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La realtà dei cristiani in Terra Santa raccontata dal Custode p. Francesco Ielpo

Al meeting dell’amicizia tra i popoli, svoltosi a fine agosto a Rimini, il custode di Terra Santa, p. Francesco Ielpo, aveva detto che in Cisgiordania l’emergenza non era terminata: “E’ drammatico e doloroso assistere al perpetuarsi di ingiustizie e violenze. Penso anche ai villaggi o agli accampamenti delle minoranze di cui non si sa nulla… Oltre a denunciare come continua a fare la Chiesa, si sperimenta un’impotenza di fronte a chi ti guarda. Eppure, la potenza cristiana è fondamentale. I luoghi santi hanno bisogno della presenza essenziale dei cristiani di tutto il mondo. Il pellegrinaggio oltre ad essere una iniezione positiva per l’economia (a Betlemme il 75% della popolazione vive di turismo) genera speranza”.

Il custode della Terra Santa aveva detto che non c’erano novità né spiragli e che la situazione disumana dei profughi resta attuale, raccontando il ruolo dei cristiani: “A Gaza, dove un litro di diesel costa € 10 e dove la scuola cattolica che l’anno scorso aveva 270 alunni quest’anno ne avrà 1.000, perché le altre strutture sono crollate, mai ho visto qualcuno invocare vendetta; neanche dopo il bombardamento del 7 luglio dello scorso anno che fece diverse vittime nella comunità. Alla sera pregammo e nessuno chiese giustizia, ma solo pace. Questo mostra cosa sono i cristiani in Terra Santa, gente che porta il Vangelo in una valle di morte”.

Per questo a p. Francesco Ielpo abbiamo chiesto di motivarci ‘teologicamente’ la resilienza dei cristiani in Terra Santa: “Noi abbiamo tante opere, ma la prima opera siamo noi. Ciò che facciamo è il riverbero di ciò che accade in noi: tutti ci guardano e cercano soluzioni che spesso non abbiamo; di fronte al male possiamo però inginocchiarci e guardare al mistero di un Dio che si fa carne e non si ritira, in nome del suo amore per l’uomo. Il mio compito è innanzi tutto difendere la vocazione dei frati perché solo vivendola fino in fondo contribuiamo a un amore che non si ritira, come quello di Cristo.

Infatti i profughi ed i cattolici chiedono a noi di dare loro una ragione per stare qui, dove tutto è distrutto. Una ragione che dimostri che c’è qualcosa di veramente bello anche qui: il nostro compito è aiutarli a scoprire la propria vocazione. E che il destino che Dio ha pensato per noi è buono. Se ci limitassimo a dire semplicemente ‘bisogna restare a tutti i costi’ sarebbe solo uno slogan”.

Allora, per quale motivo bisogna amare la Terra Santa?

“Occorre amare la Terra Santa perché è il luogo dove il cristianesimo è nato e tutto parla dell’avvenimento cristiano”.

Cosa vuol dire vivere il Vangelo nella terra di Gesù?

“Oggi vivere il Vangelo nella terra di Gesù significa anche vivere il venerdì santo di Gesù, in quanto la condizione in cui viviamo non è semplice; quindi vivere il Vangelo vuol dire testimoniare anche in quel contesto una speranza che nasce nel mattino di Pasqua”.

Come vivono i cristiani in Terra Santa?

“I cristiani in Terra Santa vivono come tutta la popolazione in un contesto di conflitto, di tensione, particolarmente a Betlemme, dove il 75% della popolazione viveva grazie all’indotto del turismo religioso, ora si trova in grandissime difficoltà economiche, in cui è difficile immaginare un futuro ‘buono’ per i figli”.

Ci può spiegare la vita quotidiana delle famiglie che vivono nei territori palestinesi?

“Chi lavora si deve alzare presto al mattino, intorno alle ore 5.00, arrivare con un mezzo pubblico al checkpoint, fare i controlli, superare il checkpoint a piedi, prendere un altro mezzo di trasporto pubblico per raggiungere il propria luogo di lavoro eppoi, entro un certo orario, deve rientrare nei territori: attraverso un’applicazione deve dimostrare di essere tornato indietro. Questa è la routine quotidiana di chi vive al di là del muro se ha un lavoro. Se non ha un permesso di lavoro, la vita quotidiana è fatta di assenza di lavoro, fondamentalmente, perché il 75% del lavoro a Betlemme, ruotava intorno al turismo religioso e da più di quattro anni siamo senza pellegrini. C’è chi ha dei lavori, chi ha delle attività e chi invece sta attendendo da anni o di avere l’autorizzazione per andare in Israele a lavorare oppure che riprendano i pellegrinaggi”.

E’ anche per questo che molti, soprattutto i giovani, se ne vogliono andare?

“Il fenomeno della migrazione, quello che il Papa ha definito una vera e propria emorragia, è all’ordine del giorno, purtroppo. Soprattutto i giovani, se hanno la possibilità di trovare un lavoro all’estero, cominciano a immaginare, a costruire il proprio futuro da qualche altra parte”.

Cosa succede a Gaza?

“Le notizie che ho non sono dirette perché non abbiamo una presenza come francescani ma sono le informazioni che il patriarca Pizzaballa condivide e quello che sappiamo dalle suore o da p. Romanelli, il parroco della parrocchia ‘Santa Famiglia’. Hanno lavorato in questi ultimi mesi per liberare gli spazi delle aule, delle scuole che sono state occupate dalle famiglie durante la guerra, con tutto quello che comporta anche in termini di privacy familiare, per ripartire con la scuola. Sono 1.000 studenti che adesso hanno iniziato la scuola anche nel compound cristiano di Gaza. Lo hanno fatto così come potevano, con le risorse che hanno, ma riportando i bambini a fare lezione. Questo è forse il gesto di speranza più grande in assoluto.

E ci dice anche qual è la priorità della priorità: l’educazione dei bambini. Noi abbiamo una scuola di musica proprio dentro le mura del convento di San Salvatore a Gerusalemme: alunni arabo-cristiani, arabo-musulmani, professori cristiani ed ebrei. E’ una piccola realtà che c’è, che va avanti, che ha superato anche la difficoltà oggettiva dopo il 7 ottobre”.

Quindi con l’educazione israeliani e palestinesi riescono a parlarsi?

“Noi abbiamo una scuola di musica proprio dentro le mura del convento di san Salvatore a Gerusalemme: docenti ebrei, alunni arabo-cristiani, arabo-musulmani, professori cristiani ed ebrei. E’ una piccola realtà che c’è, che va avanti, che ha superato anche la difficoltà oggettiva dopo il 7 ottobre. Sono piccoli segnali, piccole esperienze che partono dall’incontro tra persone, tra persone che si guardano negli occhi. Non si può generalizzare, però, saremmo ingenui e irrealistici. Adesso la situazione è molto tesa, ferita e polarizzata con narrative che spingono in un senso od in altro”.

In quale modo è possibile mettersi all’ascolto del dolore dell’altro?

“E’ fondamentale potersi mettere in ascolto anche del dolore dell’altro, poter ascoltare anche le lacrime dell’altro. Qualche anno fa abbiamo pubblicato un libro, come casa editrice della Custodia di Terra Santa, sulla realtà dell’associazionismo del ‘Parent Circle’, l’associazione che mette insieme i parenti delle vittime palestinesi e israeliane, che insieme stringono legami, avendo entrambi avuto lutti terribili. Dicono: le nostre lacrime hanno lo stesso colore. Arrivare a questo è una grazia, perché poi chi ha un grande dolore inevitabilmente abbassa gli occhi, vede soltanto la propria ferita, e quella dell’altro non interessa.

Ma quando accade questa grazia di alzare lo sguardo, avviene il vero miracolo. Oggi io mi sto rendendo conto davvero che è prematuro parlare di dialogo e mi sto accorgendo che neanche posso pretendere che si riconosca il dolore dell’altra parte. Mi accorgo che il nostro compito in questo momento, è mettersi in ascolto. Oggi il dialogo è soprattutto ascolto. Ascolto il tuo dolore fino in fondo, perché tu possa vedere che, come io ascolto te, un giorno magari anche tu potrai ascoltare il dolore di qualcun altro”.

Il card. Pizzaballa ha scritto anche una lettera ai cristiani di Terra Santa, ‘Tornarono a Gerusalemme con grande gioia’: in quale modo è possibile?

“E’ possibile tornare a Gerusalemme; quindi è possibile mettersi in pellegrinaggio, ma occorre vincere questa comprensibile paura, perché tutti immaginano che sia pericoloso viaggiare. Ma in questo momento l’aiuto più grande che la comunità cristiana di tutto il mondo può dare alla Terra Santa è quello di rimettersi in cammino come pellegrini”.

Infine, per quale motivo la Santa Sede propone la soluzione dei due Stati?

“La Santa Sede continua a proporre la soluzione dei due Stati, perché attualmente è l’unica proposta che esiste e che prevede una possibilità di pace per entrambi i popoli. Questo non vuol dire che sia qualcosa di facilmente percorribile, ma attualmente non ci sono altre proposte”.

(Foto: Terra Santa)

L’Italia è il primo e unico Paese al mondo ad aver dedicato per legge una giornata al dono

Il 4 ottobre l’Italia ha celebrato ufficialmente chi fa del dono una pratica quotidiana di partecipazione, solidarietà, responsabilità e costruzione del bene comune. Una ricorrenza che nasce proprio nel nostro Paese: con la Legge 110 del 14 luglio 2015, l’Italia è diventata infatti il primo e unico Paese al mondo ad aver istituito per legge il Giorno del Dono, riconoscendo nel dono e in tutte le sue forme, uno strumento per favorire la crescita della cultura della solidarietà e della reciprocità.

Promosso dall’Istituto Italiano della Donazione (IID), il Giorno del Dono giunge nel 2026 alla sua dodicesima edizione e quest’anno ha ricevuto, per l’ottavo anno, la Medaglia del Presidente della Repubblica, conferita all’iniziativa in occasione del 4 ottobre.

Sottolinea Marco Rasconi, Presidente IID: “Il dono è resilienza, perché ci insegna a non arrenderci di fronte alle difficoltà e a trasformare ciò che viviamo in un’opportunità per metterci in ascolto dell’altro, costruire legami e generare cambiamento. Il dono è anche un vero e proprio estremismo del bene: la scelta di spingersi oltre l’indifferenza, di mettersi in gioco e di dedicare tempo, energie e risorse agli altri. È questa la forza del dono: un gesto individuale che, quando diventa cultura condivisa, può trasformare profondamente la nostra società”.

Il progetto Giorno del Dono 2026, di carattere nazionale, è realizzato nell’ambito del Protocollo d’Intesa con il Ministero dell’Istruzione e del Merito, con il patrocinio, tra gli altri, di ANCI – Associazione Nazionale Comuni Italiani, ANCI Liguria, Comune di Savona e con la collaborazione di Regione Liguria e Comune di Genova.

Intorno al Giorno del Dono si sviluppa il XII Giro dell’Italia che Dona, la rassegna nazionale che, dal 1° settembre al 31 ottobre, riunisce le iniziative promosse in tutta Italia da scuole, Comuni, organizzazioni non profit, imprese e cittadini, costruendo così una grande mappa collettiva del dono.

Nel 2026 il cuore delle celebrazioni batte in Liguria, Capitale del Dono, protagonista di un programma di appuntamenti che porta il racconto del dono nei territori e mette in dialogo scuole, istituzioni, Terzo Settore, fondazioni, imprese e cittadini.

Liguria Capitale del Dono 2026 è realizzato da IID in collaborazione con Regione Liguria, Comune di Genova, Comune di Savona, CELIVO – Centro di Servizio per il Volontariato di Genova, CSV POLIS Ponente Ligure Solidale, CSV Vivere Insieme La Spezia, Fondazione Comunitaria Savonese, BPER Banca e molti altri partner.

Dopo il primo appuntamento del 1° ottobre a Genova presso la Sala Trasparenza della Regione Liguria, le celebrazioni proseguono martedì 6 ottobre a Savona con due appuntamenti dedicati a pubblici diversi e organizzati in collaborazione con il Comune di Savona. La mattina, dalle 9:30, l’Aula Magna del Liceo Classico Chiabrera Martini ospiterà un momento dedicato alle scuole del territorio. Studenti e docenti saranno protagonisti attraverso storie ed esperienze di dono, volontariato e partecipazione civica, momenti di confronto e attività interattive. Tra queste anche il gioco “Chi vuol essere donatore?”, che porterà ragazze e ragazzi sul palco per sfidarsi a squadre sui temi del dono.

Nel pomeriggio, dalle ore 15:30 nella Sala Rossa di Palazzo Civico, il confronto si allargherà a istituzioni, associazioni e cittadinanza attiva. Al centro dell’appuntamento la filantropia come motore di sviluppo comunitario, i Patti di Collaborazione e la presentazione del concorso di idee #IlLuogoDiventaDono, dedicato alla creazione di uno spazio pubblico sul tema del dono nella città di Savona. Durante il pomeriggio sarà inoltre presente una mostra a stand delle associazioni.

Il viaggio proseguirà martedì 13 ottobre, quando il Teatro Verdi di Genova, dalle ore 9,30, accoglierà la giornata nazionale del Giorno del Dono dedicata alle scuole e la premiazione dei Contest #DonareMiDona Scuole 2026.

Una mattinata dedicata ai ragazzi che alternerà testimonianze, premiazioni, giochi e momenti di partecipazione. Interverranno, tra gli altri, Elisabetta Dami, Presidente della Fondazione Geronimo Stilton, scrittrice e “mamma” di Geronimo Stilton; Sara Costa, Presidente dell’Associazione Italiana per la lotta al Neuroblastoma; Andrea De Beni, formatore, speaker e atleta con disabilità e vicepresidente di Bionic People. Fondazione Soffierà ETS, fondata da Elena e Gabriele Solinas e Mario Molinari, in arte Tedua, presenterà il nuovo Premio Soffierà 2027 dedicato alle scuole. L’evento si concluderà con “Donare rende felici”, una performance guidata dal coach e creator Richard Romagnoli.

Il programma di Liguria Capitale del Dono 2026 culminerà il 14 ottobre alle ore 15:00, nella Sala Trasparenza di Palazzo della Regione Liguria a Genova, con l’evento “La cultura del dono nei territori”, disponibile anche in diretta streaming.  Al centro dell’incontro ci sarà la presentazione del 9° Rapporto sul dono “Noi doniamo”, con uno specifico focus sulla Liguria, per leggere il territorio attraverso i dati sulla partecipazione e sulla solidarietà.

La giornata sarà inoltre occasione per la premiazione dei Contest #DonareMiDona Comuni e #DonareMiDona Non Profit 2026, con la presentazione delle iniziative vincitrici. Considerata la capienza della sala è richiesta l’iscrizione a questo link. Qui il programma completo.

Dal 4 ottobre, data che l’Italia ha scelto di dedicare ufficialmente al dono, il viaggio continua nelle scuole, nelle città e nelle comunità. Con Liguria Capitale del Dono 2026 e il XII Giro dell’Italia che Dona, il Giorno del Dono diventa un percorso collettivo che attraversa il Paese e racconta le tante forme attraverso cui ciascuno può contribuire al bene comune: donare denaro, tempo, competenze, attenzione, cura e partecipazione.

Giorno del Dono promosso da IID, promosso da IID e dedicato alla cultura del dono e della donazione, dà appuntamento ai prossimi eventi in calendario targati #DonoDay2026:

    6 ottobre, ore 9:30, Savona: Liguria Capitale del Dono 2026: il Giorno del Dono a Savona

    6 ottobre, ore 15:30, Savona: Liguria Capitale del Dono 2026: il Giorno del Dono a Savona

    13 ottobre, ore 9:30, Genova: Liguria Capitale del Dono 2026: Premiazione del Contest #DonareMiDona

    14 ottobre, ore 15:00, Genova: Liguria Capitale del Dono 2026: La cultura del dono nei territori – Presentazione del 9° Rapporto sul dono con focus Liguria

    16 ottobre, ore 10:00, Cuneo: Giovani che donano, comunità che includono – Giorno del Dono 2026

Tutte le informazioni su #DonoDay2026 sono disponibili su www.istitutoitalianodonazione.it.

Papa Leone XIV invita a recitare il rosario

“Ringrazio Sua Eminenza il Cardinale Koch per il suo saluto, la Fondazione ‘Aiuto alla Chiesa che soffre’, per aver promosso questa iniziativa e per il grande lavoro che svolge. Ringrazio tutti i presenti per essere qui, specialmente voi, bambini, insieme ai vostri genitori e altri familiari, ai sacerdoti e a quanti vi accompagnano. Sono davvero felice di stare con voi! E voi, ragazzi, ditemi: siete contenti? Siete contenti di essere qui? [Sì!]. Mi fa piacere. Soprattutto perché questa sera ci siamo radunati per stare insieme alle due persone che ci amano più di chiunque altro. Sapete chi sono? [rispondono: Gesù] Gesù e chi altro? [Maria] E Maria. Il Signore Gesù e la sua mamma Maria, che non ci lasciano mai soli e che sono sempre vicino a noi”: oggi tra 700 e 1.000 bambini di scuole e parrocchie di Roma si sono uniti a papa Leone XIV nei Giardini Vaticani per pregare il Rosario per la pace nel mondo, dando inizio alla settimana di preghiera dell’iniziativa ‘Un milione di bambini recita il Rosario’ promossa da Aiuto alla Chiesa che Soffre.

All’inizio il papa ha salutato i bambini con un breve discorso, esortandoli ad essere buoni a casa, in famiglia, a scuola, al catechismo, durante lo sport, perché in questo modo cresce la pace: “Sì, vi vogliamo bene, Gesù e Maria, e stasera vi chiediamo un dono speciale: la pace per tutti i bambini del mondo, specialmente per quelli che vivono dove c’è la guerra, in tanti Paesi della terra”.

E’ stato un invito alla recita del rosario: “Lo facciamo con la preghiera del Santo Rosario, che è una preghiera semplice, che tutti possono recitare. Già abbiamo fatto il gesto di offrire dei fiori, segno d’amore. Tra poco accenderemo dei lumi, e penseremo a Gesù in alcuni momenti importanti della sua vita, in cui ha portato luce e pace a tante persone: quando è stato battezzato al fiume Giordano, quando ha trasformato l’acqua in vino alle nozze di Cana, quando ha annunciato il suo Regno, quando ha mostrato la sua gloria sul monte Tabor e quando, nel Cenacolo, durante l’ultima Cena, ci ha lasciato l’Eucaristia”.

Ecco il motivo per recitare il rosario: “E voglio dirvi ancora un’ultima cosa: stasera e in questi giorni non siamo soli a pregare. In tutto il mondo, un milione di bambini pregano con noi. Un milione! Pensate: cinquanta milioni di ‘Ave Maria’ che salgono in Cielo da tutte le parti e in tutte le lingue della terra chiedendo la pace, e che si uniscono come in un’unica, grandissima corona del Rosario, per abbracciare e stringere tra loro tutti i continenti, le razze, le nazioni del pianeta”.ttraverso la preghiera cresce la pace: “Ecco, cari bambini, noi oggi preghiamo con tutti questi amici. E, facendolo, ci impegniamo anche a essere buoni e a comportarci bene (a casa, a scuola, al catechismo, con i genitori, con tutti, anche quando giochiamo e quando facciamo sport), perché le preghiere devono sempre accompagnarsi con le opere buone, con i gesti d’amore. E così cresce la pace!”

Mentre nel video con le intenzioni di preghiera di ottobre, il papa ha invitato a riflettere sulla pastorale della salute mentale, chiedendo perdono per aver ‘distolto lo sguardo’, od ‘alimentato lo stigma’ e la ‘discriminazione’ verso chi affronta il calvario della malattia mentale: “Dio della vita, Tu conosci l’intimo del nostro cuore, le luci e le ombre che ci abitano, le ferite silenziose che a volte nessuno vede.

Oggi Ti presentiamo i nostri fratelli e sorelle che affrontano sfide nella loro salute mentale, che soffrono in solitudine per l’ansia, la depressione o qualsiasi altra malattia mentale. Tu li chiami per nome, con tenerezza, e in Te trovano dignità e speranza. Perdonaci per le volte in cui abbiamo distolto lo sguardo, alimentando lo stigma e la discriminazione verso le persone con malattie mentali.

Fa’ che la tua Chiesa sia una casa aperta, uno spazio sicuro dove tutti abbiano un posto, una comunità che accompagna e non esclude, che ascolta senza giudicare e si avvicina senza paura. Ti preghiamo, Signore, per coloro che si prendono cura: professionisti, familiari, volontari, uomini e donne che con pazienza e amore costruiscono ponti di comprensione e consolazione. Dona loro forza e compassione per sostenere.

Manda il tuo Spirito su di noi, perché impariamo ad accogliere e integrare la cura della salute mentale nella vita e nella missione delle nostre comunità e di tutta la Chiesa, e così diventiamo un segno vivo della tua misericordia, che non abbandona mai e sempre ristora”.

(Foto: Santa Sede)

Rondine inaugura i percorsi formativi 2026-27

Due giorni per aprire un nuovo anno di formazione, relazioni e responsabilità condivisa e per riunire, nello stesso luogo, giovani italiani e internazionali, studenti, docenti, tutor, dirigenti scolastici, formatori, rappresentanti delle istituzioni e del mondo universitario.

Venerdì 25 e sabato 26 settembre Rondine Cittadella della Pace inaugura ufficialmente i propri percorsi formativi, mettendo in dialogo esperienze diverse ma unite dalla stessa prospettiva educativa: imparare a riconoscere il conflitto, attraversarlo e trasformarlo in occasione di crescita personale e collettiva. Due giornate che racconteranno, attraverso incontri, laboratori, testimonianze e momenti istituzionali, le diverse dimensioni dell’esperienza educativa di Rondine: dalla World House alle Sezioni Rondine diffuse nelle scuole italiane, fino al Quarto Anno Rondine. L’evento rientra nel progetto ‘Sezione Rondine. La scuola a dispersione zero’, all’interno del programma ZeroNeet sostenuto da Fondazione Cariplo, in collaborazione con Regione Lombardia e Intesa Sanpaolo.

La prima giornata sarà dedicata soprattutto all’esperienza, alla formazione e alla condivisione. Dalle ore 15.30 alle ore 17.30 sono in programma workshop tematici condotti dal team dell’Area Scuola, dagli studenti internazionali della World House e dai formatori di Rondine Academy. Attraverso attività esperienziali e momenti di confronto, i partecipanti saranno accompagnati ad approfondire i temi della crescita personale, delle relazioni e della trasformazione dei conflitti.

Il pomeriggio comprenderà anche la scoperta della Cittadella della Pace e un approfondimento dedicato allo sviluppo e al funzionamento delle Sezioni Rondine, il modello educativo che porta nelle scuole strumenti e pratiche per trasformare la relazione e il conflitto in opportunità di crescita.

La giornata del 25 settembre segnerà anche un nuovo passaggio nel rapporto tra Rondine e i territori. Sarà infatti firmato un Protocollo d’intesa triennale tra Rondine e il Comune di Mondovì, finalizzato a promuovere coesione sociale, dialogo interculturale e cultura della pace attraverso il Metodo Rondine. L’accordo prevede, tra le altre azioni, la diffusione delle Sezioni Rondine nelle scuole e iniziative rivolte ai giovani e alla comunità locale. Alla firma sarà presente una delegazione del Comune e del territorio di Mondovì composta dall’avvocato Elio Tomatis, presidente del Consiglio comunale di Mondovì, dall’avvocata Francesca Botto, assessora alla Cultura e alle Politiche sociali, da Monica Abbona, docente del Liceo “Vasco-Beccaria-Govone” di Mondovì, insieme con Elena Merlatti, vicepresidente della Fondazione CRC.

La giornata di sabato 26 settembre rappresenterà, invece, il cuore istituzionale dei due giorni. A partire dalle ore 10.00, la Cittadella della Pace accompagnerà simbolicamente l’avvio dei diversi percorsi educativi di Rondine: dalla dimensione internazionale della World House alla scuola italiana delle Sezioni Rondine, fino all’esperienza del Quarto Anno Rondine. Ad aprire la cerimonia saranno il saluto degli studenti internazionali della World House e l’intervento del Presidente e Fondatore di Rondine, Franco Vaccari.

All’interno della cerimonia sarà inaugurata anche la Giornata della Virtù Civile in Toscana, con il videosaluto del Presidente onorario Umberto Ambrosoli e gli interventi del Presidente Roberto Notarbartolo di Villarosa e della Consigliera Veronica Marzotto Notarbartolo, per l’Associazione Civile Giorgio Ambrosoli. Seguirà uno dei momenti simbolicamente più significativi della mattinata: la consegna della borsa di studio per il progetto World House da parte dell’Associazione Civile Giorgio Ambrosoli, che lega il valore della responsabilità civile alla formazione di giovani provenienti da contesti segnati dal conflitto e all’impegno quotidiano di Rondine nel formare ragazze e ragazzi capaci di resistere alla violenza e scegliere la via della giustizia e della pace.

Alle 10.30 sarà inaugurato ufficialmente il percorso della World House, cuore internazionale della Cittadella della Pace. Interverrà Luca Verzichelli, Direttore del Master in Conflict Management and Humanitarian Action dell’Università degli Studi di Siena. Il momento dedicato alla World House aprirà così idealmente il nuovo anno della comunità internazionale di Rondine, nella quale giovani provenienti da Paesi e contesti attraversati dal conflitto scelgono di vivere e formarsi insieme.

Alle 11.00 l’attenzione si sposterà sulla scuola e sull’esperienza delle Sezioni Rondine. Interverranno Simona Tironi, Assessore all’Istruzione, Formazione e Lavoro della Regione Lombardia; Luciano Tagliaferri, Direttore Generale dell’USR Toscana; e Lucia Tanti, Assessore del Comune di Arezzo alla Scuola, Famiglia, Università, Comparto orafo, Rapporti con le Istituzioni e Rapporti tra Giunta e Consiglio.

A seguire, la Cittadella si collegherà idealmente con le scuole italiane attraverso il “Suono delle Campanelle” nelle Sezioni Rondine collegate via Zoom. Un gesto semplice e corale che diventerà il segno dell’inizio del nuovo anno formativo: le campanelle delle scuole di tutta Italia suoneranno simultaneamente, trasformando per alcuni istanti un gesto quotidiano della vita scolastica in un segnale condiviso di pace, relazione ed educazione al dialogo.

Alle 11.45 sarà inaugurato il Quarto Anno Rondine, il percorso rivolto agli studenti italiani che scelgono di vivere nella Cittadella della Pace un anno scolastico e formativo dedicato alla crescita personale, alla relazione e alla cittadinanza responsabile. Interverrà Donatella Pagliacci, docente dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

La cerimonia proseguirà fino alle 12.30, con gli interventi di amici e sostenitori di Rondine, a testimonianza di una rete educativa e sociale che accompagna e sostiene i percorsi della Cittadella.

A chiudere le due giornate sarà, alle 12.45, l’inaugurazione di “Peace is Inclusion”, alla presenza di Claudia Cattani, Vice Presidente della Fondazione BNL. Il progetto realizza un percorso di accessibilità all’interno della Cittadella della Pace con l’obiettivo di abbattere le barriere architettoniche e affermare un principio essenziale: non può esistere una cultura autentica della pace senza inclusione. L’intervento è stato realizzato grazie al contributo di Fondazione BNL.

Il progetto Studentato Internazionale – World House è realizzato con il contributo di: Conferenza Episcopale Italiana – fondi dell’8×1000 alla Chiesa Cattolica Italiana; Fondazione Brunello e Federica Cucinelli; Fondation Assistance Internationale; Monaco Ambassadors Club; F2i Sgr; Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale; Aboca S.p.a.; Associazione civile Giorgio Ambrosoli; GUNA; Fondazione Mondo Unito; Vianord Engineering; Gouvernement Princier – Principauté de Monaco; BTS; Amitié Sans Frontières – Club di Firenze; Associazioni di categoria Udine; Lega delle cooperative del Friuli Venezia Giulia; Unione Artigiani Piccole e Medie Imprese; Confartigianato Udine; Confindustria Udine; Visia Imaging S.r.l.; Fila SOLUTIONS S.p.A.; Lions Club – Distretto 108La | Toscana; Rotary Foundation – Distretto 2071 Toscana; Programma Grandi Donatori; Programma Ambassador; Carolina Cucinelli; Giuseppe e Ritalba Spinetta; Nicoletta Negrini; Emanuela Spinetta; Claudia Elena Prioglio; Francesco Ferragina; Kon Group; Fondo di solidarietà World House, amici e sostenitori.

Il Ministero dell’Istruzione e del Merito riconosce il Quarto Anno Rondine come percorso di sperimentazione per l’innovazione didattica. Il progetto Quarto Anno Rondine è realizzato con il contributo di: Fondi Otto per Mille dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai; Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo; Fondazione di Sardegna; Fondazione Cassa di Risparmio di Piacenza e Vigevano; Fondazione Cariplo; Unicredit Foundation; Fondazione BPM; Fondazione Cassa di Risparmio di Prato; Fondazione Donatella Ronconi ed Enrica Prati; Fondazione ONLUS Niccolò Galli; Banca del Valdarno Credito Cooperativo – Borsa di studio in memoria di Giovanni Bani; Fondazione Compagnia di San Paolo; Fondazione Friuli; Fondazione Valtes; Fondazione CR Trieste; Fondazione Antonio Emanuele Augurusa; Aboca S.p.A.; Fondo Portaverta; Banca Alta Toscana; Programma Grandi Donatori; Fondo di Solidarietà Quarto Anno – amici e sostenitori. Partner che hanno collaborato allo sviluppo del percorso Ulisse e Itaca: Istituto Jacques Maritain; Nuovo Laboratorio di Psicologia; Goel Gruppo cooperativo.

Sezione Rondine è realizzato in attuazione del Protocollo di intesa tra Rondine e il Ministero dell’Istruzione e del Merito (Atti del Ministro, prot. n 21/2023): “Accordo di collaborazione per la diffusione della sperimentazione Sezione Rondine a livello nazionale e internazionale, nell’ottica della diminuzione della dispersione scolastica, della promozione dei valori del dialogo, dell’inclusione, della convivenza pacifica, della cittadinanza attiva e digitale e del contrasto al bullismo e alla violenza nelle scuole”. Sezione Rondine è realizzato con il contributo di: Zero Neet “Sezione Rondine.La scuola a dispersione zero”, programma promosso da Fondazione Cariplo in collaborazione con Regione Lombardia e Intesa Sanpaolo; Enel Cuore; Fondazione Roma; Comune di Roccella Jonica; Rotary Club Brescia Sud Ovest Maclodio Distretto 2050.

Al via l’edizione 2026 del più grande evento nazionale dedicato al dono in Italia

L’Italia del dono si dà appuntamento in Liguria per festeggiare il Giorno del Dono 2026: studenti pronti a raccontare la propria idea di dono, enti non profit, Comuni, imprese virtuose e cittadini ancora una volta insieme per la più grande festa del dono d’Italia realizzata dall’Istituto Italiano della Donazione (IID) in collaborazione con Regione Liguria, Comune di Genova, Comune di Savona, CELIVO – Centro di Servizio per il Volontariato di Genova,CSV POLIS Ponente Ligure Solidale, CSV Vivere Insieme La Spezia,Fondazione Comunitaria Savonese, BPER Bancae molti altri partner.

Nel mese di ottobre, tradizionalmente dedicato alla promozione della cultura del dono, il territorio ligure sarà protagonista di numerose iniziative solidali che racconteranno l’impegno e la generosità delle comunità locali. Il progetto, di carattere nazionale, è realizzato nell’ambito del Protocollo d’Intesa con il Ministero dell’Istruzione e del Merito e con il patrocinio, tra gli altri, di ANCI, l’Associazione Nazionale Comuni Italiani,ANCI Liguria e del Comune di Savona.

Procede il cantiere #DonoDay2026, il progetto culturale di respiro nazionale nato nel 2015 per promuovere i valori della gratuità e del volontariato che sono la base per una vera e condivisa cultura del dono. L’Istituto – che da oltre vent’anni promuove trasparenza, credibilità e onestà nel Terzo settore – ha fortemente voluto la Legge 110/15 che ha istituito in Italia, primo e unico Paese al mondo, il 4 ottobre di ogni anno quale Giorno del Dono, festa nazionale del dono e della donazione in tutte le sue forme.

“Siamo orgogliosi e felici di ospitare il Giorno del Dono 2026 e che la Liguria sia stata scelta come Capitale Italiana del Dono– sottolineano il vicepresidente con delega alla Scuola e alle Pari Opportunità Simona Ferro e l’assessore alla Sanità, Politiche sociosanitarie e sociali, Terzo Settore Massimo Nicolò-. E’ un riconoscimento importante per la nostra regione che ha nel volontariato, nella solidarietà e nella partecipazione delle comunità uno dei suoi patrimoni più preziosi. Il dono non è solo un gesto individuale, ma un valore che rafforza i legami, il senso di appartenenza e la responsabilità verso gli altri. Nel mese di ottobre cittadini, scuole, associazioni, enti del Terzo settore, imprese e istituzioni saranno protagonisti di un ricco calendario di iniziative. Sarà un’occasione per valorizzare le tante esperienze positive del nostro territorio e, soprattutto, per trasmettere alle nuove generazioni una cultura della solidarietà e della partecipazione”.

Anche Marco Rasconi, presidente IID, ha sottolineato il valore della ‘Giornata’: “Sono onorato degli importanti riconoscimenti che anche quest’anno accompagnano il Giorno del Dono, primo fra tutti la Medaglia del Presidente della Repubblica, conferita alla manifestazione per l’ottavo anno dal Capo dello Stato Sergio Mattarella. Il 4 ottobre nasce per celebrare il valore e le potenzialità di un gesto tanto semplice quanto concreto: il dono, al quale dal 2015 una legge della Repubblica riconosce rilevanza nazionale. Quest’anno abbiamo scelto come capitale un territorio ricco di esperienze di solidarietà, oltre che di storia, cultura e tradizioni.

L’obiettivo è raccontare le esperienze che già esistono e farne nascere di nuove, contribuendo a rafforzare la cultura del dono quale elemento essenziale per la coesione e la crescita del nostro Paese. Tre anni fa IID ha scelto di portare il Giorno del Dono sempre più vicino ai territori, individuando ogni anno una diversa Capitale del Dono: siamo partiti dalla Sicilia, per poi approdare in Valle d’Aosta e proseguire verso l’Irpinia Sannio. Quest’anno siamo orgogliosi di essere in Liguria, per conoscere e valorizzare le tante esperienze di dono che animano questa regione”.

All’interno del ricco calendario di ottobre, eletto mese del dono, numerosi gli appuntamenti in cantiere: si parte con la presentazione dei nuovi dati nazionali dell’Osservatorio sul dono che saranno resi pubblici nel rapporto 2026 ‘Noi doniamo’ il 1° ottobre alle ore 14,00 a Genova nella Sala Trasparenza della Regione Liguria. A seguire il 6 ottobre a Savona un’intera giornata dedicata la mattina alle scuole e il pomeriggio a istituzioni, associazioni e cittadinanza attiva. Si riparte poi da Genova dove il 13 ottobre,a partire dalle ore 9,30 presso il Teatro Verdi, si terrà l’evento dedicato alle scuole e alla premiazione del contest nazionale, con la presenza di istituti scolastici provenienti da tutt’Italia. Infine, il 14 ottobre alle ore 15,00 a Genova, sempre presso la Sala Trasparenza, la premiazione dei Contest #DonareMiDona Comuni e #DonareMiDona Non Profit e la presentazione dei dati liguri dell’Osservatorio sul dono, la fotografia dello stato di salute del dono e della donazione nella Regione Liguria.

Per il terzo anno consecutivo BPER Banca sostiene il Giorno del Dono contribuendo alla realizzazione dell’Osservatorio sul dono, fonte di riferimento per la cultura e la pratica del dono in Italia. Ricchissimo il parterre di patrocini e partnerdell’iniziativa già confermati: accanto al sostegno di BPER Banca e di Fondazione CRC, da quest’anno anche Sogedai, azienda italiana leader nel settore della distribuzione automatica di alimenti e bevande, è al fianco di IID sostenendo economicamente l’iniziativa.

Inoltre,  la nuova partnership con E20BeRight e Sprint Italia per la realizzazione di una speciale campagna social dal titolo #DonareMiDona – Dona la tua storiache vedrà protagonisti diversi creator. A ciascuno è stata donata una speciale Talking Box trasparente grazie alla quale è stata fatta una domanda tanto semplice quanto personale: Che cosa significa per te donare? Ogni testimonianza offrirà un punto di vista diverso sul valore del dono, con l’obiettivo di costruire un racconto collettivo capace di ispirare, far riflettere e ricordare che anche i gesti più semplici possono lasciare un segno. Hanno già aderito alla campagna Massimiliano Dona, Richard Romagnoli,Anna Vernillo, Jury Livorati, Domenico Lamanna, Antonio Saccà, Federico Rognoni, Rebecca Bergonzi ed anche Fabio Ranfi ed Elena Inversetti di ‘Ma Che Razza di Umani’, media partner del Giorno del Dono 2026.

Per la prima volta, il Giorno del Dono collabora con la Fondazione ‘Soffierà’ per la realizzazione di un progetto a favore delle scuole aderenti al Giorno del Dono che si svilupperà nell’anno scolastico 2026/2027. Tra le numerose media partnership confermate quali Avvenire, Famiglia Cristiana, ItaliaOggi, InBlu2000, TV2000 e, soprattutto,RAI. Inoltre, tra fine settembre e inizio ottobre, non solo RAI ma anche Mediaset, La7e Warner Bros Discovery trasmetteranno gratuitamente lo spot ‘Donare rende felici’ dedicato al Giorno del Dono e alla sua capitale.

Inoltre anche i partner tecnici anche quest’anno offriranno speciali esperienze ed opportunità di crescita alle scuole vincitrici dei contest: Esse Due S.a.s. che donerà supporti tecnologici per la didattica e, per la seconda volta Jobiri.com,la prima piattaforma online basata su intelligenza artificiale per l’orientamento ed il supporto automatizzato alla ricerca lavoro,che regalerà l’accesso gratuito per un anno alla piattaforma. Si unisce quest’anno per la prima volta Main Paper che donerà ricchi kit di cancelleria per tutte le età. Tra i partner si conferma infine l’Associazione il Tarlo, che per il primo anno metterà a disposizione la sua ludoteca mobile, impreziosita da laboratori creativi dedicati al legno e a materiali di riciclo.

Per la prima volta il Giorno del Dono ha al suo fianco ancheBionic People grazie alla presenza durante gli eventi di Andrea De Beni che regalerà alle scuole workshop sul tema dell’inclusività, e ICF Italia (Chapter Italiano di International Coaching Federation) che donerà alle scuole percorsi di coaching dedicati agli insegnanti e  ai dirigenti scolastici.

Infine sempre alla ricerca di interventi di valore nelle classi, il Giorno del Dono è felice di poter contare per il secondo anno sulla presenza della Fondazione Geronimo Stilton nella persona della sua Presidente Elisabetta Dami, scrittrice per ragazzi e ‘mamma’ di Geronimo Stilton, che animerà speciali occasioni di dialogo e d’ispirazione per studenti e docenti.

Inoltre anche quest’anno il Giro dell’Italia che dona prevede una partecipazione corale: tutti possono organizzare una o più iniziative fino al 31 ottobre, promuovendo iniziative capaci di valorizzare la cultura della solidarietà nei propri territori e partecipando così ai contest disponibili sulla piattaforma dedicata. Dalla sua nascita il Giorno del Dono ha coinvolto più di 1.150 Comuni, oltre 1.700 enti di terzo settore e numerose imprese.

Inoltre è possibile cercare l’iniziativa più vicina nella mappa del Giro dell’Italia che Dona e votarla sulla piattaforma dedicata; i vincitori dei diversi contest verranno premiati nel corso delle celebrazioni del Giorno del Dono. Non si esauriscono qui le possibilità di prendere parte a #DonoDay2026: per tutte le categorie si può optare per l’adesione morale, dichiarando così di sottoscrivere i valori del Giorno del Dono e divenendo testimonial dell’iniziativa.

Fondo unico da € 1.500.000.000 per il Progetto di Vita: la richiesta della FISH al Governo

La FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie) ha inviato una lettera alla Presidente del Consiglio e ai Ministri competenti, chiedendo al Governo una scelta politica chiara: istituire un Fondo unico nazionale per i progetti di vita individuali, personalizzati e partecipati, con una dotazione iniziale di 1,5 miliardi di euro.  È, infatti, in questa fase del ciclo di bilancio che si prendono le decisioni più rilevanti individuando le priorità che orienteranno le prossime scelte di finanza pubblica.

La FISH chiede che vengano garantite risorse adeguate all’attuazione del D.Lgs. 62/2024 in materia di disabilità. In vista dell’entrata in vigore della riforma su tutto il territorio nazionale, prevista per il 1° gennaio 2027, si registrano ancora sostanziali disomogeneità nell’allocazione dei fondi, complessivamente insufficienti. Il Fondo richiesto dalla FISH dovrà avere carattere strutturale e pluriennale, crescere in modo progressivo con l’aumentare dei progetti realizzati e non potrà essere finanziato a scapito di altri interventi già destinati alle persone con disabilità e alle loro famiglie.

Senza uno stanziamento nazionale specifico, aggiuntivo e vincolato, infatti, il Progetto di Vita rischia di ridursi a un documento formale o alla semplice ricognizione delle prestazioni già disponibili. Le risorse dovranno finanziare i budget di progetto, rafforzare le unità di valutazione multidimensionale, sostenere le prestazioni non coperte dagli attuali livelli essenziali e garantire continuità ai percorsi attivati.

“La riforma ha generato aspettative profonde e legittime. Ora dobbiamo trasformarle in diritti concretamente esercitabili”, dichiara Vincenzo Falabella, presidente di FISH ETS. “Non possiamo consentire che l’effettività del progetto di vita dipenda ancora dal luogo di residenza, dalla capacità economica delle famiglie o dalla disponibilità dei bilanci regionali e comunali”.

La Federazione conferma la propria disponibilità a un confronto costruttivo con il Governo e con il Parlamento, affinché siano garantite risorse adeguate, continuità dei Progetti di Vita e pari diritti su tutto il territorio nazionale.

Etiopia: il sogno di una scuola più grande per i bambini di Gilgel Beles

Una scuola più grande per accogliere fino a 180 bambini in più, garantire un pasto caldo a oltre 300 piccoli e offrire a centinaia di famiglie un luogo di educazione, sicurezza e speranza. E’ questo l’obiettivo del progetto ‘San Daniele Comboni’ di Gilgel Beles, in Etiopia, promosso dal Settore Solidarietà e Gemellaggi della Federazione Nazionale Italiana Società di San Vincenzo De Paoli.

Nella regione del Benishangul-Gumuz, nell’Etiopia occidentale, la popolazione di Gilgel Beles è cresciuta rapidamente. Una violenta guerra d’invasione dagli altopiani Amara circostanti ha devastato l’area: molti villaggi della popolazione autoctona Gumuz sono stati attaccati e bruciati e le poche scuole rurali esistenti sono state distrutte e saccheggiate, lasciando intere generazioni senza istruzione. Una parte della popolazione si è data alla macchia, mentre molte donne e molti bambini si sono riversati in città, soprattutto per cercare maggiore sicurezza, essendo Gilgel Beles protetta dall’esercito governativo.

In questo contesto di profonda fragilità, la scuola dell’infanzia ‘San Daniele Comboni’, realizzata dai missionari comboniani, rappresenta un punto di riferimento fondamentale per i bambini e le loro famiglie. Oggi, però, lo spazio non basta più. Le richieste di iscrizione sono aumentate a tal punto che in alcune classi si sfiorano i cento bambini. Per rispondere a questa crescente necessità, è stato progettato l’ampliamento della struttura con la costruzione di un nuovo edificio composto da tre aule e la realizzazione di un padiglione coperto per la refezione di oltre 300 bambini. I nuovi spazi permetteranno di accogliere fino a 180 bambini in più.

Dietro questi numeri ci sono i volti di bambini che vivono una quotidianità durissima, segnata dalla lotta per la sopravvivenza, dall’alcolismo diffuso tra gli adulti e dal fenomeno emergente dei bambini di strada. Le bambine, in particolare, subiscono il peso maggiore: impegnate nelle faccende domestiche, spesso non vengono mandate a scuola e, appena raggiungono la pubertà, e talvolta anche prima, possono essere destinate a matrimoni forzati attraverso la pratica dello “scambio delle sorelle” tra famiglie di clan differenti, con conseguenze di violenza e privazione della possibilità di scegliere.

A descrivere questa realtà è p. Marco Innocenti, superiore della missione di Gilgel Beles dei Missionari comboniani e referente in Italia per il progetto: “E’ per loro l’unica àncora di salvezza, l’unico luogo fisso dove possono ricevere un’alimentazione adeguata alla propria crescita, calore umano da parte delle maestre e delle suore responsabili. Un posto dove studiare, giocare in sicurezza, lontano dai pericoli della strada, socializzare con gli altri compagni, anche di altre etnie, in uno spirito di fratellanza”.

L’ampliamento delle aule permetterà di ridurre il sovraffollamento, consentendo ai docenti di seguire ogni singolo alunno con maggiore cura e attenzione. Una strategia che in passato ha già dimostrato la propria efficacia, come racconta lo stesso p. Marco: “Tra i primi bambini che iniziarono a frequentare la Scuola Materna San Daniele Comboni a Gilgel Beles vent’anni fa, c’è chi ha continuato gli studi, ha fatto il College o l’università, ed ora è, o è stato, a capo dei principali organi amministrativi della città, della Wereda e della Zone. E’ necessario accompagnare con amore e dedizione questi piccoli per garantire loro un cammino educativo di crescita. Sta a noi sostenere la maggioranza di questi bambini e alla vostra generosità”.

Ogni contributo, anche piccolo, può diventare un mattone, un banco, un pasto. Può trasformarsi in un posto in più a scuola. Può aprire una porta sul futuro https://us.list-manage.com/1ZPpX4bTd2i?e=4e22d0ec4c&c2id=09304863bad9ab6bc170883ac66ab0e8

Il Regno Unito blocca i social agli under 16: in Italia la proposta di una disciplina scolastica di educazione digitale contro odio e violenza online

La decisione del Governo britannico di introdurre il divieto di accesso ai social media per i minori di 16 anni segna un passaggio significativo nel dibattito internazionale sugli effetti delle piattaforme digitali sulle nuove generazioni. La misura, adottata per ridurre l’esposizione precoce dei giovani agli ambienti social, nasce dalla crescente preoccupazione per l’impatto dei social network sulla salute mentale, sulle relazioni sociali e sui comportamenti adolescenziali.

Il provvedimento si inserisce in un contesto globale in cui governi e istituzioni stanno progressivamente riconoscendo i rischi connessi all’ecosistema digitale: dipendenza da social media, esposizione a contenuti dannosi, cyberbullismo, radicalizzazione dei linguaggi e diffusione di odio online con conseguenze sempre più rilevanti sul benessere dei minori.

In Italia, il dibattito segue una traiettoria complementare ma distinta, che non si limita alla dimensione del divieto, bensì punta su un intervento strutturale di carattere educativo. Da tempo il comunicatore Biagio Maimone, direttore della Comunicazione della Fondazione Bambino Gesù del Cairo, il cui presidente è mons. Yoannis Lazhi Gaid, già Segretario personale di Sua Santità Papa Francesco, insieme all’esperto di comunicazione Angelo Bertoglio e a Hector Villanueva, hanno elaborato una proposta rivolta al Governo italiano e al Ministero dell’Istruzione e del Merito per l’introduzione della disciplina scolastica ‘Comunicazione e Linguaggio’.

La proposta nasce dalla consapevolezza che l’emergenza digitale non sia soltanto tecnologica, ma soprattutto educativa e culturale. L’utilizzo dei social ha infatti trasformato profondamente le dinamiche relazionali tra i giovani, favorendo spesso l’emersione di linguaggi aggressivi, pratiche di esclusione sociale, hate speech e forme di violenza verbale che, in diversi casi, hanno generato conseguenze psicologiche gravi.

La cronaca degli ultimi anni documenta con crescente frequenza episodi di bullismo e cyberbullismo, campagne di odio online e situazioni di forte fragilità giovanile legate all’uso distorto delle piattaforme digitali, fino a casi di istigazione indiretta all’autolesionismo. Un quadro che evidenzia la necessità di intervenire non solo sul piano regolatorio, ma soprattutto su quello educativo.

La disciplina “Comunicazione e Linguaggio” si fonda su un principio centrale: l’educazione digitale come strumento di prevenzione di odio e violenza online. Il progetto prevede l’introduzione, già dalla scuola primaria, di un percorso formativo volto a sviluppare nei giovani la capacità di utilizzare in modo consapevole, responsabile e rispettoso gli strumenti di comunicazione digitale e interpersonale.

Secondo i promotori, non è sufficiente limitare l’accesso ai social per affrontare la complessità del fenomeno. E’ invece necessario costruire un sistema educativo stabile in grado di fornire agli studenti strumenti concreti per riconoscere e contrastare i meccanismi dell’odio online, la manipolazione comunicativa e le dinamiche di violenza digitale.

In questa prospettiva, la scuola assume un ruolo centrale come presidio formativo non solo tecnologico, ma anche etico e sociale, con l’obiettivo di rafforzare la capacità dei giovani di comprendere le conseguenze delle proprie interazioni digitali e l’impatto delle parole nello spazio pubblico online.

La proposta si inserisce in un orizzonte culturale più ampio che interpreta la comunicazione non come semplice strumento neutro, ma come fattore determinante nella costruzione delle relazioni sociali e della coesione civile.

Il confronto tra l’approccio britannico e quello che si sta delineando nel dibattito italiano evidenzia due strategie differenti ma potenzialmente complementari: da un lato il contenimento attraverso il divieto di accesso, dall’altro la formazione attraverso una strutturata educazione digitale orientata alla prevenzione di odio e violenza online.

In questo scenario, la proposta della disciplina ‘Comunicazione e Linguaggio’ promossa dal comunicatore Biagio Maimone, si configura come una risposta sistemica all’emergenza educativa contemporanea, mirata ad intervenire alla radice del problema: la qualità del linguaggio e la responsabilità della comunicazione nell’era digitale.

La missione educativa della scuola cattolica

In un tempo segnato da crisi demografica, fragilità educative e trasformazioni sociali profonde, la scuola cattolica rivendica il proprio ruolo come presidio di futuro: è stato questo il messaggio emerso dall’81^ Assemblea Nazionale della FIDAE sul tema ‘Educare come atto di speranza’, aperta dalla presidente nazionale FIDAE, Virginia Kaladich, che nella sua relazione aveva ‘fotografato’ la situazione attuale: “E’ ormai evidente che ogni giorno le nostre scuole affrontano sfide che sembrano soffocare il loro respiro: la carenza di personale religioso, la lentezza con cui gli enti locali erogano i contributi, la difficoltà di reperire docenti qualificati e l’inverno demografico che sta riducendo progressivamente l’utenza del sistema scolastico”.

Nonostante le difficoltà, la FIDAE aveva rivendicato una missione chiara: “Crediamo fermamente che la nostra missione sia quella di supportare, orientare e formare, per garantire alle nuove generazioni scuole che continuano a ispirare con la dedizione e l’amore che mettono nel loro lavoro… La progettualità pedagogica deve essere sempre più all’avanguardia, accompagnando ogni alunno in un percorso che sviluppi non solo competenze, ma anche valori umani… La scuola ha il compito di non rassegnarsi, ma di stimolare nelle nuove generazioni il desiderio di un cambiamento profondo”.

Alla presidente della FIDAE chiediamo per quale motivo l’educazione è un atto di speranza: “Educare è uno dei più grandi atti di speranza, perché significa credere nei giovani, nei loro talenti e nel loro futuro. Vuol dire accompagnare ogni ragazzo in una crescita completa, umana e spirituale, aiutandolo a scoprire il senso della propria vita e il valore del proprio contributo alla società. Viviamo un tempo complesso, segnato da profondi cambiamenti sociali e culturali, che rischiano di generare sfiducia. Ma educare significa continuare a seminare fiducia, responsabilità e desiderio di bene. Come ricordava papa san Giovanni Paolo II, ‘il futuro comincia oggi’, e comincia dai nostri ragazzi. Come FIDAE crediamo in una scuola che faccia respirare futuro, attraverso relazioni autentiche, attenzione alla persona e passione educativa”.

In quale modo la scuola può stimolare al cambiamento?

“La scuola stimola al cambiamento quando non si limita a trasmettere conoscenze, ma accende nei giovani domande profonde, senso critico e desiderio di costruire il bene. Il vero cambiamento nasce infatti da una visione della persona nella sua interezza: culturale, relazionale, etica e spirituale. È qui che la dimensione antropologica cristiana offre un contributo decisivo, perché rimette al centro la dignità di ogni essere umano, il valore della fraternità e la responsabilità verso gli altri e verso il creato. Una scuola autenticamente educativa non forma soltanto studenti competenti, ma persone capaci di amare, di prendersi cura del bene comune e di affrontare il presente con speranza e coraggio.

Le competenze, da sole, non bastano se non diventano strumenti per generare ciò che è buono, giusto e bello. Come FIDAE crediamo in una scuola che sappia costruire comunità inclusive, dove ciascuno si senta accolto e valorizzato. La scuola cattolica, in particolare, non può adattarsi passivamente al mondo così com’è, ma deve contribuire a renderlo più umano, indicando ai giovani la strada della solidarietà, della pace e della speranza”.

Quindi la formazione educativa deve essere integrale?

“Certamente. La formazione educativa deve essere integrale, perché la persona non è fatta soltanto di competenze o risultati scolastici, ma di relazioni, emozioni, desideri e senso della vita. Educare significa accompagnare i ragazzi nella loro crescita umana, culturale e interiore, aiutandoli a scoprire i propri talenti e a costruire con fiducia il proprio progetto di vita. Per questo oggi è fondamentale investire non solo nella qualità della didattica, ma soprattutto nella qualità delle relazioni educative. I giovani hanno bisogno di adulti significativi: insegnanti, educatori e famiglie capaci di ascoltare, incoraggiare e testimoniare con autenticità valori credibili.

Sono le relazioni generative a lasciare il segno, perché fanno sentire ogni ragazzo accolto, riconosciuto e valorizzato. La scuola cattolica è chiamata a formare persone libere, responsabili e capaci di abitare il mondo con competenza e umanità. Anche la pace nasce qui, tra i banchi di scuola: nelle parole che scegliamo, nel rispetto reciproco, nella capacità di trasformare il conflitto in dialogo. Educare alla pace significa insegnare ai giovani a disinnescare la violenza, anche quella verbale, per costruire una società più giusta, fraterna e umana”.

Allora per quale motivo l’educazione è opera corale?

“Nessuno educa da solo, proprio per quello che abbiamo appena detto: è a scuola che ci giochiamo il futuro delle nostre comunità e di tutta la società, per questo è chiaro che ci vuole l’apporto e l’impegno di tutti. La crescita di un ragazzo nasce dall’incontro e dalla collaborazione tra scuola, famiglia, docenti, territorio e comunità educante. Senza tralasciare poi il ruolo, fondamentale, delle istituzioni pubbliche.

Quando queste realtà dialogano e condividono un orizzonte comune, i giovani percepiscono coerenza, fiducia e sostegno. La scuola cattolica, in particolare, crede molto nel valore delle alleanze educative: soltanto facendo rete possiamo affrontare le fragilità e le sfide di questo tempo. Educare significa costruire relazioni, e le relazioni richiedono ascolto, corresponsabilità e presenza. È proprio questa dimensione comunitaria che rende l’educazione un’esperienza viva e generativa di futuro”.

Qual è il ‘compito’ della scuola cattolica?

“La scuola cattolica ha un compito grande e prezioso: essere ogni giorno un presidio di futuro, di speranza e di umanità. Non si tratta soltanto di offrire un servizio scolastico, ma di vivere una vera missione educativa fondata sulla cura della persona e sulla carità educativa, quella capacità di prendersi a cuore ogni ragazzo, nessuno escluso.

Educare significa accompagnare, ascoltare, incoraggiare e sostenere i giovani nel loro cammino di crescita umana, culturale e spirituale. In un tempo segnato da fragilità, solitudini e incertezze, la scuola cattolica è chiamata a essere una comunità accogliente, capace di far sentire ogni studente riconosciuto, valorizzato e amato.

Anche davanti alle difficoltà che attraversano oggi il mondo della scuola (dalla crisi demografica alle sfide economiche) continuiamo a credere con forza che educare significhi formare uomini e donne capaci di costruire il bene comune. E’ questa la più autentica carità educativa: prendersi cura del futuro attraverso i giovani, accompagnandoli verso l’età adulta con responsabilità, speranza e fiducia nella vita”.

Nei giorni scorsi è stato pubblicata la prima enciclica di papa Leone XIV, ‘Magnifica Humanitas’, in cui ha sottolineato il compito educativo della scuola nell’era dell’Intelligenza Artificiale’: “In un tempo segnato da trasformazioni rapidissime, papa Leone XIV invita a non cedere alla sindrome di Babele, cioè alla tentazione di costruire un futuro dominato dalla tecnica, dal profitto e dall’omologazione, dimenticando la centralità della persona. Al contrario, propone la via di Neemia: ricostruire legami, comunità e responsabilità condivise. La tecnologia può educare, connettere e aprire opportunità straordinarie, ma non può sostituire la relazione educativa, l’ascolto e la crescita integrale della persona.

Nessun algoritmo potrà mai prendere il posto di uno sguardo educativo autentico. Nella scuola cattolica l’intelligenza artificiale deve essere accompagnata da un chiaro riferimento antropologico cristiano, che metta sempre al centro la persona, la relazione educativa e il discernimento etico. L’Intelligenza Artificiale è uno strumento utile, ma non può sostituire il ruolo educativo del docente e della comunità scolastica”.

(Tratto da Aci Stampa)

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