Tag Archives: Educazione

A Palermo il R.A.P. della legalità

Sono stati 19 i minori dagli 11 anni ai 14 anni che hanno avuto una sospensione a scuola e hanno partecipato al progetto riparativo ‘R.A.P. della Legalità’, organizzato dall’associazione LIFE and LIFE ETS di Palermo e finanziato dal Comune di Palermo. Il progetto, che si è sviluppato dal 15 gennaio al 15 maggio 2026, ha previsto 23 percorsi; i minori coinvolti, che fanno parte di 4 scuole di Palermo – I.C. Montegrappa-R. Sanzio, I.C. Rita Atria, I.C. Perez Madre Teresa di Calcutta, Convitto Nazionale Giovanni Falcone – hanno ricevuto una o più sospensioni. 

“In questi ultimi tempi vi è un aumento dei comportamenti sanzionabili da parte dei minori – sottolinea Valentina Cicirello, Vice Presidente di LIFE and LIFE ETS – che richiedono oggi e sempre di più dei progetti educativi mirati; LIFE and LIFE ETS ha già da anni attivato con le scuole del territorio dei patti educativi di corresponsabilità tra scuola, famiglia e professionisti del terzo settore. La sospensione come strumento di crescita – spiega Valentina Cicirello – per i giovani e per la famiglia. Il progetto R.A.P. che sta per ‘Rispetto, Ascolto, Partecipazione’ ha visto i giovani partecipare sia a dei laboratori psicoeducativi esperienziali e anche ad attività per aiutare l’altro con azioni concrete, come la distribuzione di vestiti, di cibo. Abbiamo avuto grandi riscontri – conclude Valentina – speriamo di poter continuare questo progetto”.

“Noi quest’anno ci siamo trovati molto bene con l’associazione LIFE and LIFE ETS – spiega Cettina Giannino Rettore del Convitto Nazionale Giovanni Falcone-; abbiamo aperto un dialogo a tre, tra scuola, famiglia e professionisti dell’associazione per mettere in atto la giustizia riparativa. Abbiamo avuto un feedback molto positivo di un alunno molto brillante della nostra scuola che è incorso in questo provvedimento; ha svolto questo percorso riparativo e ha dichiarato che vuole continuare a fare volontariato nell’associazione, quindi speriamo anche in seguito di continuare a collaborare con questi professionisti”.

“Molti gli aspetti positivi che sono emersi – racconta Mariella D’Anna Psicologa di LIFE and LIFE ETS – in seno a questo lavoro: la risposta e l’entusiasmo dei ragazzi che non hanno vissuto questo progetto come una punizione, anzi come opportunità per raccontarsi, per crescere. Abbiamo notato che per questi ragazzi era la prima volta che si sentivano ascoltati. In loro c’è il desiderio di essere sentiti individualmente, vivendo questo spazio di libertà, di accoglienza profonda, di espressione. Molto importante è stato anche il confronto tra ragazzini provenienti da realtà scolastiche diverse”.

Papa Leone XIV: lo Stato di diritto è necessario per lo sviluppo umano

“E’ con profonda speranza e sollecitudine pastorale che vi saluto in occasione della Seconda Conferenza Internazionale sulla Lotta contro la Droga e la Criminalità Organizzata nella Regione dell’OSCE, dedicata alla seria e urgente lotta contro il flagello delle droghe illecite. La vostra presenza, proveniente da molti Stati membri dell’OSCE, da Vancouver a Vladivostok, testimonia la determinazione collettiva ad affrontare un flagello che alimenta le reti criminali e mette in pericolo il futuro stesso delle nostre società”: con queste parole papa Leone XIV ha accolto i partecipanti alla seconda Conferenza interparlamentare sulla lotta alla criminalità organizzata nella Regione OSCE incentrata sul narcotraffico, chiedendo che prevenzione del crimine e giustizia penale procedano insieme.

Infatti solo se tale cammino è unitario ci sarà uno sviluppo integrale, secondo quanto espresso dalla Dottrina Sociale della Chiesa: “La Santa Sede è fermamente convinta che lo Stato di diritto, la prevenzione della criminalità e la giustizia penale debbano progredire insieme, in unità. Infatti, l’autentica attuazione dello Stato di diritto rimane indispensabile per lo sviluppo umano integrale”.

Quindi il papa ha ribadito la necessità della sovranità della legge, che previene e non la volontà del singolo: “Nessuna società veramente giusta può durare se non rimane sovrana la legge, e non la volontà arbitraria dei singoli, e nessuna persona o gruppo, a prescindere dal potere o dallo status, può mai rivendicare il diritto di violare la dignità e i diritti altrui o delle proprie comunità. Di conseguenza, la prevenzione e la risposta alle attività criminali sono intimamente legate al rispetto e alla tutela dei diritti umani universali. Ciò richiede non solo l’impegno delle forze dell’ordine, ma anche la partecipazione della società nel suo complesso, sia a livello nazionale che internazionale”.

Per questo il papa ha ribadito che la giustizia non può essere solo punitiva: “A tale riguardo, la Santa Sede sostiene sinceramente tutte le iniziative volte a istituire un sistema di giustizia penale efficace, giusto, umano e credibile, capace di prevenire e contrastare la produzione e il traffico di stupefacenti. Riconoscendo che la vera giustizia non può essere soddisfatta unicamente con la punizione, tali sforzi devono includere anche approcci contraddistinti da perseveranza e misericordia, focalizzati sulla rieducazione e sul pieno reinserimento dei condannati nella società. Il rispetto per l’intrinseca dignità di ogni persona, compresi coloro che hanno commesso reati, esclude il ricorso alla pena di morte, alla tortura e a ogni forma di punizione crudele o degradante”.

E per rendere la giustizia veramente efficace è necessario un approccio ‘multidisciplinare’: “Sono necessari programmi completi per raggiungere tutte le persone schiave della dipendenza, offrendo loro cure mediche, supporto psicologico e riabilitazione a lungo termine. Un approccio multidisciplinare di questo tipo deve considerare la persona umana nella sua interezza, elevandosi al di sopra di misure puramente repressive e soluzioni permissive che non riescono a liberare gli individui dalle catene della dipendenza. In questo modo, potranno riscoprire e rivivere la pienezza della dignità che Dio ha loro concesso”.

Per questo è necessaria l’educazione alla prevenzione: “Desidero inoltre sottolineare che l’educazione è fondamentale per la prevenzione. Essa costituisce la base dello sviluppo umano integrale, consentendo a bambini e giovani di riconoscere la profonda devastazione causata dalle droghe. Nel nostro tempo, in cui i social network diffondono così frequentemente informazioni fuorvianti e pericolose che banalizzano tali rischi, l’educazione deve iniziare in famiglia ed essere rafforzata nelle scuole, trasmettendo conoscenze scientifiche accurate sugli effetti devastanti degli stupefacenti sul cervello, sul corpo, sul comportamento personale e sul bene comune della comunità”.

Con l’educazione si sconfigge la criminalità: “Prevenire e combattere la criminalità organizzata è fondamentale per costruire società sicure, giuste e stabili. A tal proposito, desidero rendere omaggio a tutti gli agenti delle forze dell’ordine e ai membri della magistratura che hanno sacrificato la propria vita o sono rimasti feriti nell’adempimento coraggioso del loro dovere. La loro testimonianza dovrebbe ispirarci sentimenti di gratitudine, responsabilità e rinnovata determinazione”.

In questi ‘campi’ la Chiesa offre collaborazione: “La Chiesa cattolica, attraverso le sue numerose istituzioni in tutto il mondo e forte della sua lunga esperienza nell’accompagnamento delle persone che soffrono di dipendenze, è pronta ad approfondire ulteriormente il suo proficuo rapporto di collaborazione con la società civile. Insieme, in uno spirito di reciproco rispetto e responsabilità condivisa, possiamo promuovere politiche che servano realmente il bene comune e l’inalienabile dignità di ogni essere umano”.

Inoltre il papa ha avuto una conversazione telefonica con sua santità Tawadros II, papa d’Alessandria e patriarca della sede di san Marco, con il desiderio di ridare impulso alla celebrazione della Giornata per l’Amicizia tra Copti e Cattolici, cercando di superare ogni eventuale ostacolo al dialogo della fede e della carità, a cui nei giorni precedenti aveva inviato una lettera:

“Per noi cristiani, l’amicizia non è un sentimento vago; è al centro stesso della nostra vita e della nostra fede. Il Signore stesso ci chiama suoi amici e ci insegna che ‘nessuno ha un amore più grande di questo: dare la propria vita per i propri amici’. E’ dunque attingendo all’amicizia di Cristo con noi che potremo rafforzare l’amicizia tra noi e tra le nostre Chiese, continuando a testimoniare insieme la filantropia divina per tutta l’umanità!”

Tale amicizia è un impegno per la pace: “In un momento in cui il nostro mondo è afflitto da tanti conflitti, in particolare in Medio Oriente, i cristiani devono, più che mai, impegnarsi per la piena unità, affinché possiamo testimoniare insieme il Principe della Pace. In questo, possiamo confidare nella potente intercessione e nell’esempio degli innumerevoli martiri che hanno sofferto per il nome di Cristo”.

(Foto: Santa Sede)

A Palermo il rap della legalità

Si terrà venerdì 15 maggio alle ore 16:00, presso la sede di LIFE and LIFE ETS in via Serraglio Vecchio n. 28 a Palermo, l’evento conclusivo del progetto ‘Il R.A.P. della Legalità’ (Rispetto, Ascolto, Partecipazione), promosso dall’associazione LIFE and LIFE ETS e finanziato dal Comune di Palermo.

Il progetto, che si è svolto dal 15 gennaio al 15 maggio, rivolto agli alunni degli istituti scolastici di primo grado del territorio palermitano destinatari di provvedimenti disciplinari, ha trasformato la sospensione scolastica in un’opportunità educativa attraverso attività psicoeducative, laboratori esperienziali e percorsi di responsabilizzazione condivisi tra scuola, famiglia e professionisti del terzo settore. Centrale anche il coinvolgimento delle famiglie, accompagnate in un percorso di ascolto, dialogo e corresponsabilità educativa.

All’incontro finale parteciperanno le scuole aderenti, i genitori dei minori coinvolti, gli operatori del progetto e le autorità invitate, in un momento di restituzione e condivisione dei risultati raggiunti.

Interverranno:

– Valentina Cicirello, educatrice e Vicepresidente LIFE and LIFE

– Pierluca Orifici, legale

– Mariella D’Anna psicologa

Il Professor Domenico Simeone: ‘L’educazione cura’

“So che quanto accaduto ha sconvolto molti di voi. Ha generato paure, domande, forse persino scoramento. Per questo vi dico: non lasciamoci vincere dal buio. Ai miei amati alunni, non fermatevi, non arrendetevi, studiate e preparatevi per il vostro futuro senza nessuna paura, ma solo e unicamente con coraggio. Questa ferita non deve diventare un muro, ma un ponte: verso una scuola più attenta, verso una comunità più unita, verso un modo nuovo di stare accanto ai ragazzi, soprattutto quelli che fanno più fatica, come magari quello che mi ha colpito che forse nel profondo non saprà neanche perché.

Come non lo sapranno i suoi genitori. Se il Signore vorrà concedermelo, io tornerò. Tornerò in classe, tra i banchi, dove ho sempre sentito di appartenere. Tornerò a insegnare, a credere nei giovani, ad accompagnarli nei loro passi difficili. Perché nonostante tutto, insegnare resta il mio sogno, la mia vocazione, la mia gioia più grande”.

Abbiamo selezionato questa parte della lettera scritta dalla prof.ssa Chiara Mocchi, dopo essere stata accoltellata da uno studente di 13 anni nei corridoi di una scuola a Trescore, per comprendere meglio il valore dell’educazione e lo facciamo con il prof. Domenico Simeone, preside della facoltà di Scienze della Formazione, docente di Pedagogia generale e sociale all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e direttore dell’Osservatorio per l’educazione e la cooperazione internazionale: “Di fronte alle sfide del futuro l’educazione si presenta come il dono più prezioso che le generazioni che sono più avanti negli anni possono offrire alle giovani generazioni, mettendo a loro disposizione sia le mappe per muoversi in un mondo complesso sia gli strumenti per orientarsi e per trovare nuovi itinerari e per aprire nuovi percorsi.

Ci troviamo per la prima volta di fronte alla compresenza di tre, a volte di quattro, generazioni nello stesso nucleo familiare, ma se nella famiglia patriarcale le generazioni più anziane godevano di una considerazione particolare, che derivava dal riconoscimento della loro funzione di depositarie dell’esperienza e della tradizione culturale. Nella società odierna tale riconoscimento è perlomeno ambiguo. Gli anziani sembrano spiazzati in una società in rapido mutamento e che richiede nuove competenze. Il rischio è che aumenti l’incomunicabilità intergenerazionale. Così facendo si perde un immenso patrimonio di sapere sulla vita”.

Per quale motivo l’educazione è una relazione verso l’altro che porta in alto?

“Attraverso l’educazione possiamo trasformarci e trasformare. Possiamo affinare la nostra umanità ed un’umanità piena che va alla radice della sua essenza non può essere che un’umanità rivolta verso l’altro e verso l’alto”.

Quindi l’educazione è curativa: in quale modo prendersi cura dell’altro?

“Per prendersi cura dell’altro è necessario essere fedeli a quella promessa che nasce dall’incontro con l’altro, perché quando incontriamo un’altra persona ci rendiamo conto dei suoi bisogni e possiamo decidere di spenderci a favore dell’altro, mettendo le nostre competenze al servizio dell’altro. La relazione educativa è sempre reciproca; quindi mentre ci prendiamo cura dell’altro abbiamo la possibilità anche di conoscerci meglio e di prenderci cura anche di noi stessi”.

Perciò potere ed autonomia non sono in contrapposizione?

“Assolutamente no, se mettiamo il potere che abbiamo al servizio della crescita dell’altro; se lo mettiamo nella relazione, perché l’altro se ne avvantaggi e possa diventare sempre più autonomo e meno dipendente da noi. Credo che alla fine il compito fondamentale di ogni educatore sia quello di lasciare il posto all’altro”.

Quali punti di forza ritiene importanti per un’alleanza efficace tra scuola e famiglia?

“Ritengo importante: avere obiettivi educativi condivisi tra scuola e famiglia per aiutare i ragazzi a crescere e sviluppare le competenze proprie dell’età, ed avere la consapevolezza della propria interdipendenza: per costruire una comunità che educa. La scuola ha bisogno della famiglia e la famiglia ha bisogno della scuola”.

In quale modo il ruolo del docente può accompagnare la famiglia nella sua responsabilità genitoriale?

“Il docente, per il ruolo che ricopre e per le competenze che ha, ma anche per il punto di osservazione di cui beneficia, può aiutare i genitori a prendere consapevolezza del proprio ruolo educativo e può fare in modo che ogni genitore metta in gioco le proprie competenze e le proprie capacità. Nei momenti di difficoltà può essere d’aiuto sostenendo i genitori e accompagnandoli, creando un’alleanza tra adulti che condividono una corresponsabilità educativa”.

Quindi il Patto educativo della Chiesa va in questa direzione?

“Il Patto educativo globale lanciato da papa Francesco e ripreso da papa Leone XIV va nella direzione di mettere a disposizione le migliori risorse ed energie per mettere al centro la persona, in modo che possa sviluppare al meglio i propri talenti, perché anche questi possano essere al sevizio della comunità”.

Papa Leone XIV ha scritto la lettera apostolica ‘Disegnare nuove mappe di speranza’:quale rapporto l’educazione può avere un rapporto con questi nuovi mezzi di comunicazione?

“Papa Leone XIV parla della necessità di umanizzare il mondo della tecnologia. Credo che non dobbiamo avere paura del nuovo che sta emergendo; quindi non dobbiamo essere tecnofobi, ma non dobbiamo essere nemmeno dei tecnofili. Dobbiamo stare in mezzo a questo spazio fra chi ha paura e chi invece vede nella tecnologia una soluzione a tutti i problemi. Noi dobbiamo abitare questo mondo contemporaneo con intelligenza e sapere usare i new media correttamente ed al servizio della piena umanizzazione della persona e non per strumentalizzare l’altro”.   

(Tratto da Aci Stampa)

Presentata a Palazzo Lombardia ‘Sezione Rondine. La scuola a dispersione zero’

La dispersione scolastica non si combatte soltanto con più didattica, ma con scuole capaci di ascoltare, includere, orientare e dare senso al futuro. È da questa convinzione che prende forma ‘Sezione Rondine. La scuola a dispersione zero”, il progetto presentato in Regione Lombardia da Rondine Cittadella della Pace, nell’ambito del programma ZeroNeet, promosso da Fondazione Cariplo e Regione Lombardia con la partecipazione di Intesa Sanpaolo.

L’iniziativa porta nelle scuole lombarde il ‘Metodo Rondine’, un approccio educativo centrato sulla trasformazione creativa del conflitto, sul dialogo e sulla corresponsabilità. L’obiettivo è rafforzare la qualità delle relazioni educative, prevenire il disagio giovanile, intercettare i segnali di demotivazione e contrastare l’abbandono scolastico agendo non sull’emergenza, ma sulle cause profonde della fragilità.

Alla conferenza stampa sono intervenuti Attilio Fontana, presidente di Regione Lombardia, Giovanni Azzone, presidente di Fondazione Cariplo, Simona Tironi, assessore all’Istruzione, Formazione e Lavoro della Regione Lombardia, Greta Corioni, studentessa della 5ª Sezione classico del Liceo Vida di Cremona, Amèlie Rose Cattaneo, Rondinella d’Oro, e Franco Vaccari, fondatore e presidente di Rondine Cittadella della Pace.

“Il fenomeno dei NEET ci interroga: dietro ogni ragazzo fermo – ha sottolineato il presidente Fontana – c’è un talento da riattivare. In Lombardia vogliamo intercettare quanto prima i segnali di fragilità e isolamento e, per questo, investiamo in percorsi che uniscano scuola, formazione e lavoro. ‘Sezione Rondine’ porta nelle classi relazioni educative più forti e orientamento vero. Prevenire la dispersione significa dare fiducia, metodo e prospettive concrete. La scuola non deve lasciare indietro nessuno, soprattutto nei momenti di difficoltà. Con ZeroNeet rafforziamo un’alleanza stabile con Fondazione Cariplo e Intesa Sanpaolo. È un patto territoriale che coinvolge istituzioni, comunità educanti e imprese”.

Il cuore del progetto è un’idea precisa: la scuola non è soltanto il luogo dell’istruzione, ma uno spazio decisivo di riconoscimento, crescita e costruzione della persona. In questo quadro, il Metodo Rondine diventa uno strumento concreto per migliorare il clima di classe, sostenere docenti e studenti e rendere più forte l’intera comunità educante. Un metodo riconosciuto dal Ministero dell’Istruzione e del Merito come percorso di sperimentazione per l’innovazione didattica.

“Con ‘Sezione Rondine’ – ha evidenziato l’assessore Tironi – portiamo nelle scuole lombarde un metodo che rimette al centro la persona e le relazioni. È qui che si gioca la battaglia contro la dispersione e, a cascata, del rischio di diventare NEET. Regione Lombardia sta rafforzando l’orientamento lungo tutto il percorso scolastico, con attenzione alle transizioni più delicate. Investiamo su formazione dei docenti, tutoraggio e alleanze stabili con famiglie, territorio e terzo settore. Stiamo potenziando i percorsi di istruzione e formazione professionale e i collegamenti con le imprese”.

“Con ZeroNeet – ha chiarito – uniamo risorse e competenze per intercettare i ragazzi che rischiano di uscire dai radar. L’obiettivo è costruire per ciascuno un progetto di vita, non una risposta temporanea all’emergenza. Rondine ci aiuta a trasformare i conflitti in crescita e a ricostruire motivazione e fiducia. È una sfida educativa e sociale che affrontiamo insieme, perché nessun giovane resti indietro”.

Il progetto ha già avviato una diffusione capillare sul territorio regionale, a partire da tre scuole pilota: ISIS Romero di Albino (Bergamo), Scuola Bottega (Brescia) e Liceo Vida (Cremona), dove sono state attivate sei Sezioni Rondine, primo nucleo di una sperimentazione destinata ad allargarsi. La formazione e la coprogettazione sono organizzate e realizzate da Rondine Academy insieme all’Ufficio scuola di Rondine Cittadella della Pace; la formazione dei tutor è progettata e realizzata da Rondine Academy in partnership con Università Cattolica del Sacro Cuore.

Ad oggi, ‘Sezione Rondine. La scuola a dispersione zero’ in Lombardia coinvolge la Città Metropolitana di Milano, 10 Province, 24 scuole, 236 docenti in formazione, 224 docenti già formati, 26 tutor formati, 6 Sezioni Rondine attivate e 111 studenti inseriti nel percorso. Numeri che raccontano non soltanto l’avanzamento del progetto, ma la possibilità concreta di costruire una scuola più vicina, più consapevole e più capace di non perdere nessuno.

‘Sezione Rondine’ non si configura come un’attività aggiuntiva o episodica, ma come un percorso che entra in modo strutturale nella vita della scuola. Il progetto prevede infatti la formazione dei docenti dei Consigli di classe al Metodo Rondine, la preparazione di tutor capaci di agire come facilitatori relazionali, la co-progettazione del PTOF (Piano Triennale dell’Offerta Formativa) attraverso il Percorso Ulisse – che integra orientamento, educazione civica e formazione scuola-lavoro – e l’attivazione di pratiche educative e laboratoriali in grado di connettere competenze cognitive, trasversali e socio-emotive.

La finalità è chiara: individuare in anticipo i segnali di disagio, isolamento e rischio di abbandono, aiutando ogni studente e ogni studentessa a sentirsi riconosciuto, sostenuto e protagonista del proprio cammino. In questa visione, apprendimento e relazione non sono due piani separati: il successo scolastico passa anche dal benessere, dal senso di appartenenza e dalla qualità dei legami che si costruiscono in classe.

“I 150.000 Neet presenti oggi in Lombardia – ha commentato il presidente Azzone – rappresentano una sfida che riguarda il futuro sociale, economico e civile della nostra regione. Per questo abbiamo scelto di lavorare insieme in una partnership fondata su un obiettivo condiviso: ridurre il fenomeno, fino ad azzerarlo. Accanto al recupero dei ragazzi che oggi sono fuori dai percorsi di studio e lavoro, è decisiva la prevenzione, perché evitare che nuovi giovani restino indietro è la forma più efficace di intervento.

In questo quadro, il modello Rondine ci offre una prospettiva concreta e innovativa: mettere al centro la persona, riconoscerne l’unicità e costruire risposte formative più adatte ai cambiamenti della società e del mercato del lavoro. La scuola e i processi educativi non possono restare gli stessi di vent’anni fa, mentre tutto intorno cambia profondamente. Questa sperimentazione potrà diventare un’esperienza da scalare e rafforzare”.

“Questa sperimentazione – ha spiegato il presidente Vaccari – nasce da un incontro, dal coraggio di mettersi in ascolto e dalla volontà di costruire insieme qualcosa di concreto per i giovani. La Sezione Rondine è, prima di tutto, questo: persone e istituzioni diverse che si riconoscono in un obiettivo comune e decidono di lavorare nella stessa direzione. Oggi sappiamo che il processo educativo ha bisogno di essere ripensato in profondità, perché non possiamo continuare a rispondere con gli strumenti di ieri alle fragilità e alle domande di oggi.

Vogliamo raggiungere risultati concreti, certo, ma vogliamo farlo creando un habitat della fiducia, perché è nella fiducia, anche quando è ferita, che si trova la forza per ripartire e generare cambiamento. Per questo il grazie oggi va a tutti coloro che stanno rendendo possibile questo percorso: istituzioni, dirigenti scolastici, mondo della scuola e giovani, che sono il cuore di questa sfida”.

All’incontro con la stampa sono intervenute anche Greta Corioni, studentessa della 5^ sezione classico del Liceo Vida di Cremona e Amèlie Rose Cattaneo, Rondinella d’Oro, in quanto ha frequentato lo scorso anno il borgo Rondine vicino ad Arezzo.

Realtà reale vs. realtà virtuale: storie social su famiglia e figli

Marito, padre, amico: sono tre modi complementari di vivere le relazioni sociali essenziali e testimoniare l’amore per il prossimo. Ne parlerà venerdì prossimo, 8 maggio, a Roma nella sede dell’Associazione familiare Laurento, il ‘missionario digitale’ Vittorio Scarpelli, sposato da 15 anni e padre di quattro figlie femmine (vedi il suo profilo personale Instagram, con 20.000 iscritti: unpapacon4figlie).

Scarpelli, autore del romanzo Risveglio. Il libro con il quale ho riconquistato mia moglie prima del giorno delle nozze [Amazon KDP (Kindle Direct Publishing), 2025], da anni ha intrapreso un’interessante opera di influencer in favore del matrimonio, della famiglia e dell’educazione, tanto da diventare uno dei punti di riferimento dei ragazzi (e dei loro genitori) della ‘generazione Z’, quelli, per intenderci, nati indicativamente tra il 1997 e il 2012, cresciuti con sovrabbondanza di internet, smartphone e social media.

Non si tratterà della solita conversazione ‘seriosa’ su famiglia e figli, perché il relatore ha la capacità di andare in profondità senza perdere leggerezza. Sarà una conversazione autentica, concreta… e anche divertente. Scarpelli racconterà della sua esperienza viva di papà, di marito, di amico nel suo ambiente di lavoro e nelle varie realtà sociali e associative che frequenta

L’incontro, che avrà inizio alle ore 19 e sarà introdotto e moderato dal giornalista Giuseppe Brienza, rientra nella serie delle Serate in famiglia che si tengono ordinariamente nella sede dell’Associazione familiare “Laurento” di via Benedetto Croce 36 – con ingresso dal civico 6 (quartiere Roma EUR).

L’iniziativa è gratuita ma è necessario prenotarsi scrivendo una mail all’indirizzo di posta elettronica gbrienza@corrieredelsud.it.

Per ulteriori informazioni si può consultare il sito: http://www.laurento.it/.

Papa Leone XIV: servire la Chiesa da evangelizzatori

“Grazie, dunque, per ciò che fate, a tutti i livelli, da quelli più noti a quelli più nascosti e quotidiani. E qui vorrei ricordare quanto è importante, per ogni istituzione, la fedeltà di ciascuno al proprio compito, agli impegni più ordinari: una pratica seguita con attenzione, una riunione preparata bene, la pazienza di un momento di ascolto prolungato, la dedizione nel rispondere a una richiesta, l’ordine e la cura stessa degli ambienti. Sono cose semplici, ma utili al bene di tutti e grandi davanti a Dio. Nella vita della Chiesa niente è piccolo se fatto con fede, con amore e con spirito di comunione”: oggi papa Leone XIV ha ricevuto i dipendenti della CEI, specificando che prestare servizio nella Chiesa non è solo ‘svolgere una funzione’, ma essere membra del corpo di Cristo.

Nell’incontro si è soffermato sulla ‘natura del servizio’: “E’ un compito di grande responsabilità: il vostro, infatti, è un ‘servizio al servizio’, un lavoro che sostiene altri lavori, un impegno che rende possibile il contributo di molti, una collaborazione che aiuta le Chiese locali ad annunciare la Buona Novella, a camminare insieme e a essere presenza viva del Signore, in questo Paese e nel mondo”.

Quindi anche tale ‘lavoro’ è una missione: “Quello che fate (anche le attività più tecniche, amministrative o organizzative) è parte della missione di tutta la grande famiglia di Dio. Nella Chiesa, infatti, servire non è semplicemente svolgere una funzione, ma partecipare attivamente, come membra, alla vita di un corpo il cui capo è il Signore. Il centro, perciò, non siamo mai noi, i nostri uffici, i nostri programmi, ma è Lui, ed ogni attività trova senso quando aiuta, anche in modo umile e nascosto, all’incontro e all’unione con Lui”.

Dal servizio si giunge all’appartenenza: “La Sposa di Cristo, infatti, non si può servire da spettatori, ma solo con l’amore di chi sa di appartenerle, in un vincolo di fede e di comunione che è prima di tutto dono di grazia, dono di Dio. Vi invito pertanto a vivere le vostre occupazioni quotidiane inseriti in un mistero, in una storia e in un progetto che vi precedono e vi superano”.

Appartenenza vuol dire vivere i luoghi: “I luoghi in cui esercitate le mansioni quotidiane sono il primo spazio in cui siete chiamati a far prendere forma al Vangelo, promuovendo unità e pace, con pazienza e umiltà, nella cura e nella custodia vicendevole. E questa consapevolezza deve modellare il vostro modo di percepirvi, di parlare, di ascoltare, di correggere, di sostenere, permeando gli ambienti di lavoro e determinando dei veri e propri stili di vita evangelica”.

Ed ecco la terza caratteristica, che è la missione: “La Chiesa esiste per annunciare Cristo, costruendo ponti, instaurando legami, offrendo accoglienza e aiuto a chiunque abbia bisogno di sostegno, di ascolto, d’amore, e voi partecipate di questo mandato.

Viviamo in un’epoca di cambiamenti profondi, nella famiglia, nella scuola, nel lavoro, nella comunicazione, nella partecipazione sociale, nella trasmissione della fede, anche in Italia. In questo contesto, il Signore ci chiede di non chiuderci in noi stessi e di non avere paura, ma piuttosto di spenderci generosamente perché il Vangelo possa raggiungere e illuminare anche oggi ogni donna e ogni uomo, con le sue fatiche, domande e speranze”.

In precedenza aveva ricevuto i delegati della ‘Papal Foundation’, che da 38 anni sostiene progetti a favore dei poveri: “Sono, quindi, profondamente grato per il vostro costante impegno ad assistere il Successore di Pietro nella sua missione di prendersi cura dei bisogni della Chiesa universale. A questo proposito, sono stato lieto di apprendere che l’appartenenza alla Fondazione continua a crescere ogni anno e che avete espresso l’apertura ad aumentare il sostegno fornito e trovare nuovi modi di essere di servizio”.

E con il finanziamento ai progetti la fondazione partecipa alla missione della Chiesa: “Finanziando progetti, aiuti umanitari e borse di studio per persone provenienti da tutto il mondo, la Fondazione Papale partecipa alla missione evangelica in corso della Chiesa. La vostra generosità ha permesso a innumerevoli persone di sperimentare in modo concreto la bontà e la gentilezza di Dio nelle proprie comunità.

Molti sacerdoti e consacrati hanno anche potuto ricevere un’educazione avanzata dalle Università Pontificie di Roma che altrimenti non sarebbe stato possibile, formandole per essere futuri leader nella Chiesa. Probabilmente non incontrerai mai tutti coloro che hanno beneficiato della tua gentilezza, quindi nel loro nome esprimo un sentito apprezzamento”.

(Foto: Santa Sede)

Papa Leone XIV invita ad uno sguardo vero sulla realtà

“Vi saluto con affetto e vi ringrazio per la vostra presenza e per il vostro prezioso servizio che svolgete nella scuola. Il vostro lavoro è impegnativo, spesso silenzioso e non appariscente, e nondimeno molto importante per la crescita di tanti bambini, ragazzi e giovani”: questa mattina papa Leone XIV ha incontrato Leone XIV i docenti italiani di religione esortandoli ad essere ‘maestri credibili’,

Riprendendo la nota pastorale dei vescovi italiani sul significato dell’insegnamento della religione cattolica e soprattutto sant’Agostino il papa ha evidenziato il bisogno della ricerca interiore: “Lui parlava di una ricerca interiore alla quale da sempre sono legate, nell’essere umano, le grandi domande del vivere, il rapporto con Dio, con il creato e con gli altri, per cui la sete di infinito, insita in ciascuna persona, può diventare energia per promuovere pace, per rinnovare la società e per colmarne le contraddizioni”.

Per questo ha sottolineato il compito degli insegnanti: “In tale contesto il vostro servizio, espressione della cura della Chiesa per le nuove generazioni, è come un trampolino di lancio da cui ragazzi e giovani possono imparare a tuffarsi nell’affascinante avventura del dialogo interiore, e in questo costituisce un elemento indispensabile di quell’alleanza educativa di cui oggi c’è tanto bisogno”.

Un insegnamento che è anche espressione culturale: “Non solo. L’insegnamento della religione cattolica è una disciplina di grande valenza culturale, utile alla comprensione delle dinamiche storiche e sociali, nonché delle espressioni del pensiero, dell’ingegno e delle arti che hanno dato forma e continuano a plasmare il volto dell’Italia, dell’Europa e di tanti Paesi del mondo”.

Quindi deve essere un insegnamento dialogante con gli altri ‘saperi’ della cultura: “Tutto ciò entra nelle vostre lezioni, alla luce dell’insegnamento sempre attuale della Chiesa, in dialogo con gli altri campi del sapere e della ricerca religiosa, e soprattutto nello studio delle pagine inesauribili della Bibbia, da cui conosciamo Cristo, Figlio di Dio fatto uomo, rivelazione del volto del Padre e modello perfetto di umanità”.

E’ questo il compito dell’insegnante di religione, pur nella libertà del discente: “Così voi rendete accessibile alle nuove generazioni, nel pieno rispetto della libertà di ciascuno, ciò che altrimenti potrebbe restare incomprensibile e vago, mostrando come la vera laicità non escluda il fatto religioso, ma anzi ne sappia fare tesoro quale risorsa educativa. Questo è, del resto, parte di un atteggiamento più ampio, imprescindibile per ogni dialogo, nella scuola come nella società: conoscere e amare ciò che si è, per saper incontrare l’altro con rispetto e apertura”.

Ed ha sottolineato il titolo di queste giornate di incontro, che prende spunto da un motto di san Newman (‘Cor ad cor loquitur’): “Queste parole contengono la proposta di un cammino in cui la verità è la meta e la relazione personale la via per raggiungerla. Esse vi impegnano, attraverso l’insegnamento, ad aiutare i ragazzi a riconoscere una voce che in realtà già risuona in loro, a non seppellirla, né a confonderla con i rumori che li circondano. In un’epoca in cui viviamo costantemente assediati da stimoli di ogni genere, ridurre al silenzio quella voce è facilissimo”.

Ecco l’importanza della ricerca della verità: “Perciò, educare a sentirla o a ritrovarla è uno dei doni più grandi che si possano fare alle nuove generazioni. L’uomo non può vivere senza verità e significati autentici, e i giovani, anche se a volte sembrano apatici, o insensibili, dietro una facciata di apparente indifferenza, in realtà spesso nascondono l’inquietudine e la sofferenza di chi ‘sente troppo’ e in modo troppo intenso, senza riuscire a dare un nome a ciò che sperimenta”.

Quindi compito della scuola è insegnare al pensiero critico: “Fare scuola, perciò, significa formare le persone all’ascolto del cuore, e con ciò alla libertà interiore e alla capacità di pensiero critico, secondo dinamiche in cui fede e ragione non si ignorano, né tanto meno si oppongono, ma sono compagne di viaggio nella ricerca umile e sincera della verità. Per questo, educare richiede la pazienza di seminare senza pretendere risultati immediati, nel rispetto dei tempi di crescita della persona. E soprattutto, Newman insegna, richiede amore”.

E l’insegnamento si tramanda solo grazie a persone credibili, ma competenti ed animati dal ‘rigore’ culturale: “I vostri alunni non hanno bisogno di risposte preconfezionate, ma di vicinanza e onestà da parte di adulti che li affianchino con autorevolezza e responsabilità, mentre affrontano le grandi domande della vita. Essi ricorderanno gli occhi e le parole di chi ha saputo riconoscere in loro un dono unico, di chi li ha presi sul serio, di chi non ha avuto paura di condividere con loro un tratto di strada, mostrandosi a sua volta uomo e donna che cerca, pensa, vive e crede”.

In precedenza aveva ricevuto circa 190 rappresentanti del Partito Popolare Europeo, in occasione dei 50 anni della sua fondazione, invitandoli a mettere la relazione con le persone al centro del loro impegno: “Il compito precipuo di ogni azione politica è quello di offrire un orizzonte ideale, poiché la politica richiede di avere uno sguardo ampio sul futuro senza il timore, quando è necessario per il bene comune, di compiere scelte difficili e anche impopolari. In questo senso, essa è la ‘forma più alta di carità’, poiché può essere interamente dedicata all’edificazione del bene comune”.

Però l’ideale non si deve confondere con l’ideologia: “Perseguire un ideale non significa però esaltare un’ideologia. Quest’ultima infatti è sempre il frutto di una mistificazione della realtà e di una violenza su di essa. Qualunque ideologia distorce le idee e asservisce l’uomo al proprio progetto, mortificandone le vere aspirazioni, il suo ambire alla libertà, alla felicità e al benessere personale e sociale. L’Europa contemporanea sorge proprio dalla costatazione del fallimento dei progetti ideologici che l’hanno distrutta e divisa”.

Quindi centro dell’azione politica è il popolo: “Il popolo è il centro del vostro impegno e non potete prescindere da esso. Il popolo non è soltanto un soggetto passivo, destinatario delle proposte e decisioni politiche. Esso è anzitutto chiamato ad essere soggetto attivo, compartecipe di ogni azione politica. La presenza in mezzo alla gente e il suo coinvolgimento nel processo politico è il migliore antidoto ai populismi che ricercano solo facile consenso e agli elitismi che tendono ad agire senza consenso: due tendenze diffuse nel panorama politico odierno. Una politica “popolare” richiede tempo, condivisione di progetti e amore alla verità”.

Da qui l’invito ad avere uno sguardo ‘realistico’: “Essere cristiani impegnati in politica richiede di avere uno sguardo realistico, che parta dai problemi concreti delle persone, che anzitutto si preoccupi di favorire condizioni dignitose di lavoro che favorisca l’ingegno e la creatività delle persone di fronte ad un mercato sempre più spesso disumanizzante e poco appagante; che consenta di vincere la paura, apparentemente molto europea, di costituire una famiglia e di avere figli, di affrontare le cause profonde della migrazione, avendo cura per chi soffre, ma anche tenendo conto delle reali possibilità di accoglienza e integrazione nella società dei migranti”.

(Foto: Santa Sede)

L’educazione non è copiatura

“I recenti fatti di cronaca, tra cui la grave aggressione avvenuta in una scuola italiana, dove una docente è stata accoltellata da un proprio studente, hanno scosso profondamente il mondo della scuola e l’opinione pubblica. Si tratta di episodi che generano turbamento, preoccupazione e un senso di vulnerabilità diffuso tra chi ogni giorno abita la scuola come luogo educativo. Questo turbamento è comprensibile e legittimo. Allo stesso tempo, è importante che non si trasformi in demoralizzazione o in una percezione di impotenza”: questo è l’inizio di una lettera ‘aperta’ scritta dal Centro Psico-Pedagogico per l’educazione e la gestione dei conflitti, fondato dal prof. Daniele Novara, all’indomani dell’accoltellamento della prof.ssa Chiara Mocchi da parte di uno studente di 13 anni nei corridoi di una scuola a Trescore.

La lettera è un invito a leggere attentamente la realtà in cui i ragazzi crescono senza sottovalutare le responsabilità individuali: “Sempre più frequentemente, infatti, ci si trova di fronte a ragazzi e ragazze che faticano a stare dentro le contraddizioni dell’esperienza umana: faticano a tollerare la frustrazione, a gestire il limite, a riconoscere ed attraversare il conflitto senza esserne travolti. Eppure, è proprio nella capacità di stare dentro queste tensioni, nelle inevitabili conflittualità e contraddittorietà della vita, che si costruisce una competenza fondamentale per la crescita.

In questo senso, il compito educativo della scuola si conferma oggi più che mai centrale: non solo trasmettere conoscenze, ma offrire strumenti per imparare a gestire il conflitto, riconoscerlo e attraversarlo in modo costruttivo”.

Per il pedagogista Daniele Novara, docente del master in Formazione interculturale all’Università Cattolica di Milano ed autore dei libri ‘Non sarò la tua copia’ ed ‘Il papà peluche non serve a nulla’, è importante esplorare il ‘copione educativo’, consistente in un’impronta che è stata lasciata dai genitori e che segna la ‘forma’ che avremo da grandi, diventando un modo di vivere e di rapportarci alla vita..

Ma chi sono questi ‘padri peluche’?

“Siamo di fronte a una progressiva contrazione delle funzioni paterne come se questa figura non trovasse più una propria collocazione e una propria modalità. I nuovi padri, frutto dell’epoca narcisistica in cui siamo inderogabilmente immersi, sembrano dover espiare le colpe dei progenitori maschi, in una sorta di condanna senza fine che spesso li costringe in una posizione di marginalità rispetto ai figli e alle figlie. Dopo il periodo del ‘padre padrone’ ora non riescono a trovare una loro collocazione. Nel frattempo le madri non si fidano dei padri dei loro figli e quindi permangono anche nella fase dell’adolescenza quando dovrebbero essere i papà in prima linea”.

Perché si tende a ‘copiare’ nell’educazione dei figli?

“Il passaggio dall’essere figli a diventare genitori ci costringe in qualche modo a vedere la realtà da un altro punto di vista. Non siamo più quelli che ricevono l’educazione, ma coloro che la impartiscono. Un progetto non privo di insidie. Uno dei rischi principali è rappresentato dal ripetere l’educazione ricevuta oppure dal voler fare a tutti i costi l’opposto dei propri genitori.

I copioni educativi che ci vengono cuciti addosso sono rielaborati prevalentemente in tre modi: ‘passivo’, con un atteggiamento fatalistico e ripetitivo; ‘speculare’, facendo il contrario dell’educazione ricevuta; ‘consapevole’, l’educazione ricevuta viene utilizzata al meglio attuando cambiamenti dove necessario. Diventare genitori rappresenta un’occasione straordinaria per occuparsi non solo dei figli ma anche di sé stessi e attivare processi di crescita personale che altrimenti sarebbe difficile mettere in campo”.

Come è possibile superare l’educazione ricevuta?

“L’educazione ricevuta è una pelle che abitiamo, che ci capita addosso senza che ce ne accorgiamo veramente. Un tessuto senza forma che ci viene consegnato per la nostra crescita. Sta a ciascuno di noi decidere cosa fare con quel tessuto e quindi superare l’educazione ricevuta. Occorre individuare l’impalcatura della nostra crescita educativa, quali sono i ponteggi che la tengono in piedi e la rendono quella che è. Solo in questo modo si può affrancarsi dalla dipendenza infantile e smettere di esserne ostaggio”.

Nel testo scrive che ‘il riconoscimento da parte delle madri della figura del padre è una responsabilità anche delle mamme, nel non riconoscere la figura del papà’: è vero nella realtà?

“E’ giustificabile l’atteggiamento delle mamme, ma si potrebbe anche dire che i figli non possono pagare le colpe dei padri. Prendiamo gli ultimi casi di cronaca sui ragazzi con i coltelli: il padre è fondamentale in adolescenza per riuscire a gestire il senso del limite in maniera educativa. Molti di questi giovani che vanno in giro con un’arma bianca neanche lo vedono il padre: non c’è. Sono in casa con le mamme, punto e basta. Penso anche all’autolesionismo che dal punto di vista dei numeri è ben più significativo che non la violenza sugli altri”.

Per quale motivo gli adulti sono ‘influenzati’ dall’educazione ricevuta?

“L’educazione ricevuta fa parte di noi, è qualcosa con cui siamo stati cresciuti. Può essere intenzionale o esplicita, come quella scolastica o religiosa, oppure subliminale o implicita, un sistema inconscio di comunicazioni educative che agisce nelle relazioni intergenerazionali. Risulta inevitabile che influenzi la nostra vita adulta. Ricordiamo che l’educazione ricevuta avviene nel momento dell’infanzia, quel periodo in cui la dipendenza dall’adulto, in particolare dai genitori, è totale. Difficile sottrarsi”.

L’educazione dei ragazzi è tutta ‘colpa’ della famiglia?

“Direi solo in parte. Il ruolo principale è certamente affidato alla famiglia, ma sono convinto della necessità di creare una ‘comunità educante’ formata da tutte le persone che vivono in un territorio e che hanno il compito di accompagnare nella crescita le generazioni più giovani. Tutti coloro che si relazionano con bambini e ragazzi, futuri protagonisti della società, ne sono potenziali attori. I soggetti della comunità educante presentano precise competenze: sapersi ascoltare reciprocamente, cogliere i bisogni di coloro che sono più deboli, imparare a sostenere percorsi per favorire la condivisione, il confronto, la progettualità, la sicurezza e la vita in comune”.

E’ possibile gestire il conflitto?

“Assolutamente, il conflitto può essere gestito bene oppure male. Anni fa condussi con i miei collaboratori una ricerca sulla carenza e competenza conflittuale. La prima rappresenta l’incapacità di stare nella tensione relazionale vissuta più come una minaccia che una risorsa nei processi di convivenza. Il ‘carente conflittuale’ non è un litigioso, ma un intollerante al litigio, totalmente incapace di gestirlo. Il ‘competente conflittuale’ possiede invece la capacità di stare nella tensione relazionale affrontandola come una situazione che può essere gestita”.

Per quale motivo in una coppia è pericoloso ignorare l’infanzia uno dell’altro?

“E’ un attentato alla coppia, prima ancora che all’alleanza educativa dei due genitori. Tanti genitori mi dicono ‘preferisco educarlo io mio figlio, perché lui/lei ha avuto dei genitori pessimi’. Ma ti accorgi solo adesso che lui/lei ha avuto genitori pessimi e che la sua educazione per te ora pesa al punto che non gli consenti di toccare i tuoi figli, che sono anche suoi? Questo è un problema basilare di cui non si parla mai: se si decide di mettere al mondo figli, l’alleanza la si fa nella coppia.

Purtroppo tanti genitori mantengono l’alleanza originaria coi propri genitori invece che con il proprio partner e questo crea delle discussioni enormi. Quando si diventa genitori si passa da una dimensione di cura della propria infanzia nella coppia ad una dimensione di cura dei figli che vivono l’infanzia: quando questo avviene è un processo meraviglioso ed anche creativo, perché offriamo ai figli una possibilità in parte già liberata dalle catene più o meno negative che ci portiamo dietro”.

Quale copione educativo pesa di più: quello della madre o del padre?

“Pesa maggiormente il copione della madre: in assoluto non c’è partita. Ho parlato molte volte della profonda crisi dei maschi, oggi, in educazione. I padri devono essere sostenuti e incoraggiati. E’ un compito comune quello di liberarci dal patriarcato, ma non ci si libera del patriarcato trasformando il padre dei tuoi figli in un papà peluche”.

Un’altra componente educativa è la scuola, che sta diventando sempre più competizione: però se ‘la scuola non è una gara’, cos’è?

“La scuola appare ancora oggi fortemente dominata dalla dimensione del controllo e del giudizio con modalità di valutazione basate prevalentemente sui voti numerici; una scuola fatta di metodi frontali che implicano un ascolto sostanzialmente passivo da parte degli alunni. Occorre uscire dall’equivoco della scuola come una competizione tra chi arriva primo e chi arriva secondo e cominciare a considerarla il luogo eletto dell’apprendimento, dove gli studenti sono protagonisti e non antagonisti, dove imparano gli uni dagli altri e dove l’errore e i tentativi compiuti hanno una valenza evolutiva”.

Allora in questo processo di cambiamento la scuola può essere utile?

“Oggi non ci sono le condizioni. Gli insegnanti non vengono selezionati sulla base di una competenza professionale pedagogica. Inoltre, soprattutto all’infanzia ed alla primaria continua a prevalere la figura femminile: i bambini sono immersi in un mondo totalmente maternale con una riduzione anche della tensione a fare da soli, a vivere avventure, esperienze e quant’altro. Siamo arrivati a proporre i metal detector agli ingressi degli istituti: è il tracollo della scuola come ambiente dove anzitutto si impara a vivere”.

(Tratto da Aci Stampa)

La fragilità delle famiglie di oggi in uno studio del Centro Internazionale Studi Famiglia

Il tema del ‘CISF Family Report 2025’ ha come focus il benessere psicologico e relazionale delle persone e nasce dall’esigenza di chiarire come questo possa essere salvaguardato e protetto nella dialettica tra famiglie e società, ‘Il fragile domani. La famiglia alla prova della contemporaneità’, in presentazione nelle città italiane. L’ipotesi verificata in questa ricerca è che il benessere generale (salute) e psico-relazionale (equilibrio, serenità) di ogni individuo dipende dall’interazione dello stesso (con i suoi punti di forza e debolezze personali) con il contesto familiare e con quello sociale.

Tra le cause di ansia e di stress ci sono la salute in famiglia (45,2%), le difficoltà economiche (34,7%) e i problemi lavorativi (32,2%); infatti secondo il report il benessere personale, gestione della casa e la salute sono le prime tre voci di spesa a cui le famiglie hanno dovuto rinunciare. Intanto, le case sono sempre più digitali: il 58% dei nuclei con figli fa uso di ChatGPT quotidianamente.

La ricerca, intervistando un campione di 1.600 persone, ha evidenziato che nel 2024 le famiglie hanno tagliato molte spese, principalmente quelle per il benessere personale o il tempo libero (nel 32,5% dei casi), per la casa (32,4%), le cure sanitarie (18,5%), o le vacanze già preventivate (16,9%), ma hanno fatto di tutto per non comprimere quelle necessarie alle attività ricreative-educative dei figli (4,1%), oppure non rispettare la rata del mutuo o dell’affitto (il 2,9%, però, ha dovuto cedere). Dal punto di vista della salute, emerge una diffusa ‘vulnerabilità psicologica’: mentre oltre un terzo della popolazione (35,2%) segnala almeno un problema di salute, il 60% dichiara di soffrire di ansia e stress (24,9% ‘spesso’; 37,3% ‘a volte’).

A causarli, per il 45% del campione sono i problemi di salute personali e familiari, per il 34,7% i problemi economici, per il 32,2% i problemi lavorativi, come ha spiegato il direttore del CISF, Francesco Belletti: “Il fragile domani non è solo questione personale o individuale, ma riguarda la qualità di vita, la coesione sociale e il benessere dell’intera collettività. Per questo abbiamo voluto scattare una fotografia sullo stato di salute della società tra solitudini, difficoltà economiche e sfide educative”.

Quindi per il direttore del CISF dal punto di vista delle relazioni familiari “non si può dimenticare che le famiglie vivono oggi nel contesto culturale della società post-familiare, che sempre meno ne valorizza il ruolo sociale ed istituzionale. Dalle relazioni familiari è quindi legittimo aspettarsi protezione, promozione, libertà e appartenenza (e ciò è responsabilità diretta di ciascuna famiglia), ma questo non può più essere dato per scontato, e implica un gigantesco compito sociale, sia educativo verso le famiglie che di accompagnamento e sostegno nelle diverse fasi e passaggi critici della vita familiare, senza dimenticare la disponibilità di un supporto professionale vero e proprio.

Per questo sarà interessante verificare se i Centri per la famiglia previsti su tutto il territorio nazionale dall’ultimo Piano nazionale per la famiglia saranno in grado di promuovere nuove relazioni di cittadinanza attiva, più che offrire nuovi servizi professionali”.

Allora, quanto è importante il benessere psicologico per la famiglia?

“Più che di benessere psicologico parlerei di benessere psico-relazionale, perché il benessere di ogni persona è costruito e protetto prima di tutto dalle sue relazioni più corte, più ‘calde’, dalla presenza di persone significative con cui costruire i propri progetti di vita. Un posto dove sentirsi ‘a casa’, protetti e sostenuti. In caso contrario, solitudine, isolamento sociale e senso di impotenza possono crescere a dismisura, generando ansia, paura del futuro e incapacità di affrontare in modo positivo la realtà”.

Perché un report sul benessere psicologico delle persone nella famiglia?

“Nel dibattito attuale sulla famiglia in genere i riflettori vengono accessi sui problemi strutturali: povertà economica, politiche fiscali e di sostegno ancora insufficienti, conciliazione tra tempi lavorativi e di cura familiare, difficoltà per i giovani di trovare lavoro (e soprattutto lavoro ‘decente’), costi dell’abitare…  La lista è lunga, e verrebbe l’illusione di poter dire: ‘Se risolvessimo tutti questi nodi, se avessimo sufficienti risorse economiche, le famiglie non avrebbero più problemi’. Ma la concreta esperienza quotidiana delle famiglie ci dice che non è così: ci sono aspetti psico-relazionali che fanno la differenza: quando le relazioni familiari sono fragili o ‘cattive’, non bastano certo le risorse economiche per garantire il benessere delle persone e delle famiglie”.

La famiglia è fragile?

“Se si pensa alle circa 90.000 separazioni di coppia che avvengono ogni anno, difficile non rispondere: ‘Sì, la famiglia è fragile’. Però la fragilità (o vulnerabilità) è condizione generale della vita, nessuno può pensarsi invulnerabile. In altre parole, la fragilità delle famiglie non è ‘scandalosa’, non è un fallimento, ma va affrontata come un passaggio critico, in cui ricercare un nuovo equilibrio.  Ed ogni famiglia (i dati del Report Cisf 2025 sono molto chiari su questo) ha un proprio mix, unico ed irripetibile, di risorse e punti di difficoltà, che generano un percorso di proattività e ‘resilienza’: capacità, cioè, di attraversare le difficoltà senza perdere le proprie qualità. Alcune famiglie falliscono, ma la stragrande maggioranza riesce a tenere insieme i pezzi”.

Per quale motivo la famiglia è stressata?

“Gli elementi di stress sono di varia natura, e spesso sono compresenti, il che ovviamente rende la loro gestione più complessa: in prima battuta i dati segnalano problemi di salute delle persone (per oltre il 50% dei casi); segue il tema della cura (per figli e genitori anziani, per un terzo), e naturalmente le criticità economiche (circa il 20%). Ma (tema che ha poi dato anche titolo al volume) un elemento cruciale è una sorta di generale sfiducia e paura del futuro (guerre, pandemia, ecoansia), elemento che paralizza e genera un senso di impotenza”.

Un ulteriore motivo di conflitto familiare riguarda l’uso delle nuove tecnologie: a quale sfida educativa è chiamata la famiglia?

“Per i genitori il mondo digitale dei propri figli è spesso poco accessibile, a volte incomprensibile, e la rapidità dei mutamenti tecnologici accentua le difficoltà: non abbiamo ancora capito bene come gestire social e smartphone, tra divieti e accompagnamento, che subito diventa indispensabile capire cosa succede con l’intelligenza artificiale. E spesso i genitori si sentono, ancora, ben poco competenti. Eppure è un mondo da abitare, perché ormai tutti viviamo on life, in un mondo in cui il digitale non è ‘altrove’, ma è strettamente connesso con ogni aspetto della vita quotidiana”.

Prendendo spunto dal caso della famiglia di Palmoli: cosa significa oggi esercitare la genitorialità?

“La storia della ‘famiglia nel bosco’ è davvero complicata; se il modello di vita scelto sembra estremo  (antidigitale, antitecnologico, con rischio di isolamento sociale, ma anche con altissima condivisione di tempi tra genitori e figli), mi è sembrato estremo anche un intervento così radicale, e prolungato nel tempo, ormai, quale l’allontanamento dei bambini dai loro genitori. In ultima analisi, mi pare che oggi la fatica e la sofferenza dei bambini per un incomprensibile distacco dai genitori sia la grande dimenticata. Ed andrebbe invece affrontata come priorità assoluta”.

(Tratto da Aci Stampa)

151.11.48.50