Difendere il Papa, difendere la civiltà

Papa Leone XIV
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[Korazym.org/Blog dell’Editore, 13.04.2026 – Vik van Brantegem] – Sono state parole forti e chiare, quelle pronunciate nel pomeriggio dell’11 aprile 2026 da Papa Leone XIV alla Veglia di preghiera per la pace in San Pietro. Un discorso potente, che lascia il segno ed è destinato a far perdere le staffe ai “potenti” della terra. Come è avverato.

«Rialziamoci dalle macerie! Niente ci può chiudere in un destino già scritto, nemmeno in questo mondo in cui sembrano non bastare i sepolcri, perché si continua a crocifiggere, ad annientare la vita, senza diritto e senza pietà…
Abbiamo qui un argine a quel delirio di onnipotenza che attorno a noi si fa sempre più imprevedibile e aggressivo. Gli equilibri nella famiglia umana sono gravemente destabilizzati. Viene trascinato nei discorsi di morte persino il Nome santo di Dio, il Dio della vita. Scompare allora un mondo di fratelli e sorelle con un solo Padre nei cieli e, come in un incubo notturno, la realtà si popola di nemici. Ovunque si avvertono minacce, invece di chiamate all’ascolto e all’incontro.
Fratelli e sorelle, chi prega ha coscienza del proprio limite, non uccide e non minaccia la morte. Invece, alla morte è asservito chi ha voltato le spalle al Dio vivente, per fare di sé stesso e del proprio potere l’idolo muto, cieco e sordo (cfr Sal 115,4-8), cui sacrificare ogni valore e pretendere che il mondo intero pieghi il ginocchio.
Basta con l’idolatria di sé stessi e del denaro! Basta con l’esibizione della forza! Basta con la guerra! La vera forza si manifesta nel servire la vita» (Papa Leone XIV, 11 aprile 2026).

La storia insegna una verità che molti sembrano voler dimenticare: chi si pone sistematicamente contro la Chiesa Cattolica finisce, prima o poi, per incrinare non solo un’istituzione religiosa, ma l’equilibrio stesso della civiltà, che quella Chiesa ha contribuito a costruire. Non si tratta soltanto di Fede; si tratta di storia, di cultura, di identità. La Chiesa non è un attore tra i tanti: è una delle colonne portanti della civiltà. Oggi, purtroppo, questo errore si sta ripetendo.

Colpire il Santo Padre, delegittimare i Cattolici, ridurre la voce della Chiesa Cattolica a una delle tante opinioni nel dibattito pubblico, significa indebolire un’alleanza fondamentale. Significa erodere dall’interno le basi stesse della civiltà, mentre gli equilibri globali si stanno cambiando fondamentalmente.

Nel frattempo, scenari di crisi – come la guerra all’Iran – stanno aprendo prospettive di instabilità sempre più pericolose, con conseguenze economiche e geopolitiche potenzialmente devastanti.

Siamo entrati in una fase cruciale della storia: ogni errore, ogni divisione, ogni attacco alle fondamenta spirituali, culturali e civili può avere conseguenze gravi e durature.

La lezione della storia

La storia è chiara anche su un altro punto: i potenti che hanno cercato di intimidire, imprigionare o umiliare un Papa non ne sono usciti vincitori.

Non è una questione di vendetta divina, ma di realtà storica: quando si attacca il centro spirituale di una civiltà, si finisce per destabilizzare anche il proprio potere.

La forza del Papa: il Vangelo, non la politica

In questo contesto si inserisce l’attacco verbale di Donald Trump. Le pesanti parole armate lanciate contro il Santo Padre rappresentano una rottura grave e senza precedenti.

Ma ancora più significativa è stata la risposta di Papa Leone XIV. Una risposta ferma, chiara, ma profondamente diversa nello stile e nella sostanza. In volo verso l’Algeria (foto di copertina), su sollecito dei giornalisti, afferma: «Io non guardo al mio ruolo come a un politico, non sono un politico, io non voglio entrare in un dibattito con lui. Non penso che il messaggio del Vangelo debba essere abusato come alcuni stanno facendo. Io continuo a parlare forte contro la guerra, cercando di promuovere la pace, promuovendo il dialogo e il multilateralismo con gli Stati per cercare soluzioni ai problemi. Troppa gente sta soffrendo oggi, troppi innocenti sono stati uccisi e credo che qualcuno debba alzarsi e dire che c’è una via migliore».

Ad una giornalista statunitense il Papa ribadisce: «Io non ho paura dell’amministrazione di Trump. Continuerò a parlare a voce alta del messaggio del Vangelo, quello per cui la Chiesa lavora. Noi non siamo politici non guardiamo alla politica estera con la stessa prospettiva. Ma crediamo nel messaggio del Vangelo come costruttori di pace».

Il messaggio ripetuto da Papa Leone XIV è «sempre lo stesso: la pace. Lo dico per tutti i leader del mondo, non solo a Trump: cerchiamo di finire con le guerre e promuovere pace e riconciliazione».

Nessuna escalation, nessuna polemica sterile. Solo il richiamo essenziale alla missione della Chiesa: annunciare il Vangelo e costruire la pace. In un tempo dominato da conflitti, propaganda, disinformazioni e divisioni, questa posizione non è debolezza. È forza autentica.

Un mondo diviso e senza guida

Il mondo oggi appare intrappolato tra due derive opposte ma ugualmente pericolose:

  • da un lato, l’ideologia che assolutizza i diritti fino a trasformarli in imposizione culturale;
  • dall’altro, la logica della forza, della sopraffazione e del potere come unico criterio.

Entrambe sono liberticide. Entrambe colpiscono, come sempre, i più deboli. In questo scenario, la voce del Papa rimane una delle poche capaci di indicare una via diversa: quella del dialogo, della pace, della dignità umana.

Una responsabilità anche politica

Come ha ricordato lo stesso Leone XIV, spetta ai cittadini – in particolare a quelli Americani – fare buon uso della democrazia.

Le parole contano. Le scelte contano. Le leadership contano. E oggi più che mai è evidente che gli errori politici e culturali degli ultimi anni stanno presentando il conto. L’Europa lo sta già pagando.

Sostenere il Papa

In un tempo di disordine globale – politico, giuridico, culturale e religioso – sostenere il Santo Padre non è solo un atto di Fede, ma anche un atto di responsabilità storica. Noi Cattolici, lo stiamo a fianco e lo accompagniamo con la preghiera.

La preghiera per il Papa di San Giovanni Bosco

Onnipotente ed eterno Iddio, usate misericordia al Vostro Servo, nostro sommo Pontefice e, secondo la Vostra misericordia guidatelo sulla via dell’eterna salute, affinché per grazia Vostra desideri egli stesso, con ardore, che si compia con fermezza quanto a Voi piace.
O Signore, conservatelo, fortificatelo e rendetelo prudente nel difficile compito del governo temporale e non permettete mai che egli cada nelle mani dei suoi nemici.
Fate però che egli si adoperi a promuovere con zelo apostolico il bene delle anime, ad estendere il Vostro regno nel cuore di tutti gli uomini; difenda con fermezza i diritti della Vostra santa Dottrina e, da esperto nocchiero nel procelloso mare di questo mondo, guidi a porto sicuro della salute Vostra, la Navicella di Pietro.
Concedetegli di predicare per il bene della Chiesa finché possiamo vedere distrutti gli errori, convertiti i nostri nemici, il trionfo della santa religione cattolica con la conversione dei poveri eretici ed infedeli e così, a capo del gregge che Voi li avete affidato, possa egli giungere al Cielo e ricevere da Voi la corona della gloria sempiterna, per lo stesso Gesù Cristo, nostro Salvatore e Duce della santa Chiesa.
Così Sia.

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