Lino Prenna: il compito della scuola è istruire

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Nell’introduzione al suo libro ‘Educare istruendo’ il prof. Lino Prenna, ordinario di filosofia dell’educazione all’università di Perugia, scrive: “L’idea di scuola, qui proposta, è sorretta dalla convinzione che il compito specifico della scuola sia istruire. Infatti, se l’educazione, intesa come coltivazione dell’uomo e del cittadino, è finalità comune alle varie istituzioni educative, l’istruzione è propria della scuola.

Come le altre istituzioni raggiungono il fine comune dell’educare, attraverso una attività specifica che caratterizza ciascuna, così la scuola diventa educativa nella misura in cui istruisce. E’ questa l’idea di scuola, sintetizzata nel titolo Educare istruendo, dove il gerundio indica la contemporaneità della duplice azione, che qualifica l’educazione scolastica come istruzione educativa”.

Partendo da questo spunto all’autore chiediamo di spiegarci in quale modo si può educare attraverso l’istruzione: “Più volte, in passato e ancora oggi, nel dibattito sulla natura e le finalità della scuola, ricorre la distinzione e perfino la contrapposizione tra educare ed istruire, con accezione riduttiva dei due verbi, che finisce per  considerare l’istruzione come momento quantitativo, di somministrazione di dati e nozioni, mentre l’educazione sarebbe il momento qualitativo, propositivo di valori.

Peraltro, una ricerca etimologica dei due termini porterebbe a scoprire che l’instruere e l’educere od educare hanno significati affini di costruire, edificare, condurre… E ci porterebbe a dire che l’istruzione sta all’educazione come la specie al genere.

Sicché, l’idea centrale da me proposta è sorretta dalla convinzione che il compito specifico della scuola sia istruire e che l’educazione scolastica sia l’esito del percorso istruttivo, sviluppato nella specificità del rapporto insegnamento-apprendimento. Insomma, non c’è un’educazione parallela o alternativa all’istruzione. La scuola educa istruendo. E l’istruzione è dotata di un potenziale educativo, che la scuola è chiamata a sviluppare”.

A cosa deve educare la scuola?

“La scuola è il luogo specifico di organizzazione sistematica delle conoscenze e, perciò, educa ‘al’ ed ‘attraverso’ il processo conoscitivo, compiutamente sviluppato nei percorsi esplicativi e interpretativi: spiegare per comprendere.

Assumendo la razionalità critica, quale parametro conoscitivo, la scuola  dovrebbe educare a pensare, volendo adottare la distinzione suggerita da Dewey, tra sapere, relativo a oggetti particolari e definiti, e pensare, che riguarda la capacità di rielaborazione e significazione delle  conoscenze.  Questa distinzione riprende e riformula, in qualche modo, la differenza, proposta dalla filosofica scolastica, tra sapere e sapienza”.

Come ripensare la scuola nel cambiamento sociale?

“La scuola è chiamata a confrontarsi con i vari fenomeni che segnano il cambiamento sociale, riassumendo l’ambizione, già sollecitata dal Rapporto Faure  negli anni ‘70 del secolo scorso, di ‘precedere la società’ e  di caratterizzarsi come ‘presidio di socialità’, che interagisce  con la  più vasta  comunità  sociale  e civica,  correggendo  i propri parametri formativi, insidiati dalla deriva mercantile dal modello di sviluppo economico e dall’egemonizzazione tecnocratica dei saperi.

Ripensare la scuola vuol dire iscriverla in un orizzonte di finalità, significative di un rinnovato umanesimo educativo, ricentrando l’asse pedagogico delle discipline di studio. E, pur impegnata a sviluppare la propria vocazione conoscitiva, sappia alimentare una ‘cultura del riconoscere’, orientativa di libertà condivise e di fiduciose attese”.

In quale modo la scuola può diventare una ‘società della cultura’?

“Come ha notato Bruner, la scuola è già espressione di una cultura, nella quale è situata realmente. Ma è un luogo di elaborazione culturale, che educa attraverso il processo di scolarizzazione della/e cultura/e,  definito nelle discipline di studio.

Il modo stesso di  concepire le materie scolastiche, come ‘luoghi  interrogativi’ del sapere, sviluppa la consapevolezza del senso finito più che definito delle conoscenze e porta a concepire lo studio come attività  ermeneutica,  produttiva  di significato.

‘Fare significato’ è il  vero obiettivo di qualsiasi impresa culturale. Serge Latouche  ha notato che la cultura, nel senso pieno che il  termine  ha assunto nella tradizione  antropologica,  ha la funzione di dare significato alla realtà umana e sociale”.

Quale ruolo ha la scuola cattolica nel servizio educativo al Paese?

“La legge 10 marzo 2000, che reca le Norme per la parità scolastica, esordisce affermando che, del sistema nazionale di istruzione, fanno parte anche le scuole paritarie, e chiarisce che la parità consiste nella corrispondenza delle istituzioni scolastiche non statali agli ordinamenti generali dell’istruzione.

Riconosce, poi, che il loro servizio è pubblico, aperto a tutti e impegnativo di ulteriori doveri per lo Stato.  Ma, già in un documento dell’agosto 1983, i vescovi italiani, mentre affermavano la natura ecclesiale della scuola cattolica, chiedevano il pieno riconoscimento del suo ruolo pubblico, consapevoli che ‘il suo è un servizio alla crescita culturale della persona, un servizio all’uomo e alla sua libertà, un apporto critico alla cultura del Paese, un fermento prezioso per il futuro della stessa società civile’”.

Quale è la finalità della scuola cattolica?

“Anche per la scuola cattolica, l’educazione scolastica è l’esito del percorso istruttivo, sviluppato attraverso le discipline di studio. Ma non è tutto; perché la scuola cattolica, oltre ad essere scuola, è, appunto, cattolica, dichiarando così l’identità del proprio progetto educativo.

Ad assicurare questa identità, non bastano un’ora di religione in più o la preghiera all’inizio della giornata o la messa in alcuni momenti dell’anno. L’identità cattolica deve risultare dalla forma delle discipline e, perciò, si tratta di organizzarle come luoghi di mediazione tra la fede cristiana e il sapere scientifico, che ne costituisce la materia.

Si tratta,  in termini di finalità educative, di pensare e di educare a pensare nell’orizzonte della fede, secondo un corretto rapporto tra l’autonomia della ricerca umana e lo spirito di novità evangelica, senza ambigue identificazioni, ma anche senza arbitrarie separazioni o ideologiche contrapposizioni”.

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