente della Pontificia Accademia per la Vita, mons. Renzo Pegoraro, ha esposto le caratteristiche principali del congresso, evidenziando come esso abbia analizzato il rapporto medico-paziente, le possibilità dell’Intelligenza Artificiale in diagnosi e prognosi e il suo impatto sul territorio, anche in ambito epidemiologico, senza trascurare la consapevolezza dei rischi: “Un’altra componente fondamentale è stata l’internazionalità con contributi provenienti dall’India, dall’America Latina, dall’Europa e dagli Stati Uniti, per comprendere esperienze e sfide globali… Il medico deve conoscere i dati e le loro dinamiche, ma non può limitarsi a un ruolo meramente tecnico: il paziente è un vissuto complesso, fatto di emozioni, paure e sentimenti”.
Per questo ha chiarito il ruolo della Chiesa nell’orientare l’uso etico delle nuove tecnologie: “Non si tratta di dire subito se strumenti come ChatGPT siano ‘buoni’ o ‘cattivi’, ma di capire come funzionano, se siano trasparenti, non discriminatori, e privi di pregiudizi… La Rome Call for AI Ethics è stata firmata da grandi aziende tecnologiche e dalle religioni abramitiche; l’anno scorso, a Hiroshima, anche buddismo, hinduismo e taoismo hanno partecipato a iniziative simili”.
Mentre il dott. Bernard Ars, presidente della federazione internazionale delle associazioni dei medici cattolici (Fiamc) ha sottolineato il successo del congresso, evidenziando come si sia trattato di una collaborazione nuova e fruttuosa: “I livelli di discussione sono stati elevati, con interventi di alto profilo e dibattiti interdisciplinari e interculturali, che hanno coinvolto sia professionisti senior sia giovani colleghi. E’ stata una riflessione che offre punti di riferimento importanti per il futuro”.
Anche il dott. John Lane, vicepresidente della Fiamc, ha definito ‘straordinario’ il congresso, che ha saputo unire esperti tecnici e riflessioni filosofiche sull’intelligenza artificiale: “Il concetto chiave che mi porto dietro è l’importanza di preservare l’elemento umano nella somministrazione delle cure, evitando che le relazioni personali tra medico e paziente vengano sostituite da algoritmi. La cura è un lavoro impegnativo, come qualsiasi relazione umana, e non possiamo accettare scorciatoie che privino di umanità la pratica medica”.
La prof.ssa Therese Lysaught, teologa e bioeticista della PAV, ha evidenziato come l’intelligenza artificiale rappresenti una novità importante anche per chi studia la bioetica cattolica: “Tradizionalmente essa reagisce agli sviluppi; oggi, invece, grazie al lavoro della Pav e al sostegno del papa, possiamo mettere questi temi al centro delle discussioni in modo proattivo, valorizzando quanto di buono abbiamo visto in questi tre giorni di discussioni… Per la medicina questo approccio è affascinante, quasi come in Star Trek. Dal punto di vista della salute globale, report dall’India e dalla Catalogna mostrano come queste tecnologie possano promuovere la salute e la sua erogazione, offrendo molte possibilità di speranza a chi lavora nel settore”.
Il dott. Otmar Kloiber, segretario generale della World Medical Association, ha osservato come l’intelligenza artificiale stia rapidamente permeando la medicina, con un avvertimento sui pericoli: “L’Intelligenza Artificiale può ridurre l’interazione umana con il paziente e diventare uno strumento per fornire cure a basso costo solo a chi non può permettersi un medico. La tecnologia, invadendo i nostri spazi, può aumentare lo stress e creare nuove disuguaglianze sociali”.
Lo statement finale, firmato da mons. Pegoraro e dal dott. Ars, quindi non chiude un dibattito, ma lo apre: “Come custodi dell’assistenza ai pazienti, i medici hanno un ruolo fondamentale nel definire le modalità di adozione dell’Intelligenza Artificiale. Insistendo sul rigore etico e sulla progettazione incentrata sul paziente, possiamo garantire che l’Intelligenza Artificiale rafforzi, non comprometta, l’integrità della pratica medica. Siamo allo stesso tempo consapevoli della necessità di cooperare con gli altri attori che operano nel settore: il potere e gli interessi in gioco nella ricerca e nel controllo delle tecnologie digitali rendono essenziale un’alleanza tra tutti gli stakeholder. Questo è ciò che significa ‘Etica by design’.
Le tecniche numeriche basate sul calcolo, per quanto efficaci, presentano molti limiti epistemologici e logici. Pertanto, non possono sostituire tutte le sfaccettature del pensiero umano e tutte le dimensioni delle relazioni umane. Alcune dimensioni profonde dell’assistenza al paziente non possono essere sostituite da procedure numeriche ottimizzate e robot autonomi. Implicano gesti empatici, sguardi pieni di tenerezza e un prendersi il tempo senza alcuna considerazione per l’efficacia e la redditività.
L’Intelligenza Artificiale non può far dimenticare che la medicina non è solo una scienza o una tecnica, ma un modo umano di supportare il paziente nella sua sofferenza, anche quando qualsiasi tecnologia è inutile. Il rischio principale dei successi dell’Intelligenza Artificiale in medicina potrebbe essere il modo insidioso di suggerire progressivamente che la medicina è solo una tecnica per curare e non una profonda relazione umana di cura. Il paziente non è un problema da risolvere (con l’Intelligenza Artificiale od altre tecnologie): è un mistero che rivela Cristo stesso”.
Papa Leone XIV invita i giovani statunitensi a sognare
“Ora è il momento di sognare in grande, di essere aperti a ciò che Dio può fare attraverso le vostre vite. Essere giovani spesso porta con sé il desiderio di fare qualcosa di significativo, qualcosa che faccia davvero la differenza. Molti di voi sono pronti ad essere generosi, ad aiutare coloro che amano, a lavorare per qualcosa di più grande di voi stessi. Come ci ha ricordato Benedetto XVI, non siamo fatti per la comodità. Siamo fatti per la grandezza. Siamo fatti per Dio stesso”: così ha detto papa Leone XIV ai 16.000 giovani cattolici statunitensi riuniti al Lucas Oil Stadium di Indianapolis, che domani concludono l’incontro della National Catholic Youth Conference, il più grande evento annuale che raduna i giovani cattolici degli Usa.
Le riflessioni dei giovani delle high schools hanno toccato temi come la preghiera, le fragilità, il perdono, l’Intelligenza Artificiale ed il futuro della Chiesa, a cui il papa ha proposto di seguire la strada della santità: “Il mondo ha bisogno di famiglie sante che trasmettano la fede e mostrino l’amore di Dio nella vita quotidiana. Se sentite di poter essere chiamati al matrimonio, pregate per un coniuge che vi aiuti a crescere nella santità e nella fede. Alcuni di voi potrebbero essere chiamati al sacerdozio. Se sentite questa chiamata nel cuore, non ignoratela. Parlate con un sacerdote di cui vi fidate. Altri potrebbero essere chiamati alla vita consacrata, per essere testimoni di una vita gioiosa, completamente donata a Dio. Non abbiate paura. Chiedete al Signore di guidarvi, di mostrarvi il Suo piano. Confidate in Gesù”.
E’ stato un invito a non disperare del perdono di Dio: “Potremmo avere difficoltà a perdonare, ma il cuore di Dio è diverso. Dio non smette mai di invitarci a tornare a Lui. Quindi sì, può essere scoraggiante quando cadiamo. Ma non concentratevi solo sui vostri peccati. Guardate a Gesù, confidate nella sua misericordia e andate da lui con fiducia. Lui vi accoglierà sempre a casa… Pensate ai vostri amici più cari. Se stessero soffrendo, parlereste con loro, li ascoltereste e restereste loro vicino. Il nostro rapporto con Gesù è simile”.
Ma non poteva mancare una domanda sull’intelligenza artificiale: “L’intelligenza artificiale sta diventando una delle caratteristiche distintive del nostro tempo. Usare l’intelligenza artificiale in modo responsabile significa usarla in modi che ti aiutano a crescere, mai in modi che ti distraggono dalla tua dignità o dalla tua chiamata alla santità. L’intelligenza artificiale può elaborare le informazioni rapidamente, ma non può sostituire l’intelligenza…
La tecnologia può davvero aiutarci in molti modi, anche nel vivere la nostra fede cristiana. Ci offre strumenti incredibili per pregare, per leggere la Bibbia, per approfondire ciò in cui crediamo. E ci permette di condividere il Vangelo con persone che altrimenti non incontreremmo di persona. Ma non potrà mai sostituire le relazioni reali, faccia a faccia”.
Ed ecco l’invito a seguire l’esempio di san Carlo Acutis: “Quindi, sebbene la tecnologia possa metterci in contatto, non è la stessa cosa che essere fisicamente presenti. Dobbiamo usarla con saggezza, senza lasciare che offuschi le nostre relazioni. L’esempio virtuoso è quello di san Carlo Acutis, che metteva le sue capacità tecnologiche al servizio degli altri, esercitando disciplina e mantenendo ‘chiare’ le sue priorità.
Cari amici, vi incoraggio a seguire l’esempio di Carlo Acutis: siate consapevoli del tempo che trascorrete davanti allo schermo e assicuratevi che la tecnologia sia al servizio della vostra vita, e non il contrario”.
Però i giovani hanno la necessità di comunicare il proprio ‘stato d’animo’ ed il papa ha consigliato di affidarsi ad amici che riescono ad essere stimolo: “Nel mio tempo trascorso con i giovani ho visto come portiate gioie e speranze autentiche, ma anche difficoltà e fardelli pesanti. Dio si fa tuttavia sempre vicino, anche tramite le persone che mette sul nostro cammino.
Quando trovate qualcuno di cui vi fidate veramente, non abbiate paura di aprire il vostro cuore. E’ molto importante avere fiducia autentica, ma quando la avete sappiate che loro potranno aiutarvi a capire cosa state provando e sostenervi lungo il cammino. E’ anche importante pregare per ricevere il dono di amici sinceri. Un vero amico non è solo qualcuno con cui è piacevole stare insieme (anche se questo è un aspetto positivo) ma qualcuno che ti aiuta ad avvicinarti a Gesù e ti incoraggia a diventare una persona migliore”.
Altra domanda ha riguardato i giovani nella Chiesa con l’invito del papa ad essere protagonisti, come ha fatto san Pier Giorgio Frassati: “Gesù desidera che tutti si avvicinino a lui, e vedo questo desiderio soprattutto quando incontro giovani che cercano sinceramente Dio. La Chiesa ha bisogno di tutti noi, compresi voi, mentre avanziamo verso il futuro che Dio sta preparando…
Voi non siete solo il futuro della Chiesa, voi siete il presente! Le vostre voci, le vostre idee, la vostra fede sono importanti oggi, e la Chiesa ha bisogno di voi. La Chiesa ha bisogno di quello che vi è stato dato per essere condiviso con noi…
La vera differenza, inoltre, nasce da una fede radicata nella quotidianità, mettendosi anche al servizio dei poveri, alla stregua di un altro giovane santo, Pier Giorgio Frassati. Vi invito quindi a riflettere su queste domande: Cosa posso offrire alla Chiesa per il futuro? Come posso aiutare gli altri a conoscere Cristo? Come posso costruire pace e amicizia intorno a me?”
Ed ecco l’invito a partecipare alla vita sociale con l’avviso a porre “attenzione a non usare categorie politiche per parlare di fede. La Chiesa non appartiene ad alcun partito politico; piuttosto, la Chiesa aiuta a formare la vostra coscienza affinché possiate pensare e agire con saggezza e amore”.
Infine ha chiesto ai giovani di non perdere occasione di sognare: “Ora è il momento di sognare in grande e di essere aperti a ciò che Dio può fare attraverso le vostre vite. Essere giovani spesso comporta il desiderio di fare qualcosa di significativo, qualcosa che faccia davvero la differenza. Molti di voi sono pronti a essere generosi, ad aiutare coloro che amano o a lavorare per qualcosa di più grande di voi stessi. … Nel profondo, desideriamo la verità, la bellezza e la bontà perché siamo stati creati per esse. E questo tesoro che cerchiamo ha un nome: Gesù, che vuole essere trovato da voi.
(Foto: Santa Sede)
Don Nicola Rotundo: l’educazione al tempo dell’Intelligenza Artificiale
“Viviamo in un ambiente educativo complesso, frammentato, digitalizzato. Proprio per questo è saggio fermarsi e recuperare lo sguardo sulla ‘cosmologia della paideia cristiana’: una visione che, lungo i secoli, ha saputo rinnovare sé stessa e ispirare positivamente tutte le poliedriche sfaccettature dell’educazione. Fin dalle origini, il Vangelo ha generato ‘costellazioni educative’: esperienze umili e forti insieme, capaci di leggere i tempi, di custodire l’unità tra fede e ragione, tra pensiero e vita, tra conoscenza e giustizia. Esse sono state, in tempesta, àncora di salvezza; e in bonaccia, vela spiegata. Faro nella notte per guidare la navigazione”.
Prendendo spunto da questo paragrafo del proemio della lettera apostolica ‘Disegnare nuove mappe di speranza’, che papa Leone XIV ha scritto per il 60^ anniversario della Dichiarazione conciliare ‘Gravissimum educationis’ sull’educazione, abbiamo iniziato un dialogo con don Nicola Rotundo, presbitero dell’arcidiocesi metropolitana di Catanzaro-Squillace, dottore in Teologia Morale presso l’Accademia Alfonsiana in Roma e Cultore della Materia all’Università della Calabria, ed autore di libri sul rapporto tra teologia ed intelligenza artificiale, quali ‘Per una econom-IA etica’, ‘Intelligenza Artificiale. Un punto di vista etico-sociale’, ‘Etica Armonica. Riflessioni per innovare l’economia e il lavoro’.
Perché per la Chiesa l’educazione ‘non è attività accessoria, ma forma la trama stessa dell’evangelizzazione’?
“La Chiesa deve andare, fare discepoli, battezzare, insegnare ciò che Cristo Gesù ha comandato. Senza insegnamento non c’è evangelizzazione. Evangelizzare è porre il Vangelo e la verità di ogni Parola del Vangelo nel cuore di ogni uomo. Le parole del Santo Padre nella ‘Lettera Apostolica’ affermano come l’educazione sia il modo concreto in cui il Vangelo possa diventare esperienza personale e tessuto sociale. Infatti, educare significa accompagnare la crescita integrale (intelligenza, affettività, volontà e spiritualità) e così rendere visibile la carità evangelica nella vita quotidiana. In questo senso l’annuncio cristiano trova nella scuola, nella famiglia, nelle comunità formative il laboratorio in cui prende forma una vita buona per sé e per gli altri”.
Per quale motivo il papa ha invitato a ‘disegnare nuove mappe di speranza’?
“Ogni discepolo di Gesù è chiamato a dare pieno sviluppo e pieno compimento alla sua personale mappa già disegnata dallo Spirito del Signore. L’invito di papa Prevost nasce dalla constatazione che il mondo sia cambiato profondamente e che le risposte educative del passato non siano più sufficienti. Disegnare mappe nuove significa inventare percorsi e cammini capaci di orientare in contesti complessi: crisi ambientali, disuguaglianze, fragilità identitarie, innovazioni tecnologiche. E’ un’esortazione a coltivare un umanesimo creativo, corale e profetico che sappia immaginare futuri sostenibili e inclusivi, ridisegnando relazioni educative, spazi formativi e priorità sociali”.
In quale modo l’educazione può ‘navigare nuovi spazi’?
Ogni persona che si lascia evangelizzare è un ‘nuovo spazio’. E’ quindi necessario seminare sempre la Parola di Dio, anche attraverso nuove metodologie e alleanze sociali. Si tratta di promuovere approcci interdisciplinari, imparare ad intessere collaborazioni tra famiglia, scuola, università, parrocchie e realtà civili. Significa anche coltivare capacità di ascolto, discernimento e responsabilità. L’educazione diventa una sorta di ‘navigazione accompagnata’: mappe condivise, con compagni di viaggio competenti e misericordiosi”.
Quale sfida lancia l’Intelligenza Artificiale al mondo educativo?
“Dobbiamo ricordare che l’Intelligenza Artificiale è una tra le tante invenzioni dell’uomo; la sfida per il mondo educativo è sapere usare e insegnare a sapere usare questa nuova invenzione. E’ l’uomo che governa l’Intelligenza Artificiale e non è l’Intelligenza Artificiale che deve governare l’uomo, altrimenti l’uomo diviene schiavo e prigioniero di una macchina. E’ altresì necessario integrare le tecnologie per potenziare apprendimento e accesso, senza perdere il primato della relazione, della creatività, della capacità di errore e del giudizio etico che definiscono la persona. Gli educatori devono diventare mediatori critici, capaci di usare l’Intelligenza Artificiale come alleata e non come surrogato dell’incontro formativo.
Come si mantiene la dignità della persona in un mondo sempre più tecnologizzato?
“Per mantenere la dignità umana, è necessaria una tecnologia «antropocentrica». Questo implica regole etiche nella progettazione tecnologica, educazione alla cittadinanza digitale, e coltivazione di competenze critiche e relazionali. In tal senso le scuole e le comunità devono assumersi la responsabilità di formare cittadini capaci di scegliere e non solo di subire gli output provenienti dai sempre più performanti chatbot”.
Allora, come fare buon uso della tecnologia?
“Ogni invenzione dell’uomo è sempre dall’uso bivalente e anche multivalente. Occorre quindi formare la coscienza morale, insegnando all’uomo che ogni suo atto ha delle conseguenze eterne. Attraverso una formazione di chi è deputato a formare le nuove generazioni, ricordando che tutto è dono di Dio e poi anche dono dell’uomo all’uomo, sarà possibile fare un buon uso della tecnologia”.
Concludendo l’intervista chiediamo un’ultima parola di speranza: “L’educazione rimane la grande risorsa per tracciare mappe di speranza: è attraverso la pazienza formativa, la capacità di ascolto e la creatività educativa che possiamo orientare le nuove generazioni verso un futuro più umano e solidale. Papa Leone XIV, concludendo l’udienza con gli studenti partecipanti al Giubileo del Mondo Educativonello scorso 30 ottobre, ha rafforzato il concetto: ‘Anche l’Intelligenza Artificiale è una grande novità (una delle ‘rerum novarum’, cioè delle cose nuove) del nostro tempo: non basta tuttavia essere ‘intelligenti’ nella realtà virtuale, ma bisogna essere umani con gli altri’”.
(Tratto da Aci Stampa)
Papa Leone XIV invita gli operatori sanitari a prendersi cura del malato
“Estendo i miei migliori auguri di preghiera a tutti i partecipanti al Congresso Internazionale intitolato ‘IA e Medicina: la sfida della dignità umana’. In particolare, vorrei esprimere la mia gratitudine e il mio apprezzamento per l’argomento che avete scelto di trattare”: nel messaggio ai partecipanti al Congresso Internazionale organizzato dalla Pontificia Accademia per la Vita e dalla Federazione Internazionale delle Associazioni Mediche Cattoliche (FIAMC sul tema ‘Intelligenza Artificiale e Medicina: la sfida della dignità umana’, in programma fino a mercoledì 12 novembre papa Leone XIV ha messo in guardia dai pericoli dei progressi tecnologici.
‘AI e Medicina. La sfida della Dignità Umana’ è il tema del Congresso internazionale; per questo il papa ha sottolineato l’importante ruolo della tecnologia: “La rivoluzione digitale sta giocando un ruolo centrale nel plasmare quello che papa Francesco ha definito un ‘cambiamento epocale’. Stiamo attualmente assistendo ad un’epoca di nuovi progressi tecnologici paragonabili per certi aspetti alla Rivoluzione Industriale, ma più pervasivi”.
Infatti si sta assistendo ad un cambiamento del pensiero influenzato dai ‘progressi tecnologici’: “Influenzano profondamente il nostro modo di pensare, alterando la nostra comprensione delle situazioni e il modo in cui percepiamo noi stessi e gli altri. Attualmente interagiamo con le macchine come se fossero interlocutori, diventando quasi una loro estensione. In questo senso, non solo corriamo il rischio di perdere di vista i volti delle persone che ci circondano, ma anche di dimenticare come riconoscere e apprezzare tutto ciò che è veramente umano”.
Però al contempo è necessario garantire la dignità umana: “Non c’è dubbio che lo sviluppo tecnologico abbia portato, e continui a portare, benefici significativi all’umanità, in particolare nei campi della medicina e della salute. Per garantire un vero progresso, è fondamentale che la dignità umana e il bene comune rimangano priorità assolute per tutti, sia singoli individui che enti pubblici”.
Quindi per tutelare questa garanzia occorre utilizzare la tecnologia nel migliore dei modi: “E’ facile riconoscere il potenziale distruttivo della tecnologia e persino della ricerca medica quando vengono messe al servizio di ideologie antiumane. In questo senso, gli eventi storici rappresentano un monito: gli strumenti a nostra disposizione oggi sono ancora più potenti e possono produrre un effetto ancora più devastante sulla vita degli individui e dei popoli. Tuttavia, se sfruttati e posti al vero servizio della persona umana, questi effetti possono anche essere trasformativi e benefici”.
Ecco il motivo per cui è importante l’impegno degli operatori sanitari per la cura, come aveva sottolineato nelle dichiarazioni del Dicastero per la dottrina della fede ‘Dignitas Infinita’ ed ‘Antiqua et Nova’: “Da questo punto di vista, considero di grande importanza il vostro impegno nell’esplorazione del potenziale dell’Intelligenza Artificiale (IA) in medicina. La fragilità della condizione umana si manifesta spesso nel campo della medicina, ma non dobbiamo mai dimenticare la ‘dignità ontologica che appartiene alla persona in quanto tale per il solo fatto di esistere ed essere voluta, creata e amata da Dio’.
Proprio per questo, ‘gli operatori sanitari hanno la vocazione e la responsabilità di essere custodi e servitori della vita umana’, soprattutto nelle sue fasi più vulnerabili. Lo stesso si può dire di coloro che sono responsabili dell’uso dell’IA in questo campo. Infatti, quanto più è fragile la vita umana, tanto maggiore è la nobiltà richiesta a coloro a cui è affidata la sua cura”.
Perciò l’assistenza segna l’insostituibilità delle relazioni: “L’obiettivo di fornire assistenza alle persone sottolinea la natura insostituibile delle relazioni umane in questo contesto. La professionalità medica, infatti, richiede non solo le necessarie competenze specifiche, ma anche la capacità di comunicare e di essere vicini agli altri. Non può mai ridursi alla mera risoluzione di un problema”.
Per questo la tecnologia non può sminuire la relazione: “Allo stesso modo, i dispositivi tecnologici non devono mai sminuire la relazione personale tra pazienti e operatori sanitari. Infatti, se l’IA deve essere al servizio della dignità umana e dell’efficace erogazione dell’assistenza sanitaria, dobbiamo garantire che essa migliori realmente sia le relazioni interpersonali sia l’assistenza fornita”.
Infine ha concluso auspicando la collaborazione tra i vari enti che operano nel settore sanitario: “Considerati gli enormi interessi economici spesso in gioco nei campi della medicina e della tecnologia, e la conseguente lotta per il controllo, è essenziale promuovere un’ampia collaborazione tra tutti coloro che operano nel settore sanitario e in politica, che si estenda ben oltre i confini nazionali”.
Ed aprendo il convegno il prof. Bernard Ars, presidente della FIAMC, ha sostenuto che “l’IA è certamente un ottimo ausilio tecnico per la medicina. Tuttavia, di fronte alla sua innegabile potenza, il medico non può rimanere affascinato, ma deve pensare e far vedere che l’essere umano non è l’oggetto di un problema da risolvere, ma una realtà ricca e profonda, che va avvicinata attraverso e in un rapporto accogliente con la sua esperienza. L’A.I. deve rimanere al servizio del paziente!”
Mentre mons. Renzo Pegoraro, presidente della Pontificia Accademia per la Vita, ha sottolineato che “insieme alla Federazione Internazionale dei Medici Cattolici, riteniamo di poter offrire un momento significativo di conoscenza, di approfondimento, di confronto, per affrontare queste nuove sfide che l’intelligenza artificiale sta rappresentando nel campo della medicina e della sanità”.
Disegnare nuove mappe di speranza: l’educazione nell’era dell’Intelligenza Artificiale
Nel sessantesimo anniversario della dichiarazione conciliare ‘Gravissimum educationis’, papa Leone XIV ha consegnato alla Chiesa una Lettera Apostolica che non si limita a commemorare un documento storico, ma che rilancia con forza e lucidità la missione educativa della comunità cristiana nel mondo contemporaneo. Si tratta di un testo profondo, profetico, che affronta le sfide del nostro tempo con lo sguardo della fede e la concretezza della Dottrina Sociale della Chiesa.
Tra i suoi passaggi più significativi, una sezione si impone come uno snodo cruciale, in cui il Pontefice affronta il tema dell’Intelligenza Artificiale (IA) e degli ambienti digitali con una visione etica e teologica all’altezza della complessità attuale: ‘Il punto decisivo non è la tecnologia, ma l’uso che ne facciamo. L’intelligenza artificiale e gli ambienti digitali vanno orientati alla tutela della dignità, della giustizia e del lavoro; vanno governati con criteri di etica pubblica e partecipazione; vanno accompagnati da una riflessione teologica e filosofica all’altezza’ (§9.3).
Queste parole, non sono solo un avvertimento, ma una chiamata alla responsabilità. Il papa non demonizza la tecnologia, né la esalta in modo acritico. Piuttosto, invita a un discernimento maturo, capace di riconoscere che ogni strumento tecnico è sempre frutto di scelte umane, e che il suo impatto dipende dall’orizzonte etico e spirituale in cui viene inserito.
Nel contesto educativo, l’IA rappresenta una sfida radicale. Essa promette efficienza, personalizzazione, accesso universale alla conoscenza. Ma al tempo stesso rischia di ridurre la relazione educativa a un’interazione algoritmica, di sostituire il dialogo con la simulazione, di confondere la libertà con la previsione statistica. Il Santo Padre ci invita a non cedere alla seduzione della neutralità tecnologica: il vero nodo non è la potenza dell’IA, ma il suo orientamento.
La Chiesa, in questo scenario, è chiamata a custodire la centralità della persona, a promuovere una cultura della dignità, a formare coscienze capaci di interrogare la tecnica. L’IA, scrive il Papa, deve essere orientata alla giustizia e al lavoro: non può diventare strumento di esclusione, né motore di precarizzazione. Deve essere governata con criteri di etica pubblica, cioè con regole condivise, trasparenti, partecipate. E deve essere accompagnata da una riflessione teologica e filosofica all’altezza, capace di interrogare il senso ultimo dell’agire umano.
Il tema dell’IA si colloca pienamente nel solco della Dottrina Sociale della Chiesa (DSC), che da sempre pone la persona al centro dell’economia, della politica, della cultura. I principi di dignità, giustizia, solidarietà e sussidiarietà, che costituiscono l’ossatura della DSC, trovano in questo testo una nuova declinazione digitale. L’educazione, secondo papa Leone XIV, non può essere lasciata alle logiche di mercato, né affidata esclusivamente agli algoritmi. Deve essere un atto di giustizia, un’opera di carità, un servizio al bene comune.
Uno dei rischi più insidiosi dell’IA è la sua capacità di prevedere, orientare, influenzare le scelte individuali. In ambito educativo, questo si traduce nella possibilità di personalizzare i percorsi, ma anche di condizionare le libertà. Papa Prevost ci ricorda che l’educazione è formazione della coscienza, è esercizio della libertà, è apertura alla trascendenza. Nessun algoritmo può sostituire il discernimento, nessuna macchina può educare alla responsabilità.
Per questo, siamo chiamati a formare alla libertà digitale, alla cittadinanza critica, alla capacità di interrogare le tecnologie. Si deve insegnare ad usare l’IA come strumento, non come oracolo; come supporto, non come sostituto. È necessario promuovere una cultura dell’incontro, della relazione, della comunità, anche nei contesti virtuali.
Il richiamo della Lettera Apostolica alla riflessione teologica e filosofica, è anche un appello a una nuova alleanza tra fede e cultura. L’IA non è solo una questione tecnica: è una sfida antropologica, spirituale, escatologica. Interroga il senso dell’umano, la definizione di coscienza, il rapporto tra libertà e previsione. La teologia deve tornare a interrogare la tecnica, a illuminare le scelte, a custodire la speranza. E la filosofia deve aiutare a pensare criticamente, a decostruire le narrazioni dominanti, a restituire profondità al dibattito pubblico.
‘Disegnare nuove mappe di speranza’ è un documento che parla al cuore del nostro tempo e ci ricorda – tra l’altro – che l’educazione non può essere delegata alle macchine, ma richiede volti, mani, cuori. L’IA può essere alleata, ma non guida. Solo l’uomo può educare l’uomo. Come cristiani, come educatori, come cittadini, siamo chiamati a raccogliere questo appello. A disegnare mappe di speranza che non siano solo algoritmi, ma percorsi di libertà. Perché educare, oggi più che mai, è evangelizzare. Anche nell’era IA.
































