Papa Leone XIV: Gesù è il pane che rinnova

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“Vi ringrazio tanto per la vostra accoglienza, così piena di fede che mi tocca il cuore, ed è di grande conforto per la mia missione. Grazie! Mi ha colpito sentire che voi chiamate questo luogo ‘lar’, che parla di famiglia. Ringrazio Dio per questo, e spero che tutti voi possiate davvero vivere qui in un ambiente familiare, per quanto possibile”: questa mattina papa Leone XIV si è recato nel Lar de Assistência a pessoa idosa, struttura finanziata dal governo che accoglie circa 60 uomini e donne malati o abbandonati e maltrattati dalle famiglie con l’accusa di stregoneria.

Raccontando la convivialità di Gesù il papa ha sottolineato l’amicizia con Lazzaro: “Gesù amava stare a casa dei suoi amici. Il Vangelo ci dice che andava nella casa di Pietro, a Cafarnao, dove un giorno guarì la sua suocera. Ci ricorda la sua amicizia con Maria, Marta e Lazzaro: nella loro casa, a Betania, era accolto come Maestro e Signore e nello stesso tempo con familiarità”.

Ma la dimora di Gesù è in ogni casa che lo accoglie: “Allora, carissimi, mi piace pensare che Gesù abita anche qui, in questa casa. Sì, Lui dimora in mezzo a voi ogni volta che cercate di volervi bene e di aiutarvi a vicenda come fratelli e sorelle. Ogni volta che, dopo un’incomprensione o una piccola offesa, sapete perdonarvi e riconciliarvi. Ogni volta che, alcuni di voi o tutti insieme, pregate con semplicità e umiltà”.

La visita si è conclusa con la sottolineatura che la cura dei fragili è segno della qualità della vita: “Esprimo il mio apprezzamento alle Autorità angolane per le iniziative in favore degli anziani più bisognosi, come pure a tutti i collaboratori e ai volontari. La cura delle persone fragili è un segno molto importante della qualità della vita sociale di un Paese.

E non dimentichiamo: le persone anziane non vanno solo assistite, vanno prima di tutto ascoltate, perché custodiscono la saggezza di un popolo. E dobbiamo loro riconoscenza, perché hanno affrontato grandi difficoltà per il bene della comunità”.

Al termine della visita il papa ha celebrato messa nella spianata di Saurimo con 30.000 fedeli, sottolineando che la Chiesa è popolo in cammino: “Questa è la Buona Notizia, il Vangelo che scorre come sangue nelle vene, sostenendoci lungo la strada. Una strada che oggi mi ha portato qui, con voi! Nella gioia e nella bellezza della nostra assemblea, riunita nel nome di Gesù, ascoltiamo con cuore aperto la sua Parola di salvezza, perché ci fa riflettere sul motivo e sul fine per i quali seguiamo il Signore”.

Gesù è diventato uomo per manifestare la volontà di Dio: “Quando il Figlio di Dio si fa uomo, infatti, compie gesti eloquenti per manifestare la volontà del Padre: fa luce nelle tenebre donando la vista ai ciechi, dà voce agli oppressi sciogliendo la lingua dei muti, sazia la nostra fame di giustizia moltiplicando il pane per i poveri e i deboli. Chi sente parlare di queste opere, si mette alla ricerca di Gesù. Al contempo, il Signore vede nel nostro cuore e ci chiede se lo cerchiamo per gratitudine o per interesse, per calcolo o per amore”.

Però Gesù avverte che chi lo segue è per un incontro con una persona: “Le sue parole rivelano i progetti di chi non desidera l’incontro con una persona, ma il consumo di oggetti. La folla vede Gesù come uno strumento per altro, un erogatore di servizi. Se Egli non desse loro qualcosa da mangiare, i suoi gesti e i suoi insegnamenti non interesserebbero”.

E’ un avvertimento contro la superstizione: “Questo accade quando alla fede autentica si sostituisce un commercio superstizioso, nel quale Dio diventa un idolo che si cerca solo quando ci serve, finché ci serve. Persino i più bei doni del Signore, che sempre si prende cura del suo popolo, diventano allora una pretesa, un premio o un ricatto, e vengono fraintesi proprio da chi li riceve”.

Ed ha ripetuto che Gesù non è un ‘santone’: “Il racconto evangelico ci fa dunque capire che esistono motivi sbagliati per cercare Cristo, anzitutto quando viene considerato un santone [gurù] o un portafortuna. Anche il fine che quella folla si propone è inadeguato: non cercano infatti un maestro cui volere bene, ma un leader da riverire per tornaconto”.

Però Gesù non respinge nessuno con l’invito alla conversione: “Ben diverso è l’atteggiamento di Gesù verso di noi: Egli, infatti, non respinge questa ricerca insincera, ma la sprona a convertirsi. Non caccia via la folla, ma invita tutti a esaminare cosa palpita nel nostro cuore. Cristo ci chiama a libertà: non vuole servi o clienti, ma cerca fratelli e sorelle cui dedicarsi con tutto sé stesso”.

E’ un invito a seguire ciò che dice: “Per corrispondere con fede a questo amore, non basta sentir parlare di Gesù: occorre accogliere il senso delle sue parole. Non basta nemmeno vedere quello che Gesù fa: occorre seguire e imitare la sua iniziativa. Quando nel segno del pane condiviso vediamo la volontà del Salvatore, che dà sé stesso per noi, allora ci avviciniamo all’incontro vero con Gesù, che diventa sequela, missione e vita”.

E’ un invito a mangiare il cibo per la vita eterna: “Con queste parole, Cristo indica il suo vero dono per noi: non ci chiama al disinteresse per il pane quotidiano, che anzi moltiplica in abbondanza e insegna a chiedere nella preghiera. Ci educa al modo giusto di cercare il pane della vita, cibo che ci sostiene per sempre. Il desiderio della folla trova così una risposta ancor più grande e sorprendente: Gesù non ci dà un cibo che finisce, ma un pane che non ci fa finire, perché è cibo di vita eterna”.

Attraverso l’Eucarestia Gesù diventa ‘pane vivo’: “Il suo dono fa luce sul nostro presente: oggi vediamo, infatti, che molti desideri della gente sono frustrati dai violenti, sfruttati dai prepotenti e ingannati dalla ricchezza. Quando l’ingiustizia corrompe i cuori, il pane di tutti diventa possesso di pochi. Davanti a questi mali, Cristo ascolta il grido dei popoli e rinnova la nostra storia: da ogni caduta ci rialza, in ogni sofferenza ci conforta, nella missione ci incoraggia.

Come il pane vivo che sempre ci dà, l’Eucaristia, così la sua storia non conosce fine, e perciò toglie la fine, cioè la morte, dalla nostra storia, che il Risorto apre con la forza del suo Spirito. Cristo vive! Egli è il nostro Redentore. Questo è il Vangelo che condividiamo, rendendo fratelli tutti i popoli della terra. Questo è l’annuncio che trasforma il peccato in perdono. Questa è la fede che salva la vita!”

Ecco il motivo per cui la Pasqua è per ciascuno: “Noi non siamo venuti al mondo per morire. Noi non siamo nati per diventare schiavi né della corruzione della carne, né di quella dell’anima: ogni forma di oppressione, violenza, sfruttamento e menzogna nega la risurrezione di Cristo, dono supremo della nostra libertà”.

La Pasqua è liberazione: “Questa liberazione dal male e dalla morte, infatti, non accade soltanto alla fine dei giorni, ma nella storia di tutti i giorni. Cosa dobbiamo fare per accogliere tale dono? Il Vangelo stesso ce lo insegna: ‘Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato’. Sì, crediamo! Oggi, insieme lo diciamo con forza e con gratitudine verso di Te, Signore Gesù. Vogliamo seguirti e servirti nel nostro prossimo: la tua parola è per noi regola di vita, criterio di verità”.

Ed  ha concluso con l’invito a seguire la testimonianza dei martiri: “Carissimi, la testimonianza dei martiri e dei santi ci incoraggia e ci sprona a un cammino di speranza, di riconciliazione e di pace, lungo il quale il dono di Dio diventa l’impegno dell’uomo nella famiglia, nella comunità cristiana, nella società civile.

Percorrendolo insieme, alla luce del Vangelo, la Chiesa in Angola cresce secondo quella fecondità spirituale che inizia dall’Eucaristia e prosegue nella cura integrale di ciascuna persona e di tutto il popolo. In particolare, la vitalità delle vocazioni che sperimentate è segno della corrispondenza al dono del Signore, sempre abbondante per chi lo accoglie con cuore puro. Grazie al Pane di vita nuova, che oggi condividiamo, possiamo proseguire nel cammino di tutta la Chiesa, che ha per meta il Regno di Dio, per luce la fede e per anima la carità”.

(Foto: Santa Sede)

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