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Papa Leone XIV: la Parola di Dio è pane per tutti
“Cari fratelli e sorelle, desidero anzitutto salutare con affetto questa Chiesa particolare di Malabo con il suo Pastore e, al tempo stesso, esprimere le mie sentite condoglianze a tutta la comunità arcidiocesana, ai fratelli sacerdoti e ai familiari per la scomparsa, alcuni giorni fa, del suo Vicario Generale, Monsignor Fortunato Nsue Esono, che ricordiamo in questa Eucaristia. Invito a vivere con spirito di fede questo momento di dolore e confido che, senza lasciarsi indurre a commenti o conclusioni affrettate, si faccia piena luce sulle circostanze della sua morte”: nella messa celebrata nello stadio di Malabo, ultimo appuntamento in Guinea Equatoriale, papa Leone XIV ha ricordato mons. Nsue Esono, scomparso giorni prima, chiedendo chiarezza per la morte.
Di fronte a 30.000 persone il papa ha rivolto l’invito ad essere in grado di leggere la Bibbia: “Le Scritture appena ascoltate ci interrogano, domandando a ciascuno di noi se e come sappiamo leggere le pagine bibliche che oggi condividiamo. Si tratta di un invito tanto serio quanto provvidenziale, perché ci prepara a leggere insieme il libro della storia, cioè le pagine della nostra vita, che Dio continua a ispirare con la sua sapienza”.
Quindi nel commento della prima lettura dagli Atti degli Apostoli, che parla di un episodio avvenuto proprio in Africa, il papa offre la sua lettura: “La sua domanda diventa così non solo un appello alla verità, ma un’espressione di curiosità. Guardiamo con attenzione a chi sta parlando: è un uomo ricco, come la sua terra, ma schiavo. Tutti i tesori che amministra non sono suoi: sue sono le fatiche, che vanno a beneficio di altri. Quest’uomo ha intelligenza e cultura, e lo dimostra sia nel lavoro che nella preghiera, ma non è pienamente libero. Questo stato è dolorosamente impresso sul suo corpo: si tratta infatti di un eunuco. Non può generare vita: le sue energie sono tutte a servizio di un potere che lo controlla e lo domina”.
Per questo il Vangelo è parola di liberazione: “Il testo sacro gli parla e suscita la sua domanda di verità. È così che questo africano entra nella Scrittura, ospitale verso ogni lettore che voglia capire la parola di Dio. Entra nella storia della salvezza, ospitale verso ogni uomo e ogni donna, soprattutto verso gli oppressi, gli emarginati e gli ultimi. Al testo scritto corrisponde ora il gesto vissuto: ricevendo il Battesimo, egli non è più un estraneo, ma diventa figlio di Dio, nostro fratello nella fede. Schiavo e senza discendenza, quest’uomo rinasce a vita nuova e libera nel nome del Signore Gesù: del suo riscatto parliamo ancora noi oggi, proprio mentre leggiamo le Scritture!”
Ha messo, inoltre, in rilevanza che la lettura biblica è personale ma anche ecclesiale: “Come lui, anche noi siamo diventati cristiani mediante il Battesimo, ereditando la stessa luce, cioè la stessa fede, per leggere la parola di Dio. Per riflettere sulle profezie, per pregare i salmi, per studiare la Legge e proclamare il Vangelo con la nostra vita. Tutti i testi biblici, infatti, rivelano nella fede il loro senso vero, perché nella fede sono stati scritti e trasmessi fino a noi: perciò la loro lettura è un atto sempre personale e sempre ecclesiale, non un esercizio solitario o meramente tecnico”.
Quindi la Bibbia è un bene comune: “Insieme leggiamo la Scrittura come bene comune della Chiesa, avendo per guida lo Spirito Santo, che ha ispirato a comporla, e la Tradizione apostolica, che l’ha custodita e diffusa su tutta la terra… Il viandante africano stava leggendo una profezia, che si è compiuta per lui allora così come si compie per noi oggi: il servo sofferente, del quale parla il profeta Isaia, è Gesù, colui che attraverso la sua passione, morte e risurrezione ci redime dal peccato e dalla morte. Egli è il Verbo fatto uomo, nel quale trova compimento ogni parola di Dio: ne rivela l’intenzione originaria, il senso pieno e il fine ultimo”.
La manna diventa eucarestia, che libera dalla schiavitù: “Nel Figlio, il Padre stesso mostra la sua gloria: Dio si fa vedere, sentire, toccare. Attraverso i gesti di Gesù, il Redentore, Egli dà pienezza a quel che da sempre fa: dare vita. Crea il mondo, lo salva, lo ama per sempre..
Sotto il giogo del faraone, infatti, il popolo mangiava i frutti della terra; Dio invece li conduce nel deserto, dove il pane può venire solo dalla sua provvidenza. La manna è quindi una prova, una benedizione e una promessa, che Gesù viene a realizzare. A quel segno antico succede ora il sacramento dell’Alleanza nuova ed eterna: l’Eucaristia, pane consacrato da Colui che è disceso dal cielo per farsi nostro cibo. Se quanti mangiarono la manna ‘sono morti’, chi mangia questo pane vive in eterno, perché Cristo è vivo! Egli è il Risorto, e continua a donare la sua vita per noi”.
E per tale dono ha ringraziato con le parole di sant’Ambrogio: “Grazie, Signore! Noi ti lodiamo e ti benediciamo, perché hai voluto diventare per noi Eucaristia, pane di vita eterna, affinché noi potessimo vivere per sempre… Con la compagnia del Signore, i nostri problemi non scompaiono, ma vengono illuminati: come ogni croce trova redenzione in Gesù, così nel Vangelo il racconto della nostra vita trova senso…
Egli ci ama per primo, sempre: la sua parola è per noi Vangelo, e nulla abbiamo di meglio da annunciare nel mondo. Questa evangelizzazione ci coinvolge tutti a cominciare dal Battesimo, che è sacramento di fraternità, lavacro di perdono e fonte di speranza. Attraverso la nostra testimonianza, l’annuncio della salvezza si fa gesto, si fa servizio, si fa perdono: in una parola, si fa Chiesa!”
Ha concluso l’omelia con la citazione dell’esortazione apostolica ‘Evangelii Gaudium’ di papa Francesco, invitando ad aprirsi all’amore di Dio: “Davanti a tali chiusure, è proprio l’amore del Signore a sostenere il nostro impegno, soprattutto a servizio della giustizia e della solidarietà.
Perciò incoraggio tutti voi, Chiesa che vive nella Guinea Equatoriale, a continuare nella gioia la missione dei primi discepoli di Gesù. Leggendo insieme il Vangelo, siatene appassionati annunciatori, come fu il diacono Filippo. Celebrando insieme l’Eucaristia, testimoniate con la vita la fede che salva, affinché la parola di Dio diventi pane buono per tutti!”
(Foto: Santa Sede)
Papa Leone XIV: Gesù è il pane che rinnova
“Vi ringrazio tanto per la vostra accoglienza, così piena di fede che mi tocca il cuore, ed è di grande conforto per la mia missione. Grazie! Mi ha colpito sentire che voi chiamate questo luogo ‘lar’, che parla di famiglia. Ringrazio Dio per questo, e spero che tutti voi possiate davvero vivere qui in un ambiente familiare, per quanto possibile”: questa mattina papa Leone XIV si è recato nel Lar de Assistência a pessoa idosa, struttura finanziata dal governo che accoglie circa 60 uomini e donne malati o abbandonati e maltrattati dalle famiglie con l’accusa di stregoneria.
Raccontando la convivialità di Gesù il papa ha sottolineato l’amicizia con Lazzaro: “Gesù amava stare a casa dei suoi amici. Il Vangelo ci dice che andava nella casa di Pietro, a Cafarnao, dove un giorno guarì la sua suocera. Ci ricorda la sua amicizia con Maria, Marta e Lazzaro: nella loro casa, a Betania, era accolto come Maestro e Signore e nello stesso tempo con familiarità”.
Ma la dimora di Gesù è in ogni casa che lo accoglie: “Allora, carissimi, mi piace pensare che Gesù abita anche qui, in questa casa. Sì, Lui dimora in mezzo a voi ogni volta che cercate di volervi bene e di aiutarvi a vicenda come fratelli e sorelle. Ogni volta che, dopo un’incomprensione o una piccola offesa, sapete perdonarvi e riconciliarvi. Ogni volta che, alcuni di voi o tutti insieme, pregate con semplicità e umiltà”.
La visita si è conclusa con la sottolineatura che la cura dei fragili è segno della qualità della vita: “Esprimo il mio apprezzamento alle Autorità angolane per le iniziative in favore degli anziani più bisognosi, come pure a tutti i collaboratori e ai volontari. La cura delle persone fragili è un segno molto importante della qualità della vita sociale di un Paese.
E non dimentichiamo: le persone anziane non vanno solo assistite, vanno prima di tutto ascoltate, perché custodiscono la saggezza di un popolo. E dobbiamo loro riconoscenza, perché hanno affrontato grandi difficoltà per il bene della comunità”.
Al termine della visita il papa ha celebrato messa nella spianata di Saurimo con 30.000 fedeli, sottolineando che la Chiesa è popolo in cammino: “Questa è la Buona Notizia, il Vangelo che scorre come sangue nelle vene, sostenendoci lungo la strada. Una strada che oggi mi ha portato qui, con voi! Nella gioia e nella bellezza della nostra assemblea, riunita nel nome di Gesù, ascoltiamo con cuore aperto la sua Parola di salvezza, perché ci fa riflettere sul motivo e sul fine per i quali seguiamo il Signore”.
Gesù è diventato uomo per manifestare la volontà di Dio: “Quando il Figlio di Dio si fa uomo, infatti, compie gesti eloquenti per manifestare la volontà del Padre: fa luce nelle tenebre donando la vista ai ciechi, dà voce agli oppressi sciogliendo la lingua dei muti, sazia la nostra fame di giustizia moltiplicando il pane per i poveri e i deboli. Chi sente parlare di queste opere, si mette alla ricerca di Gesù. Al contempo, il Signore vede nel nostro cuore e ci chiede se lo cerchiamo per gratitudine o per interesse, per calcolo o per amore”.
Però Gesù avverte che chi lo segue è per un incontro con una persona: “Le sue parole rivelano i progetti di chi non desidera l’incontro con una persona, ma il consumo di oggetti. La folla vede Gesù come uno strumento per altro, un erogatore di servizi. Se Egli non desse loro qualcosa da mangiare, i suoi gesti e i suoi insegnamenti non interesserebbero”.
E’ un avvertimento contro la superstizione: “Questo accade quando alla fede autentica si sostituisce un commercio superstizioso, nel quale Dio diventa un idolo che si cerca solo quando ci serve, finché ci serve. Persino i più bei doni del Signore, che sempre si prende cura del suo popolo, diventano allora una pretesa, un premio o un ricatto, e vengono fraintesi proprio da chi li riceve”.
Ed ha ripetuto che Gesù non è un ‘santone’: “Il racconto evangelico ci fa dunque capire che esistono motivi sbagliati per cercare Cristo, anzitutto quando viene considerato un santone [gurù] o un portafortuna. Anche il fine che quella folla si propone è inadeguato: non cercano infatti un maestro cui volere bene, ma un leader da riverire per tornaconto”.
Però Gesù non respinge nessuno con l’invito alla conversione: “Ben diverso è l’atteggiamento di Gesù verso di noi: Egli, infatti, non respinge questa ricerca insincera, ma la sprona a convertirsi. Non caccia via la folla, ma invita tutti a esaminare cosa palpita nel nostro cuore. Cristo ci chiama a libertà: non vuole servi o clienti, ma cerca fratelli e sorelle cui dedicarsi con tutto sé stesso”.
E’ un invito a seguire ciò che dice: “Per corrispondere con fede a questo amore, non basta sentir parlare di Gesù: occorre accogliere il senso delle sue parole. Non basta nemmeno vedere quello che Gesù fa: occorre seguire e imitare la sua iniziativa. Quando nel segno del pane condiviso vediamo la volontà del Salvatore, che dà sé stesso per noi, allora ci avviciniamo all’incontro vero con Gesù, che diventa sequela, missione e vita”.
E’ un invito a mangiare il cibo per la vita eterna: “Con queste parole, Cristo indica il suo vero dono per noi: non ci chiama al disinteresse per il pane quotidiano, che anzi moltiplica in abbondanza e insegna a chiedere nella preghiera. Ci educa al modo giusto di cercare il pane della vita, cibo che ci sostiene per sempre. Il desiderio della folla trova così una risposta ancor più grande e sorprendente: Gesù non ci dà un cibo che finisce, ma un pane che non ci fa finire, perché è cibo di vita eterna”.
Attraverso l’Eucarestia Gesù diventa ‘pane vivo’: “Il suo dono fa luce sul nostro presente: oggi vediamo, infatti, che molti desideri della gente sono frustrati dai violenti, sfruttati dai prepotenti e ingannati dalla ricchezza. Quando l’ingiustizia corrompe i cuori, il pane di tutti diventa possesso di pochi. Davanti a questi mali, Cristo ascolta il grido dei popoli e rinnova la nostra storia: da ogni caduta ci rialza, in ogni sofferenza ci conforta, nella missione ci incoraggia.
Come il pane vivo che sempre ci dà, l’Eucaristia, così la sua storia non conosce fine, e perciò toglie la fine, cioè la morte, dalla nostra storia, che il Risorto apre con la forza del suo Spirito. Cristo vive! Egli è il nostro Redentore. Questo è il Vangelo che condividiamo, rendendo fratelli tutti i popoli della terra. Questo è l’annuncio che trasforma il peccato in perdono. Questa è la fede che salva la vita!”
Ecco il motivo per cui la Pasqua è per ciascuno: “Noi non siamo venuti al mondo per morire. Noi non siamo nati per diventare schiavi né della corruzione della carne, né di quella dell’anima: ogni forma di oppressione, violenza, sfruttamento e menzogna nega la risurrezione di Cristo, dono supremo della nostra libertà”.
La Pasqua è liberazione: “Questa liberazione dal male e dalla morte, infatti, non accade soltanto alla fine dei giorni, ma nella storia di tutti i giorni. Cosa dobbiamo fare per accogliere tale dono? Il Vangelo stesso ce lo insegna: ‘Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato’. Sì, crediamo! Oggi, insieme lo diciamo con forza e con gratitudine verso di Te, Signore Gesù. Vogliamo seguirti e servirti nel nostro prossimo: la tua parola è per noi regola di vita, criterio di verità”.
Ed ha concluso con l’invito a seguire la testimonianza dei martiri: “Carissimi, la testimonianza dei martiri e dei santi ci incoraggia e ci sprona a un cammino di speranza, di riconciliazione e di pace, lungo il quale il dono di Dio diventa l’impegno dell’uomo nella famiglia, nella comunità cristiana, nella società civile.
Percorrendolo insieme, alla luce del Vangelo, la Chiesa in Angola cresce secondo quella fecondità spirituale che inizia dall’Eucaristia e prosegue nella cura integrale di ciascuna persona e di tutto il popolo. In particolare, la vitalità delle vocazioni che sperimentate è segno della corrispondenza al dono del Signore, sempre abbondante per chi lo accoglie con cuore puro. Grazie al Pane di vita nuova, che oggi condividiamo, possiamo proseguire nel cammino di tutta la Chiesa, che ha per meta il Regno di Dio, per luce la fede e per anima la carità”.
(Foto: Santa Sede)
Papa Leone XIV: il Giovedì Santo è un invito al servizio
“Varchiamo questa soglia non come spettatori, né per inerzia, ma coinvolti a titolo speciale da Gesù stesso: come invitati alla Cena nella quale il pane e il vino diventano per noi Sacramento di salvezza. Partecipiamo infatti a un banchetto durante il quale Cristo ‘avendo amato i suoi, che erano nel mondo, li amò fino alla fine’: il suo amore si fa gesto e cibo per tutti, rivelando la giustizia di Dio. Nel mondo, proprio lì dove il male imperversa, Gesù ama definitivamente, per sempre, con tutto sé stesso”: nella Messa in Coena Domini, celebrata nella basilica di San Giovanni in Laterano, che apre il Triduo pasquale, papa Leone XIV pone al centro la lavanda dei piedi come momento per liberarlo dalle idolatrie.
In questo modo la lavanda dei piedi diventa l’azione del cristiano, che non può essere separata dall’Eucarestia: “Il gesto del Signore fa tutt’uno con la mensa alla quale ci ha invitato. E’ un esempio del sacramento: mentre ne conferma il senso, ci consegna un compito che vogliamo assumere come nutrimento per la nostra vita. L’evangelista Giovanni sceglie la parola greca upódeigma per raccontare l’evento cui è stato presente: significa ‘ciò che è mostrato proprio sotto gli occhi’.
Quel che il Signore ci fa vedere, prendendo l’acqua, il catino e il grembiule, è molto di più che un modello morale. Egli ci consegna infatti la sua stessa forma di vita: lavare i piedi è gesto che fa sintesi della rivelazione di Dio, segno esemplare del Verbo fatto carne, sua memoria inconfondibile. Facendo propria la condizione del servo, il Figlio rivela la gloria del Padre scardinando i criteri mondani che sporcano la nostra coscienza”.
Con questo gesto Gesù sovverte il rapporto con il prossimo e con Dio: “Col suo gesto, infatti, Gesù purifica non solo la nostra immagine di Dio dalle idolatrie e dalle bestemmie che l’hanno sporcata, ma purifica la nostra immagine dell’uomo, che si ritiene potente quando domina, che vuole vincere uccidendo chi gli è uguale, che si ritiene grande quando viene temuto”.
E’ un gesto che invita ad imparare ad amare: “Vero Dio e vero uomo, Cristo ci dà invece un esempio di dedizione, di servizio e di amore. Abbiamo bisogno del suo esempio per imparare ad amare, non perché ne siamo incapaci, ma proprio per educare noi stessi, gli uni gli altri, all’amore vero. Imparare ad agire come Gesù, Segno che Dio imprime nella storia del mondo, è il compito di tutta una vita”.
E’ un invito ad imparare da Gesù, secondo l’invito di papa Francesco: “Non ci chiede infatti di ricambiarlo verso di Lui, ma di condividerlo fra noi: ‘Dovete lavare i piedi gli uni agli altri’… Egli non parlava di un astratto imperativo, un comando formale e vuoto, ma esprimeva il suo obbediente fervore per la carità di Cristo, fonte ed esempio della nostra carità. L’esempio dato da Gesù, infatti, non può essere imitato per convenienza, di malavoglia o con ipocrisia, ma solo per amore”.
Solo se ci lascia servire da Gesù saremo capaci di ‘servire’ il prossimo: “Allora, davanti a un’umanità in ginocchio per molti esempi di brutalità, inginocchiamoci anche noi come fratelli e sorelle degli oppressi… Sì, tutta la storia biblica converge in Gesù, vero agnello pasquale. Attraverso di Lui le figure antiche trovano pieno significato, perché il Cristo salvatore celebra la Pasqua dell’umanità, aprendo per tutti il passaggio dal peccato al perdono, dalla morte alla vita eterna”.
Ed in questo giorno si manifesta la carità verso il popolo di Dio: “Rinnovando i gesti e le parole del Signore, proprio questa sera facciamo memoria dell’istituzione dell’Eucaristia e dell’Ordine sacro. L’intrinseco legame tra i due Sacramenti rappresenta la perfetta donazione di Gesù, sommo Sacerdote ed Eucaristia vivente in eterno: nel pane e nel vino consacrati sta infatti il ‘Sacramento d’amore, segno di unità, vincolo di carità, convito pasquale, nel quale si riceve Cristo, l’anima viene ricolmata di grazia e ci è dato il pegno della gloria futura’…
Il Giovedì Santo è perciò giorno di ardente gratitudine e di fraternità autentica. L’adorazione eucaristica di questa sera, in ogni parrocchia e comunità, sia tempo per contemplare il gesto di Gesù, mettendoci in ginocchio come ha fatto Lui, e chiedendo la forza di imitarlo nel servizio con lo stesso amore”.
(Foto: Santa Sede)
Papa Leone XIV: il centro della vita parrocchiale è l’Eucarestia
“E come siamo radunati noi qui questo pomeriggio, così Gesù vuole arrivare da noi, a casa nostra, in famiglia, tra gli amici, anche quando ci troviamo insieme in parrocchia, nei gruppi, nelle diverse attività (attività di carità) e soprattutto nella preghiera. E quanto è importante che tutti impariamo a pregare. Ad ascoltare Dio, ma anche a parlare con Dio, con le preghiere che abbiamo memorizzato e che diciamo sempre, ma anche con le nostre parole: parlare con Gesù, portare a Gesù le nostre preoccupazioni, le difficoltà, i dolori che viviamo tutti i giorni. Gesù è vicino a noi. Apriamo gli occhi.
Riconosciamo che anche nella persona accanto a noi, o nella persona che soffre, la persona che non ha dove vivere, dove dormire, che si trova per strada, la persona malata”: nel pomeriggio di oggi papa Leone XIV è arrivato nella parrocchia di ‘Santa Maria della Presentazione’ a Torrevecchia, penultima visita quaresimale nelle chiese della diocesi di Roma, e prima della celebrazione eucaristica ha incontrato bambini del catechismo e gruppi giovanili, esortandoli a rifiutare la violenza e ad accogliere Gesù, aprendosi agli altri.
Ed agli anziani ed alle anziane ha ricordato la figliolanza di Dio: “Allo stesso tempo, però, vorrei sottolineare una cosa: ognuno di voi, anche la persona più anziana, la persona più malata, la persona più debole, ognuno di voi ha tantissimo valore, perché tutti siamo creati a immagine di Dio, tutti condividiamo questa dignità di essere figli e figlie di Dio. E tante volte il mondo di oggi vorrebbe farci dimenticare questo fatto, ma non è così.
E quindi la vostra presenza anche qui, questo pomeriggio, parla tantissimo: è una testimonianza bellissima del fatto che tutti noi, uniti come in una famiglia, abbiamo un grandissimo valore, perché siamo figli di Dio, creati a Sua immagine, amati da Dio, e allora chiamati, anche noi, a condividere questo amore con gli altri. E quindi la vostra voce, la vostra presenza, le vostre preghiere, anche la vostra sofferenza: tutto questo ha un valore grandissimo nel mondo di oggi”.
Nell’omelia della celebrazione eucaristica ha ricordato l’importanza di questa domenica quaresimale: “E’ una tappa importante nella nostra sequela di Gesù, fino alla sua Pasqua di passione, morte e risurrezione. In questo itinerario si intrecciano profondamente la vicinanza di Dio e la nostra vita di fede: rinnovando in ciascuno la grazia del Battesimo, il Signore ci chiama a convertirci, proprio mentre purifica il nostro cuore col suo amore e con le opere di carità che ci propone di compiere. A questo proposito, l’incontro tra Gesù e la donna samaritana ci coinvolge con grande intensità. Il Vangelo di oggi, infatti, oltre che parlare a noi, parla di noi e ci aiuta a rivedere il nostro rapporto con Dio”.
La sete di ricerca della Samaritana è la nostra: “La sete di vita e di amore della samaritana è la nostra sete: quella della Chiesa e dell’umanità intera, ferita dal peccato ma ancor più intimamente abitata dal desiderio di Dio. Lo cerchiamo come l’acqua, anche quando non ce ne rendiamo conto, ogni volta che ci chiediamo il senso degli avvenimenti, ogni volta che avvertiamo quanto ci manca il bene che vogliamo per noi e per chi ci sta accanto”.
Nella ricerca si trova Gesù: “Egli è già lì, al pozzo, dove la samaritana lo trova solo, sotto il sole di mezzogiorno, stanco del viaggio. La donna va al pozzo a quell’ora insolita forse per evitare gli sguardi carichi di pregiudizi delle altre donne. Gesù le legge nel cuore il motivo di questa emarginazione: i suoi matrimoni falliti e l’attuale convivenza la rendono indegna di accompagnarsi alle figlie, alle mogli e alle madri del villaggio.
Eppure, Gesù siede presso il pozzo come ad aspettarla. Questo appuntamento sorprendente è uno dei modi con cui, come amava ripetere papa Francesco, Cristo rivela il Dio delle sorprese: le più belle, quelle che cambiano la vita, dovunque la incontrino e comunque essa si presenti davanti al Signore”.
Ed è Gesù che prende l’iniziativa: “Sì, proprio per te, che non lo conoscevi, che ti ritenevi lontana e condannata. Questo dono ti trasformerà: diventerai tu stessa sorgente che zampilla per la vita eterna. In cambio della sete di prima, colma di amarezza e di aridità spirituale, il Figlio di Dio offre in dono una vita rinnovata dall’acqua che sgorga dalla misericordia del Padre. Tutto si trasforma nell’incontro con il Signore: la donna assetata diventa sorgente, l’esclusa diventa confidente”.
Da questo incontro nasce la missione della samaritana: “La donna piena di vergogna ora è ricolmata di gioia; colei che stava muta nel villaggio diventa missionaria per tutti i suoi abitanti. Mai avrebbe immaginato che proprio lei, così disorientata e sconfitta dalla vita, avrebbe potuto un giorno gustare l’acqua fresca, puro dono di Dio, diventando a sua volta dono per gli altri. Come accade questo? Incontrando Gesù, dialogando con Lui, Verbo vivente di Dio fatto uomo per la nostra salvezza”.
Ed ecco il riferimento alla parrocchia: “Come al pozzo del Vangelo, in questa parrocchia arrivano uomini e donne feriti nell’animo, offesi nella dignità e assetati di speranza. A voi il compito, urgente e liberante, di mostrare la prossimità di Gesù, la sua volontà di riscattare la nostra esistenza dai mali che la minacciano con una proposta di vita giusta, vera, piena”.
Però tutte le attività parrocchiali hanno la fonte nell’Eucarestia: “Partendo dall’Eucaristia, cuore pulsante di ogni comunità cristiana, vi incoraggio a fare in modo che le attività parrocchiali siano segno di una Chiesa che – come una madre – si prende cura dei propri figli, senza condannarli, anzi accogliendoli, ascoltandoli e sostenendoli di fronte al pericolo. La parola del Vangelo, che zampilla in noi come fonte di verità, aiuti ciascuno ad aprire gli occhi, per saper valutare con saggezza ciò che è bene e ciò che è male, formando così coscienze libere e adulte”.
(Foto: Santa Sede)
Papa Leone XIV all’ordinariato militare: difendere i deboli
“Inter Arma Caritas: ‘per portare Cristo nelle vene dell’umanità, rinnovando e condividendo la missione apostolica, guardando al domani con serenità, compiendo scelte coraggiose’. Queste sono le parole che stanno orientando il cammino del Centenario dell’Ordinariato Militare per l’Italia, un evento che custodisce memoria, attualità e profezia”: riprendendo le sue parole ai vescovi italiani dello scorso giugno papa Leone XIV ha incontrato i cappellani e gli officiali dell’Ordinariato Militare per l’Italia in occasione del Centenario di fondazione, ricordando che il loro servizio ‘è un atto d’amore, verso il Paese, verso i territori, soprattutto verso le persone’.
Nel discorso il papa ha sottolineato il valore della memoria, che è legata alla ‘coscienza’: “Viviamo in una società che rischia di smarrire il senso della memoria. La nostra epoca possiede una capacità straordinaria di trasmettere informazioni, ma una sempre più debole capacità di interiorizzarle. La memoria è spesso ‘esternalizzata’ e disponibile, ma non sempre fatta propria e attivata.
Per la Chiesa, invece, essa è coscienza viva: non accumulo di dati, ma costante appello alla responsabilità; non nostalgia, ma radice che genera profezia. Per i cristiani la memoria ha un carattere unico: è celebrazione di Dio che entra nella storia, perché la fede cristiana si fonda su un fatto storico e la salvezza non è un’idea, ma la persona vivente del Signore Gesù Cristo”.
Perciò in questo centenario è necessario non dimenticare l’insegnamento di papa san Paolo VI: “In tale orizzonte, risuona attuale l’insegnamento del Papa San Paolo VI, il quale affermava che la storia non è una realtà da subire, ma un luogo di grazia in cui costruire la civiltà dell’amore. I
l Centenario che celebrate desidera far riecheggiare proprio questo messaggio, alla luce del comandamento del Signore:’Che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi’. Il vostro servizio è un atto d’amore (verso il Paese, verso i territori, soprattutto verso le persone), che si traduce in prossimità concreta, specialmente nei luoghi e nelle circostanze in cui maggiori sono le fragilità”.
Richiamando il pensiero di sant’Agostino a vivere il ministero come un servizio di amore il papa ha evidenziato l’azione del cappellano militare: “L’azione del Cappellano Militare si svolge spesso nel silenzio, nei luoghi di pace e in quelli di conflitto, nei sedimi militari e nei contesti operativi, nelle cappelle e nelle tende da campo.
E’ lì che la cura del gregge del Signore si manifesta attraverso la testimonianza della vita, l’annuncio del Vangelo, la celebrazione dell’Eucaristia e dei Sacramenti, l’ascolto paziente e l’accompagnamento spirituale. In tal senso, un particolare rilievo assumono i contesti formativi, le Accademie, le Scuole, gli Istituti di formazione, i luoghi in cui si plasmano le coscienze.
In una società segnata dalla mobilità umana e dalla pluralità culturale, il Cappellano si pone anche al servizio del dialogo tra i popoli, le culture e le religioni, testimoniando una Chiesa che si fa strumento di unità. La sua azione spirituale contribuisce così alla promozione del bene comune e della pace sociale, frutto (come ricordava papa Francesco) di un paziente lavoro artigianale, che richiede formazione, giustizia e carità”.
La missione del militare cristiano si può collocare nella definizione della costituzione pastorale ‘Gaudium et Spes’: “In questo orizzonte si colloca la missione del militare cristiano. Difendere i deboli, tutelare la convivenza pacifica, intervenire nelle calamità, operare nelle missioni internazionali per custodire la pace e ristabilire l’ordine. Tutto questo non può ridursi a mera professione: è una vocazione, risposta a una chiamata che interpella la coscienza.
L’identità del militare è forgiata da generosità, spirito di servizio, alte aspirazioni e profondi sentimenti. Ma tali valori esigono un fondamento, un dono di Grazia capace di alimentare la carità fino alla dedizione totale di sé. Occorre, pertanto, ispirare con la linfa del Vangelo i codici, le norme e le missioni della vita militare perché, nel servizio alla sicurezza e alla pace, il bene comune dei popoli sia sempre al primo posto”.
Per queste motivazioni l’Ordinariato militare rientra nell’annuncio della pace della Chiesa: “La Chiesa, nel solco del magistero del Concilio Vaticano II, e delle Esortazioni apostoliche Evangelii nuntiandi ed Evangelii gaudium, proclama il Vangelo della pace, pronta a collaborare con tutti per custodire questo bene universale. In essa, l’Ordinariato Militare per l’Italia, attraverso la cura spirituale, vuol essere un laboratorio efficace dell’agire di Dio in favore dell’uomo, uno spazio di formazione per il passaggio dall’amor sui all’amor Dei, fondamento di quella Civitas Dei in cui la legge fondamentale è la carità e dove la pace non è soltanto assenza di conflitto, ma pienezza di giustizia, di verità e di amore”.
(Foto: Santa Sede)
Seconda domenica di Quaresima: ‘Questi è mio Figlio, l’amato; ascoltatelo’
E’ iniziata la Quaresima. Tempo forte, che conduce alla Pasqua di risurrezione; non è un itinerario da scoprire, è un cammino da percorrere, passo dopo passo, perché l’uomo è oggetto dell’azione misericordiosa di Dio Padre. Aiutati dalla Parola di Dio, non bastano solo i quaranta giorni che vanno dal ‘mercoledì della ceneri al giovedì santo’, ma sono necessari il Pentimento dei peccati e il servizio: una vita nuova caratterizzata dall’amore verso Dio e verso i fratelli; è necessario riscoprire il nostro Battesimo, che ci ha costituiti figli di Dio, e vivere da veri figli di Dio.
Dopo avere vinto le tentazioni di Satana, siamo chiamati oggi a salire sul monte Tabor (il monte della Trasfigurazione di Gesù) per arrivare al pozzo di Sicar, alla grazia che proviene solo da Cristo Gesù e dissetarci all’acqua che zampilla per la vita eterna. La salvezza non è una idea, una illusione, è invece la storia dell’amore misericordioso di Dio, che inizia con Abramo, l’uomo della Fede, che credette ed iniziò il suo cammino verso la Terra promessa: ‘Vattene dalla tua terra, disse Dio, dalla tua parentela, dalla casa di tuo padre, verso la terra che io ti darò; farò di te una grande nazione’; Abramo partì ed oggi è il padre delle tre grandi religioni monoteistiche: cristiana, ebraica, musulmana.
Come Abramo l’uomo di ieri e di oggi è invitato ad iniziare il proprio cammino. L’episodio della Trasfigurazione di Gesù è la dimostrazione che Egli è il vero Messia atteso, il Messia glorioso che l’umanità aspettava, desiderava; ma il cammino verso la gloria passa attraverso la Croce: dal monte Tabor al monte Calvario dove Gesù si offre come vittima per la salvezza dell’umanità, ma, vero Dio, risuscita il terzo giorno. La gloria della Trasfigurazione (del Tabor) è confermata nell’episodio biblico dalla presenza, accanto a Gesù, di Mosè ed Elia; il Padre celeste interviene per rassicurare gli apostoli: ‘Questi è il mio Figlio, l’amato; ascoltatelo!’
Gesù è infatti l’unica vera e completa rivelazione di Dio a noi. La Trasfigurazione evidenzia la visione del cielo, della gloria, in contrapposizione alla tragedia che si svolgerà a Gerusalemme: la crocifissione, sono due momenti dell’imprevedibile disegno dell’amore divino: ‘ad astra per aspera’, al cielo attraverso il viaggio del Calvario. Sul monte Gesù aveva voluto i tre apostoli. Pietro, Giacomo e Giovanni come veri testimoni sia della gloria della Trasfigurazione come della tragedia del Calvario. Gesù ci ricorda: chi vuole essere mio discepolo prenda la croce e mi segua; hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi.
La luce che sfolgora il volto di Cristo (che brillò come il sole e le vesti divennero candide come la neve), e la nube che avvolse Cristo e gli apostoli sono segni del cielo, segni della presenza del divino; proprio da questa luce viene fuori la voce del Padre: ‘Questi è il mio Figlio, l’amato; in Lui ho posto il mio compiacimento: ascoltatelo!’
Ascoltare Gesù anche quando i suoi annunci appaiono troppo forti; è la condizione essenziale per la salvezza; questa è la risultante di due componenti: una divina, l’altra umana: Cristo Gesù dà la sua vita per noi; è l’agnello che toglie i peccati del mondo; è la vittima che si offre al padre per la salvezza dell’uomo.
A questa deve fare seguito la componente umana: il nostro ‘sì’, responsabile e fermo a Dio, un ‘sì’ od ‘eccomi’ non astratto e labiale ma che si concretizza nell’amare Dio e il prossimo in nome di Dio; prendere la croce e seguire Cristo, l’amato dal Padre. Non esiste, caro amico, un ‘Vangelo comodo’, fatto a misura delle nostre velleità, un vangelo dove Dio compie quello che all’uomo piace. L’apostolo Pietro voleva scegliere la gloria della trasfigurazione senza passare dal Calvario.
‘E’ bello per noi, Signore, stare qui, facciamo tre tende’, ma il Padre interviene: ‘Questi è mio Figlio, ascoltatelo!’ e Gesù esorta i suoi discepoli: non parlate a nessuno di questa visione prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti. Noi oggi, come Abramo, dobbiamo uscire dalla terra dei nostri sogni, dei nostri egoismi per incamminarci verso la terra che Dio ci mostra per mezzo di Gesù. Il Maestro divino ci chiama ad attuare la nostra vocazione attraverso la croce e l’amore; da questo il Padre ci riconoscerà come suoi figli.
Attuare concretamente la nostra vocazione, conforme ai talenti e ai carismi ricevuti con il Battesimo perché si realizzi il Regno di Dio nel mondo; come gli apostoli che lasciarono tutto, lo seguirono e furono chiamati a regnare sulle dodici tribù di Israele. E’ difficile? Umanamente sì, ma nella Chiesa Gesù stesso ci offre i mezzi per riuscire: l’Eucaristia e i sacramenti ed inoltre Maria, sua madre, come madre nostra. ‘Siete stanchi, affaticati, oppressi, prendete e mangiate: questo è il mio corpo’, ecco il dono dell’Eucaristia che ci porta la domenica a messa.
Morente in croce, Gesù dice a Maria: donna, ecco tuo figlio, Giovanni e con lui quanti crederanno in me e ti invocheranno ‘rivolgi a noi, Madre, i tuoi occhi misericordiosi’. Amici, con gioia e fede profonda iniziamo il nostro cammino quaresimale con la riscoperta del nostro Battesimo, il pentimento sincero dei nostri peccati, una vita di amore verso Dio e i fratelli. Allora e solo allora sarà Pasqua di risurrezione.
Mons. Varden: gli angeli sono mediatori della provvidenza di Dio
“Durante i quaranta giorni di permanenza di Cristo nel deserto, Satana gli si avvicinò e gli citò il Salmo 90, in particolare due versetti sugli angeli. ‘Il diavolo – leggiamo in san Matteo – lo portò nella città santa e lo pose sul pinnacolo del tempio’ e lo sfidò a dimostrare di essere il Figlio di Dio gettandosi giù, ‘perché sta scritto: Egli darà ordini ai suoi angeli a tuo riguardo ed Essi ti porteranno sulle loro mani, perché il tuo piede non inciampi in una pietra”: nell’ottava meditazione di quaresima mons. Varden ha riflettuto sul tema ‘Gli angeli di Dio’, ricordando che san Bernardo esortava a seguire il loro esempio, cioè scendere e mostrare ‘misericordia al prossimo’, ma anche salire facendosi guidare dai ‘desideri umani naturali’.
Il predicatore ha sottolineato che Dio non tenta l’uomo con un salto ‘nel vuoto’, ma lo invita a ‘saltare’ nelle sue braccia: “Gli interventi angelici non sono sempre rassicuranti. Gli angeli non sono lì per assecondare i nostri capricci. In una preghiera popolare riconducibile a Reginaldo di Canterbury, contemporaneo di Bernardo, chiediamo al nostro angelo custode di ‘illuminarci, custodirci, reggerci e governarci’.
Sono verbi forti: un angelo è prima di tutto un custode della santità. La vita monastica fu presto compresa e presentata come angelica per la sua finalità di lode, ma anche perché il monaco è chiamato a essere infiammato dall’amore di Dio e a diventarne un emissario per gli altri”.
Per questo gli angeli hanno la funzione di mediazione: “L’unico ‘canto di lode’ di Cristo, di cui parla ‘Sacrosanctum Concilium’ in un bellissimo passaggio, risuona dalle estremità della terra alle vette del cielo attraverso una pulsante catena di mediazione. Gli angeli sono parte essenziale di questa catena, come affermiamo in ogni Prefazio all’interno del canone della Messa.
Nei sermoni sul ‘Qui habitat’, Bernardo sottolinea il ruolo degli angeli come mediatori della provvidenza di Dio. La mediazione non è sempre necessaria: Dio può toccarci senza mediatori. Tuttavia, egli si compiace di lasciare che le sue creature siano canali di grazia l’una per l’altra”.
Infatti san Bernardo esorta a guardare le azioni dell’angelo: “Bernardo ci esorta a guardare ciò che fa un angelo e a fare altrettanto: ‘Scendi e mostra misericordia al tuo prossimo; e di nuovo, elevando con il medesimo angelo i tuoi desideri, sforzati di ascendere con tutta la cupiditas della tua anima alla somma ed eterna verità’. Raramente, questi giorni, si fa riferimento a Cupido nello stesso contesto della ‘somma ed eterna verità’. La scelta lessicale di Bernardo è provocatoria: ci dice che tutti i desideri umani naturali, anche i carnali, sono attratti verso il compimento in Dio; quindi devono essere guidati verso di esso”.
Infine hanno il compito di condurci a Dio: “L’ultimo e più decisivo atto di carità degli angeli avverrà nell’ora della nostra morte, quando ci porteranno attraverso il velo di questo mondo nell’eternità. Manifesteranno allora le loro caratteristiche: ‘Non possono essere vinti né sedotti, e tanto meno possono sedurci’.
Ogni finzione cadrà in quell’ora: la retorica verrà meno, solo la verità rimarrà, in piena consonanza con la misericordia. Bernardo predicò con accuratezza su questi temi nel 1139. 726 anni dopo, un uomo di temperamento diverso ma di intelligenza affine avrebbe reso esplicite le sue intuizioni in una squisita poesia sulla morte”.
Quella persona era san John Henry Newman, che “rifletteva molto sugli angeli. Concepiva il ministero sacerdotale come angelico. Il sacerdote è a casa propria in questo mondo, non ha paura di andare nei boschi oscuri alla ricerca dei perduti. Allo stesso tempo, tiene gli occhi della mente sollevati verso il volto del Padre, lasciando che il suo splendore illumini tutta la realtà presente. L’illuminazione è sempre duplice: intellettuale ed essenziale, sacramentale e pedagogica”.
Traslando la situazione il predicatore ha evidenziato la necessità di riscoprire l’insegnante come un angelo: “Newman, ora Dottore della Chiesa, ci chiede pure di riscoprire l’insegnante come illuminatore angelico. E’ una sfida profetica e bella, se pensiamo a quanto la cosiddetta ‘istruzione’ è adesso affidata ai media digitali, anche artificiali, mentre i giovani adulti, gli adolescenti ed i bambini desiderano incontrare insegnanti degni di fiducia, che possano impartire non solo abilità ma saggezza”.
Ecco il motivo per cui l’incontro con un angelo è personale e non può essere sostituito: “Un incontro angelico è personale. Non può essere sostituito da un download o da un chatbot”.
Mentre nella riflessione di ieri pomeriggio il predicatore aveva invitato a riflettere sulla Gloria di Dio: “La glorificazione, dice Bernardo, avviene quando, compiuto il nostro viaggio terreno, noi finalmente contempleremo quello che in questa vita abbiamo fermamente sperato, mettendo la nostra fiducia nel nome di Gesù. ‘Spes in nomine, res in facie est’. Non c’è modo di rendere il senso di questa formula concisa e bellissima se non con una parafrasi un po’ ampollosa: La nostra speranza è nel nome del Signore; la realtà sperata è nel vederlo faccia a faccia”.
Ecco il motivo per cui la Chiesa ricorda sempre che la gloria di Dio vive in ciascuno: “La Chiesa ricorda alle donne e agli uomini la gloria segreta che vive in loro. La Chiesa ci rivela che la mediocrità e la disperazione del presente, non ultima la mia disperazione per i miei persistenti fallimenti, non devono essere definitive; che il piano di Dio per noi è infinitamente meraviglioso; e che Dio, attraverso il Corpo mistico di Cristo, ci darà la grazia e la forza di cui abbiamo bisogno per raggiungerlo, se solo glielo chiediamo”.
E tale gloria si manifesta attraverso i santi: “La Chiesa manifesta splendori di ‘gloria nascosta’ nei suoi santi. I santi sono la prova che la malattia e la degradazione possono essere mezzi che la Provvidenza usa per realizzare uno scopo glorioso, conferendo forza ai deboli ed, ancora non contenta di così poco, rendendoli santi radiosi”.
Inoltre tale gloria si manifesta nei sacramenti: “La Chiesa comunica la ‘gloria nascosta’ nei suoi sacramenti. Ogni sacerdote, ogni cattolico conosce la luce che può irrompere nel confessionale, durante un’unzione, un’ordinazione o un matrimonio. La più splendida, e per certi versi la più velata, è la gloria della santa Eucaristia”.
Papa Leone XIV: la missione di stare nella società
“Sono molto lieto di salutare il Superiore e la Superiora Generale presenti e tutti voi. Mi è cosa molto gradita incontrarvi in due momenti speciali della vita delle vostre Congregazioni: i duecento anni dall’approvazione papale delle Regole e Costituzioni per i Missionari Oblati di Maria Immacolata ed i 1500 anni di fondazione per le Suore di Nostra Signora degli Apostoli. Pur con storie diverse, sono molti i tratti che accomunano i vostri Istituti Religiosi: il periodo di fondazione, la terra di origine, ma soprattutto la vocazione missionaria”: papa Leone XIV questa mattina ha incontrato i Missionari Oblati di Maria Immacolata e le Suore di Nostra Signora degli Apostoli, ricordando ai primi le azioni intraprese dal loro fondatore, sant’Eugenio di Mazenod, in difesa della dignità di poveri, operai e contadini, ed esortando le seconde a portare avanti l’opera di evangelizzazione in contesti segnati da difficoltà, malattie, e martirio.
Ricordando il motto di sant’Eugenio de Mazenod per gli Oblati, fondati per annunciare il Vangelo ai poveri: “Sono forti le parole da lui spese e le azioni intraprese in difesa della dignità di poveri, operai e contadini, sfruttati come risorse produttive e ignorati nelle esigenze più profonde della loro umanità. Ed è forte e provocatoria l’audacia con cui non ha esitato, già Vescovo di Marsiglia, a rispondere alla richiesta di aiuto del confratello nell’episcopato mons. Bourget, arcivescovo di Montréal, inviando religiosi prima in Canada e poi in altre parti del mondo: in Europa, Africa e Asia”.
Ed anche oggi continua questa missione: “Ancora oggi, con più di tremila religiosi sparsi in settanta paesi del mondo, voi continuate a svolgere il vostro ministero con la stessa apertura preferenziale agli ultimi, arricchiti dal dono prezioso di una estesa famiglia carismatica e di una crescente interculturalità. Accogliete questa vitalità come un dono e come un segno, che vi sproni a mantenere vivo e a rendere attuale lo spirito delle vostre origini”.
Anche alle suore di Nostra Signora degli Apostoli ha ricordato il significato del loro motto: “Ve le ha affidate padre Agostino Planque che, un secolo e mezzo fa, ha fondato la vostra Congregazione per assicurare l’indispensabile presenza femminile alle Opere della Società delle Missioni Africane. Tante donne hanno risposto al suo appello, dalla Francia e da molti altri Paesi, accettando la sfida di stare con Maria, per essere come Lei testimoni di Cristo tra gli apostoli e nel mondo.
A molte di loro quel ‘sì’ è costato la vita, per la durezza del lavoro missionario, per l’esposizione alle malattie, per il martirio, in tempi recenti. E ancora adesso voi siete presenti in contesti difficili, dove offrite il vostro servizio con fede e nel rispetto di tutti”.
Infine ha evidenziato l’aspetto della familiarità con Dio, che accomuna entrambi gli ordini religiosi: “Entrambi, infatti, hanno raccomandato ai loro figli e figlie spirituali di conservare nelle comunità un sincero e generoso spirito di famiglia. Per dei consacrati, per delle consacrate, e per dei laici cristiani veramente impegnati, esso nasce prima di tutto dall’incontro con Dio, dall’Eucaristia, dalla preghiera e dall’Adorazione, dall’ascolto della Parola e dalla celebrazione dei Sacramenti. Da lì, dall’Altare e dal Tabernacolo, cresce nei cuori riempiendoli di quei sentimenti di condivisione e di affetto, di cura e di paziente vicinanza, che devono sempre caratterizzarci, e che ci rendono specchio dell’amore di Dio nel mondo”.
Mentre ai partecipanti del Progetto Policoro ha ricordato i 30 anni di attività: “Il Progetto Policoro ha raggiunto il traguardo dei trent’anni: un’occasione che ci deve aiutare a guardare avanti con gratitudine e fiducia. Voi giovani siete il volto bello dell’Italia che non si arrende, non si rassegna, si rimbocca le maniche e si rialza. In trent’anni avete seminato un’immensa quantità di bene che vale la pena raccontare: giovani che si sono impegnati nel sociale e nella politica; vite che si sono rimotivate grazie al Vangelo e alla dottrina sociale della Chiesa”.
Quello del papa è stato un ringraziamento per il loro impegno a favore di un lavoro giusto ed onesto: “Sono stati detti tanti ‘no’ a scorciatoie di corruzione, sfruttamento del lavoro e ingiustizie; alcuni beni confiscati alle mafie sono diventati investimenti nel sociale; sono nate cooperative che hanno fatto fiorire città e territori; molti giovani sono stati accompagnati nel creare attività imprenditoriali.
In più, avete speso ore nelle scuole e nelle parrocchie per educare al senso del lavoro e della giustizia, per formare alla pace, per sensibilizzare al bene comune. Avete medicato le ferite di giovani tenuti ai margini, delusi e disimpegnati. Grazie per tutto questo bene seminato! Grazie perché avete ben chiaro che nessun giovane nella vita può essere lasciato ‘in panchina’, ma va sostenuto nel realizzare i suoi sogni e nel migliorare il mondo”.
E dopo 30 anni di attività quest’opera ancora continua: “C’è ancora bisogno del vostro impegno, soprattutto in una stagione di inverno demografico, di spopolamento delle aree più fragili del Paese, di giovani che rischiano di essere demotivati e di chiudersi. Nessuno dev’essere trascurato.
Nessuno deve sentirsi abbandonato. Il Progetto Policoro è nato come esperienza ecclesiale ed è il frutto della fantasia di una Chiesa che non solo vuole fare qualcosa per i giovani, ma li rende protagonisti del suo cammino e del futuro di ogni territorio. Con voi siamo Chiesa al servizio del mondo, come lievito nella pasta”.
Il Progetto è sempre contagioso: “In questo modo, il vostro impegno per rispondere alla crisi lavorativa e sociale del Mezzogiorno si è trasformato in rinnovato coinvolgimento anche di altri territori. E’ sempre il momento di contagiare col vostro entusiasmo e con la vostra sensibilità anche i luoghi più refrattari e le persone più rassegnate.
Guardando avanti, non perdete di vista i riferimenti che vi hanno condotto fino a qui e che vi permetteranno di camminare ancora a lungo. In questo momento, vorrei idealmente riconsegnarli di nuovo a tutti voi. La bussola del vostro impegno è il Vangelo: in esso sta la vera forza che trasforma i cuori e il mondo”.
L’altro riferimento riguarda l’insegnamento sociale della Chiesa: “Lo studio della dottrina sociale vi permette di amare questo tempo e vi offre gli strumenti per interpretare la realtà. Non lasciatevi ammaliare da profeti di sventura che vedono tutto negativo; ma non siate così ingenui da pensare che tutto va bene… La centralità della persona umana, il bene comune, la solidarietà, la sussidiarietà, la destinazione comune dei beni, la partecipazione, l’ecologia integrale e la pace ci guidano nel costruire una società conforme al disegno d’amore di Dio sull’umanità”.
L’altra ‘risorsa’ è la comunità: “La terza risorsa è la comunità come incubatore di futuro. La cultura attuale tende a pensarci isolati e in competizione. Invece il lavoro, l’economia, la politica, la comunicazione non si sostengono sul genio di leader solitari, ma su esperti di relazioni sociali. Quando cresce la vita comunitaria, nella società come nella Chiesa, allora abbiamo creato la condizione perché possa germogliare la vita”.
Una comunità rigenerativa: “Sarete generativi ogni volta che avrete cura delle reti comunitarie. L’intelligenza, il talento, la conoscenza, l’organizzazione sociale, la laboriosità si sviluppano grazie a relazioni buone. Se sognerete insieme, se dedicherete tempo a far crescere percorsi condivisi, se amerete le vostre città, diventerete come il sale che dà sapore a tutto”.
Ed ecco i santi a cui fare riferimento: “Come non ricordare figure quali Francesco d’Assisi, nell’ottavo centenario dalla sua morte, Caterina da Siena, Giovanni Bosco, Bartolo Longo, Francesca Cabrini, Armida Barelli, Luigi Sturzo, Piergiorgio Frassati, Alberto Marvelli, Giorgio La Pira, Lorenzo Milani, Primo Mazzolari, Maria di Campello, Aldo Moro, Tina Anselmi, Pino Puglisi, Tonino Bello, Annalena Tonelli? L’elenco potrebbe continuare e questo è bellissimo”.
Un invito a conoscere le loro biografie per ‘trasformare’ la comunità: “E’ un esercizio che vi invito a fare: conoscere biografie segnate dalla presenza dello Spirito nei luoghi in cui abitate. Conoscerle e narrarle. C’è un fiume di santità che ha reso fertili le nostre comunità. E’ il segno concreto che Dio non ci lascia mai soli. Egli ci ha amato, continua ad amarci e non si stanca di rendersi presente con persone in carne e ossa capaci di trasformare la vita sociale e di evangelizzare il mondo del lavoro. Da loro imparate il coraggio e l’apertura quotidiana alla Grazia”.
E’ un invito a continuare a sognare: “Carissimi, andate avanti insieme con fiducia. L’Italia e l’Europa hanno bisogno di voi e del vostro entusiasmo. Non smettete di sognare e di stringere legami con altri giovani europei e di altri Continenti che come voi amano la Chiesa e lavorano in suo nome nella società. Vi seguo con speranza, vi ricordo nella preghiera e di cuore imparto a voi e alle vostre famiglie la benedizione apostolica”.
(Foto: Santa Sede)
Tour dei Miracoli Eucaristici: a Lanciano con il sostegno della Rete Mondiale del Turismo Religioso
L’Italia costituisce, nella storia della civiltà europea e mediterranea, uno spazio privilegiato di convergenza tra fede, arte, pensiero e bellezza. E’ una terra in cui il sacro ha assunto nel tempo una forma culturale, simbolica e antropologica, incidendo profondamente sulla coscienza collettiva e sull’identità dei territori. Tra chiese millenarie, abbazie silenziose e santuari spesso appartati, il patrimonio religioso italiano custodisce segni che attraversano i secoli e continuano a interrogare l’uomo contemporaneo, generando contemplazione, ricerca e senso.
In questo orizzonte nasce ‘Voucher – Il Turismo dell’Anima’, progetto promosso da Ventisetteviaggi, ideato da Anna Di Maria con il contributo di Biagio Maimone, Coordinatore per l’Italia della Rete Mondiale del Turismo Religioso, e del conduttore televisivo Paky Arcella. L’iniziativa si colloca all’interno della visione e dell’azione della Rete Mondiale del Turismo Religioso, realtà internazionale presente in 18 Paesi, impegnata nella valorizzazione del patrimonio religioso e culturale come risorsa viva per lo sviluppo umano, sociale ed economico delle comunità.
La Rete Mondiale del Turismo Religioso promuove un modello di turismo che supera la logica del consumo per assumere una dimensione sostenibile, spirituale e generativa, capace di tutelare i luoghi sacri, rispettarne l’identità profonda e favorire una crescita armonica dei territori. In questa prospettiva, il turismo religioso diventa strumento di educazione alla bellezza, alla responsabilità e al dialogo interculturale, contribuendo a rafforzare il legame tra memoria storica, spiritualità e sviluppo locale. L’Italia, con il suo straordinario patrimonio religioso e artistico, assume in tale contesto un ruolo centrale come laboratorio internazionale di buone pratiche.
La prima tappa del Tour dei Miracoli Eucaristici, in programma dal 20 al 22 marzo, è dedicata a Lanciano, luogo che custodisce il più antico Miracolo Eucaristico riconosciuto dalla Chiesa. Qui, nell’VIII secolo, durante la celebrazione della Santa Messa, un monaco basiliano, attraversato dal dubbio circa la reale presenza di Cristo nell’Eucaristia, fu testimone di un evento che ha segnato in modo indelebile la storia della fede cristiana: l’ostia si trasformò in carne e il vino in sangue.
Un evento che, nei secoli, è stato oggetto di approfondite indagini storiche e scientifiche, le quali hanno attestato che la carne è tessuto miocardico umano e il sangue appartiene al gruppo AB, rimasti integri per oltre tredici secoli. Lanciano emerge così come luogo emblematico di dialogo tra fede e ragione, in cui il Mistero sacramentale si manifesta come segno vivo e interpellante.
Il viaggio, organizzato da Ventisetteviaggi, prevede uno spostamento in bus Gran Turismo, con partenza da Milano e sosta a Rimini per il pranzo. Nel pomeriggio è prevista una visita alla Cantina Frentana, in provincia di Chieti, con degustazione, prima di proseguire verso Lanciano per la sistemazione in hotel, la cena e il pernottamento, favorendo un clima di raccoglimento e preparazione interiore.
Il secondo giorno è dedicato al cuore spirituale dell’itinerario: la visita al Santuario del Miracolo Eucaristico e al Santuario della Madonna del Ponte, luoghi in cui la dimensione sacramentale e la devozione popolare si intrecciano in una sintesi teologica di grande profondità. Il percorso prosegue verso Fossacesia, con la visita all’Abbazia di San Giovanni in Venere, esempio emblematico di armonia tra architettura sacra e paesaggio naturale, e il pranzo su un trabocco, simbolo di un rapporto rispettoso tra l’uomo, il lavoro e il creato. Nel pomeriggio, lungo la Costa dei Trabocchi, il gruppo raggiunge Ortona per la visita alla Cattedrale di San Tommaso Apostolo, custode delle reliquie dell’Apostolo, prima del rientro a Lanciano.
Il terzo giorno conduce i partecipanti al Santuario del Volto Santo di Manoppello, dove l’immagine ritenuta non dipinta da mano umana invita alla contemplazione del volto di Cristo come rivelazione di un Dio che si fa prossimo, e alla Cattedrale di San Giustino a Chieti. Dopo il pranzo in un ristorante tipico, il rientro verso Milano conclude il percorso, lasciando nei partecipanti un’esperienza che si configura come memoria spirituale duratura e trasformativa.
Il progetto si inserisce in un itinerario più ampio che comprende i 22 miracoli eucaristici riconosciuti in Italia, tra cui Bolsena, Siena, Cascia, Alatri e altri luoghi di elevato valore spirituale, storico e artistico. Ogni tappa è concepita come occasione di studio, contemplazione e crescita interiore, contribuendo al tempo stesso alla valorizzazione culturale e alla vitalità dei territori coinvolti.
Come afferma Anna Di Maria: “Il turismo religioso è esperienza relazionale e trasformativa: mette in dialogo l’uomo con i luoghi, con la memoria e con il divino. E’ un viaggio che educa all’ascolto, genera armonia interiore e favorisce una consapevolezza spirituale autentica”.
Biagio Maimone, Coordinatore per l’Italia della Rete Mondiale del Turismo Religioso e Direttore della Comunicazione della Fondazione Bambino Gesù del Cairo, definita il testamento d’amore di papa Francesco, offre una lettura che intreccia teologia, antropologia e dialogo interreligioso:
“Voucher – Il Turismo dell’Anima nasce come risposta a una domanda profonda di senso che attraversa l’uomo contemporaneo. I miracoli eucaristici non appartengono a una dimensione museale della fede, ma sono segni vivi che parlano alla coscienza e invitano a una relazione autentica con il Divino.
Nel dialogo interreligioso ho imparato che il sacro, quando è autentico, non divide ma unisce, non esclude ma apre all’incontro. Questo progetto intende promuovere un turismo che sia esperienza di pace interiore, di fraternità e di responsabilità verso i luoghi e le comunità. La bellezza diventa qui linguaggio universale, l’arte si fa preghiera silenziosa e il viaggio si trasforma in pellegrinaggio dell’anima. Rigenerare i territori significa rigenerare le coscienze. E’ in questa profondità che l’uomo riscopre la propria vocazione alla trascendenza e al dialogo”.
‘Voucher – Il Turismo dell’Anima’ propone una visione del turismo in cui spiritualità, cultura, sostenibilità e crescita territoriale convergono in un’esperienza consapevole e responsabile. Un cammino che invita a riconoscere il viaggio come atto di gratitudine, custodia del creato e ricerca di senso, nella convinzione che ogni luogo possa diventare spazio di rivelazione. Quando il viaggio si fa ricerca di senso, ogni passo diventa luce, ogni incontro diventa grazia e l’anima ritrova la propria dimora interiore.
Devotio 2026: il futuro dei luoghi di culto tra fede e bene culturale
Chiese e basiliche nascono come luoghi di culto e per la vita spirituale, ma oggi il loro numero sembra essere esuberante rispetto alle reali esigenze delle comunità di fedeli ancora praticanti. In ambito ecclesiale, e non solo, ci si è iniziati quindi ad interrogare su quali siano le possibili trasformazioni e le diversificazioni d’uso che questi edifici sacri possano affrontare senza snaturarne la missione originale.
E’ a questo interrogativo che cercherà di rispondere ‘Devotio 2026’, quinta edizione della più grande fiera nel mondo e l’unica in Italia sui prodotti devozionali e i servizi per il settore religioso, che si svolge fino al 3 febbraio a BolognaFiere. Questa manifestazione, a cui partecipano 229 espositori provenienti dall’Italia e da altri 17 Paesi, prevede anche un ricco programma culturale sul tema ‘Spazio liturgico: luogo della fede, bene culturale’ con una serie di conferenze ed esposizioni con la partecipazione di sacerdoti, religiose, docenti ed esperti.
Il programma culturale di ‘Devotio 2026’ prevede una decina di conferenze, workshop e tavole rotonde, che affronteranno temi come la chiesa spazio dell’ecclesia, arte e letteratura in dialogo con il sacro, il canto e la musica nella liturgia, il restauro delle chiese e delle campane e il diritto ecclesiastico italiano.
In programma anche tre mostre: ‘Oltre i percorsi’, che propone le opere realizzate da undici giovani artisti che hanno partecipato, negli anni dal 2017 al 2024, all’iniziativa ‘Percorsi di riavvicinamento: artisti contemporanei a confronto con il mistero cristiano’, curata dal Comitato scientifico di Devotio e dal Centro Studi per l’architettura sacra ‘Cardinale Giacomo Lercaro’; ‘Casule d’artista’, con l’esposizione di dieci vesti liturgiche disegnate da altrettanti artisti nell’ambito di un’iniziativa di Atelier Sirio; e ‘Via Crucis’ di Filip Moroder Doss con scene tratte dalle meditazioni di papa san Giovanni Paolo II per la Via Crucis biblica celebrata al Colosseo nel 2002. Previsti anche due eventi in città a Bologna: la visita sul tema ‘Sguardi sull’arte e sull’architettura’ presso il Museo d’arte Lercaro ed il concerto ‘Musica sacra: tra Rinascimento e Contemporaneo’ del Coro Sibi Consoni-Accademia Vocale di Genova nella Basilica di san Petronio.
‘Devotio 2026’ ha ricevuto anche i patrocini dal Dicastero per la Cultura e l’Educazione, dall’Ufficio Nazionale per i Beni Culturali Ecclesiastici e l’Edilizia di Culto della Conferenza Episcopale Italiana, dall’Ufficio Liturgico Nazionale della Conferenza Episcopale Italiana, dalla Chiesa di Bologna, dalla FACI-Federazione tra le Associazioni del Clero in Italia, dalla FIUDAC/S-Federazione italiana tra le Unioni Diocesane Addetti al Culto, dall’Associazione Musei Ecclesiastici Italiani. Partner della manifestazione sono inoltre Fondazione Culturale San Fedele e Provincia Italiana Pie Discepole del Divin Maestro. Digital partner è il Marketplace Ereligio.com, mentre media partner sono Edizioni San Paolo, Emil Edizioni (D’A) e Chiesa Oggi.
Il comitato scientifico è coordinato dall’architetto Claudia Manenti, direttrice della Fondazione Centro Studi per l’Architettura Sacra ‘Card. Giacomo Lercaro’ ETS e coordinatrice del Comitato Scientifico e della proposta culturale di Devotio2026, a cui abbiamo chiesto spiegazione del titolo del tema di quest’anno, intitolata ‘Spazio liturgico: luogo della fede, bene culturale’:
“La proposta culturale di Devotio 2026 ha scelto il titolo ‘Spazio liturgico: luogo della fede, bene culturale’, perché intende proporre una riscoperta dell’importanza dello spazio liturgico per la vita della comunità cristiana, approfondendo gli aspetti simbolici e le modalità pratiche di valorizzazione dei luoghi celebrativi. In un’epoca dove anche le liturgie sono soggette a una tendenza alla virtualizzazione che fa inevitabilmente perdere di rilievo all’esperienza sensoriale e spaziale, fermarsi a riflettere sul ruolo dell’edificio liturgico e delle sue espressioni artistiche per la vitalità della comunità cristiana può essere utile per vivere con maggiore consapevolezza la valorizzazione delle chiese come luoghi di cultura artistica e architettonica che manifestano in forme visibili il ‘credo’ che la comunità cristiana vive nel tempo e nello spazio”.
Un luogo della fede può essere anche un luogo culturale?
“Le attività culturali di ‘Devotio’ di quest’anno intendono affrontare il tema del possibile utilizzo extra-liturgico degli edifici sacri. Infatti, se è vero che le chiese sono molto spesso degli scrigni di opere d’arte e degli spazi che ben si prestano a eventi collettivi, è necessario che quanto avviene in essi si armonizzi con i contenuti liturgici per i quali questi edifici sono stati costruiti. Negli appuntamenti in programma si affronteranno, infatti, i temi relativi alla relazione tra architettura e liturgia nell’epoca del virtuale, a quali usi extra-liturgici sono possibili e quali le precauzioni è necessario prendere per i nuovi adeguamenti architettonici, oltre ai temi della ristrutturazione delle chiese e della sperimentazione dei suoi adeguamenti. Una novità di questa edizione di Devotio riguarda l’ampio spazio dato dal tema della musica sacra che unisce liturgia e cultura”.
Come si può distinguere un evento di fede da un evento culturale all’interno di un luogo sacro?
“L’architettura edificata dalla comunità cristiana come luogo della liturgia eucaristica è, in tutti i secoli, immagine della volontà di imprimere nella materia i cardini della fede, accentuando di epoca in epoca gli aspetti del messaggio evangelico che più si prestano ad interpretare la sensibilità del momento. Le chiese sono i luoghi dove la comunità cristiana si ritrova per celebrare l’Eucarestia, ma chi vive la grazia del Battesimo desidera manifestare e proporre anche a chi ne è distante la propria visione di vita; in questo senso le attività culturali approfondiscono e diffondono la profondità del messaggio cristiano declinato nelle realtà del contemporaneo”.
Da questi spazi quale proposta di Chiesa emerge?
“Nella consapevolezza che lo spazio che la comunità cristiana realizza e nel quale celebra non può che essere un’immagine della vitalità spirituale della Chiesa stessa, è necessario chiedersi e confrontarsi su come la proposta spirituale della ‘Buona Novella’ possa essere oggi declinata in termini spaziali per coinvolgere le nuove generazioni e quanti gravitano ai margini della comunità ancora non attratti dalla novità della risurrezione di Cristo”.
In quale modo si rapportano con la fede gli artisti contemporanei?
“Oggi, come non mai, il mondo dell’arte e la formazione degli artisti sono molto lontani dal cristianesimo e spesso non ne conoscono la proposta di spiritualità. Devotio ha sempre voluto dare spazio all’arte per dimostrare che anche oggi fede e un’arte qualitativamente elevata possono alimentarsi vicendevolmente. Nell’edizione di ‘Devotio 2026’ sarà presente la mostra ‘Oltre i Percorsi’ che propone una visione d’insieme delle opere scaturite dalle quattro edizioni dei ‘Percorsi di riavvicinamento: Artisti contemporanei a confronto con il mistero cristiano’, svolte in occasione delle precedenti edizioni di Devotio, integrando le opere già presentate con altri lavori realizzati dai giovani artisti, anche non a soggetto sacro”. Ulteriori informazioni su www.devotio.it.
(Foto: Devotio)




























