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Il perdono cambia la vita, ad ottocento anni dal Cantico delle Creature di San Francesco

Il ‘Cantico delle Creature’ (Canticum o Laudes Creaturarum) è un cantico di san Francesco d’Assisi composto intorno al 1224 fra san Damiano e il vescovado di Assisi. E’ il testo poetico più antico della letteratura italiana di cui si conosca l’autore. Secondo una tradizione, la sua stesura risalirebbe a due anni prima della sua morte, avvenuta nel 1226.

Per approfondire questo testo poetico, nell’ottocentesimo anniversario ed a dieci anni dall’enciclica ‘Laudato sì’, la parrocchia ‘Santa Maria Annunziata’ dell’Abbadia di Fiastra, nella diocesi di Macerata, in collaborazione con il Sermirr di Recanati, il Sermit di Tolentino, Agesci, Azione Cattolica Italiana, Acli, Movimento Laudato Sì, Movimento dei Focolari, associazione ‘Città per la Fraternità’, ha attivato un percorso di approfondimento, che si concluderà domenica 10 maggio con il giornalista e teologo Diego Mecenero, che racconterà come si sconfigge il bullismo, partendo dall’incontro del santo assisiate con il lupo di Gubbio: ‘San Francesco ed il lupo insieme per sconfiggere il bullismo’.

Nell’incontro precedente l’incaricata nazionale al settore ‘Giustizia, Pace e Nonviolenza’ dell’Agesci, Alessandra Cetro, ha raccontato il verso ‘Laudato sii, mio Signore, per tutti quelli che perdonano per amor Tuo’; “Essere ‘artigiani di pace’ significa agire nel quotidiano con gesti concreti, coltivare il rispetto e la comprensione reciproca, promuovere la giustizia e il bene comune. Come ‘artigiani di pace’ continuiamo a immaginare e a sognare un mondo in pace non come utopia, ma come forte necessità e anche promessa per gli uomini e le donne del nostro tempo e quindi ci dedichiamo alla sua costruzione con tenacia, passione e dedizione, sicuri di non essere soli in questo cammino, affidandoci alla guida e alla grazia di Dio Padre”.

Quindi essere ‘artigiani di pace’ è connaturato al perdono, come ha ‘cantato’ san Francesco d’Assisi, nelCantico delle Creature’, lodando il Signore per coloro che perdonano: oggi è possibile perdonare?

“E’ possibile perdonare a partire da uno sguardo nuovo sul perdono, capendo che il perdono è un dono che facciamo principalmente a noi stessi e poi lo facciamo all’universo, perché accogliamo quello che è accaduto e non si può cambiare, ma scegliamo di non starci più male; scegliamo di aprire alla vita e di continuare a vivere, facendo fiorire il bello. San Francesco diceva ‘laudato sì mio Signore per quelli che perdonano per il tuo amore’; quindi sia dall’ottica di figli di sentirsi amati dall’amore incondizionato di Dio, che porta a perdonare e nell’ottica di essere tutti fratelli e sorelle, quindi imperfetti ed amati, ma anche che perdonano per amore di Dio. Il perdono come gesto nuovo e gratuito; come gesto che apre a qualcosa di nuovo e di insolito nella storia, perché apre alla possibilità”.

Quindi il perdono è un dono per…?

  “Esatto: è un dono per… un dono per se stessi e un dono per le persone che ci circondano ed anche per coloro che non vivono più pieni di rabbia ed anche un dono per la società che vive accanto a noi, perché talvolta la cambia. Penso alle famiglie che sono riuscite a perdonare ed a porre fine alle vendette di sangue. Penso al processo di ‘verità e riconciliazione’ avvenuto nel SudAfrica, dove Desmond Tutu affermava che non c’è futuro senza perdono; penso ad Agnese Moro, che è riuscita a perdonare ed avviare un dialogo con chi aveva ucciso suo padre. Penso al perdono di Giovanni Bachelet, ma anche ai familiari delle vittime delle Torri Gemelle, che hanno lavorato ad una risposta  nonviolenta al terrorismo. Penso anche ai componenti dei ‘Parents Circle’, che anche adesso vedono genitori israeliani e palestinesi insieme contro la guerra. Genitori che si sono riconosciuti nel dolore comune di aver perso un di figlio. Questi ed altri episodi fanno del perdono un dono per…”.

Quindi il perdono è un’azione educativa?

“L’educazione è, per sua stessa natura, liberante e contribuisce alla costruzione di un’umanità piena e realizzata e perciò pacificata e pacifica. Sottolinea il valore del nostro metodo educativo, che ha

già di per sé un’impostazione nonviolenta e ribadisce la necessità e l’urgenza dell’impegno educativo, cosciente e consapevole, in questa direzione. Basti pensare allo sguardo che riconosce

nell’altro una persona degna di fiducia e di stima.

Per questo occorre, prima di tutto, rifiutare la logica per cui si parla di pace solo quando scoppia una nuova guerra. Vogliamo formare donne e uomini nonviolenti, che abbiano fiducia in sé e negli altri; che sappiano intervenire in modo creativo e personale nella realtà che li circonda, per accrescerne l’umanità; che si impegnino a risolvere attivamente i conflitti senza violenza e prevaricazione, ma facendo leva sulle risorse costruttive già presenti e sviluppandone altre”.

Ed a Rimini è sorta una ‘casa del perdono’: cosa è?

“A Rimini esiste la Casa Madre del Perdono, che insieme ad altre strutture dell’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII permette ai detenuti, che stanno vivendo gli ultimi anni della loro pena, di scontare questo tempo in comunità, in cui insieme rileggono i propri sentimenti ed il loro vissuto e possono ripartire. In parallelo a queste case di accoglienza  è nata anche un’università del perdono, dove si riflette su questo tema, in cui persone della società civile condividono riflessioni e parte della propria vita con i detenuti, in modo da restituire qualcosa che hanno tolto alla società alla società stessa”.   

(Tratto da Aci Stampa)

Antonio Balsamo, un vero cattolico di grande fede dal 7/3/2026 Presidente della Corte Appello di Palermo: anniversario amicizia e comunanza di valori ed interessi, maturate dagli anni ‘80 fino ad oggi

Prima di assumere gli attuali incarichi internazionali, è stato, ripeto, Sostituto Procuratore Generale della Corte Suprema di Cassazione, dove ha trattato numerosi procedimenti in materia di criminalità organizzata, corruzione, terrorismo, reati economici e finanziari, tratta di esseri umani, traffico internazionale di stupefacenti, cooperazione giudiziaria internazionale, svolgendo altresì una intensa attività di risoluzione dei contrasti tra pubblici ministeri.Dal 2011 al 2018 Antonio Balsamo è stato Presidente della Corte di Assise di Caltanissetta, dove ha trattato, e definito in primo grado, i nuovi processi sulla strage di Capaci e sulla strage di Via D’Amelio (c.d. processi “Capaci bis ” e “Borsellino     quater”), nei quali sono state ricostruite la deliberazione e l’attuazione della strategia del “terrorismo mafioso”, le motivazioni degli attentati contro i Giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino anche con riferimento alle collusioni tra “Cosa Nostra” e centri di potere esterni, la successiva attività di depistaggio posta in essere da soggetti inseriti in apparati dello Stato.

Ha altresì presieduto la Sezione Misure di Prevenzione, dirigendo attività di indagine e conducendo procedimenti che hanno portato alla confisca di patrimoni illeciti di particolare rilevanza economica. Dal 2007 al 2011 ha prestato servizio come magistrato di tribunale destinato alla Corte di Cassazione, dove ha fatto parte anche del gruppo di lavoro interistituzionale incaricato della implementazione dell’archivio della giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo presso il CED. In precedenza, dal 1995 al 2008, è stato giudice del Tribunale di Palermo, dove ha trattato –tra l’altro – il dibattimento nei confronti del …., il processo a carico dei vertici di “Cosa Nostra” per l’omicidio del cronista giudiziario del Giornale di Sicilia Mario Francese, il processo “grande mandamento” relativo alla latitanza di ……, nonché numerosi altri procedimenti relativi a vari delitti di competenza della Corte di Assise.

Il suo primo incarico giudiziario, negli anni 1992-1995, è stato quello di Pretore (figura non più esistente) di Palermo (spesso partecipavo alle sue udienze), dove ha trattato procedimenti per usura, omicidi colposi, infortuni sul lavoro (sulla cui tematica organizzai con il suo supporto giuridico un convegno, cfr. https://gloria.tv/post/th2NDRVvthqA2pCg1zm2V82Fk) diritto penale dell’ambiente (sulle cui basi elaborai, dopo una lezione in merito, una pubblicazione, cfr. https://gloria.tv/post/TBu6ePqoZoM2AhGdFK6YYa8p).

E’ stato altresì Presidente, negli anni 2010-2012, dell’Human Rights Review Panel della Missione EULEX dell’Unione Europea (la più grande missione civile promossa nell’ambito della Politica Europea di Sicurezza e Difesa, con l’obiettivo di assistere e sostenere le autorità del Kosovo nella costruzione di uno Stato di diritto). Ha fatto parte della Commissione ministeriale per la Riforma del Codice Penale, presieduta da Giuliano Pisapia, della Commissione ministeriale per elaborare una proposta di interventi in tema di criminalità organizzata, presieduta da Giovanni Fiandaca ( docente di Diritto penale a Palermo), del Comitato Scientifico del CSM.

È stato incluso nell’elenco di sette membri potenziali del comitato di vigilanza dell’Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF) con la Decisione (UE, Euratom) 2016/2011 del Parlamento Europeo, del Consiglio e della Commissione del 13 Luglio 2016 (cfr. la mia lezione in merito pubblicata in rivistahttps://gloria.tv/post/oDekWdndo6Rt3TxVahp8bbpbe). È stato relatore in diversi incontri organizzati da organi del Parlamento europeo a Bruxelles (tra l’altro, su: “Judicial cooperation inthe field of terrorism ” nell’incontro della Commissione Speciale sul terrorismo del 19 Giugno 2018; su “The fight against corruption in the judicial sector: case study of Italy “nell’incontro della ACP-EU Joint Parliamentary Assembly del 22 Marzo 2018; sulla proposta di direttiva sulla lotta alriciclaggio mediante il diritto penale nello shadow meeting della Commissione LIBE del 6 Settembre 2017). Ha preso parte, come esperto, a vari progetti dell’Unione Europea riguardanti la riforma della procedura penale in Bulgaria (2005-2006), la istituzione di un Ufficio del Pubblico Ministero competente per la criminalità organizzata e la corruzione nella Repubblica ex-Jugoslava di Macedonia (2007-2008), la confisca di patrimoni e la riforma della legislazione antimafia in Albania (2015 and 2017), e la Peer Review Mission del programma TAIEX sulla procedura penale e la criminalità organizzata (altro libro di testo di Antropologia criminale in materia redatto con la collaborazione anche degli studenti, compreso Antonio Balsamo, di Giurisprudenza, inoltre svolsi una relazione in anni successivi ad un convegno in merito organizzato dal mio amico Prof. Matteo Croce insieme al Procuratore A. Morvillo, cognato del compianto Giudice Giovanni Falcone il quale saltuariamente svolgeva relazioni presso la nostra cattedra,  (cfr. mia relazione in rivista on line https://gloria.tv/post/ppr8b9RjaRCz1QqF69cKVEvE9) in Bosnia ed Erzegovina (2017).

Ha svolto, altresì, l’attività di Consulente dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM) nel quadro del progetto ‘Supporting Turkey’s efforts to combat human trafficking “finanziato dall’Unione Europea”. Infine, non posso non citare il testo del suo elogio rivolto al nuovo Presidente palermitano dell’A.N.M. Giudice dott. Giuseppe Tango (collega di mio figlio Riccardo, il più giovane Consigliere della C. A. Palermo) con cui sono pure in contatto (al quale formulo i miei complimenti, sperando che il suo operato incida presto sugli organi competenti, per migliorare la giustizia a favore dei cittadini onesti, cfr. https://www.facebook.com/share/p/18R8Yi38No/) in cui evidenzia che il primo presidente siciliano fu il compianto Giudice Paolo Borsellino, la cui moglie Dr.ssa Agnese Piraino Leto (figlia del Presidente C.A. emerito che conobbi mentre ero Uff. GDF alla legione di Palermo nel 1976) era “Madrina” dei vigili di Palermo mentre ero Dirigente superiore, “ generale “ della polizia municipale di Palermo dal 1996 al 1999, vincitore di concorso nazionale, posto in posizione di comando dalla Corte dei conti): https://palermo.gds.it/articoli/politica/2026/03/28/palermo-il-presidente-balsamo-la-nomina-di-tango-in-continuita-con-i-grandi-valori-della-giustizia-4eb4ab83-06be-4f4b-86fd-288e42c6c924/? fbclid=IwdGRzaAQ3iKBjbGNrBDeIlmV4dG4DYWVtAjExAHNydGMGYXBwX2lkDDM1MDY 4NTUzMTcyOAABHrBuLdQ6RxWuuYqc0hvBodhAdbdpThopA-yG5kuGzqwfUwn7kO2B3Jcw-O3p_aem_Xv_9mjGcjteFAqpPx2U_Zg&sfnsn=scwspwa.

Papa Leone XIV non è a favore della guerra

Papa Leone XIV è ritornato a Roma a conclusione del viaggio apostolico in Africa e nel colloquio con i giornalisti ha ribadito che la sua prima missione è l’annuncio del Vangelo, e con una battuta ‘scherzosa’ li ha invitati ad essere preparati per un prossimo viaggio: “Buongiorno a tutti, spero che stiate bene, che siete pronti per un altro viaggio. Già con le batterie cariche!”.

Però prima di rispondere alle domande dei giornalisti ha chiarito che il suo punto di vista è quello da papa, che annuncia il Vangelo: “Quando faccio un viaggio, parlo per me stesso, però oggi come papa, vescovo di Roma, è soprattutto un viaggio apostolico pastorale per trovare, accompagnare e conoscere il popolo di Dio. Molte volte l’interesse è piuttosto politico: ‘Cosa dice il Papa sul tema o su un altro tema? Perché non giudica il governo in un Paese o in un altro?’.

E ci sono tante cose da dire certamente. Ho parlato di giustizia e ci sono temi lì. Ma quella non è la prima parola: il viaggio è da interpretare soprattutto come l’espressione di voler annunciare il Vangelo, di proclamare il messaggio di Gesù Cristo, che allora è un modo per avvicinarsi al popolo nella sua felicità, nella profondità della sua fede, ma anche nella sua sofferenza. Lì, certo, molte volte è necessario fare dei commenti o cercare come incoraggiare lo stesso popolo ad assumere responsabilità nella sua vita”.

Inoltre ha sottolineato il suo ‘dovere’ di parlare con tutti: “E’ importante parlare anche con i capi di Stato, per incoraggiare un cambiamento di mentalità o un’apertura maggiore a pensare il bene del popolo, una possibilità di vedere questioni come la distribuzione dei beni di un Paese. Nei colloqui che abbiamo avuto abbiamo fatto un po’ di tutto, però soprattutto vedere, incontrare il popolo con questo entusiasmo.

Sono molto contento di tutto il viaggio, ma vivere, accompagnare, camminare con il popolo della Guinea Equatoriale è stata veramente una benedizione con l’acqua… Loro contenti con le piogge l’altro giorno, ma soprattutto questo segno di condividere con una Chiesa universale quello che celebriamo nella nostra fede”.

La prima domanda al papa è stata rivolta dal vaticanista del Tg1 sulla pace in un mondo in guerra: “Vorrei cominciare a dire che bisogna promuovere un nuovo atteggiamento e una cultura per la pace. Tante volte, quando valutiamo certe situazioni, subito la risposta è che bisogna entrare con la violenza, con la guerra, attaccando. Quello che abbiamo visto è che tanti innocenti sono morti.

Ho appena visto la lettera di alcune famiglie dei bambini che sono morti nel primo giorno dell’attacco. E loro parlano del fatto che ormai hanno perso i loro figli, le figlie, i bambini che sono morti in quello (attacco). La questione non è se cambia il regime, non cambia il regime, la questione è come promuovere i valori in cui crediamo senza la morte di tanti innocenti”.

Ha ribadito la complessità della guerra in Medio Oriente: “La questione dell’Iran è evidentemente molto complessa. Le stesse trattative che stanno facendo, un giorno l’Iran dice sì e gli Stati Uniti dicono di no e viceversa, e non sappiamo dove si va. Si è creata questa situazione caotica, critica per l’economia mondiale, ma poi anche c’è tutta una popolazione in Iran di persone innocenti che stanno soffrendo per questa guerra.

Quindi sul cambio di regime sì o no: non è chiaro quale regime ci sia in questo momento, dopo i primi giorni degli attacchi di Israele e Stati Uniti all’Iran. Piuttosto vorrei incoraggiare la continuazione del dialogo per la pace, che le parti cerchino di mettere tutti gli sforzi per promuovere la pace, allontanare la minaccia della guerra e che si rispetti il diritto internazionale”.

Ritornando con il pensiero al viaggio in Libano il papa ha sottolineato l’importanza di ‘proteggere’ gli innocenti, incoraggiando i governanti alla pace: “E’ molto importante che gli innocenti siano protetti, come non è avvenuto in diversi luoghi. Io porto con me una foto di un bambino musulmano che nella visita in Libano stava lì aspettando con un cartello dicendo ‘Benvenuto Papa Leone’, poi in questa ultima parte della guerra è stato ucciso.

Sono tante le situazioni umane e penso che dobbiamo avere la capacità di pensare in questa forma. Come Chiesa,(lo dico di nuovo) come pastore, non posso essere a favore della guerra. E vorrei incoraggiare tutti a fare gli sforzi per cercare risposte che vengono da una cultura di pace e non di odio e divisione”.

In vista del prossimo viaggio apostolico in Spagna ancora una domanda sull’immigrazione: “Il tema dell’immigrazione è molto complesso e colpisce molti Paesi, non solo Spagna, non solo Europa, Stati Uniti, è un fenomeno mondiale! Quindi una risposta mia inizia con una domanda: cosa fa il Nord del mondo per aiutare il Sud del mondo o quei Paesi dove i giovani oggi non trovano un futuro e quindi vivono questo sogno di voler andare verso il Nord? Tutti vogliono andare verso il Nord, ma tante volte il Nord non ha risposte su come offrire loro delle possibilità. Molti soffrono… Il tema del traffico di esseri umani, il ‘trafficking’, fa parte anche della migrazione. Personalmente credo che uno Stato ha il diritto di porre regole alle sue frontiere”.

Anche se è consapevole che anche nel flusso migratorio c’è bisogno di ‘ordine’ il papa ha chiamato i Paesi più ricchi alla responsabilità: “Non dico che tutti debbano entrare senza un ordine, creando a volte nei luoghi dove vanno situazioni più ingiuste rispetto a quelle che hanno lasciato. Però, detto questo, mi chiedo: cosa facciamo nei Paesi più ricchi per cambiare la situazione nei Paesi più poveri? Perché non possiamo cercare, sia con aiuti di Stato sia con gli investimenti delle grandi imprese ricche, delle multinazionali, di cambiare la situazione nei Paesi come quelli che abbiamo visitato in questo viaggio?”

Ed uno dei modi per diminuire l’emigrazione è garantire i diritti: “L’Africa per molte persone è considerata un luogo dove si può andare a prendere i minerali, prendere le sue ricchezze per la ricchezza di altri, in altri Paesi. Forse a livello mondiale dovremmo lavorare di più per promuovere maggiore giustizia, uguaglianza e lo sviluppo di questi Paesi dell’Africa perché non abbiano la necessità di emigrare in altri Paesi, in Spagna…

E l’altro punto che vorrei affrontare è che, in ogni caso, sono esseri umani e dobbiamo trattare gli esseri umani in modo umano, non trattarli molte volte peggio degli animali. C’è una sfida molto grande: un Paese può dire di non poter ricevere più di questo, però quando arrivano le persone, sono esseri umani e meritano il rispetto che spetta a ogni essere umano per la sua dignità”.

Infine l’ultima domanda è ritornata sul regime iraniano: “Io condanno tutte le azioni ingiuste. Condanno l’uccisione di persone. Condanno la pena di morte. Credo che la vita umana debba essere rispettata e che la vita di tutte le persone (dal concepimento alla morte naturale) debba essere rispettata e protetta. Quindi quando un regime, quando un Paese prende decisioni che tolgono ingiustamente la vita ad altre persone, è evidentemente qualcosa che va condannato”.

(Foto: Vatican Media)

Papa Leone XIV in Guinea Equatoriale invita a non profanare il nome di Dio

“Vi saluto cordialmente, grato per la vostra accoglienza e per le parole che mi sono state rivolte. Sono felice di essere qui a visitare l’amato popolo della Guinea Equatoriale… Sono parole che rimangono attuali e che interrogano chiunque sia investito di responsabilità pubbliche”: con le parole di papa san Giovanni Paolo II ha salutato le autorità e le rappresentanze del popolo della Guinea Equatoriale, sottolineando che i conflitti armati sono causati dalla ‘colonizzazione di giacimenti petroliferi e minerari’.

Riprendendo le parole della Costituzione pastorale ‘Gaudium et Spes’ il papa ha spiegato il motivo della visita apostolica: “Queste espressioni della Costituzione ‘Gaudium et Spes’ del Concilio Vaticano II esprimono al meglio le ragioni e i sentimenti che mi conducono a voi, per confermare nella fede e consolare il popolo di questo Paese in rapida trasformazione. Come nel cuore di Dio, infatti, così nel cuore della Chiesa risuona l’eco di quanto avviene quaggiù, fra milioni di uomini e donne per i quali il nostro Signore Gesù Cristo ha dato la vita”.

In tale prospettiva assume significato importante il pensiero di sant’Agostino: “Voi sapete che Sant’Agostino leggeva gli avvenimenti e la storia secondo il modello di due città: quella di Dio, eterna, caratterizzata dal suo amore incondizionato (amor Dei), unito all’amore del prossimo, specialmente dei poveri; e quella terrena, luogo di dimora provvisorio, in cui l’uomo e la donna vivono fino alla morte. In questa prospettiva, le due città esistono assieme fino alla fine dei tempi ed ogni essere umano nelle sue decisioni manifesta, giorno per giorno, a quale di esse vuole appartenere”.

Ed ha elogiato il progetto della costruzione di una nuova capitale: “So che avete intrapreso l’imponente progetto di costruire una città, che da pochi mesi è la nuova capitale del vostro Paese. Avete voluto chiamarla con un nome in cui sembra risuonare quello della Gerusalemme biblica, Ciudad de la Paz. Possa una tale decisione interrogare ogni coscienza su quale città voglia servire! Come ho avuto modo di ricordare al Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede, per il grande padre Agostino la città terrena è incentrata sull’amore orgoglioso di sé (amor sui), sulla brama di potere e di gloria mondani che portano alla distruzione”.

Riprendendo il suo discorso al Corpo diplomatico presso la Santa Sede il papa ha evidenziato l’importanza della Dottrina Sociale della Chiesa: “Oggi la Dottrina sociale della Chiesa rappresenta un aiuto per chiunque voglia affrontare le ‘cose nuove’ che destabilizzano il pianeta e la convivenza umana, cercando prima di tutto il Regno di Dio e la sua giustizia.

Questo è parte fondamentale della missione della Chiesa: contribuire alla formazione delle coscienze, mediante l’annuncio del Vangelo, l’offerta di criteri morali e di autentici principi etici, nel rispetto della libertà di ogni individuo e dell’autonomia dei popoli e dei loro governi. L’obiettivo della Dottrina sociale è educare ad affrontare i problemi, che sono sempre diversi, perché ogni generazione è nuova, con nuove sfide, nuovi sogni, nuove domande”.

Soprattutto per quanto riguarda l’evoluzione tecnologica: “Non si può nascondere, ad esempio, che la rapidissima evoluzione tecnologica cui stiamo assistendo ha accelerato una speculazione connessa al bisogno di materie prime, che sembra far dimenticare esigenze fondamentali come la salvaguardia del creato, i diritti delle comunità locali, la dignità del lavoro, la tutela della salute pubblica”.

Ed ha fatto proprio l’appello scritto da papa Francesco nell’esortazione apostolica ‘Evangelii Gaudium’: “E’ infatti ancora più evidente oggi, rispetto ad alcuni anni fa, che la proliferazione dei conflitti armati ha tra i suoi principali moventi la colonizzazione di giacimenti petroliferi e minerari, senza riguardo al diritto internazionale e all’autodeterminazione dei popoli. Le stesse nuove tecnologie appaiono concepite e utilizzate primariamente a scopi bellici e in cornici di significato che non lasciano intendere una crescita di opportunità per tutti”.

E’ stato un invito alla responsabilità con il monito a non profanare il nome di Dio: “Al contrario, senza un cambio di passo nell’assunzione di responsabilità politica e senza rispetto delle istituzioni e degli accordi internazionali, il destino dell’umanità rischia di venire tragicamente compromesso. Dio non vuole questo. Il suo Nome santo non può essere profanato dalla volontà di dominio, dalla prepotenza e dalla discriminazione: soprattutto, mai dev’essere invocato per giustificare scelte e azioni di morte. Il vostro Paese non esiti a verificare le proprie traiettorie di sviluppo e le positive opportunità di collocarsi sulla scena internazionale a servizio del diritto e della giustizia”.

Da qui l’incoraggiamento ad studiare visioni nuove: “Sono certo, dunque, che nella Chiesa troverete aiuto per la formazione di coscienze libere e responsabili, con cui andare insieme verso il futuro. In un mondo ferito dalla prepotenza, i popoli hanno fame e sete di giustizia. Bisogna stimare chi crede nella pace e osare politiche controcorrente, con al centro il bene comune. Urge il coraggio di visioni nuove e di un patto educativo che dia ai giovani spazio e fiducia. La città di Dio, città della pace, va accolta infatti come un dono che viene dall’alto e a cui volgere il desiderio e ogni nostra risorsa”.

Mentre nel viaggio aereo ai giornalisti ha ricordato il primo anniversario della morte di papa Francesco: “Adesso, avendo fatto questa parte del viaggio in Angola, innanzitutto vorrei ricordare in questo primo anniversario della sua morte il papa Francesco che ha lasciato, donato tanto alla Chiesa con la sua vita, la sua testimonianza, la sua parola e i suoi gesti: tante volte quello che ha fatto, vivendo veramente la vicinanza ai più poveri, a quelli più piccoli, ai malati, ai bambini, agli anziani. Ha lasciato tanto nella Chiesa con la sua testimonianza e la sua parola.

Possiamo ricordare tante cose, per esempio la fratellanza universale, cercando di promuovere un autentico rispetto per tutti gli uomini e tutte le donne, promuovendo questo spirito di fraternità, di essere fratelli e sorelle tutti, di cercare come vivere il messaggio che troviamo nel Vangelo però riconoscendo questo spirito di fratellanza fra tutti”.

(Foto: Santa Sede)

Papa Leone XIV: varcate la soglia delle ‘cose nuove’

“E’ per me una grande gioia rivolgermi a voi in questa Università Cattolica dell’Africa Centrale, luogo di eccellenza per la ricerca, la trasmissione del sapere e la formazione di tanti giovani. Esprimo la mia gratitudine alle Autorità accademiche per la loro calorosa accoglienza e per il loro costante impegno al servizio dell’educazione. E’ motivo di speranza che questa istituzione, fondata nel 1989 dall’Associazione delle Conferenze Episcopali dell’Africa Centrale, sia un faro al servizio della Chiesa e dell’Africa, nella sua ricerca della verità e nella promozione della giustizia e della solidarietà”: .nel pomeriggio papa Leone XIV ha incontrato il mondo universitario nell’ateneo cattolico dell’Africa centrale a Yaoundé, individuando nel continente africano ‘il lato oscuro’ delle devastazioni causate ‘dall’affannosa ricerca di materie prime e terre rare’ per le tecnologie.

E’ uno sprone per le università a diventare comunità di ricerca: “Oggi più che mai è necessario che le Università, a maggior ragione gli Atenei cattolici, divengano vere e proprie comunità di vita e di ricerca, che introducano studenti e docenti a una fraternità nel sapere, «per fare esperienza comunitaria della gioia della Verità e per approfondirne il significato e le implicazioni pratiche. Ciò che il Vangelo e la dottrina della Chiesa sono chiamati oggi a promuovere, in generosa e aperta sinergia con tutte le istanze positive che fermentano la crescita della coscienza umana universale, è un’autentica cultura dell’incontro, una cultura anzi, possiamo ben dire, dell’incontro tra tutte le autentiche e vitali culture, grazie al reciproco scambio dei propri rispettivi doni nello spazio di luce dischiuso dall’amore di Dio per tutte le sue creature”.

Citando san Newmann il papa ha esortato il corpo docente universitario ad essere un luogo per l’amicizia: “Difatti, mentre molti nel mondo sembrano perdere i propri punti di riferimento spirituali ed etici, trovandosi imprigionati nell’individualismo, nell’apparenza e nell’ipocrisia, l’Università è per eccellenza un luogo di amicizia, di cooperazione e insieme di interiorità e di riflessione. Alle sue origini, nel Medioevo, i suoi iniziatori le diedero come meta la Verità”.

Ed anche l’Africa può contribuire a realizzare questa nuova amicizia: “Carissimi, l’Africa può contribuire in modo fondamentale ad allargare gli orizzonti troppo angusti di un’umanità che fatica a sperare. Nel vostro magnifico Continente la ricerca è particolarmente sfidata ad aprirsi a prospettive interdisciplinari, internazionali e interculturali. Ed oggi abbiamo urgente bisogno di pensare la fede all’interno degli scenari culturali e delle sfide attuali, così da farne emergere la bellezza e la credibilità nei differenti contesti, specialmente in quelli più segnati da ingiustizie, diseguaglianze, conflitti, degrado materiale e spirituale”. 

Riprendendo il motto dell’Università il papa ha sottolineato il compito della formazione delle coscienze: “La grandezza di una Nazione non può essere valutata solo in base all’abbondanza delle sue risorse naturali e neppure per la ricchezza materiale delle sue istituzioni. Infatti, nessuna società può prosperare se non si fonda su coscienze rette, educate alla verità. In questo senso, il motto della vostra Università: ‘Al servizio della verità e della giustizia’, vi ricorda che la coscienza umana, intesa come il santuario interiore ove uomini e donne si scoprono interpellati dalla voce di Dio, è il terreno su cui poggiare le fondamenta giuste e stabili per ogni società.

Formare coscienze libere e santamente inquiete è condizione affinché la fede cristiana appaia come una proposta pienamente umana, capace di trasformare la vita dei singoli e della società, di innescare cambiamenti profetici rispetto ai drammi e alle povertà del nostro tempo e di incoraggiare una ricerca di Dio sempre ulteriore, mai sazia”.

Ecco l’invito a sperimentare ‘cose nuove’ con particolare riferimento ai giovani: “I cristiani, e in modo del tutto speciale i giovani cattolici africani, non devono avere paura delle “cose nuove”. In particolare, la vostra Università può formare pionieri di un nuovo umanesimo nel contesto della rivoluzione digitale, di cui il continente africano conosce bene non soltanto gli aspetti ammalianti, ma anche il lato oscuro delle devastazioni ambientali e sociali procurate dall’affannosa ricerca di materie prime e terre rare. Non guardate dall’altra parte: è un servizio alla verità e all’intera umanità. Senza questa fatica educativa, l’adattamento passivo alle logiche dominanti verrà scambiato per competenza, e la perdita di libertà per progresso”.

E’ un invito ad essere ‘reali’: “Ciò vale tanto più in rapporto alla diffusione dei sistemi di intelligenza artificiale, che organizzano sempre più pervasivamente i nostri ambienti mentali e sociali. Come ogni grande trasformazione storica, anche questa richiede non solo competenze tecniche, ma una formazione umanistica capace di rendere visibili le logiche economiche, i pregiudizi incorporati e le forme di potere che modellano la percezione del reale.

Negli ambienti digitali, strutturati per persuadere, l’interazione viene ottimizzata fino a rendere superfluo l’incontro reale, l’alterità delle persone in carne e ossa viene neutralizzata e la relazione ridotta a risposta funzionale. Carissimi, voi invece siete persone reali! Anche la creazione ha un corpo, un respiro, una vita da ascoltare e da custodire. ‘Geme e soffre’ come ognuno di noi”.

E’ un invito particolare a non vivere in una bolla: “Quando la simulazione diventa norma, l’umana capacità di discernimento si atrofizza e i nostri legami sociali si chiudono in circuiti autoreferenziali che non ci espongono più al reale. Viviamo allora come dentro bolle impermeabili le une alle altre, ci sentiamo minacciati da chiunque sia diverso e ci disabituiamo all’incontro e al dialogo. Così dilagano polarizzazione, conflitti, paure, violenza. Non è in gioco un semplice rischio di errore, ma una trasformazione del rapporto stesso con la verità”.

In ciò consiste la responsabilità dell’Università Cattolica: “E’ proprio in quest’ambito che l’Università cattolica ha il dovere di assumere una responsabilità di primo piano. Non si limita, infatti, a trasmettere conoscenze specialistiche, ma forma menti capaci di discernimento e cuori disposti all’amore e al servizio. Prepara soprattutto i futuri dirigenti, i funzionari pubblici, i professionisti e gli altri futuri attori sociali a svolgere con rettitudine gli incarichi che saranno loro affidati, a esercitare le loro responsabilità con probità, a inserire la loro azione in un’etica al servizio del bene comune”.

In questo processo è fondamentale il ruolo degli insegnanti: “Perciò vi incoraggio a incarnare i valori che desiderate trasmettere, anzitutto la giustizia e l’equità, l’integrità, il senso del servizio e della responsabilità. L’Africa e il mondo hanno bisogno di persone che si impegnino a vivere secondo il Vangelo e a mettere le loro competenze al servizio del bene comune. Non tradite questo nobile ideale! Oltre che guide intellettuali, siate modelli il cui rigore scientifico e la cui personale onestà educhino la coscienza dei vostri studenti”.

Per questo ha chiesto agli africani di liberarsi dalla corruzione: “L’Africa ha infatti bisogno di essere liberata dalla piaga della corruzione. E per un giovane tale consapevolezza deve consolidarsi fin dagli anni della formazione, grazie al rigore morale, al disinteresse e alla coerenza di vita dei propri educatori e insegnanti. Giorno dopo giorno, ponete le fondamenta indispensabili per la costruzione di una coerente identità morale e intellettuale. Testimoniando la verità, specialmente davanti alle illusioni dell’ideologia e delle mode, create un ambiente in cui l’eccellenza accademica si unisce naturalmente alla rettitudine umana”.

(Foto: Santa Sede)

Da Monaco papa Leone XIV invita a non cedere all’idolatria

A conclusione della celebrazione eucaristica papa Leone XIV è ritornato a Roma dalla visita apostolica nel Principato di Monaco, dove era stato accolto con canti, danze e testimonianze. Quindi nello stadio ‘Louis II’ papa Leone XIV si è chiesto il motivo per cui Gesù è stato condannato a morte:

“Perché ha risuscitato Lazzaro dalla morte; perché ha ridato vita al suo amico, davanti alla cui tomba pianse, unendosi al dolore di Marta e Maria. Proprio Gesù, che è venuto nel mondo per liberarci dalla condanna della morte, alla morte viene condannato. Non si tratta di una fatalità, ma di una volontà precisa e ponderata”.

Il motivo è prettamente ‘politico’, in quanto il ‘potere’ è attanagliato dalla paura: “Il verdetto di Caifa e del sinedrio nasce infatti da un calcolo politico, che ha alla base la paura: se Gesù continuasse a dare speranza, trasformando il dolore del popolo in gioia, ‘verranno i romani’ e devasteranno il paese. Invece di riconoscere nel Nazareno il Messia, cioè il Cristo tanto atteso, i capi religiosi vedono in Lui una minaccia.

Il loro sguardo è distorto, al punto che sono proprio i dottori della Legge a violarla. Dimenticando la promessa di Dio al suo popolo, essi vogliono uccidere l’innocente, perché dietro la loro paura c’è l’attaccamento al potere. Se però gli uomini scordano la Legge che comanda di non uccidere, Dio non scorda la promessa che prepara il mondo alla salvezza”.

Il potere infatti è ossessionato dalla vita: “Siamo così testimoni di due moti opposti: da una parte la rivelazione di Dio, che mostra il suo volto come Signore onnipotente e salvatore, dall’altra l’agire occulto di potenti autorità, pronte a uccidere senza scrupoli. Non è quello che accade oggi? Al loro punto d’incrocio sta il segno di Gesù: dare la vita”.

La vita come segno di contraddizione: “E’ un segno che trova nel risuscitato Lazzaro il suo anticipo, la profezia più prossima di quel che al Cristo accadrà nella sua passione, morte e risurrezione. In quella Pasqua, il Figlio porterà a compimento l’opera del Padre con la potenza dello Spirito Santo: come all’inizio dei tempi Dio ha dato vita all’essere dal nulla, così nella pienezza dei tempi riscatta ogni vita dalla morte, che ne rovina il creato”.

Una vita testimoniata dalla giustizia: “Da questa redenzione vengono la gioia della fede e la forza della nostra testimonianza, in ogni luogo e in ogni tempo. Nella storia di Gesù è infatti riassunta la vicenda di tutti noi, a cominciare dai più piccoli e oppressi: ancora oggi, quanti calcoli si fanno nel mondo per uccidere innocenti; quante finte ragioni si pretendono per toglierli di mezzo! Davanti all’insistenza del male, però, sta l’eterna giustizia di Dio, che sempre ci riscatta dai nostri sepolcri, come con Lazzaro, e ci dona nuova vita”.

Infatti la vita è possibile solo grazie alla misericordia: “Il Signore libera dal dolore infondendo speranza, converte la durezza di cuore trasformando il potere in servizio, proprio mentre manifesta il vero nome della sua onnipotenza: misericordia. E’ la misericordia che salva il mondo: si prende cura di ogni esistenza umana, da quando sboccia nel grembo a quando appassisce e in ogni sua fragilità. Come ci ha insegnato Papa Francesco, la cultura della misericordia respinge la cultura dello scarto”.

Quindi la salvezza rende possibile la liberazione, consentendo l’abbattimento degli ‘idoli’: “Anzitutto, la liberazione assume la forma di una purificazione dagli ‘idoli’, dagli ‘abomini’. Che cosa sono? Con questo termine, il profeta indica tutte quelle cose che rendono schiavo il cuore, che lo comprano e lo corrompono. La parola idolo significa ‘piccola idea’, cioè una visione diminuita, che rimpicciolisce non solo la gloria dell’Onnipotente, trasformandolo in un oggetto, ma la mente dell’uomo”.

Quindi la salvezza consente un ampio sguardo della realtà: “Gli idolatri sono dunque persone di corte vedute: guardano a ciò che rapisce i loro occhi, annebbiandoli. E così, proprio le cose grandi e buone di questa terra diventano idoli, trasformandosi in forme di schiavitù non per chi ne è privo, ma per chi se ne ingozza, lasciando il prossimo nella miseria e nella mestizia. L’affrancamento dagli idoli è allora liberazione da un potere che si è fatto predominio, dalla ricchezza che degrada in bramosia, dalla bellezza truccata in vanità”.

E con una citazione di sant’Agostino il papa ha invitato a non cedere all’idolatria bellica: “Il Signore cambia la storia del mondo chiamandoci dall’idolatria alla vera fede, dalla morte alla vita. Perciò, cari fratelli e sorelle, dinanzi alle molte ingiustizie che feriscono i popoli e alla guerra che dilania le nazioni, si leva costante la voce del profeta Geremia, proclamata oggi come salmo: ‘Cambierò il loro lutto in gioia / li consolerò e li renderò felici, senza afflizioni’.

La purificazione dall’idolatria, che rende gli uomini schiavi di altri uomini, si compie come santificazione, dono di grazia che rende gli uomini figli di Dio, fratelli e sorelle tra di loro. Questo dono illumina il nostro presente, perché le guerre che lo insanguinano sono frutto dell’idolatria del potere e del denaro. Ogni vita spezzata è una ferita al corpo di Cristo. Non abituiamoci al fragore delle armi, alle immagini di guerra! La pace non è mero equilibrio di forze, è opera di cuori purificati, di chi vede nell’altro un fratello da custodire, non un nemico da abbattere”.

E’ stato un invito a guardare sempre più alla resurrezione compiuta in Lazzaro: “Nella lunga Quaresima del mondo, proprio mentre il male imperversa e l’idolatria rende indifferenti i cuori, il Signore prepara la sua Pasqua. Il segno di quest’evento è l’uomo: è Lazzaro, chiamato dal sepolcro; siamo noi, peccatori perdonati; è il Crocifisso Risorto, autore della salvezza. Egli è ‘la via, la verità e la vita’, che sostiene il nostro pellegrinaggio e la missione della Chiesa nel mondo: donare la vita di Dio. Compito sublime e impossibile, senza donare la nostra vita al prossimo. Compito appassionante e fecondo, quando il Vangelo illumina i nostri passi”.

(Foto: Santa Sede)

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