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L’esperienza del sapere secondo l’Università Cattolica: in dialogo con la rettrice Beccalli
‘Le università cattoliche sono nate per custodire, approfondire e tramandare il sapere come patrimonio dell’umanità. Non per una vanagloria umana ma nella consapevolezza che il sapere è un dono preziosissimo che la sapienza divina ha messo in mano delle sue creature. Nella Scrittura questa opera è rappresentata con l’immagine della donna saggia che coltiva con premura la sapienza e si contrappone alla donna stolta che attira e inganna i suoi adepti’: così inizia il messaggio dei vescovi in occasione della 102^ Giornata per l’Università Cattolica del Sacro Cuore che si celebra domenica 19 aprile sul tema ‘L’esperienza del sapere’.
Partendo da questo incipit abbiamo incontrato la prof.ssa Elena Beccalli, rettrice dell’Università Cattolica, chiedendo di spiegare in cosa consiste quest’esperienza del sapere: “Vogliamo che le università diventino sempre più luoghi dove fare esperienza del sapere e non solo trasmissione del sapere. Questo significa dare peso al valore delle relazioni sia tra docenti e studenti che tra pari per consentire di passare dalla trasmissione di conoscenze e competenze frontali in aula ad ambienti dove si possa sperimentare la conoscenza, come per esempio l’esperienza del ‘service learning’, che è una proposta pedagogica con cui gli studenti apprendono e crescono attraverso la partecipazione attiva a scuola e nel loro territorio, oppure quella del ‘peer mentorship’ (opportunità di orientamento professionale basata sul rapporto di collaborazione ed interazione diretta per apprendere competenze necessarie nel mondo del lavoro, ndr.), forme pedagogiche nuove in cui lo studente fa esperienza di conoscenza”.
‘Questo è il compito che, fin dalla loro nascita nel medioevo, ha contrassegnato l’opera delle università cattoliche a cui va dato il merito di aver, in tempi spesso difficili e travagliati, conservato e trasmesso il sapere, grazie anche alle grandi biblioteche e ad un lavoro certosino di conservazione e trascrizione dei testi’, si legge ancora nel messaggio: in quale modo l’Università Cattolica può educare i giovani alla sapienza?
“L’Università Cattolica fornisce una formazione integrale alla persona; questo vuol dire andare oltre la dimensione tecnica ed abbracciare la dimensione spirituale; quindi arrivare anche alla sapienza, perché non è solo una formazione tecnica, ma soprattutto è una formazione che vuole umanizzare l’umanità. In questo senso arriva anche alla sapienza”.
‘Non si devono separare il desiderio e il cuore dalla conoscenza: significherebbe spezzare la persona. L’università e la scuola cattolica sono luoghi dove le domande non vengono tacitate, e il dubbio non è bandito ma accompagnato. Il cuore, lì, dialoga col cuore, e il metodo è quello dell’ascolto che riconosce l’altro come bene, non come minaccia. Cor ad cor loquitur è stato il motto Cardinalizio di San John Henry Newman’, ha scritto papa Leone XIV nella Lettera apostolica ‘Disegnare nuove mappe di speranza’. E’ possibile ‘disegnare nuove mappe’ di speranza?
“Siamo convinti che sia possibile l’educazione che è uno dei mezzi più efficaci per trasformare la società, oltreché per consentire alle singole persone di svilupparsi. Allora il disegno di una nuova mappa diventa uno strumento di speranza, tantoché abbiamo definito sinteticamente l’Università Cattolica del Sacro Cuore come un vero laboratorio di speranza, perché essa non è un’idea, ma un’azione declinabile in tutte le discipline che coltiviamo in Ateneo ed allora esso diventa davvero un laboratorio di speranza”.
Nel messaggio per la LX Giornata mondiale delle Comunicazioni Sociali, ‘Custodire voci e volti umani’, papa Leone XIV scrive: ‘Sebbene l’IA possa fornire supporto e assistenza nella gestione di compiti comunicativi, sottrarsi allo sforzo del proprio pensiero, accontentandoci di una compilazione statistica artificiale, rischia a lungo andare di erodere le nostre capacità cognitive, emotive e comunicative’. L’Università Cattolica come può rispondere alla sfida dell’intelligenza artificiale?
“Nel suo piano strategico per il prossimo triennio l’Università Cattolica mette l’intelligenza artificiale al cuore, perché vogliamo, da un lato, integrare l’intelligenza artificiale nella didattica tradizionale, in quanto le nostre studentesse ed i nostri studenti devono essere educati ad un uso consapevole dell’intelligenza artificiale. Eppoi sviluppiamo percorsi formativi e di ricerca per studiare l’intelligenza artificiale, che pone domande di senso fondamentali; per questo abbiamo attivato una nuova laurea in ‘filosofia nell’era dell’intelligenza artificiale’, perché l’intelligenza artificiale va innanzitutto studiata non solo dal punto di vista tecnico, ma anche dal punto di vista sapienziale”.
L’Università Cattolica è stata fondata da p. Agostino Gemelli e dalla beata Armida Barelli, entrambi animati da uno ‘spirito’ francescano. In quale modo l’Università Cattolica può rispondere ad una nuova visione dell’economia?
“L’Università Cattolica è impegnata a portare avanti un nuovo paradigma economico. Gli economisti dell’Università Cattolica propongono uno sguardo nuovo sull’economia. Il pensiero economico francescano si ritrova in molti studi e proposte della nostra università. Basti pensare all’ambito bancario, in cui siamo molto attenti allo sviluppo delle banche di prossimità o di comunità, che sono un modo attuale di riportare i Monti di Pietà, fondati nel XIV secolo dai francescani, nella realtà di oggi”.
Venerdì 10 aprile ha incontrato papa Leone XIV, illustrando gli indirizzi che, secondo il Piano strategico di Ateneo 2026-2028, guidano la missione dell’ateneo, ‘Piano Africa’. Ci può spiegare di cosa si tratta?
“Si tratta di uno strumento, un processo molto partecipato negli ultimi nove mesi, che ha portato a delineare il futuro su tre indirizzi. Innanzitutto la valorizzazione del profilo no profit, inoltre l’idea di voler combinare una research university con una comunità educante cercando di creare armonia tra queste due dimensioni. Infine, l’ultimo indirizzo è quello di passare da un luogo di trasmissione del sapere, a un luogo in cui si possa fare esperienza del sapere.
Il ‘Piano Africa’ è un insieme di iniziative e di progetti con i Paesi africani in ambito educativo e sanitario, in una logica di rapporto vicendevole. Sono progetti che poggiano su una lunga tradizione coltivata in Ateneo di relazioni con università e istituzioni africane e che trovano in questo piano un momento di ulteriore slancio”.
(Tratto da Aci Stampa)
Diego Mecenero racconta san Francesco nella ‘Terra dei Fioretti’
‘Francesco il cantastorie’ è una narrazione con Diego Mecenero, che cura anche la regia, accompagnato dal complesso di musica medioevale ‘Verba et soni’, composto da Stefano Savi e Roberto Gatta, e dall’attrice Corinna Barboni, offrendo uno sguardo inedito sul santo assisiate, raccontato da otto brevi scene teatrali e musica dal vivo.
Si tratta di un viaggio teatrale e musicale che restituisce al pubblico il ‘san Francesco che non ti aspetti’: poetico, ironico, radicale e profondamente umano. In scena otto quadri narrativi con musiche medievali eseguite dal vivo, per raccontare con intensità e originalità episodi poco noti della vita del Santo, legati anche al territorio marchigiano, la ‘Terra dei Fioretti’.
Il testo si basa fedelmente sulle Fonti Francescane, ma riesce ad attualizzare la figura del patrono d’Italia attraverso episodi di grande portata, ma poco conosciuti, ironici, intensi e umanissimi. Il pubblico scopre così un santo che si rifiuta di scrivere una Regola, che prima di morire compie un gesto insolito, che reagisce alle maldicenze in modo spiazzante, che si innamora di Madonna Povertà e la ‘sposa’, che va in Terra Santa per un preciso motivo che pochi ancora sanno. Lo spettacolo racconta anche il volto di santa Chiara, giovane coraggiosa ed appassionata, la bellezza delle cose che rallegravano Francesco, il suo sguardo poetico sul mondo e sul dolore, il suo linguaggio rivoluzionario fatto di gesti e simboli.
Lo spettacolo ha anche un forte legame con le Marche, in quanto questa regione è la ‘Terra dei Fioretti di san Francesco’, ovvero il territorio in cui sono ambientati molti degli episodi narrati nel libro francescano più letto al mondo, scritto da un frate marchigiano, Ugolino di Montegiorgio: la pecorella di Osimo, il fraticino di Sarnano, i bagolari di Sirolo, il contadino di Camporege, la fonte miracolosa di Staffolo, i miracoli di Apiro, la porta di Forano, i muratori di Pontelatrave, il cavaliere di San Ginesio, le ciaule di Roccabruna, il re dei versi di Lisciano, il mostro di Fratte Rosa.
Al termine di una di queste rappresentazioni dello spettacolo abbiamo chiesto a Diego Mecenero di raccontarci la nascita dello spettacolo: “Lo spettacolo nasce innanzitutto dalla mia grande passione per questo santo, che lo sento molto vicino, perché ho studiato teologia con i francescani con tesi sulla simpatia che i giovani hanno per san Francesco. Inoltre, quando dal Veneto sono arrivato nelle Marche, sapevo che questi luoghi erano stati importantissimi nella vita di san Francesco, ma mi pareva che nessuno li conoscesse. Quindi questa narrazione vuole esprimere qualcosa di profondo, ma che possa anche portare a conoscenza luoghi dove il Santo assisate è passato, perché siano valorizzati come in altre zone d’Italia. Nelle Marche abbiamo la ‘Terra dei Fioretti’ e non la conosciamo”.
Forse per il motivo per cui san Francesco annunciava la povertà?
“E’ vero! Non era certo uno che annunciava se stesso con il suono delle trombe, perché era molto umile, anche se aveva a volte un certo ‘caratterino’. Però già quando era in vita il popolo lo proclamava santo; infatti in poco tempo è stato portato agli onori degli altari; infatti, vivente, molti giovani entravano nell’Ordine da tutta Italia e anche oltre, senza i mezzi di comunicazione di adesso.
Si era definito ‘disutile vermine’, ma noi che lo conosciamo abbiamo il dovere di ricordare il suo messaggio, che è estremamente attuale in un mondo in cui chi è ricco è sempre più ricco e chi è povero è sempre più povero; in un mondo in cui non si dialoga tra religioni e culture diverse. Uno che è in armonia con se stesso, con gli altri e con la natura e fa fare la pace tra i cittadini di Gubbio ed il lupo ha molto da dire a noi oggi”.
A proposito del lupo di Gubbio ha sviluppato anche un progetto?
“Sì, esiste un progetto che lega le Marche all’Umbria e si chiama ‘Lupo bullo’, con il coinvolgimento delle scuole di Gubbio e con il supporto della diocesi, del comune eugubino e delle forze dell’ordine, perché san Francesco è stato a Gubbio due volte: la prima volta ha subìto ‘bullismo’ (per così dire), in quanto è stato percosso dai briganti che l’hanno anche preso in giro e lui ha reagito in modo ‘francescano’. Quindi c’è un modo ‘francescano’ di reagire, quando sei vittima di bullismo,
E poi c’è anche un modo ‘francescano’ di risolvere il bullismo, perché quel famoso lupo è praticamente un ‘bullo’, che tiene sotto scacco la città, perché tutti ne hanno paura. Partendo da questo episodio c’è un progetto che pensa di fare di Gubbio la ‘capitale nazionale francescana del contrasto al bullismo’. Nella grande battaglia contro il bullismo vorremmo portare una voce nuova ed uno stile nuovo nel combattere il bullismo in chiave francescana, perché san Francesco ha reagito al bullismo e dinanzi al bullo in un modo tutto suo che è carico di un’inedita sapienza e pedagogia francescana”.
Come sono stati scelti questi otto episodi, narrati nello spettacolo?
“Questi episodi sono stati scelti, partendo dalla nascita fino alla morte in ordine cronologico della vita di Francesco con i momenti più importanti: la conversione, la fondazione dell’Ordine, la regola di santa Chiara /lui ha fondato anche un ordine femminile), fino alla morte. Il terzo di questi otto momenti è sempre interscambiabile e racconta la presenza francescana nel luogo in cui si allestisce lo spettacolo. Questo è lo stile dello spettacolo che narra un ‘Francesco che non ti aspetti’ ma – badate bene – non perché si scelgono episodi sconosciuti e nascosti della sua vita, ma al contrario fatti centrali della sua esperienza. Centrali, importanti, eppure non li conosciamo”.
(Tratto da Aci Stampa)
Pedagogia cristiana e nuove correnti pedagogiche: un dialogo fecondo per l’educazione contemporanea
La pedagogia cristiana, lungi dall’essere un sistema chiuso e dogmatico, si presenta oggi come una proposta educativa capace di dialogare con le nuove correnti pedagogiche, offrendo una visione integrale dell’essere umano. In un tempo segnato da pluralismo culturale, crisi valoriale e frammentazione educativa, essa si distingue per la sua capacità di coniugare verità e libertà, trascendenza e immanenza, interiorità e relazione.
Il cuore della pedagogia cristiana è l’idea che ogni persona sia unica, irripetibile e chiamata a realizzare pienamente la propria vocazione. Questo principio si traduce in un metodo educativo centrato sull’incontro, sull’ascolto e sulla valorizzazione della libertà. Come afferma Luigi Giussani, ‘educare è introdurre alla realtà totale’, ovvero accompagnare il soggetto nella scoperta del senso profondo dell’esistenza.
Le nuove correnti pedagogiche, come la pedagogia umanistica, la pedagogia dell’ascolto, la pedagogia narrativa e la pedagogia esperienziale, condividono molte delle istanze fondamentali della pedagogia cristiana. Esse pongono al centro la persona, promuovono l’empatia, la riflessione critica, la partecipazione attiva e il dialogo. Tuttavia, la pedagogia cristiana aggiunge una dimensione ulteriore: quella spirituale, che apre alla trascendenza e alla ricerca del senso ultimo della vita.
In questo contesto, l’IRC (Insegnamento della Religione Cattolica) si configura come spazio privilegiato per l’attuazione della pedagogia cristiana. Non si tratta di una catechesi scolastica, ma di una disciplina che, nel rispetto della libertà di coscienza, offre strumenti per comprendere il cristianesimo come chiave di lettura della cultura europea e come proposta di senso per l’esistenza.
L’IRC favorisce il dialogo interculturale e interreligioso, promuove la riflessione critica e stimola la ricerca personale. Come sottolinea il Documento CEI del 2019, “l’IRC contribuisce alla formazione integrale della persona, offrendo contenuti e metodi che aiutano a cogliere il nesso tra fede e vita, tra religione e cultura”.
Proposta didattica concreta. Si propone un percorso didattico interdisciplinare dal titolo ‘Il viaggio dell’uomo: tra libertà, responsabilità e trascendenza’, rivolto agli studenti della scuola secondaria di secondo grado. Il progetto prevede: Lettura e analisi di testi filosofici e religiosi (es. Guardini, Giussani, Lévinas); Laboratori narrativi in cui gli studenti raccontano esperienze significative;
Attività di role-playing su dilemmi etici e scelte di vita; Incontri con testimoni (educatori, volontari, religiosi); Produzione finale di un elaborato multimediale che esprima il percorso personale di ricerca del senso.
Questo approccio consente di integrare le istanze della pedagogia cristiana con le metodologie attive e partecipative delle nuove correnti, favorendo una formazione autentica e profonda..
Bibliografia essenziale
- Giussani, L., Il rischio educativo, Milano, Rizzoli, 1995
- Guardini, R., La coscienza cristiana, Brescia, Morcelliana, 2001
-CEI, Insegnare Religione Cattolica oggi, Roma, 2019
– Lévinas, E., Totalità e infinito, Milano, Jaca Book, 1980 –
– Lorizio, G., Pedagogia cristiana e nuove sfide educative, Roma, Città Nuova, 2020
All’Auxilium di Roma un corso sulle identità di genere: a colloquio con la preside Ruffinato
‘Identità di genere: sfide e prospettive per gli educatori’ è il tema del corso interdisciplinare 2024-2025 proposto dalla Pontificia Facoltà di Scienze dell’Educazione ‘Auxilium’ di Roma, che mira ad esplorare le principali espressioni del concetto di gender attraverso un approccio multidisciplinare. Infatti, mediante un confronto costruttivo, si propone di individuare percorsi pedagogici ed educativi che favoriscano, soprattutto nelle nuove generazioni, il processo di crescita nell’identità e promuovano atteggiamenti rispettosi di accoglienza e inclusione:
“La realtà odierna, caratterizzata da fluidità e complessità, solleva questioni radicali sulla struttura relazionale della persona. Individualismo, solitudine e isolamento contrastano con un forte bisogno di incontro e relazioni profonde. Le nuove generazioni sono particolarmente vulnerabili al condizionamento mediatico, che trasmette opinioni ambigue e contraddittorie riguardo all’identità e alla struttura relazionale della persona, nonché al paradigma antropologico fondamentale uomo-donna. Anche i significati della genitorialità rischiano di essere banalizzati, entrando in un vortice di significati contraddittori.
È quindi urgente avviare una riflessione antropologica di fondo per individuare le coordinate fondamentali che sostengono la relazionalità umana nelle sue forme strutturali costitutive e, di conseguenza, nelle sue molteplici altre forme”.
Tale percorso propone di comprendere il fenomeno nelle sue coordinate fondamentali dal punto di vista della ricerca scientifica; conoscere le ideologie dominanti che maggiormente influenzano il pensiero sociale e il concetto di gender, nonché l’auto-progettazione delle nuove generazioni; affrontare la dimensione educativa, dove la relazione è fondamentale, poiché non esiste educazione senza relazione; identificare percorsi educativi efficaci per affrontare le questioni di genere con adolescenti e giovani.
L’analisi del fenomeno da parte di esperti nei campi dell’antropologia, del diritto, della psicologia e della pedagogia fornirà le coordinate concettuali e culturali necessarie per affrontare l’argomento con maggiore competenza. Nei due incontri, interverranno Susy Zanardo (Università Europea di Roma), Sergio Cicatelli (Docente di discipline pedagogiche e giuridiche), Assunta Morresi (Università degli Studi di Perugia), Mariolina Ceriotti Migliarese (medico, neuropsichiatra infantile e psicoterapeuta) e Emanuele Fusi (consulente pedagogico e formatore).
Il tema è approfondito sabato 23 novembre dalle ore 9.00 alle ore 12.30 e sabato 30 novembre 2024 dalle ore 10:15 alle ore 12:30 in presenza presso l’aula magna ‘Giovanni Paolo II’ della stessa facoltà ed in diretta streaming sul canale Youtube. Per coloro che partecipano in presenza e non sono studenti/studentesse iscritti alla Facoltà né Insegnanti di Religione della Diocesi di Porto-Santa Rufina è richiesta l’iscrizione.
Per approfondire questo corso interdisciplinare abbiamo chiesto alla preside della Pontificia Facoltà di Scienze dell’Educazione ‘Auxilium’, prof.ssa Piera Silvia Ruffinato, docente di Metodologia pedagogica, abbiamo chiesto di raccontare il motivo, per cui è stato istituito un corso interdisciplinare sull’identità di genere:
“Come Facoltà di Scienze dell’Educazione Pontificia, abbiamo sentito la necessità di affrontare questa complessa tematica che intreccia studi e ricerche con la pratica educativa, ponendo molteplici sfide a chi opera nel campo della formazione. Il contesto odierno, caratterizzato da fluidità e complessità, solleva questioni radicali sulla struttura relazionale della persona. Queste vanno affrontate in un’ottica pedagogica per individuare le coordinate fondamentali che sostengono la relazionalità umana nelle sue forme strutturali costitutive e nelle sue molteplici altre forme, con attenzione e spirito critico”.
A quali sfide sono chiamati gli educatori?
“La prima sfida è legata alla formazione ed all’aggiornamento costante sui temi del genere, cercando di affrancare l’argomento dalle strumentalizzazioni ideologiche per comprendere le esperienze delle persone di diverse identità di genere, combattendo disinformazione e pregiudizi. Gli educatori devono essere preparati ad offrire ascolto e sostegno, ed ad indirizzare le persone verso risorse appropriate quando necessario, coinvolgendo sempre le famiglie nel dialogo sulle questioni di genere. In chiave preventiva, è importante offrire ai preadolescenti ed agli adolescenti un’educazione affettiva e sessuale che li aiuti a comprendere se stessi, attraverso un accompagnamento che offra modelli comportamentali e valori tradotti in percorsi educativi”.
Quali sono gli obiettivi del corso?
“Il Corso Interdisciplinare si propone di offrire ai partecipanti gli strumenti per comprendere il fenomeno del gender nelle sue coordinate fondamentali, riconoscendone le manifestazioni e valutandolo criticamente; analizzare l’impatto della pressione sociale sulla crescita relazionale delle nuove generazioni, identificando come essa alimenti stereotipi e pregiudizi; identificare percorsi educativi efficaci per affrontare le questioni di genere con adolescenti e giovani”.
Quali sono le coordinate per poter affrontare l’identità di genere?
“L’approccio interdisciplinare è il più adatto per esplorare le principali espressioni del concetto di gender. La tematica verrà affrontata dal punto di vista antropologico, del diritto, medico, psico-pedagogico e attraverso la lente della comunicazione digitale. Il confronto costruttivo potrà portare a individuare percorsi educativi che favoriscano il processo di crescita nell’identità di preadolescenti e adolescenti, promuovendo atteggiamenti rispettosi di accoglienza e inclusione”.
Quale formazione può fornire il corso?
“Il corso può aiutare a pervenire a una visione più ampia e scientificamente fondata sul gender, alla base della quale sia posta una antropologica integrata, descritta dal card. Giuseppe Versaldi, prefetto emerito della Congregazione per l’educazione cattolica, come uno studio, cioè, che integrando la propria visione della persona umana in chiave cristiana con i risultati delle scienze naturali ed umane ‘compia un’operazione di vero dialogo ed integrazione con esse…, che sia, cioè, il risultato di un dialogo non ideologico tra tutte le scienze che studiano la sessualità umana’, come ha affermato nell’intervista a Luciano Moia pubblicata in Avvenire lo scorso 21 aprile”.
Due percorsi universitari: Teologia e Scienze religiose per la formazione personale
Due percorsi universitari, proposti in diverse sedi del Triveneto, per una formazione teologico-umanistica tramite lo studio della filosofia, Bibbia, storia, teologia, pedagogia, psicologia e sociologia, con l’obiettivo di preparare le nuove generazioni a pensare con la mente aperta sui diversi orizzonti del mondo attuale, dalla religione all’etica e alla scienza. È questa, in sintesi, la proposta formativa della Facoltà teologica del Triveneto, che ogni anno è frequentata da circa 1700 studenti (tre su quattro sono laici) e dove insegnano 300 docenti.
È possibile scegliere fra il percorso di Teologia – caratterizzato da un approfondimento più ampio della filosofia e delle fonti bibliche e teologiche, mediante anche lo studio delle lingue greca ed ebraica (articolato in tre cicli: baccalaureato, licenza, dottorato disponibili nella sede di Padova; il solo baccalaureato anche negli Istituti teologici affiliati con sedi a Pordenone, Udine, Treviso, Verona) – e il percorso di Scienze religiose – dove hanno un peso maggiore le scienze umane, in particolare la pedagogia, in rapporto stretto con la teologia (baccalaureato e licenza – negli Istituti superiori di Scienze religiose a Treviso-Belluno, Verona, Vicenza, Padova, Udine-Trieste, Trento e Bolzano).
In particolare, la Facoltà e gli Istituti teologici e di Scienze religiose in rete nel Triveneto preparano insegnanti di religione cattolica per le scuole di ogni grado, statali e paritarie, con corsi di pedagogia, didattica, teoria della scuola e legislazione scolastica e con tirocinio biennale nelle scuole pubbliche con tutor qualificati.
Nei prossimi cinque anni in Veneto, grazie ai pensionamenti, ci sarà un turn over del 33 per cento degli insegnanti di religione, con reali prospettive quindi di trovare un impiego per i giovani laureati.
Oltre a formare competenze professionali in ambito pedagogico-didattico, lo studio della teologia e delle scienze religiose, come le altre lauree umanistiche, sviluppa l’apertura mentale e il pensiero critico, le capacità di relazione e di comunicazione, che permettono alla persona di spendersi con libertà e intraprendenza in diversi settori: pastorale, sociale, interculturale e interreligioso, comunicazione, editoria, giornalismo, etica e bioetica, arte e turismo.
La preparazione acquisita è utile anche come formazione personale e permanente (per operatori pastorali e insegnanti di religione, presbiteri, religiosi e religiose), per approfondire tematiche fondamentali e di attualità che spaziano dalla Bibbia all’etica, dal pluralismo religioso al dialogo fra teologia e scienze, dalla pastorale alla spiritualità, dalle questioni sociali all’arte.
I diversi cicli di studio possono essere seguiti per intero, per conseguire i titoli accademici (che sono riconosciuti agli effetti civili dallo Stato italiano), oppure si possono scegliere soltanto alcuni corsi, per interesse e formazione personale.
Settimana della Lingua Italiana nel mondo: Biagio Maimone presenta il suo saggio a New York
Il giornalista Biagio Maimone presenterà, martedì 15 ottobre, alle ore 17.30, nella Sala Conferenze dell’Istituto Italiano di Cultura di New York, a Park Avenue, il suo saggio intitolato ‘La Comunicazione Creativa per lo sviluppo socio-umanitario’, edito dalla Casa Editrice TraccePerlaMeta.
Il libro sta riscuotendo molto interesse in quanto propone la necessità di fondare un nuovo modello comunicativo che ponga al centro la relazione umana ed, ancor più, l’emancipazione morale ed umana della società odierna. Il libro ha ottenuto il patrocinio dell’Istituto Italiano di Cultura di New York ed è stato inserito nel programma delle iniziative per l’edizione 2024 della Settimana della Lingua Italiana nel mondo il cui tema quest’anno è ‘L’italiano e il libro: il mondo fra le righe’.
La metropoli statunitense rappresenta la prima tappa internazionale del giornalista il quale intende presentare la sua opera letteraria nelle principali città europee e negli Emirati Arabi. Secondo Maimone, Il dialogo è la condizione imprescindibile per realizzare la pace ed esso vive se chi comunica utilizza la ‘parola vitale’, tale in quanto genera la vita e non il conflitto.
La comunicazione è vitale, pertanto, quando fa sgorgare dal cuore umano l’amore per la ‘Bellezza’, che è l’espressione di un disegno di amore insito nell’interiorità di ogni persona, da proiettare nella realtà per emanciparla e renderla una dimora accogliente per tutti, nella quale non vi è posto per la violenza e la conseguente esclusione. L’Amore per la ‘Bellezza’, da veicolare attraverso la comunicazione, la parola scritta e parlata, inevitabilmente, conduce all’amore per i deboli, per gli ultimi, al fine di renderli forti, inclusi, risvegliando in loro la gioia di vivere.
L’amore per la ‘Bellezza’ si prefigge la diffusione di quella ‘Parola’ capace di veicolare la ‘Pedagogia della Pace’, che crea ponti di umanità e quel dialogo che fa vivere le differenze, accogliendole in un progetto di vita: “Nel mio saggio ho voluto porre in luce la necessità di creare un modello comunicativo che tenga conto dell’importanza inconfutabile dell’uso appropriato della parola, superando quelle distorsioni, ormai consuete, che la rendono veicolo di offese, di menzogne, nonché di calunnie, che ledono la dignità umana dell’interlocutore e di ascolta o legge.
Possiamo constatare come spesso i mass media, i social molto di più, veicolano messaggi i cui contenuti sono pervasi dalla violenza e dall’odio sociale, dall’intento di screditare e porre sul rogo chi ritengono essere un avversario. Ciò che emerge è il farsi strada di una subcultura della comunicazione che rischia di impoverire sempre più la relazione umana, in quanto i messaggi che essa trasmette sono diseducativi.
Nel mio testo, che intende contrastare tale impoverimento culturale e la sua nocività, si rimarca che la parola è vita in quanto deve generare la vita nelle sue espressioni più nobili e spirituali, perchè essa penetra nelle coscienze individuali e collettive e, se è sorretta dalla violenza e dalla menzogna, crea una coscienza umana che è guidata da disvalori che impoveriscono i singoli individui e, conseguentemente, l’intera collettività ed il contesto sociale.
Umanizzare il linguaggio affinché sia veicolo della ‘Pedagogia della Vita’ definisce il significato autentico del mio impegno giornalistico, che sono certo possa essere condiviso da chi fa della comunicazione lo strumento mediante cui giungere al mondo interiore di chi ascolta, al fine di arricchirlo e non impoverirlo attraverso un uso distorto e, pertanto, nocivo del linguaggio. L’ epoca contemporanea pone in luce un crescente smarrimento di natura spirituale e morale, che si riflette sulla relazione umana, sulle relazioni tra gli Stati e i Continenti dell’intero universo, generando conflitti, nonché povertà morale e materiale. Ne è testimonianza l’insorgere continuo di conflitti in numerosi territori del mondo.
Quel che manca è la ‘Cultura Umana’, la ‘Cultura della Fratellanza Umana’ e la ‘Cultura’ intesa come conoscenza profonda della realtà e del significato autentico del valore dell’essere umano, in quanto soggetto pensante, nel cui mondo interiore vivono i valori che gli attribuiscono un valore regale rispetto a tutte le altre creature ed, ancor più, rispetto alle cose” ha dichiarato Biagio Maimone, il quale ha sottolineato inoltre:
“La cultura umana consente di cogliere la bellezza depositata nell’interiorità della persona, generata dallo splendore divino che alberga nell’animo umano. E’ compito di chi comunica porre al centro la ‘Cultura Umana’ ed, in tal modo, rimarcare il valore supremo dell’essere umano, che lo distingue dalle cose materiali. Per tale motivo intendiamo insegnare, partendo dai rudimenti della conoscenza, quell’arte che già Fromm rivendicava come valore supremo, che è l’arte di amare. Occorre insegnare, pertanto, ad amare. Occorre, pertanto, comunicare l’amore.
Ed ecco la necessità di fare in modo che la nostra pedagogia comunicativa sia tesa al recupero dei valori dell’arte e della spiritualità, entrambi appartenenti alla sfera etica e morale della vita dell’individuo, necessari per alimentare e far progredire ogni dimensione della vita umana.
Si tratta di ritrovare la bellezza morale attraverso la comunicazione, che diviene, innanzitutto, insegnamento morale, talmente incisivo da poter migliorare l’interazione umana.
Ho avuto la possibilità anche di poter scrivere relativamente alla realizzazione della Casa della Famiglia Abramitica, edificata nella città di Abu Dhabi, che è uno tra i progetti più rilevanti in quanto pone le basi del dialogo interreligioso creando uno spazio fisico, un territorio comune su cui sono stati edificati tre luoghi di culto diversi (una Chiesa, una Sinagoga e una Moschea), posti l’uno accanto all’altro, in ciascuno dei quali si praticano religioni diverse, le quali si interfacciano reciprocamente per dialogare su ogni tema della vita religiosa ed umana.
Altrettanto coinvolgente è stato per me poter scrivere relativamente ai seguenti progetti: l’Orfanotrofio ‘Oasi della Pietà’, che è stato inaugurato il 5 maggio 2024 nella città Il Cairo, i Convogli medici, l’Ospedale Pediatrico ‘Bambino Gesù del Cairo’, primo Ospedale del Papa fuori dall’Italia, la ‘Scuola della Fratellanza Umana’ per le persone portatrici di disabilità, la ‘Catena dei Ristoranti della Fraternità Umana’, denominata ‘Fratello’, che offre pasti gratuiti alle famiglie bisognose egiziane. Poter contribuire alla loro conoscenza è stato per me motivo di grande felicità.
Dedico il mio libro, pertanto, a mons. Yoannis Lahzi Gaid per la fiducia che ha riposto in me e, nel contempo, a Sua Santità Papa Francesco, in quanto promotore della realizzazione dei progetti, per i quali ho potuto collaborare nell’impegno di divulgazione, che ha visto l’opinione pubblica destinataria dell’informazione inerente l’impegno connesso all’affermazione del dialogo interreligioso, promosso, in via prioritaria, dalla Chiesa Cattolica e dalla religione musulmana sunnita.
Ritengo che comunicare la pedagogia dell’amore, del rispetto della dignità umana e del valore della vita spirituale sia compito primario dei mass media, degli operatori che in essi riversano le proprie energie. La dimensione socio-umanitaria della vita non può essere sottovalutata da una comunicazione priva di ‘anima’, in quanto la società rischia di regredire verso la barbarie, in cui dominerà la violenza in tutte le sue forme. La vita non può essere un campo di battaglia, ma l’incontro amorevole e fraterno di ogni essere umano. Perché sia così è necessario diffondere messaggi che ricreino la consapevolezza smarrita del valore sacro di ogni persona”.
A papa Francesco e a mons. Yoannis Lazhi Gaid dedicato il saggio ‘La comunicazione creativa per lo sviluppo socio-umanitario’
Nello shop on line della Casa Editrice TraccePerlaMeta https://shop.tracceperlameta.org/manualistica/la-comunicazione-creativa-per-lo-sviluppo-socio-umanitario-biagio-maimone-270.html, in tutti gli store online e nelle migliori librerie è disponibile il saggio di Biagio Maimone intitolato ‘La comunicazione creativa per lo sviluppo socio-umanitario’, che propone la necessità di un nuovo modello comunicativo che ponga al centro la relazione umana ed, ancor più, l’emancipazione morale ed umana della società odierna.
“Nel mio saggio ‘La comunicazione creativa per lo sviluppo socio-umanitario’ ho voluto porre in luce la necessità di creare un modello comunicativo che tenga conto dell’importanza indiscutibile dell’uso appropriato della parola, superando quelle distorsioni, ormai consuete, che la rendono veicolo di offese, di menzogne, nonchè di calunnie, che ledono la dignità umana dell’interlocutore.
Umanizzare il linguaggio affinché sia veicolo della ‘Pedagogia della Vita’ definisce il significato autentico del mio impegno giornalistico, che sono certo possa essere condiviso da chi fa della comunicazione lo strumento mediante cui giungere al mondo interiore di chi ascolta, al fine di arricchirlo e non impoverirlo attraverso un uso distorto e, pertanto, nocivo del linguaggio.
L’epoca contemporanea pone in luce un crescente smarrimento di naturale spirituale e morale, che si riflette sulla relazione umana, sulle relazioni tra gli Stati e i Continenti dell’intero universo, generando conflitti e povertà morale e materiale. Ne è testimonianza l’insorgere continuo di conflitti in numerosi territori del mondo.
Quel che manca è la ‘Cultura Umana’, la ‘Cultura della Fratellanza Umana’ e la ‘Cultura’ intesa come conoscenza profonda della realtà e del significato autentico del valore dell’essere umano, in quanto soggetto pensante, nel cui mondo interiore vivono i valori che gli attribuiscono un valore regale rispetto a tutte le altre creature ed, ancor più, rispetto alle cose” ha dichiarato Biagio Maimone, il quale ha sottolineato:
“La cultura umana consente di cogliere la bellezza depositata nell’interiorità della persona, generata dallo splendore divino che alberga nell’animo umano. E’ compito di chi comunica porre al centro la ‘Cultura Umana’ ed, in tal modo, rimarcare il valore supremo dell’essere umano, che lo distingue dalle cose materiali.
In veste di Direttore della Comunicazione dell’Associazione ‘Bambino Gesù del Cairo’, fondata da mons. Yoannis Lahzi Gaid, già Segretario personale di papa Francesco, ho avuto la possibilità di fare esperienza della bellezza interiore, cogliendola nell’impegno di coloro che si prodigano a favore dei bambini abbandonati e poveri, di coloro che vivono nella povertà, di quanti non godono i loro diritti sociali, umani e civili fondamentali.
Ho avuto modo e avrò modo di comunicare la solidarietà concreta impegnandomi sul piano giornalistico a favore dei contenuti del Documento sulla ‘Fratellanza Umana per la Pace Mondiale e la Convivenza Comune’, sottoscritto, il 4 febbraio 2019, da Sua Santità Papa Francesco e dal Grande Imam di Al-Azhar Ahmad Al-Tayyeb.
Il suddetto Documento ha dato vita a numerosi frutti, dei quali ho avuto l’onore, grazie a mons. Yoannis Lahzi Gaid, che in me ha riposto fiducia, di poter scrivere, collaborando, in tal modo, nell’impegno di divulgazione. Ho avuto la possibilità anche di poter scrivere relativamente alla realizzazione della Casa della Famiglia Abramitica, edificata nella città di Abu Dhabi, che è uno tra i progetti più rilevanti in quanto pone le basi del dialogo interreligioso creando uno spazio fisico, un territorio comune su cui sono stati edificati tre luoghi di culto diversi (Chiesa, Sinagoga e Moschea), posti l’uno accanto all’altro, in ciascuno dei quali si praticano religioni diverse, le quali si interfacciano reciprocamente per dialogare su ogni tema della vita religiosa ed umana.
Altrettanto rilievo rivestono i seguenti progetti: l’Orfanotrofio ‘Oasi della Pietà’, i ‘Convogli medici’, l’Ospedale Pediatrico ‘Bambino Gesù del Cairo’, primo ‘Ospedale del Papa’ fuori dall’Italia, la ‘Scuola della Fratellanza Umana’ per le persone portatori di disabilità, la Catena dei Ristoranti della Fraternità Umana ‘Fratello’, che offre pasti gratuiti alle famiglie bisognose egiziane. Anche di essi ho potuto scrivere ampiamente ed esserne molto felice.
Dedico il mio libro, pertanto, a Monsignor Gaid Yoannis Lahzi per la fiducia che ha riposto in me e, nel contempo, a Sua Santità Papa Francesco, in quanto promotore della realizzazione dei progetti, per i quali ho potuto collaborare nell’impegno di divulgazione, che ha visto l’opinione pubblica destinataria di un’informazione inerente all’impegno del dialogo interreligioso promosso, in via prioritaria, dalla Chiesa Cattolica e dalla religione musulmana sunnita.
Ritengo che comunicare la pedagogia dell’amore, del rispetto della dignità umana e del valore della vita spirituale sia compito primario dei mass media, degli operatori che in essi riversano le proprie energie. La dimensione socio-umanitaria della vita non può essere sottovalutata da una comunicazione priva di ‘anima’, in quanto la società rischia di regredire verso la barbarie, in cui dominerà la violenza in tutte le sue forme.
La vita non può essere un campo di battaglia, ma l’incontro amorevole e fraterno di ogni essere umano. Perché sia così è necessario veicolare messaggi che ricreino la consapevolezza smarrita del valore sacro di ogni persona. In tal modo la bellezza, intesa come espressione magnifica dei valori spirituali e morali, tornerà – come ho scritto – ad illuminare ogni ambito dell’esistenza: la Bellezza – non vi è dubbio – tornerà ad essere il volto magnifico della vita.
La forza prorompente della Bellezza, che la Parola ha il dovere di trasmettere, sconfigge ogni male! E’ scritto nel Vangelo, è scritto nel cuore degli uomini di Buona Volontà ed è scritto nelle trame vitali dell’esistenza, che nessuno potrà mai distruggere perché esse appartengono alla Vita e la Vita è la ragione stessa dell’esistere umano”.
Papa Francesco: la Beata Teresa di Gesù ha fondato la congregazione sull’Eucarestia
Maria Teresa di Gesù, al secolo Karolina Gerhardinger, nacque in un sobborgo di Ratisbona in Baviera, il 20 giugno 1797, frequentò la scuola femminile delle Canonichesse di Notre-Dame e all’età di 12 anni, essa accolse prontamente la chiamata a divenire insegnante; e più tardi fondò la sua congregazione per l’educazione, rispondendo, così, a una grande sfida del suo tempo; sfida che interpretò come una speciale chiamata di Dio nei suoi riguardi.
Al Meeting di Rimini tra don Luigi Giussani e papa Benedetto XVI
Durante l’udienza in Vaticano lo scorso 15 ottobre dello scorso anno con il movimento di Comunione e Liberazione per il centenario della nascita di Don Luigi Giussani, papa Francesco sottolineava la ‘genialità pedagogica e teologica di Luigi Giussani’, con cui è partita l’analisi dell’incontro al Meeting Rimini su ‘La genialità pedagogica di don Giussani’, in cui è stato raccontato il suo genio educativo, come ha sottolineato nell’introduzione il moderatore Alberto Savorana, responsabile delle attività editoriali di Comunione e Liberazione:
Alla Pro Civitate Christiana di Assisi convegno sulla scuola tra pedagogia di Pasolini e prassi educativa di don Milani
‘PasolinAssisi 2023 – E come piante senza radice’ è il titolo del convegno promosso da Pro Civitate Christiana alla Cittadella di Assisi dal 2 al 4 giugno. L’incontro “prende le mosse dalle provocazioni e dalle denunce con cui Pier Paolo Pasolini e don Lorenzo Milani hanno messo a nudo le storture del sistema educativo”, spiegano gli organizzatori.




























