OXFAM: in Italia aumenta il divario tra ricchi e poveri

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“Elevate e crescenti disuguaglianze di benessere che si riscontrano in tanti Paesi, tra cui il nostro, rappresentano un tratto tristemente distintivo dell’epoca in cui viviamo. I divari economici e sociali preoccupano i cittadini, alimentano un diffuso sentimento di frustrazione, impotenza e perdita di controllo sul proprio futuro. Non c’è nulla di più erroneo tuttavia del normalizzare le persistenti disparità dell’epoca moderna e del considerarle come un fenomeno casuale ed ineluttabile. Le disuguaglianze sono piuttosto il risultato di scelte (o, talvolta, non-scelte) della politica che hanno prodotto negli ultimi decenni profondi mutamenti nella distribuzione di risorse, dotazioni, opportunità e potere tra gli individui”.

Così si legge nel dossier ‘Disuguaglianza: il potere al servizio di pochi’, presentato dalla sezione italiana dell’ong Oxfam, in cui è stato denunciato che la ricchezza dei cinque miliardari più ricchi al mondo è più che raddoppiata, in termini reali, dall’inizio di questo decennio, mentre la ricchezza del 60% più povero dell’umanità non ha registrato alcuna crescita.

In Italia, a fine 2022, l’1% più ricco era titolare di un patrimonio 84 volte superiore a quello detenuto dal 20% più povero della popolazione, la cui quota di ricchezza nazionale si è dimezzata in un anno. Per anni Oxfam ha lanciato l’allarme sull’estremizzarsi della disuguaglianza, ed agli inizi del 2024, il vero pericolo è che questa divaricazione diventi la normalità:

“Il potere economico, la sua estrema concentrazione e le rendite di posizione associate favoriscono l’accumulazione di enormi fortune nelle mani di pochi e generano ampi divari nella società. Il potere politico e l’uso che ne viene fatto costituiscono una leva potentissima per contrastare o al contrario alimentare le disuguaglianze. Siamo davanti a un bivio: tra un’era di incontrollata supremazia oligarchica od un’era in cui il potere pubblico riacquista centralità promuovendo società più eque e coese ed un’economia più giusta ed inclusiva”.

Tra le 10 società più grandi al mondo (colossi, il cui valore in borsa supera il prodotto interno lordo combinato di tutti i Paesi dell’Africa e dell’America Latina) 7 hanno un miliardario come amministratore delegato o azionista di riferimento. Non stupisce pertanto che l’incremento dei patrimoni dei miliardari rispecchi la straordinaria performance delle società che controllano.

Il 2023 è destinato, in particolare, ad essere ricordato come l’anno più redditizio di sempre per le grandi corporation. Complessivamente, 148 tra le più grandi aziende al mondo hanno realizzato profitti per circa $ 1.800.000.000 tra giugno 2022 e giugno 2023 con un aumento del 52,5% degli utili rispetto alla media del quadriennio 2018-21. Per ogni $ 100 di profitti generati da 96 tra i maggiori colossi globali, $ 82 sono fluiti ai ricchi azionisti sotto forma di dividendi o riacquisti delle azioni proprie.

Per quanto riguarda l’Italia le ultime stime disponibili, relative al 2022, fotografano ampi squilibri nella distribuzione della ricchezza nazionale netta, acuitisi a partire dal secondo decennio del nuovo millennio, come emerge dal lavoro analitico dei ricercatori di Credit Suisse-UBS: il 20% più ricco degli italiani deteneva oltre 2/3 della ricchezza nazionale (68,9%); il successivo 20% (quarto quintile) era titolare del 17,7% della ricchezza nazionale; il 60% più povero deteneva appena il 13,5% della ricchezza nazionale.

Confrontando le consistenze patrimoniali dei diversi gruppi della popolazione italiana alla fine del 2022 si evince che il 10% più ricco possedeva oltre 6,7 volte la ricchezza della metà più povera della popolazione (il rapporto era pari a 6,3 nel 2021); il 5% più ricco possedeva più del 30% dello stock di ricchezza detenuta dall’80% più povero; l’1% più ricco deteneva una ricchezza oltre 84 volte superiore alla ricchezza detenuta complessivamente dal 20% più povero.

Rispetto al 2021 è rimasta invariata l’incidenza delle persone residenti a rischio di povertà: nel 2022 circa 11.800.000 individui (1 ogni 5 residenti) avevano un reddito netto equivalente inferiore al 60% della mediana nazionale: “La ripresa post-pandemica e l’incremento dell’occupazione e dei redditi familiari hanno determinato, nel 2022, una riduzione di 1,4 p.p. dell’incidenza delle persone residenti in condizioni di grave deprivazione materiale (4,5% rispetto al 5,9% nel 2021).

Oltre 2.600.000 individui registravano tuttavia alla fine del 2022 almeno sette segnali di deprivazione materiale e sociale sui tredici monitorati. Tra questi, vivere in un nucleo familiare incapace di sostenere spese impreviste, non permettersi un pasto adeguato almeno una volta ogni due giorni, non poter trascorrere una settimana di vacanze all’anno lontano da casa, riscaldare adeguatamente la casa, acquistare un’automobile, sostituire mobili danneggiati o fuori uso, non essere in regola con il pagamento di bollette, affitti o mutui”.

L’incidenza della povertà a livello familiare è passata in un anno dal 7,7% all’8,3%, mentre quella individuale è cresciuta dal 9,1% al 9,7%. Un aggiornamento che si colloca in coerenza con il trend più che ventennale di crescita della povertà in Italia, sospinta da una perdurante stagnazione economica e dagli effetti non cicatrizzati delle crisi che nel nuovo millennio si sono abbattute sull’Italia:

“L’aumento tra il 2021 e 2022 dell’incidenza della povertà assoluta è attribuibile in larga parte (e malgrado il buon andamento dell’economia italiana nel 2022) all’impennata dell’inflazione che ha prodotto impatti differenziati sulla popolazione, colpendo in maggior misura le famiglie a bassa spesa rispetto a quelle benestanti”.

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