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XXIII Domenica del Tempo Ordinario: la vera Sapienza!

Come definire la Sapienza? E’ un termine la cui radice è identica a ‘sapore’; è un vero dono di Dio; è sapiente chi assapora ciò che conosce, assapora la verità di Dio e la realizza nel quotidiano. Sapienza è perciò aderire con il cuore a ciò che si conosce con il cervello ed attuarlo nelle opere. E’ perciò una scelta esistenziale. Nella Chiesa i veri sapienti sono i “Santi” perchè hanno saputo regolare la propria vita ai comandamenti  ed hanno saputo affermare la verità con il martirio.

Nel Vangelo si parla che molta gente seguiva Gesù; ma seguire Gesù non è partecipare ad un corteo trionfale ma condividere il suo amore misericordioso. L’opera di Gesù è infatti un’opera di misericordia, perdono e amore. Essere con Gesù significa accettare Cristo che muore in croce per salvarci: ‘per crucem ad lucem’. Il vero cristiano non ama la sofferenza per la sofferenza ma accetta la croce come strumento di salvezza. Nel brano del vangelo troviamo la risposta vera e concreta al problema della Sapienza. Molta gente andava da Gesù,  con Gesù; ma essere davvero con Gesù significa vivere un cristianesimo autentico e serio; significa fare bene i conti affrontando rischi e difficoltà.

Cristiano vero è colui che si distacca da tutto e si ritrova a vivere la logica del Vangelo, la logica dei figli di Dio. Da qui le due parabole del brano del vangelo: quella di colui che deve costruire una torre e prima fa i calcoli perché nessuno gli rida in faccia dicendo: costui voleva costruire ma non è riuscito a portare a termine il lavoro; la parabola del re che va alla guerra ma prima fa i conti per vedere se può riuscire a vincere l’avversario. La scelta del cristiano comporta costanza, coraggio, senso di responsabilità nel realizzare il fine ultimo della propria vita.

Non si tratta di ‘odiare’ ma di amare i valori veri ed eterni; il primo avversario da combattere è il nostro egoismo, la nostra superbia ed orgoglio  che spesso  collocano il nostro io al posto di Dio. Ecco la vera Sapienza: vincere è amare, amare è servire, come Cristo Gesù che ‘non è venuto  per essere servito ma a servire e a dare la vita per tutti’. I problemi della vita vanno trattati senza superficialità ma con vera serietà.

Vivere con una fede viva che ci porti ogni giorno a progredire, consapevoli delle parole di Gesù: ‘Se il chicco di grano non muore, non può germogliare, fiorire, fruttificare’; ad astra per aspera; si entra in cielo solo attraverso la porta stretta. L’uomo veramente sapiente è colui che non si lascia travolgere dalle cose, dagli avvenimenti quotidiani e in ogni circostanza riesce a salvaguardare il primato dell’amore.  La sapienza cristiana non è erudizione o semplice scienza, ma è assaporare ciò che si conosce dalla fede e dall’insegnamento cristiano.

La sapienza cristiana, che scende dall’alto ed insegna all’uomo la via del cielo, è dono di Dio e frutto dello Spirito Santo che abbiamo ricevuto nel sacramento del Battesimo. L’uomo è fragile, ma Dio è grande e misericordioso e non si lascia vincere in generosità. Bisogna chiedere la sapienza del cuore con la preghiera, con fede profonda e con fermezza di spirito. Se la vita eterna è il fine ultimo , bisogna agire con rettitudine, costanza, perseveranza e rinuncia.

Come vedi non si tratta di odiare padre, madre, figli, suoceri  … ma di amare Dio ed i fratelli e  lodare e ringraziare Dio grande e misericordioso, sempre il primo ad amarci. Se Gesù è il sole, Maria è l’aurora che preannuncia il suo sorgere; la Santissima Vergine, madre di Gesù e nostra, interceda sempre per noi: Maria rivolga a noi i suoi occhi misericordiosi e ci apra la via a Cristo Gesù via, verità e vita.

Papa Leone XIV: la cura del creato è la vocazione di ogni persona

“Nel testo del Vangelo di Matteo che abbiamo appena ascoltato, Gesù rivolge diversi insegnamenti ai suoi discepoli. Vorrei soffermarmi su uno di essi, che sembra particolarmente adatto a questa celebrazione. Dice così: ‘Guardate gli uccelli del cielo … Osservate come crescono i gigli del campo’. Non è raro che il Maestro di Nazaret faccia riferimento alla natura nei suoi insegnamenti. Flora e fauna sono spesso protagoniste nelle sue parabole. Ma in questo caso c’è un chiaro invito all’osservazione e alla contemplazione del creato, azioni finalizzate a comprendere il disegno originale del Creatore”: nel pomeriggio papa Leone XIV ha visitato il progetto nato su 55 ettari un tempo appartenenti alle Ville Pontificie incontrando i dipendenti che curano le oltre 3.000 specie di piante presenti.

Durante la Liturgia della Parola con il Rito di benedizione, dopo la proclamazione di un passo del Vangelo secondo Matteo ed il Responsorio, papa Leone XIV ha preso la parola per l’omelia, traendo spunto proprio dal testo evangelico: “Tutto è stato sapientemente ordinato, fin dall’inizio, affinché tutte le creature concorrano alla realizzazione del Regno di Dio. Ogni creatura ha un ruolo importante e specifico nel suo progetto, e ciascuna è ‘cosa buona’, come sottolinea il libro della Genesi”.

Ed ecco il paragone del valore dell’umanità: “Nello stesso brano evangelico, riferendosi agli uccelli e ai gigli, Gesù rivolge ai suoi discepoli due domande: ‘Non valete forse più di loro?’; e poi: ‘Se Dio veste così l’erba del campo, … non farà molto di più per voi?’ Quasi a riprendere implicitamente il racconto della Genesi, Gesù sottolinea il posto speciale riservato, nell’atto creativo, all’essere umano: la creatura più bella, fatta a immagine e somiglianza di Dio. Ma a tale privilegio è associata una grande responsabilità: quella di custodire tutte le altre creature, nel rispetto del disegno del Creatore”.

Quindi la cura del creato è la vocazione dell’umanità, come scriveva papa Francesco nell’enciclica ‘Laudato Sì’: “La cura del creato, dunque, rappresenta una vera e propria vocazione per ogni essere umano, un impegno da svolgere all’interno del creato stesso, senza mai dimenticare che siamo creature tra le creature e non creatori”.

In questa linea si colloca tale borgo vaticano, citando l’esortazione apostolica ‘Laudate Deum’: “Il Borgo Laudato sì’, che oggi inauguriamo, si pone come una delle iniziative della Chiesa tese a realizzare questa ‘vocazione di essere custodi dell’opera di Dio’: un compito impegnativo ma bello, affascinante, che costituisce un aspetto primario dell’esperienza cristiana”.

E tale inaugurazione rappresenta una speranza: “Il Borgo Laudato si’ è un seme di speranza, che Papa Francesco ci ha lasciato come eredità, un ‘seme che può portare frutti di giustizia e di pace’. E lo farà rimanendo fedele al proprio mandato: essere un modello tangibile di pensiero, di struttura e di azione, in grado di favorire la conversione ecologica attraverso l’educazione e la catechesi”.

Speranza perché il creato è bello: “Quello che vediamo oggi è una sintesi di straordinaria bellezza, dove spiritualità, natura, storia, arte, lavoro e tecnologia intendono coabitare in armonia. E’ questa in definitiva l’idea del ‘borgo’, un luogo di vicinanza e prossimità conviviale”.

(Foto: Santa Sede)

XVI Domenica Tempo Ordinario: Ospitare Dio nella nostra vita!

Oggi il Vangelo ci offre una icona della vera famiglia cristiana: non si tratta di una parabola ma di un fatto concreto. Gesù è ospite di una famiglia di tre persone: le sorelle Marta e Maria e il fratello Lazzaro. Tema della Liturgia è l’ospitalità di Abramo e quella di Marta e Maria. Dio è il vero e significativo ospite dell’anima. Dal racconto evangelico si evince che Marta è tutta presa a preparare il pranzo, addobbare la casa  per l’accoglienza dignitosa di un ospite eccezionale; Maria, la sorella, è come rapita dalla presenza del maestro e se ne sta là, vicino a Gesù, ad ascoltarlo.

L’atteggiamento delle due sorelle è assai diverso ed evidenzia l’uno l’amore per la vita attiva, l’altro l’interesse per la vita contemplativa. Gesù, provocato affettuosamente da Marta, che si sente lasciata sola dalla sorella nelle faccende domestiche: pulizia, addobbo della tavola, preparazione dei pasti, risponde: ‘Marta, Marta, ti preoccupi di molte cose, ma una sola è la cosa di cui c’è veramente bisogno; Maria ha scelto la parte migliore e non le sarà tolta’.

Gesù non intende condannare l’atteggiamento del servizio, ma l’affanno dal quale tante volte si è presi, come se fosse l’unica cosa essenziale. La cosa veramente essenziale è un’altra: ascoltare la parola del Signore. Il Signore in quel momento è proprio lì, nella persona di Gesù. Tutto passerà o ci sarà tolto; ciò che rimane è solo la parola di Dio: parola eterna che dà senso al nostro agire quotidiano. Nessun disprezzo per la vita attiva, tanto meno per l’ospitalità; Ma Gesù evidenzia l’unica cosa veramente necessaria.

La persona, scriveva un giorno papa Benedetto XVI, deve lavorare, impegnarsi nelle occupazioni domestiche e professionali, ma ha bisogno in primis di Dio, che è luce interiore: amore e verità. Senza amore anche le attività più importanti perdono valore e non danno gioia; senza amore  tutto il nostro fare si riduce ad attivismo sterile e disordinato. Siamo invitati dalla pagina del vangelo ad accogliere Dio nella nostra vita: solo lui è il vero ospite dell’anima, della famiglia e del mondo intero.

Accogliere Cristo significa ‘ascoltare la sua parola’. L’ascolto è l’unica azione cultuale richiesta da Dio al suo popolo; l’ascolto è l’unica cosa di cui abbiamo bisogno per adorare il Signore efficacemente; da qui le parole di Gesù: ‘Maria si è scelta la parte migliore che non le sarà tolta’. La parte migliore è il Vangelo di Cristo Gesù. Tutto passerà o ci sarà tolto, ma la parola di Dio rimane, è eterna e dà senso al nostro agire quotidiano: nessuno disprezzo per la vita attiva,nè tanto meno per l’ospitalità; ma l’unica cosa veramente necessaria è ascoltare la parola di Dio ed attuarla. Dio è sempre accanto a noi; è sempre ospite nella ‘famiglia umana’ perchè la famiglia e nella famiglia si completa l’uomo;  Dio giustamente disse: ‘non è bene che l’uomo sia solo’.

Gesù incarnandosi volle nascere in una famiglia a Betlemme, volle vivere in una famiglia a Nazareth; istituì inoltre la Chiesa come la grande famiglia delle famiglie: la famiglia cristiana è la vera chiesa domestica. La sua presenza in noi si rivela nell’amore e nell’impegno: ‘Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui’.

La vera sapienza sta nel sapere coniugare questi due elementi: la contemplazione e l’azione. Anche le ferie estive servono a riequilibrare attivismo e contemplazione. la Santissima Vergine, madre di Gesù e nostra, ci guidi nell’amore di Dio e del prossimo con le mani di Marta e il cuore e la fede di Maria. La spiritualità cristiana è la sintesi di contemplazione e azione.

Silvia Serventi racconta ‘la purità del cuore’ di santa Camilla Battista da Varano

‘La modernità di una mistica del Rinascimento italiano: Santa Camilla Battista da Varano’: questo è stato il titolo del convegno svoltosi al monastero ‘Santa Chiara’ di Camerino, in provincia di Macerata, moderato da fra Lorenzo Turchi, docente della Pontificia Università Antonianum di Roma, con quattro relazioni: ‘Le opere latine di santa Battista da Varano, clarissa e umanista’ a cura della dott.ssa Silvia Serventi, ricercatrice indipendente; ‘II profilo e l’avventura di sora Battista tra le clarisse e i monasteri di I Regola’ a cura della prof.ssa Letizia Pellegrini, docente di Storia del Cristianesimo all’Università di Macerata; ‘Immagini e visioni da un monastero’, proposta dal prof. Giuseppe Capriotti, docente di Storia delle Religioni all’Università di Macerata; infine il prof. Pierluigi Feliciati, docente di Scienze documentarie all’Università di Macerata, ha incentrato la relazione sul tema ‘L’archivio del monastero di Santa Chiara di Camerino: progetto di recupero e valore’. La giornata è stata conclusa dalla celebrazione eucaristica officiata da mons. Francesco Massara, arcivescovo di Camerino-San Severino Marche e vescovo di Fabriano-Matelica; mentre nella serata è stato proposto lo spettacolo teatrale ‘Come una carezza – Il viaggio di Camilla Battista Varano’ del ‘Gruppo Teatro in bilico’.

Nella giornata di studio è stato presentato il volume di santa Camilla Battista da Varano, ‘La purità del cuore ed altri scritti’, a cura di Silvia Serventi, dottoressa di ricerca in italianistica e docente di storia dell’arte: “Diversamente dall’autobiografia o dai ‘Dolori mentali’, il ‘Trattato della purità del cuore’ non ha avuto un’ampia diffusione e, sino all’ultima ripresa degli studi, erano noti solo tre manoscritti tardivi legati all’ambiente oratoriano, nei quali compariva sempre collocata tra i ‘Dolori mentali’ ed un compendio delle ‘Istruzioni al discepolo’. I due codici, entrambi del XVI secolo, permettono una revisione del testo su una base più sicura e consentono di leggerlo in una versione più completa e vicina all’originale”.

A lei chiediamo di raccontare l’occasione per questa pubblicazione: “In quest’anno cade il quinto centenario dalla morte di Battista da Varano, al secolo Camilla, figura significativa di monaca umanista passata dalla corte di Camerino al monastero per lei edificato dal padre. Con la nuova edizione incentrata sul ‘Trattato della purità del cuore’ si mette a frutto il ritrovamento di versioni diverse dell’opera e la si rilegge alla luce dell’intera produzione della clarissa marchigiana pubblicata in appendice. Nel 2009 infatti, quando gli studi intorno alla sua figura fiorirono in vista della canonizzazione avvenuta nel 2010, furono rinvenuti a Padova e a Genova due importanti manoscritti che presentano un testo più ampio di quello che si conosceva, il primo in latino e il secondo in volgare”.

Ma chi era questa santa?

“Camilla Battista da Varano, beata dal 1843 e santa dal 2010, è stata un personaggio unico nel panorama italiano della seconda metà del Quattrocento: figlia di aristocratici, educata agli studi umanistici, diviene poi clarissa e mistica. Ed altrettanto unica è l’unione di umanesimo e misticismo. Leggere il ‘De puritate cordis’ in un latino che potrebbe essere quello di Marsilio Ficino è già un’esperienza del tutto fuori del comune”.

Cosa era la purità del cuore per santa Camilla da Varano?

“La purità del cuore è distinta da Battista in tre parti: verso Dio, verso il prossimo e verso sé stessi. La purità verso Dio consiste nel pensare rettamente di Dio, ovvero credere con semplicità, senza voler indagare con sottigliezza tutto ciò che si legge o si ascolta su Dio. Quella verso il prossimo si manifesta nel non giudicarlo, non mormorare contro di lui ma anzi onorarlo. La purità verso sé stessi è avere di sé una pessima opinione e riconoscere la propria incapacità di fare il bene e sopportare le avversità senza l’aiuto divino”.

In quale modo la purità del cuore conduce a Dio?

“Il raggiungimento della purità è considerata la prima tappa dell’itinerario spirituale poiché è solo grazie ad essa che è possibile arrivare all’amorosa crocifissione e all’offerta di sé. La purità corrisponde alla fede, la propria crocifissione alla speranza e l’offerta volontaria di sé alla carità”.

Quale rapporto c’è tra purità e Sapienza per santa Camilla?

“In alcuni passi del trattato Battista applica alla purità quanto nella Bibbia viene detto della sapienza: esorta il destinatario a cercarla fin dalla sua giovinezza, a prenderla come sposa lasciandosi istruire da lei sulla via delle virtù. La sapienza illumina, mentre chi non la possiede cammina nelle tenebre. Allo stesso modo solo chi ha la purità del cuore e della mente può progredire nella via che conduce a Dio e sopportare con pazienza le avversità”.

Esiste un rapporto tra la purità del cuore di santa Camilla e la ‘Terza delle considerazioni sulle stimmate’ di san Francesco?

“L’autrice ricorda espressamente le domande di san Francesco: ‘O Dio, chi sei tu? E chi sono io?’, riportate nella ‘Terza considerazione sulle stimmate’. La conoscenza di Dio e di sé corrispondono in un certo senso al primo e al terzo tipo di purità e sono come due lumi che, facendo cogliere il contrasto tra l’abisso della bontà di Dio e quello della propria viltà, portano all’umiltà”.

La purità del cuore è una riflessione valida anche oggi?

“Soprattutto la riflessione sulla purità verso il prossimo è particolarmente attuale, se si pensa alle numerose esortazioni di papa Francesco ad evitare le mormorazioni. Invece di giudicare gli altri santa Camilla Battista insegna a guardare sé stessi: scrive di aver ricevuto il dono di essere cieca di fronte ai difetti dei fratelli e di avere impresso così in profondità la verità della sua nullità e miseria che questa consapevolezza non le verrebbe strappata se anche tutto il mondo la lodasse. Questa constatazione non porta però alla tristezza ma alla gioia di riconoscersi creatura sommamente amata da Dio”.

(Tratto da Aci Stampa)

Facoltà Teologica del Triveneto: la teologia per nuove sfide

Al ‘Dies academicus’ dell’inaugurazione del ventennale di fondazione della Facoltà teologica del Triveneto è stata letta la lettera inviata da papa Francesco, che ha ringraziato per il servizio svolto ed la incoraggiato a proseguire nel cammino tracciato: “Il 20° anniversario di fondazione della Facoltà teologica del Triveneto mi offre l’occasione per unirmi al comune rendimento di grazie al Signore per il bene compiuto in questi anni, specialmente in favore delle giovani generazioni del territorio. Incoraggio l’intera famiglia accademica a perseverare nella collaborazione alla missione della chiesa, per diffondere il messaggio di Cristo nel mondo, fedele alla genuina tradizione, ma aperta a leggere i segni dei tempi”.

Papa Francesco ha inviato al preside, don Maurizio Girolami, una lettera che è stata letta durante l’inaugurazione di martedì scorso, incoraggiando ad affrontare ‘nuove sfide’:  “Si tratta di raccogliere con coraggio le nuove sfide per portare efficacemente la verità del Vangelo all’uomo contemporaneo. Per aggiungere questo obiettivo, la vostra Facoltà è chiamata a essere sempre più luogo di formazione non solo attraverso lo studio e l’approfondimento della teologia, ma anche con la testimonianza cristiana di ciascuno”.

Ha chiesto ai docenti di aiutare i giovani nello studio: “Auspico che i docenti sappiano aiutare soprattutto i giovani a realizzare se stessi sulla base della verità, del bene e della bellezza che hanno la loro fonte in Dio. Con tali sentimenti, rinnovo la mia gratitudine per l’importante missione educativa finora svolta e, nell’invocare sul nuovo cammino la protezione di Maria, Sede della Sapienza, di cuore invio la mia Benedizione”.

Questa inaugurazione dell’anno accademico avuto come filo conduttore lo sguardo sulla cultura in Europa e per l’Europa,  come ha sottolineato il preside, don Maurizio Girolami, riprendendo le parole del presidente Mattarella pronunciate a Marsiglia: “Un tema che interessa tutti noi, poiché si comprende bene che negli scenari mondiali emergenti l’Europa, con tutto il tesoro di cultura e civiltà che porta con sé, rischia di essere schiacciata e di divenire insignificante. Con rinnovata attenzione all’impegno universitario, «con i nostri vent’anni di vita desideriamo continuare a essere luogo di ricerca, terreno dove saperi e menti si incontrano e si scontrano e, per amore della verità, fanno crescere il bene comune”.

Ed ha ribadito che l’università è un luogo di ricerca: “Il Dies odierno è carico di significati, anche perché si colloca nel contesto dell’anno giubilare e del cammino sinodale che la Chiesa italiana porterà a compimento nel prossimo aprile. Inoltre, si inaugura il 20° anno di vita della Facoltà teologica del Triveneto, istituzione accademica eretta dalla Santa Sede, voluta e sostenuta dai Vescovi delle 15 diocesi della regione ecclesiastica, perché sia espressione della missione della Chiesa di farsi portatrice del vangelo di Gesù Cristo in dialogo con il mondo, come ci insegna il Concilio vaticano II, di cui ricorre quest’anno il 60° anno dalla sua conclusione. Papa Francesco, lungo tutto il suo pontificato, si è fatto autentico interprete delle istanze del Concilio, invitando la Chiesa a essere in uscita, non solo nelle periferie esistenziali, ma anche in quelle intellettuali, perché la luce del vangelo illumini ogni uomo”.

Infine ha ricordato alcune importanti tappe di quest’anno giubilare: “Sul tema del pellegrinaggio avremo il Convegno di Facoltà a Vicenza e a Padova il prossimo 27-28 marzo. Sarà un’occasione per renderci conto del valore non solo teologico, ma anche antropologico del pellegrinaggio della fede. Lontano dal voler dimenticare qualcuno, vorrei ricordare l’arrivo degli studenti cappuccini, venuti ad arricchire la presenza francescana in Padova, sotto lo sguardo di sant’Antonio e san Leopoldo.

Il movimento nato da Francesco d’Assisi più di 800 anni orsono è strettamente legato a questa città e alla nascita delle università europee e, pertanto, possiamo essere felici di questa presenza religiosa che ci provoca nel cercare l’essenzialità della fede, la semplicità della vita e la gioia della sequela cristiana. Segno di speranza sarà anche il pellegrinaggio giubilare che vivremo ad Aquileia il prossimo il 14 giugno assieme alle altre Facoltà ecclesiastiche presenti nel Triveneto”.

Sulla complessa e lacerata cultura contemporanea, in cui la Facoltà opera a servizio delle chiese e delle comunità civili del Nordest mettendo in gioco le sue competenze, si è sviluppata la prolusione: ‘Quale cultura per l’Europa? Ragioni di speranza nel tempo dello smarrimento: interpretare il presente, progettare il futuro’, tenuta dal gran cancelliere mons. Francesco Moraglia, patriarca di Venezia:. “Cercare le ragioni della speranza significa, innanzitutto, non disperare del nostro tempo gravato da crescenti conflitti planetari, in una situazione geopolitica preoccupante che moltiplica smarrimento ed incertezza.

Di un tale smarrimento ed incertezza sono segni eloquenti tanto la perdita di senso nell’agire, quanto la confusione delle coscienze chiamate a discernere, sia le frequenti e gratuite violenze che dicono mancanza di consapevolezza. Viene alla mente la ‘banalità del male’ come la descrive Hannah Arendt. A tutto ciò si aggiunge, poi, il giudizio negativo sull’Occidente come se ad esso andasse attribuito quanto di peggio ha prodotto l’umanità”.

Il patriarca ha delineato alcuni tratti essenziali riguardanti la cultura odierna e, nel tempo del soggettivismo e dello smarrimento, ha evidenziato tra le ‘ragioni di speranza’ la capacità dell’uomo di orientarsi al Vero e al Bene e, attraverso di essi, incontrare Dio, che lo trascende e che costituisce il riferimento ultimo di senso:

“Le ragioni di speranza, e non per un futuro astrattamente migliore, ma per un rinnovato vissuto di realtà saldamente ancorato all’esperienza e alle coordinate fondamentali di orientamento esistenziale, sono ancor oggi riposte in questa capacità di universalità che è capacità di Verità, di Bontà, di Bellezza ed, attraverso queste, di Dio, che qualifica nell’intimo il cuore dell’uomo, anche quando sembra dirottarsi dalle sue fonti primarie di senso e perdersi inseguendone le fuorvianti apparenze”.

(Foto: Facoltà Teologica del Triveneto)

Don Giovanni Merlini è beato: seppe coniugare preghiera ed azione

“Nella Basilica di San Giovanni in Laterano, stamani è stato beatificato Don Giovanni Merlini, sacerdote dei Missionari del Preziosissimo Sangue. Dedito alle missioni al popolo, fu consigliere prudente di tante anime e messaggero di pace. Invochiamo anche la sua intercessione mentre preghiamo per la pace in Ucraina, in Medio Oriente e nel mondo intero. Un applauso al nuovo Beato!”: al termine della recita dell’Angelus domenicale papa Francesco ha ricordato la beatificazione di don Giovanni Merlini, presieduta dal prefetto del dicastero delle cause dei santi, card. Marcello Semeraro, nella basilica di san Giovanni in Laterano.

Giovanni Merlini nacque a Spoleto il 28 agosto 1795. Ordinato sacerdote il 19 dicembre 1818, due anni dopo, partecipando ad un corso di esercizi spirituali predicato da San Gaspare del Bufalo (1786-1837), fondatore della Congregazione dei Missionari del Preziosissimo Sangue, colpito dal carisma del Santo, chiese di aderire alla sua opera.

Si dedicò con intensità al lavoro missionario e alla direzione spirituale di tante anime, in modo particolare quella di Santa Maria De Mattias (1805-1866), che guidò per ben 42 anni, insieme alla nascente famiglia delle Adoratrici del Preziosissimo Sangue. Svolse il suo ministero nella zona pontina e marittima, in un contesto di forte resistenza sociale allo Stato pontificio.

Nel 1847 venne eletto Moderatore Generale della Congregazione del Preziosismo Sangue, incarico che mantenne fino alla morte. Conobbe personalmente Pio IX di cui divenne consigliere spirituale. Grazie a questo legame si deve la pubblicazione, il 10 agosto 1849, del decreto ‘Redempti sumus’ con cui si istitutiva a livello universale la festa del Preziosissimo Sangue. Morì a Roma il 12 gennaio 1873 a seguito di un incidente stradale occorso nei pressi di Santa Maria in Trivio. Il decreto sull’eroicità delle virtù venne promulgato il 10 maggio 1973.

Nell’omelia il card. Semeraro ha fatto il ritratto di questo nuovo beato della Chiesa, che è stato un uomo di preghiera, che ha saputo unire nella sua vita e nel suo apostolato la dimensione attiva e quella contemplativa, che ha saputo governare con la virtù della prudenza, che ha saputo relazionarsi con amicizia verso tutti:

“Dai racconti evangelici e specialmente dal vangelo secondo Luca sappiamo che per Gesù la preghiera è un atteggiamento abituale, il luogo privilegiato in cui egli vive il mistero della sua persona e della sua missione, lo spazio vitale in cui colloca le sue relazioni con il Padre e con i discepoli. Il Padre suo Gesù lo prega sempre; da ultimo nel Getsemani e sulla croce. Per i discepoli prega quando li sceglie e quando insegna loro a pregare”.

Ed è stato un ‘ottimo’ discepolo: “In questo (oggi lo riconosciamo con gioia) il beato Giovanni Merlini è stato suo ottimo discepolo. Le testimonianze raccolte nel Processo per la sua beatificazione e canonizzazione sono unanimi nel dirci che il Signore lo aveva arricchito del dono della preghiera: una preghiera che in lui diveniva abitualmente contemplazione”.

Però la preghiera conduce all’azione: “Egli, tuttavia, fu anche uomo di azione e di apostolato, in particolare nella predicazione missionaria (cosa per la quale era molto stimato da san Gaspare), e fu pure uomo dalle ottime capacità di governo e, soprattutto, arricchito dalla virtù della prudenza. E’ questa, difatti, tra le virtù cardinali quella più necessaria in chi ha responsabilità di guida: aspetto, questo, che san Tommaso d’Aquino sottolineava in particolare giacché (diceva) è prudente chi sa decidere il da farsi concretamente e sa farlo con sapienza.

Del beato Giovanni Merlini i testimoni del processo per la beatificazione dicono che esercitava la virtù della prudenza in modo veramente straordinario: studiava le situazioni, consultava e interveniva in forme adatte e questo, specialmente in decisioni difficili per le persone, con carità”.

Infatti, come hanno riferito i testimoni, seppe coniugare insieme ‘Marta e Maria’: “Sono questi, carissimi, alcuni aspetti della vita e della spiritualità del nuovo Beato che da oggi la Chiesa ci propone per la invocazione e per la imitazione. Ce n’è, però, un altro che non voglio omettere di richiamare ed è l’amicizia con cui egli è vissuto specialmente con i confratelli nella famiglia religiosa e con le persone a lui affidate per la guida e l’accompagnamento spirituale. I nomi di san Gaspare del Bufalo e di santa Maria de Mattias sono emblematici per il loro speciale legame con il beato Giovanni Merlini”.

Seconda domenica  di Natale: il Verbo si fece carne!

La liturgia oggi ci invita a meditare il Natale dal prologo del Vangelo  di Giovanni: una descrizione altamente filosofica e teologica che fa gustare la grandezza del mistero della nascita di Gesù, vero Dio e vero uomo. ‘In principio era il Verbo’: il termine ‘Verbo’ traduce in italiano la parola ‘Verbum’, in greco ‘Logos’; questo termine esprime sia la parola così come  esce dalle labbra sia il concetto che esso vuole significare. Ogni termine esprime un ‘concetto od idea’; la grande ‘Parola’ o ‘Verbum’ divino esprime la Sapienza eterna del Padre, che è eterno; il grande poeta Dante nella Divina Commedia sulla porte dell’inferno evidenzia la scritta: ‘Fecimi la Divina potestate (Padre), la Somma Sapienza (Figlio) e il Primo Amore (lo Spirito santo)’.

Gesù  é il Verbum o Sapienza eterna incarnatasi nel seno purissimo della vergine Maria. La creazione del mondo operata da Dio è opera della sapienza eterna: ‘Tutto è stato fatto per mezzo di Lui e senza di Lui nulla è stato fatto di ciò che esiste’. La nascita di Gesù è perciò la luce divina che è venuta per irradiare il cammino  dell’uomo, che, a causa del peccato, viveva nelle tenebre, nell’oscurità più profonda perchè lontano da Dio, fonte della luce vera. Il prologo di questo Vangelo costituisce una sintesi mirabile di tutto il Vangelo di Giovanni.

La nascita od incarnazione del Logos (o sapienza eterna) fu preparata ed annunziata da Giovanni Battista, che non era la luce ma era nato per rendere testimonianza alla Luce vera. Quando qualcuno cominciò a scambiare Giovanni Battista per il Messia, Giovanni evidenziò: ‘Io non sono degno neppure di sciogliere  i legacci dei suoi sandali … io battezzo con acqua ma Gesù, il messia, battezzerà con lo spirito santo e il fuoco!’

La nascita di Gesù era stata preannunciata dai profeti, che parlavano in nome di Dio; il popolo purtroppo, che viveva spesso nelle tenebre trascurando l’insegnamento dei profeti, aveva con il tempo deformato la figura del Messia trasformandolo in un ‘guerriero’, un re alla maniera umana. Gesù, sapienza eterna, nato dalla vergine Maria a Betlemme, come predetto dai profeti, venne tra i suoi, ma questi non lo riconobbero, non si trovò posto per Lui nella città e fu costretto a nascere in una grotta.

La sua nascita fu annunziata da una luce: ai pastori (gli angeli), ai magi (una stella cometa) e subito vennero ad adorarlo. L’incarnazione del Verbo è perciò un evento, un fatto incontrovertibile d cui si può prendere atto e non scaturisce da una speculazione filosofica e scientifica ma da un intervento particolare di Dio. Questo evento divino non si dimostra ma si accetta con fede viva e profonda, chi lo accetta sarà chiamato ad essere ‘figlio di Dio’ innestandosi a Cristo Gesù con il battesimo.

L’evento dell’incarnazione è avvenuto nel tempo ma non è legato al tempo: è un mistero dell’amore di Dio. Nella sua infinita misericordia Dio ha voluto salvare l’uomo ma nel rispetto della sua libertà: Dio vuole tutti salvi ma non costringe nessuno. Ciascuno di noi deve fare la sua scelta: accogliere o meno l’opera di Cristo Gesù non con le parole ma con i fatti; una persona non si salva perchè è giusta, osserva le leggi, ma si salva solo se accoglie Cristo e il suo messaggio di amore: ‘A quanti lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio’.

Accogliere Cristo significa innestarsi a Lui con il battesimo e amare Dio ed i fratelli in nome di Dio; Dio infatti è amore. All’inizio del nuovo anno, amico che leggi o ascolti, ti invito a camminare con il piede giusto: ama e sarai dalla parte di Cristo Gesù. La preghiera, il riflettere sulla parola di Dio, partecipare alla Messa sono mezzi insostituibili per vivere ed accogliere l’evento dell’Incarnazione del Verbo eterno.

XXVIII Domenica Tempo Ordinario: la vera sapienza è di lasciare che Gesù ci guardi e ci ami!

Scrive san Paolo: gli Ebrei chiedono miracoli; i Pagani invocano la sapienza umana che si chiama ‘filosofia’; per i Cristiani la vera sapienza è Cristo, che è amore ed ha dato la vita per la salvezza di tutti (cfr. 1 Cor. 1, 22-24).  Il brano del Vangelo ci presenta l’incontro di un Giovane con Gesù: Nell’incontro possiamo distinguere tre momenti: a) una domanda del Giovane; b) Gesù aiuta quel giovane a scoprire il volto vero di Dio, che è amore; c) un invito di Gesù: vai, vendi, dallo ai poveri, poi vieni e seguimi. Gesù invita a conseguire la vera Sapienza che è quella che guida a raggiungere il fine ultimo; la meta per la quale siamo stati creati.

La creazione è il grande atto di amore di Dio nei riguardi dell’uomo: conseguire la vita eterna. Il peccato aveva distolto l’uomo dal suo fine ultimo; ma il cuore dell’uomo è inquieto sino a quando non riposa in Dio.  Per conseguire la vita eterna è necessario camminare nella via tracciata da Gesù, l’unico che poté dire: ‘Io sono la Via, la Verità e la Vita’. Dio ha scritto due libri. la natura con la molteplicità delle cose create, la Bibbia o sacra scrittura: Antino e Nuovo Testamento; se impariamo a leggere questi libri, se camminiamo nella via tracciata da Dio si arriva alla vita eterna. A causa del peccato l’uomo intravede solo la speranza terrena, frutto della sapienza terrena limitata e fragile.

Nella pienezza dei tempi Dio interviene con la rivelazione: dà all’uomo i dieci comandamenti  e lo invita a guardare avanti , all’opera redentrice di Cristo Gesù. Il giovane, che si era presentato a Gesù, aveva osservato i dieci comandamenti amando Dio e i fratelli ma il suo cuore era rimasto sempre sulla terra e per la terra. Aveva accumulato molti beni sulla terra e il suo cuore era legato ad essi. Si era ora presentato a Gesù per conoscere la sua vera identità e cosa fare per assicurarsi la vita eterna. 

Gesù amò subito questo giovane e gli addita i veri valori, la vita eterna; Gesù evidenzia che per seguirlo non basta l’osservanza dei dieci comandamenti, ma occorre dargli il cuore amandolo più dei beni terreni, dei parenti, della stessa vita perchè solo Dio è il Bene sommo. Lo invita perciò: vai, vendi tutto, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo;  poi ‘vieni e seguimi’! Il giovane se ne partì triste: era legato ai suoi beni terreni. Da qui il messaggio di Gesù: ‘Beati i poveri di spirito perchè di essi è il regno dei cieli” infatti dove c’è il tuo tesoro, là c’è il tuo cuore’!

Non dimenticare, amico che leggi, che i beni terreni hanno sempre un limite, viceversa il desiderio dell’uomo è sempre inappagato, non ha limiti: se hai poco non sei beato perchè cerchi ancora; se hai molto  non sei beato perchè vuoi di più e temi di perdere quello che hai. Se sei ricco la tua vita è solo una bolgia ansiosa. Finché sei insoddisfatto non sei ricco ma solo povero e vivi nell’angoscia che presto dovrai lasciare tutto.

Ricordati non sei mai quello che credi di essere, nè  quello che la gente pensa di te o quello che appari davanti al pubblico; sei solo quello che ami; ma amare è servire incondizionatamente. Non vali per i titoli che possiedi, per i tuoi anni o per le tue forze: tu vali solo per quello che effettivamente ami: se il tuo amore è fango, rimani infangato; se ami Dio e vedi l’immagine di Dio nei fratelli, diventerai simile a Dio. Scegli cosa ti conviene fare; la risposta non dovrebbe essere difficile.

Seguire Gesù è la vera sapienza; è la cosa più importante ma comporta rinnegare se stesso e prendere la croce ogni giorno. Conoscere  Gesù e seguirlo è la vera sapienza: non è un atto di intelligenza ma del cuore, di tutta la persona, come ci insegna il Padre. Amare il Regno di Dio più della salute e della bellezza fisica è lasciare che Gesù ci guardi e ci ami.

Cristiano vero non è colui che si affanna per i beni terreni ma chi riscopre se stesso e la meta verso la quale è diretto; cristiano vero è chi ha veramente fede, speranza e carità e sperimenta ogni giorno la presenza di Gesù nella propria vita.  Questa è la vera sapienza. Fare esperienza di Gesù significa fare esperienza della sapienza divina che non è un atto dell’intelletto ma del cuore, di tutta la persona. 

Dio è amore e ti insegna solo ad amare nella duplice dimensione orizzontale e verticale: amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore , con tutte le forze; amerai il prossimo tuo come te stesso. Ama e sarai veramente sapiente e saggio. La Vergine Maria, che ha detto il suo “Sì” al Signore, Lei, madre di Gesù e nostra , ci aiuti a scoprire il vero senso della vita, ci aiuti ad amare e a scoprire la bellezza di fare della vita un dono prezioso a Dio, creatore e padre.

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