Sinodo dei Vescovi frutto dell’ascolto dello Spirito Santo

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Questa sera è stata resa nota la relazione di sintesi del Sinodo, che aveva a tema ‘Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione e missione’. e papa Francesco con un breve intervento ha ringraziato i membri della segreteria generale, gli assistenti spirituale, e tutti coloro che, con il loro lavoro nascosto, hanno permesso lo svolgimento dell’assise iniziata lo scorso 4 ottobre:

“Rendiamo grazie a Dio per i suoi doni, per l’ascolto e per la condivisione, per la comunione e l’obbedienza alla sua Parola. Il Signore porti a compimento l’opera che ha iniziato… Ciò che lo Spirito ha suscitato in questa assemblea porti frutti di comunione e di pace per tutto il tuo popolo e per l’umanità intera”.

Presentando i lavori conclusivi dei padri sinodali il segretario generale del Sinodo dei vescovi, card. Mario Grech, ha sottolineato che la ‘Relazione di sintesi’ è stato frutto di un lavoro ‘fruttuoso’, grazie all’ascolto dello Spirito Santo:

“Un lavoro che non dipende tanto dalle capacità e dalle abilità nostre, ma dall’ascolto dello Spirito che abbiamo invocato e che la Chiesa ha invocato per l’Assemblea durante questo mese. Questa Assemblea è stata un tempo di discernimento ecclesiale, durante il quale abbiamo mantenuto il metodo della conversazione nello Spirito: ascoltarsi gli uni gli altri per ascoltare ciò che lo Spirito dice alla Chiesa”.

Inoltre tale ‘Relazione di sintesi’ è stata anche frutto dell’ascolto: “Ma la sinodalità è invece un esercizio di ascolto: prolungato, rispettoso, soprattutto umile. Per questo, mi piace ricordare che la Chiesa (tutta la Chiesa!) sta vivendo un tempo di ascolto dal 10 ottobre 2021, quando il Santo Padre ha aperto in San Pietro il processo sinodale. E’ giusto ribadirlo: il Sinodo non è iniziato con questa Sessione dell’Assemblea!”

Ed ha anticipato i temi che si trovano in questa relazione: “I temi emersi in Assemblea, sui quali si è registrato un vero consenso. Il discernimento ecclesiale, che si fonda sull’ascolto reciproco per capire dove lo Spirito sta portando la Chiesa, si fonda sul criterio del consenso. Nella società civile funzionano in genere due dinamiche: o la decisione di uno o di pochi, o quella di una maggioranza. Anche l’Assemblea ha votato, ma come ricerca del consenso più ampio e convinto”.

Quindi ha spiegato il significato di ‘consenso’ nella Chiesa: “Nella storia della Chiesa, soprattutto quella antica, le decisioni sono state in genere prese per consenso. Il termine latino ‘conspiratio’, usato dai Padri della Chiesa, rende bene questa dinamica: il convergere di tutti su una posizione, in forza dell’azione dello Spirito che muove i cuori all’adesione, è il criterio e la misura dell’infallibilità in credendo del Popolo santo di Dio.

Le scelte venivano prese sulla base del fatto che ‘la totalità dei fedeli non può sbagliarsi nel credere’. Chiaro: se ragioniamo sulla Chiesa come una qualsiasi società, questo apparirà come un trucco per giustificare scelte arbitrarie. In realtà, anche in tempi più vicino a noi, i Papi hanno definito dei dogmi sulla base della straordinaria conspiratio dei Pastori e dei fedeli”.

Tale ‘Conspiratio’è stato assunta nel Sinodo: “Esistono questioni sulle quali la comunità cristiana, ‘sub et cum Petro’ esprime un accordo profondo? Queste si possono assumere. Su altre esiste disaccordo, dissenso, al punto che possono ingenerare tensioni e addirittura produrre divisioni e scismi. Questo significa che la questione ha bisogno di altro tempo, di ascolto e studio, di ulteriore scavo a livello di teoria e di pratiche, di approfondimento; in una parola, discernimento”.

Ecco il motivo per cui non sono state assunte decisioni non condivise: “Decisioni affrettate, affermazioni di parte, conclusioni non condivise sono il contrario della sinodalità, perché finiscono per rallentare il ‘camminare insieme’ del Popolo di Dio.

Non mancherà chi sostiene che in questo modo si rischia di non prendere decisioni per mantenere lo status quo. In realtà, non è l’Assemblea che può decidere. Il suo compito è di proporre. E leggendo con attenzione la Relazione di sintesi, si potrà vedere che questo compito è stato svolto a dovere”.

Infine ha espresso che quest’esperienza sinodale sia recepita dalle Chiese locali: “La fiducia e la speranza (rafforzata dall’esperienza fatta qui insieme a Vescovi di tutte le Conferenze Episcopali del mondo) è che la Relazione di sintesi sia recepita dalle Chiese come stimolo a continuare il cammino, ad approfondire lo stile e la forma sinodale di Chiesa, a coinvolgere nel processo sinodale anche coloro che non si è ancora riusciti a raggiungere, a offrire concreti contributi alla comprensione della sinodalità”.

Mentre il relatore generale, card. Jean-Claude Hollerich, ha presentato la ‘Relazione di Sintesi’: “Si tratta di un testo ampio, ma agile. Ampio perché affronta un ventaglio di questioni estremamente ricco, agile perché i temi sono organizzati con chiarezza in venti paragrafi, ciascuno dei quali inizia precisando le convergenze raggiunte, prosegue illustrando le questioni da approfondire e termina avanzando alcune proposte.

Per il tempo compreso tra le due Sessioni, il compito delle Chiese locali è così già definito: a partire dalle convergenze raggiunte, le Comunità saranno chiamate ad approfondire le questioni e le proposte, combinando discernimento spirituale, approfondimento teologico ed esercizio pastorale”.

E’ un testo diviso in 20 paragrafi: “I venti paragrafi, a loro volta, sono organizzati in tre parti, tra loro strettamente consequenziali. La prima parte (‘Il volto della Chiesa sinodale’) presenta i principi teologici che illuminano e fondano la sinodalità.

La seconda parte (‘Tutti discepoli, tutti missionari’) si occupa dei soggetti che, ai diversi livelli, formano il Popolo di Dio e che sono chiamati, ciascuno per la sua parte, ad assumere la sinodalità come concreto stile ecclesiale. La terza parte (‘Tessere legami, generare comunità’) si concentra sui processi e organismi che, in una logica sinodale, consentono lo scambio tra le Chiese e il dialogo con il mondo”.

Ed ha ribadito che il Sinodo si pone nel solco della Tradizione cattolica: “E’ evidente, in un testo come questo, come il Sinodo si situi nel solco della Tradizione della Chiesa, facendo tesoro della visione ecclesiologica del Concilio Vaticano II e del suo ulteriore sviluppo propiziato dal Magistero di papa Francesco.

Lo dimostra l’attenzione alle dimensioni cristologica e pneumatologica della Chiesa, che rinviano alla sua origine trinitaria; la tensione escatologica verso il compimento ultimo del Regno di Dio; la concezione di una Chiesa che non sta semplicemente ‘di fronte’ al mondo, ma che vive ‘nel’ mondo e cammina ‘con’ l’umanità, partecipe delle sue gioie e dei suoi travagli; l’idea che la Chiesa si costituisce nell’intreccio tra uguaglianza battesimale, che rende tutti i fedeli corresponsabili della missione, e differenza ministeriale, che esprime le diverse vocazioni a servizio dell’evangelizzazione”.

Per questo il tema principale dibattuto nel Sinodo riguarda l’iniziazione cristiana: “Nella Relazione di Sintesi trova spazio il tema dell’iniziazione cristiana, come sorgente sacramentale della sinodalità: la comunione, la partecipazione e la missione dei cristiani nascono dal fonte battesimale, si accrescono con la Confermazione e si alimentano continuamente alla mensa dell’Eucaristia, la cui celebrazione manifesta l’unità e insieme la diversità della Chiesa”.

Ma anche altri temi importanti per la vita della Chiesa sono stati affrontati: “Altri temi importanti toccati dal testo sono la valorizzazione del genio delle donne nella missione ecclesiale, con la richiesta di renderle sempre più participi dei processi decisionali ai diversi livelli;

l’apprezzamento per il contributo profetico della vita consacrata e delle aggregazioni laicali al rinnovamento della Chiesa; l’esigenza di approfondire la natura e l’esercizio del ministero diaconale e presbiterale; il ruolo chiave del Vescovo in una Chiesa sinodale concepita come comunione di Chiese locali; una comprensione rinnovata dello stesso Ministero petrino e del servizio svolto alla comunione ecclesiale dalla Curia Romana”.

In conclusione la ‘Relazione di sintesi’ si basa su tre riferimenti essenziali: “La dimensione missionaria, come emerge già dal titolo (‘Una Chiesa sinodale in missione’), nella chiara consapevolezza che, se la Chiesa “è” missione, ogni rinnovamento ecclesiale è autentico e utile solo se promuove la missione, rendendo la Comunità cristiana più aperta e accogliente, più disponibile ad annunciare il Vangelo e a suscitare la fede in Gesù Cristo”.

Una seconda esigenza scaturita riguarda la formazione: “L’esigenza della formazione, perché la sinodalità è una ‘cultura’, una ‘forma di Chiesa’, uno ‘stile di vita cristiana’, che pervade ogni ambito e che non si può improvvisare. Alla sinodalità devono formarsi tutti i membri del Popolo di Dio, a cominciare dai ministri ordinati e da quei laici e laiche che sono chiamati ad assumere ruoli di responsabilità ecclesiale”.

Ed infine la ‘vicinanza’ ai popoli sofferenti: “La solidarietà con l’umanità e i suoi drammi, accresciuta dal fatto che, solo pochi giorni dopo l’inizio dell’Assemblea, un terribile conflitto è scoppiato in Terra Santa, aggiungendosi alla lista dolorosa delle guerre del nostro tempo, che aggravano la povertà, costringono alla migrazione, conducono alla morte.

Durante questo mese i partecipanti al Sinodo non si sono rinchiusi in una ‘bolla’, in cui era impossibile ascoltare il grido dell’umanità sofferente. Al contrario, tanti membri dell’Assemblea, a cominciare dai Pastori delle terre insanguinate dai conflitti, hanno costantemente tenuta accesa l’attenzione su queste tematiche, aiutandoci a comprendere che la sinodalità deve consentire sempre più alla Chiesa di assumere una voce comune contro ogni violenza”.

Dalla ‘Relazione di sintesi’ emerge la pluralità delle culture, in cui il Vangelo si incarna quotidianamente: “Questa pluralità si esprime, in particolare, nella feconda coesistenza di diverse tradizioni ecclesiali, in Occidente e in Oriente, lasciando affiorare la richiesta di valorizzare meglio il ricco patrimonio delle Chiese Orientali, con le sue forme specifiche di sinodalità.

Pure la domanda di avanzare nel cammino ecumenico, confrontandosi con le tradizioni sinodali delle altre Chiese e Comunità Ecclesiali, è ben presente nella Relazione di Sintesi, anche grazie al contributo fondamentale dei Delegati Fraterni durante l’intera Sessione”.

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