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L’esperienza del sapere secondo l’Università Cattolica: in dialogo con la rettrice Beccalli

‘Le università cattoliche sono nate per custodire, approfondire e tramandare il sapere come patrimonio dell’umanità. Non per una vanagloria umana ma nella consapevolezza che il sapere è un dono preziosissimo che la sapienza divina ha messo in mano delle sue creature. Nella Scrittura questa opera è rappresentata con l’immagine della donna saggia che coltiva con premura la sapienza e si contrappone alla donna stolta che attira e inganna i suoi adepti’: così inizia il messaggio dei vescovi in occasione della 102^ Giornata  per l’Università Cattolica del Sacro Cuore che si celebra domenica 19 aprile sul tema ‘L’esperienza del sapere’.

Partendo da questo incipit abbiamo incontrato la prof.ssa Elena Beccalli, rettrice dell’Università Cattolica, chiedendo di spiegare in cosa consiste quest’esperienza del sapere: “Vogliamo che le università diventino sempre più luoghi dove fare esperienza del sapere e non solo trasmissione del sapere. Questo significa dare peso al valore delle relazioni sia tra docenti e studenti che tra pari per consentire di passare dalla trasmissione di conoscenze e competenze frontali in aula ad ambienti dove si possa sperimentare la conoscenza, come per esempio l’esperienza del ‘service learning’, che è una proposta pedagogica con cui gli studenti apprendono e crescono attraverso la partecipazione attiva a scuola e nel loro territorio, oppure quella del ‘peer mentorship’ (opportunità di orientamento professionale basata sul rapporto di collaborazione ed interazione diretta per apprendere competenze necessarie nel mondo del lavoro, ndr.), forme pedagogiche nuove in cui lo studente fa esperienza di conoscenza”.

‘Questo è il compito che, fin dalla loro nascita nel medioevo, ha contrassegnato l’opera delle università cattoliche a cui va dato il merito di aver, in tempi spesso difficili e travagliati, conservato e trasmesso il sapere, grazie anche alle grandi biblioteche e ad un lavoro certosino di conservazione e trascrizione dei testi’, si legge ancora nel messaggio: in quale modo l’Università Cattolica può educare i giovani alla sapienza?

“L’Università Cattolica fornisce una formazione integrale alla persona; questo vuol dire andare oltre la dimensione tecnica ed abbracciare la dimensione spirituale; quindi arrivare anche alla sapienza, perché non è solo una formazione tecnica, ma soprattutto è una formazione che vuole umanizzare l’umanità. In questo senso arriva anche alla sapienza”.

Non si devono separare il desiderio e il cuore dalla conoscenza: significherebbe spezzare la persona. L’università e la scuola cattolica sono luoghi dove le domande non vengono tacitate, e il dubbio non è bandito ma accompagnato. Il cuore, lì, dialoga col cuore, e il metodo è quello dell’ascolto che riconosce l’altro come bene, non come minaccia. Cor ad cor loquitur è stato il motto Cardinalizio di San John Henry Newman’, ha scritto papa Leone XIV nella Lettera apostolica ‘Disegnare nuove mappe di speranza’. E’ possibile ‘disegnare nuove mappe’ di speranza?

“Siamo convinti che sia possibile l’educazione che è uno dei mezzi più efficaci per trasformare la società, oltreché per consentire alle singole persone di svilupparsi. Allora il disegno di una nuova mappa diventa uno strumento di speranza, tantoché abbiamo definito sinteticamente l’Università Cattolica del Sacro Cuore come un vero laboratorio di speranza, perché essa non è un’idea, ma un’azione declinabile in tutte le discipline che coltiviamo in Ateneo ed allora esso diventa davvero un laboratorio di speranza”.

Nel messaggio per la LX Giornata mondiale delle Comunicazioni Sociali, ‘Custodire voci e volti umani’, papa Leone XIV scrive: ‘Sebbene l’IA possa fornire supporto e assistenza nella gestione di compiti comunicativi, sottrarsi allo sforzo del proprio pensiero, accontentandoci di una compilazione statistica artificiale, rischia a lungo andare di erodere le nostre capacità cognitive, emotive e comunicative’. L’Università Cattolica come può rispondere alla sfida dell’intelligenza artificiale?

“Nel suo piano strategico per il prossimo triennio l’Università Cattolica mette l’intelligenza artificiale al cuore, perché vogliamo, da un lato, integrare l’intelligenza artificiale nella didattica tradizionale, in quanto le nostre studentesse ed i nostri studenti devono essere educati ad un uso consapevole dell’intelligenza artificiale. Eppoi sviluppiamo percorsi formativi e di ricerca per studiare l’intelligenza artificiale, che pone domande di senso fondamentali; per questo abbiamo attivato una nuova laurea in ‘filosofia nell’era dell’intelligenza artificiale’, perché l’intelligenza artificiale va innanzitutto studiata non solo dal punto di vista tecnico, ma anche dal punto di vista sapienziale”.

L’Università Cattolica è stata fondata da p. Agostino Gemelli e dalla beata Armida Barelli, entrambi animati da uno ‘spirito’ francescano. In quale modo l’Università Cattolica può rispondere ad una nuova visione dell’economia?

“L’Università Cattolica è impegnata a portare avanti un nuovo paradigma economico. Gli economisti dell’Università Cattolica propongono uno sguardo nuovo sull’economia. Il pensiero economico francescano si ritrova in molti studi e proposte della nostra università. Basti pensare all’ambito bancario, in cui siamo molto attenti allo sviluppo delle banche di prossimità o di comunità, che sono un modo attuale di riportare i Monti di Pietà, fondati nel XIV secolo dai francescani, nella realtà di oggi”.    

Venerdì 10 aprile ha incontrato papa Leone XIV, illustrando gli indirizzi che, secondo il Piano strategico di Ateneo 2026-2028, guidano la missione dell’ateneo, ‘Piano Africa’. Ci può spiegare di cosa si tratta?

“Si tratta di uno strumento, un processo molto partecipato negli ultimi nove mesi, che ha portato a delineare il futuro su tre indirizzi. Innanzitutto la valorizzazione del profilo no profit, inoltre l’idea di voler combinare una research university con una comunità educante cercando di creare armonia tra queste due dimensioni. Infine, l’ultimo indirizzo è quello di passare da un luogo di trasmissione del sapere, a un luogo in cui si possa fare esperienza del sapere.

Il ‘Piano Africa’ è un insieme di iniziative e di progetti con i Paesi africani in ambito educativo e sanitario, in una logica di rapporto vicendevole. Sono progetti che poggiano su una lunga tradizione coltivata in Ateneo di relazioni con università e istituzioni africane e che trovano in questo piano un momento di ulteriore slancio”.

(Tratto da Aci Stampa)

Per i vescovi italiani il lavoro è via alla pace

“In un tempo come il nostro caratterizzato dal crescente incalzare di conflitti bellici, siamo chiamati a interrogarci sulla ricaduta sul lavoro e sulle condizioni inedite in cui l’attività umana oggi si trova. L’essenza del lavoro umano è quella di un’azione collettiva generativa”: questo è l’inizio del messaggio dei vescovi italiani in occasione della festa del lavoro, in svolgimento il 1^ maggio, dal titolo ‘Il lavoro e l’edificazione della pace’.

Nel messaggio i vescovi sottolineano  che attraverso il lavoro si crea comunità: “In una fabbrica, in un ufficio, in agricoltura, ogni giorno le persone si coordinano e cooperano per azioni che contribuiscono a creare comunità, per accrescere con nuovi prodotti e servizi la biodiversità civile ed economica della Terra”.

E creando comunità costruiscono il futuro: “Le persone, autentico soggetto del lavoro, attraverso le loro attività dialogano tra di loro, mettono a disposizione saperi e competenze anche senza conoscersi, costruiscono il futuro del loro Paese e dell’umanità. E’ una forma di amore civile. Il lavoro è la grammatica della società, è il grande codice che fa comunicare anche senza conoscersi di persona”.

Nonostante papa san Giovanni Paolo II abbia sottolineato il valore profetico del lavoro è in crisi: “Il lavoro in Italia oggi, a causa della guerra che disgrega questa ‘grammatica della società’, soffre di problemi che si aggiungono ad altri: preoccupa in particolare l’aumento dei prezzi dell’energia, che ha una ricaduta sul bilancio delle famiglie, soprattutto di quelle che vivono nella precarietà economica, e su quello delle aziende. Constatiamo che il lavoro umano si intreccia sempre più con la pace e con la guerra. Non è una novità nella storia dell’umanità”.

E la guerra distrugge il lavoro: “Ancora oggi, l’intelligenza della mente e delle mani dei lavoratori è usata per edificare grandi opere di sterminio e grandi opere di pace. Ma tra l’azione collettiva per la pace e quella per la guerra c’è una differenza fondamentale: una guerra distrugge le vite umane, il benessere di interi Paesi, danneggia l’ambiente, invece l’economia nei tempi di pace contribuisce allo sviluppo dei popoli”.

Ed ecco la differenza tra costruire e ricostruire: “Costruire case e ricostruire edifici distrutti non sono lo stesso gesto etico, anche se si somigliano; le civiltà si smarriscono quando iniziano a confondere le costruzioni e le ricostruzioni, i lavori di chi costruisce le città e di chi le ricostruisce dopo le guerre, senza aver tentato tutto per poterle evitare”.

Quindi i vescovi sottolineano che la guerra distrugge il lavoro: “Lo spirito dei tempi è cambiato: ci stiamo di nuovo abituando alla logica del riarmo e della deterrenza; come conseguenza, stiamo valutando i quasi ottant’anni di pace che l’Europa ha conosciuto come una parentesi, anche se non poche volte alcuni Paesi europei si sono coinvolti in conflitti scoppiati in tutto il mondo”.

Occorre quindi ‘orientare’ il lavoro alla pace: “Dimentichiamo che la pace in Europa è stata frutto di una immensa volontà politica, di istituzioni e di persone che questa pace hanno voluto e difeso, e lo hanno fatto anche, e soprattutto, con l’economia e con il lavoro. Sentiamo l’urgenza di orientare ogni attività umana alla pace, ed è il tempo di ribadire che il futuro si può costruire solo se ci poniamo ancora in ascolto della profezia di Isaia….

Sentiamo anche una grande responsabilità educativa verso le nuove generazioni, per eliminare ogni pretesto che possa spingere i giovani a immaginare il futuro come attesa per vendicare il sangue dei propri cari”

Citando papa Leone XIV e mons. Tonino Bello il messaggio si conclude con la sollecitazione a riconoscere il lavoro come via alla pace: “Il lavoro non può perdere la sua più vera e forte vocazione alla pace, la sua natura profonda di relazione buona tra gli uomini e con la natura. A volte la neghiamo, non la riconosciamo, e trasformiamo ‘gli aratri in lance’. Ma il lavoro continua a chiamarci alla pace: ci ricorda che la guerra è il grande inganno”.

Banca Etica sostiene il cinema indipendente italiano

Banca Etica, prima e tuttora unica banca italiana interamente dedita alla finanza etica, rinnova il suo impegno a favore del cinema italiano indipendente. L’istituto annuncia il rinnovo della collaborazione con CNA Cinema e Audiovisivo (Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa), nell’ambito dell’accordo quadro con la CNA, stanziando per il 2026 un plafond di € 3.000.000 destinati a sostenere le piccole e medie imprese cinematografiche attraverso lo strumento del tax credit.

L’accordo prosegue nel solco di un percorso virtuoso iniziato nel 2022, che ha già permesso di immettere nel sistema € 5.500.000 di finanziamenti ordinari cui si sono aggiunti € 2.500.000 tramite il tax credit. L’obiettivo è duplice: contrastare la cronica carenza di fondi che affligge le produzioni indipendenti e valorizzare un comparto che impiega migliaia di professionisti e artigiani di eccellenza. Oltre al meccanismo del credito d’imposta, la convenzione prevede l’accesso a linee di credito dedicate a condizioni agevolate per la gestione finanziaria delle opere, come ha commentato Nazzareno Gabrielli, direttore generale di Banca Etica:

“Banca Etica indirizza il credito verso settori capaci di generare benessere per la collettività. Siamo convinti che il cinema indipendente abbia un ruolo fondamentale per stimolare consapevolezza e valori condivisi. Per questo, accanto alla social economy, continuiamo a investire nella cultura come motore di crescita civile”.

D’altra parte Gianluca Curti, presidente di CNA Cinema e Audiovisivo, ha sottolineato che tale partnership ha garantito la sostenibilità per il cinema indipendente: “Mai come in questa fase, segnata da una forte tensione finanziaria per l’industria cinematografica italiana e in particolare per le micro e piccole imprese indipendenti, strumenti strutturati di accesso al credito rappresentano un fattore decisivo.

Il rinnovo della convenzione con Banca Etica è la prosecuzione di una partnership consolidata che negli ultimi quattro anni ha garantito liquidità immediata e sostenibilità finanziaria alle imprese del settore, trasformando il tax credit in una leva concreta per la gestione dei flussi di cassa e la pianificazione delle produzioni. Lo stanziamento di € 3.000.000 per il 2026 rappresenta un segnale concreto per sostenere l’eccellenza artigiana del cinema indipendente italiano e un comparto che genera occupazione qualificata e valore culturale diffuso sui territori. Accordi come questo dimostrano come strumenti di finanza responsabile possano accompagnare le imprese lungo tutto il ciclo produttivo, rafforzando la solidità della filiera e la sua capacità di sviluppo”.

Per approfondire ulteriormente: https://www.bancaetica.it/prodotti/tax-credit-cinema/   

Accordo tra Banca Etica e il Coordinamento CERS a sostegno delle comunità energetiche di Roma e del Lazio

Banca Etica annuncia la definizione di un protocollo di intesa con il Coordinamento CERS Roma e Lazio, elaborato in collaborazione con l’Ufficio Clima di Roma Capitale, finalizzato al sostegno economico e finanziario delle comunità energetiche rinnovabili e solidali attive nel territorio regionale. L’accordo nasce dalla volontà condivisa di rafforzare un modello energetico democratico, partecipato e sostenibile, capace di coniugare transizione ecologica, coesione territoriale e contrasto alle disuguaglianze. Le CERS rappresentano infatti uno strumento strategico per ampliare l’accesso all’energia pulita e redistribuire valore economico sui territori.

Attraverso il protocollo, Banca Etica metterà a disposizione delle CERS aderenti al Coordinamento strumenti finanziari dedicati e condizioni agevolate per sostenere la realizzazione di impianti da fonti rinnovabili, l’anticipazione di contributi pubblici e il finanziamento degli investimenti necessari allo sviluppo dei progetti. L’intesa prevede inoltre la possibilità di attivare strumenti mutualistici di garanzia e soluzioni coerenti con i principi della finanza etica, rafforzando l’autonomia economica delle comunità energetiche e costruendo un’alleanza strutturale tra società civile organizzata e finanza responsabile.

“Questo accordo rappresenta un passaggio strategico per consolidare e far crescere le Comunità Energetiche Rinnovabili e Solidali nel Lazio – dichiara il Coordinamento CERS Roma e Lazio –. L’accesso al credito è uno snodo decisivo per trasformare le esperienze civiche in infrastrutture energetiche reali, in energia condivisa e in benefici concreti per i territori, con particolare attenzione alle famiglie in condizione di vulnerabilità energetica. Con Banca Etica rafforziamo un’alleanza che mette la finanza al servizio della transizione ecologica e del bene comune”.

“L’accordo si inquadra nel più ampio impegno di Banca Etica per la transizione e il contrasto al cambiamento climatico. Le CERS, oltre a contribuire in modo determinante alla sostenibilità ambientale e al contrasto alla povertà energetica, sono uno straordinario strumento per dare impulso alla costruzione di comunità in epoca di frammentazione sociale, prevedendo che i benefici economici abbiano ricaduta sociale sul territorio. Imprescindibile il ruolo di Roma capitale come propulsore di questi approcci, con la messa a disposizione di superfici pubbliche ed il generale sostegno al progetto”, ha detto Riccardo Dugini, vicedirettore generale di Banca Etica.

Il Protocollo avrà validità fino al 31 dicembre 2027, con possibilità di rinnovo, e prevede momenti annuali di verifica dei risultati raggiunti e delle operazioni attivate. L’accordo è stato annunciato il 18 febbraio 2026 nel corso della seconda Conferenza delle comunità energetiche rinnovabili, promossa da Roma Capitale e tenutasi in Campidoglio.

Nella stessa occasione il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, ha annunciato lo stanziamento di circa € 800.000 – risorse provenienti dal ministero dell’Ambiente nell’ambito del Climate City Contract – e la prossima pubblicazione di un bando dedicato per affiancare alla messa a disposizione delle superfici pubbliche un sostegno economico diretto alle comunità energetiche rinnovabili e solidali.

Per il Coordinamento CERS Roma e Lazio si tratta di un passaggio significativo: senza strumenti finanziari adeguati, il diritto delle comunità locali a produrre e condividere energia rischia di rimanere solo formale. Le risorse annunciate potranno contribuire a rafforzare e rendere pienamente operativi diversi progetti promossi dalle CERS romane aderenti al Coordinamento. Particolarmente rilevante è l’approvazione del Piano di Fattibilità Tecnica ed Economica per la realizzazione di impianti solari in 15 scuole di Roma Capitale, che potrà consentire l’attivazione di ulteriori comunità energetiche nei municipi romani, consolidando il legame tra patrimonio pubblico e beni comuni energetici.

Giornata mondiale del Migrante, Maimone: ‘In Fratelli Tutti papa Francesco indica nei migranti una risorsa e una presenza di Dio’

Si è svolta nella Sala Affreschi di Palazzo Isimbardi, sede della Città Metropolitana di Milano, la commemorazione della Giornata Internazionale del Migrante, istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite e celebrata ogni anno il 18 dicembre, con l’obiettivo di promuovere una riflessione globale sui fenomeni migratori e sul valore della dignità umana.

Nel corso dell’incontro, Biagio Maimone, Direttore della Comunicazione della Fondazione Bambino Gesù del Cairo e Coordinatore per l’Italia della Rete Mondiale del Turismo Religioso, ha evidenziato come “i migranti rappresentino una risorsa imprescindibile per la società contemporanea, non soltanto in termini di contributo economico e occupazionale, ma anche come promotori di innovazione sociale, culturale ed economica”. Maimone ha sottolineato che “la storia italiana è profondamente segnata dall’esperienza migratoria: anche noi italiani siamo stati, e continuiamo a essere, un popolo di migranti in molte parti del mondo. Comprendere chi oggi giunge nel nostro Paese in cerca di un progetto di vita significa riconoscere una dimensione essenziale della nostra stessa identità storica e culturale”.

Ha quindi affermato: “La mia fede cristiana va oltre ogni preconcetto nei confronti dei migranti e si fonda sui verbi dell’accoglienza e dell’amore, nella consapevolezza, come ricorda Papa Francesco nell’enciclica Fratelli Tutti, che ‘nessuno si salva da solo’ e che l’umanità è chiamata a riconoscersi come una sola famiglia, al di là di ogni confine geografico, culturale o sociale”.

Maimone ha aggiunto: “Chi sceglie di vivere nel nostro Paese è chiamato a un autentico percorso di integrazione, fondato sul rispetto delle tradizioni, della cultura e della nostra religione, elementi costitutivi dell’identità nazionale. Parallelamente, la società di accoglienza è chiamata a riconoscere e valorizzare le diversità culturali, sociali e religiose come una ricchezza e una risorsa per il bene comune.

È doveroso ricordare che anche noi italiani siamo stati, nel corso della nostra storia, un popolo di migranti e che lo siamo tuttora in molte parti del mondo; per questo motivo, comprendere chi oggi giunge nel nostro Paese in cerca di un progetto di vita significa riconoscere una dimensione fondamentale della nostra memoria collettiva.

Le differenze, se adeguatamente accompagnate da politiche inclusive, non rappresentano un fattore di debolezza, bensì un punto di forza capace di arricchire il tessuto sociale e di rafforzare la coesione e la responsabilità civica. Fenomeni come quello dei giovani definiti “Maranza” non possono essere ricondotti all’origine migratoria, ma sono piuttosto il risultato della carenza di politiche efficaci di inserimento sociale, educativo e culturale”.

Nel suo intervento, Maimone ha inoltre richiamato il magistero di Papa Francesco, sottolineando come nell’enciclica Fratelli Tutti venga ribadita con forza la responsabilità morale e sociale dell’accoglienza, invitando a costruire ponti e non muri e a promuovere una cultura dell’incontro fondata sul rispetto, sulla dignità della persona e sull’amore evangelico: “Accogliere i migranti significa accogliere Dio”.

Maimone ha poi ricordato come la Chiesa missionaria di papa Leone XIV e l’insegnamento di Papa Francesco invitino a riconoscere ogni persona migrante come figlio di Dio e a promuovere una missione concreta di accoglienza e di fraternità universale. In tale prospettiva, ha evidenziato il ruolo centrale dell’educazione preventiva e della comunicazione socio-umanitaria nella costruzione di comunità inclusive e resilienti, capaci di ridurre la marginalità e di favorire il dialogo e la fiducia reciproca tra i popoli.

L’evento, intitolato ‘Nuovi Italiani Ambasciatori Culturali di Milano e del proprio Paese di Origine’, è stato moderato da Patrizia Adamo, Direttrice Generale del Programma RUMBA TV, e da Héctor Villanueva, ideatore della Campagna Mondiale ‘Milano Siamo Noi!’ e CEO dell’Expo dei Popoli, delle Culture e della Solidarietà.

Anche le le ACLI hanno ribadito il proprio impegno a tutela dei diritti, della dignità e della sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori stranieri presenti in Italia:”Negli ultimi mesi, attraverso il lavoro quotidiano dei nostri servizi e dei nostri sportelli, abbiamo registrato le gravi criticità generate dal Decreto Flussi: ritardi significativi nelle procedure, truffe ai danni dei richiedenti, pratiche impossibili da completare, promesse di lavoro mai concretizzate e, soprattutto, l’emersione di migliaia di persone scivolate nell’irregolarità non per scelta, ma per le falle di un sistema che non riesce a garantire un incontro reale e trasparente tra domanda e offerta di lavoro”.

Queste problematiche sono state più volte evidenziate dalle ACLI e dal Patronato Acli nelle audizioni parlamentari, incluso l’ultimo esame del disegno di legge di conversione del decreto n. 146/2025, con la richiesta di soluzioni correttive e di un ripensamento complessivo della legge quadro sull’immigrazione:

“I numeri parlano chiaro: nel 2024 le domande presentate sono state 119.890, ma solo 9.331 si sono tradotte in un contratto di lavoro effettivo. Significa che oltre 110.000 persone sono rimaste intrappolate nelle pieghe del sistema, diventando di fatto invisibili e irregolari pur avendo seguito tutte le procedure previste”.

Per queste ragioni, le ACLI hanno promosso l’appello al Governo affinché venga introdotto un permesso di soggiorno per attesa occupazione per tutte le persone penalizzate dal meccanismo dei Flussi. Si tratta di una misura semplice, immediata e necessaria, capace di restituire dignità a uomini e donne che hanno investito risorse ed energie nella speranza di costruire in Italia un percorso di vita regolare e sicuro.

Finanziare l’impatto sociale col risparmio privato: il modello del Cammino di San Francesco Caracciolo

Nei giorni scorsi si è svolta a Roma, presso la sede della Fondazione con il Sud la tavola rotonda dal titolo ‘I depositi sociali a supporto della rigenerazione dei territori – nuove forme di investimento nel Terzo Settore’. Fondazione Etica, Banca Etica e Fondazione con il Sud hanno presentato il lavoro che stanno svolgendo insieme per rendere sistemica una modalità innovativa di finanziare il sociale, così da renderlo motore di sviluppo anche economico sui territori, attraverso il coinvolgimento del risparmio privato, che in Italia supera € 6.000.000.000.000: una ricchezza che non può e non deve essere relegata solo ad attività speculative.

Su proposta di Fondazione Etica, che si è ispirata ai ‘titoli di solidarietà’ previsti dal Codice del Terzo Settore del 2017, Banca Etica ha realizzato un prodotto bancario denominato social time deposit, funzionale a sostenere il progetto TAPPA (Territori Attivi per Paesi Accoglienti) che, cofinanziato da Fondazione con il Sud, si propone di portare molteplici benefici ai territori coinvolti attraverso la riattivazione del Cammino di San Francesco Caracciolo e il rafforzamento dell’accoglienza turistica e dell’offerta culturale.

Chiunque, da tutta Italia, può sottoscrivere il social time deposit, pensato per coinvolgere piccoli e grandi risparmiatori, anche quelli istituzionali, in modo sicuro e professionale: si tratta di un conto deposito che prevede sia la remunerazione del capitale investito, sia il riversamento di una percentuale degli interessi a favore del progetto. Il cliente così può ottenere, oltre a un beneficio fiscale sulle somme donate, un beneficio maggiore: scoprire di persona il Cammino e contribuire alla ripresa delle tradizioni ed economie di territori oggi marginali.

Per Fondazione Etica non si tratta di una sperimentazione ex-novo, ma del consolidamento di quanto già realizzato con successo: prima in Toscana, attraverso il progetto pilota “Luci nel Parco”, insieme a Regione Toscana, Ente Terre Regionali Toscane e Caritas Grosseto, tra i numerosi promotori, e poi a Napoli con “Casa Comune”, insieme a Fondazione FOQUS, Guber Banca e l’Amministrazione Comunale di Napoli.

L’alleanza tra i promotori dell’iniziativa rappresenta, dunque, una concreta applicazione dei principi della Riforma del Terzo Settore, ha commentato Camilla Turelli, direttrice di Fondazione Etica: “Da sempre riteniamo che la sperimentazione sia una fase essenziale al successivo sviluppo di metodi e buone prassi: spesso in Italia assistiamo a lunghi dibattiti preventivi su ciò che potrà essere mentre, nel frattempo, il tempo scorre e le istanze sociali aumentano. Noi vogliamo dimostrare che determinate azioni sono già possibili: questo è il terzo progetto che promuoviamo e confidiamo che il percorso verso una sistematizzazione sia ormai tracciato”.

Le fa seguito il presidente di Fondazione con il Sud, Stefano Consiglio: “La Fondazione con il Sud è impegnata nel promuovere lo sviluppo delle regioni meridionali mettendo a disposizione una serie di strumenti, che vanno dal bando alle iniziative in cofinanziamento con altri enti, dalle fondazioni di comunità ai partenariati speciali pubblico-privato. Il progetto che presentiamo oggi rappresenta una ulteriore novità rispetto al sostegno e alla partecipazione della comunità locale al proprio processo di sviluppo. Il social time deposit può ‘moltiplicare’ le risorse destinate agli interventi nel sociale al Sud, attivando la comunità locale che, attraverso questo strumento finanziario, può contribuire allo sviluppo del proprio territorio”.

Per parte sua, “Banca Etica ha accolto con grande favore il coinvolgimento nel progetto TAPPA, riconoscendone la concreta rilevanza per la rigenerazione e lo sviluppo dell’economia territoriale nelle aree interne del Paese. La finanza etica partecipa attivamente a  questa progettualità innovativa attraverso la creazione di uno strumento finanziario ‘su misura’, il social time deposit, che può consentire al risparmio privato e istituzionale di contribuire direttamente al benessere comune. Insieme alla partnership inedita che sostiene l’iniziativa, TAPPA rappresenta un’esperienza stimolante per chi intende promuovere il Terzo Settore, offrendo un modello che consente di dirigere risorse finanziarie verso lo sviluppo sociale ed economico”, ha affermato il presidente di Banca Etica, Aldo Soldi.

Il valore del progetto TAPPA e dell’innovazione economico-finanziaria che porta con sé, a supporto di aree in via di spopolamento e soggette a continua erosione dei servizi a favore della cittadinanza, ha già raccolto anche il supporto di numerose istituzioni, tra cui il Dipartimento per gli Affari Regionali e le Autonomie della Presidenza del Consiglio, l’Unione Comuni e Comunità Montani (UNCEM), la Confederazione Italiana Agricoltori (CIA) ed Enti locali. Giovanni Vetritto, Direttore del Dipartimento per gli affari regionali e le autonomie della Presidenza del Consiglio e responsabile di ITALIAE, progetto a supporto della capacitazione degli Enti locali e del rafforzamento delle filiere territoriali:

“In una fase restrittiva delle politiche di bilancio, dovuta alla necessità di uscire dalla procedura di infrazione europea, è estremamente importante che gli enti locali sperimentino modalità di innovazione finanziaria, allo scopo di reperire le risorse utili a perseguire obiettivi strategici ambiziosi. Esempi come quello di oggi hanno un valore in sé, rispetto allo specifico progetto, ma hanno ancora di più un valore pedagogico, indicando possibili nuove strade per gli enti locali”.

Di fatto, il progetto TAPPA, attraverso la valorizzazione del Cammino di San Francesco Caracciolo e dei saperi, delle tradizioni e del patrimonio anche immobiliare dei territori attraversati, ambisce a diventare un modello di progettazione “integrata”, replicabile su altre tappe dell’intero Cammino, che risponde a più bisogni del territorio, coinvolgendo enti pubblici ed enti no-profit, includendo categorie svantaggiate, restituendo beni storici alla comunità, promuovendo attività commerciali e culturali.

Attraverso i suoi tre moduli progettuali, il progetto lega i territori dell’Alto Casertano al Molise, prevedendo interventi sia materiali (mezzi di mobilità sostenibile, recupero di strutture ricettive, mappatura e segnaletica…) sia comunicativi (creazione del brand etico del Cammino, festival caracciolino…), oltre che formativi. Nicola Caracciolo, presidente della Cooperativa Con la Mano del Cuore: “Con il progetto TAPPA vogliamo favorire e portare innovazione a 360° in tutte le innumerevoli sfaccettature della progettualità di un Cammino, e stimolare presso una platea che vada oltre quella degli appassionati di trekking la possibilità concreta di essere parte attiva del futuro di giovani e anziani residenti in territori tenuti ai margini se non addirittura dimenticati”.

La finanza etica in Europa performa meglio di quella tradizionale per qualità del credito e impatto sociale

Nel 2023 le banche etiche hanno gestito € 79.000.000.000 in attivi (nel 2018 era poco più di € 51.000.000.000) mantenendo un rapporto prestiti/attivi del 67,91%, rispetto al 60,9% dei grandi istituti europei e oltre il 70% dei prestiti erogati è stato destinato all’economia sociale. Ecco cosa è emerso dall’ottavo rapporto sulla finanza etica in Europa, ‘Capitale comune’, presentato da Fondazione Finanza Etica, dalla Fundacion Finanzas Eticas e da Federazione Europea delle Banche e Finanziatori Etici e Alternativi (Febea) al Parlamento Europeo.

Le banche etiche mostrano una forte qualità creditizia. Ma non è solo il rapporto prestiti/attivi a performare meglio nelle banche etiche rispetto agli istituti tradizionali: i crediti deteriorati, infatti, si sono attestati all’1,61%, contro l’1,89% delle banche tradizionali; il rendimento degli attivi (ROA) ha raggiunto lo 0,75%, superiore allo 0,64% delle grandi banche.

Numeri, questi, che dimostrano quanto la finanza etica non sia solo socialmente responsabile, ma anche solida dal punto di vista finanziario: nel 2023 le banche etiche europee hanno rafforzato l’economia sociale, hanno mantenuto un’elevata qualità del credito e sostenuto progetti sociali e comunitari dimostrando come la finanza etica possa coniugare stabilità finanziaria e impatto sociale: “L’impatto etico può allinearsi alla sostenibilità economica”, si legge nel rapporto.

Le banche etiche sono finanziatrici chiave dell’economia sociale. Hanno, infatti, destinato oltre il 70% dei loro prestiti a cooperative, mutue, associazioni e fondazioni, contro il 19% delle grandi banche. In alcuni casi, fino al 93% dei prestiti è andato a microimprese spesso escluse dal credito tradizionale. L’economia sociale è sempre più riconosciuta per il suo contributo all’inclusione sociale, all’occupazione e allo sviluppo regionale.

Sostenendo queste organizzazioni, le banche etiche contribuiscono a creare posti di lavoro, promuovere investimenti locali e rafforzare la coesione sociale in Europa. L’economia sociale in Europa comprende 4.300.000 organizzazioni, con un fatturato di € 913.000.000.000 ed 11.500.000 persone lavoratrici, pari al 6,3% della forza lavoro. Queste organizzazioni includono cooperative, mutue, associazioni e fondazioni che adottano modelli di governance democratica e reinvestono i profitti nelle comunità.

Secondo il rapporto, il 70% dei prestiti delle banche etiche ha avuto effetti positivi ambientali o sociali, rispetto al 19% delle grandi banche. Le banche etiche hanno inoltre mostrato maggiore diversità di genere nei ruoli dirigenziali; la percentuale di donne impiegate nelle banche etiche europee è il 56,12% contro il 47,11% dei grandi istituti e applicano criteri più rigorosi rispetto a investimenti in armamenti, combustibili fossili o aziende che violano i diritti umani.

Per questo Peru Sasia, presidente di Febea, la Federazione Europea delle Banche e Finanziarie Etiche e Alternative, ha dichiarato: “I dati di questa ricerca smontano il mito che la finanza etica sia una nicchia. Dimostrano che è possibile e già esiste un modello alternativo di intermediazione, basato su capitale di qualità, credito diretto alle famiglie e alle imprese, e valutazioni sociali e ambientali, che sta funzionando, producendo stabilità finanziaria e benefici concreti per la società.

La ricerca evidenzia che l’attenzione all’economia sociale non è destinata a rimanere un fenomeno temporaneo o occasionale. Sebbene la politica europea abbia recentemente rivolto l’attenzione ad altri fronti (in particolare competitività e Difesa) le ragioni strutturali che rendono l’economia sociale un fattore determinante per qualsiasi strategia di sviluppo dei Paesi europei richiedono attenzione e risorse, come indicato nel Piano d’Azione per l’Economia Sociale della Commissione e nella Raccomandazione del Consiglio europeo”.

Il rapporto propone diverse raccomandazioni per i decisori pubblici: sviluppare strumenti di capitale (equity e quasi-equity) adatti a microimprese e cooperative invece di basarsi esclusivamente sul credito; semplificare e rendere accessibili le garanzie pubbliche; coinvolgere direttamente le organizzazioni dell’economia sociale nella definizione delle politiche finanziarie. Il rapporto avverte anche contro il rischio di etichettare come ‘sostenibili’ settori dannosi come la produzione di armi, sottolineando che pace, coesione sociale e transizione ecologica devono essere al centro delle politiche di finanza sostenibile.

Federica Ielasi, vicepresidente di Banca Etica, ha dichiarato: “Il quadro che emerge è chiaro: la finanza etica è solida, in crescita e produce impatti concreti sull’ambiente, sulla società e sull’occupazione. L’Europa deve ascoltare questo attore se vuole orientare le proprie scelte verso coesione, sostenibilità e pace.

Anche nel contesto della revisione delle politiche di coesione europee (che, non senza discussioni, accompagna il processo di definizione del Quadro Finanziario Pluriennale dell’Unione Europea 2028–2034) la questione delle condizioni per favorire lo sviluppo dell’economia sociale in Europa, anche attraverso la finanza etica, è destinata a occupare una posizione non marginale nell’agenda dei prossimi anni”.

Questa è la conclusione: “L’economia sociale in Europa contribuisce sia alla crescita economica sia al progresso sociale, in termini di minore disoccupazione, riduzione della povertà e, più in generale, miglioramento della qualità della vita, in particolare per i gruppi più vulnerabili. Senza clamore, ha dimostrato di essere un fattore di sviluppo economico, inclusione sociale e resilienza territoriale. Pertanto, anche un approccio alle politiche orientato alla competitività non può ignorare l’importanza fondamentale della coesione sociale e degli attori che lavorano per difenderla e rafforzarla”.

Maimone (RMTR): ‘Difendere il Turismo Religioso dalla mercificazione della Fede’

“Il turismo religioso non dovrebbe essere relegato a un mero e indiscriminato fenomeno commerciale. Risulta, invece, imprescindibile preservare il valore spirituale e culturale che caratterizza questi percorsi e le esperienze ad essi connesse. Questi itinerari rappresentano un’occasione unica per la crescita interiore dell’individuo e per il rafforzamento del legame con la dimensione spirituale. Si osserva, a tal proposito, una tendenza crescente a trasformare percorsi intrinsecamente spirituali e profondamente umani in occasioni esclusivamente economiche, con il rischio di comprometterne il significato più autentico”, ha dichiarato Biagio Maimone, Coordinatore per l’Italia della Rete Mondiale del Turismo Religioso.

“E’ certamente legittimo promuovere la crescita economica dei territori interessati e delineare nuovi modelli di sviluppo in grado di favorire l’occupazione e l’inserimento lavorativo delle giovani generazioni. Tuttavia, risulta altrettanto necessario contrastare ogni forma di sfruttamento e speculazione da parte di chi, come accade non di rado, tende a strumentalizzare la dimensione religiosa e la fede per finalità meramente lucrative.

Si nota, infatti, che negli ultimi mesi il turismo religioso viene talvolta presentato come una mera firma commerciale, come se rappresentasse una nuova frontiera del turismo tradizionale, riducendolo a un prodotto standardizzato da promuovere sul mercato, come farebbe un’agenzia di viaggi. Questa visione rischia di svilire la dimensione spirituale del percorso e di allontanarlo dal suo scopo autentico, che è quello di nutrire lo spirito e favorire la crescita interiore dell’individuo.

Il mio invito è quello di non perdere mai di vista il senso profondo del turismo religioso, concepito come fattore di evoluzione umana e spirituale, nonché come occasione di valorizzazione del patrimonio culturale e umano. Non è accettabile attribuire al turismo religioso una connotazione predatoria o finalizzata allo sfruttamento.

Il turismo religioso, se interpretato correttamente, può costituire un autentico fenomeno di civilizzazione: un’opportunità per migliorare l’essere umano, sviluppare valori etici e morali, rafforzare la fede e lo spirito, e contribuire alla costruzione di società più consapevoli e rispettose del patrimonio spirituale e culturale.

E’ necessario favorire la crescita di questa nuova frontiera del turismo, la quale deve certamente generare benefici economici, ma senza compromettere l’integrità della religione e della fede attraverso logiche esclusivamente speculative. A tal fine, risulta imprescindibile un monitoraggio costante e un sistema di controllo rigoroso.

Il turismo dell’anima deve rappresentare un nuovo linguaggio per lo spirito e un modello di turismo improntato all’umanesimo, capace di conciliare sviluppo culturale, arricchimento personale, crescita spirituale e sostenibilità sociale. Solo così esso può assumere pienamente il ruolo di strumento di evoluzione umana, di crescita della coscienza e di promozione dei valori profondi che fondano la nostra civiltà”, ha concluso Maimone.

Giubileo dei detenuti: Luciana Delle Donne spiega le ragioni

L’ultimo appuntamento giubilare è quello dedicato ai detenuti, che si svolge fino ad oggi in Vaticano, dove papa Leone XIV presiede la messa nella basilica di san Pietro nella giornata conclusiva. Inoltre per questo evento giubilare si sono organizzando alcune iniziative promosse dal Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale (DSSUI), che ha promosso i ‘Giochi della Speranza’ in collaborazione con la Fondazione ‘Giovanni Paolo II per lo sport’, con il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (DAP) e con la rete di magistrati ‘Sport e Legalità’.

I ‘Giochi della Speranza’ sono una ‘piccola olimpiade in carcere’, che si sono svolti per la prima volta a Roma nello scorso giugno. A tal riguardo, suor Alessandra Smerilli, segretario del DSSUI, ha affermato che “per chi vive la detenzione, lo sport assume un valore importante perché educa al rispetto, alla disciplina, al lavoro di squadra; aiuta a riconoscere i propri limiti ed a scoprire nuove energie. In carcere lo sport non è solo movimento: è un’esperienza di libertà possibile, di relazione, di fiducia restituita”.

Per questo la Fondazione ‘Giovanni Paolo II per lo sport’ ha spiegato che l’iniziativa ‘Giochi della Speranza’ vorrebbe creare “un modello replicabile anche in altri istituti di pena, per permettere anche alle persone recluse di vivere in armonia e serenità questo momento di gioco ma soprattutto per valorizzare sempre di più lo sport come strumento di crescita personale e reinserimento sociale dei detenuti”. Mentre venerdì 12 dicembre all’Università LUMSA di Roma si è svolto il convegno, intitolato ‘Il diritto alla speranza nel cinquantennale dell’Ordinamento Penitenziario, nell’anno del Giubileo della Speranza e nel triduo del Giubileo dei Detenuti’. Infine nel pomeriggio si svolge all’Auditorium della Conciliazione la commedia musicale ‘Oltre le grate’.

Per comprendere meglio le ragioni di questo evento giubilare abbiamo incontrato la fondatrice del brand ‘Made in carcere’, Luciana Delle Donne, chiedendo di spiegarci la ragione per cui la Chiesa ha indetto un giubileo anche per le detenute ed i detenuti: “Papa Francesco aveva fatto scelte molto forti e simboliche, perché i detenuti e le detenute sono persone scomode che nessuno vorrebbe vedere. Per questo papa Francesco ha testimoniato il modo in cui bisogna trasformare l’approccio nella vita.

L’idea di mettersi al servizio dell’altro mi rende particolarmente felice, perché è proprio quello che sento di fare. E’ una vocazione: quindi l’aver ricevuti questi premi è significativo, perché sono associati al bene, perché la fede e la filosofia cattolica implicano che l’universo restituisca il bene a chiunque. Quindi la preghiera di richiesta di aiuto è fondamentale; occorre abituarsi a chiedere aiuto ed a comprendere che l’altro ti può aiutare è una ricchezza, perchè dare e darsi è la nuova frontiera della ricchezza”.

Quali segni potrebbe offrire ai detenuti la società civile?

“Intanto l’accettazione di questa condizione, perché un detenuto, come diceva papa Francesco, non è sbagliato, ma ha commesso uno sbaglio; però sta ‘pagando’ e quindi deve essere reinserito attraverso le esperienze, come la nostra ‘Made in carcere’ , dove lì trasferiamo una ‘cassetta degli attrezzi’ per vivere in modo corretto e dignitoso nella società civile”.

Perché ‘Made in carcere’?

“E’ una seconda chance offerta alle donne detenute e allo stesso tempo alle stoffe di scarto destinate al macero. Il brand ‘Made in carcere’ nasce nel 2007 da un’idea della cooperativa sociale pugliese ‘Officina Creativa’, che inizia ad offrire un contratto di lavoro alle donne detenute per reati minori, proponendo ore di attività sartoriali all’interno delle stesse strutture di reclusione.

‘Made in carcere’ è una risposta concreta alla crisi, incoraggiata da quell’80% di donne carcerate che, dopo aver imparato un nuovo mestiere, non delinquono più lasciata la prigione. Così da 20 anni le impiegate del carcere femminile ‘Borgo S. Nicola’ di Lecce ricevono mensilmente un regolare stipendio cucendo braccialetti, borse e vestiti ecosostenibili ricavati da tessuti riciclati”.

Perché fare impresa sociale in carcere?

“La nostra sfida è stata quella di organizzare il lavoro di una cooperativa sociale (e quindi non-profit) come una qualsiasi impresa commerciale (produzione, logistica, marketing…). Ma con una differenza: ogni settore può (e deve) soccorrere gli altri in caso di bisogno. Ognuno di noi è cliente e fornitore dell’altro. Fare impresa sociale non è un ossimoro e persino in carcere lo abbiamo sperimentato”.

Quanto è importante il lavoro per chi vive in carcere?

​​“E’ fondamentale. Fa sentire le persone vive e soprattutto consente loro di riacquistare dignità e co​n ​​il ​tempo una nuova identità. Ricevere una busta paga per chi vive in carcere rappresenta un motivo di riscatto ed autostima. Le persone riescono a mantenere i figli fuori, ad avere una vita più decorosa e non sono un peso per chi sta fuori dal carcere. ​La percezione del​ tempo è completamente diversa tra le donne in stato di detenzione che lavorano e quelle che non lavorano: per le prime il tempo vola, per le altre il tempo non passa mai”.

In cosa consiste questa economia ‘circolare’?

“Abbiamo dimostrato che in un contesto di disagio si può fare qualcosa di impossibile. Dalla prigione si può creare un’economia circolare, dove tutti gli attori vincono coniugando etica ed estetica. Non solo vincono quelle donne che riacquistano una dignità ricostruendo il loro percorso di vita, ma diventa protagonista anche il mercato, che acquista oggetti rigenerati e sostenibili”.

In quale modo ‘Made in carcere’ può diventare un modello di giustizia riparativa?

“Made in carcere è un modello che dà spazio a tante altre realtà, perché è pieno di sfaccettature, perché esso è un metodo. Anche la consapevolezza che queste persone hanno commesso un reato e stanno ‘pagando’ aiuta a capire che hanno commesso un reato con la possibilità di riparare al danno”. 

Quando è venuto in mente questo desiderio di aiutare le donne in carcere?

“Quando ho capito che era complicato attivare un asilo, che era il mio primo obiettivo. Senza immaginare poi quanto fosse complesso entrare in un carcere. Ma ho pensato fosse più facile occuparmi di quelle mamme che avevano lasciato i figli fuori dal carcere. Aiutare loro significava aiutare anche il resto della famiglia, in particolare i figli”.

Allora quali difficoltà ha incontrato prima di collaborare con maison blasonate?

“Non mancano mai le delusioni o i fallimenti: chi genera cambiamento e costruisce innovazione ha sempre tutti contro. Molti hanno paura del cambiamento e sono rinchiusi nella loro comfort zone. Siamo stati pionieri del lavoro in carcere utilizzando materiali di recupero. Da una parte c’era il mercato curioso di questa nuova esperienza, anche se non è stato facile sdoganare la parola carcere; dall’altra le istituzioni: il sistema carcere non era abituato, soprattutto al sud, a mettersi a disposizione per il lavoro.

Continua peraltro ad esserci sempre il problema del sottodimensionamento delle risorse, contro il sovraffollamento dei detenuti, quindi è veramente complesso; le direzioni e la polizia penitenziaria sono però nostri compagni di viaggio e ci sostengono. Nonostante le tante difficoltà il nostro è diventato un modello sistemico di riferimento”.

Inoltre con i ragazzi ha scelto anche di dare vita ad una linea che si chiama ‘pane di vita’?

“Realizziamo nel carcere di Bari una forma di panettone con fichi secchi, mandorle e nocciole tostate ed ha un sapore fantastico combinato con il lavoro di questi ragazzi, che vivono un momento difficile, in quanto non hanno riferimenti di adulti, che li aiutano ad imparare a sognare, sperare ed avere fiducia in se stessi. Con ‘Pane di vita’ facciamo questo”.

Onorificenza al merito della Repubblica Italiana, Premio ‘Madre Maria Teresa Fasce’ a Cascia e premio ‘La Fornarina’ a San Ginesio sono alcuni riconoscimenti ricevuti in questi anni: cosa si prova a ricevere questi premi?

“Sono forti emozioni perché ripagano di tutta la fatica quotidiana fatta ed avere riconoscimenti così importanti e profondi è motivante. Dedico questi riconoscimenti a tutte le colleghe e colleghi, partner, ambassador, imprenditori, manager e altri stakeholder di questo lungo viaggio che continua con tanti prossimi progetti”.

(Foto: Made in carcere)

Oltre la violenza economica: 11 progetti per l’indipendenza delle donne con Banca Etica

L’indipendenza economica è lo strumento chiave per contrastare la violenza di genere. Per questo motivo, Banca Etica ed Etica Sgr ha lanciato, martedì 25 novembre, la raccolta fondi per gli 11 progetti selezionati dal Bando Impatto+ 2025, intitolato ‘Oltre la violenza di genere, l’indipendenza economica’. Le campagne di crowdfunding si svolgeranno su Produzioni dal Basso e sono mirate a sostenere percorsi di educazione finanziaria, formazione lavorativa e accesso al credito per donne che subiscono violenza economica. Grazie al Fondo per la Microfinanza e il Crowdfunding di Etica Sgr, i progetti che raggiungeranno il 70% dell’obiettivo riceveranno un contributo a fondo perduto potenziato al 30% (dal 25% delle edizioni precedenti).

Il bando è specificamente rivolto al supporto di iniziative che offrano alle donne percorsi concreti per uscire dalla violenza economica. Il sostegno di Etica Sgr al crowdfunding avviene tramite il suo Fondo per la Microfinanza e il Crowdfunding (alimentato dai sottoscrittori dei fondi di investimento etici che scelgono di devolvere 1 euro ogni 1.000 investiti).

I progetti che raggiungeranno almeno il 70% del budget riceveranno un contributo del 30% a fondo perduto da Etica Sgr. I progetti che supereranno il 100% del budget preventivato riceveranno un premio unico del 5% sull’obiettivo iniziale. Il Bando Impatto+ è parte di un ecosistema più ampio di iniziative promosse dal Gruppo Banca Etica per l’autonomia femminile, in sinergia con centri antiviolenza, imprese e istituzioni.

Il progetto ‘Monetine’ rappresenta un insieme di azioni concrete che intervengono direttamente dove la violenza economica si manifesta: nella gestione del denaro, nell’accesso ai servizi e nel rapporto con gli istituti finanziari. Banca Etica è stata la prima in Italia a sviluppare un percorso di formazione interna del personale bancario per riconoscere i segnali di violenza economica e intervenire, intercettando e supportando donne in difficoltà. In continuità con il percorso avviato con Monetine, Fondazione Finanza Etica insieme a Fondazione NOI di Legacoop Toscana sta realizzando percorsi di formazione per le persone responsabili del personale delle cooperative dedicati al tema della violenza economica e alla costruzione di sinergie tra centri antiviolenza, imprese e istituzioni regionali.

L’attenzione al credito per le donne è un focus costante per Banca Etica: nel 2024, Banca Etica ha finanziato 324 imprese femminili (il 26,8% delle organizzazioni finanziate), superando la media nazionale (22,2%). I nuovi impieghi ammontano ad € 70.000.000. Per quanto riguarda il credito alle persone, il 46,8% dei nuovi impieghi è stato concesso a donne.

Questo impegno si estende grazie all’accordo firmato nel 2024 con la BEI (Banca Europea per gli Investimenti) per un finanziamento di € 30.000.000 di cui almeno il 30% destinato a progetti per la parità di genere e l’inclusione lavorativa. Nel primo anno sono stati erogati € 815.000 per cinque operazioni riconducibili a questo obiettivo. Per maggiori informazioni sul bando di crowdfunding ‘Oltre la violenza di genere, l’indipendenza economica’: https://www.produzionidalbasso.com/network/di/banca-etica%23 progetti-banca-etica#progetti-banca-etica.  

Ecco i progetti selezionati, che si possono sostenere su Produzioni dal Basso:

Progetto LISA – Libere e Indipendenti Senza violenzA (Associazione NINA APS, Belluno) –  Il progetto propone un percorso innovativo per rompere il ciclo della violenza economica, sostenendo le donne nel recupero di fiducia, consapevolezza e capacità di scelta. L’iniziativa offre a 10 donne vittime di violenza un accompagnamento personalizzato basato su orientamento al lavoro, supporto alla ricostruzione dell’autostima e strumenti concreti per riattivare l’indipendenza economica dopo anni di isolamento e fragilità socio-lavorativa. L’obiettivo è permettere alle partecipanti di costruire basi solide per il proprio futuro, attraverso percorsi di empowerment e reinserimento professionale.

Un taglio…con il passato (Agorà Cooperativa Sociale, Genova) – Il progetto nasce dalla storia di Anna (nome di fantasia), vittima per anni di violenza fisica ed economica. La cooperativa mira a raccogliere 10.000 euro per sostenere il suo percorso di autonomia: il finanziamento permetterà ad Anna di frequentare un corso professionale di estetica e parrucchieria, avverando un sogno che ha sempre dovuto rimandare a causa delle violenze subite. Il progetto intende restituirle stabilità emotiva ed economica, offrendole la possibilità di costruire una vita indipendente e sicura per sé e per sua figlia.

Ci troviamo in cucina! (Lavoratorio in Cucina APS, Reggio Emilia) – Il progetto vuole creare una cucina professionale attrezzata e conforme alle normative, mettendola a disposizione di donne provenienti da diversi Paesi e contesti culturali. Lo spazio diventerà un luogo di lavoro, formazione e incontro, dove le partecipanti potranno avviare microattività imprenditoriali nel settore food, sviluppare competenze professionali e integrarsi nella comunità locale. L’obiettivo è facilitare percorsi di autonomia lavorativa e promuovere l’inclusione sociale attraverso il cibo.

RISE UP – Rinascere, Imparare, Scegliere: percorsi per donne libere (Casa di Pollicino, Marsciano – Perugia) – Il progetto nasce dall’esperienza maturata all’interno della comunità, punto di riferimento per donne che hanno vissuto situazioni di violenza. RISE UP offre un percorso integrato composto da sostegno psicologico, educazione finanziaria e formazione professionale, rivolto a donne accolte nelle comunità umbre. L’obiettivo è accompagnarle verso la ricostruzione della propria autonomia, rafforzando competenze personali e strumenti decisionali per intraprendere un nuovo cammino libero dalla violenza.

Libera la vita (Fondazione Giulia e Umberto Chiappini ETS, Piacenza) – Il progetto nasce all’interno di Casa Alba, una comunità dedicata all’accoglienza di donne vittime di violenza. ‘Libera la vita’ offre un percorso completo di empowerment che comprende accoglienza, protezione, educazione finanziaria, formazione professionale e supporto all’avvio di attività lavorative, sia artigianali sia digitali. L’iniziativa intende accompagnare le donne verso una rinascita personale, sostenendo l’autodeterminazione e la costruzione di una nuova vita autonoma.

Solida (Kermasofia, Torino) – Il progetto mira a rafforzare l’autonomia economica delle donne ospiti dei centri di accoglienza attraverso un percorso formativo articolato in 9 incontri. Le attività comprendono laboratori interattivi, momenti di riflessione e proiezioni cinematografiche in collaborazione con l’Associazione Museo Nazionale del Cinema. L’obiettivo è lavorare sulla consapevolezza di genere, sull’educazione finanziaria e sull’acquisizione di competenze utili a prendere decisioni economiche informate, favorendo empowerment e capacità di progettare il proprio futuro.

Soluzioni abitative per l’inclusione e l’innovazione sociale in provincia di Bolzano (Impresa Sociale Cooperativa Sole di Gatteo – Forlì Cesena) – Il progetto si rivolge a donne che desiderano scrivere un nuovo inizio dopo esperienze di fragilità o violenza. Attraverso percorsi di empowerment personale, competenze digitali, educazione finanziaria e attività di benessere, l’iniziativa mira a rafforzare autonomia, autostima e capacità di gestione economica. Le partecipanti saranno accompagnate in un percorso che le metta nelle condizioni di immaginare e realizzare una vita indipendente e dignitosa.

Vie d’Uscita – Women have the power (C.S.C. Credito Senza Confini, Perugia) – Il progetto intende contrastare le discriminazioni di genere e supportare donne sopravvissute alla violenza verso la costruzione di autonomia economica. Attraverso percorsi di co-progettazione individuale, tutoraggio tra pari e accesso al microcredito, le partecipanti vengono accompagnate nell’avvio di attività economiche sostenibili e percorsi professionali. L’obiettivo è favorire la libertà economica come base per una reale uscita dalla violenza.

Violenza economica: percorsi di autonomia delle donne (Cooperativa sociale Cerchi d’Acqua – Onlus, Milano)- Cerchi d’Acqua, centro antiviolenza nato nel 2000 a Milano e socia fondatrice della Rete Nazionale D.i.Re, propone il progetto ‘Violenza economica: percorsi di autonomia delle donne’. Ideato in collaborazione con la cooperativa di finanza etica MAG2 Finance, ha due obiettivi, sensibilizzare l’opinione pubblica sulla violenza economica e promuovere l’empowerment professionale e l’autonomia economica per donne in situazioni di violenza.

CONTO SU DI ME (Fratelli è Possibile, Santarcangelo di Romagna, Rimini) – Dal progetto innovativo di coabitazione protetta Borgo Maestro nasce “CONTO SU DI ME”, che si rivolge a donne sole e madri con figli minori in situazioni di vulnerabilità o in uscita da percorsi di violenza. L’iniziativa prevede educazione finanziaria, supporto psicologico, formazione al lavoro e attività educative per madri e bambini. L’obiettivo è contrastare la violenza economica e favorire l’empowerment femminile attraverso percorsi personalizzati di autonomia.

TRAME DI VITA, VERSO L’AUTONOMIA (Cooperprint, Pregnana Milanese, Milano) – Dall’esperienza della cooperativa nel settore grafico e artigianale nasce TRAME DI VITA, evoluzione del progetto storico ‘StileSolidale’. Il progetto si rivolge a Laura, donna colombiana rifugiata e vittima di violenza, attualmente accolta dalla Fondazione Somaschi, e ad altre donne con esperienze simili. L’iniziativa offre un percorso concreto di emancipazione attraverso formazione professionale, accompagnamento al lavoro e creazione di opportunità occupazionali all’interno di una realtà produttiva inclusiva.

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