Tag Archives: Ospitalità
Ospitalità Religiosa e non-profit: nel Rapporto 2026 3.000 posti letto in più
Meno strutture, ma più posti letto per i soggiorni con motivi spirituali, turistici, studenteschi e lavorativi. È questa la fotografia che emerge dal Rapporto 2026 sullo stato dell’ospitalità religiosa e non-profit in Italia, realizzato dall’Associazione Ospitalità Religiosa Italiana. Secondo i dati, nel 2026 le strutture ricettive operative del settore sono 2.911, in calo dell’1% rispetto all’anno precedente, mentre la capacità complessiva di accoglienza sale a 193.945 posti letto, con una crescita del 2% sul 2025 (erano 190.947).
Un settore, quindi, in fase di riorganizzazione: il risultato è un sistema più selettivo nei numeri, ma più forte sul piano della capacità ricettiva, promosso tramite il portale ospitalitareligiosa.it e che continua a rappresentare una risorsa concreta per il Paese.
Tra i tanti dati che emergono dal Rapporto, il Lazio continua a proporre la maggiore disponibilità con più di 31.000 posti letto, seguito a distanza da Veneto, Emilia Romagna e Lombardia. E’ costante la risalita della capacità ricettiva, che era scesa fino a 180.000 con la crisi pandemica. La Valle d’Aosta resta la regione con la maggiore “densità” di strutture tra la popolazione. Il WiFi è ormai disponibile nel 70% delle accoglienze (le altre lo evitano per scelta). Una struttura su 4 si trova in montagna e il 44% permette l’autogestione.
“L’ospitalità religiosa e non-profit continua a essere una presenza significativa nel panorama italiano dell’accoglienza”, dichiara Fabio Rocchi, presidente dell’Associazione Ospitalità Religiosa Italiana. “I numeri mostrano che il settore non arretra, ma si trasforma, segno che il comparto sta ritrovando slancio, solidità e prospettiva. È una rete che unisce accoglienza, funzione sociale e presidio dei territori. E si conferma non solo come segmento unico e specifico del sistema ricettivo italiano, ma soprattutto come modello di ospitalità capace di coniugare sostenibilità, accessibilità e attenzione alla persona”.
Anche per questo l’Associazione ha aderito allo slogan ‘World Tourism for Peace’, lanciato dal World Religious Tourism Network tramite il responsabile per l’Italia, Biagio Maimone. Un messaggio che richiama il valore del viaggio come occasione di dialogo, incontro tra culture e costruzione di relazioni pacifiche, e che ben si accorda con la vocazione dell’ospitalità religiosa e non-profit, da sempre orientata non solo all’accoglienza materiale, ma anche alla promozione di una convivenza più umana, rispettosa e solidale.
Il New York Times accende i riflettori sull’ospitalità religiosa in Italia
Dopo l’attenzione ricevuta dal Times di Londra nello scorso gennaio, è ora il New York Times ad approfondire l’ospitalità religiosa in Italia, e in particolare su quella romana, confermando l’interesse internazionale verso una forma di accoglienza che rappresenta un tratto originale e distintivo del nostro Paese.
Nel reportage il quotidiano americano racconta le diverse opportunità offerte dalle comunità religiose a chi arriva a Roma per motivi spirituali, turistici, di studio o di lavoro, mettendo in luce anche l’impegno dell’Associazione Ospitalità Religiosa Italiana nella catalogazione e nella promozione di queste strutture.
L’articolo si sofferma su cinque realtà concrete, descrivendone caratteristiche, servizi, costi e stile di accoglienza. Ne emerge un modello apprezzato per la convenienza, la sobrietà degli ambienti e il valore umano dell’esperienza, capace di andare oltre il semplice pernottamento e di intercettare l’interesse di chi cerca un soggiorno più autentico e significativo.
“Essere presenti su media internazionali così autorevoli è molto importante” dichiara il presidente dell’Associazione Ospitalità Religiosa Italiana, Fabio Rocchi. “Significa poter far conoscere nel mondo un aspetto dell’ospitalità italiana davvero unico, che non si limita a offrire un posto dove dormire, ma propone uno stile di accoglienza fondato sulla relazione umana, sulla semplicità e su valori profondi. E’ una ricchezza originale del nostro Paese, difficilmente replicabile altrove”.
“Che grandi testate straniere scelgano di raccontare questa realtà,” aggiunge Rocchi, “aiuta a darle la giusta visibilità e a far comprendere come anche attraverso l’ospitalità religiosa l’Italia sappia esprimere un modello distintivo, in cui il soggiorno può trasformarsi in un’esperienza di incontro, attenzione e umanità”.
Nell’articolo inoltre si evidenzia il prezzo ‘contenuto’: “Uno degli elementi che rende particolari queste strutture è il prezzo contenuto. L’associazione di Rocchi stima il costo medio per notte di una camera doppia in una casa religiosa intorno ai 90 euro; una doppia in un hotel di Roma costa in media 190 euro. I visitatori devono aspettarsi camere essenziali. L’attenzione, ha detto Rocchi, è rivolta alla ‘semplicità, per farvi sentire a casa’, non ad un’esperienza da cinque stelle.
Trovare queste strutture può essere complicato: una legge italiana le definisce come realtà ‘gestite al di fuori dei normali canali commerciali’. Le prenotazioni vengono generalmente gestite via email o telefono, oltre che tramite banche dati come quella di Rocchi e del sito di prenotazione Monastery Stays. Per il viaggiatore che desidera uno sguardo più intimo su Roma, una casa religiosa per ospiti offre un ambiente sicuro e spesso centrale”.
Papa Leone XIV invita a rinnovare la missione di Cristo che porta pace
“Di nuovo il Signore ci porterà al vertice della sua missione, perché la sua passione, morte e risurrezione divengano il cuore della nostra missione. Quanto stiamo per rivivere, infatti, ha in sé la forza di trasformare ciò che l’orgoglio umano tende in genere a irrigidire: la nostra identità, il nostro posto nel mondo. La libertà di Gesù cambia il cuore, cura le ferite, profuma e fa brillare i nostri volti, riconcilia e raduna, perdona e risuscita”: presiedendo questa mattina la messa crismale papa Leone XIV ha riflettuto sul significato della missione cristiana. In ambito pastorale, sociale e politico nel ricordo di san Romero arcivescovo di San Salvador, ucciso sull’altare nel 1980.
La riflessione omiletica del papa si è concentrata sulla missione sacerdotale: “Nel primo anno in cui presiedo la Messa Crismale come vescovo di Roma, desidero riflettere con voi sulla missione a cui Dio ci consacra come suo popolo. E’ la missione cristiana, la stessa di Gesù, non un’altra. Ad essa ciascuno partecipa secondo la propria vocazione e in una personalissima obbedienza alla voce dello Spirito, mai però senza gli altri, mai trascurando o rompendo la comunione! Vescovi e presbiteri, rinnovando le nostre promesse, siamo a servizio di un popolo missionario. Siamo con tutti i battezzati il Corpo di Cristo, unti dal suo Spirito di libertà e di consolazione, Spirito di profezia e di unità”.
Infatti la missione significa che qualcuno è stato inviato: “Quanto Gesù vive nei momenti culminanti della sua missione è anticipato dall’oracolo di Isaia, da Lui indicato nella sinagoga di Nazaret come Parola che ‘oggi’ si avvera. Nell’ora della Pasqua, infatti, diventa definitivamente chiaro che Dio consacra per inviare. ‘Mi ha mandato’, dice Gesù, descrivendo quel movimento che lega il suo Corpo ai poveri, ai prigionieri, a chi brancola nel buio e a chi si trova oppresso. E noi, membra del suo Corpo, chiamiamo ‘apostolica’ una Chiesa inviata, sospinta oltre sé stessa, consacrata a Dio nel servizio delle sue creature”.
Inoltre la missione comporta l’abbandono di certezze: “Sappiamo che essere mandati comporta, per prima cosa, un distacco, ovvero il rischio di lasciare ciò che è familiare e certo, per inoltrarsi nel nuovo. E’ interessante che ‘con la potenza dello Spirito’, disceso su di Lui dopo il battesimo nel Giordano, Gesù ritorni in Galilea e venga ‘a Nazaret, dove era cresciuto’. E’ il luogo che ora deve lasciare. Si muove ‘secondo il suo solito’, ma per inaugurare un tempo nuovo.
Dovrà ora partire definitivamente da quel villaggio, affinché maturi ciò che vi è germogliato, sabato dopo sabato, nell’ascolto fedele della Parola di Dio. Ugualmente chiamerà altri a partire, a rischiare, perché nessun luogo diventi un recinto, nessuna identità una tana”.
Quindi la missione comporta anche una rinascita: “La nostra dignità di figli e figlie di Dio non può esserci tolta, né andare perduta, ma nemmeno gli affetti, i luoghi, le esperienze all’origine della nostra vita possono essere cancellati. Siamo eredi di tanto bene e insieme dei limiti di una storia in cui il Vangelo deve portare luce e salvezza, perdono e guarigione.
Così, non c’è missione senza riconciliazione con le nostre origini, coi doni e i limiti della formazione ricevuta; ma, allo stesso tempo, non c’è pace senza partenze, non c’è consapevolezza senza distacco, non c’è gioia senza rischio. Siamo il Corpo di Cristo se andiamo avanti, facendo i conti col passato senza venirne imprigionati: tutto si ritrova e si moltiplica se prima è lasciato andare, senza paura. E’ un primo segreto della missione. E non lo si sperimenta una volta sola, ma in ogni ripartenza, ad ogni ulteriore invio”.
E per incontrare l’altro occorre uno svuotamento: “Il cammino di Gesù ci rivela che la disponibilità a perdere, a svuotarsi, non è fine a sé stessa, ma condizione di incontro e di intimità. L’amore è vero soltanto se disarmato, ha bisogno di pochi ingombri, di nessuna ostentazione, custodisce delicatamente debolezza e nudità. Fatichiamo a buttarci in una missione così esposta, eppure non c’è ‘lieto annuncio ai poveri’ se andiamo a loro coi segni del potere, né vi è autentica liberazione se non diventiamo liberi dal possesso”.
Per il papa l’incontro missionario non avviene con la violenza, in quanto la salvezza si manifesta attraverso la ‘lingua materna’: “Di conseguenza, è ormai prioritario ricordare che né in ambito pastorale, né in ambito sociale e politico il bene può venire dalla prevaricazione. I grandi missionari sono testimoni di avvicinamenti in punta di piedi, che hanno per metodo la condivisione della vita, il servizio disinteressato, la rinuncia a qualunque strategia di calcolo, il dialogo, il rispetto. E’ la via dell’incarnazione, che sempre di nuovo prende forma di inculturazione. La salvezza, infatti, può essere accolta da ciascuno soltanto nella lingua materna”.
La missione non è impositiva, ma accetta l’ospitalità: “Per stabilire questa sintonia con l’invisibile, occorre arrivare là dove si è inviati con semplicità, onorando il mistero che ogni persona e ogni comunità porta con sé. Siamo ospiti: lo siamo come vescovi, come preti, come religiose e religiosi, come cristiani. Per ospitare, in effetti, dobbiamo imparare a farci ospitare. Anche i luoghi in cui la secolarizzazione sembra più avanzata non sono terra di conquista, o di riconquista… Questo avviene solo se nella Chiesa camminiamo insieme, se la missione non è avventura eroica di qualcuno, ma testimonianza viva di un Corpo dalle molte membra”.
In questo senso la ‘croce’ è parte della missione: “Si manifesta già nella violenta reazione degli abitanti di Nazaret alla parola di Gesù la drammatica possibilità dell’incomprensione e del rifiuto… La croce è parte della missione: l’invio si fa più amaro e spaventoso, ma anche più gratuito e dirompente. L’occupazione imperialistica del mondo è allora interrotta dall’interno, la violenza che fino a oggi si fa legge è smascherata. Il Messia povero, prigioniero, rifiutato, precipita nel buio della morte, ma così porta alla luce una creazione nuova”.
Ma dopo la ‘crocefissione’ c’è la ‘resurrezione’, come aveva scritto san Oscar Romero: “Quante risurrezioni anche a noi è dato sperimentare, quando, liberi da un atteggiamento difensivo, discendiamo nel servizio come un seme nella terra! Nella vita, possiamo attraversare situazioni in cui tutto pare finito. Ci chiediamo allora se la missione sia stata inutile. E’ vero: a differenza di Gesù, noi viviamo anche fallimenti che dipendono dall’insufficienza nostra o altrui, spesso da un groviglio di responsabilità, di luci e ombre”.
L’omelia è terminata con il messaggio dell’Apocalisse (‘Grazia a voi e pace da Gesù Cristo, il testimone fedele, il primogenito dei morti e il sovrano dei re della terra’): “Questo saluto fa sintesi del cammino di Gesù in un mondo conteso tra potenze che lo devastano. Al suo interno sorge un popolo nuovo, non di vittime, ma di testimoni. In quest’ora oscura della storia è piaciuto a Dio inviarci a diffondere il profumo di Cristo dove regna l’odore della morte. Rinnoviamo il nostro ‘sì’ a questa missione che ci chiede unità e che porta la pace. Sì, noi ci siamo! Superiamo il senso di impotenza e di paura! Noi annunciamo la tua morte, Signore, proclamiamo la tua risurrezione, nell’attesa della tua venuta”.
(Foto: Santa Sede)
Ospitalità Religiosa: Giubileo motore per Roma, Italia a +9%
Il settore dell’ospitalità a matrice religiosa e non-profit –che in Italia conta circa 3.000 strutture ricettive per un totale di 200.000 posti letto– tira le somme di questo 2025, anno segnato dall’afflusso straordinario dovuto al Giubileo e da un contesto economico ancora complesso.
Secondo i dati raccolti dall’Associazione Ospitalità Religiosa Italiana, Roma e provincia registrano un incremento del 14% delle presenze rispetto al 2024. Un risultato importante, che conferma la capacità di accoglienza del territorio in occasione dei grandi eventi religiosi. Allo stesso tempo, si tratta di una leggera flessione rispetto alle stime iniziali dei gestori, che ipotizzavano per l’Anno Santo una crescita attorno al 24%.
Ampliando lo sguardo all’intero Paese, il quadro restituisce comunque un segnale di fiducia. Il comparto della ricettività non-profit chiude il 2025 con un aumento medio delle presenze pari al 9% rispetto all’anno precedente. L’area del Centro Italia è quella che beneficia maggiormente dell’ ‘effetto Giubileo’, registrando un +11%, mentre Nord e Sud attestano entrambi l’incremente ad un +7%. Un andamento che conferma la funzione delle strutture religiose e sociali come rete diffusa di accoglienza, non solo nelle grandi città, ma anche nei piccoli centri e lungo i cammini di pellegrinaggio.
“Un po’ di ossigeno per le attività caritatevoli e missionarie finanziate da questi introiti –commenta Fabio Rocchi, presidente dell’Associazione Ospitalità Religiosa Italiana– ma anche una prospettiva che non si chiude con il Giubileo. Le esperienze di accoglienza vissute quest’anno non potranno che riverberarsi in future occasioni di incontro, ben al di là del semplice soggiorno. Molte persone hanno riscoperto il valore di una Casa che non è solo un letto per dormire, ma un luogo di ascolto, di condivisione, di vicinanza alle fragilità”.
Rocchi sottolinea inoltre come il 2025 abbia rappresentato per molte strutture un banco di prova: “Il Giubileo ha spinto i gestori a riorganizzare gli spazi, a migliorare l’accessibilità, a curare la comunicazione online e la gestione delle prenotazioni. Sono investimenti che resteranno e che permetteranno alle Case di essere pronte ad accogliere, anche nei prossimi anni, pellegrini, turisti responsabili, gruppi e famiglie in cerca di un’ospitalità sobria, sicura e alla portata di tutti”.
L’Associazione Ospitalità Religiosa Italiana vede in questi numeri non soltanto un segnale congiunturale legato al Giubileo, ma l’indicazione di una tendenza più profonda: la crescente ricerca di esperienze di viaggio che uniscano dimensione spirituale, attenzione alla persona e valorizzazione dei territori. Per questo l’Associazione continuerà a lavorare al fianco dei gestori, offrendo formazione, assistenza e strumenti operativi, perché l’ospitalità religiosa e non-profit possa rimanere un presidio di accoglienza aperta, solidale e sostenibile nel tempo.
Ospitalità non-profit: l’Antitrust chiarisce i limiti alla promozione
L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato si è espressa sul nodo che da decenni divide il settore della ricettività senza scopo di lucro, rappresentato da 3.000 Case per Ferie con 200.000 posti letto.
La questione era stata sollevata dall’Associazione Ospitalità Religiosa Italiana, richiamando la Legge 17 maggio 1983 n. 217 -poi recepita da quasi tutte le Regioni- che stabilisce come queste strutture debbano essere “gestite al di fuori dei normali canali commerciali”. Un passaggio interpretativo che, nel tempo, ha portato molte amministrazioni a escluderle da agenzie, pubblicità e portali di prenotazione online. L’Associazione aveva denunciato tale esclusione, giudicandola anacronistica e ingiustamente penalizzante in un mercato ormai aperto e diversificato verso ogni forma di ospitalità.
Con una delibera del 14 ottobre, l’Antitrust ha chiarito che secondo la normativa vigente l’esclusione dai canali commerciali non rappresenta una violazione delle regole di concorrenza, “in ragione delle specificità dell’attività in questione e dell’esistenza di canali di promozione alternativi”.
Pur non introducendo una completa liberalizzazione, il pronunciamento esplicita però che le Case per Ferie possono promuoversi attraverso circuiti dedicati, come ad esempio il portale ospitalitareligiosa.it, salvaguardando la loro identità solidale.
Il presidente dell’Associazione O.R.I., Fabio Rocchi, ha accolto con rispetto la delibera, ma avverte: “Resta aperta la questione del pieno riconoscimento dell’ospitalità non-profit come parte integrante del sistema ricettivo e turistico italiano. È tempo di superare ostacoli che ancora penalizzano queste realtà trasparenti e radicate sul territorio”. Rocchi auspica che “questa decisione possa comunque riaprire un confronto più ampio, orientato all’equità e alla valorizzazione di un patrimonio sociale e culturale unico al mondo”.
Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato: in dialogo con Arianna Burdo sulla speranza dei migranti
“La 111^ Giornata Mondiale del Migrante e Rifugiato, che il mio predecessore ha voluto far coincidere con il Giubileo dei migranti e del mondo missionario, ci offre l’occasione di riflettere sul nesso tra speranza, migrazione e missione. Il contesto mondiale attuale è tristemente segnato da guerre, violenze, ingiustizie e fenomeni meteorologici estremi, che obbligano milioni di persone a lasciare la loro terra d’origine per cercare rifugio altrove”: questo è l’inizio del messaggio per la Giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato che si celebra in occasione del Giubileo dei migranti, in programma sabato 4 e domenica 5 ottobre, scritto da papa Leone XIV, dal titolo ‘Migranti, missionari di speranza’, .
Nel messaggio il papa collega la speranza alla necessità di migrare: “Questo collegamento tra migrazione e speranza si rivela distintamente in molte delle esperienze migratorie dei nostri giorni. Molti migranti, rifugiati e sfollati sono testimoni privilegiati della speranza vissuta nella quotidianità, attraverso il loro affidarsi a Dio e la loro sopportazione delle avversità in vista di un futuro, nel quale intravedono l’avvicinarsi della felicità, dello sviluppo umano integrale”.
Partendo da queste iniziali riflessioni papali con la direttrice dell’Ufficio ‘Migrnatrs’ della diocesi di Ancona-Osimo, Arianna Burdo, iniziamo un riflessione sul significato di migrazione e speranza: per quale motivo i migranti possono essere missionari di speranza?
“Nel messaggio per la 111^ Giornata mondiale del migrante e del rifugiato papa Leone XIV ci invita a riflettere sul ruolo missionario dei migranti in quanto la loro fede e il loro coraggio li rende testimoni della speranza vissuta quotidianamente. Le loro difficoltà, la situazione dei loro paesi di provenienza, i loro viaggi ci sono da monito per non ‘sederci’ come chiesa, di continuare anche noi a camminare nel segno della speranza. Sono missionari perché con la loro vita annunciano che il futuro può essere abitato da fraternità, pace e dignità per tutti”.
Perché papa Leone XIV invita a non dimenticare l’ospitalità?
“Il papa ci invita a non dimenticare l’accoglienza, perché in questa sperimentiamo la bellezza dell’incontro, dell’ascolto e anche del conflitto, quello sano. Accogliere rende le nostre comunità aperta, curiose nei confronti di lingue, culture, giochi, cucina nuova. Accogliere significare per noi scambiare e lo vediamo già nella piccola esperienza del dopo scuola con tanti bambini provenienti da paesi diversi; provare a imparare un saluto diverso, una parola in una nuova lingua, stare allo stesso tavolo con le costruzioni”.
In quale modo i migranti possono ‘rigenerare’ le nostre città?
“La rigenerazione parte anche qui dallo scambio, dallo stare insieme, credo che non sia corretto dire che solo loro possono rigenerare, va fatto insieme, costruendo spazi di bellezza e condivisione. E’ la comunità che rigenera, con la creatività che papa Francesco ci chiedeva possiamo veramente essere fratelli tutti”.
Cosa significa nell’arcidiocesi di Ancona ed Osimo aprirsi all’accoglienza dell’altro?
“Per la nostra Chiesa aprirsi all’accoglienza vuol dire prima di tutto mettersi in cammino con chi arriva. Non basta aprire le porte: occorre creare luoghi di incontro, occasioni in cui ci si conosce e ci si riconosce come fratelli. Lo facciamo con iniziative concrete come la cena multietnica ‘Il mondo a tavola’, la Veglia dei popoli, i pellegrinaggi giubilari o il ‘Meeting dei popoli’. In questi momenti non c’è solo condivisione di cibo o di festa, ma soprattutto di vita e di fede. Accogliere significa anche lasciarsi evangelizzare da chi arriva: non solo offrire, ma ricevere i doni, i talenti e la spiritualità che le comunità migranti portano con sé. Proprio domenica 5 ottobre a Loreto celebreremo il Giubileo regionale dei migranti e del mondo missionario e sarà un momento di condivisione con la processione del ‘Signore dei Miracoli’ e la Santa Messa nella basilica”.
Allora è possibile camminare insieme nelle strade?
“Soprattutto in questo momento dobbiamo farlo sempre di più, ci stiamo interrogando su come poter essere sempre più per strada, ci sono sfide nuove, c’è bisogno di ‘abitare’ la strada. Cerchiamo sempre di più di farlo in modalità diverse, con il dopo scuola o la scuola d’italiano per stranieri, stando quindi in classe, vicino, ascoltando le storie di ognuno; siamo in cammino quado organizziamo un mondo a tavola e ci sono balli che ci uniscono. Anche per quest’anno proveremo sulla scia delle parole di papa Leone nel suo messaggio a continuare ad essere pellegrini di speranza”.
(Tratto da Aci Stampa)
Papa Leone XIV prega per i cristiani del Medio Oriente
“Esprimo il mio profondo dolore per l’attacco dell’esercito israeliano contro la Parrocchia cattolica della Sacra Famiglia in Gaza City; come sapete giovedì scorso ha causato la morte di tre cristiani e il grave ferimento di altri. Prego per le vittime, Saad Issa Kostandi Salameh, Foumia Issa Latif Ayyad, Najwa Ibrahim Latif Abu Daoud, e sono particolarmente vicino ai loro familiari e a tutti i parrocchiani. Tale atto, purtroppo, si aggiunge ai continui attacchi militari contro la popolazione civile e i luoghi di culto a Gaza”: al termine dell’Angelus a Castel Gandolfo, papa Leone XIV ha lanciato un forte appello per la pace, esprimendo dolore per le vittime dell’attacco israeliano contro la parrocchia della Sacra Famiglia a Gaza.
Esprimendo ‘vicinanza’ ai cristiani del Medio Oriente il papa ha chiesto la cessazione del conflitto: “Chiedo nuovamente che si fermi subito la barbarie della guerra e che si raggiunga una risoluzione pacifica del conflitto. Alla comunità internazionale rivolgo l’appello a osservare il diritto umanitario e a rispettare l’obbligo di tutela dei civili, nonché il divieto di punizione collettiva, di uso indiscriminato della forza e di spostamento forzato della popolazione”.
E davanti a tale conflitto anche il papa è impotente, ringraziandoli della loro testimonianza con l’affido alla Madre di Dio: “Ai nostri amati cristiani mediorientali dico: sono vicino alla vostra sensazione di poter fare poco davanti a questa situazione così drammatica. Siete nel cuore del Papa e di tutta la Chiesa. Grazie per la vostra testimonianza di fede. La Vergine Maria, donna del Levante, aurora del Sole nuovo che è sorto nella storia, vi protegga sempre e accompagni il mondo verso albori di pace”.
Mentre prima della recita dell’Angelus ha ricordato il valore dell’ospitalità: “Ci vuole umiltà sia a ospitare sia a farsi ospitare. Occorrono delicatezza, attenzione, apertura. Nel Vangelo, Marta rischia di non entrare fino in fondo nella gioia di questo scambio. E’ tanto presa da ciò che le tocca fare per accogliere Gesù, che rischia di rovinare un momento indimenticabile di incontro. Marta è una persona generosa, ma Dio la chiama a qualcosa di più bello della stessa generosità. La chiama a uscire da sé”.
Infatti il tempo estivo è un invito alla scoperta di essere ospiti: “Il tempo estivo può aiutarci a ‘rallentare’ e a diventare più simili a Maria che a Marta. A volte non ci concediamo la parte migliore. Bisogna che viviamo un po’ di riposo, col desiderio di imparare di più l’arte dell’ospitalità. L’industria delle vacanze vuole venderci ogni genere di esperienza, ma forse non quello che cerchiamo. E’ gratuito, infatti, e non si può comprare ogni vero incontro: sia quello con Dio, sia quello con gli altri, sia quello con la natura.
Occorre solo farsi ospiti: fare posto e anche chiederlo; accogliere e farsi accogliere. Abbiamo tanto da ricevere e non solo da dare. Abramo e Sara, seppure anziani, si scoprirono fecondi quando accolsero con tranquillità il Signore stesso in tre viandanti. Anche per noi c’è tanta vita da accogliere ancora”.
Mentre ha celebrato la messa ad Albano, dove era atteso dal 12 maggio: “La dinamica di questo incontro può farci riflettere: Dio sceglie la via dell’ospitalità per incontrare Sara e Abramo e dar loro l’annuncio della loro fecondità, che tanto desideravano e in cui ormai non speravano più. Dopo tanti momenti di grazia in cui già li aveva visitati, torna a bussare alla loro porta, chiedendo accoglienza e fiducia.
Ed i due anziani coniugi rispondono positivamente, senza sapere ancora cosa succederà. Riconoscono nei visitatori misteriosi la sua benedizione, la sua stessa presenza. Gli offrono quello che hanno: il cibo, la compagnia, il servizio, l’ombra di un albero. Ne ricevono la promessa di una vita nuova e di una discendenza”.
Anche il Vangelo racconta l’accoglienza con due sfaccettature: “Pur in circostanze diverse, anche il Vangelo ci parla dello stesso modo di agire di Dio. Anche qui, infatti, Gesù si presenta come ospite a casa di Marta e Maria. Non è uno sconosciuto: è a casa di amici e il clima è di festa. Una delle sorelle lo accoglie con mille attenzioni, mentre l’altra lo ascolta seduta ai suoi piedi, con l’atteggiamento tipico del discepolo nei confronti del maestro. Come sappiamo, alle lamentele della prima, che vorrebbe avere un po’ di aiuto nelle faccende pratiche, Gesù risponde invitandola ad apprezzare il valore dell’ascolto”.
Il modo di accogliere mostra il rapporto con Dio: “Se infatti è importante che viviamo la nostra fede nella concretezza dell’azione e nella fedeltà ai nostri doveri, a seconda dello stato e della vocazione di ciascuno, è però pure fondamentale che lo facciamo partendo dalla meditazione della Parola di Dio e dall’attenzione a ciò che lo Spirito Santo suggerisce al nostro cuore, riservando, a tale scopo, momenti di silenzio, momenti di preghiera, tempi in cui, facendo tacere rumori e distrazioni, ci raccogliamo davanti a Lui e facciamo unità in noi stessi”.
Questo è la centralità della vita cristiana: “E’ questa una dimensione della vita cristiana che oggi abbiamo particolarmente bisogno di recuperare, sia come valore personale e comunitario che come segno profetico per i nostri tempi: dare spazio al silenzio, all’ascolto del Padre che parla e ‘vede nel segreto’. A questo scopo i giorni estivi possono essere un momento provvidenziale in cui sperimentare quanto è bella e importante l’intimità con Dio, e quanto essa può aiutarci anche ad essere più aperti, più accoglienti gli uni verso gli altri”.
Però ascolto e servizio costano ‘fatica’: “Sia il servizio che l’ascolto non sono sempre facili: richiedono impegno, capacità di rinuncia. Costa fatica, ad esempio, nell’ascolto e nel servizio, la fedeltà e l’amore con cui un papà e una mamma mandano avanti la loro famiglia, come pure costa fatica l’impegno con cui i figli, a casa e a scuola, corrispondono ai loro sforzi; costa fatica capirsi quando si hanno opinioni diverse, perdonarsi quando si sbaglia, prestarsi assistenza quando si è malati, sostegno quando si è tristi. Ma è solo così, con questi sforzi, che nella vita si costruisce qualcosa di buono; è solo così che tra le persone nascono e crescono relazioni autentiche e forti, e che dal basso, dalla quotidianità, cresce, si diffonde e si sperimenta presente il Regno di Dio”.
Il papa ha concluso l’omelia sottolineando che ascolto e servizio non possono essere separati: “Abramo, Marta e Maria, oggi, ci ricordano proprio questo: che ascolto e servizio sono due atteggiamenti complementari con cui aprirci, nella vita, alla presenza benedicente del Signore. Il loro esempio ci invita a conciliare, nelle nostre giornate, contemplazione e azione, riposo e fatica, silenzio e operosità, con sapienza ed equilibrio, tenendo sempre come metro di giudizio la carità di Gesù, come luce la sua Parola e come sorgente di forza la sua grazia, che ci sostiene oltre le nostre stesse possibilità”.
(Foto: Santa Sede)
XVI Domenica Tempo Ordinario: Ospitare Dio nella nostra vita!
Oggi il Vangelo ci offre una icona della vera famiglia cristiana: non si tratta di una parabola ma di un fatto concreto. Gesù è ospite di una famiglia di tre persone: le sorelle Marta e Maria e il fratello Lazzaro. Tema della Liturgia è l’ospitalità di Abramo e quella di Marta e Maria. Dio è il vero e significativo ospite dell’anima. Dal racconto evangelico si evince che Marta è tutta presa a preparare il pranzo, addobbare la casa per l’accoglienza dignitosa di un ospite eccezionale; Maria, la sorella, è come rapita dalla presenza del maestro e se ne sta là, vicino a Gesù, ad ascoltarlo.
L’atteggiamento delle due sorelle è assai diverso ed evidenzia l’uno l’amore per la vita attiva, l’altro l’interesse per la vita contemplativa. Gesù, provocato affettuosamente da Marta, che si sente lasciata sola dalla sorella nelle faccende domestiche: pulizia, addobbo della tavola, preparazione dei pasti, risponde: ‘Marta, Marta, ti preoccupi di molte cose, ma una sola è la cosa di cui c’è veramente bisogno; Maria ha scelto la parte migliore e non le sarà tolta’.
Gesù non intende condannare l’atteggiamento del servizio, ma l’affanno dal quale tante volte si è presi, come se fosse l’unica cosa essenziale. La cosa veramente essenziale è un’altra: ascoltare la parola del Signore. Il Signore in quel momento è proprio lì, nella persona di Gesù. Tutto passerà o ci sarà tolto; ciò che rimane è solo la parola di Dio: parola eterna che dà senso al nostro agire quotidiano. Nessun disprezzo per la vita attiva, tanto meno per l’ospitalità; Ma Gesù evidenzia l’unica cosa veramente necessaria.
La persona, scriveva un giorno papa Benedetto XVI, deve lavorare, impegnarsi nelle occupazioni domestiche e professionali, ma ha bisogno in primis di Dio, che è luce interiore: amore e verità. Senza amore anche le attività più importanti perdono valore e non danno gioia; senza amore tutto il nostro fare si riduce ad attivismo sterile e disordinato. Siamo invitati dalla pagina del vangelo ad accogliere Dio nella nostra vita: solo lui è il vero ospite dell’anima, della famiglia e del mondo intero.
Accogliere Cristo significa ‘ascoltare la sua parola’. L’ascolto è l’unica azione cultuale richiesta da Dio al suo popolo; l’ascolto è l’unica cosa di cui abbiamo bisogno per adorare il Signore efficacemente; da qui le parole di Gesù: ‘Maria si è scelta la parte migliore che non le sarà tolta’. La parte migliore è il Vangelo di Cristo Gesù. Tutto passerà o ci sarà tolto, ma la parola di Dio rimane, è eterna e dà senso al nostro agire quotidiano: nessuno disprezzo per la vita attiva,nè tanto meno per l’ospitalità; ma l’unica cosa veramente necessaria è ascoltare la parola di Dio ed attuarla. Dio è sempre accanto a noi; è sempre ospite nella ‘famiglia umana’ perchè la famiglia e nella famiglia si completa l’uomo; Dio giustamente disse: ‘non è bene che l’uomo sia solo’.
Gesù incarnandosi volle nascere in una famiglia a Betlemme, volle vivere in una famiglia a Nazareth; istituì inoltre la Chiesa come la grande famiglia delle famiglie: la famiglia cristiana è la vera chiesa domestica. La sua presenza in noi si rivela nell’amore e nell’impegno: ‘Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui’.
La vera sapienza sta nel sapere coniugare questi due elementi: la contemplazione e l’azione. Anche le ferie estive servono a riequilibrare attivismo e contemplazione. la Santissima Vergine, madre di Gesù e nostra, ci guidi nell’amore di Dio e del prossimo con le mani di Marta e il cuore e la fede di Maria. La spiritualità cristiana è la sintesi di contemplazione e azione.
Società di San Vincenzo De Paoli: tre serate di solidarietà ai Lidi di Comacchio
L’estate ai Lidi di Comacchio si colora di solidarietà. La Conferenza ‘San Cassiano e Immacolata Concezione’ del Consiglio Centrale di Ferrara della Società di San Vincenzo De Paoli partecipa a tre degli appuntamenti serali con i mercatini. Il primo si è concluso al Porto di Garibaldi, il prossimo si svolge oggi, martedì 15 luglio al Lido Di Spina e infine il 24 luglio toccherà al Lido degli Estensi.
Una proposta carica di significato con tre serate all’insegna dell’artigianato locale, della condivisione e soprattutto dell’impegno verso chi vive situazioni di fragilità: “Il proposito è sostenere la ‘Casa della Serenità’ e la ‘Piccola Casa del Povero’, due realtà di accoglienza attive da oltre quarant’anni nel territorio comacchiese, che oggi necessitano di importanti interventi di ristrutturazione per poter continuare a garantire ospitalità a chi ne ha più bisogno” spiega Cecilia Cinti, Presidente della Conferenza ‘San Cassiano e Immacolata Concezione’ di Comacchio.
La Casa della Serenità ospita attualmente 12 donne: anziane sole, giovani madri con bambini, donne che hanno vissuto la durezza della guerra o situazioni di grave disagio abitativo. Gli alloggi (8 monolocali e 4 bilocali) rappresentano per loro non solo un tetto, ma un luogo protetto dove riprendere fiato e ricostruire una quotidianità.
La Piccola Casa del Povero, composta da 5 monolocali, accoglie uomini soli in condizioni di vulnerabilità. Entrambe le strutture offrono ospitalità gratuita: “Prevediamo un contributo simbolico commisurato alle possibilità di ciascuno”, spiega Cecilia Cinti.
Nate negli anni ’80, le due strutture di accoglienza hanno subito nel tempo interventi di manutenzione ordinaria. Oggi però, l’usura, gli eventi climatici estremi e il mutare delle esigenze abitative impongono lavori urgenti e straordinari con il rifacimento dei tetti, danneggiati da infiltrazioni, il miglioramento del comfort abitativo e degli adeguamenti che contribuiscono a promuovere la socializzazione tra gli ospiti e il benessere psicofisico.
I mercatini serali saranno un momento di festa e incontro, ma anche un’opportunità concreta per fare del bene. Le bancarelle di abbigliamento, artigianato, oggettistica, idee regalo e creazioni solidali allestite dai volontari della Conferenza ‘San Cassiano e Immacolata Concezione’ offrono ampia scelta e il ricavato contribuirà alla ristrutturazione delle due case e alle altre attività:
“L’iniziativa punta a coinvolgere residenti, turisti, volontari e operatori locali, in un gesto semplice ma dal valore profondo: aiutare chi è in difficoltà. Intanto possiamo dire che la prima serata è andata bene. Diversi turisti si sono fermati e abbiamo potuto far conoscere l’Associazione”, racconta la Presidente Cinti.
La Conferenza conta 18 soci e svolge anche un’intensa attività di sostegno alimentare grazie al Banco Alimentare: “Siamo noi a far visita a chi è in difficoltà. La visita a domicilio è una caratteristica distintiva della Società di San Vincenzo De Paoli e ogni giorno cerchiamo di portarla avanti con cura e dedizione”, evidenzia la Presidente della Conferenza.
Oltre alle case di accoglienza, la Conferenza sostiene la scuola dell’infanzia paritaria Nostra Signora di Lourdes e collabora con le religiose dell’Opus Maria Regina. Da quest’anno, ha preso il via anche una collaborazione con l’I.I.S. Remo Brindisi di Lido degli Estensi, con l’assegnazione di due borse di studio, una delle quali destinata a un’intera classe per permettere la partecipazione collettiva alla gita scolastica: “Vedere anche negli occhi dei più giovani, gioia e gratitudine, non ha eguali”, confida Cecilia Cinti
La Società di San Vincenzo De Paoli si fonda sull’insegnamento di San Vincenzo de’ Paoli che considerava la carità non solo come dono, ma come dovere morale verso il prossimo, soprattutto verso i più poveri e invisibili.
Il fondatore della Società, Federico Ozanam, giovane intellettuale francese, aveva fatto della carità organizzata e attiva la sua missione. Secondo lui, il cristianesimo doveva essere testimoniato con gesti quotidiani, con il servizio diretto ai bisognosi, e con la promozione della dignità umana.
A Comacchio, questo spirito continua a vivere nel lavoro silenzioso ma instancabile dei volontari che offrono accoglienza, ascolto e vicinanza a chi è rimasto indietro.
“Queste tre serate non sono solo un evento, ma una chiamata collettiva alla solidarietà. In un tempo in cui l’estate è solo sinonimo di divertimento, la Società di San Vincenzo De Paoli non si ferma e non smette di invitare ciascuno ad aprire lo sguardo verso l’altro. Verso chi ha più bisogno.
Un gesto semplice, come acquistare un oggetto artigianale, può contribuire a cambiare la vita di qualcuno”, afferma Cecilia Cinti e conclude: “Visitare i mercatini significa abbracciare il valore della solidarietà e contribuire a un progetto che dona speranza e dignità a chi non ha più nulla”.
(Foto: Società San Vincenzo de’ Paoli)




























