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L’educazione non è copiatura

“I recenti fatti di cronaca, tra cui la grave aggressione avvenuta in una scuola italiana, dove una docente è stata accoltellata da un proprio studente, hanno scosso profondamente il mondo della scuola e l’opinione pubblica. Si tratta di episodi che generano turbamento, preoccupazione e un senso di vulnerabilità diffuso tra chi ogni giorno abita la scuola come luogo educativo. Questo turbamento è comprensibile e legittimo. Allo stesso tempo, è importante che non si trasformi in demoralizzazione o in una percezione di impotenza”: questo è l’inizio di una lettera ‘aperta’ scritta dal Centro Psico-Pedagogico per l’educazione e la gestione dei conflitti, fondato dal prof. Daniele Novara, all’indomani dell’accoltellamento della prof.ssa Chiara Mocchi da parte di uno studente di 13 anni nei corridoi di una scuola a Trescore.

La lettera è un invito a leggere attentamente la realtà in cui i ragazzi crescono senza sottovalutare le responsabilità individuali: “Sempre più frequentemente, infatti, ci si trova di fronte a ragazzi e ragazze che faticano a stare dentro le contraddizioni dell’esperienza umana: faticano a tollerare la frustrazione, a gestire il limite, a riconoscere ed attraversare il conflitto senza esserne travolti. Eppure, è proprio nella capacità di stare dentro queste tensioni, nelle inevitabili conflittualità e contraddittorietà della vita, che si costruisce una competenza fondamentale per la crescita.

In questo senso, il compito educativo della scuola si conferma oggi più che mai centrale: non solo trasmettere conoscenze, ma offrire strumenti per imparare a gestire il conflitto, riconoscerlo e attraversarlo in modo costruttivo”.

Per il pedagogista Daniele Novara, docente del master in Formazione interculturale all’Università Cattolica di Milano ed autore dei libri ‘Non sarò la tua copia’ ed ‘Il papà peluche non serve a nulla’, è importante esplorare il ‘copione educativo’, consistente in un’impronta che è stata lasciata dai genitori e che segna la ‘forma’ che avremo da grandi, diventando un modo di vivere e di rapportarci alla vita..

Ma chi sono questi ‘padri peluche’?

“Siamo di fronte a una progressiva contrazione delle funzioni paterne come se questa figura non trovasse più una propria collocazione e una propria modalità. I nuovi padri, frutto dell’epoca narcisistica in cui siamo inderogabilmente immersi, sembrano dover espiare le colpe dei progenitori maschi, in una sorta di condanna senza fine che spesso li costringe in una posizione di marginalità rispetto ai figli e alle figlie. Dopo il periodo del ‘padre padrone’ ora non riescono a trovare una loro collocazione. Nel frattempo le madri non si fidano dei padri dei loro figli e quindi permangono anche nella fase dell’adolescenza quando dovrebbero essere i papà in prima linea”.

Perché si tende a ‘copiare’ nell’educazione dei figli?

“Il passaggio dall’essere figli a diventare genitori ci costringe in qualche modo a vedere la realtà da un altro punto di vista. Non siamo più quelli che ricevono l’educazione, ma coloro che la impartiscono. Un progetto non privo di insidie. Uno dei rischi principali è rappresentato dal ripetere l’educazione ricevuta oppure dal voler fare a tutti i costi l’opposto dei propri genitori.

I copioni educativi che ci vengono cuciti addosso sono rielaborati prevalentemente in tre modi: ‘passivo’, con un atteggiamento fatalistico e ripetitivo; ‘speculare’, facendo il contrario dell’educazione ricevuta; ‘consapevole’, l’educazione ricevuta viene utilizzata al meglio attuando cambiamenti dove necessario. Diventare genitori rappresenta un’occasione straordinaria per occuparsi non solo dei figli ma anche di sé stessi e attivare processi di crescita personale che altrimenti sarebbe difficile mettere in campo”.

Come è possibile superare l’educazione ricevuta?

“L’educazione ricevuta è una pelle che abitiamo, che ci capita addosso senza che ce ne accorgiamo veramente. Un tessuto senza forma che ci viene consegnato per la nostra crescita. Sta a ciascuno di noi decidere cosa fare con quel tessuto e quindi superare l’educazione ricevuta. Occorre individuare l’impalcatura della nostra crescita educativa, quali sono i ponteggi che la tengono in piedi e la rendono quella che è. Solo in questo modo si può affrancarsi dalla dipendenza infantile e smettere di esserne ostaggio”.

Nel testo scrive che ‘il riconoscimento da parte delle madri della figura del padre è una responsabilità anche delle mamme, nel non riconoscere la figura del papà’: è vero nella realtà?

“E’ giustificabile l’atteggiamento delle mamme, ma si potrebbe anche dire che i figli non possono pagare le colpe dei padri. Prendiamo gli ultimi casi di cronaca sui ragazzi con i coltelli: il padre è fondamentale in adolescenza per riuscire a gestire il senso del limite in maniera educativa. Molti di questi giovani che vanno in giro con un’arma bianca neanche lo vedono il padre: non c’è. Sono in casa con le mamme, punto e basta. Penso anche all’autolesionismo che dal punto di vista dei numeri è ben più significativo che non la violenza sugli altri”.

Per quale motivo gli adulti sono ‘influenzati’ dall’educazione ricevuta?

“L’educazione ricevuta fa parte di noi, è qualcosa con cui siamo stati cresciuti. Può essere intenzionale o esplicita, come quella scolastica o religiosa, oppure subliminale o implicita, un sistema inconscio di comunicazioni educative che agisce nelle relazioni intergenerazionali. Risulta inevitabile che influenzi la nostra vita adulta. Ricordiamo che l’educazione ricevuta avviene nel momento dell’infanzia, quel periodo in cui la dipendenza dall’adulto, in particolare dai genitori, è totale. Difficile sottrarsi”.

L’educazione dei ragazzi è tutta ‘colpa’ della famiglia?

“Direi solo in parte. Il ruolo principale è certamente affidato alla famiglia, ma sono convinto della necessità di creare una ‘comunità educante’ formata da tutte le persone che vivono in un territorio e che hanno il compito di accompagnare nella crescita le generazioni più giovani. Tutti coloro che si relazionano con bambini e ragazzi, futuri protagonisti della società, ne sono potenziali attori. I soggetti della comunità educante presentano precise competenze: sapersi ascoltare reciprocamente, cogliere i bisogni di coloro che sono più deboli, imparare a sostenere percorsi per favorire la condivisione, il confronto, la progettualità, la sicurezza e la vita in comune”.

E’ possibile gestire il conflitto?

“Assolutamente, il conflitto può essere gestito bene oppure male. Anni fa condussi con i miei collaboratori una ricerca sulla carenza e competenza conflittuale. La prima rappresenta l’incapacità di stare nella tensione relazionale vissuta più come una minaccia che una risorsa nei processi di convivenza. Il ‘carente conflittuale’ non è un litigioso, ma un intollerante al litigio, totalmente incapace di gestirlo. Il ‘competente conflittuale’ possiede invece la capacità di stare nella tensione relazionale affrontandola come una situazione che può essere gestita”.

Per quale motivo in una coppia è pericoloso ignorare l’infanzia uno dell’altro?

“E’ un attentato alla coppia, prima ancora che all’alleanza educativa dei due genitori. Tanti genitori mi dicono ‘preferisco educarlo io mio figlio, perché lui/lei ha avuto dei genitori pessimi’. Ma ti accorgi solo adesso che lui/lei ha avuto genitori pessimi e che la sua educazione per te ora pesa al punto che non gli consenti di toccare i tuoi figli, che sono anche suoi? Questo è un problema basilare di cui non si parla mai: se si decide di mettere al mondo figli, l’alleanza la si fa nella coppia.

Purtroppo tanti genitori mantengono l’alleanza originaria coi propri genitori invece che con il proprio partner e questo crea delle discussioni enormi. Quando si diventa genitori si passa da una dimensione di cura della propria infanzia nella coppia ad una dimensione di cura dei figli che vivono l’infanzia: quando questo avviene è un processo meraviglioso ed anche creativo, perché offriamo ai figli una possibilità in parte già liberata dalle catene più o meno negative che ci portiamo dietro”.

Quale copione educativo pesa di più: quello della madre o del padre?

“Pesa maggiormente il copione della madre: in assoluto non c’è partita. Ho parlato molte volte della profonda crisi dei maschi, oggi, in educazione. I padri devono essere sostenuti e incoraggiati. E’ un compito comune quello di liberarci dal patriarcato, ma non ci si libera del patriarcato trasformando il padre dei tuoi figli in un papà peluche”.

Un’altra componente educativa è la scuola, che sta diventando sempre più competizione: però se ‘la scuola non è una gara’, cos’è?

“La scuola appare ancora oggi fortemente dominata dalla dimensione del controllo e del giudizio con modalità di valutazione basate prevalentemente sui voti numerici; una scuola fatta di metodi frontali che implicano un ascolto sostanzialmente passivo da parte degli alunni. Occorre uscire dall’equivoco della scuola come una competizione tra chi arriva primo e chi arriva secondo e cominciare a considerarla il luogo eletto dell’apprendimento, dove gli studenti sono protagonisti e non antagonisti, dove imparano gli uni dagli altri e dove l’errore e i tentativi compiuti hanno una valenza evolutiva”.

Allora in questo processo di cambiamento la scuola può essere utile?

“Oggi non ci sono le condizioni. Gli insegnanti non vengono selezionati sulla base di una competenza professionale pedagogica. Inoltre, soprattutto all’infanzia ed alla primaria continua a prevalere la figura femminile: i bambini sono immersi in un mondo totalmente maternale con una riduzione anche della tensione a fare da soli, a vivere avventure, esperienze e quant’altro. Siamo arrivati a proporre i metal detector agli ingressi degli istituti: è il tracollo della scuola come ambiente dove anzitutto si impara a vivere”.

(Tratto da Aci Stampa)

#DonoDay2026: il Ministero dell’Istruzione e del Merito apre la partecipazione

Nei giorni scorsi si è aperto il cantiere #DonoDay2026, il progetto culturale di respiro nazionale previsto per Legge dal 2015 per dare meritata visibilità all’idea e alla pratica del dono e della donazione in tutte le sue forme. Sono ufficialmente aperte le iscrizioni delle scuole al Giorno del Dono, che si celebra ogni anno il 4 ottobre. Anche RAI tra i media partner già confermati per l’edizione 2026 del più grande evento italiano dedicato a dono.

L’Istituto Italiano della Donazione (IID), nell’ambito del protocollo di intesa con il Ministero dell’Istruzione e del Merito, invita anche quest’anno le scuole a partecipare al Giorno del Dono 2026, l’iniziativa che da oltre dieci anni celebra e promuove la cultura del dono in tutta Italia portando nelle aule i valori della solidarietà, della cittadinanza attiva e della partecipazione democratica, per offrire a studenti e docenti un’esperienza educativa concreta e riconosciuta a livello nazionale.

Con queste parole il presidente dell’Istituto Ivan Nissoli apre i lavori che porteranno, il prossimo ottobre, alla più grande festa nazionale del dono e della donazione: “Il Ministero dell’Istruzione e del Merito, con nota del 13 marzo scorso, invita le scuole di ogni ordine e grado a partecipare a #DonoDay2026: saranno ancora una volta gli studenti a dare lezione di dono. Le scuole hanno tempo fino al 15 giugno per presentare il proprio elaborato e partecipare da protagoniste al più grande evento in Italia dedicato alla cultura del dono che mette al centro la solidarietà, la gratuità e la partecipazione democratica alla vita culturale del Paese”.

Cuore dell’iniziativa è il contest #DonareMiDona Scuole, che consente agli studenti di esprimersi attraverso elaborati creativi, integrando educazione civica, impegno sociale e innovazione didattica in un percorso formativo strutturato.

Promosso dall’Istituto Italiano della Donazione, ‘Il Giorno del Dono’ rappresenta un unicum a livello internazionale: l’Italia è infatti il primo e unico Paese ad aver istituito per legge una giornata nazionale dedicata al dono e alla solidarietà. Aggiunge Nissoli:

“Aderire significa entrare a far parte di una rete nazionale di istituti impegnati nella promozione della solidarietà, valorizzare il lavoro di studenti e docenti con visibilità nazionale, rafforzare il PTOF con progettualità coerenti e offrire agli studenti un’opportunità concreta di protagonismo attivo”. Per trovare ispirazione e partecipare al contest nazionale #DonareMiDona gli studenti possono ascoltare la voce delle scuole che hanno partecipato nel 2025.

Tra le principali novità dell’edizione 2026, il coinvolgimento della Fondazione Geronimo Stilton come partner tecnico dell’iniziativa attraverso un video-invito rivolto alle scuole da parte di Elisabetta Dami, ideatrice e autrice del celebre personaggio, che rinnova così il proprio sostegno all’iniziativa. Grazie al supporto dei partner tecnici, le scuole partecipanti potranno accedere a numerose opportunità. I premi del contest #DonareMiDona 2026 sono offerti da partner d’eccezione: Fondazione Geronimo Stilton, Esse Due S.a.s., Associazione Il Tarlo e Jobiri. Grazie alla Fondazione Geronimo Stilton tre scuole si aggiudicheranno un incontro online della durata di un’ora con Elisabetta Dami, ideatrice e scrittrice di Geronimo Stilton: un’occasione speciale di dialogo e ispirazione per studenti e docenti.

Due scuole riceveranno uno strumento tecnologico per la didattica (scanner, visualizzatore wireless, laboratori digitali di scienze e chimica) a scelta tra quelli donati a favore del progetto da Esse Due S.a.s. di Scolè Enrico. Associazione Il Tarlo donerà due laboratori ludici creativi realizzati presso le scuole grazie alla speciale ludoteca mobile dell’associazione stessa, per produrre dal vivo trottole in legno al CicloTornio o utilizzando materiali di riciclo. Due scuole si aggiudicheranno l’accesso gratuito per un anno alla piattaforma per l’orientamento ed il supporto automatizzato alla ricerca lavoro per studenti di Jobiri.

Dalla sua nascita, il Giro dell’Italia che dona ha reso protagonisti oltre 132.600 studenti provenienti da 930 istituti, con la realizzazione di 827 elaborati artistici: numeri che testimoniano la crescita costante di una comunità educante impegnata nella diffusione della cultura del dono.

Le iscrizioni sono già aperte e la partecipazione è gratuita per le scuole di ogni ordine e grado. Le scuole possono consultare il regolamento 2026 e compilare il form di adesione; c’è tempo fino al 15 giugno per inviare i propri elaborati candidati al contest #DonareMiDona Scuole in occasione di #DonoDay2026. Il Giorno del Dono continua a crescere grazie alle scuole che scelgono di investire sul futuro attraverso i valori della solidarietà e della partecipazione. Tutte le informazioni su #DonoDay2026 sono disponibili su www.istitutoitalianodonazione.it.

Ente promotore: Istituto Italiano della Donazione nell’ambito del protocollo di intesa con il Ministero dell’Istruzione e del Merito e del protocollo di intesa con il Dipartimento per la Giustizia Minorile e di Comunità del Ministero della Giustizia. Con il patrocinio di: ANCI. Con il sostegno di:Fondazione CRC, Sogedai. Media Partner: Rai, 1 Caffè Onlus, Avvenire, Docenti Senza Frontiere, Famiglia Cristiana, InBlu2000, TV2000 e Play2000, Korazym, Ma Che Razza Di Umani, Radio Bullets, RMC101. Partner tecnici: Associazione Il Tarlo, Esse Due S.a.s., Fondazione Geronimo Stilton, Insolito Cinema. Partner progetto Osservatorio sul dono:ASSIF, Caritas Italiana, Centro Nazionale Trapianti, CMW, Eumetra, Ipsos Doxa, Istat, Scuola di Fundraising di Roma, Università LIUC, Walden Lab.

Formazione: patto Regione Friuli Venezia Giulia e Rondine promuove competenze trasversali

“Il protocollo d’intesa firmato tra la Regione Friuli Venezia Giulia e l’associazione Rondine Cittadella della Pace è finalizzato a promuovere lo sviluppo delle competenze trasversali e il successo formativo degli studenti. Come amministrazione regionale siamo da sempre impegnati nella valorizzazione di percorsi formativi innovativi di respiro internazionale e nel sostegno alle giovani generazioni. Un impegno che coniuga didattica tradizionale e apprendimento non formale e informale, con l’obiettivo di potenziare le competenze trasversali e le soft skills”.

Lo ha affermato l’assessore regionale al Lavoro, formazione, istruzione, ricerca, università e famiglia Alessia Rosolen che nei giorni scorsi ha sottoscritto, insieme al vicepresidente di Rondine Angiolo Fabbroni, un’importante partnership:

“In un contesto segnato da profondi cambiamenti sociali, rapidi sviluppi tecnologici e persistenti tensioni globali – ha spiegato Rosolen – le competenze trasversali rappresentano uno strumento essenziale per affrontare l’incertezza e gestire le sfide contemporanee. Attraverso questa collaborazione intendiamo integrare nel sistema scolastico regionale, valorizzando gli strumenti già disponibili per l’ampliamento dell’offerta formativa, un modello educativo innovativo orientato al dialogo e alla crescita personale degli studenti, con ricadute significative sia a livello locale sia internazionale”.

Nel dettaglio, l’intesa – di carattere pluriennale – mira a favorire l’introduzione nelle scuole del territorio, nel rispetto dell’autonomia scolastica, metodologie innovative capaci di favorire la diffusione di un approccio trasformativo e generativo al conflitto, la cittadinanza attiva e il benessere sociale.

La collaborazione punta, inoltre, a contribuire al raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda 2030, in particolare nei campi dell’educazione, dell’inclusione e del benessere; a rafforzare le competenze trasversali dei giovani; a prevenire fenomeni di degenerazione della conflittualità sociale e della dispersione scolastica; e a promuovere sinergie tra scuole, università, enti e imprese.

Rondine Cittadella della Pace è un’associazione internazionale con sede ad Arezzo, nel borgo omonimo che dal 1998 accoglie giovani provenienti da Paesi in guerra o in fase post-bellica, promuovendo percorsi di convivenza e dialogo. All’interno del borgo è stato sviluppato il “Metodo Rondine”, riconosciuto a livello nazionale e internazionale.

Nel 2020 il Ministero dell’Istruzione e Rondine hanno siglato un accordo per la diffusione del metodo nelle scuole, valorizzandolo come strumento di welfare di comunità e di innovazione educativa, con particolare attenzione alla gestione dei conflitti, all’educazione civica e alla diplomazia educativa digitale. Nel tempo, l’associazione ha ottenuto numerosi riconoscimenti e attivato collaborazioni con istituzioni e organizzazioni internazionali, tra cui Maeci, Onu, Osce, Unione europea e Unesco.

Rondine ha inoltre collaborato con diversi soggetti del territorio regionale al progetto ‘Sport for Peace’, iniziativa volta a valorizzare i cosiddetti ‘luoghi terzi’, come lo sport, quali spazi privilegiati di dialogo e coesione sociale. Per i vertici dell’associazione, che hanno ringraziato la Regione per aver riconosciuto il valore del ‘Metodo Rondine’ e per aver scelto di investire nello sviluppo delle competenze trasversali e nella crescita integrale delle giovani generazioni, la firma di questo protocollo d’intesa rappresenta un passo significativo verso la costruzione di una scuola sempre più capace di rispondere alle sfide del nostro tempo.

Durante l’evento è stato ricordato che Rondine da oltre 20 anni lavora per trasformare il conflitto in opportunità di apprendimento e di relazione, accompagnando i giovani in percorsi di consapevolezza, dialogo e responsabilità. Portare questo approccio nelle scuole significa contribuire a formare cittadini più liberi, capaci di affrontare le complessità del presente con spirito critico e apertura.

Questa collaborazione rafforza l’impegno comune nel promuovere un modello educativo che mette al centro la persona, la qualità delle relazioni e la costruzione di comunità inclusive e pacifiche, nella convinzione che investire oggi nell’educazione al dialogo e alla gestione dei conflitti significhi costruire basi solide per il futuro, a livello locale e internazionale.

A Palermo inaugurata la sede dell’associazione Viviballarò

“Oggi con il taglio del nastro inizia in maniera ufficiale la nostra attività nel quartiere Albergheria, nel centro storico di Palermo, che mi vede impegnata già da sette anni – spiega Sabrina Ciaramitaro Presidente dell’associazione Viviballarò-. Sono finora una decina i bimbi che vengono nella sede a fare doposcuola dal lunedì al venerdì.

Abbiamo individuato, in questi vari anni di attività sul territorio, come fondamentale, l’aiuto scolastico gratuito, perché tante famiglie, essendo povere, non potevano affrontare questa spesa per i propri figli. Grazie al contributo del progetto TumìAmì abbiamo potuto attrezzare la sede di tutto il necessario per aiutare questi bimbi nello studio. Sono tanti i bisogni in questa area e noi a poco a poco, oltre alla sede, stiamo recuperando gli spazi intorno a noi”.

“Grazie al contributo economico del progetto TumìAmì, – spiega il coordinatore del progetto Pierluca Orifici- ideato dall’associazione Life and Life e finanziato dalla Regione Siciliana Assessorato della Famiglia delle Politiche Sociali e del Lavoro- è stato possibile acquistare i computer, la stampante, tutti gli arredi, l’impianto elettrico e di internet, per la sede dell’associazione Viviballarò a Palermo.

Inoltre il progetto prevede la retribuzione di due insegnanti, per 300 ore, che si affiancano ai volontari dell’associazione Viviballarò per fare doposcuola gratuito ai bimbi (8-13 anni) poveri della zona Albergheria. La sede serve non solo per lo studio, ma anche come centro aggregativo e luogo sicuro per i ragazzi, dove potersi incontrare, giocare, condividere esperienze”.

“L’associazione LIFE and LIFE, capofila del progetto TumìAmì – conclude la Vice Presidente Valentina Cicirello – opera da più di 10 anni nella zona della stazione centrale come luogo aggregativo per i ragazzi di varie età in difficoltà di diverse etnie. Abbiamo individuato nella zona dell’Albergheria nell’associazione Viviballarò una realtà per realizzare la stessa esperienza di accoglienza e aiuto dei giovani a rischio”.

Grande partecipazione ad ‘Una Rondine vola in Friuli’

Si è svolto con ampia partecipazione lunedì 23 marzo, presso la sede della Fondazione Friuli a Udine, l’evento ‘Una Rondine vola in Friuli’, iniziativa promossa da Rondine Cittadella della Pace in collaborazione con le scuole del territorio e con il sostegno della Fondazione Friuli.

L’incontro ha segnato l’avvio ufficiale di un percorso educativo e territoriale che nei prossimi mesi coinvolgerà centinaia di studenti e docenti delle province di Udine e Pordenone, con l’obiettivo di sviluppare progettualità ad alto impatto sociale e rafforzare la coesione delle comunità locali.

La giornata ha visto la presenza dei principali rappresentanti delle istituzioni del territorio: il sindaco di Udine Alberto Felice De Toni, Daniela Patriarca per la Regione Friuli Venezia Giulia e l’arcivescovo Riccardo Lamba. Tutti gli interventi hanno sottolineato il valore strategico dell’educazione alla relazione e alla gestione del conflitto come leva per lo sviluppo sociale e civile del territorio.

“Sostenere ‘Una Rondine vola in Friuli’ – ha dichiarato Guido Nassimbeni, vicepresidente della Fondazione Friuli che sostiene il progetto – significa per la nostra Fondazione investire direttamente sul capitale umano e sulla coesione sociale del territorio. Siamo convinti che offrire ai giovani di Udine e Pordenone strumenti concreti per gestire il conflitto e trasformarlo in dialogo sia la strada maestra per costruire una comunità più inclusiva e generativa. Inoltre, vedere una rete così ampia di scuole collaborare con entusiasmo conferma quanto il nostro Friuli sia pronto a scommettere sulla responsabilità civica delle nuove generazioni come motore di innovazione sociale”.

“Questo progetto rappresenta un passaggio importante nel percorso di crescita che Rondine sta costruendo insieme ai territori, mettendo al centro i giovani come protagonisti del cambiamento – dichiara Angiolo Fabbroni, vicepresidente di Rondine Cittadella della Pace – ‘Una Rondine vola in Friuli’ non è solo un’iniziativa educativa, ma un investimento concreto sulla capacità delle nuove generazioni di trasformare il conflitto in risorsa, generando impatto sociale e rafforzando la coesione delle comunità locali.

Desidero esprimere un sincero ringraziamento alla Fondazione Friuli, che da anni accompagna e sostiene il nostro impegno educativo. Il legame costruito nel tempo è un esempio virtuoso di collaborazione tra istituzioni e realtà del terzo settore, capace di produrre valore reale per il territorio. È proprio grazie a questa fiducia e a questo sostegno continuativo che oggi possiamo dare vita a percorsi come questo, capaci di mettere in rete scuole, docenti e studenti in un’esperienza condivisa di crescita, responsabilità e partecipazione”.

Momento centrale della mattinata è stata la presentazione del Metodo Rondine, proposta educativa fondata sulla trasformazione creativa del conflitto, raccontata attraverso le testimonianze dirette di studenti e studentesse dei percorsi internazionali e nazionali: dalle testimonianze dei giovani della World House provenienti da luoghi di guerra che accolgono la possibilità di vivere per due anni nel borgo toscano con giovani provenienti da popoli ‘nemici’ agli studenti italiani del progetto ‘Quarto Anno Rondine’, che vivono un anno di scuola in un contesto internazionale formandosi come cittadini globali.

Inoltre le voci dei giovani che hanno frequentato la Sezione Rondine nelle scuole del territorio che hanno aderito alla proposta educativa dell’associazione ormai diffusa in 32 scuole in tutta Italia,  che saranno 70 da settembre, e hanno restituito in modo concreto l’impatto dell’esperienza, evidenziando come il cambiamento personale possa tradursi in responsabilità verso la comunità.

Particolarmente significativa anche la presentazione del progetto sul territorio friulano, che vede il coinvolgimento attivo delle scuole secondarie superiori della provincia, con percorsi di formazione, laboratori e attività di co-progettazione. Tra le scuole coinvolte: il Liceo Percoto, il Liceo Scientifico Marinelli, Liceo Sello, l’ISIS Malignani, l’I.T. Marinoni, il Liceo Stellini, l’ISIS Deganutti, l’ISIS Stringher di Udine; il Liceo Bachman di Tarvisio (Udine).  Il Liceo Galvani, il Liceo Grigoletti, l’ISIS Zanussi di Pordenone e il Liceo Pujati di Sacile (Pordenone). 

La seconda parte della mattinata ha visto gli studenti protagonisti di un’intensa attività laboratoriale su relazione, conflitto e responsabilità personale, guidata dal team di Rondine. Un’esperienza partecipativa che ha favorito il confronto diretto e la sperimentazione concreta dei principi del metodo. I lavori sono proseguiti con una seconda sessione formativa che ha approfondito il coinvolgimento delle scuole e posto le basi operative per le prossime fasi del progetto.

Nel pomeriggio, inoltre le attività presso il Liceo Caterina Percoto di Udine, con un laboratorio dedicato a docenti e studenti sull’applicazione del Metodo Rondine nel contesto scolastico. L’incontro è stato curato dal team di Rondine Academy per offrire strumenti pratici per la gestione delle dinamiche di gruppo e dei conflitti in ambito educativo. L’iniziativa ha registrato una partecipazione numerosa e attenta, confermando l’interesse del territorio verso percorsi innovativi capaci di valorizzare il capitale umano delle giovani generazioni.

L’appuntamento di lunedì 23 marzo rappresenta così l’inizio di un cammino condiviso tra scuole, istituzioni e comunità locali, orientato alla costruzione di un futuro più coeso, inclusivo e generativo per il territorio friulano. Gli studenti saranno affiancati lungo tutto il percorso da docenti, tutor, esperti di progettazione e counselor dell’associazione di promozione sociale COESI, attiva sul territorio di Udine, oltre al contributo di una ex studentessa della Sezione Rondine del Liceo Caterina Percoto, che parteciperà in qualità di testimone e facilitatrice, rafforzando la circolarità e la continuità dell’esperienza educativa sul territorio.

Il percorso culminerà nella progettazione, da parte degli studenti, di una proposta collettiva ad alto impatto sociale, pensata per rispondere ai bisogni concreti della comunità locale. Il progetto elaborato sarà quindi sottoposto alla valutazione di una commissione di esperti, sulla base di criteri di sostenibilità, innovatività, fattibilità e reale ricaduta sul territorio.

Un ulteriore momento di coinvolgimento degli studenti nel progetto avverrà l’8 maggio 2026, in occasione della Giornata della Legalità presso il Teatro Nuovo Giovanni da Udine, mentre una delegazione di studenti parteciperà successivamente allo YouTopic Fest 2026 con una visita alla Cittadella della Pace di Rondine per una restituzione e condivisione del progetto elaborato dagli giovani coinvolti.

In linea con il tema dell’inquietudine, al centro dell’edizione 2026 dello YouTopic Fest, il festival internazionale di Rondine che si terrà nella Cittadella della Pace ad Arezzo dal 4 al 7 giugno, gli studenti saranno accompagnati in un percorso di riflessione e progettazione che trasformi domande, sfide e tensioni della contemporaneità in opportunità di innovazione sociale e responsabilità civica.

Il percorso si inserisce nel quadro degli Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda ONU 2030 e punta a promuovere una cultura della partecipazione, della responsabilità e della cooperazione, trasformando il conflitto in opportunità di crescita e innovazione.

‘Una Rondine vola in Friuli’ rappresenta così un investimento educativo e sociale sulle nuove generazioni, fondato su tre parole chiave: generatività, inclusione e partecipazione, per costruire insieme un territorio capace di trasformare il conflitto in risorsa e il dialogo in futuro condiviso.

TumiAmi’: Sport ed inclusione a Palermo con la partecipazione di 200 studenti

Hanno partecipato circa 200 studenti , di cui 30 in maniera assidua, al progetto sportivo di ‘TumíAmí’ all’ ICS Perez Madre Teresa di Calcutta di Palermo, pensato come strumento di aggregazione e crescita e inclusione in un contesto di fragilità sociale a rischio di devianza: “Questo progetto si inserisce in attività già strutturate nella scuola – ha spiegato la Dirigente scolastica Sabrina Marino-, è stato un arricchimento ulteriore, un utile strumento di contrasto ai fenomeni di dispersione scolastica.

I nostri studenti hanno avuto un ulteriore spazio per incontrarsi il pomeriggio; il progetto iniziato già da tempo sta dando i suoi frutti e continuerà fino a fine anno scolastico. Gli studenti possono confrontarsi su un terreno neutro, con educatori esterni, non sono soggetti a valutazione ma li aiuta a crescere”.

“Ringrazio la Life and Life per avere coinvolto la associazione sportiva Piume D’Argento – ha  spiegao il presidente Paolo Caracausi- con il Badminton, sport che si pratica con le racchette e il volano. Abbiamo coinvolto tantissimi bambini e bambine ( 8, 9, 10 anni ) che stanno portando avanti con grande sacrificio e interesse questo sport, molti sono anche molto capaci, siamo molto contenti.

A giugno prevediamo di fare una gara, metteremo tutti i bambini in competizione tra di loro. A tutti daremo un gadget, ai più bravi contiamo di dare un premio speciale, per invogliare questi bambini a praticare il Badminton anche ai massimi livelli”.

“Il Progetto TumíAmí ideato e promosso da Life and Life -sottolinea la Vice Presidente Valentina Cicirello- è stato finanziato dall’ assessorato Regionale della Famiglia, della Politica Sociale e del Lavoro. E’ stato scelto il Badminton perché tra gli studenti del ICS Perez Madre Teresa di Calcutta c’ è una grossa componente di bengalesi e in Bangladesh questo è uno sport molto diffuso. Nell’occasione abbiamo anche donato, per conto della Regione Sicilia, diversi attrezzi sportivi per mini volley tra cui una struttura portatile, 14 palloni, 40 casacchine”.

A Palermo lo sport diventa inclusione: studenti protagonisti al plesso Madre Teresa di Calcutta con il progetto ‘TumìAmì’

Mercoledì 18 marzo alle ore 10.30, presso l’ICS Perez Madre Teresa di Calcutta di Palermo (Via Vincenzo Errante 13), si terrà una delle tappe importanti del progetto ‘TumìAmì’. Un progetto, che utilizza lo sport come strumento di aggregazione, crescita personale e inclusione sociale.

Il progetto è rivolto a minori e giovani maggiorenni ancora inseriti nel percorso scolastico che vivono condizioni di particolare fragilità sociale o rischio di devianza nel territorio del Comune di Palermo. Durante l’incontro presso il plesso Madre Teresa di Calcutta, via Maqueda 53, partner ufficiale del progetto, verranno donati alla scuola diversi attrezzi sportivi che permetteranno di proseguire le attività avviate nel corso del progetto, consolidando così il percorso educativo e sportivo intrapreso dagli studenti.

L’iniziativa è stata promossa dalla ‘LIFE and LIFE ETS’, Capofila del progetto, con il partner sportivo l’Associazione Sportiva Dilettantistica Piume d’Argento Badminton Club. Il progetto è promosso e finanziato dall’Assessorato Regionale della Famiglia, delle Politiche Sociali e del Lavoro. La mattinata sarà animata anche da un momento sportivo: i bambini saranno protagonisti di una partita dimostrativa di badminton, uno degli sport di racchetta più veloci al mondo, simbolo delle attività svolte durante il progetto.

Funerali: nasce una scuola per le oltre 7.000 imprese in Italia

Nasce una scuola per la formazione del personale delle oltre 7.000 imprese funebri attive oggi in Italia. L’iniziativa è di Federcofit, la Federazione del comparto funerario italiano, che ha dato vita alla Scuola Italiana Professioni Funebri (SIPROF), una nuova struttura di formazione specializzata che intende offrire percorsi flessibili e di alto livello pensati per migliorare non solo la professionalità, ma anche la crescita personale e la qualità della vita di chi sceglie di operare nelle professioni funebri.

Questa iniziativa è basata sul nuovo portale www.siprof.it, dove è già possibile iscriversi a numerosi corsi di formazione, da remoto o in presenza, per entrare nel mondo delle professioni funebri o approfondire e migliorare la preparazione dei titolari e degli operatori delle imprese del settore.

Diversi sono i corsi disponibili, tra cui tanatoestetica e tanatoprassi, gestione amministrativa del decesso, medicina necroscopica e legale, direttore tecnico e operatore di impresa funebre, addetto alla trattazione degli affari, marketing e vendita, comunicazione e customer service. Il catalogo SIPROF, che è in costante aggiornamento, propone sia la formazione tecnica e obbligatoria per operare all’interno delle imprese funebri, sia percorsi di formazione comportamentale e relazionale, orientati allo sviluppo personale e alla qualità delle relazioni professionali.

Grazie a docenti esperti e programmi sempre aggiornati alle normative, ogni studente viene accompagnato in un percorso completo che integra competenze tecniche e operative, conoscenze normative, capacità relazionali e gestionali e sensibilità nella cura delle famiglie dolenti e delle situazioni delicate.

“SIPROF nasce dalla lunga esperienza nella formazione di Federcofit, in risposta alle profonde trasformazioni che il settore funerario sta attraversando oggi in Italia, legate al cambiamento delle modalità di vivere ed elaborare il lutto”, ha dichiarato Davide Veronese, presidente nazionale di Federcofit.

“In questo nuovo scenario, il valore del servizio funebre non si misura più esclusivamente nella fornitura di beni e servizi, ma anche nella capacità di offrire un’esperienza professionale fondata su empatia, ascolto e competenza. I corsi di SIPROF sono dunque progettati per rendere i partecipanti pienamente consapevoli del proprio ruolo, sicuri delle proprie competenze e pronti ad affrontare le sfide di questo settore, contribuendo a generare valore e a lasciare un’impronta positiva nel ricordo delle famiglie dolenti”. Ulteriori informazioni su www.siprof.it

A Montesilvano la IX edizione della Scuola di Formazione per Studenti promossa dal Msac

Dal 13 al 15 marzo 2026 Montesilvano (Pescara) ospiterà, presso il Pala Dean Martin, la IX edizione della Scuola di Formazione per Studenti (SFS), promossa dal Movimento Studenti di Azione Cattolica (Msac) con circa 2.000 studenti delle scuole superiori, provenienti da tutte le diocesi d’Italia, che si ritroveranno per tre giorni di formazione, confronto e sperimentazione educativa sotto il titolo ‘High Hopes’. L’iniziativa nasce dal desiderio di promuovere un’educazione capace di rispondere alle sfide del presente e di anticipare quelle del futuro.

Al centro di quest’esperienza c’è l’idea di una scuola che riconosca gli studenti come protagonisti del proprio apprendimento, valorizzando competenze, relazioni e responsabilità. In linea con le prospettive di innovazione indicate dal Piano nazionale di ripresa e resilienza e con gli obiettivi dell’educazione civica, la SFS propone un’esperienza formativa ispirata anche alla visione della piattaforma ministeriale ‘Scuola Futura’, sperimentando linguaggi e metodi didattici nuovi, come ha spiegato Elena Giannini, segretaria nazionale del Msac:

“Il titolo scelto per questa edizione, ‘High Hopes’, racchiude l’orizzonte dell’intero evento: sognare in grande, ma con i piedi ben piantati nella realtà. Racconta il desiderio di immaginare una scuola migliore, dentro un Paese più giusto e in un mondo che scelga la pace e il dialogo, senza perdere il contatto con la concretezza della vita quotidiana. Perché il cambiamento non arriva dall’alto, ma nasce dai gesti e dalle scelte di ogni giorno, dalle responsabilità che ciascuno è disposto ad assumersi nel proprio ambiente di studio e di vita”.

L’edizione SFS 2026 si propone di sperimentare un vero e proprio ecosistema educativo, nel quale studenti, insegnanti possano riconoscersi come co-costruttori di una scuola più aperta, inclusiva e capace di innovarsi. Durante i tre giorni di incontri e laboratori verranno sviluppate alcune competenze considerate decisive per la formazione delle nuove generazioni: dalla consapevolezza finanziaria alla cittadinanza attiva, dall’intelligenza emotiva al pensiero critico, dalla coscienza sociale alle competenze digitali e all’uso consapevole dell’intelligenza artificiale.

Dopo l’accoglienza e i saluti istituzionali, il programma entrerà nel vivo: venerdì 14 sera con un momento dedicato alla musica e alla cultura, per ricordare che la formazione non passa solo attraverso i libri ma anche attraverso i linguaggi artistici e le esperienze condivise. Sabato 15 rappresenterà il cuore dell’appuntamento con una giornata di ‘scuola alternativa’: workshop e laboratori permetteranno ai partecipanti di sperimentare metodologie didattiche innovative e di allenare competenze trasversali utili per orientarsi nella complessità del mondo contemporaneo.

Domenica 16 mattina, infine, la plenaria conclusiva raccoglierà le riflessioni e le testimonianze emerse durante l’incontro, rilanciando l’impegno degli studenti nei propri territori e nelle loro scuole. Tra gli ospiti: il gruppo Eugenio in Via Di Gioia; Federica Marinucci e Giulia Trivellone di Libera; Benedetta di Muzio, Chiara Napoleone e Alberto Pompili di ASCS-Agenzia Scalabriniana per la Cooperazione allo Sviluppo; Simone Grigoletto, docente di Filosofia morale all’Università di Padova;

Maria Grazia Vergari, psicologa e docente alla Pontificia Facoltà di Scienze dell’Educazione ‘Auxilium’; Martina Monticone, biologa nutrizionista; Silvia Boccardi, giornalista; Arturo Mariani, speaker motivazionale ed ex calciatore della Nazionale Italiana di calcio amputati:

“La SFS non vuole offrire formule preconfezionate né soluzioni semplici. L’obiettivo è piuttosto quello di generare domande, aprire spazi di confronto e restituire agli studenti la consapevolezza del proprio ruolo nella società. Perché la scuola non è soltanto un luogo di verifica o di trasmissione di contenuti, ma una comunità di persone che imparano a vivere insieme, a pensare criticamente e a prendersi responsabilità”.

Con High Hopes, il Movimento Studenti di Azione Cattolica invita migliaia di giovani e giovanissimi a mettersi in cammino insieme. Non per attendere la scuola del futuro, ma per iniziare ad abitare già oggi una scuola più viva, più partecipata e più capace di generare speranza.

(Foto: MLAC)

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