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Alla Facoltà teologica del Triveneto due percorsi universitari: teologia e scienze religiose

Due percorsi universitari, proposti in diverse sedi del Triveneto, per una formazione teologico-umanistica tramite lo studio della filosofia, della Bibbia, della storia, della teologia, della pedagogia, psicologia e sociologia; una preparazione da spendere soprattutto nella scuola, come insegnanti di religione cattolica, ma che fornisce competenze utili anche per figure “educative” a servizio della comunità cristiana e della società, ad esempio operatori negli uffici diocesani e nella vita pastorale, nell’ambito interculturale e interreligioso, dell’etica e della bioetica, nella comunicazione, giornalismo ed editoria. E’ questa, in sintesi, la proposta formativa della Facoltà teologica del Triveneto, che ogni anno è frequentata da 1650 studenti (tre su quattro sono laici) e dove insegnano 300 docenti.

E’ possibile scegliere fra il percorso di Teologia – caratterizzato da un approfondimento più ampio della filosofia e delle fonti bibliche e teologiche, mediante anche lo studio delle lingue greca ed ebraica (articolato in tre cicli: baccalaureato, licenza, dottorato – disponibili nella sede di Padova; il solo baccalaureato anche negli Istituti teologici affiliati con sedi a Pordenone, Treviso, Udine e Verona) – e il percorso di Scienze religiose – dove hanno un peso maggiore le scienze umane, in particolare la pedagogia, in rapporto stretto con la teologia (baccalaureato e licenza – negli Istituti superiori di Scienze religiose collegati in tutto il Triveneto: a Treviso-Belluno, Verona, Vicenza, Padova, Udine, Trento e Bolzano).

Una formazione completa in vista della professione di insegnante di religione cattolica è quanto propone, nella sede di Padova, il primo ciclo (baccalaureato) del percorso di teologia, articolato in cinque anni. Per la preparazione degli insegnanti sono offerti percorsi universitari completi e articolati in: corsi di pedagogia, didattica, teoria della scuola e legislazione scolastica; tirocinio biennale nelle scuole pubbliche con tutor qualificati.

Oltre a formare competenze professionali in ambito pedagogico-didattico, lo studio della teologia, come le altre lauree umanistiche, sviluppa l’apertura mentale e il pensiero critico, le capacità di relazione e di comunicazione, che permettono alla persona di spendersi con libertà e intraprendenza in diversi settori. Data la sempre maggiore carenza di clero, in un futuro non troppo lontano si può prospettare un’apertura nell’attività pastorale nelle parrocchie, ad esempio nei servizi educativi rivolti ai giovani e alle famiglie.

L’offerta formativa del primo ciclo della Facoltà affianca alla parte istituzionale del piano di studi anche diversi seminari su temi filosofici, teologici e biblici in relazione con l’attualità. Un panorama ricco e articolato di proposte capaci di intrecciare tradizione e contemporaneità, fede e società, spiritualità e sfide globali, dove il sapere teologico dialoga con la filosofia, il diritto, la pedagogia e le grandi questioni del nostro tempo. Tutti i corsi possono essere scelti e seguiti anche singolarmente.

Più mirato alla qualificazione, aggiornamento e formazione permanente di presbiteri, operatori pastorali, insegnanti, laici e laiche interessati ad approfondire alcune tematiche è il secondo ciclo (licenza) del percorso teologico, un biennio di specializzazione suddiviso in due indirizzi: teologia pastorale e teologia spirituale. Oltre a numerosi corsi sono in programma due seminari-laboratori. L’indirizzo di teologia pastorale porterà l’attenzione su Diaconia e forma della parrocchia, inserendosi in una rosa di corsi che tracciano il filo rosso della proposta di pastorale: le comunità cristiane, parrocchie e non solo (anche le comunità religiose, ad esempio) con la loro vivacità e pluralità di ministeri e presenze; un viaggio fra la storia e il futuro del cristianesimo, laici e gerarchia, ministeri e sinodalità, senza tralasciare temi più delicati e scottanti come le domande dei cristiani lgbt+ alla chiesa e l’autore di violenza nelle relazioni intime.

Il seminario-laboratorio di teologia spirituale si soffermerà sulla Bellezza come via spirituale, affiancandosi a una proposta che comprende l’attenzione alla spiritualità francescana e, tra le altre, alle figure di sant’Agostino e di John Henry Newman, senza dimenticare l’ambito dell’accompagnamento e discernimento spirituale e della spiritualità liturgica. I singoli corsi e i seminari-laboratori possono essere frequentati anche come studenti uditori.

Per chi desidera completare la formazione teologica, è a disposizione il terzo ciclo di studi (dottorato di ricerca), che permette agli studenti di ‘fare teologia’, cioè di elaborare un contributo originale allo sviluppo della ricerca teologica, e abilita all’insegnamento e alla ricerca presso facoltà ecclesiastiche e istituti teologici a livello universitario. Il primo grado del percorso di teologia (baccalaureato) può essere seguito anche nei quattro Istituti teologici affiliati alla Facoltà con sedi a Pordenone, Treviso, Udine e Verona. Per i programmi consultare i siti dei singoli istituti al seguente link: https://www.fttr.it/offerta-formativa/percorso-di-teologia/.

Il percorso di scienze religiose, finalizzato in particolare alla formazione degli insegnanti di religione cattolica, può essere seguito nei sette Istituti superiori di Scienze religiose collegati alla Facoltà, con sedi a Treviso-Belluno, Verona, Vicenza, Padova, Udine-Trieste, Trento, Bolzano. Per i programmi consultare i siti dei singoli istituti al seguente link: http://www.fttr.it/offerta-formativa/percorso-di-scienze-religiose/.

Per informazioni: Segreteria generale, via del Seminario, 7 – 35122 Padova, tel. 049-664116; segreteria@fttr.it  – www.fttr.it – www.iostudioteologia.it. Le iscrizioni alla Facoltà teologica del Triveneto sono aperte da giugno a settembre.

Papa Leone XIV: invita a custodire i vulnerabili

“Il tema che avete scelto quest’anno, ‘Human Compassion and Empathy in Modern Times’ è particolarmente opportuno per il nostro mondo attuale. Di fatto, questi non sono sentimenti marginali, ma piuttosto atteggiamenti fondamentali di entrambe le nostre tradizioni religiose e aspetti importanti di ciò che significa vivere una vita autenticamente umana”: ricevendo i partecipanti al Colloquio promosso dal Dicastero per il Dialogo Interreligioso e dal Royal Institute for Inter-Faith Studies, papa Leone XIV, questa mattina, ha ricordato il valore condiviso della compassione nelle tradizioni cristiana e musulmana.

Citando l’esortazione apostolica ‘Dilexi te’ il papa ha sottolineato il valore della compassione nelle due religioni: “La tradizione musulmana associa la compassione, ra’fa, con la misericordia quale dono posto da Dio nel cuore dei credenti, e uno dei nomi divini, al-Ra’uf, ci ricorda che la compassione ha sempre origine in Dio stesso.

Similmente, nella tradizione cristiana, la Sacra Scrittura rivela un Dio che non rimane indifferente alla sofferenza… In Gesù Cristo questa compassione divina diventa visibile e tangibile. Dio va oltre il vedere e l’ascoltare, assumendo la nostra natura umana al fine di diventare l’incarnazione vivente della compassione. Seguendo l’esempio di Gesù, la compassione cristiana diventa un partecipare o ‘soffrire con’ gli altri, specialmente con i più svantaggiati”.

La compassione, come aveva detto papa Leone XIII, è una componente importante per la società: “Per le nostre tradizioni, la compassione umana e l’empatia non sono un qualcosa in più o qualcosa di facoltativo, bensì una chiamata di Dio a riflettere la sua bontà nella nostra vita quotidiana.

Questa convinzione, pertanto, ha implicazioni sociali. Papa Leone XIII ha insegnato che i poveri e gli emarginati meritano un’attenzione e un aiuto speciale da parte della società e dello Stato. A tale riguardo, desidero esprimere il mio apprezzamento per i generosi sforzi del Regno Hashemita di Giordania nell’accogliere rifugiati e assistere i bisognosi in circostanze difficili”.

Il rischio invece  che si corre è quello dell’apatia: “Cari amici, purtroppo la compassione e l’empatia oggi rischiano di scomparire. I progressi tecnologici ci hanno resi più connessi che mai, ma possono portare anche all’indifferenza. Il flusso costante di immagini e video delle difficoltà degli altri può rendere i nostri cuori insensibili piuttosto che commuoverli… Questo genere di apatia sta diventando una delle sfide spirituali più serie del nostro tempo”.

Per questo il papa ha sollecitato i fedeli delle due religioni a ‘ravvivare’ la società: “In questo contesto, cristiani e musulmani, attingendo alla ricchezza delle rispettive tradizioni, sono chiamati a una missione comune: ravvivare l’umanità laddove si è raffreddata, dare voce a coloro che soffrono e trasformare l’indifferenza in solidarietà. La compassione e l’empatia possono essere i nostri strumenti, poiché hanno il potere di ripristinare la dignità dell’altro”.

Ugualmente ai membri della ‘Vatican Observatory Foundation’, organizzazione con sede negli Usa che sostiene e promuove le attività della Specola Vaticana, il papa ha ricordato la necessità della verità: “Oggi, tuttavia, sia la scienza sia la religione affrontano una minaccia diversa e forse più insidiosa: quella di quanti negano l’esistenza stessa della verità oggettiva”.

Per questo ha ribadito la necessità della responsabilità condivisa nella cura del pianeta e nel benessere dei vulnerabili: “Troppe persone nel nostro mondo rifiutano di riconoscere ciò che la scienza e la Chiesa insegnano chiaramente: che abbiamo la solenne responsabilità di custodire il nostro pianeta e di garantire il benessere di coloro che lo abitano, specialmente i più vulnerabili, la cui vita è messa a repentaglio dallo sfruttamento sconsiderato sia delle persone sia del mondo naturale. E’ proprio per questo che l’adesione della Chiesa ad una scienza rigorosa ed onesta rimane non solo preziosa, ma anche essenziale”.

Per questo ha espresso gratitudine alla fondazione: “Il vostro impegno consente agli scienziati del Vaticano di impegnarsi in modo costruttivo con il grande pubblico e con la comunità scientifica mondiale. La vostra generosità permette alla Specola Vaticana di condividere la meraviglia dell’astronomia con studenti di tutto il mondo e di proporre laboratori e scuole estive a quanti lavorano in scuole cattoliche e parrocchie. Ed è, in definitiva, la vostra dedizione a far sì che i telescopi e i laboratori dell’Osservatorio rimangano ciò che sono sempre stati destinati a essere: luoghi in cui s’incontra la gloria del creato di Dio con riverenza, con profondità e gioia”.

Infine ha ricordato il fine della Fondazione: “Non dobbiamo mai perdere di vista la visione teologica che anima tutto ciò. La nostra è una religione dell’Incarnazione. La Scrittura ci insegna che sin dal principio Dio si è fatto conoscere attraverso le cose che ha creato, e che Dio ha tanto amato il suo creato da mandare suo Figlio perché vi entrasse e lo salvasse.

Non sorprende, quindi, che persone dalla fede profonda si sentano spinte a esplorare le origini e il funzionamento dell’universo. Il forte desiderio di comprendere il creato più a fondo non è altro che il riflesso di quel desiderio inquieto di Dio che dimora nel profondo di ogni animo”.

(Foto: Santa Sede)

Papa Leone XIV invita i teologi a navigare in mare aperto

“Sono lieto di incontrarvi questa mattina e di condividere con voi qualche riflessione riguardante il cammino di formazione offerto dalle vostre rispettive Istituzioni, la Facoltà Teologica Pugliese e l’Istituto Teologico Calabro. Pensando alle due Regioni da cui provenite, bagnate dalla bellezza e dalla vastità del mare, mi ritornano in mente le parole che papa Francesco rivolse alla comunità degli scrittori de La Civiltà Cattolica, che possono essere utili anche per voi: Restate in mare aperto. Il cattolico non deve aver paura del mare aperto, non deve cercare il riparo di porti sicuri”: con le parole di papa Francesco questa mattina papa Leone XIV ha ricevuto le ‘comunità’ della Facoltà Teologica Pugliese e dell’Istituto Teologico di Calabria, rimarcando che la fede deve essere inculturata.

Ma l’inculturazione della fede non equivale al nozionismo: “Non si tratta di acquisire nozioni per adempiere obblighi accademici, ma di avviare una navigazione coraggiosa, una traversata in alto mare. Questo viaggio si muove in una duplice direzione: da una parte è un percorso per scendere in profondità, scrutando gli abissi del mistero di Dio e le diverse dimensioni della fede cristiana; dall’altra, è un prendere il largo per andare oltre, per scrutare altri orizzonti e trovare, così, nuove forme e nuovi linguaggi in cui annunciare il Vangelo nelle diverse situazioni della storia”.

Quindi la teologia serve per annunciare il Vangelo: “Questo è un punto importante che mi preme ribadire: la teologia serve per l’annuncio del Vangelo; perciò è parte integrante e fondamentale della missione della Chiesa. La formazione teologica non è un destino per pochi specialisti, ma una chiamata rivolta a tutti, perché ciascuno possa approfondire il mistero della fede e ricevere gli strumenti utili a portare avanti con passione il ‘perseverante impegno di mediazione culturale e sociale del Vangelo’… Su questa strada è possibile costruire un comune orizzonte di pensiero e una convergenza sulle sfide pastorali e sulle esigenze dell’evangelizzazione”.

Lodando il cammino intrapreso dalle due facoltà teologiche il papa ha ribadito che occorre fare insieme teologia: “Una formazione che serve all’annuncio del Vangelo è possibile solo insieme, navigando ‘in mare aperto’ ma non come navigatori solitari. E farlo, come dicevamo, lasciando il proprio porto sicuro, andando oltre i propri confini territoriali ed ecclesiali, nell’incontro e nel confronto, nell’ascolto reciproco e nel dialogo, in quella comunione tra le Chiese che mette in connessione le risorse, le competenze e i carismi”.

Nella comunione si aprono orizzonti nuovi per la Chiesa: “Facendo teologia insieme, gli orizzonti intellettuali, spirituali e pastorali si allargano e si mescolano, generando prospettive comuni e un impegno ecclesiale più incarnato nel territorio, offrendovi la possibilità di rinnovare gli stili e i linguaggi della fede nel contesto reale in cui vi trovate.

Facendo teologia insieme, scoprirete di essere un laboratorio che prepara i futuri presbiteri e operatori pastorali a vivere relazioni ecclesiali nello stile sinodale, in cui i diversi soggetti, ministeri e carismi ecclesiali si completano a vicenda superando ogni chiusura”.

In questo percorso insieme si riesce a rispondere meglio alle ‘sfide’ contemporanee: “Facendo teologia insieme, infine, sarete più capaci di accogliere le domande e le sfide del contesto sociale e culturale. Infatti, la ricchezza della storia da cui provenite e la diffusa religiosità del vostro popolo non cancellano le numerose problematiche sociali, la crisi del lavoro, il fenomeno dell’emigrazione e tutte quelle forme di oppressione, di schiavitù e di ingiustizia che invocano una coscienza nuova e un impegno audace da parte di tutti”.

Ha concluso l’incontro, affermando che la teologia sviluppa un pensiero critico, aperto alla speranza: “La formazione teologica contribuisce a generare un pensiero critico e profetico, rappresentando un investimento culturale per il futuro in grado di disinnescare le logiche della rassegnazione e dell’indifferenza.

Vi incoraggio a portare avanti questo progetto con entusiasmo, con determinazione e senza lasciarvi sedurre dalla tentazione di tornare indietro. Vi invito a sognare una comunità accademica in cui i candidati al ministero ordinato, i consacrati e le consacrate, i laici e le laiche si formano insieme e aiutano le Comunità cristiane a diventare segno del Vangelo e cantieri di speranza”.

(Foto: Santa Sede)

Gesù e YouTube

Se uno dà una scorsa, anche veloce, ai video su YouTube che riguardano la figura di Gesù, nota come questi video sono dedicati all’esistenza storica o meno di un personaggio che ha cambiato la storia. Un po’ poco. Soprattutto dopo la ricorrenza dei millesettecento anni del Concilio di Nicea che lo ha dichiarato ‘consustanziale’ al Padre. Si può andare oltre l’esistenza storica di Gesù?

E’ quello che sta tentando di fare Fabio Cittadini, docente di religione, licenziato in Teologia presso la Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale, sul suo canale YouTube “theological mind” con la sezione intitolata ‘Gesù, il Cristo’. Se si ripercorrono i video si può osservare come siano stati proposti al visualizzatore dei video che, subito dopo aver chiarito se Gesù di Nazareth sia esistito o meno facendo riferimento alle fonti extra-evangeliche, cercano di tratteggiare la figura di Gesù dal punto di vista teologico. Ecco allora che anche il video sulla differenza tra Vangeli canonici e Vangeli apocrifi rientra nel tentativo di dare spessore teologico su YouTube al Nazzareno.

Questo spiega, inoltre, perché sotto questa sezione possiamo trovare dei video che si focalizzano sulla portata teologica di ciascuno dei quattro Vangeli canonici (Marco, Matteo, Luca e Giovanni) per poi interessarsi ad alcune figure che in questi Vangeli trovano una loro specifica collocazione: l’apostolo Pietro e la Vergine Maria. Da ultimo va segnalato l’interessante video dedicato al Diavolo tra arte, letteratura (Dante, Milton, Goethe) e teologia.

Tutti i video si lasciano apprezzare per la loro chiarezza e sinteticità quasi ad introdurre lo spettatore o il semplice curioso ad una tematica che nel percorso accademico ha un suo proprio corso teologico. Inoltre i video sono stati pensati e scritti dall’autore che così ha messo a disposizione il suo sapere, ma le immagini e la voce sono state create con intelligenze artificiale, dimostrando un uso efficace di questo strumento.

Per chi fosse interessato: www.youtube.com/@theologicalmind

All’Università Gregoriana un corso sulla mistica nelle religioni: ne parliamo con il prof. Trianni

Nelle pieghe delle pratiche mistiche si celano luoghi d’incontro in cui le diverse fedi sembrano riconoscersi ‘in uno spirito di rispetto reciproco, lontano dai conflitti e dello scontro’. Accade nel sufismo islamico, professando amore e benevolenza tra i credenti; accade nell’ebraismo, quando l’uomo puro diventa ‘canale dell’emanazione celeste’. Ed ancora, risuona nei versi dei poeti induisti Āḷvār, in cui l’amore per Dio vibra, come riconosciuto da diversi storici, con la stessa intensità e le stesse tematiche di fondo del Cantico dei cantici e del Cantico spirituale di san Giovanni della Croce.

Per questo motivo la Pontificia Università Gregoriana organizza i forum sulla ‘mistica nelle religioni. Ricerche comparative’, coordinati dai professori Ambrogio Bongiovanni e Paolo Trianni che iniziano lunedì 23 febbraio con una lezione introduttiva sul tema ‘Per una teologia comparata della mistica’ tenuta dal prof. Trianni, che analizzano il fenomeno mistico nelle varie religioni. Il corso è interamente dedicato all’analisi dell’esperienza mistica nelle diverse tradizioni religiose: il cristianesimo, l’induismo, il buddhismo, l’islam ed il mondo cinese. I Forum sono aperti a tutti e saranno anche trasmessi in diretta streaming al link YouTube/Unigregoriana previa registrazione al seguente link: www.unigre.it per i partecipanti esterni fino alle ore 14:00 del giorno precedente. Per eventuali domande durante la diretta inviare una e-mail a foruminterreligious@unigre.it .

Al prof. Paolo Trianni, docente incaricato all’Istituto Religioni e Culture della Pontificia Università Gregoriana di Roma e docente invitato al Pontificio Ateneo S. Anselmo, chiediamo il motivo per cui l’università propone alcuni forum sulla mistica nelle religioni: “Ogni anno facciamo alcuni  forum aperti al pubblico, che si svolgono il lunedì alle ore 17.00. Quest’anno abbiamo deciso di dedicare i forum al tema della mistica nelle religioni, anche perché abbiamo soppresso un corso che affrontava delle tematiche simili. In ogni caso la mistica nelle religioni, ed in generale la riflessione sull’esperienza religiosa non-cristiana, è un tema che interessa la teologia da decenni”.

Come si può definire la mistica?

“Non è facile dare una definizione, sopratutto in un’ottica interreligiosa. Per meglio dire, definizioni ce sono tante, ma non è possibile dare una definizione di mistica che valga per tutte le religioni. Lo si può rimanendo piuttosto generici, ed è affermando che l’esperienza mistica è un vissuto che ti mette a contatto con una dimensione assoluta che dà pienezza e libertà non sperimentabile nelle ordinarie condizioni di vita”.

Quanto è importante la mistica per le religioni?

“La mistica è il motore stesso delle religioni. Questo vale anche il cristianesimo. Ricordo un celebre frase di Karl Rahner: il cristianesimo del futuro o sarà mistico o non sarà affatto”.

Quale è il rapporto della mistica con la filosofia?

“In passato erano coincidenti, ora non credo che lo si possa dire. Nei tempi antichi la filosofia era un esercizio di distacco, proprio come la mistica, che coincide sempre con la morte dell’egoicità ed il distacco da sé e dal mondo. E’ significativo, comunque, che abbiamo riflettuto sulla mistica tanto i filosofi quanto i teologi”.

Quanto influisce la mistica nello sviluppo delle teologie?

“Questa è una bella domanda. In verità la teologia ha sempre guardato con prudenza e timore alla mistica, perché non di rado il mistico mette in discussione le dottrine teologiche. La mistica, però, è anche il cuore e l’esito finale della teologia spirituale, e senza il vissuto spirituale la teologia si svuoterebbe  di contenuto, diventerebbe uno sterile esercizio mentale”.

Quale valore ha nella nostra società la mistica?

“Non saprei dire con certezza. Al netto del fatto, però, che il termine mistica è stato abusato, quando con essa si intendesse la ricerca di  un oltre, di una pienezza.. direi che non è del tutto assente. Purtroppo nel contesto sociale si inseguono dei principi che vanno in direzione ostinata e contraria alla mistica, e tuttavia proprio quest’ultima, proprio perché porta una completezza che il mondo non può dare, potrebbe convertire la nostra società consumista e superficiale”.

SOUL Festival di Spiritualità Milano: dal 18 al 22 marzo la terza edizione 

Cinque giorni e oltre 60 appuntamenti diffusi in città (tra lecture e dialoghi, reading e performance, cene monastiche, esercizi spirituali, laboratori e altro ancora) per esplorare le molteplici dimensioni del mistero, dalla letteratura alla scienza, dalla psicoanalisi alla filosofia, dalla teologia alle arti, attraverso lo sguardo di 80 protagonisti d’eccezione. Apre il Festival lo scrittore Javier Cercas mercoledì 18 marzo alle ore 18.00 nell’Aula Magna dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.

Fra gli ospiti: Antonio Ballista, Teresa Bartolomei, Anna Bonaiuto, Roberto Casati, Adolfo Ceretti, Pablo d’Ors, Mariangela Di Santo, mons. Mario Delpini arcivescovo di Milano, Anais Drago, Josep Maria Esquirol, Stefano Faravelli, Elio Franzini, Antoine Garapon, Dario Doshin Girolami, Gilles Gressani, Mariangela Gualtieri, Lino Guanciale, Isabella Guanzini, François Jullien, L’Antidote, Nicola Lagioia, Simona Lo Iacono, Mauro Magatti, don Luca Peyron, Silvano Petrosino, Edwige Pezzulli, Yarona Pinhas, Amir Ra, Massimo Recalcati, Pierangelo Sequeri, card. José Tolentino de Mendonça, card. Jean-Paul Vesco arcivescovo di Algeri, e molti altri.

Dal 18 al 22 marzo si svolge la terza edizione di SOUL Festival di Spiritualità Milano, l’appuntamento promosso da Università Cattolica del Sacro Cuore e Arcidiocesi di Milano, con il patrocinio del Comune di Milano, che per cinque giorni coinvolge la città con un palinsesto diffuso di lecture, dialoghi, reading, spettacoli, performance e laboratori sul tema ‘Mistero, il canto del mondo’, declinato attraverso lo sguardo di oltre 80 protagonisti d’eccezione (scrittori, filosofi, teologi, artisti, giornalisti e scienziati) e molteplici prospettive d’analisi, dalla letteratura alla scienza, dalla psicoanalisi alla filosofia, dalla teologia alla musica, alla poesia e alla danza.

“Io temo tanto la parola degli uomini, dicono sempre tutto così chiaro… mentre a me piace sentire le cose cantare”. Con questi versi di Rainer Maria Rilke, SOUL Festival invita ad aprirsi al mistero del mondo in un tempo in cui la sensibilità umana fatica a spingersi oltre il tangibile, satura com’è di iperconsumo, immersione nel digitale e fiducia nell’onnipotenza della tecnica. Il festival esplora il lato della realtà invisibile e indisponibile che continuamente chiama il nostro sguardo, invitandoci a sostare davanti all’inaccessibile, ascoltarne il canto e risuonare della sua bellezza.

Ideato dal comitato curatoriale composto da mons. Luca Bressan, Armando Buonaiuto, Valeria Cantoni Mamiani e Aurelio Mottola, il programma culturale si articola in oltre 60 appuntamenti diffusi in città, fra momenti consolidati come le cene monastiche al Refettorio Ambrosiano, la meditazione all’alba sulle Terrazze del Duomo, la rassegna SOUL Young quest’anno ospitata da ADI Design Museum, e novità quali un ciclo di approfondimento dedicato ai poeti che affianca quello dei maestri di mistero, le proiezioni di film al Cinema Anteo e una speciale collaborazione con il Piccolo Teatro di Milano che intreccia la propria programmazione a quella del festival.

Ad inaugurare la terza edizione di SOUL Festival, mercoledì 18 marzo alle ore 18.00 presso l’Aula Magna dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, sarà lo scrittore spagnolo Javier Cercas in dialogo con il curatore Aurelio Mottola sul potere della letteratura di cogliere il mistero della vita, a partire dal suo libro ‘Il folle di Dio alla fine del mondo’. Ad accompagnarli il violoncellista Issei Watanabe che eseguirà due preludi delle suite di Bach.

Nei giorni a seguire il festival vedrà la partecipazione di ospiti italiani e internazionali fra cui Antonio Ballista, Teresa Bartolomei, Anna Bonaiuto, Roberto Casati, Adolfo Ceretti, Pablo d’Ors, Mariangela Di Santo, mons. Mario Delpini arcivescovo di Milano, Anais Drago, Josep Maria Esquirol, Stefano Faravelli, Elio Franzini, Antoine Garapon, Dario Doshin Girolami, Gilles Gressani, Mariangela Gualtieri, Lino Guanciale, Isabella Guanzini, François Jullien, Nicola Lagioia, L’Antidote, Simona Lo Iacono, Mauro Magatti, don Luca Peyron, Silvano Petrosino, Edwige Pezzulli, Yarona Pinhas, Amir Ra, Massimo Recalcati, Pierangelo Sequeri, card. José Tolentino de Mendonça, card. Jean-Paul Vesco arcivescovo di Algeri, e molti altri.

SOUL Festival di Spiritualità Milano è reso possibile grazie ai Main Partner Intesa Sanpaolo, Humanitas University, Edison, al Partner CFMT – Centro di Formazione Management del Terziario, al contributo di Fondazione Cariplo, Fondazione Rocca, ai Media Partner Avvenire, Rai e al Content Partner Rai Radio 3. Si ringraziano Comieco, Fondazione Amplifon, Aboca.

Durante il festival, il mistero sarà oggetto di diverse letture e interpretazioni attraverso molteplici dimensioni: dal rapporto tra visibile e invisibile del mondo ai segni della trascendenza; dalle domande sull’universo poste da fisica e astrofisica alla forza dell’arte come chiave per vedere con altri occhi la realtà; dal mistero dell’inconscio a quello dell’altro, declinato sia nella coppia sia nella fratellanza, fino al mistero del male e della morte. Saranno poi approfondite tematiche quali la relazione con il mistero della fine, il silenzio, il vino come simbolo sacro e processo alchemico, l’imponderabilità del futuro e il bisogno umano di prevederlo. Ampio spazio sarà dato alla scienza e alla medicina come pratiche umane che indagano il mistero del corpo e della natura e un approfondimento sarà dedicato al transumanesimo e all’intelligenza artificiale, in dialogo con le grandi questioni spirituali e filosofiche.

Anche per questa edizione SOUL Festival vedrà la collaborazione di importanti luoghi e istituzioni culturali, artistiche, educative, sociali, laiche e religiose della città che ne ospiteranno il palinsesto, a partire da Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, Memoriale della Shoah di Milano, Piccolo Teatro di Milano, Castello Sforzesco, Duomo di Milano, Museo Diocesano di Milano, Refettorio Ambrosiano, Basilica di San Simpliciano. Partecipano per la prima volta Chiesa di Santa Maria presso San Satiro, Pinacoteca di Brera, Cinema Anteo, Teatro alla Scala, ADI Design Museum, Santa Maria Annunciata in Chiesa Rossa, Auditorium San Fedele, e altri ancora.

Dopo l’ampia e attenta adesione nei primi due anni, SOUL Festival si pone nuovamente come progetto aperto e interrogante nell’ambito del palinsesto culturale milanese, per rispondere a un bisogno condiviso di interiorità, consapevolezza e dialogo. Mettendo al centro la ricerca di significato che anima ogni essere umano, SOUL mira a offrire occasioni di riflessione attorno all’“umano che è comune” colto nelle sue molteplici manifestazioni, in costante dialogo con diverse sensibilità culturali e tradizioni religiose.

L’eredità di don Andrea Albertin: annunciare Cristo con san Paolo

Di particolare rilievo è la pubblicazione ‘Annunciare e vivere Cristo. Le lettere di san Paolo e le lettere non giovannee’, opera postuma di don Andrea Albertin (1976-2025). Il sacerdote della Diocesi di Padova, scomparso improvvisamente nel luglio scorso mentre il volume era in fase di ultimazione, lascia un manuale che introduce con rigore alla letteratura epistolare del Nuovo Testamento.

Il testo esplora la figura di Paolo di Tarso, il primo a narrare con passione il Cristo Risorto, pur non avendo incontrato personalmente Gesù di Nazaret, e gli effetti travolgenti della fede sulla vita quotidiana, in un intreccio sempre più stretto tra la predicazione missionaria incarnata in uno stile di vita concretamente trasformato dal Vangelo. Attraverso un’approfondita introduzione ad ogni lettera e un’attenta indagine esegetica di molti brani scelti, il volume favorisce un contatto diretto con i testi, introducendo alla letteratura epistolare del Nuovo Testamento.

La seconda novità, dal titolo ‘Vi lascio la pace’, è un percorso di Lectio divina con l’intervento di più autori, curato e introdotto da Daniele La Pera, frate minore conventuale e docente di Teologia Biblica. In un contesto globale segnato sempre più da violenze e tensioni, il libro raccoglie più contributi editoriali per rispondere all’anelito universale di pace.

Partendo dall’analisi delle resistenze e dei pregiudizi che abitano l’animo umano, il volume utilizza la Sacra Scrittura come specchio dell’esperienza umana, tracciando un sentiero che segue le orme del “Principe della pace” in una storia spesso segnata dall’orgoglio e dall’ira, mettendo in evidenza le antitesi di un mondo provato dalla violenza e dalle prevaricazioni, che spingono contro l’altro in forme aggressive, escludenti, impositive.

Oltre a queste ultime due pubblicazioni a tema biblico, sul sito dell’editore è disponibile una vetrina digitale per la Sacra Scrittura, tra cui spiccano le storiche collane sulla Parola di Dio: Impressioni bibliche, Bibbia per te, Sentieri biblici, Dabar – Logos – Parola.

L’Enciclopedia francescana Treccani: una summa critica sul Poverello e la sua eredità spirituale

Nel quadro delle celebrazioni del Centenario del Transito di san Francesco d’Assisi, l’Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani offre alla comunità scientifica, ecclesiale e culturale un’opera destinata a segnare un punto di riferimento duraturo negli studi francescani: l’Enciclopedia francescana. Francesco d’Assisi. Monumentale per concezione, ampiezza e rigore scientifico, l’opera si colloca nel solco delle grandi enciclopedie tematiche treccane dedicate alle figure fondative della tradizione culturale europea, da Dante a Virgilio, da Federico II a Machiavelli.

Articolata in due volumi organizzati in lemmi alfabetici, l’Enciclopedia francescana nasce con l’intento dichiarato di indagare la figura di Francesco d’Assisi nella sua centralità storica e religiosa, secondo una duplice prospettiva: sincronica, attenta al contesto del XIII secolo e alla vicenda personale del santo, e diacronica, volta a ricostruirne la ricezione, l’interpretazione e la diffusione fino alla contemporaneità.

Attraverso oltre seicento voci, l’opera affronta in modo sistematico il problema delle fonti francescane, gli scritti autentici di Francesco, le testimonianze dei compagni e degli agiografi, nonché le complesse questioni sorte dopo la sua morte: dalla disputa sulla povertà alla vera intentio della Regola, dai commenti medievali al Testamento fino alle diverse declinazioni spirituali e istituzionali degli Ordini francescani.

Uno degli elementi di maggiore originalità dell’Enciclopedia è l’attenzione riservata alla dimensione globale della presenza francescana. La diffusione dell’esperienza minoritica viene analizzata attraverso voci dedicate ai diversi continenti e Stati del mondo, restituendo la portata planetaria di un carisma che, partendo da Assisi, ha raggiunto ogni latitudine, fino agli estremi confini dell’Antartide. Accanto alla ricostruzione storica e teologica, l’opera indaga l’immagine di Francesco nella letteratura, nell’arte e nella cultura, seguendo le molteplici metamorfosi della sua figura: da Francesco di Dante a quello della modernità, fino alle interpretazioni contemporanee, non prive di tensioni, semplificazioni o accentuazioni ideologiche.

Fedeli al metodo enciclopedico Treccani, i curatori hanno affidato il racconto di frate Francesco innanzitutto alle parole: quelle del santo stesso, quelle dei suoi primi compagni e quelle della tradizione agiografica. Ne emerge un ritratto insieme umano e spirituale, attento ai dettagli concreti dell’esistenza (l’abito, la malattia, il rapporto con i libri), così come alle grandi questioni ecclesiali e interreligiose, incluse le missioni e l’incontro con il mondo musulmano.

A questa trama testuale si affianca un imponente apparato iconografico: 172 tavole fuori testo, organizzate in percorsi tematici, che attraversano i secoli della rappresentazione artistica francescana. Da Giotto a Benozzo Gozzoli, da Ribera a Tiepolo, le immagini non svolgono una funzione meramente illustrativa, ma costituiscono un vero e proprio commento visivo alla ricezione del messaggio francescano nella storia dell’arte europea.

La direzione scientifica, affidata a studiosi di primo piano quali Attilio Bartoli Langeli, Sofia Boesch Gajano, Luciano Canfora, Isabelle Heullant-Donat, Alberto Melloni, André Vauchez e Gabriella Zarri, garantisce il rigore metodologico e l’ampiezza interdisciplinare dell’opera, che si avvale del contributo dei più autorevoli specialisti a livello nazionale e internazionale. Dal punto di vista editoriale, l’Enciclopedia francescana si presenta come un oggetto di alto valore simbolico e materiale: due volumi per un totale di 1452 pagine, in formato grande, rilegati in pelle con fregi in oro, tiratura limitata a 1.000 copie numerate, ciascuna custodita in un cofanetto rivestito in tela moiré.

Nel contesto delle celebrazioni francescane, l’Enciclopedia francescana si configura come un autentico strumento di lavoro destinato a studiosi, teologi, storici, religiosi e a quanti desiderino confrontarsi con la complessità del fenomeno francescano. In essa, la figura di Francesco d’Assisi emerge nella sua inesauribile capacità di interrogare la Chiesa e il mondo, confermando, a otto secoli di distanza, la forza profetica di una vita “secondo la forma del santo Vangelo”.

(Tratto da assisiofm)

Pamela Salvatori: lo specchio dell’infinita Bellezza per un’estetica teologica mariana

In un’epoca in cui si avverte l’urgenza di una rinnovata esperienza della vera Bellezza, questo studio si erge come una proposizione audace e innovativa. Il volume (‘Specchio dell’infinita bellezza. Verso un’estetica teologica mariana’) di Pamela Salvatori, in cinque capitoli, esplora una nuova metodologia per un’estetica teologica che, inevitabilmente, si tinge di mariologia.

La prefazione del gesuita p. Giovanni Cucci sottolinea con forza la dimensione salvifica della bellezza e il suo valore esistenziale, capace di introdurre ‘in modo soave’ nel mistero di Dio. In questa prospettiva, la bellezza non è un semplice tema estetico, ma una via che coinvolge la libertà, suscita conversione e apre alla partecipazione alla vita divina:

“Maria è stata e continua ad essere il crocevia imprescindibile d’incontro tra le due realtà, umana e divina, visibile e invisibile, in quanto esprime nella maniera più piena ‘la risposta pienamente libera e consapevole della persona umana al dono della Redenzione, quindi, quel soggettivo oggettivo che, rispondendo a norme dell’intera umanità credente, personifica la risposta della Chiesa e la rende possibile per tutti’. Proprio qui può ritrovarsi un aspetto che accomuna santità e creazione artistica: la docilità, la disponibilità a lasciarsi condurre in un percorso sulla base della sua attrattività. Il senso della bellezza è alla base di ogni autentica conversione religiosa, quando due libertà innamorate entrano in relazione tra loro, fugando dubbi e resistenze inveterate”.

Attraverso un’analisi dello ‘status quaestionis’ della ricerca sulla via pulchritudinis, l’autrice invita a scrutare come la bellezza di Maria, riflesso dell’infinito, possa diventare una via privilegiata per accedere al Mistero divino. Suggerendo l’opportunità di una prospettiva ‘dall’alto’, escatologica e soteriologica, in dialogo critico con le acquisizioni teologiche di oltre mezzo secolo, il questo libro si elabora una metodologia che esalta Maria Assunta quale ‘frammento’ luminoso in cui si riflette la bellezza del Christus totus, affinché la contemplazione del Mistero, attraverso di Lei, possa rivelare una dimensione di grazia e verità che parla direttamente al cuore dell’uomo.

Rilevanza delle virtù teologali nell’ermeneutica del Magistero e della Magistratura: analisi comparativa sul piano sociologico, teologico, storico e giurisprudenziale

Tali insegnamenti sulla carità sono sempre confermati concretamente dal nostro Pontefice Sua Santità Leone XIV (“Vivere la carità nell’attenzione al bene integrale del prossimo” è una “grande occasione per la crescita morale, culturale e anche economica dell’intera umanità’”. Leone XIV inquadra in questo modo il senso delle opere di carità, riprendendo anche i pensieri dei suoi predecessori, dato che cita la lettera enciclica di Giovanni Paolo II Centesiums Annus, pubblicata nel 1991, nel centenario della pubblicazione dell’enciclica Rerum Novarum di Leone XIII. Il Papa rivolge tale pensiero ad un gruppo dell’Opera San Francesco per i Poveri di Milano, incontrato stamani, 1 settembre, nel Palazzo Apostolico, sottolineando tre “aspetti complementari e fondamentali della carità”, ovvero “assistere, accogliere e promuovere”. Da oltre 60 anni questa fondazione, nata per iniziativa dei Frati Minori Cappuccini di Milano, si adopera per servire ed aiutare i poveri e coloro che sono ai margini della società. Per il Pontefice in questi tre elementi si racchiude “il compito che la Chiesa” affida all’Opera San Francesco “a beneficio delle persone che gravitano attorno alle strutture” che gestiscono e “anche dell’intera società”(  cfr. video/audio: https://www.google.com/url?sa=t&source=web&rct=j&opi=89978449&url=https://www.vaticannews.va/it/papa/news/2025-09/papa-carita-opera-san-francesco-milano-assistenza-accogliere.html&ved=2ahUKEwi9x9WG-7mPAxUd9rsIHTM9Ak8QFnoECCMQAQ&usg=AOvVaw1c–JY2RbRCs-Dqn0Xq2xq ).

 Tali insegnamenti sulla speranza sono stati propugnati sempre da Papa Francesco (“È la più umile delle tre virtù teologali, perché rimane nascosta”, spiega Papa Francesco: “La speranza è una virtù rischiosa, una virtù, come dice san Paolo, di un’ardente aspettativa verso la rivelazione del Figlio di Dio (Rm 8,19). Non è un’illusione” (Omelia di Santa Marta, 29 ottobre 2013). “È una virtù che non delude mai: se tu speri, mai sarai deluso”, è una virtù concreta, “di tutti i giorni perché è un incontro. E ogni volta che incontriamo Gesù nell’Eucaristia, nella preghiera, nel Vangelo, nei poveri, nella vita comunitaria, ogni volta diamo un passo in più verso questo incontro definitivo” (Omelia di Santa Marta, 23 ottobre 2018). “La speranza ha bisogno di pazienza”, proprio come bisogna averne per veder crescere il grano di senape. È “la pazienza di sapere che noi seminiamo, ma è Dio a dare la crescita” (Omelia di Santa Marta, 29 ottobre 2019). La speranza non è passivo ottimismo ma, al contrario, “è combattiva, con la tenacia di chi va verso una meta sicura” (Angelus, 6 settembre 2015).

Nel mito di Pandora, dal suo vaso aperto fuoriescono tutte le sciagure per abbattersi sull’umanità. Nel fondo rimane soltanto la speranza che però racchiude in sé qualcosa di oscuro. Il significato del termine greco ἐλπίς è duplice e non riveste un’accezione semplicemente positiva. Elpis è l’attesa del futuro e allo stesso tempo il timore che sia sempre incerto. È una promessa che può anche non realizzarsi mai. Infatti, “non si può sfuggire a ciò che vuole Zeus” (Esiodo, Le opere e i giorni 42-105). “Che cosa è la speranza?” Si dice fosse stato chiesto ad Aristotele. “È sogno di uomo sveglio”, avrebbe risposto (Vite dei filosofi, Diogene Laerzio). Nel mondo romano, la speranza si concretizza nella personificazione di una dea, Spes, che appare associata a Salus e Fortuna, ricevendo una connotazione di natura politica, quale buon auspicio per l’imperatore e di felice sviluppo per l’Impero. E poiché per gli antichi pagani la vita si arrestava sul precipizio dell’Ade, la speranza si legava a bisogni limitati che si cercava di volgere a proprio favore attraverso riti e voti. La vita era segnata dal fato, da un destino ineluttabile. Senza scampo. La speranza è sempre presente in ogni cultura e in ogni epoca e il suo significato aderisce, modellandosi, sul pensiero e sulla cultura dei diversi popoli, nel tempo e nelle latitudini. Tolto il suo significato di virtù teologale nel cristianesimo, il suo concetto diventa inafferrabile, positivo e negativo insieme, basti pensare ai proverbi della saggezza popolare: “la speranza è l’ultima a morire” o “chi di speranza vive disperato muore”. Secondo Giacomo Leopardi, è il bene maggiore dell’uomo perché gli consente di realizzare il piacere anche soltanto nella sua attesa. Categorico il pensiero di Nietzsche che la chiama “virtù dei deboli”. Per Emily Dickinson è un pensiero tenero: “La ‘Speranza’ è una creatura alata – che si viene a posare sull’anima – e canta melodie senza parole – senza smettere mai”. Per Ferdinando Pessoa è una suggestione eterea: “E solo se, mezzo addormentati, senza sapere di udire, udiamo, essa ci dice la speranza cui, come un bambino dormiente, dormendo sorridiamo”( cfr. https://www.vaticannews.va/it/papa/news/2020-05/la-speranza-la-virtu-piu-piccola-ma-la-piu-forte.html ). Conseguentemente ho apprezzato e condiviso questo testo molto importante per declinare e coniugare, anche sul piano esegetico, Teologia e Diritto canonico che invito tutti ad approfondire: “Il diritto come esercizio di carità”:

“È possibile conciliare l’applicazione rigorosa della legge con la misericordia e la carità che esige l’azione pastorale?

È proprio questa una delle caratteristiche fondamentali del diritto canonico (applicato dai giudici ecclesiastici), che lo differenzia dagli altri sistemi giuridici che purtroppo oggi risultano sempre più ancorati ad un profondo positivismo. Il diritto canonico, che insegna a saper interpretare e applicare correttamente la legge della Chiesa, è un diritto fondato sulla legge naturale e la legge divina, che rappresentano in definitiva i parametri di giustizia che deve seguire l’autorità ecclesiastica. Perciò, la legge canonica attribuisce a chi esercita l’autorità tutti gli strumenti necessari per adeguare il rigore e le esigenze della legge alla giustizia nel caso concreto, vale a dire, a non dimenticare le esigenze della carità e della misericordia nell’applicare la legge. Benedetto xvi diceva che «il diritto è condizione dell’amore». Per san Tommaso  (sommo dottore della Chiesa) «la misericordia senza giustizia è madre della dissoluzione, la giustizia senza misericordia è crudeltà» (cfr.   https://www.google.com/url?sa=t&source=web&rct=j&opi=89978449&url=https://www.osservatoreromano.va/it/news/202112/quo-283/il-diritto-come-esercizio-di-carita.html&ved=2ahUKEwj2h-KlmLyPAxUq2gIHHcDdEu4QFnoECCIQAQ&usg=AOvVaw3Lj8DmPD8HhhusrmMeaCVv ).

 

151.11.48.50