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A Roma il giubileo dell’educazione per rilanciare il Patto Educativo Globale

“Il Giubileo del Mondo Educativo, celebrato dal 27 ottobre al 1° novembre, riunirà a Roma più di ventimila persone, in rappresentanza delle comunità educative cattoliche di tutto il mondo, impegnate nella scuola e nell’università, nella formazione tecnica e professionale, e che sono studenti, docenti e personale amministrativo, nonché referenti delle principali federazioni e reti educative o organizzazioni internazionali del settore. Ad oggi, si sono registrati pellegrini di 124 Paesi, con particolare attenzione a Italia, Spagna, Stati Uniti, Francia e Brasile. E’ anche motivo di gioia sapere che abbiamo la partecipazione di oltre 200 pellegrini con disabilità, a testimonianza del fatto che il Giubileo è una proposta per tutti”: con queste parole ieri il card. José Tolentino de Mendonça, prefetto del Dicastero per la cultura e l’educazione, ha presentato il Giubileo del Mondo Educativo, che si svolge dal al 27 ottobre al 1° novembre.

Durante la conferenza stampa il prefetto del dicastero per la cultura e l’educazione  ha ricordato che in quei giorni ricorre “il 60° anniversario della Dichiarazione conciliare ‘Gravissimum Educationis’, che celebreremo il 28 ottobre. Si tratta di un documento fondamentale, con un forte impatto sulla visione contemporanea dell’educazione, che ha svolto un ruolo fondamentale, dentro e fuori la Chiesa, che deve essere riconosciuto. Sottolineo in particolare l’affermazione del diritto universale all’istruzione e un cambiamento di linguaggio (cioè di mentalità) per parlare di scuola non tanto in termini di istituzione, bensì di comunità educative”.

Ed ha anticipato qualche riga dal documento che papa Leone XIV pubblicherà: “E martedì prossimo, 28 ottobre, verrà pubblicato un documento di Papa Leone XIV per commemorare il 60° anniversario della ‘Gravissimum Educationis’ e per riflettere sull’attualità della Dichiarazione conciliare e sulle sfide che l’educazione deve affrontare oggi, in particolare per le scuole e le università cattoliche”.

Tale dichiarazione sarà il filo conduttore delle giornate giubilari: “Possiamo, pertanto, affermare che la Dichiarazione ‘Gravissimum educationis’ farà da sfondo alla celebrazione del Giubileo dell’educazione e che il Santo Padre, papa Leone XIV, dedicherà una particolare attenzione pastorale al mondo dell’educazione in queste storiche giornate: sia attraverso la pubblicazione di questo documento, sia nei discorsi che rivolgerà a studenti e educatori durante le due udienze previste, sia nelle omelie di apertura e di chiusura di questo giubileo”.

Il giubileo sarà anche l’occasione per rilanciare il ‘Patto Educativo Globale’: “Inoltre, il Papa Leone XIV approfitterà del Giubileo dell’educazione per rilanciare il Patto Educativo Globale, un’iniziativa di papa Francesco che ha acquisito una straordinaria risonanza in tante regioni del mondo. E’ vero che la Chiesa celebra ed è grata per una feconda storia educativa, ma si trova anche di fronte all’imperativo di aggiornare la sua proposta alla luce della ‘Rerum novarum’ del nostro tempo. Padre Ezio Bono interverrà su questo importantissimo rinnovamento del Patto Educativo”.

Inoltre ci sarà la dichiarazione a Dottore della Chiesa di san Newman: “Ed, infine, il Santo Padre ha deciso di associare il Giubileo dell’educazione alla figura di un educatore straordinario e grande ispiratore della filosofia dell’educazione: san John Henry Newman. Sappiamo che sarà dichiarato Dottore della Chiesa nella celebrazione del 1° novembre, Santa Messa conclusiva del Giubileo del Mondo dell’Educazione. Ma non è tutto. Nel documento che pubblicherà martedì prossimo, papa Leone XIV afferma che, nel contesto di questo Giubileo, avrà la grande gioia di nominare san John Henry Newman co-patrono della missione educativa della Chiesa, insieme a san Tommaso d’Aquino”.

Quindi questo Giubileo sarà anche un’ occasione per rilanciare e arricchire il Patto educativo globale, un’iniziativa voluta da Papa Francesco. Su questo tema, nel corso della conferenza, è intervenuto il referente del Patto, padre Ezio Lorenzo Bono, sottolineando che ai sette obiettivi già previsti ne saranno aggiunti tre che riguarderanno l’intelligenza artificiale, la pace disarmata e disarmante, l’educazione alla vita interiore.

Tra gli appuntamenti previsti (come ha illustrato mons. Carlo Maria Polvani, segretario del Dicastero per la Cultura e l’Educazione) avranno uno spazio anche alcune attività presentate dal card. Peter Turkson, cancelliere della Pontificia accademia delle Scienze e della Pontificia accademia delle Scienze Sociali che è intervenuto per parlare del Giubileo della conoscenza. Tale evento si terrà all’interno di quello del mondo educativo e rifletterà sul tema dell’ecologia.

Il Giubileo del mondo educativo si aprirà con la Santa Messa presieduta da papa Leone XIV lunedì 27 ottobre. Il giorno successivo si celebrerà l’anniversario della ‘Gravissimum educationis’. mercoledì 29 ottobre sarà inaugurata la mostra ‘Vivere, credere, guardare questo cielo di Tommaso Spazzini Villa’. Giovedì 30 ottobre il papa incontrerà gli studenti nell’aula Paolo VI, mentre all’Auditorium della conciliazione si terrà il congresso internazionale intitolato ‘Costellazioni educative – Un patto con il futuro’. E ancora, giovedì 30 e venerdì 31 ‘La scuola del cuore’, nella Chiesa di San Lorenzo in Piscibus, e le ‘Costellazioni delle Reti Educative’ nella Sala San Pio X. venerdì 31 ottobre il Pontefice incontrerà gli educatori.

Infine un dettagliato resoconto dello stato dell’educazione cattolica nel mondo è stato presentato dalla prof.ssa Elena Beccalli, rettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e presidente della Federazione delle Università Cattoliche Europee – Fuce: in base ai dati dell’Ufficio Centrale di Statistica della Chiesa Cattolica presso la Santa Sede, si vede che questo tessuto comprende oltre 231.000 istituzioni scolastiche e universitarie, attive in 171 Paesi: “Quello cattolico è il più grande network educativo al mondo – ha esordito la professoressa Beccalli -. Attraverso la propria rete, la Chiesa è vicina ai giovani di ogni continente, impegnati nella costruzione del proprio progetto di vita a servizio del bene comune. Ovunque le scuole e le università cattoliche sono luoghi aperti al dialogo, promuovendo accoglienza, giustizia, sviluppo integrale e pace”.

. La professoressa ha sottolineato che ben 72.000.000 di studenti frequentano le scuole e le università cattoliche. Tra i continenti quello africano è il cuore pulsante della proposta educativa, con il maggior numero di iscritti: “E’ il continente che accoglie il maggior numero di studenti iscritti nelle istituzioni cattoliche (il 43% del totale, pari a quasi 31.000.000, ma è anche quello che ospita la più ampia rete di scuole e università cattoliche. Questo dato non è soltanto quantitativo: rivela la portata strategica e pastorale dell’impegno educativo della Chiesa nel continente africano”, ha concluso la rettrice.  

(Foto: Vatican Media)

Papa Leone XIV ai politici cattolici: una sana laicità per il dialogo interreligioso

“Promuovere il dialogo tra le culture e le religioni è un obiettivo qualificante per un politico di ispirazione cristiana, e grazie a Dio non mancano personalità che hanno dato buona testimonianza in questo senso. Essere uomini e donne di dialogo significa rimanere ben radicati nel Vangelo e nei valori che ne promanano e, nello stesso tempo, coltivare l’apertura, l’ascolto, il confronto con quanti provengono da altre ispirazioni, ponendo sempre al centro la persona umana, la sua dignità e la sua costituzione relazionale e comunitaria”: questa mattina papa Leone XIV ha ricevuto in udienza i membri del ‘Working Group on Intercultural and Interreligious Dialogue’, organismo del Parlamento europeo, ribadendo l’importanza del dialogo promosso dai politici di ispirazione cristiana.

Per il papa tale ‘lavoro’ significa riconoscere il valore della religione: “Lavorare per il dialogo interreligioso comporta, di per sé, riconoscere che la religione è un valore sia a livello personale sia in ambito sociale. La parola stessa religione contiene il riferimento al legame quale elemento originario dell’umano. Perciò la dimensione religiosa, quando è autentica e ben coltivata, conferisce qualità ai rapporti interpersonali e aiuta molto a formare le persone a vivere in comunità e nella società. E quanto è importante oggi dare valore e significato ai rapporti umani!”

E’ stato un richiamo alla laicità, ricordando l’esempio di De Gasperi, Adenauer e Schumann: “Le istituzioni europee hanno bisogno di persone che sappiano vivere una sana laicità, cioè uno stile di pensiero e di azione che affermi la valenza della religione preservando la distinzione (non separazione né confusione) rispetto all’ambito politico. Anche su questo, più delle parole, vale l’esempio di Robert Schuman, Konrad Adenauer e Alcide De Gasperi”.

Inoltre per la ricorrenza della LX Giornata perle Comunicazioni Sociali che in molti Paesi si celebra il 17 maggio del prossimo anno, solennità dell’Ascensione, papa Leone XIV ha scelto di sottolineare l’importanza di salvaguardare ‘le capacità unicamente umane di empatia, etica e responsabilità morale’ davanti a tecnologie come l’Intelligenza Artificiale con il tema ‘Custodire voci e volti umani’:

“Negli ecosistemi comunicativi odierni, la tecnologia influenza le interazioni in modo mai conosciuto prima, dagli algoritmi che selezionano i contenuti nei feed di notizie fino all’intelligenza artificiale che redige interi testi e conversazioni. Il genere umano ha oggi possibilità impensabili solo pochi anni fa”.

Però si sottolinea che tali strumenti non possono sostituire il ‘giudizio’ umano: “Ma sebbene questi strumenti offrano efficienza e ampia portata, non possono sostituire le capacità unicamente umane di empatia, etica e responsabilità morale. La comunicazione pubblica richiede giudizio umano, non solo schemi di dati. La sfida è garantire che sia l’umanità a restare l’agente guida. Il futuro della comunicazione deve assicurare che le macchine siano strumenti al servizio e al collegamento della vita umana, e non forze che erodono la voce umana”.

Ciò comporta opportunità, ma anche rischi: “Abbiamo grandi opportunità. Allo stesso tempo, i rischi sono reali. L’intelligenza artificiale può generare contenuti accattivanti ma fuorvianti, manipolatori e dannosi, replicare pregiudizi e stereotipi presenti nei dati di addestramento, e amplificare la disinformazione simulando voci e volti umani.

Può anche invadere la privacy e l’intimità delle persone senza il loro consenso. Un’eccessiva dipendenza dall’IA indebolisce il pensiero critico e le capacità creative, mentre il controllo monopolistico di questi sistemi solleva preoccupazioni circa la centralizzazione del potere e le disuguaglianze”.

Per questo è necessario un’educazione all’uso dell’Intelligenza Artificiale: “E’ sempre più urgente introdurre nei sistemi educativi l’alfabetizzazione mediatica, alla quale si aggiunge anche l’alfabetizzazione nel campo di IA (MAIL ovvero Media and Artificial Intelligence Literacy). Come cattolici possiamo e dobbiamo dare il nostro contributo, affinché le persone (soprattutto i giovani) acquisiscano la capacità di pensiero critico e crescano nella libertà dello spirito”.

(Foto: Santa Sede)

Al Festival Francescano l’Uomo, la Tecnologia, l’Intelligenza Artificiale e la Spiritualità

A giugno a Roma era stato presentato il Festival Francescano con fra Giampaolo Cavalli, presidente del Festival Francescano e Luca Piras, ministro nazionale dell’Ordine Francescano Secolare: quattro giorni e oltre 100 eventi tra lezioni magistrali, incontri, presentazioni di libri, spettacoli e momenti di spiritualità animeranno Bologna dal 25 al 28 settembre per questa XVII edizione sul tema ‘Il Cantico delle Connessioni’ per riflettere sul legame tra l’essere umano, la tecnologia, l’intelligenza artificiale e la spiritualità in un’epoca segnata da conflitti, trasformazioni rapide e nuove incertezze.

Il festival si è aperto simbolicamente lunedì 22 settembre con un approfondimento del climatologo Luca Mercalli, dedicato agli effetti del cambiamento climatico, proseguendo dal 25 settembre con interventi di ospiti di primo piano: p. Paolo Benanti, teologo ed esperto di Intelligenza Artificiale, terrà una lectio sulle implicazioni etiche delle tecnologie emergenti. Stefano Mancuso, botanico e fondatore della neurobiologia vegetale, parlerà dell’intelligenza delle piante. Federico Faggin, fisico inventore del microchip, si confronterà sul rapporto tra scienza e spiritualità. Vittorino Andreoli, neuropsichiatra, presenterà la sua ‘Preghiera del non credente’. Michela Marzano, filosofa, rifletterà sulle relazioni intergenerazionali. Aldo Cazzullo, giornalista e scrittore, porterà il suo sguardo sulla contemporaneità. Ci saranno anche il card. Matteo Zuppi in dialogo con l’inviata di guerra Francesca Mannocchi, per confrontarsi su possibili connessioni di pace e la Presidente del CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) Maria Chiara Carrozza.

Il convegno inaugurale, in programma giovedì 25 settembre nella Cappella Farnese, propone una rilettura del Cantico delle Creature ad 800 anni dalla sua scrittura con fra Giuseppe Buffon, Alberto Bertoni, Pietro Maranesi, Paolo Capitanucci e Chiara Bertoglio. Spazio anche a performance artistiche, con protagonisti come Ascanio Celestini, che proporrà ‘San Francesco’; Mariangela Gualtieri, poetessa e attrice; Francamente, cantautrice rivelazione di X Factor 2024, con un’inedita versione musicata del Cantico; l’Orchestra da camera dell’Istituto Magnificat di Gerusalemme; Davide Morosinotto, autore per ragazzi, che parlerà dell’intelligenza artificiale applicata alla scuola. A questi si aggiunge la presenza di Giobbe Covatta, con il suo spettacolo ironico e provocatorio sull’emergenza ambientale.

Sul fronte letterario, si segnala la presentazione del saggio ‘Educare a pensare’ di Massimo Nardi e Marco Ferrari, il romanzo ‘Marì la bugiarda’ di Antonio Ferrara, la biografia ‘Vita di un poeta ribelle’ di Mario Lancisi su p. David Maria Turoldo, e ‘Vocabolario della fraternità’ a cura di Francesco Occhetta. Sarà anche presentato ‘La buona alleanza. Scienza e fede a difesa della casa comune’ di mons. Erio Castellucci e Vincenzo Balzani e ‘Sconfinato’ di don Luca Peyron, mentre don Luca Mazzinghi e Mario Cignoni illustreranno la traduzione ecumenica del Nuovo Testamento.

Tra i membri del comitato scientifico che interverranno durante il Festival ci saranno Carla Maria Bino, studiosa della cultura drammatica medievale, Eugenio Santoro, esperto di sanità digitale, e Simone Morandini, che rifletterà sui dieci anni dell’enciclica ‘Laudato Sì’. Davide Rondoni, presidente del comitato nazionale per l’ottavo centenario della morte di san Francesco, sarà presente in occasione della presentazione del Calendario di Frate Indovino 2026.

Il festival è promosso dal Movimento Francescano dell’Emilia-Romagna con il patrocinio di Regione Emilia-Romagna e Comune di Bologna, e il sostegno di Chiesa di Bologna e Fondazione Comunicazione e Cultura.

Per scoprire meglio il tema abbiamo chiesto al direttore scientifico del Festival Francescano, fra Dino Dozzi, di raccontare questo festival incentrato sulle connessioni: “Quest’anno ricorre l’ottavo centenario della pagina più conosciuta degli scritti di san Francesco, il ‘Cantico delle creature’, un testo straordinario di ecologia, ben prima della nascita dell’ecologia. Ma, oltre questo significato di profetica ecologia e, ancor più, di straordinaria fede, il Cantico è la ‘magna charta’ delle connessioni in tutte le direzioni: da quella verticale, dall’ ‘Altissimo, onnipotente, bon Signore’ del primo versetto all’ultimo ‘e serviateli cum grande humilitate’; a quella orizzontale, che include ed abbraccia fraternamente ogni creatura, da fratello sole a sorella acqua a madre terra”.

Quindi le connessioni sono un modo ‘moderno’ per raccontare il cantico di san Francesco?

“La terminologia del Cantico di san Francesco è profondamente umana, religiosa e poetica, e deriva dal suo sguardo che può apparire ingenuo, ma che si rivela invece di una profondità e di una modernità straordinarie. Ci stiamo rendendo conto che è solo aprendo gli occhi sulle connessioni in cui siamo inseriti che troviamo la nostra identità, il significato della nostra esistenza e il dovere della nostra responsabilità”.

Allora in quale modo è possibile raccontare artisticamente oggi il Cantico delle Creature?

“Per questa operazione di umanizzazione ci faremo aiutare da filosofi come Michela Marzano, da poeti come Davide Rondoni e Mariangela Gualtieri, da teologi come Matteo Zuppi e Giuseppe Buffon, da scienziati come Maria Chiara Carrozza e Stefano Mancuso, da giornalisti come Aldo Cazzullo, da artisti come Ascanio Celestini e da un altro centinaio di ospiti con competenze e storie diverse, che ci aiuteranno a comprendere che le connessioni non sono competizione, ma possono diventare comunione”.

Nell’epoca dell’Intelligenza Artificiale il Cantico delle Creature è necessario?

“Dal punto di vista tecnico le connessioni che oggi abbiamo a disposizione sono molto più numerose e potenti rispetto a quelle che aveva san Francesco, ma dal punto di vista qualitativo, cioè davvero umano, le nostre connessioni hanno estremo bisogno di confrontarsi con quelle di san Francesco. Tra le creature da riconoscere come sorelle e per le quali lodare il Signore, oggi potremmo inserire anche l’Intelligenza Artificiale, che ci sta aprendo straordinarie possibilità, ma che dobbiamo trattare con grande senso di responsabilità per non farci distruggere dall’ ‘opera delle nostre mani’. Fra Paolo Benanti, del comitato scientifico, è ricercato in tutto il mondo perché con competenza e passione tiene viva questa preoccupazione etica. Sarà lui a chiudere il festival delle connessioni”.

E ci sono anche alcuni workshop: in cosa consiste quello riguardante ‘Francesco, questo voglio, questo cerco’?

“La Compagnia della Rancia propone questo progetto artistico originale, ispirato alla vita di san Francesco: viene proposta un’esperienza di ascolto immersivo, seguito da uno spazio di dialogo con gli autori, alla ricerca di una connessione tra l’esperienza di Francesco e quella  dei partecipanti, rispondendo insieme alla domanda: che cosa voglio, cosa cerco nella mia vita?”

Allora, per quale motivo il perdono non delude?

“Verso la fine del Cantico, san Francesco loda il Signore ‘per quelli che perdonano per lo Tuo amore’.  Non potevamo tralasciare questo straordinario motivo di lode, soprattutto in questi nostri giorni in cui tocchiamo con mano che la pace ha bisogno della giustizia ma anche del perdono. ‘Via Pacis’ propone un workshop nel quale fare esperienza di perdono, per guarire le nostre relazioni, anche con noi stessi, trasformando il male in bene e cambiando il nostro sguardo sul passato, attraverso la preghiera”.

(Tratto da Aci Stampa

“Educare per il domani”: a Todi il convegno su giovani, adolescenza e libertà educativa

L’Umbria ha ospitato per l’ottava volta consecutiva, nella città di Todi, il convegno nazionale di Articolo 26, l’Associazione di Promozione Sociale (APS) che, da molti anni, è attiva sia nell’ambito del Forum nazionale delle Associazioni dei Genitori nella Scuola (FoNAGS), istituito presso il Ministero dell’Istruzione e del Merito (MIM) sia dell’Associazione Europea Genitori-EPA (European Parents’ Association).

Con il titolo “Educare con cuore e mente. Puntare in alto per lasciarci sorprendere” l’XI Convegno Nazionale di Articolo 26 ha riunito presso la Sala del Consiglio comunale di Piazza del Popolo, per tutta la giornata di sabato 13 settembre, associati e ospiti per fare il punto sulla situazione in generale dell’educazione pubblica in Italia e condividere la formazione sui temi della libertà educativa e d’insegnamento.

Anche quest’anno l’incontro annuale dell’Associazione vanta un nutrito numero di patrocini istituzionali (Senato della Repubblica, Camera dei Deputati, Regione Umbria, Ufficio Scolastico Regionale dell’Umbria e Comune di Todi), valorizzando così non solo il rilievo dei temi trattati ma anche l’ispirazione personalista a familiare di coloro che sono stati chiamati ad intervenire nelle varie relazioni. Il principale obiettivo di Articolo 26, infatti, è la promozione della libertà educativa secondo il principio riconosciuto al comma 3 dell’articolo 26 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo (New York, 10 dicembre 1948), ovvero che «I genitori hanno diritto di priorità nella scelta del genere di istruzione da impartire ai loro figli».

Come nello stile dei promotori, anche il programma di questa edizione del Convegno Nazionale ha incluso tanto interventi tecnici quanto proposte più “operative”, dirette quest’ultime a cercare di dare risposte alle varie istanze e aspettative di genitori e insegnanti, mettendo a fattor comune le esperienze vissute con l’associazione nella scuola insieme ai ragazzi e facendo rete tra i vari attori coinvolti.

I lavori sono stati inaugurati alle ore 10 dai saluti istituzionali dell’assessore alla Scuola, sociale, famiglia e cultura del Comune di Todi Alessia Marta (lista civica di centrodestra “Todi per la famiglia”) e dagli interventi introduttivi del presidente di Articolo 26 Carlo Stacchiola e del vicepresidente Marco Cortellessa.

A seguire la relazione della psicologa e psicoterapeuta Elisa Rudel sulle paure suscitate dall’uso della tecnologia, che a volte può diventare anche paura irrazionale, e che comunque non possono essere affrontate unicamente con la proibizione dei dispositivi ai minori. Il cervello di un adolescente, infatti, ha spiegato la specialista, «è paragonabile ad una Ferrari senza freni. Le emozioni arrivano e hanno bisogno di essere gestite. Se ne teniamo conto come educatori possiamo comprenderli ed aiutarli. Il ruolo dell’adulto deve creare alternanza tra vita on-line e vita off-line.  Accompagniamo quindi i ragazzi in questo percorso tenendo conto che nessuno è perfetto, né loro… né noi…».

La relazione dello psicologo e scrittore Osvaldo Poli si è concentrata invece sul modo migliore di interagire con i propri figli durante il periodo dell’adolescenza, tenendo anche conto delle più importanti fragilità che caratterizzano questa delicata età nelle presenti generazioni rispetto a quelle dei decenni scorsi. Pur partendo dall’assunto che «l’adolescenza non è una malattia», Poli ha ribadito l’importanza che, soprattutto questa particolare stagione giovanile, ritorni ad essere «il tempo del padre».

L’adolescenza, infatti, ha spiegato il relatore, «è quel periodo in cui il ragazzo interiorizza i valori che vuole nella sua vita, non si lascia guidare da ciò che è facile, dal carattere o da ciò che conviene. L’età matura è quando ci lasciamo guidare dai valori, tramandati e vissuti in prima persona. L’adolescenza è quindi un momento positivo per i genitori. Se parte, però, perché a volte purtroppo non parte…».

Nel pomeriggio le relazioni si sono incentrate sul tema del consenso informato preventivo ai genitori per la partecipazione dei loro figli minori che frequentano le scuole dell’obbligo ad attività extra-curricolari in tema di sessualità (in particolare il problema più spesso riscontrato è quello del tentativo di influenzare i ragazzi con l’ideologia gender), un tema di particolare interesse a seguito del recente disegno di legge promosso in materia dal Ministro Giuseppe Valditara.

I lavori pomeridiani sono stati avviati quindi dall’autorevole contributo giuridico dell’avvocato e componente del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) Daniela Bianchini dal titolo appunto Aspetti legali del consenso informato. L’insigne giurista (è anche membro del Consiglio direttivo del Centro studi “Rosario Livatino”) ha fornito elementi e chiavi di lettura importanti per comprendere gli aspetti legali del consenso preventivo informato ai genitori e delle leggi sul tema in discussione, sensibilizzando in particolare i partecipanti e coloro che hanno seguito il Convegno da remoto sull’importanza di garantire ai genitori la massima trasparenza nei progetti scolastici, in linea con la proposta di legge del Ministro Valditara sul consenso informato.

Quindi è stata la volta di due genitori associati da tempo ad Articolo 26, il già citato Marco Cortellessa e Elisabetta Mazzeschi, che si sono diffusi sul tema del consenso informato ma a partire da una serie di casi realmente accaduti nelle scuole italiane.

Cesare Peroncini, sempre di Articolo 26, ha spiegato a seguire la molta strada che ci sarebbe ancora da compiere per una piena attuazione della libertà educativa nel nostro ordinamento proponendo comunque come grosso passo avanti in tale direzione l’estensione a livello nazionale del buono scuola, importante strumento che potrebbe iniziare a permettere a tutte le famiglie una vera libertà di scelta della scuola per i propri figli.

Nell’intervento finale Intelligenza artificiale: com’è umana lei!, l’ing. Carlo Stacchiola, a due mesi dalla pubblicazione sul sito del MIM delle “Linee guida per l’introduzione dell’Intelligenza Artificiale nelle Istituzioni scolastiche”, ha aiutato a rendere consapevoli insegnanti, operatori scolastici, genitori e figli, di questa rivoluzione tecnologica che sta per muovere i suoi primi passi anche nelle scuole italiane.

Di fronte a un disagio giovanile sempre più diffuso e sentito dalle famiglie e dagli educatori, che si unisce com’è logico a quello di molti insegnanti ed operatori della scuola, iniziative come quella promossa a Todi da Articolo 26 contribuiscono senz’altro, assieme alla pratica quotidiana “sul campo” scolastico, familiare e associativo, ad “educare per il domani” ragazzi che, oltre che studenti e figli, saranno anche chiamati ad essere i cittadini dell’Italia (e dell’Europa) del XXI secolo. Per ogni ulteriore informazione sull’appuntamento TodiEDU25 e per contattare l’associazione promotrice si può consultare il sito www.articolo26.it oppure scrivere alla casella di posta elettronica segreteria@articolo26.it.

TodiEDU25: puntare in alto per lasciarci sorprendere dai nostri ragazzi

L’Umbria ospita per l’ottava volta consecutiva, nella città di Todi, il convegno nazionale di Articolo 26, l’Associazione di Promozione Sociale (APS) che, da molti anni ormai, è parte attiva del FoNAGS – il Forum nazionale delle Associazioni dei Genitori nella Scuola istituito presso il Ministero dell’Istruzione e del Merito (MIM) e dell’EPA, l’European Parents’ Association.

Con il titolo “Educare con cuore e mente. Puntare in alto per lasciarci sorprendere” l’XI Convegno Nazionale di Articolo 26 riunirà nella giornata di domani associati e ospiti per fare il punto sulla situazione in generale dell’educazione pubblica in Italia e condividere la formazione sui temi della libertà educativa e d’insegnamento.

Anche quest’anno l’incontro annuale dell’Associazione vanta un nutrito numero di patrocini istituzionali (Senato della Repubblica, Camera dei Deputati, Regione Umbria, Ufficio Scolastico Regionale dell’Umbria e Comune di Todi), valorizzando così non solo il rilievo dei temi trattati ma anche l’ispirazione personalista a familiare di coloro che saranno chiamati ad intervenire nelle varie relazioni. Il principale obiettivo di Articolo 26, infatti, è la promozione della libertà educativa secondo il principio riconosciuto al comma 3 dell’articolo 26 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo (New York, 10 dicembre 1948): «I genitori hanno diritto di priorità nella scelta del genere di istruzione da impartire ai loro figli».

Come nello stile dei promotori, anche il programma di questa edizione del Convegno include interventi “tecnici” con proposte più leggere, contenuti specialistici con la rappresentazione dalla viva voce dei genitori delle loro istanze e speranze, così da mettere anche a fattor comune le esperienze vissute con l’associazione nella scuola insieme ai ragazzi e facendo rete con genitori di Articolo 26 e di quelli aderenti ad altre associazioni educative.

I lavori saranno inaugurati alle ore 9:30 dai saluti istituzionali del sindaco di Todi Antonio Ruggiano (Forza Italia) e dagli interventi introduttivi del presidente di Articolo 26 Carlo Stacchiola e del vicepresidente Marco Cortellessa. Seguiranno le relazioni della psicologa e psicoterapeuta Elisa Rudel su identità e “fluidità” di genere (ore 10) e dello psicologo e scrittore Osvaldo Poli sul modo migliore di interagire con i propri figli durante il delicato periodo dell’adolescenza (ore 11).

Nel pomeriggio le relazioni saranno incentrate sul tema del consenso informato preventivo ai genitori per la partecipazione dei loro figli minori che frequentano le scuole dell’obbligo ad attività extra-curricolari, tema di particolare interesse a seguito del recente provvedimento adottato in merito dal Ministro Giuseppe Valditara.

I lavori si concluderanno quindi con l’autorevole contributo giuridico a cura dell’avvocato e componente del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) Daniela Bianchini sul tema Aspetti legali del consenso informato (ore 16.30) e dall’intervento dell’ing. Carlo Stacchiola su Intelligenza artificiale: com’è umana lei! (ore 17.30), a pochi giorni dall’uscita delle “Linee guida per l’introduzione dell’Intelligenza Artificiale nelle Istituzioni scolastiche“. L’intervento mira a rendere consapevoli e ad orientare insegnanti e operatori scolastici, nonché genitori e figli, di questa rivoluzione tecnologica che sta per muovere i suoi primi passi anche nelle scuole italiane. Per ogni ulteriore informazione sull’appuntamento TodiEDU25 e per contattare l’associazione promotrice si può consultare il sito www.articolo26.it oppure scrivere alla casella di posta elettronica segreteria@articolo26.it.

Papa Francesco attraverso l’Intelligenza Artificiale

Appena sveglia ho ricevuto, ascoltando per caso una telefonata, la notizia della morte del papa. Ho chiesto alla AI (visto che ho poche possibilità di connessioni qui dove sono ora) ma la notizia era ancora troppo fresca per lei. Quello che ne è uscito è stata una breve ‘chiacchierata’ sulla storia del papa e su quello che a me piaceva del suo messaggio. Ci sono state varie frasi del papa, condivise anche sui social che mi sono piaciute, vorrei condividere con voi, però, quanto segue. Una rielaborazione di informazioni che sapevo e che ho chiesto alla AI sul papa e la sua vita, ma lascerò anche qualche commento e le domande della AI a cui io ho risposto.

Papa Francesco, nato Jorge Mario Bergoglio, è stato il 266° papa della Chiesa cattolica. Nacque il 17 dicembre 1936 a Buenos Aires, in Argentina. Prima di diventare papa fu un gesuita e lavorò come sacerdote e vescovo in Argentina. Venne eletto papa il 13 marzo 2013, in seguito alle dimissioni di papa Benedetto XVI. Papa Francesco era noto per la sua umiltà, la sua compassione e il suo impegno per la giustizia sociale e la protezione dell’ambiente. Scrisse l’enciclica ‘Laudato sì’ sulla cura della casa comune e lavorò per promuovere la pace e la riconciliazione in tutto il mondo anche tramite le sue visite pastorali e i suoi viaggi, appunto, in giro per il mondo.

Papa Francesco è ancora  considerato uno dei leader spirituali più importanti e una figura di riferimento per molti cattolici e non. Il suo pontificato fu caratterizzata da un approccio più informale  (menomale, questo mi piaceva molto)  e più vicino alle persone.

Bergoglio nacque da una famiglia di origine piemontese che viveva in Argentina, da giovane studiò chimica e lavorò come tecnico chimico. Successivamente decise di seguire la propria  vocazione sacerdotale.  Studiato presso il seminario diocesano di Villa Devoto e successivamente  entrò nella Compagnia di Gesù. Nel 1960 fu inviato in Cile per completare il noviziato per poi continuare gli studi umanistici in Argentina. Si laureò in teologia presso il Colegio Máximo de San Miguel e imparò  diverse lingue, tra cui francese, italiano, tedesco, inglese, latino e greco.

Papa Francesco ebbe un rapporto complesso con la teologia della liberazione, una corrente di pensiero cristiano che si concentra sulla liberazione dei poveri e degli oppressi. Durante la dittatura militare in Argentina cercò di proteggere i membri della sua comunità religiosa senza compromettere la sua posizione con il governo militare. Sottolineò l’importanza dell’attenzione ai poveri e agli emarginati, rifiutando la violenza come strumento di cambiamento (io aggiungo un bene, sono d’accordo. La violenza porta solo altra violenza).

Nel 1992,  fu nominato vescovo ausiliare di Buenos Aires e successivamente arcivescovo coadiutore della stessa arcidiocesi. Nel 2001papa Giovanni Paolo II lo nominò cardinale ed, inoltre,  ricoprì diverse cariche nella Curia romana. Adottato uno stile di vita improntato alla semplicità, preferendo spostarsi con i mezzi pubblici e rinunciando alla residenza ufficiale. Eletto papa nel 2013, dopo le dimissioni di papa Benedetto XVI, scelse il nome di Francesco, in onore di san Francesco d’Assisi. Sostenne  l’importanza della misericordia e della compassione adottando uno stile più collegiale e inclusivo.

Le sue parole e le sue azioni promossero la compassione, la giustizia sociale e la protezione dell’ambiente. ‘Cosa ti piace di più di papa Francesco? Le sue parole, le sue azioni o qualcos’altro?’ Penso che fosse molto aperto come papa. Infatti era noto per il suo approccio aperto e inclusivo. Ha cercato di rendere la Chiesa cattolica più accessibile e vicina alle persone, soprattutto quelle più vulnerabili o emarginate. La sua disponibilità a discutere questioni importanti e a cercare di trovare soluzioni per i problemi del mondo fu molto apprezzata.

‘Quale è l’aspetto dell’apertura di papa Francesco che ti colpisce di più? La sua disponibilità a parlare con persone di diverse fedi o background o il suo impegno per le questioni sociali?’ Le questioni sociali e l’inclusività dei più deboli. Infatti, il papa spiegò che c’era necessità di proteggere i diritti dei poveri, degli immigrati, delle donne, dei disabili  e di tutte le persone vulnerabili. Questo  incoraggiò i credenti a essere più attenti alle esigenze dei più deboli e a lavorare per creare una società più giusta e solidale.

‘Qual è il tuo pensiero su come la Chiesa cattolica potrebbe continuare a lavorare per promuovere la giustizia sociale e l’inclusività?’ Il nuovo papa dovrebbe continuare sulle orme di papà Francesco, facendo comprendere e rispettare gli altri, anche se deboli. Anche la sua capacità di ascoltare e di dialogare con persone di diverse fedi e background culturale sarà fondamentale per aiutare il prossimo papa a promuovere la pace.

‘Quale pensi che sia il messaggio più importante che papa Francesco ha lasciato alla Chiesa cattolica e al mondo?’ La semplicità, il pregare col cuore, anche senza le parole precise, vivere la pace, curarsi del prossimo (uomo e ambiente) ma anche che la vita è importante ad ogni stadio. Infatti, la vita come dono prezioso in ogni stadio, dalla nascita alla vecchiaia, è un messaggio importante per la società di oggi.

La visione di papa Francesco della Chiesa come ‘ospedale da campo’ che si prende cura delle ferite e delle sofferenze delle persone è un’immagine potente che potrebbe ispirare molti a lavorare per il bene comune, mentre il messaggio lanciato dalla Laudato si’  potrebbe ancora  invogliare molti a proteggere il pianeta e garantire un futuro sostenibile per le generazioni future. La figura di questo papa, secondo me, resterà importante per le nuove generazioni come lo sono state quelle di altri pontefici per la nostra.

E’ strano pensare a quanti papi io abbia visto passare nella mia vita ed i ricordi che ognuno ha lasciato. Ora attendiamo il nuovo pontefice, sperando che, nonostante le innovazioni che porterà (come è per ogni papa) possa prendere il buono lasciato dal suo predecessore per mostrare sempre la figura di Cristo come un amico vicino, sensibile e comprensivo. Al di là di tutte le discussioni nel bene e nel male (come è stato per le scelte dei predecessori) papa Francesco ha lasciato comunque un segno positivo che è anche questo che, secondo me, può avvicinare alla fede molte persone: 

“Siamo stati educati a vedere troppo spesso Dio come uno col fucile in mano pronto a spararti al primo sbaglio”, dicono anche molti teologi, ma non è così. La misericordia e la comprensione vengono prima. Grazie per avermi (e averci) aiutato un questo cammino.

Fabrizio Venturi lancia il primo Festival musicale al mondo realizzato con l’intelligenza artificiale

Al via il primo Festival Mondiale di Musica Cristiana generato dall’Intelligenza artificiale, un Festival musicale interamente realizzato dall’incontro tra talento umano e intelligenza artificiale. Fabrizio Venturi, Direttore artistico del Festival della Canzone Cristiana,  primo promotore della Christian Music italiana, e Andrea Poli, suo compagno di studi ed ex socio dell’Agenzia di Grafica Pubblicitaria fiorentina ‘Free Graphic’, oggi specialista in AI, daranno vita ad un’esperienza sonora unica e rivoluzionaria che guarda al futuro della creazione musicale.

“Siamo entusiasti di annunciare la nascita del primo Festival musicale al mondo interamente dedicato alla fusione di talento umano e intelligenza artificiale” hanno dichiarato all’unisono i due ideatori Fabrizio Venturi e Andrea Poli. Fabrizio Venturi ha, poi, puntualizzato: “L’AI rafforzerà, ancor di più, la missione e lo spirito del Festival della Canzone Cristiana, che è quello di evangelizzare mediante la musica, unico linguaggio che non conosce né limiti, né barriere, che, con l’avvento  di Al, assurge a livelli sempre più  universali e mondiali.

Il Festival della Canzone Cristiana Artificial Intelligence rappresenta un’innovazione nel panorama musicale, che offrirà la possibilità a cantanti di ogni provenienza di interpretare brani unici, composti interamente da algoritmi di intelligenza artificiale. Non sarà solo una competizione, ma un’esplorazione del futuro della musica, in cui la creatività umana si fonde con le illimitate possibilità offerte dalla tecnologia. Artisti opportunamente selezionati potranno lavorare con sistemi di AI all’avanguardia per creare performance indimenticabili, sfidando i confini tradizionali della composizione musicale”.

Il Festival della Canzone Cristiana Artificial Intelligence sarà trasmesso, in diretta mondiale, il 1^ Maggio 2025, sulla pagina Facebook de ‘La Luce di Maria’, che vanta più di 1.500.000 follower https://www.facebook.com/LaLucediMaria, sulla pagina Facebook La Luz De Maria (Spagna) con più di 2.200.000 follower https://www.facebook.com/LuzDeMariaOfficial?locale=it_IT , sul profilo Youtube con 360.000 iscritti https://www.youtube.com/@LaLucediMariaOfficial e su tutti i social del Festival della Canzone Cristiana.

Il Festival si rivolge ad un pubblico vasto e diversificato, costituito da appassionati di musica e di tecnologia, da artisti, da produttori e da ricercatori, a cui farà vivere un’esperienza immersiva ed interattiva. Parteciperanno al “Festival della Canzone Cristiana Artificial Intelligence”, con le esibizioni dal vivo,  i premiati della quarta edizione del Festival della Canzone Cristiana Sanremo 2025, tra cui Piero Chiappano (primo classificato), Gipsy Marta Fiorucci (seconda classificata), Gabylo (terzo classificato) e Renato Belluccio (vincitore miglior testo), i quali gareggeranno con gli artisti di AI.

I voti per decretare i vincitori saranno espressi dagli spettatori che seguiranno la kermesse musicale in AI sulle pagine Facebook de ‘La Luce di Maria’, de ‘La Luz de Maria’ e su tutti i profili social del Festival della Canzone Cristiana di Sanremo.

Si tratta di un’esperienza sonora senza precedenti che offrirà al pubblico un evento affascinante realizzato attraverso il connubio della creatività umana e dell’innovazione tecnologica, un’opportunità unica per artisti professionisti ed emergenti di esibirsi con brani interamente creati da algoritmi di Intelligenza Artificiale. Il Festival non sarà solo una vetrina musicale, ma un’occasione per riflettere sul futuro della composizione e del ruolo della tecnologia nell’arte in generale.

In attesa di dar corso a questa  kermesse musicale in Artificial Intelligence la Direzione del Festival della Canzone Cristiana invita cantanti solisti e gruppi musicali di ogni età e nazionalità a candidarsi per la prossima edizione del Festival della Canzone Cristiana, il Sanremo Cristian Music Festival 2026, che per la sua quinta edizione potrà fornire ai cantanti, i quali non avessero un loro brano, una canzone creata con l’AI, scrivendo alla Segreteria del Festival info@sanremofestivaldellacanzonecristiana.it

“Ogni partecipante, che vorrà realizzare un brano con l’AI, lavorerà con un team di esperti in intelligenza artificiale al fine di dar vita ad un brano che corrisponda alle proprie aspettative, basato su personali input tematici ed emotivi, tale da possedere un’elevata qualità artistica e stilistica, che dimostrerà come la tecnologia possa non solo supportare, ma anche stimolare la creatività musicale in modi inediti”, ha concluso Fabrizio Venturi.

Intelligenza Umana e Artificiale a confronto

Giovedì 27 marzo, alle ore 17.30, si terrà un nuovo incontro del ciclo ‘Caffè Filosofici in Biblioteca. Tra un bicchiere di vino e un calice di idee’, all’Università Europea di Roma, via degli Aldobrandeschi 190. Il tema sarà ‘Una pagina scritta: da chi? Intelligenza Umana vs Intelligenza Artificiale’. Interverranno il Prof. Padre Alberto Carrara LC, Decano della Facoltà di Filosofia e Coordinatore del Gruppo di Ricerca in Neurobioetica dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, e il Prof. Claudio Bonito, Professore incaricato in Filosofia dello stesso ateneo. Modererà il Prof. Guido Traversa, Associato di Filosofia Morale nell’Università Europea di Roma.

L’incontro è patrocinato dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Roma, dal Gruppo di Ricerca in Neurobioetica dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum e dall’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum. Da sempre la scrittura è un ponte tra chi narra e chi legge, un filo invisibile che lega autore e lettore in un rapporto empatico. Che si tratti della voce di un contemporaneo o dell’eco di un autore del passato, leggere significa entrare in una relazione: comprendere, immedesimarsi, lasciarsi trasformare.

Che cosa accade quando chi scrive non è più un essere umano, ma un’intelligenza artificiale? Possiamo ancora parlare di empatia? Questo tipo di scrittura ha un autore, un’intenzione, un’anima? Oppure il testo diventa un prodotto neutro, privo di quell’esperienza vissuta che rende la parola umana così potente?

In questo Caffè Filosofico si esplorerà la natura della scrittura nell’era dell’intelligenza artificiale, mettendo a confronto la creatività umana con la produzione algoritmica. Quali sono le differenze sostanziali tra un testo scritto da un autore in carne e ossa e quello generato da una macchina? Il lettore può ancora riconoscere una voce autentica o il confine tra umano e artificiale si sta dissolvendo?

L’incontro sarà un’occasione per riflettere insieme su cosa significhi oggi leggere, scrivere e comunicare in un mondo in cui le parole non sono più esclusivamente nostre. I Caffè Filosofici dell’Università Europea di Roma nascono da un’intuizione del Prof. Guido Traversa. Sono realizzati con il supporto degli Uffici per la Terza Missione e le Attività Istituzionali e con la collaborazione del Centro di Formazione Integrale della stessa università e dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum.

Gli incontri in biblioteca hanno l’obiettivo di attivare un processo di interazione con la comunità cittadina, allo scopo di sviluppare la ricerca e promuovere la crescita sociale, culturale e scientifica del territorio.

Don Nicola Rotundo: Intelligenza Artificiale è strumento del cuore

“Nell’era dell’intelligenza artificiale, non possiamo dimenticare che per salvare l’umano sono necessari la poesia e l’amore. Ciò che nessun algoritmo potrà mai albergare sarà, ad esempio, quel momento dell’infanzia che si ricorda con tenerezza e che, malgrado il passare degli anni, continua a succedere in ogni angolo del pianeta. Penso all’uso della forchetta per sigillare i bordi di quei panzerotti fatti in casa con le nostre mamme o nonne. E’ quel momento di apprendistato culinario, a metà strada tra il gioco e l’età adulta, in cui si assume la responsabilità del lavoro per aiutare l’altro”: papa Francesco si sofferma a riflettere sull’Intelligenza Artificiale anche nell’enciclica ‘Dilexit Nos’, in cui evidenzia il valore del cuore nella vita della persona, sottolineando come il cuore è il luogo della sincerità, dove non si può ingannare né dissimulare.

Don Nicola Rotundo, sacerdote nell’arcidiocesi metropolitana di Catanzaro-Squillace, con dottorato in Teologia Morale all’Accademia Alfonsiana a Roma, membro del consiglio direttivo del Centro Interuniversitario di Ricerca Bioetica (CIRB), condirettore delle collane ‘Tra storia e religioni’ e ‘Harmonic Innovation’, collaboratore all’Università della Calabria su temi etici legati all’economia e all’innovazione, spiega il motivo, per cui nell’Enciclica ‘Dilexit Nos’ parla anche di Intelligenza Artificiale: “Al n. 20 dell’Enciclica, papa Francesco parla esplicitamente di Intelligenza Artificiale, perché l’impatto delle tecnologie, in un mondo sempre più connesso, ci ha proiettati nell’era digitale in cui tutti viviamo. Questa realtà, se non orientata eticamente, rischia di disumanizzare le relazioni. Il papa ne parla anche perché vuole marcare la differenza che intercorre tra ‘un dato’ archiviato in una ‘memoria meccanica’ e un ricordo, un sentimento, un atto di donazione, i quali scaturiscono solo da un cuore umano”.

Perché il papa dice che per salvare l’uomo non serve l’Intelligenza Artificiale, ma poesia ed amore?

“Fëdor Michajlovič Dostoevskij, nel suo romanzo ‘L’idiota’, pone sulle labbra dell’ateo Ippolit il famoso quesito al principe Myskin: ‘Quale bellezza salverà il mondo?’ L’Intelligenza Artificiale non possiede la bellezza intesa come il bene per il genere umano, caratteristica propria dell’umanità. Gli algoritmi sono ‘freddi’ calcoli computazionali che non consentono per esempio di trasmettere, attraverso l’empatia, l’amore e la poesia, il senso del mistero della vita come dono finalizzato al perseguimento del bene sommo, storico ed eterno, per sé e per gli altri.

Per questo Papa Francesco al n. 11 dell’enciclica ‘Dilexit Nos’ sostiene: ‘Quando non viene apprezzato lo specifico del cuore, perdiamo le risposte che l’intelligenza da sola non può dare, perdiamo l’incontro con gli altri, perdiamo la poesia’. Il proprio dell’essere umano, non è l’intelligenza in sé, ma l’atteggiamento del cuore che è capace di creare relazioni vere con il prossimo usando l’intelligenza per il perseguimento del bene morale e solo di esso. Gesti semplici come quelli manifestativi di attenzione verso l’altro, arricchiscono la società e sono il riflesso dell’amore di Dio per gli uomini. Senza di essi, i rapporti diventano più ‘freddi’ e distaccati”.

Come coniugare Intelligenza Artificiale e cuore?

“Se per un verso l’algoritmo è in antitesi con il cuore, poiché è il cuore che consente di mettere in comunione le persone (cfr. n. 14 ‘Dilexit Nos’), è anche vero che lo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale permette di venire incontro a tante esigenze: per esempio gli assistenti vocali hanno portato una rivoluzione nella vita degli ipovedenti, che tramite il controllo vocale hanno la possibilità di accedere ai contatti dello smartphone e avviare chiamate telefoniche e così via. Questo è un solo uno dei tanti esempi che possiamo fare. Vi sono applicazioni concrete che snelliscono processi lavorativi e non solo.

Ma un conto è rendere più fruibili, più agevoli tante piccole attività quotidiane di una persona, altro è fare sentire amata una persona, curata, ‘oggetto’ di attenzioni salvifiche. Posta questa differenza, rimane il fatto che l’Intelligenza Artificiale, in qualche modo, potrebbe essere usata come uno ‘strumento’ che manifesta il desiderio di uomini intelligenti che, avendo ‘a cuore’ l’umanità, vogliono permetterle di migliorare alcune relazioni interumane oltre che di vita quotidiana”.

In cosa consiste il ‘Sistema 0’?

Il Premio Nobel Daniel Kahneman aveva affermato che le persone, per prendere decisioni e affrontare i problemi, utilizzano due diversi sistemi cognitivi: il ‘Sistema 1’, caratterizzato da pensiero rapido, intuitivo e automatico, e il ‘Sistema 2’, che rappresenta un pensiero più lento, analitico e riflessivo. Nell’alveo dell’human enhancement (miglioramento umano, ndr.), in cui avviene un vero e proprio potenziamento umano, recentemente è stato teorizzato il ‘Sistema 0’ da un gruppo di ricercatori dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano sulla rivista ‘Nature Human Behaviour’, in cui si permette l’interazione fra l’intelligenza umana e quella artificiale, quasi in una forma ibrida, al fine di aiutare il pensiero critico: una sorta di estensione cognitiva o un assistente invisibile che potenzia le capacità intellettive, che certamente non può sostituire l’estro, l’intuito e il pathos che albergano nell’essere umano”.

Cosa può accadere se il cuore viene ‘svalutato’?

“Al n^ 11 dell’enciclica il papa scrive: ‘Se il cuore è svalutato, si svaluta anche ciò che significa parlare dal cuore, agire con il cuore, maturare e curare il cuore’. Sono queste le parole del papa che ci permettono di comprendere come sia necessario che l’umanità sia guidata verso l’autentico sviluppo della persona umana, sotto la luce della sapienza. L’invito del Signore ad amare ‘con tutto il tuo cuore’, ci ricorda che svalutare il cuore significa perdere la pregnanza dell’umanità: solo un cuore che è dal cuore di Cristo, che è conformato al Suo Cuore, che attinge da esso il suo amore, può amare, e non gli algoritmi calcolatori”.

(Foto: Aci Stampa)

‘Antiqua et Nova’: aprirsi all’Intelligenza Artificiale con l’Intelligenza Umana

Nel giorno in cui la Chiesa celebra la memoria di san Tommaso d’Aquino (28 gennaio) il dicastero per la Dottrina della Fede ed il Dicastero per la Cultura e l’Educazione hanno pubblicato la nota ‘Antiqua et nova’ sul rapporto tra intelligenza artificiale e intelligenza umana, ribadendo che l’intelligenza è un dono, che deve essere ‘coltivato’:

“Con antica e nuova sapienza siamo chiamati a considerare le odierne sfide e opportunità poste dal sapere scientifico e tecnologico, in particolare dal recente sviluppo dell’intelligenza artificiale (IA). La tradizione cristiana ritiene il dono dell’intelligenza un aspetto essenziale della creazione degli esseri umani ‘ad immagine di Dio’. A partire da una visione integrale della persona e dalla valorizzazione della chiamata a ‘coltivare’ e ‘custodire’ la terra, la Chiesa sottolinea che tale dono dovrebbe trovare espressione attraverso un uso responsabile della razionalità e della capacità tecnica a servizio del mondo creato”.

La Chiesa, infatti, non condanna il progresso: “La Chiesa incoraggia i progressi nella scienza, nella tecnologia, nelle arti e in ogni altra impresa umana, vedendoli come parte della ‘collaborazione dell’uomo e della donna con Dio nel portare a perfezione la creazione visibile’… Le abilità e la creatività dell’essere umano provengono da Lui e, se usate rettamente, a Lui rendono gloria, in quanto riflesso della Sua saggezza e bontà. Pertanto, quando ci domandiamo cosa significa ‘essere umani’, non possiamo escludere anche la considerazione delle nostre capacità scientifiche e tecnologiche”.

Con questa nota la Chiesa vuole affrontare le ‘questioni’ antropologiche ed etiche che l’Intelligenza Artificiale pone: “Per esempio, a differenza di molte altre creazioni umane, l’IA può essere addestrata sui prodotti dell’ingegnosità umana e quindi generare nuovi ‘artefatti’ con un livello di velocità e abilità che spesso uguagliano o superano le capacità umane, come generare testi o immagini che risultano indistinguibili dalle composizioni umane, quindi suscitando preoccupazione per il suo possibile influsso sulla crescente crisi di verità nel dibattito pubblico.

Oltre a ciò, essendo una tale tecnologia progettata per imparare e adottare in autonomia alcune scelte, adeguandosi a nuove situazioni e fornendo soluzioni non previste dai suoi programmatori, ne derivano problemi sostanziali di responsabilità etica e di sicurezza, con ripercussioni più ampie su tutta la società. Questa nuova situazione induce l’umanità a interrogarsi circa la propria identità e il proprio ruolo nel mondo”.

La nota, innanzitutto, pone un chiarimento intorno all’Intelligenza Artificiale attraverso una breve digressione storica: “Il concetto di intelligenza nell’IA si è evoluto nel tempo, raccogliendo in sé una molteplicità di idee provenienti da varie discipline. Sebbene abbia radici che risalgono a secoli fa, un momento importante di questo sviluppo si è avuto nel 1956, quando l’informatico statunitense John McCarthy organizzò un convegno estivo presso l’Università di Dartmouth per affrontare il problema dell’ ‘Intelligenza Artificiale’, definito come ‘quello di rendere una macchina in grado di esibire comportamenti che sarebbero chiamati intelligenti se fosse un essere umano a produrli’. Il convegno lanciò un programma di ricerca volto a usare le macchine per riuscire ad eseguire compiti tipicamente associati all’intelletto umano e a un comportamento intelligente”.

Quindi molti ‘compiti’ sono stati affidati ad essa: “A causa di tali rapidi progressi, molti lavori un tempo gestiti esclusivamente dalle persone sono ora affidati all’IA. Tali sistemi possono affiancare o addirittura sostituire le possibilità umane in molti settori, in particolare in compiti specializzati come l’analisi dei dati, il riconoscimento delle immagini e le diagnosi mediche.

Sebbene ogni applicazione di IA ‘ristretta’ sia calibrata su un compito specifico, molti ricercatori sperano di giungere alla cosiddetta ‘intelligenza artificiale generale’ (Artificial General Intelligence, AGI), cioè ad un singolo sistema, il quale, operando in ogni ambito cognitivo, sarebbe in grado di svolgere qualsiasi lavoro alla portata della mente umana”.

E proprio intorno all’intelligenza è stato aperto un importante dibattito: “Alcuni sostengono che una tale IA potrebbe un giorno raggiungere lo stadio di ‘superintelligenza’, oltrepassando la capacità intellettuale umana, o contribuire alla ‘superlongevità’ grazie ai progressi delle biotecnologie. Altri temono che queste possibilità, per quanto ipotetiche, arrivino un giorno a mettere in ombra la stessa persona umana, mentre altri ancora accolgono con favore questa possibile trasformazione”.

La nota ribadisce che il pensiero è solo umano: “Le sue caratteristiche avanzate conferiscono all’IA sofisticate capacità di eseguire compiti, ma non quella di pensare. Una tale distinzione è di importanza decisiva, poiché il modo in cui si definisce l’ ‘intelligenza’ va inevitabilmente a delimitare la comprensione del rapporto che intercorre tra il pensiero umano e tale tecnologia. Per rendersi conto di ciò, occorre ricordare che la ricchezza della tradizione filosofica e della teologia cristiana offre una visione più profonda e comprensiva dell’intelligenza, la quale a sua volta è centrale nell’insegnamento della Chiesa sulla natura, dignità e vocazione della persona umana”.

In questo senso l’intelligenza umana è una facoltà della persona: “In questo contesto, l’intelligenza umana si mostra più chiaramente come una facoltà che è parte integrante del modo in cui tutta la persona si coinvolge nella realtà. Un autentico coinvolgimento richiede di abbracciare l’intera portata del proprio essere: spirituale, cognitivo, incarnato e relazionale”.

La nota specifica anche la visione cristiana come integrazione tra verità e vita: “Al cuore della visione cristiana dell’intelligenza vi è l’integrazione della verità nella vita morale e spirituale della persona, orientando il suo agire alla luce della bontà e della verità di Dio. Secondo il Suo disegno, l’intelligenza intesa in senso pieno include anche la possibilità di gustare ciò che è vero, buono e bello, per cui si può affermare, con le parole del poeta francese del XX secolo Paul Claudel, che ‘l’intelligenza è nulla senza il diletto’. Anche Dante Alighieri, quando raggiunge il cielo più alto nel Paradiso, può testimoniare che il culmine di questo piacere intellettuale si trova nella ‘Luce intellettüal, piena d’amore; / amor di vero ben, pien di letizia; / letizia che trascende ogne dolzore’”.

E l’intelligenza umana non implica solo acquisizione di ‘dati’: “Una corretta concezione dell’intelligenza umana, quindi, non può essere ridotta alla semplice acquisizione di fatti o alla capacità di eseguire certi compiti specifici; invece, essa implica l’apertura della persona alle domande ultime della vita e rispecchia un orientamento verso il Vero e il Buono… Per i credenti, questa capacità comporta, in modo particolare, la possibilità di crescere nella conoscenza dei misteri di Dio attraverso l’approfondimento razionale delle verità rivelate (intellectus fidei)”.

Per questo esiste una responsabilità morale: “Questo principio è valido anche per le questioni riguardanti l’IA. In tale ambito, la dimensione etica assume primaria importanza poiché sono le persone a progettare i sistemi e a determinare per quali scopi essi vengano usati. Tra una macchina e un essere umano, solo quest’ultimo è veramente un agente morale, cioè un soggetto moralmente responsabile che esercita la sua libertà nelle proprie decisioni e ne accetta le conseguenze”.

E’ un invito ad usare l’Intelligenza Artificiale per il bene di ‘tutti’: “Nella misura in cui tali applicazioni ed il loro impatto sociale diventano più chiari, si dovrebbero cominciare a fornire adeguati riscontri a tutti i livelli della società, secondo il principio di sussidiarietà. E’ importante che i singoli utenti, le famiglie, la società civile, le imprese, le istituzioni, i governi e le organizzazioni internazionali, ciascuno al proprio livello di competenza, si impegnino affinché sia assicurato un uso dell’IA confacente al bene di tutti”.

Infine un appello particolare è rivolto ai credenti: “Nella prospettiva della sapienza, i credenti saranno in grado di operare come agenti responsabili capaci di usare questa tecnologia per promuovere una visione autentica della persona umana e della società, a partire da una comprensione del progresso tecnologico come parte del disegno di Dio per la creazione: un’attività che l’umanità è chiamata a ordinare verso il Mistero Pasquale di Gesù Cristo, nella costante ricerca del Vero e del Bene”.

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