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Papa Leone XIV: senza difesa del debole non ci sarà pace

Oggi nei Giardini vaticani papa Leone XIV ha inaugurato un mosaico della Vergine ed una statua di santa Rosa da Lima alla presenza del card. Carlos Gustavo Mattasoglio, arcivescovo di Lima, e del presidente della Pontificia Accademia Mariana Internazionale, fra Stefano Cecchin. Tale scultura è opera dell’artista peruviano Edwin Morales ed è stata realizzata interamente con materiale peruviano: il travertino bianco di Huancayo.

Benedicendo le opere papa Leone XIV ha sottolineato la fede dei peruviani: “Siamo qui riuniti oggi per una gioiosa occasione: l’inaugurazione di un mosaico dedicato alla Beata Vergine Maria e di un’immagine di Santa Rosa da Lima nei Giardini Vaticani. Questo gesto rinnova i profondi vincoli di fede e di amicizia che uniscono il Perù, Paese a me tanto caro, alla Santa Sede…

Riuniti in questo luogo meraviglioso, dove tutto ci parla del Creatore e della bellezza del creato, desidero esprimere la mia gratitudine innanzitutto agli artisti che hanno realizzato queste opere ea tutti coloro che ci hanno permesso di godere oggi di questa lieta occasione”.

Tali opere d’arte conducono il visitatore verso la santità: “La nostra Madre Celeste e la prima santa latinoamericana, Rosa da Lima, ci conducono al tema della santità. A questo proposito, ricordiamo quanto afferma il Concilio Vaticano II: E’ dunque del tutto evidente che tutti i fedeli, di qualsiasi stato o condizione, sono chiamati alla pienezza della vita cristiana e alla perfezione della carità…

Nel raggiungimento di questa perfezione, i fedeli esibiscono le forze ricevute secondo la misura del dono di Cristo, seguendo le sue orme e le sue opere conformi alla sua immagine, obbedendo in tutto alla volontà del Padre, si dedichino con tutto il cuore alla gloria di Dio e al servizio del prossimo”.

Ha concluso tale momento con un invito a contemplare la vocazione a cui ciascuno è chiamato: “Cari amici, queste bellissime immagini che contempliamo oggi ci ricordano la grandezza della vocazione a cui Dio ci chiama, cioè la chiamata universale alla santità. Vi incoraggiamento a essere, con la grazia di Dio, testimoni ed esempi di questa santità nel mondo di oggi. Perché questa è la volontà di Dio: la nostra santificazione. Che la Vergine Maria e tutti i santi intercedano nel nostro cammino verso la patria celeste. Con gratitudine, vi benedico di cuore”.

Infine la benedizione ai presenti: “Che abbiano una fede incrollabile e una speranza salda, così come una carità diligente e una sincera umiltà. Che abbiano forza nella sofferenza, dignità nella povertà, pazienza nelle avversità, generosità nella prosperità, che lavorino per la pace e lottino per la giustizia affinché, dopo aver percorso le vie di questo mondo nell’amore per te e per i fratelli, giungano alla città permanente, dove la Santissima Vergine intercede come madre e risplende come Regina”.

La giornata si è aperta dall’incontro con i leader giovani partecipanti al convegno ‘One Humanity, One Planet’: “Sono molto contento di incontrare giovani come voi, provenienti da ogni parte del mondo, uniti nell’impegno politico alla ricerca del bene comune. Le diverse nazioni, culture e religioni cui appartenete non sono per voi motivo di rivalità, ma di collaborazione e di crescita secondo uno stile sinodale.

 Questo metodo di ascolto e discernimento non è indifferente rispetto ai temi che trattate, ma funziona come una lente, attraverso la quale osservare il mondo. In quanto forma della comunione che ci lega, la sinodalità rende attenti allo sguardo di chi abbiamo accanto, e non solo a ciò che osserviamo, esercitandoci nel comporre visioni d’insieme che rispettano la complessità senza cadere in confusione e cercano la verità senza temere il confronto”.

Il discorso del papa è stato un invito a promuovere la pace: “Sì, la pace è soprattutto un dono, perché la riceviamo da chi ci precede nella storia: è un bene del quale ringraziare. La pace è alleanza, che ci incarica di un impegno comune: quello di onorarla, quando c’è, e di realizzarla, quando manca. La pace, infine, è promessa, perché sostiene la nostra speranza in un mondo migliore, e come tale viene cercata da tutte le persone di buona volontà”.

Per tale promozione è necessaria la politica: “La politica svolge qui una funzione sociale insostituibile: vi esorto perciò a cooperare sempre più nello studio di forme partecipative che coinvolgano tutti i cittadini, uomini e donne, nella vita istituzionale degli Stati. Su queste basi sarà possibile edificare quella fraternità universale che già tra voi giovani si annuncia come segno di un tempo nuovo: il vostro lavoro, infatti, trova la sua espressione più alta quando opera per un’umanità pacificata nella giustizia”.

Infine ha ricordato loro di proteggere i più deboli seguendo l’esempio di santa Madre Teresa di Calcutta: “La sua voce rimane profetica: nessuna politica può infatti porsi a servizio dei popoli se esclude dalla vita coloro che stanno per venire al mondo, se non soccorre chi è nell’indigenza materiale e spirituale.

Davanti alle molte sfide del presente abbiate dunque coraggio, ricordando che non siete soli a cercare la fraternità universale: l’unico Dio ci dona la terra come casa comune per tutti i popoli. Il titolo del vostro convegno, ‘One Humanity, One Planet’, merita perciò di essere completato con ‘One God’: riconoscendo in Lui il creatore buono, le nostre religioni ci chiamano a contribuire al progresso sociale, ricercando sempre quel bene comune che ha per fondamenta la giustizia e la pace”.

(Foto: Santa Sede)

Papa Leone XIV: la speranza è partecipazione

“Siamo da poco entrati nel periodo liturgico dell’Avvento, che ci educa all’attenzione ai segni dei tempi. Noi infatti ricordiamo la prima venuta di Gesù, il Dio con noi, per imparare a riconoscerlo ogni volta che viene e per prepararci a quando tornerà. Allora saremo per sempre insieme. Insieme con Lui, con tutti i nostri fratelli e sorelle, con ogni altra creatura, in questo mondo finalmente redento: la nuova creazione”: così è iniziata la meditazione odierna del papa con un richiamo all’Avvento ed un invito sulle orme di Alberto Marvelli.

Il papa ha  subito chiarito che l’attesa non è passività: “Questa attesa non è passiva. Infatti, il Natale di Gesù ci rivela un Dio coinvolgente: Maria, Giuseppe, i pastori, Simeone, Anna, e più avanti Giovanni Battista, i discepoli e tutti coloro che incontrano il Signore sono coinvolti, sono chiamati a partecipare. E’ un onore grande, e che vertigine! Dio ci coinvolge nella sua storia, nei suoi sogni. Sperare, allora, è partecipare. Il motto del Giubileo, ‘Pellegrini di speranza’, non è uno slogan che tra un mese passerà! E’ un programma di vita: ‘pellegrini di speranza’ vuol dire gente che cammina e che attende, non però con le mani in mano, ma partecipando”.

Quindi l’Avvento è una lettura dei ‘segni dei tempi’: “Il Concilio Vaticano II ci ha insegnato a leggere i segni dei tempi: ci dice che nessuno riesce a farlo da solo, ma insieme, nella Chiesa e con tanti fratelli e sorelle, si leggono i segni dei tempi. Sono segni di Dio, di Dio che viene col suo Regno, attraverso le circostanze storiche”.

Segno del tempo in quanto Dio è nel mondo: “Dio non è fuori dal mondo, fuori da questa vita: abbiamo imparato nella prima venuta di Gesù, Dio-con-noi, a cercarlo fra le realtà della vita. Cercarlo con intelligenza, cuore e maniche rimboccate! E il Concilio ha detto che questa missione è in modo particolare dei fedeli laici, uomini e donne, perché il Dio che si è incarnato ci viene incontro nelle situazioni di ogni giorno. Nei problemi e nelle bellezze del mondo, Gesù ci aspetta e ci coinvolge, ci chiede che operiamo con Lui. Ecco perché sperare è partecipare!”

E l’esempio di questo avvento è il beato Alberto Marvelli: “Oggi vorrei ricordare un nome: quello di Alberto Marvelli, giovane italiano vissuto nella prima metà del secolo scorso. Educato in famiglia secondo il Vangelo, formatosi nell’Azione Cattolica, si laurea in ingegneria e si affaccia alla vita sociale al tempo della seconda guerra mondiale, che lui condanna fermamente. A Rimini e dintorni si impegna con tutte le forze a soccorrere i feriti, i malati, gli sfollati. Tanti lo ammirano per questa sua dedizione disinteressata e, dopo la guerra, viene eletto assessore e incaricato della commissione per gli alloggi e per la ricostruzione”.

La fede, quindi invita alla partecipazione: “Così entra nella vita politica attiva, ma proprio mentre si reca in bicicletta a un comizio viene investito da un camion militare. Aveva 28 anni. Alberto ci mostra che sperare è partecipare, che servire il Regno di Dio dà gioia anche in mezzo a grandi rischi. Il mondo diventa migliore, se noi perdiamo un po’ di sicurezza e di tranquillità per scegliere il bene. Questo è partecipare”.

In conclusione la speranza è partecipazione: “Sperare è partecipare: questo è un dono che Dio ci fa. Nessuno salva il mondo da solo. E neanche Dio vuole salvarlo da solo: Lui potrebbe, ma non vuole, perché insieme è meglio. Partecipare ci fa esprimere e rende più nostro ciò che alla fine contempleremo per sempre, quando Gesù definitivamente tornerà”.

(Foto: Santa Sede)

Il centenario della nascita di Robert Kennedy ricordato ad Irsina

Nell’anno giubilare un convegno nell’Auditorium ‘don Vito Manfredi’ di Irsina, in provincia di Matera, per celebrare nel giorno del centenario della nascita un ‘testimone di speranza’: Robert Kennedy: sposo, padre di una numerosa famiglia, politico cattolico. Il pomeriggio inizierà alle 17:00 con la Celebrazione Eucaristica in suffragio di R. Kennedy nella Parrocchia SS. Salvatore all’Immacolata presieduta dal Parroco Sac. Giuseppe Calabrese che continua a costruire ponti umani con i cittadini irlandesi e americani che nel corso dell’anno vivono o frequentano per brevi periodi il borgo Lucano.

Al termine della S. Messa inizierà il convegno moderato dalla scrittrice Agnese Ferri dal titolo: “Cent’anni e un sogno spezzato 20 Novembre 1925-2025″. Dopo l’esecuzione del canto: “Siamo noi” a cura del coro della Parrocchia guidati da Giuseppe Scibelli, ci saranno i saluti istituzionali. Prenderanno la Parola: il Sac. Giuseppe Calabrese Parroco e Promotore del Convegno, il Dott. Giuseppe Candela Sindaco della Città di Irsina, il Consigliere Della Regione Basilicata: Avv. Nicola Massimo Morea, Il Presidente della Provincia di Matera: Francesco Mancini, L’Assessore Giuseppe Casino a nome del Sindaco di Matera e altri ospiti presenti.

Al termine dei saluti istituzionali la parola passerà al Sen. Salvatore Adduce che ripercorrerà la vicenda terrena di R. Kennedy dal titolo: “R. Kennedy: l’uomo, il politico e il credente”. In seguito ci sarà l’intervento del Sen. Emilio Nicola Buccico con una presentazione dal titolo: “la lotta alla corruzione a partire da R. Kennedy lievito di speranza nella società”. Poi avremo l’onore e il piacere di accogliere e di ascoltare l’intervento della Prof.ssa Antonia Di Rienzo della Fondazione R. Kennedy in Italia che ci illustrerà i progetti e le prospettive della Fondazione.

Successivamente l’intervento del Prof. Sac. Domenico Monaciello che presenterà: “la dimensione profetica del cristiano impegnato in politica e la virtù della speranza”. Infine chiuderà il convegno un videomessaggio del Prof. Marco Venturini sulla comunicazione efficace di R. Kennedy e l’esecuzione del brano ancora a cura del coro della Parrocchia. Il Convegno terminerà alle ore 20:00.

Il Convegno è rivolto a tutti particolarmente alle autorità civili e militari, al mondo scolastico, alle associazioni, ai giornalisti e ai giovani.

Re Baldovino raccontato dal giornalista Fulvi

“Il re è stato coraggioso perché, davanti a una legge di morte, lui non ha firmato e si è dimesso. Ci vuole coraggio! Ci vuole un politico ‘con pantaloni’ per fare questo, ci vuole coraggio. Questa è una situazione speciale e lui con questo ha dato anche un messaggio. E lui lo ha fatto anche perché era un santo. Quell’uomo è santo e il processo di beatificazione andrà avanti, perché mi ha dato prova di questo”: in questo modo papa Francesco aveva risposto ai giornalisti sul re Baldovino nel viaggio di ritorno in Lussemburgo ed in Belgio nello scorso settembre con l’auspicio che la sua causa di beatificazione continui.

Ed al funerale reale, avvenuto il 7 agosto 1993, il primate del Belgio, card. Godfried Danneels aveva tratteggiato nell’omelia  il suo ‘profilo’: “Non si limitano a regnare, amano, fino a dare la propria vita. Tale è stato Re Baldovino. Egli amava. La sua intelligenza politica affondava le proprie radici profonde nel cuore, il suo savoir-faire gli derivava dalla sua forza d’amare. Il segreto del suo regno era il suo cuore. E’ stato un Re secondo il cuore degli uomini. Ci amava, noi l’amavamo. Quest’uomo discreto, silenzioso, sempre sorridente, infinitamente delicato, aveva un cuore largo come le spiagge lungo il mare. Vi nascondeva tutte le gioie e tutte le sofferenze del suo Paese e del suo popolo. Quest’uomo portava in sé un calore, una capacità di ascolto ed empatia difficilmente immaginabili”.

Prendendo spunto da queste ‘testimonianze’ il giornalista di Avvenire, Fulvio Fulvi, gli ha dedicato una biografia, ‘Baldovino, il re del gran rifiuto’, ripercorrendo le pagine salienti di una vita: il racconto dell’infanzia infelice, con la perdita della madre in un incidente stradale, la prigionia e la deportazione con la famiglia reale durante il nazismo, gli anni del collegio svizzero. Salito al trono poco più che ventenne, il re dovette affrontare la grave crisi in cui versava la sua nazione dopo la Seconda guerra mondiale e cercò di rimediare agli esiti nefasti del colonialismo nel Congo, voluto dallo zio Leopoldo II. In seguito, si adoperò con convinzione e da protagonista per l’ingresso del Belgio nell’Ue e nell’Alleanza Atlantica.

 Figura indelebile della vita di re Baldovino è quella della regina Fabiola. Compagna inseparabile di vita e di fede e sua prima confidente, ebbe un ruolo di primo piano anche nello snodo più drammatico del regno, quando, nel 1990, il re decise di sospendere il suo incarico piuttosto che firmare la legge favorevole all’aborto votata dal Governo.

Perché un libro sul re Baldovino?

“Baldovino ha segnato la storia del suo Paese e ha contribuito al processo di unificazione dell’Europa. Oggi c’è bisogno di fare memoria anche di questo. Ma le ragioni principali del libro sono due: innanzitutto il forte richiamo di papa Francesco, durante la sua visita pastorale a Bruxelles nel settembre del 2024, a considerare la figura del re del Belgio come un politico e un capo di Stato coraggioso ‘che scelse di lasciare il suo posto da Re per non firmare una legge omicida’, quella che introduceva l’interruzione della gravidanza fino a 12 settimane di gestazione.

Fu un richiamo forte, quello di Bergoglio, davanti alla tomba del sovrano, ripetuto nella conferenza stampa sull’aereo al rientro in Vaticano.

La seconda motivazione sta nelle rivelazioni che mi fece un ex sindacalista maceratese, Giovanni Santachiara, nipote di un frate cappuccino marchigiano che è stato rettore della Basilica di Loreto: due mesi prima del ‘gran rifiuto’ di Baldovino, lo zio incontrò il Re in visita segreta alla Santa Casa con l’amata regina Fabiola per celebrare il loro anniversario di matrimonio. Fu, probabilmente, un incontro decisivo, anche se non si sa esattamente cosa i due si siano detti. Ma vista la caratura teologica e culturale del religioso e la grande sensibilità del sovrano cattolico, qualcosa di sicuro successe. Nel libro, un capitolo ricostruisce la vicenda”. 

Cosa ti ha colpito di questo re?

“Il suo senso religioso, coniugato anche all’azione politica, e l’attenzione verso gli altri, i poveri, i bisognosi, i cittadini più fragili. Era sempre presente nei momenti più difficili del suo Paese e non faceva mai mancare la sua personale solidarietà. Anche con opere di beneficenza. E poi l’amore che ha dimostrato verso la moglie, fino all’ultimo giorno della sua vita”.

Come maturò la scelta di non firmare per la legge sull’aborto? 

“Oltre all’incontro con padre Santachiara, Baldovino si consultò con il suo amico cardinale Suenens, con autorevoli medici, teologi e filosofi: voleva rafforzare la sua coscienza di cristiano anche con ragioni scientifiche. Ma fu determinante il fatto che, non avendo potuto avere figli (Fabiola ebbe cinque aborti spontanei) maturò una spiccata sensibilità, anche politica, verso la tutela della vita. E da piccolo fu sconvolto dalla morte della madre in un incidente stradale e perse anche il bimbo che aveva in grembo”.

Però la sua abdicazione era consentito dalla legge: può essere comunque considerato come ‘gran gesto’?

“In realtà, più che di una vera e propria abdicazione (che di per sé significa rinuncia perpetua ade essere re) si trattò di… dimissioni temporanee dalle funzioni di sovrano. Perché il decreto fu firmato dal premier e, 72 ore dopo, Baldivino ritornò ad essere Re. Fu trovato un escamotage costituzionale, d’accordo con il capo del governo Martens e i presidenti dei due rami del Parlamento. Il popolo amava Baldovino e non voleva che lui lasciasse. Inoltre, c’era un diffuso sentimento cattolico nel Paese, e la legge sull’aborto avrebbe creato, in quel momento, una grave spaccatura a livello politico-sociale. Il Belgio era anche fortemente diviso tra fiamminghi che volevano la secessione e valloni che sostenevano l’unità nazionale. Quindi un gran gesto, sì. Che sin rivelò opportuno politicamente”.

Quale ruolo ebbe la regina Fabiola, sua moglie?

“Come detto, Fabiola e Baldovino soffrirono molto per non aver potuto avere figli. E quindi anche eredi diretti al trono. I due consorti erano legatissimi tra loro, come ho potuto constatare studiandone le vite”.

Perché papa Francesco nella visita in Belgio aveva chiesto di proseguire la causa di beatificazione?

“Il primo pontefice a chiedere l’apertura del processo di beatificazione di Baldovino fu san Giovanni Paolo II nel 1995. Ma non accadde nulla. C’erano (e forse ci sono ancora oggi), resistenze nell’ambito della Chiesa belga. Ma un altro elemento ‘deterrente’ potrebbe essere stata la presunta posizione di Baldovino rispetto all’ex colonia del Congo. C’è ancora chi lo rimprovera di non aver mai condannato apertamente il comportamento del prozio Leopoldo II che, quando era il governatore del Paese africano fece massacrare il popolo per ottenere i suoi personali interessi. Però Baldovino, salito al trono, favorì in concreto l’indipendenza del Congo cercando di rimediare, per quanto possibile, alle nefandezze compiute da Leopoldo II con ‘accordi riparatori’”.      

(Tratto da Aci Stampa)

Luisa Santolini: Carlo Casini e Shahbaz Bhatti interpreti della politica come via alla santità

Che cosa hanno in comune Carlo Casini e Shahbaz Bhatti? A loro sarà dedicato il convegno ‘La politica via alla santità’ in programma nel pomeriggio di lunedì 29 settembre nella Sala Zuccari del Senato. Due politici diversi per nazionalità, ambito di impegno, età, percorsi di vita e incarichi istituzionali, eppure entrambi ugualmente innamorati di Gesù e testimoni del Vangelo. L’attenzione verrà posta su due politici diversi per nazionalità, ambito di impegno, età, percorsi di vita e incarichi istituzionali, eppure ugualmente innamorati di Gesù e testimoni del Vangelo: Carlo Casini (1935-2020) e Shahbaz Bhatti (1968-2011). L’accostamento fra Carlo Casini e Shahbaz Bhatti, manifesta la ‘fecondità universale della dottrina sociale della Chiesa cattolica’, come si legge nella presentazione dell’evento promosso dal ‘Movimento per la Vita’, associazione ‘Amici di Carlo Casini’, ‘Pakistani cristiani in Italia’, e ‘Shahbaz Bhatti Mission’, con la ‘lectio magistralis’ del vicario per la diocesi di Roma, card. Baldassarre Reina.

Alla vigilia dell’evento abbiamo contattato la presidente dell’associazione ‘Amici di Carlo Casini, prof.ssa Luisa Snntolini, per chiedere il motivo per cui la politica è via alla santità:

“Perché la politica, correttamente intesa e soprattutto correttamente vissuta è forse il terreno più arido, più pericoloso e più difficile in cui si scontrano due visioni opposte della realtà e della verità dell’uomo: la cultura della morte e la cultura della vita. Essere fedeli al Vangelo, avere sempre come faro la propria adesione profonda al Gesù crocifisso, non tradire e non abbandonare mai il Magistero della Chiesa richiede davvero delle virtù eroiche che Casini e Bhatti possedeva in sommo grado. I ricatti, le pressioni dei partiti, ma soprattutto le sirene e le tentazioni della politica sono irresistibili, più che altrove e resistere loro è un esercizio che pochi sanno fare”.

perché è stato scelto di narrare le vite di Carlo Casini e di Shabbat Bhatti?

“Carlo e Shabbat sono vissuti in contesti culturali, politici, religiosi e sociali profondamente diversi. A migliaia di Km di distanza, con ruoli e incarichi diversi. Avevano età diverse e sono anche tornati alla casa del Padre in maniera diversa: l’uno ucciso sotto casa dagli integralisti islamici, l’altro divorato per anni da una malattia atroce che non perdona. Eppure, tutti e due hanno celebrato la politica come forma di vita e la vita come criterio per valutare la politica. La Chiesa è davvero universale, la Fede non ha confini o terreni privilegiati per fiorire, tutti gli uomini sono chiamati alla santità, anche i personaggi politici. Questo vogliamo dire: un messaggio per tutti coloro che hanno responsabilità politiche e istituzionali”.

Come hanno realizzato nel loro percorso politico la Dottrina Sociale della Chiesa?

“La Dottrina Sociale della Chiesa non è un insieme di regole e di precetti da osservare. E’ una monumentale “lettura” del Vangelo che va solo studiata, capita e vissuta. I pilastri, detto in parole poverelle, sono la sacralità della vita umana e la dignità della persona, la solidarietà, la sussidiarietà, pace, giustizia e il bene comune. Ecco, spesso in politica questi valori, queste pietre miliari nel cammino di tutti i credenti, sono stati ‘saccheggiati e strattonati’ da politici che di cristiano avevano poco soprattutto per giustificare le loro ideologie, usando così solo le parole della Dottrina Sociale della Chiesa che potevano far comodo.

I nostri due ‘eroi’ hanno detto e dimostrato che non esiste solidarietà senza sussidiarietà, che non esiste tutela della vita senza la pace, che non esiste bene comune senza giustizia, che non esiste dignità della persona senza il suo rispetto dal concepimento alla morte naturale che non esiste famiglia senza la declinazione completa della Dottrina Sociale della Chiesa. Sono stati testimoni credibili e per questo vanno celebrati”.

Cosa significa testimoniare l’essere cristiano in politica?

“Penso che la testimonianza debba passare attraverso le doti che sono tipiche del laico credente chiamato ad ‘ordinare il temporale secondo la volontà di Dio’. Una fede radicata sulla roccia, una profonda capacità di vivere la massima di sant’ Ignazio di Loyola: ‘Agisci come se tutto dipendesse da te; confida come se tutto dipendesse da Dio’, ed infine le cinque C che rendono la politica una avventura affascinante: coraggio, convinzione, credibilità, competenza e coerenza. A mio avviso questo significa essere cristiani in politica ed infatti non è un caso che sia Carlo Casini che Shabbat Bhatti sono stati stimati ed apprezzati anche dai loro avversari più acerrimi, durante e dopo la loro vita”.

E’ possibile vivere la politica come ‘forma alta di carità’?

“Certamente è possibile, basta sapere che è una strada impervia, tutta in salita, con pochi compagni di viaggio, quasi in solitario, perché molti alle prime difficoltà, e ce ne sono tante, si fermano al ‘campo base’. Ed i problemi vengono anche stampa, dalla opinione pubblica, da una mentalità che guarda con sufficienza se non con disprezzo chi si avventura in politica. Lo ha detto anche alcune settimane fa papa Leone XlV: ‘Non ignoro neppure le pressioni, le direttive di partito, le colonizzazioni ideologiche a cui gli uomini politici sono sottoposti. Devono avere coraggio, il coraggio di dire ‘No, non posso’, quando è in gioco la verità’.

Ecco il papa ci ha indicato la strada. Un cristiano ha il compito di dare dignità alla politica indicando un modello di politica che non può prescindere dall’etica e da una gerarchia di valori che rendono appunto la politica una ‘forma alta di carità’. Le parole del Santo Padre non possono che confortare chi si vuole cimentare con la politica in vista del bene comune, nella speranza che siano molti i seguaci di Carlo Casini e di Shabbat Bhatti”.

(Tratto da Aci Stampa)

Cecilia Galatolo racconta le vette di Pier Giorgio Frassati

Domenica 7 settembre, insieme a Carlo Acutis, un altro giovane, seppure di un’epoca diversa, è stato dichiarato santo, Pier Giorgio Frassati, torinese e di famiglia benestante, che ha speso la sua vita per i poveri e si è battuto per la giustizia sociale, a cui Giovanna Abbagnara, Paola Ciniglio, Cecilia Galatolo hanno dedicato un libro: ‘Pier Giorgio Frassati. Fino alle vette’ (link: Pier Giorgio Frassati. Fino alle vette | Famiglia.store) per chi vuole imparare “a scrivere la propria storia con la stessa penna che ha guidato la vita di Pier Giorgio: quella del Vangelo”.

Attraverso le tappe fondamentali della vita dell’imminente santo torinese (la fede, la preghiera, l’amicizia, lo studio, la carità, la croce) questo libro si fa strada nel cuore di chi cerca la verità e ha il coraggio di lasciarsi provocare. Scommette sul fatto che ogni ragazzo, ogni ragazza, possa scoprire in sé lo stesso desiderio di infinito che ha abitato Pier Giorgio, come si sottolinea nella nota introduttiva.

Quindi non la solita biografia, ma un libro che ‘si mette accanto a chi è in cammino e ha bisogno di luce per orientarsi’, in quanto ogni capitolo è accompagnato da test, passi del Vangelo, domande scomode e canzoni: laboratori esperienziali per far ‘crescere una generazione che ha fame di autenticità’.

Ad una delle autrici, Cecilia Galatolo, chiediamo di spiegarci il motivo per cui  Pier Giorgio Frassati amava le ‘vette’: “Per Pier Giorgio, le vette rappresentano in qualche modo il cammino della vita. A volte ci sono delle salite, ma se andiamo avanti, godremo di aria pulita e di un panorama impagabile. Capita, poi, di cadere o che chi ci è vicino inciampi durante la scalata. Anche in questo i sentieri di montagna rappresentano per Frassati la vita, la strada percorsa con i fratelli e le sorelle: è bello aiutarci ogni volta a rialzarci. Meglio arrivare dopo, magari, ma arrivare insieme. Inoltre, Pier Giorgio amava la montagna per la tranquillità e la serenità che trasmette. L’anima si sintonizza meglio con Dio. Se ci pensiamo, anche Gesù era solito ritirarsi in montagna a pregare”.

Però si definiva anche un tipo ‘losco’? 

“Sì, ma ovviamente, non lo era affatto. Anzi, era un giovane generoso e con il cuore puro. Questa definizione nasce da una associazione scherzosa creata con i suoi amici, ‘I tipi loschi’, appunto. Il gruppo si è formato spontaneamente proprio durante una gita in montagna. Il loro obiettivo era vivere la fede in letizia e servire Dio nei poveri. Frassati era innamorato dei poveri. Diceva che amare loro significava restituire l’amore che Gesù gli donava nell’Eucaristia. Aveva una fede viva, profonda. Considerava Cristo il suo migliore amico”.

Di famiglia liberale perchè si innamorò di Dio?

“Frassati veniva da una famiglia ricca e liberale. Il papà, fondatore del giornale ‘La Stampa’, di Torino, era rispettoso delle tradizioni cristiane, ma viveva fondamentalmente da ateo. La mamma, una pittrice in vista, che pure non mancava alla messa domenicale, non aveva una fede matura. Spesso aveva posizioni anticlericali e temeva che il figlio potesse diventare bigotto. Basti pensare che Pier Giorgio dovette avviare una ‘rispettosa battaglia’ a casa per ricevere il permesso di fare la comunione ogni giorno.

Si innamorò di Dio perché solo in Lui trovava il senso della vita. Aveva tutto, questo giovane, tutto ciò che materialmente si potesse desiderare. La sua famiglia non gli faceva mancare nulla. Ville, auto di un certo livello, vestiti buoni, viaggi. Eppure, nulla di tutto ciò era abbastanza per lui. Gesù, invece, era quella perla preziosa per cui valeva la pena rinunciare a tutto il resto. I privilegi lo avrebbero chiuso in sé stesso, donare tutto, come insegna il Vangelo, lo rese felice”.

‘Non bisogna dare degli stracci ai poveri’: cosa era la carità per Pier Giorgio Frassati?

“Pier Giorgio non aveva solo compassione dei poveri, li considerava il corpo, il volto di Gesù. Possiamo dunque dare stracci a Gesù? Per Pier Giorgio, spendersi per loro era una priorità assoluta. Spesso si prodigava per gli sfrattati, che all’epoca erano molti, aiutandoli materialmente con ciò che aveva ed a trovare una nuova abitazione. A volte, per far questo, arrivava tardi all’università o chiedeva di poter rimandare un appello. Insomma, ai poveri non dava lo scarto del suo tempo, dava il meglio, dava tutto. E’ stato definito il ‘santo della strada’ perché aiutare chi giaceva per strada era la sua vocazione, era la sua principale occupazione. I genitori faticavano a comprendere la vastità del suo impegno, seppero solo dopo la sua morte che aveva fatto (in circa 12i anni) migliaia di interventi a vantaggio degli ultimi. Faceva parte di una istituzione caritativa, ma spesso si impegnava anche da sé. Ovunque, senza fare calcoli”.

Quale posto aveva nella sua vita l’Eucarestia?

“Era centrale. Senza Cristo, diceva, non poteva far nulla. Una volta un suo amico, vedendolo entrare in Chiesa ogni giorno, gli domandò: ‘Ma sei diventato bigotto?’ Rispose: ‘No, sono rimasto cristiano’. Gesù non era un’abitudine astratta, era una presenza viva: la sorgente del suo amore per gli altri”.

Cosa dice ai giovani la sua santità? 

“Colpisce tanto la capacità di Pier Giorgio di andare controcorrente. La sua vicenda si è svolta nel contesto dei primi del ‘900. Ha vissuto la Prima Guerra Mondiale ed ha assistito alla presa di potere da parte di Mussolini. Lo faceva soffrire che molti cattolici ‘strizzassero l’occhio’ al regime. Affermava che i discorsi del duce gli facevano ‘ribollire il sangue nelle vene’. Ecco, la figura di Pier Giorgio, vissuto un secolo fa ma con uno stile evangelico profondamente attuale, colpisce perché prende sul serio l’invito di Gesù a scegliere il bene senza compromessi, senza pensare ai propri interessi o vantaggi. Era un giovane uomo onesto, schietto, che non temeva le conseguenze delle sue scelte, se fatte per amore della giustizia”.

(Tratto da Aci Stampa)

A Torino il ‘Frassati Day’

Sabato 5 giugno alle ore 12, con l’inaugurazione di ‘Verso l’Altro’, uno spazio espositivo permanente allestito nella sacrestia della ex canonica della chiesa torinese di Santa Maria di Piazza (via Santa Maria, 4), si chiude il ‘Frassati Day’: la tre giorni di celebrazioni religiose e iniziative culturali organizzate per ricordare la figura, l’opera e l’impegno umano, sociale, politico e, naturalmente, spirituale del Beato Pier Giorgio Frassati (del quale è prossima la canonizzazione, prevista nella giornata di domenica 7 settembre), nel centenario della sua morte, avvenuta il 4 luglio del 1925.

Realizzata da Mediacor (società di comunicazione che ha già curato diverse installazioni museali per il mondo ecclesiale, come il Polo Culturale ‘Cultures And Mission’ dei Missionari della Consolata a Torino, il percorso ‘Antonius’ dei Frati Minori Conventuali a Padova e il riallestimento del Museo Don Bosco a Chieri) con il sostegno della Fondazione CRT, della Conferenza Episcopale Italiana e dell’Opera Diocesana Pier Giorgio Frassati, l’esposizione propone un percorso emozionale e immersivo, accessibile a tutti, che racconta la vita e l’esperienza spirituale di Pier Giorgio Frassati attraverso l’uso di tecnologie multimediali avanzate, tra cui proiezioni luminose, suoni e audio evocativi con la lettura di lettere di e a Pier Giorgio, pannelli interattivi e applicazioni che guidano i visitatori in un viaggio biografico, esplorando il contesto storico nel quale Frassati ha vissuto, i luoghi significativi della sua vita: Torino, le sue periferie, le città europee da lui visitate, la campagna di Pollone e, in particolare, la montagna, simbolo della sua ricerca ‘verso l’alto’.

“Siamo molto emozionati per l’apertura di questo luogo dedicato a Pier Giorgio Frassati: la sua testimonianza, sottolinea suor Carmela Busìa, coordinatrice Pastorale dei giovani e dei ragazzi,  è davvero preziosa e incoraggiante per i giovani! E’ stato capace di trovare il tempo per ogni cosa: amicizie, studio, preghiera, impegno e divertimento! In ‘Verso l’altro’ i giovani troveranno un compagno di strada, per capire come potersi dedicare agli altri e come vivere intensamente la giovinezza”.

Il progetto architettonico, sviluppato con l’obiettivo di conservare e valorizzare le caratteristiche storiche e artistiche del complesso religioso di via Santa Maria, ha previsto importanti interventi di ristrutturazione e l’adeguamento degli spazi per garantirne piena accessibilità. Il nuovo spazio espositivo, nato con l’obiettivo di  far conoscere a un pubblico sempre più ampio la figura del Beato Pier Giorgio Frassati, è stato, come detto, realizzato con il sostegno della Fondazione CRT.

“Fondazione CRT è lieta di aver contribuito alla realizzazione di questa iniziativa di alto valore culturale e sociale. Pier Giorgio Frassati rappresenta una delle più luminose figure dei Santi Sociali Piemontesi: un esempio di ascolto, inclusione e accoglienza che riteniamo fondamentale trasmettere alle nuove generazioni, dichiara la presidente della Fondazione CRT, Anna Maria Poggi. La creazione di uno spazio multimediale a lui dedicato rappresenta un importante strumento educativo, capace di veicolare un messaggio dal profondo valore culturale e sociale, e non solo spirituale, attraverso linguaggi e tecnologie vicini ai giovani”.

Anche la Conferenza Episcopale Italiana e l’Opera Diocesana Pier Giorgio Frassati hanno sostenuto il progetto: “La figura di Frassati, sottolinea mons. Giuseppe Baturi, Arcivescovo di Cagliari e Segretario Generale della Cei, affascina e continua a ispirare generazioni di giovani. Questa esposizione aiuta a conoscere e a riscoprire l’attualità del messaggio di un testimone che ha fatto dell’amore al Signore e ai fratelli più deboli e dell’impegno per una società più giusta le cifre caratteristiche della sua vita. Un giovane per i giovani, che ha ancora molto da dire, soprattutto in un tempo di disaffezione politica e di indifferenza”.

“L’Opera Diocesana ‘Pier Giorgio Frassati’, nata dai giovani di Azione Cattolica il 7 luglio 1925, ha sin dalle origini avuto come scopo rendere attuale e presente tra i ragazzi e i giovani la figura di Frassati, con modalità che ne restituissero il suo profondo spirito di carità e di amore per la vita. Perciò, evidenzia Roberto Falciola, presidente dell’Opera Diocesana ‘Pier Giorgio Frassati’, ha seguito con grande attenzione l’idea e lo sviluppo dello spazio multimediale permanente in Santa Maria di Piazza, che consentirà di fare conoscere Pier Giorgio a molti pellegrini da tutto il mondo, e ha deciso di partecipare alla sua realizzazione con un contributo economico”.

Nei prossimi mesi, l’antico complesso della Chiesa di Santa Maria di Piazza sarà oggetto di altri lavori di ristrutturazione per la Cappella dei Minusieri, dove è previsto che prenda vita uno spazio narrativo e conoscitivo dedicato a tutti i Santi torinesi. Il progetto ha ricevuto anche piccole donazioni di singoli e di associazioni legate a Pier Giorgio Frassati attraverso il portale For Funding di Banca Intesa (https://www.forfunding.intesasanpaolo.com/DonationPlatform-ISP/nav/progetto/museo-Frassati).

L’esposizione “Verso l’altro” è stata progettata dalla società Mediacor che, in particolare,  ha curato sia la ristrutturazione con il coordinamento dell’architetta Gabriella Loi, sia l’esperienza museale con il coinvolgimento della scrittrice Anna Peiretti, del regista Luca Olivieri e il supporto di Roberto Falciola, vice-postulatore della causa di canonizzazione di Pier Giorgio Frassati e di Marta Margotti, docente di Storia contemporanea all’Università di Torino.

“Le scelte per ideare e poi realizzare questo spazio espositivo multimediale, spiega Paolo Pellegrini, amministratore delegato di Mediacor, sono partite da alcuni punti fermi: allestire un luogo dove consentire ai torinesi di conoscere questo significativo personaggio del Novecento, poi mettere questo spazio a disposizione anche dei numerosi pellegrini che arrivano da tutto il mondo con sistemi e modalità di racconto efficaci tanto per un pubblico nazionale quanto internazionale e ancora, terzo caposaldo del progetto, allestire uno spazio in cui la narrazione fosse davvero contemporanea e coinvolgente e, infine, prestare massima attenzione all’accessibilità, alla fruibilità per tutti, a livello fisico, sensoriale e cognitivo”.

All’inaugurazione di sabato 5 luglio, alle ore 12, saranno presenti l’arcivescovo di Torino, card. Roberto Repole, il sindaco della Città di Torino, Stefano Lo Russo, la vice presidente della Fondazione CRT, Paola Casagrande, il presidente della Compagnia di San Paolo, Marco Gilli e Roberto Falciola, presidente dell’opera diocesana Pier Giorgio Frassati. Interverranno inoltre Paolo Pellegrini, ad di Mediacor, suor Carmela Busìa, delegata dall’arcivescovo per il Comitato diocesano per il centenario di Pier Giorgio Frassati e don Luca Bertarelli, parroco di Pollone. Dal pomeriggio di sabato 5 luglio le visite sono aperte al pubblico (previa iscrizione sul sito www.versolaltro.it) e nelle settimane successive, scrivendo a prenotazioni@versolaltro.it.

Mentre oggi il programma del ‘Frassati Day’ prevede alle ore 10.00, nella Cattedrale di San Giovanni Battista, un momento di preghiera guidato dal vescovo ausiliare della diocesi torinese, mons. Alessandro Giraudo, e, un’ora dopo, la partenza (proprio dalla Cattedrale) del ‘Frassatour’: un percorso di visita in centro città ai luoghi del Beato Pier Giorgio, un’iniziativa dedicata  ai giovani che partecipano alle attività estive organizzate negli oratori, un modo per presentare Frassati a misura di ragazzo.

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A Torino il ‘Frassati Day’

Sabato 5 giugno alle ore 12, con l’inaugurazione di ‘Verso l’Altro’, uno spazio espositivo permanente allestito nella sacrestia della ex canonica della chiesa torinese di Santa Maria di Piazza (via Santa Maria, 4), si chiude il ‘Frassati Day’: la tre giorni di celebrazioni religiose e iniziative culturali organizzate per ricordare la figura, l’opera e l’impegno umano, sociale, politico e, naturalmente, spirituale del Beato Pier Giorgio Frassati (del quale è prossima la canonizzazione, prevista nella giornata di domenica 7 settembre), nel centenario della sua morte, avvenuta il 4 luglio del 1925.

Realizzata da Mediacor (società di comunicazione che ha già curato diverse installazioni museali per il mondo ecclesiale, come il Polo Culturale ‘Cultures And Mission’ dei Missionari della Consolata a Torino, il percorso ‘Antonius’ dei Frati Minori Conventuali a Padova e il riallestimento del Museo Don Bosco a Chieri) con il sostegno della Fondazione CRT, della Conferenza Episcopale Italiana e dell’Opera Diocesana Pier Giorgio Frassati, l’esposizione propone un percorso emozionale e immersivo, accessibile a tutti, che racconta la vita e l’esperienza spirituale di Pier Giorgio Frassati attraverso l’uso di tecnologie multimediali avanzate, tra cui proiezioni luminose, suoni e audio evocativi con la lettura di lettere di e a Pier Giorgio, pannelli interattivi e applicazioni che guidano i visitatori in un viaggio biografico, esplorando il contesto storico nel quale Frassati ha vissuto, i luoghi significativi della sua vita: Torino, le sue periferie, le città europee da lui visitate, la campagna di Pollone e, in particolare, la montagna, simbolo della sua ricerca ‘verso l’alto’.

“Siamo molto emozionati per l’apertura di questo luogo dedicato a Pier Giorgio Frassati: la sua testimonianza, sottolinea suor Carmela Busìa, coordinatrice Pastorale dei giovani e dei ragazzi,  è davvero preziosa e incoraggiante per i giovani! E’ stato capace di trovare il tempo per ogni cosa: amicizie, studio, preghiera, impegno e divertimento! In ‘Verso l’altro’ i giovani troveranno un compagno di strada, per capire come potersi dedicare agli altri e come vivere intensamente la giovinezza”.

Il progetto architettonico, sviluppato con l’obiettivo di conservare e valorizzare le caratteristiche storiche e artistiche del complesso religioso di via Santa Maria, ha previsto importanti interventi di ristrutturazione e l’adeguamento degli spazi per garantirne piena accessibilità. Il nuovo spazio espositivo, nato con l’obiettivo di  far conoscere a un pubblico sempre più ampio la figura del Beato Pier Giorgio Frassati, è stato, come detto, realizzato con il sostegno della Fondazione CRT.

“Fondazione CRT è lieta di aver contribuito alla realizzazione di questa iniziativa di alto valore culturale e sociale. Pier Giorgio Frassati rappresenta una delle più luminose figure dei Santi Sociali Piemontesi: un esempio di ascolto, inclusione e accoglienza che riteniamo fondamentale trasmettere alle nuove generazioni, dichiara la presidente della Fondazione CRT, Anna Maria Poggi. La creazione di uno spazio multimediale a lui dedicato rappresenta un importante strumento educativo, capace di veicolare un messaggio dal profondo valore culturale e sociale, e non solo spirituale, attraverso linguaggi e tecnologie vicini ai giovani”.

Anche la Conferenza Episcopale Italiana e l’Opera Diocesana Pier Giorgio Frassati hanno sostenuto il progetto: “La figura di Frassati, sottolinea mons. Giuseppe Baturi, Arcivescovo di Cagliari e Segretario Generale della Cei, affascina e continua a ispirare generazioni di giovani. Questa esposizione aiuta a conoscere e a riscoprire l’attualità del messaggio di un testimone che ha fatto dell’amore al Signore e ai fratelli più deboli e dell’impegno per una società più giusta le cifre caratteristiche della sua vita. Un giovane per i giovani, che ha ancora molto da dire, soprattutto in un tempo di disaffezione politica e di indifferenza”.

“L’Opera Diocesana ‘Pier Giorgio Frassati’, nata dai giovani di Azione Cattolica il 7 luglio 1925, ha sin dalle origini avuto come scopo rendere attuale e presente tra i ragazzi e i giovani la figura di Frassati, con modalità che ne restituissero il suo profondo spirito di carità e di amore per la vita. Perciò, evidenzia Roberto Falciola, presidente dell’Opera Diocesana ‘Pier Giorgio Frassati’, ha seguito con grande attenzione l’idea e lo sviluppo dello spazio multimediale permanente in Santa Maria di Piazza, che consentirà di fare conoscere Pier Giorgio a molti pellegrini da tutto il mondo, e ha deciso di partecipare alla sua realizzazione con un contributo economico”.

Nei prossimi mesi, l’antico complesso della Chiesa di Santa Maria di Piazza sarà oggetto di altri lavori di ristrutturazione per la Cappella dei Minusieri, dove è previsto che prenda vita uno spazio narrativo e conoscitivo dedicato a tutti i Santi torinesi. Il progetto ha ricevuto anche piccole donazioni di singoli e di associazioni legate a Pier Giorgio Frassati attraverso il portale For Funding di Banca Intesa (https://www.forfunding.intesasanpaolo.com/DonationPlatform-ISP/nav/progetto/museo-Frassati).

L’esposizione “Verso l’altro” è stata progettata dalla società Mediacor che, in particolare,  ha curato sia la ristrutturazione con il coordinamento dell’architetta Gabriella Loi, sia l’esperienza museale con il coinvolgimento della scrittrice Anna Peiretti, del regista Luca Olivieri e il supporto di Roberto Falciola, vice-postulatore della causa di canonizzazione di Pier Giorgio Frassati e di Marta Margotti, docente di Storia contemporanea all’Università di Torino.

“Le scelte per ideare e poi realizzare questo spazio espositivo multimediale, spiega Paolo Pellegrini, amministratore delegato di Mediacor, sono partite da alcuni punti fermi: allestire un luogo dove consentire ai torinesi di conoscere questo significativo personaggio del Novecento, poi mettere questo spazio a disposizione anche dei numerosi pellegrini che arrivano da tutto il mondo con sistemi e modalità di racconto efficaci tanto per un pubblico nazionale quanto internazionale e ancora, terzo caposaldo del progetto, allestire uno spazio in cui la narrazione fosse davvero contemporanea e coinvolgente e, infine, prestare massima attenzione all’accessibilità, alla fruibilità per tutti, a livello fisico, sensoriale e cognitivo”.

All’inaugurazione di sabato 5 luglio, alle ore 12, saranno presenti l’arcivescovo di Torino, card. Roberto Repole, il sindaco della Città di Torino, Stefano Lo Russo, la vice presidente della Fondazione CRT, Paola Casagrande, il presidente della Compagnia di San Paolo, Marco Gilli e Roberto Falciola, presidente dell’opera diocesana Pier Giorgio Frassati. Interverranno inoltre Paolo Pellegrini, ad di Mediacor, suor Carmela Busìa, delegata dall’arcivescovo per il Comitato diocesano per il centenario di Pier Giorgio Frassati e don Luca Bertarelli, parroco di Pollone. Dal pomeriggio di sabato 5 luglio le visite sono aperte al pubblico (previa iscrizione sul sito www.versolaltro.it) e nelle settimane successive, scrivendo a prenotazioni@versolaltro.it.

Mentre oggi il programma del ‘Frassati Day’ prevede alle ore 10.00, nella Cattedrale di San Giovanni Battista, un momento di preghiera guidato dal vescovo ausiliare della diocesi torinese, mons. Alessandro Giraudo, e, un’ora dopo, la partenza (proprio dalla Cattedrale) del ‘Frassatour’: un percorso di visita in centro città ai luoghi del Beato Pier Giorgio, un’iniziativa dedicata  ai giovani che partecipano alle attività estive organizzate negli oratori, un modo per presentare Frassati a misura di ragazzo.

In serata la Cattedrale del capoluogo piemontese ospiterà, alle ore 20.00, lo spettacolo per ‘voci e parole su Pier Giorgio Frassati’ ed alle ore 21.00, la Messa solenne presieduta dall’arcivescovo di Torino, card. Roberto Repole.

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In serata la Cattedrale del capoluogo piemontese ospiterà, alle ore 20.00, lo spettacolo per ‘voci e parole su Pier Giorgio Frassati’ ed alle ore 21.00, la Messa solenne presieduta dall’arcivescovo di Torino, card. Roberto Repole.

Giorgio La Pira: attualità di un pensiero per la pace

In occasione del settimo anniversario del riconoscimento di Giorgio La Pira come Venerabile della Chiesa cattolica, si terrà a Roma il convegno ‘Giorgio La Pira: attualità di un pensiero per la pace’, promosso da Vision & Global Trends – International Institute for Global Analyses, in collaborazione con l’On. Fabio Porta (Commissione Affari Esteri – Camera dei deputati), con il patrocinio della Fondazione Giorgio La Pira e della Società Italiana di Geopolitica – Progetto di Vision & Global Trends.

L’incontro – ospitato lunedì 7 luglio 2025 presso la Sala del Refettorio della Camera dei Deputati – vuole essere un omaggio profondo ed articolato alla figura del ‘sindaco santo’ di Firenze: testimone del Vangelo, intellettuale profetico e protagonista del dialogo tra i popoli. Ma non solo. Il convegno si propone come uno spazio di riflessione politica, culturale e spirituale sull’eredità di La Pira, oggi più che mai attuale, in un mondo attraversato da conflitti, instabilità e trasformazioni globali.

Durante la Guerra Fredda, La Pira seppe elaborare e praticare una politica di pace che superava i confini ideologici, con gesti coraggiosi come i viaggi a Mosca e Hanoi, l’impegno per il disarmo, il dialogo interreligioso e la promozione dello sviluppo nei paesi del cosiddetto Terzo Mondo. Il suo sguardo universalista e cristiano anticipava un ordine internazionale fondato sulla giustizia, la dignità umana e la cooperazione.

Rileggere oggi il suo pensiero significa interrogarsi sulla possibilità di una nuova cultura politica della pace, capace di coniugare idealismo e concretezza, spiritualità e progettualità, soprattutto in relazione al ruolo dell’Italia in uno scenario multipolare dove emergono nuovi attori come Cina, India e i paesi dell’Africa. Il convegno vedrà la partecipazione di accademici, analisti, amministratori pubblici e protagonisti della vita politica e sarà articolato in tre sessioni: sulla testimonianza di pace di La Pira, sui suoi fondamenti filosofici e politici, e sulla sua visione geopolitica.

PROGRAMMA

16:00 – Apertura dei lavori

• Fabio Porta – Commissione Affari Esteri – Camera dei deputati

• Tiberio Graziani – Vision & Global Trends

16:30 – Relazioni

Giorgio La Pira, messaggero di pace

• Abbattere i muri, costruire i ponti: Giorgio La Pira e la Pace

Patrizia Giunti – Fondazione Giorgio La Pira

• Sulla strada del “sindaco santo”: Comuni e cultura della Pace

Sergio Moscone – Sindaco di Serralunga d’Alba

Pensiero e azione in Giorgio La Pira

• I principi del personalismo nella visione politica di Giorgio La Pira

Giulio Alfano – Pontificia Università Lateranense

• La lezione di La Pira e i democratici cristiani europei

AntonGiulio de’ Robertis – Università degli Studi di Bari

La visione geopolitica di Giorgio La Pira

• Il ruolo geopolitico del Mediterraneo nel pensiero di Giorgio La Pira

Maurizio Gentilini – ISEM, Consiglio Nazionale delle Ricerche

• La “via italiana” di Giorgio La Pira e la trasformazione odierna degli equilibri internazionali

Maurizio Vezzosi – Analista di geopolitica

Per accedere è obbligatoria la registrazione. Inviare la richiesta di registrazione entro il 3 luglio a:info@vision-gt.eu

Un uomo (e un film) per tutte le stagioni

Il 22 giugno la Chiesa ha ricordato la straordinaria figura di san Tommaso Moro (1478-1535), padre di famiglia, avvocato, uomo di Stato e scrittore che, contro tutto e tutti, seppe sacrificare la sua carriera politica e la vita per rimanere fedele alla verità naturale e cristiana. Nel 1532, infatti, giunto alla più alta carica politico-amministrativa del Regno d’Inghilterra (era stato designato Lord Cancelliere a 52 anni, nel 1530), decise di dimettersi per sottrarsi al disegno tirannico di Enrico VIII di manipolare Parlamento e Assemblea del Clero per assumere il controllo sulla chiesa d’Inghilterra e farne “legittimare” il divorzio da Caterina d’Aragona che gli era necessario per poter sposare Anna Bolena.

Dopo 15 mesi di “carcere duro” e torture di vario tipo Sir Thomas More fu decapitato pronunciando come ultime parole prima della condanna a morte: «Muoio come buon servo del Re, ma anzitutto come servo di Dio». La Chiesa, per questo, l’ha proclamato patrono dei politici e degli uomini di governo durante il Grande Giubileo del 2000 e, nel recente Giubileo dei Governanti (21-22 giugno 2025), lo ha di nuovo additato come esempio non solo per la carica profetica della sua testimonianza etica ma anche per la grandezza di statista.

A questo proposito è significativo notare come nell’ultima intervista rilasciata da cardinale ai media vaticani all’indomani della morte di Papa Francesco, Leone XIV abbia voluto ricordare proprio la venerazione di Bergoglio per san Tommaso Moro. Nelle udienze settimanali del sabato mattina come prefetto del Dicastero per i Vescovi, infatti, il Papa soleva raccomandargli di «non perdere il senso dell’umorismo», invitandolo a recitare la “Preghiera del buonumore” di Thomas More per andare avanti nelle «cose di grande responsabilità, con grande fiducia nella grazia del Signore» (cit. in Tiziana Campisi, «Ha insegnato a vivere la gioia del Vangelo». L’ultima intervista del cardinale Prevost con i media vaticani rilasciata all’indomani della morte di Francesco, L’Osservatore Romano, 9 maggio 2025, p. 6). Si tratta di una preghiera che, come noto, Papa Francesco ha recitato ogni giorno durante il suo non facile e contrastato Pontificato.

Siccome oggi ricorre il 65° anniversario della prima teatrale dell’opera di Robert Bolt (1924-1995) “Un uomo per tutte le stagioni” (A Man for All Seasons), dedicata al “martirio politico” di san Tommaso Moro (rappresentata al Globe Theatre di Londra, per la regia di Noel Willman, il 1º luglio 1960), vale la pena riproporne all’attenzione la trama e l’omonimo film vincitore di sei Premi Oscar nel 1966, tra cui quelli per il miglior film e il miglior regista.

Come il capolavoro di Robert Bolt, sceneggiatore di grandi successi come Lawrence d’Arabia (1962), Il dottor Živago (1965) e The Mission (1986), la trama del film di Fred Zinnemann culmina nel rifiuto di Tommaso Moro di accettare il divorzio del re d’Inghilterra e la rottura della “chiesa nazionale” con quella di Roma.

Il film vanta un cast stellare, dal protagonista Paul Scofield, attore shakesperiano già protagonista dell’originale produzione teatrale del 1960 e divenuto noto sul grande schermo per l’interpretazione del severo professore universitario Mark Van Doren in Quiz Show (1994), che impersona Tommaso Moro, all’energico Robert Shaw, nei panni di Enrico VIII, passando per il grande Orson Wells che interpreta il cardinale Thomas Wolsey, Arcivescovo di York e potente uomo di Stato e il giovanissimo John Hurt, che dà volto e voce a Richard Rich, l’uomo che dopo aver chiesto una raccomandazione a Thomas More ancora potente ne siglerà alla fine la condanna a morte.

Quella di Tommaso è solo apparentemente una parabola umana dall’esito tragico. Rimane infatti sempre motivato da un’ardente fede cattolica, invidiato dai suoi rivali e profondamente amato dalla sua famiglia. Oltre a ciò è riconosciuto come funzionario dello Stato integro e fedele, che muore per onorare la giustizia e la verità. E lo fa senza mai condannare chi cede ed è più debole di lui, nella certezza della bontà del progetto di Dio sulla sua vita (Omnia in bonum!Tutto concorre al bene!).

More è innocente come attestano in fondo anche i suoi avversari, primo tra tutti Thomas Cromwell, l’ambizioso segretario del cardinale Wolsey disposto a tutto per il potere, ma non può piegarsi al compromesso morale né all’attentato condotto ai diritti di Dio e della Chiesa. Pur nella convinzione che il martirio non vada cercato se non come ultima opzione, alla fine san Tommaso Moro non potrà che pagare con la vita la fedeltà alla sua coscienza.

Interessanti anche i risvolti politici del film di Zinnemann che, girato in piena guerra fredda, rappresentano le dinamiche tipiche della corruzione di una macchina statale in regime di tirannia e della propensione umana a farsene irretire e compromettere richiamando le atmosfere della Russia sovietica del Dottor Živago.

Restando fedele alla sua struttura quasi teatrale, Un uomo per tutte le stagioni mantiene ancora oggi intatti il suo ritmo e il suo fascino. Dopo essersi rifiutato di prestare giuramento di fedeltà a Enrico VIII in quanto Capo della Chiesa, More viene arrestato e rinchiuso nella Torre di Londra. Si difende brillantemente dalle accuse che gli vengono rivolte, ma viene condannato come detto per lo spergiuro di Rich, che in cambio riceve da Cromwell la carica di Procuratore Generale del Galles.

Il titolo del film (così come la pièce teatrale di Bolt) è ispirato da una dedica composta dallo scrittore e latinista Robert Whittington (1480-1553), un contemporaneo di More, che nel 1520 scrisse di lui: «Thomas More ha l’intelligenza di un angelo e una singolare sapienza: / non ne conosco l’eguale. / Perché, dove trovare tanta dolcezza, umiltà, gentilezza? / E, secondo che il tempo lo richieda, una grave serietà o una straordinaria allegrezza: / un uomo per tutte le stagioni».

Nel 1999 il British Film Institute, la maggiore Istituzione cinematografica britannica, l’ha inserito al 43º posto della lista dei migliori cento film prodotti nel Regno Unito nel XX secolo. Nel 1988 la pièce teatrale di Robert Bolt ha avuto un ulteriore adattamento, questa volta televisivo, con il film diretto ed interpretato da Charlton Heston.

La prima italiana, con il titolo Uomo di ogni stagione, è stata portata in scena dalla Compagnia del Teatro della Cometa l’8 settembre 1961 al Teatro Olimpico di Vicenza, per la regia di Giuseppe Di Martino e costumi di Titus Vossberg, con Paola Borboni, Antonio Crast (Tommaso Moro), Antonio Pierfederici (Thomas Cromwell), Mila Vannucci, Franco Graziosi, Loris Gizzi, Nino Pavese ed Ennio Balbo.

151.11.48.50