Presentato l’Instrumentum Laboris del Sinodo per una Chiesa in cammino

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“Il Popolo di Dio si è messo in cammino da quando, il 10 ottobre 2021, papa Francesco ha convocato la Chiesa intera in Sinodo. A partire dai contesti e ambiti vitali, le Chiese locali di tutto il mondo hanno avviato la consultazione del Popolo di Dio, sulla base dell’interrogativo di fondo formulato al n. 2 del Documento Preparatorio… I frutti della consultazione sono stati raccolti a livello diocesano e poi sintetizzati e inviati ai Sinodi delle Chiese Orientali Cattoliche e alle Conferenze Episcopali. A loro volta, questi hanno redatto una sintesi che è stata trasmessa alla Segreteria Generale del Sinodo”.

Questo è l’inizio dell’Instrumentum Laboris della fase conclusiva del Sinodo presentato ieri dal card. Mario Grech, segretario generale della Segreteria Generale del Sinodo, che ha evidenziato che esso è iniziato due anni fa: “Il Sinodo non inizia a ottobre prossimo, quasi che il percorso fin qui compiuto sia stato qualcosa di superfluo o semplice atto preparatorio. Il Sinodo è iniziato il 10 ottobre 2021, con la celebrazione di apertura in san Pietro.

Da allora la prima fase si è articolata in tre tappe: la prima, nelle Chiese locali, con la consultazione del Popolo di Dio; l’invito era rivolto a tutti, particolarmente alle periferie e a quelli che per un motivo o un altro si sentono ‘esclusi’; la seconda, nelle Conferenze Episcopali, con il discernimento dei vescovi sui contributi delle Chiese locali; la terza, nelle Assemblee continentali, con un ulteriore livello di discernimento in vista della seconda fase del Sinodo”.

Ed ha ricordato che il Sinodo è la Chiesa ‘dell’ascolto’: “Ascolto del Popolo di Dio, anzitutto, perché il Popolo di Dio, partecipando della funzione profetica di Cristo, è il soggetto del sensus fidei, cioè di quella funzione della totalità dei battezzati che è infallibile in credendo.

Lo so che molti non comprendono o sottostimano questa funzione, sostenendo che il Popolo di Dio non ha gli strumenti per offrire un reale contributo al processo sinodale. Per me questo è un grave insulto.

E se in parte è vero che nel seno del Santo Popolo di Dio ci sono quelli che soffrono di un senso di inferiorità, questo non è per colpa loro! In realtà, l’esperienza vissuta ha mostrato il contrario: là dove i vescovi hanno avviato e accompagnato la consultazione, il contributo è stato vivo e profondo.

Lo stesso vale a livello delle parrocchie, delle congregazioni di vita consacrata o associazioni laicali e movimenti, là dove i responsabili hanno accompagnato e stimolato la consultazione”.

Quindi ha ribadito che tale Instrumentum Laboris è il frutto di un cammino di ascolto e non offre risposte preconfezionate: “Insisto su questo punto, rispondendo a chi teme che le conclusioni del Sinodo siano state già scritte. La maggiore preoccupazione della Segreteria del Sinodo e mia personale è stata di rispettare sempre quanto emergeva dalle tappe del processo sinodale.

Lo abbiamo fatto fin dal Documento preparatorio, quando abbiamo domandato ‘quali passi lo Spirito ci invita a compiere per crescere come Chiesa sinodale’. Lo abbiamo fatto con il Documento per la Tappa Continentale, quando abbiamo raccolto la voce delle Chiese.

Lo facciamo ora, con l’Instrumentum Laboris, che restituisce l’intero ascolto della prima fase attraverso il discernimento delle Assemblee continentali. Si tratta di rispettare lo Spirito Santo che (papa Francesco lo ripete spesso) è il protagonista del processo sinodale. Presumere di scrivere prima le conclusioni equivarrebbe a bestemmiare lo Spirito “.

Tale testo è il frutto di un’esperienza: “Non troverete nel testo una sistematizzazione teorica della sinodalità, ma il frutto di una esperienza di Chiesa, di un cammino nel quale tutti abbiamo imparato di più, per il fatto di camminare insieme e interrogarci sul senso di questa esperienza.

Posso dire che l’Instrumentum Laboris è un testo nel quale non manca la voce di nessuno: del Popolo Santo di Dio; dei Pastori, che hanno garantito con la loro partecipazione il discernimento ecclesiale; del Papa, che sempre ci ha accompagnato, sostenuto, incoraggiato ad andare avanti.

L’Instrumentum Laboris costituisce anche un’occasione perché tutto il popolo di Dio possa proseguire il cammino avviato e un’occasione per coinvolgere chi finora non è stato coinvolto”.

P. Giacomo Costa, consultore della Segreteria Generale del Sinodo, ha illustrato il metodo della conversazione nello Spirito Santo: “La conversazione nello Spirito può essere descritta come una preghiera condivisa in vista di un discernimento in comune, a cui i partecipanti si preparano con la riflessione e la meditazione personale.

Si faranno reciprocamente dono di una parola meditata e nutrita dalla preghiera, non di una opinione improvvisata sul momento. La conversazione è però monca se non si articolano le diverse voci e non si colgono i frutti dell’incontro, in un dinamismo missionario che punta all’azione”.

La conversazione è feconda se avviene nella condivisione: “La conversazione nello Spirito risulta tanto più feconda quanto più tutti i partecipanti vi si impegnano con convinzione, condividendo esperienze, carismi e ministeri a servizio del Vangelo. A partire da questi contributi, il discernimento, aiuterà a identificare i passi concreti che lo Spirito Santo invita la Chiesa a compiere per crescere nella comunione, nella missione e nella partecipazione.

L’esperienza della fase della consultazione mostra come la conversazione nello Spirito apra ‘spazi’ in cui affrontare insieme anche tematiche controverse, su cui nella società e nella Chiesa è più frequente lo scontro, di persona o attraverso i social media, che il confronto. In altre parole, la conversazione nello Spirito ci offre una alternativa praticabile alle polarizzazioni”.

Ed infine la testimonianza di suor Nadia Coppa, presidente dell’Unione Internazionale Superiore Generali (UISG), che ha raccontato l’esperienza della sinodalità: “L’esperienza della sinodalità è prima di tutto un’esperienza dello Spirito, è un cammino aperto, non tracciato in anticipo, che si tesse grazie all’incontro, al dialogo e alla condivisione che viene ad allargare e modificare la visione di ognuno.

Essere chiesa sinodale, leggiamo nell’Istrumentum Laboris, è riconoscere la dignità comune derivante dal Battesimo, che rende coloro che lo ricevono figli e figlie di Dio, membri della sua famiglia, e quindi fratelli e sorelle in Cristo e inviati a compiere una comune missione”.

Si è sinodo quando c’è comunità: “Per entrare nello stile e nella pratica della sinodalità,abbiamo bisogno di coltivare le attitudini spirituali dell’incontro e del dialogo, dell’accoglienza che abbraccia e include tutti, dell’umiltà che spinge a chiedere perdono e ad imparare da tutti.

Abbiamo bisogno di sentirci Chiesa dialogante, pronta a promuovere il passaggio ‘dall’io’ al ‘noi’, disposta a cercare la verità e a non lasciarsi schiacciare dalle tensioni. Emerge con forza la necessità di porsi l’uno accanto all’altro nel progettare e lavorare per l’edificazione del Regno. Abbiamo bisogno di uno stile di compartecipazione privo di ogni forma di supremazia che prediliga la circolarità e la corresponsabilità”.

E si è sinodo quando si cammina: “Entrare nella sinodalità significa accettare di mettersi in cammino, di vivere da pellegrini in una Chiesa pellegrina; è una danza insieme nella quale tutti, pastori e fedeli, grazie a un dialogo vivo e a una condivisione nella fiducia, si muovono in relazione gli uni con gli altri, nell’ascolto reciproco e comune della musica dello Spirito. La sinodalità è un’esperienza di incarnazione che ci pone in ascolto del reale, del grido dei poveri e dei bisogni del mondo.

E’ l’esperienza del rinnovamento di una Chiesa diventare sempre di più una Chiesa relazionale, inclusiva, dialogante e generativa, vale a dire una Chiesa che si lascia formare e rinasce, nel dinamismo dello Spirito e grazie a coloro che la fanno vivere”.

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