A Milano la Giornata della Memoria e dell’Impegno

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La Giornata Nazionale della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie giunge alla sua ventottesima edizione. La Giornata è riconosciuta ufficialmente dallo Stato, attraverso la legge n. 20 dell’8 marzo 2017. E’ una giornata che per la rete di Libera costituisce un punto di arrivo e di ripartenza, in cui dare spazio anche alla denuncia della presenza delle organizzazioni criminali e delle connivenze con politica, economia e massoneria deviate.

Libera ha scelto di proporre la manifestazione a Milano  in una città del Nord (dopo Padova, nel 2019) e di organizzare nuovamente, superati i limiti imposti dalla pandemia, un corteo nazionale: “Ci ritroveremo in Lombardia da ogni parte d’Italia, per catalizzare le energie di quanti vogliano impegnarsi per la costruzione di orizzonti di giustizia sociale, avverso le mafie e la corruzione”.

L’obiettivo è un coinvolgimento ampio di tutto il territorio nazionale, con collegamenti internazionali con Europa, Africa, America Latina, grazie alla collaborazione con esponenti delle istituzioni e della società civile:

“Lo slogan di questa Giornata vuole portarci a riflettere su ciò che ciascuno di noi può fare per l’affermazione dei diritti e della giustizia sociale. La parola ‘possibile’ deriva da ‘potere’ e indica ciò che si può realizzare, ciò che può accadere.

Oggi ci troviamo su un sentiero oscuro, dove talvolta non ci sono neanche le stelle a farci da guida. Sappiamo che ‘è possibile’ superare questa fase se a metterci in gioco siamo tutti, insieme: solo con il noi si può arrivare ad affermare la pace, la giustizia, la verità, i diritti, l’accoglienza e la libertà”.

L’azione della rete di Libera è volta a cercare dove si annidino mafie e corruzione, anche quando si celano dietro volti apparentemente innocui. Lo svelamento di questi fenomeni è importante oggi più che mai, in considerazione della pericolosa normalizzazione in atto verso la criminalità organizzata, suffragata anche da tutti i recenti indicatori di percezione.

Tra questi, in una recente ricerca di Libera con Demos&Pi. si evidenzia come la violenza mafiosa, secondo una considerevole parte di cittadini, appaia oggi limitata rispetto al passato. In questa fase storica assistiamo a un processo di inabissamento delle mafie, che rispetto al secolo scorso hanno scelto una strategia silenziosa, perché ritenuta più proficua.

Tale strategia ha portato anche ad una minore esposizione mediatica del tema e dunque ad un calo di attenzione: salvo eventi eclatanti, le mafie e la corruzione sono ritenute meno interessanti per l’opinione pubblica e per la politica.

Inoltre, la crisi economica ha generato crescenti commistioni tra il mondo imprenditoriale e finanziario con quello criminale, con il risultato di assottigliare la barriera tra legale e illegale e ampliare la cosiddetta area grigia. In questa cornice si inserisce anche la crescente disponibilità, da parte di esponenti del mondo delle professioni, di collaborare con i clan criminali in qualità di ‘prestatori d’opera’, mettendo le proprie competenze al servizio della produzione e della gestione di proventi illeciti.

Inabissamento, silenzio, area grigia, sono fattori che inducono a percepire i fenomeni criminali come ineludibili, come parte del contesto. Il rischio è l’abbassamento del livello dell’etica pubblica, lo sgretolamento dell’argine che ci consente di difendere il bene comune contro ogni sopruso. La posta in gioco è la ridefinizione dei confini tra lecito e illecito, tra morale e immorale, secondo i princîpi di un’etica malleabile a seconda del contesto:

“Milano e la Lombardia rappresentano, a detta anche degli inquirenti, territori nei quali si assiste a una crescente pervasività delle mafie e della criminalità economicofinanziaria, attraverso le frodi fiscali, l’usura e il riciclaggio del denaro in diversi settori merceologici, così come nel campo dell’edilizia, della logistica, della gestione dei rifiuti, della ristorazione, delle agromafie, del narcotraffico. Fino alle recenti forme di sfruttamento del lavoro e di caporalato in area urbana.

Nonostante le ‘aperture’ rappresentate dalle istituzioni competenti, che richiamano spesso la cittadinanza a fare la propria parte per far emergere tali fenomeni, le denunce risultano numericamente irrilevanti in relazione all’estensione dei reati. Saremo a Milano per denunciare i pericoli della presenza mafiosa e per tendere una mano a quanti non hanno ancora trovato il coraggio di denunciare”.

Inoltre è stata scelta Milano per ricordare Lea Garofalo: “Milano ha dal 2013 una cittadina onoraria, nativa di Petilia Policastro (Crotone), che si chiama Lea Garofalo. Lea è stata una testimone di giustizia, una donna che ha cercato di costruire, per sé e per sua figlia Denise, una vita nuova, distante da quella ‘ndranghetista alla quale era condannata dato il contesto di origine. La sua scelta tuttavia non ha trovato la possibilità di un percorso di liberazione definitivo e nel 2009 viene uccisa da suo marito, che finge un suo allontanamento volontario.

Le mafie sono sistemi organizzati che fanno uso deliberato della violenza per affermare il proprio modo si stare al mondo e, così facendo, per consolidare il proprio potere e dominio su persone e cose. Nelle famiglie mafiose sono spesso le donne ad essere vittime di violenza.

Lea è vittima di questo meccanismo, per il quale la donna è intesa come ‘oggetto di possesso’, dunque non ha la possibilità di autodeterminarsi e trovare la liberta.

Nel 2012 i resti di Lea sono ritrovati vicino Monza, grazie alla testimonianza di uno dei suoi aguzzini. La Città di Milano insieme a Libera, ha organizzato nel 2013 una celebrazione in piazza Beccaria, per dare dignità a quei resti e al suo coraggio. Da allora Lea riposa al Cimitero di Milano, al Famedio, tra i cittadini benemeriti”.

Ed oggi alle ore 18.15, si svolgerà in Santo Stefano Maggiore una Veglia di riflessione e preghiera ecumenica presieduta dall’arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini. La scelta della Basilica, conosciuta anche come la ‘parrocchia dei migranti’, ha un valore fortemente simbolico:

come sottolinea da sempre lo stesso don Ciotti, sono proprio i migranti, infatti, i soggetti più esposti allo sfruttamento di organizzazioni mafiose. Per questo, accanto ai nomi delle 1.069 vittime innocenti della mafia ‘censiti’ da Libera, durante la Veglia saranno letti i nomi delle oltre ottanta vittime del naufragio dello scorso 26 febbraio a Steccato di Cutro.

La celebrazione in Santo Stefano avrà un valore anche ecumenico: con mons. Delpini saranno infatti presenti padre Traian Valdman (Chiesa ortodossa romena) e la pastora Daniela Di Carlo (Chiesa evangelica valdese). Così mons. Luca Bressan, vicario episcopale per la Cultura, la Carità, la Missione e l’Azione sociale, spiega il senso della Veglia ecumenica e il motivo dell’adesione della Diocesi all’iniziativa:

“L’Arcivescovo ha subito accolto con convinzione la proposta di don Luigi Ciotti di immaginare qui a Milano la celebrazione della XXVIII Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie.

Per i cristiani, per ogni persona religiosa, una simile giornata è un dovere: di ringraziamento, oltre che di memoria, per tutti quei ‘martiri’ che con la loro testimonianza ci insegnano come ci sia sempre un’alternativa alla violenza e alla logica del più forte; ma anche di sensibilizzazione e di impegno, contro il rischio che simili esempi vengano presto coperti dalla polvere della distrazione e della dimenticanza.

La Chiesa ambrosiana, insieme con il Consiglio delle Chiese Cristiane di Milano e agli esponenti delle Religioni presenti a Milano, offre le proprie energie a sostegno di questa mobilitazione, nella certezza che Milano potrà trarne un grande beneficio in termini di umanità e di vita buona”.

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