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Papa Leone XIV: essere vicino agli ultimi
“Sono passati ormai quattro anni dall’inizio della guerra contro l’Ucraina. Il mio cuore va ancora alla drammatica situazione che sta sotto gli occhi di tutti: quante vittime, quante vite e famiglie spezzate, quanta distruzione, quante sofferenze indicibili! Davvero ogni guerra è una ferita inferta all’intera famiglia umana: lascia dietro di sé morte, devastazione e una scia di dolore che segna generazioni”: dopo la preghiera dell’Angelus, papa Leone XIV ha rinnovato l’appello per la pace in Ucraina dopo quattro anni di conflitto.
Nell’appello ha ribadito che la pace è un’esigenza urgente: “La pace non può essere rimandata: è un’esigenza urgente, che deve trovare spazio nei cuori e tradursi in decisioni responsabili. Per questo rinnovo con forza il mio appello: tacciano le armi, cessino i bombardamenti, si giunga senza indugio a un cessate-il-fuoco e si rafforzi il dialogo per aprire la strada alla pace”.
Quindi ha chiesto di preghiera: “Invito tutti a unirsi nella preghiera per il martoriato popolo ucraino e per tutti coloro che soffrono a causa di questa guerra e di ogni conflitto nel mondo, perché possa risplendere sui nostri giorni il dono tanto atteso della pace”.
Prima della recita dell’Angelus il papa ha sottolineato che Gesù ha provato l’umanità: “Dopo aver digiunato per quaranta giorni, sente il peso della sua umanità: a livello fisico la fame e a livello morale le tentazioni del diavolo. Prova la stessa fatica che tutti sperimentiamo nel nostro cammino e, resistendo al demonio, mostra a noi come vincerne gli inganni e le insidie”.
Ed ecco che la Quaresima è occasione di riscoprire un cammino di conversione: “La liturgia, con questa Parola di vita, ci invita a guardare alla Quaresima come a un itinerario luminoso in cui, con la preghiera, il digiuno e l’elemosina, possiamo rinnovare la nostra cooperazione con il Signore nel realizzare il capolavoro unico della nostra vita. Si tratta di permettere a Lui di rimuovere le macchie e di guarire le ferite che il peccato può aver prodotto in essa, e di impegnarci a farla fiorire in tutta la sua bellezza fino alla pienezza dell’amore, unica fonte della felicità vera”.
E’ stato un invito al silenzio dai social: “In questo tempo di grazia, pratichiamola generosamente, assieme all’orazione e alle opere di misericordia: diamo spazio al silenzio; facciamo tacere un po’ i televisori, le radio, gli smartphone. Meditiamo la Parola di Dio, accostiamoci ai Sacramenti; ascoltiamo la voce dello Spirito Santo, che ci parla nel cuore, e ascoltiamoci a vicenda, nelle famiglie, negli ambienti di lavoro, nelle comunità. Dedichiamo tempo a chi è solo, specialmente agli anziani, ai poveri, ai malati. Rinunciamo al superfluo e condividiamo ciò che risparmiamo con chi manca del necessario”.
Mentre questa mattina il papa ha visitato la parrocchia romana del Sacro Cuore di Gesù a Castro Pretorio, accanto al crocevia della grande stazione ferroviaria dove ‘in pochi metri’ c’è chi parte con la ‘spensieratezza’ garantita dalle comodità e chi, invece, non ha un tetto: “La Quaresima è un tempo liturgico intenso, che ci offre l’occasione di riscoprire la ricchezza del nostro Battesimo, per vivere da creature pienamente rinnovate grazie all’incarnazione, alla morte e alla risurrezione di Gesù”.
Nel commento alle letture odierne il papa ha sottolineato la libertà offerta da Dio: “Il racconto della Genesi ci riporta alla nostra condizione di creature, messe alla prova non tanto da un divieto, come spesso si crede, quanto da una possibilità: la possibilità di una relazione. L’essere umano è cioè libero di riconoscere e accogliere l’alterità del Creatore, il quale riconosce e accoglie l’alterità delle creature”.
Ma questa libertà è insinuata dal ‘serpente’: “Per impedire tale possibilità, il serpente insinua la presunzione di poter azzerare ogni differenza tra le creature e il Creatore, seducendo l’uomo e la donna con l’illusione di diventare come Dio. Satana li spinge a impossessarsi di qualcosa che, così dice, Dio vorrebbe negare loro per mantenerli sempre in uno stato di inferiorità. Questo affresco della Genesi è un capolavoro insuperato che rappresenta il dramma della libertà”.
Le tentazioni a cui Gesù si è sottoposto offrono una diversa chiave di lettura: “La scena delle tentazioni di Cristo, in fondo, affronta questo drammatico interrogativo. Essa ci conduce a scoprire la vera umanità di Gesù che, come insegna la Costituzione conciliare Gaudium et spes, rivela l’uomo a sé stesso: ‘Nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell’uomo’.
Infatti vediamo il Figlio di Dio che, opponendosi alle insidie dell’antico Avversario, ci mostra l’uomo nuovo, l’uomo libero, epifania della libertà che si realizza dicendo ‘sì’ a Dio. Questa nuova umanità nasce dal fonte battesimale”.
Tale libertà è data dal battesimo: “Anzitutto è il Sacramento stesso ad essere dinamico, perché ciò che offre non si esaurisce all’interno dello spazio e del tempo del rito, ma è una grazia che accompagna costantemente la vita intera, sostenendo la nostra sequela di Cristo. Ma il Battesimo è dinamico anche perché ci mette sempre di nuovo in cammino, dal momento che la grazia è una voce interiore che ci sollecita a conformarci a Gesù, liberando la nostra libertà perché essa trovi compimento nell’amore di Dio e del prossimo”.
Quindi l’invito ad essere un ‘presidio di prossimità’: “Per questo, carissimi, incontrandovi oggi vedo in voi uno speciale presidio di prossimità, di vicinanza dentro le sfide di questo territorio. In esso infatti sono numerosi i giovani universitari, i pendolari che vanno e vengono per motivi di lavoro, gli immigrati in cerca di occupazione, i giovani rifugiati che hanno trovato nella sede qui a fianco, per iniziativa dei Salesiani, la possibilità di incontrare coetanei italiani e realizzare progetti di integrazione; e poi ci sono i nostri fratelli che non hanno una casa e che trovano accoglienza negli spazi della Caritas di via Marsala”.
Invito preciso ad essere lievito: “In pochi metri si possono toccare le contraddizioni di questo tempo: la spensieratezza di chi parte e arriva con tutte le comodità e coloro che non hanno un tetto; le tante potenzialità di bene e una violenza dilagante; la voglia di lavorare onestamente e i commerci illeciti delle droghe e della prostituzione. La vostra parrocchia è chiamata a farsi carico di queste realtà, ad essere lievito di Vangelo nella pasta del territorio, a farsi segno di vicinanza e di carità. Ringrazio i Salesiani per l’opera instancabile che portano avanti ogni giorno, e incoraggio tutti a continuare ad essere proprio qui una piccola fiammella di luce e di speranza”.
(Foto: Santa Sede)
Papa Leone XIV ai neocatecumenali: i carismi sono doni di Dio senza esclusività
“Sono lieto di incontrarvi così numerosi. Saluto i membri dell’Équipe internazionale del Cammino Neocatecumenale, Kiko Argüello, María Ascensión Romero e don Mario Pezzi, come pure i Vescovi e i sacerdoti che vi accompagnano. Un pensiero speciale va alle famiglie qui presenti, espressione del vostro anelito missionario e di quel desiderio che deve sempre animare tutta la Chiesa: annunciare il Vangelo al mondo intero, perché tutti possano conoscere Cristo”: nell’ultima udienza della giornata papa Leone XIV ha incontrato i responsabili del Cammino Neocatecumenale accompagnati dal fondatore Kiko Arguello, incoraggiandoli nell’opera di evangelizzazione.
Proprio l’annuncio di Cristo è stato il centro del Cammino Neocatecumenale: “Proprio questo desiderio ha sempre animato e continua ad alimentare la vita del Cammino Neocatecumenale, il suo carisma e le opere di evangelizzazione e catechesi che rappresentano un prezioso contributo per la vita della Chiesa. A tutti, specialmente a quanti si sono allontanati o a coloro la cui fede si è affievolita, voi offrite la possibilità di un itinerario spirituale attraverso il quale riscoprire il significato del Battesimo, perché possano riconoscere il dono di grazia ricevuto e, perciò, la chiamata ad essere discepoli del Signore e suoi testimoni nel mondo”.
Un annuncio che in molti ha risvegliato la propria fede attraverso la testimonianza: “Animati da questo spirito, avete acceso il fuoco del Vangelo laddove sembrava spegnersi e avete accompagnato molte persone e comunità cristiane, risvegliandole alla gioia della fede, aiutandole a riscoprire la bellezza di conoscere Gesù e favorendo la loro crescita spirituale e il loro impegno di testimonianza”.
Riprendendo le parole di papa Francesco pronunciate nel 2015 il papa ha ringraziato le famiglie per lo spirito missionario: “In particolare, oltre che ai formatori e ai catechisti, vorrei esprimere la mia gratitudine alle famiglie, che, accogliendo l’impulso interiore dello Spirito, lasciano le sicurezze della vita ordinaria e partono in missione, anche in territori lontani e difficili, con l’unico desiderio di annunciare il Vangelo ed essere testimoni dell’amore di Dio.
In questo modo, le équipe itineranti composte da famiglie, catechisti e sacerdoti, partecipano alla missione evangelizzatrice di tutta la Chiesa e, come affermava papa Francesco, contribuiscono a ‘svegliare’ la fede dei ‘non cristiani che non hanno mai sentito parlare di Gesù Cristo’, ma anche di tanti battezzati… Vivere l’esperienza del Cammino Neocatecumenale e portare avanti la missione esige anche, da parte vostra, una vigilanza interiore e una sapiente capacità critica, per discernere alcuni rischi che sono sempre in agguato nella vita spirituale ed ecclesiale”.
Quindi ha ricordato che ‘siamo Chiesa’ attraverso il battesimo: “Voi proponete a tutti un percorso di riscoperta del Battesimo, e questo Sacramento, come sappiamo, unendoci a Cristo, ci fa diventare membra vive del suo corpo, unico suo popolo, unica sua famiglia. Dobbiamo sempre ricordarci che siamo Chiesa e che, se lo Spirito concede a ciascuno una manifestazione particolare, essa è data ‘per il bene comune’ e quindi per la missione stessa della Chiesa”.
Però i carismi sono doni di Dio con la stessa importanza: “I carismi devono essere sempre posti al servizio del regno di Dio e dell’unica Chiesa di Cristo, nella quale nessun dono di Dio è più importante di altri (se non la carità, che tutti li perfeziona e li armonizza) e nessun ministero deve diventare motivo per sentirsi migliori dei fratelli ed escludere chi la pensa diversamente”.
Da qui la richiesta ad essere nella Chiesa senza nessuna esclusività: “Perciò invito anche voi, che avete incontrato il Signore e vivete la sua sequela nel Cammino Neocatecumenale, ad essere testimoni di questa unità. La vostra missione è particolare, ma non esclusiva; il vostro carisma è specifico, ma porta frutto nella comunione con gli altri doni presenti nella vita della Chiesa; il bene che fate è tanto, ma il suo fine è permettere alle persone di conoscere Cristo, sempre rispettando il percorso di vita e la coscienza di ciascuno”.
E’ un invito a vivere la pastorale della parrocchia senza nessuna chiusura: “Come custodi di questa unità nello Spirito, vi esorto a vivere la vostra spiritualità senza mai separarvi dal resto del corpo ecclesiale, come parte viva della pastorale ordinaria delle parrocchie e delle sue diverse realtà, in piena comunione con i fratelli e in particolare con i presbiteri e i Vescovi. Andate avanti nella gioia e con umiltà, senza chiusure, come costruttori e testimoni di comunione”.
Infine ha ribadito che il Vangelo deve essere annunciato senza nessun moralismo: “La Chiesa vi accompagna, vi sostiene, vi è grata per ciò che fate. Allo stesso tempo, essa ricorda a tutti che ‘dove c’è lo Spirito del Signore, c’è libertà’. Perciò l’annuncio del Vangelo, la catechesi e le varie forme dell’agire pastorale devono essere sempre liberi da forme di costrizione, rigidità e moralismi, perché non accada che essi possano suscitare sensi di colpa e timori invece che liberazione interiore”.
La giornata del papa era iniziata con l’incontro con la delegazione ecumenica della Finlandia in occasione della festa di sant’Enrico ad inizio della settimana di preghiera per l’unità dei cristiani: “In un tempo in cui le persone sono spesso tentate da un senso di disperazione, abbiamo la missione essenziale, come messaggeri cristiani di speranza, di portare la luce del Signore negli angoli più bui del nostro mondo.
Sebbene il Giubileo della Speranza si sia ormai concluso con la recente chiusura della Porta Santa della Basilica di San Pietro, la nostra speranza cristiana non conosce fine né limiti. Pertanto, incoraggiati e rafforzati dalla grazia di Gesù Cristo, che è l’incarnazione stessa della speranza per tutti, siamo chiamati e inviati a testimoniare questa verità salvifica con parole edificanti e opere di carità”.
Infine ha incoraggiato il prosieguo del dialogo cattolico-luterano: “Tali esempi di cooperazione, insieme alla lunga tradizione di celebrare congiuntamente la festa di sant’Enrico, sono segni eloquenti di un ecumenismo concreto e fruttuoso e possono contribuire a incoraggiare la Sesta Fase del Dialogo Internazionale Cattolico-Luterano, che inizierà il mese prossimo. Sono certo che il Vescovo Goyarrola, in qualità di Co-Presidente, porterà queste esperienze positive dell’ecumenismo finlandese a questo dialogo”.
Nel mezzo di questi due incontri papa Leone XIV ha ringraziato i dirigenti e gli agenti dell’ispettorato della Pubblica Sicurezza del Vaticano per l’anno giubilare appena concluso: “Avete dovuto gestire file interminabili di persone e folle numerose, accompagnare spostamenti e mantenere presidi, con il buono e il cattivo tempo e con orari e ritmi spesso scomodi ed esigenti. In merito a questo, un pensiero di ringraziamento va anche ai vostri cari che, in modo indiretto, si sono trovati a loro volta coinvolti in queste dinamiche, adattandosi alle esigenze dei vostri impegni e turni straordinari di lavoro e, immagino, rinunciando spesso alla vostra presenza”.
La garanzia della sicurezza rende un luogo sereno: “Ordine e sicurezza sono doni che costano sacrificio a chi li garantisce e che però contribuiscono notevolmente al bene di tutti: in questo caso non solo allo svolgersi pratico delle attività nel rispetto delle norme, ma anche al loro collocarsi in un clima sereno e raccolto. Un ambiente sicuro è infatti di grande aiuto alla preghiera, e moltissimi visitatori (alcuni arrivati a Roma con lunghi viaggi e addossandosi sacrifici fisici ed economici) nei mesi passati lo hanno potuto sperimentare anche grazie a voi”.
(Foto: Santa Sede)
Papa Leone XIV: il battesimo è la porta del cielo
“Il mio pensiero si rivolge a quanto sta accadendo in questi giorni in Medio Oriente, in particolare in Iran e in Siria, dove persistenti tensioni stanno provocando la morte di molte persone. Auspico e prego che si coltivi con pazienza il dialogo e la pace, perseguendo il bene comune dell’intera società. In Ucraina nuovi attacchi, particolarmente gravi, indirizzati soprattutto a infrastrutture energetiche, proprio mentre il freddo si fa più duro, colpiscono pesantemente la popolazione civile. Prego per chi soffre e rinnovo l’appello a cessare le violenze e a intensificare gli sforzi per arrivare alla pace”: al termine della recita dell’Angelus della domenica del battesimo di Gesù papa Leone XIV ha invitato a pregare per la pace in Medio Oriente, soprattutto per Siria ed Iran, e per la popolazione ucraina.
Ed ha riferito che ha battezzato alcuni neonati dei dipendenti della Santa Sede, estendendo la sua benedizione a tutti i bambini: “Ora vorrei estendere la mia benedizione a tutti i bambini che hanno ricevuto o riceveranno il Battesimo in questi giorni, a Roma e nel mondo intero, affidandoli alla materna protezione della Vergine Maria. In modo particolare prego per i bimbi nati in condizioni più difficili, sia di salute sia per i pericoli esterni. La grazia del Battesimo, che li unisce al mistero pasquale di Cristo, agisca efficacemente in loro e nei loro familiari”.
Prima della recita dell’Angelus il papa ha sottolineato il motivo per cui Dio si è fatto uomo: “Carissimi, Dio non guarda il mondo da lontano, senza toccare la nostra vita, i nostri mali e le nostre attese! Egli viene in mezzo a noi con la sapienza del suo Verbo fatto carne, coinvolgendoci in un sorprendente progetto d’amore per l’intera umanità”.
Il battesimo di Gesù mostra la misericordia di Dio: “Sì, nella sua santità il Signore si fa battezzare come tutti i peccatori, per rivelare l’infinita misericordia di Dio. Il Figlio Unigenito, nel quale siamo fratelli e sorelle, viene infatti per servire e non per dominare, per salvare e non per condannare. Egli è il Cristo redentore: prende su di sé quello che è nostro, compreso il peccato, e ci dona quello che è suo, cioè la grazia di una vita nuova ed eterna”.
E’ stato un invito a ricordare il giorno del proprio battesimo: “Il sacramento del Battesimo realizza quest’evento in ogni tempo e in ogni luogo, introducendo ciascuno di noi nella Chiesa, che è il popolo di Dio, formato da uomini e donne di ogni nazione e cultura, rigenerati dal suo Spirito. Dedichiamo allora questo giorno a fare memoria del grande dono ricevuto, impegnandoci a testimoniarlo con gioia e con coerenza…
Il primo dei Sacramenti è un segno sacro, che ci accompagna per sempre. Nelle ore buie, il Battesimo è luce; nei conflitti della vita, il Battesimo è riconciliazione; nell’ora della morte, il Battesimo è porta del cielo”.
Anche nell’omelia per la festa del battesimo di Gesù il papa ha sottolineato che il battesimo trasforma in ‘creature’ nuove: “I figli, che ora tenete in braccio, sono trasformati in creature nuove. Come da voi genitori hanno ricevuto la vita, così ora ricevono il senso per viverla: la fede. Quando sappiamo che un bene è essenziale, subito lo cerchiamo per coloro che amiamo. Chi di noi, infatti, lascerebbe i neonati senza vestiti o senza nutrimento, nell’attesa che scelgano da grandi come vestirsi e che cosa mangiare? Carissimi, se il cibo e il vestito sono necessari per vivere, la fede è più che necessaria, perché con Dio la vita trova salvezza”.
Nella breve omelia il papa ha detto che il battesimo ci fa partecipe della Chiesa: “Il suo amore provvidente si manifesta in terra attraverso di voi, mamme e papà che chiedete la fede per i vostri figli. Certo, verrà il giorno in cui diventeranno pesanti da tenere in braccio; e verrà anche il giorno in cui saranno loro a sostenere voi. Il Battesimo, che ci unisce nell’unica famiglia della Chiesa, santifichi in ogni tempo tutte le vostre famiglie, donando forza e costanza all’affetto che vi unisce”.
Ed i gesti battesimali sono testimonianza della bellezza della vita nella Chiesa: “I gesti che tra poco compiremo ne sono bellissime testimonianze: l’acqua del fonte è il lavacro nello Spirito, che purifica da ogni peccato; la veste bianca è l’abito nuovo, che Dio Padre ci dona per l’eterna festa del suo Regno; la candela accesa al cero pasquale è la luce di Cristo risorto, che illumina il nostro cammino. Vi auguro di continuarlo con gioia lungo l’anno appena iniziato e per tutta la vita, certi che il Signore accompagnerà sempre i vostri passi”.
(Foto: Santa Sede)
Il Battesimo di Gesù: Questi è il Figlio mio. Ascoltatelo
Il Battesimo di Gesù è una seconda Epifania; nella prima è una stella che ha guidato i popoli a Gesù quando questi era ancora bambino ed abitava a Betlemme di Giudea; nella seconda Epifania, nel Battesimo, Gesù è ormai adulto e si reca dalla Galilea al fiume Giordano dove Giovanni battezzava. Il Battesimo predicato da Giovanni era un invito alla conversione, un battesimo di penitenza, un segno che evidenzia la conversione del cuore in attesa della venuta ormai imminente di Cristo. Gesù, vero uomo, perché aveva assunto la natura umana, si avvicina con una straordinaria umiltà a Giovanni, facendosi largo tra la folla, e chiede a Giovanni di essere battezzato.
La sua umiltà anticipa quasi gli stessi sentimenti che ebbe a manifestare nell’ultima Cena, quando si cinse un asciugatoio e volle lavare i piedi ai suoi Apostoli: ‘Voi mi chiamate Signore e Maestro ed io vi ho lavato i piedi, così dovete fare l’un all’altro’. Giovanni si accorge che Gesù non è uno dei tanti che si proclamavano peccatori e avrebbe voluto impedire quel gesto di umiltà profonda e dice: ‘Io ho bisogno di essere battezzato da te e tu vieni a me?’, ma Gesù di rimando: ‘Lascia fare per ora perché conviene che così adempiamo ogni giustizia’.
Giovanni predicava l’imminenza del regno di Dio per preparare i cuori alla purificazione; il suo battesimo infatti era solo un segno esterno di vera penitenza. Ad additare Gesù, come Figlio di Dio, non sono gli Angeli che cantarono davanti ai pastori: gloria a Dio, pace agli uomini amati dal Signore; non è una stella-cometa che aveva segnato la strada da percorrere ai Magi, ma è il Padre, che sta nei cieli, che interviene: ‘Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto. Ascoltatelo’.
Grande mistero dell’amore divino: le mani tremanti di Giovanni adempiono la sua missione mentre Gesù esce dal fiume Giordano per iniziare la sua vita pubblica, la sua missione. Gesù non necessitava del battesimo di Giovanni perché non aveva bisogno di penitenza, ma ha voluto essere battezzato perché gli uomini si accostassero a quel battesimo di cui necessitavano; volle essere un esempio a tutti, esempio credibile anche perché così Giovanni e il popolo hanno potuto ascoltare la testimonianza del Padre; vera Epifania, la seconda Epifania del Signore.
Un giorno Giovanni dirà a coloro che addirittura pensavano che Egli poteva essere il Messia perché battezzava e tutti accorrevano a lui: ‘Io battezzo con acqua, ma in mezzo a voi c’è uno che non conoscete; è colui che battezzerà con lo Spirito santo e il fuoco’.
Il Battesimo. Sacramento, che noi abbiamo ricevuto , è il Battesimo di Cristo Gesù, segno efficace della grazia, come disse Gesù ed insegna la Chiesa: ‘chi crederà e sarà battezzato, sarà salvo’; sacramento che riceviamo nella fede, se adulti; se piccoli nella fede dei genitori e della Chiesa nella quale si entra con esso a pieno titolo perché il Battesimo è segno visibile della grazia invisibile; sacramento che va nutrito ed alimentato ogni giorno con la preghiera e la vita cristiana.
Il Battesimo cristiano è infatti una vera rinascita: l’uomo vecchio lascia il posto all’uomo nuovo; con esso si conquista il dono della vita perduta con il peccato originale, ma tale dono deve essere accolto e vissuto responsabilmente. Un dono di amicizia vera si indica con un ‘sì’ all’amico ed implica un ‘no’ a quanto non è compatibile con l’amicizia; un ‘sì’ a Cristo che è morto e risorto, il ‘sì’ al vincitore della morte. Cristo Gesù infatti è l’unica via per l’immortalità cercata ed agognata dall’uomo. Cristo è l’albero della vita reso nuovamente accessibile.
Il Rito liturgico del Battesimo richiama il tema della fede quando il sacerdote ricorda ai genitori e all’assemblea di educare il bambino nella fede con le parole e con le opere. Generato con il battesimo a vita nuova, il cristiano inizia il suo cammino di crescita nella fede ed invoca Dio ‘Abba!’, Padre nostro! Nello stesso rito vengono pronunciati tre ‘sì’ e tre ‘no’: il ‘sì’ a Cristo nella professione della fede cristiana; il ‘no’ a Satana con il quale si professa di rinunciare al diavolo, principio del male, e a tutti i suoi inganni e seduzioni. Con il Battesimo il cristiano, come si esprime il Concilio Vaticano II, partecipa dell’ufficio sacerdotale, profetico e regale.
Da qui la necessità, oggi più che mai, di riscoprire la grandezza del nostro Battesimo, che ci immette nella comunione dei santi, nella famiglia di Dio. Da qui le parole del Padre: ‘Questi è mio Figlio, ascoltatelo!’; è un imperativo che non significa solo prestategli attenzione o mettete in pratica il suo insegnamento, ma accogliete il suo messaggio e siate testimoni con le opere e con le parole. I Pastori e i Magi videro Gesù, ascoltarono Maria e ritornarono a casa pieni di gioia. Amico, vuoi essere felice? Dai un senso vero alla tua vita, credi in Gesù, ascolta Maria: Ad Iesum per Mariam. Diceva Dante: ‘Chi vuol grazia e a te non ricorre, sua disianza vuol volar senz’ali’. (Paradiso, canto XXXIII).
Papa Leone XIV prega la Madre di Dio per una Chiesa nella strada
“Ave, o Maria! Rallegrati, piena di grazia, di quella grazia che, come luce gentile, rende radiosi coloro su cui riverbera la presenza di Dio”: nel pomeriggio papa Leone XIV si è recato in piazza di Spagna per l’atto di devozione alla statua della Vergine Maria nella solennità dell’Immacolata, pregando perché ‘fiorisca la speranza giubilare a Roma e in ogni angolo della terra’ e chiedendo che si aprano le porte ‘di case’ e di ‘oasi di pace in cui rifiorisca la dignità, si educhi alla non violenza, si impari l’arte della riconciliazione’.
Ai circa 30.000 fedeli, disposti in semicerchio dietro le transenne, il papa ha pregato la Madonna di ‘illuminare’ la città: “Immacolata, Madre di un popolo fedele, la tua trasparenza illumina Roma di luce eterna, il tuo cammino profuma le sue strade più dei fiori che oggi ti offriamo.
Molti pellegrini dal mondo intero, o Immacolata, hanno percorso le strade di questa città nel corso della storia e in questo anno giubilare. Un’umanità provata, talvolta schiacciata, umile come la terra da cui Dio l’ha plasmata e in cui non cessa di soffiare il suo Spirito di vita”.
Il papa ha chiesto alla Madonna di salvaguardare le persone che ancora nutrono la speranza: “Guarda, o Maria, a tanti figli e figlie nei quali non si è spenta la speranza: germogli in loro ciò che il tuo Figlio ha seminato, Lui, Parola viva che in ciascuno domanda di crescere ancora, di prendere carne, volto e voce.
Fiorisca la speranza giubilare a Roma e in ogni angolo della terra, speranza nel mondo nuovo che Dio prepara e di cui tu, o Vergine, sei come la gemma e l’aurora. Dopo le porte sante, si aprano ora altre porte di case e oasi di pace in cui rifiorisca la dignità, si educhi alla non violenza, si impari l’arte della riconciliazione”.
La preghiera del papa è stata un’invocazione per il Regno di Dio: “Venga il regno di Dio, novità che tanto sperasti e a cui apristi integralmente te stessa, da bambina, da giovane donna e da madre della Chiesa nascente. Ispira nuove intuizioni alla Chiesa che in Roma cammina ed alle Chiese particolari che in ogni contesto raccolgono le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei nostri contemporanei, dei poveri soprattutto, e di tutti coloro che soffrono”.
E’ stata una preghiera in cui il papa ha chiesto un battesimo generativo: “Il battesimo generi ancora uomini e donne santi e immacolati, chiamati a diventare membra vive del Corpo di Cristo, un Corpo che agisce, consola, riconcilia e trasforma la città terrena in cui si prepara la Città di Dio.
Intercedi per noi, alle prese con cambiamenti che sembrano trovarci impreparati e impotenti. Ispira sogni, visioni e coraggio, tu che sai più di chiunque altro che nulla è impossibile a Dio, ed insieme che Dio non fa nulla da solo”.
Ecco la richiesta di essere Chiesa nella strada: “Mettici in strada, con la fretta che un giorno mosse i tuoi passi verso la cugina Elisabetta e la trepidazione con cui ti facesti esule e pellegrina, per essere benedetta, sì, ma fra tutte le donne, prima discepola del tuo Figlio, madre del Dio con noi.
Aiutaci ad essere sempre Chiesa con e tra la gente, lievito nella pasta di un’umanità che invoca giustizia e speranza. Immacolata, donna di infinita bellezza, abbi cura di questa città, di questa umanità. Indicale Gesù, portala a Gesù, presentala a Gesù”.
Ed anche nell’Angelus papa Leone XIV ha sottolineato il valore di questa solennità: “Il Signore ha concesso a Maria la grazia straordinaria di un cuore totalmente puro, in vista di un miracolo ancora più grande: la venuta nel mondo, come uomo, del Cristo salvatore… Così questa festa, che ci fa gioire per la bellezza senza macchia della Madre di Dio, ci invita anche a credere come lei ha creduto, dando il nostro assenso generoso alla missione a cui il Signore ci chiama”.
Anche il cristiano, attraverso il battesimo, può vivere la condizione della Madre di Dio: “Il miracolo che per Maria è avvenuto al suo concepimento, per noi si è rinnovato nel Battesimo: lavati dal peccato originale, siamo diventati figli di Dio, sua dimora e tempio dello Spirito Santo… Carissimi, è grande il dono dell’Immacolata Concezione, ma lo è anche il dono del Battesimo che abbiamo ricevuto!
E’ meraviglioso il ‘sì’ della Madre del Signore, ma può esserlo anche il nostro, rinnovato ogni giorno fedelmente, con gratitudine, umiltà e perseveranza, nella preghiera e nelle opere concrete dell’amore, dai gesti più straordinari agli impegni e ai servizi più feriali e quotidiani, così che ovunque Gesù possa essere conosciuto, accolto e amato e a tutti giunga la sua salvezza”.
(Foto: Santa Sede)
Chiesa: no al diaconato femminile, ma non chiusura definitiva
“Caro Santo Padre, mi rivolgo a Lei perché, come è noto, papa Francesco ha avocato a sé la questione del possibile accesso delle donne al diaconato: per tale ragione, tenendo presente il lavoro svolto dalle diverse Commissioni nominate per studiare questo argomento, vorrei sottoporLe una breve sintesi di alcuni nuclei tematici nella speranza che possano esserLe di aiuto nel discernimento”: così inizia il documento che la commissione sul diaconato femminile, guidata dal card. Giuseppe Petrocchi, arcivescovo emerito de L’Aquila ha redatto con il risultato dei lavori, escludendo per ora la possibilità di procedere nella direzione dell’ammissione delle donne al diaconato inteso come grado del sacramento dell’ordine, anche se al momento non è possibile ‘formulare un giudizio definitivo, come nel caso dell’ordinazione sacerdotale’.
Infatti nella relazione di 7 pagine, che il porporato ha inviato a papa Leone XIV lo scorso 18 settembre, c’è scritto: “Lo status quaestionis intorno alla ricerca storica e all’indagine teologica, considerati nelle loro mutue implicazioni, esclude la possibilità di procedere nella direzione dell’ammissione delle donne al diaconato inteso come grado del sacramento dell’ordine. Alla luce della Sacra Scrittura, della Tradizione e del Magistero ecclesiastico, questa valutazione è forte, sebbene essa non permetta ad oggi di formulare un giudizio definitivo, come nel caso dell’ordinazione sacerdotale”.
La Commissione con nove sì ed un no ha formulato l’auspicio che venga ampliato “l’accesso delle donne ai ministeri istituiti per il servizio della comunità, assicurando così anche un adeguato riconoscimento ecclesiale alla diaconia dei battezzati, in particolare delle donne. Questo riconoscimento risulterà un segno profetico specie laddove le donne patiscono ancora situazioni di discriminazione di genere”.
La Commissione, nella prima sessione di lavori (2021) era arrivata a stabilire che “la Chiesa ha riconosciuto in diversi tempi, in diversi luoghi e in varie forme il titolo di diacono/diaconessa riferito alle donne attribuendo però ad esso un significato non univoco”. Nel 2021, all’unanimità, il confronto teologico ha portato ad affermare che “l’approfondimento sistematico sul diaconato, nel quadro della teologia del sacramento dell’ordine, suscita interrogativi sulla compatibilità dell’ordinazione diaconale delle donne con la dottrina cattolica del ministero ordinato”.
Nella seconda sessione di lavori (luglio 2022), la commissione aveva approvato (con 7 voti favorevoli ed 1 contrario) la formulazione, che esclude la possibilità di procedere verso l’ammissione delle donne al diaconato come grado del sacramento dell’ordine ma senza formulare oggi ‘un giudizio definitivo’.
Infine, nell’ultima sessione di lavori (febbraio 2025), dopo che su indicazione del Sinodo si era consentito a chiunque volesse farlo di inviare il proprio contributo, la commissione ha esaminato tutto il materiale pervenuto: “Anche se gli interventi affluiti erano numerosi, le persone o i gruppi che avevano inviato i loro elaborati erano soltanto ventidue e rappresentavano pochi paesi. Di conseguenza, sebbene il materiale sia abbondante e in alcuni casi abilmente argomentato, non si può considerare come la voce del Sinodo e tantomeno del popolo di Dio nel suo insieme”.
E nella conclusione il card. Petrocchi ha evidenziato che “la Commissione ha insistito sull’urgenza di valorizzare la ‘diakonia battesimale’, come fondamento di qualunque ministerialità ecclesiale. In tale quadro, deve essere sempre meglio compresa e sviluppata la ‘dimensione mariana’, come anima di ogni ‘diakonia’, nella Chiesa e nell’Umanità”.
Infine è stato ‘lanciato’ un invito ad approfondire l’identità del diaconato: “In tale contesto appare indispensabile, come condizione previa per successivi discernimenti, incentivare un rigoroso e allargato esame critico condotto sul versante del ‘diaconato in sé stesso’, cioè sulla sua ‘identità’ sacramentale e sulla sua ‘missione’ ecclesiale, chiarendo alcuni aspetti ‘strutturali’ e pastorali che attualmente non risultano interamente definiti. In questa ‘diakonia alla verità’ la Chiesa deve agire con ‘parresia’ evangelica, ma anche con la dovuta libertà valutativa e trasparenza discorsiva”.
Comunque ha auspicato una ‘specificità’ del diaconato ed una partecipazione delle donne nelle ‘decisioni’ ecclesiali: “Va anche rilevato che in molte Diocesi del mondo non esiste il ministero del diaconato, e in interi Continenti questa istituzione sacramentale è quasi assente. Dove è operante, le attività dei diaconi non raramente sono coincidenti con ruoli propri dei ministeri laicali o dei ministranti nella liturgia, suscitando nel Popolo di Dio domande sul significato specifico della loro ordinazione.
Occorre, inoltre, sottolineare che le diverse Commissioni sono state unanimi nel segnalare la necessità di dilatare gli ‘spazi comunionali’ perché le donne possano esprimere una adeguata partecipazione e corresponsabilità nei gangli decisionali della Chiesa, anche attraverso la creazione di nuovi Ministeri laicali”.
Papa Leone XIV invita a portare il fuoco di Gesù nel mondo
“Cari fratelli e sorelle, sono vicino alle popolazioni del Pakistan, dell’India e del Nepal colpite da violente alluvioni. Prego per le vittime e i loro familiari e per quanti soffrono a causa di questa calamità. Preghiamo perché vadano a buon fine gli sforzi per far cessare le guerre e promuovere la pace; affinché, nelle trattative, si ponga sempre al primo posto il bene comune dei popoli”: al termine della recita dell’Angelus a Castel Gandolfo papa Leone XIV ha espresso vicinanza alle popolazioni colpite dalle alluvioni ed ha invitato a pregare per la pace.
Prima della recita dell’Angelus il papa ha offerto una meditazione ‘missionaria’ sul vangelo odierno: “Così dicendo, il Signore anticipa ciò che dovrà affrontare quando a Gerusalemme sarà osteggiato, arrestato, insultato, percosso, crocifisso; quando il suo messaggio, pur parlando d’amore e di giustizia, sarà rifiutato; quando i capi del popolo reagiranno con ferocia alla sua predicazione.
Del resto, tante delle comunità a cui l’evangelista Luca si rivolgeva con i suoi scritti, vivevano la stessa esperienza. Erano, come ci dicono gli Atti degli Apostoli, comunità pacifiche che, pur con i loro limiti, cercavano di vivere al meglio il messaggio di carità del Maestro. Eppure subivano persecuzioni”.
L’invito di Gesù è quello della non omologazione: “Ci invita a non rispondere alla prepotenza con la vendetta, ma a rimanere fedeli alla verità nella carità. I martiri ne danno testimonianza spargendo il sangue per la fede, ma anche noi, in circostanze e con modalità diverse, possiamo imitarli”.
Ciò è ben risaputo dai genitori o dagli insegnanti: “Pensiamo, ad esempio, al prezzo che deve pagare un buon genitore, se vuole educare bene i suoi figli, secondo principi sani: prima o poi dovrà saper dire qualche ‘no’, fare qualche correzione, e questo gli costerà sofferenza.
Lo stesso vale per un insegnante che desideri formare correttamente i suoi alunni, per un professionista, un religioso, un politico, che si propongano di svolgere onestamente la loro missione, e per chiunque si sforzi di esercitare con coerenza, secondo gli insegnamenti del Vangelo, le proprie responsabilità”.
Mentre nel Santuario Santa Maria della Rotonda ad Albano ha celebrato la messa, ricordando che la domenica è una’gioia’ partecipare all’Eucarestia: “Se, infatti, è già un dono essere oggi vicini e vincere la distanza guardandoci negli occhi, come veri fratelli e sorelle, un dono più grande è vincere nel Signore la morte. Gesù ha vinto la morte (la domenica è il suo giorno, il giorno della Risurrezione) e noi iniziamo già a vincerla con Lui.
E’ così: ognuno di noi viene in chiesa con qualche stanchezza e paura (a volte più piccole, a volte più grandi) e subito siamo meno soli, siamo insieme e troviamo la Parola e il Corpo di Cristo. Così il nostro cuore riceve una vita che va oltre la morte. E’ lo Spirito Santo, lo Spirito del Risorto, a fare questo fra di noi e in noi, silenziosamente, domenica dopo domenica, giorno dopo giorno”.
La celebrazione eucaristica è partecipata anche dalle persone assistite dalla Caritas diocesana, sottolineando l’accoglienza della Chiesa, prendendo a prestito la forma circolare del santuario: “Ci troviamo in un antico Santuario le cui mura ci abbracciano. Si chiama ‘Rotonda’ e la forma circolare, come a piazza San Pietro e come in altre chiese antiche e nuove, ci fa sentire accolti nel grembo di Dio. All’esterno la Chiesa, come ogni realtà umana, può apparirci spigolosa. La sua realtà divina, però, si manifesta quando ne varchiamo la soglia e troviamo accoglienza.
Allora la nostra povertà, la nostra vulnerabilità e soprattutto i fallimenti per cui possiamo venire disprezzati e giudicati (ed a volte noi stessi ci disprezziamo e ci giudichiamo) sono finalmente accolti nella dolce forza di Dio, un amore senza spigoli, un amore incondizionato. Maria, la madre di Gesù, per noi è segno e anticipazione della maternità di Dio. In lei diventiamo una Chiesa madre, che genera e rigenera non in virtù di una potenza mondana, ma con la virtù della carità”.
E commentando il Vangelo papa Leone XIV ha sottolineato il significato della pace: “Cari amici, il mondo ci abitua a scambiare la pace con la comodità, il bene con la tranquillità. Per questo, affinché in mezzo a noi venga la sua pace, lo shalom di Dio, Gesù deve dirci: ‘Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso!’ Forse i nostri stessi familiari, come preannuncia il Vangelo, e persino gli amici si divideranno su questo”.
Ma la pace di Gesù consiste in un fuoco, quello battesimale: “E qualcuno ci raccomanderà di non rischiare, di risparmiarci, perché importa stare tranquilli e gli altri non meritano di essere amati. Gesù invece si è immerso nella nostra umanità con coraggio. Ecco il ‘battesimo’ di cui parla: è il battesimo della croce, un’immersione totale nei rischi che l’amore comporta. E noi quando, come si dice, ‘facciamo la comunione’, ci alimentiamo di questo suo dono audace”.
Tale fuoco porta a vivere per gli altri: “La Messa nutre questa decisione. E’ la decisione di non vivere più per noi stessi, di portare il fuoco nel mondo. Non il fuoco delle armi, e nemmeno quello delle parole che inceneriscono gli altri. Questo no. Ma il fuoco dell’amore, che si abbassa e serve, che oppone all’indifferenza la cura e alla prepotenza la mitezza; il fuoco della bontà, che non costa come gli armamenti, ma gratuitamente rinnova il mondo. Può costare incomprensione, scherno, persino persecuzione, ma non c’è pace più grande di avere in sé la sua fiamma”.
Ecco il motivo per cui ha ringraziato il vescovo di Albano, mons. Vincenzo Viva, e gli operatori della Caritas diocesana per il ‘fuoco della carità’ ai poveri: “E vi incoraggio a non distinguere tra chi assiste e chi è assistito, tra chi sembra dare e chi sembra ricevere, tra chi appare povero e chi sente di offrire tempo, competenze, aiuto. Siamo la Chiesa del Signore, una Chiesa di poveri, tutti preziosi, tutti soggetti, ognuno portatore di una Parola singolare di Dio.
Ognuno è un dono per gli altri. Abbattiamo i muri. Ringrazio chi opera in ogni comunità cristiana per facilitare l’incontro fra persone diverse per provenienza, per situazione economica, psichica, affettiva: solo insieme, solo diventando un unico Corpo in cui anche il più fragile partecipa in piena dignità, siamo il Corpo di Cristo, la Chiesa di Dio”.
Tale fuoco abbatte i pregiudizi ed ha invitato a fare entrare Gesù nelle case: “Questo avviene quando il fuoco che Gesù è venuto a portare brucia i pregiudizi, le prudenze e le paure che emarginano ancora chi porta scritta la povertà di Cristo nella propria storia. Non lasciamo fuori il Signore dalle nostre chiese, dalle nostre case e dalla nostra vita. Nei poveri, invece, lasciamolo entrare e allora faremo pace anche con la nostra povertà, quella che temiamo e neghiamo quando cerchiamo a ogni costo tranquillità e sicurezza”.
(Foto: Santa Sede)
XX Domenica del Tempo Ordinario: sono venuto a portare il fuoco sulla terra!
Il fuoco che Gesù è venuto a portare sulla terra indica l’amore di Dio che purifica e trasforma. Questo fuoco è lo Spirito Santo, fuoco che Gesù ha promesso ed infiamma il cuore dei discepoli e dona forza e coraggio. La venuta di Gesù nel mondo segna un momento assai decisivo e le parole di Gesù hanno lo scopo di aiutare i suoi discepoli ad abbandonare ogni segno di pigrizia, di apatia, di indifferenza e mettersi subito all’opera perché questo fuoco divampi e si diffonda. Questo fuoco è l’amore vero e Gesù ci chiama a diffonderlo nel mondo e, grazie ad esso, gli uomini debbono prendere coscienza di essere fratelli e Dio è il ‘Padre nostro che è nei cieli’.
Il cristianesimo è la religione dell’entusiasmo e mira ad un ideale: la conquista della vera felicità, della giustizia, la sapienza e l’immortalità. Tanti hanno perseguitato lungo i secoli il cristianesimo, convinti che era la religione dei deboli, dei vinti, delle donne e degli anziani; hanno invece dovuto constatare che il cristiano è il vero vincitore. Gesù ci insegna a combattere, sicuri di avere in fine la vittoria. Ecco perché afferma: ‘Non sono venuto a portare la pace sulla terra ma la spada’. La nostra natura purtroppo è inferma e il primo avversario é sempre il nostro io superbo, angoloso che ci porta a scambiare la libertà per libertinaggio.
Il fuoco, di cui parla Gesù, è una immagine simbolica dell’amore: Dio è amore; Gesù è l’amore sceso in mezzo a noi in forma umana; la nostra missione è ‘ascolta Israele: amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore… amerai il prossimo tuo come te stesso’. Il cristiano è chiamato ad essere profeta, missionario per insegnare ad espandere l’amore.
Il cristiano vero trova il suo avversario in chi non ha fede o non è cristiano; quell’uomo in cui prevale l’egoismo, l’arrivismo, l’interesse privato. Il vero cristiano sa bene che l’amore è dare, servire, voglio il tuo bene; l’amore è dare non ricevere. Purtroppo il cristiano o il profeta oggi deve fare i conti con un laicismo imperante, con quanti detengono il potere economico e politico e si arrogano il diritto di definirsi: ‘gli amici del popolo’.
Allo stesso modo allora ‘si levarono contro Gesù e lo misero in croce’. Pilato allora si lavò le mani; gli avversari accusarono Gesù e lo condannarono in croce come avevano fatto con il profeta Geremia o Erode con Giovanni Battista. Missione della Chiesa di Gesù è evangelizzare, predicare, annunciare la parola di Dio che è come un seme che si getta nel campo per fruttificare. La parola di Dio mira alla realizzazione della comunione universale dove tutti dobbiamo riconoscerci fratelli, membra dello stesso corpo, figli del Padre, che sta nei cieli.
Questo annuncio, questa evangelizzazione crea talvolta divisione; davanti al messaggio di Cristo non può esserci compromesso; questo infatti comporta una scelta fondamentale che ci interpella nel profondo della coscienza. Gesù è venuto a separare il bene dal male, il giusto dall’ingiusto. Non è possibile, per esempio. coniugare la vera religiosità con le pratiche superstiziose. E’ l’ora di risvegliarsi dal sonno, dal letargo, prendere coscienza di dovere essere coerente con la tua scelta: se sei figlio di Dio, è necessario che scuoti la cenere ed aderisci a lui e al suo gesto di amore.
Sei figlio di Dio per il battesimo ricevuto? Vivi da figlio amando Dio e i fratelli. Ti costerà lotta, sacrificio ma, con l’aiuto di Dio, la vittoria è assicurata. Allora, alza gli occhi, amico; guarda i segni dei tempi. La Santissima Vergine, madre di Gesù e nostra, ti sarà accanto in questo cammino e in tutte le scelte quotidiane. Sarai allora veramente felice.
Papa Leone XIV invita i giovani ad essere speranza nel mondo
“E oggi le vostre voci, il vostro entusiasmo, le vostre grida (che sono tutte per Gesù Cristo) saranno ascoltate fino ai confini del mondo. Oggi state iniziando alcuni giorni, un cammino, il Giubileo della Speranza, e il mondo ha bisogno di messaggi di speranza; voi siete questo messaggio, e dovete continuare a dare speranza a tutti”: al termine della celebrazione eucaristica di apertura del giubileo dei giovani presieduta da mons. Rino Fischella, Pro-Prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazione, papa Leone XIV a sorpresa ha rivolto alcune parole di benvenuto.
E’ un invito ad essere ‘semi’ di speranza: “Speriamo che tutti voi siate sempre segni di speranza nel mondo! Oggi stiamo cominciando. Nei prossimi giorni avrete l’opportunità di essere una forza che può portare la grazia di Dio, un messaggio di speranza, una luce alla città di Roma, all’Italia e a tutto il mondo. Camminiamo insieme con la nostra fede in Gesù Cristo.
Ed il nostro grido deve essere anche per la pace nel mondo. Diciamo tutti: ‘Vogliamo la pace nel mondo!’ Preghiamo per la pace. Preghiamo per la pace e siamo testimoni della pace di Gesù Cristo, di riconciliazione, di questa luce del mondo che tutti stiamo cercando”.
A dare il benvenuto ai 120.000 giovani in piazza san Pietro è stato mons. Rino Fisichella, che nell’omelia ha ringraziato soprattutto i giovani provenienti dalle zone in guerra: “Dall’Ucraina dalla Palestina giunga a tutti l’abbraccio di fraternità che ci rendi uniti e un corpo solo… Il Signore non vi deluderà. Vi viene incontro”.
Questa è stata una esortazione: “Siate vigili per cogliere la sua presenza. Vivete questi giorni con gioia e spiritualità, scoprendo nuove amicizie, ma soprattutto contemplate Roma e le tante opere d’arte espressione della fede che ha generato tanta bellezza”.
Nell’omelia mons. Fisichella ha preso spunto dal racconto evangelico della risurrezione di Lazzaro, che narra anche del dialogo con le sorelle Marta e Maria: “La fede è un incontro, ma il primo che ci viene incontro è Gesù, quando vuole, come vuole, nel tempo stabilito da Lui, non da noi. Noi siamo chiamati solo a rispondere quando ci viene incontro… Marta è il segno della nostra fede, segno che quando il Signore vuole incontrarci, deve trovare in noi delle persone vigilanti, pronte, pronte a correre verso di Lui senza esitare”.
Mentre in mattinata il papa aveva incontrato i Neofiti e Catecumeni francesi: “Che gioia vedere dei giovani che s’impegnano nella fede e vogliono dare un senso alla loro vita, lasciandosi guidare da Cristo e dal suo Vangelo! Il battesimo fa di noi membri a pieno titolo della grande famiglia di Dio. L’iniziativa viene sempre da Lui e noi rispondiamo facendo l’esperienza del suo amore che ci salva. Nel vostro percorso come catecumeni e nuovi battezzati, ognuno di voi fa un incontro personale con il Signore nella comunità che l’accoglie”.
Il battesimo rende testimoni di Gesù: “Nel rito del battesimo, c’è un segno molto forte, molto forte, è quando riceviamo la candela accesa al cero pasquale. E’ la luce di Cristo morto e risorto che noi ci impegniamo a mantenere accesa alimentandola con l’ascolto della Parola di Dio e la comunione assidua con Gesù Eucaristia… Per vivere felici e in pace, siamo chiamati a riporre la nostra speranza in Gesù Cristo”.
E’ un invito a condividere l’esperienza di fede, come è raccontato dal profeta Isaia: “Siete chiamati a condividere la vostra esperienza di fede con gli altri, testimoniando l’amore di Cristo e divenendo discepoli missionari. Non limitatevi alla sola conoscenza teorica, ma vivete la vostra fede in modo concreto, sperimentando l’amore di Dio nella vostra vita quotidiana.
Il cammino di fede può essere lungo e a volte difficile, ma non scoraggiatevi, perché Dio è sempre presente per sostenervi. .. E’ fondamentale fare l’esperienza di Dio nella preghiera, nella pratica dei sacramenti, in particolare nella riscoperta del sacramento della Riconciliazione, e nella vita comunitaria, al fine di crescere nella fede e nell’amore”.
Infine papa Leone XIV invita ad essere cristiani ‘autentici’: “Non nasciamo cristiani, lo diveniamo quando siamo toccati dalla grazia di Dio. Tuttavia questo ‘tocco’ si esprime attraverso la nostra scelta attentamente ponderata e il nostro cammino personale. Senza questi veri requisiti, indosseremo l’etichetta di cristiani, ma di cristiani di convenienza, di abitudine o di comodo.
Diveniamo cristiani autentici quando ci lasciamo toccare personalmente nella nostra vita di ogni giorno dalla parola e dalla testimonianza di Gesù. In mezzo alle vostre tribolazioni, ai momenti di solitudine e di aridità, alle incomprensioni, alle vostre fatiche, possano i vostri cuori radicarsi in lui che è ‘la via, la verità e la vita’, la fonte di ogni pace, gioia e amore”.
(Foto: Santa Sede)
Aquileia, ritorno e ripartenza: ‘Tenere lo sguardo fisso su Gesù’
Si è svolto sabato 14 giugno ad Aquileia il pellegrinaggio giubilare delle facoltà ecclesiastiche presenti nel Triveneto: Facoltà teologica del Triveneto (sede e Istituti collegati in rete), Facoltà di diritto canonico San Pio X di Venezia, Istituto di Liturgia pastorale Santa Giustina di Padova e Istituto di studi ecumenici San Bernardino di Venezia.
Un’esperienza di preghiera e di spiritualità, di incontro e di festa a cui hanno partecipato circa 400 persone, fra studenti e studentesse, docenti e personale delle quattro istituzioni accademiche. La giornata, iniziata con l’ingresso in Basilica attraverso il Battistero e il rito del rinnovo delle promesse battesimali guidato dal vescovo di Gorizia mons. Carlo Roberto Maria Redaelli, ha avuto il suo momento centrale nella celebrazione eucaristica presieduta da S.Em. card. Pietro Parolin, Segretario di Stato della Santa Sede, e concelebrata dai vescovi del Triveneto.
Sguardi innocenti, pieni di stupore, di curiosità, di attesa: sono gli occhi dei compaesani di Gesù, fissi su di lui mentre parla in sinagoga all’inizio della sua predicazione: come vorremmo che la chiesa fosse così! Il cardinale Pietro Parolin nell’omelia ha commentato: «si realizzerebbe la splendida raccomandazione della Lettera agli ebrei, che invita a tenere lo sguardo fisso su Gesù, a non essere comunità piegata su se stessa né preoccupata di catturare l’attenzione del mondo». Ha poi citato alcune fra le prime parole di papa Leone XIV nella Cappella Sistina: «Un impegno irrinunciabile per chiunque nella chiesa eserciti un ministero di autorità è sparire perché rimanga Cristo, farsi piccolo perché lui sia conosciuto e glorificato».
«Tenere lo sguardo su Gesù è il compito primo della teologia – ha affermato –. A voi, che siete impegnati in questo ministero fondamentale per la vita della chiesa, è data la meravigliosa possibilità di rinnovare continuamente tale incanto contemplativo. In questo modo è possibile accogliere un ministero che va studiato e indagato con il rigore degli studi, certo, ma che va amato con la tenerezza degli affetti e va declinato con una passione autentica per l’umanità dolente di oggi. Mistero che ci viene donato in modo del tutto speciale nell’Eucaristia, per la quale va continuamente coltivato lo “stupore eucaristico”, da cui si impara a trasformare la parola proclamata in vita vissuta».
«Il convenire in questa basilica oggi da parte delle istituzioni accademiche, nell’attuale contesto socio-culturale – contrassegnato da una parte dalle crescenti sfide e opportunità e dall’altra dalle vicende dolorose della situazione mondiale – consegna il compito di far vedere che l’ “oggi” di Dio è possibile anche qui, in un continuo raccordo tra la Parola di Dio, la vita sacramentale della chiesa e la prassi concreta delle comunità cristiane dentro il contesto di società civili sempre più diversificate. Queste istituzioni accademiche vanno considerate come uno dei segni più belli della vitalità delle nostre chiese».
Al termine della messa il cardinale Parolin ha voluto sottolineare il clima «intenso, solenne e anche familiare» del momento celebrativo, aggiungendo una nota personale: «È commovente per me tornare qui, nel luogo da cui proviene anche la mia fede, che dà senso e sapore alla vita. Una fede che gratuitamente abbiamo ricevuto e che dobbiamo trasmettere alle nuove generazioni».
Il patriarca di Venezia, mons. Francesco Moraglia, nel saluto all’inizio della celebrazione ha sottolineato la valenza del luogo: «Qui, nell’aula teodoriana su cui, più tardi, sarebbe stata edificata la grande basilica patriarcale nella quale ci troviamo, fu celebrato il Concilio che concluse, per l’Occidente latino, la lunga e complessa storia della messa a punto della dottrina della consustanzialità del Verbo, iniziata a Nicea 1700 anni fa. Tutto ciò rende vivo, attuale e imprescindibile il compito filosofico e teologico circa l’intelligenza della fede di cui tutte le nostre Facoltà, in modi differenti, si rendono interpreti».
Negli interventi che hanno preceduto la celebrazione, Maurizio Girolami – preside della Facoltà teologica del Triveneto che quest’anno celebra i vent’anni della fondazione – ha sottolineato come «la fede chiede di essere pensata e il pensiero chiede il buon uso delle parole, cioè un buon uso della Parola di Dio che va conosciuta e amata; un buon uso delle parole ecclesiali, perché la Chiesa sia sempre visibilmente una, pur nella varietà delle sue espressioni di fede; un buon uso delle parole umane, perché possano fare sentire l’altro come fratello».
Marzia Ceschia, docente di teologia spirituale, ha evidenziato che «la teologia non è a servizio di un mondo ideale, ma del mondo come è, e richiede di non guardare a distanza la storia. Ci è richiesta una “mistica degli occhi aperti”, in cui la fede e il ragionare sulla fede ci apra a un cammino solidale con l’invocazione di ogni uomo, di ogni donna, con la sua speranza e disperazione, soprattutto con l’anelito alla giustizia. “Sapere Dio” non è un processo soltanto intellettuale».
Il tema della giustizia è declinato nelle sue diverse dimensioni – in particolare la giustizia riparativa – nella pubblicazione realizzata in occasione del Giubileo con il contributo delle quattro realtà accademiche che si sono fatte pellegrine ad Aquileia. ‘Mosaici di giustizia. Voci teologiche del Triveneto’ è il titolo della pubblicazione, edita da Triveneto Theology Press in formato cartaceo e digitale, consegnata a tutti i partecipanti e scaricabile gratuitamente in formato pdf dal sito www.fttr.it.
«Il Giubileo è un invito a tutti i battezzati a farsi pellegrini per scoprire il dono della speranza che abita nei cuori di chi ha ricevuto il bene inestimabile della fede – scrive Maurizio Girolami –. La speranza cristiana, per essere concreta, chiede innanzitutto di ristabilire la giustizia, che si traduce nel rispetto della dignità di ogni persona e di ogni popolo, attraverso una equa distribuzione delle ricchezze e un impegno collettivo per la salvaguardia della nostra casa comune».
I contributi del libro, curato da Paola Zampieri, sette in tutto, percorrono gli ambiti biblico-teologico (Maurizio Girolami, Facoltà teologica del Triveneto), rituale-liturgico (Loris Della Pietra, Istituto di Liturgia pastorale Santa Giustina), spirituale (Marzia Ceschia, Facoltà teologica del Triveneto), del diritto canonico (Bruno Fabio Pighin, Facoltà di Diritto canonico San Pio X), pastorale (Assunta Steccanella, Facoltà teologica del Triveneto), ecumenico (Marco Dal Corso, Istituto di Studi Ecumenici San Bernardino) e pedagogico (Davide Lago, Istituto superiore di Scienze religiose “Mons. Arnoldo Onisto”).
L’evento e la pubblicazione sono stati realizzati con il contributo del Servizio nazionale per gli studi superiori di teologia e di scienze religiose della Conferenza episcopale italiana e di Banco BPM.




























