Papa Francesco agli insegnanti cattolici: siate empatici nella testimonianza

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All’Unione Mondiale degli Insegnanti Cattolici (UMEC) riunita a Roma papa Francesco ha ribadito l’importanza di educatori cristiani nella scuola, chiedendo attenzione alle colonizzazioni ideologiche e sottolineando come gli stessi educatori devono portare la testimonianza:

“Avete vissuto tempi non facili nella vostra storia recente, anche con momenti di dubbio e scoraggiamento. A volte sembrava quasi che non ci fossero più le condizioni per continuare, che si dovesse finire. Ma, grazie a Dio, anche in questi periodi di burrasca, avete perseverato! Avete confidato in Dio e nel sostegno della Chiesa, avete continuato a impegnarvi in uno spirito di fede e di speranza cristiana. Siatene certi: i semi gettati nella speranza mettono radici e crescono sempre!”

Il papa ha invitato gli insegnanti ad affrontare con occhi nuovi la ‘sfida’ generazionale: “Vi invito a considerare questa esigenza con uno sguardo positivo. La realtà non è mai statica, è dinamica. E questo naturalmente vale anche per le aggregazioni ecclesiali: si evolvono e si sviluppano con il mutare dei tempi, e ogni cambio d’epoca le pone di fronte a una nuova missione”.

Tale ‘sfida’ ha bisogno di rinnovamento continuo: “Perciò, il rinnovamento al vostro interno e nei ruoli di maggiore responsabilità va visto come l’inizio di una nuova missione, come un’opportunità per rilanciare con vigore le vostre attività di servizio e di sostegno alle nuove generazioni di insegnanti cattolici, sia quelli che lavorano nelle scuole cattoliche, sia quelli che operano in istituzioni interconfessionali o secolari”.

Per  questo è importante la presenza di insegnanti cattolici nella scuola: “L’educatore cristiano infatti è chiamato ad essere nello stesso tempo pienamente umano e pienamente cristiano. Non c’è umanesimo senza cristianesimo. E non c’è cristianesimo senza umanesimo. Non deve essere spiritualista, in orbita, ‘fuori dal mondo’.

Deve essere radicato nel presente, nel suo tempo, nella sua cultura. E’ importante che la sua personalità sia ricca, aperta, capace di stabilire relazioni sincere con gli studenti, di capire le loro esigenze più profonde, le loro domande, le loro paure, i loro sogni”.

Per il papa la testimonianza cristiana è ampia nell’educazione dei giovani: “E che sia anche capace di testimoniare, anzitutto con la vita e anche con le parole, che la fede cristiana abbraccia tutto l’umano, tutto, che porta luce e verità in ogni ambito dell’esistenza, senza escludere niente, senza tagliare le ali ai sogni dei giovani, senza impoverire le loro aspirazioni.

Nella tradizione della Chiesa, infatti, l’educazione dei giovani ha sempre avuto come obiettivo la formazione completa della persona umana, non solo l’istruzione dei concetti, la formazione in tutte le dimensioni umane”.

L’educazione cattolica è una missione: “Cari amici, nel vostro apostolato voi giustamente tenete conto del fatto che l’arte di educare va coltivata e accresciuta continuamente. Non è qualcosa che si è acquisito una volta per tutte.

E se questo vale per diverse professioni, che richiedono aggiornamento, quella di insegnante ha una particolarità unica: perché non si lavora con oggetti, ma con soggetti! L’educazione ha a che fare con esseri umani, per di più nell’età evolutiva”.

Quindi gli educatori devono saper comunicare bene: “Sono persone che cambiano da un anno all’altro, anzi, a volte da un mese all’altro. E poi i giovani di una generazione sono diversi da quelli della generazione successiva. Gli educatori, perciò, devono continuamente rinnovarsi nelle motivazioni e nelle modalità di lavoro. Non possono essere rigidi. La rigidità distrugge l’educazione”.

Ma soprattutto devono essere empatici: “Nell’approccio ai diversi gruppi di alunni e di studenti, sono chiamati ogni anno a ripartire, a ritrovare la capacità di empatia e di comunicazione.

Il vostro compito, in tal senso, è quello di aiutarli a tener vivo il desiderio di crescere insieme ai loro studenti, a trovare i modi più efficaci per trasmettere la gioia della conoscenza e il desiderio di verità, adottando linguaggi e forme culturali adatti ai giovani di oggi”.

Ed ha concluso l’incontro con l’invito alla sensibilizzazione riguardo il Patto Globale sull’Educazione: “La vostra Unione può contribuire a sensibilizzare gli insegnanti cattolici riguardo al Patto Globale sull’Educazione. Come sapete, questa iniziativa, che ha avuto l’adesione di molte istituzioni educative, si propone ‘di unire gli sforzi in un’ampia alleanza educativa per formare persone mature, capaci di superare frammentazioni e contrapposizioni e ricostruire il tessuto di relazioni per un’umanità più fraterna’.

Confido nel vostro impegno per coinvolgere gli insegnanti aderenti all’UMEC in questo progetto, che vuole mettere al centro la persona nella sua dignità, la sua bellezza, e le famiglie quali soggetti educativi primari”.

Ricordiamo che le origini dell’UMEC-WUCT risalgono al 1908, anno nel quale i presidenti delle associazioni di insegnanti cattolici di Austria, Olanda, Svizzera e Germania, in una riunione organizzata per trattare di problematiche educative, lanciano l’idea di riunire i docenti cattolici a livello internazionale.

Il progetto si concretizza con la creazione, nel 1912, della Weltverband katholischer Pädagogen, associazione mondiale di educatori cattolici le cui attività, interrotte dalle due guerre mondiali, sono riprese nel 1951 con la fondazione a Roma, per iniziativa di dirigenti di associazioni nazionali di 17 Paesi, dell’Unione Mondiale degli Insegnanti Cattolici.

(Foto: Santa Sede)

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