Papa Francesco invita a vivere il carisma della speranza

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Nel cortile di San Damaso del Palazzo Apostolico Vaticano, papa Francesco ha incontrato i membri dell’associazione ‘Familia da Esperança’ approvata dal Pontificio Consiglio per i Laici della Chiesa Cattolica, comunità nata tra i più poveri. All’inizio i fondatori volevano vivere il comandamento di amare il prossimo come se stessi, attraverso due carismi: quello dell’unità e quello della speranza, come ha sottolineato papa Francesco: ‘E’ tanto bello questo vostro carisma: il carisma della speranza!’

Ricordando che la speranza è la più ‘umile’, ma al contempo la più ‘forte’ delle virtù teologali papa Francesco ha evidenziato che Gesù parla di accogliere i poveri: “Con queste parole, il Signore si identifica con i nostri fratelli e sorelle più poveri, più bisognosi, più sofferenti.

Quarant’anni or sono, il vostro carisma è nato dalla richiesta di aiuto di un giovane che voleva liberarsi dalla dipendenza dalla droga: in lui (e in tutti coloro che sono venuti dopo di lui) avete riconosciuto Cristo che vi diceva: ero schiavo della droga e mi avete accolto, per portarmi nuovamente la speranza e farmi capire che una nuova vita è possibile.

La chiamata che Dio vi fa, di portare speranza a coloro che forse non hanno più un senso nella loro vita, è una chiamata ad amarlo incondizionatamente nelle persone che si trovano in situazioni di vulnerabilità sociale”.

Un invito a combattere l’indifferenza: “Uno dei grandi problemi del mondo di oggi è l’indifferenza, ‘la seduzione dell’indifferenza’, come ho ricordato nell’enciclica ‘Fratelli tutti’. Voi, invece, non siete rimasti indifferenti davanti al dolore che avete visto sul volto di tanti giovani, afflitti da grandi sofferenze esistenziali, soprattutto di quelli la cui vita era distrutta dalla droga e da altre dipendenze.

Vi siete fatti ‘prossimi’, anzi ‘fratelli’ di tante persone che avete raccolto per la strada e, come nella parabola del buon samaritano, li avete accompagnati per curarli, guarirli e aiutarli a ritrovare la loro dignità”.

Ricordando le parole di papa Benedetto XVI, pronunciate nel 2007, ha ricordato che la speranza vuol dire cura: “Il vostro carisma della speranza, come dono suscitato in mezzo a voi dallo Spirito Santo, vi porta a prendervi cura delle persone nella loro integralità materiale e spirituale, corpo e anima”.

Tale carisma non è esclusiva proprietà di pochi, ma è affidato a tutti: “I fondatori sono stati strumenti provvidenziali perché questo dono prendesse forma, si consolidasse, trovasse una sua collocazione nella Chiesa e raggiungesse tante persone. Dopo 40 anni, nella fedeltà all’ispirazione originaria, nuove persone sono chiamate ad assumersi la responsabilità di preservare e di far fruttificare questo patrimonio spirituale che il Signore vi ha affidato”.

E’ in invito a non temere di situazioni difficili: “Non bisogna aver paura di questa nuova fase. Vivetela con umiltà, con fiducia e preservando la comunione spirituale fra voi. E il Signore, che ha incominciato con voi questo cammino, vi resterà vicino e lo porterà a compimento.

Sono grato a Dio e a voi della vostra testimonianza nelle diverse opere della vostra associazione, come per esempio le ‘Fazendas da Esperança’, sparse per tutto il territorio del Brasile e, dal 1998, presenti anche in altri Paesi.

E sono molto riconoscente anche per il lavoro che fate con sacerdoti, seminaristi, religiosi e religiose, aiutandoli a superare le sfide e i problemi di ordine psicologico che colpiscono alcune persone consacrate a Dio. Avanti con questo bel lavoro, che è tanto necessario alla Chiesa!”

In precedenza papa Francesco aveva inviato una lettera ai cattolici del Vietnam per ricordare l’adozione dell’Accordo sullo Statuto del Rappresentante Pontificio Residente e sull’Ufficio del Rappresentante Pontificio Residente della Santa Sede in Vietnam, ricordando che i cristiani sono nel mondo, senza essere del mondo, come affermato nella ‘Lettera a Diogneto’:

“Alla luce l’insegnamento della Lettera a Diogneto, del II secolo dopo Cristo, i cristiani, che sono nel mondo ma non appartengono al mondo, vivono all’insegna di un protagonismo della carità attuando il Vangelo nel cuore della Nazione e accompagnandola negli sforzi per uno sviluppo sociale ed economico equilibrato.

Pertanto i fedeli cattolici, sia nella edificazione della Chiesa stessa, attraverso una cooperazione pastorale corresponsabile, sia, specialmente, sul piano dell’animazione evangelica delle realtà temporali, realizzano la propria identità di buoni cristiani e buoni cittadini.

In questo orizzonte, attraverso l’implementazione di condizioni favorevoli per l’esercizio della libertà religiosa, i fedeli cattolici potranno promuovere dialogo e generare speranza per il Paese”.

E’ stato un invito ad essere ‘luce’ e ‘sale’, come hanno scritto i vescovi vietnamiti: “I vostri Vescovi lo hanno ricordato nella Lettera pastorale per l’anno corrente, incentrata sul promuovere la partecipazione alla vita della comunità attraverso l’affetto reciproco, l’ascolto sincero e atti di carità anche verso coloro che non condividono la stessa fede, prendendosi cura dei più deboli e bisognosi.

Cari fratelli e sorelle del Vietnam, i fedeli cattolici, sempre pronti a rispondere efficacemente alle necessità della quotidianità e a partecipare all’edificazione del bene comune, in tutti gli ambiti della vita sociale del Paese, sono chiamati a realizzare l’insegnamento di Gesù di essere luce del mondo e sale della terra”.

Inoltre ha inviato una lettera ai partecipanti alla quinta edizione del festival dell’economia civile, in svolgimento a Firenze sul tema ‘Oltre i limiti, l’impegno che (ci) trasforna’, per dare una risposta efficace che restituisca senso e valore all’azione economica:

“Oggi si avverte un urgente bisogno di un’economia nuova e ‘illuminata’, per affrontare il cambiamento d’epoca e le temibili sfide che abbiamo di fronte. In particolare, quella della povertà cioè delle diseguaglianze in un modello economico che produce scarti e scartati, e quella dell’emergenza climatica che mette a rischio il nostro futuro sul pianeta.

Una visione più profonda, ispirata all’ecologia integrale, ci fa capire che alla radice di questi disordini che destabilizzano la convivenza a tutte le latitudini c’è un problema di impoverimento di senso del vivere”.

Nel messaggio papa Francesco ha chiesto una visione di ‘largo respiro’ per aiutare la società a vivere bene: “Questa economia ‘illuminata’ ha bisogno di direzioni di largo respiro, che aiutino la nostra società e percorrere la via del ben vivere e della generatività, e di una politica, anche economica, arricchita dalla partecipazione, dalla cittadinanza attiva e dalle scelte responsabili dei cittadini, nella logica della sussidiarietà che è il fondamento della democrazia”.

(Foto: Santa Sede)

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