San Bonaventura: contemplare Dio nella creazione

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In occasione del 750° anniversario della morte di san Bonaventura, che ricorre il prossimo 15 luglio, è stata pubblicata sul sito dell’ordine dei frati minori la Lettera dei Ministri generali del Primo Ordine e del Terz’Ordine Regolare, in onore del frate teologo e mistico, firmata dai quattro Ministri generali: Fr. Massimo Fusarelli, Fr. Roberto Genuin, Fr. Carlos Alberto Trovarelli e Fr. Amando Trujillo Cano, per ricordare  il suo amore per la Chiesa:

“L’anniversario dei settecentocinquanta anni della morte del Dottore Serafico, avvenuta il 15 luglio del 1274, ci offre l’occasione non solo di ricordare e celebrare il servizio da lui dato all’Ordine e all’intera Chiesa, ma anche di riproporlo come un dono ancora valido per la nostra epoca”.

E dopo alcuni accenni biografici e bibliografi la lettera ha messo in evidenza il suo amore per la teologia: “Il primo aspetto è relativo alla passione nel fare teologia, che richiede la fatica del metodo: chi studia teologia deve possedere la disciplina della mente, mossa dall’amore devoto, appassionato e ardente. Dunque, tra i lavori a cui è chiamato il frate vi è anche quello intellettuale, altrettanto o forse più faticoso e impegnativo di quello manuale”.

Il compito teologico non è facile, se non ci si applica nello studio: “Si tratta, infatti, di far passare il credibile (ciò che è creduto per fede) all’intellegibile, dandone le motivazioni: perché solo così l’amore di quanto creduto raggiungerà il suo culmine, offrendo alla ragione la definitiva argomentazione per aderire alla fede…

Tutto ciò sarà possibile solamente se si hanno chiari lo ‘scopo e gli obbiettivi’, a ragione dei quali assumere con serietà e impegno la fatica dell’intelligenza della fede: ‘Allora conosceremo veramente quell’amore che supera ogni conoscenza, e così saremo ricolmi della pienezza di Dio’. Perché la teologia ci permette di crescere nel bene e di abbracciare la salvezza: ut boni fiamus et salvemur”.

Da seguace di San Francesco ha contemplato l’infinito di Dio: “Da vero figlio del poverello, Bonaventura contemplava l’Altissimo come mistero infinito di bontà, il quale si dona attraverso Cristo in tutte le realtà. Il Padre, fonte ingenerata di bontà, comunica totalmente e infinitamente la propria natura divina al suo Figlio prediletto, la ‘persona mediana’ della Trinità. Nel loro reciproco soffio d’Amore sono uniti nel vincolo dello Spirito, il ‘dono in cui sono stati dati tutti gli altri doni’. Esso si espande poi a tutta la creazione e ad ogni creatura, riportando ogni cosa alla pienezza dell’amore divino, che è il sommo Bene e tutto il Bene”.

Tale Bene si esprime nella creazione del mondo: “Momento espressivo e produttivo del Bene è l’atto creativo del cosmo che resta in continua espansione, non solo in termini di natura ma anche di conoscenza. Sia l’essere sia il conoscere rivelano la stessa origine e lo stesso scopo: la pienezza e l’espandersi del Bene. Entrambi sono scritti nel ‘Libro della Creazione’ e possono essere letti dall’intelligenza e dall’amore dell’uomo, chiamato a riconoscere e ad amare in ogni cosa il Dio Uno e Trino”.

Ed ha rinnovato l’ordine francescano: “La qualifica di Bonaventura di ‘secondo fondatore dell’Ordine’, sebbene sia esagerata, ha tuttavia in sé una parte di verità. Con la sua lunga azione di governo egli dette una definitiva identità ai frati minori, ribadendo e chiarificando un duplice mandato: un impegno forte per l’evangelizzazione e una fedeltà attenta alla propria vocazione minoritica.

In ambedue gli aspetti la figura di san Francesco costituiva il riferimento decisivo: la sua santità ne era la garanzia… Insomma, come generale dell’Ordine egli si assunse con coraggio e intelligenza un compito delicato: custodire gli elementi dell’ideale dei primi frati, integrandolo con gli sviluppi identitari dell’Ordine fortemente e ampiamente impegnato nell’attività pastorale e culturale per la promozione della fede e della vita cristiana”.

Ma soprattutto è stato mistico: “Si comprende da questi accenni che la mistica di Bonaventura è essenzialmente relazionale, ordinata verso l’Altro, cioè in cammino verso Dio, mediante la carne umana di Colui che, per eccesso d’amore, si è fatto uno di noi per renderci uno con Dio. Il misticismo bonaventuriano può essere dunque paragonato ad un camminare dell’uomo accompagnato dall’umanità di Cristo quale unica via al Padre.

Di conseguenza, nella sua proposta cristologica della via mistica si realizzano le parole con cui Francesco di Assisi apre la Regola non bollata: ‘La vita e regola dei frati è seguire l’insegnamento e le orme del Signore nostro Gesù Cristo’ (Regola non bollata I 1), colui che si è fatto Verbo incarnato e crocifisso”.

Però la ‘Pasqua mistica’ non evita la fatica di un cammino, che l’uomo compie per giungere a Dio: “Il dono dello Spirito, che permette di compiere la Pasqua mistica, non evita però all’uomo la fatica del cammino, cioè un’esperienza di Dio cercata e preparata mediante un procedimento fatto per gradi e con ordine… Ricordiamo solo due testi: ‘L’albero della Vita’ e ‘La triplice via’.

Nel primo, al centro vi è la contemplazione affettiva del Cristo rivelato su quell’albero di vita che è stato la croce; nel secondo, è offerta invece la meditazione di tre momenti dell’esperienza umana, tre vie con le quali gustare innanzitutto la pace (attraverso la purificazione dei desideri), poi la verità (attraverso l’illuminazione dell’intelletto) e infine la carità (attraverso lo Spirito che infiamma l’anima per unirla all’amore crocifisso e sponsale con Cristo). Bonaventura ci ricorda, dunque, che l’uomo è un ‘desiderante’ chiamato ad incamminarsi verso l’Uno che dona ad ogni cosa la sua unicità, verità e bellezza”.

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