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Papa Leone XIV invita ad abitare la ‘frontiera’ con Gesù

“Cari fratelli e sorelle, abbiamo ascoltato queste parole di Gesù mentre ricordiamo il 125° anniversario della Dedicazione di questa chiesa, fortemente voluta da Papa Leone XIII, che ne promosse la costruzione”: prendendo spunto dal vangelo di san Matteo (‘Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa’) nel pomeriggio papa Leone XIV ha officiato la celebrazione eucaristica nella chiesa di sant’Anselmo all’Aventino per il 125^ anniversario della sua dedicazione, voluto da papa Leone XIII per ‘potenziare’ la presenza benedettina nella Chiesa e nel mondo.

In questa liturgia nel luogo di culto voluto da papa Leone XIII, consacrato l’11 novembre del 1900 a coronamento dell’istituzione dell’Ateneo internazionale Sant’Anselmo nel 1887 e della nascita della Confederazione Benedettina, il 19 aprile 1893, papa Leone XIV ha spiegato le intenzioni del suo predecessore: “Nelle sue intenzioni tale edificazione, assieme a quella del Collegio internazionale annesso, doveva contribuire a un potenziamento della presenza benedettina nella Chiesa e nel mondo, attraverso una sempre maggiore unità all’interno della Confederazione Benedettina, scopo per cui fu introdotto anche l’Ufficio dell’Abate Primate. E questo perché era convinto che il vostro antico Ordine potesse essere di grande aiuto al bene di tutto il Popolo di Dio in un momento ricco di sfide, come fu il passaggio dal XIX al XX secolo”.

Il motivo di questa edificazione deriva dal fatto che il monachesimo abitava la ‘frontiera’: “In effetti, il monachesimo fin dalle origini è stato una realtà ‘di frontiera’, che ha spinto uomini e donne coraggiosi a impiantare focolai di preghiera, lavoro e carità nei luoghi più remoti e impervi, spesso trasformando aree desolate in terreni fertili e ricchi, dal punto di vista agricolo ed economico, ma soprattutto spirituale. Il monastero, così, si è sempre più caratterizzato come luogo di crescita, di pace, di ospitalità e di unità, anche nei periodi più bui della storia”.

Ed infatti a distanza di 100 anni le sfide non sono mutate: “Pure nel nostro tempo non mancano sfide da affrontare. I cambiamenti repentini di cui siamo testimoni ci provocano e ci interrogano, suscitando problematiche finora inedite. Questa celebrazione ci ricorda che, come l’apostolo Pietro, e insieme a lui Benedetto e tanti altri, anche noi potremo rispondere alle esigenze della vocazione ricevuta solo mettendo Cristo al centro della nostra esistenza e della nostra missione, partendo da quell’atto di fede che ci fa riconoscere in Lui il Salvatore e traducendolo nella preghiera, nello studio, nell’impegno di una vita santa”.

Però nonostante siano mutati i tempi la regola benedettina è sempre valida: “In questa sede tutto ciò si compie in vari modi: nella liturgia, prima di tutto, poi nella Lectio divina, nella ricerca, nella cura pastorale, con il coinvolgimento di monaci venuti da ogni parte del mondo e con l’apertura a chierici, religiosi, religiose e laici delle più diverse provenienze e condizioni.

Il monastero, l’Ateneo, l’Istituto Liturgico, le attività pastorali legate alla chiesa, conformemente agli insegnamenti di San Benedetto, devono crescere così sempre più in sinergia come un’autentica ‘scuola del servizio del Signore’. Per questo ho pensato al complesso in cui ci troviamo come ad una realtà che deve ambire a diventare un cuore pulsante nel grande corpo del mondo benedettino con al centro, secondo gli insegnamenti di San Benedetto, la chiesa”.

Riprendendo le letture della liturgia odierna il papa ha sottolineato le raccomandazioni di papa san Giovanni Paolo II con un chiaro riferimento a sant’Anselmo di Aosta: “Nell’alveare operoso di Sant’Anselmo, sia questo il luogo da cui tutto parte e a cui tutto ritorna per trovare verifica, conferma e approfondimento davanti a Dio, come raccomandava san Giovanni Paolo II, nella sua visita al Pontificio Ateneo in occasione del Centenario di fondazione…

Si riferiva, come detto, agli insegnamenti del Dottore di Aosta, ma noi vogliamo auspicare che tale sia anche il messaggio profetico che da questa Istituzione giunge alla Chiesa e al mondo, come compimento della missione che tutti noi abbiamo ricevuto, di essere popolo che Dio si è acquistato perché proclami le opere ammirevoli di lui, che ci ha chiamato dalle tenebre alla sua luce meravigliosa”.

Per questo la dedicazione di una Chiesa è molto importante, come è scritto nell’esortazione apostolica ‘Evangelii Gaudium’: “La Dedicazione è il momento solenne della storia di un edificio sacro in cui lo si consacra ad essere luogo di incontro tra spazio e tempo, tra finito e infinito, tra l’uomo e Dio: porta aperta verso l’eterno, in cui trova risposta per l’anima la ‘tensione tra la congiuntura del momento e la luce del tempo, dell’orizzonte più grande […] che ci apre al futuro come causa finale che attrae’ nell’incontro tra pienezza e limite che accompagna il nostro cammino terreno”.

Quindi la Chiesa è ‘umana e divina’, secondo una definizione del Concilio Vaticano II, perché essa è vita: “E’ l’esperienza della nostra vita e della vita di ogni uomo e donna di questo mondo, in ricerca di quella risposta ultima e fondamentale che ‘né carne né sangue’ possono rivelare, ma solo il Padre che è nei cieli; in definitiva bisognosi di Gesù, ‘il Cristo, il Figlio del Dio vivente’. Lui siamo chiamati a cercare e a Lui siamo chiamati a portare tutti coloro che incontriamo, grati per i doni che ci ha elargito, e soprattutto per l’amore con cui ci ha preceduti. Questo tempio allora diventerà sempre più anche un luogo di gioia, in cui si sperimenta la bellezza di condividere con gli altri ciò che gratuitamente si è ricevuto”.

(Foto: Santa Sede)

Papa Leone XIV: il cammino sinodale è una sfida

Oggi pomeriggio nell’aula Paolo VI, papa Leone XIV ha dialogato con i partecipanti al Giubileo delle équipe sinodali e degli organismi di partecipazione, rispondendo a sette domande dei delegati di tutti i continenti, mettendo in evidenza la vocazione missionaria della Chiesa, che deve ‘ascoltare il grido della terra’, e adoperarsi perché siano rispettati i carismi di ciascuno.

Si è iniziato con una domanda del rappresentante dell’Africa, a cui il papa ha risposto con una visione dell’Africa propizia per la Chiesa perché ‘ha tanto da offrirci’, anche se sottolinea che ci sono ‘tante sfide che possono diventare tante occasioni’.

Nel cammino sinodale, è importante l’ascolto per affrontare le ‘sfide’: “Soprattutto nelle culture in cui noi cristiani non siamo la maggioranza, spesso con membri di altre religioni, sia regionali che mondiali come l’Islam, le sfide che ci sono allo stesso tempo sono anche grandi opportunità. E penso che ciò che la maggior parte di noi ha sperimentato negli ultimi anni in preparazione al Sinodo e all’inizio di questo nuovo processo di attuazione, è proprio che la sinodalità, per usare le tue parole, non è una campagna”.

Questa è l’azione della Chiesa: “E’ un modo di essere e un modo di essere Chiesa. E’ un modo di promuovere un atteggiamento che inizia con l’imparare ad ascoltarsi l’un l’altro. E il dono dell’ascolto è qualcosa che penso tutti noi riconosciamo, ma che spesso è andato perduto in alcuni settori della Chiesa, e qualcosa di cui credo dobbiamo continuare a scoprire il valore, a partire dall’ascolto della Parola di Dio, dall’ascolto reciproco, dall’ascolto della saggezza che troviamo negli uomini e nelle donne, nei membri della Chiesa e in coloro che sono alla ricerca ma che forse non sono ancora e forse non saranno mai membri della Chiesa, ma che stanno davvero cercando la verità”.

Mentre al rappresentante dell’Oceania il papa ha fatto presente la situazione climatica, a cui ‘è necessaria una risposta urgente’: “Ci stiamo godendo il lusso di stare seduti in spazi molto confortevoli e riflettere su cose che a volte possono sembrare molto teoriche. Ma quando sentiamo il grido urgente delle persone in diverse parti del mondo, sia a causa della povertà che dell’ingiustizia, o a causa dei cambiamenti climatici, o forse per una serie di altre cause, ci rendiamo conto che non stiamo solo riflettendo su questioni teoriche e che è necessaria una risposta urgente.

E questo è un caso specifico in cui spero che tutti noi prendiamo molto sul serio l’appello che papa Francesco ha rivolto a tutta la Chiesa e al mondo dieci anni fa nella ‘Laudato Sì’, dicendo che anche questo fa parte della nostra risposta di fede a ciò che sta accadendo nel nostro mondo. Non possiamo essere passivi. Pertanto, spero vivamente che attraverso le conferenze episcopali, le Province ecclesiastiche, le Conferenze continentali, possiamo affrontare alcune di queste questioni molto specifiche e fare la differenza. Penso che la Chiesa abbia una voce e che dobbiamo avere il coraggio di alzare la voce per cambiare il mondo, per renderlo un posto migliore”.

Al rappresentante dell’America del Nord che ha chiesto sulla paura della sinodalità da parte dei sacerdoti il papa ha risposto che non tutti possono ‘correre alla stessa velocità’: “Dobbiamo capire che non tutti corriamo alla stessa velocità e che a volte dobbiamo essere pazienti gli uni con gli altri. E piuttosto che avere poche persone che corrono avanti e lasciano indietro molte altre, il che potrebbe causare persino una frattura nell’esperienza ecclesiale; dobbiamo cercare modi, a volte molto concreti, per comprendere cosa sta succedendo in ogni luogo, quali sono le resistenze o da dove provengono, e cosa possiamo fare per incoraggiare sempre più l’esperienza di comunione in questa Chiesa, che è sinodale”.

Inoltre ha sottolineato che occorre trovare modi che possano essere ‘inclusivi’: “Quindi, penso che la realtà concreta, compresa all’interno della cultura americana, degli Stati Uniti, dove in realtà molte strutture già esistenti hanno un grande potenziale per essere sinodali e per trovare modi per continuare a trasformarle in esperienze più inclusive, sia nei consigli pastorali, sia in altre strutture diocesane o incontri, l’inclusione di persone, uomini e donne, laici e clero, donne e uomini, religiosi…  possano tutti partecipare e provare un forte senso di appartenenza, di leadership e di responsabilità nella vita della Chiesa”.

A rappresentare il Consiglio dei Patriarchi Cattolici d’Oriente (CPCO) è stato mons. Mounir Khairallah, vescovo di Batrum, presidente del Comitato Patriarcale Maronita per il Seguito del Sinodo, a cui il papa ha invitato ad essere promotori della riconciliazione: “Come Chiesa, dobbiamo essere uniti e riunirci per essere quel segno autentico di speranza, ma anche un’espressione molto reale della carità cristiana, dell’amore fraterno e della cura reciproca, specialmente verso quelle persone che hanno perso tutto a causa della distruzione della guerra, a causa dell’esistenza dell’odio tra di noi”.

Ma al contempo ha invitato il mondo occidentale a rispettare le differenze delle Chiese orientali: “Penso che le sfide che le Chiese orientali hanno continuato ad affrontare e a portare avanti in Medio Oriente siano qualcosa che noi occidentali dobbiamo comprendere meglio, se così si può dire, e che, guardando ai processi sinodali, dobbiamo capire che esistono anche differenze significative tra la Chiesa latina e le Chiese orientali. E dobbiamo rispettare queste differenze. Penso che questo sia il primo passo in qualsiasi comunità, in qualsiasi organizzazione umana: se non ci rispettiamo l’un l’altro, non potremo mai iniziare a conoscerci e ad avvicinarci gli uni agli altri”.  

La seconda parte degli interventi è iniziato con uno sguardo sull’America Latina e Caraibi, aggiungendo una nota di carattere personale: “Io poche volte sono stato ispirato da un processo, io mi sento ispirato dalle persone che vivono con entusiasmo la fede. E vivere questo spirito (e parliamo di spiritualità) di sinodalità, ma è la spiritualità del Vangelo, della comunione, del voler essere Chiesa. Questi sono aspetti che possono davvero ispirarci a continuare ad essere Chiesa e a costruire percorsi di inclusione, invitando molti altri, tutti, ad accompagnarci, a camminare con noi”.

E’ c’è stato ‘spazio’ anche per le donne con l’intervento di Klára Antonia Csiszár, componente dell’équipe sinodale del Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee (CCEE), docente di teologia pastorale all’Università cattolica di Linz, in Austria, che si è soffermata sull’interazione tra il patrimonio delle Chiese ortodosse orientali, fonte di arricchimento, e quello d’Occidente, sia sulla questione delle donne, risvegliando nel papa due ricordi:

“C’è una sfida per la Chiesa e per tutti noi a vedere come possiamo promuovere insieme il rispetto per i diritti di tutti e tutte; come possiamo promuovere noi una cultura dove queste cose diventino non solo possibili ma realtà in una co-partecipazione di tutti, ciascuno secondo la propria vocazione, dove possono esercitare (diciamo) un ruolo di responsabilità nella Chiesa. Abbiamo visto tanti esempi nei fatti. Però la realtà è che culturalmente non tutti i Paesi, che non sono nello stesso posto di Europa o degli Stati Uniti e noi non possiamo semplicemente pensare che nominando qui o là una donna per questo o quell’altro sarà rispettata, perché ci sono forti differenze culturali che fanno dei problemi”.

E’ stato un invito a dare forma alle differenze: “Ed allora bisogna parlare di come la Chiesa possa essere una forza per conversione, trasformazione delle culture secondo i valori del Vangelo. Purtroppo molte volte la forma in cui viviamo la fede è più determinata dalla nostra cultura e meno dai nostri valori evangelici. E’ lì che noi tutti possiamo essere una forza, una ispirazione, un invito per le nostre nazioni, le nostre comunità, le nostre culture a riflettere sulle differenze che esistono e non solo fra uomo e donna”.

Infine, la testimonianza asiatica di don Clarence Sandanaraj Devadassan, membro dell’équipe sinodale della Federazione delle Conferenze episcopali asiatiche, che ha evidenziato che il cammino sinodale ha incoraggiato un maggiore impegno nella promozione dell’armonia tra i popoli e le fedi, delle donne e dei fedeli laici nei processi decisionali, a cui papa Leone XIV ha risposto che si deve ‘rispettare il suolo sacro che rappresenta l’Asia’: “Ci sono, ovviamente, grandi sfide. Le realtà strutturali ed economiche con cui avete a che fare e la difficoltà di promuovere anche solo la comunicazione su larga scala a causa dei limiti delle Chiese locali sono realtà che credo anche noi dobbiamo condividere”.

Ciò comporta la sfida della condivisione: “Penso che questo tipo di esperienza di una Chiesa sinodale che costruisce comunione debba ispirare in tutti noi, se volete, una maggiore generosità nella condivisione delle risorse, in modo da poter avere forse una maggiore uguaglianza, una maggiore giustizia, anche in termini di condivisione con gli altri dei beni e delle benedizioni materiali di cui dispongono tante chiese. Ovviamente, farlo comporta grandi sfide. Naturalmente, sono già stati compiuti grandi sforzi in tal senso, che vanno riconosciuti. E’ un processo in corso”.

(Foto: Santa Sede)

Papa Leone XIV invita ad essere sulla frontiera

“…desidero dare a tutti voi il benvenuto in Vaticano questa mattina, e ringraziarvi della vostra presenza. Ringrazio in modo particolare il vostro Superiore Generale per le sue gentili parole. Prego perché il vostro incontro sia fecondo e perché, attraverso di esso, lo Spirito Santo vi confermi nella vostra vocazione ed aiuti i membri della Compagnia di Gesù a discernere nuovi modi per vivere la vostra missione nel mondo attuale”: ricevendo in udienza i superiori maggiori della Compagnia di Gesù papa Leone XIV li ha incoraggiato, secondo lo spirito di Sant’Ignazio, a discernere e innovare.

Nell’analisi i l papa ha evidenziato il periodo in cui si sta vivendo: “Viviamo in quello che molti definiscono un cambiamento epocale, un tempo caratterizzato da rapidi cambiamenti nella cultura, nell’economia, nella tecnologia e nella politica. In particolare, l’intelligenza artificiale e altre innovazioni stanno rimodellando la nostra comprensione del lavoro e delle relazioni e addirittura sollevando domande sull’identità umana. Il degrado ecologico minaccia la nostra casa comune. I sistemi politici spesso non rispondono al grido dei poveri. Populismo e polarizzazione ideologica rendono più profonde le divisioni tra nazioni. Molti sono affetti da consumismo, individualismo e indifferenza”.

Però non ci si deve scoraggiare con l’invito alla testimonianza: “Tuttavia, in questo mondo Cristo continua a mandare i suoi discepoli. La Compagnia di Gesù da lungo tempo è presente dove i bisogni dell’umanità incontrano l’amore salvifico di Dio: attraverso la guida spirituale, la formazione intellettuale, il servizio tra i poveri e la testimonianza cristiana alle frontiere culturali. Sant’Ignazio di Loyola e i suoi compagni non temevano l’incertezza o la difficoltà; andavano ai margini, dove fede e ragione si intersecavano con nuove culture e grandi sfide”.

Ripetendo le parole dei precedenti pontefici il papa ha ribadito il loro impegno nella Chiesa: “Oggi io ripeto: la Chiesa ha bisogno di voi sulle frontiere, siano esse geografiche, culturali, intellettuali o spirituali. Sono luoghi rischiosi, dove le mappe conosciute non bastano più. Lì, come Ignazio e i martiri gesuiti che lo hanno seguito, siete chiamati a discernere, innovare e confidare in Cristo, con ‘attorno ai fianchi, la verità; indosso, la corazza della giustizia; i piedi, calzati e pronti a propagare il vangelo della pace’. Quando lo Spirito conduce il corpo apostolico altrove per un bene più grande, ciò può richiedere che si abbandonino strutture o ruoli a lungo cari, un esercizio di ‘santa indifferenza’ ignaziana”.

Una frontiera è la sinodalità: Una delle principali frontiere oggi è il cammino di sinodalità nella Chiesa. Il percorso sinodale chiama ognuno di noi ad ascoltare più profondamente lo Spirito Santo e l’altro, di modo che le nostre strutture e i nostri ministeri possano essere più agili, più trasparenti e più reattivi al Vangelo. Vi ringrazio per i vostri contributi al processo sinodale, specialmente nell’aiutare le comunità ecclesiali a discernere come camminare insieme nella speranza”.

L’altra frontiera riguarda la cultura della riconciliazione: “Un’altra frontiera essenziale sta nella riconciliazione e nella giustizia, specialmente in un mondo lacerato da conflitto, disuguaglianza e abuso. Oggi molti subiscono l’esclusione e molte ferite rimangono aperte tra generazioni e popoli. Come ho osservato di recente ricordando la visita del mio venerabile predecessore a Lampedusa, dobbiamo contrastare la ‘globalizzazione dell’impotenza’ con una cultura di riconciliazione, incontrandoci gli uni gli altri in verità, perdono e guarigione; dobbiamo diventare esperti di riconciliazione, fiduciosi che il bene è più forte del male”.

Un’ulteriore frontiera è la tecnologia: “La tecnologia, specialmente l’intelligenza artificiale, è un’altra frontiera importante. Ha il potenziale per la prosperità umana, ma comporta anche rischi di isolamento, perdita di lavoro e nuove forme di manipolazione. La Chiesa deve aiutare a guidare questi sviluppi eticamente, difendendo la dignità umana e promuovendo il bene comune. Dobbiamo discernere come utilizzare le piattaforme digitali per evangelizzare, per formare comunità e per sfidare i falsi dei del consumismo, del potere e dell’autosufficienza”.

Infatti è un incoraggiamento ad essere irrequieti: “Vi incoraggio a incontrare persone in quella irrequietezza: nelle case di ritiro spirituale, nelle università, nei social media, nelle parrocchie e nei luoghi informali dove si riuniscono coloro che sono alla ricerca. Comunicate la gioia del Vangelo con umiltà e con convinzione. Restate contemplativi in azione, radicati nell’intimità quotidiana con Cristo, poiché solo chi è vicino a lui può condurre altri a lui”.

Poi ha ribadito la preferenza per i poveri: “La vostra seconda preferenza vi chiama a camminare con i poveri, gli esclusi del mondo e quanti sono stati feriti nella dignità. Molti, oggi, sono vittima di un sistema economico guidato dal profitto, posto al di sopra della dignità della persona.,, Questo squilibrio globale spinge innumerevoli persone a migrare alla ricerca della sopravvivenza. Abbandonano la casa, la cultura e la famiglia, affrontando spesso rifiuto e ostilità. Il vero discepolato esige sia la denuncia dell’ingiustizia sia la proposta di nuovi modelli radicati nella solidarietà e nel bene comune”.

E’ un invito a non cadere nel fatalismo: “A tale riguardo, le vostre università, i vostri centri sociali, le vostre pubblicazioni e le vostre istituzioni, come il Jesuit Refugee Service, possono essere canali potenti per promuovere il cambiamento sistemico. Malgrado gli ostacoli o i fallimenti che talvolta incontriamo svolgendo questo servizio, dobbiamo evitare di cedere al risentimento o di cadere in una ‘stanchezza da compassione’ o nel fatalismo. Dobbiamo invece confidare nel potere trasformatore dell’amore di Dio, come il seme di senape che diventa un grande albero”.

La terza preferenza riguarda i giovani: “La vostra terza preferenza (accompagnare i giovani verso un futuro di speranza) è urgente. I giovani d’oggi sono diversi: studenti, migranti, attivisti, imprenditori, religiosi e quelli ai margini. Malgrado la loro diversità condividono una sete di autenticità e di trasformazione. Sono ‘in movimento’, alla ricerca di significato e di giustizia.

La Chiesa deve trovare e parlare il loro linguaggio, attraverso azioni e presenza oltre che con le parole. Pertanto, è importante creare spazi dove possano incontrare Cristo, scoprire la loro vocazione e lavorare per il Regno. La prossima Giornata Mondiale della Gioventù in Corea sarà un momento chiave per questa missione”.

Inoltre non può mancare la cura per la ‘casa comune’, riprendendo l’enciclica ‘Laudato Sì’: “La vostra quarta preferenza, la cura della nostra casa comune, risponde a un grido che è sia umano sia divino… La conversione ecologica è profondamente spirituale; riguarda il rinnovamento della nostra relazione con Dio, degli uni con gli altri e con il creato. In questo sforzo, l’umile collaborazione è essenziale, riconoscendo che nessuna istituzione singola può affrontare questa sfida da sola. Lasciate che le vostre comunità siano esempi di sostenibilità ecologica, semplicità e gratitudine per i doni di Dio”.

E’un invito ad annunciare con urgenza il Vangelo: “La vostra missione, cari fratelli, è di aiutare il mondo a percepire questa novità, di seminare speranza dove sembra dominare la disperazione, di portare luce dove regna il buio. Per farlo, vi incoraggio a rimanere vicini a Gesù… Rimanete con lui attraverso la preghiera personale, la celebrazione dei Sacramenti, la devozione al suo Sacro Cuore e l’adorazione del Santissimo Sacramento. In modo diverso e tuttavia potente, rimanete con lui riconoscendo la sua presenza nella vita comunitaria”.

Dalla vicinanza con Gesù nasce il coraggio dell’annuncio: “Da questo radicamento trarrete il coraggio per andare ovunque: per dire la verità, riconciliare, guarire, operare per la giustizia, liberare i prigionieri. Nessuna frontiera sarà fuori dalla vostra portata se camminerete con Cristo. La mia speranza per la Compagnia di Gesù è che possiate leggere i segni dei tempi con profondità spirituale; che abbracciate ciò che promuove la dignità umana e rifiutiate ciò che la sminuisce; che siate agili, creativi, discernenti e sempre in missione”,

Mentre ha invitato i docenti e studenti del Pontificio Istituto Teologico Giovanni Paolo II per le Scienze del Matrimonio e della Famiglia a sostenere la famiglia: “Nei diversi contesti sociali, economici e culturali, differenti sono le sfide che ci interpellano: ovunque e sempre, però, siamo chiamati a sostenere, difendere e promuovere la famiglia, anzitutto mediante uno stile di vita coerente col Vangelo. Le sue fragilità e il suo valore, considerati nella luce della fede e della sana ragione, impegnano i vostri studi, che coltivate per il bene dei fidanzati che diventano sposi, degli sposi che diventano genitori, e dei loro figli, che sono per tutti promessa di un’umanità rinnovata dall’amore”.

Per questo ha chiesto di approfondire la Dottrina Sociale della Chiesa: “Tra questi vorrei richiamare, come ulteriore impegno, quello di approfondire il legame tra famiglia e dottrina sociale della Chiesa. Il percorso potrebbe svolgersi in due direzioni complementari: quella di inserire lo studio sulla famiglia come capitolo imprescindibile del patrimonio di sapienza che la Chiesa propone sulla vita sociale e, reciprocamente, quella di arricchire tale patrimonio con i vissuti e le dinamiche familiari, per meglio comprendere gli stessi principi dell’insegnamento sociale della Chiesa.

Questa attenzione permetterebbe di sviluppare l’intuizione, richiamata dal Concilio Vaticano II e più volte ribadita dai miei Predecessori, di vedere nella famiglia la prima cellula della società in quanto originaria e fondamentale scuola di umanità”.

Inoltre ha chiesto di porre attenzione all’accompagnamento al matrimonio: “Nell’ambito pastorale, poi, non possiamo ignorare le tendenze, in tante regioni del mondo, a non apprezzare, o addirittura a rifiutare il matrimonio. Vorrei invitarvi ad essere attenti, nella vostra riflessione sulla preparazione al sacramento del Matrimonio, all’azione della grazia di Dio nel cuore di ogni uomo e di ogni donna. Anche quando i giovani fanno scelte che non corrispondono alle vie proposte dalla Chiesa secondo l’insegnamento di Gesù, il Signore continua a bussare alla porta del loro cuore, preparandoli a ricevere una nuova chiamata interiore”.

(Foto: Santa Sede)

Da Macerata mons. Marconi lancia un grido d’allarme per sostenere la famiglia

“Carissimi, ogni anno l’omelia per San Giuliano è occasione di un discorso del Vescovo alla città ed ai cittadini, non fatta dall’alto di un pulpito, non è più il tempo per fortuna, ma da maceratese ai maceratesi. Mi sono chiesto quale fosse il tema più importante da affrontare insieme, in questo tempo di guerre, di un cambiamento di epoca che si realizza in tanti piccoli cambiamenti, con incertezze e necessità di decidere, ma su problematiche sempre più complesse… Ma accettando questo rischio, vorrei riflettere su un tema che ritengo importante per la nostra vita sia civile che di fede: stanno sparendo le famiglie!”

Così mons. Nazzareno Marconi, vescovo di Macerata, ha iniziato l’omelia per la festa del patrono san Giuliano l’ospitaliere, incentrata sul calo dei matrimoni nelle Marche, che in 20 anni sono scesi al 62%: “Non è una frase ad effetto, ma una triste realtà. Ogni famiglia nasce da un matrimonio, religioso o civile che sia, e i dati ci dicono che nelle Marche dal 2000 a oggi i matrimoni celebrati ogni anno sono calati di circa il 38%. E’ un fatto così visibile a tutti che non può essere negato”.

Tale dato è molto importante anche per l’economia: “E’ un fatto importante per la nostra vita civile, il nostro stile di vita, per ambiti vitali come l’economia, l’educazione, la cura dei malati e dei fragili. Nel rito del matrimonio cristiano si ricorda che la famiglia è: ‘La prima e basilare cellula della società e della Chiesa’. Non serve una grande conoscenza medica per capire che un corpo sociale, se comincia a perdere le sue cellule vitali, si ammala e muore”.

E per confermare tali tesi ha interrogato l’Intelligenza Artificiale: “In questi ultimi tempi si fa un gran parlare di intelligenza artificiale. Io ho più di un dubbio su quanto sia affidabile ciò che dice l’intelligenza artificiale, ma ho voluto provare a fare tre semplici domande. L’intelligenza artificiale non dovrebbe essere iscritta a nessun partito, perciò le sue risposte non dovrebbero essere troppo di parte”.

Ecco le risposte dell’Intelligenza Artificiale alle domande del vescovo: “Prima domanda: Perché la famiglia è importante per la vita e la cultura degli italiani?” A tale domanda ecco la risposta dell’Intelligenza Artificiale: “L’Italia è conosciuta in tutto il mondo come una Nazione familiare, dove la famiglia è il punto di riferimento principale per ogni individuo e la base della vita sociale. La famiglia italiana è generalmente numerosa e composta da molte generazioni. I genitori vivono vicino ai figli ed ai nipoti e c’è un forte legame tra i membri della famiglia.

Questo dona solidità e coesione alla famiglia, che è spesso in grado di affrontare le difficoltà e le sfide della vita insieme, anche perché uno dei valori più importanti nella famiglia italiana è l’affetto, che lega i suoi componenti e li sostiene. La famiglia aiuta i suoi membri più deboli o in difficoltà, come i disoccupati o i malati, con un sostegno umano, economico e materiale”.

Mentre alla domanda ‘perché la famiglia è importante per l’economia italiana?’ l’Intelligenza Artificiale risponde: “La famiglia italiana ha un ruolo importante nella società e nell’economia del paese. Molte aziende italiane sono a conduzione familiare, con un forte senso di continuità e di passione per il lavoro. La famiglia è infatti vista come un elemento di stabilità e di continuità nel mondo degli affari, dove la passione e il senso di appartenenza sono elementi importanti per il successo”.

Ed infine su come è cambiata nel tempo la famiglia italiana: “La famiglia italiana si è evoluta nel corso del tempo, adattandosi alle sfide della modernità. Negli ultimi decenni, la struttura della famiglia italiana è cambiata, diventando sempre più piccola e meno numerosa. Oggi, molte famiglie italiane sono composte da genitori e figli, senza la presenza di nonni o di altri parenti stretti. Tuttavia, nonostante queste trasformazioni, la famiglia italiana mantiene ancora oggi un forte legame con i suoi valori fondamentali, come la solidarietà, la responsabilità reciproca, l’affetto e la condivisione”.

Tali risposte dell’Intelligenza Artificiale confermano che la scomparsa delle famiglie rappresentano un’emergenza sia per la società civile che per la Chiesa: “Vorrei aggiungere solo una notazione: nel Dopoguerra italiano, lo scontro politico tra destra e sinistra era forse ancora più forte che oggi. Ci si attaccava su tutti gli aspetti della vita, dell’economia, dell’assistenza sociale e sanitaria, della cultura e della fede. Eppure, c’era una serena alleanza tra destra e sinistra sul riconoscere il valore della famiglia e nell’incoraggiare e dare sostegno alle nuove famiglie. Lo sviluppo sociale, economico e culturale di quello che fu chiamato allora ‘il miracolo italiano’ venne riconosciuto da tutto il mondo”.

Insomma, quello del vescovo è stato un invito alla collaborazione per una politica a favore delle famiglie: “Io credo che quella convinzione diffusa del valore della famiglia e quell’aria di speranza con cui tutti guardavano alla nascita di nuove famiglie, fosse uno dei motori basilari di quel miracolo. Lavorare insieme, oltre le divisioni e le visioni diverse, per recuperare un’alleanza in favore delle famiglie mi sembra urgente per il bene della vita civile e religiosa”.

(Foto: Diocesi di Macerata)

Meeting di Rimini: alla scoperta degli spettacoli con Otello Cenci

Sono 17 gli spettacoli che fino a mercoledì 27 agosto animano le serate del Meeting dell’Amicizia tra i popoli a Rimini, che prende il titolo da una frase tratta da ‘I cori della Rocca’ di Eliot, ‘Nei luoghi deserti costruiremo con mattoni nuovi’, che al Teatro Galli di Rimini ha aperto venerdì 22 agosto con lo spettacolo, diretto dal regista statunitense Jared McNeill, ‘The Rock – Cori da La Rocca’ ed interpretato da Sergio Castellitto (già in sold out), questa 46^ edizione, a cui seguirà un ricco palinsesto di opere teatrali e musica.

Ispirato all’opera omonima di T.S. Eliot, lo spettacolo inaugurale è un omaggio, tra musica e recitazione, al poeta inglese, figura centrale della letteratura del XX secolo, ma è anche l’album di esordio dello stesso McNeill, realizzato in collaborazione con il compositore Claudio Scarabottini. Le musiche, che spaziano tra elettronica pop, gospel, blues e world music, si fondono con le voci intense degli interpreti, restituendo nuova forza ai versi di Eliot.

Sempre al Teatro Galli, domenica 24 agosto, è in programma ‘Joseph & Bros’, una raccolta di storie e frammenti di vita dal carcere che, in una cella dove la convivenza forzata tra tre uomini diventa occasione di confronto, mettono in discussione stereotipi, pregiudizi e distanze culturali.

Però, come ogni anno, gli spettacoli e i concerti del Meeting vanno in scena anche in Fiera: come ‘La fregatura di avere un’anima’ di e con Giacomo Poretti, che sabato 23 ha esplorato il mistero dell’essere genitori: uno spettacolo scritto e interpretato dall’attore milanese in occasione dei 50 anni di Tracce.

Mentre lunedì 25 agosto nell’Auditorium Isybank D3, si potrà ascoltare la ‘Serenata per archi’ di Dvořák, suonata dai giovani musicisti e professionisti dell’Orchestra Enzo Piccinini, un vero e proprio inno all’umano attraverso la musica classica; l’ensemble che dà vita a questo concerto porta il nome del medico scomparso nel 1999 al quale la storia del Meeting è legata tanto che l’anno scorso gli è stata dedicata una mostra.

Sempre in città, al Teatro Tarkovskij, gli studenti del liceo ‘Don Gnocchi’ di Carate Brianza (MB) portano in scena ‘La bottega dell’orefice’ (anche questo sold out) di Karol Wojtyla ed, alla Corte degli Agostiniani, il gruppo corale e strumentale ‘Ologramma’, fatto di musicisti, musicoterapeuti e ragazzi fragili, tutti accomunati dall’amore per la musica, propone ‘Peace rock: Step made of songs’, un viaggio sonoro ed umano, dove ogni brano diventa occasione per avvicinarsi e conoscersi. Al Teatro Galli si torna martedì 26 agosto per ascoltare brani da ‘Le Confessioni di sant’Agostino’ (altro sold out) con Alessandro Preziosi: un viaggio nel cuore dell’anima, grazie a un testo che è tra i più profondi e influenti della tradizione cristiana e della letteratura mondiale.

E poi ancora tanta musica dal vivo nelle Piscine della Fiera: da Zapotec di Francesco Picciano, ai The Sun, band rock con un’anima (e un seguito) incredibile, fino al concerto dei Rotattada, la band del CLU di Bologna, nata da una forte amicizia all’interno del movimento. Due eventi ricordano poi l’artista e l’uomo Lucio Dalla, la sua genialità e ironia: la lezione e spettacolo ‘Se io fossi un angelo’ di Cristiano Governa e la serata ‘Aspettiamo senza avere paura, domani’, tra racconto e canzone. Infine nella serata conclusiva un omaggio, con il concerto-tributo, a Claudio Chieffo nell’ottantesimo dalla nascita; e la quinta edizione del Meeting Music Contest, competizione musicale nata dalla sinergia con il Mei di Faenza, senza dimenticare la rassegna di spettacoli, ancora più ampia e varia degli anni scorsi, al Villaggio Ragazzi, serate comprese.

Per vedere meglio le opportunità ‘spettacolari’ offerte dal Meeting dell’Amicizia tra i popoli, abbiamo incontrato Otello Cenci, responsabile degli spettacoli: come è possibile costruire nei luoghi deserti con mattoni nuovi attraverso gli spettacoli?

“Il titolo, tratto dall’opera di T.S. Eliot del 1934, evoca la speranza di ricostruzione: là dove tutto sembra arido (relazioni, senso, comunità) la cultura e l’arte possono diventare ‘mattoni nuovi’. Gli spettacoli del Meeting non sono evasione, ma esperienze vive di incontro, bellezza e verità: momenti in cui l’arte riaccende lo sguardo, crea legami e restituisce memoria e fiducia”.

Infatti lo spettacolo inaugurale è stato ‘The Rock’: perché il Meeting ha accettato questa sfida?

“The Rock è uno spettacolo che intreccia musica, poesia e teatro, ispirato al celebre poema di Eliot ‘Choruses from The Rock’. Le musiche, che spaziano dall’elettronica al pop, dal gospel al blues e alla world music, sono firmate da Claudio Scarabottini, in collaborazione con l’artista statunitense Jared McNeill. E’ un progetto che unisce generazioni (giovani non professionisti e artisti di grande esperienza come Sergio Castellitto) per offrire al pubblico un’esperienza intensa e suggestiva, capace di far risuonare le domande provocatorie di quest’opera poetica”.

Inoltre il Meeting si chiude con un tributo a Claudio Chieffo: quanto ha costruito con mattoni nuovi in luoghi deserti?

“Claudio Chieffo ha costruito ovunque ‘mattoni nuovi’ con la vivacità di una vita piena di amicizia, gioia e condivisione. La sua arte, radicata nell’esperienza di fede nata in Comunione e Liberazione, si è espressa in decine di brani originali e profondi. La serata sarà una festa condotta dai figli Martino e Benedetto, che proporranno i pezzi più giocosi e divertenti del padre: un omaggio che celebra vita, libertà e amicizia autentica”.

In questo percorso il pubblico sarà aiutato da ‘Le Confessioni di sant’Agostino’ con Alessandro Preziosi: un testo che racconta che questa costruzione non è inutile?

“Le Confessioni sono un cammino di ricerca interiore, fragilità e grazia. Con la sensibilità di Alessandro Preziosi, il testo di Agostino diventa voce intensa di un’esperienza spirituale viva. Ci ricorda che ogni costruzione di verità e di bene, anche se silenziosa o nascosta, genera futuro e significato”.

In conclusione: una settimana piena di occasioni da non perdere?

“Assolutamente sì. Sarà una settimana ricca di appuntamenti, da scoprire sul sito del Meeting di Rimini, che coinvolgeranno l’intero territorio. Presso il Teatro Galli, oltre agli spettacoli già citati, andrà in scena il divertente e significativo ‘Joseph and Bros’, tratto dal testo di Ignazio De Francesco. Sul Palco delle Piscine della Fiera, tutte le sere, musica d’autore ed, in particolare, la serata finale della quinta edizione del Meeting Music Contest, organizzata in collaborazione con il MEI di Faenza, con centinaia di iscritti e sei finalisti che si esibiranno davanti a una giuria presieduta da Cristiano Godano, voce e leader dei Marlene Kuntz, e da Casadilego, vincitrice di X Factor 2020.

Nell’Auditorium della Fiera di Rimini si potrà assistere al capolavoro sinfonico di A. Dvořák, Serenata per archi op. 22, diretto dal maestro Emmanuele Lo Russo ed eseguito dall’Orchestra Piccinini, composta da giovani talenti provenienti da prestigiose formazioni italiane ed estere. Sempre in Auditorium, sarà proposto il monologo ‘semiserio’ di Giacomo Poretti ‘La fregatura di avere un’anima’. Un calendario ricco di appuntamenti per interrogarsi, divertirsi e iniziare a costruire con mattoni nuovi”.

(Foto: Meeting Amicizia tra i Popoli)

Le Edizioni Frate Indovino presentano ‘Rivoluzione Famiglia – Un ecosistema per il futuro’

E’ stato pubblicato dalle Edizioni ‘Frate Indovino’ il nuovo volume della collana ‘Familiando’, ‘Rivoluzione Famiglia – Un ecosistema per il futuro’, di Adriano Bordignon, presidente del Forum delle Associazioni Familiari, con la prefazione del Cardinale Matteo Maria Zuppi. Si tratta di un’opera corale che affronta con profondità e visione il ruolo della famiglia nella società contemporanea, tra sfide educative, crisi relazionali e nuove prospettive di speranza.

‘Rivoluzione Famiglia – Un ecosistema per il futuro’ non è solo un libro, ma un manifesto culturale e sociale che invita a ripensare la famiglia come organismo vivente, soggetto sociale attivo e motore di speranza per la società. Attraverso un linguaggio accessibile, uno stile coinvolgente e profondo e una narrazione ricca di metafore naturali (dal suolo all’acqua, dal clima alla luce) Adriano Bordignon ci guida in un viaggio che intreccia scienza, spiritualità, educazione e politica. Affronta temi cruciali come la natalità, la scuola, il lavoro, la spiritualità domestica, le politiche familiari e il ruolo dell’associazionismo, offrendo proposte concrete per un cambiamento culturale e politico che metta davvero la famiglia al centro.

Il testo propone una visione sistemica della famiglia, paragonandola a un ecosistema complesso, fatto di relazioni, valori, risorse e fragilità, che ha bisogno di essere nutrito, protetto e valorizzato. La famiglia è presentata come luogo generativo, capace di produrre capitale sociale, educare alla reciprocità, affrontare le crisi e contribuire al bene comune. In un tempo segnato da solitudini diffuse, crisi educative e relazioni sempre più fragili, la famiglia torna al centro del dibattito culturale e sociale grazie a queste pagine che sono insieme riflessione, proposta e visione.

Per Adriano Bordignon la famiglia è un’ecosistema: “Attraverso la metafora dell’ecosistema ho voluto rappresentare la famiglia come un organismo vivo interconnesso ed essenziale alla vita del Paese, una realtà in continuo movimento che deve essere protetta, tutelata. Solo ripartendo dalla famiglia, recuperando speranza e fiducia nei concreti, resistenti e resilienti nuclei familiari, possiamo costruire davvero un futuro più umano, giusto e sostenibile”.

Inoltre per Adriano Bordignon la famiglia è un ‘bene comune’: “La famiglia è un corpo vivo, tanto fragile quanto resistente. E’ anche un bene comune, è il primo luogo dove si apprende la democrazia, la solidarietà, la gratuita. Chi avrà la pazienza di leggere il mio libro scoprirà come i temi sociali, economici, culturali e spirituali possano essere affrontati a partire dalla famiglia. E’ una proposta concreta, visionaria e realista insieme. La famiglia ha in sé stessa una innata e potente chiamata a prendersi cura del mondo. Il testo vuole offrire strumenti e prospettive, ma anche stimolare i lettori e le lettrici a farsi protagonisti del cambiamento. E’ un invito ad essere e ad agire”.

E’ un invito a guardare la società con gli occhi della famiglia: “E’ un invito a superare l’individualismo e ad assumere la famiglia come criterio trasversale di lettura e di azione. Indossare questi ‘occhiali’ significa chiedersi: questa scelta migliora o danneggia le relazioni? Favorisce l’equità tra generazioni? Sostiene chi si prende cura dell’altro? Rende il futuro accessibile ai più giovani? Non è romanticismo. E’ una postura culturale e politica. E’ la lente attraverso cui comprendere che il benessere di una persona dipende anche dalla salute delle sue relazioni. E’ un modo per rimettere al centro l’umano”. 

Il volume è disponibile sul sito ufficiale www.frateindovino.eu e in libreria.

“Genitori cercasi”: il libro perfetto per i genitori imperfetti

“Il compito del genitore è tra i più difficili: saper esserci senza essere invadenti, lasciar andare senza perdere completamente il controllo, accettare che i figli diventino indipendenti senza vivere questo distacco come un rifiuto personale. La sfida più grande è proprio questa: continuare a essere un punto di riferimento saldo, anche quando sembra che i figli non vogliano più appoggiarsi”.

Questa riflessione la trovate nell’ultimo libro di Giovanna Abbagnara, ‘Genitori cercasi’, edito da Punto Famiglia Editore. Il volume, scritto con umiltà e profondo senso della realtà, ci richiama al meraviglioso e difficile compito della genitorialità, dalla prospettiva di una donna, madre, che dell’evangelizzazione della famiglia ha fatto la sua missione e il suo pane quotidiano. Abbagnara, infatti, è presidente della Fondazione Progetto Famiglia e dirige il Magazine Punto famiglia.

Il tono del libro è quello di chi sa quanto sia impegnativo crescere e educare dei figli e non ci si perde in luoghi comuni o frasi fatte, né ci si abbandona al disfattismo, di fronte alle sfide educative spesso disattese. Si offrono, al contrario, delle vie percorribili, degli spunti per crescere, partendo dal presupposto che sbagliare non è il vero problema, il più grande fallimento è smettere di camminare: “Non bisogna avere paura. Figli si nasce, genitori invece si diventa. – scrive l’autrice – E non è così naturale né scontato come potrebbe pensare chi ancora non lo è”.

Certamente, nel testo si cerca di mettere in guardia da alcuni pericoli, che i genitori corrono, come quello di essere troppo distaccati per impartire un’educazione rigida e priva di tenerezza (sono, secondo Abbagnara, i genitori ‘ultra-esigenti’ che pensano che i baci ai loro figli ‘bisogna darli di notte mentre dormono’ mentre di giorno bisogna fare ‘sacrifici, rinunce, seguire regole precise”). Ci sono poi i ‘genitori-eroi’, quelli che sgravano i figli di ogni peso, anziché aiutarli ad affrontare i problemi della vita. Abbiamo i ‘genitori-sermoni’ che inondano i figli di parole e non comprendono che a volte le parole non sono efficaci, soprattutto se non si instaura un autentico dialogo.

Oppure i genitori troppo accudenti o i genitori amici, che, credendo di essere moderni, rinunciano a essere guide per i loro figli, approvando tutto (sono quelli che, per fare un esempio, infilano preservativi nello zaino senza offrire orizzonti di senso). La stessa autrice non si estranea di tutte le categorie che elenca, non si ritiene al di sopra o migliore: comprende che le fragilità nell’ambito della genitorialità riguardano tutti. Non si giudica nessuno, si offrono, piuttosto, degli orientamenti, delle strade, che la stessa autrice cerca di seguire tra tante difficoltà.

Un aspetto centrale del libro e che lo rende originale rispetto a molti altri sul tema è riuscire a sottolineare che i figli imparano a stare in relazione e ad amare guardando, anzitutto, alla relazione tra i propri genitori. Il miglior investimento, allora, che un papà e una mamma possano fare per i loro figli è lavorare sulla propria vita di coppia. I bambini e i ragazzi, infatti, prendono esempio, assorbono, scoprono cosa significhi voler bene, discutere, amare, far pace vedendo come i genitori affrontano le sfide nella loro vita di coppia.

“Spesso le crisi che vediamo nei nostri figli, le loro ansie, le loro timidezze, l’incapacità di comunicare sono il riflesso delle nostre crisi coniugali. – afferma Abbagnara senza mezzi termini, per poi aprire uno squarcio di speranza – Quanti ragazzi ho visto sbocciare, emergere, dispiegarsi come rose, quando i loro genitori hanno deciso di dedicarsi a rafforzare la loro unità coniugale!”

Annuncia, inoltre, che una vita di fede può aiutare moltissimo nella gestione di situazioni che appaiono a volte complesse se non insormontabili. Occorre mettersi sempre e ripetutamente alla scuola di Colui che è vero Maestro nell’amore: “Non mi ritengo un bravo genitore, faccio fatica, annaspo, a volte sono impreparata ad affrontare determinate situazioni ma mi impegno e mi affido a Colui che può indicarmi la strada”.

Facoltà Teologica del Triveneto: la teologia per nuove sfide

Al ‘Dies academicus’ dell’inaugurazione del ventennale di fondazione della Facoltà teologica del Triveneto è stata letta la lettera inviata da papa Francesco, che ha ringraziato per il servizio svolto ed la incoraggiato a proseguire nel cammino tracciato: “Il 20° anniversario di fondazione della Facoltà teologica del Triveneto mi offre l’occasione per unirmi al comune rendimento di grazie al Signore per il bene compiuto in questi anni, specialmente in favore delle giovani generazioni del territorio. Incoraggio l’intera famiglia accademica a perseverare nella collaborazione alla missione della chiesa, per diffondere il messaggio di Cristo nel mondo, fedele alla genuina tradizione, ma aperta a leggere i segni dei tempi”.

Papa Francesco ha inviato al preside, don Maurizio Girolami, una lettera che è stata letta durante l’inaugurazione di martedì scorso, incoraggiando ad affrontare ‘nuove sfide’:  “Si tratta di raccogliere con coraggio le nuove sfide per portare efficacemente la verità del Vangelo all’uomo contemporaneo. Per aggiungere questo obiettivo, la vostra Facoltà è chiamata a essere sempre più luogo di formazione non solo attraverso lo studio e l’approfondimento della teologia, ma anche con la testimonianza cristiana di ciascuno”.

Ha chiesto ai docenti di aiutare i giovani nello studio: “Auspico che i docenti sappiano aiutare soprattutto i giovani a realizzare se stessi sulla base della verità, del bene e della bellezza che hanno la loro fonte in Dio. Con tali sentimenti, rinnovo la mia gratitudine per l’importante missione educativa finora svolta e, nell’invocare sul nuovo cammino la protezione di Maria, Sede della Sapienza, di cuore invio la mia Benedizione”.

Questa inaugurazione dell’anno accademico avuto come filo conduttore lo sguardo sulla cultura in Europa e per l’Europa,  come ha sottolineato il preside, don Maurizio Girolami, riprendendo le parole del presidente Mattarella pronunciate a Marsiglia: “Un tema che interessa tutti noi, poiché si comprende bene che negli scenari mondiali emergenti l’Europa, con tutto il tesoro di cultura e civiltà che porta con sé, rischia di essere schiacciata e di divenire insignificante. Con rinnovata attenzione all’impegno universitario, «con i nostri vent’anni di vita desideriamo continuare a essere luogo di ricerca, terreno dove saperi e menti si incontrano e si scontrano e, per amore della verità, fanno crescere il bene comune”.

Ed ha ribadito che l’università è un luogo di ricerca: “Il Dies odierno è carico di significati, anche perché si colloca nel contesto dell’anno giubilare e del cammino sinodale che la Chiesa italiana porterà a compimento nel prossimo aprile. Inoltre, si inaugura il 20° anno di vita della Facoltà teologica del Triveneto, istituzione accademica eretta dalla Santa Sede, voluta e sostenuta dai Vescovi delle 15 diocesi della regione ecclesiastica, perché sia espressione della missione della Chiesa di farsi portatrice del vangelo di Gesù Cristo in dialogo con il mondo, come ci insegna il Concilio vaticano II, di cui ricorre quest’anno il 60° anno dalla sua conclusione. Papa Francesco, lungo tutto il suo pontificato, si è fatto autentico interprete delle istanze del Concilio, invitando la Chiesa a essere in uscita, non solo nelle periferie esistenziali, ma anche in quelle intellettuali, perché la luce del vangelo illumini ogni uomo”.

Infine ha ricordato alcune importanti tappe di quest’anno giubilare: “Sul tema del pellegrinaggio avremo il Convegno di Facoltà a Vicenza e a Padova il prossimo 27-28 marzo. Sarà un’occasione per renderci conto del valore non solo teologico, ma anche antropologico del pellegrinaggio della fede. Lontano dal voler dimenticare qualcuno, vorrei ricordare l’arrivo degli studenti cappuccini, venuti ad arricchire la presenza francescana in Padova, sotto lo sguardo di sant’Antonio e san Leopoldo.

Il movimento nato da Francesco d’Assisi più di 800 anni orsono è strettamente legato a questa città e alla nascita delle università europee e, pertanto, possiamo essere felici di questa presenza religiosa che ci provoca nel cercare l’essenzialità della fede, la semplicità della vita e la gioia della sequela cristiana. Segno di speranza sarà anche il pellegrinaggio giubilare che vivremo ad Aquileia il prossimo il 14 giugno assieme alle altre Facoltà ecclesiastiche presenti nel Triveneto”.

Sulla complessa e lacerata cultura contemporanea, in cui la Facoltà opera a servizio delle chiese e delle comunità civili del Nordest mettendo in gioco le sue competenze, si è sviluppata la prolusione: ‘Quale cultura per l’Europa? Ragioni di speranza nel tempo dello smarrimento: interpretare il presente, progettare il futuro’, tenuta dal gran cancelliere mons. Francesco Moraglia, patriarca di Venezia:. “Cercare le ragioni della speranza significa, innanzitutto, non disperare del nostro tempo gravato da crescenti conflitti planetari, in una situazione geopolitica preoccupante che moltiplica smarrimento ed incertezza.

Di un tale smarrimento ed incertezza sono segni eloquenti tanto la perdita di senso nell’agire, quanto la confusione delle coscienze chiamate a discernere, sia le frequenti e gratuite violenze che dicono mancanza di consapevolezza. Viene alla mente la ‘banalità del male’ come la descrive Hannah Arendt. A tutto ciò si aggiunge, poi, il giudizio negativo sull’Occidente come se ad esso andasse attribuito quanto di peggio ha prodotto l’umanità”.

Il patriarca ha delineato alcuni tratti essenziali riguardanti la cultura odierna e, nel tempo del soggettivismo e dello smarrimento, ha evidenziato tra le ‘ragioni di speranza’ la capacità dell’uomo di orientarsi al Vero e al Bene e, attraverso di essi, incontrare Dio, che lo trascende e che costituisce il riferimento ultimo di senso:

“Le ragioni di speranza, e non per un futuro astrattamente migliore, ma per un rinnovato vissuto di realtà saldamente ancorato all’esperienza e alle coordinate fondamentali di orientamento esistenziale, sono ancor oggi riposte in questa capacità di universalità che è capacità di Verità, di Bontà, di Bellezza ed, attraverso queste, di Dio, che qualifica nell’intimo il cuore dell’uomo, anche quando sembra dirottarsi dalle sue fonti primarie di senso e perdersi inseguendone le fuorvianti apparenze”.

(Foto: Facoltà Teologica del Triveneto)

L’associazione Non si tocca la Famiglia celebra il decimo anniversario

Dopo un decennio di battaglie a difesa della famiglia, della vita e della libertà di educazione, questa associazione prolife ha voluto organizzare un evento sul tema ‘Dieci anni di passione’, che si svolgerà oggi e domani a Pomezia (Roma).

“Dopo questo arco temporale, ci prepariamo ad un momento formativo da vivere con tutti coloro che hanno seguito le nostre tracce, spesso lasciate su sentieri tortuosi e ripidi in cui abbiamo tentato di gettare sempre il cuore oltre l’ostacolo, per tutelare la famiglia, la vita e la libertà di educazione”, ha spiegato Giusy D’Amico, docente e presidente di ‘Non si tocca la Famiglia’. “Ora è il momento di fermarci e fare il punto insieme, ricalcolare il percorso e proseguire il cammino più motivati di prima, sapendo che molti sono stati i traguardi raggiunti e che ancora di più sono le sfide che ci attendono”.

Questo evento vedrà la partecipazione di numerosi esponenti politici e religiosi, docenti, medici, esperti e genitori. Dopo i saluti istituzionali del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, e dell’europarlamentare Antonella Sberna, interverranno Chiara Iannarelli, consigliere della Regione Lazio, don Gabriele Mangiarotti, sacerdote della diocesi di San Marino-Montefeltre e redattore responsabile del sito ‘Cultura Cattolica’, e noti esponenti prolife come Mario Adinolfi, presidente del Popolo della Famiglia, e Massimo Gandolfini, presidente dell’associazione Family Day.

Il programma – che sarà aperto dagli interventi di Giusy D’Amico e Nicola Di Matteo, presidente e vicepresidente di Non si tocca la Famiglia – prevede alcune sessioni sui temi ‘Dialoghi in famiglia’, ‘Scuola e educazione’ ed ‘Officina del fare e del pensare’. Prevista anche una sessione sul ‘Manifesto europeo per proteggere i ragazzi dall’ideologia transgender’, che vedrà collegamenti in diretta streaming da Italia, San Marino, Francia, Belgio, Polonia, Ungheria, Spagna, Gran Bretagna, Messico, Stati Uniti e Russia. A conclusione dell’evento, è prevista la votazione per l’elezione delle nuove cariche direttive dell’associazione. Ulteriori informazioni su www.nonsitoccalafamiglia.org.

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