XXVIII Domenica: Gesù, la vera sapienza!

Scrive san Paolo: gli Ebrei  chiedono miracoli, i pagani invocano la sapienza umana che si chiama ‘filosofia’; per i cristiani la vera sapienza  è Cristo, che è amore e ha dato la vita per la salvezza di tutti (cfr. 1 Cor. 1, 22-24).

La vera sapienza è quella che guida l’uomo a conseguire il fine ultimo, la meta per la quale siamo stati creati. La creazione è un atto di amore da parte di Dio verso l’uomo; il fine della creazione è conseguire la vita eterna. Il peccato aveva distolto l’uomo dal suo fine ultimo; diceva sant’Agostino che il nostro cuore è inquieto sino a quando non riposa in Dio.

Per conseguire la vita eterna è necessario camminare nella via tracciata da Cristo Gesù che afferma chiaramente: ‘Io sono la Via, la Verità e la Vita’. Dio, creatore e padre, è venuto incontro all’uomo scrivendo due libri: il libro della natura con la molteplicità delle cose create e la sacra Scrittura o Bibbia (Antico e Nuovo testamento); se impariamo a leggere in questi libri, se camminiamo nella via tracciata da Dio si arriva alla vita eterna.

A causa del peccato l’uomo, debole e fragile, si costruisce spesso solo una speranza terrena, frutto di quella sapienza terrena che non arriva mai alla vera  meta perché il peccato ha distolto l’uomo dal suo fine ultimo. Nella pienezza dei tempi Dio interviene a favore dell’uomo dando una legge: i dieci comandamenti (Antico Testamento) che permettono all’uomo di guardare avanti senza esitazione, ma è sempre necessario prendere coscienza della scala dei valori; purtroppo l’uomo terreno pensa che fine ultimo è stare bene sulla terra.

Quel giovane del Vangelo, che si era presentato  a Gesù, aveva sempre osservato i comandamenti non uccidere, non rubare, non desiderare la roba e la donna degli altri, amare Dio con tutto il cuore, ma il suo cuore era rimasto sulla terra e per la terra.

Si era ora presentato a Gesù per comprendere la sua vera identità, il suo essere oltre che il suo avere; avendo però accumulato molti beni sulla terra, teneva il cuore legato ad essi ed  ha preferito la sicurezza dei beni che già possedeva all’insicurezza di stabilire un rapporto nuovo e diverso.

Se ne andò perciò triste, dice il Vangelo, non avendo il coraggio di scoprire la sua vera identità di uomo: persona amata da Dio e bisognosa di un amore vero, grande e misericordioso. 

Un giorno gli Apostoli, che, invitati da Gesù, avevano lasciato tutto: lavoro, impiego, famiglia, chiedono a Gesù: ‘noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito, cosa sarà di noi?’ e Gesù risponde: ‘Non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o padre o madre o campi per causa mia e del vangelo che non riceva cento volte tanto sulla terra  e la vita eterna nel tempo che verrà’.

Gesù evidenzia che per seguirlo non basta l’osservanza dei comandamenti, ma occorre  dargli il cuore  amandolo più dei beni terreni, dei parenti, della stessa vita perché Dio è il Bene sommo. Il giovane del Vangelo, alla proposta di Gesù ‘vieni e seguimi’, se ne andò triste  perché aveva molti beni ai quali era legato e perciò non aveva il coraggio di operare scelte definitive; infatti ‘dove c’è il tuo tesoro, là c’è il tuo cuore’. 

Da qui il messaggio di Gesù nel discorso della montagna: ‘Beati i poveri di spirito perché di essi è il regno dei cieli’.  I beni terreni hanno sempre un limite, ma il desiderio dell’uomo è sempre inappagato, non ha limiti: se hai poco non sei beato perché cerchi ancora; se hai molto non sei beato perché vuoi di più e temi di perdere quello che hai. Se sei ricco la tua vita è solo una bolgia ansiosa.

Finché sei insoddisfatto, non sei ricco ma solo povero e vivi nell’angoscia che presto dovrai lasciare tutto. Ricordati, amico, non sei mai quello che credi di essere, né sei quello che la gente pensa di te o quello che appari davanti al pubblico; sei invece solo quello che ami; ma amare è servire incondizionatamente.

Non vali per i titoli che possiedi, per i tuoi anni e tanto meno per le tue forze, tu vali solo per quello che effettivamente ami: se il tuo amore è fango, rimani infangato; se ami un delinquente, imparerai solo a compiere delitti; se ami Dio e vedi l’immagine di Dio nei fratelli, diventerai simile a Dio! Scegli! Cosa ti conviene fare?  La risposta non dovrebbe essere difficile.

Seguire Gesù è la vera sapienza, è la cosa più importante, anche se mettersi alla sua sequela comporta rinnegare se stesso, prendere la croce ogni giorno. Cristiano vero non è colui che si affanna per i beni terreni, ma chi riscopre se stesso  e la meta verso la quale è diretto; cristiano vero è chi ha veramente fede, speranza e carità e sperimenta ogni giorno la presenza di Gesù nella propria vita. Questa è la vera sapienza.

La povertà evangelica non è la miseria, né tanto meno una condizione socio-economica disagiata ma è essenzialmente una virtù che si acquista alla scuola di Cristo Gesù. Fare esperienza di Gesù significa fare esperienza della sapienza divina che non è un atto dell’intelletto, ma del cuore, di tutta la persona.

Dio è amore; Gesù ti insegna solo ad amare nella duplice dimensione verticale ed orizzontale: amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutte le forze; amerai il prossimo tuo come te stesso. Ama e sarai veramente sapiente e saggio.