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Ospitalità Religiosa: Giubileo motore per Roma, Italia a +9%

Il settore dell’ospitalità a matrice religiosa e non-profit –che in Italia conta circa 3.000 strutture ricettive per un totale di 200.000 posti letto– tira le somme di questo 2025, anno segnato dall’afflusso straordinario dovuto al Giubileo e da un contesto economico ancora complesso.

Secondo i dati raccolti dall’Associazione Ospitalità Religiosa Italiana, Roma e provincia registrano un incremento del 14% delle presenze rispetto al 2024. Un risultato importante, che conferma la capacità di accoglienza del territorio in occasione dei grandi eventi religiosi. Allo stesso tempo, si tratta di una leggera flessione rispetto alle stime iniziali dei gestori, che ipotizzavano per l’Anno Santo una crescita attorno al 24%.

Ampliando lo sguardo all’intero Paese, il quadro restituisce comunque un segnale di fiducia. Il comparto della ricettività non-profit chiude il 2025 con un aumento medio delle presenze pari al 9% rispetto all’anno precedente. L’area del Centro Italia è quella che beneficia maggiormente dell’ ‘effetto Giubileo’, registrando un +11%, mentre Nord e Sud attestano entrambi l’incremente ad un +7%. Un andamento che conferma la funzione delle strutture religiose e sociali come rete diffusa di accoglienza, non solo nelle grandi città, ma anche nei piccoli centri e lungo i cammini di pellegrinaggio.

“Un po’ di ossigeno per le attività caritatevoli e missionarie finanziate da questi introiti –commenta Fabio Rocchi, presidente dell’Associazione Ospitalità Religiosa Italiana– ma anche una prospettiva che non si chiude con il Giubileo. Le esperienze di accoglienza vissute quest’anno non potranno che riverberarsi in future occasioni di incontro, ben al di là del semplice soggiorno. Molte persone hanno riscoperto il valore di una Casa che non è solo un letto per dormire, ma un luogo di ascolto, di condivisione, di vicinanza alle fragilità”.

Rocchi sottolinea inoltre come il 2025 abbia rappresentato per molte strutture un banco di prova: “Il Giubileo ha spinto i gestori a riorganizzare gli spazi, a migliorare l’accessibilità, a curare la comunicazione online e la gestione delle prenotazioni. Sono investimenti che resteranno e che permetteranno alle Case di essere pronte ad accogliere, anche nei prossimi anni, pellegrini, turisti responsabili, gruppi e famiglie in cerca di un’ospitalità sobria, sicura e alla portata di tutti”.

L’Associazione Ospitalità Religiosa Italiana vede in questi numeri non soltanto un segnale congiunturale legato al Giubileo, ma l’indicazione di una tendenza più profonda: la crescente ricerca di esperienze di viaggio che uniscano dimensione spirituale, attenzione alla persona e valorizzazione dei territori. Per questo l’Associazione continuerà a lavorare al fianco dei gestori, offrendo formazione, assistenza e strumenti operativi, perché l’ospitalità religiosa e non-profit possa rimanere un presidio di accoglienza aperta, solidale e sostenibile nel tempo.

Ospitalità non-profit: l’Antitrust chiarisce i limiti alla promozione

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato si è espressa sul nodo che da decenni divide il settore della ricettività senza scopo di lucro, rappresentato da 3.000 Case per Ferie con 200.000 posti letto.

La questione era stata sollevata dall’Associazione Ospitalità Religiosa Italiana, richiamando la Legge 17 maggio 1983 n. 217 -poi recepita da quasi tutte le Regioni- che stabilisce come queste strutture debbano essere “gestite al di fuori dei normali canali commerciali”. Un passaggio interpretativo che, nel tempo, ha portato molte amministrazioni a escluderle da agenzie, pubblicità e portali di prenotazione online. L’Associazione aveva denunciato tale esclusione, giudicandola anacronistica e ingiustamente penalizzante in un mercato ormai aperto e diversificato verso ogni forma di ospitalità.

Con una delibera del 14 ottobre, l’Antitrust ha chiarito che secondo la normativa vigente l’esclusione dai canali commerciali non rappresenta una violazione delle regole di concorrenza, “in ragione delle specificità dell’attività in questione e dell’esistenza di canali di promozione alternativi”.

Pur non introducendo una completa liberalizzazione, il pronunciamento esplicita però che le Case per Ferie possono promuoversi attraverso circuiti dedicati, come ad esempio il portale ospitalitareligiosa.it, salvaguardando la loro identità solidale.

Il presidente dell’Associazione O.R.I., Fabio Rocchi, ha accolto con rispetto la delibera, ma avverte: “Resta aperta la questione del pieno riconoscimento dell’ospitalità non-profit come parte integrante del sistema ricettivo e turistico italiano. È tempo di superare ostacoli che ancora penalizzano queste realtà trasparenti e radicate sul territorio”. Rocchi auspica che “questa decisione possa comunque riaprire un confronto più ampio, orientato all’equità e alla valorizzazione di un patrimonio sociale e culturale unico al mondo”.

Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato: in dialogo con Arianna Burdo sulla speranza dei migranti

“La 111^ Giornata Mondiale del Migrante e Rifugiato, che il mio predecessore ha voluto far coincidere con il Giubileo dei migranti e del mondo missionario, ci offre l’occasione di riflettere sul nesso tra speranza, migrazione e missione. Il contesto mondiale attuale è tristemente segnato da guerre, violenze, ingiustizie e fenomeni meteorologici estremi, che obbligano milioni di persone a lasciare la loro terra d’origine per cercare rifugio altrove”: questo è l’inizio del messaggio per la Giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato che si celebra in occasione del Giubileo dei migranti, in programma sabato 4 e domenica 5 ottobre, scritto da papa Leone XIV, dal titolo ‘Migranti, missionari di speranza’,  .

Nel messaggio il papa collega la speranza alla necessità di migrare: “Questo collegamento tra migrazione e speranza si rivela distintamente in molte delle esperienze migratorie dei nostri giorni. Molti migranti, rifugiati e sfollati sono testimoni privilegiati della speranza vissuta nella quotidianità, attraverso il loro affidarsi a Dio e la loro sopportazione delle avversità in vista di un futuro, nel quale intravedono l’avvicinarsi della felicità, dello sviluppo umano integrale”.

Partendo da queste iniziali riflessioni papali con la direttrice dell’Ufficio ‘Migrnatrs’ della diocesi di Ancona-Osimo, Arianna Burdo, iniziamo un riflessione sul significato di migrazione e speranza: per quale motivo i migranti possono essere missionari di speranza?

“Nel messaggio per la 111^ Giornata mondiale del migrante e del rifugiato papa Leone XIV ci invita a riflettere sul ruolo missionario dei migranti in quanto la loro fede e il loro coraggio li rende testimoni della speranza vissuta quotidianamente. Le loro difficoltà, la situazione dei loro paesi di provenienza, i loro viaggi ci sono da monito per non ‘sederci’ come chiesa, di continuare anche noi a camminare nel segno della speranza. Sono missionari perché con la loro vita annunciano che il futuro può essere abitato da fraternità, pace e dignità per tutti”.

Perché papa Leone XIV invita a non dimenticare l’ospitalità?

Il papa ci invita a non dimenticare l’accoglienza, perché in questa sperimentiamo la bellezza dell’incontro, dell’ascolto e anche del conflitto, quello sano. Accogliere rende le nostre comunità aperta, curiose nei confronti di lingue, culture, giochi, cucina nuova. Accogliere significare per noi scambiare e lo vediamo già nella piccola esperienza del dopo scuola con tanti bambini provenienti da paesi diversi; provare a imparare un saluto diverso, una parola in una nuova lingua, stare allo stesso tavolo con le costruzioni”.

In quale modo i migranti possono ‘rigenerare’ le nostre città?
“La rigenerazione parte anche qui dallo scambio, dallo stare insieme, credo che non sia corretto dire che solo loro possono rigenerare, va fatto insieme, costruendo spazi di bellezza e condivisione. E’ la comunità che rigenera, con la creatività che papa Francesco ci chiedeva possiamo veramente essere fratelli tutti”.

Cosa significa nell’arcidiocesi di Ancona ed Osimo aprirsi all’accoglienza dell’altro?
“Per la nostra Chiesa aprirsi all’accoglienza vuol dire prima di tutto mettersi in cammino con chi arriva. Non basta aprire le porte: occorre creare luoghi di incontro, occasioni in cui ci si conosce e ci si riconosce come fratelli. Lo facciamo con iniziative concrete come la cena multietnica ‘Il mondo a tavola’, la Veglia dei popoli, i pellegrinaggi giubilari o il ‘Meeting dei popoli’. In questi momenti non c’è solo condivisione di cibo o di festa, ma soprattutto di vita e di fede. Accogliere significa anche lasciarsi evangelizzare da chi arriva: non solo offrire, ma ricevere i doni, i talenti e la spiritualità che le comunità migranti portano con sé. Proprio domenica 5 ottobre a Loreto celebreremo il Giubileo regionale dei migranti e del mondo missionario e sarà un momento di condivisione con la processione del ‘Signore dei Miracoli’ e la Santa Messa nella basilica”.

Allora è possibile camminare insieme nelle strade?
“Soprattutto in questo momento dobbiamo farlo sempre di più, ci stiamo interrogando su come poter essere sempre più per strada, ci sono sfide nuove, c’è bisogno di ‘abitare’ la strada. Cerchiamo sempre di più di farlo in modalità diverse, con il dopo scuola o la scuola d’italiano per stranieri, stando quindi in classe, vicino, ascoltando le storie di ognuno; siamo in cammino quado organizziamo un mondo a tavola e ci sono balli che ci uniscono. Anche per quest’anno proveremo sulla scia delle parole di papa Leone nel suo messaggio a continuare ad essere pellegrini di speranza”.

(Tratto da Aci Stampa)

Papa Leone XIV prega per i cristiani del Medio Oriente

“Esprimo il mio profondo dolore per l’attacco dell’esercito israeliano contro la Parrocchia cattolica della Sacra Famiglia in Gaza City; come sapete giovedì scorso ha causato la morte di tre cristiani e il grave ferimento di altri. Prego per le vittime, Saad Issa Kostandi Salameh, Foumia Issa Latif Ayyad, Najwa Ibrahim Latif Abu Daoud, e sono particolarmente vicino ai loro familiari e a tutti i parrocchiani. Tale atto, purtroppo, si aggiunge ai continui attacchi militari contro la popolazione civile e i luoghi di culto a Gaza”: al termine dell’Angelus a Castel Gandolfo, papa Leone XIV ha lanciato un forte appello per la pace, esprimendo dolore per le vittime dell’attacco israeliano contro la parrocchia della Sacra Famiglia a Gaza.

Esprimendo ‘vicinanza’ ai cristiani del Medio Oriente il papa ha chiesto la cessazione del conflitto: “Chiedo nuovamente che si fermi subito la barbarie della guerra e che si raggiunga una risoluzione pacifica del conflitto. Alla comunità internazionale rivolgo l’appello a osservare il diritto umanitario e a rispettare l’obbligo di tutela dei civili, nonché il divieto di punizione collettiva, di uso indiscriminato della forza e di spostamento forzato della popolazione”.

E davanti a tale conflitto anche il papa è impotente, ringraziandoli della loro testimonianza con l’affido alla Madre di Dio: “Ai nostri amati cristiani mediorientali dico: sono vicino alla vostra sensazione di poter fare poco davanti a questa situazione così drammatica. Siete nel cuore del Papa e di tutta la Chiesa. Grazie per la vostra testimonianza di fede. La Vergine Maria, donna del Levante, aurora del Sole nuovo che è sorto nella storia, vi protegga sempre e accompagni il mondo verso albori di pace”.

Mentre prima della recita dell’Angelus ha ricordato il valore dell’ospitalità: “Ci vuole umiltà sia a ospitare sia a farsi ospitare. Occorrono delicatezza, attenzione, apertura. Nel Vangelo, Marta rischia di non entrare fino in fondo nella gioia di questo scambio. E’ tanto presa da ciò che le tocca fare per accogliere Gesù, che rischia di rovinare un momento indimenticabile di incontro. Marta è una persona generosa, ma Dio la chiama a qualcosa di più bello della stessa generosità. La chiama a uscire da sé”.

Infatti il tempo estivo è un invito alla scoperta di essere ospiti: “Il tempo estivo può aiutarci a ‘rallentare’ e a diventare più simili a Maria che a Marta. A volte non ci concediamo la parte migliore. Bisogna che viviamo un po’ di riposo, col desiderio di imparare di più l’arte dell’ospitalità. L’industria delle vacanze vuole venderci ogni genere di esperienza, ma forse non quello che cerchiamo. E’ gratuito, infatti, e non si può comprare ogni vero incontro: sia quello con Dio, sia quello con gli altri, sia quello con la natura.

Occorre solo farsi ospiti: fare posto e anche chiederlo; accogliere e farsi accogliere. Abbiamo tanto da ricevere e non solo da dare. Abramo e Sara, seppure anziani, si scoprirono fecondi quando accolsero con tranquillità il Signore stesso in tre viandanti. Anche per noi c’è tanta vita da accogliere ancora”.

Mentre ha celebrato la messa ad Albano, dove era atteso dal 12 maggio: “La dinamica di questo incontro può farci riflettere: Dio sceglie la via dell’ospitalità per incontrare Sara e Abramo e dar loro l’annuncio della loro fecondità, che tanto desideravano e in cui ormai non speravano più. Dopo tanti momenti di grazia in cui già li aveva visitati, torna a bussare alla loro porta, chiedendo accoglienza e fiducia.

Ed i due anziani coniugi rispondono positivamente, senza sapere ancora cosa succederà. Riconoscono nei visitatori misteriosi la sua benedizione, la sua stessa presenza. Gli offrono quello che hanno: il cibo, la compagnia, il servizio, l’ombra di un albero. Ne ricevono la promessa di una vita nuova e di una discendenza”.

Anche il Vangelo racconta l’accoglienza con due sfaccettature: “Pur in circostanze diverse, anche il Vangelo ci parla dello stesso modo di agire di Dio. Anche qui, infatti, Gesù si presenta come ospite a casa di Marta e Maria. Non è uno sconosciuto: è a casa di amici e il clima è di festa. Una delle sorelle lo accoglie con mille attenzioni, mentre l’altra lo ascolta seduta ai suoi piedi, con l’atteggiamento tipico del discepolo nei confronti del maestro. Come sappiamo, alle lamentele della prima, che vorrebbe avere un po’ di aiuto nelle faccende pratiche, Gesù risponde invitandola ad apprezzare il valore dell’ascolto”.

Il modo di accogliere mostra il rapporto con Dio: “Se infatti è importante che viviamo la nostra fede nella concretezza dell’azione e nella fedeltà ai nostri doveri, a seconda dello stato e della vocazione di ciascuno, è però pure fondamentale che lo facciamo partendo dalla meditazione della Parola di Dio e dall’attenzione a ciò che lo Spirito Santo suggerisce al nostro cuore, riservando, a tale scopo, momenti di silenzio, momenti di preghiera, tempi in cui, facendo tacere rumori e distrazioni, ci raccogliamo davanti a Lui e facciamo unità in noi stessi”.

Questo è la centralità della vita cristiana: “E’ questa una dimensione della vita cristiana che oggi abbiamo particolarmente bisogno di recuperare, sia come valore personale e comunitario che come segno profetico per i nostri tempi: dare spazio al silenzio, all’ascolto del Padre che parla e ‘vede nel segreto’. A questo scopo i giorni estivi possono essere un momento provvidenziale in cui sperimentare quanto è bella e importante l’intimità con Dio, e quanto essa può aiutarci anche ad essere più aperti, più accoglienti gli uni verso gli altri”.

Però ascolto e servizio costano ‘fatica’: “Sia il servizio che l’ascolto non sono sempre facili: richiedono impegno, capacità di rinuncia. Costa fatica, ad esempio, nell’ascolto e nel servizio, la fedeltà e l’amore con cui un papà e una mamma mandano avanti la loro famiglia, come pure costa fatica l’impegno con cui i figli, a casa e a scuola, corrispondono ai loro sforzi; costa fatica capirsi quando si hanno opinioni diverse, perdonarsi quando si sbaglia, prestarsi assistenza quando si è malati, sostegno quando si è tristi. Ma è solo così, con questi sforzi, che nella vita si costruisce qualcosa di buono; è solo così che tra le persone nascono e crescono relazioni autentiche e forti, e che dal basso, dalla quotidianità, cresce, si diffonde e si sperimenta presente il Regno di Dio”.

Il papa ha concluso l’omelia sottolineando che ascolto e servizio non possono essere separati: “Abramo, Marta e Maria, oggi, ci ricordano proprio questo: che ascolto e servizio sono due atteggiamenti complementari con cui aprirci, nella vita, alla presenza benedicente del Signore. Il loro esempio ci invita a conciliare, nelle nostre giornate, contemplazione e azione, riposo e fatica, silenzio e operosità, con sapienza ed equilibrio, tenendo sempre come metro di giudizio la carità di Gesù, come luce la sua Parola e come sorgente di forza la sua grazia, che ci sostiene oltre le nostre stesse possibilità”.

(Foto: Santa Sede)

XVI Domenica Tempo Ordinario: Ospitare Dio nella nostra vita!

Oggi il Vangelo ci offre una icona della vera famiglia cristiana: non si tratta di una parabola ma di un fatto concreto. Gesù è ospite di una famiglia di tre persone: le sorelle Marta e Maria e il fratello Lazzaro. Tema della Liturgia è l’ospitalità di Abramo e quella di Marta e Maria. Dio è il vero e significativo ospite dell’anima. Dal racconto evangelico si evince che Marta è tutta presa a preparare il pranzo, addobbare la casa  per l’accoglienza dignitosa di un ospite eccezionale; Maria, la sorella, è come rapita dalla presenza del maestro e se ne sta là, vicino a Gesù, ad ascoltarlo.

L’atteggiamento delle due sorelle è assai diverso ed evidenzia l’uno l’amore per la vita attiva, l’altro l’interesse per la vita contemplativa. Gesù, provocato affettuosamente da Marta, che si sente lasciata sola dalla sorella nelle faccende domestiche: pulizia, addobbo della tavola, preparazione dei pasti, risponde: ‘Marta, Marta, ti preoccupi di molte cose, ma una sola è la cosa di cui c’è veramente bisogno; Maria ha scelto la parte migliore e non le sarà tolta’.

Gesù non intende condannare l’atteggiamento del servizio, ma l’affanno dal quale tante volte si è presi, come se fosse l’unica cosa essenziale. La cosa veramente essenziale è un’altra: ascoltare la parola del Signore. Il Signore in quel momento è proprio lì, nella persona di Gesù. Tutto passerà o ci sarà tolto; ciò che rimane è solo la parola di Dio: parola eterna che dà senso al nostro agire quotidiano. Nessun disprezzo per la vita attiva, tanto meno per l’ospitalità; Ma Gesù evidenzia l’unica cosa veramente necessaria.

La persona, scriveva un giorno papa Benedetto XVI, deve lavorare, impegnarsi nelle occupazioni domestiche e professionali, ma ha bisogno in primis di Dio, che è luce interiore: amore e verità. Senza amore anche le attività più importanti perdono valore e non danno gioia; senza amore  tutto il nostro fare si riduce ad attivismo sterile e disordinato. Siamo invitati dalla pagina del vangelo ad accogliere Dio nella nostra vita: solo lui è il vero ospite dell’anima, della famiglia e del mondo intero.

Accogliere Cristo significa ‘ascoltare la sua parola’. L’ascolto è l’unica azione cultuale richiesta da Dio al suo popolo; l’ascolto è l’unica cosa di cui abbiamo bisogno per adorare il Signore efficacemente; da qui le parole di Gesù: ‘Maria si è scelta la parte migliore che non le sarà tolta’. La parte migliore è il Vangelo di Cristo Gesù. Tutto passerà o ci sarà tolto, ma la parola di Dio rimane, è eterna e dà senso al nostro agire quotidiano: nessuno disprezzo per la vita attiva,nè tanto meno per l’ospitalità; ma l’unica cosa veramente necessaria è ascoltare la parola di Dio ed attuarla. Dio è sempre accanto a noi; è sempre ospite nella ‘famiglia umana’ perchè la famiglia e nella famiglia si completa l’uomo;  Dio giustamente disse: ‘non è bene che l’uomo sia solo’.

Gesù incarnandosi volle nascere in una famiglia a Betlemme, volle vivere in una famiglia a Nazareth; istituì inoltre la Chiesa come la grande famiglia delle famiglie: la famiglia cristiana è la vera chiesa domestica. La sua presenza in noi si rivela nell’amore e nell’impegno: ‘Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui’.

La vera sapienza sta nel sapere coniugare questi due elementi: la contemplazione e l’azione. Anche le ferie estive servono a riequilibrare attivismo e contemplazione. la Santissima Vergine, madre di Gesù e nostra, ci guidi nell’amore di Dio e del prossimo con le mani di Marta e il cuore e la fede di Maria. La spiritualità cristiana è la sintesi di contemplazione e azione.

Società di San Vincenzo De Paoli: tre serate di solidarietà ai Lidi di Comacchio 

L’estate ai Lidi di Comacchio si colora di solidarietà.  La Conferenza ‘San Cassiano e Immacolata Concezione’ del Consiglio Centrale di Ferrara della Società di San Vincenzo De Paoli partecipa a tre degli appuntamenti serali con i mercatini. Il primo si è concluso al Porto di Garibaldi, il prossimo si svolge oggi, martedì 15 luglio al Lido Di Spina e infine il 24 luglio toccherà al Lido degli Estensi. 

Una proposta carica di significato con tre serate all’insegna dell’artigianato locale, della condivisione e soprattutto dell’impegno verso chi vive situazioni di fragilità: “Il proposito è sostenere la ‘Casa della Serenità’ e la ‘Piccola Casa del Povero’, due realtà di accoglienza attive da oltre quarant’anni nel territorio comacchiese, che oggi necessitano di importanti interventi di ristrutturazione per poter continuare a garantire ospitalità a chi ne ha più bisogno” spiega Cecilia Cinti, Presidente della Conferenza ‘San Cassiano e Immacolata Concezione’ di Comacchio.

La Casa della Serenità ospita attualmente 12 donne: anziane sole, giovani madri con bambini, donne che hanno vissuto la durezza della guerra o situazioni di grave disagio abitativo. Gli alloggi (8 monolocali e 4 bilocali) rappresentano per loro non solo un tetto, ma un luogo protetto dove riprendere fiato e ricostruire una quotidianità.

La Piccola Casa del Povero, composta da 5 monolocali, accoglie uomini soli in condizioni di vulnerabilità. Entrambe le strutture offrono ospitalità gratuita: “Prevediamo un contributo simbolico commisurato alle possibilità di ciascuno”, spiega Cecilia Cinti.

Nate negli anni ’80, le due strutture di accoglienza hanno subito nel tempo interventi di manutenzione ordinaria. Oggi però, l’usura, gli eventi climatici estremi e il mutare delle esigenze abitative impongono lavori urgenti e straordinari con il rifacimento dei tetti, danneggiati da infiltrazioni, il miglioramento del comfort abitativo e degli adeguamenti che contribuiscono a promuovere la socializzazione tra gli ospiti e il benessere psicofisico.

I mercatini serali saranno un momento di festa e incontro, ma anche un’opportunità concreta per fare del bene. Le bancarelle di abbigliamento, artigianato, oggettistica, idee regalo e creazioni solidali allestite dai volontari della Conferenza ‘San Cassiano e Immacolata Concezione’ offrono ampia scelta e il ricavato contribuirà alla ristrutturazione delle due case e alle altre attività:

“L’iniziativa punta a coinvolgere residenti, turisti, volontari e operatori locali, in un gesto semplice ma dal valore profondo: aiutare chi è in difficoltà. Intanto possiamo dire che la prima serata è andata bene. Diversi turisti si sono fermati e abbiamo potuto far conoscere l’Associazione”, racconta la Presidente Cinti.

La Conferenza conta 18 soci e svolge anche un’intensa attività di sostegno alimentare grazie al Banco Alimentare: “Siamo noi a far visita a chi è in difficoltà. La visita a domicilio è una caratteristica distintiva della Società di San Vincenzo De Paoli e ogni giorno cerchiamo di portarla avanti con cura e dedizione”, evidenzia la Presidente della Conferenza. 

Oltre alle case di accoglienza, la Conferenza sostiene la scuola dell’infanzia paritaria Nostra Signora di Lourdes e collabora con le religiose dell’Opus Maria Regina. Da quest’anno, ha preso il via anche una collaborazione con l’I.I.S. Remo Brindisi di Lido degli Estensi, con l’assegnazione di due borse di studio, una delle quali destinata a un’intera classe per permettere la partecipazione collettiva alla gita scolastica: “Vedere anche negli occhi dei più giovani, gioia e gratitudine, non ha eguali”, confida Cecilia Cinti

La Società di San Vincenzo De Paoli si fonda sull’insegnamento di San Vincenzo de’ Paoli che considerava la carità non solo come dono, ma come dovere morale verso il prossimo, soprattutto verso i più poveri e invisibili.

Il fondatore della Società, Federico Ozanam, giovane intellettuale francese, aveva fatto della carità organizzata e attiva la sua missione. Secondo lui, il cristianesimo doveva essere testimoniato con gesti quotidiani, con il servizio diretto ai bisognosi, e con la promozione della dignità umana.

A Comacchio, questo spirito continua a vivere nel lavoro silenzioso ma instancabile dei volontari che offrono accoglienza, ascolto e vicinanza a chi è rimasto indietro.

“Queste tre serate non sono solo un evento, ma una chiamata collettiva alla solidarietà. In un tempo in cui l’estate è solo sinonimo di divertimento, la Società di San Vincenzo De Paoli non si ferma e non smette di invitare ciascuno ad aprire lo sguardo verso l’altro. Verso chi ha più bisogno. 

Un gesto semplice, come acquistare un oggetto artigianale, può contribuire a cambiare la vita di qualcuno”, afferma Cecilia Cinti e conclude: “Visitare i mercatini significa abbracciare il valore della solidarietà e contribuire a un progetto che dona speranza e dignità a chi non ha più nulla”.

(Foto: Società San Vincenzo de’ Paoli)

Estate 2025: per frenare i prezzi del turismo le strutture religiose e non-profit resistono al carovita

L’Associazione Ospitalità Religiosa Italiana (ORI) rende noti i risultati di un sondaggio condotto su un campione rappresentativo delle quasi 3000 strutture ricettive religiose e non-profit in tutta Italia, evidenziando il dato significativo che gli aumenti delle tariffe estive per il 2025 si mantengono ben al di sotto della media di settore.

Secondo l’indagine, l’incremento medio delle tariffe per il soggiorno nei mesi di luglio e agosto è solo del 4% rispetto all’estate 2024, contro un’impennata nel turismo dell’8/10% fino a punte del 20%. Più nel dettaglio, in queste particolari strutture per una camera doppia con colazione in vacanza si spendono mediamente € 83 al giorno, che arrivano a 138 euro se si sceglie la pensione completa.

Una famiglia di 4 adulti può così vivere una vacanza di una settimana in pensione completa con una spesa tra € 1.800 ed € 2.100 euro, secondo la zona scelta. Ancora meno se sono presenti bambini o si sceglie una camera quadrupla: “Queste strutture confermano la loro missione originaria di accoglienza accessibile, anche in un contesto di rincari generalizzati”, dichiara il presidente di ORI, Fabio Rocchi.

“Continuano ad offrire ospitalità sobria, di qualità, a prezzi equi, senza rinunciare ai valori di inclusione e solidarietà che le contraddistinguono”. Il sondaggio ha coinvolto case per ferie, foresterie, conventi, istituti religiosi, associazioni e fondazioni laiche senza scopo di lucro, presenti sia in contesti urbani che nelle aree rurali, marine e montane, tutte facenti riferimento al portale ospitalitareligiosa.it.

Vacanze gratuite per i non abbienti: torna l’Ospitalità Misericordiosa per l’estate

Sono oltre 350 le notti messe gratuitamente a disposizione delle famiglie meno abbienti questa estate dai gestori delle strutture ricettive italiane di matrice religiosa e non-profit, suddivise tra mare, montagna e natura. Lo si deve all’iniziativa ‘Ospitalità Misericordiosa’ attivata anche quest’anno dall’Associazione Ospitalità Religiosa Italiana, che permetterà di offrire una vacanza (pasti compresi) a quei nuclei familiari che non possono permettersela e che già durante tutto l’anno stentano a trovare serenità nella vita quotidiana.

Saranno parroci, diocesi ed enti religiosi ad inoltrare le richieste per conto dei loro assistiti, seguendo le indicazioni del Disciplinare e scegliendo le località inserite nell’apposita pagina https://ospitalitareligiosa.it/offerte-speciali/ospitalita-misericordiosa-anno-2025. L’iniziativa (col patrocinio dell’Ufficio nazionale CEI per la Pastorale del Turismo, Sport e Tempo libero) giunge ormai alla sua decima edizione, essendo nata nel corso dell’Anno giubilare straordinario della Misericordia nel 2016, a seguito degli inviti di papa Francesco per una ‘carità creativa’.

“Non dobbiamo dimenticare che si tratta di strutture ricettive che già normalmente accolgono e agevolano persone svantaggiate e quello che abbiamo chiesto è uno sforzo in più” è il commento del presidente dell’Associazione, Fabio Rocchi: “D’altronde il clima di accoglienza familiare e amorevole è una caratteristica costante di queste ospitalità che fanno della loro missione un’esperienza completamente diversa da quello che ci potremmo aspettare in una struttura commerciale”.

Rapporto 2025 sull’ospitalità religiosa in Italia: come cambiano usi e costumi dell’accoglienza a pellegrini e turisti

L’Associazione Ospitalità Religiosa Italiana ha pubblicato l’annuale Rapporto sullo stato delle accoglienze religiose e non-profit in Italia, che prende in esame le strutture ricettive di questo ambito destinate a chi viaggia per motivi spirituali, turistici, lavorativi e di studio: si tratta di Case per Ferie, Conventi, Monasteri, Istituti, Residenze universitarie, Case religiose…

Secondo lo studio, realizzato tramite il portale ospitalitareligiosa.it, questo settore dispone oggi di circa 190.000 posti-letto distribuiti in 2.940 strutture in tutta Italia, in leggera flessione rispetto agli anni precedenti, per la  riconversione di alcune strutture ad altri usi, primo fra tutti quello delle RSA per anziani. L’invecchiamento della popolazione spinge infatti Diocesi, Ordini e Congregazioni ad orientarsi con sempre maggiore attenzione verso un settore lasciato spesso scoperto dall’imprenditoria commerciale.

Tornando all’ospitalità religiosa di breve e medio termine, il Lazio e Roma offrono sempre la maggiore disponibilità, rafforzata con il Giubileo, con 32.897 posti letto suddivisi in 518 strutture. Più distanti Veneto (22.115), Lombardia (16.834) ed Emilia Romagna (15.730).

Se però si pone a confronto questi dati con la densità di popolazione, la situazione si ribalta ed emerge la Valle d’Aosta con un posto letto dell’ospitalità religiosa ogni 39 abitanti, seguita dalla francescana Umbria (1 ogni 74), dal Trentino-Alto Adige (1 ogni 133) e dalle Marche (1 ogni 140).

Cambia anche il rapporto con la tecnologia in queste strutture, di cui ora il 70% è dotato di Wi-Fi per gli ospiti. Le altre non sono rimaste indietro, ma per scelta fanno proprio dell’approccio offline una delle caratteristiche dell’offerta ricettiva. Ne è la riprova che si tratta quasi sempre di strutture situate in collina o montagna, luoghi ideali per ‘staccare la spina’ dalla frenesia del nostro quotidiano, smartphone compresi.

Per degustare le capacità culinarie dei gestori, non manca la possibilità di rivolgersi a quel 46% di strutture che offrono la pensione completa o la mezza pensione, rendendo così l’esperienza del soggiorno più coinvolgente. Una tradizione secolare in cucina che oggi gode anche di una ‘contaminazione’ grazie alla sempre più frequente presenza di religiosi e religiose provenienti da altri continenti.

Secondo il presidente dell’Associazione Ospitalità Religiosa Italiana, Fabio Rocchi, questo settore dell’accoglienza, “poco conosciuto e non paragonabile ad altri comparti dell’ospitalità, merita sempre più l’attenzione del pubblico indistinto -credente o meno- per la capacità che ha di rinnovarsi, mantenendo però quella costante attenzione nei confronti degli Ultimi, grazie alla redistribuzione degli introiti nelle opere caritatevoli e assistenziali in Italia e nel mondo”.

Papa Francesco nel ricordo dell’associazionismo cattolico

Alle ore 9:47 di questa mattina, il card. Kevin Joseph Farrell, camerlengo di Santa Romana Chiesa, ha annunciato la morte di papa Francesco: “Carissimi fratelli e sorelle, con profondo dolore devo annunciare la morte di nostro Santo Padre Francesco. Alle ore 7:35 di questa mattina il Vescovo di Roma, Francesco, è tornato alla casa del Padre. La sua vita tutta intera è stata dedicata al servizio del Signore e della Sua chiesa. Ci ha insegnato a vivere i valori del Vangelo con fedeltà, coraggio ed amore universale, in modo particolare a favore dei più poveri e emarginati. Con immensa gratitudine per il suo esempio di vero discepolo del Signore Gesù, raccomandiamo l’anima di Papa Francesco all’infinito amore misericordioso di Dio Uno e Trino”.

Appena si è diffusa ufficialmente la notizia da tutto il mondo sono giunti messaggi di cordoglio, come quello del presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella: “Accanto al dolore per la morte di Papa Francesco, avverto, come ho detto stamani, un senso di vuoto: il senso della privazione di un punto di riferimento cui guardavo. Ha conquistato il mondo, sin dal primo momento, già con la scelta del nome”.

Ed ha ricordato la sua attenzione particolare ai poveri ed al creato: “Come non ricordare ‘Laudato sì’ sull’equità nell’uso delle risorse naturali? O ‘Fratelli tutti’ sulla unicità della famiglia umana? O la sua costante attenzione alle periferie del mondo, ai poveri, ai più deboli, ai migranti? Certamente anche ricordando i suoi avi emigrati dal Piemonte in Argentina. O la sua preghiera da solo in piazza San Pietro nei giorni del covid? Francesco è stato sempre uomo di speranza convinta contro ogni difficoltà. L’ha trasmessa anche nei giorni della sua malattia offrendo un esempio per tutti i sofferenti”.

Un ricordo particolare per i molti incontri avuti in questi anni: “Ricordo con grande riconoscenza le tante occasioni di incontro.  La sua visita al Quirinale storica, gli incontri non ufficiali, riservati, personali. Su tutto si impone un pensiero. Quel che ha deciso di fare ieri con la benedizione al mondo, e il giro in piazza, tra i fedeli con il suo ultimo richiamo al principio di umanità, come criterio di condotta per ciascuno. Oggi, appare come un saluto alla Chiesa e alle donne e agli uomini di tutto il mondo”.

E dalla Custodia di Terra Santa giunge una nota in cui si unisce “all’intera Chiesa Cattolica e a tutte le persone di buona volontà nel mondo, elevando preghiere di ringraziamento per la vita, la testimonianza e l’instancabile ministero del Santo Padre. La sua profonda umiltà, il coraggioso impegno per la pace e la costante dedizione ai poveri e agli emarginati hanno lasciato un segno indelebile nella Chiesa e nel mondo. Gratitudine per la vicinanza di Papa Francesco alle comunità cristiane della Terra Santa e per la sua profonda preoccupazione per la pace nella Terra di Gesù. I suoi pellegrinaggi, le parole di riconciliazione e il costante appello alla giustizia e al dialogo tra i popoli e le religioni continueranno a ispirarci nella nostra missione”.

Mentre dall’Italia il Centro Studi ‘Scienza & Vita’ esprime il suo dolore e si unisce alla preghiera di suffragio e di speranza di tutta la Chiesa, rendendo grazie a Dio per il dono prezioso di questo Pastore, che con i suoi insegnamenti e la sua testimonianza, durante tutto il suo Pontificato, ci ha sempre indicato la via del rispetto e della promozione della persona umana, con la sua inviolabile dignità:

“La sua costante denuncia del diffondersi progressivo di quella che lui stesso ha definito come ‘cultura dello scarto’, infatti, è stato per noi un continuo richiamo a tenere desta l’attenzione (mediante la riflessione, lo studio e il dialogo aperto) verso tutte quelle condizioni della vita umana, soprattutto quando è segnata da fragilità e sofferenza, che la espongono al rischio di “esclusione” sociale e culturale, e talvolta persino fisica”.

Il Movimento per la Vita ha ripreso le sue parole del Regina Coeli di ieri: “Non vogliamo parlare di morte, ma di Vita, di nuova nascita. Francesco é entrato nella Vita Eterna mentre risplende la luce calda della Santa Pasqua, mostrando così concretamente quanto siamo vere le parole del suo messaggio al mondo di ieri… Un passaggio che richiama le parole di Giovanni Paolo II, a pochi mesi dalla sua nascita al Cielo…

Al primo posto la vita dell’ uomo, sempre! Quello di ieri, dunque, un ‘testamento’ con la consegna di un impegno, un messaggio forte e appassionato, adesso ancora più credibile perché sigillato dall’ingresso del papa nell’Amore Infinito del Padre la mattina presto del giorno in cui la Chiesa rievoca le parole dell’angelo ‘perché piangere? Non é qui, é risorto!’ Non trascurabile anche la prossimità alla festa della Divina Misericordia che si celebra domenica prossima”.

Ed ha ricordato l’incontro dello scorso marzo: “Tutti riferimenti che illuminano il pontificato di Papà Francesco sulla Vita e sulla Misericordia che egli ha saputo magistralmente unire con lo stile semplice, schietto, comprensibile a tutti, attento anche ai ‘lontani’, con il linguaggio di chi vuole che la Chiesa sia in uscita, che privilegi i poveri, gli ultimi, coloro che si trovano nelle periferie, senza mai trascurare i bambini in viaggio verso la nascita e le loro madri, come mostra il suo magistero sulla vita nascente…  

L’8 marzo, in occasione del Giubileo del MpV e del popolo della vita, ci ha detto: ‘c’è ancora e più che mai bisogno di persone di ogni età che si spendano concretamente al servizio della vita umana, soprattutto quando é più fragile e vulnerabile; perché essa è sacra, creata da Dio per un destino grande e bello; e perché una società giusta non si costruisce eliminando i nascituri indesiderati, gli anziani non più autonomi o i malati incurabili’. Grazie, carissimo papa Francesco, noi ci siamo e rinnoviamo il nostro impegno”.

Il presidente dell’associazione ‘Ospitalità Religiosa Italiana’, Fabio Rocchi, lo ha definito il papa dell’ospitalità: “Più volte il Santo Padre aveva stimolato le Case religiose di ospitalità a non trasformarsi in alberghi, aprendo le porte al ristoro dell’anima e non solo del corpo. Da questo invito nel 2015 era nata la nostra Associazione, con lo scopo di affiancare tante comunità religiose e non-profit nel proporsi con un messaggio evangelico universale ed in particolare verso il prossimo in stato di necessità.

Già nel 2016, in occasione del Giubileo straordinario della Misericordia, aveva apprezzato la nostra iniziativa ‘Ospitalità Misericordiosa’ per offrire gratuitamente ai più bisognosi alcuni giorni di vacanza, spronandoci così a proseguire anche negli anni successivi”.

Un particolare ricordo è riservato alla Giornata mondiale dei Bambini: “Per la Giornata Mondiale dei Bambini 2024 avevamo offerto la nostra struttura organizzativa al servizio delle famiglie in arrivo a Roma, coinvolgendo le strutture ricettive religiose ad aprirsi per questa necessità. Dal suo continuo appello all’accoglienza era nata la nostra Carta dei Valori, che vincola l’ospitalità alla Condivisione, alla Familiarità, alla Speranza, all’Amicizia, alla Gentilezza.

Ci resta ora il suo messaggio di Misericordia, germoglio per una realtà che, pur tra mille difficoltà, vuole continuare a rappresentare un’ospitalità lontana dalle logiche commerciali e attenta ai bisogni più profondi di ciascuno”.

Anche mons. Yoannis Lazhi Gaid, già suo segretario e presidente dell’associazione Bambino Gesù del Cairo e della Fondazione della Fratellanza Umana, ha espresso il suo ricordo: “Ho avuto l’immenso privilegio di camminare al Suo fianco, di essere testimone della Sua dedizione senza riserve, della Sua abnegazione sconfinata, della Sua generosità ineguagliabile nel servire Cristo, la Sua Chiesa, l’umanità intera. Ho visto la Sua anima ardere per la pace, la misericordia, la Fratellanza Umana, il dialogo, per ogni angolo di questo mondo”.

Ed ha ricordato il suo servizio instancabile alla Chiesa: “Il Suo servizio petrino, un faro di luce nella notte, ha inciso un segno indelebile nei nostri cuori. Ricordo ogni istante condiviso, ogni conversazione illuminata dalla Sua saggezza, ogni momento in cui, con la Sua sola presenza, ha saputo infondere serenità nelle tempeste più violente. La Sua intelligenza, il Suo spirito di servizio, sono stati un dono inestimabile per la Chiesa, per noi, per tutti coloro che hanno avuto l’onore di conoscerLa”.

Un particolare ricordo è stato offerto dal pellegrinaggio Macerata-Loreto: “In un momento di profondo dolore per la perdita di papa Francesco, ci uniamo in preghiera, grati per il dono del suo pontificato. Noi amici del Pellegrinaggio Macerata-Loreto, con il cuore colmo di riconoscenza, ci affidiamo alla certezza che continuerà ad accompagnarci dal Cielo”.

Altro ricordo particolare è stato espresso dal presidente di ‘Rondine – Cittadella della Pace’, Franco Vaccari: “E’ morto un rondinese, così mi ha scritto stamani uno dei 300 ex studenti di Rondine da uno dei lati tragici delle tante guerre in cui siamo impegnati da quasi trent’anni. E questo annuncio-commento spontaneo rimbalza e riecheggia dall’altro lato della guerra e delle guerre, trovando conferma. Papa Francesco lo sentiamo uno di noi. Papa Francesco, una testimonianza quotidiana che ci ha sorretto e incoraggiato, nel nostro trentennale impegno per dissolvere l’idea del ‘nemico’ e riaprire relazioni, fiducia e speranza”.

Per il presidente papa Francesco è stata “una voce, un riferimento autorevole per tutti gli impegnati a tessere relazioni, a far avanzare la pace e arretrare la guerra. Una vicinanza costante alle vittime di ogni guerra, coinvolto con la stessa forza con tutte le persone, tutti i popoli e con il loro dolore.

Una Parola con cui confrontarsi necessariamente, impossibile da evitare: per la coscienza di ciascuno, oltre le appartenenze, per la politica e le istituzioni che devono servire il bene comune. Un vero leader globale che ha saputo leggere la conflittualità di un mondo che rischia di andare in frantumi e instancabilmente si è speso per il dialogo e la pace.

Ma papa Francesco non ci ha lasciati; per tutti vale la sua eredita feconda, per chi crede nella vita eterna, annunciata nella Pasqua, lui vive e ci attende operoso in quel luogo finalmente senza confini al quale vogliamo prefigurare il nostro mondo”.

Anche il l preside della Facoltà Teologica del Triveneto, don Maurizio Girolami, ha espresso gratitudine verso l’opera svolta dal papa in anni segnati da grandi difficoltà: “Per dodici anni ha guidato come successore di Pietro la barca di Pietro in mezzo a vicende sociali ed ecclesiali di grande difficoltà: la pandemia, le guerre, il crescente fenomeno migratorio, gli abusi del clero, l’indebolimento della vita cristiana nel mondo occidentale.

Il suo magistero, incentrato sull’annuncio del vangelo di Gesù, ha dato concreto volto a tante istanze della visione pastorale del Concilio Vaticano II, bussola ancora attualissima per la vita della Chiesa nel mondo contemporaneo. L’attenzione alle persone nella loro singolarità, dimostrata in tanti momenti con telefonate, saluti, lettere, e lo sguardo geopolitico sul mondo hanno caratterizzato l’instancabile attività di papa Francesco, che ha trovato nella preghiera il suo alimento quotidiano e la forza per andare avanti”.

Anche la presidenza nazionale dell’Azione Cattolica Italiana ha ricordato la ‘potenza’ del suo pontificato: “Il suo pontificato ha segnato profondamente la nostra epoca, portando avanti il sogno di una Chiesa vicina ai poveri, attenta ai più fragili, capace di dialogo e di misericordia. Un Pontefice che ha incarnato la semplicità e l’umiltà evangelica, che ha saputo parlare al cuore delle persone, specialmente dei giovani e dei laici impegnati nel servizio ecclesiale e sociale.

Fin dall’inizio del suo ministero petrino, papa Francesco ha mostrato un affetto particolare per l’Azione cattolica, incoraggiandoci a vivere con gioia e responsabilità il nostro impegno nella Chiesa e nel mondo”.

Molti sono stati gli incontri: “Indimenticabili restano le nostre udienze e gli incontri con lui, a partire dal suo primo incontro con i ragazzi dell’Acr, il 20 dicembre del 2013, per lo scambio di auguri natalizi, in quello che diventerà un abbraccio consueto, e dal discorso del 3 maggio 2014, in aula Paolo VI, ai partecipanti alla XV assemblea dell’Ac, segnato da quel ‘non siate statue da museo’ e dall’invito a rinnovare la scelta missionaria dell’associazione; a essere una ‘Chiesa in uscita’ impegnata a incontrare l’uomo dovunque si trovi, lì dove soffre, lì dove spera, lì dove ama e crede, lì dove sono i suoi sogni più profondi, le domande più vere, i desideri del suo cuore.

Invito ampliato dal discorso in occasione dell’incontro nazionale in piazza san Pietro per i 150 anni dell’Azione cattolica, quando spronò i ragazzi, i giovani e gli adulti di Ac ad essere ‘Passione cattolica’ e a camminare insieme, senza paura delle sfide del tempo presente”.

Il suo magistero è prezioso: “Il magistero di Papa Francesco lascia un’eredità preziosa. I suoi gesti e le sue parole hanno segnato una svolta nel modo di vivere la missione evangelizzatrice della Chiesa, spingendo tutti i fedeli a Cristo ad andare incontro agli ultimi, agli emarginati, a quanti vivono nelle periferie esistenziali, sociali ed economiche del mondo.

La sua insistenza sulla sinodalità della Chiesa ha avviato un processo di rinnovamento ecclesiale, rendendo sempre più centrale il cammino condiviso, il discernimento comunitario e l’ascolto reciproco. Ha ribadito l’importanza di un laicato attivo e corresponsabile, chiamato a essere lievito nella società e nella Chiesa.

Papa Francesco ha rilanciato con forza il messaggio della ‘Laudato sì’ e della ‘Fratelli tutti’, indicando la cura del Creato e la fraternità universale come pilastri di una testimonianza cristiana autentica e necessaria nel nostro tempo. Il suo magistero ha fatto emergere con rinnovato vigore il legame inscindibile tra fede e giustizia sociale, tra spiritualità e impegno concreto per la pace e la dignità di ogni essere umano.

Il suo amore per i poveri, il suo invito alla misericordia e al perdono, la sua attenzione ai giovani e alle famiglie, la sua dedizione per il dialogo interreligioso e l’unità dei cristiani rimarranno punti di riferimento essenziali per la Chiesa del futuro”.

Per questo il presidente della Fondazione Migrantes e della Commissione episcopale per le migrazioni (CEMi), mons. Gian Carlo Perego, ha ricordato il suo messaggio ‘Urbi et Orbi’ di ieri: “Fino all’ultimo giorno della sua vita papa Francesco ha avuto nel suo cuore e nella sua mente il ricordo dei migranti. Da figlio di emigranti ha compreso nella sua vita cosa significa lasciare tutto e partire, soprattutto se costretti dalla fame, dalle guerre e dalle persecuzioni. Il suo impegno e il suo magistero per la tutela della dignità dei migranti ci accompagneranno nel lavoro quotidiano”.

Mentre il presidente nazionale delle Acli, Emiliano Manfredonia, lo ha definito ‘papa delle Acli’: “Ci ha esortato a non stancarci di chiedere la pace. Tutte cose che avevamo in comune con lui. E’ stato proprio un Papa delle Acli. Noi aclisti conserveremo indelebile il ricordo delle due udienze che ha voluto dedicarci, nel 2015 e nel 2024, ed in particolare in quest’ultima, avvenuta per l’ottantesimo anniversario della nostra associazione, ci ha lasciato la descrizione di un diverso stile della nostra azione quotidiana, che sia insieme ‘popolare, sinodale, democratico, pacifico e cristiano’ in modo da ‘crescere nella familiarità con il Signore e nello spirito del Vangelo, perché esso possa permeare tutto ciò che facciamo e la nostra azione abbia lo stile di Cristo e lo renda presente nel mondo’.

Ci lascia all’indomani della Pasqua che ha voluto ardentemente celebrare, ci lascia con l’estremo appello alla pace, che nasce dal disarmo dei cuori, delle parole, delle mani: sappiamolo raccogliere, lo sappiano raccogliere anche i potenti del mondo… E nello stesso tempo preghiamo perché i sentieri che lui ha aperto continuino ad essere battuti con coraggio e dedizione, sapendo, come Francesco ci ha insegnato, che è più importante avviare processi che occupare spazi”.

Anche il presidente della fraternità di Comunione e Liberazione, Davide Prosperi, ha ricordato la testimonianza di fede del papa: “E’ questo il cuore del suo messaggio: riscoprire il volto amoroso del Signore, che sempre ci precede, sempre ci perdona, sempre ci invita a lasciarci accogliere nelle Sue braccia, che sono le braccia della Chiesa…E’ questo il cuore del suo messaggio: riscoprire il volto amoroso del Signore, che sempre ci precede, sempre ci perdona, sempre ci invita a lasciarci accogliere nelle Sue braccia, che sono le braccia della Chiesa”.

Quello del presidente è un ricordo anche personale: “In un rapporto personale sinceramente affettuoso, papa Francesco mi ha sempre dimostrato grande stima e attenzione per il nostro movimento. Continueremo sulla strada che ci ha indicato, perché il movimento sia sempre fedele al dono dello Spirito per servire la gloria di Cristo nel mondo che è la Chiesa, Suo corpo vivente. Siamo infinitamente riconoscenti al Santo Padre per il servizio che ha reso al Signore, alla Chiesa e all’umanità intera in questo periodo complesso della storia”.

La Comunità di Sant’Egidio ha ricordato la sua prima visita a Trastevere nel 2014: “Per oltre 12 anni ci ha guidato e orientato in un tempo difficile, attraversato da rapide trasformazioni e grandi incertezze, che lui stesso chiamava ‘cambiamento d’epoca’. Con le sue parole e i suoi gesti è stato un punto di riferimento decisivo non solo per la Chiesa ma per il mondo intero, come durante la pandemia…

Ricordiamo con affetto i tanti incontri che ha avuto con la nostra Comunità, come vescovo di Roma e come padre di tutti, la sua vicinanza al progetto dei corridoi umanitari e il suo incoraggiamento a proseguire nella fedeltà alle ‘3 P’ con le quali ha ribattezzato la Comunità di Sant’Egidio:preghiera, poveri, pace”.

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