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Riparare la rete sociale, l’invito del Papa agli influencers cattolici spiegata da loro stessi

“All’inizio di questo mio primo messaggio rivolto a voi, desidero anzitutto dirvi grazie! Grazie per la gioia che avete trasmesso quando siete venuti a Roma per il vostro Giubileo e grazie anche a tutti i giovani che si sono uniti a noi nella preghiera da ogni parte del mondo. E’ stato un evento prezioso per rinnovare l’entusiasmo della fede e condividere la speranza che arde nei nostri cuori!

Perciò facciamo in modo che l’incontro giubilare non rimanga un momento isolato, ma segni, per ognuno di voi, un passo avanti nella vita cristiana e un forte incoraggiamento a perseverare nella testimonianza della fede”: con questo ringraziamento papa Leone XIV inizia il messaggio indirizzato ai giovani in occasione della Giornata Mondiale dei Giovani, che domenica 23 novembre si svolge nelle diocesi, intitolato ‘Anche voi date testimonianza, perché siete con me’, versetto tratto dal Vangelo di san Giovanni.

Partendo dall’incipit del messaggio papale abbiamo chiesto al giovane influencer Michael Mattarucco, missionario digitale, che attraverso i social cerca di creare un ponte tra il mondo e la Chiesa: in quale modo dare testimonianza di Gesù nel mondo giovanile?

“Innanzitutto credo sia fondamentale chiedersi dove sta il mondo giovanile perché senza questa consapevolezza rischiamo di operare dove non c’è nessuno, soprattutto i ragazzi. Poi credo sia importante riuscire ad intercettare il loro linguaggio, ascoltarli, comprendere cosa cercano veramente in profondità e in superficialità e tramite questo ascolto lo Spirito santo suggerisce, nel cuore dei cristiani che si mettono in gioco, delle modalità con cui si può comunicare il vangelo oggi.

Credo sia fondamentale però partire dalla vita, dall’esempio. Questo è il primo canale. Perché un ragazzo si incuriosisce solo se ti vede più felice di lui; allora può prendere in considerazione la strada che tu stai percorrere, se vede che gli è indifferente non si pone neanche la domanda sulla felicità”.

‘Lo sguardo di Gesù, che vuole sempre e solo il nostro bene, ci precede. Non ci vuole come servi, né come ‘attivisti’ di un partito: ci chiama a stare con Lui come amici, perché la nostra vita venga rinnovata’: cosa significa per un giovane stare con Lui?

“Stare con Lui significa stare alla sua presenza, in silenzio… e nella frequentazione dei sacramenti. Ogni volta che andiamo all’incontro con l’Eucarestia ci abbronziamo dell’amore senza misura del Signore Gesù e questo ci plasma e ci cambia oltre ad essere persone più solari e con la pace nel cuore. Prendersi del tempo per stare solo con il Signore e dialogare con Lui nel segreto, con pensieri o verbalmente, fa la differenza a lungo termine”.

In quale modo si può diventare testimoni di Cristo?

“Diventi testimone di Cristo quando hai avuto un incontro personale con Lui, in cui hai acquisito consapevolezza che c’è qualcosa di eterno dentro di te che va al di là del limite materiale. Quando lo Spirito Santo si fa vivo dentro di te e ne hai consapevolezza, la vita cambia e diventi testimone perché non puoi farne a meno; non si riesce a tenere per se ciò che si scopre. Desideri raccontare la gioia di quell’incontro a quante più persone possibili”.

‘Carissimi giovani, davanti alle sofferenze e alle speranze del mondo, fissiamo lo sguardo su Gesù!’: perché fissare lo sguardo su Gesù?

“Fissare lo sguardo su Gesù, perché ti distacca dalle cose del mondo e ti aiuta a desiderare l’infinito, le cose eterne, il Regno di Dio, la santità. I desideri più grandi per la vita di un uomo. Anzi questi desideri aiutano a vivere pienamente la vita qui indipendentemente da ciò che si fa come lavoro/professione”.

Allora, cosa significa essere un influencer cattolico?

“Per me essere influencer cattolico significa creare un ponte tra i giovani che sono nel digitale ed il messaggio del Vangelo di Gesù per incuriosire i ragazzi a riscoprire la bellezza di vivere la vita quotidiana con la fede. Questa curiosità si può creare facendo dei contenuti sui social; e per esperienza posso dire che diversi passi nel mondo della fede e della spiritualità li ho fatti grazie a delle testimonianze ricevute e condivise proprio dai social”.

Come è nata la tua vocazione ‘digitale’?

“La mia vocazione per comunicare la fede sui social è nata nel 2022 quando, dopo un percorso di ricerca di successo, mi sono reso conto che non ero davvero felice. Tramite un momento buio vissuto anche in pandemia, mi sono interrogato sul senso della vita e della ricerca della felicità. Ho iniziato a leggere il Vangelo ed ho scoperto che Gesù mi riempiva il cuore, scoprendo nel presente una gioia mai provata prima. Così ho iniziato a raccontarlo a tutti sui social”.

A fine luglio hai partecipato al Giubileo degli influencer cattolici: cosa è stato?

 “La Chiesa sta facendo passi in avanti. Il Dicastero della comunicazione, anche tramite il Giubileo, vuole fare in modo che anche i missionari digitali possano vivere un’esperienza di Chiesa in un ambiente di testimonianza di fede con autenticità. Sono stato colpito dalle parole di papa Leone XIV, che ci ha chiesto di aiutare a riparare la rete sociale. Ho percepito di essere nella direzione giusta, e mi ha fatto bene anche a livello spirituale, per alimentare il rapporto con Gesù e continuare in questa missione. Ho incontrato il papa e gli ho stretto la mano. Mi sono sentito parte di una grande famiglia che vuole vivere insieme”.

Ad inizio settembre hai partecipato anche alla canonizzazione di Frassati e Acutis: quale significato hanno per la tua vita?

“Sono stati giorni fortissimi. Ho un affetto speciale per Carlo, perché abbraccia appieno l’attività di missionario digitale. E’ stato il primo che ha usato internet e l’informatica per testimoniare fede ed evangelizzare, e ha preparato la strada dove ora camminiamo. Un ragazzo di 15 anni che ha messo a disposizione talento e vita cristiana nella tecnologia appena nata. Di Pier Giorgio mi colpisce l’impegno come laico in politica e verso la carità ai poveri: un grande esempio di azione e di amore per conto di Dio”.

Quale è il loro messaggio per i giovani?

“Il loro messaggio è che la santità non è lontana da noi, ma è un modo di vivere a cui tutti possiamo ambire; l’importante è avere il coraggio di mettersi in gioco nella vita dentro l’amore del Signore e della Chiesa. In più: l’amore di Gesù si incontra quotidianamente soprattutto nelle piccole cose”.

(Tratto da Aci Stampa)

Il Rock Cristiano per la pace: serata a Jesi di “preghiera in musica” con i The Branches

Domani, lunedì 3 novembre, alle ore 19, il gruppo Rock Cristiano dei The Branches animerà nella Chiesa dell’Adorazione di Jesi (piazza della Repubblica 4) un incontro di preghiera, musica e adorazione eucaristica per la pace. Tra i fondatori della band, nata nel 2016 per un’ispirazione nata durante la GMG di Cracovia, Cristiano Coppa, che è insegnante di religione, musicista, cantante e compositore originario di Jesi.

Per dieci anni (dal 2001 al 2011) ha suonato il basso nel gruppo Heavy Metal di Fabriano Death Riders, un progetto nato tra i banchi scuola grazie al quale ha pubblicato nel 2011 il primo album Through Centuries of Dust. Successivamente intraprende un progetto solista di Christian Metal che lo porterà, nel 2022, ha editare il suo EP (cioè, album breve) intitolato Prayer in The Battlefield (Preghiera sul campo di battaglia). Nel 2023 pubblica il singolo Chains Of Sadness, per la promozione del quale l’omonimo video grazie alla collaborazione del videomaker israeliano Eli Lev. L’abbiamo incontrato mentre è impegnato nella promozione dell’ultimo singolo dei The BranchesGuidami”.

Con i The Branches hai in programma una particolare “preghiera in musica” per la Pace in una chiesa di Jesi, organizzata con l’aiuto del vescovo Mons. Paolo Ricciardi, ce ne puoi parlare?

Si tratta di un momento di preghiera e musica per chiedere al Signore il ritorno della Pace nel mondo e, soprattutto, in Terra Santa e in Ucraina. La serata è aperta a tutti e confidiamo sarà partecipata non solo da chi frequenta abitualmente la chiesa dell’Adorazione di Jesi. Siamo davvero felici di aver promosso questa iniziativa, alla quale come hai anticipato parteciperà anche il nostro vescovo Don Paolo Ricciardi. Personalmente invito chi può prendervi parte o, se impossibilitato, a organizzarne ed a viverne di simili!

Come si articolerà il concerto-preghiera del 3 novembre?

Dal punto di vista musicale presenteremo dal vivo brani del nostro repertorio, costituito principalmente da cover di grandi gruppi e interpreti del Rock Cristiano come i The Sun, i Reale, Hillsong, Chris Tomlin, i Planetshakers, ecc…. Recentemente abbiamo pubblicato il nostro primo singolo “Guidami”, una preghiera dai toni meditativi e intimi. Stiamo già lavorando in studio al nostro secondo singolo “My Saviour King” dalle sonorità hard rock/heavy metal. Il 3 novembre nella chiesa dell’Adorazione di Jesi animeremo il nostro incontro di preghiera e di adorazione per la pace alternando diverse canzoni del nostro repertorio, compresa Guidami che in sostanza è una preghiera di affidamento al Signore, con dei brani sul tema della pace in generale.

Veniamo ora al Christian Metal, un genere musicale che ha assunto da alcuni decenni una specifica rilevanza all’interno del Rock contemporaneo. A quali artisti internazionali ti ispiri?

A livello internazionale, per quanto riguarda il Christian Metal o White Metal, ho trovato una grande fonte di ispirazione negli Stryper, nei Theocracy, nei Saviour Machine, ma anche in band che non rientrano formalmente nel genere pur condividendone i contenuti, come gli Warlord e gli W.A.S.P. dopo la conversione al Cristianesimo del leader Blackie Lawless.

Come ci puoi descrivere la scena italiana dell’Heavy Metal d’ispirazione cristiana?

La scena italiana, sia in ambito rock che in quello Metal di ispirazione cristiana, è ancora poco supportata e sviluppata. Purtroppo, nel nostro Paese, il monopolio della musica leggera da una parte e un certo bigottismo dall’altra hanno portato sempre a boicottare e demonizzare fin dalle origini il vero Rock (intendo non quello annacquato e mainstream) e quindi anche il Metal. Senza dubbio hanno dato una buona risonanza al Rock Cristiano gruppi come The Sun, i Reale e i Kantiere Kairos. In ambito Metal chi ha dato recentemente più risalto al genere sono sicuramente i Metatrone ma esistono anche molte altre band, ricordo per esempio con affetto Fratello Metallo,  pseudonimo di Cesare Bonizzi [(1946-2024), frate francescano] che, fino a una ventina di anni fa, benediceva le edizioni del più importante festival musicale italiano del genere, Gods Of Metal, prima dell’inizio dei concerti.

Ci descrivi il testo di Prayer in The Battlefield, un brano nel quale si riesce molto bene a mio avviso a dare grande rilievo al significato spirituale del messaggio assieme alla musica…

Prayer In The Battlefield è una canzone che parla di sogni infranti, di anime che vogliono essere liberate e di un campo di battaglia da cui si leva una preghiera incessante. È un brano che vuole infondere speranza proprio in quei frangenti (purtroppo attuali) che vedono la corruzione, la violenza e l’ingiustizia minacciare le sorti dell’umanità. È un grido dell’anima che, di fronte al naufragare di ogni speranza, torna ad accendersi grazie alla scintilla divina che dona nuova forza alla lotta spirituale.

Ci parli ora del tuo singolo solista Chains Of Sadness, uscito a poca distanza dallo scoppio della guerra a Gaza?

Chains Of Sadness è un brano che vuole far sentire, non solo pensare, il dramma e l’assurdità della guerra. La spirale di violenza e di devastazione a cui assistiamo ogni giorno nasce da un sacrificio celebrato sull’altare sbagliato: quello del potere. È una canzone che mette in guardia da un rischio ricorrente: ogni volta che, nella coscienza, sacrifichiamo la nostra umanità in cambio di ciò che non è vita, inneschiamo la miccia di un nuovo massacro. Quando ho scritto il brano, nei primi mesi del 2023, avevo davanti agli occhi le immagini strazianti della guerra in Ucraina, in questi mesi uno scenario altrettanto straziante si sta ripetendo in Terra Santa

Il cardinale che ha inventato la GMG, Edoardo Pironio, profeta di speranza

“Oggi è un giorno di festa e di gioia per tutti i vescovi, sacerdoti, persone consacrate, laici e giovani, per tutta la Chiesa e per tutta l’Argentina. E’ un giorno di festa anche per me, e per tutti coloro che hanno conosciuto il cardinale Eduardo Francisco Pironio, figlio di questa terra. Nella Lettera Apostolica, il Santo Padre descrive il nuovo Beato come ‘umile Pastore secondo lo spirito del Concilio Vaticano II, testimone della speranza evangelica e della pazienza, valoroso difensore della causa dei fratelli più poveri’.

In queste parole si riassumono le vicende umane del cardinale che seppe vivere alla sequela di Cristo in ogni situazione in cui si trovò, a partire da quando, giovane sacerdote, prestò servizio pastorale nel Seminario della diocesi di Mercedes (oggi arcidiocesi di Mercedes-Benz Luján), come professore di letteratura, dogmatica, cristologia, teologia sacramentale, teologia fondamentale e filosofia”: con queste parole il card. Fernando Vergez Alzaga, rappresentante di papa Francesco, sabato 16 dicembre dello scorso anno nel Santuario di Nostra Signora di Lujan, in Argentina, ha beatificato il card. Eduardo Francisco Pironio.

Infatti l’arcivescovo di Buenos Aires, card. Jorge Mario Bergoglio, lo raccontava così: “Quando parlavi con lui ti dava sempre la sensazione che si sentisse il peggiore uomo del mondo, il peggior peccatore. Ti apriva un panorama di santità dalla sua profonda umiltà. Ti apriva orizzonti, sperimentavi che non chiudeva mai le porte a nessuno, anche la gente che lui sapeva che non lo aveva capito. Dimostrava anche una grande pazienza”.

Tale descrizione apre il volume ‘Eduardo Francisco Pironio. Profeta di speranza’ di Giuseppina Paterniti, scrittrice ed autrice televisiva, a cui abbiamo domandato di spiegarci il motivo per cui il nuovo beato è stato un profeta di speranza: “La testimonianza della speranza è la chiave di lettura più profonda della vita del card. Eduardo Pironio. ‘Cristo in voi, speranza della gloria’ era il motto che aveva scelto per lo stemma cardinalizio e che ritorna nel suo testamento spirituale: ‘Ho voluto essere una semplice presenza di Cristo, Speranza della Gloria’.

Una speranza che è virtù teologale e, al tempo stesso, motore della storia: ‘La speranza, diceva il cardinale, è una virtù essenzialmente attiva. Un uomo che sa sperare è capace di trasformare il mondo. Non si cambiano le cose con la furia omicida della violenza, ma con la forza incrollabile di una speranza creativa che nasce dall’amore e si traduce in un impegno quotidiano, a partire da una fede autentica e matura. Chi ama veramente ha abbastanza fiducia nell’uomo da sperare in lui e da lui mutamenti sostanziali e profondi. Chi ama veramente sa confidare nel Dio, cui nulla è impossibile, e sa attendere da lui l’infallibile efficacia del suo intervento salvatore’, affermava nel libro ‘Un cammino di speranza con Maria’.

In questa direzione il cardinale ribadiva che per mettersi in cammino è necessaria la povertà, non si possono portare troppe cose con sè, è necessario, superare la stanchezza, abbandonare l’ora e subito per guardare all’eternità e superare la tentazione dell’evasione dai problemi. Pensiamo a quanto sia attuale questo messaggio in tempi di profonda trasformazione, di cambiamento d’epoca, come ci ricordava sempre papa Francesco, quando sembra impossibile vedere l’orizzonte, quando le armi sembrano vincere sulla pace, quando i più poveri sono calpestati e i ricchi diventano sempre più ricchi, quando le ingiustizie sembrano prevalere. Ecco, è proprio questa, per il cardinale, l’ora difficile ma nostra, l’ora del cammino e della speranza”.

Da dove nasceva la sua spiritualità?

“Tre sono i cardini della sua spiritualità ripresi anche nel testamento spirituale: il Padre, la Croce, la scuola di Maria. Il Padre: ‘Parlare del Padre, diceva il cardinale, non è semplicemente fare uno studio sopra la paternità divina; è soprattutto, introdurci in una ricca esperienza di ricerca e intimità dell’amore inesauribile del Padre (Gv 16,27) che ci ha amati per primo e che ci ha amato tanto da inviare il suo figlio unigenito ‘, si può leggere nel volume ‘Il Padre ci attende’.

La croce: ‘Ringrazio il Signore per il privilegio della croce. Mi sento felicissimo di avere molto sofferto. Solo mi dispiace di non avere sofferto bene e di non avere assaporato sempre in silenzio la mia croce. Desidero che, almeno ora, la mia croce inizi ad essere luminosa e feconda. Che nessuno si senta colpevole di avermi fatto soffrire, perché è stato strumento provvidenziale di un Padre che mi ha amato molto. Sì, chiedo perdono, con tutta la mia anima, perché ho fatto soffrire tante persone’, scriveva ne Testamento spirituale.

Maria: chi lo ha conosciuto, ricorda il continuo riferimento alla madre di Dio, ‘segno di sicura speranza e di consolazione’ come ci sottolinea il Concilio Vaticano II nel documento ‘Lumen Gentium’: ‘A Lei devo tutto, scrive il Cardinale nel suo testamento, confesso che la fecondità della mia parola la devo a Lei. Le mie grandi date, di croce e di gioia, sono sempre state date mariane… Maria, la Vergine povera, contemplativa e fedele”. Questa profondità ed essenzialità di fede era visibilmente riconoscibile nella sua profonda umanità, incontrarlo significava aprire il cuore a un amico e a un padre che non disprezzava o giudicava ma ti faceva cogliere i segni del passaggio del Signore nella tua vita”.

Come ha attuato lo spirito di Medellin?

“Con coraggio e apertura, con la volontà di tradurre lo spirito del Concilio Vaticano II nella chiesa latinoamericana, la chiesa di un continente povero ma ricco di vitalità , e con il confronto con tutti. Paolo VI, che era stato informato da Pironio sul percorso travagliato dei documenti finali di Medellin, li lesse con attenzione e poi ne parlò con lui: ‘I vescovi latinoamericani hanno eretto un monumento perenne alla Chiesa … Questi documenti sono il risultato di una Chiesa adulta e responsabile, possono essere pubblicati come sono’.

In quegli anni, Pironio girò moltissimo, come ricordo in questo libro, nascevano movimenti di presa di coscienza, rinnovamento biblico, centri di studi sociali, gruppi di Azione Cattolica. Anche nelle campagne più sperdute si leggeva la Bibbia. Proprio a partire da 1968 si intensificarono le repressioni politiche contro gli ambienti cristiani più impegnati. Ogni paese latinoamericano ebbe i suoi martiri.

A migliaia,catechisti, laici, sacerdoti, religiosi, semplici contadini e intellettuali, nel decennio successivo a Medellin, furono trascinati in carcere, accusati di sommossa e militanza rivoluzionaria, spesso assassinati. E non fu raro, durante l’attestato (non attestato), il sequestro della Bibbia, indicata come libro sovversivo. Di queste persecuzioni, nel periodo della dittatura militare, fu vittima, qualche anno dopo anche Pironio”.

Per quale motivo ideò le Giornate mondiali della Gioventù?

“Come sappiamo le Giornate mondiali della Gioventù furono fortemente volute da san Giovanni Paolo II ed il card. Pironio, che aveva assunto la guida del Pontificio Consiglio per i Laici, si trovò subito in sintonia lasciando una impronta indelebile. Ne seguì ben 11. Diede agli incontri un tono fortemente pastorale, volle che fossero ben preparati ai vari livelli coinvolgendo gruppi, movimenti e associazioni nelle Chiese locali. Voleva effettivamente sapere cosa si muoveva nel mondo giovanile. Ascoltava ansie e domande e passava lungo tempo a prepararsi in uno stile autenticamente conciliare.

I giovani parteciparono a milioni nel mondo, da Buenos Aires a Santiago di Compostela, da Denver a Manila, il cardinale passava tra di loro, si fermava a parlare, aveva una comunicazione che entrava dritta nel profondo di ciascuno, veniva percepito come amico e padre. E lui si faceva interprete delle ansie e delle speranza dei giovani, indicando il cammino della povertà, dell’amore, della gioia, della speranza. A Loreto, nel settembre del 1995, erano arrivati giovani dei paesi balcanici ancora in guerra tra loro.

Sarajevo era ancora assediata, c’erano bandiere di ogni paese e rischiavano di sventolare contrapponendosi l’una all’altra; per questo il cardinale chiamò i sacerdoti che, negli spogliatoi dello stadio di Ancona si stavano preparando alla messa, e dettò lo ‘schema di gioco’. Da quello stadio doveva uscire un messaggio di pace pubblico per tutto il mondo, era necessario che fosse evidente che i cristiani erano capaci di perdonare e sapevano vivere in pace insieme: giù le bandiere e in alto le braccia per invocare la pace di Dio, e così fu. Una settimana dopo fu firmato il primo accordo di pace”.

(Tratto da Aci Stampa)

San Giovanni Paolo: un papa nella storia

San Giovanni Paolo II

Wojtyła si occupò di temi sociali: scrisse due encicliche sulle distorsioni delle dottrine capitaliste e comuniste, richiese più volte a tutti gli Stati di rispettare la libertà religiosa dei propri cittadini, scrivendo anche una lettera al segretario delle Nazioni Unite di allora. Nel 1983 promulgò la nuova versione del Codice di diritto canonico. Il 2 dicembre 1984 confermò la prassi del sacramento della confessione, condannando la pratica della confessione comunitaria.

Con la costituzione apostolica Pastor Bonus del 1988 stabilì l’organizzazione della Curia Romana e i compiti dei vari dicasteri. Il 13 maggio 1981 subì un attentato quasi mortale da parte del turco  di Mehmet Ali Ağca, il quale gli sparò due volte in piazza San Pietro, pochi minuti dopo l’arrivo  del papa  per un’udienza generale. L’uomo colpì all’addome Wojtyła, ferendolo gravemente. Dopo un intervento di 5 ore e 30 minuti, il papa sopravvisse.

Due anni dopo, nel Natale, Il pontefice volle andare ad incontrare il suo attentatore in carcere e dargli il suo perdono mentre Ali Ağca venne in seguito condannato all’ergastolo dalla giustizia italiana per attentato a Capo di Stato estero. Nel 2000 il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi concesse la grazia ad  Ali Ağca, il quale fu estradato dall’Italia e  condotto nel carcere di massima sicurezza di Kartal (Turchia), nel quale stava scontando la pena di dieci anni di reclusione per l’assassinio di un giornalista, avvenuto nel 1979. Ali Ağca non ha mai voluto rivelare in modo chiaro la verità e ha ripetutamente cambiato versione sulla dinamica della preparazione dell’attentato.

Un altro tentativo di assassinio di Giovanni Paolo II avvenne a Fatima, a quasi un anno di distanza dal precedente.  Il 12 maggio 1982, un uomo riuscì a colpire di striscio il papa con una baionetta, prima di essere fermato dalla sicurezza.  Era un sacerdote spagnolo di nome Juan María Fernández y Krohn, il quale si opponeva alle riforme del Concilio Vaticano II e definiva il papa un “agente di Mosca”. Fu condannato a sei anni di prigione ed espulso dal Portogallo. Un documento della Congregazione per la Dottrina della Fede analizzò l’attentato, mettendolo in relazione con l’ultimo dei Segreti di Fátima.

L’attentato è avvenuto nel giorno della ricorrenza della prima apparizione della Madonna ai pastorelli di Fatima e Giovanni Paolo II, convinto che fosse stata la mano della Madonna a deviare il  colpo e a salvargli la vita, volle che l’ogiva del proiettile fosse incastonata nella corona della statua della Vergine a Fatima.

Per il 1983-1984, il papa indisse il Giubileo straordinario della redenzione e quello dei Giovani, che ebbe il suo culmine il 15 aprile 1984, Domenica delle Palme. Quel giorno si presentarono trecentomila giovani, cifra decisamente inconsueta per l’epoca. Pur essendoci una  concomitanza con l’Anno internazionale della Gioventù indetta dall’ONU, il papa diede lo stesso  appuntamento ai giovani per l’anno successivo. L’incontro del 31 marzo 1985 a Roma,  segnò l’istituzione delle Giornate mondiali della gioventù. 

Da allora, le GMG si svolsero ogni due anni, in una città del mondo scelta dal Papa. Dopo quella a Roma, esse si svolsero a  Buenos Aires nel 1987 e a Santiago di Compostela  nel 1989. Con il passare degli anni, queste giornate divennero incontri dall’importanza sempre maggiore. La GMG del 1991 si svolse a Czestochowa (Polonia) e nel 1993 a Denver. Nel 1995 fu la volta di Manila, alla presenza di quattro o cinque milioni di persone, il più grande raduno umano della storia.  Nel 1997 i giovani si radunarono a Parigi per tornare poi a Roma nel 2000. L’ultima GMG presieduta da papa Wojtyla fu quella di Toronto (Canada) nel 2002.

Il 22 ottobre 1993, il pontefice confermò la regola del celibato ecclesiastico nella Chiesa latina. Disse in proposito: ‘bisogna ardire, mai ripiegare’. Nello stesso anno visitò la Sicilia, che viveva  un  periodo segnato dalle tragiche vicende riguardanti i delitti mafiosi (i più celebri quelli di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino) e, ad Agrigento, pronunciò il discorso   di accusa a Cosa nostra. Presso la Valle dei Templi, il 9 maggio, il Papa disse:

 «Dio ha detto una volta: ‘Non uccidere’: non può uomo, qualsiasi, qualsiasi umana agglomerazione, mafia, non può cambiare e calpestare questo diritto santissimo di Dio! (..) Questo popolo, popolo siciliano, talmente attaccato alla vita, popolo che ama la vita, che dà la vita, non può vivere sempre sotto la pressione di una civiltà contraria, civiltà della morte. Qui ci vuole la civiltà della vita! Nel nome di questo Cristo, crocifisso e risorto, di questo Cristo che è vita, via verità e vita, lo dico ai responsabili: convertitevi! Una volta verrà il giudizio di Dio!»

Era il 9 maggio 1993 quando papa Wojtyla pronunciò la celebre scomunica ai mafiosi alla Valle dei Templi. Un discorso accorato, quello di Giovanni Paolo II, sviluppato durante il periodo stragista voluto da Cosa Nostra. Giovanni Paolo II pronunciò a braccio le parole contro i mafiosi, espressione della “cultura della morte”, esse vennero spontanee dal suo cuore. Nella Valle dei Templi, il 9 maggio 1993, il Papa santo si lasciò ispirare da quella folla che in Lui vedeva speranza perché riflesso della luce di Dio. Aggrappato al Crocifisso, unico balsamo per sanare le ferite di vite spezzate dalla mafia, Wojtyla tuonò contro i trafficanti di morte.

«Questi che portano sulle loro coscienze tante vittime umane, devono capire, devono capire che non si permette uccidere innocenti! Dio ha detto una volta: “Non uccidere”: non può uomo, qualsiasi, qualsiasi umana agglomerazione, mafia, non può cambiare e calpestare questo diritto santissimo di Dio!  Qui ci vuole civiltà della vita! Nel nome di questo Cristo, crocifisso e risorto, di questo Cristo che è vita, via verità e vita, lo dico ai responsabili, lo dico ai responsabili: convertitevi! Una volta verrà il giudizio di Dio!»

Mai un papa – prima di Karol Wojtyla – si era mai rivolto con tanta forza profetica contro la mafia e qualsiasi altra forma di violenza. La svolta, una domenica mattina nella Valle dei Templi di Agrigento, durante la Messa celebrata dal pontefice nel suo secondo pellegrinaggio in terra di Sicilia, dove pronuncerà, a braccio, forse il più memorabile discorso dell’intero pontificato destinato a cambiare la storia della pastorale ecclesiale nei confronti del potere mafioso e delle organizzazioni malavitose non solo nell’isola siciliana, ma in tutto il meridione (camorra e ‘ndrangheta in testa) e in qualsiasi altra parte del mondo.

Quel 9 maggio del ’93 – una splendida domenica mattina di venticinque anni fa illuminata da un sole ormai estivo che rese ancora più bella e colorata la suggestiva spianata archeologica agrigentina – è la data della seconda tappa del nuovo pellegrinaggio di Karol Wojtyla in Sicilia, che già aveva visitato per la prima volta, a Palermo, nel 1982, l’anno dopo l’attentato in piazza San Pietro dove fu gravemente ferito dal terrorista turco Alì Agca.

Un pellegrinaggio di tre giorni, dal sabato 8 al lunedì 10 maggio, iniziato con la visita a Trapani e concluso a Caltanissetta, con decine di incontri, celebrazioni, discorsi, in mezzo ad ali di folla festanti che tributano al papa polacco una accoglienza calorosa ed entusiastica ed a tratti anche commovente, tanto – come confiderà Wojtyla in seguito ai suoi collaboratori – da farlo sentire uno di loro, un papa “siciliano”.

Un sentimento che lo accompagnerà per tutta la durata del viaggio e che nella indimenticabile tappa alla Valle dei Templi gli darà la forza per pronunziare quello che sarà universalmente ricordato come la più forte, incisiva, severa condanna papale contro la mafia, un anatema, senza se e senza ma, lanciato per mettere all’indice le occulte forze del male che opprimono la Sicilia e tutte le altre forme di violenze malavitose presenti altrove.

La mafia rispose alle parole di Wojtyla con gli attentati alla Chiesa di San Giorgio al Velabro e presso la Basilica di San Giovanni in Laterano.  Diversamente da chi profetizzava già la fine del mondo, nella  benedizione Urbi et Orbi del nuovo millennio, il papa parlò di pace:

«Sul quadrante della storia scocca un’ora importante: inizia in questo momento l’anno duemila, l’anno che ci introduce in un nuovo millennio. Per i credenti è l’anno del Grande Giubileo. Buon Anno a tutti voi, uomini e donne di ogni parte della terra!: Buon Anno a tutti nella luce che da Betlemme si irradia sull’intero universo! Vi auguro un anno ricco di pace: la pace annunciata dagli Angeli nella Notte Santa; la pace di Cristo, che per amore si è fatto fratello di ogni essere umano! Vi auguro un anno sereno e felice: vi accompagni la certezza che Dio ci ama.

Il 30 aprile 2000 canonizzò Suor Faustina Kowalska e istituì la Festa della Divina Misericordia. Il 17 agosto 2002 nel santuario della Divina Misericordia di Cracovia-Łagiewniki affidò il mondo alla Divina Misericordia.

Papa Francesco ai giovani: non avete paura

“Domani il Myanmar celebra la festa nazionale in ricordo della prima protesta studentesca che avviò il Paese verso l’indipendenza e nella prospettiva di una stagione pacifica e democratica che ancora oggi fatica a realizzarsi. Esprimo la mia vicinanza all’intera popolazione del Myanmar, in particolare per quanti soffrono per i combattimenti in corso, soprattutto i più vulnerabili: bambini, anziani, malati, rifugiati, tra i quali i Rohingya. A tutte le parti coinvolte rivolgo un accorato appello affinché tacciano le armi, si apra un dialogo sincero, inclusivo, in grado di assicurare una pace duratura”: così al termine della recita dell’Angelus papa Francesco ha invitato a pregare per la pace nel Myanmar, che domani commemora l’anniversario del primo sciopero degli universitari nel 1920.

Il mondo basato sulla violenza è debole senza salvezza: “Il ‘mondo’ di Ponzio Pilato è quello dove il forte vince sul debole, il ricco sul povero, il violento sul mite, cioè un mondo che purtroppo conosciamo bene. Gesù è Re, ma il suo regno non è di quel mondo, anche non è di questo mondo. Il mondo di Gesù, infatti, è quello nuovo, quello eterno, che Dio prepara per tutti donando la sua vita per la nostra salvezza. E’ il regno dei cieli, che Cristo porta sulla terra effondendo grazia e verità…

Fratelli e sorelle, Gesù parla a Pilato da molto vicino, ma questi gli resta lontano, perché abita in un mondo diverso. Pilato non si apre alla verità, anche se ce l’ha di fronte. Farà crocifiggere Gesù, e ordinerà di scrivere sulla croce: ‘Il re dei Giudei’, ma senza capire il senso di questa parola: ‘Re dei Giudei’, di quelle parole. Eppure il Cristo è venuto nel mondo, questo mondo: chi è dalla verità, ascolta la sua voce. E’ la voce del Re dell’universo, che ci salva”.

Inoltre ha invitato i giovani a partecipare alla GMG di Seul: “Oggi si celebra, nelle Chiese particolari, la 39ª Giornata Mondiale della Gioventù, sul tema: Quanti sperano nel Signore camminano senza stancarsi (Is 40,31). Anche i giovani si stancano delle volte, se non sperano nel Signore! Saluto le delegazioni del Portogallo e della Corea del Sud, che hanno fatto il passaggio del ‘testimone’ nel cammino verso la GMG di Seoul nel 2027”.

Infine ha ribadito  le date dei due santi ‘giovani’: “Come ho già annunciato, il 27 aprile prossimo, nel contesto del Giubileo degli Adolescenti, proclamerò Santo il Beato Carlo Acutis. Inoltre, informato dal Dicastero delle Cause dei Santi che sta per concludersi positivamente l’iter di studio della Causa del Beato Pier Giorgio Frassati, ho in animo di canonizzarlo il 3 agosto prossimo durante il Giubileo dei Giovani, dopo aver ottenuto il parere dei cardinali”.

E nella celebrazione eucaristica di Cristo Re dell’Universo papa Francesco ha sottolineato in cosa consiste il Regno di Dio: “E’ una contemplazione che eleva ed entusiasma. Se però poi ci guardiamo attorno, quello che vediamo appare diverso, e in noi possono sorgere interrogativi inquietanti. Cosa dire delle guerre, delle violenze, dei disastri ecologici? E che pensare dei problemi che anche voi, cari giovani, dovete affrontare, guardando al domani: la precarietà del lavoro, l’incertezza economica e non solo, le divisioni e le disparità che polarizzano la società? Perché succede tutto questo? E cosa possiamo fare per non esserne schiacciati? E’ vero, si tratta di domande difficili, ma sono domande importanti”.

Nell’omelia il papa ha evidenziato le accuse a Gesù: “Il Vangelo odierno ci presenta Gesù nei panni dell’imputato… Però sa che la gente lo segue, ritenendolo una guida, un maestro, il Messia, e il Procuratore non può permettere che qualcuno crei scompiglio e turbamento nella ‘pace militarizzata’ del suo distretto. Perciò accontenta i nemici potenti di questo profeta indifeso: lo processa e minaccia di condannarlo a morte. E Lui, che ha sempre e solo predicato la giustizia, la misericordia e il perdono, non ha paura, non si lascia intimidire, e nemmeno si ribella: Gesù rimane fedele alla verità che ha annunciato, fedele fino al sacrificio della vita”.

Quindi ha chiesto ai giovani di non aver paura: “Cari giovani, forse a volte può capitare anche a voi di essere messi “sotto accusa” per il fatto di seguire Gesù. A scuola, tra amici, negli ambienti che frequentate, ci può essere chi vuole farvi sentire sbagliati perché siete fedeli al Vangelo e ai suoi valori, perché non vi omologate, non vi piegate a fare come tutti gli altri. Voi, però, non abbiate paura delle ‘condanne’, non preoccupatevi: prima o poi le critiche e le accuse false cadono e i valori superficiali che le sostengono si rivelano per quello che sono, illusioni. Care giovani e cari giovani, state attenti a non lasciarvi ubriacare dalle illusioni. Per favore, siate concreti. La realtà è concreta. State attenti alle illusioni”.

L’altro monito riguarda il ‘consenso’: “E anche a voi, giovani cari, farà bene seguire il suo esempio, non lasciandovi contagiare dalla smania (oggi tanto diffusa), la smania di essere visti, approvati e lodati. Chi si lascia prendere da queste fissazioni, finisce col vivere nell’affanno. Si riduce a ‘sgomitare’, competere, fingere, scendere a compromessi, svendere i propri ideali pur di avere un po’ di approvazione e di visibilità. Per favore, state attenti a questo. La vostra dignità non è in vendita. Non si vende! State attenti”.

E’ stato un invito ad essere ‘trasparenti’: “Non siate ‘stelle per un giorno’ sui social o in qualsiasi altro contesto. Il cielo in cui siete chiamati a brillare è più grande: è il cielo dell’amore, è il cielo di Dio, l’amore infinito del Padre che si riflette in tante piccole luci: nell’affetto fedele degli sposi, nella gioia innocente dei bambini, nell’entusiasmo dei giovani, nella cura degli anziani, nella generosità dei consacrati, nella carità verso i poveri, nell’onestà del lavoro. Pensate a queste cose, che vi faranno forti, tutti voi giovani”.

Sono ‘piccole luci’ che aiutano a salvare il mondo: “Queste piccole luci: l’affetto fedele degli sposi (cosa bella), la gioia innocente dei bambini (è una bella gioia questa!); l’entusiasmo dei giovani (siate entusiasti, tutti voi!); la cura degli anziani. Una domanda: voi avete cura degli anziani? Andate a trovare i nonni? Siate generosi nella vostra vita e caritatevoli verso i poveri, nell’onestà del lavoro. Questo è il firmamento vero, in cui splendere come astri nel mondo: e per favore non ascoltate chi, mentendo, vi dice il contrario! Non sono i consensi a salvare il mondo, né a rendere felici. Quello che salva il mondo è la gratuità dell’amore. E l’amore non si compra, non si vende: è gratuito, è donazione di sé stessi”.

E’ stato un invito a vivere e non a vivacchiare: “Sorelle e fratelli, non è vero, come alcuni pensano, che gli eventi del mondo sono ‘sfuggiti’ dalle mani di Dio. Non è vero che la storia la fanno i violenti, i prepotenti, gli orgogliosi. Molti mali che ci affliggono sono opera dell’uomo, inganno dal Maligno, ma tutto è sottoposto, alla fine, al giudizio di Dio . Quelli che distruggono la gente, che fanno le guerre, che faccia avranno quando si presenteranno davanti al Signore?.. Anche a noi il Signore domanderà queste cose. Il Signore ci lascia liberi, ma non ci lascia soli: pur correggendoci quando cadiamo, non smette mai di amarci e, se lo vogliamo, di risollevarci, perché possiamo riprendere il cammino”.

E’ stato un invito, soprattutto ai giovani coreani a guardare alla Madre di Dio: “Voi, giovani coreani, riceverete la Croce del Signore, Croce di vita, segno di vittoria, ma non da sola: la riceverete con la Mamma. E’ Maria ad accompagnarci sempre verso Gesù; è Maria che nei momenti difficili è accanto alla Croce nostra per aiutarci, perché Lei è Madre, Lei è Mamma. È la nostra Mamma. Pensate a Maria.

Teniamo gli occhi fissi su Gesù, sulla sua Croce, e su Maria, nostra Madre: così, anche nelle difficoltà, troveremo la forza di andare avanti, senza temere le accuse, senza bisogno dei consensi, con la propria dignità, con la propria sicurezza di essere salvati e di essere accompagnati dalla Mamma, Maria, senza fare dei compromessi, senza maquillage spirituale. La vostra dignità non ha bisogno di essere truccata. Andiamo avanti, contenti di essere per tutti, di essere nell’amore, e essere testimoni della verità. E per favore, non perdere la gioia”.

Infine la consegna della Croce: “Tra poco i giovani portoghesi consegneranno i simboli della GMG (la Croce e l’icona di Maria Salus Populi Romani) ai giovani coreani. Questi simboli vennero affidati ai giovani da san Giovanni Paolo II perché li portassero in tutto il mondo. 

E voi, cari giovani coreani, adesso tocca a voi! Portando la Croce in Asia voi annuncerete a tutti l’amore di Cristo. Abbiate coraggio! Abbiate il coraggio di testimoniare la speranza di cui abbiamo più che mai bisogno oggi. Là, dove passeranno questi simboli, possano crescere la certezza dell’amore invincibile di Dio e la fratellanza tra i popoli. E per tutti i giovani vittime dei conflitti e delle guerre, la Croce del Signore e l’icona di Maria Santissima, siano sostegno e consolazione”.

(Foto: Santa Sede)

Per la Chiesa i giovani sono speranza di fratellanza

A Roma si sono svolte due giornate per celebrare i 40 anni del primo raduno dei giovani in piazza San Pietro, convocato da Giovanni Paolo II il 14 aprile del 1984, organizzate dal Centro Internazionale Giovanile San Lorenzo (CSL) con il patrocinio del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita e della Fondazione Giovanni Paolo II per la Gioventù. Il 14 aprile del 1984, data dell’incontro giovanile, era stato pensato come Giubileo internazionale della gioventù, nell’ambito dell’Anno Santo della Redenzione, nel 1950^ anniversario della Risurrezione di Gesù, indetto da san Giovanni Paolo II e tenutosi dal 25 marzo 1983 al 22 aprile 1984 (giorni indelebili anche dopo 40 anni per un quasi neo maggiorenne).

In quell’occasione 300.000 giovani provenienti da tutto il mondo giunsero a Roma, ospitati da circa 6.000 famiglie romane. Il giorno dopo papa Wojtyla concluse il Giubileo dei Giovani durante l’Angelus della Domenica delle Palme ed a Pasqua, il 22 aprile, consegnò una croce di legno ai giovani per simboleggiare ‘l’amore del Signore Gesù per l’umanità e come annuncio che solo in Cristo morto e risorto c’è salvezza e redenzione’, dando appuntamento ai ragazzi giovani per la Domenica delle Palme dell’anno successivo, proclamato dall’Onu Anno internazionale della gioventù.

Il 31 marzo 1985 san Giovanni Paolo II pubblicò una lettera ai giovani, in cui si sottolineava l’interesse della Chiesa per i giovani: “Se l’uomo è la fondamentale ed insieme quotidiana via della Chiesa, allora si comprende bene perché la Chiesa attribuisca una speciale importanza al periodo della giovinezza come ad una tappa-chiave della vita di ogni uomo”.

I giovani sono un bene per l’umanità: “Voi, giovani, incarnate appunto questa giovinezza: voi siete la giovinezza delle nazioni e delle società, la giovinezza di ogni famiglia e dell’intera umanità; voi siete anche la giovinezza della Chiesa. Tutti guardiamo in direzione vostra, poiché noi tutti, grazie a voi, in un certo senso ridiventiamo di continuo giovani.

Pertanto, la vostra giovinezza non è solo proprietà vostra, proprietà personale o di una generazione: essa appartiene al complesso di quello spazio, che ogni uomo percorre nell’itinerario della sua vita, ed è al tempo stesso un bene speciale di tutti. E’ un bene dell’umanità stessa”.

I giovani sono un bene perché sono speranza: “In voi c’è la speranza, perché voi appartenete al futuro, come il futuro appartiene a voi. La speranza, infatti, è sempre legata al futuro, è l’attesa dei «beni futuri». Come virtù cristiana, essa è unita all’attesa di quei beni eterni, che Dio ha promesso all’uomo in Gesù Cristo. E contemporaneamente questa speranza, come virtù insieme cristiana e umana, è l’attesa dei beni che l’uomo si costruirà utilizzando i talenti a lui dati dalla Provvidenza”.

E la giovinezza è una ricchezza, perché sprigiona una domanda: “La giovinezza di ciascuno di voi, cari amici, è una ricchezza che si manifesta proprio in questi interrogativi. L’uomo se li pone nell’arco di tutta la vita; tuttavia, nella giovinezza essi si impongono in modo particolarmente intenso, addirittura insistente. Ed è bene che sia così.

Questi interrogativi provano appunto la dinamica dello sviluppo della personalità umana, che è propria della vostra età. Queste domande ve le ponete a volte in modo impaziente, e contemporaneamente voi stessi capite che la risposta ad esse non può essere frettolosa né superficiale. Essa deve avere un peso specifico e definitivo. Si tratta qui di una risposta che riguarda tutta la vita, che racchiude in sé l’insieme dell’esistenza umana”.

Chiudendo la lettera san Giovanni Paolo II affidò ai giovani il compito della fratellanza: “Palpita in voi, nei vostri giovani cuori, il desiderio di un’autentica fratellanza fra tutti gli uomini, senza divisioni né contrapposizioni né discriminazioni. Sì! Il desiderio di una fratellanza e di una molteplice solidarietà, voi giovani, lo portate con voi, e non desiderate certo la reciproca lotta dell’uomo contro l’uomo sotto qualsiasi forma.

Questo desiderio di fratellanza (l’uomo è il prossimo dell’altro uomo! l’uomo è fratello per l’altro uomo!) non testimonia forse il fatto (come scrive l’Apostolo) che ‘avete conosciuto il Padre’? Che i fratelli sono solo là dove c’è un padre. E solo là dove c’è il Padre gli uomini sono fratelli”.

La fratellanza permette la ‘dimora’ di Dio nel mondo attraverso la preghiera: “Se voi, dunque, portate in voi stessi il desiderio della fratellanza, ciò significa che «la parola di Dio dimora in voi». Dimora in voi quella dottrina che Cristo ha portato e che giustamente ha il nome di ‘Buona Novella’. E dimora sulle vostre labbra, o almeno è radicata nei vostri cuori, la preghiera del Signore, che inizia con le parole ‘Padre nostro’.

La preghiera che, mentre rivela il Padre, conferma al tempo stesso che gli uomini sono fratelli e si oppone nell’intero suo contenuto a tutti i programmi costruiti secondo un principio di lotta dell’uomo contro l’uomo in qualsiasi forma. La preghiera del ‘Padre nostro’ allontana i cuori umani dall’inimicizia, dall’odio, dalla violenza, dal terrorismo, dalla discriminazione, dalle situazioni in cui la dignità umana e i diritti umani sono calpestati”.

(Foto: Fondazione Giovanni Paolo II)

Il card. Eduardo Francisco Pironio è beato

Il card. Eduardo Francisco Pironio, morto nel 1998, sabato 16 dicembre è stato beatificato nella basilica di Nostra Signora di Luján, dove fu ordinato sacerdote nel dicembre del 1943, dal card. Fernando Vergez Alzaga, presidente del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, che per anni è stato segretario particolare del porporato argentino. La festa del nuovo beato sarà celebrata il 4 febbraio.

Papa Francesco: principio petrino e principio mariano hanno uguale importanza

Oggi papa Francesco ha proseguito nelle udienze programmate, ma con le dovute precauzioni verso una lenta guarigione, come ha detto ai partecipanti al seminario di ‘Etica nella gestione della salute’:

Papa Francesco invita i giovani ad essere ‘lieti nella speranza’

Dopo la Giornata mondiale della Gioventù, svoltasi a Lisbona nello scorso agosto, oggi. festa di Cristo Re, si celebra nelle diocesi la XXXVIII Giornata Mondiale della Gioventù sul tema ‘Lieti nella speranza’, secondo l’espressione di san Paolo, messaggio in cui papa Francesco invita i giovani a sperare nel Signore, camminando senza stancarsi, come ha scritto il profeta Isaia, in vista dell’anno giubilare del 2025:

Chiesa marocchina in cammino sinodale nel racconto del card. Lopez Romero

“Per superare e sradicare le erbacce del clericalismo, dell’autoritarismo e dell’indifferenza, desideriamo generare nuove forme di leadership (siano esse sacerdotali, episcopali, religiose e laiche). Desideriamo formare la famiglia sinodale di Dio nella pratica di una leadership integrale e vivificante, relazionale e collaborativa, capace di generare solidarietà e corresponsabilità. Per raggiungere questo obiettivo, la famiglia sinodale di Dio in Africa si impegna a creare spazi e ad allargare la nostra tenda per il possibile esercizio di varie forme di ministero laicale”.

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