Papa Leone XIV e l’eredità di Papa Francesco
[Korazym.org/Blog dell’Editore, 20.04.2026 – Andrea Gagliarducci] – Il primo anniversario della morte di Papa Francesco avviene con il suo successore, Papa Leone XIV, in Africa dal 13 aprile, in un viaggio che lo porta in Algeria, Camerun, Angola e Guinea Equatoriale. Alla vigilia della sua partenza, tuttavia, è stata resa pubblica una Lettera che ha inviato ai cardinali, in preparazione al Concistoro del 26-27 giugno. La lettera è importante, perché spiega come Leone XIV intende affrontare e portare avanti l’eredità di Papa Francesco, un tema di grande rilevanza nel più ampio discorso della Chiesa e un argomento che ha suscitato l’interesse e l’attenzione degli osservatori vaticani, sia professionisti che amatoriali.
Francesco è stato un Papa energico, che ha rotto con gran parte della tradizione precedente, introducendo il proprio stile e imponendo una nuova forma di governo.
Dal momento in cui si è presentato ai fedeli come Papa, tuttavia, Leone XIV ha dimostrato un approccio equilibrato alla complessa figura del suo predecessore. Ha ripreso i simboli dell’ufficio pontificio, a cominciare dalla mozzetta rossa, che Papa Francesco non ha mai indossato. Ha quasi immediatamente fatto riferimento alla sinodalità – una parola chiave del pontificato precedente – come metodo di governo.
La sinodalità come governo, tuttavia, non sembra richiedere, né tantomeno raccomandare, la celebrazione di grandi assemblee sinodali in cui cardinali, vescovi, sacerdoti e persino laici siedono insieme senza gerarchia né potere decisionale. Né si applica, come accadeva con Papa Francesco, alla nomina di varie commissioni e sottocommissioni, a cominciare dal famoso Consiglio dei Cardinali, un gruppo di 9, 8 o 6 cardinali che era essenzialmente il G7 della Chiesa – e che di fatto veniva chiamato C9. Il Consiglio dei Cardinali, infine, rappresentava una sorta di élite: i consiglieri privilegiati del Papa, che di fatto mettevano da parte il “collegio” dei cardinali.
La sinodalità di Leone XIV, d’altro canto, si applica alla convocazione di Concistori straordinari, che ora si tengono ogni sei mesi, dove cardinali provenienti da tutto il mondo si recano a Roma per discutere.
Il primo di questi Concistori si è svolto a gennaio, e il modello adottato è stato quello “sinodale” di Papa Francesco. Si trattava, in effetti, di un Concistoro suddiviso in gruppi di lavoro, in cui potevano intervenire solo i rappresentanti competenti e in cui alcuni argomenti venivano necessariamente tralasciati. Non si sa perché il Concistoro sia stato organizzato in questo modo, ma è possibile che Leone XIV abbia gradualmente abbandonato questo modello, cercando invece di coinvolgere i cardinali in questioni più generali.
La lettera del 12 aprile è un esempio di come Leone XIV intenda gestire l’eredità di Francesco. Leone prende in esame solo un elemento delle ultime discussioni, ovvero quanto maturato in merito all’Evangelii gaudium, l’esortazione di Papa Francesco, che ha rappresentato il programma del suo pontificato.
«Daivostri contributi appare con chiarezza come tale Esortazione continui a rappresentare un punto di riferimento decisivo: essa non introduce semplicemente nuovi contenuti, ma ricentra tutto sul kerigma come cuore dell’identità cristiana ed ecclesiale. È stata riconosciuta come un vero “soffio nuovo”, capace di avviare processi di conversione pastorale e missionaria, più che di produrre riforme strutturali immediate, orientando così in profondità il cammino della Chiesa», scrive Papa Leone XIV.
Leone XIV osserva che questa dimensione «richiama ogni battezzato a rinnovare l’incontro con Cristo, passando da una fede semplicemente ricevuta a una fede realmente vissuta ed esperita; in questo cammino viene toccata anche la qualità stessa della vita spirituale, nel primato della preghiera, nella testimonianza che precede le parole e nella coerenza tra fede e vita». Invece: «A livello comunitario, sollecita il passaggio da una pastorale di conservazione a una pastorale missionaria, nella quale le comunità siano soggetti vivi dell’annuncio: comunità ospitali, capaci di linguaggi comprensibili, attente alla qualità delle relazioni e in grado di offrire spazi di ascolto, di accompagnamento e di guarigione. A livello diocesano, emerge con chiarezza la responsabilità dei Pastori di sostenere con decisione l’audacia missionaria, vigilando perché non venga appesantita o soffocata da eccessi organizzativi, e favorendo un discernimento che aiuti a riconoscere ciò che è essenziale».
Ciò che colpisce in questa descrizione è che Leone XIV chiede ai pastori di avere Cristo come punto di riferimento primario, di porre l’evangelizzazione al centro del loro lavoro e di agire con responsabilità personale, ovvero di agire con coraggio.
In effetti, il Papa parla in seguito di una “missione integrale” e sottolinea: «Anche quando si riconosce minoritaria, la Chiesa è chiamata a vivere senza complessi, come piccolo gregge portatore di speranza per tutti, ricordando che il fine della missione non è la propria sopravvivenza, ma la comunicazione dell’amore con cui Dio ama il mondo».
L’Evangelii gaudium rappresenta, quindi, un importante punto di riferimento per diverse ragioni. È la prima Esortazione di Papa Francesco e, pertanto, non è stata influenzata dai problemi di governo e dalle risposte che ha dato a tali problemi; è un’Esortazione incentrata sull’evangelizzazione e, quindi, su un tema ampiamente condiviso; è un’esortazione che racconta le buone intenzioni di un pontificato, e non i problemi di governo che questo pontificato ha successivamente incontrato.
Nel suo primo anno da pontefice, Leone XIV ha spesso citato Francesco, cercando sempre di attingere al meglio del pontificato precedente. Allo stesso modo, non ha mancato di segnare una discontinuità in alcune decisioni, da questioni finanziarie (l’IOR non è più centrale per gli investimenti, ad esempio), ad alcune decisioni operative (il ripristino del Settore Centro della Diocesi di Roma), fino ad un’applicazione meno rigida della Traditionis custodes, cercando di sanare la frattura con il mondo tradizionalista.
Nel tempo, Leone XIV ha ulteriormente definito il suo profilo intellettuale, infondendo sempre più il proprio tocco personale nei suoi discorsi e mantenendo ferma la convinzione che la Chiesa debba essere in grado di parlare con verità, prima di ogni altra cosa. Lo ha detto nel suo primo discorso al Corpo Diplomatico, lo ha detto alla Veglia di Preghiera per la Pace dell’11 aprile, quando ha sottolineato che la Chiesa sa di poter essere disprezzata, e lo ha ribadito anche rispondendo alle domande sugli attacchi del Presidente americano Donald Trump, spiegando che la Chiesa non avrà mai paura di parlare a favore della pace.
Leone XIV si sta muovendo verso l’idea di una missione integrale, che include anche la comunicazione – almeno, il profilo dei nuovi membri del Dicastero per la Comunicazione annunciato la scorsa settimana lo suggerisce – ma che riguarda soprattutto il suo ruolo di Papa. E la missione integrale era, idealmente, quella di Papa Francesco, che non ha mai mancato di parlare di una Chiesa in uscita.
Tutto ciò per dimostrare come il rapporto di Leone XIV con l’eredità di Francesco sia di equilibrio e assorbimento, piuttosto che di opposizione o sostituzione. In breve, l’approccio di Leone è equilibrato.
Molto si vedrà quando i Presidenti delle Conferenze Episcopali si riuniranno per il decimo anniversario di Amoris laetitia il prossimo settembre. L’impressione è che, anche in questa occasione, Leone XIV volesse concentrarsi sugli aspetti missionari positivi delle discussioni e lasciare il resto alla casistica. In questo modo, ogni contraddizione sarebbe stata assorbita e ogni aspetto positivo esaltato.
Questo articolo nella nostra traduzione italiana è stato pubblicato dall’autore in inglese sul suo blog Monday Vatican.




























