Spiritualità
Magnificat: tutte le generazioni ti chiameranno beata
La Chiesa da sempre ha cantato e per sempre canterà la Beata Vergine Maria.
Lei, la “tympanistria nostra”, come la definisce Sant’Agostino. Lei, la “modulatrice di soavi armonie”, come la dipinge San Bernardo. Lei, la “sapientissima sovrana maestra di musica”, come la descrive Suor Isabella, compositrice del XVI secolo.
Prima delle acclamazioni umane, è la Santissima Trinità che canta meraviglie di Lei. Per bocca dell’Angelo Gabriele, il Padre la saluta: Ave, piena di grazia, il Signore è con te. Invasa dallo Spirito Santo, Elisabetta proclama una benedizione e una beatitudine: Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! E poi: Beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore. Il Figlio Gesù dichiarerà beati coloro che ascoltano la Parola di Dio e la custodiscono. La Madre sua è la Beata per eccellenza perché è Colei che ascolta e custodisce il Verbo con ineffabile amore.
Quid est veritas
Ponzio Pilato è sempre stato figura emblematica dell’interrogativo: “Quid est veritas?” – Che cos’è la verità?
Tra crepuscolo e aurora, dove speranze e attese si mescolano a timori e inquietudini, l’umanità sta vivendo e soffrendo la trasformazione all’interno di una crisi dagli aspetti positivi e negativi. Nei tempi recenti le grandi trasformazioni sociali ed economiche, strutturali e tecnologiche hanno mutato la faccia del mondo. Purtroppo, si rimane sconvolti quando si costata che sugli aspetti positivi sembrano prevalere quelli negativi: confusioni, incertezze, guerre d’ogni genere, pettegolezzi, maldicenze, giustizialismi, eleganti massacri di fredde vendette rivestite di “legalità”. Tutte queste amare realtà sembrano prevalere sulla fiducia nel mistero dell’Incarnazione, ma, senza dubbio alcuno, si tratta soltanto di “questioni cronologiche”.
Vita e gioia
Quando la vita si fa difficile, per saperla vivere, c’è bisogno della persona forte la cui capacità è garanzia per la speranza degli altri. Ci vuole un Churchill che diceva: “Vi prometto dolori e privazioni, ma vi prometto la vittoria”. Perché, se mai fossimo stati ingenui sognatori di un paradiso terrestre, ormai la vita ci ha smaliziato a sufficienza per capire che il dolore è il prezzo del successo e della gioia. Solo i super-eroi dei fumetti non falliscono mai e si sbarazzano di ogni ostacolo usando il minimo della loro vitalità. Nel mito dello 007 gli uomini trasferiscono nel sogno sia i desideri che non riescono ad avere sul terreno della vita, sia l’evasione di fronte alla propria debolezza di muscoli, di intelligenza e di volontà. E quanti super-eroi s’incontrano ogni giorno! Tutti vogliono essere grandi, i primi, gli unici e i migliori. Sono questi paranoici di grandezza che finiscono per essere i distruttori di se stessi annullando chi immaginano potrebbe far loro ombra.
Guide cieche
Scribi e farisei erano indubbiamente persone di cultura, studiavano con cura meticolosa la sacra Legge e si sforzavano anche di metterla in pratica. Gesù, tuttavia li accusava di essere “guide cieche” perché incapaci di percepire le novità del suo insegnamento. L’evangelista Giovanni ha saputo scolpire questa cecità nel racconto del cieco nato, guarito da Gesù (cf Gv 9).
Il Maestro guarisce il cieco violando la legge del riposo in giorno di sabato. La cecità dei farisei sta nel fatto che essi rifiutano di vedere nel gesto prodigioso un segno di Dio: sono convinti che, se Gesù ha violato il sabato, non può essere da Dio, Egli è perciò un peccatore.
Naturalmente, il Dio degli scribi e dei farisei coincide con il Dio della loro teologia, della loro tradizione e della loro morale; per cui, fuori di questa visione, non poteva esserci verità.
Ecce lignum crucis
Oggi è sospeso al legno
Colui che ha sospeso la terra sulle acque,
Cinto di una corona di spine, il Re degli angeli.
Una porpora vergognosa riveste Colui che ha avvolto il cielo di nubi.
Riceve degli schiaffi,
Colui che nel Giordano liberò Adamo.
Appeso con dei chiodi, lo Sposo della Chiesa.
Trafitto da una lancia, il Figlio della Vergine.
Adoriamo la tua passione, o Cristo;
mostraci anche la tua gloriosa Risurrezione.
La tua croce, o Signore,
è vita e risurrezione per il popolo tuo.
Così canta il celebre inno della Liturgia bizantina del VII secolo.
Eutrepelia
Si racconta che un illustre maestro insegnava ai suoi alunni un’arte poco conosciuta e, forse, per niente praticata. Quest’arte si trova elogiata negli scritti di celebri personaggi: Platone, Aristotele, Tommaso d’Aquino… È un’arte che nel corso di oltre duemila anni ha subito vari cambiamenti, tant’è che da positiva ha finito per essere considerata persino arte negativa.
Presso i Greci, quest’arte era ritenuta indispensabile per la persona saggia e intelligente. Essa doveva comprendere le note della gioia e della serietà. L’uomo ideale doveva essere capace di trattare argomenti importanti sapendo sfruttare anche l’umorismo, di modo che, insieme alle vicende serie della vita o del lavoro, sapesse attuare anche la necessaria distensione. Però, in epoca bizantina, quest’arte assunse un valore negativo, come a significare sarcasmo, buffoneria e persino insolenza.
Essa, tuttavia, rimane una virtù simpatica il cui nome è eutrepelia. La parola, evidentemente, viene dal greco: eu che significa “bene” e trepelia che significa “conversione, cambiamento”. Eutrepelia, dunque, è capacità di trasformare in bene e in qualcosa di piacevole, senza avvilenti superficialità o volgarità, tutto quello che si pensa, si dice e si fa, sapendo distinguere sempre e con chiarezza il bene dal male: il male per rigettarlo, il bene per compierlo sempre, dovunque e nonostante tutto.
Il soffio e il fango
Affermare la relatività del tutto è cosa da matti. Eppure, quanti ancora continuano a credere alla relatività come se fosse realtà assoluta su cui aggrapparsi come unica ancora di salvezza! D’altronde, è luogo comune pensare che, se tutto è relativo, bisognerà pur appoggiarsi a qualcosa. E in effetti, come si fa a uscire dalle mille incertezze, dalle tante delusioni, dalle quotidiane indecisioni, dai propositi non realizzati o non realizzabili? E’ chiaro che gli interrogativi non si possono risolvere solo filosofeggiando: è necessario avere fatti concreti e le sole parole non bastano. Eppure, siamo convinti che anche il relativo, se vissuto con chiarezza di spirito, può diventare realtà positiva in cui vivere quotidianamente. E’ impresa ardua e direi impossibile “animare” una statua di marmo o di bronzo. Eppure, il sommo Creatore col suo soffio divino alitò sul fango e creò l’uomo a sua immagine e somiglianza. Certo, se oggi riuscissimo ad alitare sul nuovo fango che danneggia ogni cosa, quante relatività non risolte produrrebbero fiori e frutti!
Oltre i confini del tempo
Questo magnifico movimento, iniziato dal Fiat creativo, non è staticità, chiusura o arrivo ma eterno cammino dentro l’infinito verso quell’Infinito che ci tufferà nell’oceano dell’Amen glorificativo, quando tutto il nostro vivere sarà eterno canto di Amen e Alleluia.
Lo esprime sant’Agostino con incisiva e concisa frase: “Tota actio nostra Amen et Alleluia erit” (Sermo 262, 28-29). Tutta quanta la nostra vita sarà paradisiaca immersione nella divina sinfonia dell’Amore Eterno.
Il ritmo è per eccellenza cambiamento e divisione in modulare isocrono, ordinato e vario.
Il ritmo è l’alveo fecondo del tempo; il cuore pulsante di questa creatura che costruisce la storia tra passato, presente e futuro in un presente contrappunto tessuto di nostalgia e di speranza.
Il passato vive nella memoria del presente.
Il presente è luce di visione.
Il futuro è speranza d’attesa.
Il tempo non è cerchio vizioso e pauroso chiuso in se stesso. Esso ha un inizio e una fine, un’archè e un thelos protesi verso un compimento che è pienezza d’eternità. Così, il ritmo del tempo e l’energia dello spazio si trasfigureranno in canto di gloria eterna nella rinascita cosmica finale.
Siamo stati creati dall’Amore, per amare.
Se viviamo, vuol dire che siamo frutto prezioso dell’Amore.
Il creato va avanti perché l’Amore lo conduce.
Accogliere l’Amore è vivere il trionfo della vita.
Ogni nostro “natale” è perciò dono e grazia.
Dono di Grazia che si trasfigura in canto d’Amore che col salmista ci fa cantare: O Signore, “insegnaci a contare i nostri giorni e giungeremo alla sapienza del cuore” (Sal 89, 12). La durata della vita umana è contata: è saggezza pensarci! Questa lucidità, però, non è incubo che inquieta e che ci esclude dalla gioia; essa è percezione della presenza di Dio che illumina tutti i giorni che Egli ci offre in dono. Solo così il “cuore” dell’uomo approderà alla “sapienza”, la sola che può guidare l’umano pellegrinaggio dell’esistenza.
Vivere è ricominciare la vita ogni giorno.
Dal Mistero al ministero
L’arte liturgica è, e non può non essere se non “teologia estetica”.
Nella divina Liturgia l’uomo cerca l’epifania, l’apparire luminoso di Dio; soltanto in questa prospettiva si possono comprendere sia il valore culturale sia la dimensione estetica del canto e della musica a servizio della celebrazione liturgica.
Pio X, nel suo Motu proprio “Tra le sollecitudini” del 22 novembre 1903, parlava della musica sacra come “umile ancella” della Liturgia. Pio XI, nella costituzione apostolica “Divini cultus sanctitatem” del 20 dicembre 1928, la definiva “serva nobilissima”. Pio XII, nell’enciclica “Musicae Sacrae disciplina” del 25 dicembre 1955, la chiamava “sacrae liturgiae quasi administra”. Queste definizioni già prefigurano la nobilitazione ministeriale del concilio ecumenico Vaticano II che parla di munus ministeriale in dominico servitio. Da san Pio X alla Sacrosanctum Concilium c’è tutto un crescendo istruttivo che esalta progressivamente l’esplosione del tema in tutta la sua “sinfonicità”.
Maria, l’ Assunta con cui Massimiliano Kolbe fece festa in Cielo
«La tomba e la morte non ebbero forza sufficiente per trattenerti. Tu sei passata alla vita, essendo madre della vita». Sono le parole di un antico inno bizantino utilizzato per la solenne liturgia dell’Assunta. Esse rivelano uno dei misteri principali della dottrina cristiana legati alla Madonna. La morte (protagonista nel dramma del peccato) non poteva riguardare la giovane Vergine Maria, colei che – per una libera e personale azione preventiva da parte di Dio – è stata concepita senza peccato. Al termine della seconda guerra mondiale, Papa Pio XII chiedeva ufficialmente ai vescovi di tutto il mondo di esprimersi circa l’opportunità di definire, attraverso un dogma di fede, l’assunzione corporea di Maria in cielo. La risposta, quasi unanime, fu affermativa.




























