Papa Francesco in Bahrein come pellegrino di pace

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La Santa Sede è possibilista sul fatto che il re del Bahrein, Hamad bin Isa al-Khalifa, possa decretare un’amnistia per alcuni leader del ramo islamico sciita imprigionati nell’ambito delle rivolte del 2011, come gesto della monarchia locale alla visita di papa Francesco iniziata oggi:

“Il re è solito fare gesti di buona volontà quando riceve leader stranieri, e crediamo sia possibile che ci sia una sorta di amnistia per alcuni dei leader sciiti imprigionati dopo le rivolte del 2011”, ha detto al sito informativo ‘Télam’ un membro della delegazione papale sul volo da Roma ad Awali.

E questo pomeriggio papa Francesco ha incontrato il re del Bahrein nella sua prima attività nel Paese arabo, insieme al Corpo Diplomatico, mettendo in rilievo ciò che caratterizza il Paese: “Preparandomi a questo viaggio, sono venuto a conoscenza di un ‘emblema di vitalità’ che caratterizza il Paese.

Mi riferisco al cosiddetto ‘albero della vita’ (Shajarat-al-Hayat), al quale vorrei ispirarmi per condividere alcuni pensieri. Si tratta di una maestosa acacia, che sopravvive da secoli in un’area desertica, dove le piogge sono molto scarse.

Sembra impossibile che un albero tanto longevo resista e prosperi in tali condizioni. Secondo molti, il segreto sta nelle radici, che si estendono per decine di metri sotto il suolo, attingendo a depositi sotterranei d’acqua”.

Il Bahrein è stato sempre un luogo di incontro per le popolazioni: “Ecco l’acqua vitale alla quale ancora oggi attingono le radici del Bahrein, la cui più grande ricchezza risplende nella sua varietà etnica e culturale, nella convivenza pacifica e nella tradizionale accoglienza della popolazione.

Una diversità non omologante, ma includente, rappresenta il tesoro di ogni Paese veramente evoluto. E su queste isole si ammira una società composita, multietnica e multireligiosa, capace di superare il pericolo dell’isolamento”.

Tale posto è molto importante per questo tempo: “Invece, i molti gruppi nazionali, etnici e religiosi qui coesistenti testimoniano che si può e si deve convivere nel nostro mondo, diventato da decenni un villaggio globale nel quale, data per scontata la globalizzazione, è ancora per molti versi sconosciuto ‘lo spirito del villaggio’: l’ospitalità, la ricerca dell’altro, la fraternità”.

Nel discorso il papa ha denunciato il crescente populismo: “Al contrario, assistiamo con preoccupazione alla crescita, su larga scala, dell’indifferenza e del sospetto reciproco, al dilatarsi di rivalità e contrapposizioni che si speravano superate, a populismi, estremismi e imperialismi che mettono a repentaglio la sicurezza di tutti.

Nonostante il progresso e tante conquiste civili e scientifiche, la distanza culturale tra le varie parti del mondo aumenta, e alle benefiche opportunità di incontro si antepongono scellerati atteggiamenti di scontro”.

Invece l’albero della vita, simbolo del Bahrein, evoca la fraternità: “Pensiamo invece all’albero della vita e negli aridi deserti della convivenza umana distribuiamo l’acqua della fraternità: non lasciamo evaporare la possibilità dell’incontro tra civiltà, religioni e culture, non permettiamo che secchino le radici dell’umano!”

E’ un invito a lavorare insieme: “Lavoriamo insieme, lavoriamo per l’insieme, per la speranza! Sono qui, nella terra dell’albero della vita, come seminatore di pace, per vivere giorni di incontro, per partecipare a un Forum di dialogo tra Oriente e Occidente per la pacifica convivenza umana”.

Ed ha espresso apprezzamento al Paese per l’organizzazione di incontri sulla libertà religiosa: “Sono temi essenziali, riconosciuti dalla Costituzione del Paese, la quale stabilisce che ‘non vi deve essere alcuna discriminazione in base al sesso, alla provenienza, alla lingua, alla religione o al credo’, che ‘la libertà di coscienza è assoluta’ e che ‘lo Stato tutela l’inviolabilità del culto’”.

Ed ha richiamato le fondamenta della libertà di culto e del diritto alla vita: “Sono, soprattutto, impegni da tradurre costantemente in pratica, perché la libertà religiosa diventi piena e non si limiti alla libertà di culto; perché uguale dignità e pari opportunità siano concretamente riconosciute ad ogni gruppo e ad ogni persona; perché non vi siano discriminazioni e i diritti umani fondamentali non vengano violati, ma promossi. Penso anzitutto al diritto alla vita, alla necessità di garantirlo sempre, anche nei riguardi di chi viene punito, la cui esistenza non può essere eliminata”.

Poi ha sottolineato il contributo dell’immigrazione allo sviluppo economico: ““I molti rami di diverse dimensioni che lo caratterizzano col tempo hanno dato vita a folte chiome, accrescendone l’altezza e l’ampiezza.

In questo Paese è stato proprio il contributo di tante persone di popoli differenti a consentire un notevole sviluppo produttivo. Ciò è stato reso possibile dall’immigrazione, di cui il Regno del Bahrein vanta uno dei tassi più elevati al mondo: circa la metà della popolazione residente è straniera e lavora in modo cospicuo per lo sviluppo di un Paese nel quale, pur avendo lasciato la propria patria, si sente a casa.

Non si può però dimenticare che nei nostri tempi c’è ancora troppa mancanza di lavoro, e troppo lavoro disumanizzante: ciò non comporta solo gravi rischi di instabilità sociale, ma rappresenta un attentato alla dignità umana. Il lavoro, infatti, non è solo necessario per guadagnarsi da vivere, è un diritto indispensabile per sviluppare integralmente sé stessi e per plasmare una società a misura d’uomo”.

L’albero della vita ha richiamato il pensiero del papa sull’emergenza ambientale: “In primo luogo la questione ambientale: quanti alberi vengono abbattuti, quanti ecosistemi devastati, quanti mari inquinati dall’insaziabile avidità dell’uomo, che poi gli si ritorce contro!

Non stanchiamoci di adoperarci per questa drammatica urgenza, ponendo in essere scelte concrete e lungimiranti, intraprese pensando alle giovani generazioni, prima che sia troppo tardi e si comprometta il loro futuro! La Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (COP27), che avrà luogo in Egitto tra pochi giorni, sia un passo in avanti in tal senso!”

Il secondo pensiero è sulla guerra: “In secondo luogo, l’albero della vita, con le sue radici che dal sottosuolo comunicano l’acqua vitale al tronco, e da questo ai rami e quindi alle foglie, che donano ossigeno alle creature, mi fa pensare alla vocazione dell’uomo, di ogni uomo che sta sulla terra: far prosperare la vita.

Ma oggi assistiamo, ogni giorno di più, ad azioni e minacce di morte. Penso, in particolare, alla realtà mostruosa e insensata della guerra, che ovunque semina distruzione e sradica speranza. Nella guerra emerge il lato peggiore dell’uomo: egoismo, violenza e menzogna. Sì, perché la guerra, ogni guerra, rappresenta anche la morte della verità”.

E’ un invito a ripudiare la guerra: “Rifiutiamo la logica delle armi e invertiamo la rotta, tramutando le ingenti spese militari in investimenti per combattere la fame, la mancanza di cure sanitarie e di istruzione. Ho nel cuore il dolore per tante situazioni di conflitto.

Guardando alla Penisola arabica, i cui Paesi desidero salutare con cordialità e rispetto, rivolgo un pensiero speciale e accorato allo Yemen, martoriato da una guerra dimenticata che, come ogni guerra, non porta a nessuna vittoria, ma solo a cocenti sconfitte per tutti.

Porto nella preghiera soprattutto i civili, i bambini, gli anziani, i malati e imploro: tacciano le armi, impegniamoci ovunque e davvero per la pace!”

Infine ha spiegato il motivo del viaggio apostolico: “Sono qui da credente, da cristiano, da uomo e pellegrino di pace, perché oggi come mai siamo chiamati, dappertutto, a impegnarci seriamente per la pace. Maestà, Altezze Reali, Autorità, Amici, faccio dunque mio e condivido con voi, quale auspicio per questi desiderati giorni di visita nel Regno del Bahrein, un bel passaggio della stessa Dichiarazione: ‘Ci impegniamo a lavorare per un mondo dove le persone dal credo sincero si uniscono tra di loro per ripudiare ciò che ci divide ed avvicinare invece ciò che ci unisce’. Sia così, con la benedizione dell’Altissimo!”

(Foto: Santa Sede)

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