L’ospitalità cattolica è sempre più ‘verde’

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“Il turista è particolarmente sensibile a come viene accolto. Egli percepisce subito lo stile familiare di quanti lo attendono, sa distinguere dalla formale accoglienza spesso distaccata di chi lo considera solamente un cliente. In un contesto culturale dove si eccede nell’indifferenza, è decisivo che i cristiani siano testimoni di un’accoglienza che ponga a proprio agio la persona e le faccia sperimentare la fraternità. Intrattenersi a dialogare, interessarsi perché la vacanza sia esperienza di pace, agevolare le forme affinché si abbia tra le mani il Vangelo o letture che risvegliano l’interesse per la preghiera e la spiritualità, sono alcuni segni per dare senso al tempo della vacanza”.

Partendo da questo passo del messaggio, che mons. Rino Fisichella, pro-prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazione, sezione per le questioni fondamentali dell’evangelizzazione nel mondo, ha inviato in occasione della Giornata Mondiale del Turismo, celebrata mercoledì 27 settembre, dal titolo ‘Turismo e investimenti verdi’, proposto dall’Organizzazione Mondiale del Turismo, abbiamo chiesto a Fabio Rocchi, presidente nazionale dell’associazione ‘Ospitalità Religiosa Italiana’, di raccontarci per quale motivo il turismo è compatibile con gli investimenti ‘verdi’:

“Il turismo, oltre a rappresentare vacanza e relax, significa avere la possibilità di tornare in contatto con la Natura, finalmente fuori dallo stress e dai mille impegni da rincorrere, che spesso non ci consentono neanche di alzare gli occhi per guardarci intorno. Possiamo quindi tornare a scoprire l’ambiente così come è stato creato. Questo contatto ritrovato ci stimola in modo naturale ad un rispetto di ciò che appare ai nostri occhi.

Ma la domanda viene subito dopo: quanto durerà tutto ciò?  La fragilità sostanziale di ciò che vediamo impone alle nostre coscienze una scelta a tutto campo per difendere ciò che oggi è nelle nostre mani. Per questo il turismo non solo ha l’obbligo morale di cercare ogni soluzione possibile ma, anzi, deve diventare il traino per far conoscere ad ogni occhio umano il ‘perché’ di quei tanti piccoli sacrifici che le scelte ‘green’ ci impongono!”

Ed ha offerto alcuni dati della recettività ‘verde’ delle strutture di ospitalità ‘cattoliche’: “L’80% effettua la raccolta differenziata anche dagli ospiti, con un incremento dell’1% all’anno nell’ultimo decennio. I detergenti ecologici sono usati sempre o quasi sempre nel 57% delle strutture, con un notevole balzo in avanti di 14 punti percentuali dal 2015 ad oggi.

Nello stesso periodo le strutture che usano sistemi automatici di risparmio dell’energia sono passate dall’85 al 91%. Quelle che utilizzano energia prodotta in proprio rappresentano il 26%, a cui si aggiunge un altro 27% che intende dotarsene il prima possibile. In incremento anche la presenza di cibi biologici, usati sempre o spesso nel 43% delle cucine. Nella metà di queste strutture si consumano abitualmente anche alimenti a chilometro zero.

Nell’uso delle posaterie e piatti si evidenzia un passaggio ormai definitivo del monouso dalla plastica al compostabile, ma resta stabile il 91% dei gestori che preferisce metallo e porcellana da rilavare”.

Partendo da questi dati, in quale modo il turismo religioso tutela il Creato?

“Le strutture religiose di ospitalità (gestite da ordini, congregazioni, diocesi, parrocchie ed associazioni) sono da sempre in prima linea su questo fronte, seguendo l’esempio di san Francesco. Non quindi solo un obbligo morale nei confronti del Creato, ma la consapevolezza di esserne parte (non dominante) pur con il potere di determinarne il destino. Una responsabilità enorme di cui le comunità religiose si fanno carico ogni giorno per ringraziare di un dono così grande e prezioso ricevuto”.

Come il turismo religioso stimola a stili di vita ecocompatibili?

“Gran parte dei sistemi educativi sono ormai poggiati sull’esempio. Vivere e dormire per alcuni giorni in una comunità religiosa impone alcune regole (ben vengano) ma soprattutto un confronto fra il nostro stile di vita e quello comunitario. In quei momenti possiamo assorbire gli esempi di comportamento che ci troviamo a vivere, valutarne il miglior impatto sull’ambiente e decidere se farli nostri. Il libero arbitrio resta una prerogativa di ognuno, ma lo stimolo a dare un contributo individuale deve essere costante”.

In quale modo il turismo può essere della ‘casa comune’?

“Il fatto stesso di essere partecipi di una comunità, seppur solo per qualche giorno, ci porta a ripensare le conseguenze di ogni nostra azione, che può influire negativamente o meno sugli altri. Faccio un esempio banale: il convento che si auto-alimenta con i pannelli solari mi porta a riflettere che forse, una volta caricato il mio telefonino, sarà il caso di staccare anche la spina.

E’ una piccola cosa, ma se proprio nel nostro periodo di vacanza abbiamo l’occasione di renderci conto che solo la somma di miliardi di comportamenti può dare una speranza al futuro della ‘casa comune’, forse torneremo a casa con una consapevolezza in più sullo stile di vita da assumere”.

In quale modo le strutture di ospitalità religiosa sono sempre più ‘green’?

Praticamente tutti i gestori sono impegnati in un percorso di revisione dell’impatto ambientale delle proprie strutture. Si è partiti con l’adeguamento della raccolta differenziata, passando poi per i sistemi di illuminazione a basso consumo e a spegnimento automatico, agli avvisi anti-spreco nelle camere, all’uso di detergenti biologici, all’eliminazione della plastica monouso.

Nell’ottica della revisione dei sistemi di riscaldamento e condizionamento e soprattutto nella diffusione dei pannelli solari, bisogna necessariamente fare i conti con i minimi margini economici generati da queste strutture, che devono comunque sostenere con i loro introiti le attività caritatevoli, sociali, assistenziali e missionarie dei rispettivi enti di riferimento”.

Per quale motivo è sorta l’Associazione Ospitalità Religiosa Italiana?

“La nostra iniziativa partiva dal presupposto che queste strutture ricettive erano poco conosciute al grande pubblico, anche per un paradossale divieto che impone loro di non fare pubblicità negli stessi canali commerciali degli alberghi. Abbiamo così creato un ‘contenitore’ dedicato solo a loro e soprattutto allargato la platea degli ospiti anche con chi non gravita negli ambienti religiosi. Quindi un modo nuovo di fare testimonianza, evangelizzazione ed esprimere il proprio carisma”.

(Tratto da Aci Stampa)

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