Tag Archives: Ospitalità
Riccardo Rossi ricorda Fratel Biagio Conte
“Quando era presente alla santa messa, Fratel Biagio, missionario, nato il 16 settembre del 1963, oggi ricorre la sua nascita, fondatore di una comunità che a Palermo ospitava gratuitamente circa 1000 indigenti, più di una volta abbiamo assistito a eventi straordinari o altre manifestazioni di grande fede”.
E’’ quanto dice Riccardo Rossi, giornalista ex portavoce del missionario, ricordando il francescano laico scomparso nel giorno della sua nascita: “Ad esempio, era domenica e un centinaio di persone stavano partecipando alla santa messa nella chiesa Casa di Preghiera per tutti i Popoli (nel 2019); improvvisamente il fratello che suonava i tamburi nel coro si sentì male, impallidì, ci si rese conto qualche minuto dopo che era stato colpito da un infarto.
Fu chiamata subito l’ambulanza e i medici che lo presero in carico riscontrarono che i valori dell’uomo erano decisamente alterati. Mentre stavano preparandosi per portarlo in ospedale, il fratello improvvisamente sente di stare meglio e manifesta l’intenzione di non essere ricoverato, considerato anche che i valori, rimisurati, si erano stabilizzati. L’ambulanza così va via, ma dopo pochi minuti ritorna davanti la chiesa; gli operatori avevano dimenticato degli attrezzi necessari. Entrano in chiesa, mentre la celebrazione nel frattempo era andata avanti e scorgono l’uomo, che fino a qualche minuto stava male, a suonare i tamburi, come niente fosse successo. Rimasero sbalorditi, per la sua ripresa quasi immediata”.
“Terminata la santa messa, con mia moglie Barbara- continua Rossi- abbiamo raggiunto Fratel Biagio in sacrestia per capire qualcosa in più di quello che era successo. Fratel Biagio, con un animo contento e con un sorriso puro come quello di un bambino, ci raccontò: ‘Oggi nella Lettura si narrava della parabola di Gesù che guarisce la suocera di Pietro; ella come fu guarita si mise a servirli. Ebbene io ho pregato il buon Gesù e ho chiesto a Lui di far riprendere dal malore il mio fratellino e che poi potesse tornare tranquillamente a suonare i tamburi. Il buon Gesù mi ha accontentato’.
A tal proposito Gesù aggiunge nel volume 20, Libro di Cielo, 22 ottobre 1926, vergato dalla Serva di Dio Luisa Piccarreta: Il Regno del Fiat Divino farà il gran miracolo di sbandire tutti i mali, tutte le miserie, tutti i timori, perché Essa non farà il miracolo a tempo ed a circostanze, ma si terrà i suoi figli del suo regno con un atto di miracolo continuato, per preservarli da qualunque male e farli distinguere come figli del regno suo”.
“Il nostro compito è sempre più di affidarci alla fede, afferma Riccardo Rossi, Piccolo Figlio della Divina Volontà, perché con l’Avvento del Regno di Dio, saranno eliminati tutti mali e ci saranno solo i beni”.
(Tratto da AdnKronos)
Gesti e parole di papa Leone XIV in difesa della vita
Più delle parole, i gesti ed il silenzio: così può sintetizzarsi il viaggio di papa Leone XIV a Lampedusa, compiuto sabato scorso. A Lampedusa solo l’omelia della celebrazione eucaristica resta di questo viaggio, molto precisa e che richiama a responsabilità: “Non sono venuto per fare discorsi, ma a celebrare l’Eucaristia, segno supremo della presenza di Cristo in mezzo a noi. Il gesto di Gesù che spezza il pane per donare Sé stesso dà senso e forza ai nostri gesti quotidiani di assistenza e di condivisione. Sì, questo è un luogo in cui, più che le parole, parlano i gesti. Ma i gesti, per essere umani, hanno bisogno di un cuore. Per questo ci siamo radunati qui: per attingere da Cristo l’amore che solo Lui può darci, perché il mondo di oggi e di domani sia più umano, più umano per tutti”.
Gesti compiuti come quello di fermarsi sulla tomba di un migrante, oppure il passaggio nella ‘Porta d’Europa’, per ricordarci che anche loro sono uomini e donne: “Perciò, da questo estremo lembo d’Europa nel Mare Mediterraneo, si vede meglio la chiamata epocale che il fenomeno migratorio rivolge alle società europee. Anche per questo aspetto (come per quelli della transizione ecologica e della promozione della pace) l’Europa possiede un potenziale unico, che le deriva dalla sua storia e dalla sua cultura, e quindi una pari responsabilità”.
Questo lo aveva detto anche nella celebrazione eucaristica a Tenerife, durante il viaggio apostolico in Spagna: “E’ un mistero che risuona in modo del tutto specifico in queste isole, al centro di rotte migratorie che le rendono luogo di prima accoglienza di fratelli e sorelle il cui viaggio è in genere esposto a pericoli e violenze inenarrabili. A fronte di chi specula sulla disperazione, come cristiani non soltanto possiamo offrire un riflesso del Signore che dice ‘Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro’. La grazia più grande è che ci lasciamo evangelizzare da chi soccorriamo, che riconosciamo la misteriosa sapienza di Dio scritta nella loro stessa carne”.
Parole di peso, rivolte ai cattolici, in quanto pronunciate in omelie nelle celebrazioni eucaristiche, particolare significato nella vita dei cristiani, con invito ad aprirsi all’ospitalità: “Siate dunque, nel piccolo, profezia di ciò cui possiamo tendere insieme su grande scala. A beneficiarne sarete voi per primi e le vostre famiglie, superando le divisioni e le divergenze che solo la carità può sciogliere. La parrocchia, in particolare, sia una comunità dove, alla scuola del Vangelo, si impara insieme ad accogliere, accompagnare e integrare, in stile di comunione”.
In questo consiste la profezia della ‘civiltà dell’amore’: “Insieme ad un gran numero di profeti e martiri del secolo scorso, essi hanno compreso che, agli abissi del cuore umano e agli orrori della guerra, solo la misericordia sa rispondere con nuovi inizi. Ora, sulle spalle di questi giganti, siamo entrati in un millennio in cui dare forma spirituale, culturale, giuridica, politica, economica alla civiltà dell’amore. L’enormità del dolore che osserviamo ci faccia cogliere la radicalità di questa chiamata”.
Parole sottolineate anche nella lettera inviata dal papa in occasione del 250^ anniversario della fondazione degli Stati Uniti d’America: “Tra i principi che hanno guidato la crescita di questo Paese, c’è anche la dignità donata da Dio di ogni vita umana, essendo ogni persona dotata di un valore inerente che esige riverenza, protezione e cura. In questo spirito, una piena comprensione di questa dignità porta a riconoscere l’importanza di salvaguardare la vita umana dal suo inizio con il concepimento fino alla morte naturale, e di costruire una società in cui i vulnerabili, i sofferenti e i dimenticati siano sempre accolti con compassione, solidarietà e amore”.
Per questo la difesa della vita non può escludere i migranti: “La difesa della vita umana include anche accogliere, proteggere e assistere gli immigrati, le cui speranze, i cui sacrifici e i cui contributi hanno fatto parte della storia di questo Paese sin dall’inizio. In ogni generazione, quanti sono arrivati alla ricerca di libertà, opportunità e un luogo a cui appartenere hanno aiutato a plasmare il carattere della nazione. Accoglierli con compassione e generosità non è soltanto un atto di carità, ma anche il riconoscimento della dignità che appartiene a ogni persona umana”.
Per questo è molto importante il richiamo di papa Leone XIV al suo predecessore papa Leone XIII, che nell’enciclica ‘Sapientiae Christianae’, datata 1890, ha scritto: “Quanto poi a coloro che parteciperanno alla politica dovranno evitare due difetti, dei quali uno usurpa il falso nome di prudenza, l’altro è la temerarietà. Alcuni affermano che non conviene opporsi apertamente alla potente e imperante iniquità, perché la lotta non esasperi l’animo degli avversari.
Non si sa se costoro stiano pro o contro la Chiesa, in quanto affermano di professare la dottrina cattolica ma poi vorrebbero che la Chiesa permettesse di propagare impunemente le teorie che le sono contrarie. Si lamentano dello scadimento della fede ed anche della corruzione dei costumi, ma non fanno nulla per rimediarvi, anzi talvolta con l’eccessiva indulgenza o con una dannosa simulazione aggravano il male. Costoro vogliono che nessuno abbia dubbi sulla loro devozione alla Sede Apostolica, ma hanno sempre qualcosa da rimproverare al Papa”.
Per questo è opportuno chiudere questa riflessione con le parole del direttore generale della Fondazione Migrantes, mons.Pierpaolo Felicolo: “Sì, é stata una visita fatta di gesti di cuore e di immagini che restano nel cuore, perché come ha detto il Papa: ‘Questo è un luogo in cui, più che le parole, parlano i gesti’. Gesti che sollecitano tutti a scegliere come porsi sulla ‘Porta d’Europa’, di fronte alla realtà delle migrazioni, alla luce del Vangelo e del consolidato Magistero della Chiesa”.
Un gesto che richiama quello compiuto da papa san Giovanni Paolo II nel 1992 sull’isolotto di Gorée, in Senegal: “La Chiesa che evangelizza e si fa evangelizzare dai migranti è ciò che di più prezioso possiamo offrire contro la globalizzazione dell’indifferenza, per costruire anche da lavoratori e cittadini quella civiltà dell’amore che Leone XIV continua a invocare come possibilità concreta”.
Insomma il Vangelo delle beatitudini, sine glossa.
(Foto: Santa Sede)
‘Religious Tourism for Peace’: lo slogan internazionale per la pace promosso dalla Rete Mondiale del Turismo Religioso
L’Associazione Ospitalità Religiosa Italiana ha aderito allo slogan internazionale ‘Religious Tourism for Peace’, promosso dal Coordinamento Italiano della Rete Mondiale del Turismo Religioso. Una scelta che va ben oltre il valore simbolico di una semplice adesione: rappresenta una chiara e convinta assunzione di responsabilità culturale, sociale ed etica, pienamente coerente con la missione dell’associazione, impegnata a promuovere un turismo religioso fondato sul dialogo, sull’incontro tra culture, sulla fraternità tra i popoli e sulla costruzione della pace.
Lo ha dichiarato il Presidente Fabio Rocchi, sottolineando come il turismo, e in particolare quello religioso e non-profit, possa rappresentare uno straordinario strumento di dialogo interculturale, di coesione sociale, di crescita reciproca e di costruzione di relazioni fondate sul rispetto, sulla solidarietà e sulla convivenza pacifica.
Lo slogan ‘Religious Tourism for Peace’ è stato ideato da Biagio Maimone, Coordinatore per l’Italia del World Religious Tourism Network, rete internazionale presente in diciotto Paesi che promuove il turismo religioso e i pellegrinaggi quali autentiche occasioni di incontro tra popoli, culture e confessioni religiose diverse. Biagio Maimone ha dichiarato:
“Religious Tourism for Peace nasce dalla convinzione che la pace non sia un’utopia, ma un processo storico, culturale e spirituale che richiede luoghi d’incontro, percorsi di conoscenza reciproca e una costante educazione al dialogo. In un tempo segnato da guerre, divisioni e diffidenze, il turismo religioso può diventare uno straordinario laboratorio di fraternità, perché mette in relazione persone, popoli, culture e tradizioni religiose diverse attraverso l’esperienza del viaggio, del pellegrinaggio, dell’accoglienza e della condivisione.
Il pellegrinaggio non rappresenta soltanto uno spostamento geografico, ma un itinerario umano e spirituale che conduce all’incontro con l’altro. Ogni cammino compiuto nella ricerca del sacro diviene anche un cammino verso la comprensione reciproca, il rispetto delle differenze e la costruzione di una cultura della pace.
Sono profondamente convinto che il turismo religioso costituisca una forma di autentica diplomazia dei popoli, capace di generare relazioni, abbattere i pregiudizi, favorire la cooperazione tra le comunità e contribuire alla costruzione di un nuovo umanesimo fondato sulla dignità della persona, sulla fraternità universale e sul bene comune.
La mia ispirazione affonda le proprie radici nel magistero di papa Francesco, che ha indicato il dialogo come via privilegiata per edificare la pace e promuovere la fratellanza umana, e nell’azione missionaria di papa Leone XIV, che richiama con forza la responsabilità della Chiesa quale costruttrice di riconciliazione, speranza e comunione tra i popoli. Mi riconosco inoltre nei principi espressi dal Documento sulla Fratellanza Umana per la Pace Mondiale e la Convivenza Comune, che considera il dialogo interreligioso non un’opzione accessoria, ma una responsabilità morale e culturale condivisa dall’intera comunità internazionale.
Promuovere il turismo religioso significa promuovere una cultura dell’incontro, della conoscenza reciproca e della pace. Significa riconoscere che ogni pellegrino, ogni santuario, ogni itinerario spirituale e ogni esperienza di ospitalità possono trasformarsi in un ponte tra civiltà, in uno spazio di dialogo tra le religioni e in un concreto contributo alla costruzione di un mondo più giusto, più solidale e più umano.
Questo è il significato più profondo di ‘Religious Tourism for Peace’: fare del viaggio un linguaggio universale di pace e della spiritualità una forza capace di unire i popoli nella comune vocazione alla fraternità”.
Biagio Maimone è inoltre direttore della comunicazione della Fondazione Bambino Gesù del Cairo, il cui presidente è mons. Yoannis Lazhi Gaid, già segretario particolare di papa Francesco. La Fondazione nasce dal Documento sulla Fratellanza Umana per la Pace Mondiale e la Convivenza Comune, sottoscritto ad Abu Dhabi da Papa Francesco e dal Grande Imam di Al-Azhar, e rappresenta oggi uno dei più significativi strumenti di dialogo interreligioso e di promozione della cultura della pace.
Da poco la Rete è presente anche in Italia, con il suo primo insediamento nell’area sud della Basilicata, grazie all’accordo sottoscritto con il GAL ‘La Cittadella del Sapere’, che riunisce 27 Comuni del territorio. Si tratta di un’importante iniziativa che segna l’avvio operativo della Rete nel nostro Paese e rafforza la valorizzazione del turismo religioso a livello locale e internazionale.
L’adesione dell’Associazione si inserisce in un percorso già avviato: Ospitalità Religiosa Italiana è infatti entrata a far parte del network internazionale lo scorso anno, rafforzando così il proprio ruolo anche a livello globale.
La Rete Mondiale del Turismo Religioso e l’Associazione Ospitalità Religiosa Italiana condividono una medesima visione del turismo religioso e spirituale: un modello etico, umano e sostenibile, fondato sulla centralità della persona, sul rispetto dei territori e sulla valorizzazione delle identità culturali e religiose. Biagio Maimone ha inoltre ribadito la proposta, già presentata al Ministero del Turismo, di istituire una sede istituzionale dedicata al turismo religioso.
Un organismo che possa valorizzarne il ruolo strategico, tutelarne le specificità e preservarne l’autenticità, contrastando con decisione ogni forma di speculazione e di impropria mercificazione del turismo religioso. Una struttura dedicata rappresenterebbe un presidio qualificato per promuovere, coordinare e proteggere un settore che richiede competenza, sensibilità e una visione di lungo periodo.
In questo contesto, l’ospitalità religiosa si conferma un modello distintivo del sistema italiano dell’accoglienza: non soltanto una rete di strutture ricettive, ma una vera infrastruttura sociale diffusa, capace di coniugare etica, sostenibilità e accessibilità. L’adesione allo slogan ‘Religious Tourism for Peace’ rafforza quindi un orientamento già profondamente radicato nei valori del settore.
Questa impostazione trova conferma anche nei dati del Rapporto 2026 sullo stato dell’ospitalità religiosa e non-profit in Italia. Pur registrando una lieve diminuzione del numero delle strutture (2.911, pari a -1% rispetto al 2025), il comparto evidenzia una crescita della capacità ricettiva, che raggiunge 193.945 posti letto, con un incremento del 2% rispetto all’anno precedente. Un dato che testimonia un processo di razionalizzazione e di rafforzamento qualitativo dell’offerta, più che una semplice espansione quantitativa.
La distribuzione territoriale conferma il primato del Lazio, con oltre 31.000 posti letto, seguito da Veneto, Emilia-Romagna e Lombardia. Il settore mostra inoltre una progressiva ripresa rispetto alla contrazione registrata durante la pandemia, tornando su livelli di capacità ricettiva superiori ai 190 mila posti letto. Ulteriori elementi qualificanti emergono dall’analisi dei servizi offerti: il 70% delle strutture dispone di connessione Wi-Fi, mentre una quota residuale sceglie consapevolmente la disconnessione come elemento identitario; il 25% delle strutture è situato in aree montane e il 44% offre formule di autogestione, a conferma della varietà dei modelli di ospitalità e delle esigenze cui il settore è in grado di rispondere, come ha dichiarato Fabio Rocchi, presidente dell’Associazione Ospitalità Religiosa Italiana:
“L’ospitalità religiosa e non-profit continua a rappresentare una componente significativa del panorama italiano dell’accoglienza. I numeri dimostrano che il settore non arretra, ma evolve. È il segnale di un comparto che sta ritrovando slancio, solidità e prospettive di crescita. Una rete che unisce accoglienza, funzione sociale e presidio dei territori, confermandosi come un modello di ospitalità capace di coniugare sostenibilità, accessibilità e centralità della persona”.
In questo quadro, l’adesione a ‘Religious Tourism for Peace’ assume un significato che va oltre la condivisione di uno slogan: rappresenta l’affermazione di una visione del turismo come strumento di dialogo, responsabilità e costruzione di comunità, contribuendo a rafforzare il ruolo del turismo religioso nelle politiche culturali e sociali del nostro tempo.
Sondaggio estate 2026: tariffe low-cost per vacanze etiche e di qualità
Low-cost significa sempre disagio? No. A confermarlo è il sondaggio sulle tariffe estive 2026 proposto dall’Associazione Ospitalità Religiosa Italiana tra le circa 3000 strutture ricettive religiose e non-profit. Ne emerge un quadro incoraggiante per famiglie e viaggiatori attenti al budget: il 49% dei gestori ha mantenuto invariati i prezzi rispetto allo scorso anno, nonostante l’aumento dei costi di gestione. L’incremento medio resta sotto il 3%.
A parità di servizi offerti, le tariffe risultano più economiche rispetto alle strutture commerciali. Secondo il sondaggio, l’estate 2026 propone per due persone in camera doppia il pernottamento con colazione mediamente a 86 euro al giorno, mentre la pensione completa è offerta mediamente a 133 euro. Con meno di 1.000 euro, dunque, una coppia può vivere una settimana di vacanza con vitto e alloggio completi. Le destinazioni determinano alcuni distinguo.
Per due persone, al mare i costi giornalieri medi si attestano tra 106 euro con colazione e 138 euro in pensione completa. In montagna si scende rispettivamente a 83 e 131 euro, mentre nella natura le tariffe medie sono pari a 77 e 141 euro. Nelle città d’arte e nei luoghi di spiritualità in due il costo medio giornaliero è di 82 euro con colazione e 124 euro in pensione completa.
Si tratta di soluzioni accessibili per chi cerca riposo, accoglienza e semplicità, senza rinunciare a standard adeguati, in contesti caratterizzati da tranquillità, cura degli ambienti e attenzione alla persona: “Queste ospitalità sono una risposta concreta per chi cerca una vacanza senza costi proibitivi”, dichiara Fabio Rocchi, presidente dell’Associazione. “Non è un turismo di ripiego, ma un modello sobrio ed etico, capace di unire qualità, risparmio e valore sociale”.
Scegliere queste strutture significa infatti (e senza fare null’altro) sostenere anche le attività caritative, assistenziali, educative e missionarie promosse da enti religiosi, associazioni, onlus e fondazioni. Un motivo in più per dare alla meritata vacanza un significato etico e responsabile.
Le strutture sono contattabili direttamente e senza commissioni, attraverso il portale ospitalitareligiosa.it che da oltre un decennio promuove l’ospitalità religiosa e non-profit presso il grande pubblico.
Papa Leone XIV: nessuno è un’isola
“Riparto per Roma commosso per il grande affetto che mi ha circondato e confortato dalle testimonianze di fede e di amore per la Chiesa, espressioni del grande cuore cattolico della Spagna. Da questo Porto, che porta il nome della Santa Croce, il pensiero si allarga al mondo intero e alle sue ferite, che fanno soffrire intere popolazioni. A tutti vorrei rivolgere il motto di questo mio viaggio: ‘Alzate lo sguardo!’ Sì, volgiamo lo sguardo a Cristo Crocifisso: il suo Cuore è la fonte della misericordia, che sola può salvare l’umanità bisognosa di perdono e di riconciliazione per giungere a una pace vera e duratura. Alziamo lo sguardo come fece Maria, la Madre di tutti i sofferenti, e guidati da lei riprendiamo il cammino con speranza!”: è l’invito finale rivolto da papa Leone XIV ai 50.000 fedeli che hanno partecipato alla celebrazione eucaristica a Tenerife, che ha concluso il viaggio apostolico in Spagna.
Nell’omelia della solennità del Sacro Cuore il papa ha sottolineato il rapporto tra il cuore di Dio ed il cuore dell’uomo: “Sono lieto di celebrare con voi l’Eucaristia, rendendo grazie per la fede e la carità di cui ho ricevuto tante testimonianze in questo viaggio apostolico e che rendono anche il vostro arcipelago, così noto per la sua bellezza e la sua accoglienza, un luogo in cui il Signore Risorto ci precede e si manifesta. Davanti a noi il mare richiama l’infinito e così anche il cielo, ma infinito è soprattutto il desiderio che unisce il cuore di Dio a tanti cuori umani, le cui gioie e speranze, tristezze e angosce trovano eco nel cuore della Chiesa”.
Il ‘segreto’ del cuore è che nessuno è un’isola’: “Nessun essere umano, infatti, è un’isola; la collocazione geografica di questa Diocesi e le sfide pastorali che la impegnano testimoniano che siamo nati per l’incontro e che non c’è ostacolo, distanza, pericolo o minaccia che possa impedire a ciascuno il suo viaggio. Sia rimanendo per una vita intera nello stesso luogo, sia scegliendo o essendo costretti a partire nessuno è mai fermo. E’ questo il segreto del cuore: l’intima chiamata all’esodo e all’incontro”.
Il Cuore di Gesù aiuta a mantenere la rotta: “C’è vita quando si dona la vita. Altrimenti si gira a vuoto… Che cosa cerca il cuore umano? Come rispondere alla sua sete in modo non ingannevole? Quanto è importante, specialmente per chi si lascia orientare dal Vangelo, non ridurre tutto a commercio e profitto… Interpretate così, cari fratelli e sorelle, la vostra vocazione all’accoglienza”.
Ed ai ‘piccoli’ Dio si è manifestato: “Il Vangelo, oggi, sembra radicalizzare questa sfida e ci ricorda la ricchezza dei poveri: un paradosso che riguarda direttamente la vita di Gesù, la sua verità, la via su cui ci chiede ancora di seguirlo. Nella pagina che abbiamo ascoltato benedice il Padre per questo: è ai piccoli, che nel contesto significa ai minimi, a quelli che nessuno stima capaci di pensiero e di parola, che Dio ha rivelato sé stesso. Li ha arricchiti di ciò che resta nascosto a chi è circondato di ammirazione e successo. Con l’Esortazione apostolica ‘Dilexi te’ ho inteso porre attenzione a tale posto privilegiato dei poveri nella Rivelazione divina e nella missione della Chiesa”.
E di nuovo si è scagliato contro i trafficanti di migranti: “E’ un mistero che risuona in modo del tutto specifico in queste isole, al centro di rotte migratorie che le rendono luogo di prima accoglienza di fratelli e sorelle il cui viaggio è in genere esposto a pericoli e violenze inenarrabili. A fronte di chi specula sulla disperazione, come cristiani non soltanto possiamo offrire un riflesso del Signore che dice ‘Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro’… Il Signore, che riprende e corregge quelli che ama (cfr. Ap 3,19), desidera rendere semplice e lieta la vita della nostra Chiesa”.
Ringraziandoli per l’ospitalità li ha invitati ad avere cura delle persone: “Abbiate particolare attenzione agli adolescenti e ai giovani, ricchi e poveri, residenti e ospiti: hanno bisogno di essere conosciuti con uno sguardo che vede oltre le apparenze e riconosce la profondità del loro cuore inquieto, non di rado già orientato, magari inconsapevolmente, al Regno di Dio e alla sua giustizia. Respirino fra voi che ‘Dio è amore; chi rimane nell’amore rimane in Dio e Dio rimane in lui’. Questo è il cuore del Vangelo, il cuore di Cristo. Chi vi si immerge non vive più per sé stesso. Aprite a tutti questo mare di amore! E’ il mio augurio e la mia preghiera per voi e per tutti coloro che incontrate nel vostro cammino”.
(Foto: Santa Sede)
Don Luigi Epicoco: l’accoglienza è eucarestia
‘25 anni di accoglienza, di cura e di comunità nel territorio maceratese’, ha esordito la presidente de ‘La Goccia’, Valeria Rossi, aprendo l’incontro svoltosi a fine febbraio nel monastero cistercense dell’Abbadia di Fiastra con don Luigi Epicoco, docente incaricato di antropologia filosofica alla Pontificia Accademia Alfonsiana e alla Pontificia Facoltà Teologica Teresianum. sull’ospitalità, ‘Non dimenticate l’ospitalità: alcuni praticandola hanno accolto degli angeli senza saperlo’, tratto dalla lettera agli Ebrei.
Infatti il 28 febbraio 2001 Flavia e Paolo Carassai, insieme ad altre famiglie, diedero vita all’associazione per accogliere una bambina, Alexia, bisognosa di tutto. Da quel gesto è nata una rete che in questi anni ha accompagnato famiglie affidatarie, sostenuto bambini e ragazzi in difficoltà e operato per diffondere la cultura dell’accoglienza.
Don Epicoco ha riflettuto sulla gratitudine: ‘Non è un’emozione passeggera, ma la capacità di accorgersi del bene ricevuto, di non darlo per scontato’, richiamando il cammino compiuto con citazioni dal libro del Deuteronomio e dalle pagine dell’Esodo: ‘La gratitudine non è nostalgia, ma forza per ripartire’. Una gratitudine espressa nell’episodio evangelico dei dieci lebbrosi, in cui solo uno, straniero, torna indietro a ringraziare: ‘Non ha ricevuto solo una guarigione, ma la salvezza’.
Riprendendo l’episodio di Abramo alle querce di Mamre, don Epicoco ha parlato di uno sguardo che si alza per diventare luogo di comunione: ‘L’accoglienza cristiana non è filantropia è eucaristia: restituzione grata di un bene ricevuto’. Inoltre nella riflessione ha evidenziato la difficoltà di Abramo a rispondere per la prima volta nella storia a Dio che si rivela:
“Come Abramo ciascuno di noi è il primo del quale si dovrebbe poter dire ‘Come te nessuno mai’, questa infatti dovrebbe essere la nostra vocazione del credente, chiamato a vivere il mistero e la novità della propria vita. Quando priviamo il mondo di questa novità priviamo il mondo di santità; sta a noi scoprire la novità con cui vivere le situazioni belle o brutte che siano. Oggi tutti fanno le stesse cose, ma nessuno fa emergere in esse la novità”.
Insomma, l’incontro con Gesù significa scoprire il mai visto in noi e non sicurezza delle nostre certezze: “Per noi, invece, la fede è essenzialmente sicurezza, basata su precisi punti di riferimento, sulle nostre aspettative, su come pensiamo debba essere la nostra vita, ma non è così, bisogna lasciarsi mettere in crisi, anche se questo ci inquieta. L’indifferenza è la mancanza di novità. Come Abramo ciascuno di noi è unico, primo, nuovo e come ad Abramo anche a noi Dio mette nel cuore una promessa, che vuole realizzare. Non importa quello che stiamo vivendo, ma come sappiamo viverlo in novità”.
Infatti la storia della salvezza non è fatta solo di grandi personalità, in quanto spesso Dio si serve di personaggi minori come Sara, Lot, Ismaele, Rebecca: “Tutte queste figure minori, come le radici di un albero che, benché nascoste sottoterra gli consentono vivere e crescere, ci fanno vedere che senza il valore aggiunto delle relazioni non ci può essere il viaggio di salvezza. Ciascuno di noi è protagonista di una storia, tuttavia a volte è chiamato a svolgere il ruolo di attore non protagonista”.
Quindi il rifiuto della salvezza deriva dalla ‘stanchezza’ di apertura mentale di accogliere?
“Io penso che la sfiducia dilagante che avvertiamo dipende dal fatto che guardiamo un po’ troppo a noi stessi e non a Lui. Una persona stanca che si guarda i piedi può solo deprimersi. Una persona stanca che guarda il ‘motivo’ per cui il viaggio vale la pena, trova sempre il modo di mettere il passo successivo. Non è parlando solo della crisi che ci attraversa che ne verremo fuori. E’ tornare a mettere Cristo al centro e non i nostri limiti che ci darà anche energie nuove. A volte penso che il nostro vero problema è un problema di fede”.
Allora, perché l’accoglienza è importante?
“L’accoglienza è vita soltanto quando non si chiude, perché quando ci chiudiamo all’accoglienza entriamo nella morte Soltanto nell’apertura sperimentiamo la vita”.
E quale è il ‘più’ dell’accoglienza cristiana?
“L’accoglienza cristiana nasce dal fatto che l’abbiamo sperimentata da Cristo. Quindi quando viviamo l’Eucarestia possiamo rispondere a questo dono diventando Eucarestia”.
Siamo nell’ottocento anniversario della morte di san Francesco: quale accoglienza hanno sperimentato Francesco e Chiara?
“San Francesco si converte abbracciando un lebbroso: è stato nell’incontro con il dolore dell’altro. Lui dice che prima gli sembrava amara la vita e dopo quell’abbraccio tutto divenne dolce. La sua conversione è figlia di un incontro”.
‘Francesco e Chiara. La gratitudine di un uomo e la rivoluzione di una donna’ è il titolo del suo libro: quanto è rischioso idealizzare i santi?
“Il rischio della santità è quello di idealizzare. Abbiamo bisogno a volte di nascondere i difetti, di ‘ripulire’ le figure a cui guardiamo. Così possiamo forse ammirarle di più, e possono risplendere di più ai nostri occhi. Tuttavia quando i santi sono idealizzati sono inutili. Sono buoni magari per ottenere qualche grazia, qualche miracolo, ma essi perdono il loro vero ruolo che è quello di ispirare la vita, di suscitare la voglia di vivere diversamente la nostra esistenza”.
Allora quale è il ‘compito’ dei santi?
“Il loro compito non è quello di creare distanze, ma di creare vicinanze. Quando i santi hanno i piedi per terra ci accorgiamo che le loro domande sono le nostre domande, le loro crisi sono state le nostre crisi, il loro buio assomiglia al nostro buio e, persino, i loro peccati assomigliano ai nostri peccati perché anche i santi hanno peccato e questo non deve scandalizzarci ma semmai consolarci”
Per quale motivo san Francesco non ha potuto fare a meno di santa Chiara?
“Nessuno di noi può fare a meno dell’altro perché siamo creature. Essere creature significa essere bisognose l’uno dell’altro. Mons. Tonino Bello diceva che siamo angeli con un’ala sola: l’unica opportunità di volare è quella di abbracciarci a qualcuno”.
San Francesco e santa Chiara quale accoglienza propongono ai giovani?
“Propongono di accogliere con serietà il Vangelo, in quanto diventiamo accoglienti anche nei confronti di noi stessi e degli altri”.
Ospitalità Religiosa Italiana aderisce allo slogan internazionale ‘Religious Tourism for Peace’: il turismo religioso come strumento di dialogo e di pace
L’Associazione Ospitalità Religiosa Italiana ha aderito allo slogan “Religious Tourism for Peace”, promosso dal coordinamento italiano della Rete Mondiale del Turismo Religioso, configurando tale scelta non come un semplice atto simbolico, ma come una presa di posizione coerente con la propria identità e missione. Lo ha dichiarato il presidente Fabio Rocchi a seguito di un suo intervento, evidenziando come il turismo, e in particolare quello a matrice religiosa e non-profit, possa rappresentare uno strumento concreto di dialogo interculturale, coesione sociale e costruzione di relazioni pacifiche.
L’Associazione Ospitalità Religiosa Italiana (ORI) è una rete che raccoglie e promuove le strutture di accoglienza religiose in Italia (conventi, monasteri, santuari e case per ferie) e si occupa di censire e collegare le strutture; promuovere il turismo religioso; facilitare le prenotazioni. In Italia rappresenta circa 3.000 strutture e oltre 200.000 posti letto, diffuse su tutto il territorio nazionale.
Lo slogan “Religious Tourism for Peace” è stato ideato da Biagio Maimone, Coordinatore per l’Italia del World Religious Tourism Network, rete internazionale che coinvolge 18 Paesi e che promuove una visione del turismo religioso e dei pellegrinaggi come esperienza capace di favorire l’incontro tra popoli, culture e fedi diverse. In questo contesto, l’adesione dell’Associazione si inserisce in un percorso già avviato, essendo entrata lo scorso anno a far parte del network internazionale, rafforzando così il proprio posizionamento anche a livello globale.
La Rete Mondiale del Turismo Religioso e l’Associazione Ospitalità Religiosa Italiana condividono, infatti, finalità comuni nella promozione di un turismo religioso e spirituale etico, umano e sostenibile, orientato alla centralità della persona, al rispetto dei territori e alla valorizzazione delle identità culturali e religiose.
Maimone ha inoltre sottolineato la necessità, già espressa al Ministero del Turismo, di istituire una sede istituzionale dedicata al turismo religioso, capace non solo di valorizzarne appieno il ruolo strategico e di tutelarne le specificità, ma anche di preservarne l’autenticità. In tale prospettiva, la proposta mira a contrastare con decisione fenomeni di sciacallaggio e di impropria mercificazione del turismo religioso, riaffermandone la dimensione spirituale, culturale e sociale. Una sede istituzionale dedicata rappresenterebbe dunque un presidio qualificato, in grado di promuovere, coordinare e al contempo proteggere un ambito che richiede sensibilità, rispetto e visione.
In questa prospettiva, l’ospitalità religiosa si conferma come un modello distintivo nel panorama italiano: non soltanto un sistema di accoglienza, ma una infrastruttura sociale diffusa, capace di coniugare dimensione etica, sostenibilità e accessibilità. L’adesione allo slogan “Religious Tourism for Peace” rafforza quindi un orientamento già intrinseco al settore, che trova nella centralità della persona e nella qualità delle relazioni il proprio fondamento.
Tale impostazione trova riscontro anche nei dati del Rapporto 2026 sullo stato dell’ospitalità religiosa e non-profit in Italia. Il settore evidenzia infatti una dinamica evolutiva significativa: a fronte di una lieve contrazione del numero delle strutture (2.911, -1% rispetto all’anno precedente), si registra un incremento della capacità ricettiva complessiva, che raggiunge i 193.945 posti letto (+2% rispetto al 2025). Un andamento che suggerisce un processo di razionalizzazione e rafforzamento qualitativo dell’offerta, più che una semplice espansione quantitativa.
La distribuzione territoriale conferma la centralità di alcune aree strategiche: il Lazio mantiene il primato per disponibilità di posti letto (oltre 31.000), seguito da Veneto, Emilia Romagna e Lombardia. Parallelamente, si osserva una progressiva ripresa rispetto alla contrazione registrata durante la crisi pandemica, con un ritorno a livelli di capacità prossimi e superiori alla soglia dei 190mila posti.
Ulteriori elementi qualificanti emergono dall’analisi dei servizi e delle caratteristiche strutturali: la diffusione del WiFi raggiunge il 70% delle strutture (con una quota residuale che ne fa una scelta identitaria di disconnessione), il 25% delle accoglienze è localizzato in contesti montani e il 44% consente formule di autogestione, a testimonianza di una pluralità di modelli organizzativi e di fruizione.
“L’ospitalità religiosa e non-profit continua a essere una presenza significativa nel panorama italiano dell’accoglienza”, ha dichiarato Fabio Rocchi, presidente dell’Associazione. “I numeri mostrano che il settore non arretra, ma si trasforma, segno che il comparto sta ritrovando slancio, solidità e prospettiva. È una rete che unisce accoglienza, funzione sociale e presidio dei territori. E si conferma non solo come segmento unico e specifico del sistema ricettivo italiano, ma soprattutto come modello di ospitalità capace di coniugare sostenibilità, accessibilità e attenzione alla persona”.
In tale quadro, l’adesione a “Religious Tourism for Peace” assume un valore paradigmatico: essa non solo esplicita una visione, ma contribuisce a posizionare il settore come attore rilevante nelle politiche culturali e sociali del turismo contemporaneo, dove l’esperienza del viaggio si intreccia sempre più con le dimensioni della responsabilità, dell’incontro e della costruzione di comunità.
San Bernardo e la sacralità dell’ospitalità
Bernardo di Mentone, noto anche come San Bernardo di Aosta (Methon-Saint-Bernard, 1020 – Novara, 1081) fu stato un religioso italiano. San Bernardo di Aosta visse tra il X e l’XI secolo, si ritirò ad Aosta dove diventò arcidiacono e fondò gli ospizi del Gran e Piccolo San Bernardo, che presero il suo nome. L’ospizio del Gran San Bernardo, in particolare, ha una lunga storia di accoglienza di viaggiatori, testimoniata anche da un diario del 1154.
Questi ospizi rispondevamo ai bisogni dei viaggiatori e dei pellegrini che attraversavano le Alpi. I religiosi di questi ‘rifugi’ ricercavano i malcapitati che avessero smarrito la strada o che fossero dispersi nella neve attraverso l’aiuto di cani specializzati, i famosi San Bernardo. I religiosi che si occupavano di queste ricerche erano i canonici regolari della Congregazione ospedaliera del Gran San Bernardo. Essi erano un istituto di vita consacrata della Chiesa cattolica.
I canonici regolari di questa comunità seguivano la regola di sant’Agostino e posponevano al loro nome la sigla C.R.B. La congregazione sorse a Martigny (oggi nel Canton Vallese) nell’XI secolo per gestire l’ospizio di Mont Joux (monte Giove, l’attuale colle del Gran San Bernardo) restaurato, appunto, da san Bernardo di Mentone. Probabilmente, i primi cani di San Bernardo, all’epoca non erano identificabili con la razza attuale, ma con lo scomparso mastino alpino.
Infatti, la prima testimonianza certa della presenza di tali cani al Colle del Gran San Bernardo, risale alla seconda metà del Seicento, quando il pittore italiano Salvator Rosa ritrasse un grosso molossoide molto simile al moderno San Bernardo. Gli animali vennero donati verso il 1660 dalle famiglie nobili del vallese ai canonici dell’ospizio situato al Colle San Bernardo per la guardia e la protezione dell’ospizio stesso dai malintenzionati (le cronache riportano numerosi episodi di brigantaggio).
Essi svolsero altri numerosi compiti, dal trasporto di piccoli carichi (latte, formaggi) alla fornitura di forza motrice (un dispositivo a mulino, azionato dai cani, muoveva l’enorme spiedo della cucina dell’ospizio). Ciò che li rese celebri nel mondo fu il ruolo di ausiliari dei canonici nel tracciare la pista nella neve fresca, prevedere la caduta di valanghe e ritrovare i viaggiatori dispersi con il maltempo. Fra di loro, il più famoso fu Barry I (1800-1814), che salvò di almeno 40 persone.
Alla sua morte il suo corpo venne imbalsamato e conservato presso il Museo di storia naturale di Berna e, da allora, il miglior maschio di ogni cucciolata dell’allevamento dell’ospizio prende il nome di Barry. E’ rappresentato con l’abito bianco dei Cistercensi, spesso in dialogo con la Vergine.
Ospitalità Religiosa e non-profit: nel Rapporto 2026 3.000 posti letto in più
Meno strutture, ma più posti letto per i soggiorni con motivi spirituali, turistici, studenteschi e lavorativi. È questa la fotografia che emerge dal Rapporto 2026 sullo stato dell’ospitalità religiosa e non-profit in Italia, realizzato dall’Associazione Ospitalità Religiosa Italiana. Secondo i dati, nel 2026 le strutture ricettive operative del settore sono 2.911, in calo dell’1% rispetto all’anno precedente, mentre la capacità complessiva di accoglienza sale a 193.945 posti letto, con una crescita del 2% sul 2025 (erano 190.947).
Un settore, quindi, in fase di riorganizzazione: il risultato è un sistema più selettivo nei numeri, ma più forte sul piano della capacità ricettiva, promosso tramite il portale ospitalitareligiosa.it e che continua a rappresentare una risorsa concreta per il Paese.
Tra i tanti dati che emergono dal Rapporto, il Lazio continua a proporre la maggiore disponibilità con più di 31.000 posti letto, seguito a distanza da Veneto, Emilia Romagna e Lombardia. E’ costante la risalita della capacità ricettiva, che era scesa fino a 180.000 con la crisi pandemica. La Valle d’Aosta resta la regione con la maggiore “densità” di strutture tra la popolazione. Il WiFi è ormai disponibile nel 70% delle accoglienze (le altre lo evitano per scelta). Una struttura su 4 si trova in montagna e il 44% permette l’autogestione.
“L’ospitalità religiosa e non-profit continua a essere una presenza significativa nel panorama italiano dell’accoglienza”, dichiara Fabio Rocchi, presidente dell’Associazione Ospitalità Religiosa Italiana. “I numeri mostrano che il settore non arretra, ma si trasforma, segno che il comparto sta ritrovando slancio, solidità e prospettiva. È una rete che unisce accoglienza, funzione sociale e presidio dei territori. E si conferma non solo come segmento unico e specifico del sistema ricettivo italiano, ma soprattutto come modello di ospitalità capace di coniugare sostenibilità, accessibilità e attenzione alla persona”.
Anche per questo l’Associazione ha aderito allo slogan ‘World Tourism for Peace’, lanciato dal World Religious Tourism Network tramite il responsabile per l’Italia, Biagio Maimone. Un messaggio che richiama il valore del viaggio come occasione di dialogo, incontro tra culture e costruzione di relazioni pacifiche, e che ben si accorda con la vocazione dell’ospitalità religiosa e non-profit, da sempre orientata non solo all’accoglienza materiale, ma anche alla promozione di una convivenza più umana, rispettosa e solidale.
Il New York Times accende i riflettori sull’ospitalità religiosa in Italia
Dopo l’attenzione ricevuta dal Times di Londra nello scorso gennaio, è ora il New York Times ad approfondire l’ospitalità religiosa in Italia, e in particolare su quella romana, confermando l’interesse internazionale verso una forma di accoglienza che rappresenta un tratto originale e distintivo del nostro Paese.
Nel reportage il quotidiano americano racconta le diverse opportunità offerte dalle comunità religiose a chi arriva a Roma per motivi spirituali, turistici, di studio o di lavoro, mettendo in luce anche l’impegno dell’Associazione Ospitalità Religiosa Italiana nella catalogazione e nella promozione di queste strutture.
L’articolo si sofferma su cinque realtà concrete, descrivendone caratteristiche, servizi, costi e stile di accoglienza. Ne emerge un modello apprezzato per la convenienza, la sobrietà degli ambienti e il valore umano dell’esperienza, capace di andare oltre il semplice pernottamento e di intercettare l’interesse di chi cerca un soggiorno più autentico e significativo.
“Essere presenti su media internazionali così autorevoli è molto importante” dichiara il presidente dell’Associazione Ospitalità Religiosa Italiana, Fabio Rocchi. “Significa poter far conoscere nel mondo un aspetto dell’ospitalità italiana davvero unico, che non si limita a offrire un posto dove dormire, ma propone uno stile di accoglienza fondato sulla relazione umana, sulla semplicità e su valori profondi. E’ una ricchezza originale del nostro Paese, difficilmente replicabile altrove”.
“Che grandi testate straniere scelgano di raccontare questa realtà,” aggiunge Rocchi, “aiuta a darle la giusta visibilità e a far comprendere come anche attraverso l’ospitalità religiosa l’Italia sappia esprimere un modello distintivo, in cui il soggiorno può trasformarsi in un’esperienza di incontro, attenzione e umanità”.
Nell’articolo inoltre si evidenzia il prezzo ‘contenuto’: “Uno degli elementi che rende particolari queste strutture è il prezzo contenuto. L’associazione di Rocchi stima il costo medio per notte di una camera doppia in una casa religiosa intorno ai 90 euro; una doppia in un hotel di Roma costa in media 190 euro. I visitatori devono aspettarsi camere essenziali. L’attenzione, ha detto Rocchi, è rivolta alla ‘semplicità, per farvi sentire a casa’, non ad un’esperienza da cinque stelle.
Trovare queste strutture può essere complicato: una legge italiana le definisce come realtà ‘gestite al di fuori dei normali canali commerciali’. Le prenotazioni vengono generalmente gestite via email o telefono, oltre che tramite banche dati come quella di Rocchi e del sito di prenotazione Monastery Stays. Per il viaggiatore che desidera uno sguardo più intimo su Roma, una casa religiosa per ospiti offre un ambiente sicuro e spesso centrale”.





























