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Nuovo studio su Terzo settore ed economia sociale: resiliente ed essenziale per coesione e welfare

E’ stata presentata nei giorni scorsi a Roma la ricerca Finanza Etica ed economia sociale: sfide e prospettive per il Terzo settore, frutto della collaborazione tra Banca Etica e Forum Nazionale del Terzo Settore, con il contributo scientifico di AICCON research center. Lo studio si propone di comprendere le principali sfide economiche affrontate dalle organizzazioni dell’economia sociale in Italia e le criticità che riscontrano nell’accesso al credito e ad altri servizi finanziari e assicurativi. Oggi in Italia l’economia sociale rappresenta quasi il 9% del Pil, con circa 428.000 organizzazioni, 1.900.000 di occupati (Atlante dell’Economia Sociale di Aiccon) e oltre 5.500.000 volontari.

L’indagine si è articolata in una parte qualitativa basata su una survey condotta su un campione di 1.313 Enti del Terzo settore, e una parte quantitativa, che include l’analisi degli andamenti creditizi di un campione privilegiato di oltre 5.000 clienti persone giuridiche di Banca Etica dal lato della raccolta e mille dal lato degli impieghi.

Dall’Osservatorio emerge un quadro in chiaroscuro: da un lato il Terzo settore è caratterizzato da un’elevatissima bancarizzazione (98,1%), con un significativo 22% di enti che risultano multibancarizzati. Dall’altro lato il rapporto con gli istituti di credito restituisce una soddisfazione solo moderata, con appena 2 organizzazioni su 5 (41,2%) che si dichiarano soddisfatte. La soddisfazione è legata soprattutto a fattori relazionali e risulta maggiore dove si rileva la presenza in banca di personale formato e dedicato sul Terzo settore (51,3%), o in caso di strategie e strutture dedicate (48,0%).

L’utilizzo degli strumenti bancari resta basilare, concentrato su depositi e pagamenti. Solo una piccola quota del campione ricorre al credito a breve termine (9,2%) o a medio-lungo termine (6%). L’accesso al credito è reso complesso anche da limiti normativi ed è calato anche nei periodi in cui il taglio dei tassi iniziava a favorire la ripresa dei finanziamenti. Questo si riflette nel dato macroeconomico: i prestiti bancari alle istituzioni senza scopo di lucro in Italia si sono ridotti di € 1.400.000.000 dalla pandemia del 2019 ad oggi. 

L’esposizione al mondo assicurativo è elevata (86,1%) e la soddisfazione è molto più alta (86,6%): il fattore decisivo è la presenza di prodotti specializzati anche se la fruizione dei prodotti assicurativi resta limitata agli obblighi normativi (es. Responsabilità Civile e Infortuni). Gli enti del Terzo settore hanno mostrato resilienza, ma l’aumento dei costi e l’incertezza sul futuro pongono alcune sfide.

Resistenza agli shock: le organizzazioni non-profit hanno risposto agli shock (pandemia, tensioni geopolitiche, inflazione) con resilienza e prudenza. Il settore ha un funding mix equilibrato, con il 68,6% delle entrate da fonti private e il 31,4% da fonti pubbliche, di cui circa un terzo (30,1%) derivante dal mercato.

Aumento dei costi e avanzo di gestione eroso: nell’ultimo biennio, 2 organizzazioni su 3 (66,5%) hanno visto aumentare i costi (materiali ed energia) e oltre la metà ha registrato aumenti del costo del lavoro (57,2%). Il 32% degli ETS si attende che la capacità di produrre avanzo di gestione sarà erosa nel prossimo futuro.

Priorità di investimento: gli investimenti recenti si sono concentrati su immobilizzazioni materiali (39,5%), marketing e comunicazione (36,3%) e formazione del personale (35,9%), restano minoritari gli investimenti in innovazione e sostenibilità.

La sfida più pressante resta la ricerca di nuovi volontari (63,7%) per ODV e APS, seguita dalla difficoltà nel far fronte alla normativa (35,7%) e alla relazione con la PA. Le imprese sociali, invece, temono in primis l’aumento dei costi di produzione e lavoro (48,5%).

In questo scenario, Banca Etica si distingue per il suo focus sul Terzo settore e sull’economia sociale. La quota di finanziamenti erogati alle istituzioni senza scopo di lucro nel suo portafoglio si attesta infatti al 18,1% degli impieghi complessivi a imprese e organizzazioni. Questa quota sale al 44,7% includendo le cooperative sociali.

E raggiunge il 60% se si comprendono tutte le cooperative. Questi numeri rappresentano una netta controtendenza rispetto al panorama bancario nazionale, dove, secondo i dati di Banca d’Italia, le non profit (escludendo le imprese sociali e le cooperative) ricevono solo l’1% dei prestiti totali erogati dal sistema bancario alle imprese (circa € 6.700.000.000 su un totale di € 667.000.000.000). L’analisi sui clienti persone giuridiche di Banca Etica evidenzia inoltre che, nonostante gli shock economici recenti, la qualità del credito nel portafoglio di Banca Etica si mantiene positiva, con bassi tassi di deterioramento, grazie alla diversificazione delle fonti e al forte legame con il territorio che caratterizza gli enti.

Prospettive e raccomandazioni In un contesto segnato dall’incertezza economica e dalle sfide socio-ambientali, gli enti del Terzo settore avranno sempre più esigenza di curare la dimensione finanziaria della propria attività. Questa ricerca conferma il grande valore della diversificazione delle fonti su cui il Terzo settore fa affidamento: autofinanziamenti (tesseramento, prestito sociale); contributi pubblici (bandi, incentivi, 5×1000), donazioni, crowdfunding, sponsorizzazioni. Questo mix è strategico e andrà  sviluppato, ma non potrà che rappresentare una parte di un set più ampio di soluzioni alle quali sarà importante accedere in modo più significativo, a cominciare da quelle di credito ordinario.

Lo studio sottolinea la necessità di far evolvere il rapporto tra Terzo settore e finanza attraverso una maggiore conoscenza reciproca, lo sviluppo di criteri di valutazione ad hoc e l’adozione di misure legislative, come il rafforzamento degli schemi di garanzia (es. Fondo Centrale di Garanzia) per gli enti del Terzo settore non commerciali e il superamento stabile dei tetti al 5×1000.

Fondamentale sarà poi l’adozione anche in Italia del Piano Nazionale dell’Economia Sociale, previsto dalla UE, che dovrà sviluppare e stabilizzare politiche, misure di sostegno finanziario e non solo, dal trattamento fiscale agli aiuti di stato dedicati, al potenziamento degli strumenti finanziari e di garanzia, alle risorse pubbliche ed europee a disposizione, fino all’implementazione di strumenti previsti dal Codice del Terzo settore non ancora operativi, come i Titoli di Solidarietà (art. 77 del dlgs 117 del 2017).

Si tratta di obbligazioni, altri titoli di debito o certificati di deposito che possono essere emessi da istituti di credito con l’obiettivo di raccogliere denaro da impiegare esclusivamente per finanziare le attività istituzionali degli Enti del Terzo settore (ETS), e sono in attesa del nulla osta dell’Unione europea.

“Questa ricerca conferma come la finanza etica sia non solo un partner, ma un vero e proprio motore di sviluppo per l’economia sociale. Oltre 25 anni fa Banca Etica è nata dal Terzo settore per il Terzo settore, e la nostra missione è da sempre quella di sintonizzarci con i bisogni reali di queste organizzazioni. Abbiamo sviluppato competenze specifiche e uniche nel panorama bancario su questi temi, accreditando il nostro modello di business quale riferimento strategico per istituzioni internazionali di primo piano (Banca Europea per gli Investimenti -BEI e Fondo Europeo per gli Investimenti – FEI), come pure in Italia, dove Banca Etica è stata ingaggiata dal Ministero dell’economia e delle finanze nella costruzione dell’Action Plan nazionale”, ha affermato Federica Ielasi, vicepresidente di Banca Etica.

“A fronte di un’importante capacità di produrre ricchezza economica, oltre che sociale, il Terzo settore fatica ad accedere a strumenti finanziari e assicurativi che gli consentirebbero di rafforzare il suo impatto sui territori. Questo studio lo dimostra chiaramente e ci dà un’ulteriore spinta sia a proseguire il lavoro che conduciamo da anni(( attraverso l’iniziativa Cantieri ViceVersa e la formazione dedicata, da un lato, agli ETS anche con il progetto FQTS e, dall’altro, agli operatori della finanza), sia a chiedere alle istituzioni di riconoscere appieno le peculiarità del comparto. Da questo punto di vista, il Piano Nazionale sull’Economia Sociale rappresenta un passo cruciale che, ci auguriamo, segni la rotta”, ha concluso Giancarlo Moretti, portavoce del Forum Terzo Settore.

OIKONOMIA: il festival di Economia e Spiritualità

Dal Festival di Economia e Spiritualità nasce una nuova gemma: Si chiama Oikonomia. E nasce da un’urgenza: trovare un linguaggio capace di unire spiritualità, economia e comunità. Si chiama Oikonomia: una parola antica, che parla di cura, ricchezze interiori, e scelte etiche e si svolge al 7 al 9 novembre a Prato e dal 14 al 16 novembre a Castelnuovo di Garfagnana, Eremo di Calomini, Capannori (LU) e Lucca.

Oikonomia è un progetto promosso da Ricostruire la Vita, su intuizione di Luigino Bruni e p. Guidalberto Bormolini, per rispondere a un’urgenza culturale e spirituale: ritrovare un modo di abitare il mondo in cui economia e interiorità non siano in conflitto, ma si sostengano reciprocamente. La direzione generale è affidata a Roberta Rocelli, già direttrice del Festival Biblico.

Il progetto nasce come naturale evoluzione del Festival di Economia e Spiritualità, ideato da p. Guidalberto Bormolini, monaco e antropologo e Francesco Poggi, economista, realtà nella Regione Toscana dal 2016. Il gruppo di lavoro, che si è rafforzato ed armonizzato in questi anni ha deciso, nel decennale del percorso, di rinnovarsi, e di aprirsi a uno spettro di possibilità e di proposte di creatività ancora più larghe di quanto realizzato fino ad ora. Ha deciso pertanto di abbandonare la denominazione unica di ‘festival’, per potersi espandere in tante altre direzioni sotto un’unica sigla, sempre legata al percorso di economia e spiritualità.

Francesco Poggi ha preferito mantenere la denominazione e la tipologia originaria, e l’intero gruppo di lavoro accoglie consensualmente la sua richiesta di utilizzare autonomamente la denominazione ‘Festival di Economia e Spiritualità’, come ha sottolineato p. Guidalberto Bormolini: “La storia costruita in questi dieci anni si espande nella direzione di Oikonomia, mantenendo rapporti fraterni. Il proliferare di creatività a partire da questo germe originale fa parte della nostra storia”.

Il nuovo progetto si fonda sul desiderio di ‘entrare in profondità nella realtà per togliere l’attrito’ tra economia e spiritualità. Nelle sue tre formule (festival, simposio e scuola) vuole sostare nei punti ciechi, nell’asprezza delle monoculture, per rivedere e comprendere meglio, schiarire. E’ un richiamo a scelte interiori e uno spazio che comprende ‘riserve, domande da porre’ a cui ciascuno è invitato in maniera estesa. Oikonomia è anche un richiamo a una diversa amministrazione delle risorse, secondo logiche interiori ed etiche, capace di rispondere al bisogno umano in tutta la sua complessità.

Il tema di questa edizione del festival verte su ‘i capitali spirituali’ e si articola in due fine settimana e in due territori, ciascuno con una sfumatura tematica specifica: A Prato (7-8–9 novembre) si parlerà di capitali spirituali come risorse da riconoscere, coltivare e misurare: beni invisibili ma fondamentali per la vita individuale e collettiva, oggi sempre più rari, perché logorati dall’iperproduttività, dall’analfabetismo spirituale e da metriche che escludono ciò che davvero conta.

A Castelnuovo di Garfagnana, Eremo di Calomini, Capannori e Lucca (14-15–16 novembre) l’attenzione si sposterà sulle capitali spirituali come luoghi: città, territori, comunità resilienti capaci di conservare e rigenerare capitale spirituale. Aree interne e interiorità si incontrano, dando forma a un’economia più umana, più sobria, più profonda.

‘Dilexi te’: papa Leone XIV chiede alla Chiesa di servire i poveri

“E’ con grande gioia che ti scrivo, seguendo una pratica iniziata da papa Francesco più di dieci anni fa, che coinvolge l’intero Collegio Episcopale nei momenti importanti del Magistero papale. Possa ‘Dilexi te’ aiutare la Chiesa a servire i poveri e ad avvicinare i poveri a Cristo”: con queste  parole papa Leone XIV ha accompagnato la sua prima esortazione apostolica  ‘Dilexi te’, presentata ieri.

Infatti il presidente della Cei, card. Matteo Zuppi, ha ringraziato il papa per questa esortazione apostolica, in cui si mette in evidenza l’amore verso i poveri, invitando la Chiesa ad una ‘scelta di campo’: “Papa Leone, che si pone in piena continuità con il magistero di Francesco, facendo proprio e proponendo il progetto del testo, ricorda che ‘la questione dei poveri riconduce all’essenziale della nostra fede’ (n. 110) e che, pertanto, non può essere ridotta solo a ‘problema sociale’ (n. 104). I poveri sono ‘dei nostri’ (n. 104) in cui riconoscere il volto di Cristo. Senza paura, senza paternalismi, senza distacco, ma con autenticità e verità”.

Per il presidente della Cei l’esortazione apostolica è uno sprone per l’azione: “E’ tempo di passare dalle analisi alle azioni, dall’indifferenza alla cura, dalla speculazione teorica alla concretezza dell’impegno: solo così potremo rimuovere le cause sociali e strutturali della povertà, diffondere attraverso i valori radicati nel Vangelo la custodia dell’umanità, ascoltare il grido di interi popoli, denunciare ciò che non va.

E’ tempo di esporsi: se il rischio è quello ‘di sembrare degli stupidi’ (n. 97) vogliamo correrlo; se il sogno è quello di ‘una Chiesa che non mette limiti all’amore, che non conosce nemici da combattere, ma solo uomini e donne da amare’ (n. 120) vogliamo realizzarlo”.

Infatti nella conferenza stampa di ieri il card. Michael Czerny., prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, ha sottolineato la valenza di quest’esortazione: “In ‘Dilexi te’, papa Leone si unisce a papa Francesco nel dichiarare: non ci sarà pace finché i poveri ed il pianeta saranno trascurati e maltrattati”.

L’esortazione è una richiesta di considerare la dignità del povero: “La pace cristiana è giustizia riconciliatrice e riconciliata. I poveri, diceva Madre Teresa, ‘non hanno bisogno della nostra pietà, ma del nostro amore rispettoso’. Trattarli con dignità è il primo atto di pace. Solo una società che pone al centro gli emarginati può essere veramente pacifica, e solo un mondo composto da società di questo tipo può essere in pace”.

Insomma quest’esortazione  è nel solco del magistero della Chiesa: “Il recente insegnamento della Chiesa comprende chela povertà deriva dalle strutture del peccato. L’egoismo e l’indifferenza si consolidano nei sistemi economici e culturali. L’ ‘economia che uccide’ misura il valore umano in termini di produttività, consumo e profitto. Questa ‘mentalità dominante’ rende accettabile lo scarto dei deboli e degli improduttivi, e merita quindi l’etichetta di ‘peccato sociale’.

Al di là delle donazioni e di altre forme di assistenza, la risposta della Chiesa denuncia la falsa imparzialità del mercato, propone modelli di sviluppo, promuove la giustizia, mira alla conversione delle strutture. Ciò favorisce una forma di pentimento sociale che restituisce dignità agli invisibili e li aiuta a svilupparsi più pienamente”.

Mentre il card. Konrad Krajewski, Prefetto del Dicastero per il Servizio della Carità, ha ricordato l’epoca della pandemia di Covid-19 che in alcuni quartieri di Roma ha portato la gente alla fame. Gente senza tessera sanitaria che non poteva accedere alla vaccinazione: “Ne abbiamo vaccinati 6.000 in Aula Paolo VI’, senza dimenticare le quasi mille persone al giorno tra migranti e rifugiati alla Stazione Tiburtina, provenienti da Lampedusa: ‘Non avevano bisogno di panini, ma di carte telefoniche per avvisare i parenti’.

Poi la guerra, che ha cambiato gli interventi sul campo, lodando la generosità degli italiani che hanno fatto partire circa 250 tir dalla Basilica di Santa Sofia per l’Ucraina con cibo, magliette termiche, generatori elettrici.

Ugualmente frére Frédéric-Marie Le Méhauté, provinciale dei Frati Minori di Francia/Belgio, ha evidenziato la centralità dell’amore di Dio per i poveri: “Il punto di partenza di ‘Dilexit te’ è l’amore di Dio per una comunità debole, ‘esposta alla violenza e al disprezzo’. Il Santo Padre ricorda che al di là delle definizioni di povertà, ‘i poveri non sono lì per caso né per un destino cieco e amaro’. Sono le ‘strutture di peccato che creano povertà e disuguaglianze estreme’.

La nostra attenzione deve andare a queste persone ‘più deboli, più miserabili e più sofferenti’ ed, in particolare, alle donne, che a volte sono ‘doppiamente povere’. Non si tratta solo di combattere le cause strutturali della povertà, ma anche di raggiungere concretamente coloro che sono spesso lontani dalla nostra attenzione, per vivere con loro e come loro”.

Quest’esortazione ricorda “la necessità di impegnarsi per i poveri, di donare ai poveri, soprattutto attraverso l’elemosina. Ma insiste affinché impariamo ad agire con loro. L’accelerazione dei problemi contemporanei ‘non è stata solo subita, ma anche affrontata e pensata dai poveri’. Dobbiamo insistere su questo termine: i poveri hanno un pensiero. Vale a dire, possono essere attori e non solo ‘oggetti della nostra compassione’ o delle nostre politiche, possono aiutarci ad analizzare i problemi e soprattutto sono portatori di soluzioni reali”.

Insomma in quest’esortazione papa Leone XIV presenta una teologia della misericordia: “In sintesi, ‘Dilexi te’ articola una teologia della rivelazione che scaturisce dalla misericordia verso i più poveri, da un’ecclesiologia della diaconia come criterio di verità e da un’etica sociale che si unisce, con la mano tesa, alla lotta per la giustizia”.

Inoltre la Piccola Sorella di Gesù della Fraternità delle Tre Fontane, Clemence, ha raccontato la vita dei poveri: “Vorrei tanto che in questa occasione al mio posto sedessero Lacri, Pana o un’altra delle donne rom giunte dalla Romania, con le quali abbiamo condiviso la vita per diversi anni in un terreno abbandonato nel sud Italia. Si tratta di donne che, come ci ricorda l’Esortazione, sono ‘doppiamente povere’ a causa della loro situazione di esclusione, ma nelle quali ‘troviamo… i gesti più ammirevoli di eroismo quotidiano nella protezione e nella cura della fragilità delle loro famiglie’…

Assistendo con stupore alla loro offerta, ci siamo commossi per l’attenzione che ci hanno dimostrato, ben conoscendo le difficoltà che incontravano nel guadagnarsi da vivere. Pur essendo poveri materialmente, essi sono ricchi di umanità! Molti di loro non hanno studiato, ma possiedono quella saggezza che si forma dall’esperienza della precarietà, che incoraggia alla condivisione e alla solidarietà. Il Santo Padre ci invita a riconoscere la ‘misteriosa saggezza che Dio vuole comunicarci attraverso di loro’. Seguendo il loro esempio, noi riscopriamo la solidarietà dato che, nell’ansia di preservare le nostre ricchezze, spesso ce ne dimentichiamo in fretta”.

(Foto: Vatican Media)

A Barbara Burioli il premio ‘Madre Maria Teresa Fasce’ per l’imprenditoria sostenibile

Il Premio ‘Madre Maria Teresa Fasce’ è stato ideato nel 2023 dalle monache del Monastero Santa Rita da Cascia per promuovere l’idea di imprenditorialità, ispirata al Vangelo ed a un’economia solidale, sull’esempio concreto di Maria Teresa Fasce, storica Badessa del monastero ritiano oggi beata, che nel 1900 ha permesso la diffusione mondiale del culto e dei valori ritiani, cambiando anche il corso della storia di Cascia, grazie al suo essere ‘Imprenditrice di Dio’.

Racchiuso nella festa liturgica della Beata Madre Maria Teresa Fasce, che ricorre il 12 ottobre data della sua beatificazione, il Premio è dedicato alle imprenditrici donne che scelgono di essere protagoniste della rivoluzione solidale dell’economia facendo impresa non solo per il profitto, ma per generare impatto e valore sociale e umano. In società segnate da crisi, conflitti e disuguaglianze, il modello di imprenditoria ispirato al Vangelo che la Fasce insegna è più attuale che mai e richiama all’etica e alla sostenibilità. Lei è stata una vera ‘imprenditrice di Dio’, che nel 1900 ha costruito a Cascia, e da qui diffuso, un’impresa del bene, fondata sulla carità e sui valori cristiani incarnati da Santa Rita.

Attraverso il Premio, le monache desiderano comunicare anche l’importanza in questo tempo sempre più lacerato dalle guerre, di aprire il cuore agli altri in ogni ambito, sociale, economico e politico, mettendo le persone prima di ogni interesse personale e al centro di ogni azione, perché vuol dire promuovere anche la pace: 2023 – Luciana Delle Donne, imprenditrice sociale di Made in Carcere, al servizio delle donne detenute (Lecce): già Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, ha rinunciato a una carriera manageriale di successo, mettendo i suoi talenti al servizio del prossimo in un progetto imprenditoriale sociale, Made in Carcere, che offre una concreta seconda possibilità alle donne detenute, nel segno di un’economia civile rigenerativa. Portando così avanti una scelta illogica per il mondo, ma logica per il Vangelo.

2024 – Paola Veglio, amministratore delegato della Brovind di Cortemilia (Cuneo): Donna, ingegnere e imprenditrice, ha saputo far crescere la sua azienda, che opera nel settore metalmeccanico, mantenendo l’attenzione verso le persone ed ha saputo guardare anche al territorio con progetti ed azioni capaci di migliorare la qualità della vita della comunità.

2025 – Barbara Burioli, fondatrice con il marito Rocco De Lucia della Siropack di Cesenatico (Forlì-Cesena), ha saputo unire innovazione e responsabilità sociale, mettendo sempre la persona al centro. Il suo gesto di solidarietà verso un giovane dipendente malato ha ispirato la Legge n. 106 del 2025, a tutela dei lavoratori oncologici, facendo della sua impresa un modello di etica e umanità.

Il Premio, realizzato da suor Elena Manganelli, artista e monaca agostiniana, è un’opera d’arte unica che rappresenta la concretezza della carità. Fisicamente ha una piramide dalla base esagonale che richiama l’Alveare di Santa Rita, progetto di accoglienza per minori del Monastero ritiano, fondato da Madre Maria Teresa Fasce nel 1938, che oggi continua la sua preziosa opera sociale e umana. La parte superiore è costituita da un fiore i cui petali diventano fiamme e al cui interno è custodito il cuore della Beata. Sulla parte frontale sono visibili delle piccole api che richiamano l’operosità, ma anche le ‘Apette’ dell’Alveare di Santa Rita, così come la stessa Madre Fasce chiamò le prime bambine accolte nella struttura.

Il premio rappresenta tutta la concretezza e la tangibilità della carità, perché la parte inferiore è solida, definita: è la costruzione ‘imprenditoriale’ che nasce dalla carità. E’ quel modello di sviluppo che non si limita a produrre, ma che genera valore e impatto sociale e umano. Il centro, culmine dell’opera, è il cuore infiammato agostiniano, che rappresenta il cuore di Madre Maria Teresa Fasce, custodito all’interno del fiore. Tutta la tensione dell’opera sta lì, nella parte superiore, che unisce evanescenza e forza, dolcezza e determinazione, volontà e Provvidenza.

La cerimonia si terrà sabato 11 ottobre alle ore 16.15 nella Basilica Inferiore di Cascia, nell’ambito delle celebrazioni dedicate alla Beata. Il Premio sarà consegnato dalla Madre Badessa Maria Grazia Cossu, mentre il rettore p. Giustino Casciano offrirà la pergamena commemorativa.

Barbara Burioli rappresenta un esempio di imprenditoria etica e generativa, capace di coniugare la produttività con l’attenzione profonda ai lavoratori e alle loro fragilità. La sua storia si lega a quella di Steven Babbi, giovane dipendente affetto da sarcoma di Ewing. Quando la malattia lo costrinse ad assentarsi per lunghi mesi, Barbara e suo marito decisero di continuare a pagargli lo stipendio di tasca propria, un gesto di solidarietà che ha segnato profondamente la vita dell’azienda e di tutta la comunità. Nel 2017 i coniugi hanno ricevuto l’onorificenza di Cavalieri dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana ‘per la straordinaria prova di umana generosità e sensibilità a sostegno di un loro dipendente gravemente malato’.

Da quella vicenda è nata la Legge n. 106 del 18 luglio 2025, che tutela i lavoratori affetti da malattie oncologiche, croniche e invalidanti, garantendo la conservazione del posto di lavoro e i permessi retribuiti per cure e controlli, come ha sottolineato Barbara Burioli: “Il bene porta bene e il vero utile per un’impresa non è economico, ma culturale, sociale e umano. Il bene più importante non è l’azienda in sé, ma ciò che grazie all’azienda possiamo restituire agli altri”.

Mentre Madre Badessa Maria Grazia ha evidenziato che un’impresa può diventare un atto di amore: “Barbara Burioli ha saputo trasformare l’impresa in un atto di amore e di servizio verso gli altri. La sua storia con il giovane Steven è segno concreto di quella carità operosa che non si ferma davanti alle regole ma si muove per giustizia e per amore. Dal loro gesto è nata una legge che oggi tutela tanti lavoratori fragili: un frutto di bene che supera i confini dell’azienda e diventa dono per la società intera”.

Infatti in un’Italia che nei primi 8 mesi del 2025 ha contato oltre 600 infortuni mortali sul lavoro, con un aumento preoccupante dei casi in itinere, l’esperienza di Siropack si distingue come un esempio concreto di responsabilità, sicurezza e cura delle persone. Nel 2024 l’azienda ha superato 1.000.000 di ore lavorative senza infortuni, un primato che testimonia l’impegno costante nella prevenzione, nella formazione e nella tutela della salute, introducendo un bonus sicurezza individuale per ogni dipendente, programmi di welfare aziendale, corsi di aggiornamento e persino sedute di fisioterapia in sede: “Non possiamo essere all’avanguardia nella tecnologia e in ritardo nella sicurezza perché se i nostri ragazzi stanno bene, lavorano con più passione e creatività”.

Il Premio Beata Madre Maria Teresa Fascenasce dal desiderio del Monastero Santa Rita da Cascia dipremiare donne che vivono la propria vocazione professionale come missione di bene, in continuità con l’eredità spirituale della beata Madre Maria Teresa Fasce (1881–1947), monaca agostiniana e badessa del monastero, che fu una figura di straordinaria intelligenza e lungimiranza: a lei si devono la costruzione della Basilica di Santa Rita, la creazione dell’Alveare per l’accoglienza delle bambine, la rivista ‘Dalle Api alle Rose’ e la diffusione del culto della ‘Santa degli Impossibili’.

Nel 2012, per rendere più strutturata e sostenibile la loro carità, le monache hanno creato la Fondazione Santa Rita da Cascia ETS, da poco diventata Ente Filantropico, che oggi opera per sostenere i più fragili non solo in Italia ma in tutto il mondo, tra Filippine, Africa, Perù e Libano.

Per maggiori informazioni santaritadacascia.org

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(Foto: Cesenatico Day)

Papa Leone XIV: cura e dono sono basi di un’economia di fraternità

“Il pianeta è segnato da conflitti e divisioni, e a maggior ragione siete uniti da un forte e coraggioso ‘no’ alla guerra e dal ‘sì’ alla pace e alla fraternità. Come papa Francesco ci ha insegnato, infatti, la guerra non è la via giusta per uscire dai conflitti. ‘Sopportare il conflitto, risolverlo e trasformarlo in un anello di collegamento di un nuovo processo’ è il cammino più sapiente, il cammino dei forti.

La vostra presenza testimonia tale sapienza, che unisce le culture e le religioni, quella forza silenziosa che ci fa riconoscere fratelli e sorelle, nonostante tutte le nostre differenze”: citando l’esortazione apostolica ‘Evangelii Gaudium’ papa Leone XIV ha accolto in udienza i partecipanti al ‘World Meeting on Human Fraternity’, in programma a Roma fino a domani con 15 tavoli tematici su argomenti come agricoltura, ambiente, sostenibilità, lavoro, intelligenza artificiale, arte, sport, politica.

Nel dare il benvenuto papa Leone XIV ha proposto il racconto biblico della Genesi: “Secondo il racconto biblico, il primo rapporto fraterno, quella tra Caino e Abele, fu subito drammaticamente conflittuale. Tuttavia, quel primo omicidio non deve indurre a concludere: ‘è sempre andata così’. Per quanto antica, per quanto diffusa, la violenza di Caino non si può tollerare come ‘normale’. Al contrario, la norma risuona nella domanda divina rivolta al colpevole: ‘Dov’è tuo fratello?’ E’ in questa domanda la nostra vocazione, la regola, il canone della giustizia. Dio non si vendica di Abele con Caino, ma gli pone una domanda che accompagna tutto il cammino della storia”.

Quindi tale domanda di Dio è importante rivolgerla oggi all’umanità: “Questa stessa domanda, oggi più che mai, va fatta nostra, come principio di riconciliazione. Interiorizzata, risuonerà così: ‘Fratello, sorella, dove sei?’ Dove sei nel business delle guerre che spezzano le vite dei giovani costretti alle armi, colpiscono i civili, bambini, donne e anziani indifesi, devastano città, campagne e interi ecosistemi, lasciando dietro di sé solo macerie e dolore?

Fratello, sorella, dove sei tra i migranti disprezzati, imprigionati e respinti, tra quelli che cercano salvezza e speranza e trovano muri e indifferenza? Dove sei, fratello, quando i poveri vengono incolpati della loro povertà, dimenticati e scartati, in un mondo che stima più il profitto delle persone? Fratello, sorella, dove sei in una vita iperconnessa ma in cui la solitudine corrode i legami sociali e ci rende estranei anche a noi stessi?”

Di fronte a tali domande non resta che il silenzio: “La risposta non può essere il silenzio. E una risposta siete voi, con la vostra presenza, il vostro impegno e il vostro coraggio. La risposta è la scelta di un’altra direzione di vita, di crescita, di sviluppo”.

La domanda biblica è interessante perché non isola dal mondo: “Riconoscere che l’altro è un fratello, una sorella, significa liberarci dalla finzione di crederci figli unici e anche dalla logica dei soci, che stanno insieme solo per interesse. Non è soltanto l’interesse a farci vivere insieme. Le grandi tradizioni spirituali e anche la maturazione del pensiero critico ci fanno andare oltre i legami di sangue o etnici, oltre quelle fratellanze che riconoscono solo chi è simile e negano chi è diverso”.

Ed ha ripreso il concetto espresso da papa Francesco di ‘amicizia sociale’, che sfocia nella fraternità: “E’ interessante che nella Bibbia, come ci ha fatto scoprire l’esegesi scientifica, sono i testi più recenti e più maturi a narrare una fraternità che supera i confini etnici del popolo di Dio e che si fonda nella comune umanità.

Lo testimoniano i racconti di creazione e le genealogie: una sola è l’origine dei diversi popoli (anche dei nemici) e la Terra, coi suoi beni, è per tutti, non per alcuni… La fraternità è il nome più vero della prossimità. Essa significa ritrovare il volto dell’altro. E nel volto del povero, del rifugiato, anche dell’avversario, riconoscere il Mistero: per chi crede, l’immagine stessa di Dio”.

E’ un’esortazione a trovare nuove modalità di ‘carità sociale’: “Cari amici, vi esorto a individuare percorsi, locali e internazionali, che sviluppino nuove forme di carità sociale, di alleanze tra saperi e di solidarietà tra le generazioni. Siano percorsi popolari, che includano anche i poveri, non come destinatari di aiuto, ma come soggetti di discernimento e di parola. Vi incoraggio a proseguire in questo lavoro di semina silenziosa”.

E da questa ‘semina’ può nascere una nuova vita economica e sociale partecipativa: “Da essa può nascere un processo partecipativo sull’umano e sulla fraternità, che non si limiti a elencare i diritti, ma includa anche azioni e motivazioni concrete che ci rendono diversi nella vita di tutti i giorni. Abbiamo bisogno di una estesa ‘alleanza dell’umano’, fondata non sul potere, ma sulla cura; non sul profitto, ma sul dono; non sul sospetto, ma sulla fiducia. La cura, il dono, la fiducia non sono virtù per il tempo libero: sono pilastri di un’economia che non uccide, ma intensifica e allarga la partecipazione alla vita”.

Inoltre ha ringraziato i partecipanti per la creatività dei messaggi: “Desidero ringraziare gli artisti che, con la loro creatività, lanceranno questo messaggio al mondo, dal magnifico abbraccio del colonnato del Bernini. Un ringraziamento speciale va agli illustri Premi Nobel presenti, sia per aver redatto la Dichiarazione sulla fraternità umana del 10 giugno 2023, sia per la testimonianza che danno nei consessi internazionali”.

Infine ha concluso l’incontro con l’invito del vangelo di san Giovanni: “Continuate a far crescere la spiritualità della fraternità attraverso la cultura, i rapporti di lavoro, l’azione diplomatica. Portate sempre nel cuore le parole di Gesù nel Vangelo di Giovanni: ‘Vi do un comandamento nuovo: amatevi gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri’. Vi accompagni e vi sostenga la mia benedizione”.

E domani alle ore 21.00 in piazza san Pietro ci sarà il concerto gratuito ‘Grace for the World’ con artisti di fama internazionale, tra cui Andrea Bocelli, Pharrell Williams, John Legend, Karol G. La serata sarà resa unica da uno spettacolo di 3500 droni che illumineranno il cielo sopra la cupola di san Pietro.

(Foto: Santa Sede)

Da Macerata mons. Marconi lancia un grido d’allarme per sostenere la famiglia

“Carissimi, ogni anno l’omelia per San Giuliano è occasione di un discorso del Vescovo alla città ed ai cittadini, non fatta dall’alto di un pulpito, non è più il tempo per fortuna, ma da maceratese ai maceratesi. Mi sono chiesto quale fosse il tema più importante da affrontare insieme, in questo tempo di guerre, di un cambiamento di epoca che si realizza in tanti piccoli cambiamenti, con incertezze e necessità di decidere, ma su problematiche sempre più complesse… Ma accettando questo rischio, vorrei riflettere su un tema che ritengo importante per la nostra vita sia civile che di fede: stanno sparendo le famiglie!”

Così mons. Nazzareno Marconi, vescovo di Macerata, ha iniziato l’omelia per la festa del patrono san Giuliano l’ospitaliere, incentrata sul calo dei matrimoni nelle Marche, che in 20 anni sono scesi al 62%: “Non è una frase ad effetto, ma una triste realtà. Ogni famiglia nasce da un matrimonio, religioso o civile che sia, e i dati ci dicono che nelle Marche dal 2000 a oggi i matrimoni celebrati ogni anno sono calati di circa il 38%. E’ un fatto così visibile a tutti che non può essere negato”.

Tale dato è molto importante anche per l’economia: “E’ un fatto importante per la nostra vita civile, il nostro stile di vita, per ambiti vitali come l’economia, l’educazione, la cura dei malati e dei fragili. Nel rito del matrimonio cristiano si ricorda che la famiglia è: ‘La prima e basilare cellula della società e della Chiesa’. Non serve una grande conoscenza medica per capire che un corpo sociale, se comincia a perdere le sue cellule vitali, si ammala e muore”.

E per confermare tali tesi ha interrogato l’Intelligenza Artificiale: “In questi ultimi tempi si fa un gran parlare di intelligenza artificiale. Io ho più di un dubbio su quanto sia affidabile ciò che dice l’intelligenza artificiale, ma ho voluto provare a fare tre semplici domande. L’intelligenza artificiale non dovrebbe essere iscritta a nessun partito, perciò le sue risposte non dovrebbero essere troppo di parte”.

Ecco le risposte dell’Intelligenza Artificiale alle domande del vescovo: “Prima domanda: Perché la famiglia è importante per la vita e la cultura degli italiani?” A tale domanda ecco la risposta dell’Intelligenza Artificiale: “L’Italia è conosciuta in tutto il mondo come una Nazione familiare, dove la famiglia è il punto di riferimento principale per ogni individuo e la base della vita sociale. La famiglia italiana è generalmente numerosa e composta da molte generazioni. I genitori vivono vicino ai figli ed ai nipoti e c’è un forte legame tra i membri della famiglia.

Questo dona solidità e coesione alla famiglia, che è spesso in grado di affrontare le difficoltà e le sfide della vita insieme, anche perché uno dei valori più importanti nella famiglia italiana è l’affetto, che lega i suoi componenti e li sostiene. La famiglia aiuta i suoi membri più deboli o in difficoltà, come i disoccupati o i malati, con un sostegno umano, economico e materiale”.

Mentre alla domanda ‘perché la famiglia è importante per l’economia italiana?’ l’Intelligenza Artificiale risponde: “La famiglia italiana ha un ruolo importante nella società e nell’economia del paese. Molte aziende italiane sono a conduzione familiare, con un forte senso di continuità e di passione per il lavoro. La famiglia è infatti vista come un elemento di stabilità e di continuità nel mondo degli affari, dove la passione e il senso di appartenenza sono elementi importanti per il successo”.

Ed infine su come è cambiata nel tempo la famiglia italiana: “La famiglia italiana si è evoluta nel corso del tempo, adattandosi alle sfide della modernità. Negli ultimi decenni, la struttura della famiglia italiana è cambiata, diventando sempre più piccola e meno numerosa. Oggi, molte famiglie italiane sono composte da genitori e figli, senza la presenza di nonni o di altri parenti stretti. Tuttavia, nonostante queste trasformazioni, la famiglia italiana mantiene ancora oggi un forte legame con i suoi valori fondamentali, come la solidarietà, la responsabilità reciproca, l’affetto e la condivisione”.

Tali risposte dell’Intelligenza Artificiale confermano che la scomparsa delle famiglie rappresentano un’emergenza sia per la società civile che per la Chiesa: “Vorrei aggiungere solo una notazione: nel Dopoguerra italiano, lo scontro politico tra destra e sinistra era forse ancora più forte che oggi. Ci si attaccava su tutti gli aspetti della vita, dell’economia, dell’assistenza sociale e sanitaria, della cultura e della fede. Eppure, c’era una serena alleanza tra destra e sinistra sul riconoscere il valore della famiglia e nell’incoraggiare e dare sostegno alle nuove famiglie. Lo sviluppo sociale, economico e culturale di quello che fu chiamato allora ‘il miracolo italiano’ venne riconosciuto da tutto il mondo”.

Insomma, quello del vescovo è stato un invito alla collaborazione per una politica a favore delle famiglie: “Io credo che quella convinzione diffusa del valore della famiglia e quell’aria di speranza con cui tutti guardavano alla nascita di nuove famiglie, fosse uno dei motori basilari di quel miracolo. Lavorare insieme, oltre le divisioni e le visioni diverse, per recuperare un’alleanza in favore delle famiglie mi sembra urgente per il bene della vita civile e religiosa”.

(Foto: Diocesi di Macerata)

Banca Etica: forte crescita dei crediti erogati nel primo semestre e via al collocamento di nuove azioni

Il primo semestre del 2025 si è concluso con dati molto positivi per Banca Etica. I crediti a favore di persone, famiglie, imprese e organizzazioni dell’economia sociale sono aumentati del +5,3%, a fronte dello 0,3% registrato dal sistema bancario italiano. Crescita sostenuta anche per la raccolta diretta di risparmio che raggiunge i 2 miliardi e 699 milioni di euro, registrando un tasso percentuale di crescita del +3,5% dall’inizio dell’anno, mentre il sistema bancario italiano nello stesso periodo si è fermato a un +0,2%.

Bene anche il collocamento dei fondi comuni di investimento etici della società di gestione del risparmio del Gruppo, Etica sgr, che da inizio anno hanno raccolto ulteriori € 39.000.000 (+1,6%) a dimostrazione del fatto che cresce il numero di persone e organizzazioni che vogliono investire in finanza etica, escludendo settori quali le armi e le fonti fossili dai propri portafogli.

“Risultati incoraggianti – commenta il presidente di Banca Etica, Aldo Soldi – che confermano la forte richiesta di servizi di finanza etica in Italia e in Spagna in questa fase geopolitica così complessa. Conflitti armati che non si placano, corsa al riarmo, crisi climatica, dazi e minacce di guerre commerciali spingono un numero crescente di persone ad avvicinarsi alla finanza etica per soddisfare i propri bisogni finanziari compiendo allo stesso tempo una scelta di campo a favore di un’economia disarmata e attenta alle persone e all’ambiente. Sono risultati che ci spingono a proseguire con sempre maggior impegno nel sostegno dell’economia sociale italiana, composta da decine di migliaia di imprese che uniscono obiettivi sociali e ambientali all’efficienza economica”.

Banca Etica comunica inoltre che il  31 luglio 2025,CONSOB ha approvato il Prospetto Informativo funzionale all’avvio della nuova Offerta pubblica di azioni Banca Etica. “La crescita del capitale sociale è la linfa che permette a Banca Etica di aumentare il credito erogato. Un numero sempre crescente di persone e organizzazioni si avvicinano alla finanza etica con il desiderio di investire in questo progetto di profonda trasformazione economica. Da inizio anno il capitale sociale di Banca Etica è cresciuto del 4,2% e abbiamo accolto più di 1.000 nuovi soci”, conclude il presidente Soldi.

L’offerta al pubblico di azioni di Banca Etica così aperta ha decorrenza dal 1 agosto in Italia e dal 10 agosto in Spagna e si concluderà il 24 marzo 2026 in entrambi i Paesi. La nuova offerta, come ogni anno, realizza un piano di ampliamento della base sociale e di aumento della dotazione patrimoniale, messo a punto da Banca Etica con l’assistenza dello Studio Legale Associato Maviglia & Partners.

Le azioni di Banca Etica sono offerte al pubblico al prezzo unitario di 63 euro ciascuna (52,50 di valore nominale + 10,50 di sovrapprezzo di emissione). L’offerta è scadenzata in Periodi di Offerta Mensili, durante ciascuno dei quali la Banca procederà alla raccolta delle richieste di adesione all’offerta che saranno oggetto di deliberazione da parte del Consiglio di Amministrazione entro il mese successivo.

Il Prospetto Informativo relativo all’Offerta pubblica di Azioni di Banca Popolare Etica S.c.p.a. è stato depositato presso la Consob in data 31 luglio 2025  a seguito di comunicazione dell’autorizzazione alla pubblicazione con nota del 30 luglio 2025, protocollo 0075600/25.  L’approvazione del Prospetto da parte di Consob non deve essere intesa come approvazione dei titoli offerti.

Il Prospetto Informativo è disponibile presso il sito internet https://www.bancaetica.it/offerta-pubblica-azioni-banca-etica nonché presso la sede dell’Emittente in Padova, via Tommaseo 7, presso le Filiali dell’Emittente e presso i suoi consulenti finanziari abilitati all’offerta fuori sede. La traduzione in spagnolo del Prospetto Informativo è altresì disponibile presso la Succursale spagnola dell’Emittente con sede in Bilbao, nonché sul sito internet in lingua spagnola dell’Emittente www.fiarebancaetica.coop.

Accendiamo la solidarietà: donati € 18.750 alla San Vincenzo De Paoli per sostenere famiglie in difficoltà

Si è svolto presso lo Sporting Club di Monza l’evento “Accendiamo la solidarietà”, nato dalla collaborazione tra il Lions Club Monza Parco e Neoen Philanthropy, azienda francese leader mondiale nella produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili. L’iniziativa ha permesso di raccogliere e donare18.750 euro alla Società di San Vincenzo De Paoli che individuerà e destinerà l’intera somma ai nuclei familiari di Monza e Brianza impossibilitate a pagare le bollette elettriche a causa delle difficoltà economiche.

In un momento storico in cui le famiglie hanno difficoltà ad affrontare le spese domestiche, e in particolare quelle legate alle utenze, questa donazione assume un valore simbolico e concreto di vicinanza e speranza, come evidenziato dalla Società di San Vincenzo De Paoli da sempre impegnata sul territorio e vicina ai bisogni della comunità.

“Al Nord le famiglie indigenti si sono raddoppiate e solo nel 2024 –  spiega il Presidente della Società di San Vincenzo De Paoli di Monza, Stefano Bellini – il nostro impegno unito al sostegno di tanti benefattori ha permesso a 194 famiglie di uscire dalla condizione di povertà in cui erano sprofondate”. Una sinergia di intenti volta al bene comune ha consentito di avviare un’azione che contribuirà a sconfiggere la povertà e il disagio.

Il presidente del Lions Club Monza Parco, Pasquale Cammino, ha evidenziato il ruolo centrale dei Lions nelle opere umanitarie e di servizio alla comunità. I Lions Club operano da 107 anni e sono un esempio di perseveranza e impegno nella società con 1,4 milioni di soci e quasi 50.000 club presenti in 200 paesi al servizio dei bisognosi.

Nel segno della solidarietà, del servizio e della speranza la Società di San Vincenzo De Paoli e i Lions Club operano rispettivamente da 191 e 107 anni per il bene comune. Le realtà coinvolte hanno potuto unire le forze per realizzare progetti concreti a favore delle persone più fragili e propagare il bene senza spegnere la vocazione che da sempre accompagna la Società di San Vincenzo De Paoli e i Lions Club e i suoi membri: il contrasto alla povertà e all’emarginazione.

Carlo Vergani e Andrea Bartolini, promotori dell’iniziativa, hanno sottolineato come la collaborazione tra Lions e Neoen rappresenti un esempio virtuoso di impegno sociale: da una parte l’azione filantropica dei Lions, sempre attenti a servire la comunità attraverso progetti solidali, dall’altra la responsabilità sociale di Neoen, che unisce competenze tecnologiche avanzate a un impegno concreto nel sostegno delle comunità locali.

La serata ha visto la partecipazione di numerose autorità lionistiche, civili e religiose, tra cui il sindaco Paolo Pilotto, il cerimoniere del club Filippo Lavaggi. L’arciprete di Monza, monsignor Marino Mosconi, ha espresso pieno apprezzamento per l’iniziativa sottolineando quanto sia importante porre lo sguardo sulle persone bisognose. Richiamando l’impegno sociale del nuovo Pontefice Leone XIV, in continuità con gli insegnamenti della “Rerum Novarum”, il presule ha poi concluso il suo discorso con le parole di Madre Teresa di Calcutta: “Tante gocce formano il mare”.

Un momento particolarmente significativo è stato il conferimento della ‘Melvin Jones Fellows Progressiva’ a Carlo Vergani, massima onorificenza lionistica che riconosce l’impegno umanitario e la dedizione nel servizio per l’organizzazione dell’evento.

L’evento si è concluso con un momento musicale di alto livello, con l’esibizione dell’ensemble ‘Wind Rose Quartet’, specializzato in repertori per quartetti di flauti, e del giovane talento Mattia Augeri, undicenne allievo della scuola musicale dello Sporting Club, che ha eseguito con maestria brani di Beethoven e Debussy.

A Tricase ‘Aree interne e creazione di impresa per il contrasto allo spopolamento’

La Diocesi di Ugento – Santa Maria di Leuca, la Fondazione Mons. Vito De Grisantis e la Rete Italiana di Microfinanza RITMI comunicano che lunedì 28 luglio, dalle ore 16.00 alle ore 22.00 a Tricase presso la Sala del Trono di Palazzo Gallone in Piazza Pisanelli, si svolgerà un incontro pubblico dedicato alle strategie di sviluppo locale e all’imprenditorialità come strumenti per favorire la ‘restanza’ dei giovani nelle aree interne del Sud Italia.

Il workshop prevede interventi di studiosi, rappresentanti delle istituzioni, imprenditori e attori del terzo settore, con un focus sul microcredito come leva per l’innovazione sociale ed economica e la restanza dei giovani. Un’occasione di confronto tra politiche pubbliche e iniziative dal basso, per costruire insieme nuovi modelli di sviluppo nelle aree interne del paese.

L’evento, con partecipazione gratuita previa iscrizione su  Eventbrite, L’evento, promosso dal Microfinance Centre e sostenuto dal programma SIFTA | Social Inclusive Finance Technical Assistance. e sarà trasmesso in diretta streaming su www.radiodelcapo.it .

Il programma dell’incontro, suddiviso in momenti distinti, prevede alle ore 16.00 un Tavolo di Lavoro, moderato dalla Prof.ssa Ada Manfreda, Direttrice Lab. Ricerca PLACE per Innovazione Sociale e sviluppo di comunità Unipegaso-EspérO, dove studiosi, imprese, terzo settore e Istituzioni Pubbliche si confronteranno sul tema: “Lavoro e imprese nelle aree interne per la restanza dei giovani” e al quale interverranno: il Dott. Giacomo CAZZATO, Presidente dell’Area Interna Sud-Salento, l’Avv. Loredana CAPONE, Presidente del Consiglio Regionale Puglia, il Dott. Vito GENCO, Pres. Mestieri Puglia, il Dott. Gianluca BUDANO, Direttore Arpal Puglia, Don Lucio CIARDO, Segretario Fondazione Mons. de Grisantis, il Dott. Antonio CIRIOLO, Presidente GAL Capo di Leuca, il Dott. Pantaleo GRECO, Consigliere Ordine dei Dottori Commercialisti della Provincia di Lecce, la Dott.ssa Ada CHIRIZZI, Segretaria Generale Provinciale CISL – Lecce e Presidente Fondazione di Comunità del Salento e il Dott. Raffaele SANTORO, Presidente ACLI Provinciali Lecce.

Alle ore 18.00 dopo i saluti istituzionali del Dott. Antonio DE DONNO, Sindaco di Tricase e di Mons. Vito ANGIULI, Vescovo di Ugento – S. Maria di Leuca, prenderà avvio il convegno dal tema: “Microcredito e sviluppo locale: nuove opportunità per l’imprenditoria nelle Aree Interne del Sud”, moderato da Don Lucio CIARDO, Segretario Fondazione de Grisantis con i seguenti relatori e argomenti: il Prof. Leonardo BECCHETTI, Università Tor Vergata Roma, Co-fondatore di Next, Eye on Buy che interverrà su: “La funzione dell’Economia civile in un’area marginale”, il Dott. Sebastiano Leo, Assessore Formazione e Lavoro Regione Puglia che relazionerà su: “Gli interventi regionali a servizio della restanza dei giovani”, a seguire interverrà il Dott. Mario VADRUCCI, Presidente CCIAA di Lecce che illustrerà l’argomento: “La realtà imprenditoriale del Sud-Salento”. 

Verrà, inoltre,  presentato la sintesi dello studio “L’impatto socio-economico del microcredito della Fondazione De Grisantis” realizzato, attraverso l’intervista di 20 su 90 piccole attività imprenditoriali, nate- dal 2012 al 2024- , in un’area marginale come il Sud Salento, dall’Associazione Studentesca – Scuola di Economia dell’Università di Lione, Noise Lyon, a seguire interverrà il Dott. Mauro BUSCICCHIO, Direttore Generale BPP, sul tema: “Il ruolo dell’Istituto Bancario a servizio dell’impresa-giovane su territori marginali” e il Dott. Andrea GAETANI, Area Manager Sud – PerMicro sull’argomento: “Microcredito e impatto sul territorio”.

Alle ore 19.30 la seconda parte del convegno “Microfinanza e impresa”, moderato dalla giornalista, Dott.ssa Luana PRONTERA, sarà introdotta dal del Dott. Giampietro PIZZO, Presidente RITMI, successivamente l’Avv. Michele SPERTI, Presidente Vicario ANCI Puglia e Componente Conferenza Stato-Città relazionerà su “L’azione dei Comuni a rischio di spopolamento a favore delle generazioni future”, a seguire interverrà il Don Antonio MORCIANO, Presidente Fondazione De Grisantis, sul tema: “L’impegno della Fondazione De Grisantis sul territorio salentino”, seguirà  il Dott. Luciano DE FRANCESCO, Amministratore Delegato della DFV che interverrà su: “Testimonianza di un ritorno nel proprio territorio”, al termine il Prof. Salvatore COLAZZO, Universitas Mercatorum Roma, “Il valore socio-educativo delle azioni di microfinanza”.

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