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Devotio 2026: il futuro dei luoghi di culto tra fede e bene culturale
Chiese e basiliche nascono come luoghi di culto e per la vita spirituale, ma oggi il loro numero sembra essere esuberante rispetto alle reali esigenze delle comunità di fedeli ancora praticanti. In ambito ecclesiale, e non solo, ci si è iniziati quindi ad interrogare su quali siano le possibili trasformazioni e le diversificazioni d’uso che questi edifici sacri possano affrontare senza snaturarne la missione originale.
E’ a questo interrogativo che cercherà di rispondere ‘Devotio 2026’, quinta edizione della più grande fiera nel mondo e l’unica in Italia sui prodotti devozionali e i servizi per il settore religioso, che si svolge fino al 3 febbraio a BolognaFiere. Questa manifestazione, a cui partecipano 229 espositori provenienti dall’Italia e da altri 17 Paesi, prevede anche un ricco programma culturale sul tema ‘Spazio liturgico: luogo della fede, bene culturale’ con una serie di conferenze ed esposizioni con la partecipazione di sacerdoti, religiose, docenti ed esperti.
Il programma culturale di ‘Devotio 2026’ prevede una decina di conferenze, workshop e tavole rotonde, che affronteranno temi come la chiesa spazio dell’ecclesia, arte e letteratura in dialogo con il sacro, il canto e la musica nella liturgia, il restauro delle chiese e delle campane e il diritto ecclesiastico italiano.
In programma anche tre mostre: ‘Oltre i percorsi’, che propone le opere realizzate da undici giovani artisti che hanno partecipato, negli anni dal 2017 al 2024, all’iniziativa ‘Percorsi di riavvicinamento: artisti contemporanei a confronto con il mistero cristiano’, curata dal Comitato scientifico di Devotio e dal Centro Studi per l’architettura sacra ‘Cardinale Giacomo Lercaro’; ‘Casule d’artista’, con l’esposizione di dieci vesti liturgiche disegnate da altrettanti artisti nell’ambito di un’iniziativa di Atelier Sirio; e ‘Via Crucis’ di Filip Moroder Doss con scene tratte dalle meditazioni di papa san Giovanni Paolo II per la Via Crucis biblica celebrata al Colosseo nel 2002. Previsti anche due eventi in città a Bologna: la visita sul tema ‘Sguardi sull’arte e sull’architettura’ presso il Museo d’arte Lercaro ed il concerto ‘Musica sacra: tra Rinascimento e Contemporaneo’ del Coro Sibi Consoni-Accademia Vocale di Genova nella Basilica di san Petronio.
‘Devotio 2026’ ha ricevuto anche i patrocini dal Dicastero per la Cultura e l’Educazione, dall’Ufficio Nazionale per i Beni Culturali Ecclesiastici e l’Edilizia di Culto della Conferenza Episcopale Italiana, dall’Ufficio Liturgico Nazionale della Conferenza Episcopale Italiana, dalla Chiesa di Bologna, dalla FACI-Federazione tra le Associazioni del Clero in Italia, dalla FIUDAC/S-Federazione italiana tra le Unioni Diocesane Addetti al Culto, dall’Associazione Musei Ecclesiastici Italiani. Partner della manifestazione sono inoltre Fondazione Culturale San Fedele e Provincia Italiana Pie Discepole del Divin Maestro. Digital partner è il Marketplace Ereligio.com, mentre media partner sono Edizioni San Paolo, Emil Edizioni (D’A) e Chiesa Oggi.
Il comitato scientifico è coordinato dall’architetto Claudia Manenti, direttrice della Fondazione Centro Studi per l’Architettura Sacra ‘Card. Giacomo Lercaro’ ETS e coordinatrice del Comitato Scientifico e della proposta culturale di Devotio2026, a cui abbiamo chiesto spiegazione del titolo del tema di quest’anno, intitolata ‘Spazio liturgico: luogo della fede, bene culturale’:
“La proposta culturale di Devotio 2026 ha scelto il titolo ‘Spazio liturgico: luogo della fede, bene culturale’, perché intende proporre una riscoperta dell’importanza dello spazio liturgico per la vita della comunità cristiana, approfondendo gli aspetti simbolici e le modalità pratiche di valorizzazione dei luoghi celebrativi. In un’epoca dove anche le liturgie sono soggette a una tendenza alla virtualizzazione che fa inevitabilmente perdere di rilievo all’esperienza sensoriale e spaziale, fermarsi a riflettere sul ruolo dell’edificio liturgico e delle sue espressioni artistiche per la vitalità della comunità cristiana può essere utile per vivere con maggiore consapevolezza la valorizzazione delle chiese come luoghi di cultura artistica e architettonica che manifestano in forme visibili il ‘credo’ che la comunità cristiana vive nel tempo e nello spazio”.
Un luogo della fede può essere anche un luogo culturale?
“Le attività culturali di ‘Devotio’ di quest’anno intendono affrontare il tema del possibile utilizzo extra-liturgico degli edifici sacri. Infatti, se è vero che le chiese sono molto spesso degli scrigni di opere d’arte e degli spazi che ben si prestano a eventi collettivi, è necessario che quanto avviene in essi si armonizzi con i contenuti liturgici per i quali questi edifici sono stati costruiti. Negli appuntamenti in programma si affronteranno, infatti, i temi relativi alla relazione tra architettura e liturgia nell’epoca del virtuale, a quali usi extra-liturgici sono possibili e quali le precauzioni è necessario prendere per i nuovi adeguamenti architettonici, oltre ai temi della ristrutturazione delle chiese e della sperimentazione dei suoi adeguamenti. Una novità di questa edizione di Devotio riguarda l’ampio spazio dato dal tema della musica sacra che unisce liturgia e cultura”.
Come si può distinguere un evento di fede da un evento culturale all’interno di un luogo sacro?
“L’architettura edificata dalla comunità cristiana come luogo della liturgia eucaristica è, in tutti i secoli, immagine della volontà di imprimere nella materia i cardini della fede, accentuando di epoca in epoca gli aspetti del messaggio evangelico che più si prestano ad interpretare la sensibilità del momento. Le chiese sono i luoghi dove la comunità cristiana si ritrova per celebrare l’Eucarestia, ma chi vive la grazia del Battesimo desidera manifestare e proporre anche a chi ne è distante la propria visione di vita; in questo senso le attività culturali approfondiscono e diffondono la profondità del messaggio cristiano declinato nelle realtà del contemporaneo”.
Da questi spazi quale proposta di Chiesa emerge?
“Nella consapevolezza che lo spazio che la comunità cristiana realizza e nel quale celebra non può che essere un’immagine della vitalità spirituale della Chiesa stessa, è necessario chiedersi e confrontarsi su come la proposta spirituale della ‘Buona Novella’ possa essere oggi declinata in termini spaziali per coinvolgere le nuove generazioni e quanti gravitano ai margini della comunità ancora non attratti dalla novità della risurrezione di Cristo”.
In quale modo si rapportano con la fede gli artisti contemporanei?
“Oggi, come non mai, il mondo dell’arte e la formazione degli artisti sono molto lontani dal cristianesimo e spesso non ne conoscono la proposta di spiritualità. Devotio ha sempre voluto dare spazio all’arte per dimostrare che anche oggi fede e un’arte qualitativamente elevata possono alimentarsi vicendevolmente. Nell’edizione di ‘Devotio 2026’ sarà presente la mostra ‘Oltre i Percorsi’ che propone una visione d’insieme delle opere scaturite dalle quattro edizioni dei ‘Percorsi di riavvicinamento: Artisti contemporanei a confronto con il mistero cristiano’, svolte in occasione delle precedenti edizioni di Devotio, integrando le opere già presentate con altri lavori realizzati dai giovani artisti, anche non a soggetto sacro”. Ulteriori informazioni su www.devotio.it.
(Foto: Devotio)
Il Convegno Teologico sul ‘Sangue di Cristo ed Eucaristia’
Venerdì 21 novembre 2025, alle ore 14:30, presso l’Aula 200 della Pontificia Università Lateranense, si terrà il Convegno Teologico dal titolo: «Sangue di Cristo ed Eucaristia. L’“altra metà della cena”: una ricchezza da non perdere». Questo appuntamento è promosso dal Centro Studi Unione Sanguis Christi della Congregazione dei Missionari del Preziosissimo Sangue.
Don Benedetto Labate, direttore della Provincia Italiana della Congregazione, afferma che «dal punto di vista storico, il Convegno del Centro Studi rappresenta una tradizione consolidata per noi Missionari del Preziosissimo Sangue, per le Adoratrici del Sangue di Cristo, e anche per altre famiglie spirituali legate alla devozione al Sangue di Cristo. Fin dagli anni Sessanta, i nostri missionari si sono impegnati nella ricerca scientifica e nello studio approfondito di questa spiritualità.
Conserviamo infatti importanti trattati teologici, spirituali, biblici, pastorali, antropologici e patristici sul Sangue di Cristo, un patrimonio di inestimabile valore. Desidero ringraziare personalmente don Giacomo Manzo, direttore del Centro Studi, che da qualche anno ha deciso di riprendere questa tradizione e portarla avanti con dedizione. Allo stesso modo, non posso tacere il ruolo fondamentale che in maniera inestimabile ricopre il prof. don Luigi Maria Epicoco nella realizzazione dell’evento, dalla scelta del tema ai contatti con i singoli relatori.
Questo impegno ci permette di crescere, come ci insegna Gesù nel Vangelo, nella verità e nella ricerca del bene dell’umanità. Il Sangue che ci ha redenti, riconciliati, santificati e giustificati continua a offrirci spunti di riflessione e di crescita non solo sul piano intellettuale, ma anche sul piano umano e cristiano, rendendo questo evento un’opportunità preziosa per tutti noi».
Don Giacomo Manzo, direttore del Centro Studi Unione Sanguis Christi, evidenzia che «quest’anno, il tema che abbiamo scelto è questo: “Sangue di Cristo ed Eucaristia – L’ ʻaltra metà della cenaʼ: una ricchezza da non perdere”. Approfondiremo, infatti, attraverso un percorso teologico, biblico, patristico, spirituale e soprattutto liturgico-sacramentario l’importanza, la specificità e, appunto, la ricchezza del significato del sangue nell’Eucaristia.
Vari studiosi della liturgia affronteranno questo tema, fino anche ad una riflessione sulla comunione e adorazione sotto le due specie. Già il padre della Chiesa san Cipriano, in una sua lettera molto celebre per noi Missionari (n. 63), scriveva: “Gli indugi dei fratelli dinanzi ai pentimenti della persecuzione, che ripetono la passione di Cristo, traggono origine da qui, dal fatto che già durante il sacrificio si sono assuefatti ad arrossire del sangue di Cristo … in che modo potremmo noi versare il sangue per il Cristo, se ci vergogniamo di bere il suo sangue?”.
Questo è solo un esempio per sottolineare, come ci disse Papa Francesco nell’udienza con la USC, che “il sangue di Cristo ci spinge a donare la vita per Dio e i fratelli senza risparmio…”, poiché appunto nessun altro segno rispetto a quello del sangue di Cristo è “così eloquente per esprimere l’amore supremo della vita donata agli altri”. Sarà un convegno ricchissimo di spunti di meditazione e di provocazioni per noi cristiani».
Molteplici saranno i docenti coinvolti nel Convegno come relatori: Riccardo Ferri (Pro-Rettore della Pontificia Università Lateranense), Ildebrando Scicolone, Giuseppe Midili, Valentina Angelucci, Daniele Pinton e Luigi Maria Epicoco.
Turismo Religioso, Maimone: I miracoli eucaristici sono il segno vivo dell’incontro con Dio
In un’epoca segnata da velocità, distrazione e frammentazione, si fa strada un richiamo silenzioso ma profondo, che invita l’uomo a ritrovare la propria anima e la sua originaria vocazione alla trascendenza. E’ in questo contesto che nasce il progetto ‘Voucher – Il Turismo dell’Anima’, ideato e promosso da Biagio Maimone, Coordinatore per l’Italia della Rete Mondiale del Turismo Religioso (RMTR), in collaborazione con l’agenzia Ventisetteviaggi di Anna Di Maria e con il conduttore televisivo Paky Arcella.
Questo itinerario si propone come un’esperienza spirituale, culturale e rigenerativa, in cui il viaggio diviene atto contemplativo, incontro con il Mistero, ma anche strumento di crescita economica, sostenibilità e valorizzazione dei territori. E’ un modello di turismo innovativo ed esperienziale, che supera la logica del consumo per riscoprire il viaggio come via di conoscenza, di preghiera e di comunione.Ogni percorso è pensato per risvegliare la coscienza, per unire fede e cultura, arte e natura, memoria e futuro — nel segno di una spiritualità viva e incarnata.
L’iniziativa trae ispirazione dai miracoli eucaristici, straordinari segni della Presenza reale di Cristo nel Sacramento dell’altare. Essi costituiscono la testimonianza più viva dell’amore di Dio che si fa carne e rimane tra gli uomini per donar loro la grazia della Sua vicinanza. Attualmente, i miracoli eucaristici riconosciuti ufficialmente dalla Chiesa sono ventidue, ma recenti studi condotti in Italia (nell’ambito della ricerca teologica, storica e antropologica) ne documentano circa quaranta, diffusi in tutto il Paese, in luoghi che rappresentano un tesoro spirituale di fede e di bellezza.
Tra i più celebri si annoverano: Lanciano (Abruzzo), Bolsena-Orvieto (Umbria), Siena (Toscana), Cascia (Umbria), Alatri (Lazio), Trani (Puglia), Offida (Marche), Firenze, Turin e Macerata. Ogni miracolo rappresenta un segno di alleanza tra cielo e terra, un evento che parla non solo ai credenti ma all’intera umanità, perché restituisce senso, speranza e stupore al cuore dell’uomo.
Maimone ha sottolineato: “Il progetto ‘Voucher – Il Turismo dell’Anima’ nasce come un segno che richiama alla sorgente stessa del nostro essere. I miracoli eucaristici non sono reliquie di un passato remoto, ma manifestazioni viventi della Grazia, centri di energia spirituale che continuano a parlare al cuore del mondo. Attraverso questo itinerario vogliamo proporre un turismo che sia incontro, non evasione: un incontro con Dio, con l’altro, con il creato e con la propria interiorità.
E’ un cammino che rigenera: rigenera i luoghi, le comunità, il senso della vita. Qui la bellezza diventa sacramento, l’arte diventa preghiera, e il viaggio si trasforma in un atto d’amore e di lode. Chi intraprende questo cammino impara a camminare con il silenzio nel cuore, perché nel silenzio risuona la voce che parla oltre le parole, e in quella voce si riconosce la misericordia che tutto abbraccia”.
‘Voucher – Il Turismo dell’Anima’ non si limita a promuovere la devozione o la conoscenza dei luoghi sacri: esso aspira a trasformare il modo stesso di intendere il turismo. Propone una nuova visione integrale, dove la fede incontra la responsabilità sociale e l’economia si trasfigura in etica e comunione. Il turismo, in questa prospettiva, diventa via di fraternità, sviluppo e sostenibilità, capace di unire l’uomo alla sua terra, la comunità al proprio destino spirituale, la cultura al Mistero che la fonda.
Ogni tappa di questo viaggio sarà concepita come esperienza immersiva, dove il pellegrino sarà invitato a vivere il luogo, non solo a visitarlo: a respirarlo, ascoltarlo, contemplarlo. E’ un turismo che non si misura in chilometri percorsi, ma in profondità di sguardo; non accumula immagini, ma trasforma il cuore. E’ un’economia dello spirito, dove la bellezza non si consuma ma si condivide, e la crescita diventa sinfonia tra creato e creatura. In questa visione si inscrive la luminosa figura di san Carlo Acutis, giovane beato, innamorato dell’Eucaristia e testimone di una fede capace di coniugare spiritualità e modernità.
Fu proprio lui a creare la celebre mostra digitale sui miracoli eucaristici del mondo, oggi tradotta in decine di lingue e diffusa in oltre cento Paesi. San Carlo, con la sua purezza di cuore e la sua intelligenza profetica, ha saputo mostrare come la tecnologia possa divenire strumento di evangelizzazione e di comunione, unendo i popoli nel segno dell’Eucaristia. Il suo esempio ispira ‘Voucher – Il Turismo dell’Anima’, che vuole accompagnare ogni viaggiatore in un cammino di luce, dove la fede si rinnova, la cultura si apre al divino e la vita diventa preghiera.
Questo progetto, attualmente in fase di strutturazione, rappresenta un nuovo paradigma di turismo religioso e culturale, in cui arte, fede, storia e sostenibilità si fondono in un’unica sinfonia spirituale.
Esso invita l’uomo del nostro tempo a riscoprire il senso del pellegrinaggio come atto di bellezza e di fraternità universale, e a riconoscere in ogni luogo visitato la presenza viva di Dio che abita il mondo:
“Quando il viaggio si trasforma in miracolo, conclude Maimone, ogni passo diventa luce, ogni incontro diventa grazia, e ogni anima ritrova se stessa nel respiro dell’Eterno. Il turismo dell’anima è la via nuova di un’umanità che vuole tornare a vedere il mondo come sacramento di Dio e la terra come dimora dell’infinito”.
Le presunte apparizioni di Dozulé non sono soprannaturali
“O croce, tu sei la grande misericordia di Dio, o croce, gloria del cielo, o croce, eterna salvezza degli uomini, o croce, terrore per i cattivi e potenza per i giusti e luce per quelli che credono. O croce che hai reso possibile al Dio incarnato di salvare il mondo e all’uomo di regnare in Dio nel cielo, per te è apparsa la luce della verità e la notte del male è fuggita. Tu hai distrutto i templi degli dei abbattuti dai popoli credenti, tu sei il vincolo della umana pace riconciliando l’uomo con l’alleanza di Cristo mediatore. Tu sei diventata la scala dell’uomo per la quale possa essere trasportato al cielo. Sii sempre per noi credenti colonna e ancora affinché la nostra casa rimanga ben salda e sia ben guidata la nostra barca, che ha confidato nella croce e che ha ottenuto dalla croce la fede e la corona”.
Con questo ‘canto’ alla Croce di Cristo di Paolino di Nola inizia la lettera del prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede, card. Victor Manuel Fernández, che conferma in modo definitivo il parere negativo, proposto da mons. Jacques Habrt, vescovo di Bayeux-Lisieux, sul fenomeno che ha coinvolto la presunta veggente Madeleine Aumont, avvenuto negli anni ’70 e legato al progetto di erigere una croce luminosa di enormi dimensioni che avrebbe garantito remissione dei peccati e salvezza a coloro che vi si sarebbero avvicinati.
Dopo le prese di posizione dei vescovi di questa diocesi anche il Dicastero per la Dottrina della Fede “non ha mancato di sostenere l’operato dei vescovi della diocesi di Bayeux-Lisieux nel difficile compito di far fronte a delle problematiche che hanno continuato a generare confusione. E, nell’interesse superiore del bene dei fedeli, ha esortato da una parte a continuare a vigilare sul fenomeno delle presunte apparizioni e dall’altra a ricondurre l’eventuale erezione di croci nel solco del sano culto della Santa Croce”.
Ultimamente anche il vescovo della diocesi aveva chiesto al Dicastero un approfondimento di questo fenomeno: “A tal fine, Ella ha proposto come conclusione del discernimento, secondo quanto stabilito dalle Norme per procedere nel discernimento di presunti fenomeni soprannaturali, al n. 22, una declaratio de non supernaturalitate, mediante la quale il Dicastero La autorizza a dichiarare in maniera definitiva che il fenomeno delle presunte apparizioni di Dozulé è riconosciuto come non soprannaturale, cioè che non ha un’autentica origine divina”.
Il problema principale su cui si è espresso il Dicastero riguarda la costruzione di una croce luminosa e di alcuni temi fondamentali per la fede cristiana: “Il messaggio principale delle presunte apparizioni di Dozulé include la richiesta di costruire una croce luminosa, denominata “Croce Gloriosa”, alta 738 metri, visibile da lontano, come simbolo di redenzione universale e segno della sua prossima venuta nella gloria.
In particolare, poi, il contenuto dei presunti messaggi, pur contenendo esortazioni alla conversione, alla penitenza e alla contemplazione della Croce (temi certamente centrali nella fede cristiana) solleva alcune questioni teologiche delicate che meritano un chiarimento, affinché la fede dei fedeli non venga esposta al rischio di deformazioni.
Tali questioni sono relative al valore della Croce, alla remissione dei peccati e all’annuncio di un ritorno imminente del Signore. Su tali tematiche si rendono, dunque, necessarie alcune precisazioni, affinché l’annuncio dell’amore misericordioso di Cristo, rivelato nel mistero della Croce, non venga alterato da elementi che ne offuschino la verità centrale”.
Per il Dicastero della Fede alcuni messaggi rischiano di sottovalutare il mistero della Croce: “Alcune formulazioni contenute nei presunti messaggi di Dozulé insistono nella costruzione della ‘Croce Gloriosa’, quale segno nuovo, necessario alla salvezza del mondo, o mezzo privilegiato per ottenere il perdono e la pace universale. Si parla a volte di ‘moltiplicare il segno’, come se tale diffusione costituisse una missione imposta da Cristo stesso”.
Infatti questa richiesta di erezione rischia di distrarre dal vero mistero della Croce: “La richiesta di erigere questa croce è da ritenersi come una duplicazione indebita del segno della Croce, una sovrapposizione simbolica al mistero della redenzione, quasi come se servisse un nuovo ‘monumento redentivo’ per il mondo moderno.
Ma la fede cattolica insegna che la potenza della Croce non ha bisogno di essere replicata, perché essa è già presente in ogni Eucaristia, in ogni chiesa, in ogni credente che vive unito al sacrificio di Cristo. Questo simbolo nuovo rischierebbe di spostare l’attenzione dalla fede al segno visibile, rendendolo assoluto e alimentando una sorta di ‘sacralità materiale’ che non appartiene al cuore del cristianesimo”.
Il valore della Croce deve attrarre a Cristo: “D’altra parte, un segno di fede, per essere autentico, deve rimandare a Cristo, non attirare a sé. La Croce di Gerusalemme è ‘sacramento del sacrificio salvifico’, mentre una croce monumentale come quella di Dozulé rischia di diventare ‘simbolo di un messaggio autonomo’, separato dall’economia sacramentale della Chiesa. Nessuna croce, reliquia o apparizione privata può sostituire i mezzi di grazia stabiliti da Cristo”.
Infatti la Croce è un ‘sacramentale dell’amore ‘redentore’: “Nella tradizione della Chiesa, la croce non è solo un simbolo o un ricordo storico, ma un segno che rimanda a una grazia e dispone a riceverla. I sacramentali, come insegna il Catechismo della Chiesa Cattolica, sono segni sacri istituiti dalla Chiesa per disporre le persone a ricevere l’effetto principale dei sacramenti e per santificare le varie circostanze della vita. Una croce, quando è benedetta e venerata con fede, partecipa di questa realtà: non conferisce la grazia in sé, ma la richiama e la suscita nel cuore di chi la contempla, cioè opera come una disposizione che motiva, attira, propone”.
La Croce è un atto di fede: “Il fedele che porta al collo una croce benedetta compie un atto di fede incarnata: rende presente sul suo corpo e nella sua vita il mistero della redenzione. E’ un gesto che deve condurre alla conformazione interiore: ‘Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua’. Portare una croce non è allora solo un atto devozionale, ma una chiamata a vivere ogni giorno il Vangelo della croce: l’amore che si dona, la pazienza nelle prove, la speranza che vince la sofferenza”.
Il documento si conclude con l’affermazione che la Croce educa ad una ‘spiritualità concreta’: “La venerazione della Croce educa così a una spiritualità concreta, fatta di fede incarnata: non un’astrazione, ma un modo di affrontare la vita con lo sguardo rivolto al Crocifisso, riconoscendo in ogni fatica la possibilità di un incontro redentore”.
Per questo tale fenomeno non è soprannaturale: “Alla luce, dunque, di quanto sopra esposto, il Dicastero autorizza l’Eccellenza Vostra a redigere il corrispondente Decreto e a dichiarare che il fenomeno delle presunte apparizioni avvenute a Dozulé è da ritenersi, in maniera definitiva, come non soprannaturale, con tutte le conseguenze di questa determinazione…
La preghiera, l’amore verso i sofferenti e la venerazione della Croce rimangono mezzi autentici di conversione, ma non devono essere accompagnati da elementi che inducono confusione o da affermazioni che pretendano un’autorità soprannaturale senza il discernimento ecclesiale”.
Giuseppe Falanga: la liturgia nutre la speranza
Nel mese di agosto la 75^ Settimana Liturgica Nazionale è stata ospitata dall’arcidiocesi di Napoli con il titolo ‘Tu sei la nostra speranza. Liturgia: dalla contemplazione all’azione’, a cui hanno partecipato quasi 500 studiosi e religiosi, aperta dai Vespri presieduti dal card. Mimmo Battaglia, mentre il segretario di Stato vaticano, il card. Pietro Parolin, ha fatto la prolusione dal titolo: ‘La liturgia nutre e vivifica la speranza’, in quanto la contemplazione ‘è l’atteggiamento di colui che riconosce il dono di Dio nella liturgia, ossia il Mistero pasquale di Cristo. Ne riconosce la presenza nei sacramenti, in particolare nel sacrificio eucaristico, nella parola, nel ministro, nell’assemblea”.
Nell’omelia che ha iniziato la Settimana Liturgica il card. Mimmo Battaglia aveva sottolineato che il fulcro della liturgia è il silenzio: “Quanto è importante il silenzio, quel silenzio che come un varco misterioso si apre ogni volta che come popolo di Dio ci raduniamo, ogni volta che celebriamo, ogni volta che il tempo dell’uomo si lascia attraversare dalla bellezza dell’Eterno.
Una bellezza che resta dentro, che trasforma il cuore, che si traduce in gesti interiori ed esteriori capaci di dar vigore alla speranza. Quella vera. Quella che non delude. Si, se oggi siamo qui, nel cuore di questo giubileo della Speranza, è proprio perché crediamo che anche la Liturgia è e può esser sempre più culla di speranza! E questo perché la Liturgia non è un orpello antico, non roba da iniziati, non è un rito freddo. Anzi, è un incendio”.
Quindi la Settimana Liturgica ha messo al centro della vita liturgica la speranza, nutrita da essa; a distanza di un mese dalla conclusione di questa settimana ed a pochi mesi dalla conclusione del giubileo abbiamo chiesto al teologo Giuseppe Falanga, consigliere nazionale del CAL (Centro di Azione Liturgica), direttore responsabile della Rivista di Teologia ‘Asprenas’ e docente di Liturgia alla Pontificia Università della Santa Croce di Roma di raccontarci il motivo per cui la Settimana Liturgica ha riflettuto sulla speranza:
“La Settimana Liturgica Nazionale si è celebrata in quest’Anno Giubilare, e non poteva non trattare della speranza. Il tema, infatti, riprendeva l’espressione dell’antico inno ‘Te Deum’, che proclama ‘Cristo nostra speranza’. Così, lodando Gesù Cristo, riconosciamo che solo in lui ‘non saremo confusi in eterno’. Mi colpisce sempre questo passaggio conclusivo dell’inno, perché ci permette di comprendere che l’opposto della speranza non è la ‘disperazione’, come si potrebbe immaginare, ma la ‘confusione’. Sì, la confusione (ed il conseguente disorientamento) è il vero dramma, perché rappresenta la tendenza insidiosa a ritenere importanti e valevoli stili, atteggiamenti e comportamenti che non sono oggettivamente autentici; purtroppo, anche nelle azioni liturgiche!”
Allora, perché la liturgia ‘nutre’ la speranza?
“Noi cristiani crediamo che la liturgia è e può essere sempre più culla di speranza. E questo perché, come ha detto il mio arcivescovo, il card. Battaglia, all’omelia dei Vespri che hanno aperto i lavori, ‘la liturgia non è un orpello antico, non un rito freddo. Anzi, è un incendio. E’ la memoria viva di un Amore che ha attraversato la morte, che l’ha vinta, e che ogni giorno continua a risorgere nei frammenti della nostra vita’. Sì, la liturgia è il grembo in cui si genera la fede, la mensa su cui si nutre la carità, la casa dove abita la speranza”.
Quanto è importante la liturgia nella vita ecclesiale?
“Semplicemente si tratta di ricomprendere la liturgia come luogo in cui Dio dà forma al cristiano, mantenendo cioè salda la fede nella presenza, manifestazione e comunicazione di Dio nel rito e attraverso il rito. Senza questa fede radicale ogni discorso resterebbe su un piano meramente antropologico e, pur nella sua validità di sapere umano, ben poco aggiungerebbe alla nostra esperienza celebrativa”.
In quale modo la liturgia si fa vita?
“Partecipare alla liturgia significa partecipare alla vita, alla morte e alla risurrezione di Gesù, morire e risorgere veramente con lui, donare veramente la nostra vita. Partecipare significa lasciare che lo Spirito di Dio operi in noi per completare l’opera di Cristo sulla terra. Partecipare significa vivere la vita di Gesù: donarci completamente agli ultimi e ai sofferenti. Partecipare significa ‘non vivere più per noi stessi ma per Dio’. Altrimenti, come potremmo dire ‘Amen’ ad una preghiera?”
Come è possibile passare dalla contemplazione all’azione attraverso la liturgia?
“Il segreto è essere contempl-attivi, come amava dire don Tonino Bello. Il ‘contemplattivo’ unisce la preghiera all’azione e fa dell’azione la sua preghiera. Riesce a equilibrare le parti, perché è mosso dallo Spirito che tutto porta all’unità. Il dramma di oggi è fare sintesi: troppa analisi, poca sintesi personale e di gruppo”.
In quale modo si realizza una Chiesa eucaristica?
“La liturgia cristiana è scandita da parole fortemente orientate all’impegno: ‘Andate ed annunciate il Vangelo’, ‘Glorificate il Signore con la vostra vita’. Il ‘mandatum’ conclusivo della Messa non è un congedo, ma un invio missionario, perché l’Eucaristia plasma comunità di carità attiva. Dunque, la Celebrazione eucaristica, se vissuta autenticamente, educa alla carità effettiva verso tutti, specialmente verso i poveri, quelli che soffrono la fame nel mondo, i prigionieri, i carcerati e gli infermi”.
(Foto: CAL)
Tre mesi e due milioni di passi con sant’Antonio dalla Francia a Padova
Sono partiti domenica 29 giugno dal centro della Francia, e ieri sono arrivati a Padova. I pellegrini Antoniani hanno attraversato Alvernia-Rodano-Alpi, Piemonte, Lombardia e buona parte del Veneto seguendo le orme di sant’Antonio ci sono voluti oltre 2.000.000 passi, corrispondenti a 1.306 chilometri, fino a giungere ormai alle porte di Padova. La città del Santo ha accolto si appresta ad accogliere i pellegrini antoniani all’arrivo, domenica 21 settembre in Basilica, lì dove a fine giugno era stata consegnata loro la reliquia ex ossibus del Santo, portata in uno speciale zaino-reliquario per tutto il lungo pellegrinaggio internazionale.
La Basilica antoniana di Padova è infatti l’ultimo di 60 arrivi di tappa di questo importante cammino. Dalla partenza, sono stati coinvolti nel complesso 72 camminatori della staffetta ufficiale, oltre ad altri circa 220 pellegrini che si sono via via aggiunti per qualche tappa o anche per pochi chilometri, incontrando circa 5mila fedeli che hanno pregato nei momenti di preghiera organizzati nei tanti conventi, parrocchie, santuari, capitelli incontrati lungo il cammino.
Si è concluso così l’evento antoniano più evocativo dell’estate 2025, il cammino di ‘En Route con sant’Antonio’, promosso nell’ambito del progetto Antonio800 dai Frati minori conventuali della Provincia Italiana di S. Antonio di Padova insieme ad alcune delle principali realtà della famiglia francescana conventuale erede di sant’Antonio: Pontificia Basilica di S. Antonio a Padova, Messaggero di sant’Antonio, Il Cammino di Sant’Antonio, Centro Francescano Giovani – Nord Italia, Peregrinatio Antoniana, Centro Studi Antoniani, Caritas Sant’Antonio, Santuari Antoniani di Camposampiero, Santuario S. Antonio di Padova in Arcella. Per ‘En Route con sant’Antonio’, si è aggiunta la Custodia dei frati minori conventuali di Francia e Belgio.
L’ultima tappa prima di Padova è stata l’Abbazia di Praglia. Dopo la messa anche la commemorazione del venerabile p. Placido Cortese. Durante la celebrazione eucaristica, inoltre, la staffetta ha restituito alla Basilica di Sant’Antonio la reliquia ex ossibus di sant’Antonio che, ‘sulle gambe dei camminatori’, ha percorso tutti i 1.306 chilometri da Brive a Padova.
Una mamma racconta ai suoi due bambini la storia del beato Carlo Acutis
Una mamma racconta ai suoi due bambini la storia del beato Carlo Acutis, un ragazzino speciale che ha vissuto un rapporto intimo e bellissimo con Gesù. E’ un percorso che avvicina alla prima Comunione ed aiuta a capire il valore di questo sacramento attraverso esempi concreti della vita di Carlo nel paragone con quello che anche i due bambini stanno vivendo: “I santi non sono supereroi, sono persone che hanno bussato al cuore di Dio. E alle quali è stato aperto. A cosa serve parlare di santi o pregarli? Non ci basta Gesù? Da tempo mi occupo di raccogliere storie e testimonianze di persone che hanno seguito Cristo, le racconto nei miei libri, perché credo che faccia bene leggerle.
Il libro ‘Carlo Acutis e il suo amico Gesù’ (Mimep Docete) è scritto da Cecilia Galatolo, autrice di ‘Sei nato originale non vivere da fotocopia’, ‘Vivere da originali’, ‘Diario della felicità’, ‘Genitori sta a noi’: Lucia, la mamma di due gemelli, Filippo e Alessia, decide di raccontare ai suoi figli ogni sera un episodio della vita di questo giovane per aiutarli a conoscere meglio Gesù attraverso i gesti di Carlo e ad entrare nel mistero dell’Eucaristia, in vista della loro prima comunione.
Filippo e Alessia scoprono cosa ha fatto questo ragazzino originario di Milano e morto a soli 15 anni nel 2006, a causa di una leucemia fulminante. Scoprono che Carlo è stato un giovane cristiano appassionato del Vangelo e del Santissimo Sacramento, davanti al quale riponeva tutta la sua vita, scoprendo di sentirsi ‘leggero’ nell’affrontare la vita con Gesù.
Per quale motivo un libro su Carlo Acutis raccontato ai bambini?
“Mi piace vedere Carlo come ‘il santo dei bambini’. Ho raccolto in questi anni molte testimonianze che mi dimostrano come dal Cielo sia particolarmente ‘attento ai piccoli’. Lui stesso, poi, ha accolto Gesù da bambino, con semplicità e al tempo stesso serietà. I bambini sanno essere molto seri nelle cose importanti. Ecco, Carlo è stato santo da bambino, ha parlato con Gesù intensamente da bambino. Ha insistito lui stesso a sette anni per poter ricevere l’Eucaristia. Aveva capito che era un regalo ‘di quelli grossi’, non poteva aspettare oltre per ‘scartarlo’.
Inoltre, è da bambino che Carlo ha iniziato a convertire i suoi genitori… ho pensato che, visto il suo percorso, visto che la sua fede è maturata (in modo naturale e prodigioso al tempo stesso) proprio nell’infanzia, poteva essere bello raccontare tutto questo ai bambini, con un linguaggio adatto a loro. Inoltre, vi svelo un altro particolare: questo libro mi è stato fortemente richiesto. C’erano persone che cercavano qualcosa di simile e non lo trovavano. Il libro, infatti, non è solo un itinerario di lettura, è interattivo, comprende anche giochi, cruciverba, spazi di scrittura sull’abc della fede, a partire dalla spiritualità di Carlo”.
In quale modo Carlo Acutis può far capire ai bambini il sacramento della comunione?
“Carlo più che ‘spiegare’ testimonia la potenza dell’Eucaristia con la sua stessa vita. Tutti siamo tentati di essere egoisti (questo i bambini lo capiscono, lo vedono, anche nei loro giochi o a scuola); siamo tentati di pensare al nostro tornaconto, a volere sempre più cose. Siamo fatti così, abbiamo tutti lo stesso ‘difetto di fabbrica’ (si chiama ‘peccato originale’). Carlo non era esente da questo. Eppure, tu guardi la vita di Carlo e vedi un bambino prima, un ragazzo poi, ‘libero’, trasformato da quel prezioso pezzo di pane. Nutrirsi di Gesù lo rende ‘bello’. Nel libro mostro questo legame tra la bellezza di Carlo ed il nutrimento che la sua bellezza aveva: Cristo stesso, nel suo corpo, nel suo sangue”.
Perchè la mamma sente la necessità di raccontare ai figli la storia di Carlo Acutis?
“Grazie per la domanda, mi permette di spiegare bene la trama del libro. Non si tratta infatti di una biografia, bensì di un piccolo romanzo a misura di bambino (età consigliata dai 7 anni). Protagonisti sono Alessia e Filippo, due gemelli che si preparano a ricevere la prima comunione. La mamma, Lucia, sente l’esigenza di raccontare ai suoi figli la storia di Carlo perché la bimba manifesta qualche dubbio sull’Eucaristia, dubbi comprensibili, perché stiamo parlando di un mistero grandissimo. Carlo ha svolto ricerche accuratissime sui miracoli eucaristici (eventi straordinari in cui l’Ostia della messa si è trasformata in carne o ha sanguinato oppure dove è accaduto qualcosa di scientificamente inspiegabile legato all’Eucaristia) e nel libro si parla anche di questa realtà, al fine di rafforzare la fede (di piccoli e grandi), con un linguaggio che i bambini possono capire…”.
Per quale motivo l’Eucarestia è ‘un’autostrada’?
“Perché ci fa andare più spediti verso la meta della nostra vita: essere santi e godere per sempre della beatitudine del Paradiso. Prova a fare tutte stradine di campagna per raggiungere Milano da Roma. Magari ci arrivi, ma che fatica! Provate un po’ a raggiungere la santità senza il sostegno concreto e tangibile di Gesù…”.
Perché Carlo Acutis è un ‘portone’?
“Perché volevo fare la scrittrice, ma sembrava un sogno impossibile. Il primo libro era andato un po’ male (ero esordiente, casa editrice piccola). Poi scrissi il mio secondo romanzo, ‘Sei nato originale, non vivere da fotocopia’, su questo giovane milanese. Era il 2016, in pochi lo conoscevano. Venne pubblicato. Poi Carlo diventò beato, santo… e quel libro mi permise di diventare una scrittrice conosciuta. A lui devo molto, soprattutto dopo tante porte chiuse”.
(Tratto da Aci Stampa)
Papa Leone XIV: la Croce per redimere il mondo
“Oggi la Chiesa celebra la Festa dell’Esaltazione della Santa Croce, in cui ricorda il ritrovamento del legno della Croce da parte di Sant’Elena, a Gerusalemme, nel IV secolo, e la restituzione della preziosa Reliquia alla Città santa, ad opera dell’Imperatore Eraclio”: nella recita dell’Angelus odierno papa Francesco ha sottolineato l’importanza del ritrovamento della croce su cui fu messo a morte Gesù.
Però cosa significa oggi questa festa: “Ci aiuta a comprenderlo il Vangelo che la liturgia ci propone. La scena si svolge di notte: Nicodemo, uno dei capi dei Giudei, persona retta e dalla mente aperta, viene a incontrare Gesù. Ha bisogno di luce, di guida: cerca Dio e chiede aiuto al Maestro di Nazaret, perché in Lui riconosce un profeta, un uomo che compie segni straordinari”.
Ed alla domanda di Nicodemo Gesù rivela la sua morte per la salvezza del mondo: “Il Signore lo accoglie, lo ascolta, e alla fine gli rivela che il Figlio dell’uomo dev’essere innalzato, ‘perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna’, e aggiunge: ‘Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna’.
Nicodemo, che forse al momento non comprende appieno il senso di queste parole, lo potrà fare certamente quando, dopo la crocifissione, aiuterà a seppellire il corpo del Salvatore: capirà che Dio, per redimere gli uomini, si è fatto uomo ed è morto sulla croce”.
Ecco il compimento annunciato nell’Antico Testamento: “Gesù parla di questo a Nicodemo, richiamando un episodio dell’Antico Testamento, quando nel deserto gli Israeliti, assaliti da serpenti velenosi, si salvavano guardando il serpente di bronzo che Mosè, obbedendo al comando di Dio, aveva fatto e posto sopra un’asta.
Dio ci ha salvati mostrandosi a noi, offrendosi come nostro compagno, maestro, medico, amico, fino a farsi per noi Pane spezzato nell’Eucaristia. E per compiere quest’opera si è servito di uno degli strumenti di morte più crudeli che l’uomo abbia mai inventato: la croce”.
Quindi, richiamando una catechesi del suo predecessore, il papa ha sottolineato la trasformazione di uno strumento di morte in quello di vita: “Per questo oggi noi ne celebriamo l’ ‘esaltazione’: per l’amore immenso con cui Dio, abbracciandola per la nostra salvezza, l’ha trasformata da mezzo di morte a strumento di vita, insegnandoci che niente può separarci da Lui e che la sua carità è più grande del nostro stesso peccato”.
Ma oggi è anche il settantesimo compleanno del papa, a cui sono giunti molti messaggi augurali, iniziando da quello del presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella: “Fin dall’avvio del Suo alto magistero – scrive il Capo dello Stato – Ella ha consegnato all’intera comunità internazionale e alle coscienze individuali un forte richiamo a quella pace disarmata e disarmante, che apre i cuori. E ci ha ricordato, con sant’Agostino, che i tempi siamo noi. Sta a tutti noi (ed in particolare a quanti rivestono cariche pubbliche) impegnarci affinché le circostanze migliorino, riaprendo orizzonti di dialogo, di giustizia e di concreta tutela della dignità di ogni persona.
Desidero assicurarLe, Padre Santo, che nel proseguimento della Sua alta missione apostolica potrà sempre contare sulla collaborazione della Repubblica Italiana, che ritrova nel Suo messaggio di rispetto per la centralità dell’essere umano, di servizio e di unità il riflesso dei valori della propria Costituzione. Con l’auspicio di poterLa presto ricevere al Palazzo del Quirinale, La prego di accogliere, nella felice ricorrenza del Suo compleanno e in vista del Suo onomastico, le espressioni di affettuosa vicinanza degli italiani tutti e della mia massima considerazione”.
Ed anche i vescovi italiani hanno inviato un messaggio augurale, ricordando l’incontro con il papa nello scorso giugno: “Conserviamo come dono prezioso l’udienza che ha concesso alla Conferenza Episcopale Italiana lo scorso 17 giugno. In quella occasione ha sottolineato il ‘legame privilegiato’ che ci unisce, consegnando quattro coordinate ‘attraverso cui essere Chiesa che incarna il Vangelo ed è segno del Regno di Dio’: ‘Annuncio del Vangelo, pace, dignità umana, dialogo’. Queste coordinate orientano la rotta delle nostre comunità nella certezza che lo Spirito soffia sulle vele”.
E’ un ringraziamento per le continue esortazioni proposte: “In questi tempi difficili, ci uniamo a Lei, Padre Santo, nell’invocazione per una «pace disarmata e disarmante» in tutte le situazioni di conflitto che insanguinano vaste aree del Pianeta. Mentre continuiamo a farci prossimi alle popolazioni provate dalla sofferenza con azioni di solidarietà e promozione umana, auspichiamo che l’unità di intenti, di voci e di preghiere che dal mondo intero si alzano per impetrare soluzioni di pace possano trovare presto ascolto”.
Auguri sono pervenuti anche da altre associazioni cattoliche, come l’Azione Cattolica Italiana: “Grazie, Santo Padre, per la tua guida in questi primi mesi di pontificato, che il Signore continui a sostenerti nel tuo cammino di fede e amore”, mentre attraverso un messaggio del rettore Elena Beccalli “l’Università Cattolica del Sacro Cuore formula al Santo Padre Leone XIV gli auguri più sinceri in occasione del suo settantesimo compleanno. Possa la grazia del Signore Risorto guidarLo nella sua missione di Vescovo di Roma e di Pastore della Chiesa universale, nel segno della pace, della giustizia e della riconciliazione fra i popoli. Nell’Anno Santo della Speranza, la famiglia dell’Ateneo rivolge al Papa un sentimento di filiale gratitudine e Gli assicura vicinanza nella preghiera e fedeltà nello svolgimento della missione educativa alla quale è chiamata”.
Infine anche la diocesi di Roma ha inviato gli auguri a Leone XIV, attraverso il vicario, card. Baldassare Reina: “La sua diocesi si unisce a Lei nella gratitudine al Padre per il dono della vita. Le giunga la nostra preghiera e il nostro affetto per quanto opera ogni giorno, con instancabile dedizione, a servizio della Chiesa universale a partire dalla Chiesa di Roma.
Mentre condividiamo le sue preoccupazioni, soprattutto per i tanti scenari di guerra che insanguinano il mondo, Le auguriamo di poter realizzare quanto desidera il Suo cuore e di continuare a seminare speranza per gli uomini e le donne del nostro tempo”.
Anche dalla nostra redazione un augurio a papa Leone XIV.
(Foto: Santa Sede)
Papa Leone XIV ai giovani: vivete la vita come Pier Giorgio e Carlo
“In questo clima, è bello ricordare che ieri la Chiesa si è arricchita anche di due nuovi Beati. A Tallinn, capitale dell’Estonia, è stato beatificato l’Arcivescovo gesuita Edoardo Profittlich, ucciso nel 1942 durante la persecuzione del regime sovietico contro la Chiesa. E a Verszprém, in Ungheria, è stata beatificata Maria Maddalena Bódi, giovane laica, uccisa nel 1945 perché resistette a dei soldati che volevano farle violenza. Lodiamo il Signore per questi due martiri, testimoni coraggiosi della bellezza del Vangelo!” : al termine della celebrazione eucaristica di canonizzazione di Frassati ed Acutis papa Leone XIV ha ricordato la Messa di canonizzazione di Frassati e Acutis, il Papa ha ricordato le due beatificazioni di ieri in Estonia e in Ungheria del gesuita Profittlich e della giovane Maria Maddalena Bódi.
Inoltre ha rivolto un pensiero alle ‘terre insanguinate’ dalle guerre, chiedendo ai governanti di ascoltare ‘la voce della coscienza’: “All’intercessione dei Santi e della Vergine Maria affidiamo la nostra incessante preghiera per la pace, specialmente in Terra Santa e in Ucraina, e in ogni altra terra insanguinata dalla guerra. Ai governanti ripeto: ascoltate la voce della coscienza! Le apparenti vittorie ottenute con le armi, seminando morte e distruzione, sono in realtà delle sconfitte e non portano mai pace e sicurezza! Dio non vuole la guerra, vuole la pace, e sostiene chi si impegna a uscire dalla spirale dell’odio e a percorrere la via del dialogo”.
Mentre prima di officiare la celebrazione eucaristica di canonizzazione papa Leone XIV ha salutato le 80.000 persone in piazza san Pietro: “Fratelli e sorelle, oggi è una festa bellissima per tutta l’Italia, per tutta la Chiesa, per tutto il mondo! E prima di cominciare la solenne celebrazione della canonizzazione, volevo dire un saluto e una parola a tutti voi, perché, se da una parte la celebrazione è molto solenne, è anche un giorno di molta gioia!
E volevo salutare soprattutto tanti giovani, ragazzi, che sono venuti per questa santa Messa! Veramente una benedizione del Signore: trovarci insieme con tutti voi che siete venuti da diversi Paesi. E’ veramente un dono di fede che vogliamo condividere… Saluto i familiari dei due Beati quasi Santi, le Delegazioni ufficiali, tanti Vescovi e sacerdoti che sono venuti. Un applauso per tutti loro, grazie anche a voi per essere qui! Religiosi e religiose, l’Azione Cattolica!”
Nell’omelia il papa ha ripreso la lettura del libro della Sapienza, attribuita al re Salomone: “L’abbiamo sentita dopo che due giovani Beati, Pier Giorgio Frassati e Carlo Acutis, sono stati proclamati Santi, e ciò è provvidenziale. Questa domanda, infatti, nel Libro della Sapienza, è attribuita proprio a un giovane come loro: il re Salomone. Egli, alla morte di Davide, suo padre, si era reso conto di disporre di tante cose: il potere, la ricchezza, la salute, la giovinezza, la bellezza, il regno.
Ma proprio questa grande abbondanza di mezzi gli aveva fatto sorgere nel cuore una domanda: ‘Cosa devo fare perché nulla vada perduto?’ E aveva capito che l’unica via per trovare una risposta era quella di chiedere a Dio un dono ancora più grande: la sua Sapienza, per conoscere i suoi progetti e aderirvi fedelmente. Si era reso conto, infatti, che solo così ogni cosa avrebbe trovato il suo posto nel grande disegno del Signore. Sì, perché il rischio più grande della vita è quello di sprecarla al di fuori del progetto di Dio”.
E’ stato un progetto di vita ripreso dai due giovani canonizzati: “Ci chiama, cioè, a buttarci senza esitazioni nell’avventura che Lui ci propone, con l’intelligenza e la forza che vengono dal suo Spirito e che possiamo accogliere nella misura in cui ci spogliamo di noi stessi, delle cose e delle idee a cui siamo attaccati, per metterci in ascolto della sua parola”.
Un progetto di vita che ha attratto san Francesco: “Tanti giovani, nel corso dei secoli, hanno dovuto affrontare questo bivio nella vita. Pensiamo a San Francesco d’Assisi: come Salomone, anche lui era giovane e ricco, assetato di gloria e di fama. Per questo era partito per la guerra, sperando di essere investito “cavaliere” e di coprirsi di onori. Ma Gesù gli era apparso lungo il cammino e lo aveva fatto riflettere su ciò che stava facendo.
Rientrato in sé, aveva rivolto a Dio una semplice domanda: ‘Signore, che vuoi che io faccia? E da lì, tornando sui suoi passi, aveva cominciato a scrivere una storia diversa: la meravigliosa storia di santità che tutti conosciamo, spogliandosi di tutto per seguire il Signore , vivendo in povertà e preferendo all’oro, all’argento e alle stoffe preziose di suo padre l’amore per i fratelli, specialmente i più deboli e i più piccoli”.
Questi due nuovi santi sono stati attratti dall’amore per Dio, riversato nella quotidianità: “Entrambi, Pier Giorgio e Carlo, hanno coltivato l’amore per Dio e per i fratelli attraverso mezzi semplici, alla portata di tutti: la santa Messa quotidiana, la preghiera, specialmente l’Adorazione eucaristica. Carlo diceva: ‘Davanti al sole ci si abbronza. Davanti all’Eucaristia si diventa santi!’, ed ancora: ‘La tristezza è lo sguardo rivolto verso sé stessi, la felicità è lo sguardo rivolto verso Dio. La conversione non è altro che spostare lo sguardo dal basso verso l’Alto, basta un semplice movimento degli occhi’.
Un’altra cosa essenziale per loro era la Confessione frequente. Carlo ha scritto: ‘L’unica cosa che dobbiamo temere veramente è il peccato’; e si meravigliava perché (sono sempre parole sue) ‘gli uomini si preoccupano tanto della bellezza del proprio corpo e non si preoccupano della bellezza della propria anima’. Tutti e due, infine, avevano una grande devozione per i Santi e per la Vergine Maria, e praticavano generosamente la carità. Pier Giorgio diceva: ‘Intorno ai poveri e agli ammalati io vedo una luce che noi non abbiamo’. Chiamava la carità ‘il fondamento della nostra religione’ e, come Carlo, la esercitava soprattutto attraverso piccoli gesti concreti, spesso nascosti”.
Questi sono gli inviti rivolti ai giovani, chiedendo di ‘viverli’: “Carissimi, i santi Pier Giorgio Frassati e Carlo Acutis sono un invito rivolto a tutti noi, soprattutto ai giovani, a non sciupare la vita, ma a orientarla verso l’alto e a farne un capolavoro. Ci incoraggiano con le loro parole: ‘Non io, ma Dio’, diceva Carlo. E Pier Giorgio: ‘Se avrai Dio per centro di ogni tua azione, allora arriverai fino alla fine’. Questa è la formula semplice, ma vincente, della loro santità. Ed è pure la testimonianza che siamo chiamati a seguire, per gustare la vita fino in fondo e andare incontro al Signore nella festa del Cielo”.
(Foto: Santa Sede)





























