Tag Archives: Battesimo
Papa Leone XIV invita i monegaschi a tenere lo sguardo fisso su Gesù
Nella tarda mattinata papa Leone XIV aveva incontrato i giovani ed i catecumeni nella chiesa di santa Devota, patrona del Principato di Monaco, e dopo aver ascoltato le testimonianze di alcuni giovani ha parlato di lei, come “giovane coraggiosa, che ha saputo testimoniare la sua fede di fronte alla violenza dei persecutori, fino al martirio. Il suo corpo, dalla Corsica, è provvidenzialmente arrivato fin qui, su quella che oggi è la costa monegasca”.
La sua vita è testimonianza capace di produrre ‘frutti’: “Volevano annientarla, cancellare ogni suo ricordo, e invece il suo sacrificio ha portato il messaggio di pace e d’amore del Vangelo ancora più lontano. Questo ci aiuta a riflettere sul fatto che il bene è più forte del male, anche quando, a volte, sembra nell’immediato avere la peggio. Non solo, ma ci ricorda anche che la testimonianza della fede è un seme che può raggiungere e fecondare cuori e luoghi lontani, ben oltre le nostre stesse aspettative e possibilità”.
Ed accanto a santa Devota ha proposto san Carlo Acutis: “In questa chiesa, recentemente, alla memoria della santa Martire Devota si è unita quella di san Carlo Acutis, altro giovane innamorato di Gesù, fedele all’amicizia con Cristo fino alla fine, pur in tempi e con modalità completamente diversi: nella carità, nell’apostolato sul web, di cui lo veneriamo patrono, e da ultimo nella malattia”.
Da qui l’invito ad imitarli: “Carissimi giovani, questi due santi ci incoraggiano e ci spingono a imitarli. Anche oggi, infatti, come è stato ricordato, la fede incontra sfide e ostacoli, ma nulla può offuscarne la bellezza e la verità. Ne sono prova i tanti uomini e donne di ogni età che, in numero crescente, desiderano conoscere il Signore e chiedono il Battesimo”.
E, citando il card. Martini, ha invitato i giovani a sperimentare l’amore di Dio: “Ma ciò che dà solidità alla vita è l’amore: l’esperienza fondamentale dell’amore di Dio, prima di tutto, e poi, di riflesso, quella illuminante e sacra dell’amore vicendevole. Ed amarsi, se da una parte richiede apertura a crescere e dunque a cambiare, dall’altra esige fedeltà, costanza, disponibilità al sacrificio nella quotidianità”.
Con l’amore di Dio l’inquietudine dei giovani si acquieta: “Solo così l’inquietudine trova pace (anche noi desideriamo la pace!) e si riempie il vuoto interiore di cui parlava Andreia, non con cose materiali e passeggere, nemmeno con i consensi virtuali di migliaia di like, o con appartenenze condizionanti, artificiali, a volte persino violente.
Da queste cose bisogna sgomberare la porta del cuore, perché l’aria sana e ossigenante della grazia possa tornare a rinfrescarne e vitalizzarne le stanze, e perché il vento forte dello Spirito Santo possa riprendere a gonfiare le vele della nostra esistenza, spingendola verso la felicità vera”.
Ecco l’invito a vivere la Settimana Santa, porta della Pasqua: “E se questo conta per la vita spirituale e per la preghiera, allo stesso modo vale per l’esercizio della carità… Le parole e i gesti della testimonianza e della speranza non si improvvisano e non ce li diamo da noi stessi: vengono da un profondo rapporto con Dio, in cui noi per primi troviamo le risposte fondamentali della vita. Se il canale del suo agire in noi è aperto, e se è aperto lo scambio reciproco, con cui facciamo di tale rapporto d’amore un dono comune e condiviso, possiamo avere fiducia che le parole giuste e la forza necessaria ad agire verranno, al momento opportuno”.
Ed ecco l’invito a vivere la frase di sant’Agostino (‘Ama e fa ciò che vuoi’) nella quotidianità: “Cari giovani, non abbiate paura di donare tutto, il vostro tempo, le vostre energie, a Dio e ai fratelli, di spendervi fino in fondo per il Signore e per gli altri. Solo così troverete un gusto sempre nuovo e un senso sempre più profondo nella vita. Il mondo ha bisogno della vostra testimonianza, per superare le derive del nostro tempo e affrontarne le sfide, e soprattutto per riscoprire il sapore buono dell’amore di Dio e del prossimo…
Portate il Vangelo nelle scelte del vostro lavoro, nell’impegno sociale e politico, per dare voce a chi non l’ha, diffondendo la cultura della cura. Fate di tutto un dono a Dio e vivete tutto come una missione, che vi vuole gli uni per gli altri amici in Cristo e fedeli compagni di cammino”.
Mentre nella celebrazione dell’Ora Media con la comunità cattolica il papa aveva evidenziato il dono della comunione: “Gesù Cristo, il giusto, intercedendo per l’umanità presso il Padre, ci riconcilia con Lui e tra di noi… Il suo tratto compassionevole e misericordioso lo rende ‘avvocato’ a difesa dei poveri e dei peccatori, non certo per assecondare il male, ma per liberarli dall’oppressione e dalla schiavitù e renderli figli di Dio e fratelli tra di loro.
Non è un caso che i gesti compiuti da Gesù non si limitano alla guarigione fisica o spirituale della persona, ma comprendono anche una dimensione sociale e politica importante: la persona guarita viene reintegrata, in tutta la sua dignità, nella comunità umana e religiosa dalla quale, spesso proprio per la sua condizione di malattia o di peccato, era stata esclusa”.
Ed ecco la Chiesa a difesa dell’umanità: “Penso allora a una Chiesa chiamata a farsi ‘avvocato’, cioè a difendere l’uomo: tutto l’uomo e tutti gli esseri umani. Si tratta di un cammino di discernimento critico e profetico teso a promuovere ‘uno sviluppo integrale dell’umanità, che ne rispetti la dignità e l’identità autentica, come anche il fine ultimo, che rimanda a un mistero di comunione piena col Dio Trinità e tra noi’.
Questo è il primo servizio che l’annuncio del Vangelo deve rendere: illuminare la persona umana e la società affinché, alla luce di Cristo e della sua Parola, scoprano la propria identità, il significato della vita umana, il valore delle relazioni e della solidarietà sociale, lo scopo ultimo dell’esistenza e il destino della storia”.
Quindi è stato un invito a tenere fisso lo sguardo su Gesù: “Carissimi, tenere lo sguardo fisso su Gesù Cristo, nostro avvocato presso il Padre, genera una fede radicata nel rapporto personale con Lui, una fede che si fa testimonianza, capace di trasformare la vita e rinnovare la società. Questa fede ha bisogno di essere annunciata con strumenti e linguaggi nuovi, anche digitali, e ad essa tutti devono essere introdotti e formati con continuità e creatività. Ciò vale in particolare per coloro che si stanno aprendo all’incontro con Dio, ai catecumeni e ai ricomincianti, verso i quali vi raccomando un’attenzione particolare”.
(Foto: Santa Sede)
Missionari Martiri: gente di primavera
Oggi, nella data in cui si fa memoria dell’assassinio di mons. Oscar Romero, arcivescovo di San Salvador, avvenuto il 24 marzo 1980, ricorre la 34^ Giornata dei Missionari Martiri, a causa del suo impegno accanto al popolo salvadoregno in lotta contro un regime indifferente alle condizioni dei più deboli e dei lavoratori, unito alla sua testimonianza di vita cristiana autentica in ascolto della Parola di Dio e allo stesso tempo così vicina e attenta agli ultimi e audace, l’hanno reso un punto di riferimento:
“Questo giorno ci invita a ricordare coloro che hanno donato la propria vita nel servizio e nel Vangelo e a riconoscere la presenza viva e operante di testimoni che hanno scelto di portare il Vangelo nei luoghi dove la vita e la dignità umana sono maggiormente minacciate”.
Questa ricorrenza invita pertanto a ricordare coloro che hanno donato la propria vita nel servizio e nel Vangelo e a riconoscere la presenza viva e operante di testimoni che hanno scelto di portare il Vangelo nei luoghi dove la vita e la dignità umana sono maggiormente minacciate.
Il tema della Giornata dei Missionari Martiri di quest’anno, ‘Gente di primavera’, si ispira al Messaggio per la Giornata Missionaria Mondiale dello scorso anno in cui papa Francesco ricordava che la missione è un’azione comunitaria: tutta la Chiesa è chiamata a dare continuità alla missione di Cristo. Superando difficoltà e debolezze, essa è spinta dall’amore di Cristo a camminare unita a Lui e a farsi carico, insieme a Lui, del grido che sale dall’umanità:
“Siamo battezzati nella morte e risurrezione redentrice di Cristo, nella Pasqua del Signore che segna l’eterna primavera della storia. Siamo allora ‘gente di primavera’, con uno sguardo sempre pieno di speranza da condividere con tutti perché in Cristo crediamo e sappiamo che la morte e l’odio non sono le ultime parole sull’esistenza umana”.
Nell’introdurre questa giornata Elisabetta Vitali, segretaria nazionale di ‘Missio Giovani’, ha evidenziato il lascito dei missionari martiri: “La loro testimonianza diventa seme fecondo e ci interpella, spingendoci a rinnovare il nostro impegno battesimale, a vivere la nostra fede con più coraggio, coerenza e carità, specialmente verso chi è ai margini. Ci insegna che la vera missione è spendersi totalmente per amore e che il Vangelo si vive e si testimonia nelle periferie esistenziali e geografiche, mostrandoci la via di una fede che non ha paura di sporcarsi le mani e che si mette a servizio dei fratelli e delle sorelle”.
Secondo il rapporto dell’Agenzia Fides nello scorso anno sono stati uccisi nel mondo 17 missionari e missionarie: sacerdoti, religiose, seminaristi, laici. La ripartizione continentale evidenzia che il numero più elevato di operatori pastorali uccisi nell’anno si è registrato in Africa, dove sono stati assassinati 10 missionari (6 sacerdoti, 2 seminaristi, 2 catechisti). Nel Continente americano sono stati uccisi 4 missionari (2 sacerdoti, 2 religiose), in Asia 2 (un sacerdote, un laico). In Europa è stato ucciso un sacerdote. Inoltre dal 2000 al 2025 il totale dei missionari ed operatori pastorali uccisi è di 626, un dato che è in aumento a causa dei recenti conflitti.
Inoltre in questa giornata ‘Missio Giovani’ sostiene il progetto ‘Napenda Kuishi’ nella parrocchia di Kariobangi, situata nelle periferie di Nairobi per accompagnare i ragazzi di strada, offrendo loro nuove opportunità di rinascita: “Lo slogan della Giornata dei Missionari Martiri ci ha guidato in questa esperienza concreta: vogliamo infatti essere gente che porta speranza e amore in questi contesti, soprattutto dove giovani nostri coetanei vivono in situazioni di grande difficoltà.
Il sogno e la speranza per questi giovani è che, attraverso questo progetto, diventino un segno tangibile di chi sceglie di non abituarsi alle ingiustizie, alla povertà, e che possano essere proprio loro testimoni del coraggio di scegliere un futuro migliore e più dignitoso. In Quaresima, mentre preghiamo per i missionari che hanno testimoniato il Vangelo con la vita, ci sentiamo chiamati a tradurre il loro esempio in azioni concrete”.
(Foto: Missio Giovani)
Quinta domenica di Quaresima: Io sono la risurrezione e la vita
I brani del Vangelo delle domeniche di Quaresima sono immagini vive con le quali Gesù indica il Battesimo: il sacramento che ci conferisce la luce vera, il sacramento che disseta per la vita eterna, il sacramento che conferisce la vera vita (la vita eterna). Davanti a Dio esiste la vita, l’uomo vivo: gli uomini vivi, prima della morte del corpo, gli uomini vivi ,dopo la morte del corpo. La nostra vita ha due momenti: uno terreno, l’altro celeste; ma l’uomo è sempre vivo davanti a Dio, che ci ha creati e redenti per possedere la vita eterna.
Il miracolo riportato nel Vangelo: ‘la risurrezione di Lazzaro’ è un segno eclatante di questa verità; Gesù dice a Maria: ‘Io sono la risurrezione e la vita, chi crede in me non muore ma vive per la vita eterna’. Alla vigilia della sua passione e morte in croce, Gesù evidenzia questa verità con la risurrezione di Lazzaro: se credi vedrai trasformarsi la tomba in un giardino, le tenebre in luce, la morte in vita eterna. Gesù evidenzia così la verità di Dio, la nuova realtà. Ecco perché la risurrezione di Lazzaro è una lezione di vita che Gesù fa non solo alle due sorelle Marta e Maria ma anche ai suoi dodici Apostoli e alla sua Chiesa.
Da qui diventa comprensibile l’agire di Gesù nel racconto del brano biblico: l’amico Lazzaro ammalato stava per morire e Gesù non trovò di meglio che indugiare. Il ritardo di Dio non è mai un ritardo d’amore ma è la maniera di rivelare il suo vero amore. A Betania l’incontro di Gesù con le due sorelle è drammatico ed anche pieno di tenerezza; Marta dice: ‘Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto’. Le sorelle piangono, Gesù si commuove e ricorda che Dio è il Dio della vita: ‘Io sono la risurrezione e la vita; se credi, tuo fratello risorgerà’.
Gesù annuncia la risurrezione vera, autentica; la risurrezione di Lazzaro vuole essere un segno chiaro che Gesù ha vinto la morte, questa perciò non deve fare paura all’uomo che crede perché è stato creato per la vita eterna. Può sembrare strano ma a Gesù non interessa tanto riportare Lazzaro in vita quanto ridestare in Maria e Marta la fede nella risurrezione. La paura della morte non deve avere il sopravvento sull’angoscia del dolore ma farci prendere coscienza che Dio è grande e misericordioso.
Lazzaro oggi può risuscitare ed essere restituito alla vita e alla famiglia; ma se oggi risuscita, un altro giorno morirà; ma l’amore di Dio ha creato l’uomo per la felicità eterna. Gesù, d’amico, vero Dio, interviene, consola le due sorelle e dà la prova eclatante della sua affermazione: ‘Io sono la risurrezione e la vita’; ciò che necessita è la fede in Dio e l’amore verso Dio e i fratelli in nome di Dio.
Con il Battesimo ci siamo innestati a Cristo per diventare una grande famiglia; alla sua Chiesa Gesù invita a pregare ‘Padre nostro che sei nei cieli’; allora come Gesù ebbe a dire ai suoi ‘andiamo a Gerusalemme, là il Figlio dell’uomo sarà dato in mano ai suoi nemici, condannato a morte, flagellato e crocifisso, però il terzo giorno risusciterò’ così sarà per ogni uomo che crede ed ama. La risurrezione di Lazzaro vuole essere un segno chiaro della verità di Dio. Dio è il Dio della vita, Gesù viene per salvare l’uomo e dargli la vita eterna.
L’intervento di Dio si manifesta, come in Lazzaro, in tre momenti: a) togliere la pietra, b) l’intervento di Dio; c) liberatelo e lasciatelo andare. E’ necessario scandire questi tre momenti, come tre gradini, per entrare nella vita eterna. Gesù, dice il Vangelo, si fa accompagnare dalle due sorelle alla tomba: c’è tanta gente accorsa per consolare le due sorelle rimaste prive dell’unico fratello. Gesù, come uomo, piange l’amico Lazzaro, tanto che la gente esclama: vedi come l’amava!
Gesù interviene ora come Figlio di Dio: a) togliete la pietra; rotolate via i macigni del vostro cuore, le pietre sotto le quali tante volte giace la vostra anima: egoismo, orgoglio, incapacità di perdonare, mancanza di amore. Aprite il cuore e rivestitevi dell’abito della purezza e della santità: l’abito bianco del battesimo. B) Lazzaro, vieni fuori!
E’ un comando perentorio, un comando divino; Lazzaro, lascia le tenebre e vieni dove c’è la luce, il sole, la primavera. Vieni dove c’è la vita. Una mamma non partorisce un figlio perché un giorno possa morire ma nella gioia, nell’abbraccio materno. Così Gesù chiama Lazzaro per restituirlo alla famiglia, alla società, all’amore. C) Liberatelo e lasciatelo andare: oggi Gesù invita ciascuno di noi a spiegare le ali al vento, liberare l’anima dalla maschera, dalle grette paure e con fede vera e profonda invita a seguire Cristo che ci ripete: ‘Io sono la Via, la Verità e la Vita’.
Tre momenti che fanno dell’uomo l’autentico cristiano, seguace di Cristo che con voce alta e forte avvisa: ‘Io sono la risurrezione e la vita, chi crede in me ha la vita eterna’. La morte fisica, la morte del corpo è solo il momento del passaggio dalla vita limitata nello spazio e nel tempo, alla vita eterna. Le sofferenze fisiche, la stessa morte non è un segno di punizione divina perché Dio è padre e misericordia infinità.
Come Cristo, divenuto nostro fratello è risorto, anche noi, dopo aver salito il Calvario della nostra esperienza terrena, risusciteremo. Ecco perché Gesù ci ripete: ‘Non temere, piccolo gregge, io sarò con voi sino alla fine del mondo. Non vi lascio orfani. Certo ,siamo uomini e la morte è il punto di demarcazione tra la terra e il cielo: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, non diventerà mai una florida spiga. La risurrezione di Lazzaro ci accompagnerà alla settimana santa che si conclude non il Venerdì santo con la crocifissione, ma con la Domenica di risurrezione: la Pasqua di Cristo risorto.
Papa Leone XIV: il popolo di Dio partecipa alla missione di Cristo
“Saluto i fedeli di lingua araba, in particolare quelli provenienti dal Medio Oriente. Il cristiano è chiamato ad essere strumento di pace, amore e riconciliazione, affinché la vera pace possa prevalere tra tutti i popoli. Il Signore vi benedica tutti e vi protegga sempre da ogni male!”: al termine dell’udienza generale in lingua araba papa Leone XIV ha rinnovato l’appello perché la pace possa prevalere tra tutti i popoli, rivolgendosi in particolare ai fedeli provenienti dal Medio Oriente li ha incoraggiati ad essere strumenti di riconciliazione.
Nella catechesi ha proseguito la riflessione sul documento del Concilio Vaticano II ‘Lumen gentium’, riflettendo sulla comunità ecclesiale quale ‘popolo sacerdotale e profetico’: “Il popolo messianico riceve da Cristo la partecipazione all’opera sacerdotale, profetica e regale in cui si attua la sua missione salvifica. I Padri conciliari insegnano che il Signore Gesù ha istituito mediante la nuova ed eterna Alleanza un regno di sacerdoti, costituendo i suoi discepoli in un sacerdozio regale”.
Quindi è un sacerdozio a cui tutti sono chiamati attraverso il Battesimo: “Questo sacerdozio comune dei fedeli viene donato con il Battesimo, che ci abilita a rendere culto a Dio in spirito e verità ed a ‘professare pubblicamente la fede ricevuta da Dio mediante la Chiesa’. Inoltre, attraverso il sacramento della Confermazione o Cresima, tutti i battezzati ‘vengono vincolati più perfettamente alla Chiesa, sono arricchiti di una speciale forza dallo Spirito Santo e in questo modo sono più strettamente obbligati a diffondere e a difendere la fede con la parola e con l’opera, come veri testimoni di Cristo’. Questa consacrazione sta alla radice della comune missione che unisce i ministri ordinati e i fedeli laici”.
Quindi il sacerdozio è esercitato in molti modi: “L’esercizio del sacerdozio regale avviene in molti modi, tutti tesi alla nostra santificazione, anzitutto partecipando all’offerta dell’Eucaristia. Mediante la preghiera, l’ascesi e la carità operosa testimoniamo così una vita rinnovata dalla grazia di Dio”.
E chi partecipa a tale sacerdozio partecipa anche alla missione di Gesù: “I Padri conciliari insegnano poi che il popolo santo di Dio partecipa anche della missione profetica di Cristo. In questo contesto introduce il tema importante del senso della fede e del consenso dei fedeli… Il senso della fede appartiene dunque ai singoli fedeli non a titolo proprio, ma quali membra del popolo di Dio nel suo insieme”.
Tale aspetto è messo in luce dal documento conciliare: “La totalità dei fedeli, che hanno ricevuto l’unzione dal Santo non può sbagliarsi nel credere e manifesta questa sua proprietà particolare mediante il senso soprannaturale della fede di tutto il popolo, quando dai vescovi fino agli ultimi fedeli laici esprime l’universale suo consenso in materia di fede e di morale”.
Per questo la Chiesa non erra nella fede: “La Chiesa, dunque, come comunione dei fedeli che include ovviamente i pastori, non può errare nella fede: l’organo di questa sua proprietà, fondato sull’unzione dello Spirito Santo, è il soprannaturale senso della fede di tutto il popolo di Dio, che si manifesta nel consenso dei fedeli. Da questa unità, che il Magistero ecclesiale custodisce, consegue che ciascun battezzato è soggetto attivo di evangelizzazione, chiamato a dare coerente testimonianza di Cristo secondo il dono profetico che il Signore infonde a tutta la sua Chiesa”.
E’ questa la vitalità carismatica, a cui il papa invita: “Una dimostrazione peculiare di tale vitalità carismatica è offerta dalla vita consacrata, che continuamente germoglia e fiorisce per opera della grazia. Anche le forme associative ecclesiali sono esempio luminoso della varietà e della fecondità dei frutti spirituali per l’edificazione del Popolo di Dio. Carissimi, risvegliamo in noi la consapevolezza e la gratitudine di aver ricevuto il dono di far parte del popolo di Dio; e anche la responsabilità che questo comporta”.
In precedenza ricevendo i partecipanti al convegno ‘Oggi chi è il mio prossimo?’, il papa ha chiesto cure accessibili per tutti: “In molte Nazioni le diseguaglianze in campo sanitario stanno crescendo: meno persone possono curarsi con i servizi offerti. Uno sguardo urgente va posto anche sulla salute mentale delle persone, in particolare dei giovani, perché le ferite invisibili della psiche non sono meno pesanti di quelle visibili”.
Quindi ha riaffermato il diritto di ciascuno alla salute: “La salute non può essere un lusso per pochi, ma è una condizione essenziale per la pace sociale. Una copertura sanitaria universale non è soltanto un obiettivo tecnico da raggiungere, è prima di tutto un imperativo morale per le società che vogliono definirsi giuste. La tutela e la cura della salute devono essere accessibili ai più vulnerabili, perché ciò è richiesto dalla loro dignità e anche per evitare che un’ingiustizia diventi seme di conflitti”.
Per il cristiano il prossimo è il ‘centro’ delle sue domande: “La domanda che sta al centro del tema di questa giornata, tratta dal Vangelo di Luca, interpella tutti; non per giustificarsi, come fa il dottore della legge, ma per lasciarsi pienamente interrogare. E’ una domanda sempre attuale, che non ha una risposta unica e univoca, ma chiede a ciascuno di rispondere in modo concreto e puntuale. Pertanto, possiamo domandarci: per me, in questo momento della mia vita, chi è il prossimo? Nelle diverse situazioni in cui ci troviamo a vivere, le risposte sono differenti; ciò che non cambia è l’invito ad andare verso l’altro, soprattutto verso chi soffre”.
Infine per il cristiano non è ammessa l’indifferenza: “La distanza, la distrazione, l’assuefazione alla visione della violenza e delle sofferenze altrui ci spingono verso l’indifferenza. Ogni uomo e donna, in particolare il cristiano, è chiamato a fissare lo sguardo su chi soffre, sul dolore delle persone sole, su quanti per vari motivi vengono emarginati e considerati come ‘scarti’, perché senza di loro non potremo costruire società giuste, a misura di persona.
E’ illusorio pensare che, ignorando questi fratelli e queste sorelle, sia più facile raggiungere una condizione di felicità. Soltanto insieme potremo costruire comunità solidali e capaci di prendersi cura di ognuno, nelle quali si sviluppino benessere e pace, a beneficio di tutti. Curare l’umanità altrui aiuta a vivere la propria”.
(Foto: Santa Sede)
Quarta domenica di Quaresima: Signore, fa’ che io veda
Il brano del Vangelo continua la catechesi battesimale; il Battesimo è il sacramento che ci fa ‘uomini nuovi’, veri figli di Dio. Questa domenica è detta ‘lastre’, la domenica della gioia nella quale vediamo la luce e scopriamo la nuova dignità di figli di Dio. Perché la luce di Cristo risplenda in noi è necessario l’amore di Dio e avere il coraggio e la buona volontà di immergerci nella ‘piscina di Siloe’, il sacramento della riconciliazione.
Nel Vangelo il protagonista oggi è un mendicante, cieco dalla nascita; un uomo che non ha mai veduto né il sole, né la pioggia; non ha visto con i suoi occhi né il papà, né la mamma, un uomo costretto a vivere ai margini della società. Gesù lo vede, si commuove; fa un poco di fango con la saliva, spalma il fango negli occhi e lo invia alla piscina: ‘Vai, lavati ed avrai la vista’. Il cieco credette, andò, si lavò ed ebbe finalmente la vista. La salvezza operata da Gesù non è mai un atto magico, ma è sempre un atto relazionale: ognuno deve fare la sua parte: Dio opera ma l’uomo deve avere fede in Dio.
Ecco perché al cieco Gesù ordina: ‘Vai a Siloe e lavati!’, il cieco obbedì, andò, si lavò e tornò che ci vedeva. Per i farisei presenti quanto è successo non è motivo di stupore, di riconoscenza a Dio, ma la convinzione che Gesù è un peccatore per avere agito così in giorno di sabato. Al centro invece dell’agire di Cristo Gesù non c’è una norma di legge, ma c’è l’uomo e il suo bisogno. Ogni legge è scritta per servire l’uomo e riscattarlo nella sua dignità di persona umana.
Il miracolo operato da Gesù evidenzia una verità fondamentale: la preziosità della vista, non solo la vista fisica degli occhi, del corpo, ma soprattutto dell’anima, dello spirito. La vista fisica ci permette di cogliere l’apparenza delle cose: ciò che appare, che si può toccare con le mani, sentire con gli orecchi, cogliere anche nei suoi aspetti variopinti. La vista dell’anima ci fa cogliere l’essenza delle cose, la verità che Dio ha profuso in esse; ci porta al cuor, ci porta a Dio. Chi non ha la luce della fede si ferma all’apparenza e si accontenta di essa; chi ha fede vede le cose in Dio, che ha creato tutta le realtà e l’uomo a sua immagine e somiglianza.
L’episodio del Vangelo è singolare: davanti a Gesù c’è quel povero cieco ormai guarito: una guarigione nel giorno di sabato, giorno di preghiera e del Signore; dall’altra parte ci sono i farisei, i dottori della legge. Quelli che si fermano alla lettera, all’apparenza, ed interrogano il guarito: chi sei?, come ci vedi?, chi ti ha dato la vista?, perché ti sei lavato in giorno di sabato? E’ peccato! I farisei stimano il guarito un imbroglione ed interrogano i suoi genitori: è vostro figlio?, era cieco?, come ora ci vede? In giornata di sabato non si va in piscina a lavarsi.
Sembra un interrogatorio di quarto grado ed i genitori se ne lavano subito le mani per non essere coinvolti e rispondono: è nostro figlio, era cieco, chiedetelo a lui come ci vede; noi non lo sappiamo. Il cieco guarito ha ormai la vista degli occhi ma anche quella dell’anima e risponde da maestro: se Gesù è peccatore, io non lo so; so di certo che ero cieco ed ora ci vedo; ma, penso, può Dio operare miracoli attraverso un peccatore’ ? a meno che voi volete diventare suoi discepoli.
Ora il cieco è divenuto vero maestro destando l’ira dei farisei che dubitano della sua cecità; vorrebbero svuotare il miracolo dicendo: ‘Non è il cieco nato, ma uno che gli somiglia’; ma il cieco guarito ribatte: sono proprio io; mi ha guarito Gesù ma non so ora dove Egli sia. Nel cieco guarito i farisei vedono ora crollare tutti i loro sogni di grandezza, di un Dio tutto proprio perché si ritengono sani, saggi, pagano le tasse e sono rispettati dalla gente.
Ai farisei interessava la reputazione della gente; a Gesù interessa l’uomo, l’uomo creato ad immagine di Dio, l’uomo che deve essere salvato e riportato alla sua dignità: interessa salvare l’uomo. Sconfitti e delusi, i farisei si allontanano, mentre Gesù si avvicina al guarito; seppe che lo avevano cacciato fuori come peccatore e gli rivolge la domanda: ‘Tu credi nel Figlio dell’uomo?’ e il cieco guarito chiede: ‘Chi è Signore’? e Gesù aggiunge: ‘E’ colui che parla con te’; il guarito si prostrò e l’adorò. Il cieco guarito imbocca la strada della fede; scopre la luce vera, si prostra ed adora.
Nel cammino della vita l’uomo è chiamato a scoprire l’opera divina, che si impone senza compromessi, sempre per chiarezza e splendore. Il sabato, i comandamenti di Dio, la legge del Signore non mirano a schiavizzare l’uomo ma a renderlo veramente libero per amare Dio e i fratelli. Dio guarda sempre il cuore; il cuore deve essere sempre puro e libero.
Il Battesimo ci ha fatto rinascere a vita nuova e ci insegna una cosa: Amare perché Dio è amore. Con il Battesimo abbiamo ricevuto con lo Spirito Santo i tre semi teologali: la Fede, la Speranza e la Carità; come ogni seme la Fede deve crescere per segnare la strada e la meta da raggiungere: luce vera che guida l’uomo nella giustizia e verità di Dio. Andiamo verso la Pasqua di risurrezione; ma sarà vera Pasqua se nel cuore regna l’amore.
A Melegnano la settimana di animazione missionaria dal 15 al 22 marzo
La comunità pastorale ‘Dio Padre del Perdono’ di Melegnano, in provincia di Milano, ospiterà dal 15 al 22 marzo 2026 la settimana di animazione missionaria, promossa dai Missionari del Preziosissimo Sangue attraverso il Servizio di pastorale giovanile e vocazionale. L’iniziativa coinvolgerà parrocchie, scuole e realtà educative del territorio con un ricco calendario di celebrazioni, catechesi e incontri dedicati in particolare a giovani, adulti e famiglie. Il tema scelto, ‘Chi è freddo non riscalda’, prende spunto da una frase del fondatore della congregazione, san Gaspare del Bufalo: un invito a vivere la fede con passione e a riscoprire la dimensione missionaria della comunità cristiana.
La settimana missionaria si aprirà domenica 15 marzo alle ore 10.30 presso la parrocchia San Gaetano, con la celebrazione durante la quale verrà conferito il mandato missionario all’équipe. La Santa Messa sarà presieduta da mons. Franco Agnesi, vicario generale della diocesi di Milano. Durante tutta la settimana i missionari visiteranno le scuole del territorio e incontreranno giovani e adulti attraverso momenti di dialogo e catechesi.
Ogni giorno sono inoltre previsti momenti di preghiera e celebrazioni Eucaristiche. Immancabile anche l’appuntamento quotidiano con il Grande Oratorio Missionario, dedicato a bambini e ragazzi delle scuole elementari e medie. Tra gli appuntamenti principali, venerdì 20 marzo alle ore 21.00 si svolgerà la Via Crucis per le strade della città, mentre sabato 21 marzo, sempre alle ore 21.00, avrà luogo la veglia Eucaristica. La conclusione della settimana di animazione missionaria è prevista domenica 22 marzo alle ore 10.30 presso la parrocchia san Gaetano.
“Nei giorni dell’animazione missionaria – condivide don Valerio Volpi, Missionario del Preziosissimo Sangue e direttore dell’ufficio di pastorale giovanile e vocazionale – abitiamo fisicamente tutti i luoghi della comunità, per cercare di guardare negli occhi e stringere la mano a ‘vicini’ e ‘lontani’. Ai vicini, perché insieme a noi possano riscoprire la bellezza della dimensione missionaria del loro battesimo, perché nelle loro fatiche si sentano confermati e possano riprendere slancio nella loro vita pastorale.
L’animazione è per questi una sorta di grande ‘defibrillatore’ che possa renderli più consapevoli e responsabili del tesoro che il Signore ha loro affidato con il dono della fede. ‘Non veniamo a far da padroni sulla vostra fede – ripetiamo con san Paolo a tutti coloro che ci accolgono nelle loro comunità – siamo piuttosto collaboratori della vostra gioia’ (2 Cor 1,24).
Ai ‘lontani’ invece, a quelli che hanno perso il gusto del loro battesimo, o a quei fratelli e sorelle che portano nel cuore ferite tanto grandi da avere a volte oscurato la gioia del Vangelo, ci piace farci compagni di viaggio. Volti amici e sorrisi che con il passare del tempo, durante una settimana, divengono ‘familiari’, perché il calore umano diventi il primo mezzo per suscitare domande.
‘Non parlare di Dio a chi non te lo chiede – diceva san Francesco di Sales – ma vivi in modo che prima o poi te lo chieda’. All’animazione missionaria prenderanno parte tre sacerdoti, due suore Adoratrici del Sangue di Cristo, tre seminaristi dei Missionari del Preziosissimo Sangue e sette giovani laici, tra ragazzi e ragazze”.
Seconda domenica di Quaresima: ‘Questi è mio Figlio, l’amato; ascoltatelo’
E’ iniziata la Quaresima. Tempo forte, che conduce alla Pasqua di risurrezione; non è un itinerario da scoprire, è un cammino da percorrere, passo dopo passo, perché l’uomo è oggetto dell’azione misericordiosa di Dio Padre. Aiutati dalla Parola di Dio, non bastano solo i quaranta giorni che vanno dal ‘mercoledì della ceneri al giovedì santo’, ma sono necessari il Pentimento dei peccati e il servizio: una vita nuova caratterizzata dall’amore verso Dio e verso i fratelli; è necessario riscoprire il nostro Battesimo, che ci ha costituiti figli di Dio, e vivere da veri figli di Dio.
Dopo avere vinto le tentazioni di Satana, siamo chiamati oggi a salire sul monte Tabor (il monte della Trasfigurazione di Gesù) per arrivare al pozzo di Sicar, alla grazia che proviene solo da Cristo Gesù e dissetarci all’acqua che zampilla per la vita eterna. La salvezza non è una idea, una illusione, è invece la storia dell’amore misericordioso di Dio, che inizia con Abramo, l’uomo della Fede, che credette ed iniziò il suo cammino verso la Terra promessa: ‘Vattene dalla tua terra, disse Dio, dalla tua parentela, dalla casa di tuo padre, verso la terra che io ti darò; farò di te una grande nazione’; Abramo partì ed oggi è il padre delle tre grandi religioni monoteistiche: cristiana, ebraica, musulmana.
Come Abramo l’uomo di ieri e di oggi è invitato ad iniziare il proprio cammino. L’episodio della Trasfigurazione di Gesù è la dimostrazione che Egli è il vero Messia atteso, il Messia glorioso che l’umanità aspettava, desiderava; ma il cammino verso la gloria passa attraverso la Croce: dal monte Tabor al monte Calvario dove Gesù si offre come vittima per la salvezza dell’umanità, ma, vero Dio, risuscita il terzo giorno. La gloria della Trasfigurazione (del Tabor) è confermata nell’episodio biblico dalla presenza, accanto a Gesù, di Mosè ed Elia; il Padre celeste interviene per rassicurare gli apostoli: ‘Questi è il mio Figlio, l’amato; ascoltatelo!’
Gesù è infatti l’unica vera e completa rivelazione di Dio a noi. La Trasfigurazione evidenzia la visione del cielo, della gloria, in contrapposizione alla tragedia che si svolgerà a Gerusalemme: la crocifissione, sono due momenti dell’imprevedibile disegno dell’amore divino: ‘ad astra per aspera’, al cielo attraverso il viaggio del Calvario. Sul monte Gesù aveva voluto i tre apostoli. Pietro, Giacomo e Giovanni come veri testimoni sia della gloria della Trasfigurazione come della tragedia del Calvario. Gesù ci ricorda: chi vuole essere mio discepolo prenda la croce e mi segua; hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi.
La luce che sfolgora il volto di Cristo (che brillò come il sole e le vesti divennero candide come la neve), e la nube che avvolse Cristo e gli apostoli sono segni del cielo, segni della presenza del divino; proprio da questa luce viene fuori la voce del Padre: ‘Questi è il mio Figlio, l’amato; in Lui ho posto il mio compiacimento: ascoltatelo!’
Ascoltare Gesù anche quando i suoi annunci appaiono troppo forti; è la condizione essenziale per la salvezza; questa è la risultante di due componenti: una divina, l’altra umana: Cristo Gesù dà la sua vita per noi; è l’agnello che toglie i peccati del mondo; è la vittima che si offre al padre per la salvezza dell’uomo.
A questa deve fare seguito la componente umana: il nostro ‘sì’, responsabile e fermo a Dio, un ‘sì’ od ‘eccomi’ non astratto e labiale ma che si concretizza nell’amare Dio e il prossimo in nome di Dio; prendere la croce e seguire Cristo, l’amato dal Padre. Non esiste, caro amico, un ‘Vangelo comodo’, fatto a misura delle nostre velleità, un vangelo dove Dio compie quello che all’uomo piace. L’apostolo Pietro voleva scegliere la gloria della trasfigurazione senza passare dal Calvario.
‘E’ bello per noi, Signore, stare qui, facciamo tre tende’, ma il Padre interviene: ‘Questi è mio Figlio, ascoltatelo!’ e Gesù esorta i suoi discepoli: non parlate a nessuno di questa visione prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti. Noi oggi, come Abramo, dobbiamo uscire dalla terra dei nostri sogni, dei nostri egoismi per incamminarci verso la terra che Dio ci mostra per mezzo di Gesù. Il Maestro divino ci chiama ad attuare la nostra vocazione attraverso la croce e l’amore; da questo il Padre ci riconoscerà come suoi figli.
Attuare concretamente la nostra vocazione, conforme ai talenti e ai carismi ricevuti con il Battesimo perché si realizzi il Regno di Dio nel mondo; come gli apostoli che lasciarono tutto, lo seguirono e furono chiamati a regnare sulle dodici tribù di Israele. E’ difficile? Umanamente sì, ma nella Chiesa Gesù stesso ci offre i mezzi per riuscire: l’Eucaristia e i sacramenti ed inoltre Maria, sua madre, come madre nostra. ‘Siete stanchi, affaticati, oppressi, prendete e mangiate: questo è il mio corpo’, ecco il dono dell’Eucaristia che ci porta la domenica a messa.
Morente in croce, Gesù dice a Maria: donna, ecco tuo figlio, Giovanni e con lui quanti crederanno in me e ti invocheranno ‘rivolgi a noi, Madre, i tuoi occhi misericordiosi’. Amici, con gioia e fede profonda iniziamo il nostro cammino quaresimale con la riscoperta del nostro Battesimo, il pentimento sincero dei nostri peccati, una vita di amore verso Dio e i fratelli. Allora e solo allora sarà Pasqua di risurrezione.
Papa Leone XIV: essere vicino agli ultimi
“Sono passati ormai quattro anni dall’inizio della guerra contro l’Ucraina. Il mio cuore va ancora alla drammatica situazione che sta sotto gli occhi di tutti: quante vittime, quante vite e famiglie spezzate, quanta distruzione, quante sofferenze indicibili! Davvero ogni guerra è una ferita inferta all’intera famiglia umana: lascia dietro di sé morte, devastazione e una scia di dolore che segna generazioni”: dopo la preghiera dell’Angelus, papa Leone XIV ha rinnovato l’appello per la pace in Ucraina dopo quattro anni di conflitto.
Nell’appello ha ribadito che la pace è un’esigenza urgente: “La pace non può essere rimandata: è un’esigenza urgente, che deve trovare spazio nei cuori e tradursi in decisioni responsabili. Per questo rinnovo con forza il mio appello: tacciano le armi, cessino i bombardamenti, si giunga senza indugio a un cessate-il-fuoco e si rafforzi il dialogo per aprire la strada alla pace”.
Quindi ha chiesto di preghiera: “Invito tutti a unirsi nella preghiera per il martoriato popolo ucraino e per tutti coloro che soffrono a causa di questa guerra e di ogni conflitto nel mondo, perché possa risplendere sui nostri giorni il dono tanto atteso della pace”.
Prima della recita dell’Angelus il papa ha sottolineato che Gesù ha provato l’umanità: “Dopo aver digiunato per quaranta giorni, sente il peso della sua umanità: a livello fisico la fame e a livello morale le tentazioni del diavolo. Prova la stessa fatica che tutti sperimentiamo nel nostro cammino e, resistendo al demonio, mostra a noi come vincerne gli inganni e le insidie”.
Ed ecco che la Quaresima è occasione di riscoprire un cammino di conversione: “La liturgia, con questa Parola di vita, ci invita a guardare alla Quaresima come a un itinerario luminoso in cui, con la preghiera, il digiuno e l’elemosina, possiamo rinnovare la nostra cooperazione con il Signore nel realizzare il capolavoro unico della nostra vita. Si tratta di permettere a Lui di rimuovere le macchie e di guarire le ferite che il peccato può aver prodotto in essa, e di impegnarci a farla fiorire in tutta la sua bellezza fino alla pienezza dell’amore, unica fonte della felicità vera”.
E’ stato un invito al silenzio dai social: “In questo tempo di grazia, pratichiamola generosamente, assieme all’orazione e alle opere di misericordia: diamo spazio al silenzio; facciamo tacere un po’ i televisori, le radio, gli smartphone. Meditiamo la Parola di Dio, accostiamoci ai Sacramenti; ascoltiamo la voce dello Spirito Santo, che ci parla nel cuore, e ascoltiamoci a vicenda, nelle famiglie, negli ambienti di lavoro, nelle comunità. Dedichiamo tempo a chi è solo, specialmente agli anziani, ai poveri, ai malati. Rinunciamo al superfluo e condividiamo ciò che risparmiamo con chi manca del necessario”.
Mentre questa mattina il papa ha visitato la parrocchia romana del Sacro Cuore di Gesù a Castro Pretorio, accanto al crocevia della grande stazione ferroviaria dove ‘in pochi metri’ c’è chi parte con la ‘spensieratezza’ garantita dalle comodità e chi, invece, non ha un tetto: “La Quaresima è un tempo liturgico intenso, che ci offre l’occasione di riscoprire la ricchezza del nostro Battesimo, per vivere da creature pienamente rinnovate grazie all’incarnazione, alla morte e alla risurrezione di Gesù”.
Nel commento alle letture odierne il papa ha sottolineato la libertà offerta da Dio: “Il racconto della Genesi ci riporta alla nostra condizione di creature, messe alla prova non tanto da un divieto, come spesso si crede, quanto da una possibilità: la possibilità di una relazione. L’essere umano è cioè libero di riconoscere e accogliere l’alterità del Creatore, il quale riconosce e accoglie l’alterità delle creature”.
Ma questa libertà è insinuata dal ‘serpente’: “Per impedire tale possibilità, il serpente insinua la presunzione di poter azzerare ogni differenza tra le creature e il Creatore, seducendo l’uomo e la donna con l’illusione di diventare come Dio. Satana li spinge a impossessarsi di qualcosa che, così dice, Dio vorrebbe negare loro per mantenerli sempre in uno stato di inferiorità. Questo affresco della Genesi è un capolavoro insuperato che rappresenta il dramma della libertà”.
Le tentazioni a cui Gesù si è sottoposto offrono una diversa chiave di lettura: “La scena delle tentazioni di Cristo, in fondo, affronta questo drammatico interrogativo. Essa ci conduce a scoprire la vera umanità di Gesù che, come insegna la Costituzione conciliare Gaudium et spes, rivela l’uomo a sé stesso: ‘Nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell’uomo’.
Infatti vediamo il Figlio di Dio che, opponendosi alle insidie dell’antico Avversario, ci mostra l’uomo nuovo, l’uomo libero, epifania della libertà che si realizza dicendo ‘sì’ a Dio. Questa nuova umanità nasce dal fonte battesimale”.
Tale libertà è data dal battesimo: “Anzitutto è il Sacramento stesso ad essere dinamico, perché ciò che offre non si esaurisce all’interno dello spazio e del tempo del rito, ma è una grazia che accompagna costantemente la vita intera, sostenendo la nostra sequela di Cristo. Ma il Battesimo è dinamico anche perché ci mette sempre di nuovo in cammino, dal momento che la grazia è una voce interiore che ci sollecita a conformarci a Gesù, liberando la nostra libertà perché essa trovi compimento nell’amore di Dio e del prossimo”.
Quindi l’invito ad essere un ‘presidio di prossimità’: “Per questo, carissimi, incontrandovi oggi vedo in voi uno speciale presidio di prossimità, di vicinanza dentro le sfide di questo territorio. In esso infatti sono numerosi i giovani universitari, i pendolari che vanno e vengono per motivi di lavoro, gli immigrati in cerca di occupazione, i giovani rifugiati che hanno trovato nella sede qui a fianco, per iniziativa dei Salesiani, la possibilità di incontrare coetanei italiani e realizzare progetti di integrazione; e poi ci sono i nostri fratelli che non hanno una casa e che trovano accoglienza negli spazi della Caritas di via Marsala”.
Invito preciso ad essere lievito: “In pochi metri si possono toccare le contraddizioni di questo tempo: la spensieratezza di chi parte e arriva con tutte le comodità e coloro che non hanno un tetto; le tante potenzialità di bene e una violenza dilagante; la voglia di lavorare onestamente e i commerci illeciti delle droghe e della prostituzione. La vostra parrocchia è chiamata a farsi carico di queste realtà, ad essere lievito di Vangelo nella pasta del territorio, a farsi segno di vicinanza e di carità. Ringrazio i Salesiani per l’opera instancabile che portano avanti ogni giorno, e incoraggio tutti a continuare ad essere proprio qui una piccola fiammella di luce e di speranza”.
(Foto: Santa Sede)
Papa Leone XIV ai neocatecumenali: i carismi sono doni di Dio senza esclusività
“Sono lieto di incontrarvi così numerosi. Saluto i membri dell’Équipe internazionale del Cammino Neocatecumenale, Kiko Argüello, María Ascensión Romero e don Mario Pezzi, come pure i Vescovi e i sacerdoti che vi accompagnano. Un pensiero speciale va alle famiglie qui presenti, espressione del vostro anelito missionario e di quel desiderio che deve sempre animare tutta la Chiesa: annunciare il Vangelo al mondo intero, perché tutti possano conoscere Cristo”: nell’ultima udienza della giornata papa Leone XIV ha incontrato i responsabili del Cammino Neocatecumenale accompagnati dal fondatore Kiko Arguello, incoraggiandoli nell’opera di evangelizzazione.
Proprio l’annuncio di Cristo è stato il centro del Cammino Neocatecumenale: “Proprio questo desiderio ha sempre animato e continua ad alimentare la vita del Cammino Neocatecumenale, il suo carisma e le opere di evangelizzazione e catechesi che rappresentano un prezioso contributo per la vita della Chiesa. A tutti, specialmente a quanti si sono allontanati o a coloro la cui fede si è affievolita, voi offrite la possibilità di un itinerario spirituale attraverso il quale riscoprire il significato del Battesimo, perché possano riconoscere il dono di grazia ricevuto e, perciò, la chiamata ad essere discepoli del Signore e suoi testimoni nel mondo”.
Un annuncio che in molti ha risvegliato la propria fede attraverso la testimonianza: “Animati da questo spirito, avete acceso il fuoco del Vangelo laddove sembrava spegnersi e avete accompagnato molte persone e comunità cristiane, risvegliandole alla gioia della fede, aiutandole a riscoprire la bellezza di conoscere Gesù e favorendo la loro crescita spirituale e il loro impegno di testimonianza”.
Riprendendo le parole di papa Francesco pronunciate nel 2015 il papa ha ringraziato le famiglie per lo spirito missionario: “In particolare, oltre che ai formatori e ai catechisti, vorrei esprimere la mia gratitudine alle famiglie, che, accogliendo l’impulso interiore dello Spirito, lasciano le sicurezze della vita ordinaria e partono in missione, anche in territori lontani e difficili, con l’unico desiderio di annunciare il Vangelo ed essere testimoni dell’amore di Dio.
In questo modo, le équipe itineranti composte da famiglie, catechisti e sacerdoti, partecipano alla missione evangelizzatrice di tutta la Chiesa e, come affermava papa Francesco, contribuiscono a ‘svegliare’ la fede dei ‘non cristiani che non hanno mai sentito parlare di Gesù Cristo’, ma anche di tanti battezzati… Vivere l’esperienza del Cammino Neocatecumenale e portare avanti la missione esige anche, da parte vostra, una vigilanza interiore e una sapiente capacità critica, per discernere alcuni rischi che sono sempre in agguato nella vita spirituale ed ecclesiale”.
Quindi ha ricordato che ‘siamo Chiesa’ attraverso il battesimo: “Voi proponete a tutti un percorso di riscoperta del Battesimo, e questo Sacramento, come sappiamo, unendoci a Cristo, ci fa diventare membra vive del suo corpo, unico suo popolo, unica sua famiglia. Dobbiamo sempre ricordarci che siamo Chiesa e che, se lo Spirito concede a ciascuno una manifestazione particolare, essa è data ‘per il bene comune’ e quindi per la missione stessa della Chiesa”.
Però i carismi sono doni di Dio con la stessa importanza: “I carismi devono essere sempre posti al servizio del regno di Dio e dell’unica Chiesa di Cristo, nella quale nessun dono di Dio è più importante di altri (se non la carità, che tutti li perfeziona e li armonizza) e nessun ministero deve diventare motivo per sentirsi migliori dei fratelli ed escludere chi la pensa diversamente”.
Da qui la richiesta ad essere nella Chiesa senza nessuna esclusività: “Perciò invito anche voi, che avete incontrato il Signore e vivete la sua sequela nel Cammino Neocatecumenale, ad essere testimoni di questa unità. La vostra missione è particolare, ma non esclusiva; il vostro carisma è specifico, ma porta frutto nella comunione con gli altri doni presenti nella vita della Chiesa; il bene che fate è tanto, ma il suo fine è permettere alle persone di conoscere Cristo, sempre rispettando il percorso di vita e la coscienza di ciascuno”.
E’ un invito a vivere la pastorale della parrocchia senza nessuna chiusura: “Come custodi di questa unità nello Spirito, vi esorto a vivere la vostra spiritualità senza mai separarvi dal resto del corpo ecclesiale, come parte viva della pastorale ordinaria delle parrocchie e delle sue diverse realtà, in piena comunione con i fratelli e in particolare con i presbiteri e i Vescovi. Andate avanti nella gioia e con umiltà, senza chiusure, come costruttori e testimoni di comunione”.
Infine ha ribadito che il Vangelo deve essere annunciato senza nessun moralismo: “La Chiesa vi accompagna, vi sostiene, vi è grata per ciò che fate. Allo stesso tempo, essa ricorda a tutti che ‘dove c’è lo Spirito del Signore, c’è libertà’. Perciò l’annuncio del Vangelo, la catechesi e le varie forme dell’agire pastorale devono essere sempre liberi da forme di costrizione, rigidità e moralismi, perché non accada che essi possano suscitare sensi di colpa e timori invece che liberazione interiore”.
La giornata del papa era iniziata con l’incontro con la delegazione ecumenica della Finlandia in occasione della festa di sant’Enrico ad inizio della settimana di preghiera per l’unità dei cristiani: “In un tempo in cui le persone sono spesso tentate da un senso di disperazione, abbiamo la missione essenziale, come messaggeri cristiani di speranza, di portare la luce del Signore negli angoli più bui del nostro mondo.
Sebbene il Giubileo della Speranza si sia ormai concluso con la recente chiusura della Porta Santa della Basilica di San Pietro, la nostra speranza cristiana non conosce fine né limiti. Pertanto, incoraggiati e rafforzati dalla grazia di Gesù Cristo, che è l’incarnazione stessa della speranza per tutti, siamo chiamati e inviati a testimoniare questa verità salvifica con parole edificanti e opere di carità”.
Infine ha incoraggiato il prosieguo del dialogo cattolico-luterano: “Tali esempi di cooperazione, insieme alla lunga tradizione di celebrare congiuntamente la festa di sant’Enrico, sono segni eloquenti di un ecumenismo concreto e fruttuoso e possono contribuire a incoraggiare la Sesta Fase del Dialogo Internazionale Cattolico-Luterano, che inizierà il mese prossimo. Sono certo che il Vescovo Goyarrola, in qualità di Co-Presidente, porterà queste esperienze positive dell’ecumenismo finlandese a questo dialogo”.
Nel mezzo di questi due incontri papa Leone XIV ha ringraziato i dirigenti e gli agenti dell’ispettorato della Pubblica Sicurezza del Vaticano per l’anno giubilare appena concluso: “Avete dovuto gestire file interminabili di persone e folle numerose, accompagnare spostamenti e mantenere presidi, con il buono e il cattivo tempo e con orari e ritmi spesso scomodi ed esigenti. In merito a questo, un pensiero di ringraziamento va anche ai vostri cari che, in modo indiretto, si sono trovati a loro volta coinvolti in queste dinamiche, adattandosi alle esigenze dei vostri impegni e turni straordinari di lavoro e, immagino, rinunciando spesso alla vostra presenza”.
La garanzia della sicurezza rende un luogo sereno: “Ordine e sicurezza sono doni che costano sacrificio a chi li garantisce e che però contribuiscono notevolmente al bene di tutti: in questo caso non solo allo svolgersi pratico delle attività nel rispetto delle norme, ma anche al loro collocarsi in un clima sereno e raccolto. Un ambiente sicuro è infatti di grande aiuto alla preghiera, e moltissimi visitatori (alcuni arrivati a Roma con lunghi viaggi e addossandosi sacrifici fisici ed economici) nei mesi passati lo hanno potuto sperimentare anche grazie a voi”.
(Foto: Santa Sede)
Papa Leone XIV: il battesimo è la porta del cielo
“Il mio pensiero si rivolge a quanto sta accadendo in questi giorni in Medio Oriente, in particolare in Iran e in Siria, dove persistenti tensioni stanno provocando la morte di molte persone. Auspico e prego che si coltivi con pazienza il dialogo e la pace, perseguendo il bene comune dell’intera società. In Ucraina nuovi attacchi, particolarmente gravi, indirizzati soprattutto a infrastrutture energetiche, proprio mentre il freddo si fa più duro, colpiscono pesantemente la popolazione civile. Prego per chi soffre e rinnovo l’appello a cessare le violenze e a intensificare gli sforzi per arrivare alla pace”: al termine della recita dell’Angelus della domenica del battesimo di Gesù papa Leone XIV ha invitato a pregare per la pace in Medio Oriente, soprattutto per Siria ed Iran, e per la popolazione ucraina.
Ed ha riferito che ha battezzato alcuni neonati dei dipendenti della Santa Sede, estendendo la sua benedizione a tutti i bambini: “Ora vorrei estendere la mia benedizione a tutti i bambini che hanno ricevuto o riceveranno il Battesimo in questi giorni, a Roma e nel mondo intero, affidandoli alla materna protezione della Vergine Maria. In modo particolare prego per i bimbi nati in condizioni più difficili, sia di salute sia per i pericoli esterni. La grazia del Battesimo, che li unisce al mistero pasquale di Cristo, agisca efficacemente in loro e nei loro familiari”.
Prima della recita dell’Angelus il papa ha sottolineato il motivo per cui Dio si è fatto uomo: “Carissimi, Dio non guarda il mondo da lontano, senza toccare la nostra vita, i nostri mali e le nostre attese! Egli viene in mezzo a noi con la sapienza del suo Verbo fatto carne, coinvolgendoci in un sorprendente progetto d’amore per l’intera umanità”.
Il battesimo di Gesù mostra la misericordia di Dio: “Sì, nella sua santità il Signore si fa battezzare come tutti i peccatori, per rivelare l’infinita misericordia di Dio. Il Figlio Unigenito, nel quale siamo fratelli e sorelle, viene infatti per servire e non per dominare, per salvare e non per condannare. Egli è il Cristo redentore: prende su di sé quello che è nostro, compreso il peccato, e ci dona quello che è suo, cioè la grazia di una vita nuova ed eterna”.
E’ stato un invito a ricordare il giorno del proprio battesimo: “Il sacramento del Battesimo realizza quest’evento in ogni tempo e in ogni luogo, introducendo ciascuno di noi nella Chiesa, che è il popolo di Dio, formato da uomini e donne di ogni nazione e cultura, rigenerati dal suo Spirito. Dedichiamo allora questo giorno a fare memoria del grande dono ricevuto, impegnandoci a testimoniarlo con gioia e con coerenza…
Il primo dei Sacramenti è un segno sacro, che ci accompagna per sempre. Nelle ore buie, il Battesimo è luce; nei conflitti della vita, il Battesimo è riconciliazione; nell’ora della morte, il Battesimo è porta del cielo”.
Anche nell’omelia per la festa del battesimo di Gesù il papa ha sottolineato che il battesimo trasforma in ‘creature’ nuove: “I figli, che ora tenete in braccio, sono trasformati in creature nuove. Come da voi genitori hanno ricevuto la vita, così ora ricevono il senso per viverla: la fede. Quando sappiamo che un bene è essenziale, subito lo cerchiamo per coloro che amiamo. Chi di noi, infatti, lascerebbe i neonati senza vestiti o senza nutrimento, nell’attesa che scelgano da grandi come vestirsi e che cosa mangiare? Carissimi, se il cibo e il vestito sono necessari per vivere, la fede è più che necessaria, perché con Dio la vita trova salvezza”.
Nella breve omelia il papa ha detto che il battesimo ci fa partecipe della Chiesa: “Il suo amore provvidente si manifesta in terra attraverso di voi, mamme e papà che chiedete la fede per i vostri figli. Certo, verrà il giorno in cui diventeranno pesanti da tenere in braccio; e verrà anche il giorno in cui saranno loro a sostenere voi. Il Battesimo, che ci unisce nell’unica famiglia della Chiesa, santifichi in ogni tempo tutte le vostre famiglie, donando forza e costanza all’affetto che vi unisce”.
Ed i gesti battesimali sono testimonianza della bellezza della vita nella Chiesa: “I gesti che tra poco compiremo ne sono bellissime testimonianze: l’acqua del fonte è il lavacro nello Spirito, che purifica da ogni peccato; la veste bianca è l’abito nuovo, che Dio Padre ci dona per l’eterna festa del suo Regno; la candela accesa al cero pasquale è la luce di Cristo risorto, che illumina il nostro cammino. Vi auguro di continuarlo con gioia lungo l’anno appena iniziato e per tutta la vita, certi che il Signore accompagnerà sempre i vostri passi”.
(Foto: Santa Sede)


























