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Giornata dei nonni e degli anziani: un colloquio con padre Carrara sull’invecchiamento sano

“Cari fratelli e sorelle, per bocca del profeta Isaia il Signore promette che non si dimenticherà mai di nessuno di noi. Ci assicura che i nostri volti li porta disegnati sulle palme delle sue mani e che il suo amore è più grande di quello di una madre per suo figlio. Il profeta ci lascia intravedere un dialogo intimo e serrato nel quale Dio si rivolge a ciascuno ed al popolo stesso dandogli del ‘tu’. Anche oggi possiamo leggere queste parole riferite a ciascuno di noi, e ognuno può sentire quel ‘Non ti dimenticherò mai’ rivolto a sé. Sono parole che riempiono di consolazione e di fiducia”: così inizia il messaggio di papa Leone XIV in occasione della sesta Giornata mondiale dei nonni e degli anziani, che prende spunto da una frase del libro di Isaia, ‘Io invece non ti dimenticherò mai’.

In vista di tale giornata, che si celebrerà domenica 26 luglio, abbiamo chiesto allo scienziato neuroeticista e filosofo, p. Alberto Carrara, decano della facoltà di filosofia dell’Ateneo Pontificio ‘Regina Apostolorum’, presidente dell’Istituto Internazionale di Neurobioetica (IINBE), membro della Pontificia Accademia per la Vita e leader del ‘Vatican Longevity Summit’, abbiamo chiesto di raccontare il motivo per cui oggi gli anziani sono dimenticati: “Il tema scelto da papa Leone XIV per la Sesta Giornata mondiale dei Nonni e degli Anziani richiama una delle promesse più consolanti della Sacra Scrittura: Dio non dimentica mai i suoi figli.

E’ un messaggio particolarmente attuale perché viviamo in una società che, troppo spesso, misura il valore delle persone sulla base della produttività, dell’efficienza e della velocità, com’è stato recentemente approfondito anche nella prima enciclica ‘Magnifica Humanitas’. In questa prospettiva gli anziani rischiano di essere percepiti come ‘improduttivi’, e quindi marginalizzati. Non si tratta soltanto di un problema assistenziale o economico: è anzitutto una questione antropologica ed etica. L’allungamento dell’aspettativa di vita rappresenta una delle più grandi conquiste della medicina e della sanità pubblica. Tuttavia, questa conquista non è stata sempre accompagnata da un cambiamento culturale capace di riconoscere il ruolo sociale, educativo e spirituale della persona anziana.

Il risultato è una forma di ‘povertà relazionale’: molte persone vivono più a lungo, ma spesso più sole. La solitudine cronica, come oggi dimostrano numerosi studi scientifici, costituisce un vero fattore di rischio per la salute fisica e mentale, con effetti paragonabili a quelli del fumo o della sedentarietà”.

Quindi anche papa Leone XIV denuncia un avanzamento della ‘cultura dello scarto’?

“Papa Francesco aveva denunciato con forza quella che definiva la ‘cultura dello scarto’. Nel mio libro ‘L’eredità di Francesco. Il magistero bioetico di papa Bergoglio’ di quest’anno ho cercato di mostrare come questa espressione rappresenti una categoria bioetica prima ancora che sociale. Quando una società considera alcune vite meno degne di attenzione perché fragili, anziane o malate, entra in crisi il principio fondamentale della dignità umana. Proprio questa riflessione ha ispirato anche il ‘Vatican Longevity Summit’. La longevità non può essere interpretata semplicemente come un aumento degli anni di vita. La domanda decisiva non è ‘quanto vivremo?’, ma ‘come vivremo?’ e soprattutto ‘insieme a chi vivremo?’

Una società dell’invecchiamento in salute e della longevità deve diventare una società delle relazioni. Gli anziani non custodiscono soltanto ricordi del passato: custodiscono esperienza, discernimento, memoria storica e capacità di trasmettere senso. In un’epoca caratterizzata da innovazioni rapidissime, essi rappresentano un punto di equilibrio tra tradizione e futuro. Senza memoria non esiste identità, e senza identità non esiste futuro. Per questo il titolo della Giornata assume un significato ancora più profondo: ‘Io invece non ti dimenticherò mai’ (Is. 49,15). Dio non dimentica nessuno, e la comunità cristiana è chiamata a rendere visibile questa fedeltà divina attraverso una cultura della prossimità, dell’incontro e della gratitudine verso chi ci ha preceduto”.

Un versetto che è una promessa da parte di Dio per una figliolanza eterna?

“Il versetto ‘Io invece non ti dimenticherò mai’ esprime una delle immagini più profonde della rivelazione biblica: Dio instaura con ogni persona una relazione che non viene mai meno. La nostra identità non dipende dall’età, dalla salute o dall’autonomia, ma dall’essere figli amati di Dio. E’ questa la radice della dignità umana, quella ‘dignità ontologica’ o ‘fondamentale’ che papa Leone XIV approfondisce nei numeri 52 e 53 dell’enciclica ‘Magnifica humanitas’. Questa prospettiva cambia radicalmente anche il modo di guardare all’invecchiamento. Nella cultura contemporanea il tempo viene spesso percepito come un nemico da combattere. L’invecchiamento appare come una progressiva perdita di capacità. La fede cristiana propone invece una lettura completamente diversa: il tempo non è soltanto consumo delle energie, ma maturazione della persona. Papa Francesco ha spesso ricordato che la vecchiaia è una vocazione. Non rappresenta semplicemente l’ultima fase della vita, ma un tempo particolare nel quale possono maturare la sapienza, la riconciliazione, la gratuità e la testimonianza della fede. L’anziano continua ad avere una missione nella Chiesa e nella società.

Dal punto di vista bioetico, questa visione è estremamente importante. La medicina contemporanea tende giustamente a combattere le malattie, ma non può eliminare la finitudine umana. Papa Leone XIV lo sottolinea quando afferma: ‘Una visione della realtà alla luce della fede aiuta a riconoscere quella che chiamiamo la ‘contingenza’ delle cose di questo mondo. Se da un lato è doveroso cercare di eliminare la sofferenza che segna la vita umana, dall’altro è saggio riconoscere la nostra costitutiva finitudine’ (‘Magnifica humanitas’ n. 118).La promessa cristiana non consiste nell’immortalità biologica, nell’immortalità hic et nunc, bensì nella vita eterna. E’ una distinzione fondamentale.

Anche il Vatican Longevity Summit ha insistito su questo punto sin dalla sua prima edizione del 24 marzo 2025 il cui racconto è stato raccolto nel recente volume ‘Inside Longevity. The Vatican Longevity Summit 1’ (2026). La ricerca scientifica sull’invecchiamento è preziosa perché cerca di ridurre le malattie croniche e aumentare gli anni vissuti in buona salute. Tuttavia, nessuna innovazione tecnologica potrà mai sostituire il significato ultimo della vita umana. La scienza può aggiungere anni alla vita; la fede aiuta ad aggiungere vita agli anni. Per questo la promessa di Dio diventa anche una responsabilità per noi. Se Dio non dimentica nessuno, allora anche la società deve costruire istituzioni, servizi e comunità capaci di custodire ogni persona lungo tutto l’arco dell’esistenza. La figliolanza divina diventa così il fondamento di una nuova cultura della longevità, nella quale ogni stagione della vita possiede un valore proprio e irripetibile”.

Allora, cosa vuol dire scoprire la tenerezza di Dio?

“La tenerezza di Dio non è un semplice sentimento, ma il modo concreto con cui Dio si prende cura dell’umanità. Nella Bibbia la tenerezza è sempre associata alla vicinanza, alla compassione e alla fedeltà. Dio non ama l’uomo in astratto: lo accompagna nella sua storia concreta, soprattutto nei momenti di fragilità. Gli anziani comprendono spesso questa dimensione con particolare profondità. L’età avanzata porta con sé esperienze di perdita, di malattia, di cambiamento e talvolta di dipendenza. Proprio in queste situazioni emerge la possibilità di riscoprire che il valore della persona non coincide con ciò che produce, ma con ciò che è.

Riprendendo le parole stesse di papa Leone XIV: ‘Il progresso tecnico, in sé prezioso, chiede un discernimento sulla visione antropologica che lo guida e sui fini che persegue. Se lo sviluppo tecnologico procede senza un’adeguata maturazione etica e sociale, può accadere che aumentino i mezzi senza che cresca in pari misura l’umanità: si ‘ha di più’ ma non si ‘è di più’, e la persona rischia di essere valutata soprattutto in base alle prestazioni che garantisce’ (‘Magnifica humanitas’ n. 94).

Papa Francesco ha fatto della tenerezza una delle categorie fondamentali del suo pontificato. Nel mio lavoro sulla sua bioetica ho cercato di evidenziare come la tenerezza rappresenti anche un criterio etico. Una società autenticamente umana si riconosce dalla capacità di prendersi cura dei più fragili. Questa intuizione dialoga sorprendentemente con molte ricerche neuroscientifiche contemporanee. Oggi sappiamo che relazioni affettive stabili, sostegno sociale, partecipazione comunitaria e senso di appartenenza migliorano la salute, riducono depressione e decadimento cognitivo e favoriscono un invecchiamento più sano. La tenerezza, potremmo dire, possiede anche una dimensione biologica oltre che spirituale.

Per questo il ‘Vatican Longevity Summit’ ha insistito sul concetto di ‘salute cerebrale’ e di ‘capitale cerebrale’. La salute del cervello non dipende esclusivamente da farmaci o tecnologie, ma anche dalla qualità delle relazioni umane. L’isolamento accelera la fragilità, la vicinanza la rallenta. Scoprire la tenerezza di Dio significa allora imparare anche a diventare strumenti della sua tenerezza. Visitare un anziano, ascoltarlo, coinvolgerlo nella vita familiare e comunitaria, valorizzarne l’esperienza: sono gesti semplici che rendono visibile il volto misericordioso di Dio e costruiscono una cultura dell’incontro”.

Appunto nel ‘Vatican Longevity Summit’ è stato affrontato anche il tema dell’invecchiamento: perché c’è bisogno di un invecchiamento sano?

“Viviamo una trasformazione demografica senza precedenti. Per la prima volta nella storia milioni di persone raggiungono età molto avanzate. Questa è una straordinaria vittoria della medicina, delle condizioni igieniche, della pastorizzazione dei cibi, dello sviluppo e diffusione dei vaccini, ma pone nuove responsabilità sociali, economiche ed etiche. L’obiettivo non è semplicemente vivere più a lungo, lo abbiamo detto. Il vero traguardo è vivere meglio. Oggi gli studiosi parlano di ‘healthspan’, cioè degli anni vissuti in buona salute, autonomi e partecipi della vita sociale. E’ proprio questo uno dei cardini del ‘Vatican Longevity Summit’. L’invecchiamento sano nasce dall’integrazione di molti fattori: alimentazione equilibrata, attività fisica regolare, sonno, prevenzione, stimolazione cognitiva, relazioni sociali, partecipazione culturale e spiritualità. Nessun singolo elemento è sufficiente da solo. La longevità è un fenomeno sistemico che coinvolge l’intera persona.

Il principio della cosiddetta ‘longevità integrale’ è, in effetti, il cardine della ‘Carta Etica sull’Invecchiamento in Salute e la Longevità’ presentata a conclusione della seconda edizione del ‘Vatican Longevity Summit’ lo scorso 26 maggio. Una delle novità emerse dal Summit è stata l’insistenza sulla salute cerebrale. Il cervello rappresenta il principale regolatore della salute dell’intero organismo. Proteggere il cervello significa favorire autonomia, memoria, capacità decisionali e qualità della vita. Ma esiste anche una dimensione etica.

Le nuove terapie anti-invecchiamento, la medicina rigenerativa e l’intelligenza artificiale stanno aprendo possibilità impensabili fino a pochi anni fa. Occorre però evitare che questi progressi diventino privilegi riservati a pochi. Per questo abbiamo elaborato la Carta Etica citata e il ‘Decalogo per una longevità sana e accessibile a tutti’, fondati sui principi di equità, solidarietà e accessibilità. Una società che investe nell’invecchiamento sano non migliora soltanto la salute degli anziani. Riduce i costi sanitari, rafforza il dialogo tra le generazioni, valorizza il volontariato e costruisce comunità più coese. L’invecchiamento sano è dunque un bene comune e non soltanto una questione individuale”.

Qual è il ‘limite’ della longevità?

“Il dibattito contemporaneo sulla longevità è spesso dominato da narrazioni molto ambiziose che parlano di rallentare drasticamente l’invecchiamento o addirittura di superarlo. La ricerca scientifica sta effettivamente facendo progressi straordinari, ma è importante distinguere tra ciò che è realisticamente possibile e ciò che appartiene ancora alla speculazione. Dal punto di vista biologico non conosciamo ancora quale sia il limite massimo della vita umana. Ciò che invece sappiamo con maggiore certezza è che è possibile aumentare gli anni vissuti in buona salute, prevenendo molte patologie croniche e intervenendo sui principali fattori di rischio. Il limite più importante, tuttavia, non è biologico, ma antropologico.

Se la longevità diventa un assoluto, rischia di trasformarsi in una nuova forma di idolatria della prestazione e del controllo. L’essere umano non coincide con la durata della propria esistenza terrena. La tradizione cristiana ricorda che la vita è un dono e che il suo valore non dipende dalla quantità degli anni. La medicina ha il compito di curare, prevenire e alleviare la sofferenza, non quello di promettere una sorta di immortalità terrena. Al ‘Vatican Longevity Summit’ abbiamo proposto una visione equilibrata: sostenere con decisione la ricerca scientifica, promuovere la prevenzione e l’innovazione, ma sempre all’interno di una cornice etica che mantenga al centro la dignità della persona, la giustizia sociale e il bene comune. Il vero successo della longevità non sarà avere persone semplicemente più vecchie, ma persone che possano continuare a vivere con autonomia, relazioni significative, partecipazione sociale e speranza. Questo è il limite ed, insieme, l’orizzonte della longevità autenticamente umana”.

Papa Leone XIV ha scritto un’enciclica, Magnifica humanitas, sull’intelligenza artificiale: cosa può offrire ai nonni e alle nonne?

“L’intelligenza artificiale rappresenta una delle grandi trasformazioni del nostro tempo e può offrire opportunità molto significative anche alle persone anziane, purché venga progettata e utilizzata secondo criteri etici. L’enciclica ‘Magnifica humanitas’ richiama con forza il principio fondamentale della centralità della persona. La tecnologia deve sempre essere al servizio dell’essere umano e non viceversa. Questo vale in modo particolare per gli anziani. Pensiamo alla telemedicina, ai sistemi di monitoraggio domiciliare, agli strumenti per prevenire le cadute, ai dispositivi che aiutano a ricordare terapie e appuntamenti, ai sistemi di comunicazione che riducono l’isolamento, oppure alle applicazioni capaci di sostenere la riabilitazione cognitiva. Tutte queste tecnologie possono favorire autonomia e qualità della vita.

Esistono però anche rischi. L’Intelligenza Artificiale non può sostituire la relazione umana. Nessun algoritmo può prendere il posto dell’abbraccio di un nipote, della visita di un volontario o dell’ascolto di un familiare. La tecnologia deve facilitare le relazioni, non rimpiazzarle. Nel ‘Vatican Longevity Summit’ abbiamo più volte sottolineato che la vera innovazione consiste nell’integrare scienza, medicina, etica e umanesimo. L’Intelligenza Artificiale può diventare uno straordinario strumento di inclusione se riduce le disuguaglianze e rende più accessibili le cure, diventa, invece, problematica quando aumenta le discriminazioni o sostituisce il giudizio umano nei contesti più delicati. Il miglior contributo dell’Intelligenza Artificiale agli anziani sarà quello di permettere loro di vivere più a lungo nelle proprie case o in strutture di comunità come quelle create a Sanremo e in altre città italiane, mantenere relazioni significative, conservare autonomia e continuare a partecipare alla vita della comunità. La tecnologia migliore è quella che rende più umane le nostre relazioni”.

Cosa sono i ‘Longevity Festival’?

“I ‘Longevity Festival’ promossi dell’Istituto Internazionale di Neurobioetica (IINBE) nascono come naturale evoluzione delle due edizioni del ‘Vatican Longevity Summit’. Se il Summit rappresenta il luogo del confronto scientifico internazionale tra ricercatori, medici, filosofi, bioeticisti e decisori politici, i Festival hanno invece l’obiettivo di portare questi contenuti dentro la vita quotidiana delle persone in accordo al principio etico della democratizzazione dei cosiddetti “segreti” dell’’invecchiamento in salute e la longevità. La longevità riguarda tutti. Non è un tema riservato agli specialisti. Ogni famiglia si confronta con l’invecchiamento dei genitori, dei nonni o con il proprio futuro. Per questo abbiamo voluto creare eventi aperti al pubblico nei quali scienza, cultura, medicina, etica, sport, alimentazione, arte e spiritualità possano dialogare in modo accessibile.

Nei Festival partecipano studiosi internazionali, professionisti sanitari, amministratori pubblici, associazioni e cittadini, come è avvenuto a Capalbio lo scorso 12 giugno. L’obiettivo è costruire una vera cultura della prevenzione e dell’invecchiamento sano. Si parla di salute del cervello, nutrizione, attività fisica, medicina preventiva, nuove tecnologie, sostenibilità dei sistemi sanitari, ma anche di relazioni, solidarietà e dialogo tra generazioni. Un elemento caratteristico dei ‘Longevity Festival’ è proprio la loro dimensione interdisciplinare. La longevità non è soltanto una questione medica. Coinvolge l’economia, l’urbanistica, il diritto, la filosofia, la teologia e la spiritualità, l’educazione e la cultura. Per vivere bene più a lungo serve una società che impari a ripensare se stessa. Inoltre, i Festival intendono promuovere una longevità equa e accessibile. Le innovazioni scientifiche devono diventare un patrimonio condiviso e non il privilegio di pochi.

Questa è una delle principali eredità del ‘Vatican Longevity Summit’ e della ‘Carta Etica’ che abbiamo elaborato. In fondo, il messaggio è semplice: la longevità non riguarda soltanto gli anni che aggiungiamo alla vita, ma la vita che riusciamo ad aggiungere agli anni. Questa sfida coinvolge tutti: bambini, giovani, adulti e anziani, perché una società capace di prendersi cura dei suoi nonni costruisce un futuro migliore anche per le nuove generazioni”.

(Tratto da Aci Stampa)

YouTopic Fest: a Rondine il conflitto si trasforma in conoscenza, relazione e impatto

Che cosa significa abitare l’inquietudine senza esserne travolti? E come può il conflitto, nelle sue forme personali, sociali, geopolitiche e tecnologiche, diventare occasione di cambiamento? Da queste domande si è sviluppata una delle giornate centrali di YouTopic Fest, il festival promosso da Rondine Cittadella della Pace, che ha attraversato linguaggi, generazioni e prospettive diverse: dall’intelligenza artificiale alla giustizia riparativa, dal racconto giornalistico della guerra alle imprese, dalla diplomazia alla spiritualità francescana, fino ai percorsi dei giovani della World House e del Quarto Anno Rondine.

Il filo conduttore è stato quello dell’inquietudine non come ostacolo, ma come energia da orientare. Non una parola astratta, dunque, ma una condizione concreta del nostro tempo: inquietudine davanti alle tecnologie che cambiano il modo di conoscere, davanti alle guerre che sembrano moltiplicarsi, davanti alla fragilità della democrazia internazionale, davanti alla difficoltà di educare, riparare, comprendere.

La riflessione sull’intelligenza artificiale ha aperto uno dei fronti più urgenti del presente: non solo che cosa la tecnologia può fare, ma che cosa noi decidiamo di farne. A partire da una domanda provocatoria (millantare la conoscenza o organizzare la conoscenza?) Mafe de Baggis, docente, scrittrice e Digital Media Strategist, ha richiamato il rischio di mancare ancora una volta un’occasione storica.

“L’inquietudine vera che nasce dall’arrivo delle intelligenze artificiali è quella di sprecare una nuova opportunità di migliorare il mondo dove viviamo, cosa che per esempio è già successa con l’avvento di internet. Dobbiamo imparare a utilizzarla per immaginare un mondo diverso, perché quello dove viviamo è un po’ andato a male. Il controllo però resta nelle nostre mani, il tempo liberato grazie all’utilizzo della AI deve essere restituito a noi stessi e al nostro benessere”.

La tecnologia, dunque, non come destino, ma come scelta. E’ su questo stesso terreno che si è inserito Federico Taddia, giornalista, autore televisivo e radiofonico, scrittore specializzato nella divulgazione scientifica e culturale per ragazzi. Taddia ha raccontato di aver cambiato completamente il contenuto del proprio intervento durante il tragitto dalla stazione di Arezzo alla Cittadella della Pace, dopo un dialogo con una ex studentessa del Quarto Anno Rondine:

“Ero in auto con Anna e mi ha raccontato come per lei, che ha problemi di dislessia, la AI riesca a mettere ordine negli appunti aiutandola a comprendere meglio le cose e a ricavarsi più tempo per se stessa. La vera sfida per ciascuno di noi è dunque riuscire a trasformare questo tempo liberato in bene comune”.

La riflessione si è poi spostata sull’errore, sulla sua rimozione e sulla sua potenza educativa. Irene Funghi, giornalista di Avvenire, ha ricordato che proprio ciò che l’intelligenza artificiale tende a correggere o cancellare può diventare, nella vita reale, un principio di trasformazione: “L’errore ha una grande valenza generativa, può essere il punto di partenza per qualcosa di nuovo e positivo, come avviene a Rondine, dove i giovani cercano di dare una possibilità alle ferite che si ritrovano addosso e ritrovano speranza. Indica una strada nella quale ognuno si deve mettere in gioco”.

Diletta Huyskes, ricercatrice ed esperta di etica delle tecnologie e impatto sociale dell’IA, ha infine riportato il discorso alla concretezza dei sistemi. Ha sfatato alcuni miti sull’intelligenza artificiale, ricordando che si tratta di una infrastruttura complessa e costosa, realizzata principalmente da aziende private, e che “non potrà mai avere delle emozioni vere come alcuni temono”.

La AI, ha spiegato, è ‘uno specchio di noi stessi’: ha aumentato gli standard di performance e ha reso più evidenti crisi già aperte, dalla scuola all’insegnamento, dai criteri di assegnazione dei compiti alle modalità di valutazione, fino alla selezione del personale nel mondo del lavoro.

Dalla conoscenza organizzata dalle macchine alla conoscenza custodita dalle storie, il passaggio è stato naturale. Il workshop ‘Raccontare l’inquietudine con Gabriella Simoni’ ha proposto un percorso sul valore del racconto, soprattutto quando la realtà da raccontare è ferita dalla guerra, dal dolore e dalla distruzione. Gabriella Simoni, professionista del giornalismo che ha attraversato contesti segnati da conflitti profondi, si è soffermata su un aspetto spesso sottovalutato: gli strascichi della guerra.

Ha richiamato i Balcani, Gaza, l’Irlanda del Nord, cioè luoghi in cui la violenza non finisce quando tacciono le armi, ma continua a lavorare nelle famiglie, nelle memorie, nei linguaggi, nelle comunità: “L’angoscia degli ultimi anni è la consapevolezza che pur essendoci più informazioni su ciò che accade nel mondo, la comprensione della gente di questi fatti è precipitata. Per questo urge tornare a un rapporto serio con la realtà. Dove arrivano semplificazione e strumentalizzazione politica, abbiamo finito di capire”.

E’ stato uno dei passaggi centrali della giornata di sabato scorso: in un tempo saturo di informazioni, la vera emergenza non è solo sapere di più, ma comprendere meglio. Rondine ha posto così il tema del racconto come responsabilità pubblica: non addomesticare il conflitto, non usarlo come materiale retorico, non ridurlo a slogan, ma restituirgli complessità e umanità.

La riflessione sulla pace come responsabilità concreta è arrivata al cuore dell’esperienza di Rondine con l’Angolo del Conflitto di Franco Vaccari. Spesso Rondine viene considerata ininfluente rispetto alle grandi dinamiche globali di guerra e pace. Proprio da questa obiezione è partita l’intervista condotta da Lina Palmerini, che ha portato il Metodo Rondine dentro l’arena delle domande più scomode.

Vaccari ha richiamato anzitutto il valore educativo dell’esperienza di Rondine: “L’educazione funziona su tempi lunghi, mentre l’oggi è dominato dalla velocità. Ma se non fosse più possibile pensare nel lungo periodo, allora tanto varrebbe chiudere le scuole”.

Il presidente e fondatore di Rondine ha insistito sulla necessità di andare controcorrente ‘ostinatamente’, senza assecondare la cultura del disprezzo. Anche quando si parla di identità, ha ricordato, si dimentica spesso che essa è frutto di infinite relazioni con l’altro. Rondine scommette sul passo possibile verso la pace: riconoscere il ‘nemico’ come persona, senza paura di fallire e anzi riconoscendo il valore generativo dei fallimenti:

“A noi piace la figura di san Francesco perché ha parlato con il lupo. Se non ci parliamo, lo facciamo diventare sempre più ‘lupo’. A me piace dire che un lupo sonnecchia in ognuno di noi. Per questo l’antidoto alla paura è la fiducia e non si compra al supermercato, ma nasce nelle relazioni. Nasciamo con una dotazione di base che poi viene rafforzata dall’andare avanti nei ‘nonostante’. Se si resta nelle aspettative disattese e nelle disillusioni, allora si costruisce la fiducia. Non abbiamo alcuna pretesa di salvare il mondo, ma solo di dare un piccolo contributo di valore”.

Questa stessa prospettiva è emersa nel workshop ‘La Tavola inquieta per la Pace. La ricerca del Laboratorio internazionale sul Metodo Rondine’, coordinato da Benedetta Sonaglia. Al centro, le testimonianze di Anna e Mariam, due Rondini d’Oro (russa la prima, armena la seconda) che hanno raccontato l’inquietudine che le ha spinte a scegliere Rondine e a incontrare il proprio rispettivo nemico.

Le loro testimonianze hanno attraversato tre tempi: l’inquietudine che le ha portate alla Cittadella della Pace, quella vissuta durante il percorso e quella con cui oggi lasciano Rondine per rientrare nei Paesi d’origine. Molti docenti presenti hanno riletto queste esperienze attraverso le proprie categorie disciplinari, soffermandosi in particolare sui concetti di vulnerabilità e giustizia.

Aldo Piccone, esperto e docente di Diritto Internazionale, Claudia Mazzucato, docente di diritto penale all’Università Cattolica di Milano ed esperta di giustizia riparativa, insieme a Fabrizio Lobasso, hanno ricordato la centralità di Rondine nella costruzione di un modo diverso di intendere la diplomazia: non solo trattativa tra Stati, ma lavoro profondo sulle persone, sulle memorie, sulle relazioni e sulle ferite che alimentano i conflitti.

Nel suo insieme, la giornata di YouTopic Fest ha mostrato la cifra più profonda di Rondine: non un luogo separato dal mondo, ma un laboratorio immerso nelle sue fratture. Le intelligenze artificiali, le guerre, la crisi dell’ordine internazionale, la giustizia, l’impresa, l’educazione, la spiritualità e le storie dei giovani non sono stati temi accostati tra loro, ma parti di un’unica domanda: come si resta umani dentro un tempo inquieto?

La risposta emersa da Rondine non è una formula, ma un metodo. Ascoltare prima di giudicare. Comprendere prima di semplificare. Riconoscere il nemico come persona. Trasformare il dolore in responsabilità. Fare dell’errore una possibilità. Del tempo liberato un bene comune. Della memoria non una prigione, ma una radice.

E’ così che l’inquietudine, alla Cittadella della Pace, smette di essere soltanto paura. Diventa movimento. Diventa parola. Diventa relazione. Diventa impatto. Diventa, soprattutto, una forma concreta di pace.

(Foto: Rondine – Cittadella della Pace)

Papa Leone XIV invita a studiare la tecnologia

“E’ con piacere che vi do il benvenuto, a seguito del congresso internazionale svoltosi ieri per commemorare la 60ª Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali. In qualità di studiosi ed esperti di comunicazione digitale, la vostra preoccupazione per il futuro dell’umanità vi ha portato a Roma per riflettere sui mezzi di comunicazione e sull’educazione digitale. Partecipando a questa iniziativa, ciascuno di voi ha messo a disposizione i propri doni e talenti per contribuire al futuro dell’umanità in quest’epoca caratterizzata dalla crescita esponenziale della tecnologia, tema di particolare rilevanza per la missione della Chiesa”: incontrando i partecipanti al convegno internazionale ‘Custodire voci e volti umani’, promosso dal Dicastero per la Comunicazione insieme al Dicastero per la Cultura e l’Educazione, papa Leone XIV ha richiamato l’impegno della Chiesa nel campo delle comunicazioni sociali.

Proprio attraverso la comunicazione è possibile comprendere la missione della Chiesa: “E’ proprio nel contesto della missione universale della Chiesa che si può meglio comprendere la sua difesa delle comunicazioni sociali. Infatti, il Decreto del Concilio Vaticano II sui mezzi di comunicazione sociale, che ha dato origine alla Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, inizia ricordando che la Chiesa è stata ‘fondata da nostro Signore Gesù Cristo per portare la salvezza a tutti gli uomini e per questo motivo è obbligata ad evangelizzare’. La principale preoccupazione della Chiesa era, e continua ad essere, la salvezza eterna di ogni persona umana”.

Riprendendo il proprio messaggio per la giornata mondiale delle comunicazioni sociali il papa ha richiamato la necessità delle relazioni: “Pertanto, questo desiderio che tutti ‘siano salvati e giungano alla conoscenza della verità’ deve guidare non solo le nostre decisioni e azioni, ma anche l’uso e l’orientamento dato ai mezzi di comunicazione, alle tecnologie digitali e all’intelligenza artificiale, per garantire che questi strumenti siano posti al servizio autentico dell’umanità”.

Per questo è necessario ‘recuperare’ il significato di umanità: “Come è stato tristemente dimostrato dalla promozione e dall’implementazione sfrenata della tecnologia, a scapito della dignità umana, e dal danno causato quando i chatbot e altre tecnologie sfruttano il nostro bisogno di relazioni umane, stiamo davvero vivendo un’eclissi del senso di ciò che significa essere umani.

Di conseguenza, è ancora più imperativo recuperare la comprensione del vero significato e della grandezza dell’umanità, come Dio l’ha concepita. In questo senso, la sfida che ci troviamo ad affrontare ‘non è tecnologica, ma antropologica’, e la mia speranza è che la lettera enciclica che sarà pubblicata tra pochi giorni possa contribuire a rispondere a questa sfida”.

Solo da questa prospettiva è possibile avere una ‘visione’ di Dio ed una comprensione sull’umanità: “Da questa prospettiva, sono convinto che solo attraverso la contemplazione di Cristo, il Verbo incarnato, possiamo recuperare non solo un’adeguata visione di Dio, ma anche giungere a una comprensione della verità sull’umanità. Poiché ‘con la sua incarnazione il Figlio di Dio si è unito in un certo modo a ogni uomo’, senza il cuore di Cristo il cuore umano non potrà mai sondare pienamente le profondità del proprio intimità, né comprenderne il valore”.

Da tali visioni nasce un incontro: “Per questo motivo, la vera conservazione del volto e della voce di ogni individuo deve necessariamente presupporre un incontro con Colui che è ‘immagine del Dio invisibile’, poiché Egli stesso è, al tempo stesso, l’uomo perfetto.

Naturalmente, tutto ciò deve essere considerato nel dibattito sulle implicazioni delle tecnologie digitali e sul ruolo della Chiesa nella comunicazione sociale. Un compito non sempre facile, ma siamo stati chiamati a portare la luce di Cristo al mondo, illuminando ogni dimensione dell’attività umana”.

Questo è la missione della Chiesa: “Di conseguenza, la Chiesa si sente chiamata a contribuire allo sforzo di pianificazione e attuazione di iniziative di comunicazione, informazione ed educazione all’Intelligenza Artificiale nei sistemi educativi. In questo modo, può contribuire a garantire che le persone acquisiscano capacità di pensiero critico e che le tecnologie contribuiscano alla salvezza di chi le utilizza”.

E’ un invito ad educare: “Sono certo che tutti noi siamo particolarmente preoccupati per le potenziali conseguenze dell’uso delle tecnologie digitali e dell’intelligenza artificiale, non solo sullo sviluppo fisico e intellettuale dei bambini e dei giovani, ma anche sul loro benessere spirituale. A questo proposito, tutti, ma soprattutto i giovani, dovrebbero ‘sforzarsi di abituarsi alla moderazione e alla disciplina nell’uso di questi mezzi’, di questa tecnologia, sostenuti dalla guida dei genitori e degli educatori”.

Educazione che stimola all’incontro con Gesù: “Inoltre, alla luce della missione della Chiesa e delle attuali incomprensioni riguardo a Dio e alla persona umana, la competenza digitale deve includere anche un’educazione alla verità su Dio e sull’umanità. I ​​giovani, soprattutto, sono aperti a questa verità e desiderosi di scoprire il senso della vita. Perciò, dobbiamo aiutarli a incontrare il Cristo vivente e insegnare loro a integrare l’uso della tecnologia in uno stile di vita cristiano olistico”.

In conclusione il papa ha invitato allo studio della tecnologia: “Cari fratelli e sorelle, questo tema mi sta particolarmente a cuore, così come sta a cuore alla Chiesa. Infatti, come Madre, la Chiesa si interessa alla vita dei suoi figli, desiderando guidarli verso la piena maturità. Spero che queste riflessioni portino a una rinnovata fiducia nella tecnologia, quale frutto dell’ingegno umano, in armonia con il disegno creativo di Dio”.

(Foto: Santa Sede)

Meter: l’abuso digitale travolge l’infanzia

‘L’abuso digitale travolge l’infanzia: oltre 8.000 vittime di deepnude e 2.500.000 contenuti reali tra foto e video’: lo ha affermato il Report Meter 2025, presentato nei giorni scorsi a Roma dall’associazione ‘Meter’, fondata e presieduta da don Fortunato Di Noto, da oltre 30 anni in prima linea contro la pedofilia e pedopornografia.

Nel rapporto si evidenzia “una trasformazione profonda del fenomeno, sempre più caratterizzato dall’uso di tecnologie avanzate e strumenti difficili da intercettare. TikTok, Telegram, Signal insieme ad aree meno accessibili della rete come il Dark Web rappresentano oggi alcuni dei principali canali di diffusione e scambio di materiale pedopornografico, in un contesto ulteriormente aggravato dall’intelligenza artificiale generativa, in grado di creare immagini e video manipolati e di produrre contenuti deepnude”.

Dai dati emerge che nel 2025 sono stati identificati 8.213 minori vittime di deepnude, ovvero immagini generate artificialmente in cui i minori vengono denudati o manipolati digitalmente. Questo dato si aggiunge alle 785.072 immagini e ai 1.733.043 video contenenti abusi reali su minori, segnalati nello stesso periodo, come ha spiegato don Fortunato Di Noto: “Le immagini deepnude rappresentano una forma particolarmente grave di abuso, perché colpiscono sempre una vittima reale: il minore la cui immagine viene manipolata senza alcun consenso. L’Intelligenza Artificiale trasforma materiale innocuo in contenuto sessuale, con una violazione profonda dell’identità, dignità e sicurezza del minore”.

Queste pratiche “alimentano il mercato pedopornografico e le richieste dei circuiti criminali, esponendo le vittime a conseguenze psicologiche serie, tra cui ansia, senso di colpa, isolamento, paura e ricatto. Oltre al danno individuale, queste pratiche hanno un effetto destabilizzante sulla società, perché normalizzano comportamenti criminali e incoraggiano la diffusione di materiale pedopornografico reale, aumentando la pressione sui sistemi di protezione dell’infanzia”.

Infatti, grazie all’attività dell’Osservatorio mondiale contro la pedofilia, l’associazione Meter ha individuato 115 gruppi e bot attivi tra Signal e Telegram, utilizzati per la diffusione di contenuti deepnude, per un totale di 8.213 minori vittime, denudati mediante l’impiego dell’Intelligenza Artificiale, di cui telegram si conferma la piattaforma maggiormente utilizzata. Tra gli strumenti per creare deepnude e deepfake emerge anche Grok, ‘il modello sviluppato da Elon Musk, responsabile della creazione di 1.121 contenuti rilevati, pari al 14% del totale’.

Però l’attività di monitoraggio ha consentito di individuare 505 domini nazionali coinvolti nella diffusione di materiale illecito. Tra i paesi e territori maggiormente interessati figurano la Nuova Zelanda con 177 segnalazioni, il territorio britannico dell’Oceano Indiano con 110, il Montenegro e la Russia con 46 ciascuno e gli Stati Uniti con 44. Tra i domini nazionali monitorati da Meter rientra il dominio italiano .IT con 14 segnalazioni effettuate.

Inoltre l’analisi dei materiali rileva una maggiore concentrazione di contenuti che coinvolgono minori nella fascia d’età compresa tra gli 8 e i 12 anni, con 422.368 foto individuate. Seguono la fascia 3-7 anni, con 360.563 foto, e la fascia 0-2 anni, con 1.972 immagini.

Il medesimo andamento si riscontra anche nei contenuti video, con numeri complessivamente più elevati: sono stati rilevati 1.337.792 video relativi alla fascia 8-12 anni, 394.417 relativi alla fascia 3-7 anni e 834 relativi alla fascia 0-2 anni. L’elevato numero di video conferma “una crescente diffusione di contenuti dinamici, più complessi da individuare e rimuovere e spesso utilizzati per la condivisione e la circolazione in contesti chiusi o criptati”.

Nel Report si sottolineano anche “forme sempre più complesse e diversificate di abuso. Tra queste emerge il fenomeno delle ‘pedomame’, ovvero donne, madri, che producono materiale pedopornografico”. Per questo sono stati documentati 11.240 video e 320 immagini diffusi attraverso piattaforme di messaggistica come Signal, Telegram e Viber. I contenuti analizzati mostrano ‘contesti domestici, elemento che suggerisce la presenza di relazioni dirette tra vittime e autrici degli abusi’. Sono stati individuati anche 24 gruppi attivi su Signal in cui minori, con un’età media di circa 11 anni, risultano ‘essere vittime di abusi commessi mediante l’utilizzo di animali’.

Un ulteriore elemento di crescente preoccupazione riguarda i casi di abuso tra minori: il 32% dei contenuti analizzati riguarda la produzione e diffusione di materiale sessualmente esplicito tra coetanei. Il 23% è riconducibile alla diffusione non consensuale di immagini intime, il 18% a episodi di ricatto sessuale (sextortion), il 15% a forme di adescamento con richieste di nudità o contenuti espliciti, mentre il 12% riguarda abusi sessuali commessi da un minore ai danni di un altro minore.

L’analisi dei dati di monitoraggio relativi alla geolocalizzazione dei server conferma nel 2025 un elemento strutturale del fenomeno: la netta concentrazione delle infrastrutture di hosting nei contesti economicamente più avanzati. La quasi totalità dei server utilizzati per l’erogazione di servizi digitali per la diffusione di CSAM sia localizzata in America (73%) e in Europa (25%), aree che ospitano la maggior parte dei grandi provider globali di servizi cloud, hosting e content delivery:

“Questo dato riflette un modello economico e industriale del web nel quale i Paesi ad alto reddito detengono il controllo delle infrastrutture della rete, fornendo direttamente o indirettamente gli strumenti tecnologici utilizzati anche per finalità pedocriminali. Le piattaforme e i servizi impiegati dai pedopornografi non nascono ai margini della rete, ma si appoggiano a ecosistemi tecnologici legittimi, scalabili e altamente performanti, spesso progettati per garantire anonimizzazione e rapidità di diffusione dei contenuti”.

In conclusione l’associazione Meter ha rinnovato l’appello ad istituzioni, organizzazioni, operatori della comunicazione e dell’informazione affinché contribuiscano “a portare all’attenzione della collettività un fenomeno grave e diffuso: la pedofilia e lo sfruttamento dei minori. Ogni numero rappresenta una vittima, un bambino o adolescente sopravvissuto agli abusi, un minore che cerca voce e protezione.

E’ fondamentale che tutti, a vario titolo, diventino promotori del benessere dei bambini, diffondendo consapevolezza, strumenti di prevenzione e informazione corretta attraverso enti che realmente operano per la tutela dei minori. Solo attraverso un impegno condiviso tra società civile, giornalisti e istituzioni sarà possibile ridurre il silenzio attorno a questi crimini, offrire supporto alle vittime e contrastare efficacemente ogni forma di abuso”.

Le sfide di papa Leone XIV nel colloquio con l’agostiniano, padre Gabriele Pedicino

“Viviamo in un ambiente educativo complesso, frammentato, digitalizzato. Proprio per questo è saggio fermarsi e recuperare lo sguardo sulla ‘cosmologia della paideia cristiana’: una visione che, lungo i secoli, ha saputo rinnovare sé stessa e ispirare positivamente tutte le poliedriche sfaccettature dell’educazione. Fin dalle origini, il Vangelo ha generato “costellazioni educative”: esperienze umili e forti insieme, capaci di leggere i tempi, di custodire l’unità tra fede e ragione, tra pensiero e vita, tra conoscenza e giustizia. Esse sono state, in tempesta, àncora di salvezza; e in bonaccia, vela spiegata. Faro nella notte per guidare la navigazione”.

Iniziamo dalla lettera apostolica ‘Disegnare nuove mappe di speranza’, che papa Leone XIV ha scritto nello scorso ottobre in occasione del 60^ anniversario della dichiarazione conciliare ‘Gravissimum Educationis’, per un colloquio con p. Gabriele Pedicino, priore della Provincia agostiniana d’Italia, a nove mesi dall’elezione di papa Leone XIV: “Il rimando a papa Leone XIII è stato confermato da papa Leone XIV. Vincenzo Gioacchino Pecci è stato il pontefice dell’enciclica ‘Rerum novarum’ e quindi della questione sociale, dei poveri, degli emarginati: tutti temi che si intrecciano con la biografia di p. Prevost che è stato anche missionario.

Ma appena ho sentito come si sarebbe chiamato, ho subito pensato al legame che papa Leone XIII aveva con gli agostiniani. Non soltanto era nato e cresciuto a Carpineto Romano dove la nostra presenza era significativa, ma è stato vicino alla famiglia agostiniana in molti modi: non ultimo, proclamando sante Rita da Cascia e Chiara da Montefalco o beatificando Angelo da Furci, ma anche ripristinando a Pavia la basilica di san Pietro in Ciel d’Oro dove si trova l’arca con il reliquiario di sant’Agostino”.

‘Fin dalla sera della mia elezione a Vescovo di Roma, ho voluto inserire il mio saluto in questo corale annuncio. E desidero ribadirlo: questa è la pace del Cristo risorto, una pace disarmata e una pace disarmante, umile e perseverante. Proviene da Dio, Dio che ci ama tutti incondizionatamente’ Nel messaggio per la Giornata mondiale per la pace ha invocato una pace ‘disarmata e disarmante’: “Infatti le sue prime parole sono state quelle di Gesù Cristo risorto: ‘La pace sia con voi’. In quasi ogni discorso che fa ritorna la parola pace. Ed oggi parlare di pace è ancora più importante di prima visto come è la situazione mondiale”.

Un altro ‘fronte’ molto interessante per il papa è lo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale, capace di ‘rivoluzionare’ il mondo, come scrive sempre nella stessa lettera apostolica (‘Il punto decisivo non è la tecnologia, ma l’uso che ne facciamo. L’intelligenza artificiale e gli ambienti digitali vanno orientati alla tutela della dignità, della giustizia e del lavoro; vanno governati con criteri di etica pubblica e partecipazione; vanno accompagnati da una riflessione teologica e filosofica all’altezza’): per quale motivo pone attenzione a questa ‘rivoluzione’, che è l’Intelligenza Artificiale?

“Perché l’Intelligenza Artificiale sta cambiando il mondo a una velocità impressionante, e la Chiesa si interessa a tutto ciò che tocca concretamente la vita delle persone. Le trasformazioni tecnologiche non sono mai neutre: generano opportunità straordinarie, ma anche rischi profondi, soprattutto per i più fragili. Come papa Leone XIII, con l’enciclica ‘Rerum Novarum’, offrì una lettura profetica della prima rivoluzione industriale, oggi papa Leone XIV con la lettera apostolica ‘Disegnare nuove mappe di speranza’ raccoglie quell’eredità per interrogarsi sul senso umano e spirituale della rivoluzione digitale. 

Infatti l’Intelligenza Artificiale interroga i fondamenti del vivere insieme: lavoro, giustizia, dignità, relazioni. Il papa desidera orientare questo cambiamento epocale verso il bene comune, offrendo parole e strumenti di discernimento in un tempo che rischia di essere dominato solo da logiche di efficienza e profitto. Potrei affermare che papa Leone XIV prosegua il cammino di papa Francesco e, per certi aspetti, recuperi anche intuizioni di papa Benedetto XVI e di papa san Paolo VI, da cui emerge un’antropologia cristologica capace di un incontro con il mondo”.

Nel XX secolo la Dottrina sociale della Chiesa aiutò i cattolici ad una nuova visione del mondo; in quale modo essa può aiutare i cattolici a capire le sfide del XXI secolo?

“La Dottrina sociale della Chiesa è viva, come ha detto ai membri della Fondazione ‘Centesimus Annus’ papa Leone XIV sulla scia di papa Francesco: ‘L’obiettivo è imparare ad affrontare i problemi, che sono sempre diversi, perché ogni generazione è nuova, con nuove sfide, nuovi sogni, nuove domande’. In un tempo segnato dalla precarietà, dall’automazione e da nuove forme di disuguaglianza, i principi della dottrina sociale (la dignità del lavoro, la centralità della persona, il primato del bene comune) tornano ad essere fondamentali. Ed indicano una direzione chiara: dare voce agli ultimi, ascoltare gli scartati, guardare il mondo con gli occhi di chi ne resta ai margini”.

Quindi per il papa è possibile ‘governare’ l’Intelligenza Artificiale?

“Riprendendo il pensiero di papa Francesco papa Leone XIV ha chiesto una governance multilivello dell’Intelligenza Artificiale, ispirata ai principi della dottrina sociale della Chiesa ma traducibile in termini laici, condivisibili. In tal senso, il papa si richiama al concetto della ‘tranquillità dell’ordine’ proposto da sant’Agostino in ‘De Civitate Dei’. Non basta infatti regolare l’Intelligenza Artificiale, ma occorre regolare anche le sue finalità. La macchina non può essere lasciata sola a dettare l’agenda”.

E da agostiniano nell’esortazione apostolica ‘Dilexi Te’ dedica un paragrafo a sant’Agostino:

“L’inclusione di sant’Agostino nella riflessione sulla storia dell’impegno della Chiesa nei confronti dei poveri è chiaramente inserita qui grazie alla conoscenza che il papa ha di questo dottore della Chiesa. La maggior parte degli esperti di patristica si concentra sulle principali opere teologiche di questo Dottore della Chiesa africano.  Quindi, conoscono e insegnano Agostino basandosi sui suoi scritti principali, come le ‘Confessioni’, ‘La città di Dio’, ‘Sulla Trinità’… In questi documenti, Agostino non mostra chiaramente l’opzione per i poveri.

Tuttavia sant’Agostino è prima di tutto un pastore, quindi il ‘segreto’ per comprendere la sua prassi vissuta si trova nelle sue omelie e nelle sue lettere. Papa Leone XIV conosce bene questo aspetto del pensiero agostiniano, ed è proprio questa prospettiva che mette in luce il punto di vista di sant’Agostino sul mandato evangelico nei confronti dei poveri. E’ interessante notare che il testo biblico che sant’Agostino cita più di ogni altro nelle sue omelie è il capitolo 25 di san Matteo, che contiene l’insegnamento di Gesù sul giudizio universale, dove dice: ‘Quello che avete fatto al più piccolo dei miei fratelli e sorelle, lo avete fatto a me’. Per Agostino, questo è il criterio principale per seguire Cristo”.

‘Ascolto, umiltà e unità, ecco tre suggerimenti, spero utili, che la liturgia vi dona per questi prossimi giorni’. Nell’apertura del Capitolo generale dello scorso settembre il papa aveva ha richiamato l’ordine agostiniano a non abbandonare queste indicazioni: in quale modo attuarle?

“Ha richiamato la nostra attenzione all’ascolto, che quando diventa autentico inevitabilmente ci porta all’esperienza della comunione e dell’amore, perché quando ascoltiamo non possiamo che obbedire ad una parola, che è quello del maestro interiore, come lo chiamava sant’Agostino, ch ci istruisce nella via della tenerezza praticata con umiltà”.   

Allora cosa significa ‘scoprirsi amati da Dio’?

“Scoprirsi amati da Dio significa avere ogni giorno un buon motivo per vivere; un motore che ci spinge a ricominciare sempre ed anche a diventare dono, perché viviamo di quello che abbiamo ricevuto generosamente; quindi generosamente dobbiamo dare”.

Il 188^ Capitolo Generale Ordinario dell’Ordine di Sant’Agostino ha eletto priore generale p. Joseph Lawrence Farrell: in quale modo porterà la spiritualità agostiniana nel mondo?

“P. Farrell, negli anni precedenti a questa elezione, ha curato l’istituto di spiritualità agostiniana e penso che sia una persona che potrà comunicare il messaggio di sant’Agostino e farne risplendere tutta la sua attualità”.

A quali sfide è chiamato l’ordine agostiniano?

“Sicuramente una sfida è quella sempre più far emergere l’urgenza della comunione e dell’amicizia. I capisaldi della spiritualità agostiniana, esperienze che sant’Agostino ha vissuto nella carne, per cui ha combattuto e lottato. Noi dobbiamo cercare di essere strumenti di comunione, non avendo paura della diversità, ma sono ricchezza quando è vissuta in Cristo”.

(Tratto da Aci Stampa)

Papa Leone XIV invita alla riscoperta del volto e della voce umana

“Il volto e la voce sono tratti unici, distintivi, di ogni persona; manifestano la propria irripetibile identità e sono l’elemento costitutivo di ogni incontro. Gli antichi lo sapevano bene. Così, per definire la persona umana gli antichi greci hanno utilizzato la parola ‘volto’ (prósōpon) che etimologicamente indica ciò che sta di fronte allo sguardo, il luogo della presenza e della relazione. Il termine latino persona (da per-sonare) include invece il suono: non un suono qualsiasi, ma la voce inconfondibile di qualcuno”: con queste parole papa Leone XIV inizia il messaggio per la LX Giornata mondiale delle comunicazioni sociali sull’Intelligenza Artificiale, ‘Custodire voci e volti umani’.

Il tema affronta il riconoscimento del ‘volto’ nell’era  tecnologica: “Volto e voce sono sacri. Ci sono stati donati da Dio che ci ha creati a sua immagine e somiglianza chiamandoci alla vita con la Parola che Egli stesso ci ha rivolto; Parola prima risuonata attraverso i secoli nelle voci dei profeti, quindi divenuta carne nella pienezza dei tempi. Questa Parola (questa comunicazione che Dio fa di sé stesso) l’abbiamo anche potuta ascoltare e vedere direttamente, perché si è fatta conoscere nella voce e nel Volto di Gesù, Figlio di Dio”.

Volto significa vivere la ‘propria umanità’: “Fin dal momento della sua creazione Dio ha voluto l’uomo quale proprio interlocutore e, come dice san Gregorio di Nissa ha impresso sul suo volto un riflesso dell’amore divino, affinché possa vivere pienamente la propria umanità mediante l’amore. Custodire volti e voci umane significa perciò custodire questo sigillo, questo riflesso indelebile dell’amore di Dio. Non siamo una specie fatta di algoritmi biochimici, definiti in anticipo. Ciascuno di noi ha una vocazione insostituibile e inimitabile che emerge dalla vita e che si manifesta proprio nella comunicazione con gli altri”.

La tecnologia rischia di modificare il rapporto tra le persone: “La tecnologia digitale, se veniamo meno a questa custodia, rischia invece di modificare radicalmente alcuni dei pilastri fondamentali della civiltà umana, che a volte diamo per scontati. Simulando voci e volti umani, sapienza e conoscenza, consapevolezza e responsabilità, empatia e amicizia, i sistemi conosciuti come intelligenza artificiale non solo interferiscono negli ecosistemi informativi, ma invadono anche il livello più profondo della comunicazione, quello del rapporto tra persone umane”.

Quindi per il papa la sfida è antropologica: “La sfida pertanto non è tecnologica, ma antropologica. Custodire i volti e le voci significa in ultima istanza custodire noi stessi. Accogliere con coraggio, determinazione e discernimento le opportunità offerte dalla tecnologia digitale e dall’intelligenza artificiale non vuol dire nascondere a noi stessi i punti critici, le opacità, i rischi”.

Il messaggio papale è un richiamo a non rinunciare al pensiero: “Ci sono da tempo molteplici evidenze del fatto che algoritmi progettati per massimizzare il coinvolgimento sui social media, redditizio per le piattaforme, premiano emozioni rapide e penalizzano invece espressioni umane più bisognose di tempo come lo sforzo di comprendere e la riflessione. Chiudendo gruppi di persone in bolle di facile consenso e facile indignazione, questi algoritmi indeboliscono la capacità di ascolto e di pensiero critico e aumentano la polarizzazione sociale”.

E’ un invito a non fidarsi dell’Intelligenza Artificiale in modo supino: “A questo si è aggiunto poi un affidamento ingenuamente acritico all’intelligenza artificiale come ‘amica’ onnisciente, dispensatrice di ogni informazione, archivio di ogni memoria, ‘oracolo’ di ogni consiglio. Tutto ciò può logorare ulteriormente la nostra capacità di pensare in modo analitico e creativo, di comprendere i significati, di distinguere tra sintassi e semantica.

Sebbene l’IA possa fornire supporto e assistenza nella gestione di compiti comunicativi, sottrarsi allo sforzo del proprio pensiero, accontentandoci di una compilazione statistica artificiale, rischia a lungo andare di erodere le nostre capacità cognitive, emotive e comunicative”.

Quindi a non essere solamente consumatori ‘passivi’: “Negli ultimi anni i sistemi di intelligenza artificiale stanno assumendo sempre di più anche il controllo della produzione di testi, musica e video. Gran parte dell’industria creativa umana rischia così di essere smantellata e sostituita con l’etichetta ‘Powered by AI’, trasformando le persone in meri consumatori passivi di pensieri non pensati, di prodotti anonimi, senza paternità, senza amore. Mentre i capolavori del genio umano nel campo di musica, arte e letteratura vengono ridotti a un mero campo di addestramento delle macchine”.

E’ un invito ad esercitare la fatica della ricerca: “La questione che ci sta a cuore, tuttavia, non è cosa riesce o riuscirà a fare la macchina, ma cosa possiamo e potremo fare noi, crescendo in umanità e conoscenza, con un uso sapiente di strumenti così potenti a nostro servizio. Da sempre l’uomo è tentato di appropriarsi del frutto della conoscenza senza la fatica del coinvolgimento, della ricerca e della responsabilità personale. Rinunciare al processo creativo e cedere alle macchine le proprie funzioni mentali e la propria immaginazione significa tuttavia seppellire i talenti che abbiamo ricevuto al fine di crescere come persone in relazione a Dio e agli altri. Significa nascondere il nostro volto, e silenziare la nostra voce”.

Il rischio consiste nella simulazione delle relazioni: “Gli interventi non trasparenti di questi agenti automatizzati influenzano i dibattiti pubblici e le scelte delle persone. Soprattutto i chatbot basati su grandi modelli linguistici (LLM) si stanno rivelando sorprendentemente efficaci nella persuasione occulta, attraverso una continua ottimizzazione dell’interazione personalizzata. La struttura dialogica e adattiva, mimetica, di questi modelli linguistici è capace di imitare i sentimenti umani e simulare così una relazione”.

A lungo andare ciò comporta anche un logoramento della socialità: “La tecnologia che sfrutta il nostro bisogno di relazione può non solo avere conseguenze dolorose sul destino dei singoli, ma può anche ledere il tessuto sociale, culturale e politico delle società. Ciò avviene quando sostituiamo alle relazioni con gli altri quelle con IA addestrate a catalogare i nostri pensieri e quindi a costruirci intorno un mondo di specchi, dove ogni cosa è fatta “a nostra immagine e somiglianza”. In questo modo ci lasciamo derubare della possibilità di incontrare l’altro, che è sempre diverso da noi, e con il quale possiamo e dobbiamo imparare a confrontarci. Senza l’accoglienza dell’alterità non può esserci né relazione né amicizia”.

Un altro pericolo riguarda l’alterazione della realtà: “Un’altra grande sfida che questi sistemi emergenti pongono è quella della distorsione (in inglese bias), che porta ad acquisire e a trasmettere una percezione alterata della realtà. I modelli di IA sono plasmati dalla visione del mondo di chi li costruisce e possono a loro volta imporre modi di pensare replicando gli stereotipi e i pregiudizi presenti nei dati a cui attingono”.

E possono nascere realtà parallele: “La mancanza di trasparenza nella progettazione degli algoritmi, insieme alla non adeguata rappresentanza sociale dei dati, tendono a farci rimanere intrappolati in reti che manipolano i nostri pensieri e perpetuano e approfondiscono le disuguaglianze e le ingiustizie sociali esistenti.

Il rischio è grande. Il potere della simulazione è tale che l’IA può anche illuderci con la fabbricazione di ‘realtà’ parallele, appropriandosi dei nostri volti e delle nostre voci. Siamo immersi in una multidimensionalità, dove sta diventando sempre più difficile distinguere la realtà dalla finzione”.

Però per il papa non è necessario fermare il progresso, ma creare alleanze attraverso la cooperazione, l’educazione e la responsabilità: “Essa può essere declinata, a seconda dei ruoli, come onestà, trasparenza, coraggio, capacità di visione, dovere di condividere la conoscenza, diritto a essere informati. Ma in generale nessuno può sottrarsi alla propria responsabilità di fronte al futuro che stiamo costruendo…

A ciò si aggiunge il problema della mancata accuratezza. Sistemi che spacciano una probabilità statistica per conoscenza stanno in realtà offrendoci al massimo delle approssimazioni alla verità, che a volte sono vere e proprie ‘allucinazioni’. Una mancata verifica delle fonti, insieme alla crisi del giornalismo sul campo che comporta un continuo lavoro di raccolta e verifica di informazioni svolte nei luoghi dove gli eventi accadono, può favorire un terreno ancora più fertile per la disinformazione, provocando un crescente senso di sfiducia, smarrimento e insicurezza”.

Ecco il motivo per cui è necessario cooperare alfine di educare: “Nessun settore può affrontare da solo la sfida di guidare l’innovazione digitale e la governance dell’IA. E’ necessario perciò creare meccanismi di salvaguardia. Tutte le parti interessate (dall’industria tecnologica ai legislatori, dalle aziende creative al mondo accademico, dagli artisti ai giornalisti, agli educatori) devono essere coinvolte nel costruire e rendere effettiva una cittadinanza digitale consapevole e responsabile.

A questo mira l’educazione: ad aumentare le nostre capacità personali di riflettere criticamente, a valutare l’attendibilità delle fonti e i possibili interessi che stanno dietro alla selezione delle informazioni che ci raggiungono, a comprendere i meccanismi psicologici che attivano, a permettere alle nostre famiglie, comunità e associazioni, di elaborare criteri pratici per una più sana e responsabile cultura della comunicazione”.

Proprio per questo è necessario lo studio: “L’alfabetizzazione ai media, all’informazione ed all’IA aiuterà tutti a non adeguarsi alla deriva antropomorfizzante di questi sistemi, ma a trattarli come strumenti, a utilizzare sempre una validazione esterna delle fonti, che potrebbero essere imprecise o errate, fornite dai sistemi di IA, a proteggere la propria privacy e i propri dati conoscendo i parametri di sicurezza e le opzioni di contestazione”.

Solo attraverso lo studio si educa: “E’ importante educare ed educarsi a usare l’IA in modo intenzionale, e in questo contesto proteggere la propria immagine (foto e audio), il proprio volto e la propria voce, per evitare che vengano utilizzati nella creazione di contenuti e comportamenti dannosi come frodi digitali, cyberbullismo, deepfake che violano la privacy e l’intimità delle persone senza il loro consenso”.

In qualche modo è necessario affrontare culturalmente le novità,  come all’inizio del XIX secolo: “Come la rivoluzione industriale richiedeva l’alfabetizzazione di base per permettere alle persone di reagire alla novità, così anche la rivoluzione digitale richiede un’alfabetizzazione digitale (insieme a una formazione umanistica e culturale) per comprendere come gli algoritmi modellano la nostra percezione della realtà, come funzionano i pregiudizi dell’IA, quali sono i meccanismi che stabiliscono la comparsa di determinati contenuti nei nostri flussi di informazioni (feed), quali sono e come possono cambiare presupposti e modelli economici dell’economia della IA”.

Papa Leone XIV richiama alla responsabilità della cura

“Vi ringrazio per la vostra visita che è durante questo Giubileo della Speranza, un anno in cui tutta la Chiesa alza gli occhi al Signore che rinnova la forza, riaccende il coraggio e ci insegna a sperare anche in mezzo alla fragilità umana. Il vostro lavoro si trova al crocevia della scienza, della compassione e della responsabilità etica. La Chiesa afferma costantemente la vocazione dell’indagine scientifica, che apre la persona umana alla verità e ad un servizio più profondo del bene comune. Incarniate questo spirito ogni volta che cercate di guarire il cuore, sia fisicamente che metaforicamente, portando sollievo a coloro che soffrono e portando speranza alle loro famiglie”: dopo il viaggio apostolico in Turchia ed in Libano oggi papa Leone XIV ha ripreso le udienze, ricevendo una delegazione di cardiologi del Paris Course on Revascularization,

In tale udienza ha ricordato che la medicina è al servizio della vita: “Infatti, il ‘servizio di vita’ è fondamentale per ogni atto medico autentico, perché riflette la tenerezza con cui Cristo stesso si è avvicinato agli ammalati e ai vulnerabili. Il suo amore costante ispira la dedizione che si mostra attraverso la ricerca, la formazione e gli interventi delicati che preservano la vita”.

Per questo ha sollecitato affinchè la cura sia per tutti:  “Ogni battito del cuore affidato alla vostra cura è un promemoria che la vita è un dono, sempre un mistero da riverire. Vi incoraggio, quindi, a continuare a promuovere uno spirito di collaborazione globale, a condividere generosamente la conoscenza e a garantire che i progressi nel trattamento rimangano accessibili a tutti, specialmente ai poveri e agli emarginati”.

Mentre ai partecipanti alla conferenza ‘Artificial Intelligence and Care of Our Common Home, organizzata da Fondazione Centesimus Annus Pro Pontifice e dal SACRU, il papa ha sottolineato l’importanza dell’Intelligenza Artificiale: “L’’avvento dell’intelligenza artificiale è accompagnato da rapidi e profondi cambiamenti nella società, che incidono su dimensioni essenziali della persona umana, come il pensiero critico, il discernimento, l’apprendimento e le relazioni interpersonali”.

Il papa, quindi ha ricordato l’importanza della Dottrina Sociale della Chiesa: “Gli esseri umani sono chiamati a essere collaboratori nell’opera della creazione, non semplici consumatori passivi di contenuti generati dalla tecnologia artificiale. La nostra dignità risiede nella capacità di riflettere, scegliere liberamente, amare incondizionatamente ed entrare in relazioni autentiche con gli altri.

 L’intelligenza artificiale ha certamente aperto nuovi orizzonti alla creatività, ma solleva anche serie preoccupazioni circa le sue possibili ripercussioni sull’apertura dell’umanità alla verità e alla bellezza, e sulla sua capacità di meraviglia e contemplazione. Riconoscere e salvaguardare ciò che caratterizza la persona umana e ne garantisce la crescita equilibrata è essenziale per stabilire un quadro adeguato per gestire le conseguenze dell’intelligenza artificiale”.

In particolare il papa ha riflettuto sulla libertà in correlazione alla vita ‘interiore’: “A questo proposito, dobbiamo soffermarci a riflettere con particolare attenzione sulla libertà e sulla vita interiore dei nostri bambini e ragazzi, e sul possibile impatto della tecnologia sul loro sviluppo intellettuale e neurologico. Le nuove generazioni devono essere aiutate, non ostacolate, nel loro cammino verso la maturità e la responsabilità”.

La riflessione del papa si è soffermata sulla necessità di far crescere i talenti dei giovani: “Il benessere della società dipende dalla loro capacità di sviluppare i propri talenti e di rispondere alle richieste dei tempi e ai bisogni degli altri, con generosità e libertà di pensiero. La capacità di accedere a grandi quantità di dati e informazioni non deve essere confusa con la capacità di trarne significato e valore. Quest’ultima richiede la disponibilità ad affrontare il mistero e le domande centrali della nostra esistenza, anche quando queste realtà sono spesso emarginate o ridicolizzate dai modelli culturali ed economici prevalenti”.

Perciò è importante l’educazione: “Sarà quindi essenziale educare i giovani a utilizzare questi strumenti con la propria intelligenza, assicurandosi che si aprano alla ricerca della verità, a una vita spirituale e fraterna, ampliando i propri sogni e gli orizzonti delle proprie decisioni. Sosteniamo il loro desiderio di essere diversi e migliori, perché mai come ora è stato così chiaro che è necessaria una profonda inversione di rotta nella nostra idea di maturazione”.

Per questo ha chiesto di dare fiducia ai giovani:“Per costruire insieme ai nostri giovani un futuro che realizzi il bene comune e sfrutti le potenzialità dell’intelligenza artificiale, è necessario ripristinare e rafforzare la loro fiducia nella capacità umana di guidare lo sviluppo di queste tecnologie. Una fiducia che oggi è sempre più erosa dall’idea paralizzante che il suo sviluppo segua un percorso inevitabile”.

Tutto ciò richiede cooperazione: “Ciò richiede un’azione coordinata e concertata che coinvolga politica, istituzioni, imprese, finanza, istruzione, comunicazione, cittadini e comunità religiose. Gli attori di questi ambiti sono chiamati a un impegno comune, assumendosi questa responsabilità comune. Questo impegno viene prima di qualsiasi interesse di parte o profitto, sempre più concentrato nelle mani di pochi. Solo attraverso una partecipazione diffusa che dia a tutti la possibilità di essere ascoltati con rispetto, anche ai più umili, sarà possibile raggiungere questi ambiziosi obiettivi”.

(Foto: Santa Sede)

Intelligenza Artificiale e medicina: il paziente non è un dato numerico

Nei giorni scorsi la Federazione Internazionale delle Associazioni Mediche Cattoliche e la Pontificia Accademia per la Vita hanno organizzato a Roma un meeting point a conclusione del convegno sul tema ‘Intelligenza Artificiale e Medicina’, sottolineando che l’Intelligenza Artificiale non si può sostituire al medico: “L’enorme sviluppo dei sistemi di intelligenza artificiale negli ultimi anni genera sia meraviglia per i loro risultati sia preoccupazione per i numerosi problemi che li affliggono. Sorge anche un grande interrogativo sul futuro che vogliamo costruire attraverso queste tecnologie. Per una riflessione etica sull’Intelligenza Artificiale, come per qualsiasi tecnologia, è importante non limitarsi alla sola considerazione delle prestazioni che consente, per quanto spettacolari; anche l’impatto che ha sulle relazioni personali e sociali deve essere incluso nella valutazione”.

Quindi il presidente della Pontificia Accademia per la Vita, mons. Renzo Pegoraro, ha esposto le caratteristiche principali del congresso, evidenziando come esso abbia analizzato il rapporto medico-paziente, le possibilità dell’Intelligenza Artificiale in diagnosi e prognosi e il suo impatto sul territorio, anche in ambito epidemiologico, senza trascurare la consapevolezza dei rischi: “Un’altra componente fondamentale è stata l’internazionalità con contributi provenienti dall’India, dall’America Latina, dall’Europa e dagli Stati Uniti, per comprendere esperienze e sfide globali… Il medico deve conoscere i dati e le loro dinamiche, ma non può limitarsi a un ruolo meramente tecnico: il paziente è un vissuto complesso, fatto di emozioni, paure e sentimenti”.

Per questo ha chiarito il ruolo della Chiesa nell’orientare l’uso etico delle nuove tecnologie: “Non si tratta di dire subito se strumenti come ChatGPT siano ‘buoni’ o ‘cattivi’, ma di capire come funzionano, se siano trasparenti, non discriminatori, e privi di pregiudizi… La Rome Call for AI Ethics è stata firmata da grandi aziende tecnologiche e dalle religioni abramitiche; l’anno scorso, a Hiroshima, anche buddismo, hinduismo e taoismo hanno partecipato a iniziative simili”.

Mentre il dott. Bernard Ars, presidente della federazione internazionale delle associazioni dei medici cattolici (Fiamc) ha sottolineato il successo del congresso, evidenziando come si sia trattato di una collaborazione nuova e fruttuosa: “I livelli di discussione sono stati elevati, con interventi di alto profilo e dibattiti interdisciplinari e interculturali, che hanno coinvolto sia professionisti senior sia giovani colleghi. E’ stata una riflessione che offre punti di riferimento importanti per il futuro”.

Anche il dott. John Lane, vicepresidente della Fiamc, ha definito ‘straordinario’ il congresso, che ha saputo unire esperti tecnici e riflessioni filosofiche sull’intelligenza artificiale: “Il concetto chiave che mi porto dietro è l’importanza di preservare l’elemento umano nella somministrazione delle cure, evitando che le relazioni personali tra medico e paziente vengano sostituite da algoritmi. La cura è un lavoro impegnativo, come qualsiasi relazione umana, e non possiamo accettare scorciatoie che privino di umanità la pratica medica”.

La prof.ssa Therese Lysaught, teologa e bioeticista della PAV, ha evidenziato come l’intelligenza artificiale rappresenti una novità importante anche per chi studia la bioetica cattolica: “Tradizionalmente essa reagisce agli sviluppi; oggi, invece, grazie al lavoro della Pav e al sostegno del papa, possiamo mettere questi temi al centro delle discussioni in modo proattivo, valorizzando quanto di buono abbiamo visto in questi tre giorni di discussioni… Per la medicina questo approccio è affascinante, quasi come in Star Trek. Dal punto di vista della salute globale, report dall’India e dalla Catalogna mostrano come queste tecnologie possano promuovere la salute e la sua erogazione, offrendo molte possibilità di speranza a chi lavora nel settore”.

Il dott. Otmar Kloiber, segretario generale della World Medical Association, ha osservato come l’intelligenza artificiale stia rapidamente permeando la medicina, con un avvertimento sui pericoli: “L’Intelligenza Artificiale può ridurre l’interazione umana con il paziente e diventare uno strumento per fornire cure a basso costo solo a chi non può permettersi un medico. La tecnologia, invadendo i nostri spazi, può aumentare lo stress e creare nuove disuguaglianze sociali”.

Lo statement finale, firmato da mons. Pegoraro e dal dott. Ars, quindi non chiude un dibattito, ma lo apre: “Come custodi dell’assistenza ai pazienti, i medici hanno un ruolo fondamentale nel definire le modalità di adozione dell’Intelligenza Artificiale. Insistendo sul rigore etico e sulla progettazione incentrata sul paziente, possiamo garantire che l’Intelligenza Artificiale rafforzi, non comprometta, l’integrità della pratica medica. Siamo allo stesso tempo consapevoli della necessità di cooperare con gli altri attori che operano nel settore: il potere e gli interessi in gioco nella ricerca e nel controllo delle tecnologie digitali rendono essenziale un’alleanza tra tutti gli stakeholder. Questo è ciò che significa ‘Etica by design’.

Le tecniche numeriche basate sul calcolo, per quanto efficaci, presentano molti limiti epistemologici e logici. Pertanto, non possono sostituire tutte le sfaccettature del pensiero umano e tutte le dimensioni delle relazioni umane. Alcune dimensioni profonde dell’assistenza al paziente non possono essere sostituite da procedure numeriche ottimizzate e robot autonomi. Implicano gesti empatici, sguardi pieni di tenerezza e un prendersi il tempo senza alcuna considerazione per l’efficacia e la redditività.

L’Intelligenza Artificiale non può far dimenticare che la medicina non è solo una scienza o una tecnica, ma un modo umano di supportare il paziente nella sua sofferenza, anche quando qualsiasi tecnologia è inutile. Il rischio principale dei successi dell’Intelligenza Artificiale in medicina potrebbe essere il modo insidioso di suggerire progressivamente che la medicina è solo una tecnica per curare e non una profonda relazione umana di cura. Il paziente non è un problema da risolvere (con l’Intelligenza Artificiale od altre tecnologie): è un mistero che rivela Cristo stesso”.

Papa Leone XIV invita i giovani statunitensi a sognare

“Ora è il momento di sognare in grande, di essere aperti a ciò che Dio può fare attraverso le vostre vite. Essere giovani spesso porta con sé il desiderio di fare qualcosa di significativo, qualcosa che faccia davvero la differenza. Molti di voi sono pronti ad essere generosi, ad aiutare coloro che amano, a lavorare per qualcosa di più grande di voi stessi. Come ci ha ricordato Benedetto XVI, non siamo fatti per la comodità. Siamo fatti per la grandezza. Siamo fatti per Dio stesso”: così ha detto papa Leone XIV ai 16.000 giovani cattolici statunitensi riuniti al Lucas Oil Stadium di Indianapolis, che domani concludono l’incontro della National Catholic Youth Conference, il più grande evento annuale che raduna i giovani cattolici degli Usa.

Le riflessioni dei giovani delle high schools hanno toccato temi come la preghiera, le fragilità, il perdono, l’Intelligenza Artificiale ed il futuro della Chiesa, a cui il papa ha proposto di seguire la strada della santità:  “Il mondo ha bisogno di famiglie sante che trasmettano la fede e mostrino l’amore di Dio nella vita quotidiana. Se sentite di poter essere chiamati al matrimonio, pregate per un coniuge che vi aiuti a crescere nella santità e nella fede. Alcuni di voi potrebbero essere chiamati al sacerdozio. Se sentite questa chiamata nel cuore, non ignoratela. Parlate con un sacerdote di cui vi fidate. Altri potrebbero essere chiamati alla vita consacrata, per essere testimoni di una vita gioiosa, completamente donata a Dio. Non abbiate paura. Chiedete al Signore di guidarvi, di mostrarvi il Suo piano. Confidate in Gesù”.

E’ stato un invito a non disperare del perdono di Dio: “Potremmo avere difficoltà a perdonare, ma il cuore di Dio è diverso. Dio non smette mai di invitarci a tornare a Lui. Quindi sì, può essere scoraggiante quando cadiamo. Ma non concentratevi solo sui vostri peccati. Guardate a Gesù, confidate nella sua misericordia e andate da lui con fiducia. Lui vi accoglierà sempre a casa… Pensate ai vostri amici più cari. Se stessero soffrendo, parlereste con loro, li ascoltereste e restereste loro vicino. Il nostro rapporto con Gesù è simile”.

Ma non poteva mancare una domanda sull’intelligenza artificiale: “L’intelligenza artificiale sta diventando una delle caratteristiche distintive del nostro tempo. Usare l’intelligenza artificiale in modo responsabile significa usarla in modi che ti aiutano a crescere, mai in modi che ti distraggono dalla tua dignità o dalla tua chiamata alla santità. L’intelligenza artificiale può elaborare le informazioni rapidamente, ma non può sostituire l’intelligenza…

La tecnologia può davvero aiutarci in molti modi, anche nel vivere la nostra fede cristiana. Ci offre strumenti incredibili per pregare, per leggere la Bibbia, per approfondire ciò in cui crediamo. E ci permette di condividere il Vangelo con persone che altrimenti non incontreremmo di persona. Ma non potrà mai sostituire le relazioni reali, faccia a faccia”.

Ed ecco l’invito a seguire l’esempio di san Carlo Acutis: “Quindi, sebbene la tecnologia possa metterci in contatto, non è la stessa cosa che essere fisicamente presenti. Dobbiamo usarla con saggezza, senza lasciare che offuschi le nostre relazioni. L’esempio virtuoso è quello di san Carlo Acutis, che metteva le sue capacità tecnologiche al servizio degli altri, esercitando disciplina e mantenendo ‘chiare’ le sue priorità.

Cari amici, vi incoraggio a seguire l’esempio di Carlo Acutis: siate consapevoli del tempo che trascorrete davanti allo schermo e assicuratevi che la tecnologia sia al servizio della vostra vita, e non il contrario”.

Però i giovani hanno la necessità di comunicare il proprio ‘stato d’animo’ ed il papa ha consigliato di affidarsi ad amici che riescono ad essere stimolo: “Nel mio tempo trascorso con i giovani ho visto come portiate gioie e speranze autentiche, ma anche difficoltà e fardelli pesanti. Dio si fa tuttavia sempre vicino, anche tramite le persone che mette sul nostro cammino.

Quando trovate qualcuno di cui vi fidate veramente, non abbiate paura di aprire il vostro cuore. E’ molto importante avere fiducia autentica, ma quando la avete sappiate che loro potranno aiutarvi a capire cosa state provando e sostenervi lungo il cammino. E’ anche importante pregare per ricevere il dono di amici sinceri. Un vero amico non è solo qualcuno con cui è piacevole stare insieme (anche se questo è un aspetto positivo) ma qualcuno che ti aiuta ad avvicinarti a Gesù e ti incoraggia a diventare una persona migliore”.

Altra domanda ha riguardato i giovani nella Chiesa con l’invito del papa ad essere protagonisti, come ha fatto san Pier Giorgio Frassati: “Gesù desidera che tutti si avvicinino a lui, e vedo questo desiderio soprattutto quando incontro giovani che cercano sinceramente Dio. La Chiesa ha bisogno di tutti noi, compresi voi, mentre avanziamo verso il futuro che Dio sta preparando…

Voi non siete solo il futuro della Chiesa, voi siete il presente! Le vostre voci, le vostre idee, la vostra fede sono importanti oggi, e la Chiesa ha bisogno di voi. La Chiesa ha bisogno di quello che vi è stato dato per essere condiviso con noi…

La vera differenza, inoltre, nasce da una fede radicata nella quotidianità, mettendosi anche al servizio dei poveri, alla stregua di un altro giovane santo, Pier Giorgio Frassati. Vi invito quindi a riflettere su queste domande: Cosa posso offrire alla Chiesa per il futuro? Come posso aiutare gli altri a conoscere Cristo? Come posso costruire pace e amicizia intorno a me?”

Ed ecco l’invito a partecipare alla vita sociale con l’avviso a porre “attenzione a non usare categorie politiche per parlare di fede. La Chiesa non appartiene ad alcun partito politico; piuttosto, la Chiesa aiuta a formare la vostra coscienza affinché possiate pensare e agire con saggezza e amore”.

Infine ha chiesto ai giovani di non perdere occasione di sognare: “Ora è il momento di sognare in grande e di essere aperti a ciò che Dio può fare attraverso le vostre vite. Essere giovani spesso comporta il desiderio di fare qualcosa di significativo, qualcosa che faccia davvero la differenza. Molti di voi sono pronti a essere generosi, ad aiutare coloro che amano o a lavorare per qualcosa di più grande di voi stessi. … Nel profondo, desideriamo la verità, la bellezza e la bontà perché siamo stati creati per esse. E questo tesoro che cerchiamo ha un nome: Gesù, che vuole essere trovato da voi.

(Foto: Santa Sede)

Don Nicola Rotundo: l’educazione al tempo dell’Intelligenza Artificiale

“Viviamo in un ambiente educativo complesso, frammentato, digitalizzato. Proprio per questo è saggio fermarsi e recuperare lo sguardo sulla ‘cosmologia della paideia cristiana’: una visione che, lungo i secoli, ha saputo rinnovare sé stessa e ispirare positivamente tutte le poliedriche sfaccettature dell’educazione. Fin dalle origini, il Vangelo ha generato ‘costellazioni educative’: esperienze umili e forti insieme, capaci di leggere i tempi, di custodire l’unità tra fede e ragione, tra pensiero e vita, tra conoscenza e giustizia. Esse sono state, in tempesta, àncora di salvezza; e in bonaccia, vela spiegata. Faro nella notte per guidare la navigazione”.

Prendendo spunto da questo paragrafo del proemio della lettera apostolica ‘Disegnare nuove mappe di speranza’, che papa Leone XIV ha scritto per il 60^ anniversario della Dichiarazione conciliare ‘Gravissimum educationis’ sull’educazione, abbiamo iniziato un dialogo con don Nicola Rotundo, presbitero dell’arcidiocesi metropolitana di Catanzaro-Squillace, dottore in Teologia Morale presso l’Accademia Alfonsiana in Roma e Cultore della Materia all’Università della Calabria, ed autore di libri sul rapporto tra teologia ed intelligenza artificiale, quali ‘Per una econom-IA etica’, ‘Intelligenza Artificiale. Un punto di vista etico-sociale’, ‘Etica Armonica. Riflessioni per innovare l’economia e il lavoro’.

Perché per la Chiesa l’educazione ‘non è attività accessoria, ma forma la trama stessa dell’evangelizzazione’?

“La Chiesa deve andare, fare discepoli, battezzare, insegnare ciò che Cristo Gesù ha comandato. Senza insegnamento non c’è evangelizzazione. Evangelizzare è porre il Vangelo e la verità di ogni Parola del Vangelo nel cuore di ogni uomo. Le parole del Santo Padre nella ‘Lettera Apostolica’ affermano come l’educazione sia il modo concreto in cui il Vangelo possa diventare esperienza personale e tessuto sociale. Infatti, educare significa accompagnare la crescita integrale (intelligenza, affettività, volontà e spiritualità) e così rendere visibile la carità evangelica nella vita quotidiana. In questo senso l’annuncio cristiano trova nella scuola, nella famiglia, nelle comunità formative il laboratorio in cui prende forma una vita buona per sé e per gli altri”.

Per quale motivo il papa ha invitato a ‘disegnare nuove mappe di speranza’?

“Ogni discepolo di Gesù è chiamato a dare pieno sviluppo e pieno compimento alla sua personale mappa già disegnata dallo Spirito del Signore. L’invito di papa Prevost nasce dalla constatazione che il mondo sia cambiato profondamente e che le risposte educative del passato non siano più sufficienti. Disegnare mappe nuove significa inventare percorsi e cammini capaci di orientare in contesti complessi: crisi ambientali, disuguaglianze, fragilità identitarie, innovazioni tecnologiche. E’ un’esortazione a coltivare un umanesimo creativo, corale e profetico che sappia immaginare futuri sostenibili e inclusivi, ridisegnando relazioni educative, spazi formativi e priorità sociali”.

In quale modo l’educazione può ‘navigare nuovi spazi’?

Ogni persona che si lascia evangelizzare è un ‘nuovo spazio’. E’ quindi necessario seminare sempre la Parola di Dio, anche attraverso nuove metodologie e alleanze sociali. Si tratta di promuovere approcci interdisciplinari, imparare ad intessere collaborazioni tra famiglia, scuola, università, parrocchie e realtà civili. Significa anche coltivare capacità di ascolto, discernimento e responsabilità. L’educazione diventa una sorta di ‘navigazione accompagnata’: mappe condivise, con compagni di viaggio competenti e misericordiosi”.

Quale sfida lancia l’Intelligenza Artificiale al mondo educativo?

Dobbiamo ricordare che l’Intelligenza Artificiale è una tra le tante invenzioni dell’uomo; la sfida per il mondo educativo è sapere usare e insegnare a sapere usare questa nuova invenzione.  E’ l’uomo che governa l’Intelligenza Artificiale e non è l’Intelligenza Artificiale che deve governare l’uomo, altrimenti l’uomo diviene schiavo e prigioniero di una macchina. E’ altresì necessario integrare le tecnologie per potenziare apprendimento e accesso, senza perdere il primato della relazione, della creatività, della capacità di errore e del giudizio etico che definiscono la persona. Gli educatori devono diventare mediatori critici, capaci di usare l’Intelligenza Artificiale come alleata e non come surrogato dell’incontro formativo.

Come si mantiene la dignità della persona in un mondo sempre più tecnologizzato?

Per mantenere la dignità umana, è necessaria una tecnologia «antropocentrica». Questo implica regole etiche nella progettazione tecnologica, educazione alla cittadinanza digitale, e coltivazione di competenze critiche e relazionali. In tal senso le scuole e le comunità devono assumersi la responsabilità di formare cittadini capaci di scegliere e non solo di subire gli output provenienti dai sempre più performanti chatbot”.

Allora, come fare buon uso della tecnologia?

“Ogni invenzione dell’uomo è sempre dall’uso bivalente e anche multivalente. Occorre quindi formare la coscienza morale, insegnando all’uomo che ogni suo atto ha delle conseguenze eterne. Attraverso una formazione di chi è deputato a formare le nuove generazioni, ricordando che tutto è dono di Dio e poi anche dono dell’uomo all’uomo, sarà possibile fare un buon uso della tecnologia”.

Concludendo l’intervista chiediamo un’ultima parola di speranza: “L’educazione rimane la grande risorsa per tracciare mappe di speranza: è attraverso la pazienza formativa, la capacità di ascolto e la creatività educativa che possiamo orientare le nuove generazioni verso un futuro più umano e solidale. Papa Leone XIV, concludendo l’udienza con gli studenti partecipanti al Giubileo del Mondo Educativonello scorso 30 ottobre, ha rafforzato il concetto: ‘Anche l’Intelligenza Artificiale è una grande novità (una delle ‘rerum novarum’, cioè delle cose nuove) del nostro tempo: non basta tuttavia essere ‘intelligenti’ nella realtà virtuale, ma bisogna essere umani con gli altri’”.

(Tratto da Aci Stampa)

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